Dopo sette stagioni corse nel Movistar Teamsi è chiusa l’esperienza di Marc Soler con la squadra spagnola. Il corridore catalano, nato ad una cinquantina di chilometri da Barcellona, inizia la sua nuova avventura nel UAE Team Emirates (foto apertura Fizza). Sarà il fido scudiero di Tadej Pogacar al Tour de France ed alla Vuelta di Spagna, i due grandi Giri su cui punterà il giovane talento sloveno.
L’ultima vittoria di Soler risale alla terza tappa del Giro di Romandia la scorsa stagione L’ultima vittoria di Soler risale alla terza tappa del Giro di Romandia la scorsa stagione
Un’accoglienza calorosa
Marc Soler, 28 anni compiuti due mesi fa, si lancia in una nuova sfida in un team ambizioso, esigente e che vuole rimanere per molti anni al top. Marc prenderà il posto di gregario al Tour del nostro Davide Formolo, che si giocherà le sue carte al Giro d’Italiaaffiancando Joao Almeida.
L’ex Movistar si è detto entusiasta e felice di questa nuova avventura. Anche se non ha mancato di sottolineare alla stampa presente al Media Day online del team di come voglia ritagliarsi le sue occasioni. Le corse per mettersi in mostra non mancheranno: partendo proprio dalla corsa di casa, la Volta Catalunya.
Negli anni alla Movistar Soler ha affiancato campioni del calibro di Valverde Negli anni alla Movistar Soler ha affiancato campioni del calibro di Valverde
Trovare il feeling
Soler ha parlato più volte del voler uscire dalla “comfort zone”. «Era un cambio di cui avevo bisogno – ha dichiarato – per trovare nuovi stimoli ed una motivazione che mi facesse mantenere alto il livello».
A questa età è un buon momento per lanciarsi in nuove ed appassionanti sfide.
«Il mio debutto – continua Marc – sarà alla Volta a la Comunitat Valenciana, passando per Parigi-Nizza e Catalunya. Correrò anche Strade Bianche e Tirreno-Adriatico. Le prime gareserviranno per prendere le misure con le esigenze di Tadej. Quando l’ho visto correre la prima volta alla Vuelta del 2019 sono rimasto colpito dalle sue qualità. Il futuro è suo ed aiutarlo a raggiungere grandi traguardi è una motivazione in più per iniziare questo nuovo progetto».
Dal 2020, dopo l’addio di Quintana ha corso accanto a Enric Mas Dal 2020, dopo l’addio di Quintana ha corso accanto a Enric Mas
Un carattere acceso
Marc Soler è uno di quei corridori che ha sempre fatto della costanza il suo punto di forza, un gregario “sempre presente” ma con la licenza di provare a vincere. La comfort zone di casa Movistar per lui si era fatta forse un po’ stretta. Qualcosa si era già intuito alla Vuelta del 2019 quando alla nona tappa si rifiutò di aspettare i capitani Valverde e Quintana per cercare di vincere la tappa.
Quello fu il momento clou e nelle due stagioni successive, quando gli si è dato lo spazio che tanto desiderava, i risultati non sono arrivati. Davanti alle evidenti superiorità degli avversari Soler si è forse “rassegnato” a fare il gregario di uno di loro, sposando un progetto che potrebbe accompagnarlo per un altro pezzo della sua carriera.
Da Ayuso e Ackermann i primi feedback (positivi) sull'utilizzo dei manubri stretti. La regola che limita la posizione aero ha spinto verso questa scelta tecnica
Chissà come l’avranno presa alla Ineos Grenadiers ascoltando le parole pronunciate da Rohan Dennis durante la presentazione della Jumbo Visma in cui l’australiano è approdato da quest’anno. A rileggerle anche a distanza di giorni, non devono essere suonate proprio bene.
«Quando ero con Ineos – ha detto – mi sono reso conto che stavano copiando la Jumbo Visma sotto parecchi aspetti. Così ho pensato: perché dovrei rimanere in una squadra che sta copiando quella dall’altra parte della barricata? Perché non entrare a far parte dell’originale ed esseredavanti anziché inseguire?».
Questo è il lungo video della presentazione virtuale della Jumbo Visma. L’intervista a Dennis inizia a 59’55”
Jumbo in testa
Dennis non è entrato nei dettagli, ma le sue parole hanno fatto pensare di certo agli investimenti tecnici del team, alla querelle sull’uso dei chetoni e hanno soprattutto ispirato una riflessione sul come vada il mondo del ciclismo. Quando il Team Sky arrivò con i suoi tanti soldi, fece subito la differenza anche nelle metodologie di lavoro e per anni non c’è stato spazio per altro. L’avvento di Jumbo-Visma e UAE Team Emirates, i soli due colossi che per potenzialità hanno la capacità di contrastare l’impero britannico, ha stabilito equilibri diversi. Gli investimenti hanno portato nuovi studi e, sia pure coperti da grande riservatezza, questi hanno fatto decollare le prestazioni degli atleti coinvolti.
«In questo sport – ha confermato Dennis – di solito ci sono una o due squadre che spingono seriamente per guadagnare quello 0,5-1 per cento di vantaggio che permette di vincere le corse e al momento la squadra in testa è proprio la Jumbo».
Con Roglic, Dumoulin e Vingegaard nel primo ritiro c’era anche Laporte, a sinistraRoglic, Dumoulin e Vingegaard: Tom al Giro, gli altri due al Tour
Due anni in giallo
L’australiano, la cui storia è passata sia pure per un anno (il 2011) nella continental della Rabobank da cui anni dopo sarebbe nata la Jumbo Visma, non è nuovo a cambiamenti improvvisi, soprattutto dopo la chiusura della BMC in cui dal 2014 al 2018 sembrava aver trovato la giusta gratificazione. E’ durato nove mesi al Team Bahrain Merida vincendo da… isolato il mondiale crono di Harrogate e due anni con la Ineos Grenadiers, scrivendo le bellissime pagine del Giro 2020 vinto con Tao Geoghegan Hart. Ora è passato al… nemico olandese e per i prossimi due anni lavorerà per Roglic, Dumoulin e Vingegaard, potendo coltivare contemporaneamente la passione per la crono (sul podio di Tokyo, è stato terzo dietro Roglic e Dumoulin, entrambi atleti Jumbo Visma). Merijn Zeeman, tecnico del team lo ha definito un acquisto da sogno.
«Ma io – ha sorriso – cerco di non dare ascolto a queste etichette che si trasformano in pressione. Però mi fanno capire la mia importanza per il team. Non sono venuto qui per divertirmi, ma per fare il mio lavoro. Raggiungere delle prestazioni, quello che più mi piace. Ho lavorato per tutta la mia carriera da professionista e anche prima per arrivare a questo punto. Il mio obiettivo è sempre stato essere uno dei più forti al mondo. E fondamentalmente ho voluto trasferirmi alla Jumbo Visma perché tecnicamente è una squadra migliore. Sembra davvero una grande struttura».
Alle Olimpiadi di Tokyo per Dennis il bronzo nella crono a 1’04” da Roglic
Sul podio i due atleti della Jumbo Visma e l’australiano della Ineos
Alle Olimpiadi di Tokyo per Dennis il bronzo nella crono a 1’04” da Roglic
Sul podio i due atleti della Jumbo Visma e l’australiano della Ineos
Buona la prima
E l’inizio è stato dei migliori. Il 12 gennaio a Ballarat, Dennis ha conquistato il titolo australiano della cronometro (foto Jumbo Visma in apertura), battendo Durbridge e adesso proseguirà la sua preparazione in Australia, alla larga dai contagi che hanno costretto la nuova squadra a sospendere il ritiro in Spagna. Tornerà in Europa per l’inizio delle corse che lo riguardano, con il mirino sul Tour de France e più in avanti sui mondiali della crono che si svolgeranno proprio in Australia.
«Il Tour è un grande obiettivo – ha detto – un circus in cui voglio entrare con la squadra che potenzialmente potrebbe vincerlo. Voglio aiutarli a battere Tadej. Il ragazzo mi piace (ride, ndr), ma adesso è… il nemico!».
A tutto Pogacar. Tadejè ripartito con la sua solita leggerezza. E’ incredibile come a questo ragazzo tutto venga facile. Riprende a pedalare e nel ritiro sigla il record su una salita, il Coll de Rates. Poche settimane prima, inforca la bici da cross e vince, quando solo qualche giorno prima se la spassava sugli sci da fondo.
E anche coi giornalisti Pogacar sembra trovarsi a suo agio. Risponde alle domande con una facilità disarmante. Parla di Giro delle Fiandre, di Tour de France, di Vuelta. Tadej è davvero quel che si dice un leader naturale.
Il 23enne di Klanec vince una prova dello Slovenian Cyclocross Cup a fine dicembre (foto Instagram – UAE)Il 23enne di Klanec vince una prova dello Slovenian Cyclocross Cup a fine dicembre (foto Instagram – UAE)
Pogacar da classiche
Ecco dunque svelati i piani del re degli ultimi due Tour de France. Pogacar ha optato per una primavera alquanto intensa e se vogliamo anche innovativa. Infatti prenderà parte sia alla Milano-Sanremo che al Giro delle Fiandre.
«Di sicuro – spiega lo sloveno – farò la Sanremo, il Fiandre e la Liegi-Bastogne-Liegi. Se ci aggiungiamo più avanti anche il Lombardia correrò quattro classiche monumento su cinque.
«Però attenzione, questo non significa che io possa vincerle tutte, anzi. Per Sanremo e Fiandre i capitani saranno altri, come Matteo Trentin. Io sarò presente per fare esperienza e aiutare la squadra».
La Roubaix può attendere
Vista la tappa del pavè presente al Tour de France, sarebbe stato lecito attendersi Pagacar alla Roubaix. Ma questa resta evidentemente una classica un po’ troppo diversa dalle altre, un po’ troppo per specialisti. In squadra lo sanno bene e non vogliono rischiare nulla.
Tuttavia Tadej non si tira indietro neanche sotto questo punto di vista e rilancia: «Non farò la Roubaix quest’anno, ma un giorno vorrei mettermi alla prova anche sul pavé». Una dichiarazione che mostra tutto l’entusiasmo di questo vero fenomeno.
Il suo debutto sui ciottoli e i muri avverrà un po’ prima del Fiandre, alla Dwars door Vlaanderen, antipasto della mitica Ronde. Segno che vuol fare le cose per bene.
A Denia, in Spagna, molti chilometri col gruppo degli scalatori (Photo Fizza)A Denia, in Spagna, molti chilometri col gruppo degli scalatori (Photo Fizza)
Tour e Vuelta
Si apre poi il più importante dei capitoli, quello riservato ai grandi Giri. Chiaramente con due maglie gialle già nel sacco, una richiesta così forte e interessi tanto importanti, Pogacar non può prescindere dal Tour de France.
La UAE sa bene quanto sia vitale questo appuntamento e quanto ne ha ricavato. Non a caso ha rafforzato ulteriormente il team intorno allo sloveno. Majka, McNulty, ma anche Almeida, Bennett, Soler saranno loro a scortarlo nei momenti chiave della Grande Boucle. Questa volta non vogliono neanche le critiche, pensando a quel paio di volte che Tadej restò solo l’anno scorso.
«Spero – dice Pogacar – di fare due grandi Giri quest’anno, il Tour e la Vuelta. Dico spero perché non sai mai cosa può accadere nel corso della stagione. La Vuelta è stato il mio primo grande Giro. L’ho concluso al terzo posto. Ho bei ricordi e vorrei ripeterli.
«Ogni anno è sempre più difficile migliorarsi, ma è quello che voglio fare. Mettere più watt nelle mie gambe è il mio obiettivo. E l’idea di cimentarmi in due grandi Giri mi stimola. Voglio vedere come reagirò».
E a queste parole bisognerebbe aggiungere le considerazioni di Majka. Il quale ha detto: «Vedo Tadej ogni giorno: ha un talento incredibile e un grande futuro. Può vincere qualsiasi gara. A 23 anni può crescere ancora, ma anche se dovesse restare a questo livello potrà dominare il ciclismo per molti anni».
In allenamento Tadej si diverta e scherza, ma lavora anche sodo. Ecco giocare con Majka (Photo Fizza)In allenamento Tadej lavora sodo e scherza con Majka (Photo Fizza)
Pogacar “mangiatutto”
Insomma, la UAE cresce, intorno a Pogacar ci sono sempre più campioni, ma tutti loro sembrano essere più che consapevoli di trovarsi di fronte ad un vero campione e in qualche modo tutti quanti sono disposti a mettere in secondo piano le proprie ambizioni personali.
McNulty sa che dovrà puntare tutto sulla Parigi-Nizza. Soler ha detto che passa da un fenomeno, Valverde, ad un altro ed è entusiasta di poterlo aiutare a vincere il Tour. E lo stesso Majka è consapevole che al massimo avrà un po’ di spazio per sé alla Vuelta qualora si creeranno le possibilità giuste.
Al momento perciò chi si “salva” dal ciclone Pogacar sembra essere solo Almeida. E tutto sommato ci sta, visto che è stato preso proprio per contribuire a rendere grande la squadra e a raccogliere più punti possibili in ottica WorldTour.
Gianetti stesso ci ha detto che per loro è più difficile fare tanti punti, visto che questi sono appannaggio delle squadre dei velocisti, come la Quick Step. E anche per questo è stato ingaggiato Ackermann senza mandare via Gaviria.
In estate la proposta di matrimonio alla sua ragazza, Urska ZigartIn estate la proposta di matrimonio alla sua ragazza, Urska Zigart
Pensando al Giro 2023
Ma torniamo a Pogacar. La cosa che più ci ha colpito è stata davvero la sua serenità. Se pensiamo ai campioni che hanno vinto il Tour in tempi recenti ci è sembrato davvero cordiale.
Chi lo conosce dice che una grande parte di questa serenità derivi anche dal suo rapporto con la fidanza (e ciclista professionista) Urska Zigart, tra l’altro promessa sua sposa.
Tadej si diverte a pedalare. «In ritiro ci siamo allenati molto – racconta lui stesso – e abbiamo avuto tanti impegni extra. Siamo andati a tutto gas qualche volta, ma è così se vuoi andare forte.
«Per esempio – ha detto a 24Ur, emittente slovena – a fine febbraio ci sarà l’UAE Tour (20-26 febbraio, ndr) e chiaramente per noi è una delle prove più importanti. Ma se vuoi essere tra i migliori in ogni gara, devi essere sempre in forma, devi prepararti al massimo e non puoi semplicemente “presentarti lì”. Per ora la mia condizione va bene. Sono dove vorrei essere».
A fine mese lo sloveno andrà a Sierra Nevada, meta sempre più gettonata, per il primo camp in altura. Tanto per essere al top…
Infine, prima di chiudere ecco una dichiarazione d’amore per il Giro e per l’Italia.
«In questa prima parte di stagione farò tre gare in Italia (oltre a Strade Bianche e Sanremo sarà presente anche alla Tirreno, ndr). Il Giro è sempre stata una delle mie gare preferite. E’ vicino alla Slovenia e a volte passa in Slovenia, come lo scorso anno. Voglio davvero correre in Italia, ma quest’anno è impossibile. Ho già in programma ben 97 giorni di corsa. Forse l’anno prossimo…».
Un po’ di mistero, come quello dello chef che difficilmente svelerà nei dettagli la ricetta migliore. Così Inigo San Millan, preparatore di Tadej Pogacar (in apertura nella foto di Alen Milavec), accetta di parlare della preparazione del suo pupillo, evitando tuttavia di scendere nei dettagli. Lo strappiamo per qualche minuto alle vacanze di famiglia con le nostre domande. Così, in attesa di chiedere direttamente allo sloveno, ecco un primo assaggio del modo in cui si allena il vincitore degli ultimi due Tour, della Liegi e del Lombardia.
Inigo è basco e lavora all’università di Denver. Il suo ruolo è coordinare il lavoro dei preparatori del UAE Team Emirates, ma ha tenuto per sé Hirschi, Ayuso e appunto Pogacar.
Pogacar preferisce uscire da solo in allenamento (foto Alen Milavec)Pogacar preferisce uscire da solo in allenamento (foto Alen Milavec)
Il lunedì dopo la corsa, che cosa prevede il suo programma?
Normalmente un giorno di riposo.
Come è organizzata la settimana di Pogacar? Ci sono lavori specifici ogni giorno?
Sì, strutturo gli allenamenti sugli obiettivi bioenergetici (parla dei fattori che influenzano direttamente la prestazione, come il massimo consumo di ossigeno, la massima potenza metabolica, il costo energetico, ndr).
Quindi?
Alcuni giorni alleniamo specificamente la capacità ossidativa che migliora l’ossidazione dei grassi (bruciandoli), la funzione mitocondriale e la capacità di eliminazione del lattato. Altri giorni stimoliamo la capacità glicolitica (il Turbo, le reazioni che aiutano a estrarre energia dal glucosio, ndr) che è fondamentale per il ritmo della competizione. In altri giorni infine stimoliamo la capacità anaerobica e in altri solo il recupero.
E’ previsto un giorno di riposo durante la settimana?
Normalmente sì, ma dipende dalla struttura di quella settimana e dal calendario delle gare che Tadej ha appena fatto o che stanno per arrivare.
Si allena con Urska Zigart, sua futura moglie, nei giorni di scarico (foto Instagram)Si allena con Urska Zigart, sua futura moglie, nei giorni di scarico (foto Instagram)
Tadej ha la libertà di improvvisare la scelta dei percorsi o alla luce del programma di lavoro ci sono già dei percorsi individuati?
Di solito non improvvisiamo la struttura degli allenamenti, ma Tadej ha la libertà di scegliere le sue strade preferite.
Porta con sé qualcosa da mangiare o si ferma per strada?
La nutrizione è importante per l’allenamento. Abbiamo un grande nutrizionista, Gorka Pietro, e comunichiamo tutto il tempo. Quindi la dieta di Tadej è progettata specificamente in base al suo allenamento quotidiano. A volte ha bisogno di fermarsi e prendere del cibo extra in alcuni giorni specifici.
Pranza quando torna a casa, anche se si allena intorno all’ora di pranzo? Oppure mangia solo poche cose aspettando la cena?
Come già detto, la sua alimentazione è studiata appositamente per tutti i giorni, in base ai suoi allenamenti.
Gli capita di allenarsi con Urska, la sua compagna?
Sì, soprattutto nei giorni di scarico di entrambi.
Fa massaggi ogni giorno?
In gara sì, con Joseba Elguezabal, suo massaggiatore personale. Durante gli allenamenti normalmente no, solo quando necessario. Tuttavia, durante i ritiri anche Joseba è sempre con lui.
Pomeriggio in palestra oppure stretching a casa?
Abbiamo programmi specifici di core e stretching da eseguire dopo l’allenamento e più volte alla settimana.
Pogacar risiede a Monaco e si allena tra il Principato e la Slovenia (foto Instagram)Pogacar risiede a Monaco e si allena tra il Principato e la Slovenia (foto Instagram)
Quante distanze fa durante la settimana? Quante ore?
Dipende dallo specifico sistema bioenergetico che vogliamo prendere di mira, dal tempo del macrociclo e dal calendario.
Usa solo il misuratore di potenza durante l’allenamento o viene controllato anche il consumo di glucosio nel sangue?
Riceviamo un’enorme quantità di informazioni dal misuratore di potenza e da numeri esterni ai misuratori di potenza, che uso per monitorare il suo allenamento, la sua progressione e l’assimilazione dei nutrienti.
Quante volte usa la bici da crono durante la settimana? In quali giorni?
Dipende. Ad esempio, quando si prepara per una crono, si allena per uno o due giorni sulla bici speciale.
Si allena anche dietro moto? Quante volte alla settimana?
Normalmente è lui la moto (ride e glielo concediamo, ndr).
Guardando i dati, si allena spingendo forte o non raggiunge mai il massimo?
Ho una metodologia specifica per comporre la sua specifica intensità di allenamento, in base ai suoi parametri metabolici e ai sistemi bioenergetici che vogliamo raggiungere. Ogni giorno è diverso e mirato in modo specifico.
Nonostante gli schemi, Pogacar è libero di… giocare. Qui vince il cross di Lubiana (foto Alen Milavec)Tanti schemi, ma Pogacar può… giocare. Qui vince il cross di Lubiana (foto Alen Milavec)
Simula mai il passo gara in allenamento con i compagni?
Sì, durante i ritiri.
Preferisce allenarsi da solo oppure in gruppo?
Da solo.
La routine quotidiana assomiglia a quella delle gare?
Anche in questo caso, la gestione della giornata di allenamento è diversa e specifica per le singole necessità energetiche, sia per la nutrizione sia per il tipo di lavoro. A volte la sua alimentazione è simile a quella delle gare e altre sono diverse. Il nostro nutrizionista Gorka controlla sempre questi parametri e rimaniamo in contatto tutto il tempo per comporre sia l’allenamento che la nutrizione.
Ci sarebbero altre duemila domande, soprattutto di ordine pratico. Desta curiosità il continuo richiamo ai sistemi bioenergetici. Quello anaerobico alattacido. Il sistema aerobico glicolitico. E quello aerobico lipolitico. Il resto lo chiederemo magari a lui, per capire come si muova in questa routine e come essa venga tradotta in esercizi di più facile lettura. Di certo per continuare a veleggiare a certe quote, non c’è nulla che possa essere improvvisato.
Il sesto posto conferma che Ciccone può giocare al tavolo dei grandi. Ha reagito bene all'attacco di Pogacar, ha pagato nel circuito. Ma non ha rimpianti
Duello annunciato al Lombardia tra Mas e Pogacar. Si pensava che Mas potesse fare la differenza in salita, ma così non è stato. Tadej vince allo sprint
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L’anno che si sta per chiudere ha riservato a Prologo tantissime soddisfazioni sportive a cominciare dalla vittoria al Tour de France di Tadej Pogacar. Per celebrare i successi ottenuti nel 2021, e in generale per ringraziare i campioni che durante la stagione hanno corso utilizzando le proprie selle, Prologo ha realizzato per loro delle Special Edition. Stiamo parlando di Pauline Ferrand Prevot, Elisa Balsamo e Filippo Baroncini, oltre naturalmente di Tadej Pogacar. Ogni sella ha la sua storia. Tutte sono però accomunate dal desiderio di Prologo di manifestare la propria gratitudine verso atleti che hanno saputo ottenere risultati di assoluto prestigio.
Sella disegnata per Pauline Ferrand Prevot dall’artista “No Curves” Sella disegnata per Pauline Ferrand Prevot dall’artista “No Curves”
Pauline Ferrand Prevot
Quando si parla di Pauline Ferrand Prevot si fa riferimento ad una campionessa polivalente, capace di vincere passando con disinvoltura dalla strada alla mountain bike fino fino al ciclocross. Per la francese il 2021 ha segnato il debutto ufficiale su una sella Prologo. La Prevot ha iniziato la sua stagione con la maglia di campionessa del mondo mountain bike alla quale ha poi aggiunto quella di campionessa europea.
In accordo con BMC, partner tecnico della Prevot, Prologo ha sviluppato per lei una grafica particolare per la sua Dimension NDR. A realizzarla è stato l’artista italiano “No Curves” che ha saputo celebrare al meglio una personalità forte e unica come quella della francese.
Prologo celebra Elisa Balsamo e Filippo Baroncini con due selle iridate in onore delle vittorie a LeuvenPrologo celebra Elisa Balsamo e Filippo Baroncini con un sella “iridata”
Balsamo e Baroncini
Pur sapendo che nel 2022 utilizzeranno altre selle, in Prologo hanno voluto comunque festeggiare i trionfi mondiali di Elisa Balsamo e Filippo Baroncini, a conferma del forte legame che unisce l’azienda ai propri atleti.
Così come avvenuto con la Prevot, per Elisa Balsamo è stata realizzata una versione speciale della Dimension NDR. La grafica scelta è stata pensata per integrarsi perfettamente con la Cannondale iridata utilizzata dalla stessa Balsamo in occasione della prima edizione della Parigi-Roubaix femminile. Discorso analogo per Filippo Baroncini. Per lui è stata realizzata una edizione speciale della Scratch M5 customizzata con il suo nome e i colori dell’iride.
Nella sella realizzata per Pogacar il simbolo di Prologo prende i colori della bandiera slovena Nella sella realizzata per Pogacar il simbolo di Prologo prende i colori della bandiera slovena
Tadej Pogacar
L’atleta a cui forse si sentono maggiormente legati in casa Prologo è senza alcun dubbio Tadej Pogacar. Lo sloveno è stato capace di vincere le ultime due edizioni del Tour de France portando una ventata di freschezza e novità nel mondo del ciclismo.
Per Pogacar le selle speciali sono addirittura due. In occasione della partenza del Tour è stata realizzata una Limited Edition in 10 pezzi della sella realizzata per festeggiare la vittoria al Tour del 2020. Per l’occasione è stato previsto un packaging particolare con all’interno una cartolina firmata a mano dallo stesso Pogacar. Dopo la vittoria del Tour 2021 Prologo ha realizzato altri dieci pezzi. Il modello in questione è la Scratch M5 customizzata con la bandiera slovena.
La prima sella personalizzata di Prologo fu fatta in onore della vittoria di Fabian Cancellara alle Olimpiadi di Pechino del 2008La prima sella personalizzata fu fatta per Cancella in occasione dell’oro olimpico del 2008
Come nascono le Special Edition
Per farci raccontare come nascono le selle speciali per campioni come Pogacar o la Prevot abbiamo scambiato due chiacchere con Alberto Mizzon, referente per il marketing di Prologo. Abbiamo così scoperto che la prima Special Edition risale al 2008 per celebrare l’oro olimpico di Fabian Cancellara a Pechino. Quello con il campione svizzero è stato un rapporto davvero speciale visto che a partire dalla sua nascita Prologo ha accompagnato Cancellara in tutti i suoi trionfi fino al termine della carriera.
L’iter che viene seguito nella realizzazione delle selle celebrative è semplice: «Per prima cosa festeggiamo davanti alla tv – esordisce sorridendo Alberto Mizzon – poi passiamo allo sviluppo della parte grafica che facciamo internamente tenendo conto delle indicazioni dell’UCI, del team e dei gusti dell’atleta. Una volta scelta la grafica e il modello andiamo in produzione. Vengono realizzati solo pochi modelli destinati allo stesso atleta e al meccanico del team. Non si tratta di selle che poi vengono vendute. Solo per Bettiol abbiamo fatto un’eccezione. Ma c’era un buon motivo».
La sella disegnata per Alberto Bettiol dopo la vittoria al Giro delle Fiandre del 2019 La sella di Alberto Bettiol dopo la vittoria al Fiandre del 2019
La sella speciale di Bettiol
Se grazie a Pogacar sono arrivate le soddisfazioni sportive più grandi, un rapporto speciale si è però creato fra Alberto Bettiol e Salvatore Truglio, General Manager di Prologo. In occasione della sua vittoria al Giro delle Fiandre del 2019 sono state realizzate dieci selle celebrative che sono state poi esposte presso alcuni negozi nelle Fiandre. Altre dieci sono state donate a Bettiol. Una sella infine è stata messa come premio dallo stesso Alberto e da Prologo per un’asta benefica organizzata per raccogliere fondi per l’Ospedale Pediatrico Meyer. Per scoprire le prossime selle Special Edition non resta che aspettare il 2022 e i trionfi dei tanti campioni che ogni giorno gareggiano su selle Prologo.
Il bello è che non hanno paura. E’ il privilegio di chi ha tanta forza più degli altri e può permettersi di… giocare, ma anche di chi applica la regola più vecchia del mondo: chi mena per primo, mena due volte. Al Lombardia probabilmente Pogacar non era il più forte del gruppetto, ma anticipando ha esposto gli altri al rischio di scoprirsi.
Così fanno anche Van der Poel e Van Aert oppure lo stesso Evenepoel. Dire se si tratti della condotta meno dispendiosa è compito per preparatori, di sicuro la capacità di mettere subito fieno in cascina permette di correre il resto della corsa amministrando e colpendo laddove se ne offra l’occasione.
Il Tour de France di Pogacar in questo senso è stato illuminante. Ma allora non potrebbe essere proprio questa la fase della carriera, benedetta da forza e sfrontatezza, per tentare l’accoppiata Giro-Tour?
L’attacco d’anticipo di Pogacar al Lombardia ha tagliato fuori tutti ad eccezione di MasnadaIl suo attacco d’anticipo al Lombardia ha tagliato fuori tutti ad eccezione di Masnada
Suggestione futura
Diciamo subito che lo sloveno e la sua squadra prima di lui hanno già da un pezzo ufficializzato che nel 2022 farà il Tour e semmai la Vuelta. Pertanto il ragionamento che segue è sul tema e sulla prospettiva che ciò avvenga, non sulla voglia di fargli cambiare idea. E dato che il nostro amico Adriano Malori ha già affrontato il discorso con un post su Facebook, siamo ripartiti da lui. Per capire che cosa lo abbia spinto a dire che lo sloveno sarebbe l’uomo ideale per la doppietta.
«E’ chiaro che dal suo punto di vista – dice Malori – volendo puntare a due grandi Giri nel 2022, faccia bene a concentrarsi su Tour e Vuelta, ma secondo me entro un paio d’anni potrebbe provare Giro e Tour. La differenza rispetto a tutti gli altri che ci sono oggi in gruppo è la freschezza. Ha 25 anni ed è stato capace di andare bene in tutti gli appuntamenti. E’ stato un missile per tutto l’anno».
Al Party A&J accettando la sfida anche nei giochi più elementariAl Party A&J accettando la sfida anche nei giochi più elementari
Che cosa intendi con freschezza?
Recupero chiaramente e il fatto che corra in modo scanzonato. Come al Lombardia. Ha attaccato, la va o la spacca. E questo gli ha dato un grosso vantaggio. Il solo dubbio è vedere come esce dalle tre settimane e magari lo vedremo nel 2022 alla Vuelta.
Perché questo dubbio?
Perché a Tokyo gli è mancato qualcosa. E’ vero però che c’è stato di mezzo il viaggio e ci siamo detti più volte che tanti hanno sbagliato i tempi, riducendo quello del recupero. Di sicuro però per tentare un’accoppiata, c’è da cambiare qualcosa.
Roglic è il solo avversario che potrebbe fermarlo al Tour, se Pogacar ci arrivasse sotto tonoRoglic è il solo che potrebbe fermarlo al Tour, se Pogacar ci arrivasse sotto tono
Che cosa?
Dovrebbe rassegnarsi a una prima parte di stagione più pacata, non cominciare con vittorie al Uae Tour e quelle a seguire. Dovrebbe arrivare al Giro tramite il Giro dei Paesi Baschi o il Tour of the Alps, comunque corse che non richiedano tanta pressione. Dopo il Giro potrebbe fare lo Slovenia e poi andare al Tour. Può farlo perché è una spanna sopra agli altri, avrebbe potuto vincere il Tour con più vantaggio.
Non c’è il rischio che il Giro prima del Tour rischi di intaccare questo potenziale?
Di sicuro qualcosa gli toglierebbe, ma per questo ho fatto notare che ha vinto il Tour con ampia riserva. Al Giro troverebbe avversari ampiamente alla sua portata, cui è superiore in salita e anche a crono. Potrebbe iniziarlo senza problemi all’80 per cento. Guardate Froome nel 2018. Ebbe la caduta, lo iniziò tutto malconcio, ma alla fine aveva un’ottima condizione.
Con l’attacco a Le Grand Bornand, 8ª tappa del Tour, aveva già 1’48” sul secondo. Poi ha gestitoA Le Grand Bornand, 8ª tappa del Tour, aveva già 1’48” sul secondo
Forse però ha vinto il Tour con riserva perché Roglic è caduto…
Infatti lui può essere la vera incognita, perché ogni anno cresce e potrebbe migliorare ancora. Ha dominato la Vuelta, anche se gli avversari non erano neanche lontanamente al suo livello. Credo che i soli ostacoli per Pogacar siano Roglic e il volere dello sponsor, che sta facendo un mercato stellare proprio per il Tour. Dovrebbe imporsi lui, se gli interessa. E forse c’è un altro dubbio…
Quale?
Non abbiamo visto come gestisce le difficoltà. Abbiamo visto Contador vincere con grandi rimonte e con intelligenza, così come Froome. Pogacar ha sempre dominato, ci sarebbe da capire come eventualmente gestirebbe una crisi a mezzo Stelvio, tanto per fare un esempio. Ma se sta bene, al Tour ha dimostrato di sapere come si fa per spendere lo stretto indispensabile. Lui e Roglic sono come Hamilton e Verstrappen in Formula Uno, il passo falso di uno diventa vantaggio per l’altro.
Le scarpe per i corridori sono sempre state fondamentali essendo uno degli appoggi diretti con la bici. La tecnologia ed il progresso avanzano e i materiali utilizzati sono sempre più efficaci. Ma come si coordina il lavoro di ricerca e sviluppo con quello di rifornire i team? Ne parliamo con Glen McKibben, brand director di Diamant, azienda che produce Dmt. Il suo è un lavoro di supporto costante e per seguire le esigenze dei corridori li segue in tutta Europa, dalle gare ai training camp.
«Lavoriamo da tanti anni a contatto con i corridori – inizia Glen – quel che è cambiato maggiormente nel lavoro con gli atleti sono i materiali. Anni fa si facevano le scarpe su misura, mentre ora grazie alla tomaia più morbida i corridori usano le scarpe che si trova in commercio».
Dmt collabora anche con RCS ed in onore del Giro d’Italia 2021 hanno prodotto una scarpa celebrativa Dmt collabora anche con RCS ed in onore del Giro d’Italia 2021 hanno prodotto una scarpa celebrativa
Quindi è un lavoro più semplice?
E’ stato un lavoro di ricerca e sviluppo molto complicato per far in modo di fornire una scarpa comoda per la maggior parte degli atleti. Dico “maggior parte” perché c’è una piccola parte di loro più sensibile ai materiali che ci da un feedback per continuare a sviluppare i nostri prodotti.
Quanto è importante per voi avere una collaborazione continua con gli atleti?
E’ la base del nostro lavoro, per far uscire un nuovo modello di scarpa spesso si lavora mesi se non anni sui prototipi. Diamo ai corridori un modello di prova da usare inizialmente in allenamento e poi se tutto procede bene si portano in gara. Per evitare di essere “spiati” le camuffiamo con colori delle scarpe già in uso.
In questi casi lavorate con i corridori con maggior sensibilità o anche altre caratteristiche?
Allora, a volte per evitare di dare nell’occhio diamo le scarpe di prova a corridori un po’ meno conosciuti, diciamo che lavoriamo sottotraccia. Ci sono molti corridori sensibili ai cambiamenti e non sono sempre i più gettonati dalla stampa.
Elia Viviani è da tanti anni nel mondo Dmt e con loro ha collaborato per la riuscita di nuovo prodotti, come la tomaia utilizzata per le Kr0 Elia Viviani ha collaborato per la realizzazione della tomaia utilizzata per le Kr0
Voi lavorate a stretto contatto con grandi campioni, uno di questi è Tadej Pogacar
Il lavoro con lui è fondamentale, sia per immagine dei prodotti che per il feedback che ci dà. Abbiamo fatto molte scarpe celebrative con lui, ma anche con Elia (Viviani ndr), con cui lavoriamo da molti anni. Con Tadej Dmt ha sviluppato anche la chiusura a laccio.
Quanto è importante avere una collaborazione così lunga con un corridore?
Immensamente, come ho detto una scarpa in Dmt la lavoriamo per anni ed avere un corridore con cui portiamo avanti lo sviluppo è fondamentale. L’ultima lanciata sul mercato ha una storia di ricerca sui materiali di 3 anni.
Parliamo un po’ anche di forniture ai corridori, come fate?
Ad inizio anno diamo 3-4 paia di scarpe ad ogni corridore, consideriamo che sia il numero giusto: un paio per allenarsi e correre e due paia per le borse del freddo. Però non è che una volta consegnate le scarpe il nostro lavoro finisce, la cosa più importante sono gli incontri che facciamo nel corso della stagione. E’ raro che un corridore usi le stesse scarpe tutto l’anno, si fanno delle piccole modifiche o addirittura si propone il nuovo modello appena fatto.
Quante volte vi vedete?
Dalle 7 alle 10 volte all’anno, seguiamo molto le corse, per esempio ad inizio stagione alla Tirreno-Adriatico abbiamo avuto i primi feedback. Sono importanti anche questi incontri in corsa perchè in breve tempo raccogli più impressioni. Andiamo anche ai training camp delle varie squadre, ma quello è un lavoro dedicato ad un team.
E per le scarpe celebrative come vi organizzate?
Nel caso più recente che è quello di Pogacar al Tour le prepariamo prima (foto apertura). Per lui abbiamo addirittura preparato sia quelle gialle che quelle a pois, ci siamo detti: «Male che vada, vince la classifica degli scalatori» (dice con una lieve risata Glen, ndr). Alla fine ha vinto tutte e due le classifiche, una doppia vittoria anche per noi di Dmt che abbiamo usato tutte e due le scarpe preparate.
Alberto Contador è un punto di appoggio fondamentale per lo sviluppo delle scarpe Dmt, che fornisce le scarpe alla Eolo-Kometa Alberto Contador è un punto di appoggio fondamentale per lo sviluppo delle scarpe Dmt
Lavorate anche con la Eolo-Kometa e di conseguenza con Contador…
Alberto è fondamentale per noi per due motivi: il primo è la sua grande esperienza nel ciclismo ed il secondo che è anche un “modello” molto seguito. Spesso gli diamo delle scarpe da provare ed il suo feedback è importante anche per lavorare bene con il team. Insomma, se una scarpa te la consiglia Contador ti fidi, sia che tu sia un professionista sia che tu sia un amatore.
Le vostre chiusure sono Boa, prendono parte allo sviluppo?
Boa è partner di sviluppo a tutti gli effetti. Mandiamo loro i disegni dei modelli che vogliamo progettare così ci dicono se le loro chiusure sono applicabili su quel modello. Una volta accordato tutto e parte la produzione del modello ci forniscono tutti i materiali necessari.
Quintana chiuderà domenica alle Asturie la prima parte di stagione, iniziata con due interventi alle ginocchia. Una rincorsa fino al Tour e le Olimpiadi
Se andiamo a guardare i numeri, emerge chiaramente come l’impresa di Tadej Pogacaral Giro di Lombardia gli abbia consentito di fare un concreto salto nella storia del ciclismo, affiancando Coppi e Merckx fra coloro che sono stati capaci di vincere un grande giro e due Classiche Monumento nello stesso anno. Sembra strano, ma proprio il fatto di avere conquistato una seconda classica dopo quanto aveva già fatto gli ha permesso di uscire da un gruppo folto, esattamente come avviene quando scatta appena la strada si rizza sotto le ruote.
Proviamo a spiegare meglio il concetto: vincere una grande corsa a tappe e una classica delle 5 considerate capisaldi del ciclismo (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia) è un fatto abbastanza comune. Nella storia ci sono riusciti in 46 e l’abbinamento fu normale già ai primordi, con Lucien Petit Breton, Maurice Garin ma anche Luigi Ganna.
Fausto Coppi nel 1949 vinse le tre grandi prove italiane: Sanremo, Giro e Lombardia, imitato solo da Merckx nel ’72Fausto Coppi nel 1949 vinse le tre grandi prove italiane: Sanremo, Giro e Lombardia, imitato solo da Merckx nel ’72
Un abbinamento sempre più difficile
E’ pur vero però che ai tempi la concorrenza non era così elevata e men che meno la specializzazione, non è un caso se dei corridori attualmente in attività l’impresa sia riuscita solamente a gente come Nibali, Valverdee più recentemente ai due sloveni terribili,Roglice per l’appunto Pogacar.
Il discorso diventa già più selettivo se chiediamo che queste vittorie siano arrivate nello stesso anno: l’elenco si restringe a 27 corridori. Il primo fu Petit Breton, che nel 1907 conquistò Milano-Sanremo e Tour de France. Qualcuno ci riuscì più volte: 6 Merckx (ma il Cannibale merita un discorso a parte), 3 Hinault e Binda, 2 Girardengo e Coppi, che però nel 1949 fu capace di un’impresa clamorosa: abbinare alla doppietta Giro-Tour anche i successi alla Sanremo e al Lombardia.
Francesco Moser: Sanremo e Giro nel 1984
Evgeni Berzin: primo a Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d’Italia nel 1994
Anche per Danilo Di Luca doppietta Liegi-Giro, nel 2007
La beffa clamorosa di Roglic su Alaphilippe alla Liegi 2020, seguita dalla Vuelta
Alcuni dei campioni capaci di abbinare un grande giro e una classica nello stesso anno
Francesco Moser: Sanremo e Giro nel 1984
Evgeni Berzin: primo a Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d’Italia nel 1994
Anche per Danilo Di Luca doppietta Liegi-Giro, nel 2007
La beffa clamorosa di Roglic su Alaphilippe alla Liegi 2020, seguita dalla Vuelta
Alcuni dei campioni capaci di abbinare un grande giro e una classica nello stesso anno
Perché lo chiamavano “il Cannibale”…
Entriamo così nel ristrettissimo novero dei vincitori di una grande corsa a tappe e due classiche. Detto di Coppi e Pogacar, resta il grande Eddy. Il campionissimo belga fu capace di farlo per ben 4 volte: nel 1969 portò a casa Sanremo, Fiandre, Liegi e Tour (e finì secondo a Roubaix…); nel ’71 Sanremo, Tour, Liegi e Lombardia; nel ’73 Roubaix, Liegi, Vuelta e Giro e perse la vittoria al Lombardia per la famosa squalifica. Ciò non bastasse, nel 1970 abbinò alla doppietta Giro-Tour anche il successo a Roubaix.
Il suo anno d’oro fu però il 1972: non solo ottenne un’altra doppietta Giro-Tour, ma condì il tutto con le vittorie a Sanremo, Liegi e Lombardia, finendo 7° nelle altre due classiche. Non corse la Vuelta, ma visto il suo strapotere, se l’avesse fatto…
Gaetano Belloni nel 1920 andò davvero vicino alla clamorosa triplettaGaetano Belloni nel 1920 andò davvero vicino alla clamorosa tripletta
Il problema della concorrenza
Riguardando le statistiche, emerge una curiosità. Fra coloro che andarono vicino alla grande impresa realizzata da Coppi, Merckx e Pogacar c’è Gaetano Belloni, ossia colui che è passato alla storia come “l’eterno secondo”. Nel 1920 realizzò la doppietta Sanremo-Giro (invero abbastanza comune, la Classicissima almeno nel secolo scorso era un viatico portafortuna per la corsa rosa) finendo terzo al Lombardia, battuto in volata da Brunero quando ormai Pellissier (uno dei tanti capace di vincere sia nel giorno solo che sulle tre settimane) era arrivato da 1’20”. Ma d’altronde Belloni è passato alla storia più per le sue sconfitte che per le vittorie…
Riuscirà Pogacar a elevarsi ancora di più? Merckx ne è convinto, avendo speso per lui parole di stima che non aveva mai pronunciato per nessuno, ma ci sono due fattori che rendono l’ulteriore impresa difficile: il primo è la concorrenza, forte nei grandi Giri (Roglic, Bernal, altri giovani rampanti) e fortissima nelle classiche (Van Aert, Van Der Poel, Alaphilippe e ne citiamo solo alcuni), ma quella va messa in conto e poi non è che Coppi e Merckx corressero contro nessuno…
Tadej Pogacar ed Eddy Merckx: il campionissimo belga ha avuto parole lusinghiere per il suo eredeTadej Pogacar ed Eddy Merckx: il campionissimo belga ha avuto parole lusinghiere per il suo erede
Il secondo è forse ancor più problematico ed è dettato dai suoi programmi: seppur a parole Pogacar dica di essere affascinato da gare come il Giro d’Italia, il suo calendario è abbastanza statico. Il Tour è imprescindibile, Sanremo e Roubaix sono troppo lontane dalla sua mentalità per provarci davvero e questo, per chi ama il ciclismo e tifa per le grandi imprese a prescindere dalla bandiera, è un peccato.
Quando anche le scelte tecniche diventano guerre di religione, si rischia di perdere l’obiettività. Con i freni a disco ormai è così. Perciò quando ci si rende conto che Pogacar vince il Lombardia con i freni di una volta, le fazioni si rianimano. Eppure, andando a vedere, Tadej usa bici montate con entrambi i sistemi frenanti (rim-brakes e appunto disc-brakes: freni sul cerchio e freni a disco) e vince lo stesso. Allora chi meglio del vincitore di due Tour può spiegarci il perché della sua scelta?
Scelte diverse
Basta voltarsi indietro di poche corse e ci si accorge che alla Tre Valli Varesine, sulla Colnago V3RS dello sloveno facevano bella mostra di sé i freni a disco. Pioveva e il percorso non presentava salite particolarmente impegnative (secondo i suoi standard, ovviamente). Nel giro di pochi giorni invece, proprio al Giro di Lombardia, la sua bici era tornata indietro ai freni di una volta. Al Tour stessa storia. Nella tappa vinta sotto la pioggia a Le Grand Bornand i freni a disco, in quella sul col du Portet i freni tradizionali.
Alla Liegi, ripida e asciutta, corre e vince con freni a discoAlla Liegi, ripida e asciutta, corre e vince con freni a disco
Quasi 300 grammi
Sembra che la cosa lo diverta e probabilmente ha ragione lui. Il rapporto fra Pogacar e la bici è improntato a una sola regola: deve essere leggera.
«Il peso è molto importante per me – ci ha detto ieri – perché sulle salite il valore che comanda è il rapporto watt/chilo e io non sono di sicuro il corridore più leggero del gruppo (Tadej pesa 66 chili, ndr). Fra le due bici montate diversamente, la differenza è di 300 grammi. Molto, se pensate che per abitudine mi concentro molto sui dettagli. Anche la scelta delle scarpe con i lacci, ad esempio, che alla Vuelta del 2019 usavo solo io mentre ora in gruppo se ne vede già una decina, sono certamente molto belle, ma anche superleggere».
Al Tour, sul Col du Portet, usa freni tradizionali e vinceAl Tour, sul Col du Portet, usa freni tradizionali e vince
Ruote leggere
Torniamo però ai freni, punto caldo della storia, per capire se esista un criterio in base al quale Tadej scelga l’uno o l’altro. Se preferisca un sistema o l’altro quando piove, se ci sono discese difficili…
«In alcune corse – ha spiegato – abbiamo l’opzione di usare una bici o l’altra. A me piacciono entrambe e così prima del Lombardia mi sono lasciato guidare dall’istinto. Ho pensato che soprattutto nel finale c’erano due salite molto ripide e nel finale magari avrei potuto provare un’azione. Così ho pensato che sarebbero servite le ruote più leggere e quelle le hai soltanto con i freni normali. Non mi faccio condizionare dal meteo, i due sistemi per me vanno bene anche se piove. Comanda il peso. Per questo ho scelto di lasciare sul camion la bici con i dischi».
Tour 2021, Le Grand Bornand: piove, attacca da lontano, guadagna quasi 4 minuti con freni a discoTour 2021, Le Grand Bornand: piove, attacca da lontano, guadagna quasi 4 minuti con freni a disco
Un fatto di testa
A questo punto però la curiosità da utente ci porta a chiedergli se per lui sia così facile passare da una frenata all’altra, dato che la risposta della bici all’azione frenante è piuttosto diversa. La sua risposta fa pensare a quanto tutto gli riesca facile e la naturalezza con cui vive il suo feeling con la bici e con lo sport.
«La differenza c’è – ha risposto – ma non trovo che cambiare sia tanto difficile. Ne ho una montata con i dischi in Slovenia e una con i freni normali a Monaco, così mi alleno indistintamente con l’una e con l’altra. L’importante è avere la concentrazione di ricordarsi quale sto usando. Bastano due pinzate per riprendere le misure e poi si va tranquilli».
Potendo scegliere, i freni sono come le gomme: si cambiano a seconda dei percorsi e tutto sommato il discorso ha la sua logica. Aveva freni a disco alla Liegi, ad esempio, dove le pendenze estreme non mancano. Ha usato un sistema e l’altro, assecondando le sue sensazioni e a tratti le esigenze dello sponsor. Con estrema naturalezza, come fanno i campioni.