Il falso dubbio di Sierra Nevada: l’altura si gestisce così

10.09.2022
4 min
Salva

C’era lo spauracchio di Sierra Nevada, con quei 2.500 metri a turbare teoricamente il sonno di Remco Evenepoel (in apertura nel giorno della gara, con Roglic ancora in corsa). In realtà c’erano anche le parole parzialmente tranquillizzanti del suo allenatore Koen Pelgrim, ma per tenere alta l’attenzione era parso interessante giocare sul dubbio. Come se la montagna e la sua altura potessero portare con sé quel tocco di mistero che rende certe tappe più pericolose di altre.

In realtà la strada ha detto altro. E se da una parte Lopez e Mas si sono avvantaggiati, Evenepoel e Roglic sono saliti più o meno allo stesso passo. Soltanto nel finale il leader della Jumbo Visma ha preso il largo, ma con un guadagno di pochi secondi e ammettendo a sua volta di non aver avuto gambe. Insomma, Evenepoel era giustamente cauto, ma in fondo sapeva che non ci avrebbe lasciato le penne.

Claudio Cucinotta, qui con Battistella, ha compiuto 40 anni a gennaio (foto Astana Qazaqstan Team)
Claudio Cucinotta, qui con Battistella, ha compiuto 40 anni a gennaio (foto Astana Qazaqstan Team)

Conta l’adattamento

Affrontiamo il tema con Claudio Cucinotta, uno degli allenatori della Astana Qazaqstan Team, per capire quanto ci sia di imprevisto in situazioni del genere e quanto in realtà si possano gestire, anche al cospetto di atleti di maggior esperienza e più attitudine a un certo tipo di sforzo.

«In casi del genere – spiega Cucinotta – conta di più quello che hai fatto nelle settimane e nei mesi precedenti rispetto a quello che hai fatto negli anni precedenti. Quindi anche se uno è abituato a correre in altura però nella stagione in corso non ha fatto periodi in quota, non è automaticamente avvantaggiato. Come i colombiani che dopo un po’ perdono l’adattamento. Quindi quello che diceva l’allenatore di Remco è assolutamente vero. Se lui ha lavorato tanto sullo Stelvio e comunque su salite con quote elevate, dal punto di vista fisiologico era adattato per affrontare un arrivo a quote così elevate».

A Sierra Nevada, Evenepoel è arrivato stremato, ma avendo limitato i danni alla grande
A Sierra Nevada, Evenepoel è arrivato stremato, ma avendo limitato i danni alla grande
Quindi attraverso l’analisi dei parametri fisiologici si riesce a capire l’eventuale perdita dovuta all’altura e lavorare per colmarla?

Sì, si riesce a capire percentualmente il calo di rendimento a quote elevate. C’è chi cala di più e chi meno, questo è soggettivo. E facendo un lavoro massiccio, si tratta di variazioni che si riescono ad assorbire e gestire, nel senso che si lavora per ridurre il calo dovuto all’altura. Quindi se ipoteticamente l’atleta mai stato in quota fa una salita di 2.500 metri ed ha un calo, dico a caso, del 10 per cento, allenandosi può arrivare averlo magari del 6 per centro.

Loro hanno sottolineato di aver lavorato sullo Stelvio a ritmo gara.

Sicuramente aiuta a migliorare, ma bisogna dire che l’altura va fatta e valutata in maniera abbastanza attenta. Se io vado in altura ad allenarmi per una gara che si svolgerà a livello del mare, allora dal mio punto di vista lavorare ad alta intensità in quota non ha sempre troppo senso. Viceversa se si lavora per la Vuelta, dove di solito ci sono sempre arrivi in quota, allora ha senso ed è anzi consigliabile lavorare anche ad alta intensità in alta quota. Perché poi è quello che andrò a fare in gara.

Non c’è nulla di casuale nella Vuelta di Evenepoel, dalla preparazione ai minuti dopo gara (foto Quick Step)
Non c’è nulla di casuale nella Vuelta di Evenepoel, dalla preparazione ai minuti dopo gara (foto Quick Step)
Due schemi diversi, insomma.

La prassi è che per preparare una corsa a livello del mare o comunque a quote non elevate, si dorme in alto e ci si allena in basso. Questo rende possibili gli effetti benefici dell’altura sullo stimolo della produzione di globuli rossi. Allenarsi a bassa quota invece non ha le limitazioni della quota, che mi mi impone di ridurre l’intensità. Se però, come dicevamo, devo preparare un evento in alta quota devo anche abituarmi a lavorare in altura ad intensità di gara. Immagino sia quello che hanno fatto.

Quanto deve essere vicino alla gara questo tipo di lavoro?

E’ un adattamento che si perde col tempo. Se ho la Vuelta a fine agosto, devo fare dei richiami. Faccio questi lavori a luglio, non basta averli fatti a febbraio. A volte basta un blocco massiccio d’altura anche a un mesetto dalla gara.

L’avvicinamento alla Vuelta è passato anche per un soggiorno all’Hotel Syncrosfera di Denia, con camere ipobariche
L’avvicinamento alla Vuelta è passato anche per un soggiorno al Syncrosfera di Denia, con camere ipobariche
Dormire in quota fino alla vigilia della gara aiuta a non perdere l’adattamento?

Aiuta a prolungare l’effetto della quota. Normalmente si tende a scendere una settimana prima dell’evento. Ma se per esempio la gara avesse l’arrivo in quota già in partenza allora varrebbe la pena scendere dall’altura a ridosso della partenza.

Mondiali crono: sfida fra Ganna ed Evenepoel?

09.09.2022
5 min
Salva

Se fa fede il podio ai mondiali dello scorso anno, senza Van Aert che ha deciso di puntare sulla strada, è credibile che la crono iridata di Wollongong diventi una sfida tra Ganna ed Evenepoel? Nell’intervista pubblicata dopo la prova di Alicante, il preparatore belga di Remco ha detto di non poter affermare che il suo pupillo sia più forte di Ganna solo perché lo storico è a favore dell’italiano. Ha tuttavia lasciato intuire di pensarlo.

I due si presenteranno in Australia a capo di due avvicinamenti diametralmente opposti. Evenepoel all’ultimo momento dalla Vuelta, Ganna dopo un solido ritiro in altura e poi con tutto il tempo per recuperare il jet lag. L’analisi della sfida l’abbiamo affidata ad Adriano Malori, nostro nume tutelare quando si parla di cronometro. Perché non si tratta di una disamina agevole, viste le differenze tecniche e fisiche fra i due e alla luce di un percorso non semplicissimo da interpretare.

Evenepoel arriva ai mondiali australiani dopo aver corso la Vuelta, spendendo parecchio
Evenepoel arriva ai mondiali australiani dopo aver corso la Vuelta, spendendo parecchio
Da dove cominciamo?

Da Evenepoel che dopo le fatiche della Vuelta potrebbe arrivare con una gamba non ottimale, anche se il ritiro di Roglic gli ha permesso sicuramente di spendere meno. Ganna invece ha puntato dritto sulla crono e ha fatto un avvicinamento mirato.

Il percorso?

Fanno due giri, con due strappi per giro. Quindi ci sono quattro strappi abbastanza impegnativi che favoriscono Remco, che pesa 20 chili meno di Ganna. Ma ugualmente il mio favorito è Pippo.

Si dice sempre che la Vuelta dia una marcia in più…

Se corri la Vuelta in funzione del mondiale. Ma Evenepoel ha corso per la classifica e non dimentichiamo che va forte da San Sebastian. Insomma, il suo avvicinamento sarà parecchio complicato.

Ganna si è preparato in altura in altura al rifugio Oberoli (foto Instagram)
Ganna si è preparato in altura in altura al rifugio Oberoli (foto Instagram)
Lo hai visto nella crono di Alicante?

Si vede che ha una posizione meno estrema, ma più comoda. E’ il discorso che abbiamo fatto per Cattaneo: non serve essere aerodinamici al massimo, se poi non si riesce a spingere. Piuttosto bisognerà capire quanto guadagnerà sugli strappi. Potrebbero 30 secondi a ogni salita ed è il motivo per cui quel percorso non mi piace. E’ molto tecnico, ci sono parecchie curve. Non c’è grande spazio in cui Pippo possa distendersi e lanciarsi. Quindi sarà penalizzato sugli strappi e c’è da capire bene come sono le curve, perché potrebbero far perdere il ritmo e costringere a rilanciare. Le curve rischiano di spezzare il ritmo a chi come Pippo eventualmente dovesse recuperare, forte del fatto che in rettilineo arriverebbe prima del rivale ai 56-57 all’ora.

Sfida a due secondo te?

Starei attendo anche a Bissegger, che è in crescita e in salita va forte. Non lo escluderei dalla lotta per la vittoria. Di sicuro per battere Ganna serve un fuoriclasse. E gli unici in questo momento sono il Remco della Vuelta e Van Aert che su quel percorso avrebbe detto sicuramente la sua. Potrebbe vincere.

Remco Evenepoel ha dominato la crono di Alicante della Vuelta
Remco Evenepoel ha dominato la crono di Alicante della Vuelta
Perché non la farà secondo te?

L’anno scorso disse di non aver reso su strada, perché aveva ancora la gamba guastata dalla crono. Il lungo viaggio non aiuta, però è triste che uno dei più forti del mondo decida di rinunciare. Secondo me significa che non gliene importa nulla.

Ganna viene da un periodo sotto tono, si può ricostruire la sicurezza senza aver corso?

Si costruisce benissimo. Nel 2015 arrivai secondo ai mondiali, avendo fatto l’ultima corsa a fine agosto. Ci sono i dati, c’è il confronto continuo con il preparatore. Vidi i dati, capii che stavo bene e la motivazione venne su da sé. Pippo quest’anno si è un po’ inceppato…

Marco Villa e Filippo Ganna
Marco Villa e Filippo Ganna
Perché?

Perché può capitare. Secondo me lo fanno correre troppo. Non so quanto gli convenga continuare a fare strada e pista. La pista è complicata. Devi prendere la macchina, guidare fino a Montichiari, non è semplice come uscire su strada. Non sta a me giudicare, ho fatto molto meno di lui, ma forse nell’anno dopo l’oro olimpico, avrei mollato la pista.

Perché pensi che sia lui il favorito?

Perché quando prepara un obiettivo, non sbaglia. E’ meticoloso e sarà motivato come una bestia. L’anno scorso non vinse l’europeo e a Bruges sappiamo come andò a finire. E poi ha fatto l’avvicinamento migliore, anche se su quello entrambe le soluzioni hanno pro e contro. Tra i vantaggi di volare laggiù per tempo, c’è il fatto che Pippo potrà provare per bene il percorso.

Adriano Malori, mondiali Richmond 2015
Malori arrivò secondo al mondiale di Richmond 2015 senza aver corso per settimane prima
Adriano Malori, mondiali Richmond 2015
Malori arrivò secondo al mondiale di Richmond 2015 senza aver corso per settimane prima
Mentre Remco?

Arriverà tre giorni prima della gara e non so se riuscirà ad assorbire il fuso orario. Per contro, rispetto allo scorso anno è migliorato tanto. E’ sempre composto. Ad Alicante sembrava una macchina, ha dato un’enormità a Cavagna che, se non fosse caduto, nella crono di Milano al Giro 2021 avrebbe battuto Ganna. Piuttosto sapete chi vedo bene?

Indoviniamo: Kung?

No, lui di solito i grandi appuntamenti li cicca. Vedo bene Sobrero, Matteo potrebbe entrare nei cinque e forse anche puntare al podio. Fisicamente ha le stesse caratteristiche di Evenepoel, il percorso gli si addice perché in salita va bene. Ha vinto la crono finale del Giro. E poi lo allena Pinotti e io lo so quanto sia bravo Marco nel preparare certo appuntamenti.

Grandi Giri: è ancora possibile puntare alla doppietta?

08.09.2022
5 min
Salva

La Vuelta, in questi giorni giocherà le battute finali, nel segno della maglia rossa di Remco Evenepoel. Avevamo già analizzato come il ciclismo moderno si stesse “specializzando” arrivando a fare sempre meno giorni di corsa, ma con l’obiettivo di essere sempre performanti. Questo dato risulta ancor di più dalla corsa a tappe spagnola, alla quale hanno preso il via i primi tre della classifica finale dell’ultimo Giro d’Italia: Hindley, Carapaz e Landa. I quali non sono riusciti ad essere mai performanti per entrare nella classifica generale della Vuelta. Il più attivo è risultato Carapaz, con due successi di tappa, al netto dei 18 minuti di ritardo che paga al momento dal leader Evenepoel. 

Per Carapaz dopo il secondo posto al Giro due tappe alla Vuelta, ma una classifica compromessa già alla fine della prima settimana
Carapaz Pandera
Per Carapaz dopo il secondo posto al Giro, due tappe alla Vuelta, ma classifica subito compromessa

Cambio di rotta

Paolo Slongo, preparatore e diesse di grande esperienza ha vissuto tante epoche. E’ stato lui che ha guidato Nibali quando, nel 2013, il siciliano ha colto la sua prima vittoria al Giro e, pochi mesi dopo, il secondo posto alla Vuelta (foto di apertura con Nibali in maglia rossa, che passò a Horner a tre giorni dalla fine, ndr). 

«Penso che programmando bene – inizia a parlare Slongo – avendo in testa di correre Giro e Vuelta sia più fattibile fare classifica. Ci sono tempi più larghi, si riesce ad avere un maggiore stacco e di conseguenza un periodo di preparazione più ampio. Sono dell’idea che accoppiare Giro e Tour o Tour e Vuelta sia troppo difficile per il ciclismo moderno, dove devi essere sempre al 100 per cento.

«E’ troppo difficile anche mentalmente cercare di prolungare un periodo di forma per così tanto tempo, anche perché nelle poche settimane che passano tra queste corse si avrebbe solamente il tempo di mantenere la condizione. Diverso è se, per un motivo o per un altro, non riesci a performare in un Grande Giro e di conseguenza punti a quello successivo. Com’è stato il caso di Mas quest’anno al Tour, ora lo vedete forte alla Vuelta».

Mas, ritirato dal Tour causa Covid, ha preparato la Vuelta prolungando la preparazione e ricalibrando gli obiettivi stagionali
Mas, ritirato dal Tour causa Covid, ha preparato la Vuelta ricalibrando gli obiettivi stagionali

Una grande diversificazione

I metodi di lavoro e di preparazione sono cambiati molto, concentrando gran parte del lavoro negli allenamenti specifici, non più nelle gare. La corsa diventa il palcoscenico dove mostrare la propria forza, non un laboratorio nel quale provare e fare esperimenti. 

«Questo dipende da tante cose – continua Slongo – soprattutto da quel che vuole la squadra e dai suoi obiettivi. Una cosa però è certa: fino a pochi anni fa i leader correvano facendo degli avvicinamenti simili, disputavano le stesse corse, ora nemmeno questo. Si va troppo ad esasperare lo specifico appuntamento e li trovi corridori sempre pronti negli appuntamenti che contano. Evenepoel, per esempio, ha concentrato gran parte della sua stagione, se non tutta, sulla Vuelta. E’ ovvio che arrivi con maggiore motivazione e preparazione rispetto a chi ha già corso il Giro d’Italia o il Tour de France. Ha più fame di successo, gli altri invece sono appagati da quanto mostrato negli appuntamenti precedenti».

Tempi e mentalità diversi

Dal periodo post pandemia, quindi stagione 2020 compresa, è diventato ancora più difficile proporsi ad alti livelli in due Grandi Giri. In precedenza, nel 2017 Froome vinse il Tour e poi la Vuelta, infilando a seguire anche il Giro del 2018. L’ultimo ad andarci vicino è stato Roglic nel 2019 e nel 2020 quando fece terzo al Giro e poi vinse la Vuelta, quindi secondo al Tour e primo alla Vuelta.

«Vi faccio un esempio – racconta Slongo nuovamente – di quel che è cambiato negli anni. Vincenzo alla Tirreno-Adriatico non arrivava mai al massimo della condizione, ma era sempre competitivo. Negli ultimi anni fai fatica ad entrare nei primi dieci se non sei al massimo. In Australia, al Tour Down Under, vedi certi valori in salita che ritrovi poi al Tour de France. Se punti ad una corsa, ormai arrivi super preparato, anche se è ad inizio stagione. Prima, invece, individuavi un periodo e riuscivi a correre mantenendo una buona condizione per più tempo. Il cambiamento principale è arrivato negli ultimi 7-8 anni, quando la Sky con Froome sdoganò questo metodo di lavoro sempre più specifico. Nibali, quando ha vinto il Tour, ha dovuto trascurare tutte le gare di inizio stagione. 

I primi a cambiare metodo di lavoro sono stati la Sky e Froome, lavorando specificamente tutti gli anni per dominare al Tour
I primi a cambiare metodo di lavoro sono stati la Sky e Froome, lavorando specificamente tutti gli anni per dominare al Tour

La visione del preparatore

Come ultimo passo bisogna capire se questi nuovi metodi di approccio alle gare abbiano cambiato il lavoro del preparatore

«A mio modo di vedere – dice Slongo – non è cambiato il modo di lavorare. Alla fine devo seguire il metodo migliore per gli obiettivi del team a seconda delle richieste e dei progetti. Ho i miei sistemi e devo solo capire quando e come applicarli. Quel che cambia sono lo spettacolo ed il rapporto del pubblico con il ciclismo. C’è chi è felice perché ogni volta che guardi una corsa di un corridore top lo vedi sempre al massimo della condizione e delle prestazioni. Al contrario, alcuni preferirebbero vedere i corridori impegnati in più corse ed affrontarsi in uno scenario più ampio».

Roglic dal capolavoro all’inferno. Il racconto di Remco

06.09.2022
4 min
Salva

Un gran casino, altro non si può dire della tappa della Vuelta. Doveva essere affare per velocisti, ma Roglic ha lanciato la bomba attaccando secco sull’unico strappo. Il tempo di rendersene conto e anche Evenepoel ha realizzato di avere una ruota bucata, senza che si vedesse arrivare l’ammiraglia. E mentre il belga dietro aspettava flemmatico la bici di scorta, davanti lo sloveno faceva il diavolo a quattro.

Pedersen vince la tappa, sullo sfondo si intravede Roglic che si rialza
Pedersen vince la tappa, sullo sfondo si intravede Roglic che si rialza

Caduta in volata

Non restava che la volata per dare una dimensione al vantaggio, quando Roglic si è toccato con Wright ed è caduto rovinosamente a terra. Escoriazioni, sangue e lo sguardo stordito.

Primoz è rimasto sull’asfalto per un tempo eterno. Poi si è rialzato, mentre accanto sfilavano quelli che aveva staccato. Ha raggiunto faticosamente il traguardo cercando di spingere l’undici. Poi si è seduto nuovamente per terra. Ha bevuto. E ha dato a lungo la sensazione di essere sotto shock.

Roglic ha appena attaccato, quando Evenepoel si accorge di aver bucato: l’ammiraglia non arriva
Roglic ha appena attaccato, quando Evenepoel si accorge di aver bucato: l’ammiraglia non arriva

Giuria al lavoro

La giuria ha impiegato un tempo altrettanto eterno per riscrivere la classifica. Essendo caduto negli ultimi 3 chilometri, Roglic è stato accreditato del tempo del gruppo in cui si trovava: quello dei primi. Per lo stesso motivo, Evenepoel è stato cronometrato con i primi inseguitori.

Per cui Roglic ha guadagnato 8 secondi sul leader, ma c’è da scommettere che avrebbe preferito mantenere il distacco di prima, senza farsi male. Le prime analisi escludono fratture, ma colpi del genere lasciano segni profondi. E domani si arriva in salita.

«Avevo un po’ paura degli ultimi cinque chilometri – racconta Evenepoel – abbiamo fatto la ricognizione nel giorno di riposo e sapevo che le strade erano davvero scivolose. La corsa negli ultimi tre chilometri è stata molto frenetica. Nella discesa siamo arrivati anche a 90 all’ora. Non è stato divertente. Ho perso alcune posizioni, poi ho scoperto che la mia gomma posteriore era a terra. Non stavo davvero guardando i chilometri, quindi non sapevo dove fossi rispetto al traguardo. In ogni caso sono contento che esista la regola dei 3 chilometri, altrimenti oggi avrei perso molto tempo».

Dopo l’arrivo, lo sloveno si siede nuovamente a terra e sembra sotto shock. Lo puliscono dal sangue
Dopo l’arrivo, lo sloveno si siede nuovamente a terra e sembra sotto shock. Lo puliscono dal sangue

Un capannello giallo

Di Roglic ovviamente non ci sono dichiarazioni e anche l’ufficio stampa della squadra non ha ancora fornito aggiornamenti. Sta di fatto che quando Evenepoel ha tagliato il traguardo, si è accorto del capannello di corridori Jumbo Visma davanti a una transenna e si è accostato per guardare. Capendo subito la portata del problema.

«Ho visto che Primoz è caduto – dice – spero che stia bene e che possa continuare la gara. Dopo il traguardo l’ho visto seduto per terra. Gli ho chiesto se stava bene, ma sembrava un po’ sotto shock per l’incidente e non ha risposto subito.

«Mi aspettavo il suo attacco. Tutti sanno che è molto esplosivo. Il finale era fatto per lui, anche più che per Pedersen. Nel momento in cui ho sentito che stava attaccando, ero piuttosto stressato. Solo il mio direttore sportivo Klaas mi ha confermato che avrebbero applicato quella regola. E allora mi sono calmato un po‘».

Dopo l’arrivo Evenepoel si avvicina e chiede come stia il rivale: gesto di grande sportività
Dopo l’arrivo Evenepoel si avvicina e chiede come stia il rivale: gesto di grande sportività

La notte dei dubbi

Ora le attenzioni si spostano sulla tappa di domani. Un Roglic così pimpante sarebbe stato una mina vagante, il rischio ora è che come al Tour tutto sia finito qui.

«Spero che possa partire – dice Evenepoel – anche se a prima vista non sembrava messo molto bene. Non è divertente per lui. Soprattutto con le salite in arrivo. La caduta è stata simile alla mia la scorsa settimana in discesa. Improvvisamente ti ritrovi per terra. Chissà, forse anche lui ha perso la concentrazione per un momento e il momento dopo sei messo così male…».

Poi, dopo aver confermato di essere di nuovo vicino a una buona condizione, il leader della Vuelta si è dedicato alle formalità del protocollo che ogni giorno gli portano via tempo prezioso. Sapremo nel corso della notte se ci saranno novità per lo sfortunato Roglic e se domattina sarà al via o sarà nuovamente costretto ad alzare bandiera bianca…

Vuelta, si riparte con tanta salita e tre punti di domanda

06.09.2022
5 min
Salva

Jerez de la Frontera e il suo profumo d’arance sono alle spalle, da qui alla fine non ci sarà più tempo per recuperare. La Vuelta mette in tavola per oggi una tappa piatta con il finale per uomini da classiche, poi quattro giorni di montagna: tre con arrivo in salita. La classifica è corta. Alle spalle di Evenepoel, Roglic ha 1’34” di ritardo e subito dietro c’è Mas a 2’01”. Distacchi che sarebbero rassicuranti, a dire il vero, ma il fatto che per Evenepoel si tratti della prima volta nella terza settimana rende tutto meno scontato.

Roglic non ha approfittato di Sierra Nevada, ma resta il fatto che nelle ultime due tappe di montagna ha recuperato più di un minuto.

All’arrivo di Sierra de la Pandera di sabato, Roglic ha attaccato bene, guadagnando 52″ su Evenepoel
All’arrivo di Sierra de la Pandera di sabato, Roglic ha attaccato bene, guadagnando 52″ su Evenepoel

Evenepoel si salva 

Dopo il tappone di Sierra Nevada, i suoi avversari potrebbero essersi preoccupati nel sentire Evenepoel quasi soddisfatto per il bilancio di un fine settimana che poteva essere ben più pesante. Aver perso il giorno prima 52 secondi su Roglic a Sierra de la Pandera lo aveva preoccupato, mentre i 15 secondi di Sierra Nevada hanno detto due cose: che lo sloveno è stanco, oppure che il leader ha recuperato.

Del resto la caduta di giovedì nella tappa di Peñas Blancas ha lasciato inevitabilmente qualche strascico, come è emerso dalle parole del giovane belga, 22 anni.

«Ogni tappa ha la sua storia – ha detto domenica dopo il 10° posto di Sierra Nevada – ho ancora dolore alla coscia, ma sta migliorando. Il giorno di riposo arriva al momento giusto. Sabato è stata una giornata di merda. Oggi ho risposto bene all’attacco di Roglic. Sono sopravvissuto alle due grandi tappe della Vuelta ed è quello che conta. Il minuto che ho perso in due giorni su Roglic non mi preoccupa più di tanto. Avevo fatto il necessario per prendere un buon vantaggio. E’ stata la prima volta che correvo una tappa con l’arrivo così in alto. La terza settimana è meno dura e ho buone speranze di mantenere la maglia rossa fino alla fine».

La caduta di giovedì ha sicuramente avuto conseguenze sulla pedalata di Evenepoel
La caduta di giovedì ha sicuramente avuto conseguenze sulla pedalata di Evenepoel

Il bollettino di ieri dice che l’anca destra è a posto, i muscoli irrigiditi dalla caduta sono stati sciolti, le calorie sono state integrate e nel clan della Quick Step si respira una discreta fiducia.

«Non è ancora finita – ha detto ieri Remco – spero che stiano tutti calmi. Domenica avevo paura di scoppiare. Non è successo. Questa è una buona notizia».

Roglic rilancia

Roglic non è ancora il Roglic vincitore di tre Vuelta, oppure c’è da pensare che nelle occasioni precedenti non avesse mai incontrato un corridore del livello di Remco: impossibile saperlo e tantomeno dimostrarlo. Di sicuro lo sloveno è in crescita rispetto alle prime tappe e l’attacco di sabato ha fatto pensare che potesse riaprire la Vuelta. La sua ammissione di domenica sul fatto di aver finito le gambe è parsa invece una nota fuori dal coro.

Quando i suoi compagni di squadra sono entrati in azione, sia pure in modo goffo, tutti hanno pensato che fosse arrivato il momento della verità, anche se l’esito finale non è stato probabilmente quello che Roglic si aspettava. Quei 15 secondi hanno portato morale o sono stati una magra consolazione?

L’attacco di Roglic nel finale di Sierra Nevada non ha scalfito troppo le sicurezze del leader
L’attacco di Roglic nel finale di Sierra Nevada non ha scalfito troppo le sicurezze del leader

«Il piano c’era – ha raccontato Roglic dopo l’arrivo – volevamo fare la gara dura molto rapidamente e nella parte più difficile della salita. L’importante era guadagnare ancora tempo. Purtroppo non avevo le gambe migliori e non potevo attaccare prima. Alla fine ce l’ho fatta, ma ormai il traguardo era vicino. Il giorno di riposo è arrivato al momento giusto. La squadra è pronta per l’ultima settimana. Ho fatto un altro passo verso il mio obiettivo più grande, che è sempre quello di essere a Madrid con la maglia rossa sulle spalle».

Mas vuole di più

E poi c’è Mas, corridore da scoprire. Forse neppure lui sa cosa aspettarsi. I giorni si susseguono e non sono mai uguali. A Sierra de la Pandera ha perso terreno, mentre a Sierra Nevada è andato via con Lopez e alla fine l’ha pure staccato, senza però dargli un grande contributo. Di certo in quella scalata sghemba si sono pagati vecchi conti, come quelli che portarono all’inspiegato ritiro di Lopez dalla Vuelta 2021, quando ancora vestiva la maglia della Movistar e gli fu ordinato di fermarsi proprio in favore di Mas. In proporzione però la sua operazione è stata più redditizia dello scatto di Roglic, avendo guadagnato Mas 36 secondi su Evenepoel e 21 su Roglic. 

«Sono contento delle mie sensazioni – ha detto – sabato ho gestito male i miei sforzi e ho perso tempo. A Sierra Nevada sapevo che ci sarebbero state delle differenze. Io sono qui per il podio o anche meglio, Lopez per vincere una tappa. Ho riguadagnato tempo nella classifica generale e questo mi permette di restare in gioco. Ho sempre detto che avrei visto di giorno in giorno. C’è ancora una settimana e ci sono tappe dove è possibile fare le differenze. Ho fiducia in me stesso e questa tappa lo conferma. Ecco perché posso sempre sognare di essere in rosso a Madrid».

Carapaz fa il bis, Evenepoel incassa e fa gli scongiuri

03.09.2022
4 min
Salva

«Avessi avuto al Giro, una gamba come questa…». Mentre spingeva a più non posso sui pedali, in quella che più che una scalata è stata un arrembaggio verso il traguardo di Sierra de la Pandera, Richard Carapaz ripensava all’esito della corsa rosa, di quel penultimo giorno quando gli scatti di Hindley (finito mestamente dietro in Spagna) e soprattutto la tattica vincente della Bora Hansgrohe lo avevano mandato in crisi.

Alla Vuelta si è tornato a vedere l’ecuadoriano che lo scorso anno ha portato a casa il titolo olimpico, che al Tour era stato l’unico vero antagonista, anche se soccombente di fronte a Pogacar.

Seconda vittoria di tappa per Carapaz, con il redivivo Lopez e Roglic arrivati a 8″
Carapaz Pandera
Seconda vittoria di tappa per Carapaz, con il redivivo Lopez e Roglic arrivati a 8″

Trasformazione in una settimana

In due settimane Carapaz si è trasformato. Quando era partito per la Vuelta, doveva essere il leader della Ineos, uno dei pretendenti al trono di Roglic, ma le prime tappe non sono andate perché la forma ancora non c’era. Le gerarchie in casa Ineos Grenadiers sono presto cambiate, si corre in favore del giovanissimo Carlos Rodriguez e Carapaz si è messo alle sue dipendenze. O forse no?

«Sono partito per la Vuelta con altri obiettivi – affermava all’arrivo della 12esima tappa, vinta per distacco a Penas Blancas – ma è anche vero che vincere una tappa ha sempre un bel sapore. Sulle salite lunghe sto rapidamente guadagnando la forma migliore e il fatto di essere fuori dalla lotta per le prime posizioni mi favorisce. Posso vincere correndo in maniera intelligente».

Ancora un tentativo di fuga per Filippo Conca, sempre più protagonista alla Lotto Soudal
Ancora un tentativo di fuga per Filippo Conca, sempre più protagonista alla Lotto Soudal

La prima crisi per Evenepoel

A Sierra de la Pandera Carapaz ha sfruttato l’attacco di Sanchez, andandogli dietro e poi recuperando uno a uno i fuggitivi di giornata (tra cui il bravissimo Conca) non solo andandosi a prendere la vittoria, ma scatenando un pandemonio alle sue spalle. Roglic ha preso spunto per andargli dietro, Evenepoel ci ha provato e mal gliene è incolto, andando incontro alla sua prima vera crisi della Vuelta con 48” ceduti allo sloveno. Gli resta 1’49”, ma anche tante incognite soprattutto sapendo che la tappa successiva è quella dell’arrivo a Sierra Nevada, dopo una salita che sembra non finire mai…

«Non è stata una buona giornata – ha dichiarato il belga al traguardo – non sentivo delle buone gambe. In fin dei conti ho ancora un buon gruzzolo, ma ho anche dolori muscolari. Credo sia normale, domani cercherò di sopravvivere, la situazione non mi preoccupa più di tanto».

Perché dicevamo di Rodriguez? Perché il giovane iberico ha pagato l’attacco di Carapaz, ma è stato bravo a salire sul suo passo, a recuperare su Evenepoel e precederlo di 20″. E’ chiaro che se vorrà salire ancora di classifica, dovrà considerare che Carapaz fa un’altra corsa, tesa ora alla conquista delle vittorie di tappa che, agli occhi dei responsabili della Ineos, hanno sempre un gran valore.

Una giornata difficile per la maglia rossa Evenepoel, che diceva di temere particolarmente Sierra Nevada…
Una giornata difficile per la maglia rossa Evenepoel, che diceva di temere particolarmente Sierra Nevada…

E intanto Rodriguez scalpita…

Quando aveva chiuso vittorioso a Penas Blancas, Carapaz aveva già dato appuntamento a Sierra Nevada. Quell’ascesa, che porta a oltre 2.500 metri di quota, gli piace particolarmente. L’aria è rarefatta, esattamente com’è abituato a respirare quando si allena dalle parti di casa sua. Intanto però si è messo in tasca un’altra vittoria e fa capire che gli altri potranno pure scornarsi per il successo finale, ma quel traguardo lo sta aspettando…

D’altronde Tosatto, diesse della formazione inglese, era stato molto chiaro sulle sue aspettative, già prima che il sudamericano andasse all’attacco e tagliasse per primo al traguardo di Sierra de la Pandera: «Sarebbe l’ideale se Richard vincesse un’altra tappa e Rodriguez recuperasse quanto basta per salire sul podio».

E’ pur vero però che in una Vuelta che si rimette così in discussione e che è incentrata sulle incognite intorno alla terza settimana di Evenepoel, che non ha mai vissuto in un grande giro, Rodriguez ha tutto il diritto di guardare in alto.

Rodriguez in maglia bianca di miglior giovane. Arrivo con Mas, Evenepoel è dietro
Rodriguez in maglia bianca di miglior giovane. Arrivo con Mas, Evenepoel è dietro

L’eredità dell’ecuadoriano

Che cosa farà allora Carapaz? E’ il grande interrogativo della tappa domenicale, 152,6 chilometri da percorrere con la salita finale che caratterizzerà gli ultimi 22 e soprattutto con la sua prima parte con rampe già durissime.

Chi vuole disarcionare il belga della Quick Step Alpha Vynil potrebbe farlo proprio dall’inizio. Chissà allora che i due targati Ineos non facciano gioco di squadra, in fin dei conti Carapaz, con già in tasca il contratto del prossimo anno con la EF Education EasyPost vuole onorare fino all’ultimo quello in essere e magari lasciare un’eredità attraverso il “giovane allievo”…

Abbiamo chiesto a Koen Pelgrim cosa c’è nel motore di Remco

03.09.2022
5 min
Salva

Koen Pelgrim è il preparatore di Remco Evenepoel e in questi giorni deve essersi sentito tirare spesso per la manica. Fra le salite e la crono, in cui il suo giovane pupillo ha sbalordito il pubblico e annichilito i tifosi. In qualche occasione è stato Remco per primo a tirarlo in ballo, dicendo di aver odiato gli allenamenti che era costretto a fare per migliorare ad esempio in salita. E così, per cercare di capire meglio il momento del leader della Vuelta, abbiamo approfittato della disponibilità del tecnico belga.

Pelgrim è uno degli allenatori della Quick Step-Alpha Vinyl, si è laureato a Leuven (foto Sporza)
Pelgrim è uno degli allenatori della Quick Step-Alpha Vinyl, si è laureato a Leuven (foto Sporza)
Ha detto di aver odiato te e i lavori che gli imponevi…

Spero abbia detto di aver odiato solo i lavori e non me (sorride, ndr), comunque è certo che abbia lavorato duramente. Abbiamo affrontato in modo distinto le salite pedalabili e quelle più ripide. Cambia tutto. I rapporti che spingi e anche la posizione sulla bici. Se la salita è ripida come abbiamo visto a Les Praeres, si va molto più duri e ci si sposta in avanti. La pedalata va curata nella fase di trazione e di spinta. Tenere a bada tutti questi dettagli può essere estenuante, ma è necessario per dire di essere davvero pronti.

Si è parlato delle difficoltà dell’arrivo in quota di domani a Sierra Nevada…

A luglio, Remco è stato per tre settimane a Livigno ed è salito spesso sullo Stelvio, che è 200 metri più alto di Sierra Nevada. Abbiamo visto che le prestazioni un po’ ne risentono, ma è così per tutti. Non credo che quella di domani sarà una sfida che non possa sostenere.

Evenepoel si è trovato a suo agio sulle salite pedalabili e anche quelle più ripide
Evenepoel si è trovato a suo agio sulle salite pedalabili e anche quelle più ripide
Quindi è un fatto di adattamento?

E’ molto importante che un corridore si abitui alla mancanza di ossigeno. Anche i colombiani che avevamo in squadra non potevano pedalare alla stessa potenza in quota o al livello del mare. L’unica soluzione per limitare i danni è allenarsi spesso in alta quota per acclimatare il proprio corpo.

Anche per questo avete dormito al Sycnrosphera nelle stamze ipobariche?

E’ stato qualche settimana fa, non possiamo dire in che misura questo potrà influenzare le sue prestazioni. Possiamo solo sperare che funzioni.

Avete provato lo Stelvio dietro moto o comunque a ritmo gara?

Ritmo gara sì, dietro moto no. Quelli sono esercizi che fa soprattutto a casa, quando si allena assieme a suo padre nelle Ardenne.

Remco ha raccontato di aver lavorato sodo per andare forte sulle pendenze più ripide
Remco ha raccontato di aver lavorato sodo per andare forte sulle pendenze più ripide
Cosa sai delle tappe in arrivo?

Oggi arrivo alla Sierra de la Pandera (8,6 chilometri al 7,6 per cento). E’ una salita ripida e irregolare, ma non molto lunga, quindi mi sembra che non si possano fare proprio grandi differenze. Diverso, appunto, l’arrivo di domenica in Sierra Nevada (19,4 chilometri all’8 per cento). La salita è molto ripida all’inizio e questo è difficile, soprattutto in combinazione con il fatto che devi ancora salire per così tanto tempo. Se la prendono subito forte, si possono fare grandi differenze.

E’ magro per la salita, ma nella crono ha spinto fortissimo…

In inverno abbiamo fatto tanto lavoro in palestra per le masse muscolari, in bici per l’aerodinamica. Aveva già una buona posizione, ma ogni anno si migliora un po’ (in apertura, nel quartier generale Specialized in California, foto Quick Step-Alpha-Vinyl, ndr). In palestra ha guadagnato massa e insieme è maturato fisicamente. Il dimagrimento non è frutto solo dell’alimentazione, ma anche dei chilometri. Il rapporto watt/chili è migliorato e adesso Remco è al top anche nella crono, molto meglio di quanto fosse in Algarve. Anche perché vincere una crono piatta come quella di Alicante dopo aver lavorato tanto per la salita non era semplice. Come non è semplice trovare equilibrio fra crono e salita.

Diciamo che è giusto per la Vuelta, mentre potrebbe soffrire nella crono dei mondiali?

Per un Giro, il bilancio deve essere perfetto. Chiaro che in una crono secca, puoi sbilanciarti con un certo tipo di lavori. Remco contro un Ganna al top avrà il limite della potenza se il percorso è piatto. Se invece è vallonato, è fra i migliori al mondo. Non posso dire il più forte, perché lo storico parla a favore degli altri.

Remco Evenepoel ha dominato la crono di Alicante, corsa all’indomani del riposo
Remco Evenepoel ha dominato la crono di Alicante, corsa all’indomani del riposo
Come avete gestito la crono di Alicante?

Abbiamo fatto una stima dopo aver ispezionato il percorso. Visto che nel finale c’erano delle difficoltà, abbiamo deciso di partire leggermente più piano per fare la terza parte davvero forte. Chiaramente sono tattiche che puoi fare tenendo conto anche della lunghezza della crono. Se fosse stata più corta, si sarebbe trattato di andare sempre a tutta. Al mondiale si faranno ragionamenti ancora diversi, perché sarà una crono lunga, ma senza doversi preoccupare della tappa del giorno dopo. Io però non ci sarò, quattro settimane di Vuelta mi sono bastate. Passerò i dati di cui ha bisogno al tecnico della nazionale.

Che cosa vuole sapere Remco durante la crono?

Soprattutto informazioni sul percorso. Si fa prima la recon, si individuano le curve e raccogliamo le sue idee su come affrontarle. Poi servono i riferimenti di tempo, in base a come vanno le cose. Sono utili, ma bisogna saperli dare.

Dove si allena Remco?

Per la crono ha le sue zone in Belgio, nella zona di La Gleize nelle Ardenne. In Spagna invece lavoriamo a Calpe. Servono tratti di strada da 20 minuti in cui non avere incroci e traffico. Per le montagne invece la gran parte dei lavori si fa in montagna, a Livigno o dove si decide di andare.

Ai mondiali di Wollongong, Remco si troverà nuovamente davanti Filippo Ganna. Invece Van Aert non farà la crono
Ai mondiali di Wollongong, Remco si troverà nuovamente davanti Filippo Ganna. Invece Van Aert non farà la crono
Sarà difficile correre in Australia una settimana dopo la Vuelta, avendo tre giorni di viaggio senza bici?

Sarà più o meno come lo scorso anno per andare a Tokyo. Nella settimana dopo la Vuelta non serve fare ore, ma recuperare freschezza. Per cui volerà, arriverà laggiù e magari andrà subito a provare il percorso. Sarà svantaggiato rispetto a quelli che partiranno prima, ma avrà una condizione probabilmente migliore. Anche in questo caso, si tratta di equilibri da raggiungere.

Un’altra caduta di Alaphilippe e adesso mondiale a rischio

02.09.2022
4 min
Salva

Qualche corridore più esperto direbbe che se uno cade così spesso non si può parlare di sfortuna. E in effetti a guardare il singolare bilancio di Julian Alaphilippe, la sensazione che qualcosa non vada ti assale. La Vuelta lo avrebbe dovuto rimettere definitivamente in sesto dopo il precedente, invece il francese ha lasciato la corsa in barella e con una smorfia, per il colpo alla spalla destra dopo una caduta piuttosto innocua, a 65 chilometri al traguardo di Cabo de Gata. Vengono in mente le parole di Ballan di qualche tempo fa sul suo muoversi continuamente sulla bici, anche se era francamente difficile prevedere che nell’attraversamento del villaggio di Carboneras la sua ruota anteriore scivolasse all’uscita di una curva mentre era tra i primi del gruppo lanciato. Seppure altri corridori abbiano raccontato che in quel punto la strada fosse viscida e con ghiaia.

La Vuelta era per Alaphilippe era la corsa del rilancio sulla via dei mondiali
La Vuelta era per Alaphilippe era la corsa del rilancio sulla via dei mondiali

Fratture escluse

Dopo essere rimasto seduto a lungo sull’asfalto e temendo di avere una clavicola rotta, il campione del mondo è stato trasportato all’ospedale di Almeria per sottoporsi alle radiografie. In serata, il team Quick Step-Alpha Vinyl ha diffuso un comunicato stampa piuttosto rassicurante sul suo stato di salute del francese.

«Gli esami hanno rivelato che Julian Alaphilippe ha riportato la lussazione della spalla destra, mentre le radiografie hanno escluso fratture».

Il campione del mondo è volato ieri in Belgio, per essere sottoposto a ulteriori esami all’ospedale Herentals che ben conosce, in cui gli avevano sistemato la frattura del braccio dopo la caduta al Fiandre di due anni fa. Non è stato fissato alcun termine per la sua guarigione.

Lefevere e Alaphilippe: un ottimo rapporto, ma non mancano le punzecchiature
Lefevere e Alaphilippe: un ottimo rapporto, ma non mancano le punzecchiature

Il richiamo di Patrick

La squadra aveva già stigmatizzato la presenza del francese alla Vuelta tramite le parole di Patrick Lefevere. Il team manager aveva detto, scherzando ma forse no, di augurarsi che il campione del mondo fosse andato in Spagna non tanto per preparare il mondiale quanto per aiutare la squadra.

«Nel migliore dei casi – ha detto ieri – tornerà in sella tra quindici giorni. Tempi troppo stretti per i mondiali, ma potrebbe essere pronto per il Giro di Lombardia e le gare italiane. Quest’anno Julian ha visto più ospedali che corse. L’impatto su Remco sarà enorme. Julian è stato il suo uomo provvidenziale, quello che gli aveva permesso finora di stare al sicuro».

Chiaramente i francesi sperano di vederlo in bici prima, appunto per i mondiali di Wollongong che si correranno il 25 settembre. Ma di certo il conto dei suoi incidenti qualche interrogativo lo fa sorgere e richiama se non altro la maledizione della maglia iridata, tenuta discretamente a bada nel primo anno.

Una serie proprio nera

La serie nera è cominciata alla Strade Bianche con la spettacolare caduta provocata dal vento. Pochi giorni dopo, a causa di una bronchite, Alaphilippe ha dovuto rinunciare alla Milano-Sanremo. Poi è venuta la terribile caduta durante la Liegi-Bastogne-Liegi, quando il francese lanciato in una discesa velocissima, è caduto in un fosso riportando la frattura della scapola, di alcune costole e un emopneumotorace.

E’ rimasto fuori fino ai campionati francesi di Cholet a giugno, quando la Quick Step-Alpha Vinyl ha preferito non selezionarlo per il Tour de France. Il colpo è stato duro, ma le sue condizioni di forma, già parse opache alla Vuelta, non erano all’altezza di una sfida così dura.

Alaphilippe ha così deciso di puntare sulla Vuelta per arrivare bene ai mondiali e poi chiudere al Lombardia, ma ha dovuto ritirarsi dal Tour de Wallonie di fine luglio per positività al Covid.

Nei primi dieci giorni di corsa, Alaphilippe è stato l’angelo custode di Evenepoel
Nei primi dieci giorni di corsa, Alaphilippe è stato l’angelo custode di Evenepoel

La rincorsa ai mondiali

Approdato alla Vuelta quasi per miracolo, Alaphilippe aveva pensato di aver superato i suoi guai, invece qualcosa è andato nuovamente storto.

«Perdere Julian è una grande perdita – ha detto Evenepoel a caldo – era in ottima forma e stava facendo per me un lavoro eccezionale. Sono sicuro che gli altri miei compagni di squadra saranno in grado di fare bene il loro lavoro aiutandomi in questa sfida».

A questo punto la scommessa per il campione del mondo si lega ai mondiali. Riuscirà a rimettersi per tempo e a trovare un adeguato livello di condizione? La sensazione stavolta è che la ciambella potrebbe davvero riuscire senza il buco.

Evenepoel, Ayuso e l’ansia: parole rilette con la psicologa

31.08.2022
5 min
Salva

Chiedete a Ilario Biondi, amico fotografo, lo sguardo che ci scambiammo in una trattoria vicino Cesenatico quando Marco Pantani, 22 anni all’epoca, dichiarò che l’anno dopo ci avrebbe pensato lui a staccare l’imbattibile Indurain. In effetti lo fece. Dovette aspettare il 1994 perché la tendinite lo costrinse a ritirarsi dal primo Giro, ma l’anno dopo mantenne il proposito. Venendo da questa premessa, potrete immaginare lo stupore davanti alle parole di Remco Evenepoel e Juan Ayuso di due giorni fa durante il giorno di riposo della Vuelta.

«Cerco di non guardare gli altri come rivali – ha detto il belga – per evitare che diventino una trappola per la mente. Vado avanti giorno per giorno. Se avrò buone gambe, potrò provare a incidere, ma sono abbastanza sicuro che ci saranno dei momenti duri».

«Non voglio assolutamente pormi degli obiettivi troppo alti – ha detto lo spagnolo – preferisco viverla giorno per giorno. Non voglio crearmi uno scenario troppo elevato. Perché se poi non si realizza, me ne andrei dalla Vuelta con un cattivo sapore in bocca. L’obiettivo di questa corsa è farla bene e capire cosa potrò fare in futuro. Non voglio volare troppo alto, per non avere una delusione».

Abbiamo esplorato le parole di Evenepoel e Ayuso con Manuella Crini, psicologa piemontese
Abbiamo esplorato le parole di Evenepoel e Ayuso con Manuella Crini, psicologa piemontese

Che cosa è cambiato? E perché dichiarazioni simili in bocca a due ragazzini che hanno sempre fatto della sfrontatezza la loro arma vincente? Sono diventati improvvisamente saggi, oppure qualcuno gli ha suggerito di ragionare e parlare così?

Lo abbiamo chiesto a Manuella Crini, psicologa cui abbiamo spesso fatto ricorso per indagare i processi mentali in cui ci siamo imbattuti dalla nascita di bici.PRO, a partire dai disordini alimentari.

Pensa che questo atteggiamento sia casuale o risponda a precise strategie?

E’ molto probabile che sia intervenuto un mental coach, con strategie individuali, ritagliate su misura per impedire a entrambi di volare troppo alto. Qualcosa su cui potrebbero aver lavorato. Non credo ci sia stato un ricambio generazionale così netto da pensare a una saggezza precoce. Se invece sono sistemi da autodidatti, cautele che i due ragazzi adottano spontaneamente, non è detto che funzioneranno.

Nonostante sia giovanissimo, su Ayuso è forte la pressione della stampa
Nonostante sia giovanissimo, su Ayuso è forte la pressione della stampa
Più probabile una stategia?

Penso di sì. Quello che dice Evenepoel sul non voler guardare gli altri come avversari, ad esempio. Parla così perché li vede troppo grandi e ha paura di non reggere il confronto? La società e anche lo sport ormai spingono sempre più in alto, si è chiamati a dare sempre il meglio e l’eventualità di essere sconfitti è dietro l’angolo. Chi effettivamente lavora sul fallimento? Saper perdere fa parte della storia, non si deve averne paura.

Invece Ayuso?

Si alzano sempre le aspettative, anche se è giovanissimo. E se il gap è alto, le aspettative diventano un muro contro cui andiamo a scontrarci, facendoci male. Se invece abbasso le aspettative, dicendo di non volermi porre obiettivi troppo alti, allora non cado. O se cado, non mi faccio male. La fragilità non risulta compromessa e si è trovato un meccanismo di difesa e scaramanzia. Dentro di me spero di vincere, ma non lo dico. Come quando ci convinciamo che indossando sempre lo stesso abito, si passerà anche il prossimo esame. La scaramanzia diventa un oggetto magico.

Mas è il suo rivale più vicino, ma Evenepoel lo tratta da buon amico
Mas è il suo rivale più vicino, ma Evenepoel lo tratta da buon amico
Non è strano che tanta saggezza venga da due ragazzini?

Forse tanta prudenza deriva proprio da questo. Dal fatto che hanno imparato da piccoli a volare più basso. Hanno la consapevolezza di non poter stare per sempre sulla cresta dell’onda, perché l’onda presto o tardi scende. Però la visione di Evenepoel mi fa pensare anche ad altro.

A cosa?

L’idea del volermi concentrare solo su me stesso, di infilarmi in una bolla in cui ci sono solo io, tenendo lontani gli altri e l’ansia che ne deriva. La responsabilità è uno zaino pesante, del resto, e se gli altri pesano sulla mia bolla, rischiano di farla esplodere. Meglio tenerli lontano. Allo stesso modo, il discorso di Ayuso può essere legato all’ansia da prestazione. E in questo caso le eventuali strategie mentali gli sono state ritagliate addosso a livello sartoriale.

Ayuso Getxo
Ayuso non ha paura di esporsi e parlare da vincitore: alla Vuelta però ha cambiato improvvisamente registro
Ayuso Getxo
Ayuso non ha paura di esporsi e parlare da vincitore: alla Vuelta però ha cambiato improvvisamente registro
Anche perché la loro indole è battagliera e sfrontata…

L’età anagrafica nel caso di sportivi spesso non è fedele. Sono ragazzini, ma ogni corsa è scuola, quindi hanno un vissuto superiore a quello dei coetanei. Se sono stati talenti promettenti sin da subito, è possibile che abbiano arredato l’adolescenza per costruire i loro obiettivi. In quel caso vuol dire che hanno dietro un percorso di analisi e di gestione delle emozioni che li rende più adulti.

Quindi potrebbero essere due modi distinti di tenere a bada l’ansia?

Magari sono le soluzioni più pratiche possibili, piuttosto che dedicare un sacco di tempo a elaborare la possibilità di essere sconfitti. E’ un discorso che viene tenuto lontano e su cui invece, soprattutto a livello degli sportivi, si dovrebbe lavorare. Pensate a come sono cambiati i cartoni animati rispetto a un tempo. Non ci sono più il buono e il cattivo, vanno tutti d’accordo.

Evenepoel è un predestinato, seguito da un fan club accesissimo
Evenepoel è un predestinato, seguito da un fan club accesissimo
Ayuso dice anche che si impara più dai momenti duri che dalle vittorie.

Imparare a perdere tocca l’autostima, ma se lavori bene, ti aiuta a gestire l’ansia. Se invece il fallimento mi blocca, abbasso le aspettative. Mi preparo al peggio, così se viene qualcosa di buono, mi sembrerà una vittoria. Ma non sono parole per caso, credo che ci sia dietro un lavoro da mental coach.