Fantini, gli ori juniores in pista e la Solme-Olmo che lo aspetta

11.11.2024
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Un primo assaggio da U23 lo ha fatto quarantotto ore fa nel trevigiano a San Biagio di Callalta per conoscere la Solme-Olmo, sua prossima formazione. Cristian Fantini lascia gli juniores per saltare nella nuova categoria portandosi in dote le medaglie d’oro europea e mondiale nell’inseguimento a squadre.

I due titoli internazionali dell’estate si sono aggiunti alle due affermazioni su strada ottenute in primavera con la maglia del Pedale Casalese Armofer. Il diciottenne reggiano si è attirato le attenzioni di tanti osservatori senza avere gli stessi riflettori sotto cui erano finiti altri suoi colleghi. E probabilmente è stato un bene per Fantini perché ha potuto correre con meno pressioni, anche se comunque una proposta importante per il 2025 era arrivata dai “vicini di casa” di Cavriago. Infatti la VF Group Bardiani CSF Faizanè lo avrebbe voluto far passare pro’ integrandolo al suo gruppo dei giovani, però alla fine non se n’è fatto nulla. Un’operazione solo rimandata che solo il tempo dirà e che tuttavia lo stesso Cristian dovrà guadagnarsi attraverso la Solme-Olmo.

Fantini con Gian Pietro Forcolin, presidente della Solme-Olmo. La carriera U23 del giovane reggiano inizia dal team trevigiano (foto Photors.it)
Fantini con Gian Pietro Forcolin, presidente della Solme-Olmo. La carriera U23 del giovane reggiano inizia dal team trevigiano (foto Photors.it)

Il suo compagno

Il nome di Fantini è sempre stato uno di quelli da seguire fin dagli esordienti. Almeno un sigillo a stagione lo ha sempre piazzato e quest’anno ha fatto un grande step in avanti. Assieme a Magagnotti, Costa, Sporzon e Stella ha conquistato l’europeo a Cottbus e il mondiale a Luoyang col quartetto facendo fermare il cronometro, proprio nel velodromo cinese, a 3’51”199 per uno straordinario record del mondo. Il suo compagno Stella, il più duttile in pista, dopo quel trionfo ha speso parole gratificanti nei suoi confronti.

«Posso dire che Cristian è stata la nostra sorpresa. A inizio stagione so che c’era qualche dubbio sui suoi requisiti. Era meno performante degli altri, ma il cittì Salvoldi ha continuato a crederci e lui è venuto fuori al momento giusto. O lui o Magagnotti erano quelli deputati a chiudere le nostre prove».

Il suo mentore

Se il cittì azzurro ha continuato a crederci lo deve anche ai riscontri avuti da Luca Colombo, diesse di Fantini. L’ex iridato della cronosquadre ha instaurato un rapporto sincero e profondo con i suoi atleti, specialmente se questi pensavano di aver già dimostrato qualcosa oppure non si applicavano al meglio delle loro potenzialità.

«Con Cristian – spiega Colombo – ammetto che non sono stato tenero a volte, ma l’ho sempre fatto per il suo bene. L’ho sempre reputato un corridore con ampi margini di crescita e ho sempre creduto in lui, tant’è che lo seguivo da tanti anni. Fisicamente c’è, però deve maturare ancora come atleta e come persona. Come è giusto che facciano con pazienza quelli della sua età. Personalmente per il 2025 non lo ritenevo ancora pronto per il salto tra i pro’ (curiosamente sarebbe stato il secondo reggiano della VF Group dopo Biagini, altro ex juniores del Pedale Casalese, ndr). Credo che nella Solme-Olmo troverà l’ambiente e le persone giuste per crescere in modo più graduale. Poi ovvio che spero di vederlo passare nel giro di poco».

Tra Fantini e Colombo c’è un rapporto forte e sincero. La crescita del ragazzo è passata attraverso i consigli del diesse piacentino
Tra Fantini e Colombo c’è un rapporto forte e sincero. La crescita del ragazzo è passata attraverso i consigli del diesse piacentino

Parola a Cristian

Nei due anni al Pedale Casalese, Fantini ha imparato a correre grazie a Colombo, soprattutto in proiezione futura. Gliene è riconoscente e guarda avanti senza rimpianti.

«Il contatto con la VF Group – racconta Fantini – c’è stato a cavallo dell’europeo in pista. Ovviamente ero contento e mi ha fatto piacere, anche perché conosco abbastanza bene la famiglia Reverberi da tempo, dato che abitiamo vicini. Non si è concretizzato nulla e non so se sarebbe stata la scelta più giusta per me. Alla fine riflettendoci bene, sono d’accordo con Luca. E’ meglio essere andato con la Solme-Olmo e guardo volentieri a quello che dovrò fare con loro nel 2025.

La perla del 2023 arriva quando Fantini finalizza il perfetto lavoro dei compagni battendo Mellano (foto italiaciclismo.net)
La perla del 2023 arriva quando Fantini finalizza il perfetto lavoro dei compagni battendo Mellano (foto italiaciclismo.net)

«So che cambierà l’ambiente, sarà un’esperienza nuova in tutto. Abbiamo già fatto il primo incontro e sono sereno. Anzi sono curioso di sapere cosa mi aspetta. Al momento non sono troppo spaventato, perché so che se si fanno i lavori fatti bene, non devi temere nulla. Ecco, forse al momento ho solo il timore di come starò in gruppo durante le gare. Anche quello comunque sarà un modo per crescere, che è l’obiettivo primario».

Il biennio juniores

Le due stagioni da juniores con tre successi complessivi sono già storia per Fantini. Le rivive in velocità come quando si lancia in volata o in pista.

«Abbiamo sempre lavorato il giusto – prosegue Cristian – ovvero poco rispetto a certi altri juniores per non bruciare le tappe. Mi sono sempre fidato di Luca, fra di noi c’è un bel rapporto, anche di amicizia, non solo atleta-diesse. Già l’anno scorso avrei dovuto fare la pista, ma lui mi diceva che erano carichi di lavoro pesanti che io in quel momento non avrei saputo gestire. Aveva ragione.

«Ho fatto il 2023 di ambientamento alla categoria. Ho aiutato la squadra e spesso mi sono trovato a lavorare per Omati, però quando potevo avere un po’ di spazio mi sono giocato le mie carte. E una vittoria l’ho centrata. Quest’anno invece sono partito molto bene con due vittorie in quindici giorni poi ho calato l’attività su strada per curare la pista. Con i miei compagni di nazionale inizialmente non ci aspettavamo di vincere, ma sapevamo che stavamo andando forte. Agli europei in Germania abbiamo preso coscienza dei nostri mezzi e di quelli degli avversari. Siamo andati al mondiale convinti di vincere e di poter realizzare il record. E così è stato».

Allenamenti in vallata

Fantini si ispira a Van Aert ed abita in una porzione della provincia di Reggio Emilia perfetta per la bici e per inseguire i propri sogni. Dalla sua Ciano d’Enza (dove nel 2021 passò la quarta tappa del Giro d’Italia) la strada inizia ad inerpicarsi verso le colline e il più alto Appennino. Quelle strade sono state la palestra d’allenamento di Malori, che abita dall’altra parte del fiume. A Castelnuovo ne’ Monti, circa 30 chilometri da casa, ci sarà un arrivo della Corsa Rosa di quest’anno e Cristian sicuramente non mancherà all’appuntamento. Intanto sa su cosa vuole migliorare.

Fantini (in terza posizione) si è concentrato all’attività in pista dopo il buon inizio su strada (foto FCI)
Fantini (in terza posizione) si è concentrato all’attività in pista dopo il buon inizio su strada (foto FCI)

«Attorno a casa mia – conclude – ci sono belle strade e tanti percorsi per qualsiasi tipo di allenamento. La settimana scorsa sfruttando il sole e gli ultimi caldi, ho fatto anche tre ore e mezza con alcune salite. Sono un passista-veloce e sugli strappi sono sempre andato forte, ma è proprio su salite un più lunghe che io voglio crescere. So che ne dovrò fare tanta senza esagerare se vorrò completarmi come corridore».

Magagnotti, sguardo al 2025 rivivendo una stagione d’oro

08.11.2024
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Novembre è tempo di bilanci e, nel caso di Alessio Magagnotti, anche di bilancia per misurare il peso di vittorie e medaglie conquistate. La sua prima stagione da juniores con le maglie della Autozai-Contri e della nazionale ha avuto un crescendo strepitoso.

Il trentino di Avio – che farà diciotto anni il prossimo 27 gennaio – non sembra patire quasi mai il salto di categoria, mantenendo una media “realizzativa” molto alta. Da esordiente ad oggi, con le otto di quest’anno, sono 51 le vittorie totali ottenute su strada. Numeri importanti da prendere sempre con le pinze quando si parla di giovani, soprattutto per non creare aspettative spropositate, però è conclamato l’interesse già piombato su Magagnotti da parte di formazioni pro’. Con lui ci eravamo lasciati prima che iniziasse ad inanellare ori continentali e mondiali in pista col quartetto con tanto di record del mondo, conditi dal bronzo nell’inseguimento individuale.

Giusto il tempo di riprendere il ritmo di casa dopo le vacanze a Tenerife con la fidanzata Linda Sanarini – altra junior azzurra plurimedagliata – dove hanno incontrato tanti amici-colleghi, che Alessio è pronto a guardare al 2025. Poche parole, pragmatiche e spazio ai fatti.

Magagnotti è rientrato dai mondiali in pista a Luoyang in Cina con un bel bottino e il record del mondo col quartetto (foto Autozai)
Magagnotti è rientrato dai mondiali in pista a Luoyang in Cina con un bel bottino e il record del mondo col quartetto (foto Autozai)
Alessio riavvolgendo il nastro, che annata è stata in generale?

Sono partito in sordina, anzi direi non benissimo. Mi sentivo gli occhi puntati addosso per le stagioni precedenti, però col passare del tempo non ci ho fatto più caso. Sono caduto in qualche gara, poi ad inizio aprile al GP del Perdono mi sono sbloccato cogliendo il secondo posto. Da lì in avanti è andata sempre meglio su strada, lavorando anche per i compagni. Anche in pista è andata bene. All’europeo di Cottbus abbiamo vinto l’oro col quartetto, ci siamo ripetuti ai mondiali in Cina dopo un bel lavoro in altura a Livigno. Alla fine direi che è stata una stagione buona, a parte qualche passaggio a vuoto e che non l’ho finita al meglio.

Per quale motivo?

Sicuramente ho del rammarico per alcune gare. Al campionato italiano a crono speravo di fare meglio dell’ottavo tempo, ma arrivavo da un periodo di stop per recuperare dopo essermi ammalato al Saarland con la nazionale. Anche all’europeo su strada in Limburgo avremmo potuto fare di più. Personalmente la condizione era buona, ma non abbiamo corso al meglio delle nostre possibilità. Infine ho dovuto chiudere la stagione forzatamente a metà settembre dopo una gara nel mantovano in cui si è riacutizzato forte un dolore alla schiena. In pratica ho la zona lombare scalibrata.

A cosa è dovuto?

In una delle prime gare dell’anno nella zona di Vicenza, sono caduto male picchiando la faccia. Da quel giorno in avanti ho sentito subito di non essere più a posto e forse non mi sono mai ripreso del tutto. Forse non ci ho dato troppa importanza perché non tutti i giorni mi faceva male, ho sempre corso sopportando il dolore. Verso la fine della stagione però era troppo forte e non riuscivo più ad esprimermi come volevo. Nei giorni scorsi sono stato in uno studio dentistico per prendere l’impronta per un bite. Portando quello dovrei sistemarmi e ritrovare il giusto bilanciamento.

Come ti sei trovato con gruppo azzurro?

Molto bene. Abbiamo ottenuti grandi risultati, ma altrettanti ci sono sfuggiti. In pista l’anno prossimo praticamente cambierà tutto il gruppo perché ero l’unico del primo anno. Su strada spero che sapremo correre meglio di squadra ed essere quindi più forti. Quando ci ritroveremo vedremo chi ci sarà, ma sono certo che non ci saranno problemi a trovare la giusta amalgama.

L’anno scorso avevi vinto l’argento al Festival Olimpico della Gioventù Europea, ma quest’anno com’è stato l’impatto con una vera esperienza internazionale?

Mi è servita per prendere ancora meglio le misure alla categoria. Tra gli juniores all’estero corrono davvero col coltello fra i denti come dicono tutti. Ho capito subito che gli avversari ti fanno la volata anche per il trentesimo posto.

Da questo primo anno da junior hai tratto altri insegnamenti?

Assolutamente sì. Ho capito che la gara non finisce finché non si taglia il traguardo. Prima davo certe cose per scontate, ma l’ho capito in prima persona. A fine aprile alla gara di San Leolino in Toscana ho ribaltato il risultato. In un tratto di sterrato mi ero staccato, pagando la mia ancora poca destrezza su quel fondo stradale. Ero demoralizzato e forse rassegnato ad un piazzamento, ma grazie agli incitamenti dei miei tecnici e anche un po’ a me stesso, sono riuscito a recuperare le posizioni e vincere la corsa.

Le voci di mercato parlato di te già in orbita WorldTour. Come gestisci questa situazione?

Ho imparato anche a controllare meglio certe pressioni, come ad inizio anno che avevo foga di fare e farmi vedere. E’ vero che ho avuto tante proposte da devo team dei WorldTour, ma non ho ancora firmato nulla e soprattutto devo ancora dimostrare tanto. Quindi sto con i piedi per terra.

Che obiettivi ha Alessio Magagnotti per il 2025?

La speranza è sempre quella di continuare a crescere e vincere. Mi piacerebbe mettere il sigillo alle corse più importanti, ma vorrei anche correre meglio sia individualmente che con la squadra, Autozai e nazionale. Ad oggi sono un passista-veloce che si trova a suo agio su falsopiani o strappi di un chilometro, però vorrei andare più forte su pendenze più dure. La mia volontà è anche quella di andare bene nelle gare del Nord.

Manlio Moro, da Parigi a Copenaghen tra pista e strada

09.09.2024
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Dopo le Olimpiadi, il finale di stagione arriva più rapido di un battito di ciglia. Come per tanti atleti, quello a cinque cerchi per Manlio Moro è stato un importante crocevia, ma ora è tempo di guardare a ciò che il resto del calendario gli riserva.

Al friulano di Pordenone non sono mancati gli stimoli – e probabilmente nemmeno le difficoltà – per far combaciare tutto. Il primo anno da pro’ di Moro, per di più nel WorldTour con la Movistar, ha coinciso con quello olimpico. Due battesimi di lusso che si sono trasformati in due esperienze fondamentali per un ragazzo di 22 anni che sta crescendo dando sempre il proprio contributo. Prima di Parigi, Moro ha vinto l’oro agli europei U23 in pista nell’inseguimento a squadre, bissando quello del 2022. Dopo Parigi, è ritornato a correre su strada senza perdere di vista l’ultimo obiettivo in pista di ottobre.

Quest’anno Moro ha corso poco su strada per preparare gli appuntamenti in pista, però vuole trovare il ritmo gara in fretta
Quest’anno Moro ha corso poco su strada per preparare gli appuntamenti in pista, però vuole trovare il ritmo gara in fretta
Manlio come sta procedendo quest’ultimo periodo?

Attualmente sono a casa di Rachele (Barbieri, la sua fidanzata, ndr) per allenarmi recuperando da una caduta al Renewi Tour in Belgio. All’inizio della quarta tappa sono volato a terra procurandomi abrasioni ovunque. Subito avevo paura di essermi rotto il gomito, che aveva un taglio profondo e si era gonfiato in fretta. Fortunatamente non è stato così e ho rimediato tutto con qualche punto di sutura. Ho fatto qualche giorno fermo e qualche altro in bici senza forzare, ma adesso ho già ripreso a fare ore e dislivello con lavori più specifici.

Sono quei classici intoppi che danno più fastidio perché ti rallentano anziché per il dolore.

Ovviamente cadere e farsi male non piace a nessuno, ma in questo caso, visto che alla fine me la sono cavata con poco, è stato un vero peccato perché avevo voglia di correre. Quest’anno, per forza di cose, ho accumulato meno di trenta giorni di gara. La Movistar sapeva che la mia stagione su strada sarebbe stata condizionata dalla pista a Parigi. Comunque il programma non è finito.

Cosa prevede il tuo calendario?

Dovrei correre il GP Wallonie e il Super 8 Classic (18 e 21 settembre, ndr), poi farò il resto del calendario italiano anche se mi devono confermare tutto. Voglio farmi trovare pronto e sono molto motivato a farlo. Anche perché poi ci saranno i mondiali in pista a Copenaghen fra poco più di un mese (16-20 ottobre, ndr). Fra poco torneremo in pista ad allenarci perché è un altro nostro obiettivo importante. Vedremo se farò solo il quartetto o altre prove.

Riavvolgiamo il nastro per un attimo ritornando nel velodromo di Parigi. Cos’hai vissuto lassù?

Le Olimpiadi sono state un’esperienza incredibile. E’ stato bellissimo essere lì. Come dicevo prima, ho lavorato sodo per essere a disposizione del cittì Villa. Sapevo che non avrei corso, però sono contento di aver fatto parte della spedizione. Forse l’unica cosa che mi dispiace, che non è imputabile a noi, è non aver ricevuto la medaglia di bronzo, anche se io non ho mai gareggiato nelle qualifiche. Bisogna dire che questa situazione non è mai stata chiarita dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale, ndr). In ogni caso non ho rimpianti, penso alle prossime Olimpiadi.

Sei stabilmente nel gruppo azzurro del quartetto con cui hai vinto l’oro europeo 2023 e due argenti mondiali negli ultimi due anni. In tanti sostengono che se Ganna dovesse prendersi una pausa dalla nazionale, non ci sarebbero troppi problemi grazie alla tua presenza. Cosa ne pensi?

Eh (sorride e sospira, ndr) mi fa piacere essere considerato il sostituto di Pippo, ma non esageriamo. Certamente abbiamo caratteristiche fisiche simili ed io in questi anni ho imparato anche da lui come essere sempre di più un vagone importante per il quartetto. Non so e non credo se Ganna stia facendo questa riflessione, io penso solo a farmi trovare pronto. Questo deve essere il mio mantra.

Visto il cenno alle prossime Olimpiadi, prima di allora a cosa punta Manlio Moro?

Fino a Los Angeles vorrei fare un bel salto di qualità su strada, soprattutto nelle prossime due stagioni. Per il 2025 cercherò di lavorare in modo profondo in inverno per avere già una buona base per le prime gare. Naturalmente non voglio mollare la pista. Sono due attività compatibili, ma totalmente diverse. Bisogna pianificare bene gli allenamenti e i programmi. In Movistar (con cui ha il contratto fino al 2026, ndr) mi trovo molto bene e mi lasciano spazio per la pista.

Migliorare a crono è uno degli obiettivi di Moro nei prossimi anni. Un lavoro che può tornare utile per la pista
Migliorare a crono è uno degli obiettivi di Moro nei prossimi anni. Un lavoro che può tornare utile per la pista
Ritornando in strada, cosa ti ha detto finora questa tua prima stagione da pro’?

E’ stato un bel salto dagli U23. Il ritmo è completamente diverso. Non esistono più gare facili. Non esistono più gare in cui vai per “fare la gamba” in vista delle altre corse. Devi presentarti al via preparato bene. A margine di tutto, quest’anno avendo corso poco non sono mai riuscito a prendere il necessario ritmo gara. Era tutto legato alla preparazione per Parigi, ma sono soddisfatto lo stesso. Adesso ho voglia di fare un bel finale.

La pista junior ha una… Stella: per Davide altri due mondiali

04.09.2024
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Salvoldi era stato buon profeta. A inizio stagione aveva indicato in Davide Stella l’ideale trait d’union per il gruppo junior della pista, mutuando l’esperienza acquisita lo scorso anno e trasmettendola ai nuovi arrivi. Il corridore del Gottardo Giochi Caneva ha svolto il compito come meglio non si poteva, innanzitutto entrando nel quartetto (dove lo scorso anno da novizio era riserva) e pilotandolo verso l’oro e il record mondiale, poi condendo la sua partecipazione ai mondiali di categoria in Cina con l’oro nell’eliminazione e l’argento nella madison.

Stella insieme a Salvoldi, che gli ha affidato la guida del gruppo essendo un secondo anno
Stella insieme a Salvoldi, che gli ha affidato la guida del gruppo essendo un secondo anno

Considerando europei e mondiali, Stella vanta ben 10 presenze sul podio con 7 titoli vinti. Un vero animale da pista, uno di quei gioielli che, nel normale periodo di rinnovamento postolimpico, va curato con massima attenzione. Il friulano d’altronde è uno di quelli davvero innamorati della pista, ne fa un caposaldo del suo futuro anche se l’attività su strada resta primaria.

Tornato dalla Cina, ha ancora negli occhi non solo la gioia dei risultati, ma anche le sensazioni provate in una trasferta così lontana: «E’ stata una manifestazione strana, diversa. Mi hanno colpito i panorami, le costruzioni, i modi di fare della gente. Inizialmente rimani un po’ interdetto, poi ci fai l’abitudine e anzi apprezzo questo sport che mi permette di vivere esperienze simili».

Battute finali dell’eliminazione, Stella precede Cordoba (ESP) e Menanteau (FRA)
Battute finali dell’eliminazione, Stella precede Cordoba (ESP) e Menanteau (FRA)
C’era gente ad assistere alle gare?

Tantissima, in certi giorni c’era il pienone, con striscioni e tanto tifo per i corridori locali, ma non solo per loro perché anche altre tifoserie, seppur con poca gente al seguito si facevano sentire. In questo senso è stato molto bello, un mondiale vissuto profondamente. Un mondiale anche di altissimo livello e lo dimostrano i tempi conseguiti. La pista era molto veloce e la concorrenza enorme, sia nelle prove contro il tempo che in quelle di gruppo. I risultati ottenuti sono stati sudati, posso assicurarlo.

Com’era l’ambiente in casa azzurra?

Molto sereno e questo ha favorito i risultati. Devo dire che Dino ha lavorato molto sul gruppo, cercando di trovare subito un’intesa sin dall’inizio dell’anno. Il risultato è stato che si è formato un gruppo unito, di amici prima che atleti, sembrava quasi di stare in vacanza quando eravamo lontani dalle bici. Questo era avvenuto già prima degli europei e in Cina si è visto ancora di più.

Il quartetto azzurro con Costa, Stella, Magagnotti e Fantini. Il nuovo record è 3’51″199
Il quartetto azzurro con Costa, Stella, Magagnotti e Fantini. Il nuovo record è 3’51″199
Lo scorso anno era già arrivato l’oro e il record mondiale e sembrava quasi impossibile riuscire a fare meglio cambiando completamente formazione. Come ci siete riusciti?

Molto del merito è del cittì che ci ha preparato al meglio. Dopo la vittoria nell’europeo, ci ha chiesto quali fossero le nostre intenzioni e noi abbiamo detto che l’oro mondiale non ci bastava, volevamo migliorare il primato. Dino ha lavorato per questo, portandoci in altura a Livigno, lavorando a Montichiari, curando la coesione del gruppo e gli automatismi.

Quali erano i ruoli?

Costa era al lancio, poi toccava a me rilanciare l’andatura e tenere alto il ritmo per passare poi la mano a Magagnotti e posso assicurare che quando tira lui non è facile stargli dietro. A chiudere poteva essere lo stesso Magagnotti oppure Fantini. Posso anzi dire che proprio lui è stata la sorpresa. A inizio stagione so che c’era qualche dubbio sui suoi requisiti, era meno performante degli altri ma Salvoldi ha continuato a crederci e lui è venuto fuori al momento giusto.

Argento nella madison insieme a Sporzon, battuti solo dai belgi Huysmans e Van Strijthem
Argento nella madison insieme a Sporzon, battuti solo dai belgi Huysmans e Van Strijthem
Tu però non ti sei limitato al quartetto, portando a casa anche un oro nell’eliminazione e un argento nella madison…

Sinceramente all’eliminazione ci puntavo perché è la specialità che mi viene meglio e che mi piace di più, ma inizialmente non doveva toccare a me ma a Bortolami. Poi Salvoldi ha cambiato le assegnazioni il giorno prima, così mi sono ritrovato a farla. Che devo dire, è una specialità che mi viene bene… Il giorno dopo c’era la madison, Salvoldi aveva pensato di evitarmi lo sforzo precedente, ma a dir la verità non ho sentito la fatica. Abbiamo chiuso secondi ma potevamo anche vincere, solo che Sporzon è caduto e riprendendo ci siamo trovati sfalsati rispetto a quanto stabilito, ossia lui sprintava nei turni che spettavano a me e viceversa. Questo ci ha creato qualche problema, senza la sua caduta sono convinto che ce la giocavamo.

Hai ormai un curriculum enorme, hai intenzione di continuare nei velodromi?

Sicuramente, era una conditio sine qua non per la squadra nella quale passerò, l’ho detto a ogni contatto che ho avuto. La squadra l’ho già scelta, ma mi hanno chiesto di non dire ancora nulla, comunque mi lasceranno carta bianca per fare attività su pista.

Stella (a destra) vince il GP DMT prima di partire per Luoyang. Sconfitti Stefanelli e Fabbro (foto Rodella)
Stella (a destra) vince il GP DMT prima di partire per Luoyang. Sconfitti Stefanelli e Fabbro (foto Rodella)
Lo scorso anno avevi detto che per emergere su pista avevi un po’ trascurato la strada. Come ti sei regolato quest’anno?

Avevo deciso di dedicarmi di più alle gare su strada soprattutto nella prima parte di stagione per poi passare alla pista per le gare titolate. Le mie soddisfazioni me le sono prese con tre vittorie fino a maggio e il successo al GP DMT proprio prima di partire per la Cina. Rispetto allo scorso anno è arrivata qualche vittoria in più, ora mi aspetta il Lunigiana da affrontare con la condizione acquisita in pista, ma sfruttando anche il grande carico di lavoro svolto a Livigno.

Masotti: «I bronzi mondiali in pista delle juniores valgono tanto»

30.08.2024
5 min
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La spedizione azzurra è rientrata dai mondiali juniores in pista a Luoyang col terzo posto nel medagliere. Undici apparizioni totali sul podio (al pari della Gran Bretagna che vanta più ori) da contestualizzare in due modi differenti tenendo conto dei metalli conquistati.

Se i maschi hanno rispettato le attese, dove su tutto spicca il record del mondo del quartetto, le ragazze devono vedere il bicchiere mezzo pieno. I sei bronzi conquistati da loro non rappresentano necessariamente un passo indietro rispetto ai trionfi di un anno fa in Colombia, anche se qualcosina in più era lecito aspettarselo in alcune discipline. Così come avevamo fatto prima della trasferta in Cina, abbiamo voluto sentire nuovamente Fabio Masotti, collaboratore tecnico del cittì Villa, per avere un bilancio dei risultati femminili.

Fabio come valuti la rassegna cinese delle ragazze?

Siamo partiti sapendo che non potevamo andare come i maschi. Loro sono andati veramente forte, però non mi lamento delle ragazze. E’ vero, qualcuno dei sei bronzi, potevano essere argento e addirittura oro, ma non sono stati mondiali semplici. In parte hanno pagato un po’ di inesperienza e in parte non sono state fortunate. Inoltre, stando ai tempi in pista, quest’anno il livello era molto più alto.

Quali sono le medaglie in cui avete più rammarichi?

Sicuramente quella del quartetto, che avevamo preparato molto bene. Purtroppo in qualifica a Sgaravato è uscita una tacchetta dal pedale proprio in partenza, quindi le compagne hanno perso del tempo per riorganizzarsi subito. Nonostante quello hanno centrato il terzo tempo. Purtroppo per noi anche la Gran Bretagna ha avuto un problema simile e girando solo in tre hanno fatto il secondo tempo. Quindi ce la siamo ritrovata in semifinale e sapevamo che era fuori portata per noi. Per tutti per la verità. Infatti hanno vinto l’oro col record del mondo grazie ad atlete come Ferguson e Lloyd, già prese dalla Movistar per i prossimi anni. Se avessimo trovato la Francia, ce la saremmo potuta giocare visto che avevamo tempi simili e magari arrivavamo in finale con le britanniche.

C’è un altro bronzo che poteva brillare di più?

Nell’eliminazione Baima poteva bissare l’oro dell’anno scorso e quello europeo di luglio, ma anche in questo caso la fortuna non ci ha sorriso. La gara è partita un’ora e mezzo dopo rispetto al programma iniziale per una serie di ritardi nelle corse precedenti. E’ stata un’odissea, è stata una gara che nel complesso è durata quasi quaranta minuti. Cadevano le atlete quasi ad ogni giro e si è accumulato ritardo ulteriore. Poi quando erano rimaste in quattro non ha funzionato il fotofinish e quindi hanno dovuto neutralizzare la corsa. Con tutto questo tira e molla Anita si è spaesata.

Si poteva gestire meglio la situazione?

Noi possiamo solo adeguarci al caos che si crea. Da sotto le gridavamo cosa fare, ma quando sei dentro che giri è tutt’altra cosa, specie se in contesto simile. E’ stata una gara che ha sfalsato i valori in pista. Anita è una che fa la differenza sulla resistenza, quando le altre accusano la stanchezza, però se prima degli ultimi sprint la corsa viene interrotta, le atlete meno forti possono recuperare. E probabilmente nelle volate finali possono anche sfruttare meglio il proprio spunto veloce. Peccato perché quella poteva essere una medaglia d’oro, però con i se e con i ma non puoi farci molto.

Nelle altre prove invece?

Nella madison Baima e Sanarini hanno valutato male una situazione perdendosi proprio negli ultimi giri. Un errore che tuttavia ci può stare. Come dicevo prima, da fuori vedi come va la gara, ma in pista può essere più difficile. Anche per loro poteva arrivare un argento. Per contro siamo contenti del bronzo di Pegolo nello scratch, una ragazza polivalente. Lei l’abbiamo inserita all’ultimo momento nella velocità a squadre facendo solo un paio di prove prima di gareggiare. Ed è arrivato un bel terzo posto. Bravissime le altre due ragazze, Trevisan e Cenci, che a sua volta ha preso un buon bronzo nel keirin.

Cosa avete messo dentro la valigia di ritorno per queste ragazze dai mondiali?

Non ci stanchiamo mai di ripeterlo. Quella juniores è una categoria nella quale cambiano gli interpreti ogni due anni e nella quale di conseguenza bisogna ottimizzare un lavoro ciclico. Alla fine dei conti, sono stati sei bronzi che danno parecchia soddisfazione, rispetto all’anno scorso in cui eravamo quasi certi di vincere. Le ragazze lo hanno capito e sanno che hanno margini di miglioramento, quanto meno quelle del primo anno che saranno con noi anche nel 2025. A febbraio dell’anno prossimo riprenderemo con i ritiri e nuovi inserimenti. Nel frattempo cercheremo di capire tra segnalazioni di società, test del Centro Studi e prove in pista quali saranno le migliori allieve che passano juniores.

Il motore dell’Australia. Welsford ha riscosso il suo credito

28.08.2024
6 min
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Anche Villa, analizzando i recenti Giochi Olimpici di Parigi 2024, ha riconosciuto che Sam Welsford sia stato l’arma in più del quartetto australiano verso oro e record del mondo. Un motore straordinario, all’altezza del Ganna di Tokyo 2021, che ha regalato il massimo ai Wallabies. Per ottenere l’alloro olimpico, il corridore della Red Bull-Bora Hansgrohe ha rinunciato a tanto, fatto grossi sacrifici, messo in freezer la sua carriera su strada proprio perché c’era un appuntamento con la storia al quale non poteva mancare.

I giorni di Parigi sono passati, Welsford ancora non ha ripreso la sua attività (lo farà oggi al Renewi Tour in Belgio) ma sente ancora nell’aria quell’elettricità che ha portato il suo oro, uno dei più belli dell’eccezionale spedizione australiana a Parigi, capace di cogliere il terzo posto nel medagliere contro ogni pronostico.

Welsford con Bleddyn, Leahy e O’Brien, i nuovi primatisti mondiali del quartetto
Welsford con Bleddyn, Leahy e O’Brien, i nuovi primatisti mondiali del quartetto
Quando sei stato coinvolto nel progetto del quartetto olimpico e qual è stata la differenza principale rispetto all’Australia degli scorsi anni che vi ha portato all’oro e al record?

E’ stata una scelta positiva. Ero stato argento a Rio 2016 e bronzo a Tokyo tre anni fa, in cuor mio ho sempre saputo che volevo tornare e provare a ottenere quella benedetta medaglia d’oro. A Tokyo era stato un disastro nelle qualificazioni che ci aveva messo subito fuori gioco. Dovevamo riscattarci. E così abbiamo ricominciato ad allenarci, ma prima ci siamo presi un po’ di tempo lontano dalla pista. E’ come se ci fossimo disintossicati. Abbiamo ripreso quest’anno con un’idea chiara in mente. Abbiamo fatto la Nations Cup come gara di preparazione, di costruzione della squadra insieme e poi abbiamo fatto un sacco di lavoro a Maiorca, concentrandoci in maniera quasi monacale. Poi ad Anadia in Portogallo per fare davvero quel lavoro specifico che ci serviva e siamo arrivati a Parigi al massimo, consci che potevamo farlo.

Tu hai smesso di correre su strada a metà giugno: è stato un problema per il team non poter contare su di te?

All’inizio della stagione ero andato molto bene, ma sapevo che non poteva durare, dovevo pensare a che cosa serve per essere campioni in pista, a quel tipo di allenamento diverso dalla strada. Il piano con la squadra era avere un buon blocco di gare prima del lavoro specifico e poi rivederci dopo Parigi. In Slovenia ero già con la mente verso il quartetto, era stata una gara anche molto severa, arcigna. Devo dire grazie al team che mi ha supportato nel mio sogno. Ora sono concentrato per fare comunque un buon finale di stagione. Nel team d’altro canto sanno anche che la pista è molto utile per il mio sprint.

Per il ventottenne australiano l’oro è stata una sorta di liberazione dopo il pasticcio di Tokyo
Per il ventottenne australiano l’oro è stata una sorta di liberazione dopo il pasticcio di Tokyo
Avevi iniziato la stagione in maniera trionfale al Santos Tour Down Under: come giudichi la prima parte dell’anno su strada?

Penso che vincere nel mio Paese d’origine, la gara di casa ad Adelaide, sia stato super speciale e vincerne poi tre sia stato incredibile. Ero davvero entusiasta della stagione che stavamo iniziando. E’ stato sicuramente uno dei miei momenti salienti dell’anno. Un velocista che vince tre volte nella stessa gara non accade spesso, quando succede devi goderti il momento.

Ti vedi più come corridore su strada o su pista?

Ora sono probabilmente più uno stradista. L’oro di Parigi non cambia quello che sono. Ora voglio avere la mia carriera e credo che alla mia età ora posso essere uno dei migliori velocisti nel gruppo, giocare  le mie carte nei Grandi Giri, Ma per farlo dovevo chiudere un cerchio e ringrazio i tecnici per avermi permesso di farlo con quella medaglia d’oro.

Una delle tre tappe vinte al Santos Tour Down Under, dove aveva mostrato una grande potenza
Una delle tre tappe vinte al Santos Tour Down Under, dove aveva mostrato una grande potenza
Tornando alla preparazione per Parigi, quanto è stato importante potersi allenare senza distrazioni derivanti dall’attività su strada?

Un equilibrio c’è sempre stato, non credo nella divisione netta delle carriere. È più come se dovessi fare un po’ di entrambe le cose. Anche senza gareggiare su pista, allenarcisi sopra è importante, soprattutto per la forza che un velocista deve avere. Non è solo questione di forma fisica generale, ma di cura del motore, per così dire. Soprattutto se fai le volate di gruppo che ho fatto io. La pista ti abitua a sforzi brevi e intensi che creano molta fatica neurale. Sono stancanti, più dell’allenamento su strada, stai tranquillo che il giorno dopo non te la senti di fare 4 ore su strada…  Ma in realtà è molto importante per il processo di passaggio, per lavorare sull’ultimo minuto di questa gara, quello decisivo.

Welsford insieme a O’Brien nella madison, chiusa al 12° posto con un senso di appagamento
Welsford insieme a O’Brien nella madison, chiusa al 12° posto con un senso di appagamento
Qual era la nazione che più temevate sulla strada verso l’oro?

Difficile dire. Sapevamo che c’era tanto equilibrio, con Italia, Gran Bretagna, Danimarca, temevamo anche i cugini neozelandesi. Impossibile prevedere prima che cosa sarebbe successo, noi sapevamo solo che dovevamo essere al massimo e non sbagliare, questa volta… Perché non avremmo avuto un’altra occasione. Devo però confessare che guardavo l’Italia e mi faceva impressione, sapevo che erano una squadra davvero buona e che Ganna stava andando bene. Sarebbe stata una minaccia davvero grande. Sai, sono sempre super per le Olimpiadi e sono stati campioni del mondo di recente, quindi sapevamo che erano anche loro al massimo, ma dovevamo guardare a noi stessi.

Molti ti giudicano come uno degli sprinter più forti del ciclismo attuale: è un ruolo che ti piace o pensi di avere anche altre caratteristiche?

Essere un velocista a me piace. È qualcosa in cui penso di essere abbastanza bravo. Con la giusta preparazione, penso che possa essere abbastanza veloce, all’altezza degli altri di primissimo piano. Fortunatamente negli ultimi due anni sono andato migliorando lentamente, ma non ho ancora raggiunto i livelli che penso di avere. D’altronde le corse sono cambiate, ora sprinter puri non ci sono più, devi saper tenere anche in salita. Su questi terreni collinari, che sono difficili per me perché ovviamente sono piuttosto pesante, posso e devo ancora migliorare.

Brillante a inizio stagione, l’australiano si era già messo d’accordo con il team per una lunga assenza
Brillante a inizio stagione, l’australiano si era già messo d’accordo con il team per una lunga assenza
Tu hai già il contratto per il prossimo anno: ti dedicherai ancora alla pista nel 2025?

Sai, ci ho pensato. E’ difficile dirlo ora. Per me, penso che sia importante che restituisca qualcosa al team. Mi concentro sulla strada e mostro loro quanto posso essere bravo. Se avrò una stagione davvero buona l’anno prossimo, penso che sia davvero positivo per la squadra e per mostrare cosa so fare. Penso di essere in quella fase della carriera in cui devi decidere cosa vuoi fare. Magari potrebbe essere utile fare qualche Sei Giorni, qualche uscita a fine anno. Ma non di più.

Oro all’Australia, ma l’Italia s’è desta. La scossa di Ganna

07.08.2024
6 min
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SAINT QUENTIN EN YVELINES (Francia) – Non è un bronzo che vale oro, ma è un bronzo che vale tanto. Il quartetto azzurro dell’inseguimento ha saputo assorbire la delusione della mancata finale e superare la Danimarca, che era arrivata all’appuntamento per il terzo posto forte di un tempo migliore ottenuto il giorno prima. E quindi va reso merito alla capacità di reazione dimostrata da Filippo Ganna, Simone Consonni, Jonathan Milan e Francesco Lamon, che è il primo a parlare a fine gara.

«La sera della semifinale – dice – ha prevalso l’amarezza per non essere nella finale per l’oro. Anche in maniera egoistica, mi prendo la responsabilità di questo termine. Ero delusissimo. Però abbiamo trovato la grinta necessaria per risalire su quel podio. C’è gente che lavora una vita per un podio olimpico. Volevamo questa medaglia, sono soddisfatto. La delusione ora passa in secondo piano».

Lamon era il più deluso ieri: voleva vincere. Il bronzo lo ripaga e finalmente torna il sorriso
Lamon era il più deluso ieri: voleva vincere. Il bronzo lo ripaga e finalmente torna il sorriso

Come a Tokyo, battuta ancora una volta la Danimarca in rimonta: «Una volta tocca a noi – sorride il veneziano – una volta a loro. Anche loro ci avevano battuti in passato. E’ una ruota che gira. L’importante è aver confermato che l’Italia c’è».

Una medaglia olimpica

Cosa è successo da un giorno all’altro? «Abbiamo assimilato il concetto che una medaglia, anche se di bronzo, è pur sempre una medaglia olimpica. Sarebbe stato da immaturi non dare il 100 per cento per portarla a casa. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo analizzato i pochi errori di ieri e ce l’abbiamo fatta. Ce la meritavamo, ce la siamo meritata. Li avevamo già battuti, potevamo rifarlo».

Ancora una volta vittoria in rimonta, ma non c’è tattica secondo Lamon: «In uno scontro diretto c’è poca tattica. Conta solo battere l’avversario. Sappiamo che loro partono più forte, abbiamo cercato il giusto compromesso per avere un margine di rimonta nel finale e siamo riusciti a farlo nel migliore dei modi. Sono soddisfatto della mia partenza e di come hanno recuperato i miei compagni nel finale».

Ganna bis

Soddisfatto anche Filippo Ganna, uno dei pochi atleti italiani che tornerà da Parigi con due medaglie. Gli altri finora sono Thomas Ceccon (nuoto), Filippo Macchi (scherma), Alice D’Amato e Manila Esposito (ginnastica). Lui la prende alla lontana.

«Il nostro viaggio è iniziato a Rio. Una chiamata last minute – racconta – fuori dalle prime 4 per pochissimo». E’ un viaggio che si conclude, per questo quartetto? «Il bello dei miei 28 anni e forse dei 22 di Johnny è che siamo ancora giovani», risponde Filippo, che si considerava invece già un po’ “vecchio” dopo la cronometro su strada. Miracoli di una medaglia olimpica.

«Per il futuro vedremo. Ora l’importante è che abbiamo ancora una volta cercato di ottenere il massimo risultato, di lottare contro tutto e tutti. S’è visto chi ci è rimasto vicino, chi ci ha sempre supportato. Da Rio, se non prima. Ma io riparto anche dai mondiali di Londra, quando ci avevano cambiato un manubrio perché era fuori regola e abbiamo finito con cuore e testa. Anno dopo anno siamo cresciuti con coppe del mondo, europei, mondiali, fino all’Olimpiade di Tokyo. E non in tanti possono dire di avere quella medaglia a casa.

Consonni, Milan, Moro, Ganna e Lamon: un gruppo di fratelli premiati dal bronzo
Consonni, Milan, Moro, Ganna e Lamon: un gruppo di fratelli premiati dal bronzo

«Abbiamo avuto alti e bassi – prosegue – siamo arrivati qui da favoriti. Ma non si può sempre fare copia e incolla. Non è facile ripetersi, non è facile confermarsi. Ma è facile confermare che ognuno di noi darà sempre una mano agli altri. Chi è in difficoltà sa che troverà sempre un compagno pronto ad aiutarli. Ieri è stata dura. Complimenti a Gran Bretagna e Australia, non l’avevamo mai vista così forte. Ma il nostro bronzo vale tanto. E’ bello pensare che a Rio Viviani ha ottenuto l’oro, a Tokyo un bronzo. Noi abbiamo replicato lo stesso percorso, spostato di 4 anni».

La scelta della crono

Due medaglie in due discipline diverse per Filippo. Era meglio concentrarsi su una sola? «Ho deciso io, ascolto le critiche, non per forza devo condividerle. L’obiettivo era portare a casa due medaglie. Ce l’ho fatta. Sulla bici c’ero io. I ritiri, la fatica, i giorni fuori di casa, i sacrifici, li ho fatti io e sentiti io. Ringrazio chi mi ha supportato e speriamo di dare soddisfazioni al pubblico, che ci vuole veramente bene. Abbiamo continuato a lavorare, non ci siamo arresi quando le cose andavano male. Lì serve sempre mantenere la testa sulle spalle e affrontare le difficoltà».

Gli azzurri sono partiti subito forti e senza tabelle, demolendo la Danimarca. In testa Milan e poi Ganna
Gli azzurri sono partiti subito forti e senza tabelle, demolendo la Danimarca

La gestione della gara? «Volevamo partire forte per tenerli lì e fare quello che abbiamo fatto. San Johnny è stato decisivo. Aveva quella marcia in più che serviva. Magari a Tokyo ero io, oggi è stato lui. Ci siamo amministrati al meglio e abbiamo portato a casa una medaglia che ripaga dei tanti sacrifici fatti in questi anni».

Ganna risulta iscritto anche alla Madison, «ma spero che Consonni e Viviani stiano bene». Infine, la dedica: «A chi c’è sempre, anche quando le cose vanno male. Grazie a loro la testa rimane sulle spalle e porti a casa grandi risultati».

Parla San Johnny

Un’altra dedica l’aveva fatta a “San Johnny”, cioè Jonathan Milan. Sua la migliore prestazione individuale. «Ma santo è troppo – risponde lui – questo è un risultato di gruppo. Abbiamo dato tutti il 100 per cento in questi giorni. Il risultato va diviso in quattro e quindi ci sono almeno quattro santi. Ci siamo aiutati, abbiamo portato a casa un risultato che vale molto, con questi avversari così agguerriti.

Villa riceve l’abbraccio del gigante Milan: la medaglia è arrivata
Villa riceve l’abbraccio del gigante Milan: la medaglia è arrivata

«Il risultato dell’Australia parla da solo. Abbiamo fatto del nostro meglio, ci siamo detti che la Danimarca era battibile. In questi giorni era calata nel finale, pensavo aggiustassero il tiro. Ma in effetti sono stati avanti credo fino ai 2.500. Noi siamo stati molto regolari, questa è stata la nostra forza. Abbiamo avuto la forza di resistere fino alla fine».

Il futuro è già iniziato

Il futuro è suo. E di chi altro? «Penso che arriveranno tanti giovani. Cercheremo di dare il massimo per essere competitivi in più discipline possibili. Ci sono giovani promettenti, dobbiamo dargli spazio e tranquillità per crescere. E soprattutto fiducia. Ora godiamoci questo terzo posto e poi vedremo. Los Angeles? Vedremo, magari sperando in un percorso su strada più facile, poi ci penseremo».

Sul podio, prima l’Australia, seconda la Gran Bretagna e terza l’Italia

E il futuro immediato? «Vorrei arrivare bene agli europei su strada. Prima farò il Giro di Germania, Amburgo e poi gli europei. Ho un po’ di tempo per prepararli».

La sua dedica è per la famiglia: «Qui avevo i miei genitori, la mia ragazza, mio fratello non è riuscito ad esserci per questioni di allenamenti e gare, ma so benissimo che mi seguiva da casa. Sono stato contentissimo del fatto che ci fossero anche loro». E noi contenti non per l’oro, ma per un bronzo che vale tanto.

Consonni e la calma (quasi) olimpica: il quartetto affina l’intesa

29.07.2024
4 min
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Viene definita “calma olimpica” ed è quella caratteristica che contraddistingue uno stato d’animo serafico, misurato, distaccato, a tratti quasi ingenuo. Nell’antica Grecia era il periodo di pace, durante i quali ogni conflitto si fermava. Oggi è l’unica arma per contrastare la tensione di chi è chiamato a vincere una medaglia olimpica. Simone Consonni, uno dei quattro vagoni che comporrà il quartetto per l’inseguimento su pista vincitore della medaglia d’oro a Tokyo 2020+1, la “calma olimpica” la sta maturando in questi giorni. E a giudicare dalle sue parole, è già sulla buona strada.

Il quartetto prosegue con l’affinare tutti i meccanismi prima di partire per Parigi
Il quartetto prosegue con l’affinare tutti i meccanismi prima di partire per Parigi

Azzurri a Montichiari

La nazionale azzurra sta lavorando al velodromo di Montichiari per affinare il treno, per preparare la “gamba”, per oliare ogni meccanismo. Già il fatto che Consonni – 29 anni, bergamasco della Lidl-Trek – risponda al telefono a circa una settimana dalle gare la dice lunga su quanto la sua “calma olimpica” sia a buon punto. Del resto per lui quella di Parigi sarà la terza Olimpiade.

«L’Olimpiade è bella – spiega – ma l’atmosfera è delicata, ti prende, ti avvolge, ti trascina per cui è difficile da placare. Soprattutto lo diventa lontano dalle gare, gestire l’ansia non è sempre facile, ma resta un evento mondiale, che va oltre allo sport».

Parigi sarà la terza Olimpiade di Consonni, dopo Rio e Tokyo
Parigi sarà la terza Olimpiade di Consonni, dopo Rio e Tokyo

Ritorno a Parigi

Questo per l’aspetto emotivo che, aggiungiamo noi, viene accresciuto dal fatto che a Parigi correrà anche la sorella Chiara. Poi però c’è l’aspetto tecnico. Il quartetto partirà il primo giorno di agosto con la tre giorni di gare (se tutto filerà liscio…) in programma il 5-6-7 agosto.

«Dobbiamo riprovare la pista di St. Quentin en Yvelines – spiega Consonni – la conosciamo, l’abbiamo già testata, ma il feeling con ogni velodromo va affinato».

In pista è sempre questione di centesimi e di millimetri, i corridori sono già maniacali quando in ballo ci sono i minuti che si danno sui passi alpini, figuriamoci i pistard come vivono un appuntamento olimpico. Questa però è la vigilia di Consonni contraddistinta dalla maturazione della calma olimpica e allora anche la sua condizione non delle migliori nelle ultime settimane non lo scalfisce.

«Ho avuto una settimana di tosse e mal di gola – racconta – ma è stata provvidenziale, è arrivata nel momento giusto, non ha compromesso il mio avvicinamento a Parigi».

Dopo la crono di Parigi, da oggi Ganna è nuovamente a Montichiari con i ragazzi del quartetto
Dopo la crono di Parigi, da oggi Ganna è nuovamente a Montichiari con i ragazzi del quartetto

L’argento di Ganna

Insomma, Consonni da Brembate Sopra sta bene, ma la gara si fa in quattro e non basta che il singolo stia bene, serve che tutti e quattro siano al top. Ecco, tra questi quattro c’è Filippo Ganna, la locomotiva del quartetto. Colui che – per palmares – porta oneri e onori del più talentuoso. Il Pippo del ciclismo nazionale ha scaldato i motori nella cronometro su strada, con la medaglia d’argento alle spalle di Remco Evenepoel e davanti a Wout Van Aert. A Wout ha sfilato l’argento con un finale mostruoso, da Ganna. Ma quali segnali ha dato la crono al quartetto?

«Lo ha detto Pippo – risponde Consonni – non era la medaglia che si aspettava. Ma ha anche detto che in condizioni meteo complicate, come quelle nelle quali si è svolta la crono, lui non è un “drago”. Detto questo, è una medaglia importante. E’ stato battuto da un grande Remco, è un argento che sono sicuro darà morale a lui e a noi che lo abbiamo seguito dalla pista, con il maxischermo, durante gli allenamenti. Ora Pippo è con noi, in questi giorni lavorerà soprattutto ascoltandosi, sentendo le sensazioni fisiche e morali per calibrare l’avvicinamento alla corsa. La crono è una prova molto dispendiosa e i viaggi sono sempre stressanti. Ma saremo al meglio».

Consonni e Ganna sono stati compagni al Team Colpack ed entrambi (più Ravasi e Troia) passarono alla UAE Emirates
Consonni e Ganna sono stati compagni al Team Colpack ed entrambi (più Ravasi e Troia) passarono alla UAE Emirates

Tra vincere e confermarsi

Eppure, ancora non basta. Essere forti in quattro potrebbe non essere sufficiente perché poi ci sono gli avversari. Quali le nazionali più temibili? 

«La Danimarca senza dubbio – afferma il bergamasco – e poi la Nuova Zelanda che ha Tokyo abbiamo battuto per una manciata di decimi. Infine non dimentichiamoci della Gran Bretagna, di diritto tra le più temibili per tradizione. Noi però saremo lì, pronti per fare qualcosa di importante».

Consonni c’è, lo conferma e la sua “calma olimpica” si definisce anche nella saggezza e nella consapevolezza finale: «Sappiamo che la cosa difficile non è vincere, ma confermarsi». Un ragioniere nello scandire e scegliere le parole, ora occorre essere freddi calcolatori per sbriciolare tempo e avversari sull’ovale che potrebbe diventare un cerchio perfetto, magari dorato.

Nazionale a Hong Kong e Villa cerca nomi nuovi

12.03.2024
5 min
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Questo fine settimana torna la Nations Cup di ciclismo su pista in quel di Hong Kong e Marco Villa si è trovato a partire per l’Estremo Oriente con una nazionale ben più che rimaneggiata. Mancano pressoché tutti i big, ma il cittì azzurro non si preoccupa. Anzi questa trasferta può essere molto utile per capire chi ci sia dietro ai due quartetti titolari.

Il quartetto femminile azzurro oro agli Europei 2024. Viilla però guarda già al futuro
Il quartetto femminile azzurro oro agli Europei 2024. Viilla però guarda già al futuro

Prendendo spunto dalle convocazioni azzurre, Villa affronta un tema importante proprio perché messo un po’ da parte in vista dell’imminente scadenza olimpica: chi c’è dietro i titolari? E’ anche valutando questa prospettiva che il tecnico ha fatto le sue scelte.

«In campo maschile – spiega – porto gente già nel giro azzurro maggiore come Lamon, Scartezzini e Boscaro e con loro agiranno, per il quartetto ma anche nelle altre prove di endurance, Galli, Giaimi e Sierra. Fra le donne intorno all’esperta Zanardi ci sarà un manipolo di giovani con Crestanello, Fiorin, Pellegrini e Vitillo. Tutti questi nomi li considero parte del progetto, anche per Parigi. Se qualcuno o qualcuna mi dimostra di andare davvero forte può entrare anche nella formazione titolare, proprio come fece Milan a Tokyo dandoci quel qualcosa in più».

L’oro europeo nel quartetto juniores 2023. Salvoldi ha dato a Villa un manipolo di campioni in erba (foto Uec)
L’oro europeo nel quartetto juniores 2023. Salvoldi ha dato a Villa un manipolo di campioni in erba (foto Uec)
Molti di questi ragazzi sono al loro esordio nella categoria maggiore e anche nelle gare internazionali, alcuni non li avevi tu sotto mano. Che impressione ne hai tratto?

Erano sotto le direttive di Salvoldi e so come hanno lavorato. Poi negli allenamenti io c’ero, li vedevo, anche la scorsa stagione. So di che cosa sono capaci e so anche che seguono tutti quella direzione che ormai impera nel ciclismo moderno, quella della multidisciplina. Per me possono fare molto bene anche su strada.

In un quartetto quanto conta l’età?

Molto, ma io devo guardare all’esperienza e occasioni come queste sono oro. Un quartetto deve avere al suo interno il giusto mix, ma io il quartetto lo vivo tutti i giorni, lo intendo in maniera allargata. Non è un caso ad esempio se a Montichiari faccio allenare le ragazze dietro ai ragazzi. Bisogna entrare nei meccanismi, anche capire come aiutarsi a vicenda.

Sierra è l’esatta dimostrazione di come si possa emergere su pista come su strada
Sierra è l’esatta dimostrazione di come si possa emergere su pista come su strada
Anche perché ogni elemento devi inquadrarlo in funzione di un ruolo specifico…

Esatto. Se da una parte bisogna essere pronti a vestire un altro ruolo, è comunque necessario impossessarsi di un proprio compito, come un vestito su misura. Per farci capire, quattro Ganna non fanno un quartetto vincente all’Olimpiade. Io ho bisogno di avere gente intercambiabile: se Lamon non può fare il suo solito lancio, so che posso contare su Boscaro per lo stesso ruolo. Consonni come secondo vagone ha un Galli di riserva. Milan come terzo ha tante alternative come Scartezzini, Giaimi o Viviani e Ganna nel finale può essere sostituito dagli stessi Milan e Giaimi. Lo stesso principio vale per le donne, bisogna saper mettere gli innesti giusti al posto giusto.

Proprio a proposito delle ragazze, quante ne consideri?

Oltre a quelle titolari, ci sono quelle di Hong Kong, ma anche ragazze più giovani, come Zanzi e Grassi che sono ancora junior ma seguo con molta attenzione. Ragazze che attualmente non vanno come le altre, ma io spero che prendano quel ritmo. Hanno tempo per farlo, ma devono abituarsi il prima possibile.

Valentina Zanzi, uno dei nuovi talenti qui sul podio iridato juniores 2023 nella corsa a punti
Valentina Zanzi, uno dei nuovi talenti qui sul podio iridato juniores 2023 nella corsa a punti
Vedendo tutta questa gioventù chiamata in causa, la sensazione è che una parte di te sia già proiettata al dopo Parigi.

Non potrebbe essere altrimenti. Dopo l’Olimpiade ci metteremo al tavolo e ognuno dirà che cosa vorrà fare: se continuare e investire altri quattro anni in questa attività o dedicarsi completamente alla strada. Lo faremo in assoluta sincerità, senza pressioni. Dopo Tokyo fu così: parlammo in maniera schietta e i ragazzi olimpionici fecero un patto per arrivare a Parigi e difendere il titolo. Io garantii loro il massimo dell’impegno per portarli il più in alto possibile e quel patto non è mai stato infranto. Dopo Parigi affronteremo il discorso.

Parlavi prima di nuovi innesti dalle juniores. Il discorso vale anche per i maschi e più in generale, trovi numeri più risicati al femminile?

Partiamo dal primo tema. Ci sono già altri giovani che seguo, faccio due nomi: Grimod e Favero. Molto però dipende da che cosa chiedono i team, non tutti guardano di buon occhio alla doppia attività e io ho bisogno di gente che sia pronta a investire sulla pista senza remore e senza ostacoli esterni. Per il resto c’è materiale in entrambi i sessi e questo è confortante, poi è chiaro che il lavoro da fare per entrare nel team è lungo. Se da junior viaggi a 3’55”, quando passi di categoria ci sono titolari che vanno a 3’42”. E’ un bel salto, ma con il tempo e il lavoro si può fare.

Villa con la Venturelli. A dispetto dell’età si è dimostrata già matura per entrare nel quartetto titolare
Villa con la Venturelli. A dispetto dell’età si è dimostrata già matura per entrare nel quartetto titolare
Un discorso che vale anche al femminile?

Sicuramente, certo poi quando ti trovi un fenomeno come la Venturelli, primatista mondiale junior che già va alle velocità delle titolari allora è diverso, ma lì siamo di fronte a un fenomeno aiutato dal fisico, da quello che madre natura le ha dato. Io spero che la nuova infornata di juniores mi dia altro materiale, oltre i nomi che ho già fatto, considerando anche che c’è chi emerge prima e chi dopo. Ma è compito mio che non sfugga nulla, né per l’oggi né per il domani.