Carboni, a tutta rabbia: «Adesso una squadra per la Vuelta!»

06.06.2022
6 min
Salva

Mentre Giovanni Carboni sul podio riceve fiori e applausi, il padre Ivan e la mamma Lucia ai piedi del palco trattengono a stento l’emozione. Brisighella è riarsa da un sole duro il cui riverbero sulle pietre rende il centro una fornace. La mamma è commossa. Dice Giovanni che negli ultimi tempi hanno anche litigato, perché lei chiedeva ogni giorno se ci fossero novità e la situazione dei corridori Gazprom sembra congelata nel nulla. Stesse domande, stesse risposte: zero. In certi frangenti si vive con i nervi a fior di pelle.

«E’ stata un’emozione grande – dice il padre – lo seguo da quando era esordiente e ci credevamo che oggi potesse fare qualcosa di buono. Anche se con la testa era difficile restare concentrati, si è sempre allenato e ha sempre dato il massimo».

La vittoria di Carboni a Brisighella è stata il modo per sfogare la grande rabbia
La vittoria di Carboni a Brisighella è stata il modo per sfogare la grande rabbia

Strade amiche

La corsa, in breve. La terza tappa della Adriatica Ionica Race è partita da Ferrara ed è arrivata in questo paesone medievale sulle colline romagnole. Su strade simili e in un caldo altrettanto torrido, Giovanni aveva preso il sesto posto ai tricolori vinti da Colbrelli a Imola. Buono a sapersi.

Racconta Gabriele Bonetti, che è di qui e ha scritto il pezzo di lancio della tappa di domani parlando con Carboni, che in realtà Giovanni gli fosse parso molto interessato alle salite di oggi. Ora si capisce il perché. Ripresa la fuga di Monaco e Fancellu, infatti, Carboni si è messo a fare il diavolo a quattro. Ha attaccato e lo hanno ripreso. Ha attaccato e attaccato ancora e alla fine ha vinto.

«Il Monte Grappa di ieri – dice – era troppo lungo per uno che non ha corso il Giro d’Italia. Sarebbe stato irrealistico pensare di arrivare davanti. E poi a un certo punto si è pure rotto il cambio e ho pensato che la sfortuna non volesse abbandonarmi. Per questo oggi ho deciso di anticipare l’ultima salita, perché non avrei potuto reggere i migliori. Ho una bici da 8 chili. Dovevano arrivare le ruote leggere, ma dal primo marzo non è arrivato più niente. Anzi, è già buono che non si siano ripresi tutto».

Arrabbiato e deluso

Carboni è il terzo corridore della ex Gazprom a vincere in questa fase di purgatorio che minaccia di piegare verso l’inferno. Malucelli in Sicilia e Scaroni l’altro giorno a Monfalcone (in apertura i tre sono insieme dopo il traguardo di oggi a Brisighella). Prima di loro, Fedeli era andato fortissimo in Sicilia e come lui Conci e Canola. Questa situazione balorda, per la quale bisogna ringraziare il presidente dell’UCI Lappartient, li ha dotati di una cattiveria senza precedenti. Carboni, che è un mite, ha lo sguardo indurito, parla a fatica e solo perché deve farlo, ma si vede che dentro ha il terremoto.

«Questa situazione – conferma – mi sta tirando fuori la cattiveria. Prima ero più calmo e meno istintivo. Ora sono un fascio di nervi e non è per niente facile. Dovrei essere felice, invece sono arrabbiato e deluso».

Alla partenza da Ferrara, Scaroni, Monaco e Zana: Monaco sarà presto in fuga
Alla partenza da Ferrara, Scaroni, Monaco e Zana: Monaco sarà presto in fuga

Una squadra per la Vuelta

La ragazza mora con la macchina fotografica alla transenna era sulle spine. Non conoscendola e avendo riconosciuto dall’altro lato i genitori di Carboni, abbiamo pensato che fosse la sua ragazza. Poi la maglia azzurra del vincitore è piombata nella scena e il padre è corso in mezzo alla strada per abbracciarlo. Sono stati attimi lunghi come la lunga attesa. Quindi Giovanni è andato dalla mamma e solo alla fine si è diretto verso la moretta, che gli ha detto qualcosa sul fatto che abbia voluto farla morire di crepacuore.

«E’ la mia prima vittoria – dice Carboni (anche Scaroni due giorni fa ha centrato in azzurro il primo successo) – ed è venuta con la maglia azzurra. E’ tutto così strano… Questa maglia è la cosa più bella che ci sia. Quella ragazza? E’ la compagna di Malucelli. Io e “Malu” abbiamo vissuto gli ultimi tre mesi praticamente insieme come dei fratelli. Non ho dubbi che anche lei sia stata contenta. Ma adesso datemi una squadra per correre la Vuelta. Ne ho bisogno. Ho 27 anni, sono maturo per farlo…».

Brindisi con la birra, per Zana il primo giorno da leader è passato senza grossi scossoni
Brindisi con la birra, per Zana il primo giorno da leader è passato senza grossi scossoni

Protesta sbagliata

Sono le stesse parole che ha detto dopo l’arrivo, appena tagliato il traguardo. Solo che quelle le ha ruggite, mentre ora, seduto davanti all’antidoping, ha trovato il tempo per prendere fiato e mandare giù qualche sorsata d’acqua.

«In gruppo di queste cose se ne parla – dice – ma lo sapete com’è, il minimo necessario e non con tutti. Anche quel braccialetto… A me non l’hanno neanche dato».

Bisognava prendere in mano la situazione senza aspettare. A Laigueglia, nel primo giorno di questo colossale casino, bisognava andare alla partenza vestiti di bianco e fare in modo che la protesta fosse subito vibrante. Invece il silenzio ha lasciato credere di aver colpito persone inermi e incapaci di reagire, alle quali non è neppure necessario dare spiegazioni. Probabilmente è vero che Lappartient non dirà nulla sul tema, essendo ancora in piedi il ricorso di Renat Khamidulin al Tas, ma i corridori ne sono esenti.

Ai corridori andava offerta una via d’uscita. Il fatto che si sia pensato di poterne fare a meno basta per chiedere le dimissioni di una dirigenza impegnata a far girare manifestazioni e milioni di euro, ma incapace di prendersi cura dei suoi figli. Ma chi le chiederà?

La vicenda Gazprom ha tirato fuori in Carboni e nei suoi compagni una cattiveria inedita
La vicenda Gazprom ha tirato fuori in Carboni e nei suoi compagni una cattiveria inedita

Tutti grandi

Domani si parte da Fano, la sua città, e la ricorrenza avrà un sapore particolare. Chissà se nel frattempo la grande stampa deciderà finalmente di sporcarsi le mani con questa vicenda o continuerà ad ignorarla.

«Sono stati giorni duri – chiude suo padre – bisognava tenerlo tranquillo e gestire la situazione. Speriamo di venirne fuori presto. Questa vittoria è un premio inaspettato per tutti i ragazzi del gruppo Gazprom. Sono tutti dei grandi».

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

La prima di Scaroni nell’anno peggiore: «Io non mollo!»

Carboni, calcio alla malinconia, pensando al giorno di Fano

I corridori Gazprom porgono l’altra guancia. E poi?

Sedun racconta i giorni strani dello staff Gazprom

Vlasov, festa al Romandia e un pensiero per la Gazprom

L’UCI prolunga il lockdown della Gazprom

UCI e corridori Gazprom: due domande senza risposta

Malucelli, dietro quell’urlo non c’è solo rabbia

La Gazprom affonda nell’indifferenza generale

Carboni e l’agonia della Gazprom, mentre l’UCi fa spallucce

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

Gazprom fuori da Laigueglia, per Fedeli compleanno amaro

EDITORIALE / La lezione di Rosola su corridori, rabbia e diesse

06.06.2022
3 min
Salva

Dopo aver seguito il Giro d’Italia sulle moto di RCS Sport, Paolo Rosola, direttore sportivo disoccupato della Gazprom, ha trovato un posticino anche nella carovana della Adriatica Ionica Race. All’indomani della vittoria di Scaroni nella prima tappa, avendolo incontrato nella piazza di Castelfranco Veneto mentre confabulava con Malucelli (foto di apertura: Malucelli è un altro corridore della squadra inopinatamente chiusa dall’Uci, come pure Scaroni e Carboni), Rosola raccontava un interessante episodio.

«Il direttore sportivo di una squadra WorldTour di cui non faccio il nome  – raccontava – ieri mi ha guardato e mi ha detto che fra i suoi corridori ce ne sono alcuni che guadagnano 300.000 euro all’anno e sono svogliati, mentre questi qua non prendono lo stipendio da tre mesi e hanno addosso la rabbia che serve per fare i corridori».

La volontà e la rabbia spesso non bastano. Ieri sul Grappa Carboni ha dovuto stringere i denti e poi mollare
La volontà e la rabbia spesso non bastano. Ieri sul Grappa Carboni ha dovuto stringere i denti e poi mollare

Un fatto di grinta

Sicuramente la motivazione di questi ragazzi è qualcosa fuori dal comune. Però è altrettanto vero che osservando alcuni dei corridori che fanno parte del gruppo, la sensazione che alcuni si accontentino di vivacchiare sui contratti firmati in certi momenti ti assale.

A conferma di ciò valgano le parole di un massaggiatore, ugualmente incontrato in corsa. Parlando di un corridore giovane della sua squadra, annunciato come molto forte e di cui non ha fatto il nome, ci ha chiesto informazioni sulle sue qualità di quando era un under 23.

Quando gli abbiamo chiesto il perché di quella domanda, ci ha raccontato che questa corsa è la prima volta in cui lo abbia massaggiato e che glielo abbiano presentato come un ragazzo di sicuro talento. Ma quando durante il massaggio gli ha chiesto quanto pesasse, il ragazzo gli ha risposto di essere un chilo sopra al suo miglior peso da dilettante. Considerando che di solito il miglior peso da dilettante è soggetto a… dimagrimento, è stato immediato dedurre che probabilmente qualcosa non andasse. Tanto più che nella prima tappa, piena di strappi, la squadra puntava su di lui e lui si è staccato.

La Colpack è una continental: il confronto con i pro’ e un’attività ragionata dovrebbero far crescere
La Colpack è una continental: il confronto con i pro’ e un’attività ragionata dovrebbero far crescere

Chi comanda davvero?

E’ sicuramente sbagliato pretendere che tutti abbiano la fame e la rabbia dei corridori della Gazprom: anche fra loro ce ne sono alcuni che non hanno reagito esattamente in questo modo. E’ sbagliato anche pretendere che un neoprofessionista possa avere capito tutto, ma il livello della Adriatica Ionica Race è tale che un neopro’ uscito da una buona continental possa essere qui a giocarsi le tappe. Altrimenti a cosa servono le continental? Sarebbe bello vederli con il sangue agli occhi e la voglia di recuperare l’indomani qualora la tappa di oggi fosse andata male.

Perché il tempo passa e non c’è niente di peggio di lasciarselo scorrere addosso. Ma lo spunto conclusivo in questo cammino di ragionamento lo ha offerto ancora una volta Rosola nella risposta data a quel direttore sportivo.

«Questi qui avranno sicuramente una fame fuori dal comune – gli ha detto – ma se da voi ce ne sono alcuni che guadagnano così tanto e sono svogliati è perché come direttori sportivi non comandate più nulla. E i loro manager decidono al posto vostro. Si sveglieranno semmai quando sarà il momento di rinnovare il contratto».

Malucelli, dietro quell’urlo non c’è solo rabbia

12.04.2022
5 min
Salva

«Quando parti da davanti – dice Malucelli – devi essere forte da cavarli tutti di ruota. Altrimenti diventi un punto di appoggio e se qualcuno ti punta, non puoi farci più niente. Quando Moschetti è partito, a un certo punto ho pensato che non l’avrei più ripreso. Ma avevo dentro troppa grinta e troppa rabbia repressa. Così l’ho affiancato e nella mia testa gli ho detto: “Adesso ti passo!”. Ieri sera ho fatto togliere il 54 che era rimasto dal UAE Tour e ho detto al meccanico di rimettermi il 53. L’arrivo tirava al 3-4 per cento, mi è sembrato durissimo. Anche perché abbiamo fatto 200 chilometri e io non correvo dal 26 febbraio…».

Sul podio di Bagheria negli occhi di Malucelli un mix fra gioia e tristezza di fondo
Sul podio di Bagheria negli occhi di Malucelli un mix fra gioia e tristezza di fondo

Aspettando il TAS

Bagheria si specchia nel Tirreno, Palermo è là in fondo con la sagoma di Monte Pellegrino. Il pubblico del Giro di Sicilia aspettava Fiorelli, nato e cresciuto su queste strade. Ma quando nella scia di Moschetti è apparsa la maglia azzurra di Malucelli, conoscendo le recenti vicende della Gazprom, non abbiamo avuto nessun dubbio che avrebbe vinto lui. Nulla da togliere a Moschetti e Fiorelli, ma non poteva essere altrimenti.

«Tanta grinta – ammette Malucelli – e anche rabbia repressa. Se mi chiedete come sto, rispondo meglio di ieri, ma lo stesso non posso dire di stare bene. Non ho squadra, non ancora. Stiamo aspettando il Tas. Doveva venir fuori la scorsa settimana, dicono di aspettare anche questa. Sono stato per due mesi rinchiuso in casa. Le domande erano sempre le stesse, così pure le risposte. Ho detto a mio babbo di non chiedermi più del ciclismo, di non chiamarmi per sapere se c’erano novità. Però mi sono allenato. Lo sapete: noi corridori siamo delle teste di… e io da giorni avevo fatto un pensierino a questa tappa. Sapevo di avere una sola occasione».

Altri due Gazprom in gara con la nazionale: Scaroni e Carboni
Altri due Gazprom in gara con la nazionale: Scaroni e Carboni

Il segnale giusto

Mentre gli altri correvano con la maglia azzurra, Malucelli era a casa. Troppo duri il Coppi e Bartali e poi Larciano, ma Bennati aveva cerchiato il suo nome pensando proprio alla Sicilia e lui l’ha ripagato con la prima vittoria in Italia, alla prima convocazione in maglia azzurra della carriera.

«Senza questa convocazione – racconta Malucelli con il vento per sottofondo – avrei visto questa corsa in tivù. Quando ci guardiamo in faccia, vedo tanta voglia di fare bene. Perché se l’UCI non concede la benedetta deroga, rischiamo di stare per un mese e mezzo senza correre. E questa per me era l’ultima possibilità. Sono contento. E’ bello, mi dà morale e spero serva per mandare un bel segnale. Siamo tutti incazzati neri. Sono stato tutto marzo a casa a pensare. I giorni passavano e nel ciclismo conta vincere».

Fra Damiano e Martina

Due abbracci sono sembrati più intensi degli altri dopo l’arrivo: quello di Damiano Caruso, ragazzo dal cuore grande, che lo ha guardato con la gioia negli occhi. E poi quello con Martina, la sua ragazza, venuta in Sicilia per vederlo correre.

«Dopo l’arrivo, Damiano mi fa: “Fermati, che voglio abbracciarti!”. Quando un campione come lui lo vedi veramente felice per una tua vittoria – la voce gli trema – dà una bella soddisfazione. Alla fine ci siamo emozionati davvero. Quanto a Martina… Quando mi ha chiesto se poteva venirmi a vedere, le ho detto: “Perché no? Magari sarà la mia ultima corsa da professionista…”. Lei mi ha guardato e mi ha mandato a quel paese. Ha sofferto. Ognuno a casa vive i suoi problemi come se fossero i più grandi del mondo. Abbiamo passato notti senza dormire, parlando di quello che potrà accadere. E ultimamente la convivenza stava diventando pesante. Ma adesso che viene la Pasqua, speriamo che arrivi un uovo Kinder con dentro la sorpresa che aspettiamo da due mesi. E se non fosse l’uovo di cioccolata, andrà bene anche un cannolo…».

La prima tappa si è corsa per buona parte sulla Settentrionale Sicula: Italia in testa al gruppo
La prima tappa si è corsa per buona parte sulla Settentrionale Sicula: Italia in testa al gruppo

Il mare scivola nella sera, domani il Giro di Sicilia andrà da Palma di Montechiaro a Caltanissetta, terreno per gente da salita. L’ingegner Malucelli, approdato alla Gazprom-RusVelo per costruirsi un grande futuro, vincitore di tappa al Tour of Antalya e poi incappato in una guerra più grande di lui, aveva una carta da giocare e l’ha fatto alla grande. Questa dovrebbe essere la settimana in cui il TAS si pronuncerà sul ricorso della squadra russa e solo allora l’UCI prenderà posizione. Farlo prima significherebbe dover ammettere di aver commesso un grossolano errore.

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

16.03.2022
5 min
Salva

Adesso che la salita si sta facendo troppo dura, Renat Khamidulin, team manager della Gazprom-RusVelo, la squadra che non esiste, fa una riflessione che suona come un giustificato e comprensibile grido d’aiuto.

«Quello che voglio dire – esclama – è che siamo una struttura organizzata come una squadra WorldTour. Siamo in Italia. E se l’Italia vuole una squadra WorldTour, questa è un’opportunità. La struttura c’è già. Per costruire una squadra, oltre all’investimento, servono le persone giuste nei ruoli chiave. Per la mia esperienza, in ogni squadra ci sono persone che non trovi sul mercato. I responsabili del magazzino o della logistica, per esempio. Li abbiamo e sono bravissimi. Sono cresciuti con noi. In Italia non ci sono squadre organizzate così».

Fra i corridori che alla Gazprom in cerca di rilancio, c’era anche Nicola Conci
Fra i corridori che alla Gazprom in cerca di rilancio, c’era anche Nicola Conci

Porte chiuse all’UCI

L’UCI li ha ricevuti e non ha ascoltato né valutato la proposta che la Gazprom-RusVelo aveva messo sul tappeto. Togliere tutti i marchi, inventarsi una maglia bianca portatrice di un messaggio di pace. E salvare la stagione di 21 corridori e dello staff degno appunto di una squadra WorldTour. Pensiamo alle parole di Canola e Conci, quelle di Scaroni e Rivera, Malucelli e Fedeli. Di tutto questo non v’è più traccia.

«Non hanno nemmeno valutato – racconta ancora Renat – in compenso ci hanno spiegato nei dettagli che cosa dovremmo fare per essere riammessi. Dalle cose importanti, come trovare un nuovo main sponsor, a quelle che trovo ridicole. Come il mio indirizzo email: non va bene che abbia il dominio rusvelo.com».

Nei giorni scorsi è venuto fuori che anche la vostra fideiussione bancaria non sia più valida.

Non va bene niente di quello che avevamo prima. La garanzia bancaria è là e copre tutto, ma non si può usare. Secondo loro dovremmo cambiare tutto. Ormai si sa in giro che la squadra ha questi problemi, anche se noi non abbiamo ritenuto di comunicare niente. Dobbiamo risolvere il nodo del main sponsor, anche perché qualche corridore ha già avuto dei contatti. Stiamo cercando di contattare persone interessate, ma non è facile.

I soldi di Gazprom, anche senza marchi sopra, non sono più buoni?

No, non si possono usare. Perciò entro questo mese, si deve arrivare a qualcosa. Per il bene dei corridori, chi avesse ricevuto delle offerte dovrà essere lasciato libero. Non voglio bloccare la loro carriera, questa è la mia regola di vita.

Marco Canola, qui all’Oman, aveva in mente una grande stagione
Marco Canola, qui all’Oman, aveva in mente una grande stagione
Pare che gli italiani correranno con la maglia azzurra le corse italiane.

Lo so. Faranno la Per Sempre Alfredo (Conci e Canola, ndr) e anche la Coppi e Bartali. Ma parliamoci chiaro, per loro è un lavoro, non corrono in bici solo perché gli piace. Devono guadagnare.

Li state pagando o lo stop prevede anche la sospensione degli stipendi?

Li stiamo pagando tutti. Non abbiamo debiti con nessuno, ma non so quanto potrebbe durare. Per l’UCI non siamo più una squadra e stando così le cose, non ci sono più i requisiti per cui Gazprom Germania vada avanti con la sponsorizzazione. Sul contratto c’è scritto che sponsorizzano una squadra UCI, noi non esistiamo più.

E quindi adesso?

Devo cercare qualcuno che ci dia i soldi per finire l’anno e non è facile. Ho attivato tutti i contatti. Conosco tante persone, anche alcuni proprietari di grandi aziende. Ma le compagnie hanno le loro strategie e pianificazioni, si muovono per interesse. I soldi per quest’anno sono stati stanziati nel 2021 e poi c’è da capire se il ciclismo faccia parte delle loro strategie. Se non è così, è difficile che entrino a stagione in corso.

C’era un grande progetto. C’era l’ipotesi WorldTour…

Siamo partiti da squadra di dilettanti fino ad avere 4 inviti in corse a tappe WorldTour di una settimana e altre gare in linea fino a 40 giorni di gara WorldTour, senza fare un grande Giro. E’ tutto qua. Basta venire a parlare…

Nella tarda primavera del 1993, la Eldor-Viner scoprì di non avere più i mezzi per proseguire. Il Giro d’Italia sarebbe partito dall’Isola d’Elba e l’intervento in extremis della Mapei salvò la squadra, che partecipò al Giro e ottenne anche l’invito per la Vuelta, dando l’inizio a una storia ventennale. Il dottor Squinzi mise in atto un vero miracolo e realizzò un capolavoro. Chissà se qualcuno, alle prese con una nuova squadra, starà valutando l’occasione…

Tour of Antalya, si chiude nel segno di “Kuba” e del danese

13.02.2022
8 min
Salva

La città vecchia sta sotto, in un cunicolo di viuzze in penombra strapiene di botteghe. Vendono the e spezie, narghilè e oggetti d’artigianato, abbigliamento contraffatto e monili d’ogni genere. Se ti lasci inghiottire, la musica a tutto volume da Piazza Cumhuriyet lentamente si attutisce e ti ritrovi in Turchia. E’ quello che ci vuole prima dell’arrivo dell’ultima tappa, altrimenti le corse diventano tutte uguali e non cogli il sapore del posto che ti accoglie. E mentre risali con le sporte piene di the da riportare a casa, gli aggiornamenti su twitter del Tour of Antalya dicono che il gruppo ha ripreso il fuggitivo e si arriverà in volata.

Si batterà lo stesso arrivo di venerdì, ma lì si veniva da 3.000 metri di dislivello. Oggi invece, fatta salva una salitella all’inizio, il finale è da montagne russe.

Questa volta Mareczko, guidato dal treno, ha lanciato la volata ai 200 metri
Questa volta Mareczko, guidato dal treno, ha lanciato la volata ai 200 metri

Il giorno di Kuba

Sopra, al livello della strada, si è ammassata una folla da pensare e gridare a gran voce che il Covid non esista. Le sole mascherine sono quelle della corsa, mentre la gente se ne fa un baffo e si assiepa ai piedi del maxi schermo. Ci hanno raccontato che ieri sera, in un moto di ilarità, la speaker della corsa abbia lievemente ironizzato sulle attenzioni italiane nei confronti del virus. Di certo qua i telegiornali parlano d’altro, magari ispirati da fonti… diverse. E la gente la vive con apparente noncuranza, mentre Jakub Mareczko lancia la volata perfetta e questa volta non concede ai rivali neppure l’onore della risposta.

Il bresciano della Alpecin-Fenix parte ai 200 metri con il 54×11 in canna e per gli altri dietro non c’è verso di rimontarlo.

Per Malucelli al Tour of Antalya un primo e un terzo posto: trasferta molto positiva
Per Malucelli al Tour of Antalya un primo e un terzo posto: trasferta molto positiva

Malucelli terzo

Nello spazio dietro al podio del Tour of Antalya, nel solito ribollire di corridori, miss, massaggiatori e giornalisti, il secondo classificato Arvid De Kleijn ha gli occhi lucidi perché forse ci sperava. Malucelli invece, arrivato terzo, smorza le polemiche con Mareczko.

«Gli ho anche fatto i complimenti – sorride – questa volta ha fatto la volata perfetta. A 70 all’’ora ogni dettaglio fa la differenza e non vedo l’ora di poter usare le ruote da 60 come le sue e il casco aerodinamico. Ci stiamo arrivando, ma comunque questo è il ciclismo. Non si può sempre vincere. E oggi ho usato anche io il 54, come in Cina a volte si usava il 55. Dipende dai finali. In corse come oggi, il padellone lo puoi rischiare».

Nelle interviste dopo corsa, è affiorata tutta la determinazione di Mareczko
Nelle interviste dopo corsa, è affiorata tutta la determinazione di Mareczko

Il treno giusto

Poi arriva Kuba, con il volto sollevato e la mascella contratta e orgogliosa di chi si è tolto un bel peso.

«Ci voleva – dice – per la squadra e per me. Poi domani è il compleanno di mio figlio Alexander, perciò è stata una vittoria speciale. Arrivo a casa ancora in tempo per fargli gli auguri. Questa volta i compagni hanno fatto un lavoro egregio. Quando ho visto i 200 metri, sono partito. Stavolta ho avuto il treno, per cui non potevo sbagliare. Mentre nella prima tappa ci siamo un po’ persi, era stato un finale caotico. Oggi è andato tutto alla perfezione».

Piano riuscito

E poi va oltre, approfondendo quanto ci eravamo detti l’altra sera e in qualche modo completando il discorso. E’ sempre bello, concedeteci la vanità, assistere alla concretizzazione di un progetto.

«Da quest’inverno stiamo lavorando bene con la squadra – dice – ci siamo allenati in ritiro, abbiamo fatto i nostri test. E’ diverso dall’arrivare alle corse e trovarsi alla prima tappa a dover fare le prove generali. Questa è la dimostrazione che avendo fatto pratica in allenamento, i risultati si vedono. In Arabia Saudita non ci siamo riusciti, perché alcuni compagni sono stati male e altri sono caduti. Qua al Tour of Antalya alla fine sono rimasti gli uomini più importanti per me che hanno fatto il lavoro nel finale. L’ultimo è stato Sam Gaze, prima di lui Simon Dehairs e prima ancora Fabio Van den Bossche. Grazie a questi tre ragazzi oggi siamo riusciti a ottenere quello che gli altri hanno fatto con sei corridori. Quindi mi ritengo più che soddisfatto».

Hindsgaul a suo agio fra la gente, ma la vecchietta dove va?
Hindsgaul a suo agio fra la gente, ma la vecchietta dove va?

Il gioviale Hindsgaul

La classifica del Tour of Antalya invece se l’è portata a casa il gioviale vincitore di Termessos, quello Jacob Hindsgaul che avrebbe potuto temere imboscate da Fedeli, distante 4 secondi, ma alla fine si è salvato alla grande. E dopo l’arrivo, nel marasma generale, lo abbiamo visto posare divertito con piccoli tifosi e simpatiche vecchiette, piombate non si sa come in mezzo ai corridori. Qualche concessione all’essere in Turchia evidentemente va concessa.

«Ieri prima vittoria da pro’ – dice e ride – oggi prima classifica generale, speriamo solo che non sia l’ultima. Nonostante tutto, è stata una tappa dura. Tante squadre volevano attaccare, ma abbiamo controllato bene con tre uomini davanti. Devo dire che i miei compagni hanno fatto uno straordinario lavoro e grazie a loro alla fine, la giornata è stata facile».

La Uno-X alla fine festeggia il Tour of Antalya con una tappa e la vittoria finale: ottimo lavoro
La Uno-X lascia il Tour of Antalya con una tappa e la vittoria finale: ottimo lavoro

Obiettivo Avenir

E siccome la curiosità di ieri non s’è ancora sopita e a guardarlo ricorda davvero il Froome dei bei tempi per la finezza dei polpacci e l’inconsistenza dei bicipiti, si va avanti a chiedere.

«Le classifiche generali – spiega – un giorno potrebbero essere il mio terreno. Sono stato campione nazionale juniores della crono e vado ancora bene, per cui è un piccolo vantaggio che metto da parte. Ad ora però le montagne molto alte sono troppo, meglio quelle intermedie di corse come questa. Nonostante ciò, il mio grande obiettivo di stagione sarà il Tour de l’Avenir, dove voglio conquistare il podio. Anche se la primavera mi vedrà alla Volta Catalunya e anche alla Liegi, dove mi piacerebbe arrivare con una buona condizione».

E’ Grand’Italia

La carovana del Tour of Antalya si scioglie così. La serata permetterà di salutare le bravissime persone che ci hanno supportato e di fare i conti con il bagaglio da riempire. A Mareczko che deve fare il tampone per rientrare lo abbiamo detto noi fra una considerazione e l’altra, aggiungendo che per fortuna il molecolare lo pagherà intorno ai 17 euro. Lui ha fatto un ghigno e ha ammesso che l’anno scorso (come anche altri altrove) ha dovuto pagarseli tutti da solo a 78 euro a tampone. Capito perché, fra l’altro, è contento di trovarsi alla Alpecin-Fenix?

La stagione è appena iniziata. Dall’Oman sono rimbalzate in mattinata le immagini della vittoria di Masnada. Ieri Covi a Murcia. E prima ancora Ganna, Malucelli e Viviani. Non avremo ancora un vincitore per il Tour de France, insomma, ma il ciclismo italiano proprio così male non è messo

Malucelli e Mareczko, nervi tesi ad Antalya

10.02.2022
5 min
Salva

«Uso il 53 perché ho le pedivelle corte – dice Malucelli – quindi se per caso rallento, rilanciare una padella grande è difficile. Però in un arrivo come questo, tutto dritto e con la strada che scende, a un certo punto cercavo i rapporti, ma erano finiti. Sono andato a tutta. L’ho visto arrivare. Mareczko ha sicuro il 54. Era in scia e ha cominciato a uscire. Non mi sono seduto e ho detto: “Fino alla fine, fino alla fine!”. Arriva, arriva, arriva, arriva. Poi per fortuna è arrivata prima la riga».

Sei andato dritto?

Non lo so (ride, ndr). Che domande mi fai?! Mi sembra di sì, gli ho lasciato lo spazio per passare. Lo spazio c’era.

Verdetto in bilico

Per una volta cominciamo dalla fine, mentre il vento sferza la costa di Antalya e la neve del Monte Toros si specchia sul mare. Tour of Antalya, prima tappa. Dopo il traguardo l’attesa per il fotofinish è stata lunga come un rosario. Malucelli era convinto di aver perso. Mareczko si sentiva di aver vinto. I rispettivi compagni intorno chiedevano e guardavano i vari replay. Ci sono foto di varie esultanze. E quando alla fine il verdetto ha premiato il romagnolo, la battuta di Mareczko mentre posava per una foto accanto al rivale, è stata sferzante. «La prossima volta faccio anch’io così».

«Vecchie ostie», ha commentato Malucelli andando verso il podio. Vecchie ruggini.

Sapevamo che i rapporti fra i due non fossero idilliaci, succede fra velocisti. Mareczko è arrivato tra i professionisti forte di vittorie a palate fra gli under 23 e quando Malucelli cominciò a batterlo, lui che da under 23 non era in grado di tenergli testa, il bresciano si convinse che probabilmente le sue vittorie fossero frutto di scorrettezze. Tra velocisti è così. Chiedete a Cipollini e Abdujaparov, a Cavendish e Sagan.

La 1ª tappa del Tour of Antalya è partita da Side, città che fu anche romana
La 1ª tappa del Tour of Antalya è partita da Side, città che fu anche romana

Promessa mantenuta

Ma dietro questa vittoria c’è una lunga storia, di cui il forlivese ci aveva già parlato in ritiro, a Calpe, quando lo incontrammo nell’hotel della squadra. I racconti sul lavoro fatto per migliorare in salita, perdendo lo spunto in volata. La voglia di tornare velocista, investendo di nuovo sulla palestra.

«Abbiamo mantenuto le promesse – sorride il corridore della Gazprom-RusVelo – ma in genere è stato un inverno regolare. Mi sono ammalato fra Natale e Capodanno, ho preso un virus intestinale che mi ha debilitato per una decina di giorni, ma tutto sommato è stato un inverno tranquillo. Sono stato attento, nel senso che a Capodanno i miei amici hanno fatto il tampone per venire a casa mia e nell’ultimo mese non sono uscito mai a cena, per paura di ammalarmi. E’ stato un inverno regolare, ma impegnativo. Anche la a mia ragazza ha fatto un bel po’ di sacrifici insieme a me e questo era il massimo che potevo ottenere dopo tanti sacrifici».

Doppia fila e volate

La Turchia ha suoni e colori speciali, anche se la temperatura non è troppo primaverile. La sveglia del mattino arriva col muezzin e la gente è gentile oltre ogni immaginazione. Le vestigia della città romana alla partenza da Side fa capire quanta storia ci sia lungo queste strade. E intanto Malucelli racconta, seduto davanti all’antidoping, perché non è banale vincere la prima corsa, dopo un inverno di lavoro.

«Abbiamo fatto tanti lavori di doppia fila – racconta – e volate, volate, treni… La mia fortuna è sempre quella di riuscire a partire bene. Nel 2017 ho fatto 4° nella prima tappa in Argentina, nel 2018 ho vinto al Tachira, nel 2019 ho fatto 2° nella prima tappa in Argentina, l’anno scorso ho vinto al Tachira. Quindi ho questa fortuna che facendo tanta fatica, perché il motore è piccolo rispetto agli altri (sorride, ndr), in allenamento sono sempre fuori giri e quindi arrivo alle corse che ho già il ritmo gara e l’abitudine alla fatica. Ho già un fuori giri importante. E poi abbiamo lavorato tanto. Palestra e abbiamo fatto tante doppie file e volate, doppie file e volate».

Sul podio, oltre ai due italiani, anche l’estone Lauk
Sul podio, oltre ai due italiani, anche l’estone Lauk
Hai una bestia nera in squadra che ti fa dannare in volata?

Vacek, è forte, verrà un bel corridore. E’ un 2002, viene fuori un campione. Ma adesso penso a me. Vincere subito dà morale. Sapevo di stare bene, ma un conto è stare bene e un conto è vincere. Non è uguale.

La volata, disse a dicembre, è come nella giungla, vince chi sopravvive. Oggi la giungla ha trovato il suo re. Ma a giudicare dal ghigno di Mareczko, l’occasione per la rivincita non tarderà ad arrivare.

Malucelli ritrova serenità, consapevolezza e volate

16.12.2021
5 min
Salva

A volte le cose succedono quando meno te lo aspetti e da un anno che più brutto non poteva essere salta fuori l’occasione da cogliere al volo. Per questo Matteo Malucelli è passato in un lampo dallo sconforto all’incredulità e ora ha addosso la carica dei tempi migliori. Intorno la notte di Calpe rende ancor più scintillanti le insegne natalizie.

Sfida raccolta

Nel grande hotel c’è un andirivieni di corridori con tute del Team Dsm e della Gazprom Rusvelo. Il romagnolo veste ancora quella dell’Androni con cui ha corso nel 2021. Venendo qui dopo l’allenamento con la squadra di Savio di cui vi abbiamo raccontato in apertura di giornata, abbiamo scambiato due battute con Alessandro Spezialetti, uno dei tecnici del team piemontese.

«Malucelli era un mio corridore – ha sorriso – quando ci parlate, ditegli che l’anno prossimo con Grosu lo facciamo a fettine…».

Matteo ascolta e sorride a sua volta, i due erano e sono in ottimi rapporti: «Gli piacerebbe – risponde – ma non ci conterei».

La sfida è raccolta. Quando il ciclismo è anche provocazione e goliardia, per gli appassionati saltano fuori motivi di interesse da ogni angolo.

Matteo Malucelli ha vinto a gennaio la prima tappa della Vuelta al Tachira
Matteo Malucelli ha vinto a gennaio la prima tappa della Vuelta al Tachira

Doppio Covid

Il passaggio di Malucelli alla Gazprom arriva dopo un periodo davvero buio. Il racconto fluisce che è quasi l’ora di cena.

«E’ stato un cambiamento improvviso – racconta – dopo aver fatto per due volte il Covid. La prima a ottobre 2020, mi fermai e lo lasciai passare. La seconda a febbraio 2021 ed ebbi fretta. Appena tornato negativo, sono andato in ritiro, poi alla Tirreno e poi… mi sono piombati addosso due mesi di fatica. Aver ripreso subito è stato un errore e il Covid mi ha presentato il conto. Non riuscivo a recuperare, la mattina mi svegliavo più stanco della sera prima. Non riuscivo a capire che cosa avessi e quanto sarebbe durato. Richeze, che l’aveva avuto due volte, mi spiegava che sarebbe stato durissimo uscirne.

«Ho cominciato a rivedere la luce a maggio con un paio di piazzamenti fra Ungheria e Francia e a quel punto il mio procuratore, Moreno Nicoletti, mi ha parlato dell’interessamento di Gazprom. A giugno ho deciso di cambiare. Lo abbiamo detto a Savio che, da persona rispettabile quale è sempre stato, mi ha detto di andare, come era già successo quando passai alla Caja Rural. E in pratica nell’anno più balordo, ho trovato la nuova squadra a giugno».

Nel 2019 e 2020 ha corso in Spagna alla Caja Rural
Nel 2019 e 2020 ha corso in Spagna alla Caja Rural

Signor ingegnere

Piace pensare che alla fine la vita restituisca quel che pretende e così per Matteo si è aperta una nuova porta nel segno di un’identità finalmente precisa.

«Ho parlato con Sedun (team manager della Gazprom, ndr) – racconta – e mi ha detto che la prima preoccupazione doveva essere guarire per bene. E così ora sono al punto di aver capito cosa devo fare da grande. Sono stato velocista puro. Poi mi sono messo in testa di tenere in salita e alla fine non ero più niente. Qui mi hanno chiesto di fare le volate e a 28 anni ho finalmente capito di cosa ho bisogno. Non ci si conosce mai abbastanza, ma l’aspetto della tranquillità è il più importante. So come fare per andare forte, so che facendo certe corse la condizione migliora. Non sono più al punto dei primi anni in cui restare senza squadra poteva sembrare un incubo. Mi impegno al massimo, ma se mi diranno o sentirò che questo non è più il mio posto, ho studiato Ingegneria Meccanica e so che fuori un posto per me da qualche parte c’è. Questo mi dà serenità e mi permetterà di lavorare nel modo giusto».

In maglia Androni, Malucelli ha centrato 11 vittorie. Qui all’Aragona nel 2018
In maglia Androni, Malucelli ha centrato 11 vittorie. Qui all’Aragona nel 2018

La legge della giungla

Si potrebbe chiamare atteggiamento consapevole, la capacità di dare alle cose il giusto peso e mettere ordine fra le priorità. E adesso la sua è lavorare, andare forte, vincere.

«Tornare velocista puro – dice – significa aver lavorato tanto in palestra a novembre, per riprendere la massa che avevo perso negli ultimi tempi. Essere velocista potrebbe sembrare facile, nel senso che devi arrivare in fondo e fare la volata: esiste solo quel modo per vincere. Ma allo stesso tempo è una grande responsabilità, perché dai miei risultati dipendono il bilancio e la tranquillità della squadra. Per questo sarà importante sbloccarsi subito, come l’attaccante che fa subito goal e poi non si ferma più. La testa fa tanto. Penso a Viviani nel 2021. Sei abituato a vincere, ogni corsa che non va ti toglie un pezzetto di sicurezza e al contempo fa aumentare quella degli altri che capiscono di poterti battere e magari pensano di poterti rispettare di meno. La volata è come nella giungla, vince chi sopravvive».

Il suo procuratore è Moreno Nicoletti: ha avvisato lui Savio dell’offerta Gazprom
Il suo procuratore è Moreno Nicoletti: ha avvisato lui Savio dell’offerta Gazprom

Un treno da costruire

Le idee chiare. E intanto, mentre ci salutiamo, racconta della serenità nella nuova squadra e della sorpresa nell’aver incontrato staff e compagni davvero alla mano e divertenti. Non aveva mai lavorato in un team russo, ma le esitazioni iniziali sono state spazzate via. Intanto ha parlato con Canola, il capitano in campo della squadra, e hanno individuato insieme un paio di compagni che potrebbero aiutarlo nelle volate. Il cantiere è aperto.

«Se vinci – sorride – la squadra si impegna di più e iniziano a crederci. Ecco perché voglio partire subito forte e arrivare ai finali senza ansia e con la carica giusta».

Una giornata con Malucelli tra riso, pollo e bici

31.03.2021
6 min
Salva

La giornata tipo, ormai un must di bici.PRO. Stavolta andiamo in Romagna da Matteo Malucelli. La ruota veloce dell’Androni Giocattoli-Sidermec è davvero un corridore tutto casa e ciclismo. Con l’unica variante del fornello! 

Matteo, partiamo dalla sveglia: a che ora ti alzi?

In questi anni ho modificato le mie abitudini. Prima quando studiavo (Malucelli è laureato in ingegneria meccanica, ndr) mettevo la sveglia perché dovevo conciliare studio e bici, adesso invece non la metto. La mia ragazza, Martina, si alza alle 7 e quando sta per uscire e viene a salutarmi, verso le 7,45, mi sveglio. Se sono stanco resto a letto, ma mai oltre le 8,30. Insomma, una sveglia “no stress”, per me.

Matteo Malucelli ha vinto a gennaio la prima tappa della Vuelta al Tachira
Matteo Malucelli ha vinto a gennaio la prima tappa della Vuelta al Tachira
Passiamo alla colazione, cosa mangi?

Solitamente pane caldo e marmellata per quel che concerne la parte zuccherina e omelette per quella proteica, il tutto accompagnato con il the. Ma ci sono delle variazioni. Per la parte proteica yogurt greco o affettato magro. Per i carboidrati, magari dei cereali accompagni con un po’ di latte, ma succede meno spesso perché non amo molto i cereali. A volte metto dell’olio di cocco sul pane o della frutta secca nello yogurt, se magari fa freddo o devo fare di più.

Le omelette come le fai?

Mi piace cucinare e le faccio quasi sempre. Comunque “lisce”, senza niente.

Dopo quanto esci?

Verso le 10. Se poi devo fare qualcosa nel pomeriggio anticipo un po’. E lo stesso vale per l’estate, ma di base il mio orario è quello delle 10. D’inverno se è brutto magari esco alle 9,30 se devo fare cinque ore per evitare di rientrare che è già scuro. Dopo la colazione sistemo un po’ casa, rifaccio il letto… altrimenti mi sento in colpa. Però capita che Martina quando rientra ci rimette mano perché non le è piaciuto come l’ho fatto io. Però a quel punto sono tranquillo: il mio impegno ce l’ho messo!

Beh, chiaro: il tuo lo hai fatto! Durante la colazione ti prepari anche il rifornimento o preferisci prodotti confezionati?

No, preparo io il rifornimento. Compro dei paninetti al latte e li farcisco con banane e miele, Nutella… Spesso poi nel pomeriggio preparo delle rice cake o delle crostate. Me le taglio già a misura, le avvolgo nell’alluminio e le congelo. Quando esco dopo mezz’ora sono già commestibili. In allenamento non uso quasi mai le barrette.

E mangi “a modino” o tiri la cinghia?

Stando a Forlì ho la sfortuna di essere praticamente solo e quindi ho poche distrazioni, pertanto sì, ci sto abbastanza attento. Mangio ogni 30′, ma se la seduta è più intensa anche ogni 20′, mentre se è più blanda arrivo a 40′.

Prima delle sue uscite, Malucelli prepara delle rice cake e le avvolge nell’alluminio
Malucelli si prepara delle rice cake e le avvolge nell’alluminio
Quando torni a pranzo cosa prepari?

La mia routine è: mettere su l’acqua, fare la doccia, mettere in cottura il riso o la pasta, finire di vestirmi e mettere i panni della bici a lavare. Quando ho finito il riso è pronto. Sono una macchina! Il riso è il piatto che utilizzo di più, meno la pasta e le patate. Faccio un piatto unico e ci metto dentro a rotazione fesa di tacchino, tonno… e nulla più.

Poi relax, immaginiamo…

Esatto. Mi stendo sul divano, anche perché di questi periodi proprio non si può fare nulla. Vedo il ciclismo, anche due gare insieme: una alla tv e una sul cellulare. E aspetto che torni la mia ragazza. Poi lo ammetto, io non ho molte passioni a parte la cucina.

Quindi sei tu che preparai la cena?

Sì. E con il fatto che poi ho fame, inizio a cucinare già verso le 18,30 e raramente mangiamo più tardi delle 19,30. Il pollo o il tacchino sono il mio piatto. Il pollo almeno una volta al giorno, tra pranzo e cena non manca mai, come il riso del resto. La sera lo alterno con del salmone, del merluzzo, della carne rossa. Non mancano poi le verdure. Vado matto per zucchine, melanzane, pomodori al forno, mentre non amo particolarmente le insalate. 

E i condimenti?

Il sale non lo uso, ma non per chissà quale motivo, non mi piace molto, la mattina mi fa svegliare con la bocca asciutta. Anche l’olio ne metto poco. E il pane non lo mangio, al massimo una fetta. Ma se il giorno dopo devo fare parecchio e non ho voglia di fare del riso, delle patate o della polenta (se è inverno), allora ne mando giù anche quattro fette.

Domanda delle domande: il dolcetto dopo cena?

Sono golosissimo, mangerei di tutto. Tante volte mangio degli yogurt alla frutta, o un quadratino di cioccolata, un biscotto. A pranzo mi riesce di non buttarmi sul dolce, ma la sera proprio no.

Dopo cena…

Quando si poteva uscire, un paio di volte alla settimana andavo in centro con gli amici. Se è inverno loro prendono una birra e io una tisana. Se è estate loro sempre una birra e io magari una Coca. Alle 22,30 comunque si rientra. Adesso invece vediamo un film, qualcosa su Netflix, ma quando sono le 23 andiamo a letto.

Passiamo alla parte in sella. Poniamo una settimana standard nella quale si corre le domeniche: come ti alleni? Partiamo dal lunedì…

Primo giorno scarico. Se i bar fossero aperti andrei a prendere un caffè. Poi molto dipende dalla fatica fatta il giorno prima, ma faccio un paio di ore. Può capitare che ne faccia una e mezza, ma per meno neanche mi cambio.

Malucelli è tornato all’Androni dopo due stagioni alla Caja Rural. Eccolo nel dietro motore
Malucelli è tornato all’Androni dopo due stagioni alla Caja Rural. Eccolo nel dietro motore
Martedì?

Il martedì faccio lavori specifici ed è la seduta che mi preferisco perché il tempo passa più velocemente. Di solito sono 4 ore, 4 ore e mezza. Però questa seduta dipende molto dalla domenica. Se in gara ho fatto due ore di fuori soglia, non ne rifaccio molto. Però è raro che accada. Non è come quando si è dilettanti che si corre tre volte a settimana, tra i pro’ stai anche quindici giorni senza fare gare.

Cosa intendi per lavori specifici?

Salita. Faccio tanti lavori in salita perché alle volate ci devo arrivare. E’ una dote che devo curare. Scatti, 40”-20”, Sfr, medio-soglia… tutto in salita.

E gli altri giorni?

Il mercoledì faccio distanza: 5 ore, 5 ore e mezza. Vado verso gli Appennini. Faccio il Monte Busca, il Trebbio e d’estate mi spingo verso i valichi con la Toscana. Lì a 1.000-1.200 metri di quota è anche più fresco. Alla fine le mie distanze oscillano tra i 140 e i 170 chilometri. Stando da solo la velocità non è altissima. Poi il giovedì faccio scarico e il venerdì faccio 3 ore, anche 3 ore e mezza con il dietro motore. Adesso lo faccio con mio papà, Maurizio, altrimenti rubo l’ora di pausa pranzo alla mia ragazza. Ma di solito me lo fa fare Amilcare, un mio vicino di casa appassionatissimo. Lo chiami a qualsiasi ora del giorno e della notte e su di lui puoi contare. In questo periodo non sta bene, ma presto si rimetterà… e la pausa pranzo di Martina sarà salva!

E siamo al week-end…

Il sabato è il giorno che mi resta più difficile, perché si viaggia per andare alle gare e quando arrivi sei stanco, non conosci le strade. Poi io non faccio poco alla vigilia, due ore almeno, ma anche più. Il giorno dopo non voglio partire coi battiti alti e il cuore in gola. Sono sensazioni che non mi piacciono. Ma anche quando non si possono fare due ore, un’ora e mezza è il minimo sindacale. Insomma la sgambata non la salto mai. E poi la domenica c’è la gara. 

Nell’atelier di Biotex, ecco l’intimo della Androni

03.03.2021
3 min
Salva

La comodità e la leggerezza, sono i due aspetti imprescindibili sui quali il marchio Biotex progetta un abbigliamento sportivo di qualità. Ci siamo rivolti a Enrica Baldi, Responsabile Marketing, per scoprire la linea intima Biotex, che verrà utilizzata dal Team Androni Giocattoli Sidermec.

Alla linea Bioflex appartiene la t-shirt Impact
Alla linea Bioflex appartiene la t-shirt Impact
Cosa bisogna tenere in considerazione per l’abbigliamento intimo? 

La qualità del materiale per noi è di primaria importanza, cerchiamo di offrire il massimo che si possa ottenere. 

Che tipo di materiale viene utilizzato? 

Noi utilizziamo un materiale in fibra di Polipropilene e Poliammide

Che tipo di vantaggi si traggono dall’utilizzo di questi materiali? 

Un comfort elevato, si modellano senza problemi al corpo dell’atleta. Puntiamo molto anche sulla traspirazione. 

Pensi che il materiale intimo possa influenzare la performance? 

Sì, per questo proponiamo la linea Bioflex. Si tratta di capi a compressione differenziata, che migliora la circolazione e stimola la muscolatura a dare il meglio durante l’attività sportiva. 

Questa è la canotta Summerlight della linea Powerflex
Questa è la canotta Summerlight della linea Powerflex
Si può fare qualcosa per indurre i corridori ad utilizzare le sottomaglie intime durante l’estate? 

E’ un aspetto molto soggettivo, noi abbiamo cercato di rendere il materiale più leggero possibile. Poi sta all’atleta. Ad esempio per Fausto Masnada (nella foto di apertura del 2019, in maglia Androni), è importante utilizzare la canotta intima

Continuate la collaborazione con l’Androni… 

Sì, da ormai dieci anni collaboriamo con loro. E’ uno scambio di qualità che siamo felici di coltivare.

Matteo Malucelli, testimonial Biotex, è arrivato all’Androni dalla Caja Rural
Malucelli è arrivato all’Androni dalla Caja Rural

Biotex e Malucelli

Per approfondire il discorso abbiamo deciso di sentire anche il parere di un corridore professionista: Matteo Malucelli, da quest’anno in forza al team Androni Giocattoli, testimonial del marchio Biotex… 

Matteo come ti trovi ad indossare il materiale intimo Biotex? 

Ormai collaboriamo da molto tempo, mi trovo bene con loro. 

Cosa apprezzi in particolare del materiale che ti fornisce Biotex? 

La leggerezza e la traspirazione, la qualità è ottima. 

Per le corse in cui c’è maltempo oppure semplicemente fa freddo? 

In quei casi sono essenziali. Bisogna trovare il giusto equilibrio, è fondamentale perché pedalando ci si riscalda, per cui la necessità di un corridore è quella di non coprirsi moltissimo. In questo Biotex è eccellente. 

In salita? 

Sinceramente in salita mi piace far prendere un po’ d’aria al fisico, capita che slacci la maglia, quando me lo posso permettere. Tuttavia non mi dà problemi, anzi. 

Questa infine la maglia pesante da uomo in lana Merino
Questa infine la maglia pesante da uomo in lana Merino
E poi c’è la discesa, qui la maglia intima diventa importante… 

Sì, è vero, perché comunque in salita si suda molto ed è importante poi avere un intimo che ti protegga, per evitare raffreddori e malanni. Per questo il materiale deve essere buono. 

Li percepisci i vantaggi dei prodotti Bioflex? 

Sono prodotti utili soprattutto per il recupero. Comprimendo un po’ la muscolatura si stimola la circolazione e questo per recuperare velocemente è un grosso vantaggio

Quali sono le temperature ideali per indossare l’intimo Biotex? 

Si possono indossare sempre, perché non è possibile pretendere un prodotto per ogni condizione meteo. Personalmente credo però che nelle mezze stagioni diano il meglio di sé. E non è sempre facile.