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Un velocista sul Mortirolo. La lunga giornata di Consonni

25.05.2022
8 min
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«Una delle mie peggiori giornate di sempre». Si è fatta sera e Simone Consonni dopo la Salò-Aprica è ancora “sotto shock”. Il corridore della Cofidis ha l’aria di chi ha dato tutto su queste montagne e tra queste valli.

Con Simone viviamo la giornata di un velocista sul Mortirolo e non solo… Una giornata lunga, intensa, durissima, ma anche con dei tratti di ironia e divertimento.

Consonni al via da Salò. Sempre sorridente, ma anche un filo di preoccupazione sul sul volto
Consonni al via da Salò. Sempre sorridente, ma anche un filo di preoccupazione sul sul volto

Da Salò…

Tutto era nato alla partenza di Salò, quando gli avevamo chiesto di raccontarci l’approccio a questi 5.000 e passa metri di dislivello.

Simone come si prepara, anche mentalmente, un velocista ad una frazione tanto dura?

Non si prepara – ride Consonni – né atleticamente, né mentalmente. E’ una tappa che deve vivere chilometro per chilometro. Sarà durissima, spero di solo di aver recuperato e di aver superato bene il giorno di riposo. Questo vale per me, ma anche per il gruppo, perché c’è stanchezza. Abbiamo corso per due settimane a ritmi alti. 

Che corsa ti aspetti?

Sarà una lenta e dura processione. Ho montato il 36×32 che non penso servirà, però è lì. Speriamo si formi presto il gruppetto e via. È importante non restare solo in partenza. In tappe così, quando ci troviamo alla partenza tutti noi velocisti ci guardiamo e ci diciamo: gruppetto? E iniziamo a vendere i biglietti per il treno!

Verso il Goletto di Cadino (più noto come Crocedomini) subito gruppo allungato. Si andava forte
Verso il Goletto di Cadino (più noto come Crocedomini) subito gruppo allungato. Si andava forte

All’Aprica

Passa la giornata. Dal caldo e l’afa della pianura, alla pioggia della montagna. Consonni si è lasciato alle spalle Goletto di Cadino, Mortirolo, Teglio e Santa Cristina. Per arrivare all’Aprica ci ha messo oltre 6 ore e mezza, vale a dire 53’11” più di Hirt e ha tagliato il traguardo in ultima posizione. 

Il suo racconto della sera, seduto su una poltrona dell’hotel all’Aprica, è a dir poco coinvolgente.

Simone, ci eravamo lasciati che vendevano i biglietti del treno…

Sì, sono salito su un treno con pochi passeggeri perché è partito al volo. Ho perso la coincidenza. Ho perso il primo treno dei velocisti. La verità è che ho faticato tanto e la prima salita, il Crocedomini, l’ho scollinata spendendo tantissimo. Sono riuscito ad agganciare il gruppetto dei velocisti proprio in cima.

Come mai?

Siamo rimasti in quattro praticamente da subito e quindi è stata una bella agonia. In quella situazione poteva finire molto male. Può sembrare una cosa stranissima, però sono contento di essere ancora in corsa e di ripartire domani (oggi, ndr).

Marc Cavendish era riuscito ad inserirsi nella fuga del mattino e aveva attaccato davanti il Crocedomini
Marc Cavendish era riuscito ad inserirsi nella fuga del mattino e aveva attaccato davanti il Crocedomini
Come hai vissuto dunque la tua giornata con salite così dure?

E’ stata veramente una giornata incredibile: 5.000 metri di dislivello, anzi di più se ci si mette il trasferimento, e quasi sette ore di bici per tenere il gruppetto. Non ci siamo mai fermati perché anche nelle valli abbiamo girato sempre in doppia fila. Poi nel finale ho perso ancora un po’ di tempo, ma sapevo che ormai sarei stato nel tempo massimo. 

Come mai tanta fatica in avvio? Eppure non c’era subito una salita…

No, però siamo andati subito fortissimo. E’ una costante di questo Giro. Passano le ore prima che la fuga vada via. E’ impressionante come il livello del gruppo sia alto. Quindi escono queste partenze incredibilmente veloci. Ho parlato anche con con gli altri del team e anche loro hanno detto che è stata una giornata dove c’è stato poco da rifiatare. 

Non era quindi questione di scaldarsi o meno…

No, e poi il gioco è semplice: le salite mettono ognuno al proprio posto. Quando possiamo tener duro teniamo. Possiamo scaldarci, possiamo fare quello che vuoi, ma il nostro posto è quello.

Prima hai detto: una delle giornate più brutte. Perché?

Perché comunque non sono mai il primo a staccarmi dal gruppo in salita. Invece è stato così. Non so se a causa del giorno di riposo molto blando, ma sicuramente la settimana scorsa ho speso tanto. E anche prima nella tappa di Napoli ho tenuto duro un po’ troppo a lungo. Ho provato ad andare in fuga anche verso Genova.

Cosa hai fatto nel giorno di riposo?

Uscita super tranquilla. Venti chilometri, caffè al bar con i compagni e altri 20 chilometri per tornare in hotel. Ne ho parlato anche con Guarnieri e gli avevo chiesto cosa avessero fatto loro. Jacopo mi ha detto due ore e anche con dei momenti intensi. Io sono rimasto un po’ così – fa una pausa Consonni – ma col senno del poi forse aveva ragione lui. Tutte queste cose messe insieme e il fatto che ci sono queste partenze a tutta, hanno fatto sì che oggi il mio fisico e la mia testa fossero un po’ stanchi. La cosa più rischiosa, e strana, è stato ritrovarsi in quattro. In più una volta ripreso il gruppetto, nel fondovalle dopo il Mortirolo ho anche forato e ho dovuto inseguire a tutta.

Il tempo massimo però era abbastanza ampio (un’ora e un minuto, ndr)…

E infatti sull’ultima salita mi sono staccato dal gruppetto. Anche se non l’ho fatto apposta. Nel senso che il mio limite era quello.

Anche ieri il bergamasco ci ha messo una grinta infinita (foto Getty)
Anche ieri il bergamasco ci ha messo una grinta infinita (foto Getty)
Chi erano gli altri tre che erano con te sul Crocedomini?

Van den Berg, Tagliani e Sinkeldam. Ci siamo fatti compagnia in questa “via crucis” per la prima salita.

E in questi casi come vi gestite? Vi aiutate con i computerini, spingete a tutta…

Ci aiutiamo un po’ tutti con con i potenziometri. Valutiamo i distacchi. E’ un mix di numeri e sensazioni. Nel caso del Crocedomini una volta entrati nel chilometro finale abbiamo visto che c’erano le ammiraglie del gruppo poco davanti a noi. Abbiamo anche ripreso morale e abbiamo fatto una “fiammata” per riprenderli. Se non lo avessimo fatto, nel fondovalle verso il Mortirolo saremmo rimasti soli e saremmo andati a casa. Abbiamo evitato un disastro.

Un mix di numeri e sensazioni…

Sulla prima salita non erano i miei numeri. Il mio fisico era stanco. Capivo che quando ero ad un certo ritmo non potevo andare di più. Cercavo di tenere quel ritmo, pur sapendo che non era altissimo. Ma al tempo stesso non potevo perdere troppo contatto dal gruppetto di velocisti. Le telecamere non lo fanno vedere, però ci sono queste corse nella corsa quotidianamente. Perché alla fine ognuno di noi ha l’obiettivo di giornata e quasi certamente è un obiettivo faticoso, dispendioso ma anche bello da raggiungere. Quando sono arrivato ero contento e soddisfatto di me stesso pur non avendo vinto nulla.

Però come dici te, hai vinto la tua corsa nella corsa: stare nel tempo massimo in una giornata no…

Esatto, pur avendo avuto una bruttissima giornata fisica, come sensazioni, sono riuscito a completare una tappa di 200 chilometri e 5.000 di livello, che per un velocista non è facile.

Un velocista come affronta salite ripide quali Mortirolo e Santa Cristina?

Quando stai bene, chiacchieri e ti godi anche il panorama. Oggi (ieri, ndr) è stato uno sguardo fisso sulla ruota davanti mentre ero immerso nel mio tunnel, nei miei pensieri, nel mio “ma chi me lo fa fare”, nel mio  “ma quando cavolo la finisce la salita”… 

Mentre la maglia rosa stava per scollinare il Mortirolo, il gruppetto dei velocisti con Consonni aveva appena lasciato Monno
Mentre la maglia rosa stava per scollinare il Mortirolo, il gruppetto dei velocisti con Consonni aveva appena lasciato Monno
Il gruppetto spinge forte nei fondovalle, ma anche in discesa?

Sì, sì… tutti nemici! Per fortuna che scendendo dal Mortirolo non è piovuto perché era abbastanza pericolosa, tecnica e veloce. In pianura invece si spingeva. Nel fondovalle verso il Mortirolo ho tirato anche io, mentre verso Teglio no, perché avevo forato.

E tirano tutti, o i capitani i Demare, i Gaviria che hanno i compagni, stanno a ruota?

Tirano tutti, anzi i capitani spesso tirano anche di più.

Eri nelle retrovie e da solo: avevi l’ammiraglia dietro?

No, ma in questi casi si cerca un aiuto. La nostra ammiraglia si è appoggiata a quella Groupama-Fdj. Gli hanno lasciato borracce e anche delle ruote. E infatti anche quando ho avuto il problema meccanico ho avuto l’assistenza da loro.

Quante borracce e quanto cibo hai consumato in una tappa del genere?

Ho mangiato poco a dire il vero. A livello solido solo due rice cake. E poi tanti gel, una decina credo. Quando va così hai poco tempo per mangiare, si parte a tutta, in salita… Che poi a me piace mangiare solido, ma non era possibile. Il gel è più pratico. Di borracce invece credo di averne bevute 15-18.

E il “rampichino”, il 36×32, poi lo hai usato?

Sempre! Solo sulla prima salita non l’ho messo. Anche sul Teglio. A proposito, quando siamo arrivati all’imbocco del Teglio, sulla mappa abbiamo visto il “giro dell’oca” con l’imbocco del Santa Cristina dall’altro lato. Ho pensato: ma non possiamo tagliare!

Verso l’Aprica Simone ha consumato oltre 15 borracce (foto Instagram)
Verso l’Aprica Simone ha consumato oltre 15 borracce (foto Instagram)
Senti, ma Cavendish che è andato in fuga?

Incredibile come va. Lo abbiamo preso sull’ultima salita.

E dopo l’arrivo come ti sei gestito? Cosa hai fatto?

Ho visto alcune persone che conoscevo, che volevano parlare, però è stato un ciao veloce. Infatti quando mi sono ripreso qualcuno l’ho richiamato per scusarmi. Li ho richiamati dopo che mi sono fatto una doccia di un quarto d’ora, passato a fissare il vuoto. Una doccia calda. Mi sono sdraiato mezz’ora. Dopo ho fatto quasi un’ora di massaggio e quindi sono andato a cena.

Cosa hai mangiato?

Pasta al ragù, un assaggino di pizzoccheri… dopo aver speso 6.600 calorie ci sta, coniglio con un po’ di patate e una fetta di torta di mele. E prima di andare a letto, una borraccina di proteine per la notte. Adesso ci si riposa in vista di domani (oggi, ndr).

E anche oggi non sarà facile per Consonni. Tanta salita e soprattutto il Tonale in avvio. «Per la prima volta domani farò i rulli prima del via di una gara su strada. Sarà che devo farne tanti in pista, che quando posso evito. Ma se non faccio così…».