Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
5 min
Salva

La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

Campionati del mondo ciclocross, uomini elite, 2026, Mathieu Van der Poel

Van der Poel nella storia: 8° mondiale, come lui nessuno mai

01.02.2026
4 min
Salva

Selvaggio, potente e cattivo come Cristiano Ronaldo dopo i suoi goal. Per questo Matieu Van der Poel ha esultato a quel modo, ruggendo dopo il traguardo come un vero leone davanti ai 40 mila del circuito di Hulst. A 31 anni, l’olandese ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross, categoria uomini elite. Il primo nel 2015, poi 2019, 2020, 2021, 2023, 2024 e 2025.

Prima del via, è parso straordinariamente rilassato e forse anche per questo la sua partenza non è stata impeccabile. Mathieu non ha agganciato benissimo il pedale e così ha visto partire davanti il compagno Del Grosso, che ha guidato il gruppo per metà del primo giro. Alle sue spalle, Van der Poel e Nys si sono staccati dal resto del gruppo, così che dopo dieci minuti di gara, il mondiale era già chiuso.

Il resto è il tredicesimo capitolo di una storia già vista quest’anno. Van der Poel fa il vuoto con mezzo giro di una cattiveria impossibile per gli altri. Scala i muri restando in sella. Pennella le traiettorie in discesa. E solo sulle tavole degli ostacoli alti 40 centimetri, scende dalla bici e non rischia nulla.

Con il vantaggio di 45 secondi a tre giri dalla fine, alle sue spalle Del Grosso e Nys danno vita al loro personalissimo duello, condito di fango, pioggia e stima reciproca. Ma il giovane belga ha dato tutto per tenere il ritmo del vincitore e come l’anno scorso deve rassegnarsi al bronzo, sancito dalla stretta di mano con il rivale di tante battaglie.

Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto

L’ottavo mondiale

«Quando ho iniziato a fare ciclocross – dice Van der Poel – il mio sogno era diventare un giorno campione del mondo elite. E’ incredibile avere ora il maggior numero di mondiali di tutti i tempi. Non so dire se oggi sia stato al massimo della forma, è sempre difficile dirlo. Lo scorso fine settimana mi sono sentito un po’ meglio e più forte di oggi. Ma questo era un percorso diverso. Avevo preparato tutto bene, quindi un problema meccanico non avrebbe rovinato la festa. E tutto ha funzionato come previsto».

Quando Van der Poel taglia il traguardo, la celebrazione della vittoria è un omaggio al pubblico di casa. «In Spagna organizziamo spesso delle gare sprint – spiega – con celebrazioni diverse. Ho pensato che fosse il momento giusto per fare il “siuuu” di Cristiano Ronaldo. A volte capita anche di imitare la telefonata di Remco Evenepoel, ma questa volta toccava a Ronaldo».

Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto

Programmi diversi

La pioggia inattesa ha reso il percorso ancora più infido, ma c’era troppa differenza fra Mathieu e i suoi rivali. Nessuno è come lui, per questo ha vinto 12 corse su 12 durante l’inverno, senza che Van Aert, il rivale di sempre, abbia nemmeno provato (fra esigenze di preparazione e infortuni) a metterlo in difficoltà. Quando è così, Van der Poel corre contro la storia: avversario ben più forte dei corridori che lo sfidano nel fango.

«Non sono venuto qui con l’idea di diventare campione del mondo facilmente – spiega – puoi essere il migliore per tutto l’anno, ma in un giorno, all’improvviso, tutto può andare storto. Non ho ancora deciso se questo mondiale sarà la mia ultima gara di cross. L’inverno è sempre lungo, ma questo ha a che fare con la stagione su strada. Se questa dura di più, allora l’inverno diventa più corto.

«Amo il ciclocross, allenarsi è divertente, ma la stagione è molto intensa. Quella di prendersi un anno di pausa è solo un’idea. In realtà ci sono diverse opzioni, come fare meno gare o solo i campionati del mondo. I prossimi mondiali si correranno a Ostenda, dove organizzano sempre belle corse. Tanti cercano di convincermi, ma devo ancora decidere».

Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo una gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo uan gara di grande rimonta

Le vacanze e poi la strada

Ma adesso è momento di staccare un po’ la spina e lasciar intuire il programma della stagione su strada che bussa. E se si è dubitato della sua volontà di tornare alla Sanremo, le parole prima di sparire dalla conferenza di Hulst puntano verso una direzione diversa.

«Parto domani per andare a sciare – dice – poi torno in Spagna per prepararmi alla stagione su strada. Se parteciperò all’Omloop Het Nieuwsblad? Deciderò la settimana prima. Se mi sentirò abbastanza bene, lo farò sicuramente, proprio come Le Samyn l’anno scorso. Altrimenti, il debutto sarà di nuovo alla Tirreno».

Il mondiale di Hulst va in archivio con il quinto posto di Filippo Fontana, che avrebbe centrato il quarto posto se Joris Nieuwenhuis non avesse cercato il colpo di reni. Ci sono state diverse polemiche in Italia sulla convocazione del solo veneto, che però ha fatto alla grande la sua parte. Difficile dire se altri sarebbero stati a questo livello.

VDP senza ciclocross? Forse Hulst sarà l’ultimo acuto da tenore…

VdP senza cross? Forse Hulst sarà l’ultimo acuto da tenore…

24.01.2026
5 min
Salva

Mathieu Van der Poel continua a raccogliere successi nel ciclocross. Ormai è un copione che si ripete negli anni: esordisce a stagione inoltrata, dopo essersi preso un po’ di riposo dalla strada (dove il suo rendimento è sempre molto più brillante nella prima che nella seconda parte) e inizia a vincere una gara dopo l’altra, fino all’apoteosi mondiale. Quest’anno tra l’altro il calendario lo ha favorito e l’olandese sta provando anche a conquistare la Coppa del Mondo pur avendo iniziato più tardi.

A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo...
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo...
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…

Un inverno senza competizioni

Tutto ciò però ha un prezzo e in casa Alpecin Deceuninck lo segnalano da tempo. Si ha un bel dire che la squadra WorldTour si divide equamente fra strada e ciclocross, ma ragioni di ranking impongono un’attenzione maggiore verso la prima (almeno finché non diventerà attuativa la riforma UCI che contempla anche discipline come valide per l’assegnazione di punti). Il team manager Philip Roodhooft da tempo preme per un cambio di strategia dell’olandese e non è il solo.

Persino papà Adrie Van der Poel, che pure ha vissuto una carriera intera fra ciclocross e strada arrivando ai vertici in entrambe, preme per un cambio di passo. «Abbiamo discusso più volte di questo – ha rivelato a Sporza – sarebbe buono per la sua testa, staccare dalle competizioni per un po’, preparare con calma la stagione su strada dedicandosi anima e corpo alla preparazione, ma sappiamo entrambi che rimanere per un lungo periodo senza competizioni, l’adrenalina che esse ti danno è difficile per com’è fatto lui».

Vincendo in Spagna Van der Poel ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna Van der Poel ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo

Caccia all’8° titolo iridato

Mathieu è sempre stato restio: «Quando ne parliamo, mi dice sempre “Che cosa ne sai tu?”. Lo capisco, non conta cosa piace a me, ma cosa piace a lui. Fa le sue scelte, in piena libertà ed è giusto così». Il campione del mondo però ci sta facendo più di un pensierino: se dovesse conquistare il titolo mondiale il prossimo 1° febbraio (e visto il suo dominio attuale sulla concorrenza è più che probabile) diventerebbe il padrone assoluto nella storia della specialità, staccando anche Erik De Vlaeminck fermo a 7 titoli e allora potrebbe anche rinunciare alla prossima stagione. Dandosi un ideale passaggio di testimone con Thomas Pidcock che ha detto di voler rientrare…

«Molto dipende da quando finirà la sua stagione su strada – afferma papà Adrie VDP – proprio per evitare uno stacco dalle gare troppo lungo. Ma se facesse la Vuelta con una forma competitiva e poi le classiche italiane, potrebbe anche rinunciare almeno per un anno».

Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo

I dubbi su Hoogerheide 2028

Già, un anno. Perché c’è un evento al quale la famiglia Van der Poel tiene. Nel 2028 i mondiali si terranno ad Hoogerheide e la progettazione del percorso dell’evento è stata affidata proprio all’esperienza di Adrie. Che vorrebbe naturalmente avere suo figlio al via, quindi staccare un anno dal ciclocross, nel 2026-27 sarebbe ideale, pensando poi a un suo rientro. Ma su questo tema, Mathieu era stato scettico.

«Ho sempre detto che mi piacerebbe battere il record di titoli iridati e farlo nel mio Paese – aveva dichiarato a Het Laatste NieuwsHulst è l’occasione giusta per farlo, poi non mi resterebbe molto altro da dire in questo ambiente, mentre su strada le opportunità sono sempre tantissime (non dimentichiamo che l’olandese è in corsa per il Grand Slam Career nelle classiche Monumento come Pogacar, con 3 successi su 5, ndr). Vorrei ritirarmi in grande stile, da vincente. E se poi a Hoogerheide finissi 5°? Ci sarebbe un retrogusto amaro. Se posso vincere prima, è molto meglio».

Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro

«Amo ancora il ciclocross, ma…»

L’idea di Mathieu è passare un intero inverno in Spagna, senza distrazioni, lavorando sulla sua condizione da far crescere piano piano e far durare di più. Una scelta dettata anche da trascorrere del tempo, da una nuova consapevolezza legata ai suoi 30 anni: «Amo ancora il ciclocross, ma è molto impegnativo e richiede molta energia. Inoltre vorrei vedere se il mio livello, senza il ciclocross, sarebbe ancora migliore e non posso saperlo se non ci provo. Ma il ciclocross resta la disciplina che amo di più, gli spettatori, l’atmosfera. E’ un amore così forte che mi trattiene dal fare il grande passo».

Papà Adrie resta in disparte, in attesa di quel che sarà e delle decisioni del figlio: «Sarebbe bello se Mathieu ci fosse, sa che a quell’evento tengo particolarmente. Ma quando lo sento parlare, so che c’è una forte possibilità che non ci sarà. Staremo a vedere, sicuramente se c’è un inverno da saltare, è il prossimo…».

Giro d'Italia 2024, Roma, Tadej Pogacar, Vincenzo Nibali

Non solo con la forza: uno spunto di Nibali per Tadej

01.01.2026
3 min
Salva

Un discorso nato proseguendo con Nibali il ragionamento sui quattro nuovi direttori sportivi che arriveranno in gruppo. In particolare, parlando di De Marchi, del suo modo di correre e del fatto che pochi oggi attacchino come faceva lui, il siciliano aveva usato un grande pragmatismo.

«Il gruppo – aveva detto Nibali – adesso ha un livello altissimo e poi ci sono quelli fuori misura. Una volta facevamo i 42 di media, oggi fai 47. Cinque chilometri di differenza che non sono legati solo alla preparazione, ma anche al pacchetto gara. Alla bici, il manubrio, la sella, il reggisella, le ruote, le scarpe, il calzino, il pantaloncino. E’ tutto più performante. E per attaccare quando si va a 45 di media, serve andare a 50 all’ora. Si alza l’asticella e devi tenere la velocità per più tempo, perché il gruppo non lascia andare. Ecco perché oggi è diventato più difficile andare in fuga e tanti rinunciano».

Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Anche perché un conto è partire a 45 all’ora, altro quando si va a 50: fai lo scatto e poi ti pianti…

L’eccezione è Pogacar, che ha un’esplosività notevole, poi si mette al suo ritmo, mandando tutti in acido. E quando sei in acido, per recuperare ci metti un sacco di tempo. Prima che riesci a smaltire l’acido, le gambe vanno in crisi e ci sta che la recuperi anche una settimana dopo. Quando corri contro Tadej, il problema principale è questo.

Forse il suo limite, se di limite si può parlare, è che pensa di poter gestire tutto con la forza. Vedi la Sanremo: prova a staccare tutti in salita, senza pensare di poterla vincere come fece Nibali in discesa…

E’ quello che dico io, perché lui è abituato a staccarli di forza. Qualsiasi gara la vince di forza, non tatticamente. Attacca perché è più forte, mentre chi è che vince con astuzia e tattica? Van der Poel. Mathieu ha vinto l’ultima Milano-Sanremo con la tattica, un concetto differente. E’ forte però allo stesso tempo ha una tattica.

Come è andata alla Sanremo?

Quando Pogacar ha attaccato e Van der Poel l’ha tenuto nel mirino, ho detto subito che se Tadej non fosse stato attento, l’altro sarebbe ripartito e lo avrebbe lasciato lì. Ebbene, un secondo dopo è successo proprio questo e per poco non lo stacca davvero. Poi in cima si sono guardati, però Tadej ha capito che l’altro ne aveva per lasciarlo là e quasi c’è rimasto. Secondo me, ha perso la Sanremo proprio in quel momento.

Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Però l’altro capolavoro Van der Poel lo ha fatto in volata, gestita come fa chi sa in che modo si gestiscono certe situazioni.

In una Milano-Sanremo il velocista è sempre più forte. Anche se ci sono da fare 300 chilometri, non c’è tanta differenza. E’ diverso se ne hai fatti 270 ma con 5.000 metri di livello, perché allora i valori si livellano e allora la volata magari la vinci.

E comunque Pogacar ci riproverà di certo.

Ha fatto il disegno di quello che vuole provare a vincere. Ci ha messo lo Svizzera, il Romandia, ha messo la Roubaix e la Milano-Sanremo. Quelle che gli mancano. E non farà il Giro d’Italia perché ha da fare tutte queste altre gare. E correrà ancora al suo modo, provando a staccarli tutti.

Milano-Sanremo 2025, Poggio, Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, Filippo Ganna

EDITORIALE / L’importanza di avere un piano B

29.12.2025
6 min
Salva

Prepararsi un piano B. Le parole pronunciate un paio di giorni fa da Rossella Di Leo si possono estendere a tutto il mondo del ciclismo, non soltanto ai corridori che devono smettere di correre. Nulla è per sempre. E se la carriera di un atleta è legata al suo rendimento e al riscontro che questo può avere agli occhi di manager e sponsor, per il movimento ciclistico mondiale il discorso è più complesso, ma tutto sommato identico.

Bryan Olivo, 22 anni, ha lasciato il ciclocross da tricolore juniores, per dedicarsi alla strada. Il fuoristrada poteva essere il suo piano B? (foto Alessio Pederiva)
Olivo, 22 anni, ha lasciato il ciclocross da tricolore juniores, per dedicarsi alla strada. Il fuoristrada poteva essere il suo piano B? (foto Alessio Pederiva)

Il piano B di Olivo

In questi ultimi giorni del 2025 si succedono riflessioni e spunti. Mattia Agostinacchio, folletto fortissimo del cross, è approdato grazie a questo nel WorldTour con la maglia della Ef Education-Easypost. Correrà su strada, ma ha preteso di andare avanti con l’attività offroad. In questi stessi giorni, Bryan Olivo si è accasato con lo Swatt Club, dopo essere stato lasciato a piedi dalla Bahrain Victorious nella quale aveva messo da parte il cross per puntare sulla strada. Il piano B alla fine è arrivato, ma ha il sapore del ripiego.

Poteva essercene un altro mantenendo il cross? Può darsi, ma la voglia o la necessità di portare al professionismo ragazzi poco più grandi che bambini costringe a rinunce che impediscono lo sviluppo dell’atleta nella sua completezza. I devo team sembrano sempre più una catena di montaggio e sempre meno una scuola di sport. Per i signori del WorldTour, a 22 anni sei da buttare.

UCI Cyclocross World Cup 2024-2025, Mathieu Van der Poel
Mathieu Van der Poel, dominatore nel cross, ha lasciato capire che questa potrebbe essere la sua ultima stagione
UCI Cyclocross World Cup 2024-2025, Mathieu Van der Poel
Mathieu Van der Poel, dominatore nel cross, ha lasciato capire che questa potrebbe essere la sua ultima stagione

Il piano B del ciclocross

La necessità di avere un piano B si impone allo stesso ciclocross, dopo che Van der Poel ha annunciato che questa potrebbe essere la sua ultima stagione. L’olandese ha incassato la solidarietà dell’eterno rivale Van Aert, che già da un po’, complici varie vicissitudini, è parso puntarci molto meno. Di fatto però la prospettiva di perdere il duello fra i giganti sta mettendo in crisi lo sport (invernale) preferito dai belgi.

In un interessante punto della situazione su Het Nieuwsblad, il giornalista belga Guy Van Langenbergh ha delineato prospettive traballanti. Le vittorie scontate di Lucinda Brand e dello stesso Van der Poel non generano entusiasmo, avendo reso ormai prevedibile il risultato. Se ne sono accorti gli investitori, rassegnati probabilmente al fatto che non vinceranno (quasi) mai. Il Ridley Racing Team non è riuscito a trovare uno sponsor principale e presto cesserà di esistere. Amandine Fouquenet, rivelazione della stagione tra le donne, sarà senza sponsor dal primo gennaio per la chiusura di Arkéa B&B. Stesso discorso per Ryan Kamp, senza sponsor dopo che negli ultimi due anni ha corso per i fratelli Roodhooft.

Dopo i 17.600 spettatori di Hofstade per Van der Poel e Van Aert, l'indomani a ZOlder senza l'iridato si è scesi a meno di 5.000 (immagine Instagram: mat_book)
Dopo i 17.000 spettatori di Hofstade per Van der Poel e Van Aert, l’indomani a Zolder senza l’iridato si è scesi a meno di 5.000 (immagine Instagram/mat_book)
Dopo i 17.000 spettatori di Hofstade per Van der Poel e Van Aert, l'indomani a ZOlder senza l'iridato si è scesi a meno di 5.000 (immagine Instagram: mat_book)
Dopo i 17.000 spettatori di Hofstade per Van der Poel e Van Aert, l’indomani a Zolder senza l’iridato si è scesi a meno di 5.000 (immagine Instagram/mat_book)

Organizzatori e pubblico scontento

Non va meglio per gli organizzatori, prosegue l’analisi di Van Langenbergh. Allestire le grandi gare in Belgio è redditizio, ma soprattutto costoso e non tutti gli eventi ormai fanno il tutto esaurito. Al record dei 17.000 spettatori di Hofstade alla presenza di Van der Poel e Van Aert hanno fatto da contraltare i 5.000 di Zolder dove però VdP non c’era. Il pubblico nel frattempo inizia a lamentarsi, perché le dirette stanno diventando a pagamento e il biglietto di ingresso alla Coppa del mondo di Gavere è salito a 25 euro. Se far pagare il biglietto è la via per risollevare il ciclismo, forse anche in questo caso si potrebbe cercare un piano B.

A tutto ciò si aggiunga che gli atleti che si dedicano alla doppia attività – fra loro Van der Poel, Van Aert, Nys, Toon Aerts, Verstrynge, Del Grosso, Puck Pieterse e Shirin Van Anrooij – si fermeranno dopo i mondiali di fine gennaio a Hulst, per prepararsi al debutto su strada. La platea tornerà a disposizione degli specialisti che però in apparenza non destano l’interesse dei tifosi e degli investitori. Il ciclocross ha un piano B per quando i giganti avranno smesso di sfidarsi?

Pogacar domina i Giri e le classiche: anche nei giorni storti, la sua superiorità è schiacciante. Il suo contratto arriva al 2030
Pogacar domina i Giri e le classiche: anche nei giorni storti, la sua superiorità è schiacciante. Il suo contratto arriva al 2030

Il ciclismo dei dominatori

Proviamo a fare lo stesso discorso per la strada. Le vittorie spettacolari di Van der Poel nel cross sono prevedibili e questo provoca un calo non tanto dei tifosi quanto piuttosto degli sponsor. Si può pensare che potrebbe essere così anche per quelle di Pogacar, una volta che ad esempio lo sloveno avrà conquistato la Sanremo e la Roubaix? Su strada ci sono più avversari e anche giovani emergenti, ma intanto è lecito pensare che gli sponsor continueranno a masticare amaro. Ne avranno voglia ancora a lungo?

Certo il calendario estivo è ben più consistente e il bacino del pubblico è più grande, ma ricordiamo quel che accadde quando si ritirò l’ultimo dominatore e ci accingemmo al primo Tour senza di lui. L’edizione del 2006 fu un disastro, in un ciclismo diverso (fortunatamente) dall’attuale. Il tempo che Armstrong si togliesse dalla scena e l’Operacion Puerto causò il ritiro dalla corsa dei principali sfidanti degli anni precedenti. Mentre Floyd Landis, che sembrava destinato a conquistare la maglia gialla, fu eliminato a sua volta dagli ordini di arrivo, con la maglia gialla consegnata in un secondo momento a Oscar Pereiro Sio.

Alla presentazione del  Tour 2007, Prudhome consegna la maglia gialla a Oscar Pereiro Sio
Alla presentazione del Tour 2007, Prudhome consegna la maglia gialla dell’anno precedente a Oscar Pereiro Sio
Alla presentazione del Tour 2007, Prudhome consegna la maglia gialla dell'anno precedente a Oscar Pereiro Sio
Alla presentazione del Tour 2007, Prudhome consegna la maglia gialla dell’anno precedente a Oscar Pereiro Sio

Il piano B della strada

Per seguire Armstrong tanti avevano imboccato la stessa strada, oggi per raggiungere il livello stellare di Pogacar si sta innalzando il livello della performance. Si cercano ragazzini che possano seguirne le orme (o quelle di Evenepoel) e poco importa quanti se ne bruceranno durante la ricerca. Tadej e il suo immenso talento, che nulla hanno a che vedere con le abitudini dell’americano, hanno portato il gruppo a ricercare guadagni in dettagli di cui si ignorava persino l’esistenza. E a gettare dalla rupe gli atleti poco meno che eccellenti. Un valido piano B potrebbe essere la ricerca della normalità, capire che stiamo vivendo un’epoca irripetibile e sarebbe sbagliato pensare che il ciclismo continuerà per sempre allo stesso modo.

Che cosa succederà quando anche Pogacar smetterà? Da chi sarà composto il gruppo (proviamo a pensare anche a quello italiano) se nel frattempo tanti giovani vengono sacrificati senza neppure dargli la possibilità di emergere? Il ciclismo ha pronto un piano B o arriveremo a quel punto e poi si vedrà?

UCI Cyclocross World Cup 2024-2025, Mathieu Van der Poel

Dopo Namur e Faè, una sbirciata negli appunti di Pontoni

15.12.2025
6 min
Salva

Ieri Daniele Pontoni era a Faè d’Oderzo, per il tradizionale Ciclocross del Ponte, che ha visto vittorie italiane di buon interesse. Filippo Fontana ed Elisa Ferri fra gli elite, Patrick Pezzo Rosola e Nicole Azzetti fra gli juniores. Contemporaneamente il cittì della nazionale ha seguito la Coppa del mondo di Namur e con lui abbiamo voluto fare il punto su quello che ha visto e in qualche modo quello che vedremo.

Che cosa ti è parso di Namur?

Più di quello che ho visto, è stato utile parlare con i ragazzi. Per quanto riguarda i primi, credo che senza la scivolata di Nys, Van der Poel e Thibau se la sarebbero giocata fino all’ultimo. Aver portato la suspense fino all’ultimo è qualcosa di interessante e sicuramente Nys in questo momento è uno degli atleti che può dare fastidio.

La rassegna di Middelkerke si era aperta con il bronzo di Nicole Azzetti fra le junior (qui insieme al cittì Pontoni)
Il cittì Pontoni agli europei di Middelkerke, un selfie per il bronzo di Nicole Azzetti fra le juniores
La rassegna di Middelkerke si era aperta con il bronzo di Nicole Azzetti fra le junior (qui insieme al cittì Pontoni)
Il cittì Pontoni agli europei di Middelkerke, un selfie per il bronzo di Nicole Azzetti fra le juniores
Van der Poel che torna e vince alla prima gara stupisce ancora Pontoni?

Anche lui ha fatto degli errori, è caduto, però lo ritengo ancora il numero uno. Chiaramente la sua supremazia non è stata netta come eravamo abituati. Ieri eravamo sul percorso più esigente del ciclocross moderno. Devi avere gamba, devi avere tecnica e soprattutto devi avere tanta testa e tanta forza di volontà. Perché credo che tutti, almeno una volta, un errore lo abbiano fatto. Quindi rialzarsi subito, partire e resettare è la dote maggiore di chi vuole andare bene a Namur.

In Sardegna abbiamo visto un grande Filippo Agostinacchio, che ieri ha avuto qualche problema…

Se guardiamo i tempi, a un certo punto i due fratelli erano da soli. Sono partiti in quinta e sesta fila e a metà gara erano da soli. Mentre Filippo stava tirando per suo fratello, è caduto. Ha preso un albero, si è fatto male alla spalla e in più un sasso gli è rimasto bloccato sotto la leva per cui la ruota non girava. E’ dovuto andare ai box. E’ ripartito parecchio indietro, ha perso tantissimo tempo e ha recuperato ancora rispetto a dove era. E’ andato forte anche ieri.

Chi è andato forte davvero è Mattia, il più piccolo…

Gli ultimi due giri che ha fatto dimostrano di che pasta sia fatto questo ragazzo. Parti dietro, arrivi davanti e hai ancora questo ultimo quarto d’ora? E’ una prova importante. Sapete che sono tifoso del Torino e allora il quarto d’ora di Mattia io lo paragono al “quarto d’ora granata” (il finale di partita del Grande Torino che negli ultimi 15 minuti di gioco accelerava e ribaltava anche le situazioni più difficili, ndr).

Ciclocross Salvirola 2025, Mattia Agostinacchio (foto Alessio Pederiva)
Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo corrono con la Ef Education. Pontoni entusiasta del suo 13° posto a Namur (foto Alessio Pederiva)
Ciclocross Salvirola 2025, Mattia Agostinacchio (foto Alessio Pederiva)
Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo corrono con la Ef Education. Pontoni entusiasta del suo 13° posto a Namur (foto Alessio Pederiva)
Mattia fa lo stesso?

Lui ha quel quarto d’ora che, quando si… accende, è un razzo. Tecnicamente guida da far paura e quindi questi sono i risultati. E non è una prestazione che mi stupisce. Mi ha meravigliato la prima volta, quando lo ha fatto a Lievin. Gli ho visto fare quell’accelerata nel Team Relay prima del ponte e quella è stata l’unica volta che mi ha stupito. Poi l’ha fatto altre volte, quindi per lui è la normalità. Il suo passaggio da junior a under 23 me lo sarei aspettato proprio come lo sta dimostrando in questo momento. Adesso aspetto solo che anche Viezzi torni ai suoi livelli…

E’ ancora un po’ indietro.

L’ho visto in leggera difficoltà, soprattutto in questo weekend, ma già dalla prossima settimana me lo aspetto di nuovo motivato al punto giusto per tornare anche lui ai vertici di categoria. Ne ha tutte le doti e so che andrà a prendersi quello che in questo momento non ha in mano.

Secondo te è più difficile per questi ragazzi correre la Coppa del mondo con le squadre e non con la nazionale?

Magari con la squadra in certi momenti sono anche più attrezzati da un punto di vista logistico. Sicuramente come staff credo che la nazionale dia qualcosa in più rispetto ai loro team. Io ho una venerazione per il mio staff, perché vedo quanto si impegnano e quanto lavorano. Una cosa che dico sempre ai ragazzi è che quei 10, 20, 50 o 100 watt in più di cui hanno bisogno nel momento di fare la differenza, devono prenderli dai colori azzurri.

Overijse incorona la Casasola, una prima storica
Casaola ha iniziato la stagione con il successo di Overijse, ora è alle prese con i postumi di una bronchite. Pontoni la aspetta
Overijse incorona la Casasola, una prima storica
Casaola ha iniziato la stagione con il successo di Overijse, ora è alle prese con i postumi di una bronchite. Pontoni la aspetta
Con le ragazze finora siamo andati a corrente alternata.

Abbiamo Sara Casasola che è ferma, perché ha ancora un po’ di problemi con la bronchite che non passa. Lei purtroppo lotta sempre con l’asma e quindi ieri non ha corso. Spero sia l’ultima sosta ai box da qui al mondiale e che finalmente si ristabilisca e possa ritornare nelle posizioni in cui l’abbiamo vista da inizio stagione. Ormai sono rientrate tutte le big, quindi primeggiare sarà più difficile, però credo che Sara abbia tutti i numeri e le doti per essere là davanti con loro.

Poi c’è anche Lucia Bramati che sta andando bene.

Ieri magari Lucia non è stata brillantissima come in altre occasioni, però ha dimostrato di fare la sua bella figura in questa categoria. E se invece vogliamo parlare degli juniores, chiaramente Giorgia Pellizotti ha già dimostrato in Coppa del mondo, nella sua categoria, di essere sicuramente una fra le prime tre ragazze al mondo. Ieri poi a Faè d’Oderzo abbiamo visto Azzetti che è ancora forte e fra gli uomini abbiamo Grigolini e Pezzo che vincono e ragazzi del primo anno come Dell’Olio, Cingolani e Bosio che arrivano. Gli ultimi due il prossimo anno potranno prendere sicuramente il posto di Grigolini e Pezzo Rosola.

Si costruisce il futuro?

L’ho già detto in passato, non stiamo costruendo anno per anno, ma ragioniamo a lungo termine. Ormai guardiamo anche le categorie degli allievi e delle allieve, perché dobbiamo cominciare a formare questi ragazzi perché siano pronti quando passeranno juniores.

Da sabato ad Anversa, tornerà nel cross anche Van Aert, qui primo a Benidorm nel 2024. Pontoni ha grandi attese per il duello con Van der Poel
Da sabato ad Anversa, tornerà nel cross anche Van Aert, qui primo a Benidorm nel 2024. Pontoni ha grandi attese per il duello con Van der Poel
Quali saranno i prossimi passi della nazionale?

Andremo in Coppa del mondo a Koksjide, con doppia convocazione per entrambe le prove: appunto quella del 21 e il 28 a Dendermonde. Gran parte degli atleti italiani faranno tutto il periodo in Belgio: qualcuno tornerà il primo gennaio, altri il 4. Quasi tutti faranno delle gare anche internazionali. Poi ci sarà il campionato italiano e subito dopo andremo a Benidorm per correre e fare il ritiro di ogni anno. Il sabato voleremo a Hoogerheide, poi tre giorni a casa e il mondiale di Hulst.

Ultima domanda: sabato ad Anversa ci sarà il primo duello Van der Poel-Van Aert: sarà il solito grande spot per il cross?

Per me gli atleti di spessore e di valore come questi possono far bene alla specialità. Non li chiamo ciclisti ma atleti, che fanno bene alla specialità, portano tanto pubblico e portano interesse. Da quelle parti magari non ne hanno tanto bisogno perché sono abituati, però nel resto del mondo vedere in televisione uno spettacolo come quello è qualcosa di speciale. Credo che la sfida si ripeterà fino al mondiale. E spero che dia una spinta all’eventuale candidatura olimpica per questa specialità

Mathieu Van der Poel, vacanze 2025, California (immagine Instagram)

Torna Van der Poel e Namur diventa il centro del mondo

13.12.2025
5 min
Salva

Sarà il periodo dell’anno e magari anche la sensazione che mancasse qualche pezzo, il ritorno di Van der Poel nel ciclocross fa pensare alla fine di un’attesa messianica, che sarà completa sabato prossimo, quando ad Anversa tornerà anche Van Aert. E quello sarà il primo derby nel fango, il primo dei cinque scontri fra i due giganti.

Van der Poel è tornato a inizio settimana dalla Spagna e il fatto che per debuttare abbia scelto Namur fa pensare che il suo livello sia davvero molto alto. L’olandese non è uno che corre sapendo di essere battuto ed evidentemente i suoi riscontri sono all’altezza della situazione.

«Fino a qualche anno fa – commenta il suo team manager Christoph Roodhooft – non avrebbe osato ripartire da Namur. Ma come atleta, si è evoluto a un livello tale che è pronto per debuttare su un percorso così impegnativo. Avrebbe potuto rendersi le cose molto più facili scegliendo il prossimo fine settimana, con Anversa e Koksijde. Inizialmente, era quello il punto di partenza della sua stagione, ma Mathieu si sente bene e ha abbastanza fiducia in se stesso per affrontare questa sfida. Mi aspetto che vinca? In ogni gara di ciclocross a cui Mathieu partecipa, ci aspettiamo che vinca. Se lo aspetta lui stesso, se lo aspettano tutti».

L'ultima vittoria 2025 di Van der Poel è quella di Geraardsbergen al Renewi Tour: che fatica battere De Lie!
L’ultima vittoria 2025 su strada di Van der Poel è quella di Geraardsbergen al Renewi Tour: che fatica battere De Lie!
L'ultima vittoria 2025 di Van der Poel è quella di Geraardsbergen al Renewi Tour: che fatica battere De Lie!
L’ultima vittoria 2025 su strada di Van der Poel è quella di Geraardsbergen al Renewi Tour: che fatica battere De Lie!

Quattro settimane di stop

Sembra di rileggere le parole pronunciate ieri da Giuseppe Martinelli, sia pure nel diversissimo ambito delle corse a tappe. La filosofia però è la stessa e la capacità e la facilità di prepararsi alla gara non correndo, unite all’immensa classe dell’atleta in questione, fa sì che la vittoria sia la prima delle opzioni. Non l’unica, ma quasi.

Van del Poel ha chiuso la stagione estiva a metà settembre con l’amaro in bocca per il 29° posto ai mondiali di mountain bike di Crans Montana, su cui invece puntava molto. La mountain bike continua a respingerlo, il gap tecnico sembra incolmabile. Sarà curioso vedere se presto o tardi deciderà di metterci una pietra sopra, concentrandosi sul ciclocross dove vincere invece gli viene molto più… facile.

«Ho riposato per un periodo più lungo del solito – ha spiegato ieri – la mia stagione si è conclusa prima rispetto agli anni precedenti (la foto Instagram di apertura lo ritrae in California, ndr). Questo mi ha dato l’opportunità di prendermi quattro settimane di riposo, poi ho ripreso ad allenarmi in Belgio. Due settimane dopo mi sono trasferito nella mia base in Spagna per continuare a potenziarmi e aumentare gradualmente l’intensità».

Nel passaggio alla MTB, Van der Poel non è ancora riuscito nella magia di colmare il gap tecnico dagi avversari (foto Alpecin-Deceuninck)
Nel passaggio alla MTB, Van der Poel non è ancora riuscito nella magia di colmare il gap tecnico dagi avversari (foto Alpecin-Deceuninck)

Gareggiare per non allenarsi

Il cross per allenarsi meno: questa è l’unica concessione che specialisti di questa grandezza fanno ai vecchi concetti della preparazione, eccezione all’infallibilità delle tabelle.

«Il fatto di avere un programma di 12-13 gare di ciclocross – ha spiegato – ha un senso. La seconda metà di dicembre offre sempre più opportunità di gara e finché sono in Belgio, preferisco gareggiare piuttosto che allenarmi. Ho guardato i percorsi e ho scelto le gare che mi sono sempre piaciute di più. Il fatto che molte di queste si svolgano nei dintorni di Anversa è un bel vantaggio».

Lo stesso ragionamento fatto da Van Aert. Le energie sono un capitale da salvaguardare e ridurre i viaggi gli permette di continuare con il cross, prendendone solo il positivo.

L’ottavo mondiale

L’obiettivo principale sono i mondiali di Hulst, che in caso di vittoria porterebbero a 8 il suo bilancio iridato. Sentendolo parlare, la sensazione è che fosse stanco di allenarsi e che non vedesse l’ora di riattaccare il numero sulla schiena.

«E’ passato molto tempo dall’ultima volta che ho corso a Namur – ha raccontato – e il percorso mi è sempre piaciuto. Mi sento pronto. Finora non ho fatto una grande preparazione specifica, ad eccezione di due sessioni: una martedì e l’altra giovedì. Gli ultimi due giorni invece sono stati più blandi. Dopo l’allenamento di giovedì, ne ho programmati due più facili per essere fresco e riposato sulla linea di partenza. Non è molto, ma l’anno scorso è bastato. Le aspettative sono alte. Forse sono un po’ al di sotto del livello del 2024, ma credo che possa bastare per giocarmi la vittoria».

Campionati europei ciclocross 2025 - Middelkerke, Thibau Nys
Thibau Nys (qui agli europei) quest’anno ha già vinto due volte in Coppa del mondo: a Tabor e Flamanville
Campionati europei ciclocross 2025 - Middelkerke, Thibau Nys
Thibau Nys (qui agli europei) quest’anno ha già vinto due volte in Coppa del mondo: a Tabor e Flamanville

Il confronto con Nys

Immaginiamo la pressione che il suo ritorno stia mettendo addosso a coloro che sono stati protagonisti fino a questo momento. In particolare sarà molto interessante assistere al primo confronto di stagione con Thibau Nys, indicato da più parti come il possibile sfidante.

«Mi pare di aver capito che Nys sia diventato il nuovo punto di riferimento – ha detto Van der Poel – mentre Nieuwenhuis continua a confermarsi. A Namur, in particolare, bisogna stare attenti a Michael Vanthourenhout (vincitore della Coppa del mondo di Marceddì, ndr) e Toon Aerts. E Cameron Mason ha chiaramente fatto un passo avanti. Ci sono molti sfidanti. Come ogni anno infine, presto troverò anche Van Aert. Ognuno di noi ha la sua preparazione, soprattutto in vista delle classiche di primavera. Questo significa che ci incrociamo di tanto in tanto. Come ci confronteremo quest’inverno sarà presto chiaro, basterà aspettare una settimana. Speriamo di poter offrire un bello spettacolo ai tifosi».

Cyclocross World Championships 2023, Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel

Cinque testa a testa: Wout e Mathieu col contagocce

03.12.2025
6 min
Salva

Van der Poel è arrivato per primo anche nel comunicare le sue presenze nel cross. Appena pochi giorni però ed è arrivata anche la lista della… spesa di Wout Van Aert e fra Belgio e Olanda è iniziato il gioco degli incroci. Ebbene, rispetto a quello che è accaduto negli inverni immediatamente successivi al Covid (quando quei due sembravano macchine infaticabili), i testa a testa saranno soltanto cinque.

Anversa (Coppa del mondo) il 20 dicembre.

Hofstade (X2O) il 22 dicembre.

Louenhout (X2O) il 29 dicembre.

Mol il 2 gennaio.

Zonhoven (Coppa del mondo) il 4 gennaio.

Sono otto le gare di cross scelte da Wout Van Aert per l’inverno, poi si concentrerà sulla strada
Sono otto le gare di cross scelte da Wout Van Aert per l’inverno, poi si concentrerà sulla strada

Van Aert a piccole dosi

Per entrambi l’annuncio è stato accompagnato da una serie di annotazioni da cui si capisce che i tempi sono cambiati: probabilmente l’età della spensieratezza è finita. Uno deve fare i conti con l’invadenza di Pogacar, l’altro con risultati non sempre all’altezza.

«Wout ci ha sottoposto la sua proposta abbastanza presto – spiega Mathieu Heijboer, capo dei tecnici alla Visma Lease a Bike – e non c’è stato tanto da discutere. Sappiamo cosa serve per fare bene, senza che questo sminuisca la stagione su strada. C’è un tacito accordo sul rispetto dei ritiri, ma ad esempio, non sarà possibile che partecipi a quello in Spagna fra l’8 e il 16 dicembre.

«Abbiamo pianificato otto gare di ciclocross, tutte in Belgio. Non è una coincidenza: vogliamo ridurre al minimo i tempi di viaggio per non aumentare carico e affaticamento. Allo stesso modo pensiamo che tre giorni di gara di fila siano eccessivi, come sforzo e per la salute, per cui Wout si concentrerà al massimo su doppiette. In questo periodo dell’anno, è necessario anche allenarsi con molto volume e deve esserci il tempo per farlo».

Van der Poel indosserà anche quest’anno la maglia iridata, riconquistata a Lievin lo scorso anno
Van der Poel indosserà anche quest’anno la maglia iridata, riconquistata a Lievin lo scorso anno

La polmonite di Van del Poel

Per quanto riguarda Van der Poel, pare che l’olandese abbia ancora gli strascichi della polmonite del Tour o così ha detto suo padre Adrie per spiegare il fatto che da luglio in poi, Mathieu abbia vinto una tappa al Renewi Tour e poi si sia fermato che era ancora agosto.

«Ci lotta da molto tempo – ha detto Adrie – non era solo un raffreddore. Dopo il Tour, si è riposato per due settimane. Quando ha ripreso, continuava a lamentarsi di non sentirsi ancora come prima e in gara era molto deluso. Al Renewi Tour, ad esempio, è arrivato secondo, ma continuava a non essere brillante. Anche per questo si è fermato e ha ripreso ad allenarsi molto lentamente. Ci sono obiettivi importanti l’anno prossimo ed è meglio recuperare a dovere prima di ricominciare.

«Mathieu si sente molto meglio da qualche settimana, lo capisco dai messaggi che mi manda. Sono andato a trovarlo in Spagna tre settimane fa e si vede che ha un obiettivo. Aveva un bel sorriso, esce in maglia e pantaloncini. Tornerà quando si sentirà in grado di competere per la vittoria».

La presenza dei due campioni fa schizzare il numero dei tifosi (tutti paganti) che seguono le gare di cross
La presenza dei due campioni fa schizzare il numero dei tifosi (tutti paganti) che seguono le gare di cross

Miracoli al botteghino

A queste considerazioni di ordine tecnico devono attenersi gli organizzatori. Una volta ricevuti i calendari, che si tratti di Flanders Classics o di Golazo, sta a loro contattare i team manager dei campioni e cercare di capire in quali condizioni arriveranno e come le loro gare si incastreranno con il fitto programma dei ritiri invernali. Poi si mettono in contatto con i sindaci dei comuni in cui si svolgeranno le gare, perché è ovvio che tutti vogliano ospitare la sfida dei due. Questo da un lato significa spendere di più, ma anche avere una presenza di pubblico sensibilmente superiore.

«Se c’è al via uno fra Wout e Mathieu – ha spiegato a Het Nieuwsblad Christoph Impens di Golazo – il numero di spettatori cresce. Se si hanno entrambi, l’effetto è ancora maggiore. La gara di Mol senza di loro ha abitualmente intorno a 1.500 spettatori. Un anno l’abbiamo spostata al venerdì sera, all’inizio delle vacanze di Natale, e Wout e Mathieu sono partiti entrambi. Gli spettatori sono diventati 6.000. Lo scorso anno a Loenhout sono stati 15.800, un record».

Sul fronte dei costi, l’ingaggio dei due si aggira fra i 15 mila e i 20 mila euro ciascuno per ogni gara. «Devi potertelo permettere – commenta ancora Impens – ma i ricavi extra generati da Van Aert e Van der Poel di solito coprono i costi aggiuntivi. Potrebbero chiedere molto di più, ma non lo fanno e gliene siamo grati. Sono molto ragionevoli: dopo la pandemia, hanno fissato il prezzo e da allora non è cambiato quasi per niente».

Wout Van Aert non ha svolto allenamenti specifici per il cross, ma ha usato parecchio la bici da gravel
Wout Van Aert non ha svolto allenamenti specifici per il cross, ma ha usato parecchio la bici da gravel

Van Aert, mondiale forse

L’ultimo nodo da sciogliere riguarda il mondiale di Hulst. Lo scorso anno Wout escluse che avrebbe partecipato alla sfida di Lievin, invece si infilò nel gruppo all’ultimo momento e ottenne il secondo posto a 45 secondi da Van der Poel.

«Non è stato certo un gioco da parte nostra – dice Heijboer – la porta era chiusa finché Wout non l’ha improvvisamente aperta. Onestamente, in questo momento è socchiusa. Non ci stiamo concentrando sui campionati del mondo e non vogliamo nemmeno prendere una decisione definitiva al riguardo. Wout ha ricominciato ad allenarsi un po’ prima ed è in una forma migliore rispetto all’anno scorso. Allo stesso tempo, non ha ancora svolto molti allenamenti specifici per il cross, al massimo un po’ di gravel. Tecnicamente, non dovremo aspettarci troppo da lui nelle prime gare, ma sta migliorando».

Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)
Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)
Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)
Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)

Van der Poel, mondiale certo

Van der Poel invece concluderà la sua stagione di cross proprio ai mondiali, per andare a caccia dell’ottavo titolo iridato. Il percorso di Hulst, fa sapere suo padre, gli piace molto.

«Ci sono dei tratti nei prati – ha spiegato Adrie Van der Poel, vincitore a sua volta di un mondiale di cross – che quando piove possono diventare molto fangosi e sono sicuramente un problema per Wout. Ma a parte questo e le sfide fra i tifosi, il percorso deve essere buono e sicuro, e questi sono aspetti che a volte vengono trascurati».

Il debutto di Van der Poel sarebbe previsto per il 14 dicembre a Namur, prova di Coppa del mondo, ma è in forse per le condizioni di salute del campione del mondo. Peccato che nessuno dei due sarà presente domenica prossima alla prova di Terralba, in Sardegna. Il pubblico italiano lo avrebbe certamente apprezzato.

Mathieu Van der Poel, Renewi Tour 2025

Van der Poel: potenza, misura e piccoli sprechi. Il punto di Moser

17.10.2025
5 min
Salva

Mathieu Van der Poel è il grande assente di questo finale di stagione. Prima il Mondiale MTB, poi la polmonite e infine i percorsi troppo duri di mondiale ed europeo lo hanno portato a fermarsi anzitempo. Ed è mancato moltissimo, forse ancora di più, anche al Mondiale Gravel. VdP avrebbe corso in casa e da campione uscente.

Tempo fa, durante una diretta di Eurosport, Moreno Moser lo aveva chiamato in causa per analizzare il suo modo di correre. Abbiamo ripreso questo concetto proprio con lui, per approfondire gli aspetti tecnici e tattici che rendono unico l’asso della Alpecin-Deceuninck.

Moreno Moser, ex pro' oggi commentatore tecnico per Eurosport
Moreno Moser, ex pro’ e oggi commentatore tecnico per Eurosport (foto Instagram)
Moreno Moser, ex pro' oggi commentatore tecnico per Eurosport
Moreno Moser, ex pro’ e oggi commentatore tecnico per Eurosport (foto Instagram)
Moreno, facciamo un’analisi del modo di correre di Van der Poel: errori e punti di forza.

In realtà non penso che Van der Poel faccia degli errori. Anzi, credo sia uno dei corridori che ottimizza al meglio le proprie caratteristiche e il proprio motore.

Spiegati meglio…

Nel senso che mi sembra evidente come il suo motore sia un po’ più “delicato” rispetto a quello di Pogacar, ad esempio, che va forte tutti i giorni e recupera ogni volta che deve essere in forma. Van der Poel mi dà l’impressione di avere un motore più fragile: se esagera, poi salta per aria. Nelle corse a tappe fa una giornata buona ma non due di fila. E in salita fa davvero tanta fatica. Quei watt in più li paga cari, si vede proprio.

Questione strutturale o solo di peso?

Di caratteristiche. Lui vorrebbe anche, ma spesso spreca e poi salta per aria. Se vai a vedere, anche nelle giornate in cui va in fuga, alla fine cala sempre se ci sono salite lunghe o se ha spinto già da un po’. Difficilmente riesce a fare un grande finale dopo una giornata intensa. Mathieu è il classico esempio di corridore glicolitico: non ha la stessa capacità aerobica di Pogacar o degli scalatori, ma ha tantissima intensità e tante fibre bianche. Quando cala la disponibilità di zuccheri “pregiati”, la sua efficienza scende di colpo.

Nelle corse a tappe, soprattutto i Grandi Giri, VdP non riesce a recuperare del tutto. Per lui giorni in coda al gruppo sono vitali
Nelle corse a tappe, soprattutto i Grandi Giri, VdP non riesce a recuperare del tutto. Per lui giorni in coda al gruppo sono vitali
Hai parlato di salite: quali sono quelle limite per Van der Poel?

Quelle fino a 10 minuti. Oltre non lo vedi più. Ma se gli avversari sono Pogacar o Vingegaard, anche meno. Parliamo ovviamente di salite vere.

Tu dici che se tira o spreca tutto il giorno poi non fa grandi finali. Tuttavia abbiamo visto Fiandre o Roubaix vinte con una forza impressionante proprio nel finale. E quelle sono corse lunghe…

In una giornata secca sì, non ha problemi. Quando è in forma può fare quello che vuole. Io mi riferivo alle corse a tappe: lì è diverso. Nella giornata secca, invece, riesce a sfruttare al meglio il carico di carboidrati con cui parte. In quelle a tappe ha un deficit nel recupero.

Visto che parliamo di un corridore “massiccio”, quanto conta per lui oggi poter ingerire anche 120-130 grammi di carboidrati l’ora, rispetto magari a Pogacar?

Per lui è tanta roba. Conta moltissimo, ci guadagna più di uno scalatore come Tadej (che poi solo scalatore non è). Con i carboidrati i suoi muscoli riescono a esprimere un lavoro di alta qualità, perché la benzina che immette è di alta qualità. E con tutte quelle fibre bianche che ha lui… Attenzione però: parliamo di differenze minime, ma sono quelle che determinano un tipo di corridore o un altro.

Mathieu Van der Poel, Giro Italia 2022
Questa foto ci ricorda due cose: i tanti (troppi?) attacchi di VdP al Giro 2022. E la grande fatica che fa su salite lunghe
Mathieu Van der Poel, Giro Italia 2022
Questa foto ci ricorda due cose: i tanti (troppi?) attacchi di VdP al Giro 2022. E la grande fatica che fa su salite lunghe
Con l’occhio dell’ex corridore, Moreno, come giudichi i suoi attacchi? A volte qualche errore lo ha commesso, pensiamo al Giro 2022. Era sempre in fuga ma alla fine ha vinto una tappa sola. Tra l’altro la prima…

E’ vero quello che dite: potrebbe centellinare di più le energie certe volte, ma questo è il suo modo di correre. E’ chiaro che, spendendo tanto tutti i giorni, nei finali paga sempre. Specie se c’è una salitella, come spesso accade al Giro d’Italia. Però nel complesso quando attacca è un killer, anche in salita. Parlo di quelle brevi, come ho detto prima.

Chiaro…

Per esempio Wout Van Aert è più pesante di lui, ma in salita è più forte. Ciononostante Van der Poel ha qualcosa in più. Van Aert è più “ibrido”, ma quando deve vincere Mathieu ha sempre quel quid in più. Alla fine della stagione non ha sbagliato niente: ha vinto la Milano-Sanremo e la Roubaix, ha conquistato tappe e maglia gialla al Tour de France.

Moser esalta la facilità di guida su strada di Van der Poel. La stessa cosa ce la disse Marco Aurelio Fontana
Moser esalta la facilità di guida su strada di Van der Poel. La stessa cosa ce la disse Marco Aurelio Fontana
Stagione perfetta, ma con pochi giorni di corsa (41). Che ne pensi?

Forse sapeva che il mondiale era troppo duro e si è concentrato sulla mountain bike. Dopo ha fatto il Renewi Tour e poi ha avuto la polmonite che lo ha fermato. Condivido la frecciatina che ha lanciato di recente: «Mi fermo perché ho avuto una polmonite e devo recuperare, ma non so dove avrei potuto trovare motivazioni». In effetti, nella seconda parte di stagione, che corse c’erano per uno come lui? Io e “Greg” (Luca Gregorio di Eurosport, ndr) lo diciamo da tempo: com’è possibile che mondiale ed europeo siano così duri da escludere a priori corridori come Van der Poel, Pedersen e Van Aert?

Sin qui abbiamo cercato eventuali limiti di Van der Poel. C’è invece qualcosa che ti piace particolarmente di lui?

Mi piace che, quando sta bene, non ha paura e non prova timore reverenziale nei confronti di Pogacar. Va allo scontro muso a muso. Pensiamoci: l’unico che lo ha battuto su strada quest’anno è stato proprio Van der Poel. Mi piace che sappia essere così incisivo e deciso.

E dal punto di vista tecnico?

La cosa che mi impressiona di più è la facilità di guida. Chi è andato in bici lo capisce e lo nota subito. Neanche Pogacar ha quella scioltezza. Sa muoversi in gruppo, sa posizionarsi, sa imboccare le salite davanti. In questo Van der Poel è davvero unico.