Alessandro Colò, ingegnere che si occupa di biomeccanica nel centro Bodyframe di La Spezia e dopo aver corso in bici è anche organizzatore del Giro della Lunigiana, ha fatto un’analisi delle dotazioni tecniche del campione olandese. Se si trattasse solo di elencare i prodotti, l’osservazione non sarebbe irresistibile. Ma quando alle scelte tecniche si abbinano osservazioni di merito, allora il discorso cambia. Come per il mondo Red Bull-Bora venuto fuori quando ci siamo interessati alla monocorona di Evenepoel, scoprendo tutto il lavoro (efficace, ma anche un po’ cervellotico) di ingegneri, preparatori e atleti prima di ogni corsa per decidere la scelta dei rapporti.
«Il campione – esordisce Colò – è di un livello superiore. Vedendolo in bicicletta, sembra che gli venga tutto più facile rispetto agli altri. Non l’ho seguito direttamente e non conosco i suoi dettagli biomeccanici, però ci sono degli spunti nelle sue scelte tecniche che meritano un ragionamento».
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro ColòEcco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro Colò
Che cosa ad esempio?
Intanto la doppia corona all’anteriore, perché penso che potrebbe fare benissimo tutto col monocorona. L’altra cosa è la particolarità dei copertoni Dugast. E’ un’azienda che produce da anni e anni pneumatici specializzati nel ciclocross, acquisita poi da Vittoria. E’ un brand diverso rispetto a Pirelli che usa su strada. E poi mi ha colpito il fatto che abbia il manubrio integrato in carbonio CP0018, di quelli regolabili.
Scelta insolita?
Canyon produce dei manubri che possono essere regolati in larghezza, con delle viti su cui si agisce dal di sotto, però è un peso in più da portare. Nel catalogo ce ne sono anche integrati non regolabili, che pesano un po’ meno, perché lui ne usa uno regolabile?
Pneumatici Vittoria A. Dugast: un punto fermo nel ciclocross (immagine Alpecin-Premier Tech)La sella è la classica Flite dedicata da Selle Italia a Van der Poel (immagine Alpecin-Premier Tech)Il telaio Inflite CFR di Van der Poel ha la taglia L come su strada: varia l’altezza di sella (immagine Alpecin-Premier Tech)La Canyon di Mathieu è montata interamente Shimano, dai dischi da 140 alle ruote C50 (immagine Alpecin-Premier Tech)Pneumatici Vittoria A. Dugast: un punto femro nel ciclocross (immagine Alpecin-Premier Tech)La sella è la classica Flite dedicata da Selle Italia a Van der Poel (immagine Alpecin-Premier Tech)Il telaio Inflite CFR di Van der Poel ha la taglia L come su strada: varia l’altezza di sella (immagine Alpecin-Premier Tech)La Canyon di Mathieu è montata interamente Shimano, dai dischi da 140 alle ruote C50 (immagine Alpecin-Premier Tech)
Partiamo dalla monocorona?
Per quello che ho potuto notare dalle immagini in gara, Mathieu tiene quasi sempre la corona più grande e anche giustamente. Col fatto che Shimano ora abbia delle cassette che arrivano fino al 34, davvero potrebbe fare tutto con una sola corona. Però, avendo la doppia, in qualche tratto che altri facevano a piedi, lui ha potuto continuare a pedalare. In quei piccoli casi, la doppia ti può dare un vantaggio. Lo svantaggio è che hai le cambiate da fare, che nel fango e nelle condizioni di gara in cui hanno corso, possono diventare piccole perdite di tempo.
Non abbiamo i dati biomeccanici, ma quei 79 cm di altezza di sella ci dicono qualcosa?
Credo che per lui, come per tutti, l’altezza di sella nel cross sia di qualche centimetro in meno, perché c’è un discorso legato ai pedali XTR e alla scarpa, che nel suo caso è la Shimano S-Phyre da mountain bike. Con la tacchetta SPD, ci sono circa 5 mm in meno rispetto al pedale e alle scarpe Shimano da strada, per cui nel cross può tenere l’altezza di sella più bassa.
Per vincere l’ottava maglia iridata, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la settima. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0Per vincere l’ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Inoltre, nel momento in cui la tendenza è di ridurre le pedivelle, Mathieu prosegue con le 172,5. Nel cross la pedivella corta conta meno?
Diciamo che nel cross si va spesso a cadenze molto basse, soprattutto nei tratti in cui il percorso è molto ripido e si fa persino fatica a pedalare. In quei casi avere una leva leggermente più lunga, andando a una cadenza di 60-65 pedalate al minuto, può davvero aiutare. Il cross non è come la mountain bike, quando arrivi sull’ostacolo non devi pedalare: lo salti oppure scendi di bici. In mountain bike non sono ostacoli come quelle tavole del cross e magari, dovendo pedalare per scavalcarli, avresti vantaggio da una pedivella più corta.
Il giorno dopo la vittoria di Ballerini, si corre a Kuurne. Sarebbe arrivo per velocisti, ma Van der Poel attacca. Viene ripreso alla fine. E vince Pedersen
CASTELL’ARQUATO – Velleità di trovare un qualunque contratto nel ciclismo non ce sono. Ambizioni di riprovare ad essere corridori a 26 anni nemmeno. La voglia di provare un’esperienza unica invece sì. Nell’ultra moderno e quasi inavvicinabile ciclismo su strada, quella che stiamo per raccontare è una storia che solo il cross sa regalare e può permetterti di vivere anche in gare di Coppa del mondo(in apertura Benidorm foto Elisabetta Gambino).
Da una parte i big del settore trainati da sua maestà Mathieu Van der Poel, fresco del suo ottavo titolo mondiale e di tutti i record riscritti. Dall’altra Gabriele Spadoni e Marco Marzani, due ragazzi emiliani con bei trascorsi nelle categorie giovanili fino agli U23 che, pur avendo mantenuto il cartellino da atleta, nella vita di tutti giorni lavorano come la gente comune. La bici è qualcosa più di una passione, ma per loro pedalare è rimasta un’attività primaria solo per divertirsi e non più per fare carriera. Tuttavia, sfruttando una buona condizione atletica e i regolamenti internazionali del ciclocross, sono riusciti a realizzare il proprio sogno.
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a SpadoniLo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
In mezzo ai titani
Dicevamo che il cross consente ancora di immergersi in avventure curiose. Spadoni e Marzani sono tesserati con la formazione piacentina Cicli Manini di Castell’Arquato e nell’intensa stagione invernale hanno disputato tre gare internazionali in mezzo agli squadroni della categoria.
«Abbiamo corso – spiega Marzani – a Mol, Gullegem e Benidorm, tutte in gennaio. Eravamo stati l’anno scorso a Besançon, ma in Belgio ci siamo accorti subito di un’altra atmosfera, davvero pazzesca. L’organizzazione è incredibile. Noi non siamo nessuno, corriamo per una squadra piccola, fatta di poche persone, però ci avevano assegnato la piazzola a pochi metri dalla Visma | Lease a Bike. Appena abbiamo parcheggiato il nostro camper accanto al loro bus, sono subito venuti ragazzi e bimbi con genitori a chiederci cartoline. Siamo rimasti spiazzati perché non le abbiamo e non abbiamo potuto accontentarli. Di sicuro le faremo per l’anno prossimo.
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a BikeIl Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
«Nonostante tutto – va avanti – hanno voluto fare le foto con Gabriele e me e chiedendoci gli autografi addirittura anche sui loro zaini. A Mol, mentre ci stavamo riscaldando durante la gara femminile, ha cominciato a nevicare. Abbiamo ritardato la partenza perché era entrato il trattore a spazzare la neve. Cose mai viste o impensabili da noi. E considerate che c’erano circa tredicimila persone.
«Anche a Gullegem e Benidorm – sottolinea ancora Marzani – abbiamo vissuto belle emozioni. In Spagna, essendo una prova di Coppa del Mondo, non avevamo la zona privilegiata con gli altri team. In quel caso avevamo due auto a noleggio e le abbiamo parcheggiate in mezzo al pubblico. E lì ci siamo riscaldati con le persone che ci chiedevano informazioni e sensazioni. E ripeto, noi non siamo corridori famosi, però ci hanno fatto sentire importanti».
A Mol gli atleti sono stati sorpresi dalla tormenta di neve. Per Marzani un’esperienza unica ricevendo i consigli dai campioni (foto facebook)Marzani è laureato in Scienze Motorie e lavora in una palestra. In bici corre solo nel fuoristrada, dal cross al gravel (foto Alessandro Di Donato)A Mol gli atleti sono stati sorpresi dalla tormenta di neve. Per Marzani un’esperienza unica ricevendo i consigli dai campioni (foto facebook)Marzani è laureato in Scienze Motorie e lavora in una palestra. In bici corre solo nel fuoristrada, dal cross al gravel (foto Alessandro Di Donato)
A ruota del migliore
Il cuore pulsa, i battiti fanno impazzire il cardiofrequenzimetro ancor prima che la bandierina del via venga abbassata. Paradossalmente la gara rimette tutto a posto, ma sono i momenti precedenti che diventano unici. Per Spadoni è stato esattamente così, per merito dei suoi idoli.
«Adoro il ciclocross – racconta – e fenomeni come Thibau Nys, cui mi ispiro per saltare gli ostacoli con la bici. E’ un talento e soprattutto una persona normale. A Benidorm però ho toccato il cielo con un dito. Durante la prova del percorso, mi sono trovato dietro Van der Poel, che per me è un dio assoluto.
«Gli ho chiesto se potevo stare alla sua ruota. Mentre mi rispondeva di sì ha notato che pedalavo su una Stevens camouflage e mi ha detto che con quella bici ci aveva vinto un mondiale. Ho ribattuto che l’avevo presa proprio per quel motivo perché sono un suo grande tifoso. Ha sorriso, mi ha ringraziato e mi ha detto di provare a seguire le sue linee nei punti più critici».
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
«Sono io – prosegue Spadoni con grande trasporto – che devo ringraziarlo perché è stato disponibile e sereno con me. Stando alla sua ruota mi sono preso anch’io gli incitamenti che il pubblico rivolgeva a lui. Tant’è che alcuni fotografi mi hanno scritto sui social per dirmi che avevano delle foto di me con lui. Quando al lunedì sono rientrato in ufficio, mi venivano i brividi a ripensarci. Anche i colleghi di lavoro hanno capito il mio stato d’animo».
Lavoro, famiglia e passione
Quante volte abbiamo sentito parlare dell’eventuale “piano B” da tenere pronto? L’ultima atleta con cui ne abbiamo discusso è stata Laura Tomasi dopo la sua laurea. L’alternativa alla carriera ciclistica i due ragazzi emiliani l’hanno trovata senza grandi problemi.
«Nel 2023 – ci dice Marzani, classe 2000 di Carpaneto Piacentino – mi sono laureato in Scienze Motorie, conseguendo poi un master in posturologia sportiva. Da allora lavoro come personal trainer in una palestra vicino a casa e nel frattempo ho fatto un corso del CONI come massaggiatore.
«Alla bici dedico 15 ore a settimana, il minimo necessario per tenermi in forma e preparare qualche gara di gravel, Mtb o cross. In Belgio e Spagna abbiamo vissuto un’esperienza da un punto di vista privilegiato con grandi campioni, senza nessun altro fine. Se me lo avessero detto dieci anni fa non ci avrei mai creduto».
Van der Poel ha parlato con Spadoni della sua bici, la stessa con cui aveva vinto un mondiale di cross (foto Alessandro Di Donato)Dopo foto e chiacchiere con Van der Poel, al lunedì Spadoni è tornato in ufficio nel suo ruolo di perito ingegneristicoVan der Poel ha parlato con Spadoni della sua bici, la stessa con cui aveva vinto un mondiale di cross (foto Alessandro Di Donato)Dopo foto e chiacchiere con Van der Poel, al lunedì Spadoni è tornato in ufficio nel suo ruolo di perito ingegneristico
«Io invece – conclude il coetaneo Spadoni, reggiano di Scandiano – sono laureato in Ingegneria Gestionale e lavoro per una società che fa consulenza ingegneristica ad altre aziende. Quando non sono in ufficio, sono in trasferta e faccio solo una giornata in smart working, nella quale sfrutto la pausa pranzo per andare in bici. Trovare il tempo di allenarmi non è semplice, tenendo conto che ho anche una bimba di 4 anni ed un’altra che arriverà ad inizio marzo.
«Ho fatto il primo anno da U23 nel 2019 poi ho smesso per laurearmi. Ero già pronto per il dopo ciclismo. Sono ripartito da zero due anni fa, mettendo da parte l’orgoglio perché la bici è la mia passione, senza l’intenzione di tornare a correre come facevo prima. Non sono pentito, rifarei lo stesso percorso che mi ha portato a coronare un sogno ad occhi aperti».
Per certi versi, la prestazione di Filippo Fontana ai mondiali di ciclocross a Hulstè stata la più sorprendente della spedizione azzurra e il fatto che sia arrivata alla fine ha anche un maggiore significato. L’apoteosi di Mathieu Van der Poel ha forse tolto un po’ dell’attenzione che il quinto posto finale meritava, dimenticando che erano tanti anni che un italiano non chiudeva tra i primi 5. Lo stesso Gioele Bertolini era stato finora l’ultimo a conquistare un grande risultato con il 6° posto nel 2018.
Fontana però non è tipo da reclamare spazi e attenzione, sono i risultati a parlare per lui e, passato qualche giorno, forse quel piazzamento così inaspettato acquisisce anche un sapore più appropriato.
«E’ stata decisamente una buona giornata, il mondiale era un obiettivo che avevo cerchiato sin dall’autunno scorso. Avevo fatto la stagione di cross principalmente per puntare alla corsa iridata e la forma è arrivata al momento giusto. Penso che sia stata una crescita costante – prosegue Fontana – che mi ha portato a essere davanti per giocarmi un posto nei 10, ma alla fine è arrivato un risultato ancora migliore».
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetriLo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Che giornata è stata?
Davvero incredibile a livello di sensazioni, ho raccolto quello che potevo. In partenza avevo anche perso tempo perché era partito male il corridore davanti a me, Io ero già posizionato a sinistra che non era proprio il massimo. Così non sono partito benissimo, ero dietro, ma sono riuscito a recuperare subito e al secondo giro ero nel primo gruppo.
Un recupero che non è passato inosservato…
Credo che con il ritmo che tenevo, forse con un po’ di fortuna avrei anche potuto chiudere quarto, ma davanti andavano davvero forte, quindi alla fin fine non sarebbe cambiato molto. Penso che il massimo risultato ottenibile sarebbe stato appunto un quarto posto, ma cambia poco.
Stando nel gruppo, cambia tanto la presenza di Van der Poel, anche nell’atteggiamento che hanno gli altri?
Cambia il fatto che non c’è la lotta per la vittoria come sarebbe in sua assenza, se non gli accade qualcosa si vede che è di un’altra categoria. Quindi magari c’è un po’ più di attendismo per giocarsi gli altri due posti sul podio.
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimontaFontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Un’altra cosa particolare è che davanti a te sono arrivati praticamente tutti stradisti. Tu sei stato il primo biker puro a tagliare il traguardo…
Ormai l’ambiente è cambiato, si sa che alla fine il cross è una disciplina praticata principalmente da stradisti, i biker sono pochi, è un po’ più difficile vederli anche perché la stagione di mtb è lunga, è forse anche più difficile conciliarla con l’inverno. Quindi la cosa non mi stupisce tantissimo.
Dallo scorso anno, dalla tua prestazione ai mondiali di cross country con una top 10 conquistata anche lì, è come se fosse scattato qualcosa in te. Senti di aver fatto un salto di qualità?
Io penso che siano tante cose messe insieme e che siano arrivate anche forse nel momento giusto, in un periodo in cui mi sono voluto impegnare, mettere alla prova. Sicuramente c’è maturazione fisica, concentrazione mentale ma anche tanta voglia di far bene. Dei cambiamenti a livello di testa sono stati fatti, ho la consapevolezza di poter arrivare là davanti e questo mi porta ad approcciare le gare in una maniera sicuramente diversa.
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionaliCinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Pensi che il tuo risultato sia anche l’espressione del movimento, l’avvisaglia di quel che sarà con la maturazione di gente come Viezzi, Agostinacchio che ti daranno anche manforte contro Belgio e Olanda?
Sai, è difficile confrontarsi con quei movimenti se non altro per il numero di praticanti che hanno. Noi abbiamo dei giovani molto forti, io ho dimostrato di essere all’altezza, ma se si vuole parlare di reale crescita, si dovrebbero vedere numeri più grandi in nazionale. Belgio e Olanda hanno un bacino di talenti enorme e un ricambio clamoroso negli anni.
Che cosa ti aspetta ora?
Farò una settimana di relax e poi inizierà la preparazione per la mountain bike, per essere già in gara a marzo a Verona nella prova dell’Italia Bike Cup.
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Ripensandoci adesso a mente fredda, che cosa lascia questa esperienza di Hulst nella mente di Fontana?
La consapevolezza che anche in giornate come domenica, con il meglio al mondo, si può lottare per qualcosa di grande. Quando arriva un risultato che finalizza il lavoro fatto da parte della squadra, di tutto lo staff, c’è anche tanta particolare soddisfazione. Vorrei non fermarmi qua e continuare a lavorare, visto che comunque c’è un’estate davanti molto importante per me nella mountain bike e vedere che cosa si potrà portare a casa.
Pogacar gli ha mandato a dire che domenica sarà un altro gioco ed Evenepoel si diverte a rispondere. Poi approfondisce, ma si capisce che la tensione sale
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.
Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.
E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altriVan der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Remco, prove da leader
A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.
Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… PogacarTre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Il programma di Pogacar
Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.
Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Fra la primavera e il Tour
Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.
Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.
Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.
Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.
Selvaggio, potente e cattivo come Cristiano Ronaldo dopo i suoi goal. Per questo Matieu Van der Poel ha esultato a quel modo, ruggendo dopo il traguardo come un vero leone davanti ai 40 mila del circuito di Hulst. A 31 anni, l’olandese ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross, categoria uomini elite. Il primo nel 2015, poi 2019, 2020, 2021, 2023, 2024 e 2025.
Prima del via, è parso straordinariamente rilassato e forse anche per questo la sua partenza non è stata impeccabile. Mathieu non ha agganciato benissimo il pedale e così ha visto partire davanti il compagno Del Grosso, che ha guidato il gruppo per metà del primo giro. Alle sue spalle, Van der Poel e Nys si sono staccati dal resto del gruppo, così che dopo dieci minuti di gara, il mondiale era già chiuso.
Il resto è il tredicesimo capitolo di una storia già vista quest’anno. Van der Poel fa il vuoto con mezzo giro di una cattiveria impossibile per gli altri. Scala i muri restando in sella. Pennella le traiettorie in discesa. E solo sulle tavole degli ostacoli alti 40 centimetri, scende dalla bici e non rischia nulla.
Con il vantaggio di 45 secondi a tre giri dalla fine, alle sue spalle Del Grosso e Nys danno vita al loro personalissimo duello, condito di fango, pioggia e stima reciproca. Ma il giovane belga ha dato tutto per tenere il ritmo del vincitore e come l’anno scorso deve rassegnarsi al bronzo, sancito dalla stretta di mano con il rivale di tante battaglie.
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fattoDue olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
L’ottavo mondiale
«Quando ho iniziato a fare ciclocross – dice Van der Poel – il mio sogno era diventare un giorno campione del mondo elite. E’ incredibile avere ora il maggior numero di mondiali di tutti i tempi. Non so dire se oggi sia stato al massimo della forma, è sempre difficile dirlo. Lo scorso fine settimana mi sono sentito un po’ meglio e più forte di oggi. Ma questo era un percorso diverso. Avevo preparato tutto bene, quindi un problema meccanico non avrebbe rovinato la festa. E tutto ha funzionato come previsto».
Quando Van der Poel taglia il traguardo, la celebrazione della vittoria è un omaggio al pubblico di casa. «In Spagna organizziamo spesso delle gare sprint – spiega – con celebrazioni diverse. Ho pensato che fosse il momento giusto per fare il “siuuu” di Cristiano Ronaldo. A volte capita anche di imitare la telefonata di Remco Evenepoel, ma questa volta toccava a Ronaldo».
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo postoThibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Programmi diversi
La pioggia inattesa ha reso il percorso ancora più infido, ma c’era troppa differenza fra Mathieu e i suoi rivali. Nessuno è come lui, per questo ha vinto 12 corse su 12 durante l’inverno, senza che Van Aert, il rivale di sempre, abbia nemmeno provato (fra esigenze di preparazione e infortuni) a metterlo in difficoltà. Quando è così, Van der Poel corre contro la storia: avversario ben più forte dei corridori che lo sfidano nel fango.
«Non sono venuto qui con l’idea di diventare campione del mondo facilmente – spiega – puoi essere il migliore per tutto l’anno, ma in un giorno, all’improvviso, tutto può andare storto. Non ho ancora deciso se questo mondiale sarà la mia ultima gara di cross. L’inverno è sempre lungo, ma questo ha a che fare con la stagione su strada. Se questa dura di più, allora l’inverno diventa più corto.
«Amo il ciclocross, allenarsi è divertente, ma la stagione è molto intensa. Quella di prendersi un anno di pausa è solo un’idea. In realtà ci sono diverse opzioni, come fare meno gare o solo i campionati del mondo. I prossimi mondiali si correranno a Ostenda, dove organizzano sempre belle corse. Tanti cercano di convincermi, ma devo ancora decidere».
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo una gara di grande rimontaFontana ha chiuso al quinto posto, dopo uan gara di grande rimonta
Le vacanze e poi la strada
Ma adesso è momento di staccare un po’ la spina e lasciar intuire il programma della stagione su strada che bussa. E se si è dubitato della sua volontà di tornare alla Sanremo, le parole prima di sparire dalla conferenza di Hulst puntano verso una direzione diversa.
«Parto domani per andare a sciare – dice – poi torno in Spagna per prepararmi alla stagione su strada. Se parteciperò all’Omloop Het Nieuwsblad? Deciderò la settimana prima. Se mi sentirò abbastanza bene, lo farò sicuramente, proprio come Le Samyn l’anno scorso. Altrimenti, il debutto sarà di nuovo alla Tirreno».
Il mondiale di Hulst va in archivio con il quinto posto di Filippo Fontana, che avrebbe centrato il quarto posto se Joris Nieuwenhuis non avesse cercato il colpo di reni. Ci sono state diverse polemiche in Italia sulla convocazione del solo veneto, che però ha fatto alla grande la sua parte. Difficile dire se altri sarebbero stati a questo livello.
Volevamo conoscere il modo di lavorare di Casasola alla Crelan e lo abbiamo chiesto a coach Elliot. Non c'è un solo punto, le è cambiato il mondo intorno
Mathieu Van der Poel continua a raccogliere successi nel ciclocross. Ormai è un copione che si ripete negli anni: esordisce a stagione inoltrata, dopo essersi preso un po’ di riposo dalla strada (dove il suo rendimento è sempre molto più brillante nella prima che nella seconda parte) e inizia a vincere una gara dopo l’altra, fino all’apoteosi mondiale. Quest’anno tra l’altro il calendario lo ha favorito e l’olandese sta provando anche a conquistare la Coppa del Mondo pur avendo iniziato più tardi.
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…
Un inverno senza competizioni
Tutto ciò però ha un prezzo e in casa Alpecin Deceuninck lo segnalano da tempo. Si ha un bel dire che la squadra WorldTour si divide equamente fra strada e ciclocross, ma ragioni di ranking impongono un’attenzione maggiore verso la prima (almeno finché non diventerà attuativa la riforma UCI che contempla anche discipline come valide per l’assegnazione di punti). Il team manager Philip Roodhooft da tempo preme per un cambio di strategia dell’olandese e non è il solo.
Persino papà Adrie Van der Poel, che pure ha vissuto una carriera intera fra ciclocross e strada arrivando ai vertici in entrambe, preme per un cambio di passo. «Abbiamo discusso più volte di questo – ha rivelato a Sporza – sarebbe buono per la sua testa, staccare dalle competizioni per un po’, preparare con calma la stagione su strada dedicandosi anima e corpo alla preparazione, ma sappiamo entrambi che rimanere per un lungo periodo senza competizioni, l’adrenalina che esse ti danno è difficile per com’è fatto lui».
Vincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondoVincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Caccia all’8° titolo iridato
Mathieu è sempre stato restio: «Quando ne parliamo, mi dice sempre “Che cosa ne sai tu?”. Lo capisco, non conta cosa piace a me, ma cosa piace a lui. Fa le sue scelte, in piena libertà ed è giusto così». Il campione del mondo però ci sta facendo più di un pensierino: se dovesse conquistare il titolo mondiale il prossimo 1° febbraio (e visto il suo dominio attuale sulla concorrenza è più che probabile) diventerebbe il padrone assoluto nella storia della specialità, staccando anche Erik De Vlaeminck fermo a 7 titoli e allora potrebbe anche rinunciare alla prossima stagione. Dandosi un ideale passaggio di testimone con Thomas Pidcock che ha detto di voler rientrare…
«Molto dipende da quando finirà la sua stagione su strada – afferma papà Adrie VDP – proprio per evitare uno stacco dalle gare troppo lungo. Ma se facesse la Vuelta con una forma competitiva e poi le classiche italiane, potrebbe anche rinunciare almeno per un anno».
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-SanremoAncora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
I dubbi su Hoogerheide 2028
Già, un anno. Perché c’è un evento al quale la famiglia Van der Poel tiene. Nel 2028 i mondiali si terranno ad Hoogerheide e la progettazione del percorso dell’evento è stata affidata proprio all’esperienza di Adrie. Che vorrebbe naturalmente avere suo figlio al via, quindi staccare un anno dal ciclocross, nel 2026-27 sarebbe ideale, pensando poi a un suo rientro. Ma su questo tema, Mathieu era stato scettico.
«Ho sempre detto che mi piacerebbe battere il record di titoli iridati e farlo nel mio Paese – aveva dichiarato a Het Laatste Nieuws – Hulst è l’occasione giusta per farlo, poi non mi resterebbe molto altro da dire in questo ambiente, mentre su strada le opportunità sono sempre tantissime (non dimentichiamo che l’olandese è in corsa per il Grand Slam Career nelle classiche Monumento come Pogacar, con 3 successi su 5, ndr). Vorrei ritirarmi in grande stile, da vincente. E se poi a Hoogerheide finissi 5°? Ci sarebbe un retrogusto amaro. Se posso vincere prima, è molto meglio».
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientroPapà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
«Amo ancora il ciclocross, ma…»
L’idea di Mathieu è passare un intero inverno in Spagna, senza distrazioni, lavorando sulla sua condizione da far crescere piano piano e far durare di più. Una scelta dettata anche da trascorrere del tempo, da una nuova consapevolezza legata ai suoi 30 anni: «Amo ancora il ciclocross, ma è molto impegnativo e richiede molta energia. Inoltre vorrei vedere se il mio livello, senza il ciclocross, sarebbe ancora migliore e non posso saperlo se non ci provo. Ma il ciclocross resta la disciplina che amo di più, gli spettatori, l’atmosfera. E’ un amore così forte che mi trattiene dal fare il grande passo».
Papà Adrie resta in disparte, in attesa di quel che sarà e delle decisioni del figlio: «Sarebbe bello se Mathieu ci fosse, sa che a quell’evento tengo particolarmente. Ma quando lo sento parlare, so che c’è una forte possibilità che non ci sarà. Staremo a vedere, sicuramente se c’è un inverno da saltare, è il prossimo…».
«Il gruppo – aveva detto Nibali – adesso ha un livello altissimo e poi ci sono quelli fuori misura. Una volta facevamo i 42 di media, oggi fai 47. Cinque chilometri di differenza che non sono legati solo alla preparazione, ma anche al pacchetto gara. Alla bici, il manubrio, la sella, il reggisella, le ruote, le scarpe, il calzino, il pantaloncino. E’ tutto più performante. E per attaccare quando si va a 45 di media, serve andare a 50 all’ora. Si alza l’asticella e devi tenere la velocità per più tempo, perché il gruppo non lascia andare. Ecco perché oggi è diventato più difficile andare in fuga e tanti rinunciano».
Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffatiNibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Anche perché un conto è partire a 45 all’ora, altro quando si va a 50: fai lo scatto e poi ti pianti…
L’eccezione è Pogacar, che ha un’esplosività notevole, poi si mette al suo ritmo, mandando tutti in acido. E quando sei in acido, per recuperare ci metti un sacco di tempo. Prima che riesci a smaltire l’acido, le gambe vanno in crisi e ci sta che la recuperi anche una settimana dopo. Quando corri contro Tadej, il problema principale è questo.
Forse il suo limite, se di limite si può parlare, è che pensa di poter gestire tutto con la forza. Vedi la Sanremo: prova a staccare tutti in salita, senza pensare di poterla vincere come fece Nibali in discesa…
E’ quello che dico io, perché lui è abituato a staccarli di forza. Qualsiasi gara la vince di forza, non tatticamente. Attacca perché è più forte, mentre chi è che vince con astuzia e tattica? Van der Poel. Mathieu ha vinto l’ultima Milano-Sanremo con la tattica, un concetto differente. E’ forte però allo stesso tempo ha una tattica.
Come è andata alla Sanremo?
Quando Pogacar ha attaccato e Van der Poel l’ha tenuto nel mirino, ho detto subito che se Tadej non fosse stato attento, l’altro sarebbe ripartito e lo avrebbe lasciato lì. Ebbene, un secondo dopo è successo proprio questo e per poco non lo stacca davvero. Poi in cima si sono guardati, però Tadej ha capito che l’altro ne aveva per lasciarlo là e quasi c’è rimasto. Secondo me, ha perso la Sanremo proprio in quel momento.
Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la SanremoIl contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Però l’altro capolavoro Van der Poel lo ha fatto in volata, gestita come fa chi sa in che modo si gestiscono certe situazioni.
In una Milano-Sanremo il velocista è sempre più forte. Anche se ci sono da fare 300 chilometri, non c’è tanta differenza. E’ diverso se ne hai fatti 270 ma con 5.000 metri di livello, perché allora i valori si livellano e allora la volata magari la vinci.
E comunque Pogacar ci riproverà di certo.
Ha fatto il disegno di quello che vuole provare a vincere. Ci ha messo lo Svizzera, il Romandia, ha messo la Roubaix e la Milano-Sanremo. Quelle che gli mancano. E non farà il Giro d’Italia perché ha da fare tutte queste altre gare. E correrà ancora al suo modo, provando a staccarli tutti.
Pogacar rimedia l'errore di ieri e vince a Oropa. La UAE questa volta non sbaglia un colpo. Lo sloveno conquista la rosa, incitato dai tifosi di Pantani
Prepararsi un piano B. Le parole pronunciate un paio di giorni fa da Rossella Di Leo si possono estendere a tutto il mondo del ciclismo, non soltanto ai corridori che devono smettere di correre. Nulla è per sempre. E se la carriera di un atleta è legata al suo rendimento e al riscontro che questo può avere agli occhi di manager e sponsor, per il movimento ciclistico mondiale il discorso è più complesso, ma tutto sommato identico.
Bryan Olivo, 22 anni, ha lasciato il ciclocross da tricolore juniores, per dedicarsi alla strada. Il fuoristrada poteva essere il suo piano B? (foto Alessio Pederiva)Olivo, 22 anni, ha lasciato il ciclocross da tricolore juniores, per dedicarsi alla strada. Il fuoristrada poteva essere il suo piano B? (foto Alessio Pederiva)
Il piano B di Olivo
In questi ultimi giorni del 2025 si succedono riflessioni e spunti. Mattia Agostinacchio, folletto fortissimo del cross, è approdato grazie a questo nel WorldTour con la maglia della Ef Education-Easypost. Correrà su strada, ma ha preteso di andare avanti con l’attività offroad. In questi stessi giorni, Bryan Olivo si è accasato con lo Swatt Club, dopo essere stato lasciato a piedi dalla Bahrain Victorious nella quale aveva messo da parte il cross per puntare sulla strada. Il piano B alla fine è arrivato, ma ha il sapore del ripiego.
Poteva essercene un altro mantenendo il cross? Può darsi, ma la voglia o la necessità di portare al professionismo ragazzi poco più grandi che bambini costringe a rinunce che impediscono lo sviluppo dell’atleta nella sua completezza. I devo team sembrano sempre più una catena di montaggio e sempre meno una scuola di sport. Per i signori del WorldTour, a 22 anni sei da buttare.
Mathieu Van der Poel, dominatore nel cross, ha lasciato capire che questa potrebbe essere la sua ultima stagioneMathieu Van der Poel, dominatore nel cross, ha lasciato capire che questa potrebbe essere la sua ultima stagione
Il piano B del ciclocross
La necessità di avere un piano B si impone allo stesso ciclocross, dopo che Van der Poel ha annunciato che questa potrebbe essere la sua ultima stagione. L’olandese ha incassato la solidarietà dell’eterno rivale Van Aert, che già da un po’, complici varie vicissitudini, è parso puntarci molto meno. Di fatto però la prospettiva di perdere il duello fra i giganti sta mettendo in crisi lo sport (invernale) preferito dai belgi.
In un interessante punto della situazione su Het Nieuwsblad, il giornalista belga Guy Van Langenbergh ha delineato prospettive traballanti. Le vittorie scontate di Lucinda Brand e dello stesso Van der Poel non generano entusiasmo, avendo reso ormai prevedibile il risultato. Se ne sono accorti gli investitori, rassegnati probabilmente al fatto che non vinceranno (quasi) mai. Il Ridley Racing Team non è riuscito a trovare uno sponsor principale e presto cesserà di esistere. Amandine Fouquenet, rivelazione della stagione tra le donne, sarà senza sponsor dal primo gennaio per la chiusura di Arkéa B&B. Stesso discorso per Ryan Kamp, senza sponsor dopo che negli ultimi due anni ha corso per i fratelli Roodhooft.
Dopo i 17.000 spettatori di Hofstade per Van der Poel e Van Aert, l’indomani a Zolder senza l’iridato si è scesi a meno di 5.000 (immagine Instagram/mat_book)Dopo i 17.000 spettatori di Hofstade per Van der Poel e Van Aert, l’indomani a Zolder senza l’iridato si è scesi a meno di 5.000 (immagine Instagram/mat_book)
Organizzatori e pubblico scontento
Non va meglio per gli organizzatori, prosegue l’analisi di Van Langenbergh. Allestire le grandi gare in Belgio è redditizio, ma soprattutto costoso e non tutti gli eventi ormai fanno il tutto esaurito. Al record dei 17.000 spettatori di Hofstade alla presenza di Van der Poel e Van Aert hanno fatto da contraltare i 5.000 di Zolder dove però VdP non c’era. Il pubblico nel frattempo inizia a lamentarsi, perché le dirette stanno diventando a pagamento e il biglietto di ingresso alla Coppa del mondo di Gavere è salito a 25 euro. Se far pagare il biglietto è la via per risollevare il ciclismo, forse anche in questo caso si potrebbe cercare un piano B.
A tutto ciò si aggiunga che gli atleti che si dedicano alla doppia attività – fra loro Van der Poel, Van Aert, Nys, Toon Aerts, Verstrynge, Del Grosso, Puck Pieterse e Shirin Van Anrooij – si fermeranno dopo i mondiali di fine gennaio a Hulst, per prepararsi al debutto su strada. La platea tornerà a disposizione degli specialisti che però in apparenza non destano l’interesse dei tifosi e degli investitori. Il ciclocross ha un piano B per quando i giganti avranno smesso di sfidarsi?
Pogacar domina i Giri e le classiche: anche nei giorni storti, la sua superiorità è schiacciante. Il suo contratto arriva al 2030Pogacar domina i Giri e le classiche: anche nei giorni storti, la sua superiorità è schiacciante. Il suo contratto arriva al 2030
Il ciclismo dei dominatori
Proviamo a fare lo stesso discorso per la strada. Le vittorie spettacolari di Van der Poel nel cross sono prevedibili e questo provoca un calo non tanto dei tifosi quanto piuttosto degli sponsor. Si può pensare che potrebbe essere così anche per quelle di Pogacar, una volta che ad esempio lo sloveno avrà conquistato la Sanremo e la Roubaix? Su strada ci sono più avversari e anche giovani emergenti, ma intanto è lecito pensare che gli sponsor continueranno a masticare amaro. Ne avranno voglia ancora a lungo?
Certo il calendario estivo è ben più consistente e il bacino del pubblico è più grande, ma ricordiamo quel che accadde quando si ritirò l’ultimo dominatore e ci accingemmo al primo Tour senza di lui. L’edizione del 2006 fu un disastro, in un ciclismo diverso (fortunatamente) dall’attuale. Il tempo che Armstrong si togliesse dalla scena e l’Operacion Puerto causò il ritiro dalla corsa dei principali sfidanti degli anni precedenti. Mentre Floyd Landis, che sembrava destinato a conquistare la maglia gialla, fu eliminato a sua volta dagli ordini di arrivo, con la maglia gialla consegnata in un secondo momento a Oscar Pereiro Sio.
Alla presentazione del Tour 2007, Prudhome consegna la maglia gialla dell’anno precedente a Oscar Pereiro SioAlla presentazione del Tour 2007, Prudhome consegna la maglia gialla dell’anno precedente a Oscar Pereiro Sio
Il piano B della strada
Per seguire Armstrong tanti avevano imboccato la stessa strada, oggi per raggiungere il livello stellare di Pogacar si sta innalzando il livello della performance. Si cercano ragazzini che possano seguirne le orme (o quelle di Evenepoel) e poco importa quanti se ne bruceranno durante la ricerca. Tadej e il suo immenso talento, che nulla hanno a che vedere con le abitudini dell’americano, hanno portato il gruppo a ricercare guadagni in dettagli di cui si ignorava persino l’esistenza. E a gettare dalla rupe gli atleti poco meno che eccellenti. Un valido piano B potrebbe essere la ricerca della normalità, capire che stiamo vivendo un’epoca irripetibile e sarebbe sbagliato pensare che il ciclismo continuerà per sempre allo stesso modo.
Che cosa succederà quando anche Pogacar smetterà? Da chi sarà composto il gruppo (proviamo a pensare anche a quello italiano) se nel frattempo tanti giovani vengono sacrificati senza neppure dargli la possibilità di emergere? Il ciclismo ha pronto un piano B o arriveremo a quel punto e poi si vedrà?
Van der Poel vince la sua seconda tappa alla Tirreno, ma alle sue spalle si piazza Pellizzari che sale in testa alla classifica. Si parla di Sanremo e di futuro
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Ieri Daniele Pontoni era a Faè d’Oderzo, per il tradizionale Ciclocross del Ponte, che ha visto vittorie italiane di buon interesse. Filippo Fontana ed Elisa Ferri fra gli elite, Patrick Pezzo Rosola e Nicole Azzetti fra gli juniores. Contemporaneamente il cittì della nazionale ha seguito la Coppa del mondo di Namur e con lui abbiamo voluto fare il punto su quello che ha visto e in qualche modo quello che vedremo.
Che cosa ti è parso di Namur?
Più di quello che ho visto, è stato utile parlare con i ragazzi. Per quanto riguarda i primi, credo che senza la scivolata di Nys, Van der Poel e Thibau se la sarebbero giocata fino all’ultimo. Aver portato la suspense fino all’ultimo è qualcosa di interessante e sicuramente Nys in questo momento è uno degli atleti che può dare fastidio.
Il cittì Pontoni agli europei di Middelkerke, un selfie per il bronzo di Nicole Azzetti fra le junioresIl cittì Pontoni agli europei di Middelkerke, un selfie per il bronzo di Nicole Azzetti fra le juniores
Van der Poel che torna e vince alla prima gara stupisce ancora Pontoni?
Anche lui ha fatto degli errori, è caduto, però lo ritengo ancora il numero uno. Chiaramente la sua supremazia non è stata netta come eravamo abituati. Ieri eravamo sul percorso più esigente del ciclocross moderno. Devi avere gamba, devi avere tecnica e soprattutto devi avere tanta testa e tanta forza di volontà. Perché credo che tutti, almeno una volta, un errore lo abbiano fatto. Quindi rialzarsi subito, partire e resettare è la dote maggiore di chi vuole andare bene a Namur.
In Sardegna abbiamo visto un grande Filippo Agostinacchio, che ieri ha avuto qualche problema…
Se guardiamo i tempi, a un certo punto i due fratelli erano da soli. Sono partiti in quinta e sesta fila e a metà gara erano da soli. Mentre Filippo stava tirando per suo fratello, è caduto. Ha preso un albero, si è fatto male alla spalla e in più un sasso gli è rimasto bloccato sotto la leva per cui la ruota non girava. E’ dovuto andare ai box. E’ ripartito parecchio indietro, ha perso tantissimo tempo e ha recuperato ancora rispetto a dove era. E’ andato forte anche ieri.
Chi è andato forte davvero è Mattia, il più piccolo…
Gli ultimi due giri che ha fatto dimostrano di che pasta sia fatto questo ragazzo. Parti dietro, arrivi davanti e hai ancora questo ultimo quarto d’ora? E’ una prova importante. Sapete che sono tifoso del Torino e allora il quarto d’ora di Mattia io lo paragono al “quarto d’ora granata” (il finale di partita del Grande Torino che negli ultimi 15 minuti di gioco accelerava e ribaltava anche le situazioni più difficili, ndr).
Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo corrono con la Ef Education. Pontoni entusiasta del suo 13° posto a Namur (foto Alessio Pederiva)Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo corrono con la Ef Education. Pontoni entusiasta del suo 13° posto a Namur (foto Alessio Pederiva)
Mattia fa lo stesso?
Lui ha quel quarto d’ora che, quando si… accende, è un razzo. Tecnicamente guida da far paura e quindi questi sono i risultati. E non è una prestazione che mi stupisce. Mi ha meravigliato la prima volta, quando lo ha fatto a Lievin. Gli ho visto fare quell’accelerata nel Team Relay prima del ponte e quella è stata l’unica volta che mi ha stupito. Poi l’ha fatto altre volte, quindi per lui è la normalità. Il suo passaggio da junior a under 23 me lo sarei aspettato proprio come lo sta dimostrando in questo momento. Adesso aspetto solo che anche Viezzi torni ai suoi livelli…
E’ ancora un po’ indietro.
L’ho visto in leggera difficoltà, soprattutto in questo weekend, ma già dalla prossima settimana me lo aspetto di nuovo motivato al punto giusto per tornare anche lui ai vertici di categoria. Ne ha tutte le doti e so che andrà a prendersi quello che in questo momento non ha in mano.
Secondo te è più difficile per questi ragazzi correre la Coppa del mondo con le squadre e non con la nazionale?
Magari con la squadra in certi momenti sono anche più attrezzati da un punto di vista logistico. Sicuramente come staff credo che la nazionale dia qualcosa in più rispetto ai loro team. Io ho una venerazione per il mio staff, perché vedo quanto si impegnano e quanto lavorano. Una cosa che dico sempre ai ragazzi è che quei 10, 20, 50 o 100 watt in più di cui hanno bisogno nel momento di fare la differenza, devono prenderli dai colori azzurri.
Casaola ha iniziato la stagione con il successo di Overijse, ora è alle prese con i postumi di una bronchite. Pontoni la aspettaCasaola ha iniziato la stagione con il successo di Overijse, ora è alle prese con i postumi di una bronchite. Pontoni la aspetta
Con le ragazze finora siamo andati a corrente alternata.
Abbiamo Sara Casasola che è ferma, perché ha ancora un po’ di problemi con la bronchite che non passa. Lei purtroppo lotta sempre con l’asma e quindi ieri non ha corso. Spero sia l’ultima sosta ai box da qui al mondiale e che finalmente si ristabilisca e possa ritornare nelle posizioni in cui l’abbiamo vista da inizio stagione. Ormai sono rientrate tutte le big, quindi primeggiare sarà più difficile, però credo che Sara abbia tutti i numeri e le doti per essere là davanti con loro.
Poi c’è anche Lucia Bramati che sta andando bene.
Ieri magari Lucia non è stata brillantissima come in altre occasioni, però ha dimostrato di fare la sua bella figura in questa categoria. E se invece vogliamo parlare degli juniores, chiaramente Giorgia Pellizotti ha già dimostrato in Coppa del mondo, nella sua categoria, di essere sicuramente una fra le prime tre ragazze al mondo. Ieri poi a Faè d’Oderzo abbiamo visto Azzetti che è ancora forte e fra gli uomini abbiamo Grigolini e Pezzo che vincono e ragazzi del primo anno come Dell’Olio, Cingolani e Bosio che arrivano. Gli ultimi due il prossimo anno potranno prendere sicuramente il posto di Grigolini e Pezzo Rosola.
Si costruisce il futuro?
L’ho già detto in passato, non stiamo costruendo anno per anno, ma ragioniamo a lungo termine. Ormai guardiamo anche le categorie degli allievi e delle allieve, perché dobbiamo cominciare a formare questi ragazzi perché siano pronti quando passeranno juniores.
Da sabato ad Anversa, tornerà nel cross anche Van Aert, qui primo a Benidorm nel 2024. Pontoni ha grandi attese per il duello con Van der PoelDa sabato ad Anversa, tornerà nel cross anche Van Aert, qui primo a Benidorm nel 2024. Pontoni ha grandi attese per il duello con Van der Poel
Quali saranno i prossimi passi della nazionale?
Andremo in Coppa del mondo a Koksjide, con doppia convocazione per entrambe le prove: appunto quella del 21 e il 28 a Dendermonde. Gran parte degli atleti italiani faranno tutto il periodo in Belgio: qualcuno tornerà il primo gennaio, altri il 4. Quasi tutti faranno delle gare anche internazionali. Poi ci sarà il campionato italiano e subito dopo andremo a Benidorm per correre e fare il ritiro di ogni anno. Il sabato voleremo a Hoogerheide, poi tre giorni a casa e il mondiale di Hulst.
Ultima domanda: sabato ad Anversa ci sarà il primo duello Van der Poel-Van Aert: sarà il solito grande spot per il cross?
Per me gli atleti di spessore e di valore come questi possono far bene alla specialità. Non li chiamo ciclisti ma atleti, che fanno bene alla specialità, portano tanto pubblico e portano interesse. Da quelle parti magari non ne hanno tanto bisogno perché sono abituati, però nel resto del mondo vedere in televisione uno spettacolo come quello è qualcosa di speciale. Credo che la sfida si ripeterà fino al mondiale. E spero che dia una spinta all’eventuale candidatura olimpica per questa specialità.