Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026

Van der Poel di classe. Ma oggi è iniziata la vera Tirreno

10.03.2026
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Uno spalla a spalla quasi da velocisti, più che da scalatori o uomini da classiche. Mathieu Van der Poel, Isaac Del Toro, Giulio Pellizzari: chi avrebbe pensato sarebbero mai arrivati al fotofinish? Sono bastate le colline Metallifere, la pioggia e un finale sterrato perché tutto esplodesse.

Ma soprattutto, di fatto, oggi è iniziata la vera Tirreno-Adriatico. Quella della classifica generale e in questa classifica è legittimo pensare al testa a testa dei giovani amici e rivali: Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Non che la crono inaugurale non contasse, ma per come è andata la tappa si sono rimescolati subito i valori.

Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano
Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano

Chi sale e chi scende

Sotto le 14 torri di San Gimignano cede Filippo Ganna. Giusto ieri il “Pippo Nazionale” aveva detto che avrebbe provato a fare la classifica generale, a difendere il primato… ma senza dannarsi troppo, in quanto l’obiettivo primario per lui era, ed è, la Milano-Sanremo. Magari fra acqua e sterrati non ha voluto rischiare oltre.

Succede però tutto nel finale, nello sterrato di Piano Cappellina, quando mancano circa 6 chilometri al traguardo. Il primo a muoversi dei tre è proprio Mathieu Van der Poel, che a sua volta aveva seguito Julian Alaphilippe. Evidentemente tra cross e strade bianche deve essersi sentito a casa, come quando vinse a Siena nel 2021.

Concedeteci però una breve digressione. Che in parte riprende anche l’editoriale di ieri. Okay i grandi campioni nelle grandi corse… ma Van der Poel proprio non poteva venire alla Strade Bianche di sabato? Al diavolo la probabile non-vittoria contro Tadej Pogacar su un percorso con così tanto dislivello: ma che fiamme ci sarebbero state anche con lui in corsa? Cosa sarebbe stato per tutta quella gente a bordo strada vedere passare un tale campione? Ma forse il nostro è un ragionamento da vecchi da bar, da semplici appassionati (o appassionati sempliciotti). Un ragionamento non basato sui numeri dei preparatori e su quelli delle convenienze economiche.

Al netto di questa riflessione, onore a Van der Poel. Onore sincero. Perché comunque ha mostrato grinta e voglia di vincere. E anche quando Pellizzari sembrava essergli scappato ai 150 metri ha insistito e ci ha creduto.

«E’ stato difficile battere questi giovani – ha detto VdP – il livello era altissimo, sia nell’approccio al finale sia sullo sterrato bagnato. Sapevo che le curve erano molto tecniche (lui stesso si è salvato grazie alla sua classe, ndr) e volevo mettere in difficoltà gli inseguitori. E’ stato uno sprint complesso: la strada era piuttosto scivolosa, quindi è stato molto complicato scattare da fermo, ma avevo appena risparmiato abbastanza energie per vincere. Sono venuto qui per prepararmi alla Milano-Sanremo e agli altri appuntamenti importanti, ma allo stesso tempo volevo vincere una tappa. L’anno scorso ci ero andato vicino più volte, questa volta ce l’ho fatta ed è bello tornare a imporsi in questa corsa dopo cinque anni».

Del Toro leader

Ma veniamo a due amici fraterni, alla coppia che ha infiammato il Tour de l’Avenir 2023, che si allena spesso insieme sulle strade di San Marino e che continua a darsele. San Gimignano ha lanciato la rincorsa verso il Tridente d’oro.

Pellizzari ci tiene particolarmente a questa Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari potrebbe decidersi a casa sua. Già ieri a Camaiore aveva fatto una super crono. Lui che rispetto ai diretti rivali partiva più dietro in questa specialità. Invece il messicano della UAE Emirates gli aveva rifilato solo 1” e appena 4” Antonio Tiberi. A proposito, oggi il corridore della Bahrain Victorious è arrivato con il gruppo dei migliori. Degli altri migliori. Perché la sensazione è che la sfida sia già tutta là davanti e tra quei due. Van der Poel oggi dalla sua aveva la freschezza di chi non aveva dovuto riempire le proprie gambe di acido lattico nella crono di ieri.

«Sono leader alla Tirreno e ne sono felice – ha detto Del Toro, che oggettivamente è stato colui che più di tutti ha tirato pensando proprio alla generale – il tratto sullo sterrato è stato davvero complicato. Ho visto Matteo Jorgenson cadere e per poco non lo seguivo. Poi sono rimasto davanti e lì ho combattuto fino alla fine con il mio amico Pellizzari. Abbiamo un buon rapporto io e lui. E’ stato incredibile come abbia chiuso su me con Van der Poel… Vuol dire che Giulio è in ottima forma. Ma è ancora presto per pensare alla classifica generale».

Il messaggio da parte di Pellizzari dunque è stato chiaro. Del Toro e la sua UAE Emirates sanno chi è il primo avversario. Poi nulla è precluso neanche per Magnus Sheffield, terzo, per Tiberi che non è troppo distante o per Primoz Roglic. I due della Red Bull-Bora potrebbero giocare di sponda…

Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)
Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era davvero stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era certo il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)

Pellizzari attento

Domani si riparte da Cortona con una classifica che è già sconvolta. Del Toro partirà leader con 3” su Pellizzari. L’arrivo di Magliano de’ Marsi sembra essere per gli sprinter, ma attenzione, perché il finale tira e abbiamo visto cosa ha combinato proprio Del Toro all’UAE Tour nella prima tappa. Gli ultimi 700 metri sono al 2,5 per cento. Quasi un copia e incolla di quell’arrivo emiratino.

Altro aspetto da considerare è la distanza. Domani sono ben 221 chilometri e se la corsa dovesse prendere una certa piega, visto che la parte centrale si presta agli attacchi, potrebbero emergere gli uomini di fondo. Lo stesso Van der Poel potrebbe fare le prove per la Sanremo.

La questione è molto intrigante e molto interessante. Gli scenari sono diversi. Chi dovrà stare con le antenne dritte è Giulio Pellizzari, specie dopo quel “Giulio è in ottima forma” di Del Toro. Ci è parso davvero sibillino. Il ragazzo della Red Bull-BORA, decisamente più scalatore, dovrà pensare soprattutto a non prenderle. A stare attento agli abbuoni che potrebbe guadagnare il messicano.

Ma al netto di queste congetture, che stasera i tecnici studieranno al dettaglio, la bella notizia è che Giulio Pellizzari può giocarsi questa Tirreno. La sfida è appena iniziata. E Camerino, che lo aspetta a braccia aperte, si avvicina già al di là degli Appennini.

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar

EDITORIALE / Pogacar, un grande vino da bere a piccoli sorsi

09.03.2026
5 min
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Non solo quelli sulla strada, la quarta Strade Bianche di Tadej Pogacar ha richiamato frotte di spettatori anche davanti agli schermi. I numeri della RAI parlano di quasi 700 mila spettatori medi e share del 6,7 per cento: soltanto l’edizione del 2020, che si corse ad agosto e fu vinta da Van Aert su Formolo, fece meglio di così. Ma quanto è dispendioso correre come Pogacar?

Nella conferenza stampa dopo la vittoria di Siena, lo sloveno ha spiegato di essere spesso costretto a questi lunghissimi attacchi da percorsi disegnati (a suo avviso) senza troppo criterio, con i tratti più selettivi troppo lontani dall’arrivo. Se nella sua testa e nei dati in possesso della squadra (come ha ben spiegato ieri Matxin) c’era la consapevolezza che il doppio passaggio su Colle Pinzuto e poi sulle Tolfe non sarebbe bastato per staccare Seixas, va da sé che l’attacco su Monte Sante Marie fosse l’unica carta da giocare.

Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar. VdP invece ci sarà.
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar, Van der Poel invece ci sarà
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar. Van der Poel invece ci sarà.
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar, Van der Poel invece ci sarà

Exploit e recupero

I dati diffusi da Velon sono paurosi. Nel suo scatto, Pogacar ha espresso una potenza di 600 watt per 1’32”, contro i 570 di Seixas e i 560 di Del Toro. La media watt del campione del mondo nei 77,4 chilometri della sua fuga è stata di 380, mentre furono 340 nelle edizioni 2024 e 2025. Pogacar sta crescendo ancora, ma certe azioni scavano in profondità e così lui ha iniziato a correre con il contagocce. Allo stesso modo, di riflesso, si sta gestendo Van der Poel, in un effetto domino inevitabile se si vuole che l’olandese possa opporsi alle accelerazioni di Tadej.

Quando ci si lamenta per il fatto che il campione del mondo si veda poco e corra solo quando è sicuro di poter vincere, va considerato probabilmente anche questo aspetto. Finché continuerà a correre in modo così dispendioso, per necessità o per convinzione, Pogacar avrà sempre bisogno di una fase di recupero prima della gara successiva: almeno se si vuole che il livello rimanga così alto in ogni gara e sino alla fine dell’anno.

Se da oggi fosse in corsa qui alla Tirreno-Adriatico, avrebbe avuto la sola giornata di ieri per tirare il fiato e probabilmente non gli sarebbe bastato. Invece ieri sera Tadej si è fatto la doccia, ha ringraziato i compagni che lo aspettavano sul pullman, poi è andato a Firenze da cui un aereo privato lo ha riaccompagnato a Monaco. Lo rivedranno venerdì alla vigilia della Sanremo, ma siamo certi che lo rivedremo ben prima su qualche social mentre solca il Poggio dietro a uno scooter.

Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa a preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa per preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa a preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa per preparare la Sanremo

Imbattuto, anche imbattibile?

Qui si apre tuttavia una grande porta: se si vuole durare a lungo e si corre soltanto quando si ha un’elevata probabilità di vincere, allora è giusto che la UAE Emirates faccia così. Se si corre per vincere, ma si contempla anche la possibilità di essere sconfitti, allora Pogacar potrebbe fare di più. Avrebbe potuto anche correre la Tirreno, puntando “solo” a un paio di tappe, senza che questo suonasse come un disonore.

Il suo correre sbalorditivo e chirurgico fa storcere il naso a chi amerebbe vedere più spesso il campione sulle strade, come accadeva fino a non troppi anni fa. Si è sempre dissertato sulla differenza fra nuovo ciclismo e ciclismo classico, ma se vent’anni fa il tema ha rischiato più volte di essere retorico, oggi la svolta non può passare inosservata. Si corre anche nel rispetto degli avversari, ma di questo passo nessuno o pochissimi potranno dire e passare alla storia per aver battuto Pogacar.

Prima hanno detto che fosse come Merckx, ora dicono che Tadej sia meglio di lui. Lo ha dichiarato su queste pagine un cantore esperto come Claudio Gregori e non è raro imbattersi nell’accostamento e nel prevalere dell’uno o dell’altro nelle opinioni che capita di raccogliere.

La vera bestia nera di Pogacar, anche più di Vingegaard, è Van der Poel: nel 2025 lo ha battuto alla Sanremo e alla Roubaix
La vera bestia nera di Pogacar, anche più di Vingegaard, è Van der Poel: nel 2025 lo ha battuto alla Sanremo e alla Roubaix

Toccata e fuga

E’ davvero così? Magari è possibile. E’ però interessante notare che nel 2024 in cui ha vinto Giro e Tour, Pogacar ha sommato 58 giorni di corsa, aggiungendo ai due Grandi Giri anche le vittorie del Catalunya, della Liegi, di Montreal, dei mondiali, dell’Emilia e del Lombardia.

Nel 1974 in cui ha vinto Giro e Tour (doppietta che gli è riuscita anche nel 1970 e nel 1972), Merckx ha messo insieme 93 giorni di corsa, quasi il doppio di Pogacar. E ai due Grandi Giri, anche lui ha aggiunto il mondiale, piazzandosi tuttavia nelle grandi classiche e in corse a tappe minori. Per questo vale meno di Pogacar oppure vale di più perché si è messo in gioco accettando anche il rischio della sconfitta, che ha reso grandi i campioni capaci di infliggerla?

Il correre di Pogacar è sensazionale, ma a suo modo anche freddo. Non lo abbiamo mai visto vincere soffrendo, cosa che accade quando la condizione non è perfetta e gli avversari ti mettono alle corde. Tadej è il più forte e proprio per questo dovrebbe avere il coraggio di rischiare di più. A meno che dietro non ci siano altri discorsi di gestione affinché l’investimento sia preservato più a lungo possibile. E sarebbe certamente un discorso altrettanto accettabile.

Omloop 2026, Van der Poel

E’ già solo. VdP domina l’Omloop, apre il Nord e aspetta Pogacar

28.02.2026
6 min
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Tutto facile, tutto quasi secondo pronostico. O forse no. Alla fine una vittoria di Mathieu Van der Poel si poteva anche prevedere, ma certo non con questa superiorità, visto che c’era gente con già più di dieci giorni di gara nelle gambe. L’Omloop Nieuwsblad ha aperto la stagione delle classiche del Nord con il suo copione tradizionale: temperatura bassa, pioggia intermittente, pubblico assiepato e muri in rapida successione. E un campione: VdP.

L’attesa era alta e non ha deluso. Il Nord è iniziato e lo ha fatto alla grande con uno dei suoi protagonisti assoluti. Certo, mancava “quell’altro”, Pogacar, e tutto è sembrato più semplice del previsto. Ma le corse vanno fatte e concluse prima di poterle vincere. E questo, specie qui, non è mai scontato.

Dal piede a terra alla fuga

La corsa segue il canovaccio classico: fuga iniziale che non impensierisce troppo il gruppo. A circa 60 chilometri dall’arrivo, quando iniziano i muri in sequenza, si muove Kasper Asgreen. Da lì il ritmo si alza e, nel momento chiave, fa capolino Van der Poel.

E l’episodio decisivo arriva all’imbocco del Molenberg. Florian Vermeersch attacca. Rick Pluimers prova a seguirlo ma cade. VdP è incollato alla sua ruota. Anche lui è già in piega. Sterza all’interno, lo schiva. Sgancia il pedale e poggia il piede sull’asfalto. Vermeersch prosegue l’azione, ma nell’inquadratura successiva è già braccato dal capitano della Alpecin-Premier Tech, che risale feroce.

E infatti a fine gara l’olandese racconta: «Non so nemmeno io come abbia fatto a non cadere. Il corridore del Tudor Pro Cycling Team è caduto davanti a me e non sono riuscito a evitarlo. L’ho quasi investito. Ho perso il piede dal pedale, ma sono riuscito a riagganciarlo velocemente. Non ho visto cosa stava succedendo dietro, ma dev’essere stato il caos. In cima avevamo già un grande vantaggio. Quello è stato il momento decisivo».

La corsa, di fatto, finisce lì. Si apre immediatamente un gap consistente, costruito con un paio di trenate da oltre due minuti di potenza proprio di Van der Poel, nettamente il più generoso del drappello di testa.

Poi il pensiero per l’avversario: «Spero che le sue ferite (quelle di Pluimers, ndr) non siano troppo gravi». Il bollettino parla di due denti rotti.

Omloop 2026, Van der Poel
Molenberg, momento clou. Dietro la curva la caduta di Pluimers. Davanti Vermeersch scappa. Alle spalle spunta già VdP che poco prima aveva messo piede a terra
Omloop 2026, Van der Poel
Molenberg, momento clou. Dietro la curva la caduta di Pluimers. Davanti Vermeersch scappa. Alle spalle spunta già VdP che poco prima aveva messo piede a terra

Grammont umiliato?

I chilometri passano e tutto il Belgio, ma forse sarebbe meglio dire il popolo del ciclismo attende “il Muur” per eccellenza, il Grammont. Ma non c’è bisogno nemmeno del suo mitico tratto al 19 per cento. Già nella parte bassa Van der Poel scatta. Sembrava di rivedere Pogacar sul muro d’Huy alla Freccia Vallone dello scorso anno. Stavolta almeno sembra che il rivale della UAE Emirates, ed ex compagno, abbia avuto un problema al cambio. Mentre Tadej fece il vuoto senza intoppi altrui.

Sul Muur la pedalata di Van der Poel è quella di sempre, leggera ma potente, stabile sulla bici, come se per lui sotto le ruote non ci fosse il pavè, e tanti tanti watt che finiscono sulla catena della Canyon.
E’ stato disarmante vederlo salire sul Grammont, quasi umiliante per il Muur stesso. Ma questo è: prima gara dell’anno e prima vittoria per Mathieu Van Der Poel.

Le sue sensazioni erano buone già dal mattino: «Da qualche anno è sempre più difficile riprendere dopo il ciclocross. Ma avevo in mente la Omloop e per questa abbiamo lavorato. Oggi mi sentivo pronto e fresco».

Dalla Spagna a Van Avermaet

Fresco, parola affatto banale. Come ormai accade per i grandi campioni, il lavoro in altura o dal training camp precede direttamente l’esordio in gara. Lo abbiamo scritto giusto pochi giorni fa quando Almeida ha parlato del presunto vantaggio di Ayuso, appena sceso dall’altura.

Anche Van der Poel era in Spagna fino a 72 ore fa, forse qualcosa in più. Mentre due giorni fa è salito in Belgio e ha fatto la ricognizione del percorso. Tra l’altro in compagnia del campione olimpico di Rio 2016, Greg van Avermaet, ancora in ottima forma.

Ha provato tutti i muri, Grammont compreso. Il feeling era evidente, anche se le condizioni meteo erano ben diverse. Sole quel giorno, pioggia e pavè bagnato oggi. Colpisce, ancora una volta, la sua capacità di adattamento: guida fluida, affondo deciso anche sul bagnato. Tecnica pura.

«Non mi sono accorto del problema al cambio di Florian – ha detto VdP – cercavo di restare concentrato. Il pavé era molto scivoloso. Poi ho sentito mio padre gridare che avevo 15 secondi di vantaggio. È stato un momento chiave, perché non sapevo il distacco. Adoro correre sul Muur. Ho vinto gare fantastiche lì. Da quel punto in poi è andato tutto bene, anche grazie al vento favorevole».

Omloop 2026, Van der Poel
VdP conquista l’Omloop. Curiosità: era la sua prima partecipazione a questa gara
Omloop 2026, Van der Poel
VdP conquista l’Omloop. Curiosità: era la sua prima partecipazione a questa gara

In attesa di Pogacar

E ora? Eccoci già dentro le classiche di primavera e del Nord. E con queste ricomincia il balletto dei super big con le grandi corse. Per esempio domani lo stesso VdP non sarà alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne: lo rivedremo alla Milano-Sanremo, previa la Tirreno-Adriatico.

Tutti aspettano il ritorno di Tadej Pogacar, al momento l’unico che sembra poterlo contrastare su certi terreni. Lo sloveno sarà alla Strade Bianche, ma non alla Tirreno. Il primo vero scontro tra i due titani è fissato per la Classicissima.

Gli altri, a cominciare dalla Visma-Lease a Bike e dall’infortunato Mads Pedersen, sono avvertiti. La sensazione è che le stagioni passano, ma il copione resta lo stesso. Urge dunque inventarsi qualcosa di diverso. Ma cosa? Nell’attesa… applausi a Van der Poel.

Jasper Philipsen

Philipsen, partenza in sordina. E’ allarme o tutto sotto controllo?

25.02.2026
4 min
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E’ un inizio di stagione meno scintillante del previsto quello di Jasper Philipsen. Il campione belga ha scelto di saltare il primo appuntamento WorldTour, il UAE Tour, preferendo la più “morbida” Volta ao Algarve. Una decisione ponderata con un parterre meno profondo e, almeno sulla carta, maggiori chance di vittoria. Eppure lo sprinter della Alpecin-Premier Tech non ha alzato le braccia e ha disputato un solo sprint vero.

Legittimo allora chiedersi a che punto sia la sua condizione e se gli appelli alla calma della squadra rispecchino davvero la situazione. In Belgio in tanti si sono posti la stessa domanda. Tanto più che da sabato si entra nel vivo con le classiche del Nord e poi diretti fino alla Sanremo.

Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)
Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)

Partenza in sordina

E’ stato lo stesso Philipsen a indicare nell’Omloop Nieuwsblad il primo vero banco di prova della stagione. Come riportato dalla stampa belga, il fiammingo non ha nascosto di considerare l’Omloop una “prima misurazione” della propria condizione, con l’auspicio di trovare il picco di forma solo in seguito. Un approccio graduale, coerente con la sua storia recente: anche in passato Philipsen ha impiegato qualche settimana per carburare, salvo poi esplodere nelle Classiche e nei Grandi Giri.

La scelta di evitare il UAE Tour e di orientarsi verso l’Algarve rientra in questa logica. Meno pressione, chilometraggio controllato, lavoro specifico con il treno e soprattutto un clima più adatto ai belgi, rispetto ai 30 e passa gradi della prova emiratina. Tuttavia in Portogallo le occasioni sono state limitate: tra frazioni mosse e situazioni tattiche complesse, Philipsen ha disputato un solo sprint in condizioni ideali e lo ha chiuso al quarto posto. Non abbastanza per trarre indicazioni definitive, ma sufficiente per alimentare interrogativi. E’ evidente che il belga stia ancora costruendo la condizione, più che finalizzando.

Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno
Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno

Acqua sul fuoco

Il dibattito si è acceso nel dopo Algarve. Dalla squadra hanno invitato a non trarre conclusioni affrettate: le volate mancate non sarebbero il segnale di una crisi, bensì il risultato di dinamiche di corsa poco favorevoli. Il diesse Frederik Willems ha spiegato a Wielerflits: «Non sono preoccupato, questa prima settimana di gare è andata come doveva andare. Jasper è dove doveva essere con la condizione. L’obiettivo non è il risultato immediato ma una crescita verso le Classiche».

In Algarve il belga non ha forzato oltre misura. Nessuna rincorsa disperata, nessun azzardo tattico. Un atteggiamento che può essere letto in due modi: prudenza programmata oppure mancanza di brillantezza. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. E’ noto che Philipsen renda al meglio quando la velocità di base è già elevata e il suo treno riesce a impostare uno sprint lungo e regolare. Ma in Portogallo questo scenario non si è visto, anche perché il treno formidabile guidato da VdP non c’era e anche questo va considerato. Lo stesso Willems ha rimarcato come ci siano stati degli intoppi proprio in relazione al treno, al lavoro condiviso con Kaden Groves.

Insomma è anche difficile valutare davvero lo spunto attuale di Jasper Philipsen. La squadra resta serena. Il lavoro invernale non è stato stravolto e i carichi sono calibrati per arrivare competitivi a marzo. E’ un calendario costruito con precisione, senza picchi anticipati. Ma si sa: questo ciclismo non aspetta nessuno, soprattutto se si è dei campioni e se riveli che non avevi gambe (come è successo nel secondo sprint in Portogallo). In qualche modo certi atleti sono “condannati a vincere”.

Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza
Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza

Niente Fiandre

Il momento della verità è già all’orizzonte. Sabato Philipsen sarà al via della Omloop Nieuwsblad, dove nel 2025 fu terzo, e domenica alla Kuurne-Brussel-Kuurne, corsa di cui è campione uscente. Due gare che offriranno indicazioni più attendibili: muri, vento, selezione naturale. La cosa che pone una riflessione in più però è il fatto che Philipsen neanche quest’anno disputerà il Fiandre. E magari proprio per questo ci si aspettava qualcosa in più. Non solo, ma a dicembre aveva rilanciato sulla Roubaix, ribadendo il sogno di vincerla e i grandi stimoli che gli dà questa corsa.

Il suo calendario fino alla Milano-Sanremo, da qui in poi, ricalca fedelmente quello dell’anno passato. La speranza è ritrovare il Philipsen versione Sanremo 2024, capace di coniugare resistenza e sprint dopo quasi 300 chilometri. Il 2025 fu segnato dalla caduta alla Nokere Koerse, incidente che compromise la preparazione della Classicissima, oltre agli strascichi dell’infortunio al Tour.

Le pressioni crescono. La Alpecin poggia gran parte delle proprie ambizioni su Philipsen e su Mathieu Van der Poel. Se il primo deve ancora accendersi, il secondo resta il faro tecnico e mediatico del team, ma non è ancora sceso in pista dopo il ciclocross. E’ tutto su di loro.

Le prossime due gare diranno se l’avvio in sordina era parte del piano o il preludio a una rincorsa più complessa del previsto. Pensando anche che Milan, Groenewegen, Girmay e Magnier hanno già mostrato i muscoli.

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, cronometro Hudayriyat Island

Bartoli fuori dal coro: Remco ha più classe di Tadej e Mathieu

18.02.2026
6 min
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Più classe di tutti. Che non vuol dire più forte o che vincerà più di loro, ma che rispetto a Pogacar e Van der Poel ha un tocco di superiore magia naturale. Secondo Michele Bartoli questo è il ritratto di Evenepoel e all’indomani della crono prodigiosa al UAE Tour (foto in apertura: Remco ha percorso i 12,2 chilometri in 13’03” a 56,092 di media) e dopo i risultati spagnoli si ha voglia di approfondire il discorso, venuto fuori a tavola in una domenica d’inverno.

Si parlava delle abilità dei bambini della sua MB Academy e del fatto che se impari a guidare la bici e stare in gruppo quando sei così piccolo, da grande sei avvantaggiato. E proprio a quel punto è saltato fuori il paragone con Remco, che avendo iniziato a correre tardi, ha impiegato un po’ per trovare la stessa naturalezza. C’è riuscito e adesso guida al pari degli altri perché è un atleta fuori del comune. Da lì, siamo finiti a parlare del resto.

«La classe la vedi a parte – spiega Bartoli – quella che dimostri fisicamente e quella mentale. Secondo me, Remco le ha entrambe. Una posizione naturale molto aerodinamica, sempre composto: questo è innegabile per tutti, chiunque lo veda. Poi a me piace anche mentalmente, perché è uno che prende decisioni coraggiose, cattive, senza paura. E questo lo fa chi ha qualcosa in più, non sono cose che insegni. Prendi una decisione da cattivo o comunque forte e lo fai in modo del tutto naturale: se non ce l’hai dentro, non ci pensi nemmeno».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
Perché dici che ha più classe degli altri due? Non parliamo di due qualsiasi…

Perché in molte risposte che danno e atteggiamenti che hanno, Pogacar e Van der Poel sono un po’ più costruiti. Ci pensano, lui no. Lui è così. Nel bene o nel male, non costruisce mai nulla: Remco va dritto per la sua strada.

Non è che ci vedi un po’ di Bartoli in questa irruenza?

Ci sta, probabilmente mi piace perché lo vedo un po’ simile a me. Remco è così e a me questo piace. La cattiveria agonistica che ha è quella che ti porta ad avere delle scariche di adrenalina bestiali, grazie alla quale dà quei colpi di coda anche quando magari non te l’aspetti. E’ un imprevedibile.

Finora ha vinto le sue corse, però al confronto con Pogacar parecchie volte le ha beccate. Deve unire il carattere al lavoro, al ragionamento su come migliorare?

L’altro è qualcosa di diverso da tutti, non si possono fare paragoni. E’ chiaro che chiunque le prende da Pogacar, però caratterialmente secondo me Remco è il prototipo del campione. Lui fa una cosa, sono convinto di questo, ma fino a mezzo secondo prima non sapeva di farla. Pogacar e Van Der Poel magari finora sono stati più vincenti, ma si preparano di più. Arrivano al dato momento e sanno già cosa devono fare.

Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Invece Remco?

Lui è tutto istinto e per questo dico che ha classe, perché l’istinto lo guida anche bene. Fa tutto giusto, poi magari lo staccano perché avranno un po’ di energia in più, però raramente Remco sbaglia una decisione.

Non trovi che questa sua testardaggine nell’andare al Tour, visto anche il suo fisico più possente, sia voler alzare troppo l’asticella?

Va bene, è il mio preferito, però con questo non posso dire che va al Tour e lo vince. Secondo me ancora qualcosa gli manca. E’ chiaro che da uno come lui ci si può aspettare di tutto, miglioramenti anno dopo anno. Bisogna vedere, però in questo momento è chiaro che sarà ancora un po’ distante da Vingegaard e Pogacar.

E allora gli conviene incaponirsi su certi obiettivi o non farebbe meglio a puntare sulle classiche?

Ha senso che faccia il Tour e si prepari per quello, tanto le classiche le vince uguale. Nel ciclismo di oggi non devi stravolgere la preparazione per vincere una classica. Oggi comanda la prestazione universale. Basta raggiungere il tuo massimo e poi te ne servi nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Prima invece si pensava di più a differenziare i due obiettivi, ma soprattutto per una questione mentale e di approccio. Si pensava che chi preparava il Giro oppure il Tour non potesse preparare il Giro delle Fiandre, ma era più una questione filosofica per cui non potevi fare tutto e quindi dovevi scegliere.

Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Però con quelli delle classiche si è sempre provato a fare la classifica senza grandi risultati. Basti pensare a Rebellin, a Bettini, a un certo Bartoli…

Io ci ho provato una volta sola, alla Vuelta del 1995 quando arrivai nono, e poi decisi di non farlo più. Se ricordate, ero quinto in classifica alla vigilia dell’ultima tappa di montagna, quando sospesero la gara per il maltempo. Io mi congelai e scivolai in undicesima posizione.

Come andò a finire?

Il penultimo giorno ci fu la crono, provai a riguadagnare qualche posizione e risalii al nono posto. E mi dissi: «Per un giorno, in un mese, mi sono giocato il podio». E così dissi basta con le gare a tappe. Però Remco, tanto più in questo momento storico del ciclismo, ci deve provare assolutamente.

A tanti sta sui nervi per gli atteggiamenti da calciatore, che soprattutto quando vinceva da junior colpirono i tifosi…

Credo che Remco sarebbe forte in qualunque sport e avrebbe sempre lo stesso atteggiamento. Di questo sono sempre stato convinto: è uno che atleticamente ha qualcosa in più. Ci sono degli sport in cui magari prevale la resistenza, altri in cui prevale l’esplosività e altri in cui serve la concentrazione come potrebbe essere per il tennis, dove magari perdi perché ti viene il braccino e non vinci. Però, comunque sia, è uno forte atleticamente.

Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
C’è da dire che a parte questi atteggiamenti un po’ sbruffoni, si fa voler bene dai compagni e questo è importante…

A me quelli stronzi piacciono (scusate, ma non abbiamo trovato un sinonimo all’altezza, ndr). Più lo si è nello sport, meglio è. Forse l’unico è Messi che sta al suo posto, però in qualsiasi altro sport uno forte e anche bravo io non l’ho mai visto. Essere fatti così fa produrre più adrenalina e l’adrenalina è quell’ormone che ti permette di fare tutto. Si fa presto ad attaccare l’etichetta, magari è solo determinazione. Voi l’avete mai visto un grande campione che sia anche un bravo ragazzo?

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025

Pogacar e la Roubaix: può essere l’anno giusto?

16.02.2026
4 min
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BUDAPEST (Ungheria) – Prima ci sarà la sfida della Milano-Sanremo, alla quale manca poco più di un mese, con Cipressa e Poggio pronti a fare da trampolini di lancio a Tadej Pogacar. Poi arriveranno il Fiandre e la Roubaix, la curiosità intorno a questa primavera ciclistica gira tutta intorno a due settimane: quella della Sanremo e della Roubaix. Lo sloveno del UAE Team Emirates-XRG è alla caccia delle due Classiche Monumento che gli mancano per completare una collezione di trofei già di per sé vasta. 

Nel parlare, ai margini della giornata che ha caratterizzato la presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort c’era una grande curiosità. Davide Martinelli, diesse del team italo-ungherese, riferendosi alla Milano-Sanremo ha battezzato il vento come fattore decisivo. Poi il discorso è passato alla Roubaix, e la sensazione generale è che tanto dipenderà da Van Der Poel e dalla sua voglia di strozzare in gola l’urlo di vittoria a Tadej Pogacar.

Sempre più vicini

La curiosità cresce quando si passa a parlare della Parigi-Roubaix, la Classica che da anni è terreno di conquista di Van Der Poel, il cui trono ha però vacillato nell’ultima edizione. Il risultato finale ha parlato di un Pogacar battuto, forse però più dall’inesperienza del campione del mondo che dalla superiorità dell’olandese. 

Allora abbiamo approfittato della presenza in Ungheria di Andrea Tafi per capire ed entrare nel tema che più fa discutere gli appassionati. 

«Alla Roubaix – spiega Tafi – la lotta può essere indirizzata al duello tra Pogacar e Van Der Poel, con il primo che ha dimostrato di avere ottime doti anche in una Classica tanto lontana dalle sue caratteristiche. O da quelle che pensavamo potessero essere. Tuttavia credo sia prematuro pensare possa vincerla già quest’anno, sicuramente Pogacar può impensierire Van Der Poel, ma ci sono tante circostanze esterne da tenere in considerazione».

Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Cosa può essersi portato via Pogacar dall’esperienza del 2025?

La differenza tra i due è stata pressoché tecnica, essere un atleta che fa ciclocross, come Van Der Poel, può dare un grande vantaggio. Affrontare le curve, prendere determinati tipi di pavé, o pedalare sulle pietre. Avere dimestichezza sulla bici vuol dire tanto. Anche la caduta che ha tagliato fuori Pogacar è risultata molto banale, se vogliamo, ma è una testimonianza del fatto che gli sia mancato un qualcosa dal punto di vista tecnico. 

Quest’anno lo hanno già rivisto testare il percorso…

Anche nella passata stagione era stato a provarlo, ma un conto sono le ricognizioni e un altro è correrci sopra. Tadej Pogacar è uno estremamente determinato, quando vuole conquistare qualcosa si mette lì e ci lavora fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Credi ci sia una possibilità concreta?

Ha dimostrato di essere il migliore al mondo in lungo e in largo, sarà una bagarre bellissima. La cosa che renderà ancora tutto più entusiasmante è che la Roubaix puoi prepararla al meglio, allenarti, provarla, ma c’è sempre qualcosa di esterno che può influenzare l’andamento della gara. 

Ad esempio?

Il meteo, forse questo è il fattore esterno più importante di cui tenere conto. Abbiamo visto Pogacar sapersi destreggiare sull’asciutto, ma con la pioggia potrebbe venire fuori una corsa molto diversa.

L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
Si può imparare in così poco tempo a gestire una corsa come la Roubaix?

Pogacar in passato ha sbagliato e fatto degli errori, che però gli sono serviti per migliorarsi ulteriormente. E’ cresciuto tanto e con questa sua maturazione ha colmato quelle pochissime lacune che aveva. Si è parlato tanto della differenza di peso tra i due, ma a mio modo di vedere questo conta meno ai giorni nostri. L’evoluzione tecnica del mezzo è arrivata a un punto tale da aver reso secondaria questa caratteristica fisica. Praticamente Pogacar ora si trova, quasi, alla perfezione assoluta per cercare di vincere la Roubaix.

Campionati del mondo ciclocross 2026, Hulst, Mathieu Van der Poel

Van der Poel ai raggi X: ritorno a Hulst con Colò

14.02.2026
5 min
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Se il primo articolo di stamattina ci ha raccontato gli appunti da Hulst di Massimo Panighel, organizzatore dei mondiali di cross 2029, qualcun altro ha approfittato della sfida iridata per osservare dal punto di vista tecnico Mathieu Van der Poel, giunto all’ottavo titolo fra gli elite.

Alessandro Colò, ingegnere che si occupa di biomeccanica nel centro Bodyframe di La Spezia e dopo aver corso in bici è anche organizzatore del Giro della Lunigiana, ha fatto un’analisi delle dotazioni tecniche del campione olandese. Se si trattasse solo di elencare i prodotti, l’osservazione non sarebbe irresistibile. Ma quando alle scelte tecniche si abbinano osservazioni di merito, allora il discorso cambia. Come per il mondo Red Bull-Bora venuto fuori quando ci siamo interessati alla monocorona di Evenepoel, scoprendo tutto il lavoro (efficace, ma anche un po’ cervellotico) di ingegneri, preparatori e atleti prima di ogni corsa per decidere la scelta dei rapporti.

«Il campione – esordisce Colò – è di un livello superiore. Vedendolo in bicicletta, sembra che gli venga tutto più facile rispetto agli altri. Non l’ho seguito direttamente e non conosco i suoi dettagli biomeccanici, però ci sono degli spunti nelle sue scelte tecniche che meritano un ragionamento».

Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel estrapolata da Alessandro Colò
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro Colò
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel estrapolata da Alessandro Colò
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro Colò
Che cosa ad esempio?

Intanto la doppia corona all’anteriore, perché penso che potrebbe fare benissimo tutto col monocorona. L’altra cosa è la particolarità dei copertoni Dugast. E’ un’azienda che produce da anni e anni pneumatici specializzati nel ciclocross, acquisita poi da Vittoria. E’ un brand diverso rispetto a Pirelli che usa su strada. E poi mi ha colpito il fatto che abbia il manubrio integrato in carbonio CP0018, di quelli regolabili.

Scelta insolita?

Canyon produce dei manubri che possono essere regolati in larghezza, con delle viti su cui si agisce dal di sotto, però è un peso in più da portare. Nel catalogo ce ne sono anche integrati non regolabili, che pesano un po’ meno, perché lui ne usa uno regolabile?

Partiamo dalla monocorona?

Per quello che ho potuto notare dalle immagini in gara, Mathieu tiene quasi sempre la corona più grande e anche giustamente. Col fatto che Shimano ora abbia delle cassette che arrivano fino al 34, davvero potrebbe fare tutto con una sola corona. Però, avendo la doppia, in qualche tratto che altri facevano a piedi, lui ha potuto continuare a pedalare. In quei piccoli casi, la doppia ti può dare un vantaggio. Lo svantaggio è che hai le cambiate da fare, che nel fango e nelle condizioni di gara in cui hanno corso, possono diventare piccole perdite di tempo.

Non abbiamo i dati biomeccanici, ma quei 79 cm di altezza di sella ci dicono qualcosa?

Credo che per lui, come per tutti, l’altezza di sella nel cross sia di qualche centimetro in meno, perché c’è un discorso legato ai pedali XTR e alla scarpa, che nel suo caso è la Shimano S-Phyre da mountain bike. Con la tacchetta SPD, ci sono circa 5 mm in meno rispetto al pedale e alle scarpe Shimano da strada, per cui nel cross può tenere l’altezza di sella più bassa.

Per vincere l'ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua  maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Per vincere l’ottava maglia iridata, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la settima. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Per vincere l'ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua  maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Per vincere l’ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Inoltre, nel momento in cui la tendenza è di ridurre le pedivelle, Mathieu prosegue con le 172,5. Nel cross la pedivella corta conta meno?

Diciamo che nel cross si va spesso a cadenze molto basse, soprattutto nei tratti in cui il percorso è molto ripido e si fa persino fatica a pedalare. In quei casi avere una leva leggermente più lunga, andando a una cadenza di 60-65 pedalate al minuto, può davvero aiutare. Il cross non è come la mountain bike, quando arrivi sull’ostacolo non devi pedalare: lo salti oppure scendi di bici. In mountain bike non sono ostacoli come quelle tavole del cross e magari, dovendo pedalare per scavalcarli, avresti vantaggio da una pedivella più corta.

Spadoni a Benidorm è stato a ruota di Van der Poel durante la prova percorso del cross (foto Elisabetta Gambino)

Gabriele e Marco in scia a Van der Poel: una curiosa storia del cross

06.02.2026
6 min
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CASTELL’ARQUATO – Velleità di trovare un qualunque contratto nel ciclismo non ce sono. Ambizioni di riprovare ad essere corridori a 26 anni nemmeno. La voglia di provare un’esperienza unica invece sì. Nell’ultra moderno e quasi inavvicinabile ciclismo su strada, quella che stiamo per raccontare è una storia che solo il cross sa regalare e può permetterti di vivere anche in gare di Coppa del mondo (in apertura Benidorm foto Elisabetta Gambino).

Da una parte i big del settore trainati da sua maestà Mathieu Van der Poel, fresco del suo ottavo titolo mondiale e di tutti i record riscritti. Dall’altra Gabriele Spadoni e Marco Marzani, due ragazzi emiliani con bei trascorsi nelle categorie giovanili fino agli U23 che, pur avendo mantenuto il cartellino da atleta, nella vita di tutti giorni lavorano come la gente comune. La bici è qualcosa più di una passione, ma per loro pedalare è rimasta un’attività primaria solo per divertirsi e non più per fare carriera. Tuttavia, sfruttando una buona condizione atletica e i regolamenti internazionali del ciclocross, sono riusciti a realizzare il proprio sogno.

Lo straripante pubblico di Mol che ha fatto respirare un'atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico di Mol che ha fatto respirare un'atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni

In mezzo ai titani

Dicevamo che il cross consente ancora di immergersi in avventure curiose. Spadoni e Marzani sono tesserati con la formazione piacentina Cicli Manini di Castell’Arquato e nell’intensa stagione invernale hanno disputato tre gare internazionali in mezzo agli squadroni della categoria.

«Abbiamo corso – spiega Marzani – a Mol, Gullegem e Benidorm, tutte in gennaio. Eravamo stati l’anno scorso a Besançon, ma in Belgio ci siamo accorti subito di un’altra atmosfera, davvero pazzesca. L’organizzazione è incredibile. Noi non siamo nessuno, corriamo per una squadra piccola, fatta di poche persone, però ci avevano assegnato la piazzola a pochi metri dalla Visma | Lease a Bike. Appena abbiamo parcheggiato il nostro camper accanto al loro bus, sono subito venuti ragazzi e bimbi con genitori a chiederci cartoline. Siamo rimasti spiazzati perché non le abbiamo e non abbiamo potuto accontentarli. Di sicuro le faremo per l’anno prossimo.

Il Cicli Manini è una piccola società di Castell'Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell'Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike

«Nonostante tutto – va avanti – hanno voluto fare le foto con Gabriele e me e chiedendoci gli autografi addirittura anche sui loro zaini. A Mol, mentre ci stavamo riscaldando durante la gara femminile, ha cominciato a nevicare. Abbiamo ritardato la partenza perché era entrato il trattore a spazzare la neve. Cose mai viste o impensabili da noi. E considerate che c’erano circa tredicimila persone.

«Anche a Gullegem e Benidorm – sottolinea ancora Marzani – abbiamo vissuto belle emozioni. In Spagna, essendo una prova di Coppa del Mondo, non avevamo la zona privilegiata con gli altri team. In quel caso avevamo due auto a noleggio e le abbiamo parcheggiate in mezzo al pubblico. E lì ci siamo riscaldati con le persone che ci chiedevano informazioni e sensazioni. E ripeto, noi non siamo corridori famosi, però ci hanno fatto sentire importanti».

A ruota del migliore

Il cuore pulsa, i battiti fanno impazzire il cardiofrequenzimetro ancor prima che la bandierina del via venga abbassata. Paradossalmente la gara rimette tutto a posto, ma sono i momenti precedenti che diventano unici. Per Spadoni è stato esattamente così, per merito dei suoi idoli.

«Adoro il ciclocross – racconta – e fenomeni come Thibau Nys, cui mi ispiro per saltare gli ostacoli con la bici. E’ un talento e soprattutto una persona normale. A Benidorm però ho toccato il cielo con un dito. Durante la prova del percorso, mi sono trovato dietro Van der Poel, che per me è un dio assoluto.

«Gli ho chiesto se potevo stare alla sua ruota. Mentre mi rispondeva di sì ha notato che pedalavo su una Stevens camouflage e mi ha detto che con quella bici ci aveva vinto un mondiale. Ho ribattuto che l’avevo presa proprio per quel motivo perché sono un suo grande tifoso. Ha sorriso, mi ha ringraziato e mi ha detto di provare a seguire le sue linee nei punti più critici».

A Benidorm durante i giri di prova, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
A Benidorm durante i giri di prova, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)

«Sono io – prosegue Spadoni con grande trasporto – che devo ringraziarlo perché è stato disponibile e sereno con me. Stando alla sua ruota mi sono preso anch’io gli incitamenti che il pubblico rivolgeva a lui. Tant’è che alcuni fotografi mi hanno scritto sui social per dirmi che avevano delle foto di me con lui. Quando al lunedì sono rientrato in ufficio, mi venivano i brividi a ripensarci. Anche i colleghi di lavoro hanno capito il mio stato d’animo».

Lavoro, famiglia e passione

Quante volte abbiamo sentito parlare dell’eventuale “piano B” da tenere pronto? L’ultima atleta con cui ne abbiamo discusso è stata Laura Tomasi dopo la sua laurea. L’alternativa alla carriera ciclistica i due ragazzi emiliani l’hanno trovata senza grandi problemi.

«Nel 2023 – ci dice Marzani, classe 2000 di Carpaneto Piacentino – mi sono laureato in Scienze Motorie, conseguendo poi un master in posturologia sportiva. Da allora lavoro come personal trainer in una palestra vicino a casa e nel frattempo ho fatto un corso del CONI come massaggiatore.

«Alla bici dedico 15 ore a settimana, il minimo necessario per tenermi in forma e preparare qualche gara di gravel, Mtb o cross. In Belgio e Spagna abbiamo vissuto un’esperienza da un punto di vista privilegiato con grandi campioni, senza nessun altro fine. Se me lo avessero detto dieci anni fa non ci avrei mai creduto».

«Io invece – conclude il coetaneo Spadoni, reggiano di Scandiano – sono laureato in Ingegneria Gestionale e lavoro per una società che fa consulenza ingegneristica ad altre aziende. Quando non sono in ufficio, sono in trasferta e faccio solo una giornata in smart working, nella quale sfrutto la pausa pranzo per andare in bici. Trovare il tempo di allenarmi non è semplice, tenendo conto che ho anche una bimba di 4 anni ed un’altra che arriverà ad inizio marzo.

«Ho fatto il primo anno da U23 nel 2019 poi ho smesso per laurearmi. Ero già pronto per il dopo ciclismo. Sono ripartito da zero due anni fa, mettendo da parte l’orgoglio perché la bici è la mia passione, senza l’intenzione di tornare a correre come facevo prima. Non sono pentito, rifarei lo stesso percorso che mi ha portato a coronare un sogno ad occhi aperti».

Alle porte dell’olimpo, Fontana riparte dal 5° posto di Hulst

Alle porte dell’olimpo, Fontana riparte dal 5° posto di Hulst

06.02.2026
5 min
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Per certi versi, la prestazione di Filippo Fontana ai mondiali di ciclocross a Hulst è stata la più sorprendente della spedizione azzurra e il fatto che sia arrivata alla fine ha anche un maggiore significato. L’apoteosi di Mathieu Van der Poel ha forse tolto un po’ dell’attenzione che il quinto posto finale meritava, dimenticando che erano tanti anni che un italiano non chiudeva tra i primi 5. Lo stesso Gioele Bertolini era stato finora l’ultimo a conquistare un grande risultato con il 6° posto nel 2018.

Fontana però non è tipo da reclamare spazi e attenzione, sono i risultati a parlare per lui e, passato qualche giorno, forse quel piazzamento così inaspettato acquisisce anche un sapore più appropriato.

«E’ stata decisamente una buona giornata, il mondiale era un obiettivo che avevo cerchiato sin dall’autunno scorso. Avevo fatto la stagione di cross principalmente per puntare alla corsa iridata e la forma è arrivata al momento giusto. Penso che sia stata una crescita costante – prosegue Fontana – che mi ha portato a essere davanti per giocarmi un posto nei 10, ma alla fine è arrivato un risultato ancora migliore».

Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall'olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall'olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Che giornata è stata?

Davvero incredibile a livello di sensazioni, ho raccolto quello che potevo. In partenza avevo anche perso tempo perché era partito male il corridore davanti a me, Io ero già posizionato a sinistra che non era proprio il massimo. Così non sono partito benissimo, ero dietro, ma sono riuscito a recuperare subito e al secondo giro ero nel primo gruppo.

Un recupero che non è passato inosservato…

Credo che con il ritmo che tenevo, forse con un po’ di fortuna avrei anche potuto chiudere quarto, ma davanti andavano davvero forte, quindi alla fin fine non sarebbe cambiato molto. Penso che il massimo risultato ottenibile sarebbe stato appunto un quarto posto, ma cambia poco.

Stando nel gruppo, cambia tanto la presenza di Van der Poel, anche nell’atteggiamento che hanno gli altri?

Cambia il fatto che non c’è la lotta per la vittoria come sarebbe in sua assenza, se non gli accade qualcosa si vede che è di un’altra categoria. Quindi magari c’è un po’ più di attendismo per giocarsi gli altri due posti sul podio.

Il corridore dei Carabinieri Olympia ha pagato dazio in partenza, venendo costretto a una corsa di rimonta
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Il corridore dei Carabinieri Olympia ha pagato dazio in partenza, venendo costretto a una corsa di rimonta
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Un’altra cosa particolare è che davanti a te sono arrivati praticamente tutti stradisti. Tu sei stato il primo biker puro a tagliare il traguardo…

Ormai l’ambiente è cambiato, si sa che alla fine il cross è una disciplina praticata principalmente da stradisti, i biker sono pochi, è un po’ più difficile vederli anche perché la stagione di mtb è lunga, è forse anche più difficile conciliarla con l’inverno. Quindi la cosa non mi stupisce tantissimo.

Dallo scorso anno, dalla tua prestazione ai mondiali di cross country con una top 10 conquistata anche lì, è come se fosse scattato qualcosa in te. Senti di aver fatto un salto di qualità?

Io penso che siano tante cose messe insieme e che siano arrivate anche forse nel momento giusto, in un periodo in cui mi sono voluto impegnare, mettere alla prova. Sicuramente c’è maturazione fisica, concentrazione mentale ma anche tanta voglia di far bene. Dei cambiamenti a livello di testa sono stati fatti, ho la consapevolezza di poter arrivare là davanti e questo mi porta ad approcciare le gare in una maniera sicuramente diversa.

5 vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
5 vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Pensi che il tuo risultato sia anche l’espressione del movimento, l’avvisaglia di quel che sarà con la maturazione di gente come Viezzi, Agostinacchio che ti daranno anche manforte contro Belgio e Olanda?

Sai, è difficile confrontarsi con quei movimenti se non altro per il numero di praticanti che hanno. Noi abbiamo dei giovani molto forti, io ho dimostrato di essere all’altezza, ma se si vuole parlare di reale crescita, si dovrebbero vedere numeri più grandi in nazionale. Belgio e Olanda hanno un bacino di talenti enorme e un ricambio clamoroso negli anni.

Che cosa ti aspetta ora?

Farò una settimana di relax e poi inizierà la preparazione per la mountain bike, per essere già in gara a marzo a Verona nella prova dell’Italia Bike Cup.

Fontana arriva da una stagione di mtb 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di mtb 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Ripensandoci adesso a mente fredda, che cosa lascia questa esperienza di Hulst nella mente di Fontana?

La consapevolezza che anche in giornate come domenica, con il meglio al mondo, si può lottare per qualcosa di grande. Quando arriva un risultato che finalizza il lavoro fatto da parte della squadra, di tutto lo staff, c’è anche tanta particolare soddisfazione. Vorrei non fermarmi qua e continuare a lavorare, visto che comunque c’è un’estate davanti molto importante per me nella mountain bike e vedere che cosa si potrà portare a casa.