Jonathan Milan, europei Plovdiv, 2020

Milan/2. Ma c’è anche (e soprattutto) Tokyo

23.12.2020
3 min
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Seduti su una panchina sul Monte di Buja, tra ombre sempre più lunghe, foglie morte e la corona delle Alpi Giulie imbiancate di fronte a noi, continua l’intervista con Jonathan Milan. Stavolta l’argomento principale è quello della pista.

Con il quartetto azzurro si può davvero sognare e lui e Ganna possono essere due locomotive incredibili, a prescindere poi da chi lo comporrà nel giorno della gara.

Jonathan, vieni da un 2020 super in pista, a partire dai mondiali di Berlino e dagli europei di Plovdiv: cosa farai per il 2021?

Mi seguiranno Paolo Artuso, Marco Villa e Andrea Fusaz. Con Fusaz e Villa ho già lavorato bene quest’anno nell’inverno 2019-2020. Fusaz mi seguiva per la strada e Villa per la pista e non credo ci saranno problemi. Artuso e Fusaz dovranno incontrarsi per stilare bene il programma, ma sono contento di mantenere il rapporto con Andrea per quest’anno e magari anche per il futuro.

Jonathan Milan
Jonathan Milan su una panchina in cima a Monte Buja
Jonathan Milan
Jonathan Milan, U23 nel CT Friuli
Dopo che se ne è andato via Ellingworth, il tuo mentore per la pista in Bahrain-McLaren, ti sei fatto sentire con la squadra?

Cavolo! Ho detto: che succede? Ma loro mi hanno subito dato certezze. Mi ha chiamato Vladimir Miholjevic (direttore sportivo, ndr) e mi ha assicurato che il programma non sarebbe cambiato.  Ma io ero già tranquillo, alla fine è anche interesse della squadra che io vada forte alle Olimpiadi e quindi fare l’attività su pista.

Che appuntamenti di avvicinamento avrai in vista di Tokyo? 

Cercheremo di avere il picco di forma centrale (che di solito è quello più alto, ndr) per le Olimpiadi e, credo, il primo per gli europei, che hanno spostato a giugno. Ma lì sarà più importante vedere come stiamo lavorando, come vanno le cose, che il risultato. Poi credo che da quel momento la strada andrà sempre a diminuire. Chiaramente non per gli allenamenti, ma non credo farò più gare fino a Tokyo.

Quante volte ti allenerai su pista?

Penso 3-4 giorni a settimana e magari in mezzo ci saranno anche delle gare. Vediamo cosa decideranno Artuso, Fusaz e Villa.

Parli sempre alla terza persona plurale: decideranno, vedranno… Sembra quasi che tu sia staccato, che il discorso della preparazione non ti riguardi…

Perché mi fido e perché non ho le qualità per decidere io del mio picco di forma. Loro tre collaborano e per me è okay.

Jonathan Milan, rapporti, Montichiari, 2020
Milan, una pausa durante un ritiro a Montichiari
Jonathan Milan, rapporti, Montichiari, 2020
Milan, una pausa durante un ritiro a Montichiari
Parliamo dei materiali. Cosa arriverà per Tokyo?

Spero arrivi il manubrio 3D anche per me. Dovevamo andare in galleria del vento proprio in questi giorni prima di Natale, ma con il Covid non è stato possibile. Poi non so in casa Pinarello se bolle in pentola dell’altro. Comunque la novità è il manubrio, anche perché i materiali da portare alle Olimpiadi sono già stati presentati e non possono essere cambiati. Non è stato un caso che Ganna abbia usato già ai mondiali di Berlino il 3D, altrimenti non avremmo potuto utilizzarlo a Tokyo.

E’ lecito parlare di rapporti? State lavorando magari per spingere un dente più duro?

Si cerca il rapporto per andare il più forte possibile. Non è detto che sia più duro. Faremo i test anche sulla pista di Tokyo prima di sceglierlo.

Strada-pista, pista-strada: come riesci a passare da una bici all’altra?

Mi adatto bene, ci sono abituato e ho la fortuna di avere una buona sensibilità. Quindi se qualche misura non torna, se c’è qualcosa che non va me ne rendo conto subito.

Sentirai la pressione? Questo quartetto ha davvero grandi possibilità…

Per adesso no, anche perché io dico che ancora non so se ci andrò. Ma credo che la sentirò, come tutti del resto. Poi di base io avverto molto la pressione e anche per questo mi rivolgo spesso a Fred Morini (il fisioterapista della nazionale ndr). Lui mi fa i massaggi, mi mette il taping, ma soprattutto sa come farmi rilassare. Sono due anni che è con noi e mi conosce bene.

Jonathan Milan

Milan/1. Inizia l’avventura tra i pro’

23.12.2020
5 min
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Buja è un “parco giochi” per allenarsi. Se da un paesino così piccolo a cavallo tra le colline e le montagne del Friuli Venezia Giulia vengono due corridori tanto forti un motivo ci sarà. E sì, perché dopo Alessandro De Marchi l’altro gioiellino, anzi “gioiellone”, di casa si chiama Jonathan Milan.

Forte su strada, fenomeno su pista, Jonathan è un altro prodotto di quella fucina che è il Cycling Team Friuli di Roberto Bressan. Dopo aver concluso gli europei su pista in Bulgaria, Milan ha ripreso ad allenarsi, proprio sulle sue strade. Per ora ancora è tranquillo e di tanto in tanto va anche ad aiutare papà Flavio (ex corridore) nella sua azienda di arredamento di interni ed esterni. 

Milan sta per iniziare la sua prima stagione da professionista, o meglio, nel WorldTour. Dal 1° gennaio sarà ufficialmente un corridore della Bahrain Victorious.

Jonathan Milan
Jonathan Milan (20 anni) sta per esordire nel WorldTour
Jonathan Milan
Jonathan Milan (20 anni) sta per esordire nel WorldTour
Jonathan, come è andata la trattativa con la Bahrain? 

Contrariamente a quel che si possa pensare ho firmato a fine stagione, dopo il Giro d’Italia. Abbiamo iniziato a parlare durante il Giro U23. Ho incontrato Rod Ellingworth (ex manager del team, ndr) al via della tappa di Udine.

Ma quindi la voce del triennale che ti aveva offerto la Ineos-Grenadiers era vera o no?

Con loro avevo parlato in modo informale, tramite Cioni, nella prima parte dell’anno, ma non c’è mai stata un’offerta formale.

“Capitolo Hellingworth”, spiegaci bene questa situazione particolare. E’ lo stesso che ti ha voluto e poi è tornato alla Ineos-Grenadiers. Lì è di casa, è il “genio” della pista inglese… Questo destabilizza le tue scelte?

In effetti mi ha un po’ spiazzato e mi sono mancate le parole, anche perché era stato lui a tendermi la mano. Aveva un progetto tutto per me. Ha cambiato, ma sinceramente neanche voglio sapere perché. Io con lui non ho più parlato. La squadra  vuol crescere, crede in me, ha ambizioni e mi sta dando il 100% di fiducia. Mi hanno parlato di manubri 3D, di materiali. Vogliono dimostrare che potranno raggiungere gli obiettivi stabiliti anche senza di lui.

Grande controllo della bici per il friulano, che ci ha accolto così
Cosa prevedeva quel progetto di cui parlavi?

Era, è, di seguirmi per le Olimpiadi. Di supportarmi nella preparazione di questo obiettivo e negli anni a venire anche di specializzarmi nelle cronometro e nelle classiche d’inizio stagione. Insomma esaltare le mie caratteristiche.

Ti hanno già dato un programma?

Farò qualche piccola classica al Nord e altre corse, ma tutto sarà finalizzato e deciso in base alle Olimpiadi. Mi hanno detto che farò molte crono e quindi parteciperò a brevi corse a tappe dove ce ne saranno.

Ti hanno chiesto anche se hai una corsa dei sogni?

Sì e io gli detto la Roubaix! Ne avrei tante, ma se devo scegliere dico quella. E poi mi piacciono tanto la Sanremo e la Strade Bianche.

Farai le (brevi) corse a tappe e qualcuna ne hai già fatta: hai sentito beneficio?

Ho fatto il Giro U23 e anche quello di Slovacchia, ma mi sono ritirato alla seconda tappa per caduta. Dopo il San Juan ad inizio stagione in Argentina ho sentito dei benefici, ma dopo il Giro U23 non proprio. Sì, l’ho finito in crescendo, ma la settimana successiva ero davvero stanco, tanto che al campionato italiano non riuscivo a tenere il ritmo.

Al San Juan hai corso con la maglia azzurra. Eravate quasi tutti pistard e c’era anche Filippo Ganna del quale sei l’erede naturale. Che rapporto hai con lui? Ti dà consigli?

Si parla prima, dopo e durante la corsa, commentiamo come è andata. Quella in Argentina è stata la mia prima corsa di alto livello e certi giorni ho visto le stelle! Come nella tappa del vento che arrivava in salita. Io mi sono staccato prima dei ventagli, proprio su uno scollinamento. A spezzare sono stati Pippo e Leonardo Basso. Penso che per fare quelle cose servano gambe, ma anche esperienza ed occhio. Non solo devi saperle farle, ma devi anche farle nel momento giusto. Comunque con Pippo parliamo di un po’ di tutto, soprattutto nei ritiri in pista. Per esempio quando facciamo le prove del quartetto mi dice di cambiare salendo di più o di meno.

In cosa vi somigliate e in cosa no?

Non credo che ci somigliamo poi così tanto. Lui è più un passista scalatore, io più un passista velocista. In comune abbiamo solo il fatto di essere passisti. La mia idea è sfruttare questo mio spunto veloce. Sapete, al Giro U23 la tappa in volata l’ho vinta con questa ruota, la Zonda (ruota da allenamento di Campagnolo, ndr), perché avevo forato e mi hanno montato questa appunto…

Jonathan Milan
Jonathan Milan in allenamento sulle strade della sua Buja
Jonathan Milan
Jonathan Milan sulle strade di Buja
Quali sono state le tue prime impressioni della Bahrain?

Ho incontrato lo staff ad Udine in occasione del Giro. Fu proprio Rod a presentarmi. Ma per ora non ho avuto troppi contatti. Faremo un ritiro dal 10 al 26 gennaio e poi un altro a febbraio, ma non so le date. Sarà incastrato tra le corse.

Come te la cavi con la lingua?

L’inglese lo capisco molto bene, ma lo parlo un po’ meno bene. Su alcuni termini più specifici faccio fatica. Per fortuna che mio papà ha dei parenti in Canada, a Toronto, e un paio di anni fa ho passato lì un mese intero. Questo mi ha aiutato molto.

E della nuova bici che sensazioni hai?

Ho scelto la Merida Reacto (poteva optare anche per la Scultura, ndr)  perché è quella più adatta alle mie caratteristiche. E’ una bici veloce, chiaramente con freno a disco, ideale per allenarsi quando faccio gli sprint e la per la pianura, visto che ne farò molta. Devo ancora sistemare il manubrio. E’ un po’ alto, devo togliere degli spessori. Lo farò al CTF Lab.

Ma è vero che già l’hai graffiata?

Ah, ah, ah… vero! Ma non sono stato io. E cavolo, io sono maniacale per queste cose. Quando l’ho tirata fuori dallo scatolone ho trovato un graffio e ho pensato: ecco qua, subito la prima multa. Ma è davvero un segno “stupido”, piccolo, nella parte bassa. 

Jonathan Milan, Marostica, Giro d'Italia U23 2020

Al Bahrain è già tutto pronto per Milan

12.12.2020
6 min
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Paolo Artuso è uno degli allenatori del Team Bahrain-McLaren che dal prossimo anno cambierà McLaren con Victorius. Di solito sta in disparte, ma questo non significa che non abbia cose da dire. Perciò, avendolo chiamato per parlare di Jonathan Milan, uno dei più grandi talenti italiani che per tre anni correrà nella squadra del Principe (nella foto di apertura la sua vittoria al Giro U23), ci siamo scoperti a viaggiare trasversalmente con lui nel mondo della preparazione.

Buongiorno Paolo, come va?

Veniamo da un’annata un po’ strana, con tanto lavoro e poche gare. Abbiamo fatto i nostri calcoli, sono state una quarantina a testa, contro le 75-80 di tutti gli anni. Quasi la metà, però tutte concentrate. Tanti giorni di ritiro, specialmente con i corridori del Tour, quasi 60 dall’inizio dell’anno, per 20 giorni di picco di forma. Non sapevamo neanche noi cosa succedeva a livello di risposta all’allenamento. Si sono fatte tante ore di volume e intensità sui rulli durante il lockdown, poi una marcia indietro sull’intensità per ricreare il volume. Abbiamo fatto un allenamento inverso, prima l’intensità e poi il volume. Di solito si fa il contrario.

Allenamento, Damiano Caruso, Matej Mohoric
Il Team Bahrain-McLaren in allenamento a inizio stagione
Allenamento, Damiano Caruso, Matej Mohoric
Bahrain-McLaren in allenamento
Una stagione falsata?

Sono convinto che i risultati non siano del tutto veritieri. I giovani hanno beneficiato della situazione, perché trovano la condizione più in fretta. Anche a livello mentale, magari un padre di famiglia era più preoccupato rispetto a un ventenne. Poi c’è da tenere conto delle abitudini tecniche cambiate. Ma anche io facendo un’analisi del post ho pensato che anche il prossimo anno qualche seduta sui rulli la proporrò. Facevi di quelle intensità che su strada sono difficili da ripetere. Qualcosina abbiamo imparato da questo periodo.

Veniamo a noi: cosa farete con Jonathan Milan?

Ha firmato per tre anni. Il primo sarà una transizione, visto che ha l’obiettivo olimpico in pista ed è molto giovane. E’ molto acerbo. Quest’anno io farò da filtro e da supervisor al corridore, che lavorerà ancora con Andrea Fusaz (allenatore del Ct Friuli, ndr), con Villa e con me. I primi mesi saranno un passaggio, mentre dopo Tokyo sarà full time con noi. Un accordo preso per più motivi, ma soprattutto perché non è da tanto che fa la vita del corridore.

Che idea di sei fatto di lui?

Ha un motore incredibile. Un ragazzo con cui è facilissimo parlare. Abbiamo deciso di investire tanto con lui anche sul piano dei materiali. Ha già a casa la bici da crono e quella da strada. Stiamo provando vari manubri e selle proprio per la crono. E speriamo da gennaio di farlo meglio, perché adesso è difficile, non potendo fare gli spostamenti.

Fabio Baronti, Jonathan Milan, Marostica, Giro d'Italia U23 2020
Dopo la vittoria di Marostica, Milan con il massaggiatore Fabio Baronti (foto Scanferla)
Fabio Baronti, Jonathan Milan, Marostica, Giro d'Italia U23 2020
Dopo la vittoria di Marostica al Giro U23 (foto Scanferla)
L’hai mai incontrato?

Nel secondo giorno di riposo al Giro d’Italia, quando noi eravamo vicino Conegliano. E’ venuto a prendere le misure del vestiario e in quell’occasione abbiamo avuto modo di conoscerci un po’, anche attraverso Pellizotti e Volpi. Poi ci siamo rivisti un’altra volta per fare due chiacchiere e basta.

Un ragazzo entusiasta?

E anche super disponbile. Vi racconto un piccolo aneddoto. Gli abbiamo dato una bicicletta da strada, un mesetto fa. Il telaio aveva la colorazione vecchia e c’era un piccolo graffio sul colore. E lui mi chiama e mi dice: «Ho visto che c’è uno striscio sulla bici, non vorrei mai che pensi che sia stato io a farlo. E’ arrivata così, ti giuro che è arrivata così». Gli ho risposto di stare tranquillo, che l’unica cosa che non ci manca sono le biciclette. 

Quanto vale Milan?

E’ tutto da scoprire ed è molto veloce. Ha un picco di potenza ottimo. Secondo me per le classiche non sarebbe male. E’ nell’ambiente giusto, perché avrà attorno tanti italiani e quindi risentirà meno del passaggio da una realtà più piccolina, lui friulano in una squadra friulana, al WorldTour. Io abito abbastanza vicino. Il magazzino sarà a un’oretta e mezza da casa sua, c’è Pellizotti che vive lì vicino. Conosco abbastanza bene il suo ex coach Fusaz, vivrà un passaggio secondo me naturale.

Villa lo vede più brillante di Ganna.

Ganna non lo conosco, non ho mai lavorato con lui. Però Milan lo vedo più gatto, più vincente.

Jonathan Milan, europei pista 2020
Due medaglie per Milan in pista agli europei pista di Plovdiv
Jonathan Milan, europei pista 2020
Due medaglie per lui agli europei di Plovdiv
Come sarà gestito alla Bahrain?

Nei primi mesi, la squadra gli ha dato piena libertà per farlo crescere. Non c’è nessun tipo di pressione. Villa lo sentirò nei prossimi giorni per impostare il lavoro. Come fare, i ritiri e via dicendo. Dopo le Olimpiadi il suo desiderio è continuare a conciliare pista e strada e per le sue caratteristiche è fattibilissimo. Fosse uno da Giro d’Italia, non sarebbe fattibile, ma lui potrà. La storia ci dice questo. Guardate un Viviani, guardate Consonni.

E l’aspetto psicologico?

Sarà fondamentale che in bicicletta si diverta. La metodica nostra è semplice. Nell’impostare il calendario si parte sempre dal calendario dei sogni. A inizio anno si chiede a ogni corridore cosa gli piacerebbe fare e da lì si va a costruire tutto il calendario. Dopo subentra anche la condizione. Se il sogno è fare il Giro d’Italia e vai piano, al Giro d’Italia non ci vai. Ma la base è sempre il desiderio. Perché avere il corridore motivato, soprattutto nel ciclismo moderno che è super stressante, ti dà una marcia in più. Metti il corridore al posto in cui vuole essere, in condizione buona o ottima ed è la cosa migliore. Ne traggono vantaggio il singolo e anche la squadra.

E se il sogno di Milan fosse la Sanremo?

Ci può stare che la faccia. Le Olimpiadi sono avanti, quindi è possibile. Bisogna buttarli subito nella mischia. Magari non è il caso suo, però non devono perdere il senso del traguardo. Se stai troppo tempo lontano dall’arrivo, ti dimentichi come si fa. Ti capita l’occasione e non sei pronto, perdi l’abitudine e il colpo d’occhio. Dall’ammiraglia possiamo dare tutto il supporto, però poi sono loro che devono fare la scelta in un secondo. Se fanno la scelta sbagliata, hanno perso la corsa. Se la fanno giusta, vincono. 

Paolo Artuso
Paolo Artuso è uno dei preparatori del Team Bahrain-McLaren
Paolo Artuso
Paolo Artuso, uno dei coach del Bahrain-McLaren
Andrete in ritiro?

A dicembre abbiamo scelto di no, ma avremo delle riunione con il performance staff (direttori, medici e allenatori) per decidere i dettagli. Dobbiamo fare la pianificazione dettagliata della stagione. A gennaio, ritiro ad Altea in costa Blanca e faremo più giorni del normale. Dal 7-8 gennaio, fino al 26 di gennaio. Cercheremo di dividere la squadra in due gruppi principali. Non staranno tutti per tutto il periodo, ma ci sarà una parte centrale in comune. E poi a febbraio si comincerà a correre. Il gruppo Giro andrà sul Teide una prima volta e poi ci tornerà ad aprile. A marzo andranno quelli dei Baschi e delle Ardenne. E poi speriamo in una stagione tradizionale. Saltato Oman e le gare in Arabia Saudita, ci sarà da combattere per partecipare alle corse…

Jonathan Milan, bronzo chilometro da fermo, europei Plovdiv 2020

Facciamo il punto col cittì e poi le ferie

17.11.2020
4 min
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Domenica i corridori, ieri i tecnici e così anche il cittì Marco Villa è finalmente tornato a casa dagli europei in Bulgaria e ha chiuso la stagione. Quanto a lungo non si sa. Diciamo che le ultime settimane del commissario tecnico piacentino non sono state delle più rilassanti, a capo di una stagione che dalla ripresa ha messo in fila una serie di difficoltà tecniche oggettive. Ad esempio le poche corse di atleti come Lamon che al dunque si sono ritrovati con meno gambe di quel che speravano.

Eppure, partiti per gli europei senza tre titolari del quartetto, gli azzurri sono tornati con cinque medaglie. Nessun oro, purtroppo. Ma tre argenti: Donegà nella corsa a punti, quartetto e inseguimento individuale con Milan. E due bronzi: Lamon e Moro nella madison e Milan nel chilometro.

Francesco Lamon, Stefano Moro, bronzo madison, europei Plovdiv 2020
Francesco Lamon, Stefano Moro, bronzo nella madison
Francesco Lamon, Stefano Moro, bronzo madison, europei Plovdiv 2020
Francesco Lamon, Stefano Moro, bronzo nella madison
Qualcosa di positivo insomma c’è stato…

C’è la nota positiva di Milan (nella foto di apertura durante la gara del chilometro da fermo, ndr) e del quartetto arrivato davanti senza tre titolari. Vuol dire che la scuola c’è e funziona. Invece c’è stata qualche prestazione sotto tono. Non per puntare ancora il dito su Lamon, ma domenica nella madison siamo stati a lungo in testa a pari punti, poi le gambe non ci hanno sorretto e abbiamo difeso a malapena il bronzo.

Fra le note positive mettiamo anche Donegà?

Certo, con riserva. L’ho sempre schierato nella corsa a punti, da junior e U23. Ma spreca troppo. Non puoi fare un attacco a giro e poi trovarti a corto di energie quando devi fare i punti che servono. Va a sfinimento, un po’ perché è giovane, un po’ perché è impulsivo e un po’ perché è… testone. E poi continua a scattare dalla testa del gruppo. Ciò detto, questa gara gli piace e possiamo lavorarci.

Ti ha meravigliato la medaglia di Milan nel chilometro?

Ne abbiamo già parlato a Montichiari. Milan è più veloce di Ganna, ad oggi forse è meno cronoman. Ma quanto a brillantezza ne ha da vendere.

Marco Villa, Matteo Donega, europei U23, Fiorenzuola 2020
Villa ha portato Donegà anche agli europei U23 di Fiorenzuola
Marco Villa, Matteo Donega, europei U23, Fiorenzuola 2020
Donegà chiamato da Villa anche agli europei U23
Il fatto che nell’inseguimento abbia fatto 4’06” mentre Pippo vinse il primo oro a 4’16” dice che potenzialmente Milan vale di più?

No, significa che il livello della specialità si è innalzato e adesso per andare in finale serve fare 4’06”. E per vincere c’è da abbattere ormai il muro dei 4’ che Pippo ha già fiutato. Ora Johnny fa gli stessi lavori di Ganna, che nel 2016 non servivano perché si facevano altri tempi. Ma questo non toglie che Milan sia una bella sorpresa. L’anno scorso è entrato ai mondiali in un quartetto che ha fatto 3’46” e certi numeri non vengono per un colpo di fortuna.

Cittì, perché 4’06” in semifinale e 4’08” in finale?

Avevo paura che le quattro ore di recupero non bastassero e così è stato. Oliveira aveva già perso finali contro Pippo e il tedesco, sa come si fa: Johnny è voluto partire a tutta, voleva stravincere, ma in quel recupero faticoso si è visto che l’altro ha fatto la Vuelta e ha un’altra solidità.

Quartetto azzurro europei Apeldoorn 2019, Ganna, Plebani, Conosnni, Lamon
Agli europei di Apeldoorn 2019, giravamo con Ganna, Plebani, Consonni, Lamon
Quartetto azzurro europei Apeldoorn 2019, Ganna, Plebani, Conosnni, Lamon
Quartetto 2019 con Ganna, Plebani, Consonni, Lamon
Avete cambiato rapporto in finale?

No, non ho voluto appesantirlo. Ma è stato bravo. Poteva andare alla deriva, invece negli ultimi due giri ha riguadagnato qualcosa.

Gli assenti si sono fatti sentire?

Abbiamo un gruppo whatsapp, hanno sempre scritto, anche durante la gara.

Si tiene da sempre il Garmin sotto la sella?

A differenza delle gare su strada, in pista non puoi tenerlo sul manubrio. E allora lo mettiamo sotto la sella per registrare i dati della prestazione.

E adesso, cittì, vai in vacanza?

L’idea era quella. Però mi ha già scritto Consonni, che ha finito le ferie e vorrebbe ripartire. Magari però una settimana me la faccio.

Anche Viviani ha voglia di ripartire.

Mi pare che abbiamo parlato a lungo anche di questo. Elia è venuto dopo il Giro e si è scampato il contagio… Andare a Livigno invece di venire in pista è stato certamente un punto del rendimento opaco di quest’anno. Ma il fatto è che questi lavori che ha sempre fatto e sono stati la sua forza deve farli con costanza. Invece ultimamente li ha saltati troppo spesso. E badate bene, non parlo solo dei benefici in pista. Elia è vincente in strada solo quando si allena in quel modo. E lui lo sa…

Matteo Donegà, Jonathan Milan europei 2020

Milan, Donegà e Zanardi che non ci sta…

14.11.2020
5 min
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Stasera ci eravamo tutti convinti che Jonathan Milan avrebbe fatto i buchi per terra. Quando poi il gigante biondo del Ct Friuli ha ceduto al peso della tensione e del rapporto, anziché provare delusione ci siamo messi a fare un paio di considerazioni elementari.

La prima: Oliveira, che l’ha battuto, ha corso prima la Vuelta e fatto l’intera stagione WorldTour. Quindi aveva recupero e forza da vendere.

La seconda: Oliveira che l’ha battuto, sempre lui, ha 4 anni di più.

La terza: quando Ganna nel 2016 vinse il primo mondiale aveva anche lui vent’anni e fece 4’16”141, mentre oggi Milan in qualificazione ha impiegato 4’06”890. Dieci secondi di vantaggio sul campione del mondo.

Jonathan Milan, inseguimento, europei Plovdiv 2020
Milan alla partenza: uno sguardo al Garmin che registrerà i watt e si parte
Jonathan Milan, inseguimento, europei Plovdiv 2020
Uno sguardo al Garmin e Milan va in partenza

Semifinale super

«Ho dato tutto in semifinale – racconta Jonny – perché avevo paura di Gonov e ovviamente anche di Oliveira. E’ venuto fuori il mio miglior tempo di sempre, mentre poi in finale ho dato tutto, ma si sono sommate le fatiche dell’inseguimento a squadre. Volevo tirare fuori la vittoria. Quei 6 decimi sono niente, ma abbastanza perché lui stasera faccia festa ed io no. Ma fra tre mesi ci sono i prossimi europei e io mi rifarò».

Eri nervoso?

E non poco, che disastro! Marco Villa ha cercato di calmarmi, di darmi tranquillità. Lo stesso i compagni. E alla fine sono partito abbastanza motivato. Ho dato il 101 per cento con l’obiettivo di non farmi battere.

Sei partito forte, poi sei calato.

Abbiamo cercato di mantenere una tabella leggermente superiore alla semifinale. Giravo in 15”100-200 a giro, leggermente più alto del mattino. Ho cercato di essere il più regolare possibile, ma a metà è sceso il piombo.

Marco Villa, Jonathan Milan, inseguimento, europei Plovdiv 2020
Per Milan, tabella più lenta che in semifinale: 15″100-200 a giro
Marco Villa, Jonathan Milan, inseguimento, europei Plovdiv 2020
Si gira un po’ meno che in semifinale
Sembrava quasi che non ce la facessi a spingere il rapporto…

Mi chiedo anche io perché. Forse ho ceduto un po’ mentalmente, ma negli ultimi due giri ho provato a mangiucchiargli ancora qualcosa. E’ stata una stagione corta ma fantastica, l’anno prossimo ci riprovo. Ho dato tutto, ora è il momento di riposare.

Hai fatto la pace con Bressan, dopo lo screzio sul passaggio al professionismo?

Sì e mi dispiace che ci sia stata quella discussione. “Bress” ci vuole un bene dell’anima, questo risultato è anche merito suo.

Sorpresa Donegà

La stessa maglia del Ct Friuli l’ha addosso Matteo Donegà, classe 1998 di Bondeno (Ferrara), che agli europei non doveva neanche andarci. Aveva concluso i suoi due giorni di allenamento a Montichiari e se ne era tornato a casa, quando i tamponi positivi di Scartezzini e Bertazzo hanno indotto Villa a richiamarlo.

«Era di sabato – ricorda – il lunedì ho fatto i tamponi e poi sono partito per la Bulgaria. Avevo quasi staccato, è stata una sorpresa».

Lo scratch è andato male, l’individuale molto meglio, come mai?

Ho saputo dello scratch la mattina stessa, perché quelli del quartetto volevano concentrarsi solo sull’inseguimento. Solo che non ho corso alla Donegà, non ho saputo gestirla e sono finito decimo.

Matteo Donegà, corsa a punti, europei Plovdiv, 2020
Donegà, una corsa a punti con 20 scatti in 20 giri
Matteo Donegà, corsa a punti, europei Plovdiv, 2020
Donegà, corsa a punti con 20 attacchi
Che cosa significa correre alla Donegà?

Significa fare 20 scatti in 20 giri. Costringerli a inseguire. Già la convocazione è stata una sorpresa, ma arrivare sul podio al primo europeo elite è stato anche di più. Sono partito con la consapevolezza che sarebbe stato difficile. Fin dall’inizio ero abbastanza teso. Sapevo che avrei fatto la corsa a punti, la specialità che più mi piace. Ma non credo che la tensione abbia giocato brutti scherzi, semplicemente Mora è andato più forte.

Ma in futuro?

Ho la consapevolezza che in futuro ci sarò anche io. Per cui adesso stacco qualche giorno e ricomincio con la palestra. E’ un attimo che si ricominci…

Zanardi con rabbia

Chiudiamo con Silvia Zanardi, classe 2000 di Fiorenzuola d’Arda, e la sua rabbia per l’argento. Il bello è che non fa molto per mascherarla e questo va bene, se si corre per vincere. Nel velodromo della sua città d’origine a ottobre ha vinto la corsa a punti agli europei under 23, ma questa volta contro la Archibald ha saputo da subito che il compito sarebbe stato difficile.

«Infatti direi che sono stata più contenta a Fiorenzuola – ammette – perché ho indossato la maglia, ma certo questo secondo posto mi fa onore».

Silvia Zanardi, europei Plovdiv 2020
E poi c’è Silvia Zanardi: l’argento non le basta. Voleva vincere!
Silvia Zanardi, europei Plovdiv 2020
Rammarico Zanardi: era meglio vincere
Questo non significa che fossi rassegnata in partenza, giusto?

Certo che no, sono partita convinta e ci ho provato. Ma già da subito si è visto che lei ne aveva di più.

C’è così tanta differenza rispetto alle gare U23?

Le prestazioni sono superiori. Inoltre, dato che non c’erano tutte le nazionali, è stato più difficile controllare.

Salvoldi ha parlato dei difficili equilibri fra di voi…

Noi cerchiamo di fare gruppo (e intanto ride, ndr) ma sappiamo che ci giochiamo il posto. Però non ci facciamo la guerra e quando ci togliamo il body da allenamento, siamo tutte amiche. Io però quando salgo in pista, voglio vincere. Sarebbe stato meglio vicere. Sì, un po’ rosico…

Quindi adesso vacanze?

Non troppo, del resto con il lockdown ci siamo riposati abbastanza. E’ stato un anno positivo per quel poco che ho potuto correre. Una bella stagione, in crescita. Con il mio allenatore stiamo lavorando per migliorare ogni anno. Sto crescendo piano piano, sto seguendo il mio percorso.

Tiberi, debutto vincente tra gli U23

16.09.2020
3 min
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Antonio Tiberi, laziale classe 2001, è il campione mondiale a cronometro tra gli juniores, corre nella Colpack-Ballan e già ha vinto tra gli under 23. Fisico longilineo due gambe da airone, ma potenza da vendere.

«Credevo che questa categoria fosse più dura – spiega Tiberi a bici.PRO – mi aspettavo un passaggio più complicato e invece tutto sommato mi sento già ad un buon livello. Certo, le differenze ci sono e le sento».

Davvero nessuna differenza?

Tra gli juniores anche se non stavo bene in qualche modo riuscivo a fare la mia corsa, qui se non sono al meglio mi ritrovo indietro o magari la gara non la finisco proprio. Inoltre c’è una bella differenza tra quando corriamo coi pro’ e quando ci sono solo i dilettanti. Nel primo caso la corsa è  più controllata e lineare: bagarre, fuga, rallentamento del gruppo e poi corsa vera negli ultimi 50 chilometri. Senza professionisti tutto è più nervoso e imprevedibile.

Ad Harrogate, mondiali del 2019, con il cittì De Candido dopo la vittoria nella crono iridata
Tiberi e il cittì De Candido dopo la crono iridata 2019
Punti di forza, difficoltà e quel Giro…

«Per ora soffro le salite brevi, gli strappi fatti a tutta, ci metto un po’ a carburare per questo preferisco le salite lunghe e questo è un aspetto delle mie caratteristiche che devo migliorare».

E pure a Gambassi Terme ha vinto proprio con uno scatto da finisseur.

Vero, ma dipende molto dalla giornata. In quel periodo ero in forma e in quel caso le cose cambiano. Se sto bene me la gioco anche con gente che ha 2-3 anni più di me. Un altro aspetto da curare è la posizione in gruppo. Bevilacqua e ancora di più Gianluca Valoti dall’ammiraglia mi dicono spesso di correre davanti. E’ un qualcosa che mi porto dietro da quando ero ragazzino, però devo dire che sto migliorando, soprattutto quando ho gamba.

Hai un terreno preferito?

Non ho un vero punto di forza, o almeno è difficile per me dirlo visto che sono al primo anno: forse le salite lunghe. Dal Giro d’Italia per esempio sono uscito bene, in crescendo. E questo credo sia importante: il recupero è stato buono e lo sentivo.

Qual è stato il gap più evidente

In salita chiaramente alcuni corridori che avevano più anni che e magari avevano corso di più coi pro’ mi mettevano in difficoltà. Comunque è stata un’esperienza importante. Di certo so che adesso le prime tappe non posso correrle come ho fatto, senza risparmiarmi.

Tiberi sul San Luca al Giro dell’Emilia con i pro’
Tiberi
Sulla salita di San Luca al Giro dell’Emilia, stringendo i denti in mezzo ai professionisti…

«Una difficoltà che ho notato è stato stare tanto tempo lontano da casa, ma ancora peggio è esserci stati chiusi durante la quarantena».

Andrea Tiberi
Capitolo cronometro: Tiberi iridato junior e già vincente tra gli U23 al debutto, sulla sua strada ha incontrato un super Jonathan Milan. Se lo aspettava?

Così tanto forte, sinceramente no! Però lui è proprio un passista puro, io sono più passista scalatore. So che Milan ha avuto la possibilità di girare molto in pista anche durante il lockdown. La crono di Imola l’ho vinta perché certe curve erano tecniche e io che le crono le faccio da anni e con la bici ho un ottimo feeling sono riuscito ad ottenere il massimo.