Jonatha Milan, pavè

Una settimana alla Gand, cosa farà Milan? Parla Larrazabal

22.03.2026
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Lasciata la Milano-Sanremo alle spalle, il grande ciclismo guarda già al Nord. Jonathan Milan non era al via della Classicissima, fermato da un forte raffreddore arrivato subito dopo il successo a San Benedetto del Tronto, sede dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Un intoppo che ne ha rallentato il percorso, ma senza cambiare i piani: il friulano è atteso protagonista nelle classiche del Nord, a partire dalla Gand-Wevelgem (da quest’anno In Flanders Fields-In Wevelgem). Per capire approccio, aspettative e margini di crescita, abbiamo parlato con Josu Larrazabal, responsabile della performance in casa Lidl-Trek.

Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Innanzitutto, come sta Johnny dopo questo piccolo malanno?

E’ tornato in bici già da tre giorni. Si sta riprendendo e anche procede con gradualità. Fino ad oggi non ha svolto lavori specifici, deve prima recuperare bene. Poi speriamo possa tornare al 100 per cento e ritrovare anche quel qualcosa in più che ti lascia una corsa come la Tirreno.

Sanremo finita da poche ore e in qualche modo siamo già proiettati verso il Nord… L’anno scorso Milan aveva lavorato anche per la squadra. Quest’anno come ci arriva?

Le classiche sono un progetto da costruire nel tempo. Non si tratta solo di una corsa, ma di sviluppare il potenziale. C’è una componente tecnica enorme: forature, cadute, conoscenza dei settori. Tutto questo si acquisisce con esperienza, in un percorso di medio periodo. E noi lo stiamo facendo questo percorso.

Ma è nelle corde di Milan?

Quando hai il talento di Milan puoi fare tutto anche subito. Ma il nostro compito è costruire un processo, essere pronti quando arriva l’occasione. In alcune corse la volata è possibile, in altre no. Spesso non c’è una squadra in grado di controllare davvero la corsa. Sono gare imprevedibili. Puoi provare a intervenire negli ultimi chilometri, ma non sempre è possibile. In corse come la Roubaix non si parla di volata, ma di resistenza, presenza davanti e capacità di correre all’attacco.

Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Quindi con Milan state pensando anche alla Roubaix?

Milan è un corridore da Roubaix. Nel progetto classiche, al di là delle vittorie intermedie, l’obiettivo è arrivare un giorno a vincere quella corsa. Ma prima devi vincere anche le altre gare, una Dwaars dor Vlaanderen, una Kuurne, una Gand: corse in cui hai più possibilità di vincere allo sprint, magari non di gruppo completo.

L’hai appena nominata ed è la prima delle grandi corse: concentriamoci sulla Gand-Wevelgem. Che ruolo avrà Milan?

Sarà simile all’anno scorso. L’obiettivo è vincere come squadra. Se hai un compagno davanti con margine, come è stato proprio un anno fa con Mads Pedersen, non puoi pensare alla volata. I velocisti devono superare il circuito del Kemmelberg e poi si decide il finale. Certo è che se Milan resta nel gruppo giusto, si lavora per lui. Insomma, non si parte con un piano specifico, ma lo si valuta in corsa. Ripeto, non è solo questione di fare la volata.

Cosa intendi quando dici che non è solo una questione di volata?

Che Milan deve correre con mentalità da “classicomane”. Se un giorno deve vincere una Roubaix, deve anche cambiare approccio mentale. Deve essere pronto anche ad attaccare, ad entrare nelle fughe. Lui per natura è più conservativo…

Per Larrazabal è determinante cambiare mentalità per Milan. Non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Milan è ancora troppo pesante per questi muri fiamminghi?

Nel ciclismo di Fabian Cancellara o Peter Sagan, Milan sarebbe già tra i migliori. Oggi gli scalatori sono più completi e più versatili. E lo sono anche perché hanno inserito pavè e sterrati nei Grandi Giri. Corridori come Tadej Pogacar, ovviamente, mettono in difficoltà in salita gente come Milan, ma lui è in crescita. Con il tempo diventerà sempre più resistente e competitivo, magari non per i muri del Fiandre, sono realista, ma di certo per la Roubaix.

Attualmente l’esperienza può essere il suo anello debole?

Sì, ma è normale. E’ un passaggio che hanno fatto tutti. Come dicevo, serve costruire una mentalità diversa. Non deve aspettare solo la volata, ma sviluppare nuovi automatismi, anche cognitivi. Nelle classiche devi essere pronto a fare fatica subito e a correre in modo più aperto e aggressivo. Non sempre al risparmio aspettando lo sprint finale. Devi essere pronto e consapevole.

Pronto per cosa?

Devi sapere che magari per un’ora non riesci a mangiare perché c’è bagarre, che devi prendere aria, che devi correre magari sotto la pioggia e portare un attacco anche se hai la mantellina. Che puoi entrare in una fuga… Poi consideriamo anche che queste corse alla fine si corrono un mese all’anno e non è facile per nessuno. Almeno che tu non sia un belga o un olandese che è nato e vissuto lì.

Chiaro, tutt’altro approccio mentale. Invece sul pavé com’è la guida di Milan?

Sta migliorando. Certo, con il suo peso deve essere molto più sensibile e delicato di un Pogacar. Il materiale, specie con lui, è portato al limite e Milan deve farne una gestione ottimale. Per questo è importante un buon setting per lui, ma siamo messi bene in tal senso. Penso per esempio a Pedersen l’anno scorso, che alla Roubaix era il più pesante fra VdP e Pogacar. Era nella scia di Van Der Poel, gli è uscito di ruota per non prendere polvere e in quel momento ha pizzicato una pietra.

Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Non si finisce mai di imparare…

Certo, meglio magari stare a due metri, spendere un po’ di più ma vedere meglio. In qualche modo ritorna il discorso dell’esperienza e del correre con una certa mentalità. Per il resto Milan sul pavé se la cava e per altri aspetti il suo peso lo aiuta.

Insomma Josu, Milan i numeri per vincere la Gand ce li ha?

Certo che ce li ha, ed è pronto per farlo. Quest’anno abbiamo cambiato un po’ il piano rispetto all’anno scorso. Nel 2025 eravamo partiti forti dopo un bell’inverno, sicuramente abbiamo raggiunto il picco troppo presto. Dopo la Tirreno, invece di vedere un picco extra, c’è stata una sorta di plateau. E non siamo arrivati alla Roubaix nella migliore condizione. Quest’anno abbiamo posticipato un po’ il carico, rischiando di arrivare un filo indietro alla Tirreno ma con lo spazio per crescere dopo.

E forse anche per questo Milan ha detto di aver sofferto moltissimo nella Corsa dei Due Mari?

Esatto, per questo motivo e perché è uscita fuori una Tirreno durissima. Ma sono scelte. Se volevamo fare bene nelle classiche del Nord qualcosa dovevamo sacrificare. Ma quel che volevamo era uscire dalla Tirreno in crescita e ci siamo riusciti al netto del piccolo malanno che ha avuto. Che poi ha anche vinto: e quindi bene così. Oggi in pochi riescono a vincere pur non essendo al 100 per cento. Per quello siamo fiduciosi.

Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, Jonathan Milan

Le volate di inizio stagione: Milan il re e dietro Philipsen e Brennan

17.03.2026
4 min
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L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».

Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.

«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…

Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano. 

Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?

Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista

Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Ha un punto debole?

Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere. 

Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…

Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Che differenze ci sono tra i due?

Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro. 

In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?

Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.

L’acuto di Milan per Sanremo e Nord. Tridente a Del Toro

15.03.2026
6 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Un forcing tremendo sulle uniche (rapide) salite di giornata, poi un allungo altrettanto potente di Jonas Abrahamsen e infine una caduta ai tre chilometri. In ogni modo si è provato a non arrivare allo sprint di gruppo in questa frazione finale della Tirreno-Adriatico, ma no: il destino non ce l’ha fatta. Chi ce l’ha fatta invece è stato Jonathan Milan.

Il friulano della Lidl-Trek è riuscito finalmente ad alzare le braccia al cielo in questa Corsa dei Due Mari che, come vedremo, lo ha messo sotto torchio tanto, tantissimo. Pensate che mezz’ora dopo l’arrivo in conferenza stampa aveva ancora un accenno di fiatone.
La classifica generale, come di fatto era stato scritto ieri, è andata a Isaac Del Toro, il quale ha preceduto Matteo Jorgenson. Bravo l’americano con la sua Visma-Lease a Bike orchestrata da Wout Van Aert a strappare quel secondo di abbuono a Giulio Pellizzari.

Forcing incredibile

Dicevamo del forcing incredibile. La Alpecin-Premier Tech tira giù l’asso e mette a tirare in salita Mathieu Van der Poel. Il gruppo si spezza. Il messaggio è chiaro.

«Sì – dice Milan e lo stesso ci aveva detto Sangalli poco prima – ci aspettavamo un’azione simile da parte di alcune squadre tra cui la Alpecin per fare fuori i velocisti puri e pesanti come me… Magari ce l’aspettavamo un filo meno forte! Ho preso bene la salita e poi ho trovato un buon passo, scortato anche dai compagni di squadra. E sono molto contento di essere riuscito a restare davanti».

Questa salita, ma forse sarebbe meglio dire tappa, è stata un po’ l’emblema della Tirreno di Milan. Lui ha parlato di sofferenza, di tener duro ogni giorno, di una grande fatica. Non a caso a farne le spese sono stati velocisti come Arnaud De Lie, ma anche Simone Consonni, uomo fidatissimo di Jonathan.

«Tutta la Tirreno – dice Milan – per me è stata durissima. Non voglio dire che ero venuto qui per allenarmi, ma certo per affinare alcune cose e trovare una gamba migliore. Ne esco con delle belle sensazioni e questo mi dà fiducia. Questa vittoria mi serviva. Volevo chiudere con un bel risultato. E’ stata, come dicevo, una settimana molto dura per me e per i miei compagni di squadra che mi hanno sempre sostenuto, quindi sentivo che dovevo portare a termine tutto quel lavoro».

Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford e Laurenz Rex
Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford

Milan c’è…

Poi succede di tutto. Milan dice che a spaventarlo più dell’attacco di Abrahamsen, a suo dire un po’ troppo lontano dal traguardo, lo ha fatto riflettere la caduta che ha coinvolto Jasper Philipsen e Paul Magnier, gli altri due favoriti di giornata. «In quel momento – spiega Milan – per un attimo, col gruppo aperto com’era, ho pensato che forse saremmo potuti anche non arrivare allo sprint. Ma poi siamo ripartiti fortissimo. E sono stato di nuovo supportato alla grande».

«Chiudiamo bene – dice Andrea Bagioli sorridente dopo l’arrivo (proprio mentre dietro sfilano Philipsen, con la radiolina penzoloni lungo la schiena, e Magnier) – io non ho visto la volata perché sono rimasto dietro dopo la caduta ai meno 3. Però i ragazzi hanno fatto un bel lavoro. Ci siamo dovuti reinventare il treno due volte: dopo la salita perché Consonni e Walscheid erano rimasti indietro, poi appunto nel finale. Io comunque sto bene e sento di essere in crescita per le prossime gare».

«Brava tutta la squadra – interviene Sangalli – Edward Teuns in particolare ha fatto un’azione incredibile nel finale per far uscire Milan dopo la caduta in quella curva, la solita, che ogni anno crea problemi».

Verso San Benedetto, Milan ha usato una corona insospettabilmente meno grande del solito. Aveva una doppia con il 54-41, evidentemente in casa Lidl-Trek se la sono studiata bene, aspettandosi proprio gli attacchi in salita.

Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint
Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint

Fra Sanremo e Nord

Milan ha parlato di buone sensazioni e inevitabilmente il discorso si sposta verso i prossimi appuntamenti, a partire dalla Milano-Sanremo e dalle classiche del Nord, la Gent-Wevelgem su tutte.

«Okay – riprende Milan – le mie sensazioni sono buone, bisogna però vedere anche quelle degli avversari. E posso dire che da quel che ho visto anche loro stanno molto bene. I nomi per la Sanremo sono sempre quelli, ma aggiungerei anche Filippo Ganna. Io sto bene e cercherò di fare uno step in più nella Classicissima. Ma è chiaro che non è facile oggi la Sanremo per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai.

«Ripeto, so che sarà difficilissimo superare prima la Cipressa e poi il Poggio. Intanto cerchiamo di recuperare gli sforzi di questa Tirreno, di fare qualche “allenamentino” mirato in settimana e poi vedremo. Anche perché dopo la Sanremo poi avrò anche la Gand e la Dwars door Vlaanderen».

Lo scorso anno, quando c’era Mads Pedersen, Milan disputò queste gare soprattutto in suo appoggio. Stavolta la questione sarà diversa. Sia perché lui nel frattempo è cresciuto e ha accumulato altra esperienza al Nord, sia soprattutto perché Pedersen non c’è. O non dovrebbe esserci. Dicono che stia lavorando in modo assurdo. Si è fatto fino a sei ore di rulli.

Ancora Milan: «Se sarò leader al Nord? Alcune cose non le sappiamo ancora. Davvero difficile rispondere. Io prenderei settimana per settimana. E comunque oltre a me ci saranno anche altri ragazzi che avranno le loro possibilità».

Del Toro re dei Due Mari

Prima di archiviare la Tirreno-Adriatico, non potevamo non spendere due parole anche sul vincitore: Isaac Del Toro. Lui, al contrario di Milan, cerca di schivare il più possibile le domande sulla Classicissima. Più di qualche volta risponde solo con no o sì. Il suo volto è ben più rilassato rispetto a quello di Jonathan, ma ci sta… alla fine per lui la frazione è stata più tranquilla.

«Correre da leader – dice il messicano, primo della sua Nazione a conquistare la Tirreno – mi piace e mi fa sentire a mio agio. In questa settimana sono stato spesso a ruota di Van der Poel e questo mi aiuterà in ottica Sanremo. Ma devo dire che lì aiuterò Tadej Pogacar e di certo avrò meno pressione, anche se senza Narvaez e Wellens dovrò dare ancora di più. Ricognizioni della Sanremo? No, non ne farò. Il percorso l’ho visto le uniche due volte che l’ho fatta.

Del Toro si conferma sempre più astro nascente, erede di Pogacar. Questa Tirreno-Adriatico è la perla della sua carriera da pro’, nonché la seconda corsa a tappe WorldTour messa nel sacco dopo lo UAE Tour di qualche settimana fa.

«Sono felice – dice Isaac con il Tridente del vincitore – voglio continuare così nella mia carriera, devo migliorare alcune cose ma le tengo per me. Non le dico a nessuno. Ora un po’ di riposo, perché alla Sanremo dovrò arrivarci al meglio, per questo mercoledì non farò la Milano-Torino».

Tirreno-Adriatico 2026, 3a tappa, Magliano de' Marsi, Tobias Lund Andresen

Tappa storta per Milan, brindano Andresen e Del Toro

11.03.2026
5 min
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MAGLIANO DE’ MARSI (AQ) – La volata affaticata di Milan completa il conto salato della Lidl-Trek in questo mercoledì sotto la pioggia tra l’Italia e la Francia. A capo della terza tappa di 221 chilometri, con la pioggia e l’aria fredda, il velocista di Buja è rimasto da solo troppo presto e ha anticipato lo sprint, trovandosi senza gambe nel momento in cui invece sarebbe servito cambiare passo.

A 1.200 chilometri verso nord, quando ne mancavano 50 al traguardo della tappa di Uchon, Ayuso è rimasto coinvolto in una caduta e ha battuto forte il fianco sinistro. Lo spagnolo, che era leader della Parigi-Nizza, ha provato a ripartire, ma è stato subito evidente che le gambe non riuscissero a girare come dovevano. Così alla fine Juan si è fermato e si è accovacciato nel prato della banchina, toccandosi la gamba ferita. Il meccanico ha caricato mestamente la bici sull’ammiraglia e il corridore è stato portato in ospedale per accertamenti, che per fortuna hanno escluso fratture.

Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, e Del Toro in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila

Decathlon: perfetto lavoro di squadra

La tappa della Tirreno l’ha vinta Tobias Lund Andresen, di maglia Decathlon. La tappa alla Parigi-Nizza se l’è presa invece Vingegaard, anche lui vincente al debutto stagionale: la sua presenza sulle strade francesi ha sollevato qualche perplessità. Se a maggio il danese sarà il faro del Giro d’Italia, perché non ha scelto di prendere le misure alle nostre strade?

«Nei primi 150 chilometri – ha detto Andresen, che nella mixed zone tremava come una foglia – è stato come fare una passeggiata in gruppo. Siamo andati quasi a spasso, parlando fra amici. E poi a 30 chilometri dall’arrivo è come se fosse cominciata un’altra tappa. Per fortuna non ha piovuto troppo e per fortuna il mio treno è stato eccezionale. Hanno fatto un grande lavoro, abbiamo fatto esattamente come previsto e ne sono orgoglioso.

«E’ stato uno sprint difficile da gestire, ma penso che l’abbiamo fatto perfettamente. Tutti dicevano che fosse una tappa troppo lunga per Milan e alla partenza ho sperato che fosse vero, perché in compenso questo era un arrivo perfetto per me. E poi col fatto che più o meno tutti avessero le gambe dure per il freddo, ha dato un senso al fatto che prima di venire qui io abbia corso in Belgio».

Nessun commento da Milan

Milan non ha voluto parlare, ripetendo amaramente che il vincitore fosse un altro. Si trattava “solo” di una tappa della Tirreno, ma la sensazione è che il suo valore fosse superiore a quello che si sia percepito da fuori. Jonathan si è fermato sulla sinistra della strada, si è dato una sistemata con l’aiuto del suo massaggiatore “Gigio” e poi se ne è andato vistosamente contrariato.

La sua volata è nata male ed è finita peggio, quasi dando la sensazione che il treno della Lidl-Trek non si fosse reso conto che gli ultimi 250 metri fossero in leggera salita. Milan è rimasto da solo troppo presto. Si è messo in testa al gruppo restando seduto con una cadenza piuttosto alta. E quando è uscito dalla curva che immetteva sul traguardo, ha provato ad accelerare, ma gli altri dietro hanno cambiato ritmo, mentre l’azzurro non ha potuto fare altro che mettersi nuovamente a sedere.

Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza
Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza

Del Toro al traguardo volante

In questa giornata storta per la Lidl-Trek e di sorrisi intirizziti per Andresen, un altro corridore ha trovato il modo per sorridere. E’ Isaac Del Toro che sul traguardo volante di Casette si è preso un secondo di abbuono e quando arriva dai giornalisti che lo aspettano sotto una tenda frustata dall’acquazzone che nel frattempo si è accanito sul paese, ha il tono basso di uno che non vuole sbilanciarsi.

«Giornate come questa – dice – sono parte del lavoro. Di solito cerco di non prendermi troppo sul serio, ma ovviamente so che non è uno scherzo, quindi devo essere super attento. Il traguardo volante non era previsto, pensavo sarebbe andata via una fuga, ma alla fine il gruppo è rimasto compatto. Non sapevo nemmeno dove fosse la riga, è partita una volata lunghissima e sono riuscito a prendere il terzo posto, quindi direi che è stata un’ottima cosa».

Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante

Fra Isaac e Pellizzari

Lo abbiamo scritto dopo la tappa di ieri: la Tirreno-Adriatico 2026 promette di essere un nuovo duello fra il messicano e Pellizzari. I due si conoscono bene, si sfidano da quando avevano vent’anni e nel Tour de l’Avenir del 2023 si sono sfidati a viso aperto. Se Del Toro è arrivato subito a essere competitivo, i passi avanti di Pellizzari fanno pensare che il gap non sia più così ampio.

«Quel Tour de l’Avenir dovevo vincerlo – dice Del Toro – ma devo dire che mi permise anche di imparare tanto su me stesso e correre contro ragazzi come Giulio è importantissimo. Ancora di più perché è un amico e so di cosa può essere capace. Difficile dire se il futuro delle corse a tappe sarà il nostro. Voglio credere di essere fatto per questo genere di corse, ma non è facile ed è molto difficile pensarci perché è una grande responsabilità. Ovviamente voglio il meglio per me e per il mio amico. E gli auguro solo il meglio».

Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
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I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

Mondiali 2028, dopo domenica Milan ci ha già fatto la bocca?

Mondiali 2028, dopo il UAE Tour Milan ci ha già fatto la bocca?

27.02.2026
5 min
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Delle tre vittorie che Jonathan Milan ha colto al UAE Tour, quella di domenica ha un sapore speciale, perché mentre il fuoriclasse della Lidl-Trek sfrecciava primo sotto il traguardo di Abu Dhabi, l’UCI garantiva che sono venute meno tutte le prospettive di costruire una montagna artificiale per i mondiali 2028 ospitati nella città araba e che si tratterà quindi di una rassegna iridata che vedrà i velocisti come protagonisti più attesi.

Ad Abu Dhabi si è disputata l'ultima tappa dell'UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro
Ad Abu Dhabi si è disputata l’ultima tappa del UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro
Ad Abu Dhabi si è disputata l'ultima tappa dell'UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro
Ad Abu Dhabi si è disputata l’ultima tappa del UAE Tour, vinto dal messicano Isaac Del Toro

E’ chiaro che la prospettiva attrae, fa sognare il ritorno della maglia iridata dalle nostre parti da dove manca sin dal lontano 2008. E’ anche chiaro che la mente torna indietro ai mondiali che si svolsero nella vicina Doha, nel 2016. Di quella nazionale guidata da Davide Cassani faceva parte anche Daniele Bennati che ricorda bene tipologia ed evoluzione di quella corsa, sicuramente il metro di paragone più vicino a quel che sarà.

«Erano mondiali per velocisti – ricorda il toscano, che è stato ct azzurro per tre stagioni – lo dice innanzitutto l’ordine di arrivo: primo Sagan, secondo Cavendish, terzo Boonen. I corridori arrivati furono pochi, ma si può parlare di un mondiale senza dubbio per velocisti. E’ chiaro che lì influiscono moltissimo le condizioni del vento, è quella la variabile che movimenta una gara che altrimenti sarebbe alquanto monotona, sotto lo stretto controllo dei team con un velocista fra i favoriti».

Mondiali 2026, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Mondiali 2016, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Mondiali 2026, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Mondiali 2016, Sagan mette tutti in fila battendo Cavendish e Boonen, 5° Nizzolo
Qual era la strategia alla vigilia?

In situazioni di vento laterale, come ai mondiali di Doha 2016, nel gruppo sapevamo che ad un certo punto si svoltava a destra e lì la corsa sarebbe esplosa. Il Belgio di Boonen si era presentato solo ed esclusivamente per fare quell’azione lì per rompere la corsa. Noi comunque ci siamo fatti trovare pronti, forse un po’ troppo pochi, ma sapevamo che quello era il mondiale che ci aspettava.

La corsa quindi ebbe un’evoluzione prevista…

Per molti versi sì, sapevamo che molto probabilmente si poteva arrivare in volata, con un gruppo sicuramente non compatto ma ristretto, però in quel caso il finale poteva essere aperto anche a soluzioni diverse. Molte squadre lavorarono con profitto per portare i loro velocisti all’atto finale.

Daniele Bennati a Doha nel 2016. Un mondiale per velocisti ma dove il vento giocò un ruolo primario
Daniele Bennati a Doha nel 2016: mondiali per velocisti, in cui il vento giocò un ruolo primario
Daniele Bennati a Doha nel 2016. Un mondiale per velocisti ma dove il vento giocò un ruolo primario
Daniele Bennati a Doha nel 2016: mondiali per velocisti, in cui il vento giocò un ruolo primario
Il percorso chiaramente non è definito, si può però ragionare sulle caratteristiche della zona, quali differenze richiederebbe rispetto alle corse pianeggianti che siamo abituati a vedere in Europa, in un grande giro?

Possiamo prendere come metro di paragone il mondiale di Copenaghen 2011, di cui io, tra l’altro, ero capitano della nazionale italiana che poi non andò bene dal punto di vista del risultato. Vinse Cavendish su Goss e Greipel, era un percorso quasi totalmente pianeggiante e lì veramente era quasi scontata una volata, perché comunque era un tracciato in cui era difficilissimo fare la differenza. Un percorso molto veloce e anche abbastanza tortuoso, ma le strade erano belle larghe e l’arrivo tirava leggermente in su. Sia l’Australia per Goss e la Gran Bretagna per Cavendish si presentarono solo per arrivare in volata.

Vedi delle attinenze?

No, è questo il punto. Io credo che gli organizzatori faranno qualcosa di diverso, pianeggiante ma non scontato. Sarei pronto a scommettere che andranno a scovare una situazione simile a quella di Doha 2016, per evitare che diventi un mondiale abbastanza monotono. In quelle zone, il vento la fa da padrone. Ma per farlo, devi andare un po’ fuori e cercarti la zona più congeniale per fare un ventaglio che possa distruggere il gruppo.

Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Uno scorcio dei mondiali 2026, con il gruppo spezzato dai ventagli. Succederà anche nel 2028?
Mancano due anni. Chiaramente, rispetto alla tappa del UAE Tour, il percorso sarà diverso, ma il fatto che Jonathan abbia vinto gli lascerà qualcosa nella memoria, una particolare predisposizione?

Secondo me no, nel senso che non vedo correlazione tra l’aver vinto lì e il fatto che ci sarà il mondiale, perché sono due corse completamente diverse. Stiamo parlando di una corsa a tappe in cui ha vinto tre frazioni, ma dove c’erano pochi velocisti alla sua altezza rispetto a un campionato del mondo dove incontrerà e dovrà sfidare i suoi più diretti rivali a livello internazionale, che in questa gara non c’erano, per esempio Merlier e Philipsen. Quel che conta è che come italiani possiamo aspirare ad arrivare a questo grande appuntamento sapendo di avere un velocista di altissimo livello, almeno nei primi tre più forti al mondo. Per me c’è un’altra esperienza che potrebbe essergli utile…

Quale?

La brutta esperienza del campionato europeo di due anni fa, di cui con Jonathan ho parlato a lungo. Dalle più grandi sconfitte, pian piano si riescono a costruire le grandi vittorie e sono sicuro che gli errori che sono stati commessi in quel campionato europeo non si ripeteranno più. Lui è uscito da questo campionato europeo con le ossa rotte (e io pure…) ma consapevole che il bagaglio di esperienza che ha ricevuto da quella grande delusione e sconfitta gli servirà per costruire la vittoria in un campionato del mondo.

I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com'è stato garantito dall'UCI
I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com’è stato garantito dall’UCI
I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com'è stato garantito dall'UCI
I mondiali 2028 avranno un percorso senza asperità artificiali, com’è stato garantito dall’UCI
Costruire una squadra esclusivamente in funzione di una volata non è un rischio?

Il piano B devi sempre averlo e noi possiamo costruirlo. Non dimentichiamoci che Filippo Ganna in una corsa ipoteticamente dura, dove il gruppo viene assottigliato dal vento, e lunga più di 250 chilometri, può partire con i gradi di capitano. Con Consonni sono due vagoni imprescindibili. In quel campionato d’Europa che rammentavo precedentemente, Filippo avrebbe fatto veramente tanto, tanto comodo…

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan

Malucelli e la volata vincente: un mix di gambe e studio

10.02.2026
7 min
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Durante uno di quei pomeriggi d’inverno fatti apposta per pensare, Malucelli si è messo a ragionare sulle sue volate. Ricordate l’intervista dello scorso ottobre in cui il romagnolo spiegò di aver cambiato posizione in bicicletta, preferendo un assetto aerodinamico che lo rendeva più veloce pur facendo meno watt? Le otto volate vinte (anche) grazie a questa intuizione non gli bastavano più e così, con il tipico approccio dell’ingegnere meccanico (laurea conseguita nel 2018 a 25 anni, ndr), Matteo ha riaperto il file.

«Mi sono detto – sorride Malucelli – che con quella posizione le corse in Asia le vinco. Però rispetto a quelli che vincono in Europa, mi manca qualcosa. E allora ho cominciato a fare tutti i miei ragionamenti sul divano e sono arrivato a una soluzione che non vi posso dire, perché sennò sveliamo il segreto. O meglio, ve la dico se non la scrivete. Ne ho parlato con Sedun e poi con Dowsett, che alla XDS Astana si occupa dei materiali, e hanno convenuto che avrebbe potuto funzionare. Sappiamo che la bici settata come nel 2025 funziona, ci siamo detti, proviamo a cambiare e vediamo come va».

Matteo Malucelli, ritiro, XDS Astana, pedivelle da 165
L’adattamento di Malucelli alle pedivelle da 165 e la corona da 56 ha preso buona parte del ritiro invernale (immagine Instagram)
Matteo Malucelli, ritiro, XDS Astana, pedivelle da 165
L’adattamento di Malucelli alle pedivelle da 165 e la corona da 56 ha preso buona parte del ritiro invernale (immagine Instagram)
Custodiremo il segreto, ma qualcosa bisognerà pure dire, senno come lo spieghiamo che grazie (anche) al nuovo assetto, Malucelli ha battuto Milan ad AlUla?

Quello che si può dire, che è una parte importante ma non è tutto, è che ho messo le pedivelle da 165 e ho montato il 56. Prima non lo spingevo: con le 170 non lo facevo girare e mi mancava velocità. Ero veloce, ero aerodinamico, ma non riuscivo a spingerlo per tutto il giorno perché diventava pesante e in volata arrivavo a 72, 73 all’ora e oltre non andavo.

Basta questo?

Ho ragionato molto anche sulle innovazioni delle cronometro. Una volta la teoria era di avere il manubrio basso e la testa alta, negli anni invece hanno chiuso lo spazio fra il manubrio e la testa, alzando il primo e abbassando la seconda. C’era spazio per inventarsi qualcosa e l’ho fatto. L’ho pensata, l’ho studiata, l’ho ragionata e la tengo per me.

Ti sei accorto subito che la nuova posizione funzionava?

L’ho trovata subito più comoda e quando ho montato il 56 con le pedivelle da 165, mi sono accorto che non era lungo come con le pedivelle da 170. E mi sono detto: se riesco a farlo girare alla stessa velocità con cui spingevo il 54, ho fatto bingo.

Ci spieghi come mai il 56 si gira meglio con le pedivelle corte?

Tanti dicono che se hai la pedivella corta, devi imprimere più forza perché accorgi il braccio della leva. In realtà, quando trasmetti forza alla catena, hai accorciato il raggio della pedivella, ma hai allungato il raggio della corona perché il 56 è più grande del 54. Quindi fondamentalmente i due fattori si compensano, con la differenza che il 56 sviluppa più metri.

Shimano Dura Ace, corona da 56
Il 56 è diventato alla portata di Malucelli grazie al cambio delle pedivelle: da 170 a 165
Shimano Dura Ace, corona da 56
Il 56 è diventato alla portata di Malucelli grazie al cambio delle pedivelle: da 170 a 165
Perché comunque l’applicazione della forza avviene nel punto in cui la catena aggancia la corona?

Esatto, però i finti ingegneri che sono nelle squadre, per me questo passaggio non l’hanno colto. Per cui dopo che più volte mi era stato sconsigliato di usare le pedivelle più corte, quest’inverno ho chiesto di provarle.

E cosa hai scoperto?

Non è che per stare dietro agli altri faccio 20 watt in più. Allo stesso modo, se faccio una salita accanto a un altro, i watt sono gli stessi di prima, perché il rapporto potenza/peso di Malucelli rimane lo stesso. Ma per assurdo, riesco ad andare più agile col 56, viaggiando sempre con la catena intorno a metà cassetta. Vado sempre un dente più agile, la volata che ho vinto contro Milan, non l’ho fatta con l’11, ma col 13.

La strada tirava come si poteva pensare dalla televisione?

No, era un piattone, ma veniva vento da destra. Non so chi ha detto che fosse contrario e che Milan si sia piantato. Nello stradone, avevamo vento in faccia, leggermente da destra, infatti stavano tutti a sinistra. Quando abbiamo svoltato a sinistra per il rettilineo di arrivo, il vento era completamente laterale da destra. Ackermann che è stato il primo a partire e poi Bauhaus erano entrambi sulla sinistra. Quando Milan ha fatto la sua passata e io ero sulla sua destra, l’abbiamo fatta tutta in pieno vento.

Perché il 56 fa la differenza?

Non l’avevo mai usato. L’anno scorso alla Vuelta a Burgos, quando arrivai secondo dietro Moschetti, avevo il 55. Persi di un pelo, a 135 pedalate da seduto perché non avevo rapporto. Se avessi avuto il 56 avrei vinto? Probabilmente, ma non riuscivo a spingerlo. Da quel momento mi mi sono detto che avrei dovuto trovare il modo per farlo. Solo che non bastava montarlo, usarlo e abituarsi. Così quest’inverno ho messo giù l’idea e pare che funzioni.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
Nella volata vinta all’AlUla Tour il vento soffiava da destra: Malucelli l’ha preso in pieno, ma ha saltato Milan
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
Nella volata vinta all’AlUla Tour il vento soffiava da destra: Malucelli l’ha preso in pieno, ma ha saltato Milan
Come è stato adattarsi?

Abbiamo cominciato in ritiro, iniziando con le pedivelle corte. Facevo le volate contro Kanter con il 54 e le 165. Partivo, lo lasciavo lì e poi mi arenavo. Facevo il picco e poi la potenza andava giù, perché a un certo punto non c’era più il rapporto, e lui mi rimontava. Così abbiamo messo il 56 e ho visto che facevo lo stesso picco di prima con il 54 e le 170, ma lo tenevo più a lungo, facendo lo stesso numero di pedalate.

Cosa cambia?

E’ matematica. Fai 26 centimetri in più a pedalata, in una volata fai 20 pedalate e quindi sono 4 metri in più a parità di tutto il resto. Quattro metri sono due biciclette, quindi adesso c’è curiosità di vedere al UAE Tour se funziona davvero.

All’AlUla Tour qualche indicazione è venuta, no?

Il giorno della seconda vittoria di Milan (la 2ª tappa, vinta da Jonathan su Skerl, in cui Malucelli è arrivato quinto, ndr) nonostante abbia dovuto frenare perdendo le ruote, ho rimontato su tutti e sono arrivato con le stesse tre bici da Milan che avevo quando sono partito. La volta dopo sono riuscito a partirgli da ruota e l’ho saltato.

Anche Milan è attaccabile?

E’ ovvio che non metto in discussione Milan come velocista: se facciamo dieci volate, ne perdo otto. Però ogni tre volate, una gli viene meno bene e se uno è bravo e pronto a farsi trovare nel posto giusto, magari lo batte. Se arrivo a vincerne due su dieci, a me va bene. Secondo me ce la possiamo giocare (Malucelli se la ride, ndr).

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Dopo la vittoria della 4ª tappa dell’AlUla Tour, Malucelli ha avuto la conferma delle sue teorie (e delle grandi gambe!)
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Dopo la vittoria della 4ª tappa dell’AlUla Tour, Malucelli ha avuto la conferma delle sue teorie (e delle grandi gambe!)
E’ frustrante l’etichetta di Malucelli che vince le volate in Oriente e qui in Europa non ce la fa?

Durante le riunioni dell’inverno, questo è stato fonte di discussione. E’ chiaro che se corro soltanto là, le volate le vinco là. Nel 2025 ho fatto una volata al UAE Tour e sono arrivato secondo, ne ho fatta un’altra a Burgos e sono arrivato secondo. In Cina faccio 20 volate e ne vinco 5 o 6. Proviamo a fare 20 volate in Europa e vediamo come può andare. E’ chiaro che non vinco 10 corse, perché il livello è più alto. Però proviamoci e magari va come in Turchia, dove sono riuscito a vincere.

Alla luce di questo, si può parlare di Giro d’Italia?

Già da novembre ho chiesto di farlo, poi a gennaio l’ho chiesto ancora, ma ci stanno ragionando. Vediamo di fare qualcosa di buono al UAE Tour (16-22 febbraio, ndr) e chissà che non se ne possa parlare davvero.

Che cosa prevede ora il tuo programma?

Dopo UAE teoricamente non corro per un mese e mezzo, perché l’idea è quella di tornare al Tour of Hainan (15-19 aprile, ndr). Lo sponsor è cinese e giustamente ci tiene. Tornerei di qua il 22-23 aprile e, se dovessi fare il Giro, non ci sarebbe più tempo per andare in altura. Per cui potrei andare in montagna fra UAE Tour e Hainan e poi andare dritto al Giro. Ma adesso pensiamo al UAE Tour, ho qualche curiosità da togliermi.

Daniel Skerl, Jonathan Milan, AlUla Tour 2026

Skerl e lo sprint a ruota di Milan: emozioni e una dose di fiducia

04.02.2026
6 min
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Nella seconda tappa dell’AlUla Tour alle spalle del gigante Milan, che ha regolato il gruppo dei velocisti trovando il primo successo stagionale, è emersa la testa di Daniel Skerl che si è lanciato nello sprint. Il corridore del team Bahrain Victorious ha colto l’occasione, arrivata in maniera inaspettata, dimostrando di avere forza da vendere. Ora che è tornato a casa ha modo di preparare il UAE Tour, dove spera di trovare ancora la fiducia per provare a inserirsi in qualche volata. 

«Il viaggio di rientro è stato lungo – racconta Skerl dalla sua Opicina, al confine con la Slovenia – direi che è stata una domenica intensa. In questi giorni mi sono goduto qualche oretta di allenamento, le previsioni meteo per le prossime settimane non promettono nulla di buono. Probabilmente dovrò tornare a lavorare sui rulli».

Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio stagionale all’AlUla Tour
Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio stagionale all’AlUla Tour

Seconda stagione al via

Per Skerl il 2026 rappresenta un continuo lungo il cammino nel WorldTour. Il velocista arrivato dal CTF, ora diventato devo team della Bahrain Victorious, continua a crescere e la volata di settimana scorsa ne è una testimonianza importante

«L’AlUla Tour è stato un buon esordio – racconta – per me ma anche per il team. Ogni giorno siamo stati protagonisti con diversi piazzamenti e una top 5 in classifica generale con Alfonso Eulalio. Il ritmo e le tappe non erano eccessivamente impegnativi, erano sforzi da tre ore e mezza ogni giorno. Con un clima caldo ma accettabile e senza quella frenesia eccessiva in gruppo. Come esordio non avrei potuto chiedere di meglio».

Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Per il friulano classe 2003 questo è il secondo anno nel WorldTour con il team Bahrain Victorious
Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Per il friulano classe 2003 questo è il secondo anno nel WorldTour con il team Bahrain Victorious
Anche perché il secondo giorno è arrivato un ottimo piazzamento, era programmato?

E’ stata una sorpresa, anche perché la comunicazione che avrei dovuto fare io lo sprint è arrivata ai meno cinque chilometri dall’arrivo. Una volta che avevamo capito che la foratura di Phil Bauhaus lo avesse messo definitivamente fuori dai giochi. Mi sono detto: «Vediamo cosa riesco a fare».

E’ andata molto bene…

Sul finale ero rimasto da solo con Alessandro Borgo, che mi ha guidato alla perfezione negli ultimi chilometri e mi ha permesso di posizionarmi in maniera perfetta. Ho lanciato lo sprint che ero alla ruota di Milan, da quel momento ho dovuto stringere i denti e arrivare fino all’arrivo. 

Jonathan Milan, AlUla Tour 2026
Volata lanciata, alle spalle di Milan si nasconde Skerl che poi conquisterà il secondo posto di tappa
Jonathan Milan, AlUla Tour 2026
Volata lanciata, alle spalle di Milan si nasconde Skerl che poi conquisterà il secondo posto di tappa
Che cosa ti è passato per la testa nel momento in cui ti hanno detto che avresti fatto tu la volata?

Ero già mentalizzato per fare il mio lavoro in supporto a Bauhaus, ho dovuto cambiare approccio e iniziare a limare per risparmiare energie e rimanere davanti con il minor sforzo possibile. Sono contento perché ho trovato subito la mentalità giusta per affrontare il finale e la volata. 

Quindi non c’è stato un vero e proprio treno?

Altri miei compagni, come Gradek, avevano già lavorato prima. Mi sono ritrovato con il solo Borgo al mio fianco. Mi ha detto di seguirlo e mi sono messo alla sua ruota. Averlo accanto è stato davvero importante, ha svolto un lavoro eccezionale. 

Siete tornati ai tempi del CTF, quando ti tirava le volate?

Per me è stato come tornare a casa, una situazione molto familiare. Sicuramente non mi è mancata la fiducia e il saper seguire Borgo sapendo di avere al mio fianco una pedina importante. Si è trattata di una situazione molto naturale. Anche da under 23 faceva parte del treno nelle volate. 

Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Il lavoro di Alessandro Borgo è stato fondamentale per trovare il giusto posizionamento in gruppo
Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Il lavoro di Alessandro Borgo è stato fondamentale per trovare il giusto posizionamento in gruppo
Conosci bene anche il vincitore di tappa, Milan…

Nonostante fossimo a 5.000 chilometri da casa è stato come essere in Friuli, nelle strade sulle quali ci alleniamo ogni giorno. Quasi surreale come situazione.

Com’è sprintare a ruota del vincitore della maglia verde?

Sinceramente ho pensato poco a cosa avesse vinto in carriera, ero concentrato sul fatto di essere sulla ruota migliore e di fare il mio sprint. Milan ha dimostrato di essere il velocista più forte al mondo in questo momento, sono contento di aver conquistato un prezioso secondo posto. L’ho visto molto sicuro, non si è nemmeno voltato per controllare

C’è stata tanta lotta per prendere la sua ruota?

Tutti sapevano essere il più forte, quindi la bagarre era per stare alle sue spalle e sfruttare la scia. Mentre in altre corse la lotta è per prendere la testa del gruppo, lì sapevamo di dover “giocare di sponda”. Alla fine sono arrivato nella posizione giusta, con Moschetti al mio fianco, forse ero troppo esposto…

Phil Bauhaus, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Nelle tappe successive il velocista di riferimento è tornato ad essere Phil Bauhaus
Phil Bauhaus, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Nelle tappe successive il velocista di riferimento è tornato ad essere Phil Bauhaus
Mancanza di “cattiveria” agonistica o giusto così?

Direi che è stato giusto così, spostarsi o andare a fare bagarre con Moschetti mi avrebbe fatto rallentare e perdere abbrivio, rischiando di essere poi rimontato. Dovevo mantenere la velocità alta, anche se ho sprecato qualche watt a causa del vento è stato comunque lo sprint migliore che potessi fare. 

Si può pensare di batterlo?

Malucelli due giorni dopo ha dimostrato che è possibile. Diciamo che Milan non è il velocista più facile da mettersi alle spalle, ma ci si può riuscire.

In numeri, che volata è stata?

Veloce. Nel lanciarci siamo arrivati oltre i 60 chilometri orari, come velocità massima ho toccato i 73 chilometri orari. In termini di potenza è stata una volata da 1.480 watt di picco, con una potenza sui dieci secondi di 1.300 watt più o meno

Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl tornerà a correre al UAE Tour prima di prendere parte alla campagna del Nord in primavera
Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl tornerà a correre al UAE Tour prima di prendere parte alla campagna del Nord in primavera
Vi siete detti qualcosa dietro al podio con Milan?

Era felice di vedermi lì, mi ha chiesto se avessi in programma di fare la volata nella quarta tappa. Gli ho risposto che sarei tornato a lavorare per Bauhaus. Però essere lì mi ha fatto capire di poter essere un velocista e di poter arrivare a quel livello lavorando sodo.

Sai chi altro si era scoperto velocista facendo uno sprint al posto di Bauhaus?

Milan, al Tour de Pologne (nel 2022, ndr) me lo hanno detto in tanti (ride, ndr). Anche lui quell’anno aveva iniziato all’AlUla Tour, speriamo possa essere di buon auspicio. Al momento sono concentrato sul mio cammino, giorno dopo giorno, adesso ripartirò dal UAE Tour dove sarò il velocista di riferimento del team

AlUla Tour 2026, Jonathan Milan, Matteo Malucelli

Milan, lavori in corso: telaio più piccolo, manubrio più largo

31.01.2026
6 min
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Anche se ieri è partito lungo e si è fatto saltare da quel concentrato di grinta e dinamite di Malucelli (immagine di apertura), è parso a tutti che l’atteggiamento di Milan in volata sia diverso dallo scorso anno. L’inverno non è passato invano e il suo fare scomposto e potente è finito al centro del mirino. Fra chi dice che lo stile non si può incatenare e chi ha sempre sostenuto il contrario, i tecnici della Lidl-Trek si sono messi a studiare la situazione.

Contestualmente, a Milan è stato assegnato un nuovo preparatore: non più Mattias Reck, lo stesso di Pedersen con cui ha lavorato fino allo scorso anno, bensì Matteo Azzolini, che si è formato al Centro Mapei ed è cresciuto poi alla scuola dell’allenatore svedese. E’ proprio lui a guidarci nel nuovo assetto di Milan, precisando che si è trattato di un passaggio interno. Non c’è stato da stravolgere la preparazione precedente, quanto piuttosto cercare di ottimizzare vari aspetti.

Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spallela formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Era necessario mettere mano alla posizione in sella di Milan, dato che il suo stile in volata è stato il tema fisso dello scorso anno?

E’ stato un processo partito dalle analisi che abbiamo fatto delle passate stagioni. Già nell’inverno, con il nostro biomeccanico Yeyo Corral abbiamo fatto i primi tentativi per vedere se potevamo essere più aerodinamici e più composti, per essere più veloci, ma anche più efficaci nello scaricare tutta la potenza in uno sprint e più in generale nella sua pedalata. E’ stato un bel processo perché dopo l’analisi biomeccanica siamo passati anche ai test su strada. Nello specifico abbiamo utilizzato due piste per auto dove abbiamo raccolto dei dati con gli ingegneri.

Quali piste avete utilizzato?

Una di cui non ricordo il nome è collegata al laboratorio dove c’era lo studio Yeyo Corral. L’altro test invece l’abbiamo fatto nel circuito di Aspar, vicino Valencia, durante il ritiro. Effettuata la parte dell’analisi oggettiva, quindi più numerica, ci siamo basati anche sul feeling di Johnny, che sicuramente è una delle cose più importanti.

Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Quali conclusioni avete tratto?

Abbiamo preso la decisione di passare a un telaio un pochino più piccolo e con un manubrio leggermente più largo (nelle foto dall’AlUla Tour si è notato un manubrio non integrato, in attesa che quello nuovo venga prodotto e consegnato, ndr). Questo gli permette di avere una migliore posizione delle spalle e di rimanere un po’ più basso, riducendo il suo impatto con l’aria e l’oscillazione della bici. A questa fase ha fatto seguito anche la parte dell’allenamento.

Quali sono stati i suoi feedback?

Come ben sapete ad esempio dalle cronometro, puoi fare le analisi che vuoi e individuare la posizione più aerodinamica possibile, poi però sta all’atleta dire se si trova bene. Allenarsi e impegnarsi anche in allenamento perché la posizione sia davvero utile. E dopo le prime corse, si può dire che i primi risultati siano stati soddisfacenti.

Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
La biomeccanica ha varie teorie: quando si ha tra le mani un atleta di 1,94 si segue la teoria o si lavora in modo personalizzato?

Quando ho detto che siamo partiti dall’analisi biomeccanica, punto di partenza è stato il concetto di avere la posizione più aerodinamica, ma che puntasse alla riduzione degli infortuni, all’avere un corretto angolo di spinta e la miglior efficienza biomeccanica possibile. Poi è chiaro che il discorso viene anche personalizzato, con piccoli accorgimenti che si possono trovare rispetto all’atleta che hai davanti.

L’adattamento di Johnny a questa nuova posizione è stata faticosa oppure si è subito trovato bene?

Un po’ e un po’. Come dicevo, a seguito della raccolta dei dati più oggettivi – quindi le velocità, le potenze eccetera – una parte che abbiamo tenuto sempre in considerazione è stata anche quella del suo riscontro. La cosa positiva è che entrambe le informazioni, quelle oggettive e anche il suo feeling, andavano nella stessa direzione, quindi anche lui si è trovato meglio con questa impostazione.

Questo ha permesso di fare volate più composte?

Quando fai le esercitazioni di sprint, si prova a rimanere più bassi e più stabili, proprio per automatizzare questo meccanismo. Ci sono dei sistemi che ti dicono la distanza del tuo corpo per esempio dal manubrio. E’ chiaro che sono misure difficili da raccogliere e sistemi difficili da utilizzare con la necessaria precisione nell’allenamento di tutti i giorni. Per cui conta molto anche il fatto che l’atleta sia mentalizzato sullo scaricare più potenza, ma al contempo sull’avere il controllo di quello che succede nella parte superiore del corpo.

Fino a che non diventa qualcosa di spontaneo?

Esatto, il tentativo è quello di automatizzarlo, perché sapete meglio di me che quando arrivi in uno sprint alla fine di una gara molto intensa, agisci quasi per automatismo. Quindi la ripetizione anche mentale dello sforzo, di pensare a questi aspetti, alla fine ti porta ad automatizzarlo e a tradurlo nel modo giusto in gara.

Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Spostiamoci per qualche istante sulla preparazione: pensi che essere così alto, pur con tanti watt, sia un handicap o un punto di forza?

Diciamo che sarebbe diverso, ovviamente, se fosse alto 1,70. Tuttavia ritengo che Milan sia un atleta speciale e secondo me ancora da scoprire. E’ difficile dire se possa compensare con la potenza il fatto di essere molto alto e di conseguenza pesante, ma anche in questo caso è difficile fare una previsione, perché lui stesso non conosce ancora i suoi limiti. Per cui ho fiducia che anche sui percorsi mossi, Jonathan si possa difendere molto bene. 

Al punto da potersi giocare ad esempio una Sanremo?

Questa è una bella domanda. Quando abbiamo impostato la stagione, abbiamo considerato che la tipologia di sforzo richiesto della Cipressa sicuramente la ritroveremo anche in altre gare in cui Johnny avrà l’obiettivo di vincere. Quindi è una tipologia di sforzo che abbiamo allenato e continueremo ad allenare nei dettagli. Ma la Sanremo rimane una gara sempre molto aperta, anche se siamo abituati allo scenario di Pogacar che sicuramente proverà ad attaccare, almeno questo è il pensiero comune. Però rimane una gara molto aperta e a me personalmente viene difficile fare una previsione.