AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan

Malucelli e la volata vincente: un mix di gambe e studio

10.02.2026
7 min
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Durante uno di quei pomeriggi d’inverno fatti apposta per pensare, Malucelli si è messo a ragionare sulle sue volate. Ricordate l’intervista dello scorso ottobre in cui il romagnolo spiegò di aver cambiato posizione in bicicletta, preferendo un assetto aerodinamico che lo rendeva più veloce pur facendo meno watt? Le otto volate vinte (anche) grazie a questa intuizione non gli bastavano più e così, con il tipico approccio dell’ingegnere meccanico (laurea conseguita nel 2018 a 25 anni, ndr), Matteo ha riaperto il file.

«Mi sono detto – sorride Malucelli – che con quella posizione le corse in Asia le vinco. Però rispetto a quelli che vincono in Europa, mi manca qualcosa. E allora ho cominciato a fare tutti i miei ragionamenti sul divano e sono arrivato a una soluzione che non vi posso dire, perché sennò sveliamo il segreto. O meglio, ve la dico se non la scrivete. Ne ho parlato con Sedun e poi con Dowsett, che alla XDS Astana si occupa dei materiali, e hanno convenuto che avrebbe potuto funzionare. Sappiamo che la bici settata come nel 2025 funziona, ci siamo detti, proviamo a cambiare e vediamo come va».

Matteo Malucelli, ritiro, XDS Astana, pedivelle da 165
L’adattamento di Malucelli alle pedivelle da 165 e la corona da 56 ha preso buona parte del ritiro invernale (immagine Instagram)
Matteo Malucelli, ritiro, XDS Astana, pedivelle da 165
L’adattamento di Malucelli alle pedivelle da 165 e la corona da 56 ha preso buona parte del ritiro invernale (immagine Instagram)
Custodiremo il segreto, ma qualcosa bisognerà pure dire, senno come lo spieghiamo che grazie (anche) al nuovo assetto, Malucelli ha battuto Milan ad AlUla?

Quello che si può dire, che è una parte importante ma non è tutto, è che ho messo le pedivelle da 165 e ho montato il 56. Prima non lo spingevo: con le 170 non lo facevo girare e mi mancava velocità. Ero veloce, ero aerodinamico, ma non riuscivo a spingerlo per tutto il giorno perché diventava pesante e in volata arrivavo a 72, 73 all’ora e oltre non andavo.

Basta questo?

Ho ragionato molto anche sulle innovazioni delle cronometro. Una volta la teoria era di avere il manubrio basso e la testa alta, negli anni invece hanno chiuso lo spazio fra il manubrio e la testa, alzando il primo e abbassando la seconda. C’era spazio per inventarsi qualcosa e l’ho fatto. L’ho pensata, l’ho studiata, l’ho ragionata e la tengo per me.

Ti sei accorto subito che la nuova posizione funzionava?

L’ho trovata subito più comoda e quando ho montato il 56 con le pedivelle da 165, mi sono accorto che non era lungo come con le pedivelle da 170. E mi sono detto: se riesco a farlo girare alla stessa velocità con cui spingevo il 54, ho fatto bingo.

Ci spieghi come mai il 56 si gira meglio con le pedivelle corte?

Tanti dicono che se hai la pedivella corta, devi imprimere più forza perché accorgi il braccio della leva. In realtà, quando trasmetti forza alla catena, hai accorciato il raggio della pedivella, ma hai allungato il raggio della corona perché il 56 è più grande del 54. Quindi fondamentalmente i due fattori si compensano, con la differenza che il 56 sviluppa più metri.

Shimano Dura Ace, corona da 56
Il 56 è diventato alla portata di Malucelli grazie al cambio delle pedivelle: da 170 a 165
Shimano Dura Ace, corona da 56
Il 56 è diventato alla portata di Malucelli grazie al cambio delle pedivelle: da 170 a 165
Perché comunque l’applicazione della forza avviene nel punto in cui la catena aggancia la corona?

Esatto, però i finti ingegneri che sono nelle squadre, per me questo passaggio non l’hanno colto. Per cui dopo che più volte mi era stato sconsigliato di usare le pedivelle più corte, quest’inverno ho chiesto di provarle.

E cosa hai scoperto?

Non è che per stare dietro agli altri faccio 20 watt in più. Allo stesso modo, se faccio una salita accanto a un altro, i watt sono gli stessi di prima, perché il rapporto potenza/peso di Malucelli rimane lo stesso. Ma per assurdo, riesco ad andare più agile col 56, viaggiando sempre con la catena intorno a metà cassetta. Vado sempre un dente più agile, la volata che ho vinto contro Milan, non l’ho fatta con l’11, ma col 13.

La strada tirava come si poteva pensare dalla televisione?

No, era un piattone, ma veniva vento da destra. Non so chi ha detto che fosse contrario e che Milan si sia piantato. Nello stradone, avevamo vento in faccia, leggermente da destra, infatti stavano tutti a sinistra. Quando abbiamo svoltato a sinistra per il rettilineo di arrivo, il vento era completamente laterale da destra. Ackermann che è stato il primo a partire e poi Bauhaus erano entrambi sulla sinistra. Quando Milan ha fatto la sua passata e io ero sulla sua destra, l’abbiamo fatta tutta in pieno vento.

Perché il 56 fa la differenza?

Non l’avevo mai usato. L’anno scorso alla Vuelta a Burgos, quando arrivai secondo dietro Moschetti, avevo il 55. Persi di un pelo, a 135 pedalate da seduto perché non avevo rapporto. Se avessi avuto il 56 avrei vinto? Probabilmente, ma non riuscivo a spingerlo. Da quel momento mi mi sono detto che avrei dovuto trovare il modo per farlo. Solo che non bastava montarlo, usarlo e abituarsi. Così quest’inverno ho messo giù l’idea e pare che funzioni.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
Nella volata vinta all’AlUla Tour il vento soffiava da destra: Malucelli l’ha preso in pieno, ma ha saltato Milan
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
Nella volata vinta all’AlUla Tour il vento soffiava da destra: Malucelli l’ha preso in pieno, ma ha saltato Milan
Come è stato adattarsi?

Abbiamo cominciato in ritiro, iniziando con le pedivelle corte. Facevo le volate contro Kanter con il 54 e le 165. Partivo, lo lasciavo lì e poi mi arenavo. Facevo il picco e poi la potenza andava giù, perché a un certo punto non c’era più il rapporto, e lui mi rimontava. Così abbiamo messo il 56 e ho visto che facevo lo stesso picco di prima con il 54 e le 170, ma lo tenevo più a lungo, facendo lo stesso numero di pedalate.

Cosa cambia?

E’ matematica. Fai 26 centimetri in più a pedalata, in una volata fai 20 pedalate e quindi sono 4 metri in più a parità di tutto il resto. Quattro metri sono due biciclette, quindi adesso c’è curiosità di vedere al UAE Tour se funziona davvero.

All’AlUla Tour qualche indicazione è venuta, no?

Il giorno della seconda vittoria di Milan (la 2ª tappa, vinta da Jonathan su Skerl, in cui Malucelli è arrivato quinto, ndr) nonostante abbia dovuto frenare perdendo le ruote, ho rimontato su tutti e sono arrivato con le stesse tre bici da Milan che avevo quando sono partito. La volta dopo sono riuscito a partirgli da ruota e l’ho saltato.

Anche Milan è attaccabile?

E’ ovvio che non metto in discussione Milan come velocista: se facciamo dieci volate, ne perdo otto. Però ogni tre volate, una gli viene meno bene e se uno è bravo e pronto a farsi trovare nel posto giusto, magari lo batte. Se arrivo a vincerne due su dieci, a me va bene. Secondo me ce la possiamo giocare (Malucelli se la ride, ndr).

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Dopo la vittoria della 4ª tappa dell’AlUla Tour, Malucelli ha avuto la conferma delle sue teorie (e delle grandi gambe!)
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Dopo la vittoria della 4ª tappa dell’AlUla Tour, Malucelli ha avuto la conferma delle sue teorie (e delle grandi gambe!)
E’ frustrante l’etichetta di Malucelli che vince le volate in Oriente e qui in Europa non ce la fa?

Durante le riunioni dell’inverno, questo è stato fonte di discussione. E’ chiaro che se corro soltanto là, le volate le vinco là. Nel 2025 ho fatto una volata al UAE Tour e sono arrivato secondo, ne ho fatta un’altra a Burgos e sono arrivato secondo. In Cina faccio 20 volate e ne vinco 5 o 6. Proviamo a fare 20 volate in Europa e vediamo come può andare. E’ chiaro che non vinco 10 corse, perché il livello è più alto. Però proviamoci e magari va come in Turchia, dove sono riuscito a vincere.

Alla luce di questo, si può parlare di Giro d’Italia?

Già da novembre ho chiesto di farlo, poi a gennaio l’ho chiesto ancora, ma ci stanno ragionando. Vediamo di fare qualcosa di buono al UAE Tour (16-22 febbraio, ndr) e chissà che non se ne possa parlare davvero.

Che cosa prevede ora il tuo programma?

Dopo UAE teoricamente non corro per un mese e mezzo, perché l’idea è quella di tornare al Tour of Hainan (15-19 aprile, ndr). Lo sponsor è cinese e giustamente ci tiene. Tornerei di qua il 22-23 aprile e, se dovessi fare il Giro, non ci sarebbe più tempo per andare in altura. Per cui potrei andare in montagna fra UAE Tour e Hainan e poi andare dritto al Giro. Ma adesso pensiamo al UAE Tour, ho qualche curiosità da togliermi.

Daniel Skerl, Jonathan Milan, AlUla Tour 2026

Skerl e lo sprint a ruota di Milan: emozioni e una dose di fiducia

04.02.2026
6 min
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Nella seconda tappa dell’AlUla Tour alle spalle del gigante Milan, che ha regolato il gruppo dei velocisti trovando il primo successo stagionale, è emersa la testa di Daniel Skerl che si è lanciato nello sprint. Il corridore del team Bahrain Victorious ha colto l’occasione, arrivata in maniera inaspettata, dimostrando di avere forza da vendere. Ora che è tornato a casa ha modo di preparare il UAE Tour, dove spera di trovare ancora la fiducia per provare a inserirsi in qualche volata. 

«Il viaggio di rientro è stato lungo – racconta Skerl dalla sua Opicina, al confine con la Slovenia – direi che è stata una domenica intensa. In questi giorni mi sono goduto qualche oretta di allenamento, le previsioni meteo per le prossime settimane non promettono nulla di buono. Probabilmente dovrò tornare a lavorare sui rulli».

Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio stagionale all’AlUla Tour
Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio stagionale all’AlUla Tour

Seconda stagione al via

Per Skerl il 2026 rappresenta un continuo lungo il cammino nel WorldTour. Il velocista arrivato dal CTF, ora diventato devo team della Bahrain Victorious, continua a crescere e la volata di settimana scorsa ne è una testimonianza importante

«L’AlUla Tour è stato un buon esordio – racconta – per me ma anche per il team. Ogni giorno siamo stati protagonisti con diversi piazzamenti e una top 5 in classifica generale con Alfonso Eulalio. Il ritmo e le tappe non erano eccessivamente impegnativi, erano sforzi da tre ore e mezza ogni giorno. Con un clima caldo ma accettabile e senza quella frenesia eccessiva in gruppo. Come esordio non avrei potuto chiedere di meglio».

Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Per il friulano classe 2003 questo è il secondo anno nel WorldTour con il team Bahrain Victorious
Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Per il friulano classe 2003 questo è il secondo anno nel WorldTour con il team Bahrain Victorious
Anche perché il secondo giorno è arrivato un ottimo piazzamento, era programmato?

E’ stata una sorpresa, anche perché la comunicazione che avrei dovuto fare io lo sprint è arrivata ai meno cinque chilometri dall’arrivo. Una volta che avevamo capito che la foratura di Phil Bauhaus lo avesse messo definitivamente fuori dai giochi. Mi sono detto: «Vediamo cosa riesco a fare».

E’ andata molto bene…

Sul finale ero rimasto da solo con Alessandro Borgo, che mi ha guidato alla perfezione negli ultimi chilometri e mi ha permesso di posizionarmi in maniera perfetta. Ho lanciato lo sprint che ero alla ruota di Milan, da quel momento ho dovuto stringere i denti e arrivare fino all’arrivo. 

Jonathan Milan, AlUla Tour 2026
Volata lanciata, alle spalle di Milan si nasconde Skerl che poi conquisterà il secondo posto di tappa
Jonathan Milan, AlUla Tour 2026
Volata lanciata, alle spalle di Milan si nasconde Skerl che poi conquisterà il secondo posto di tappa
Che cosa ti è passato per la testa nel momento in cui ti hanno detto che avresti fatto tu la volata?

Ero già mentalizzato per fare il mio lavoro in supporto a Bauhaus, ho dovuto cambiare approccio e iniziare a limare per risparmiare energie e rimanere davanti con il minor sforzo possibile. Sono contento perché ho trovato subito la mentalità giusta per affrontare il finale e la volata. 

Quindi non c’è stato un vero e proprio treno?

Altri miei compagni, come Gradek, avevano già lavorato prima. Mi sono ritrovato con il solo Borgo al mio fianco. Mi ha detto di seguirlo e mi sono messo alla sua ruota. Averlo accanto è stato davvero importante, ha svolto un lavoro eccezionale. 

Siete tornati ai tempi del CTF, quando ti tirava le volate?

Per me è stato come tornare a casa, una situazione molto familiare. Sicuramente non mi è mancata la fiducia e il saper seguire Borgo sapendo di avere al mio fianco una pedina importante. Si è trattata di una situazione molto naturale. Anche da under 23 faceva parte del treno nelle volate. 

Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Il lavoro di Alessandro Borgo è stato fondamentale per trovare il giusto posizionamento in gruppo
Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Il lavoro di Alessandro Borgo è stato fondamentale per trovare il giusto posizionamento in gruppo
Conosci bene anche il vincitore di tappa, Milan…

Nonostante fossimo a 5.000 chilometri da casa è stato come essere in Friuli, nelle strade sulle quali ci alleniamo ogni giorno. Quasi surreale come situazione.

Com’è sprintare a ruota del vincitore della maglia verde?

Sinceramente ho pensato poco a cosa avesse vinto in carriera, ero concentrato sul fatto di essere sulla ruota migliore e di fare il mio sprint. Milan ha dimostrato di essere il velocista più forte al mondo in questo momento, sono contento di aver conquistato un prezioso secondo posto. L’ho visto molto sicuro, non si è nemmeno voltato per controllare

C’è stata tanta lotta per prendere la sua ruota?

Tutti sapevano essere il più forte, quindi la bagarre era per stare alle sue spalle e sfruttare la scia. Mentre in altre corse la lotta è per prendere la testa del gruppo, lì sapevamo di dover “giocare di sponda”. Alla fine sono arrivato nella posizione giusta, con Moschetti al mio fianco, forse ero troppo esposto…

Phil Bauhaus, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Nelle tappe successive il velocista di riferimento è tornato ad essere Phil Bauhaus
Phil Bauhaus, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Nelle tappe successive il velocista di riferimento è tornato ad essere Phil Bauhaus
Mancanza di “cattiveria” agonistica o giusto così?

Direi che è stato giusto così, spostarsi o andare a fare bagarre con Moschetti mi avrebbe fatto rallentare e perdere abbrivio, rischiando di essere poi rimontato. Dovevo mantenere la velocità alta, anche se ho sprecato qualche watt a causa del vento è stato comunque lo sprint migliore che potessi fare. 

Si può pensare di batterlo?

Malucelli due giorni dopo ha dimostrato che è possibile. Diciamo che Milan non è il velocista più facile da mettersi alle spalle, ma ci si può riuscire.

In numeri, che volata è stata?

Veloce. Nel lanciarci siamo arrivati oltre i 60 chilometri orari, come velocità massima ho toccato i 73 chilometri orari. In termini di potenza è stata una volata da 1.480 watt di picco, con una potenza sui dieci secondi di 1.300 watt più o meno

Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl tornerà a correre al UAE Tour prima di prendere parte alla campagna del Nord in primavera
Daniel Skerl, Bahrain Victorious, AlUla Tour 2026
Daniel Skerl tornerà a correre al UAE Tour prima di prendere parte alla campagna del Nord in primavera
Vi siete detti qualcosa dietro al podio con Milan?

Era felice di vedermi lì, mi ha chiesto se avessi in programma di fare la volata nella quarta tappa. Gli ho risposto che sarei tornato a lavorare per Bauhaus. Però essere lì mi ha fatto capire di poter essere un velocista e di poter arrivare a quel livello lavorando sodo.

Sai chi altro si era scoperto velocista facendo uno sprint al posto di Bauhaus?

Milan, al Tour de Pologne (nel 2022, ndr) me lo hanno detto in tanti (ride, ndr). Anche lui quell’anno aveva iniziato all’AlUla Tour, speriamo possa essere di buon auspicio. Al momento sono concentrato sul mio cammino, giorno dopo giorno, adesso ripartirò dal UAE Tour dove sarò il velocista di riferimento del team

AlUla Tour 2026, Jonathan Milan, Matteo Malucelli

Milan, lavori in corso: telaio più piccolo, manubrio più largo

31.01.2026
6 min
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Anche se ieri è partito lungo e si è fatto saltare da quel concentrato di grinta e dinamite di Malucelli (immagine di apertura), è parso a tutti che l’atteggiamento di Milan in volata sia diverso dallo scorso anno. L’inverno non è passato invano e il suo fare scomposto e potente è finito al centro del mirino. Fra chi dice che lo stile non si può incatenare e chi ha sempre sostenuto il contrario, i tecnici della Lidl-Trek si sono messi a studiare la situazione.

Contestualmente, a Milan è stato assegnato un nuovo preparatore: non più Mattias Reck, lo stesso di Pedersen con cui ha lavorato fino allo scorso anno, bensì Matteo Azzolini, che si è formato al Centro Mapei ed è cresciuto poi alla scuola dell’allenatore svedese. E’ proprio lui a guidarci nel nuovo assetto di Milan, precisando che si è trattato di un passaggio interno. Non c’è stato da stravolgere la preparazione precedente, quanto piuttosto cercare di ottimizzare vari aspetti.

Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spallela formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Era necessario mettere mano alla posizione in sella di Milan, dato che il suo stile in volata è stato il tema fisso dello scorso anno?

E’ stato un processo partito dalle analisi che abbiamo fatto delle passate stagioni. Già nell’inverno, con il nostro biomeccanico Yeyo Corral abbiamo fatto i primi tentativi per vedere se potevamo essere più aerodinamici e più composti, per essere più veloci, ma anche più efficaci nello scaricare tutta la potenza in uno sprint e più in generale nella sua pedalata. E’ stato un bel processo perché dopo l’analisi biomeccanica siamo passati anche ai test su strada. Nello specifico abbiamo utilizzato due piste per auto dove abbiamo raccolto dei dati con gli ingegneri.

Quali piste avete utilizzato?

Una di cui non ricordo il nome è collegata al laboratorio dove c’era lo studio Yeyo Corral. L’altro test invece l’abbiamo fatto nel circuito di Aspar, vicino Valencia, durante il ritiro. Effettuata la parte dell’analisi oggettiva, quindi più numerica, ci siamo basati anche sul feeling di Johnny, che sicuramente è una delle cose più importanti.

Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Quali conclusioni avete tratto?

Abbiamo preso la decisione di passare a un telaio un pochino più piccolo e con un manubrio leggermente più largo (nelle foto dall’AlUla Tour si è notato un manubrio non integrato, in attesa che quello nuovo venga prodotto e consegnato, ndr). Questo gli permette di avere una migliore posizione delle spalle e di rimanere un po’ più basso, riducendo il suo impatto con l’aria e l’oscillazione della bici. A questa fase ha fatto seguito anche la parte dell’allenamento.

Quali sono stati i suoi feedback?

Come ben sapete ad esempio dalle cronometro, puoi fare le analisi che vuoi e individuare la posizione più aerodinamica possibile, poi però sta all’atleta dire se si trova bene. Allenarsi e impegnarsi anche in allenamento perché la posizione sia davvero utile. E dopo le prime corse, si può dire che i primi risultati siano stati soddisfacenti.

Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
La biomeccanica ha varie teorie: quando si ha tra le mani un atleta di 1,94 si segue la teoria o si lavora in modo personalizzato?

Quando ho detto che siamo partiti dall’analisi biomeccanica, punto di partenza è stato il concetto di avere la posizione più aerodinamica, ma che puntasse alla riduzione degli infortuni, all’avere un corretto angolo di spinta e la miglior efficienza biomeccanica possibile. Poi è chiaro che il discorso viene anche personalizzato, con piccoli accorgimenti che si possono trovare rispetto all’atleta che hai davanti.

L’adattamento di Johnny a questa nuova posizione è stata faticosa oppure si è subito trovato bene?

Un po’ e un po’. Come dicevo, a seguito della raccolta dei dati più oggettivi – quindi le velocità, le potenze eccetera – una parte che abbiamo tenuto sempre in considerazione è stata anche quella del suo riscontro. La cosa positiva è che entrambe le informazioni, quelle oggettive e anche il suo feeling, andavano nella stessa direzione, quindi anche lui si è trovato meglio con questa impostazione.

Questo ha permesso di fare volate più composte?

Quando fai le esercitazioni di sprint, si prova a rimanere più bassi e più stabili, proprio per automatizzare questo meccanismo. Ci sono dei sistemi che ti dicono la distanza del tuo corpo per esempio dal manubrio. E’ chiaro che sono misure difficili da raccogliere e sistemi difficili da utilizzare con la necessaria precisione nell’allenamento di tutti i giorni. Per cui conta molto anche il fatto che l’atleta sia mentalizzato sullo scaricare più potenza, ma al contempo sull’avere il controllo di quello che succede nella parte superiore del corpo.

Fino a che non diventa qualcosa di spontaneo?

Esatto, il tentativo è quello di automatizzarlo, perché sapete meglio di me che quando arrivi in uno sprint alla fine di una gara molto intensa, agisci quasi per automatismo. Quindi la ripetizione anche mentale dello sforzo, di pensare a questi aspetti, alla fine ti porta ad automatizzarlo e a tradurlo nel modo giusto in gara.

Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Spostiamoci per qualche istante sulla preparazione: pensi che essere così alto, pur con tanti watt, sia un handicap o un punto di forza?

Diciamo che sarebbe diverso, ovviamente, se fosse alto 1,70. Tuttavia ritengo che Milan sia un atleta speciale e secondo me ancora da scoprire. E’ difficile dire se possa compensare con la potenza il fatto di essere molto alto e di conseguenza pesante, ma anche in questo caso è difficile fare una previsione, perché lui stesso non conosce ancora i suoi limiti. Per cui ho fiducia che anche sui percorsi mossi, Jonathan si possa difendere molto bene. 

Al punto da potersi giocare ad esempio una Sanremo?

Questa è una bella domanda. Quando abbiamo impostato la stagione, abbiamo considerato che la tipologia di sforzo richiesto della Cipressa sicuramente la ritroveremo anche in altre gare in cui Johnny avrà l’obiettivo di vincere. Quindi è una tipologia di sforzo che abbiamo allenato e continueremo ad allenare nei dettagli. Ma la Sanremo rimane una gara sempre molto aperta, anche se siamo abituati allo scenario di Pogacar che sicuramente proverà ad attaccare, almeno questo è il pensiero comune. Però rimane una gara molto aperta e a me personalmente viene difficile fare una previsione.

Jonathan Milan

Milan? Classiche e Giro. Ma prima c’è da sistemare il nuovo treno

16.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – Non c’è niente da fare: quando ti ritrovi a parlare con Jonathan Milan, non puoi fare a meno di associarlo al “gigante buono”. Il friulano esce dalla saletta riservata alla conferenza stampa e si siede con noi su un mobiletto, dove poco prima c’era Giulio Ciccone. I due si fermano anche a parlottare mentre si danno il cambio al nostro microfono.

E’ questo il posto ideale. Forse poco ortodosso, ma senza dubbio più tranquillo per parlare. Parlare della stagione che è stata e soprattutto di quella che sarà. Perché il 2026 è un anno dal quale ci si aspetta molto da Jonathan Milan: il ritorno al Giro d’Italia, le gare su pista dove inizia la rincorsa a Los Angeles, un treno da mettere a punto e persino la Roubaix.

In casa Lidl-Trek si respira un’aria di grande compattezza di gruppo, anche con le le donne. E in questo gruppo senza dubbio il leader è Pedersen, ma Milan è sempre più al centro. Ormai si muove con decisione e scioltezza. A 25 anni compiuti da poco il friulano sta entrando nella fase della maturità.

Jonathan Milan
Jonathan Milan e Giulio Ciccone: due chiacchiere tra di loro durante l’incontro con la stampa a Denia
Jonathan Milan
Jonathan Milan e Giulio Ciccone: due chiacchiere tra di loro durante l’incontro con la stampa a Denia
Come stai, Jonathan? Ti vediamo sereno, rilassato…

Bene, sto bene, sono contento. Sono al training camp, abbiamo iniziato a pedalare. Non come diceva Ciccone che non ci alleniamo qua! A parte gli scherzi, i primi allenamenti sono andati bene, stiamo provando un po’ di materiale nuovo. Sono contento di ritornare con i ragazzi, mi erano mancati.

Ritorni al Giro d’Italia. E’ così?

Il piano è questo. Sono contento di tornare al Giro, ci saranno molte possibilità, partendo subito dalla prima tappa che assegna la maglia rosa. Ne ho visto l’altimetria e dovrebbe essere abbastanza adatta agli sprinter.

Jonathan Milan che è già informato su una tappa! Ci devi tenere proprio tanto a questa maglia rosa. Di solito tu sei di quelli del tipo: «Oggi dove si va?»…

Esatto – ride Milan – però non sto a farmi troppe domande. Delle altre tappe so veramente poco, a parte Roma. So però che avremo varie possibilità, quindi sarà bello e importante arrivare pronti. E saremo ben organizzati anche per quanto riguarda il treno: porterò tutti i miei ragazzi.

Jonathan Milan
La vittoria della maglia verde ha dato tanto a Milan. Era nella kermesse del Tour a Saitama, in Giappone
Jonathan Milan
La vittoria della maglia verde ha dato tanto a Milan. Era nella kermesse del Tour a Saitama, in Giappone
“I miei ragazzi”: consapevolezza di una maturità che sta arrivando. Pedersen ci ha detto grandi cose su di te. Percepisci questo cambiamento di peso in seno al team?

Non dovrei percepirlo? Io so che la squadra mi ha sempre aiutato dal momento in cui abbiamo firmato il contratto. Hanno sempre avuto un bellissimo progetto su di me e mi hanno sempre messo nelle condizioni di provare a raggiungere gli obiettivi che mi davo e che ci davamo a inizio stagione. Un bel miglioramento generale.

A proposito di miglioramento, quest’anno sei andato all’università del Tour de France dove ti sei confrontato con gli sprinter più forti. Qual è stata la lezione?

Alla fine bisogna sempre guardare gli altri e imparare qualcosina. Penso che il Tour sia andato bene, ma ci sono stati piccoli errori. Per esempio, nella terza tappa, quando sono arrivato secondo dietro Merlier, sono partito troppo in anticipo e la posizione non era ideale. Nella nona tappa, sempre vinta da Tim, sono partito troppo lungo e non ho fatto le linee migliori. In precedenza avevo preso vento più di qualche volta. Sono piccoli accorgimenti.

Che a 70 all’ora si pagano…

Sì, se fai uno sbaglio di qualche centimetro ne paghi le conseguenze.

Quando sei lì in piena preparazione per lo sprint subentra un po’ nervosismo che ti porta più facilmente a sbagliare?

Non penso sia nervosismo. Sicuramente c’è adrenalina, perché lo sprint per me è adrenalina pura. Sono proprio i movimenti del gruppo, le rotazioni, entrare e uscire dalle scie, prendere aria quando magari dovresti infilarti o muoverti con i tuoi compagni.

Come sarà il treno quest’anno?

Per me è importante che sia continuo, a prescindere da chi ci sarà. Se bisogna cambiare la posizione di un corridore, il treno non deve risentirne. In questo ritiro e in quello di gennaio proveremo varie soluzioni. Invertire le posizioni, le distanze da cui partire… Abbiamo preso anche Max Walscheid per questo.

Jonathan Milan
Il friulano ha vinto l’evento benefico BeKing a Monaco. E a premiarlo è stato proprio il re Alberto II di Monaco (foto Instagram)
Jonathan Milan
Il friulano ha vinto l’evento benefico BeKing a Monaco. E a premiarlo è stato proprio il re Alberto II di Monaco (foto Instagram)
Che è anche è alto due metri praticamente. Ideale per uno grande come te…

Sì, potrebbe esserlo. Però con Simone Consonni ho sempre avuto un feeling molto naturale. Oltre al fatto che siamo italiani, siamo amici, siamo insieme anche in pista, siamo compagni di stanza. Ci intendiamo bene e con lui c’è qualcosa in più. Ed è una bella cosa.

A qualche classica ci pensi, Jonathan?

Certamente. Il mio calendario prevede diverse classiche. Prima inizierò con il Saudi Tour e a seguire UAE Tour, Tirreno-Adriatico, quindi le classiche Milano-Sanremo, Gand e Parigi-Roubaix. Fino alla Roubaix il piano è questo. Il Saudi è importante perché fa caldo e per me è fondamentale e poi è ideale per rodare il treno in corsa. Le strade sono giuste. Anche la Tirreno sarà molto importante.

Perché proprio la Tirreno?

Perché mi ha sempre aiutato a costruire la condizione, a salire di livello. Quest’anno è stata durissima, anche a livello meteorologico. Nel 2026 sarà ancora più importante per arrivare alle classiche con una condizione migliore. Le classiche voglio farle bene.

Jonathan Milan
Milan ha concluso l’ultima Roubaix al 101° posto. Da qui vuole ripartire
Milan ha concluso l’ultima Roubaix al 101° posto. Da qui vuole ripartire
Sanremo e Roubaix: due parole che fanno sognare…

Mi piacciono molto. La Sanremo è “facile”, ma sta cambiando con Pogacar: quest’anno Tadej ha fatto un’azione assurda. Troppo per me, ma è anche uno stimolo che mi fa dire che il prossimo anno mi allenerò di più, ci proverò e poi vedremo. Intanto diamo il 100 per cento in allenamento.

E della Roubaix cosa ci dici? Non si va lì solo per supporto…

Abbiamo Mads Pedersen, che è uno dei più forti al mondo. Sarebbe sciocco non aiutarlo se serve. E’ fortissimo e sta crescendo ancora. Quest’anno, senza la foratura, avrebbe potuto fare un grande risultato. Posso dire che l’ultima edizione è stata la prima che ho finito. Le altre volte bucavo o cadevo. Nel 2026 mi piacerebbe aggiungere un tassello. So che ci sono Van der Poel, Van Aert, Ganna, ma piano piano vorrei arrivare al loro livello per potermela giocare.

Capitolo pista: cosa prevede il menu?

Dovrei iniziare gli allenamenti sul parquet dopo il Saudi Tour, poi è da vedere. Normalmente dovrei essere ai Mondiali a Shanghai. Ne ho già parlato con Dino Salvoldi e abbiamo fatto un buon piano. Bisognerà conciliare la pista con gli impegni su strada.

Tour de France 2025, Parigi, Jonathan Milan, GEraint Thomas

Guercilena: per essere sicuri, bisogna (anche) saper frenare

20.11.2025
6 min
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Qualunque sia l’argomento, dopo un po’ che ne parli con Guercilena ti accorgi che il suo approccio è sempre molto razionale. Analisi, sintesi, conclusione. E laddove l’ultima non sia possibile, viene sostituita da un’ipotesi o una domanda. Così è anche sul tema della sicurezza, dopo che la sua squadra femminile è stata squalificata per i GPS del Romandia, dopo che l’UCI ha proposto una serie di misure più posticce che incisive e la limitazione dei rapporti, subito vietata dal garante belga.

Nel frattempo le medie si alzano e non si capisce se e come sia possibile limitare le velocità del gruppo. Non si capisce nemmeno se sia necessario intervenire sulle bici, sulle strade o cos’altro. Probabilmente perché nessuno ha ancora fatto un’analisi completa e seria.

«Io sono convinto – dice il team manager della Lidl-Trek – che il discorso sicurezza debba passare attraverso dei materiali sicuri. Il miglioramento della velocità è insito nella tecnologia della performance. Per cui se anche si decidesse di limitare un materiale, la ricerca e lo sviluppo andrebbero comunque a svilupparne un altro più veloce. Si decide di imporre cerchi da 35? L’ingegneria porterà i cerchi da 35 a essere aerodinamici e con un momento di inerzia pari a quelli da 90, per cui certe limitazioni non saranno mai soluzioni durature».

Tour de France 2025, Luca Guercilena
Luca Guercilena è il general manager della Lidl-Trek. Negli anni è stato anche preparatore e direttore sportivo
Luca Guercilena è il general manager della Lidl-Trek. Negli anni è stato anche preparatore e direttore sportivo
Il problema è che le performance migliorano, mentre le strade peggiorano…

Il discorso è esattamente questo. Uno dei punti da affrontare è l’attenzione alle protezioni sulle strade. Aiuterebbe un sacco se ci fosse un sistema efficace, che chiaramente sarebbe anche costoso, per proteggere determinati punti in modo migliore. E poi viene l’aspetto dei materiali, che però va studiato e pensato in modo scientifico. Servono dei regolamenti che garantiscano maggiore sicurezza e il modo giusto di applicarli. Ma secondo me non è tutto vincolato alla velocità.

Cos’altro c’è?

Una questione di approccio culturale. Bisogna mettersi nell’ordine di idee che a un certo punto si può anche frenare. Secondo me uno degli snodi è che la correttezza tra atleti è venuta un po’ meno, perché l’età media del gruppo continua a scendere. Di conseguenza la spavalderia dei 18 anni contrasta con la maturità degli atleti più grandi, che hanno un altro raziocinio nell’individuare il momento in cui è meglio frenare piuttosto che ammazzarsi.

Vuoi dirci che è possibile dire a un corridore di correre un po’ meno forte?

Parlo dei miei. Da un po’ abbiamo iniziato a dirgli: «Ragazzi, il rischio deve essere controllato. Nel senso che tra avervi fuori per tre mesi e fare secondo, fate secondo!». L’investimento che faccio su Ayuso, Ciccone, Milan, Skjelmose o Pedersen non è banale. Certo, per l’amor di Dio, se devi rischiare per la volata che vale la vittoria, allora rischia. Però se devi cadere nella curva a 70 chilometri dall’arrivo e stai fuori un mese, allora no. Devono frenare, perché il valore dell’atleta è talmente elevato che la sommatoria la fai a fine stagione, non sulla singola gara. Se devi vincere il Fiandre è una cosa, però non dirò mai a un corridore di rischiare l’osso del collo ai meno 20 dall’arrivo perché dobbiamo posizionarci bene in volata al Tour du Poitou-Charentes. Siamo tutti consapevoli che le cadute fanno male e secondo me la discussione dovrebbe essere molto più scientifica e analizzata in dettaglio.

Correre rischi va bene solo se serve per arrivare a vincere, dice Guercilena, altrimenti è meglio tirare i freni
Correre rischi va bene solo se serve per arrivare a vincere, dice Guercilena, altrimenti è meglio tirare i freni
Hai parlato della baldanza dei corridori di 18 anni…

Per le leggi del mercato l’età media del gruppo sta diminuendo. Mi ci metto anch’io, non voglio fare il buono e dire che gli altri sono cattivi. Facciamo passare gente che da un inverno all’altro passa dai 90 chilometri delle gare juniores ai 290 della Sanremo. E’ inevitabile che i rischi aumentino. Anche solo dal punto di vista fisiologico, la lucidità che può avere un ragazzino di 18 anni dopo 290 chilometri rispetto a quella di un professionista navigato, che ha già fatto esperienze graduali per arrivare a quel punto, è completamente diversa e quindi il rischio aumenta.

Secondo te il gruppo WorldTour sarebbe disponibile a una frenata sui passaggi così precoci?

Penso di no, per cui a livello teorico è molto bello, ma a livello pratico forse si fa davvero prima a mettere mani sui materiali e sulle biciclette. Però è chiaro che andremmo a scegliere la soluzione più facile pensando che sia la migliore. Secondo me invece un’analisi ha senso se la faccio in modo scientifico. Se applico dei criteri che abbiano un senso. Allora di fronte alla prova provata dei numeri, nessuno può fare delle contestazioni. Il problema invece è che ci basiamo sulle opinioni e continuiamo a non uscirne.

Come si fa un’analisi credibile?

Serve un gruppo di lavoro che analizzi le leggi del lavoro, coinvolgendo l’associazione corridori, i procuratori e i gruppi sportivi. Serve anche fare delle analisi a lungo termine, coinvolgendo degli esperti. Bisogna che nelle commissioni ci sia gente del nostro ambiente, ma l’analisi oggettiva e la soluzione devono provenire da persone con la capacità professionale e l’esperienza adeguata a risolvere il problema.

Se i corridori vanno a contatto di gomito, dice Guercilena, la caduta ne tira giù tanti, come quando cade un aereo
Se i corridori vanno a contatto di gomito, dice Guercilena, la caduta ne tira giù tanti, come quando cade un aereo
Si dovrebbe partire da un’analisi più seria?

Abbiamo un’analisi analitica di un aumento sconsiderato delle cadute rispetto agli anni 70? Stiamo parlando del danno della singola caduta o stiamo parlando realmente del volume di corridori caduti e dell’entità dei danni? Non esistono statistiche longitudinali. Non siamo in grado di dire se si cada di più o di meno nei primi 100 chilometri piuttosto che negli ultimi 20. Suppongo che nei primi 100 chilometri cadi per distrazione, mentre negli ultimi 5 per il rischio in volata. Ma anche questa è un’opinione e con le opinioni non si trovano le soluzioni. L’opinione deve essere il punto di partenza, poi bisogna fare un’analisi reale e scientifica e affidare agli esperti l’incarico di trovare le risposte.

Avete raccolto dati statistici?

Negli ultimi 2-3 anni con i dottori abbiamo iniziato a farlo. In realtà il numero di fratture non è aumentato e non è vero che si cada di più. E’ diverso invece il numero di corridori coinvolti nella stessa caduta. Come quando cade un aereo rispetto agli incidenti stradali. I corridori sono tutti più freschi, sono tutti più allenati, il gruppo è compattissimo e, se si cade, si cade tutti insieme.

Hai parlato di opinioni come punto di partenza. Tu cosa faresti?

Investiamo in tecnologia per trovare un airbag nel casco o nella maglia che, se ti schianti, ti salva la testa e la colonna vertebrale. Investirei tonnellate di soldi su sistemi di airbag uguali per tutti, che ti proteggano nella caduta evitando l’infortunio. Perché le cadute ci saranno sempre, fanno parte del nostro sport.

La sicurezza secondo Guercilena passa per la tutela del corridore e poi la messa in sicurezza più seria delle strade
La sicurezza secondo Guercilena passa per la tutela del corridore e poi la messa in sicurezza più seria delle strade
Come gli incidenti facevano parte della Formula Uno…

Però loro prima hanno trovato la tuta ignifuga, poi il casco. Poi sono intervenuti sui guardrail e a quel punto, anche se hanno limitato i motori, le velocità sono salite nuovamente. Il ciclismo è diverso, non si corre in un circuito con le vie di fuga e le protezioni, però secondo me il concetto di partenza deve essere individuare cosa davvero ti metta in sicurezza e poi andare a cascata su tutto il resto. Al centro dell’attenzione devono esserci il corridore e poi la struttura della strada.

Oppure si fa come dice Pidcock e si impedisce di fare il pieno di carboidrati…

L’ha detto come battuta, ma a livello teorico ha ragione. Limito l’apporto energetico e alla fine vince quello che ha più capacità di gestirsi. Se invece tutti hanno la possibilità di mettere 120 grammi di carboidrati, alla fine tutto il gruppo è in forze, perché ormai la nutrizione va in quella direzione. Ma cosa facciamo, limitiamo tutti gli aspetti nutrizionali che provano ad influire sulla vita normale? Sarebbe un lavoro controproducente e soprattutto anacronistico, perché lo sviluppo va in quella direzione. E secondo me lo sviluppo, qualunque sia l’ambito, va salvaguardato.

Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar

Parigi riapre ai velocisti? Bennati, Montmartre e la volata

11.11.2025
4 min
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«Se parliamo di Jonathan Milan – dice Bennati sicuro – secondo me c’è tutto il tempo per riorganizzare un inseguimento. Sicuramente qualcuno a Montmartre attaccherà, qualcuno farà anche la differenza. Il Van Der Poel della situazione, Van Aert (in apertura il suo forcing del 2025, ndr), Pogacar, Evenepoel, questi corridori qua. Però secondo me c’è il terreno per recuperare e per pensare a fare la volata. O comunque impostare la tappa per arrivare in volata».

C’è poco da fare: l’inserimento di Montmartre nel finale della tappa dei Campi Elisi fa storcere il naso ai velocisti, privati della ciliegina sulla torta dopo tre settimane sulle montagne del Tour. Quest’anno poi, le tre tappe precedenti hanno l’arrivo in salita in un crescendo rossiniano che sarebbe insopportabile senza la prospettiva di un’ultima chance. Forse per questo i tracciatori della Grande Boucle hanno rimescolato le carte del mazzo: Montmartre si farà, ma a 15 chilometri dal traguardo. Ben altra cosa rispetto ai tre passaggi del 2025, l’ultima a 6 chilometri dall’arrivo.

«E’ chiaro che dopo tre settimane – prosegue Bennati – le energie sono quelle che sono. Però in condizioni di asciutto sicuramente i velocisti possono pensare di giocarsi la volata».

Tour de France 2007, Parigi, Campi Elisi, podio, Daniele Bennati
Bennati ha vinto la tappa di Parigi al Tour del 2007, battendo in volata Hushovd e Zabel
Tour de France 2007, Parigi, Campi Elisi, podio, Daniele Bennati
Bennati ha vinto la tappa di Parigi al Tour del 2007, battendo in volata Hushovd e Zabel

Parigi 2025, fu vero spettacolo?

La precisazione sulla strada asciutta vale certamente un passaggio in più. L’anno scorso lo spettacolo fu incandescente, ma la neutralizzazione dei tempi nel circuito finale svilì parecchio la corsa alle spalle dei primi. Alla fine vinse Van Aert, che aggiunse i Campi Elisi all’iconica tappa delle strade bianche di Siena al Giro.

«Io non penso che pioverà anche l’anno prossimo – precisa Bennati – però questo non lo possiamo sapere. La strada bagnata da un certo punto di vista penalizza lo spettacolo, perché lo scorso anno alla prima accelerazione rimasero in sei e non fu bello per la tappa di chiusura in un palcoscenico così bello. Devo dire che da velocista, non è stato bello vedere i corridori da tutte le parti e gruppetti che si rilassavano per arrivare al traguardo. Obiettivamente se dovesse essere nuovamente così, preferirei il circuito classico. Non perché ero velocista e ho vinto su quell’arrivo, ma perché secondo me rendeva l’ultima tappa molto più adrenalinica».

Bastò un’accelerazione perché lo scorso anno a Parigi rimanessero in sei: dietro la tappa fu neutralizzata
Bastò un’accelerazione perché lo scorso anno a Parigi rimanessero in sei: dietro la tappa fu neutralizzata

Da zero a 100 in un attimo

L’ultima tappa del prossimo Tour misura 130 chilometri, che si porteranno a termine senza un dislivello di rilievo, fatta salva la salita di Montmartre. Ciò significa che i corridori, soprattutto i velocisti, avranno nelle gambe i circa 54.450 metri di dislivello delle tre settimane precedenti. Questo significa che l’ultima tappa piatta sarà una passeggiata di salute? No, sarà esattamente il contrario.

«La salita in sé non è durissima – annuisce Bennati – se la paragoni a qualsiasi muro del Fiandre è molto più leggera. Anche il pavé è abbastanza sconnesso, ma non troppo, quindi è abbastanza leggero. Però arrivi con tre settimane nelle gambe, per cui se il Pogacar della situazione vuole vincere l’ultima tappa, per i velocisti si fa comunque dura. Quelli di classifica hanno doti superiori di recupero rispetto a un velocista, quindi potenzialmente sono avvantaggiati.

«Tornando al discorso della tappa breve, per esperienza personale l’ultima tappa del Tour, del Giro o della Vuelta non è mai una passeggiata. Vieni da tre settimane molto impegnative e nei primi chilometri ci sono i festeggiamenti e un’andatura super blanda. Di conseguenza il ricordo che è sempre stato quello di una fatica tremenda quando si inizia ad accelerare sul circuito. Su un percorso del genere, sono sempre avvantaggiati corridori come Van Aert e Van Der Poel, anche se non sono scalatori. Perché il velocista ha provato a fare le volate e magari ha lottato per la maglia verde, quindi ha speso più di loro. Quindi per assurdo una tappa così corta potrebbe trasformare quella salitella in un bel problema. I velocisti dovranno mettere davanti tutti i compagni rimasti».

L’ultima tappa del Tour inizia con brindisi e saluti, ma questa volta Milan avrà la chance di giocarsi la volata
L’ultima tappa del Tour inizia con brindisi e saluti, ma questa volta Milan avrà la chance di giocarsi la volata

I velocisti ringalluzziti

Il senso però è che questa volta i velocisti potrebbero avere lo spazio per ricucire e giocarsi la volata. Magari non tutti, perché non tutti avranno le gambe per reggere quel tipo di accelerazione e il successivo inseguimento.

«Il Bennati che vinse a Parigi – dice il toscano, ricordando – negli ultimi giorni stava meglio rispetto alla maggior parte dei velocisti, perché probabilmente aveva un recupero migliore. C’è da capire se, correndo oggi, avrei messo davanti la squadra per fare Montmartre al mio ritmo, perché probabilmente il peso della corsa se lo prenderebbe Pogacar, soprattutto se vuole attaccare e provare a vincere. Magari per uno come lui 15 chilometri non sono una gran cosa, ma questo sarà un altro bel motivo per aspettare la corsa con grande curiosità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Kampioenschap Van Vlaanderen 2025

Milan: un viaggio tra il verde del Tour e le ultime gare in Giappone

01.10.2025
5 min
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Jonathan Milan ha riallacciato il filo con la vittoria qualche settimana fa al Kampioenschap Van Vlaanderen con uno sprint di forza nel quale si è messo alle spalle Dylan Groenewegen e Tim Merlier. Smaltite le fatiche del Tour de France e la felicità per la conquista della maglia verde il ragazzone di Buja si era poi rimesso in gioco per il finale di stagione. Il cammino che ha portato fino alla conquista della maglia dedicata al miglior velocista è stato lungo e impegnativo. 

«Ero tornato in gara ad Amburgo – racconta Jonathan Milan – con l’obiettivo di riprendere la mano in vista del Lidl Deutschland Tour. I valori che avevo fatto registrare in allenamento erano buoni, anche se questo non si è tramutato in un risultato pieno. E’ mancata solamente la vittoria. 

Belgio a due facce

Successo che è poi arrivato alla prima delle tre gare previste in Belgio nel mese di settembre, infatti al Kampioenschap Van Vlaanderen il velocista delle Lidl-Trek è tornato ad alzare le braccia al cielo. Nelle giornate successive però non è riuscito a replicare la vittoria ottenuta sulle strade delle Fiandre. 

«Una volta arrivati in Belgio mi sentivo nella giusta forma – continua Milan – e ne ero felice, anche perché a fine stagione bisogna sempre fare i conti con le energie rimaste. Ero parecchio motivato, insieme al team ci eravamo dati l’obiettivo di raccogliere quante più vittorie possibile. Siamo partiti bene a Koolskamp con una bella volata. Purtroppo nei due giorni successivi non mi sono sentito bene, anzi nell’ultima gara delle tre previste ho preso l’influenza». 

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Super8 Classic 2025
Nei giorni successivi Milan è stato vittima di un’influenza che ha condizionato le altre gare in Belgio, qui alla partenza della Super8 Classic
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Super8 Classic 2025
Nei giorni successivi Milan è stato vittima di un’influenza che ha condizionato le altre gare in Belgio, qui alla partenza della Super8 Classic
Come si riparte dopo aver centrato l’obiettivo della stagione?

La maglia verde al Tour era il focus dell’anno, una volta raggiunto ero molto felice. Sono contento anche di come ho vissuto quell’esperienza: le tappe, le volate, le persone sulla strada. Mi sono divertito parecchio e penso che questo aspetto sia stato importante e che mi abbia dato una grande mano nel raggiungere l’obiettivo. 

Cosa ti è rimasto da questo Tour?

La consapevolezza di avere al mio fianco una squadra forte, continuerò a ringraziarli sempre per quanto fatto e per come mi hanno supportato nei momenti difficili. Ce ne sono stati, ad esempio qualche salita o fasi della corsa concitate, magari in televisione sono aspetti che si vedono di meno ma hanno fatto un grandissimo lavoro. Quando si raggiunge un obiettivo è sempre qualcosa appagante, magari sembra banale dirlo ma è veramente così. 

La conquista della maglia verde per Milan è stato il coronamento di un lavoro durato una stagione intera
La conquista della maglia verde per Milan è stato il coronamento di un lavoro durato una stagione intera
Ti scorrono in testa determinati momenti?

Prima di partire immagini tutto, studi ogni dettaglio, poi inizia la parte di preparazione nella quale ci si allena per settimane con un unico pensiero. Arrivare a Parigi e dire che siamo riusciti a portare a casa la maglia verde è stato qualcosa di molto emozionante.

E’ cambiato qualcosa in te? C’è una maggior consapevolezza nei tuoi mezzi?

No, è stato tutto uguale. Ogni volta che risalgo in bici c’è il solito mal di gambe che mi accompagna per i primi quattro o cinque giorni. Tirare fuori una buona condizione dopo le fatiche del Tour è stato importante. Il Lidl Deutschland Tour è stato un passaggio importante, ci sono stati dei momenti di difficoltà però sono felice di com’è andato. Diciamo che è stato un buon rodaggio per tornare alle corse. Duretto, devo ammetterlo, però siamo andati vicini alla vittoria. Vediamo il prossimo anno se riusciremo a fare meglio.

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Deutschland Tour 2025
Milan è ritornato in corsa prima ad Amburgo e poi al Deutschland Tour ritrovando buone sensazioni, è mancata solamente la vittoria
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Deutschland Tour 2025
Milan è ritornato in corsa prima ad Amburgo e poi al Deutschland Tour ritrovando buone sensazioni, è mancata solamente la vittoria
L’ultima trasferta in Giappone è come un capitolo conclusivo di una stagione che ti ha regalato cosa, oltre ovviamente ai successi su strada?

Che mi ha insegnato tanto a gestire impegni grandi come la preparazione di un Tour de France. Alla fine è stato un anno nel quale mi sono divertito tanto, non per le vittorie ma in generale. In squadra abbiamo condiviso tanti bei momenti, è stata una stagione veramente molto molto bella. Adesso ci saranno queste due ultime gare in Giappone dove cercheremo di andare a fare il meglio.

Riprenderai anche con la pista?

Ho già sentito il cittì Dino Salvoldi, ci siamo già sentiti un po’ più volte. Adesso parlerò anche con la squadra e andremo a vedere le date che ci saranno per quanto riguarda il calendario su pista. Gli ho già dato un occhio, però fra obiettivi su strada e pista si vorrebbe cercare di fare tutto ma è impossibile. Andremo a definire il tutto, sicuramente tornerò in pista ad allenarmi con il nuovo anno.

Magagnotti pistard fa sognare. Bragato traccia il profilo

08.09.2025
5 min
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Apeldoorn ha aggiunto non solo due ori e un bronzo al suo curriculum, ma anche un altro tassello all’altissimo profilo che Alessio Magagnotti si sta disegnando nel mondo del ciclismo fin da quando era ragazzino, quando andò a cogliere un argento agli Eyof. Da lì è stata una cavalcata, tra gli allievi prima che tra gli juniores e il suo destino è già tracciato, attraverso un contratto già firmato con un devo team.

Ai mondiali su pista di categoria Magagnotti ha prima trascinato il quartetto al quarto oro consecutivo (e lui c’era anche lo scorso anno), poi ha vinto anche la prova individuale e subito sui social sono partiti paragoni importanti con chi questa doppietta l’ha fatta al massimo livello come Filippo Ganna. Attenzione però, perché con i paragoni bisogna andarci piano, per non schiacciare il ragazzo con troppe pressioni.

Alessio con gli altri iridati del quartetto, Colombo, Cornacchini, Matteoli e Saccani
Alessio con gli altri iridati del quartetto, Colombo, Cornacchini, Matteoli e Saccani

I paragoni possono anche schiacciarlo

Diego Bragato era ai mondiali di Apeldoorn non solo come responsabile della squadra femminile, ma anche come titolare del Team Performance che segue tutta l’attività ciclistica italiana e chiaramente ha avuto un occhio attento sul ragazzo, ma ci tiene innanzitutto proprio a chiarire perché fare paragoni significa non aiutarlo.

«I paragoni lasciano sempre il tempo che trovano, secondo me lui deve ancora avere la possibilità di cimentarsi in quello che a lui piace e quello che si sente di fare. Senza legami, libero, puntando anche a divertirsi. Etichettarlo magari può essere un freno, si rischia di ingabbiarlo in un quadro in cui magari non prova a fare delle cose che gli altri non si aspettano. Invece un ragazzo di quest’età, con la forza e il potenziale che ha può provare ancora a stupire chi lo segue perché ha i valori per farlo. E comunque, se proprio dobbiamo trovare un riferimento, io vedo sicuramente molto più contatti con Milan che con Ganna».

Diego Bragato, tecnico delle ragazze e titolare del Team Performance che segue tutto il ciclismo azzurro
Diego Bragato, tecnico delle ragazze e titolare del Team Performance che segue tutto il ciclismo azzurro
Secondo te che corridore è e che corridore può essere?

A me piace molto perché incarna quello che secondo me è un po’ il percorso ideale di un atleta. Un ragazzo forte che ha lavorato finora più sulla qualità piuttosto che sulla quantità e questo lo dimostra essendo molto competitivo nell’inseguimento a squadre, ma anche in quello individuale fino al chilometro da fermo. Quindi i ventagli degli aspetti di forza e metabolici e di pura qualità li sta allenando tutti molto bene con risultati evidenti.

Questo cosa significa?

Che ha rispettato le tappe giuste finora, ha fatto vedere di essere forte come picco di potenza, infatti anche su strada in volata fa la differenza. Ha ottimi valori di potenza e capacità lattacida e questo si vede nelle prove individuali contro il tempo. Ma ha anche quelle qualità di gestione e di cambio di ritmo che nell’inseguimento a squadre servono. Credo che dal punto di vista della forza delle componenti esplosive è pronto e maturo per avere anche risultati in competizioni più importanti. Ora è arrivato a un’età di maturazione fisiologica e può iniziare a lavorare sulla parte più di quantità.

Jonathan Milan, per caratteristiche, è più assimilabile a Magagnotti, su pista come su strada
Jonathan Milan, per caratteristiche, è più assimilabile a Magagnotti, su pista come su strada
Proiettiamo tutto questo discorso sulla strada. Alessio è un corridore molto veloce che va forte anche in certi tracciati di classiche, ma non è un uomo da cronometro…

Per questo dico che non è assimilabile a Ganna. Come tipologia di atleta per me adesso è giusto che si dedichi più a gare come le classiche di categoria, perché sembra che le sue qualità di forza lo portino più da quella parte lì. Un domani con la maturità e con il fondo, magari potrebbe anche far bene anche le cronometro, ma secondo me ad oggi le sue caratteristiche sono diverse. Più esplosive, lo vedo molto più velocista.

Lo stesso Salvoldi diceva che come tipologia di corridore è più vicino a Milan, infatti occupa il suo stesso ruolo nel quartetto…

Dino ha ragione, le caratteristiche sono quelle anche se uno come lui, con le capacità che ha, può coprire più ruoli, perché uno che fa il chilometro da fermo così forte potrebbe potenzialmente fare anche la partenza e infatti con Milan in partenza, al lancio abbiamo vinto un mondiale, non dimentichiamolo… In un quartetto Magagnotti è un elemento preziosissimo perché come potenza generale, come picco, come resistenza ti consente di schierarlo in più posizioni.

Magagnotti sul podio del chilometro, vinto dal britannico Hobbs, anche lui inseguitore (foto UCI)
Magagnotti sul podio del chilometro, vinto dal britannico Hobbs, anche lui inseguitore (foto UCI)
Nelle altre specialità dell’endurance può emergere?

Ne abbiamo parlato con Salvoldi. Per questioni di tempo non ci si è potuto lavorare ma siamo convinti entrambi che sarebbe bellissimo vederlo nelle prove di gruppo, potrebbe essere un ottimo elemento per l’omnium, restando in un discorso legato alle gare del programma olimpico. Ma bisogna lavorare nel tempo anche dal punto di vista tecnico e tattico, provare, fare esperienza all’estero e un atleta come lui che inizia a correre in squadre importanti fatica a trovare il tempo necessario. Non nego però che come caratteristiche non mi spiacerebbe vederlo anche nelle prove endurance di gruppo. Farebbe faville…

Tre anni con la Groupama: il giovane Milan si mette in proprio

18.08.2025
5 min
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La notizia che Matteo Milan lascerà l’ambiente Lidl-Trek per un contratto triennale nel WorldTour con la Groupama-FDJ è stata fra quelle che è passata nei giorni alla vigilia di Ferragosto. Il cambiamento è importante e fa capire che il giovane friulano, 22 anni e ottimi numeri, abbia scelto di investire su se stesso (in apertura, l’immagine ufficiale della vittoria a Jons nell’Alpes Isere Tour).

Nella Lidl-Trek che ha già Mads Pedersen e suo fratello Jonathan, l’unico spazio possibile sarebbe stato probabilmente il treno di uno dei due. E forse prima di mettersi a tirare le volate per altri, Matteo vorrà provare a farle per sé. Non è un mistero che la Groupama, chiuso il capitolo Demare, volesse rifondare il settore velocità, per questo lo scorso anno era stato sondato anche Daniele Bennati. Investire sul giovane friulano è il segnale che l’obiettivo rimane.

La scelta della Groupama è stata di Matteo, dopo aver consultato la famiglia: il fratello Jonathan, la madre Elena e il padre Flavio
Insomma Matteo, dopo l’inglese, ti toccherà imparare anche il francese?

Eh sì, ci sto provando (ride, ndr), ho già iniziato a studiarlo. Sarà un’esperienza nuova, una lingua nuova, un obiettivo che mi sono posto per i prossimi anni.

Come è andata? Tre anni di WorldTour sono un bel margine di sicurezza…

Era una mia piccola richiesta. Qualunque fosse la squadra, avrei voluto un contratto lungo. Non si tratta di avere meno pressioni, perché quelle ci saranno in ogni caso, piuttosto si tratta di non avere troppa fretta nel fare le cose. Due anni nel WorldTour passano facilmente. Il primo serve per ambientarsi e scoprire nuove corse. L’anno dopo sei già lì a dover fare risultato perché devi rinnovare il contratto. Non volevo ritrovarmi con l’acqua alla gola già dal secondo anno e la mia visione ha coinciso con quella della squadra. Cioè fare un nuovo step con un velocista giovane, in un gruppo di corridori giovani.

Si vuole ricreare il gruppo degli uomini veloci?

Vogliono riassortire il reparto. Io nel frattempo ho un po’ rivisto il mio identikit di corridore, dopo qualche mese in cui facevo fatica a trovare una dimensione precisa. Dall’anno scorso ho un po’ cambiato me stesso e ho preso la direzione di diventare velocista, anche perché i risultati portavano a quello. Le mie sensazioni erano migliori nelle volate e quindi mi sono detto di puntare su questo, sapendo che però tengo un po’ meglio in salita. Riesco ad arrivare con gruppi più selezionati, in cui le volate posso essere diverse da quelle di gruppo compatto. Credo di poter diventare un velocista completo.

Lasci la Lidl-Trek in cui sei cresciuto: una scelta difficile?

Il mio obiettivo era trovare la strada e la Groupama mi ha offerto l’opportunità di cercarla, assecondando e condividendo l’idea di percorso che ho sulla mia carriera. Hanno visto in me del buono, sono arrivati veramente in piena. Hanno spinto per avermi, forse perché hanno visto che in Francia ho fatto dei buoni risultati. La squadra punta alle corse di casa, hanno forte l’appartenenza al ciclismo francese e hanno voluto un corridore che possa fare bene anche sui loro percorsi.

Tre anni di WorldTour sono un bel contratto, ma anche un bell’impegno. Dove credi di dover crescere per sopportare bene l’impatto?

Secondo me sarà importante avere un buon feeling con la squadra e con i corridori: alla fine, è tutto quel che serve. Ci sono velocisti e velocisti. Qualcuno ha bisogno di meno supporto, qualcuno di più. Io devo ancora capire quello che sono. Per i prossimi anni cercherò di essere supportato il più possibile dalla squadra. E se trovi corridori affiatati che come te vogliono fare il meglio in volata e si crea un bell’ambiente, sicuramente si fa uno step in più e magari si diventa anche più veloci.

Jonathan ti ha aiutato nella scelta? Ne avete parlato?

Certo che mi ha aiutato. Mi ha aiutato lui, come tutta la famiglia, anche se poi la scelta finale ovviamente l’ho fatta io. Un punto di vista esterno ci sta sempre bene e mio fratello mi ha aiutato anche in questo. Vedevo che la Groupama è una delle squadre più solide, che esiste da tanto e negli anni ha avuto dei buonissimi velocisti come Demare. Io da parte mia ho questa attitudine per le volate e anche per le classiche e i nostri progetti si sono sposati.

Il 2025 si concluderà con la Parigi-Tours U23: lo scorso anno ci fu la coda degli europei gravel di Asiago (foto Paris Tours Espoirs)
Il 2025 si concluderà con la Parigi-Tours U23: lo scorso anno ci fu la coda degli europei gravel di Asiago (foto Paris Tours Espoirs)
Hai parlato direttamente con Madiot o con Philippe Mauduit?

Con Philippe, si occupa lui della gestione sportiva. Mi sono tanto affidato a lui, anche perché parla bene anche l’italiano, e al fratello di Pinot che segue la preparazione.

Come proseguirà ora la tua stagione?

Ho il mio programma con la Lidl-Trek. La prossima corsa sarà il Tour Poitou Charentes dal 26 agosto. Poi farò il Giro del Friuli e tutta la parte finale con le classiche italiane, il Piccolo Lombardia, la Coppa Città di San Daniele e la Paris-Tours U23.

In allenamento vi capiterà di sfidarvi di certo, immagini che il prossimo anno potresti ritrovarti in volata contro Jonathan il grande?

Spero magari di non trovarmici da subito (ride, ndr). Magari sarebbe meglio all’inizio fare un paio di corse differenti, giusto per avere il tempo di ambientarmi e prendere le misure. Però sarà divertente. Lo sto studiando negli allenamenti che ogni tanto facciamo insieme. Sto studiando la tattica per battere mio fratello…