BLOCKHAUS (CH) – A ben rileggere la tappa, ora che la montagna si è svuotata e sulla cima restano soltanto la neve e le luci delle finestre, Felix Gall ha fatto quello che al momento dell’attacco di Vingegaard avrebbe potuto (e dovuto) fare anche Pellizzari. Giulio l’ha capito quasi subito e poi ha avuto quattro chilometri di salita per convincersene, l’austriaco si è ritrovato nella parte per necessità e dopo l’arrivo ha benedetto la scelta.


Il ritmo giusto
Quando la Visma-Lease a Bike ha messo davanti Piganzoli e Kuss con il chiaro intento di fiaccare la resistenza altrui preparando l’attacco di Vingegaard, Gall si è subito portato nelle prime posizioni del gruppo. E non appena Jonas ha portato il primo scatto ha maledetto l’incapacità di seguirlo come invece ha fatto Pellizzari: una fortuna tuttavia non aver avuto le gambe per il cambio di ritmo, come dimostrano quei pochi secondi (tredici) pagati sulla cima dopo 6 ore 9’15”.
«All’inizio ero un po’ infastidito dal non aver potuto seguire Pellizzari e Jonas – ha detto dopo il traguardo – ma alla fine è stata la scelta giusta. E’ stato positivo aver continuato con il mio ritmo».
Infatti mentre dopo un chilometro Pellizzari ha pagato il conto all’inesperienza, Gall che ha 28 anni e alle spalle un Giro, tre Tour e due Vuelta, ha iniziato a risalire. Ha ripreso e staccato l’italiano e ha messo nel mirino Vingegaard. Letta in questo modo, la tappa del danese non è stata poi così devastante.


Il dubbio della crono
Per la Decathlon-CMA che si sta abituando ai piani alti del gruppo grazie al Seixas, la prestazione di Gall vale come una grande iniezione di fiducia: il francesino che ha vinto la Freccia Vallone ha alle spalle una genetica da campione, ma evidentemente il lavoro impostato sta dando buoni frutti anche con gli altri. Con Andresen, che non manca di misurarsi in ogni volata. Con Staune-Mittet che cresce e con Muhlberger che si sta dimostrando uno dei gregari più forti.
«So bene che Vingegaard mi sia molto superiore – dice Gall, cui il danese ha tributato grande onore con le sue parole – in salita e soprattutto a cronometro. Dopo Pogacar, è il miglior corridore da Grandi Giri al mondo, quindi per ora non sto certo pensando a come batterlo, ma sono solo contento della mia prestazione».


Grazie al vento e alla squadra
Il quinto posto al Tour dello scorso anno e la vittoria di Courchevel del 2023 fanno di Gall uno dei nomi da tenere ora sotto osservazione. E anche in squadra devono essersi accorti della sua buona condizione, tanto che proprio Muhlberger lo ha tenuto al coperto nelle fasi più scomode della tappa, prendendo il vento al suo posto e lasciandolo in testa alla corsa quando la corsa è esplosa.
«Devo ringraziarlo – ha detto Gall indicandolo con lo sguardo mentre il compagno si cambiava poco distante – perché ha fatto un lavoro straordinario per proteggermi dal vento. Tutta la squadra è stata fortissima. Nel finale c’erano parecchie raffiche laterali, che hanno fatto la differenza, ma alla fine penso di dover ringraziare il vento a favore che ci ha spinto per quasi tutto il giorno, rendendo questa tappa anche più rapida e questo è stato un bel vantaggio. Ricordo bene il Blockhaus dal mio primo Giro. Era il 2022, rimasi in fuga per oltre 130 chilometri, ma arrivare in cima fu un’esperienza terribile. Quindi è bello essere tornato oggi ed essere arrivato secondo».
Jay Hindley, che quel giorno vinse la tappa gettando le basi per la conquista della maglia rosa, questa volta è arrivato terzo e si sta cambiando qualche metro più indietro, accanto a Pellizzari.
Il Giro è appena entrato nel vivo e nessun verdetto appare per ora inappellabile. Vingegaard è stato padrone, ma non è ancora un despota. Tuttavia per buttarlo giù dal trono servirà inventarsi qualcosa di speciale. Lo sanno tutti e lo sa bene anche Gall che uno così non molla facilmente l’osso.