Il bello del Giro, il brutto dell’Uci: sentite De Marchi

12.05.2022
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Ieri era giusto un anno da quando De Marchi conquistò la maglia rosa a Sestola. Fu l’inizio di una storia durata (troppo) poco, che in ogni caso portò il Rosso di Buja nei cuori del Giro e di quelli che magari, vedendolo così schivo, non erano mai riusciti ad avvicinarsi. E facendo scoprire a lui, friulano sino alla punta dei capelli, il calore di un’Italia che in alcuni momenti, come per magia, è capace di stringersi attorno ai suoi simboli.

«Presente! Si, ci sono. E sono felice – ha scritto su Instagram a Budapest – di dire che mi trovo esattamente dove desidero essere: al Giro d’Italia. Niente è più importante! Esperienza, gambe , coraggio e passione».

Al via della Liegi, De Marchi non aveva un’espressione entusiasta: le sensazioni non erano ancora buone
A Liegi, De Marchi non aveva un’espressione entusiasta: le sensazioni non erano buone

Contento di esserci

La carovana si è lasciata alle spalle i primi giorni ungheresi e quelli in Sicilia, con voci, colori e un senso di entusiasmo provvidenziale e leggero. E adesso che inizia la risalita lungo lo stivale, la dichiarazione d’amore di Alessandro merita un approfondimento. Lo avevamo sentito alla vigilia delle Ardenne, aveva il morale sotto terra. Non era affatto certo di partire per il Giro, anche se la squadra è sempre stata pronta a scommetterci. Alla Liegi c’era stato un timido risveglio di buone sensazioni. Che cosa è successo poi?

«Sono al Giro d’Italia – dice nel baccano del foglio firma – quindi questa è la cosa più importante. Al netto di tutte le cose che sono successe durante la primavera, sono comunque contento di essere qui e questa è la cosa più importante. Bisogna essere realisti e consapevoli della situazione in cui ti trovi. E’ inutile continuare a pensare che le gambe non sono al 100 per cento e tutto il resto. Sono al Giro d’Italia, ho ancora quindici tappe per divertirmi, godere di questo spettacolo e trovare il momento, la situazione. Il mio Giro sarà fatto così. E devo dire che è un approccio che mi sta dando modo davvero di vivere la corsa in un modo consapevole e sereno».

Nella crono di Budapest, un 29° posto a 33 secondi come tanti leader: condizione in arrivo?
Nella crono di Budapest, un 29° posto a 33 secondi come tanti leader: condizione in arrivo?

Il marchio rosa

Quel giorno continua a seguirlo. Sarebbe curioso un domani chiedere a Nibali, ad esempio, se ricordi ogni chilometro pedalato con la maglia rosa sulle spalle. De Marchi ricorda tutto. Nonostante fosse in crisi nera nel giorno di San Giacomo, riuscì a riconoscere le tracce sempre presenti del terremoto in piena discesa e in un giorno di pioggia. Quei due giorni in maglia rosa hanno cambiato la sua percezione del Giro, dopo anni di Tour a tutti i costi e nonostante il successivo incidente di Bagno di Romagna abbia interrotto anzitempo il suo viaggio dopo 12 tappe.

«Quel ricordo è qualcosa di speciale – ammette – questo anno trascorso ha fatto sì che il Giro stesso sia qualcosa di speciale, di più rispetto a prima. La maglia rosa è ben presente nella mia vita. A casa mia è messa in un quadro che viene spostato di stanza in stanza quando mi gira, quando voglio averla a portata di mano. E’ una cosa che… è davvero come avere un marchio sulla pelle!».

Due giorni in maglia rosa nel 2021 hanno portato De Marchi in una nuova dimensione
Due giorni in maglia rosa nel 2021 hanno portato De Marchi in una nuova dimensione

Gazprom, un disastro

E mentre la campana avvisa i corridori dell’imminente partenza, pur sapendo di portare il discorso su un binario più malinconico, ci agganciamo con il “Dema” a un’attualità meno gioiosa. Con lui che non ha paura di metterci la faccia, che sorride amaramente per il titolo di avvocato delle cause perse, dal caso Regeni alla sicurezza sulle strade.

Il TAS di Losanna ha respinto il ricorso d’urgenza della Gazprom, che chiedeva la riammissione del team. L’UCI ha rigettato la possibilità di aumentare gli organici delle squadre, come proposto dai team e atleti, per consentire di sistemare i corridori rimasti a piedi. La motivazione è anche plausibile e rende ancora più irritante il rifiuto di far correre la squadra con maglia neutra, come s’era già deciso di fare al Trofeo Laigueglia. Dicono che nell’anno in cui i team si giocheranno il WorldTour a suon di punti (ci saranno salite e retrocessioni), riaprire gli organici a stagione in corso esporrebbe ogni cambiamento a ricorso.

Il caso Gazprom, la squadra fermata dall’UCI senza possibilità di appello, per De Marchi è un disastro
Il caso Gazprom, la squadra fermata dall’UCI senza possibilità di appello, per De Marchi è un disastro

«Per me – dice De Marchi – la situazione Gazprom è un disastro. E’ un disastro perché secondo me è inaccettabile che l’UCI, che dovrebbe essere la nostra madre, quella che davvero difende i corridori, sia stata la prima, senza pensarci, a mandare a casa tutte quelle persone. E la cosa sta andando avanti in quella direzione ed è una roba inaccettabile.

«Noi come gruppo – riflette amaramente – ancora una volta non stiamo mostrando una grande unità. E forse anche i nostri sindacati avrebbero dovuto avere un approccio molto più duro, perché è necessario. Non credo che togliere la sponsorizzazione e cancellare la squadra, abbia danneggiato Gazprom. Non credo che fermare quei corridori abbia indebolito Putin. Avevano proposto delle soluzioni che sono state scartate…».

Il Giro sarà per De Marchi un’esperienza da sorseggiare con calma, cercando di goderne il bello
Il Giro sarà per De Marchi un’esperienza da sorseggiare con calma, cercando di goderne il bello

Destinazione Potenza

La tappa parte, un altro giorno da onorare fra Palmi e Scalea. Salita in partenza, poi un continuo su e giù. Nel Giro che ieri ha accolto il saluto di Vincenzo Nibali, che ha visto sparire (sia pure in modo diverso) alcuni sfidanti come Lopez e Dumoulin, si guarda con crescente interesse alla tappa di domani. Vero che il Block Haus di domenica fa già tremare i polsi, ma le strade lucane che portano a Potenza saranno il sicuro teatro di qualche imboscata.

Froome e De Marchi, il punto dall’ammiraglia con Claudio Cozzi

29.04.2022
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In casa Israel – Premier Tech vale la pena soffermarsi un attimo a parlare di due nomi. Due nomi importanti: Alessandro De Marchi e Chris Froome. Due veterani della squadra diretta da Claudio Cozzi, uno dei diesse, e due corridori che in questo inizio di stagione hanno fatto più fatica del dovuto.

Ma se per il britannico il barometro volge al bello, per il friulano il meteo è ancora incerto, anche se qualche timido segnale positivo è arrivato dalla Liegi.

Froome e De Marchi, rispettivamente primo e terzo da sinistra, al via da Cles nella prima frazione del TOTA
Froome e De Marchi, rispettivamente primo e terzo da sinistra, al via da Cles nella prima frazione del TOTA

Niente dolori…

Partiamo dal re di quattro Tour, un Giro e due Vuelta. Dicevamo che le cose migliorano. Nei giorni del Tour of the Alps lo stesso Cozzi ci aveva detto che erano tre anni che Chris non raggiungeva certi valori in allenamento.

«Esatto – dice il direttore sportivo – tre anni che non raggiungeva certi valori, ma quello che più conta è che non sente più dolore e questo gli consente di allenarsi bene, forte come vuole lui. 

«Sta continuando a dare segnali positivi. Al Tour of the Alps è caduto però poi sembrava che stesse abbastanza bene, non ha avuto problemi fisici: nessun tipo di dolore, ginocchio, schiena o caviglia quello che lo tormentava lo scorso anno. Io sono fiducioso».

«Chris è un fighter, un combattente, nella vita e nello sport – ha aggiunto Cozzi – Ha una testa veramente forte e quindi man mano che vede che sta bene, che migliora, va in progressione. Prende fiducia. La sua testa è molto forte, adesso ha bisogno di recuperare il suo fisico dopo quel maledetto incidente. E non è facile, anche perché gli anni passano. Però, ripeto, Chris ha una testa fuori dal normale».

«E’ di una professionalità incredibile. Mi colpiscono la calma e la tranquillità che ha nel gestire ogni situazione. Lui non sente le pressioni, non sente i giudizi altrui, se i giornalisti lo criticano per lui è uguale».

Froome ha anche provato ad andare in fuga sul Rolle (2ª tappa del TOTA)
Froome ha anche provato ad andare in fuga sul Rolle (2ª tappa del TOTA)

Froome e il Giro?

Alla luce di un buon Tour of the Alps, al netto dell’ultima tappa in cui Froome è uscito fuori tempo massimo come la metà del gruppo (hanno preferito non rischiare tra pioggia, freddo e discese tecniche), è curioso conoscere quale sarà il programma di lavoro e di gare del britannico.

«Stiamo decidendo proprio in questi giorni – ha detto Cozzi – gli allenatori valutano i suoi dati e di conseguenza stileremo il suo programma. Una remota possibilità di vederlo al Giro? Difficile da dire. Stiamo disegnando la squadra del Giro in questi giorni».

Il fatto di lasciare una piccola porta aperta sulla presenza di Froome al Giro è legata principalmente alla questione dell’ormai noto bollettino medico che coinvolge tutte le squadre. Di base Chris non dovrebbe essere al via da Budapest. Tanto più che dopo il Tour of the Alps si è schierato anche al Romandia: proprio perché stava bene voleva accumulare un buon volume di lavoro.

«Abbiamo sempre qualche corridore fermo, pertanto dobbiamo tenere in considerazione tutti i nostri atleti. Anche perché poi c’è da stare vigili anche sulla questione dei punteggi (per la classifica WorldTour a squadre, ndr). Nello stesso periodo della corsa rosa ci sono il Giro di Norvegia e altre gare: dobbiamo distribuire bene la squadra».

De Marchi ha disputato una buona Liegi visto il lavoro che doveva svolgere e la condizione non certo al top
De Marchi ha disputato una buona Liegi visto il lavoro che doveva svolgere e la condizione non certo al top

“Dema” c’è…

Capitolo De Marchi. Leggendo gli ordini di arrivo si potrebbe dire che Alessandro proprio non va quest’anno. Poche gare, molte delle quali finite anzitempo con dei ritiri. Chiaramente alle spalle c’è una grossa dose di sfortuna. Anche De Marchi come Froome, è un combattente nato, ma quando la salute non gira per il verso giusto c’è poco da fare.

Anzi che almeno la Liegi, seppur indietro, l’ha portata a casa.

«De Marchi – riprende Cozzi – non è che non va, solo che ogni volta ha avuto influenza e mal di stomaco. Nella prima tappa al Tour of the Alps ha vomitato e non ci si aspettava questo. 

«Lui mi ha detto che al Giro vuole esserci, vuole stare con noi, e conoscendolo sono abbastanza fiducioso. L’ho sentito anche nel corso del Tour of the Alps, dopo il suo ritiro ed era in miglioramento (e infatti poi quasi a sorpresa è volato alla Liegi, ndr)».

Alessandro vuole il Giro, okay, ma bisogna anche essere pronti per andarci e di certo il suo cammino non è stato privo di ostacoli. Avrà la condizione giusta? Avrà il volume di lavoro necessario per affrontare tre settimane di corsa?

«Guardate – conclude Cozzi – che Alessandro si è allenato e bene. Non è che non abbia la condizione, ma come ripeto è stato male. I suoi volumi di allenamento li ha fatti. In virtù di questi problemi abbiamo eseguito degli accertamenti e virus non ne sono usciti… quindi dopo la Liegi va diretto al Giro».

Nizzolo “scalatore”. Al Tour of the Alps tutta la grinta di Giacomo

21.04.2022
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A leggere l’ordine d’arrivo della prima tappa del Tour of the Alps c’è qualcosa che colpisce. Ci sono gli scalatori, per esempio Pello Bilbao, e poco dopo Giacomo Nizzolo. Le cose sono due: o lo spagnolo ha fatto lo sprint o Giacomo è andato forte in salita! E la foto in apertura con Miguel Angel Lopez la dice lunga…

La risposta giusta infatti è la seconda. Nizzolo è andato forte in salita! E anche ieri a Villabassa il corridore della Israel-Premier Tech è arrivato 76° a 8’03” dal leader, a 7′ e poco più dagli uomini di classifica e soprattutto guidando lui il gruppetto, che tra l’altro non era a fine corsa. Insomma, non è cosa da poco per un velocista, dopo una tappa col Furcia di mezzo e 3.200 metri dislivello.

Il milanese è reduce da una sfortunatissima Milano-Sanremo. Aveva tenuto i migliori ed è caduto in discesa dal Poggio, quando mancavano circa 3 chilometri a Via Roma.

Nel giorno di Lana, con un avvio più soft sul Rolle si sarebbe potuto anche pensare di lottare per la tappa
Nel giorno di Lana, con un avvio più soft sul Rolle si sarebbe potuto anche pensare di lottare per la tappa

Un velocista in salita

Nizzolo al Tour of the Alps. Cosa ci fa un velocista da queste parti?

«Eh, cosa ci fa – sorride Nizzolo – cerca la condizione giusta. E’ insolito sì, ma dato l’infortunio alla Sanremo non ho più potuto fare il programma che volevo e credo che questo sia l’unico appuntamento per fare un po’ di gamba in vista del Giro d’Italia.

«Ieri è stato un bel test. Ho tenuto duro il più possibile. Però stavo bene. Qui ci sono corridori molto più forti di me in salita e mi hanno fatto faticare molto. Però per quanto mi riguarda sono contento della condizione. L’idea è di mantenerla e di migliorarla ancora un po’».

Ecco il milanese in ritiro sull’Etna (immagine da Instagram)
Ecco il milanese in ritiro sull’Etna (immagine da Instagram)

Stimoli alti

Nizzolo ha chiesto al team di portarlo al Tour of the Alps. E quando è così i tecnici non hanno potuto far altro che accontentarlo. Un velocista che chiede di essere portato tra le montagne è un bel segnale. C’è fame, quella giusta, quella che serve.

Dopo lo stop della Sanremo, Giacomo è stato fermo alcuni giorni perché non riusciva neanche a pedalare, ma dopo si è rimesso sotto. Ha fatto tre settimane di altura sull’Etna. Ha corso alla Freccia del Brabante e poi si è messo in viaggio verso Cles.

«Gli stimoli – riprende Nizzolo – sicuramente si trovano quando hai voglia e quando hai di fronte a te un obiettivo importante come il Giro d’Italia. Però si trova sempre una soluzione. Dopo Il Tour of the Alps, non farò altura ma andrò al Gp Francoforte e da lì al Giro».

Dopo la grande prestazione di San Martino di Castrozza – Nizzolo ha terminato la sua fatica a 4” dagli scalatori – si pensava che potesse fare bene anche verso Lana. E’ vero che era la tappa con il maggior dislivello di tutto il Tour of the Alps, ma le difficoltà erano concentrate quasi tutte nella prima parte.

Giacomo Nizzolo (classe 1989) non si è risparmiato affatto tra i meleti del Trentino e dell’Alto Adige
Giacomo Nizzolo (classe 1989) non si è risparmiato affatto tra i meleti del Trentino e dell’Alto Adige

Dal Furcia alle colline

Invece, come si dice, la corsa la fanno i corridori e la corsa è esplosa già sul Rolle. E’ successo di tutto. A quel punto Nizzolo si è messo di passo ed è andato all’arrivo. E ieri infatti era di nuovo brillante.

«Se la corsa fosse andata in altro modo non avrei mandato in fuga nessuno – ci aveva detto Claudio Cozzi, diesse della Israel Premier Tech – avrei tenuto tutti gli uomini intorno a Giacomo. Lui sta bene, è motivato.

«Ed è un vero peccato che la Sanremo sia andata così. Ci lavoravamo da novembre. C’eravamo con le gambe e con la testa, ma queste sono le corse. E’ un attimo. In ogni caso il fatto che Giacomo abbia chiesto di essere portato qui la dice lunga su come sia concentrato».

In queste prime tre frazioni Nizzolo ha accumulato un ottimo lavoro. Un lavoro di qualità. E non finisce qui. E se, come spesso diciamo, oggi il velocista la volata se la deve guadagnare lui è sulla strada buona per davvero. al Giro chiaramente non starà lì a tenere duro quando ci saranno certe salite, ma pensando alle colline…

Frigo, l’esordio con la WorldTour costa tanta aria in faccia

04.03.2022
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Nonostante l’inverno non fosse iniziato al meglio, vista la doppia frattura della clavicola. Nonostante sia ancora un giovanissimo (è un classe 2000), Marco Frigo si è già guadagnato un posto nel WorldTour e ha debuttato nel Gran Camino. Calma, nulla ancora è definitivo, ma il corridore vicentino ha esordito con la Israel Premier Tech, mentre ufficialmente milita nella Israel Cycling Academy, cioè la continental della squadra israeliana.

Marco lo abbiamo imparato a conoscere soprattutto nel corso del 2021, tra gli under 23 italiani più in vista. Bene al Tour de l’Avenir, fu poi una delle colonne portanti degli azzurri di Amadori ai mondiali di Leuven. Ragazzo dallo sguardo buono, sempre educato, in bici è un combattente nato.

Frigo in testa a tirare nel Gran Camino: obiettivo tenere sotto tiro la fuga
Frigo in testa a tirare nel Gran Camino: obiettivo tenere sotto tiro la fuga

Ritmo da WorldTour

Marco è soddisfatto di quanto fatto sin qui, di questo inizio di stagione con la nuova squadra. E guardando come si è comportato, ne ha ben ragione…

«L’inverno – racconta – non è stato dei migliori, venivo appunto dalla doppia frattura della clavicola e sarei dovuto partire anche un po’ prima, se vogliamo. Numeri alla mano, i miei valori non sono cresciuti ancora: con quelle due fratture non ho mai avuto una condizione costantemente in crescendo e che mi consentisse di migliorare. Ho fatto il ritiro, non ero super, ma queste gare erano nei programmi. Non è stata una sorpresa.

«E comunque non ci sono arrivato male. L’idea era di farmi fare esperienza. Ma la cosa più importante è che ho rotto il ghiaccio. La gamba risponde bene. Vedo che tutto sommato tengo. Quando aprono il gas… è tanta roba! La differenza si sente».

Frigo è un buon cronoman, lo scorso anno ha preso parte anche al mondiale U23
Frigo è un buon cronoman, lo scorso anno ha preso parte anche al mondiale U23

Già integrato

Marco è stato accolto alla grande nella Israel-Premier Tech. E’ in camera con Alessandro De Marchi ed è seguito da vicino dal diesse Claudio Cozzi. Entrambi lo sostengono, gli danno consigli.

«Sono davvero due brave persone – dice Frigo – che sanno il fatto loro. La squadra è contenta di quanto faccio. Il mio ruolo era quello di lavorare, di tenere la corsa sotto controllo. In una tappa praticamente ho fatto 140 chilometri in testa al gruppo. Però nonostante tutto nel finale ho continuato a lavorare secondo il programma. Insomma c’ero. La squadra è contenta di quanto ho fatto.

«Ed è stato bello perché ti senti utile per la squadra, in corsa hai un ruolo attivo. Cosa mi ha colpito di più? Ritrovarmi a tavola con gente dello spessore di Woods o di Fuglsang e parlare alla pari con loro. Quando ti vengono vicino e ti dicono del buon lavoro svolto, fa piacere».

Sempre in testa, anche in giornate di vento. Un lavoro che è piaciuto molto al team (foto Instagram)
Sempre in testa, anche in giornate di vento. Un lavoro che è piaciuto molto al team (foto Instagram)

Sognando il Giro

E allora si può pensare di essere presi in considerazione per il Giro d’Italia? Alla fine se il team è soddisfatto, se Marco tutto sommato tiene botta e se si pensa che è il ciclismo dei giovani… perché non sognare? In realtà non si può, come dice il regolamento, ma si potrebbe se sulla bilancia si mettesse lo spessore tecnico dell’atleta.

«Essendo tesserato in una continental – spiega Frigo – per regolamento non posso fare il Giro. Posso fare delle corse 1.Pro al massimo. La WorldTour non può convocarmi. Per il Giro dei grandi ci sarà tempo nei prossimi anni. Quello è l’obiettivo». Meglio dunque restare con i piedi per terra e pensare al concreto.

E il concreto è che dopo le prime gare (dopo il Gran Camino, c’è stata Le Samyn) con la squadra WorldTour, Marco è tornato a casa per allenarsi una decina di giorni prima di ripartire per il Belgio, sempre con la squadra dei grandi, almeno all’inizio. In fin dei conti lassù è un po’ di casa, visto che fino alla passata stagione vestiva i colori della Seg Cycling Academy. Frigo correrà infatti la Nokere Koerse, la Bredene Koksijde Classic e poi andrà al Tour de Normadie, stavolta sì con la Israel Cycling Academy.

E dal Belgio, metaforicamente parlando, ritorniamo alla Spagna, al Gran Camino, questa nuova corsa che ha lasciato un’ottima impressione tra gli addetti ai lavori.

«Davvero una gara ben organizzata – conclude Frigo – la Galizia è una terra bellissima. Percorsi ideali e anche strade sempre buone. C’era anche un bel montepremi. Già quest’anno c’era un gran parterre, tanto più se vediamo che ha vinto Valverde, ma sono convinto che l’anno prossimo ci saranno ancora più corridori di spessore».

Fuglsang: alla Israel idee chiare e la Strade Bianche in testa

09.02.2022
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Jakob Fuglsang cambia ancora pelle. Il danese dopo ben nove stagioni ha lasciato il gruppo Astana. Tra i grandi del WorldTour solo Valverde, Ulissi, Pinot e Puccio sono rimasti altrettanto tempo nello stesso team. E questo per chi va per i 37 anni non è una cosa da poco. Significa rimettersi in gioco, accettare nuove sfide, uscire da quella che oggi è la comfort zone.

Per l’ex biker approdato alla Israel – Premier Tech gli obiettivi non saranno più i grandi Giri, come già aveva dichiarato lo scorso anno, ma le classiche. E stavolta non si tratta solo della “sua” Liegi (che vinse nel 2019). 

Fuglsang verso obiettivi inediti come il Fiandre
Fuglsang verso obiettivi per lui inediti come il Fiandre

Nuove avventure

Fuglsang ha pagato un bel po’ lo scotto del Covid, anche se proprio al rientro nel 2020 era stato il migliore. Aveva dominato l’insolito Lombardia d’estate e “pagato dazio” al Giro d’Italia in autunno. E il 2021 è andato così così, fra strascichi del 2020 e qualche intoppo.

«Quella passata non è stata la mia stagione migliore – ha detto tempo fa Fuglsang – e per questo ho voglia di rifarmi partendo subito bene. Cercherò di lottare per una vittoria fin dall’inizio della stagione. La Strade Bianche è sicuramente uno dei primi grandi obiettivi. Successivamente farò anche il Fiandre. Poi penserò alle Ardenne». 

A stargli vicino ci sarà un altro “vecchietto” tosto, Michael Woods. Il canadese, che ha un anno in meno, è stato uno dei corridori più regolari dell’anno passato e proprio nelle Ardenne mostrò forse la sua versione migliore. Durante la ricognizione della Doyenne mostrò una concentrazione pazzesca ed affrontò, sotto i nostri occhi, la Redoute in modo feroce.

«Se ci sarà la possibilità di essere in due nel finale di una classica monumento – ha ripreso Fuglsang – sarà un vantaggio. Avremmo la possibilità di giocarci le nostre carte e fare la differenza. L’importante è che uno dei due vinca una grande gara quest’anno».

Fuglsang (classe 1985) con i nuovi compagni della Israel – Premier Tech
Fuglsang (classe 1985) con i nuovi compagni della Israel – Premier Tech

Cozzi soddisfatto 

Fuglsang stavolta non ha nel mirino “solo” la Liegi-Bastogne-Liegi. La Strade-Bianche e il Giro delle Fiandre lo aspettano al varco. Due corse prestigiose, durissime e che richiedono una certa abilità di guida. E in tal senso l’ex iridato U23 di Mtb non dovrebbe avere problemi.

Quest’anno il Fiandre vedrà al via più campioni del solito. Oltre agli specialisti, hanno alzato il braccio anche Nibali, Pogacar e adesso il danese. Anche se Jakob ha corso solo una volta la Ronde.

Il suo esordito con la Israel – Premier Tech è stato davvero pimpante. Il danese ha chiuso la Valenciana al sesto posto. Ma quel che lo ha reso felice sono state le sensazioni.

«E’ stata una gara difficile, ma ideale per me. Un buon inizio di stagione e un buon inizio di avventura con la Israel-Premier Tech. Sono molto contento di come è andata la gara, delle sensazioni che ho avuto e anche molto contento di come ha corso la squadra. Ho avuto un fantastico supporto dai miei compagni. Ci stiamo conoscendo».

«Ho visto un Fuglsang molto determinato – ci ha detto il diesse, Claudio Cozzi – Jakob non è venuto qui per essere “uno di passaggio”. Mi è sembrato un ragazzo molto serio. Un ragazzo che sa quel che vuole.

«Il programma? Lo abbiamo stilato insieme, cosa che facciamo soprattutto con i leader. Con loro cerchiamo di fare un calendario personalizzato, anche in base alle loro preferenze. I buoni corridori sono un potenziale che va “sfruttato”, per loro e per il risultato della squadra. Se un corridore non vuole andare ad una corsa è inutile portarcelo. Sì, è stato lui a chiedere di fare il Fiandre».

Insomma Fuglsang è sul pezzo. E ogni sua scelta è stata ben ponderata.

Il danese è più che soddisfatto della sua Factor Ostro Vam (foto Instagram)
Il danese è più che soddisfatto della sua Factor Ostro Vam (foto Instagram)

Sterrato nel Dna

E per quanto riguarda lo sterrato (e sul fatto di partire forte) tutto torna, visto come è andato alla Comunitat Valenciana, appunto. «Sono contento di come sia andata sullo sterrato. Ho dato tutto in quei 1.700 metri… forse troppo in una curva! Ma va bene così», ha detto il danese.

Anche il feeling con la bici è ottimo a quanto pare. Il danese, solitamente molto pacato, ha detto che la sua Factor Ostro Vam è probabilmente la migliore bici da strada che abbia mai avuto. «E’ una bici così ben bilanciata che è una gioia guidarla».

Bici o no, il danese è come il buon vino: più invecchia e più esalta le sue qualità. In gruppo non ci sono solo i “bimbi” della nuova generazione a fare la voce grossa. Prima di vincere devono battere i veterani.

«Dopo la Valenciana riprenderò alla Ruta del Sol. Spero che la mia forma continui a migliorare. Già lì vorrei ottenere un risultato migliore della Valenciana. Il mio obiettivo è continuare ad accrescere la mia forma fisica in vista dei miei prossimi obiettivi».

Fuglsang con il meccanico Gabriele Tosello alla vigilia della Strade Bianche 2021
Fuglsang con il meccanico Gabriele Tosello alla vigilia della Strade Bianche 2021

Strade Bianche in testa

E occhio davvero a queste due gare italiane, la Strade Bianche e la Tirreno-Adriatico. 

«Alla Strade Bianche Jakob ci tiene davvero – dice Cozzi – arriveremo in Toscana il 2 marzo (tre giorni prima della gara, ndr) e ne approfitteremo per fare delle ricognizioni approfondite». Anche nella messa a punto della bici il danese è un vero cecchino. Lo scorso anno, proprio alla vigilia della gara senese, discuteva coi meccanici dell’Astana, su sensazioni, millimetri… e aveva fatto fare degli interventi sulla pedaliera.

«Jakob – conclude Cozzi – sa cosa è meglio per lui. Come ho già detto, è molto professionale e il suo palmares parla per lui. Ha capito dove può fare bene e quali possono essere le corse più adatte al suo potenziale in questo periodo della sua carriera».

Nizzolo, misure (quasi) identiche: con la Factor è subito feeling

19.01.2022
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Giacomo Nizzolo (in apertura nella foto Noa Toledo Arnonphoto) si appresta ad affrontare la sua dodicesima stagione da professionista. Il milanese è approdato alla Israel – Premier Tech, dove sarà uno dei fari in assoluto e di sicuro la ruota veloce più preziosa del team.

Giacomo è un ragazzo molto tecnico, preciso sia dal punto di vista dei materiali che della preparazione e con lui vogliamo cercare di capire quanto si sia fatto sentire questo cambio di “casacca”.

La scorsa Gand andò a Van Aert. Nizzolo (a destra) fu secondo. Terzo arrivò Trentin, quarto Colbrelli
La scorsa Gand andò a Van Aert. Nizzolo (a destra) fu secondo
Giacomo, eccoci ad una nuova stagione e ad un nuovo team. Questo ha implicato anche dei cambiamenti dal punto di vista della preparazione?

Beh, diciamo che ormai ho una certa esperienza e una certa età, pertanto mi affido molto a me stesso. Le linee guida sono sempre le stesse. Anche se con i nuovi preparatori qualcosa è cambiato.

E dicci di quel “qualcosa”…

Parliamo di sfumature. Faccio un po’ più di palestra rispetto agli anni scorsi, ma la base è sempre la stessa, è semmai aumentata un po’ l’intensità a parità di periodo. Ripeto parliamo di piccole cose. Sostanzialmente sono aumentati un po’ i carichi. E anche in bici tendo a fare qualcosa di più “corto”.

In questi mesi i tuoi colleghi velocisti ci hanno parlato molto del ricorso al bilanciere libero, del fare pesi senza utilizzare i macchinari: anche per te è così?

Sì, il bilanciere è una cosa che ho sempre utilizzato senza la guida, perché è più reale e la muscolatura lavora in modo più completo nello squat.

Con voi professionisti di alto livello si parla sempre di dettagli, c’è qualcosa che state mettendo a punto ancora?

Il discorso dell’alimentazione, per esempio, dobbiamo ancora affrontarlo, ma su questo fronte già ero abbastanza preparato sin dagli anni scorsi. Come detto, finora i cambiamenti più importanti hanno riguardato gli aggiustamenti fatti in palestra.

Hai parlato di carichi maggiori in palestra, quindi più esplosività e allenamenti più corti: sei d’accordo con questa linea?

Sì, sono il velocista della squadra e devo concentrarmi sulle volate, ma al tempo stesso non mi reputo uno sprinter puro, per questo mi sono posto anche altri obiettivi come le classiche. Vorrei fare bene, quindi non devo tralasciare l’aspetto della tenuta sulla distanza.

Ti riferisci a qualche classica in particolare?

Sapete, dopo il secondo posto della Gand l’anno scorso stavolta vorrei vincerla! Poi ci sono la Sanremo e un po’ tutte le classiche del Belgio e del Nord, ad esclusione della Roubaix.

Squadra nuova dicevamo, stai già lavorando ad un tuo treno?

Assolutamente sì, avrò l’ottimo supporto di Matthias Brandle, Rick Zabel e Alex Dowsett… Tre nomi importantissimi per me. E infatti cercheremo di fare il più possibile lo stesso programma, di correre insieme. Abbiamo già fatto delle prove in allenamento, ma la gara è tutt’altra cosa.

Giacomo, passiamo anche ai materiali. Oltre alla bici, cosa hai cambiato?

Sostanzialmente la bici, le ruote e il manubrio. Scarpe, sella e pedali, i tre punti di appoggio, sono sempre gli stessi.

E della tua nuova Factor che sensazioni hai?

Che è molto leggera e le prime sensazioni sono state subito positive, anche perché di fatto sono riuscito a riprodurre le mie stesse misure. Il solo cambiamento che c’è stato ha riguardato il manubrio. Davanti sono un po’ più basso di un paio di millimetri.

Come mai? Scelta tua? Senti la differenza?

Non è stata una mia scelta, semplicemente con questo modello di manubrio andavo a finire così. Sono “a battuta”, tra attacco e tubo di sterzo. Se avessimo inserito uno spessore sarei stato troppo alto. La differenza non la sento, anche perché questo manubrio mi ha consentito di sistemare diversamente le leve, sulle quali posso muovermi abbastanza. Se poi uno va a vedere, finisce che magari qui sono più alto che in passato!

Perché il manubrio è diverso in quanto a misure?

Sì, leggermente. Anche nella larghezza. L’anno scorso ne utilizzavo uno particolare che aveva una larghezza diversa tra la parte alta e quella più bassa. Ma con questo comunque mi trovo bene lo stesso.

E poi avete il nuovo gruppo Shimano?

Sì, ma la guarnitura è la Rotor, la stessa che avevo anche lo scorso anno, una bella casualità. Come rapporti ho scelto il 54-42 davanti.

Hai cambiato anche marchio di gomme?

Sì, sono passato a Maxxis, la sensazione è che siano delle coperture molto scorrevoli, ma vedremo nel corso dell’anno. Per ora ho scelto dei tubolari da 25 millimetri.