Sensazioni importanti, Bernal torna a ruggire forte

02.02.2024
5 min
Salva

Un terzo posto in un campionato nazionale potrebbe sembrare poca cosa per chi ha nella propria bacheca un Giro d’Italia e un Tour de France, ma la “medaglia di bronzo” di Egan Bernal vale molto (in apertura foto ADN Cycling). E vale molto per Egan stesso. Tutto è riassunto in quella frase che ha detto ai giornalisti sudamericani dopo l’arrivo: «Mi sono sentito l’Egan di una volta».

Nella gara vinta da Osorio, il corridore della Ineos Grenadiers si è ben comportato. E’ sempre stato nel vivo della corsa e non ha giocato di rimessa. Non è arrivato davanti perché era stato in fuga, per dire. No, questo è un terzo posto vero. Di prestazione. La sua rincorsa nel finale, la sua “remuntada”, ha ricordato il Bernal di un tempo, forse per la prima volta dall’arcinoto incidente di due anni fa.

Certezze che tornano

Come si è detto per Alaphilippe, vale la regola che per vedere un campione tornare al vertice dopo un grave incidente serve una stagione intera dopo il fattaccio stesso. E visto come era conciato Egan questa regola vale ancora di più. La stagione di reset Bernal l’ha passata proprio nel recente 2023.

Se all’inizio ha tentennato non poco – ricordiamo i tanti ritiri – poi è riuscito a trovare continuità. E al termine della stagione scorsa in due mesi e mezzo ha messo in fila Tour e Vuelta. E proprio la continuità era quello che gli serviva e che cercava. Era la base da cui ripartire. Come nella preparazione del resto: prima si costruiscono le fondamenta, poi si cerca la prestazione.

Il suo ritorno alle corse stavolta è stato diverso. Bernal non era assalito dal solito dubbio: «Starò bene? Avrò recuperato le mie capacità fisiche?». 

E’ un terzo posto che vale oro, dunque. C’è soprattutto una sua frase detta alla tv colombiana che ci ha colpito e che a nostro avviso va sottolineata. «In corsa non avevo paura. Non avevo paura di spingere in salita e ho affrontato ogni curva al massimo. Prima (riferendosi all’incidente, ndr) correvo così».

«Questo terzo posto significa moltissimo per me. Ho preparato bene il campionato nazionale. La corsa non è andata esattamente come immaginavo però non fa niente. L’importante è che la prestazione sia stata buona e questo mi dà grande motivazione per la stagione. E perché possa essere ad un livello molto alto».

Un suggestivo scatto di Bernal. Se il classe 1997 dovesse tornare ai suoi livelli, sarebbe un bene per il ciclismo (foto Instagram)
Un suggestivo scatto di Bernal. Se il classe 1997 dovesse tornare ai suoi livelli, sarebbe un bene per il ciclismo (foto Instagram)

Entusiasmo colombiano

Archiviate le due prove nazionali (prima della corsa in linea Bernal aveva preso parte anche alla cronometro dove aveva chiuso sesto), è ancora tempo di Colombia. 

Dal 6 all’11 febbraio tornerà il Tour de Colombia. L’entusiasmo è già altissimo. E dopo aver visto un Bernal così lo è ancora di più. Senza contare che a questo entusiasmo per l’atleta di Zipaquirà si aggiunge il ritorno di Quintana, a dire il vero piuttosto opaco nella gara in linea, e di una folta schiera di colombiani pronti poi a spiccare il volo per l’Europa carichi di ambizioni importanti, visto che molti di loro militano in squadre di prima fascia.

«Cosa mi aspetto?», ha continuato Bernal. «Difficile da dire. Però se penso che il circuito del campionato nazionale era così duro per le gambe magari si potrà fare bene al Tour de Colombia».

A Tunja, dove è andato in scena il campionato nazionale, c’era anche un altro grande del ciclismo colombiano: Leonardo Paez. Il fortissimo biker era a bordo strada ed è rimasto colpito dalle velocità impresse dal gruppo e di Bernal in particolare. Leo era in cima alla salita, in prossimità dell’arrivo. Ha visto sfrecciare Bernal come un forsennato, lo ha visto sbucare tra le ali di folla.

E se anche lui si è fatto travolgere dall’entusiasmo dei suoi connazionali, allora vuol dire che veramente qualcosa si sta muovendo. Davvero potremmo aspettarci un nuovo (vecchio) Bernal.

Giro d’Italia 2021, Egan Bernal conquista la corsa rosa
Giro d’Italia 2021, Egan Bernal conquista la corsa rosa

Vuelta sì, Giro forse

C’è poi la questione del programma e un un calendario da scrivere in modo definitivo. O’ Gran Camino e Strade Bianche a parte, Bernal farà solo corse a tappe. Il suo programma è definito per tutta la primavera, più la Vuelta: il grande obiettivo dell’anno, come ha dichiarato.

Deve però decidere quale sarà il suo secondo GT: Giro o Tour? 

«Il Giro d’Italia è un’opzione – aveva detto Bernal in tempi non sospetti – vediamo quale fare tra questo e il Tour. Ma una cosa è certa, quest’anno il grande obiettivo è la Vuelta».

La grande corsa spagnola è l’unica che gli manca per completare la “sacra corona”. C’è persino chi dice che se la dovesse vincere Bernal smetterebbe di correre.

In teoria, viste le dinamiche delle preparazioni ormai accertate, sembra più logico vedere Bernal al Giro piuttosto che al Tour. In questo modo avrebbe più tempo per recuperare. Davvero il Giro, magari corso anche da capitano o con un ruolo importante, potrebbe essere l’ultimo gradino per tornare quello di un tempo. Dopodiché potrebbe lavorare con ferocia e decisione al “progetto Vuelta”.

In più la Ineos Grenadiers ha già ufficializzato le presenze di Thomas, Pidcock e Carlos Rodriguez alla Grande Boucle. E le Olimpiadi, che magari potrebbero interessarlo, non si disputano su un percorso adatto a Bernal. Pertanto non avrebbe tutta questa esigenza di correre il Tour.

Insomma, tirate voi le somme, ma se dovessimo vedere Bernal al Giro non saremmo affatto stupiti. Di certo saremmo contenti. Immaginate il Bernal di un tempo contro Pogacar

Plapp, primo vincitore 2024 con un pizzico di nostalgia

19.01.2024
5 min
Salva

A Luke Plapp un primato non potrà toglierglielo più nessuno, anche se a causa di una caduta è stato costretto a ritirarsi dal Tour Down Uder. E’ stato lui il primo vincitore di questo 2024, essendosi aggiudicato lo scorso 4 gennaio il titolo nazionale australiano contro il tempo. Non pago di ciò, ha colto anche un clamoroso tris consecutivo nella prova su strada, bagnando così nel migliore dei modi il suo approdo alla Jayco AlUla. Cinque titoli nazionali non sono davvero poco per un corridore di appena 23 anni, autore di un profondo cambiamento nella sua carriera lasciando dopo tre anni i fasti della Ineos Grenadiers.

Plapp al traguardo del campionato nazionale, indicando con le dita i tre titoli consecutivi. Con lui Chris Harper
Plapp al traguardo del campionato nazionale, indicando con le dita i tre titoli consecutivi

La sua terza vittoria consecutiva ha smosso l’interesse dei media nazionali e non solo tanto che il team, alla vigilia della partenza del Tour Down Under, ha dovuto organizzare un incontro con la stampa ad Adelaide. Nel frattempo però, a dispetto della distanza siderale fra l’Italia e l’Australia, Plapp ha trovato il tempo per rispondere ad alcune domande in esclusiva, in modo da poterlo conoscere meglio e capire a che punto è della sua carriera.

Quanto è importante per te essere in un team come la Jayco-AlUla a forte impronta australiana?

E’ davvero speciale. Sento che è una squadra perfetta per me. Penso che mi capiscano come persona, sanno cosa significhi essere australiano. E sono decisamente super, super felice di far parte di questa squadra. La sensazione è quella di svegliarmi ogni mattina e andare a una gara con un grosso sorriso sul viso, per questo non vedo l’ora di affrontare già il prossimo viaggio con la squadra.

Dopo il titolo nazionale, Plapp è partito al Tour Down Under, ritirandosi dopo 3 tappe per una caduta
Dopo il titolo nazionale, Plapp è partito al Tour Down Under, ritirandosi dopo 3 tappe per una caduta
Che cosa ti hanno lasciato gli anni alla Ineos Grenadiers?

Penso che Ineos sia uno dei team più professionali e trasformare un corridore specializzato sulla pista in uno stradista è stato un passaggio fondamentale per me del quale sarò sempre grato al team britannico e ai suoi tecnici. Ho imparato tanto da gente del calibro di Thomas e Swift e penso di essere un ciclista migliore proprio grazie al tempo che ho trascorso lì. Ma ora è il momento per me di provare a sfruttare le mie opportunità, salire di livello.

Il cambio di squadra significa anche nuove responsabilità, avrai più chance di vittoria e posizioni da leader?

Sì, penso di avere molta più leadership in questa squadra, molte opportunità e spero che negli oltre quattro anni che sarò qui, potrò diventare un leader per i grandi Giri. E’ un cammino lungo, so di apparire molto ambizioso ma credo che in questo ambiente ho tutto a disposizione per dimostrare che valgo quest’affermazione.

Il corridore di Melbourne ha chiuso al 95° posto la Vuelta 2022, lavorando per Rodriguez e Carapaz
Il corridore di Melbourne ha chiuso al 95° posto la Vuelta 2022, lavorando per Rodriguez e Carapaz
A maggio esordirai al Giro d’Italia: lo ritieni più difficile della Vuelta completata nel 2022?

Quella spagnola è stata sicuramente la gara più dura della mia vita. Sono entrato nella prima settimana che ero molto sottotono, ma l’ho comunque conclusa mostrando di avere molta resilienza. Ho imparato tanto in quelle tre settimane del 2022, quindi spero di essere preparato per questo Giro, di essere nella migliore forma possibile e di lasciare davvero il segno nella gara. Penso di essere cresciuto molto da allora, di non essere più lo stesso Plapp. Quindi non vedo l’ora di affrontare il Giro e spero di avere molto più successo di quello che ho avuto in terra iberica.

Che ruolo assumerai?

Difficile dirlo ora che siamo a inizio stagione, vedremo come andrà evolvendosi e quali saranno alcuni obiettivi realistici. Per ora sono solo concentrato sull’arrivare lì nella migliore forma possibile e poi parleremo con la squadra e capiremo se si tratta di andare a caccia di tappe o poter recitare un ruolo più compiuto pensando alla classifica generale o magari di aiutare anche Ewan negli sprint. Solo il tempo potrà chiarire quali potranno essere i target nelle tre settimane italiane.

Il 23enne, qui nella conferenza stampa pre Tour Down Under, è stato 2° all’ultimo Uae Tour
Il 23enne, qui nella conferenza stampa pre Tour Down Under, è stato 2° all’ultimo Uae Tour
Che tipo di corridore ritieni di essere, più adatto alle corse a tappe o alle classiche?

Penso che la mia dimensione siano le gare a tappe di una settimana, dove posso sfruttare le mie qualità a cronometro e poter migliorare sempre più il mio rendimento in salita, in modo da poter emergere classifica generale.

Tu hai esperienza su pista: ci sono possibilità di vederti nel quartetto australiano per i Giochi Olimpici?

No, non farò parte della formazione australiana su pista ai Giochi Olimpici. Il gruppo è già stato costituito e i tecnici stanno lavorando su quello per Parigi. Mi dispiace, era un’opportunità ma dovendo fare una scelta è giusto che mi concentri sulla strada e sulla mia crescita in essa.

Il quartetto australiano bronzo a Tokyo 2020, con Plapp, O’Brien, Porter e Welsford
Il quartetto australiano bronzo a Tokyo 2020, con Plapp, O’Brien, Porter e Welsford
L’Australia ha una grande tradizione nel team pursuit ma negli ultimi anni ha perso qualche posizione: secondo te da che cosa dipende?

Penso che sia nel nostro sangue ed è ciò che facciamo quando cresciamo. Dietro i successi australiani al massimo livello c’è un enorme lavoro nelle categorie giovanili, la pista è una vera e propria scuola per noi, ci passiamo tutti. E’ sicuramente una mia passione e mi piace farne parte, essere stato nel quartetto di Tokyo è stato un grande onore e porterò quell’esperienza nel cuore. Mi spiace non essere più della partita: guarderò i ragazzi e farò il tifo per loro, con un pizzico di malinconia perché essere fra quei magnifici quattro è un po’ il sogno di tutti noi.

Puccio torna italiano: obiettivo Giro e la Ineos sulle spalle

09.01.2024
6 min
Salva

Dalla fine della passata stagione, Salvatore Puccio ha impacchettato tutto e se ne è tornato in Umbria, ad Assisi. La nascita del figlio e forse anche la voglia di normalità hanno riportato il corridore della Ineos Grenadiers a vivere sulle strade delle sue origini sportive e vicino alla famiglia. E dato che contemporaneamente il suo allenatore di sempre, l’australiano Leigh Bryan, ha fatto una scelta simile e se ne è tornato in Australia, Puccio ha iniziato a lavorare con Dario Cioni. La vicinanza aiuta, gli scenari sono simili fra ulivi e colline. E così, forte di questo bagno di italianità, “Salva” si affaccia sulla tredicesima stagione da professionista senza aver conosciuto altra maglia al di fuori di quella britannica.

«Siamo partiti da una tabula rasa – racconta – e ho iniziato la preparazione con lo stile di Cioni. L’obiettivo finale è sempre quello, il modo di raggiungerlo è diverso. Leigh Bryan lo chiamavamo Rok e partiva da una base di studi, Dario è stato corridore quindi alla competenza unisce l’esperienza. Magari farò le ripetute in modo diverso, ma devo comunque arrivare allo stesso livello di potenziamento. E devo dire che avere un nuovo coach dà nuovi stimoli, cambiare ogni tanto fa bene, per cui sono contento».

Puccio ha rinnovato il contratto fino al 2025. Classe 1989 è pro’ dal 2012. E’ alto 1,82 e pesa 68 chili
Puccio ha rinnovato il contratto fino al 2025. Classe 1989 è pro’ dal 2012. E’ alto 1,82 e pesa 68 chili

Cambio della guardia

La squadra ha cambiato dirigenza e facce in alcuni ruoli importanti. Tosatto ha ceduto l’ammiraglia e se ne sono andati anche il team manager Rod Ellingworth e Roger Hammond, coordinatore dei direttori sportivi. Al loro posto sono stati promossi Steve Cummings e Scott Drawer come direttore dell’area performance, mentre Imanol Erviti è subentrato come direttore sportivo. Cambiamenti piuttosto sostanziali, che però in questa fase della stagione poco hanno a che fare con la quotidianità dei corridori.

«In questa fase il mio unico contatto è con l’allenatore – ammette Puccio – il direttore sportivo subentra quando si va alle corse e con Rod non parlavo spesso e comunque non di allenamento, semmai del contratto o altri aspetti. Per cui ad ora la sensazione in noi corridori è che tutto segua allo stesso modo. Abbiamo fatto il ritiro di dicembre a Palma de Mallorca, che è volato. Ci sarebbe dovuto essere l’annuncio dei programmi dei leader per i grandi Giri, ma non è stato ancora fatto. Il prossimo ritiro darà dal 23 gennaio a Calpe, un po’ più avanti del solito. In pratica le altre squadre se ne vanno e arriviamo noi…».

La prima corsa italiana di Puccio del 2024 sarà la Strade Bianche: qui in azione nel 2021
La prima corsa italiana di Puccio del 2024 sarà la Strade Bianche: qui in azione nel 2021
Tredicesima stagione, solito programma italiano?

E’ quello che mi piace di più. Il Tour ormai me lo sono messo da parte e neanche avrei voglia di ritrovarmi nello stress di sgomitare per guadagnarmi il posto, superando la concorrenza interna. Forse dopo tanti anni, l’idea di farlo sarebbe anche bella, ma preferirei che mi chiamassero in extremis, piuttosto che dirmelo da ora e dover entrare in tutti quei meccanismi. Quindi il programma prevede l’apertura in Belgio e la Strade Bianche che è la settimana dopo. Tirreno e Sanremo. Quindi altura, Tour of the Alps e Giro d’Italia.

Avete vinto quelli del 2020 e del 2021, avete perso i due successivi e sempre alla fine, che effetto fa?

Uno con Carapaz e l’ultimo con Thomas, ma quando si perde all’ultima tappa le sensazioni sono le stesse. La differenza è che l’anno scorso con Geraint la situazione sembrava più sotto controllo e alla fine è andata come abbiamo visto sul Monte Lussari. All’inizio è duro da digerire, anche se nell’anno di Tao (il 2020, ndr) avevamo vinto all’ultimo giorno quindi sapevamo cosa si prova dall’altra parte. Diciamo che fa parte dello sport, no?

Ogni volta che si vede il tempo perso da Thomas nel cambio bici della cronoscalata del Lussati, viene da pensare che il Giro l’abbia buttato…

Il cambio bici e del casco lo avevano studiato nei dettagli e avevano concluso che desse dei vantaggi. Il fatto che abbia impiegato tanto penso che lo abbiano valutato. La sensazione da fuori è che Geraint si sia ritrovato con un ritmo diverso e non abbia ritrovato il colpo di pedale. Ma va detto che Roglic su quela salita ha volato e ha pure avuto il guasto meccanico, sennò chissà come finiva.

Per la tredicesima stagione, Puccio correrà con la squadra britannica su bici Pinarello (foto Ineos Grenadiers)
Per la tredicesima stagione, Puccio correrà con la squadra britannica su bici Pinarello (foto Ineos Grenadiers)
La squadra è tanto cambiata, che effetto fa aver visto partire tanti compagni forti. Forse l’addio di Geoghegan Hart è quello più squillante…

C’è un cambio generazionale, possiamo dire così e ci vorrà un paio d’anni per rifare la squadra. E’ finito un ciclo, ne sta iniziando un altro, siamo in piena transizione. Però è anche vero che oggi per vincere, devi prendere quei pochi corridori che vincono. Magari quelli che avevi erano buoni, ma non ti permettevano di vincere. La fase in cui è andato via Tao è stata un po’ particolare, sembrava non ci fossero idee chiare. Magari gli hanno fatto un’offerta migliore o semplicemente gli hanno proposto un contratto e lui, di fronte alla carta, ha firmato e si è messo a posto. Poteva aspettare? Ha fatto bene? Lo vedremo, per ora brava la Lidl-Trek che ha colto l’attimo giusto.

Per il tuo ruolo ti trovi più a tuo agio a lavorare per un capitano da Giri o per chi punta alle classiche?

Visto il mio ruolo, forse sono meglio i Giri. Adesso siamo rimasti un po’ corti di capitani (ride, ndr), però se Egan recupera, ne ritroviamo uno ad alto livello. Sinceramente in ritiro l’ho visto bene, molto meglio dello scorso anno. E poi ho visto che si sta allenando tanto come prima. Cammina meglio, ha acquisito un po’ di muscolo che l’anno scorso gli mancava. Era magrissimo, lo avete visto, ma è normale perdere tutto dopo un infortunio come quello. Però per quest’anno sono fiducioso.

In questi anni sei stato anche testimone dell’arrivo e dello sviluppo di Ganna: cosa ti pare guardando il suo livello attuale?

E’ cambiato tantissimo. All’inizio era molto insicuro, ma arrivava con tanto talento e con buoni propositi, anche se ancora non aveva fatto nessun risultato. Con noi comunque ha vinto i due mondiali, ha vinto tante tappe al Giro e ha dimostrato il suo valore. E’ una persona completamente nuova ed ha attorno tanti buoni corridori che possono aiutarlo nel suo sviluppo, sia nelle classiche, sia nei giri di una settimana. 

Puccio sul Monte Lussari, partito ben prima di Thomas. Il vantaggio di 26″ su Roglic pareva rassicurante…
Puccio sul Monte Lussari, partito ben prima di Thomas. Il vantaggio di 26″ su Roglic pareva rassicurante…
Pippo e anche altri saranno impegnati con la preparazione olimpica e poi i Giochi, che impatto avrà questo sulla squadra?

Influisce sul programma gare, perché tutti vogliono fare o più o meno lo stesso calendario per arrivare al massimo a quei giorni. Avremo mezza squadra a fare le Olimpiadi e anche tre anni fa abbiamo vinto diverse medaglie. Sempre dei grandissimi risultati, che piacciono anche allo sponsor. Ratcliffe è un appassionato di bici, magari il Tour è sempre il Tour, ma le Olimpiadi sono una grande cosa. Sono degli appassionati, non lo fanno per lucro, con il ciclismo non guadagnano nulla.

Abbigliamento Gobik per il team INEOS Grenadiers 2024

13.12.2023
3 min
Salva

Il team INEOS Grenadiers correrà la stagione 2024 con abbigliamento prodotto dal brand specializzato spagnolo Gobik. Questo nuovo accordo, che ovviamente riguarda la realizzazione di tutto l’abbigliamento gara e allenamento INEOS Grenadiers, conferma e rilancia l’impegno di Gobik nel mondo del grande ciclismo professionistico. Una partnership che al tempo stesso concede a Gobik l’opportunità di lavorare assieme ad uno dei team WorldTour più importanti e vincenti, aumentando la consapevolezza del proprio marchio con la prospettiva di crescere ulteriormente su diversi mercati internazionali. 

Inoltre, la possibilità di collaborare con una squadra del livello di INEOS Grenadiers offre a Gobik l’opportunità di effettuare ulteriori miglioramenti in tema di innovazione e nello sviluppo del proprio prodotto. Il feedback diretto dei corridori del team, che testano e gareggiano con una grande quantità di capi d’abbigliamento per l’intero corso della stagione, nelle più diverse condizioni atmosferiche, aiuterà senza dubbio a far evolvere le specifiche dell’intera collezione Gobik

Gobik vestirà così alcuni dei migliori atleti nel mondo del WorldTour. Qui Egan Bernal
Gobik vestirà così alcuni dei migliori atleti nel mondo del WorldTour. Qui Egan Bernal

Una comunicazione globale

«Questa nostra nuova ed importantissima partnership – ha dichiarato il CEO e co-fondatore di Gobik, Alberto Garcia – rappresenta per noi una grande opportunità per entrare a far parte della struttura INEOS Grenadiers. Un team che si è sempre caratterizzato per essere all’avanguardia, sia a livello sportivo, nella preparazione e nel training dei corridori, quanto a livello tecnologico considerando il materiale, le biciclette, gli accessori ed ovviamente l’abbigliamento che indosseranno durante l’intero arco della prossima stagione. Siamo sicuri che a livello tecnico, in termini di aerodinamica e prestazioni, il lavoro congiunto con il team nei prossimi anni significherà un importante progresso per i nostri prodotti, un passo in avanti che andrà 100% a beneficio del consumatore finale».

«L’attività di Gobik è mossa da una mentalità anticonformista nella progettazione e nella produzione di abbigliamento da ciclismo – ha ribattuto Jose Ramón, anch’egli CEO e co-fondatore di Gobik – cercando sempre di ispirare i nostri follower con le nostre azioni e il nostro abbigliamento. In questo contesto, una squadra con tanta storia come INEOS Grenadiers è un partner perfetto per noi per metterci in grado di amplificare il messaggio e la comunicazione del nostro marchio ai ciclisti e ai fan di tutto il mondo».

I capi sono realizzati con i prodotti più avanzati del mondo Gobik
I capi sono realizzati con i prodotti più avanzati del mondo Gobik

Capi tecnici

Il kit di abbigliamento che verrà indossato nel 2024 dai “Granatieri” inglesi presenta un’ampia selezione di capi tecnici. Tutti realizzati mediante l’impiego dei tessuti più avanzati, progettati per aiutare i corridori stessi nelle condizioni più estreme. Inoltre, gli atleti avranno la possibilità di utilizzare tre nuovi prodotti; una maglia (Reactive), una salopette (Lancer) ed i guanti Viper: tutti capi che fanno parte della collezione di alta gamma sviluppata per il massimo livello del WorldTour e presto disponibili per chiunque lo desiderasse attraverso il sito web ufficiale Gobik e presso la rete dei punti vendita autorizzati/ufficiali.

Gobik

Viviani: tappa negli USA prima della ripartenza dall’Australia

03.12.2023
5 min
Salva

Elia Viviani è in viaggio verso Milano, oggi (giovedì per chi legge) ha degli appuntamenti che cascano proprio in una di quelle giornate uggiose d’autunno, dove la luce non passa dalle spesse nuvole grigie. Niente a che vedere con le soleggiate giornate vissute negli Stati Uniti, tra Las Vegas e Los Angeles

«Prima ho un evento di Garmin – racconta dalla macchina – e poi sono ospite in una trasmissione radio. Sono partito presto, verso le 8 e anche a Monaco c’era brutto tempo, quindi questi impegni cascano bene (dice scherzando, ndr)».

Elia Viviani ha chiuso la stagione vincendo una tappa al Tour of Guangxi
Elia Viviani ha chiuso la stagione vincendo una tappa al Tour of Guangxi

Poche vacanze

La stagione del velocista della Ineos è finita tardi, ad ottobre inoltrato con il Tour of Guangxi, dove ha conquistato la vittoria nella prima tappa. Una volta rientrato è stato il tempo di mettersi l’abito, c’erano un po’ di matrimoni ai quali non si poteva mancare.

«Prima quello di Simone Consonni con Alice – dice – poi quello tra Elisa e Jacopo (Longo Borghini e Mosca, ndr). Ci siamo divertiti un sacco, ma Elena (Cecchini, ndr) ed io non siamo riusciti a fare una vera e propria vacanza. Siamo andati una sola settimana a Sharm El Sheik e niente più. Considerando che io inizio la stagione in Australia a gennaio, il tempo a disposizione era davvero poco. In più sempre in Australia dal 2 al 4 febbraio c’è una tappa di Coppa del mondo su pista. E’ stata una mia decisione quella di finire tardi e iniziare presto, con l’avanzare degli anni ho visto che è meglio non staccare troppo, due settimane sono perfette».

Ti abbiamo visto pedalare insieme a Elena negli Stati Uniti, ma prima eravate al Gran Premio di Formula Uno a Las Vegas…

Sì, diciamo che abbiamo unito l’utile al dilettevole. C’era questa possibilità di andare a vedere il Gran Premio a Las Vegas, una volta concretizzata abbiamo deciso di portarci dietro anche le bici per allenarci. Ero ancora in quel periodo di preparazione dove non si fanno lavori specifici, ma tante ore a bassa intensità. 

Che esperienza è stata quella del mondo della Formula Uno?

Non eravamo mai stati a vedere una gara, nonostante abitiamo a Monaco. E’ nata questa occasione grazie a degli amici che lavorano in questo mondo e abbiamo colto la palla al balzo. Sia Elena che io conosciamo il fisioterapista di Fernando Alonso, Fabrizio Borra, e anche Stefano Domenicali, capo della Formula Uno, che ringraziamo dell’esperienza. C’è stato tanto spazio per lo sport, ma altrettanto per lo spettacolo. Las Vegas era piena di personaggi famosi come Rihanna e David Beckham. Tra qualifiche e gare, gli spettacoli erano continui. Concerti, fuochi d’artificio e tutto il resto…

Due giorni di immersione totale?

Assolutamente, siamo stati anche nel box dell’Alfa Romeo grazie a Tiffany Cromwell che è stata compagna di squadra di Elena ed è la fidanzata del pilota Valtteri Bottas. Abbiamo vissuto le qualifiche da dentro, con le cuffie, respirando l’atmosfera della pista. Qualche meccanico mi ha anche riconosciuto ed ha voluto fare delle foto con me.

Nel ciclismo mai visto una cosa simile?

Un evento che si avvicina tanto a quello che abbiamo vissuto a Las Vegas è la Sei Giorni di Gand, dove oltre alla corsa il pubblico vive tanti momenti diversi. Su strada, probabilmente, vi direi il Giro delle Fiandre. Anche in quel caso la corsa passa più volte sulle stesse strade e l’organizzazione mette in piedi delle hospitality incredibili. E nell’ora di attesa della corsa vanno in scena spettacoli e tanto altro. 

Viviani e Cecchini hanno approfittato per pedalare su strade nuove: quelle intorno a Los Angeles
Viviani e Cecchini hanno approfittato per pedalare su strade nuove: quelle intorno a Los Angeles
Finita la gara avete attaccato una settimana di pedalate, com’è stato?

Bellissimo, davvero. Ci siamo spostati a Los Angeles, dove nel 2013 ero stato con la Cannondale per una presentazione del team. In più alcuni miei compagni di squadra vanno spesso lì durante le vacanze, infatti abbiamo incontrato Thomas ed abbiamo pedalato insieme. I percorsi sono incredibilmente belli, la ciclabile di Venice Beach è da cartolina. Poi bastava spostarsi verso l’interno e non c’era nemmeno traffico. Elena ed io ci siamo ripromessi di fare due settimane a pedalare da quelle parti.

Gli allenamenti come procedono?

Bene, da settimana scorsa ho cambiato passo. Il primo periodo, da inizio novembre al 20, ho fatto un aumento progressivo di ore con intensità basse. Anche in America ho aggiunto qualche salita alle uscite, ma fatta in maniera blanda. Dal 20 novembre al 4 dicembre, data in cui partirò per il ritiro, ho aumentato il ritmo ma non troppo. Ho tre blocchi di lavoro che mi serviranno per cambiare marcia.

Cecchini e Viviani a ruota di Thomas alla scoperta delle strade intorno a Los Angeles
Cecchini e Viviani a ruota di Thomas alla scoperta delle strade intorno a Los Angeles
Nello stesso periodo c’è stato il ritiro a Noto della nazionale di pista, tu e Villa vi eravate confrontati su una tua possibile assenza?

Al ritiro di Noto non era presente nessuno dei corridori principali, era un ritrovo per gettare le basi della strada, riservato in particolare alle donne, ai ragazzi U23 e quelli che militano nelle continental. Anche nei ritiri di dicembre noi corridori dei team WT passeremo più tempo con le squadre. Il primo ritrovo dove siamo chiamati tutti ad essere presenti è quello prima di Natale, dal 20 al 23 dicembre. In quel caso Villa non ammetterà assenze.

Muc-Off in Italia: adesso la distribuzione di Beltrami è esclusiva

28.11.2023
3 min
Salva

La britannica Muc-Off, un brand di assoluto riferimento per quanto riguarda l’ideazione e la produzione di specifici prodotti per la manutenzione e la cura della bicicletta, ha recentemente annunciato la definizione dell’esclusività della propria collaborazione di distribuzione in Italia con Beltrami TSA. Tale accordo sancisce così l’inizio di un nuovo ed entusiasmante capitolo per il marchio inglese nel nostro paese: una collaborazione ed una partnership importante con un partner commerciale di lunga data…

Beltrami TSA, già ben attivo con il team di Muc-Off, continuerà così a sostenere i rivenditori specializzati attraverso una ampia gamma di soluzioni, sia per la vendita che per l’operatività in officina. L’obiettivo sarà sempre più quello di rendere disponibili prodotti di alta qualità e supportare le attività dei rivenditori per garantire loro sempre un servizio impeccabile. I clienti di Beltrami TSA beneficeranno dei display già pianificati e implementati con successo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altre parti d’Europa. 

Muc-off lavora anche con team WorldTour, come la EF Education-EasyPost
Muc-off lavora anche con team WorldTour, come la EF Education-EasyPost

Le partnership con i pro’

Muc-Off, da sempre ai vertici per quanto attiene l’offerta di prodotti ecologici per la cura e la pulizia delle biciclette, si distingue – fin dal lontano 1994 – per il proprio impegno ambientale, avendo raggiunto poco tempo fa un traguardo ecologico davvero rilevante: oltre 200 tonnellate di plastica risparmiate grazie ad iniziative di ricarica e al lancio del rivoluzionario Punk Powder, il primo detergente per biciclette privo di plastica.

La vasta gamma di prodotti offerti è ampiamente apprezzata da ciclisti di qualsiasi ambito e specialità. Senza poi dimenticare che Muc-Off è anche partner tecnico di importanti squadre professionistiche, come la INEOS Grenadiers, la EF Education Easypost e la Commencal Muc-Off, confermando così la qualità dei propri prodotti. Tra gli ultimi aggiunti alla vasta gamma di referenze Muc-Off, segnaliamo il Silky Suspension Serum, progettato per ridurre l’attrito sulle sospensioni migliorando così sensibilmente le prestazioni.

Rob Hardie, International Sales Manager Bicycle di Muc-Off
Rob Hardie, International Sales Manager Bicycle di Muc-Off

Un servizio “di prima classe”

«Dopo anni di presenza sul mercato italiano – ha dichiarato Tim Bayley, il responsabile vendite per Europa e Asia Pacifico di Muc-Off – siamo estremamente entusiasti di poter collaborare in via esclusiva con Beltrami TSA. La loro dedizione, la loro collaborazione e la loro professionalità ci danno fiducia nel poter offrire a tutti i rivenditori interessati e coinvolti le migliori soluzioni di vendita al dettaglio, a fornire formazione sia per i rivenditori stessi che per i consumatori, e attivazioni di marketing di portata globale, contribuendo così a far crescere il mercato italiano».

Beltrami ha stabilito un contratto per la vendita esclusiva dei prodotti Muc-off in Italia
Beltrami ha stabilito un contratto per la vendita esclusiva dei prodotti Muc-off in Italia

L’accordo di distribuzione esclusiva tra Muc-Off e Beltrami TSA è già attivo, offrendo dunque immediati vantaggi e un servizio “di prima classe” a tutti gli appassionati di ciclismo in Italia.

Beltrami TSA

Ganna, la salita, le crono, il peso forma: Cioni è già nel 2024

21.11.2023
7 min
Salva

Ganna ha maniche molto lunghe. Ogni volta che arriva una corsa importante, infatti, salta fuori qualcuno pronto ad appendersi. Da quando si ipotizzò che potesse diventare il futuro per i Giri alle più recenti apparizione da leader della nazionale, passando per le crono, gli inseguimenti e da ultimo le volate di gruppo. E’ davvero pensabile che Pippo possa fare tutto?

Lo abbiamo chiesto a Dario Cioni, l’uomo che lo allena da quando Ganna è arrivato alla Ineos Grenadiers e, assieme a Marco Villa, lo ha portato alle vittorie più belle. Come si fa a lavorare con uno che avrebbe così tante frecce al proprio arco? Con quale criterio si individuano i limiti? Ed è vero, come sensazione farebbe pensare, che Ganna sia ancora un atleta in evoluzione?

«I margini di evoluzione sono più limitati rispetto a un paio d’anni fa – comincia il toscano – però comunque è sempre un atleta in crescita, più che altro a livello di consapevolezza dei suoi mezzi. Fisicamente quest’anno ha fatto un altro step, quindi in generale, a vedere i numeri, il 2023 è stato migliore del 2022. Ha vissuto un’ampia evoluzione. Secondo alla Sanremo, alla Roubaix si è quasi giocato il podio. A crono è tornato sul podio mondiale, ma si è trovato davanti un Remco stratosferico. Ha anche vinto una corsa a tappe. E poi nel finale stagione si è scoperto anche veloce. Intendiamoci, qualche limite ce l’ha anche lui. Non penso si possa farlo diventare un Vingegaard, però per il resto è ancora in evoluzione».

Aver fatto la Vuelta a fine stagione potrebbe essere un vantaggio nella ripresa (qui sull’Angliru)
Aver fatto la Vuelta a fine stagione potrebbe essere un vantaggio nella ripresa (qui sull’Angliru)
La sensazione è che questi miglioramenti vengano senza che vi applichiate su un particolare a scapito di altri…

Penso ci sia anche una maturazione tecnica e tattica da parte sua. Col tempo si tende ad aumentare la resistenza, mentre aver tenuto il discorso della pista gli ha permesso di conservare quella punta di velocità che in genere con gli anni si tende a perdere. E poi intendiamoci, non stiamo parlando di un atleta vecchio. Ha 27 anni. Si sta sperimentando in diverse situazioni, come nelle volate. Sai che puoi farle, ma devi essere convinto di farle. Devi prendere qualche rischio in più, qualcuno deve tirartela, quindi se non sei convinto, non ci riesci.

A inizio stagione ha fatto vedere di tenere bene su alcune salite. Le corse a tappe più brevi, che magari hanno la crono, possono essere un obiettivo?

Ha già dimostrato che con un percorso favorevole, specialmente se c’è un crono, può fare la differenza. Ha vinto il Wallonie, conquistando anche la crono. All’Algarve ha fatto secondo per 2 secondi, battuto da Dani Martinez, che è un uomo per i grandi Giri, Quella corsa in passato l’hanno vinta Riche Porte e Thomas. L’albo d’oro parla di gente che va forte in salita e Pippo per giunta è arrivato 3° nella crono. Quindi per arrivare secondo, deve aver tenuto molto in salita.

Alla Volta ao Algarve 2023, un Ganna terzo nella crono, ma brillante in salita: alla fine 2° nella generale
Alla Volta ao Algarve 2023, un Ganna terzo nella crono, ma brillante in salita: alla fine 2° nella generale
Una Tirreno-Adriatico potrebbe fare al caso suo?

Tutto dipende dagli obiettivi e dai percorsi. E’ chiaro che, per esempio, rispetto all’anno scorso e visti i prossimi traguardi, nel 2024 dovrà stare più attento alla bilancia. Quest’anno in nessuno dei suoi grandi obiettivi il peso era un limite, mentre l’anno prossimo dovrà starci attento. Ancora dobbiamo inquadrare bene la stagione, Filippo è rientrato dalle vacanze 10 giorni fa, quindi ancora non ci siamo seduti a tavolino per mettere tutti i puntini sulle i. Grosso modo abbiamo individuato i 2-3 obiettivi principali, ma sappiamo che lui non si limita mai a 2-3 obiettivi e sicuramente qualcosa in più verrà aggiunto. Oltre alla crono olimpica e al quartetto, la Sanremo è cerchiata di rosso. Prima della presentazione del percorso, si era parlato di una maglia ciclamino al Giro. Adesso andrà verificato, perché magari potrebbe convenire puntare a vincere tappe.

La Roubaix?

Per il prossimo anno, non dovrebbe essere fra gli obiettivi, come era invece nel 2023 quando abbiamo fatto una preparazione specifica. Dipenderà dal Giro. Magari si va lo stesso per fare bene, per essere davanti un’altra volta e studiare ancora meglio il finale, per poi metterla nel mirino l’anno successivo.

Dopo il 2° posto 2023, la Sanremo è cerchiata di rosso: Ganna è stato l’unico a rispondere a Pogacar sul Poggio
Dopo il 2° posto 2023, la Sanremo è cerchiata di rosso: qui Ganna risponde a Pogacar sul Poggio
Secondo te, se non ci fosse stata la concomitanza di pista e crono, il mondiale di Glasgow sarebbe stato adatto a Pippo?

Su quel tipo di percorso e con la giornata che è venuta fuori, non credo. Soprattutto per il bagnato, ma penso anche che con tutte quelle partenze da zero, non si sarebbe trovato bene.

Sempre restando ai mondiali, ma alla crono, Ganna ha detto di aver fatto i numeri migliori e che difficilmente potrà migliorare ancora. A Parigi sarà solo un fatto di nuovi materiali?

A me piace pensare che non si raggiunga mai il limite, quindi penso ci sia sempre l’ambizione di fare meglio dell’anno prima. A differenza degli anni passati, quest’anno ha fatto la Vuelta nel finale di stagione. Non ha fatto il doppio grande Giro, perché in Italia si era ammalato dopo una settimana. Perciò ora scopriremo cosa significhi aver fatto la Vuelta in chiave di ripartenza per la nuova stagione.

A Glasgow per Ganna ritorno sul podio del mondiale crono, battuto da un Evenepoel stellare
A Glasgow per Ganna ritorno sul podio del mondiale crono, battuto da un Evenepoel stellare
Può darsi che la differenza nella crono dei mondiali l’abbia fatta un calo di motivazioni?

No, non direi affatto che la crono gli sia venuta a noia. E’ vero però che il materiale è diventato fondamentale. A volte hai la posizione migliore e un ottimo materiale, ma di colpo arriva un’evoluzione che ti spiazza o arriva un corridore, come lui nel 2020, che ha il materiale e la posizione migliori e domina. Le velocità con cui oggi si vincono le crono sono impressionanti. Su tutti i tipi di percorso fare 54-55-56 all’ora è la regola.

Hai fatto il discorso del peso forma: ai mondiali in quei pochi secondi da Evenepoel potrebbe esserci stato anche il fattore peso?

Le 2-3 salite che c’erano erano settori a favore di Remco, la differenza è stata di 12 secondi. Pare che il tratto su cui Filippo ha perso di più sia stato un settore intermedio di salita, per cui il peso potrebbe aver inciso, ma nel limite dei 4-5 secondi. Comunque il percorso delle Olimpiadi sarà veloce.

Filippo Ganna, Mileto-Camigliatello, Giro d'Italia 2020
Nel 2020 Ganna primo a Camigliatello Silano: corre il Giro sotto gli 83 chili ed è incontenibile
Filippo Ganna, Mileto-Camigliatello, Giro d'Italia 2020
Nel 2020 Ganna primo a Camigliatello Silano: corre il Giro sotto gli 83 chili ed è incontenibile
A quanto ammontano queste oscillazioni di peso?

Diciamo un paio di chili. Almeno negli ultimi anni non si è mai provato a spingere più di tanto su questo aspetto. Quando nel 2020 andò al Giro sotto gli 83 chili, si era lavorato ma non si era cercato il limite, però di certo vinse nella tappa di Camigliatello e anche le crono. Ma il discorso del peso è complicato, va cercato l’equilibrio, soprattutto ora che c’è il discorso delle volate. E poi su certi tipi di salita non c’è grossa differenza fra pesare 83 chili e avere meno forza, oppure pesarne 85 con tanta forza. Sul Poggio, per fare un esempio, serve avere tanta forza. Su pista invece il peso non si guarda troppo e anzi si è un po’ più pesanti perché, per fare le partenze, si mette più massa nella parte superiore del corpo.

L’ultima e poi basta. Come si vive da allenatore il rapporto con un corridore così dotato?

Ho sempre un piatto abbastanza ricco, quindi non penso di aggiungere obiettivi. Il mio ruolo è più quello di indirizzarlo e dargli un’opinione. Specialmente con un atleta come lui, che è il primo a motivarsi da sé. Una volta fissati gli obiettivi, io lo accompagno nel cammino. E lui ha i suoi riferimenti. Oltre a me c’è Villa, poi Lombardi e anche un paio di corridori, fra cui certamente Viviani.

La pista richiede una muscolatura più pronunciata del tronco, che su strada serve a meno
La pista richiede una muscolatura più pronunciata del tronco, che su strada serve a meno
Gli proporresti mai di fare classifica in un Giro come pare che farà Van Aert?

Non credo che Van Aert verrà a fare classifica, ma non credo che avrebbe senso proporlo ora a Pippo. I due sono diversi, Van Aert ha le spalle più strette, è meno muscolare di Ganna. Ma comunque è lui che deve decidere e semmai sarebbe una cosa da fare per togliersi uno sfizio a fine carriera. Una volta o mai più e vediamo come va a finire. Come Wiggins: un Tour e poi basta. In prospettiva però credo che più Tarling di Ganna potrà provare una carta del genere.

KASK si racconta con un nuovo sito

18.11.2023
3 min
Salva

KASK si è dimostrato fin dalla sua nascita un brand capace di rivoluzionare il modo di sviluppare, progettare e realizzare caschi di alta qualità dedicati al mondo dello sport e della sicurezza. L’innovazione non passa però esclusivamente attraverso i prodotti ma anche dagli “strumenti” che un’azienda utilizza per presentarsi al pubblico. In Kask lo sanno bene e proprio per questo l’azienda di Chiuduno ha recentemente presentato il suo nuovo sito.

Non si tratta del restyling estetico del sito precedente, ma è qualcosa di totalmente nuovo. Si tratta infatti di un importante passo nel processo di trasformazione digitale intrapreso dall’azienda bergamasca per innovare il modo attraverso il quale presentarsi agli occhi dell’utente finale.

Il modello Protone è uno dei più iconici del brand
Il modello Protone è uno dei più iconici del brand

Vicino al cliente

In KASK sono estremamente consapevoli di quanto sia importante oggi avere dei punti vendita dove il consumatore finale possa trovare e scegliere il proprio casco, grazie anche al prezioso supporto del rivenditore. Spesso però non è semplice per il consumatore raggiungere i punti vendita, in quanto lontani dalla propria abitazione, oppure trovare il casco nella taglia e nel colore desiderato.

Per rispondere a tale problematica, KASK ha scelto di affiancare ai punti vendita di distributori e retail partner, il cui ruolo rimane comunque fondamentale, un nuovo sito con uno spazio rinnovato e dedicato all’e-commerce. Un’area dedicata alla vendita, dove l’utente ha la possibilità di acquistare tutti i prodotti KASK delle tre linee della sezione sport. Una vetrina che contiene tutti i prodotti disponibili nelle varianti taglie e colori, accessori compresi. E’ importante ricordare che si tratta di una sezione al momento disponibile soltanto per gli utenti in Europa. 

Kask ha aperto anche uno store a New York
Kask ha aperto anche uno store a New York

Voglia di raccontarsi

Per KASK il nuovo sito non è solo uno strumento per presentare le ultime novità di prodotto. Nelle intenzioni dell’azienda deve essere anche uno spazio virtuale attraverso il quale potersi raccontare. L’utente, oltre ad avere accesso immediato all’acquisto dei prodotti, può navigare tra le pagine che ospitano le esperienze degli atleti e ambassador KASK con contenuti che raccontano la passione per lo sport e le diverse discipline, mostrando come i prodotti KASK siano al fianco di ogni sportivo, professionista o meno. Non mancano poi i dietro le quinte e gli approfondimenti sulla storia di KASK e il processo che porta il prodotto finito all’atleta. Ricordiamo che KASK è partner tecnico del team Ineos e che tutti i successi della formazione britannica sono stati ottenuti da atleti che indossavano i loro caschi.

«Questo nuovo spazio rappresenta per noi un punto di svolta molto importante – spiega Diego Zambon, General Manager di KASK – grazie a questo progetto di digital transformation, saremo più vicini alle esigenze del cliente, più veloci nel rispondere creando allo stesso tempo un luogo dove raccontare KASK, non solo attraverso i prodotti, ma portando anche approfondimenti e testimonianze di atleti e testimonial. E’ stato costruito uno spazio che speriamo possa essere un nuovo punto di forza nel presentare i nostri caschi e la loro storia a tutti gli amanti dello sport».

Il nuovo sito è oggi disponibile in cinque lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco. Tra i tanti servizi offerti, anche uno store locator che permette all’utente di visionare una lista dei rivenditori dei prodotti KASK più importanti nel mondo e trovare quello più vicino a sé.

Kask

Il grande talento Joshua Tarling entra nel “pool” di atleti DMT

15.11.2023
3 min
Salva

Il campione europeo a cronometro, il talentuoso e giovane (appena diciannovenne!) gallese Joshua Tarling (in apertura con Federico Zecchetto), è entrato a far parte della prestigiosa famiglia di atleti e corridori professionisti sponsorizzati da DMT, brand dell’azienda manifatturiera Diamant che anche in virtù di questo importante accordo si conferma un riferimento per quanto riguarda la produzione di calzature da ciclismo.

DMT, che ha fatto del connubio tra pregio stilistico e prestazioni ottimali il proprio tratto distintivo, ha conquistato nel tempo una sempre più ampia “community” di entusiasti corridori, dai dilettanti ai professionisti, fino a campioni del calibro di Elia Viviani, Juan Ayuso e Tadej Pogacar. Per questi ultimi, DMT ha disegnato e realizzato esclusive calzature su misura, suggellando un accordo che, come dichiarato dal “product creator” del brand, nonché ex velocista professionista, Nicola Minali, vuole andare oltre la semplice collaborazione economica, mirando a creare una vera e propria fidelizzazione tra atleta e prodotto

Questo il modello speciale realizzato da DMT per celebrare il successo europeo a cronometro di Tarling
Questo il modello speciale realizzato da DMT per celebrare il successo europeo a cronometro di Tarling

Un’annata da incorniciare

Conquistato dal design e dalla qualità delle stringate DMT alla scorsa Tirreno-Adriatico, Tarling, dopo un’eccellente stagione con la Ineos Grenadiers, ha ricevuto la propria, personale calzatura personalizzata nel corso di una recente visita in azienda, rimanendone letteralmente entusiasta. Il modello, una scarpa con lacci bianca dalle sfumature blu, presenta i dettagli delle stelle di campione europeo a cronometro, volte a celebrare i prestigiosi traguardi raggiunti dal corridore, classe 2004, in questa annata di debutto con i grandi del professionismo mondiale.

Campione europeo contro il tempo a Drenthe, nonché detentore del titolo nazionale britannico nella stessa categoria, Tarling ha anche ottenuto la medaglia di bronzo nel prestigioso mondiale di Glasgow, condividendo il podio con autentici giganti del calibro di Remco Evenepoel e Filippo Ganna.

Il giovane della INEOS si è aggiunto alla già grande famiglia di DMT: qui la firma con Federico Zecchetto
Il giovane della INEOS si è aggiunto alla già grande famiglia di DMT

In attesa della prossima stagione, e degli importanti appuntamenti agonistici, su tutti le Olimpiadi di Parigi 2024, Tarling si è dichiarato onorato di poter indossare calzature così graficamente pregevoli e performanti a lui dedicate, nonché impaziente di poterle sfoggiare nelle gare in programma, augurandosi che possano essere di auspicio per un’annata ancora più sorprendente.

DMT