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La visione del filosofo Martin tra ciclismo e ambiente

26.11.2022
5 min
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Quando Guillaume Martin parla, le sue affermazioni non sono mai banali. Il corridore della Cofidis, uno dei leader del team WorldTour transalpino, è considerato il filosofo del gruppo e ha già pubblicato due libri, Socrate à vélo e La Société du peloton, dove unisce il ciclismo a considerazioni che vanno ben al di là del mondo a due ruote. Avvicinato dai giornalisti di Reporterre, media che si occupa della tutela dell’ambiente, ha rilasciato alcune affermazioni molto critiche sul suo mondo, dando anche un quadro fosco sul futuro.

Nella sua disamina, Martin parte da un ricordo: «La Vuelta del 2021 mi ha fatto molto pensare. Conclusi quel giro al 9° posto, a dispetto di un forte dolore costale e sacrale, ma non è questo il punto. Per molti giorni abbiamo pedalato in un clima che definire torrido è poco: per ore pedalavamo con temperature costantemente sopra i 33° e in una tappa, mentre salivamo in quota, il tachimetro diceva sempre 39°. Le autorità consigliavano alla popolazione di non uscire di casa, eppure noi eravamo lì, nelle ore più calde, a svolgere sforzi estremi. Aveva senso?».

Il secondo libro di Martin, ricco di spunti sull’attuale mondo delle due ruote
Il secondo libro di Martin, ricco di spunti sull’attuale mondo delle due ruote

I tempi stanno cambiando

Su quell’esperienza, il 29enne parigino ha ragionato, basandosi anche sulle gare di quest’anno: «Viviamo un rapido degrado ecologico e ambientale, le temperature stanno salendo e questo non potrà non pesare sullo sport. Io non sono sicuro che ancora a lungo si potrà prevedere il Tour così com’è strutturato nel mese di luglio e lo stesso dicasi per la Vuelta. Si mette a rischio la salute dei corridori, ma anche di chi segue il ciclismo sulle strade e rimane sotto il sole cocente per ore. Io penso sempre che la nostra sia un’attività da considerare come una forma di lusso, non essenziale».

Quest’ultima affermazione potrebbe sembrare azzardata e in effetti lo è, perché Martin sotto certi aspetti non dà il giusto peso all’attività sportiva sia come elemento di benessere fisico, sia come valore d’intrattenimento, ma nella sua analisi il “filosofo” francese prescinde da queste considerazioni e motiva la sua presa di posizione più in tema con l’ambiente: «La bici è un mezzo ecologico? Sì. Il ciclismo agonistico ad alto livello è uno sport ecologico? No…

Il gran caldo sta pesando sull’attività sportiva. Tour e Vuelta rischiano di cambiare periodo di gara
Il gran caldo sta pesando sull’attività sportiva. Tour e Vuelta rischiano di cambiare periodo di gara

Il problema dei mezzi a motore

«La mia vita è esemplare in tal senso: trascorro da 200 a 250 giorni fuori da casa e il mezzo principale di spostamento è l’aereo, perché consente di risparmiare più tempo di recupero necessario per le prestazioni e sono le migliori o peggiori prestazioni a misurare il nostro valore e quindi il nostro sostentamento. Quindi il mio stile di vita – forzato – è più inquinante di quello di un cittadino medio».

Il transalpino va anche oltre: «Guardate in ogni gara ciclistica quanti sono i mezzi motorizzati al seguito e quanto consumano, quanto inquinano. E i rifornimenti? Quanti prodotti sono avvolti nella plastica? Cerchiamo di non sporcare le strade con gli scarti, questo è vero, ma molto meglio sarebbe prescindere da prodotti inquinanti. Io in allenamento cerco di preparare i miei rifornimenti da solo, ma in gara è impossibile».

La carovana degli sponsor nei grandi giri è un aspetto sul quale il francese invita a riflettere
La carovana degli sponsor nei grandi giri è un aspetto sul quale il francese invita a riflettere

Un ambiente logorante

Si fa abbastanza per rendere gli eventi più ecologicamente sostenibili? Martin prova a dare qualche soluzione: «Dovremmo usare di più il treno per gli spostamenti e i mezzi elettrici per il seguito, ma è un processo in itinere, siamo ancora ai primi passi. Io credo che anche questi ragionamenti influiscano sullo stato generale del nostro movimento, che è florido. Molti miei colleghi non ce la fanno più, vivere in un ambiente con altissime aspettative, dove sei costretto a superare sempre i tuoi limiti è logorante. Non è solo Dumoulin che di fronte alla depressione ha alzato bandiera bianca, in tanti lo hanno fatto».

Qual è allora il futuro delle grandi competizioni sportive? «Intanto sono momento di discussione e riflessione. Molto si parla dei mondiali di calcio in Qatar e della loro opportunità in un Paese dove non si rispettano i diritti umani e lo stesso era stato per i Giochi Invernali di Pechino. Solo che bisognerebbe fare prima questi discorsi, non dopo. Da questo punto di vista il ciclismo vive un’epoca positiva: si sta globalizzando, le nazioni del Sud America vivono un ruolo importante e quelle africane anche. E’ però arrivato il momento di rivedere il modo di organizzare gli eventi: abbiamo davvero bisogno di tante macchine in una gara ciclistica?».

Gli spostamenti sono secondo Martin un fattore inquinante che inficia l’immagine del ciclismo (foto Lazou)
Gli spostamenti sono secondo Martin un fattore inquinante che inficia l’immagine del ciclismo (foto Lazou)

Collaborare, nel ciclismo e non solo

Nell’intervista, Martin conclude con un complesso ragionamento prendendo spunto da un passaggio del suo ultimo libro: «Ho tracciato un parallelo con il modo in cui i funghi micorrizici entrano in simbiosi con gli alberi, di cui colonizzano le radici. L’albero fornisce al fungo zuccheri dalla fotosintesi, mentre il fungo fornisce all’albero sostanze nutritive. Questo mutuo scambio lo vediamo anche nel ciclismo: prendiamo il caso di una fuga. Quando si collabora, tra corridori di squadre diverse, la fuga va fino in fondo. Ma se un corridore è riluttante a subentrare, il gioco non funziona. Di fronte alla crisi ecologica, noi spesso siamo come questo corridore recalcitrante che privilegia il proprio interesse, senza vedere che questo danneggia l’intera comunità e anche se stesso, alla fine».

Ciccone e la Trek, sul Blockhaus fra tattiche e sogni

14.05.2022
5 min
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Ciccone è sudato e chiede di andarsi a cambiare. Napoli tutto intorno ha accolto il Giro con una festa calcistica, che già dal mattino in Piazza Plebiscito ha fatto sentire il calore di una città esplosiva e colorita.

L’abruzzese è alla vigilia della tappa delle tappe sulle salite del suo Abruzzo, mentre sul palco si applaude ancora De Gendt. Sull’ultima salita, Lennard Kamna ha attaccato frontalmente la maglia rosa di Lopez, che però si è difeso con sicurezza. Ciccone sorride, marpione e finalmente sereno.

«Sicuramente la tappa sarà bellissima – dice Ciccone – il percorso è durissimo e spettacolare. Visti i ritmi che stiamo portando, voglio essere protagonista. Arriviamo con la maglia rosa in pugno, quindi avremo gli occhi puntati. Sicuramente saremo protagonisti perché per noi è una tappa importante. Vogliamo in primis tenere la maglia e provare l’azione per vincere».

De Gendt Napoli 2022
Thomas De Gendt rivince al Giro dopo 10 anni: al suo attivo anche tappe al Tour e alla Vuelta, sempre in fuga
De Gendt Napoli 2022
Thomas De Gendt rivince al Giro dopo 10 anni: al suo attivo anche tappe al Tour e alla Vuelta, sempre in fuga

La calma necessaria

Stamattina, durante due chiacchiere per caso davanti al pullman della Trek-Segafredo con Luca Guercilena e il dottor Daniele, si ragionava sul fatto che Giulio sia finalmente calmo e in controllo. E del fatto che per trovare la necessaria consapevolezza a Ciccone manchi ormai soltanto un bel risultato, perché quanto a valori e mezzi non ha nulla da invidiare. Ma ora c’è da difendere la rosa e sfruttare semmai qualche occasione.

«Di Lopez – dice l’abruzzese – continuo a parlare da tempo. Ho fatto un mese con lui in montagna, ho corso con lui tante gare l’anno scorso. In salita fa paura, va veramente forte e lo ha dimostrato anche oggi, che provavano ad attaccarlo. Ha le gambe, secondo me si può difendere bene. Non è scontato che perda la maglia. E io per ora sono a sua disposizione. Sta dimostrando che non solo ha preso la maglia, ma va fortissimo. La sta tenendo bene – prosegue Ciccone – noi lo supportiamo e non ci fasciamo troppo la testa. In squadra c’è un bel clima, la viviamo alla giornata. Continuiamo con questo spirito che alla fine ci porterà buoni risultati»

Festival fiammingo

In quella che Lello Illiano ha definito una piccola Liegi, non poteva che vincere un belga. E se a fare fuoco e fiamme sono stati i vincitori della Gand, del Fiandre e di una vecchia Liegi – Girmay, Van der Poel e Wouter Poels – alla fine a vincere è stato il vecchio Thomas De Gendt.

«Di solito quando sono in una fuga di 22 – racconta De Gendt – sono abituato ad avere 21 corridori alla mia ruota. Questa volta ho visto che c’era Van der Poel e ho pensato che toccava a lui. Dopo due anni sfortunati, ho dimostrato che so ancora vincere. Ho trovato questa tappa molto bella. Un circuito come un mondiale, interessante da vedere in un grande Giro, con la gente che ha avuto la possibilità di vederci più volte».

Gabburo mezzo e mezzo

De Gendt ha battuto Gabburo, l’italiano che finora è andato più vicino alla vittoria in questo Giro nato dall’Ungheria. Ieri infatti Formolo si è fermato al terzo posto. Piantato in mezzo al rettilineo, il veronese ha bevuto avidamente mezza borraccia che gli ha bagnato la barba ispida, poi si è messo a raccontare.

«Non ci aspettavamo una partenza così – racconta il corridore della Bardiani-CSF – vista la tappa di domani e quella che c’è stata ieri. Eravamo 22 davanti, io sono riuscito a inserirmi e a portare a casa un bel secondo posto. Sicuramente è un risultato guadagnato, ma anche una vittoria mancata. Avere la possibilità di giocarsi la vittoria non è di tutti i giorni. Io l’ho avuta oggi e un po’ di rammarico c’è.

«Negli ultimi 200 metri – alza lo sguardo al cielo – ho provato a tenere in scia il compagno di De Gendt e mi sono giocato la mia carta. Ma lui è stato più forte. Mi ha fatto un bell’effetto essere davanti con tre corridori WorldTour, sono veramente contento. Duemila e passa metri di dislivelli con questi strappetti, non è stato facile».

Lopez Napoli 2022
Juan Pedro Lopez ha difeso la maglia: chissà che non faccia lo stesso domani sul Blockhaus…
Lopez Napoli 2022
Juan Pedro Lopez ha difeso la maglia: chissà che non faccia lo stesso domani sul Blockhaus…

Strategia Martin, 10 e lode

Ma in mezzo a tanto parlare di classiche, poco si è parlato del fatto che è andata in scena la tensione fra gli uomini di classifica. E se dalla testa del gruppo, Kamna ha provato a scattare per guadagnare su Lopez, nella fuga si è infilato Guillaume Martin, che al Giro c’è venuto per puntare alla classifica. E lui racconta con lo sguardo vispo, essendosi reso conto che stamattina occupava il 28° posto della classifica a 4’06” mentre stasera andrà a cena al 4° posto con un passivo di appena 1’06”.

«Non era una fuga prevista – dice – non volevo stare in gruppo, per non correre rischi e stare lontano dalla bolgia. E’ stata una buona giornata, senza stress e senza sbattermi per la posizione. E’ stata una buona operazione, spero di recuperare bene per essere forte domani. Domani comincia il Giro d’Italia…».

Corima, la lunga storia del carbonio

05.04.2022
4 min
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L’applicazione del carbonio nel ciclismo e delle materie composite in generale è un’attualità più che mai assodata. Eppure proprio le biciclette in carbonio ed i componenti conservano quella modernità che stimola interesse e curiosità. Sarà per via della leggerezza e per le forme che si ottengono. Sarà per l’evoluzione continua che riguarda proprio il settore dei compositi. Sta di fatto che per buona parte dei ciclisti, il carbonio è sinonimo di performance. Siamo stati a Loriol, nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, nella sede di Corima, una delle primissime aziende a costruire le ruote in carbonio per la bicicletta, con cui oggi corrono i professionisti dell’Astana Qazaqstan Team e quelli della Cofidis.

Corima a Loriol, la parte produttiva dedicata al ciclismo (@BEN_BECKER)
Corima a Loriol, la parte produttiva dedicata al ciclismo (@BEN_BECKER)

Controlli severissimi

Corima nasce nel 1973, un’azienda dedicata allo sviluppo e alla creazione delle macchine per stampi e tecnologie per le materie composite. La prima ruota in carbonio per la bicicletta è costruita nel 1988. Ora Corima ha due rami d’azienda separati e uno dei due è dedicato in modo specifico al ciclismo. Gli standard produttivi sono elevatissimi e pur avendo una produzione di serie, non possiamo considerare Corima un marchio che produce dei volumi enormi.

Le lavorazioni eseguite a mano e la severità dei controlli ai quali vengono sottoposti le produzioni e i materiali, sono alla base di numeri contenuti della produzione. Anche questo fa parte di un marchio che ha un’elevata considerazione, in termini produttivi e di tecnica.

Il tessuto di carbonio viene tirato all’interno dello stampo (@BEN_BECKER)
Il tessuto di carbonio viene tirato all’interno dello stampo (@BEN_BECKER)

MCC, il fiore all’occhiello

La gamma Corima vede diversi prodotti, tutti accomunati dall’utilizzo del carbonio. L’azienda francese utilizza solo la fibra Pre-Preg, pre-impregnata. Non è utilizzata la fibra secca. Le pelli di composito utilizzate sono conservate nei freezer a circa -22°C e portate all’esterno 24 ore prima dell’utilizzo.

Sono impiegate le fibre 3K, UD e Wowen: ognuna di queste usata in maniera specifica in base alle performances che deve elargire. Basti pensare che una ruota può comprendere fino a 1.000 preparazioni di pelli, tagliate e rifinite.

La categoria MCC è l’apice del listino, non solo per il suo design, ma per la tecnologia che porta con sé. Oltre ai cerchi, sono in carbonio anche i raggi ed è tutto hand made. Per ottenere una ruota Corima MCC (processo completo) sono necessarie almeno 12 ore.

Il parere di Guillaume Martin

Se la collaborazione con il Team Astana prosegue da 12 stagioni, quella con l’Equipe Cofidis ha tempi recenti ed ha preso forma proprio in questo 2022. Siamo andati da Guillaume Martin, assiduo utilizzatore delle ruote MCC e gli abbiamo rubato alcune considerazioni tecniche.

Quale modello di Corima MCC utilizzi, clincher oppure tubolare e quale profilo?

Al Team Cofidis utilizziamo quelle con il cerchio con predisposizione tubolare. Alterno le 32 alle 47, in base al profilo altimetrico della corsa, dando comunque la preferenza alle MCC32 per le tappe di montagna con dislivelli positivi importanti.

Quando hai iniziato ad usare le Corima MCC, hai dovuto cambiare il tuo stile di guida?

Direi proprio di no, ma la grande variabile è rappresentata dal fatto che le MCC, a prescindere che siano le 32 oppure le 47, sono più rigide rispetto alle ruote di pari categoria. Questo fattore comporta inevitabilmente delle differenze quando si guida la bicicletta. Rispondono in modo perentorio alle variazioni di ritmo e sono molto sensibili ai cambi di direzione.

Quali sono le differenze più importanti tra il pedalare su una ruota con la raggiatura tradizionale e una con i raggi in carbonio tipo le MCC?

Mi rifaccio in parte alla considerazione precedente. La grossa differenza è la rigidità, ma anche la prontezza nelle risposte che coinvolgono tutta la bici. Di conseguenza la reattività, a tratti la bicicletta sembra scappare via con un’enorme scorrevolezza. Per me diventano un punto di riferimento sulle salite e nelle tappe dure di un grande giro.

beltrami

Cofidis, un buon inizio per salvare la licenza WT

25.02.2022
5 min
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L’inizio di stagione è sempre un ottimo periodo per mettere fieno in cascina ma senza viverci di rendita. Per la Cofidis sembra essere questa la filosofia dell’avvio di 2022, soprattutto in ottica ranking World Tour. Le licenze per il 2023 infatti verranno assegnate in base ai punti di graduatoria al termine dell’attuale ciclo triennale alla fine di quest’anno.

Damiani guida la Cofidis. Qui al Tour of Oman 2019
Damiani guida la Cofidis. Qui al Tour of Oman 2019

Damiani e gli obiettivi

La formazione francese (che partiva dalla zona retrocessione del WT) ha aperto la sua annata in grande spolvero centrando già quattro vittorie (tra il 3 e il 12 febbraio) con due degli undici nuovi innesti. Bryan Coquard e Benjamin Thomas sono andati a segno due volte ciascuno. Seconda tappa sia all’Etoile de Besseges sia al Tour de la Provence per il 29enne velocista di Saint-Nazaire giunto dalla B&B Hotels Ktm. Terza frazione e classifica generale all’Etoile de Besseges invece per il 26enne cronoman bresciano d’adozione arrivato dalla Groupama-Fdj.

Due corridori (entrambi pistard con medaglie olimpiche e mondiali) con grandi ambizioni di rilancio, se non addirittura di definitiva consacrazione, che sembrano perfetti per meccanismi e strategie con il resto della squadra biancorossa. Abbiamo sentito Roberto Damiani, diesse della Cofidis dal 2018, per parlare di questo momento e capire i loro obiettivi.

Coquard Provence 2022
La vittoria di Coquard nella seconda tappa del Tour de la Provence, battendo due campioni come Alaphilippe e Ganna
Coquard Provence 2022
La vittoria di Coquard nella seconda tappa del Tour de la Provence, battendo due campioni come Alaphilippe e Ganna
Roberto, siete partiti molto forte…

Le vittorie sono sempre una buona cosa, soprattutto ad inizio stagione perché ti danno l’idea del lavoro fatto in inverno. Siamo contenti di questi quattro successi, che sono un buon bottino. Ma restiamo con i piedi per terra. Dobbiamo continuare a progredire perché è un anno importante per i punti e per il rinnovo delle licenze.

Che vittorie sono state?

Innanzitutto ci danno un grande morale. Sono state conquistate con atleti nuovi che non vincevano da diverso tempo. Coquard che batte in volata prima Pedersen e poi Alaphilippe (gli ultimi campioni del mondo, ndr) è un bel vedere. Stesso discorso vale per Thomas. Hanno portato una bella ventata di tranquillità ed euforia allo stesso tempo. Non dimenticherei nemmeno Guillaume Martin che si è già fatto vedere al Tour des Alpes Maritimes et du Var (per lui un quinto e un secondo di tappa e terzo nella generale, ndr). Stiamo lavorando serenamente.

La lotta per aver nuovamente diritto alla licenza sembra serratissima.

Noi siamo rientrati nel WT nel 2020 e ce la giochiamo con 5-6 formazioni. Ci sono differenze di struttura e budget. Noi non abbiamo i fondi di Ineos Grenadiers o Quick Step-Alphavinyl pur avendo con Cofidis tutta la tranquillità economica del mondo. Facciamo la corsa su team come Lotto-Soudal, Intermarchè-Wanty-Gobert e le altre squadre che stanno lottando per questo obiettivo (Israel-Premier Tech, Movistar e BikeExchange-Jayco sono le altre che rischiano di essere trascinate nella zona retrocessione, ndr).

Avete cambiato la vostra anima con le tante operazioni di ciclomercato?

C’è stato un grosso cambiamento nel nostro roster, con undici nuovi arrivi. E’ stato fatto chiaramente con l’idea di migliorare. Abbiamo cercato di prendere atleti che nei loro settori, di capacità di aiuto o di risultato, potessero far crescere il peso specifico della squadra.

Guillaume Martin quest’anno esordirà al Giro d’Italia cercando di fare classifica
Guillaume Martin quest’anno esordirà al Giro d’Italia cercando di fare classifica
I vostri intenti quali sono?

Il buon inizio di stagione, ripeto, ci ha dato serenità. Andiamo avanti senza eccessi anche se chiaramente vogliamo fare più vittorie e punti possibili. Il Tour de France, per una formazione storica francese come la nostra, resta un obiettivo primario. Quest’anno verremo al Giro d’Italia con Martin, uno dei nostri migliori scalatori, che viene anche per conoscere la corsa rosa visto che non l’ha disputato prima. Ovvio che con un corridore di questo genere cercheremo di fare il meglio possibile in classifica ma senza fare proclami.

Il marchio Cofidis è uno dei più longevi nel ciclismo professionistico essendoci ininterrottamente dal 1997. Come la vivi da italiano?

Con grande invidia per la qualità del movimento ciclistico francese. Vorrei una Cofidis italiana, ovvero una azienda italiana che creda nel ciclismo come ci crede Cofidis. Sarebbe una luce accesa per noi. Di fatto ha triplicato le sue forze. Dopo la squadra di paraciclismo, che era presente già da tanto tempo, quest’anno c’è anche il team continental femminile. E il loro progetto è a lungo termine. Da diesse invece, il fatto di avere alle spalle una azienda come Cofidis ci inorgoglisce e ci stimola ancora di più. E’ una squadra che ha la sua… francesità, pur essendo una formazione francese con meno corridori della sua nazione.

Roberto prima di salutarti, a parte i nomi che abbiamo già fatto, quali altri corridori ci vuoi segnalare per questo 2022?

Uno è certamente Simone Consonni, che ormai è decisamente più libero di fare la propria gara. Non posso dimenticare Ion Izagirre che purtroppo è caduto in Algarve facendosi male ad una mano. Lui è uno dei punti di forza che abbiamo preso quest’anno (arriva dall’Astana, ndr). Infine faccio i nomi di due giovani francesi, Axel Zingle e Hugo Toumire (che erano stagisti nel finale del 2021, ndr). Il primo è un passista classe ’98. Un uomo da classiche, con un buono spunto veloce che tiene bene su certi tipi di strappi. Il secondo invece ha 20 anni, fisico e caratteristiche da scalatore. Ovviamente bisogna dargli un po’ di tempo ma sono due ragazzi molto interessanti. Questo dimostra come Cofidis, in tutti questi anni, guardi ancora ai giovani. E su di loro ve lo dico, seguiteli.

Guillaume Martin prepara la “campagna d’Italia”

15.01.2022
4 min
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Quando parla Guillaume Martin, non sono mai risposte casuali o scontate. Il “ciclista filosofo” non è solito a proclami, per questo l’annuncio della sua volontà di doppiare Giro e Tour ha stupito gli addetti ai lavori, considerando come negli ultimi tempi i big siano più orientati ad accoppiare la Grande Boucle con la Vuelta e si continui a disquisire sul fascino annacquato della corsa rosa. Non tutti la pensano così…

In Martin la Cofidis crede molto, tanto è vero che ha cambiato un po’ l’assetto del team per pensare un po’ più alla classifica nei grandi giri e meno alla conquista delle tappe. Alla soglia dei 29 anni il corridore parigino è pronto a scalare un altro gradino nelle gerarchie internazionali, conscio delle proprie possibilità e di dove ci sia ancora spazio per migliorare e proprio sulla base di queste valutazioni, con la squadra si è deciso di provarci.

«Il percorso del Giro – dice il francese – è molto adatto alle mie possibilità, più della Vuelta, ci sono pochi chilometri a cronometro e tanta montagna, penso che ci sia la possibilità di fare molto bene».

Martin Vuelta 2021
Guillaume Martin è pro’ dal 2016, finora ha conquistato in carriera 9 vittorie
Martin Vuelta 2021
Guillaume Martin è pro’ dal 2016, finora ha conquistato in carriera 9 vittorie
Eppure la doppietta Giro-Tour sembra essere un po’ caduta nel dimenticatoio. Pensi che ci sia abbastanza tempo per recuperare per chi punta alla classifica in entrambe le corse?

Partiamo dalla premessa che per affrontare due gare simili ci vuole molto rispetto, perché si tratta di un impegno considerevole. Io sono un corridore che solitamente corre molto, ma considerando il calendario bisognerà sicuramente prendere le giuste contromisure. Il tempo per recuperare c’è sicuramente, credo che con una buona preparazione e condotta di gara si possa cercare di curare la classifica generale in entrambe le occasioni. Saranno però importanti la squadra e la strategia di corsa, la più adatta per utilizzare al meglio le energie.

La tua carriera dice che sei sempre andato migliorando nei grandi Giri, fino all’8° posto dello scorso anno al Tour e al 9° della Vuelta (unico a finire nella Top 10 di due grandi giri come Bernal e Mas). Dove pensi di dover migliorare per scalare finalmente il podio?

Sicuramente sarà importante non perdere molto nelle cronometro e proprio per questo il Giro si adatta meglio alle mie caratteristiche. Il che non significa che mi senta battuto quando si gareggia contro il tempo, ci stiamo lavorando soprattutto in questo periodo dell’anno. Le stagioni ed esperienze scorse mi dicono che ho una buona resistenza e costanza di rendimento e su questa devo fare affidamento. Io sono pronto alla battaglia, ho fiducia di per fare bene, poi vedremo se sarà sufficiente per il podio.

Martin crono 2021
Le cronometro sono il suo punto debole, ma in quest’inverno ci sta lavorando molto
Martin crono 2021
Le cronometro sono il suo punto debole, ma in quest’inverno ci sta lavorando molto
L’assenza di Pogacar, Roglic Bernal potrebbe far pensare che il Giro abbia meno fascino. Tu che cosa ne pensi e che risalto ha il Giro in Francia?

Il Giro è sempre molto popolare e seguito, ancor più nelle ultime stagioni e a ben guardare è stato sempre ben frequentato. Se guardiamo a quella che potrebbe essere la starting list, è vero che mancano i grandissimi, ma è altrettanto vero che sono arrivati propositi di partecipazione da molti nomi importanti, come Dumoulin e Pinot. Io sono sicuro che verrà fuori un Giro spettacolare, non credo che in Italia ci si debba preoccupare troppo…

Per fare bene nelle due grandi corse a tappe, come strutturerai la tua preparazione?

Come detto, devo rivedere un po’ il mio programma abituale, abbiamo quindi pensato di affrontare le prime gare come un cammino di avvicinamento e affrontare un primo vero test in marzo, con il Giro di Catalogna per verificare il lavoro svolto. A seguire vedremo in base a quale sarà stato il mio rendimento le ulteriori prove prima di partire per il Giro.

Martin Sicilia 2019
In Italia Martin ha già vinto, qui alla tappa del Giro di Sicilia 2019 sull’Etna
Martin Sicilia 2019
In Italia Martin ha già vinto, qui alla tappa del Giro di Sicilia 2019 sull’Etna
Il vostro manager Vasseur ha specificato che c’è bisogno di risultati importanti per confermare la squadra nel WorldTour. Questo rappresenta un carico di pressione ulteriore per voi?

Non c’è pressione perché sappiamo di avere un buon team con molta gente che può far bene. L’arrivo di Ion Izagirre rappresenta un progresso del quale beneficeremo tutti. Non tutto nella passata stagione è andato perfettamente, ma in quale squadra questo succede al 100 per cento? Si cresce anno dopo anno, me compreso. La pressione fa parte del lavoro di un corridore, non è certamente qualcosa che deve spaventare.

Che cosa chiedi al tuo 2022?

Non ci sono risultati o traguardi particolari, a me interessa soprattutto non avere infortuni, stop improvvisi di natura fisica alla mia preparazione e alla stagione delle gare, voglio poter lavorare bene e raggiungere la miglior forma. L’anno scorso ho avuto un problema al ginocchio che mi ha bloccato e sappiamo bene che l’inverno è il periodo fondamentale per lavorare in vista della stagione agonistica. Se tutto procede come si deve, i risultati arriveranno, sono molto fiducioso.

Il ritratto del leader: non basta essere imposti

15.12.2021
4 min
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Hanno fatto un po’ pensare le dichiarazioni di Primoz Roglic a Cyclingnews, poi chiarite dallo stesso sloveno (in apertura nella vittoria alla Milano-Torino), sull’avere chiarezza circa il suo ruolo e quello di Van Aert al prossimo Tour de France. Sa solo Roglic se in qualche modo soffra la personalità del belga e magari le sue parole sono state fraintese, però hanno fatto pensare a un passaggio di quel famoso libro di Guillaume Martin, leader della Cofidis alla seconda pubblicazione, in cui parla del ruolo dei comprimari rispetto ai vincitori e dei leader imposti dall’alto.

«Viviamo in un mondo – dice Martin – che esaspera le piccole differenze, che le amplifica. Oggi sono diventato il leader di una squadra e come tale godo di uno status radicalmente diverso da quello dei corridori che dominavo a fatica nelle categorie amatoriali. E’ così che funziona il mondo e io lo vedo, ma soprattutto forse non è così che dovrebbe funzionare. Vedo male i leader imposti dal management della società».

E così, mentre leggendo si pensava allo schematismo del Team Ineos Grenadiers o alla difficile coabitazione degli anni scorsi fra i tanti leader della Movistar, abbiamo pensato di rivolgerci alla dottoressa Manuella Crini, psicologa, per indagare sulla figura del leader. Chi è il leader? E perché viene riconosciuto dai compagni?

Fra Pantani e i suoi gregari un rapporto basato sulla stima, sul carisma e sulle dimostrazioni
Fra Pantani e i suoi gregari un rapporto basato sulla stima, sul carisma e sulle dimostrazioni

L’empatia del leader

Il piccolo Pantani era quasi venerato dai suoi compagni, che nel corso degli anni lo hanno supportato e sostenuto, facendogli scudo da critiche di ogni tipo e lavorando per lui oltre il limite della fatica. Nessun dubbio che fosse lui il solo capitano della squadra. Per il suo carisma e per le parole chiare di Luciano Pezzi, che creò quella Mercatone Uno, che al momento della presentazione disse parole chiarissime.

«Martinelli è il direttore sportivo e ha voce in capitolo sulle decisioni – disse Luciano – ma Pantani è il capitano».

«Dipende da come è calato il leader nella squadra – spiega la dottoressa Crini – se la sua qualità viene riconosciuta. Chiaro che se la squadra ha la sensazione che il leader sia lì per una forma di raccomandazione, difficilmente avrà la credibilità che serve. Detto questo e proprio per il tipo di stima su cui si fonda il ruolo del leader, non è neanche detto che il leader debba essere il più forte, perché magari è quello che riesce a far girare al meglio i corridori attorno a quello più forte. Se però non hai toccato con mano quel carisma, è difficile riconoscerlo. Il leader deve avere capacità empatiche, ma detto questo ogni gruppo ha la sua vita, per cui non esistono leggi universali che ne regolano il funzionamento».

Froome e Thomas, alla pari al via del Tour 2018, che poi premiò il secondo
Froome e Thomas, alla pari al via del Tour 2018, che poi premiò il secondo

Il riconoscimento del leader

L’affermazione sul leader che non è necessariamente il più forte ci lascia un po’ interdetti, c’è bisogno di vederci con maggiore chiarezza, per cui il discorso riparte.

«La storia è piena di leader acclamati quindi riconosciuti  – prosegue Manuella, avendo intuito la perplessità – ma non è detto che avessero le qualità per esserlo. Il leader è colui che in un modo o nell’altro porta obiettivo e vittorie. Chi ha una fama, una nomea e un vissuto ha facilità di essere riconosciuto. L’intoccabile perché protetto dai capi non ha grosso riconoscimento. Il leader è una persona con capacità che viene poi riconosciuta per quello che riesce a fare, innescando una trasposizione fra il passato e l’attualità. Ti riconosco la stima per quello che sei stato, ma devi confermarlo con quello che fai».

Nel mondo del lavoro

E’ così in ogni ambito, anche quello professionale. Nessuno ti segue se non ti riconosce dei meriti e se non sei in grado di confermarli quotidianamento con l’esempio.

«L’ambito della leadership – conclude Manuella – è difficile da affrontare nella vita quotidiana. Una cosa che mi sento di aggiungere sulla figura del leader è che non deve lasciarsi influenzare dagli altri e, al giorno d’oggi soprattutto, deve avere fra le sue competenze anche la capacità di comunicare, altrimenti perde il favore del gruppo».

Con questi altri pensieri da coltivare, ce ne andiamo in giro pensando a quali leader delle squadre che frequentiamo abitualmente abbiano questo carisma, la capacitò di comunicare e la fedeltà assoluta dei compagni. Secondo voi quali nomi si potrebbero fare?

EDITORIALE / Perché uno vinca, serve un altro che perda

22.11.2021
4 min
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Guillaume Martin, corridore filosofo della Cofidis, ha scritto un altro libro. Il primo si intitolava “Socrate a velò”, cioè Socrate in bicicletta. L’altro, il secondo, l’ha chiamato “La Société du peloton”, vale a dire la società del gruppo. Gli spunti che offre sono molteplici, ma attraverso un paio di essi cerchiamo di leggere quanto accade nel ciclismo, lanciato verso il 2022 con l’affanno di riprendersi ciò che il Covid s’è portato via.

Martin è l’uomo di punta della Cofidis per la salita, ma è noto più che altro per i suoi studi di filosofia
Martin è l’uomo di punta della Cofidis per la salita

Il gruppo e il campione

Una volta un corridore scherzando sul suo piazzamento nelle retrovie, disse che per dare grandezza ai primi c’è bisogno anche dello scenario composto da quelli che vengono dopo.

«Non possiamo vivere senza gli altri – scrive Martin – biologicamente, sociologicamente o economicamente. Resta da vedere come collaborare con loro senza dimenticare se stessi, come uscire dal gioco senza danneggiare il gruppo senza il quale non esisteremmo. Il campione ha bisogno di un gruppo per affermare le sue ambizioni. Emana da esso e ne fa parte e tuttavia cerca di distinguersi da esso, di sfuggirgli».

Sembra invece che lo stesso affanno di cui si diceva in avvio si sia impadronito anche dei ragionamenti dei manager, che dovrebbero essere più lungimiranti. Nei giorni scorsi, Gasparotto ha esposto il problema con grande lucidità.

«Ai miei corridori ho da raccontare esperienze pratiche che a me sono costate – ha detto – io ho avuto tempo per rimediare, loro non ce l’hanno. Bisogna tirare fuori il meglio da tutte le situazioni, perché oggi il margine di errore è davvero ridotto».

Oggi si investe per cercare i primi, rovistando fra gli juniores, lasciando che gli altri smettano. Va bene che il professionismo è composto dall’elite del movimento mondiale, ma in nome di cosa chi ne faceva parte ieri, ne è fuori oggi? Non fuit in solo Roma peracta die: Roma non fu costruita in un solo giorno.

Al Tour del 2018, Dumoulin finì 2° dietro Thomas, Roglic fu 4°. Dopo il… buco del 2019, tutt’altro scenario
Al Tour del 2018, Dumoulin finì 2° dietro Thomas, Roglic fu 4°. Dopo il… buco del 2019, tutt’altro scenario

Dumoulin e Roglic

Il collegamento con il passaggio successivo del libro di Martin è a questo punto immediato. «Viviamo in un mondo che esaspera le piccole differenze – scrive il francese – che le amplia. Oggi sono diventato il leader di una squadra e come tale godo di uno status radicalmente diverso da quello di corridori che ho a malapena dominato nelle categorie amatoriali».

Vengono in mente Dumoulin e Roglic, due corridori che si sono spesso sfidati prima di diventare compagni di squadra. Fino alla caduta nel Giro del 2019, lo score era tutto dalla parte dell’olandese. Poi il blackout e lo sbocciare dell’altro. In un’intervista pubblicata su Cyclingnews, uno dei tecnici della Jumbo Visma dice che l’olandese è ancora un corridore da grandi Giri e come tale potrebbe tornare al Tour de France nel 2022.

Nessuno di quelli che conosce Dumoulin lo ha mai messo in dubbio. Fra i due la differenza l’ha fatta la testa. Eppure, nonostante sia tornato ai vertici con una medaglia olimpica nella crono, c’è stato bisogno dell’intervento del preparatore. Il ciclismo era già passato oltre.

Martin si stupisce dei continui paragoni del ciclismo di oggi con quello di un tempo
Martin si stupisce dei continui paragoni del ciclismo di oggi con quello di un tempo

Un’insolita bulimia

E alla fine è ancora il libro di Martin a fornire una lettura chiara di quello che vivono oggi i corridori. Si parte tuttavia dal presupposto che ciascuno ha la percezione dell’epoca in cui si muove e che il peso della storia sia un carico difficile da sostenere. E’ così in ogni ambito: dalla durezza della scuola rinfacciata ai figli, a quella del lavoro.

«Sono stupito – scrive Martin – dei profili Twitter che esaltano il ciclismo di una volta. E’ facile suggerire che noi ciclisti contemporanei siamo pigri rispetto ai nostri gloriosi predecessori. Nel percorso del prossimo Giro appena svelato, nessuna tappa supera i 200 chilometri. Non credo però che siamo meno coraggiosi dei ragazzi che ne facevano 400. Da un lato, tutto dipende dall’intensità. Dall’altro, la nostra vita è un impegno costante e alla sopportazione chilometrica si somma ogni dettaglio della quotidianità. Non scaliamo l’Alpe d’Huez a tutta, come non facciamo 400 chilometri. Quando arriviamo ai piedi di una salita, il nostro cuore è già a 180 battiti e sappiamo che passeremo mezz’ora ad un’intensità che Henri Cornet o Maurice Garin non hanno sperimentato. Non possiamo proiettarci nei corpi di un’altra epoca».

Questo ciclismo così veloce li divora, ne rende alcuni indubbiamente ricchi e altri li abbandona. Accettarlo senza mettersi di traverso è il modo migliore perché la velocità aumenti. Martin in apparenza non si chiede chi abbia convenienza da tutto questo: forse sarebbe utile chiederselo e trovare una risposta.

La quotidianità non ammette grossi recuperi e tolta la settimana di vacanza, non c’è spazio per altro. A volte si parla di carriere più corte a causa dell’impegno precoce. Quella di Dumoulin ha rischiato di finire anche per quest’ansia di riempire, sfruttare, produrre e ripagare gli investimenti che a tratti assume i contorni di un’insolita bulimia. Dopo qualche mese di stacco, il suo talento è tornato a brillare.

Voeckler Tokyo 2021

Non c’è Alaphilippe? La Francia non si arrende

21.07.2021
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Tutto è cambiato in un giorno. Il giorno nel quale Julian Alaphilippe ha annunciato che avrebbe rinunciato alle Olimpiadi di Tokyo. Per stare vicino alla famiglia la scusa ufficiale, ma tanto altro c’era dietro: concentrazione sul Tour, la nascita del primogenito vissuta con trepidazione dopo le traversie famigliari degli ultimi anni, il Covid e chi più ne ha più ne metta. Fatto sta che la Francia, che aveva in casa il favorito numero 1, si è ritrovata nuda di fronte alla prospettiva olimpica.

Da anni si diceva che quel percorso sembrava disegnato su misura per Alaphilippe, ben prima della conquista del titolo mondiale a Imola 2020. L’anno in più di attesa poteva addirittura favorirlo, a dispetto di una concorrenza formidabile, invece Julian ha detto di no, senza appelli, aggiungendosi alla lunga lista omnisportiva di campioni che, per una ragione o per l’altra, ha rinunciato alla trasferta per l’obiettivo quadriennale.

Francia Tokyo 2021
Prima uscita del team francese sul percorso di Tokyo: sorrisi a dispetto del jet lag (foto @tomsisbos)
Francia Tokyo 2021
Prima uscita del team francese sul percorso di Tokyo: sorrisi a dispetto del jet lag (foto @tomsisbos)

La Francia riparte da zero

Thomas Voeckler, per anni il campione di casa più seguito ed acclamato al Tour ed ora selezionatore tecnico della nazionale di Francia, si è ritrovato a dover ricostruire la selezione da zero, non solo e non tanto nei nomi, quanto nelle prospettive, nelle motivazioni, negli obiettivi.

«Dopo la rinuncia di Julian – ha affermato al suo arrivo a Tokyo – il nostro motto è stato “adattarsi”. Ho lavorato nel corso di tutta la stagione con corridori e preparatori con un’idea in testa, ma all’improvviso ho dovuto ripensare al progetto dalle fondamenta. Chiaro che con lui in squadra avremmo sviluppato una specifica strategia, gli altri sarebbero stati al suo servizio, ora invece quella che sarà al via sabato sarà una nazionale diversa».

Gaudu Tour 2021
Gaudu ha chiuso il Tour all’11° posto, andando più volte in fuga. Le aspettative erano ben altre…
Gaudu Tour 2021
Gaudu ha chiuso il Tour all’11° posto, andando più volte in fuga. Le aspettative erano ben altre…

Due principi: umiltà e ambizione

Voeckler sta lavorando non solo tecnicamente, ma anche dal punto di vista psicologico. Sa che ha a disposizione una squadra che deve assorbire le fatiche del Giro di Francia (il solo Remì Cavagna ha saltato la Grande Boucle), le conseguenze psicologiche di una corsa che non è andata come i suoi ragazzi speravano, inculcare una nuova idea di corsa: «Dobbiamo affrontare la gara con umiltà ma anche con ambizione – sono le sue parole – tutti saranno chiamati a intervenire in prima persona, soprattutto Gaudu e Martin».

David Gaudu ha chiuso il Tour all’11° posto, alternando cose buone ad altre meno, finendo lontano dalle posizioni alle quali aspirava e mancando anche quel successo di tappa che era diventato il suo obiettivo dopo le difficoltà sulle Alpi: «Credo di essere all’85% della condizione – aveva affermato nel weekend scorso – conto di trovare quel che manca a Tokyo. Il gruppo è coeso e il percorso si adatta alle nostre caratteristiche, io sono ottimista».

Martin Tour 2021
L’ultimo Tour ha visto Guillaume Martin andare spesso in fuga: farà lo stesso sul Monte Fuji?
Martin Tour 2021
L’ultimo Tour ha visto Guillaume Martin andare spesso in fuga: farà lo stesso sul Monte Fuji?

Voeckler prepara la tattica giusta

Da parte sua Guillaume Martin, che con un po’ di tira e molla ha comunque centrato la Top 10, è entusiasta all’idea di essere a Tokyo, nel più puro spirito olimpico: «I Giochi sono come il Santo Graal per uno sportivo, io sono nato guardando le imprese sportive ai Giochi, mi hanno fatto amare lo sport nel suo insieme. E’ vero, non siamo favoriti, ma in una gara secca non sai mai quel che può succedere. Sarà una corsa molto tattica, nella quale non potrai distrarti mai perché l’esito è tutt’altro che scontato».

Con i tre già citati vestiranno la maglia della Francia anche Kenny Elissonde, che al Tour è stato spesso protagonista in fuga per i suoi compagni di squadra e Benoit Cosnefroy, corridore da seguire con attenzione perché potrebbe anche trovare la fuga giusta essendo pur sempre un ex campione del mondo Under 23. Voeckler vola basso, ma sulla base dell’esperienza maturata nella sua carriera da pro, è pronto a tirar fuori il coniglio dal cilindro, meglio non sottovalutarlo.