Il gregario dell’anno? Sentiamo tre direttori sportivi

14.09.2024
6 min
Salva

«Oggi il vero gregario cioè il Panizza per De Vlaeminck, il Bernaudeau per Hinault o il Vanotti per Nibali, non c’è più. O se c’è, si vede solo in certi frangenti in corsa». Anche se quello che stiamo per proporvi è un articolo che riguarda la figura del gregario non potevamo esimerci da questa premessa fatta da Giuseppe Martinelli, uno direttori sportivi interpellati per questo “Oscar del gregario” appunto.

La premessa di “Martino” è importante perché ci dice molto anche sul perché dei giudizi su questo o quel gregario. Il fattore del tirare, di prendere aria in faccia, resta oggi centrale. Mentre si affievolisce, almeno vista da fuori, la parte oltre la gara. Vale a dire il gregario confidente, il gregario compagno di camera. Il discorso oggi è molto più tecnico.

Con i tre grandi Giri alle spalle e altre corse importanti nel sacco, cerchiamo di capire chi è, o chi sono, i gregari che si sono distinti maggiormente durante la stagione. E perché si sono distinti.

Oltre a tirare forte, Domen Novak è anche un buon confidente tanto più che è sloveno come Pogacar
Oltre a tirare forte, Domen Novak è anche un buon confidente tanto più che è sloveno come Pogacar

Parola a Gasparotto

«E’ un argomento ampio e di non facile scelta – dice Enrico Gasparotto, direttore sportivo in forza alla Red Bull-Bora – è difficile giudicare e stabilire chi sia stato il miglior gregario dell’anno. Si fa anche fatica a ricordare alcuni eventi di marzo, per esempio. Oppure non si conoscono le dinamiche interne dei vari team, i ruoli e i compiti assegnati ai corridori. E poi parliamo di gregari: ma ci sono team che hanno preso Adam Yates per fare il gregario. Noi stessi in Red Bull, abbiamo Vlasov e Hindley che sarebbero capitani altrove. Ormai si va nella direzione dei super team, in cui corridori molto importanti vengono messi a disposizione di quei 4-5 atleti più forti del mondo. 

«E questo vale non solo per la salita. Penso anche ad alcuni passisti che sono forti nelle classiche del Nord e delle pietre: Van Aert, Van Hooydonck fino all’anno scorso, o Politt: gente molto forte che dà tanto anche nei grandi Giri».

E con Politt Gasparotto apre ad un primo lotto di nomi. Il tedescone della UAE Emirates è piuttosto gettonato.

«Nils – va avanti Gasparotto – l’ho avuto fino allo scorso anno e conosco il suo potenziale è uno di quegli atleti molto importanti al servizio di profili altissimi. Oltre a lui, credo che in stagione si sia ben distinto Domen Novak. Conosco bene questo ragazzo, in quanto corremmo insieme alla Bahrain. Già all’epoca aveva un potenziale enorme e ha fatto uno step ulteriore. Alla Liegi ha svolto un lavoro eccezionale per Pogacar e ha fatto benissimo anche al Giro d’Italia. Un altro che ha fatto bene è Cattaneo».

Aleotti tira i suoi. Giovanni per prestazioni e costanza di rendimento sta diventando un vero uomo squadra
Aleotti tira i suoi. Giovanni per prestazioni e costanza di rendimento sta diventando un vero uomo squadra

Stando in Red Bull-Bora e vista la sua ottima stagione, avremmo pensato che Gasparotto facesse il nome di Giovanni Aleotti, ormai stabile nelle formazioni che contano.

«Certamente c’è anche lui – conclude Gasparotto – non l’ho citato prima perché prendo come punto di partenza il Tour per lo stress della corsa e l’importanza fondamentale che gioca il gregario in quella gara e Giovanni al Tour non c’era. Ma senza dubbio Giovanni è da chiamare in causa. Alla Vuelta ha lavorato quando alla tv ancora non si vedeva. Al Giro lavorava e poi era stabilmente nei primi 15, 20 al massimo: questo significa che ormai ha raggiunto una base solida. Lo vedo molto bene anche in ottica futura come gregario di un capitano importante. E’ un lavoro che svolge con naturalezza e poi c’è un aspetto molto importante: si è guadagnato la fiducia dei leader. Perché tu puoi andare forte quanto vuoi, ma se il capitano non si fida di te serve a poco.

«Se un corridore così, visto il mondiale duro che si profila e i nomi che se lo giocheranno Roglic, Pogacar, Remco… non fosse convocato, sarei alquanto stupito».

Alla Vuelta visto un Cattaneo splendido. Solo dei problemi di salute gli hanno impedito di essere al Tour con Evenepoel
Alla Vuelta visto un Cattaneo splendido. Solo dei problemi di salute gli hanno impedito di essere al Tour con Evenepoel

Tocca a Bramati

Dopo Gasparotto ascoltiamo il parere di Davide Bramati, diesse della  Soudal-Quick Step. Anche il tecnico lombardo sottolinea il fatto che l’argomento è ampio, che la scelta da fare non è facile e, aggiunge: «La stagione non è ancora finita!».

«Chi è il miglior gregario dell’anno? Se guardo in casa mia, ma non solo, dico Mattia Cattaneo. Specie dopo la medaglia alla crono degli europei mi viene in mente lui. Alla Vuelta ha fatto grandi cose. Abbiamo visto quando si è fermato ad attendere Landa. Quella è stata una decisione non facile, anche per l’ammiraglia. Da parte sua, significa devozione per la squadra e per il lavoro che sta facendo, pur avendo una grande condizione».

Bramati, tra gli altri, ha elogiato Ghebreigzabhier, attivo su molti fronti
Bramati, tra gli altri, ha elogiato Ghebreigzabhier, attivo su molti fronti

Cattaneo era stato già nominato da Gasparotto e non poteva essere diversamente. Oggettivamente Mattia è stato un grande interprete di questo ruolo. E non solo in questa stagione.

«Anche Novak della UAE Emirates mi è sembrato molto bravo in questo ruolo, almeno nelle corse che ho seguito io e anche ascoltando il parere dei ragazzi. I miei atleti mi dicono che fa numeri incredibili, che tira fortissimo e per molti chilometri. Novak svolge un grande lavoro anche quando si è lontani dal traguardo. 

«Poi sempre per quel che ho visto io in corsa, devo dire che mi ha colpito Amanuel Ghebreigzabhier della Lid-Trek. Al Giro l’ho visto tirare in salita, in pianura per Milan, andare in fuga. Davvero un bell’atleta».

Giro 2016: immagine simbolo di Scarponi in veste da gregario. Michele fu fermato da Martinelli e Slongo per attendere Nibali (immagine tv)
Giro 2016: immagine simbolo di Scarponi in veste da gregario. Michele fu fermato da Martinelli e Slongo per attendere Nibali (immagine tv)

Infine Martinelli

Chiudiamo con il più esperto dei direttori chiamati in causa, Giuseppe Martinelli, tecnico dell’Astana-Qazaqstan. Anche lui ribadisce la difficoltà di individuare un singolo nome. Scavando nel passato recente dei suoi atleti, Martino, nomina Kangert e Scarponi. Ma poi si chiede anche se un atleta come Van Aert, spesso al servizio del team, possa essere considerato un gregario o meno.

«Un gregario formidabile è Marc Soler, ma quando riesce a farlo veramente? Ha una testa quello lì… Cattaneo è molto bravo. Ma se devo scegliere il gregario di quest’anno dico Rafal Majka. Penso anche al Tour dell’anno scorso e ovviamente all’ultimo Giro. E’ stato fondamentale. Era uno dei pochi se non l’unico che doveva e poteva restare vicino a Pogacar e lo ha fatto al meglio. Anche Adam Yates o Almeida si sono messi a disposizione di Pogacar, ma Majka è votato per quel ruolo lì. E’ il gregario vero: tira in salita e si stacca. Probabilmente quei gregari così non ci sono più».

Per Martinelli è Majka il gregario dell’anno. Votato alla causa del leader e basta
Per Martinelli è Majka il gregario dell’anno. Votato alla causa del leader e basta

E su questa figura, Martinelli apre una parentesi: «Quando mio figlio Davide era in Quick Step mi diceva di De Clerq, ora alla Lidl-Trek. Un corridore che faceva paura, in grado di tirare dal terzo chilometro di gara fino ai meno 40, meno 30… anche nelle corse del Nord. E nel frattempo magari andava anche dietro a prendere l’acqua. Una forza della natura. Ma per i più, De Clerq è poco noto e magari porta anche pochi punti. E questo pochi team se lo possono permettere. Però è fondamentale per la squadra. Oggi con tutti gli extra feed che abbiamo i ragazzi neanche sono così capaci a prendere l’acqua all’ammiraglia».

Troìa, una “rompighiaccio” per Pogacar e non solo

06.04.2022
4 min
Salva

Un bestione di 191 centimetri per 80 chili. In pratica quando passa in testa Oliviero Troìa si sente lo spostamento d’aria! Nel suo caso, soprattutto se stai scortando Tadej Pogacar, è come stare a ruota di una rompighiaccio. O di una locomotiva, fate voi. E un “piccoletto” come Pogacar non prende aria. Poi sia chiaro. Non lavora solo per lo sloveno. Ha già aiutato a vincere McNulty, Trentin, Gaviria

Il corridore ligure della UAE Emirates è sempre più un uomo squadra. Lo abbiamo visto in prima linea all’Oman e anche in corse di primissimo piano come la Milano-Sanremo e il Giro delle Fiandre. Alla settima stagione da pro’, tutte in questa squadra, il suo ruolo è ben definito. E sì che il colpo vincente che aveva da dilettante ci sarebbe ancora…

Gigante prezioso

Oliviero non esce da un super periodo. A fine agosto si era rotto la clavicola (dopo che ne aveva rotta una anche a marzo) e stava lavorando ad un bel finale di stagione.

«In effetti – ci ha detto – quello appena passato è stato un anno un po’ sfortunato. Per fortuna che le cose stanno tornando come devono. La condizione è molto buona e abbiamo un leader molto forte».

Nei giorni del Fiandre, Oliviero chiaramente era vicino a Tadej. Il suo ruolo? Garantire una certa sicurezza in gruppo al leader sloveno, aprirgli la strada nei tratti in pavé e portarlo avanti.

«Dovevo proteggerlo e fargli spendere meno energie possibili, soprattutto nella prima parte della gara». Obiettivo raggiunto alla grande visto che era in testa a fare largo al suo capitano sin quasi al momento cruciale dell’attacco sul Kwaremont.

Uno così, con certe caratteristiche è perfetto per questo ruolo. Garantisce un certo riparo dall’aria. Se c’è da fare a spallate non si sposta così facilmente, ma al contrario può creare i suoi spazi. E se c’è da menare per tanti chilometri o da fare una sparata a 60 all’ora lui è presente. Alla Sanremo, per esempio, ha tirato fortissimo l’imbocco della Cipressa: attacco e prima parte di salita.

In Oman Oliviero ha lavorato per Gaviria e Rui Costa, leader rispettivamente per le volate e per la generale
In Oman Oliviero ha lavorato per Gaviria e Rui Costa, leader rispettivamente per le volate e per la generale

Motivazione massima 

Ma se oggi il livello medio di cui tanto si parla si è alzato, lo stesso discorso vale per i gregari. Per aiutare bisogna essere all’altezza. Magari qualche tempo fa un corridore con certi valori e certe caratteristiche avrebbe potuto essere un leader.

Troìa ci appare davvero tirato, determinato, concentrato.

«E’ vero – riprende – sono più magro dello scorso anno. Ho lavorato molto durante l’inverno e quest’anno sono arrivato alle corse con un’altra forma. Avendo un leader molto forte, mi sono dovuto anche adeguare».

«Con Pogacar in squadra le cose cambiano parecchio. Con un capitano come lui, che forse è il più forte al mondo c’è anche tutt’altra motivazione nel fare il gregario. Vai oltre il tuo 100%, dai di più di quel che hai».

Troìa tra le ammiraglie. Nonostante le radio e i tanti rifornimenti lungo la strada, il gregario ancora “scende” tra le macchine
Troìa tra le ammiraglie. Nonostante le radio e i tanti rifornimenti lungo la strada, il gregario ancora “scende” tra le macchine

E ora la Roubaix

Nel frattempo è arrivato anche un figlio e questo ha cambiato un po’ gli equilibri. Si dice che un corridore assesti la sua vita. Che sia ancora più vincolato da certi orari e che in “soldoni” possa fare ancora meglio la vita dell’atleta.

«Con un figlio è tutto più bello. Hai più motivazioni quando arrivi a casa. C’è lui che ti sorride e di conseguenza poi sei più spronato anche a fare il tuo lavoro. Non pensi ad altro: lavoro e famiglia».

Non si sa ancora se vedremo Troìa al Giro d’Italia. Ma una cosa è certa la sua campagna del Nord non è finita. Ci sono ancora due appuntamenti importanti da affrontare: la Scheldeprijs e la Parigi-Roubaix. Non ci sarà Pogacar, ma i leader non mancano alla UAE Emirates. Trentin è in ripresa e magari potrebbe essere la sua buona occasione per tornare ad annusare l’aria là davanti.

«Per ora – conclude Troìa – finisco con la Campagna del Nord, poi con la squadra valuteremo cosa fare. Dovrei disputare un grande Giro. Per ora non sono previsto per il Giro d’Italia, forse più per la Vuelta. Ma c’è tempo…».

Le gregarie nel ciclismo femminile: tre tecnici a confronto

16.02.2022
6 min
Salva

La mission del ciclismo femminile è quella di cercare di ridurre il più possibile il gap nei confronti di quello maschile. La riforma del WorldTour – che per molti dei team manager delle continental italiane ancora fa discutere o non convince – può far cambiare il trend e le considerazioni per alcuni ruoli. Quello delle gregarie, ad esempio, che potremmo considerare attrici non protagoniste nel cast di una gara. Lo spunto di riflessione ce lo ha dato Silvia Valsecchi qualche settimana fa.

«Anche se sta cambiando, il problema del ciclismo femminile – spiegava la lecchese – è che se sei gregario non vai avanti tanto. Non succede come negli uomini dove un capitano si porta con sé gli uomini più fidati. Nel femminile si guardano solo i risultati. Magari ci si arriverà più avanti. Ma quando?».

Silvia Valsecchi, BePink
Questa inchiesta sulle gregarie è nata da una riflessione di Silvia Valsecchi, in gruppo fino al 2021
Silvia Valsecchi, BePink
Questa inchiesta sulle gregarie è nata da una riflessione di Silvia Valsecchi

La risposta probabilmente ce la darà il tempo, come per tutte le altre domande legate alla auspicabile parità (sportiva e non) tra donne e uomini. Noi però abbiamo voluto sentire i pareri di Davide Arzeni della Valcar Travel&Service, Giorgia Bronzini della Liv Racing Xstra e Michele Devoti del Team UAE ADQ per capire se anche la figura del gregario nel femminile potrà costruirsi una carriera ad hoc.

Arzeni d’accordo con Valsecchi

«Sono d’accordo col pensiero della Valsecchi – analizza Arzeni – anche se qualche caso più unico che raro c’è stato. Diciamo che in passato è capitato più di una volta che fosse un diesse che si portasse dietro una capitana e un paio di atlete da una formazione all’altra. Adesso qualcosa sta cambiando, sono convinto che qualche squadra potrebbe iniziare a farlo. Ingaggiare una big e qualche sua compagna di fiducia».

Elisa Balsamo con Arzeni. La Valcar-Travel&Service ha un modo di correre in cui tutte sono leader e tutte gregarie
Balsamo e Arzeni: alla Valcar-Travel&Service si ruota nei ruoli: tutte aiutano tutte

Un fatto di budget

Se tatticamente negli ultimi anni la figura della gregaria è stata sdoganata, contrattualmente invece sembra ancora patire come su un gpm impegnativo.

«Quel termine però – prosegue il “Capo” – non mi piace molto, perché per me si parla sempre di gruppo. Quantomeno da noi, dove a turno tutte si aiutano. Per quello che riguarda il discorso economico, prima si parlava di cifre basse e quindi si tendeva a prendere solo l’atleta di punta. Ora si stanno formando dei gruppetti affiatati tra le velociste e le scalatrici. Questa situazione potrebbe essere un valore aggiunto per i team. Magari alzando di poco il budget per una capitana potrebbero prendere tutto un pacchetto di atlete fidelizzato a lei».

Gli esempi di Bronzini

«Il gregariato nel ciclismo femminile non c’è mai stato – esordisce la Bronzini con un mezzo sorriso e col pragmatismo che la contraddistingue – perché non ci sono mai stati soldi. Tutto legato a quello. E’ sempre stato stato pagato il campione e le altre come se non esistessero. Gli stipendi sono ancora troppo bassi per fare certe operazioni e prendere in blocco due/tre atlete al servizio di una capitana».

Longo Borghini e Cordon Ragot corrono insieme dal 2014: la collaborazione funziona
Longo Borghini e Cordon Ragot corrono insieme dal 2014: la collaborazione funziona

Ci sono però casi che sono andati in contro tendenza. «Posso portare l’esempio – continua la piacentina – di Longo Borghini e Cordon Ragot. Loro si sono spesso spostate assieme perché formavano un binomio vincente. Il lavoro di Audrey è sempre stato apprezzato da Elisa. La francese è sempre stata considerata un gregario di alto rango. Pensate che corrono assieme dal 2014 quando erano in Hitec Products per poi passare l’anno successivo alla Wiggle Honda dove c’ero anch’io. Nel 2019 sono andate alla Trek-Segafredo con me come diesse. In carriera invece io ho avuto al mio fianco Alessandra Borchi per tanti anni».

Nessun problema per Bronzini a prendere nella LIV Xstra gregarie indicate dalla leader (foto Michiel Mass)
Nessun problema per Bronzini a prendere nella LIV Xstra gregarie indicate dalla leader (foto Michiel Mass)

Comanda il gruppo

Contesti del genere potranno essere sempre più frequenti in futuro? «Credo proprio di sì – spiega la Bronzini – ma starà ai capitani farsi sentire. Se vogliono spostarsi possono chiamare con sé le compagne più fidate. O meglio, basterebbe solo che le società ascoltassero le esigenze delle campionesse. Io lo farei se mi chiedessero di prendere anche i loro corridori di fiducia. Per me il gruppo ha sempre fatto la differenza. Ed ora in gruppo ci sono tante campionesse col carisma giusto per poter fare certe richieste ed essere accontentate».

L’esultanza di Anna Trevisi per la vittoria di Bastianelli alla Vuelta CV Feminas parla di lavoro di squadra
L’esultanza di Anna Trevisi per la vittoria di Bastianelli alla Vuelta CV Feminas parla di lavoro di squadra

La gregaria per Devoti

Il nostro giro di opinioni lo chiudiamo con un diesse che dal 2021 vede il mondo femminile da dentro dopo una vita nel maschile.

«Finora – espone il suo punto di vista Devoti – non c’è mai stata questa figura, anche per un discorso di mentalità. Prima c’era una gestione molto più semplice, forse perché le squadre si poggiavano solo sulla singola atleta. Ora invece che molte formazioni maschili hanno un team femminile e sono dirette dallo stesso staff, si può andare verso una determinata direzione. Anche perché il ruolo della gregaria sta avendo sempre più un impatto tattico nelle corse. Penso alla nostra Bastianelli che ha vinto l’apertura stagionale a Valencia (la Vuelta CV Feminas, ndr). Magari 10-15 anni fa avrebbe dovuto arrangiarsi da sola o avrebbe avuto solo una compagna ad aiutarla. Invece per lei hanno fatto un grande lavoro Trevisi, Bujak e Boogaard chiudendo davanti».

Anche l’olandese Boogaard a Valencia ha lavorato per Marta Bastianelli
Anche l’olandese Boogaard a Valencia ha lavorato per Marta Bastianelli

Compiti chiari

Bisogna dare quindi il giusto peso, fa capire Devoti che esordirà in ammiraglia alla Strade Bianche, a queste atlete di fiducia che lavorano per la propria leader.

«Il lato economico – conclude – ha inciso non poco. I budget erano limitati e non si potevano fare grandi cose. Speriamo ora per le ragazze che qualcosa possa cambiare in meglio. L’aspetto che mi è piaciuto di più è che le donne rispettano i compiti che gli dai molto più degli uomini. Sia in allenamento che in gara. Sono molto dedite al lavoro per sé e per la propria capitana. Anche per questo alcune ragazze meriterebbero di essere maggiormente considerate nelle trattative di mercato».

Puccio, Pidcock, i gregari di una volta e quelli del futuro

19.09.2021
5 min
Salva

Ricordate? Avevamo scritto che Tom Pidcock era rimasto stupito da Salvatore Puccio (entrambi nella foto di apertura) alla Vuelta. L’inglese era stato colpito dalla sua forza, dalla capacità di muoversi in corsa e di esserci sempre. Ce lo aveva detto Cioni.

Un corridore così merita solo e soltanto elogi. In pochissimi al mondo sanno fare il lavoro del gregario in questo modo. E alla Ineos Grenadiers lo sanno bene.

Salvatore Puccio in testa al gruppo per i suoi capitani. La sua continuità ha impressionato Pidcock
Salvatore Puccio in testa al gruppo per i suoi capitani. La sua continuità ha impressionato Pidcock
Salvatore, hai stregato Pidcock…

Sono ragazzi! Sono giovani e non conoscono bene ancora certi movimenti in gruppo. E magari si stupiscono. Per Tom poi era il primo grande Giro e non si corre come una classica. Serve anche il lavoro “sporco” che faccio io: tirare all’inizio, stare davanti per evitare pericoli e cadute, muoversi quando c’è vento…

Ma tu c’eri sempre. Forse è questo che lo ha colpito?

Per tanti giorni c’è stato il rischio del vento. Un lavoro infinito. Bisognava stare sempre danti per i capitani. In più Toma nelle prime tappe non stava bene. Veniva dal successo delle Olimpiadi, ci sta che avesse mollato un po’, e soffriva. Stava dietro e magari vedendo me che ero sempre davanti si chiedeva: ma questo come fa?

E cosa te ne pare di Pidcock?

È molto intelligente. Domanda, chiede sempre su ogni cosa. Nelle riunioni è “un perché” continuò. Perché questo? Perché quello? Vuole imparare. Pensate Che guarda i video su YouTube delle gare precedenti. Cerca di capire come si corre tra i ventagli, studia le cadute…

Fare il gregario è stata un’ottima esperienza per Pidcock, al suo primo grande Giro
Fare il gregario è stata un’ottima esperienza per Pidcock, al suo primo grande Giro
Forte! Un corridore così giovane e così importante che si informa fa piacere…

Ha capito subito che in un grande Giro bisogna evitare il più possibile i rischi. Perché basta un niente che perdi un podio podio o la vittoria.

E ha anche imparato? Gli è servita questa Vuelta?

Ha imparato, ha imparato… E andava anche forte! E questo un po’ mi ha sorpreso. Perché un giovane che arriva e non sta bene è difficile che riesca a ribaltare la situazione. Lui invece dopo le prime tappa andava forte davvero. Ma perché è un talento. E per Tom tutto è più semplice. Io invece soffro, cedetemi! Io ci arrivo con l’esperienza, conosco i tempi, vedo i movimenti. Pid compensa col talento.

Pidcock è un fenomeno okay, ma i giovani come lui sanno fare il gregario?

Eh – sospira Puccio – di sicuro hanno una mentalità diversa e più libertà di muoversi. Le medie così alte dipendono anche da questo. I giovani di oggi attaccano, vanno in fuga. Nelle ultime due stagioni il cambiamento è stato netto. Si sono viste medie assurde. Ma in un grande Giro serve anche lavoro come il mio, altrimenti la gara va a rotoli e a prendere 10’ distacco ci vuole un attimo. Alla fine tocca a noi gregari contenere fughe e distacchi, anche perché quando i più forti aprono il gas la gara è finita. E noi seconde linee restiamo fuori. Infatti se si va a vedere vincono sempre gli stessi.

Oggi il gregario alla Puccio è una categoria che si va a perdere? Perché di ragazzini disposti a questo lavoro di sacrificio non se ne vedono tantissimi…

Difficile da dire. Per fare il mio lavoro devi partire mentalizzato in un certo modo. Devi mettere da parte le ambizioni personali. E se ti stacchi non deve essere una delusione. Ma perché hai fatto il tuo lavoro. Loro magari la vedono come una sconfitta. E provano a salvare gamba per arrivare davanti il giorno dopo. Se quest’anno per due volte abbiamo fatto due ore a 53 di media, le tappe ignoranti come le chiamiamo noi, è perché qualcuno attacca e la maggior parte sono giovani.

A Pidcock quanto è servita questa esperienza da gregario allora?

Io credo tanto. Può capire che in squadra servono persone come me. E in futuro tutto ciò può tornargli utile dal punto di vista tattico.

Salvatore Puccio, Vieste, Giro d'Italia 2020
Al Giro 2020 per Puccio un giorno di licenza. Per lui un secondo posto a Vieste
Salvatore Puccio, Vieste, Giro d'Italia 2020
Al Giro 2020 per Puccio un giorno di licenza. Per lui un secondo posto a Vieste
Hai parlato di “mentalizzazione”, ma qui vediamo tanti ragazzini passare e spesso sono anche un po’ “montati dai procuratori”, dai team, dai social: secondo te accettano questo ruolo?

Pidcock magari no. Lui è nato per vincere… Bernal, Van Aert, VdP loro hanno quel talento in più. Altri giovani, che non sono né carne e né pesce, invece dovrebbero impegnarsi nel loro ruolo migliore, che potrebbe essere il gregario. Tanto poi lo vedi subito se sei uno che vince o no. Se vuoi avere una carriera lunga dei specializzarti in qualche ruolo.

Chi è allora il nuovo Puccio?

Ce ne sono diversi. O meglio, qualcuno c’è, almeno dai 28 anni in su. Io ho 32 anni e non dico che il prossimo anno smetto, ma neanche voglio fare come Rebellin. E loro non devono arrivare a 30 anni per capire cosa fare. Alle squadre non interessa più chi fa settimo o ottavo. Vogliono vincere.

Ma quindi un nome secco per “l’erede” di Puccio?

Eh così non mi viene. Il problema è che i giovanissimi forti hanno altre idee. Magari direi Rodriguez. Lui anche è un vero talento, ma è un po’ diverso…

In effetti al Tour de l’Avenir oltre ad impressionarci per la sua forza ci ha dato questa idea di serietà e sobrietà…

Sì è serio e va forte con il vento, in salita, sa lavorare per gli altri. Siamo andati in Belgio e andava forte pure lì! Ed è uno scalatore…