Ancora su Pellizzari, a botta calda con Roberto Reverberi

22.05.2024
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MONTE PANA – Non è bastata la notte a mandare via dalla testa le immagini di Giulio Pellizzari che sul Monte Pana sfiora la vittoria al Giro d’Italia. L’attacco, il recupero di Pogacar, lo sprint su Martinez. Il bimbo del Giro, il più giovane al via, che lotta coi grandi sulle grandi montagne: sogno o realta?

E la gioia era anche quella che veleggiava in casa VF Group-Bardiani. Da Roberto Reverberi agli altri ragazzi del team, anche quelli che erano a casa. E persino qualche rivale sorrideva. Pensate che mentre stavamo parlando con il manager e direttore sportivo emiliano, passavano altri diesse e si complimentavano con lui. Pellizzari ha saputo entusiasmare anche loro. Insomma, ci è voluto Pogacar per ripigliarlo!

Con Roberto Reverberi partiamo proprio dalle emozioni.

Anche grazie ai suggerimenti dell’ammiraglia, Pellizzari si è mosso bene con gli avversari. Qui era con Costiou
Anche grazie ai suggerimenti dell’ammiraglia, Pellizzari si è mosso bene con gli avversari. Qui era con Costiou
Roberto, ma che emozione è stata vederlo lottare quassù?

Bellissimo, davvero. Ed è stato bellissimo anche perché Giulio si è mosso bene. Con i tempi giusti.

Il suo attacco quindi era programmato?

Sì, abbiamo cercato di anticipare perché chiaramente con Pogacar c’è poco da fare. L’idea era di fargli prendere il tratto duro, quello finale del Monte Pana, il più adatto a lui, con più margine possibile. Nella fuga a quattro abbiamo cercato di farlo lavorare il giusto. Che fossero un po’ più gli altri a muoversi. Poi sul tratto duro li ha staccati. Sapevamo che poteva farlo. Ma poi è arrivato il fenomeno e… c’è stato poco da fare a quel punto.

Quando hai visto Pogacar che prendeva Pellizzari, un po’ ci hai pensato che gliela lasciasse?

Ci ho sperato a dire la verità, però erano ancora un po’ lontani dal traguardo. Magari se l’avesse preso a 200 metri dall’arrivo o anche ai 300 metri, forse gli avrebbe lasciato la vittoria. Forse. Tadej non aveva bisogno di guadagnare ancora terreno rispetto agli altri uomini di classifica – breve pausa – Sì, ci ho sperato. Però devo dire che è stata bellissima anche la scena.

Giulio Pellizzari (classe 2000) è il più giovane del Giro
Giulio Pellizzari (classe 2000) è il più giovane del Giro
A quale delle tante ti riferisci?

Ho visto dalla tv che si sono abbracciati. Pogacar gli ha regalato gli occhiali e anche la maglia rosa. Insomma, Giulio è un giovane di 20 anni, un corridore di belle speranze. E’ un ragazzo che ha grossi margini di miglioramento e queste tappe, queste prestazioni, non fanno altro che confermarlo e dargli fiducia.

Roberto, il Monte Pana veniva dopo il giorno di recupero, magari i corridori più esperti lo pagano di più dei più giovani, almeno così si dice. Questa è stata un’arma in più per Pellizzari?

Noi con il nostro staff medico (il dottor Maurizio Vicini che è seduto al suo fianco, ndr) cerchiamo di gestire i ragazzi al meglio anche nel giorno di riposo. Ci sono degli accorgimenti particolari per quanto riguarda la dieta, il riposo e l’integrazione affinché il giorno successivo possano avere le batterie cariche sin da subito. E hanno funzionato.

Pellizzari è stato molto brillante all’inizio del Giro, poi c’è stato un momento di flessione, avete mai preso in considerazione l’idea di fermarlo? Magari proprio ieri, secondo giorno di risposo… In fin dei conti è giovanissimo e nessuno si sarebbe scandalizzato.

Giulio ha passato un brutto momento soprattutto nella tappa nelle Marche. Un momento difficile io credo più di testa che di gambe (quello fisico c’è stato qualche giorno prima, ndr), perché era stato caricato di grosse aspettative. Era un po’ deluso, un po’ amareggiato perché pensava di fare chissà cosa e lì c’erano molte attese su di lui. Però poi quella sera abbiamo fatto una bella chiacchierata e piano piano si è ripreso. Gli servivano i giusti tempi di recupero. E questo è il risultato.

Smaltiti i postumi dell’antibiotico, il marchigiano ha ritrovato le forze
Smaltiti i postumi dell’antibiotico, il marchigiano ha ritrovato le forze
Qual è stato l’oggetto di questa chiacchierata?

Una chiacchierata semplice, la stessa che potrei fare con mio figlio che è poco più grande di lui. Ho pensato soprattutto a tranquillizzarlo. Il linguaggio, diciamo così, è quello più o meno.

Domanda opposta a quando ti abbiamo chiesto se avevate pensato al ritiro. Cosa significa invece fare queste prestazioni alla terza settimana? Perché è giusto andare avanti?

E’ un segnale molto importante. Pellizzari si sta, e lo stiamo, ben gestendo. Dopo la tappa dell’altro ieri, il Mottolino, durissima, Giulio ha recuperato bene. E anche quel giorno aveva attaccato da lontano. Il gruppo della fuga si era sfaldato presto, per cui Pellizzari e gli altri erano rimasti scoperti per troppo tempo. Anche per questo non abbiamo ottenuto quello che volevamo. Che poi sarebbe cambiato poco, perché con un Pogacar così c’è poco da fare. Però, una volta che è stato ripreso, Giulio ha continuato piano, piano.

Pellizzari è passato con Roberto Reverberi direttamente dagli juniores nel 2022, a 19 anni (foto VF Group-Bardiani)
Pellizzari è passato con Roberto Reverberi direttamente dagli juniores nel 2022, a 19 anni (foto VF Group-Bardiani)
In effetti ha perso moltissimo, in pratica un minuto a chilometro, giustamente…

Esatto. Si è gestito bene. Come ho già detto: secondo me ha grossi margini di miglioramento, è ancora un ragazzino.

Cosa gli dicevi e cosa vi chiedeva per radio verso il Monte Pana?

Lui non chiedeva niente, siamo stati noi che lo incitavamo tutto il tempo. Gli abbiamo consigliato cosa fare con gli avversari… Poi gli ho detto: “Arriva Pogacar. Arriva, cerca di tenerlo il più possibile”. Se non altro perché gli altri non lo avrebbero più preso… mica perché doveva stare con lui! E poi devo dire che ha fatto anche una bella volata contro Martinez. Insomma, è un bel viatico per un ragazzo così. E stasera (ieri, ndr) siamo tutti contenti.

Voleva ritirarsi, per poco vinceva: Pellizzari ricomincia da qui

21.05.2024
7 min
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MONTE PANA – Quando si capisce che Pogacar l’ha messo nel mirino, le speranze che Giulio Pellizzari vinca la tappa si riducono al minimo. Per la logica secondo cui è giusto che la maglia rosa vinca quando può, non possiamo che toglierci il cappello. Ma in questa giornata nata male e finita meteorologicamente non troppo meglio, la resurrezione del marchigiano del VF Group-Bardiani è la conferma di un talento che cresce e si affaccia sulla terza settimana con la testa alta e lo sguardo fiero. Il gruppo ha raggiunto il traguardo dopo una tappa accorciata a causa della neve che ha bloccato i grandi passi e che dopo un po’ ha iniziato a fioccare anche su Livigno. La decisione di lasciare la Valtellina percorrendo la galleria La Schera era l’unica da prendere, senza il tentennare che ancora una volta ha trascinato il Giro in una dimensione che non merita. «Noi siamo pronti – ha detto Pogacar prima di prendere il via – non so se lo è anche l’organizzazione».

Altri atleti hanno scritto parole di troppo, ma è stato imbarazzante dover attendere l’orario della partenza senza alcun aggiornamento e trovarsi poi davanti alla proposta di fare una sfilata per Livigno sotto la neve. Bene hanno fatto i corridori a rifiutare, non avrebbe avuto alcun senso, se non essere riconoscenti all’Amministrazione cittadina che ha pagato anche per una partenza che di fatto non c’è stata.

Un’ombra rosa

Pellizzari esce dalla tenda in cui si è riparato Pogacar con una mantellina rosa e gli occhiali dello sloveno in una mano. Tossisce. Si piega sulla bici accanto alla transenna. Poi quando riconosce la voce, si solleva, sorride e stringe la mano. Voleva ritirarsi, stava per vincere. Solo che a un certo punto si è voltato e ha visto arrivare Pogacar. Cosa hai pensato, Giulio, in quel momento?

«Bastardo! Ancora?», poi fa una risata a sottolineare l’ironia e la rassegnazione contenute nella parola. Qualcosa del genere gli era già successo a Torino, ma se tutti sapessero quello che ha passato per arrivare sin qui, forse anche per loro questo secondo posto avrebbe il sapore della vittoria.

L’azione di Pellizzari è stata esplosiva e in crescendo: il marchigiano ha recuperato
L’azione di Pellizzari è stata esplosiva e in crescendo: il marchigiano ha recuperato

La forza giusta

Il giorno di riposo ha fatto il miracolo, coronando un recupero per certi versi insperato. Si era pensato che fosse meglio fermarlo per evitare che la fatica fosse superiore ai suoi mezzi, invece il giorno senza corsa a Livigno ha completato la sua risalita.

«Ieri stavo molto bene – racconta mentre continua a piovere – infatti la mia paura era che oggi non stessi come ieri, però sono contento. Sentivo di avere la forza giusta ed è bello esserci riuscito all’inizio della terza settimana. Cinque giorni fa ero a casa più che in gara. Ho avuto tosse, raffreddore, mal di gola e… Ero più di là che di qua, però grazie alla mia famiglia, a Massimiliano Gentili, a Leonardo Piepoli e alla mia fidanzata Andrea, sono rimasto e oggi non ho vinto, però va bene così».

Per un po’ si è riformata la coppia Alaphilippe-Maestri, ma presto il francese è rimasto da solo
Per un po’ si è riformata la coppia Alaphilippe-Maestri, ma presto il francese è rimasto da solo

Un secondo padre

Se lo conosciamo, pensiamo, Massimiliano Gentili sarà da qualche parte da solo a piangere. Così dopo aver parlato con Pellizzari e prima di iniziare a scrivere questo articolo, pensiamo di chiamarlo.

«Sono fermo in autostrada – conferma l’umbro con la voce ancora scossa – è una giornata che mi ricorderò per sempre. Ero a Bologna per un intervento al ginocchio di mia figlia e avevo addosso la tensione per questo e per tutto quello che abbiamo fatto nei giorni scorsi con Giulio. Ha detto che mi dedica questa tappa che per me è come una vittoria e questo mi commuove. Mi sono fermato per vederlo.

«Giulio è il mio orgoglio da quando è un bambino, da quando ho smesso di correre e ha dato un senso agli anni dopo la carriera da corridore. L’ho visto, l’ho capito e gli ho promesso che lo avrei portato dov’è ora. E’ un figlio che condivido col suo vero padre e posso dire che arrivare sin qui non è stato semplice».

Scaroni anche oggi all’attacco, ha chiuso al quarto posto
Scaroni anche oggi all’attacco, ha chiuso al quarto posto

Antibiotici al Giro

Abbiamo fatto bene a chiamarlo, pensiamo. E con l’ex professionista umbro ci avventuriamo nelle disavventure di Pellizzari che hanno rischiato di farlo andare via dal Giro e la sua spiegazione è davvero illuminante.

«Prima ha avuto problemi di stomaco – dice – poi deve aver preso freddo dopo la crono, perché andando verso Napoli ha cominciato ad avere raffreddore e mal di gola. La sera mi chiamava e mi diceva: “Sono vuoto come un calzino”. Allora mi sono sentito con Leonardo Piepoli, che lo allena, e abbiamo deciso di rischiare gli antibiotici durante il Giro. Gli ho detto di tenere duro, perché una volta che li avesse finiti e poi smaltiti, avrebbe potuto fare il Giro che avevamo sempre sognato. Li ha finiti a Francavilla ed era distrutto. Aveva visto andare via Uijtdebroeks, voleva mollare. E allora gli ho detto di non farlo, di non andare via dal Giro con il rimpianto di averlo abbandonato. Di non fare come me quando mi sono ritirato senza lottare. “Deve uscire fuori il corridore che sei”.

«Giulio nasce per la terza settimana. Ha 20 anni, è ancora immaturo per certi ritmi, ma geneticamente è predisposto per queste cose. Il nostro è un film, anche se io non posso apparire. Però mi piace che parli sempre al plurale. E domani sono certo che andrà ancora in fuga e anche dopo. Restano tre tappe di montagna, non le lascerà passare a vuoto. Era già andato bene sul Mortirolo ed è stato intelligente a farsi riprendere, ma oggi ho visto il suo colpo di pedale…».

La maglia e gli occhiali

La magia di quello che è successo sotto la tenda è immortalata da un meraviglioso video su Instagram girato da Gabriele Reverberi. Pellizzari è entrato e si è parato al cospetto di Pogacar. Gli ha chiesto gli occhiali e la maglia rosa e Tadej, con un sorriso stupendo e stupito, gli ha passato i primi e si è sfilato la seconda. Poi, dopo che Giulio gli ha poggiato la mano sul casco, i due si sono abbracciati. Se non ci fosse stato dietro Martinez, magari Pogacar non avrebbe accelerato. Ma tutto sommato la vittoria, quando arriverà, sarà vera e avrà un sapore ancora più dolce.

«Ieri mi ha scritto mio fratello – dice – e mi ha detto di trovare il modo per rimediare gli occhiali di Pogacar. Così sono entrato e glieli ho chiesti e lui mi ha dato anche la maglia rosa. Gli auguro tutto il meglio, è il migliore della storia».

Quindi si continua? «Si continua? Scherzi? Il mio Giro è appena cominciato!».

Piganzoli-Pellizzari: cuore e gambe, ma a Livigno destini diversi

19.05.2024
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LIVIGNO – L’aria ai quasi 2.400 metri del Mottolino, frazione di Livigno, è frizzante e pizzica le narici. Fa freddo, la temperatura non supera gli otto gradi e i corridori arrivano uno ad uno con distacchi che danno tempo al sole di nascondersi dietro l’orizzonte. Uno dei primi ad arrivare, alle spalle del vincitore di giornata e maglia rosa, Tadej Pogacar, è Davide Piganzoli. Il corridore della Polti-Kometa oggi ha corso in casa e all’attacco. E’ andato in fuga e si è dimostrato uno dei più attivi.

La Polti-Kometa oggi ha lavorato per Piganzoli, qui alle spalle di Fabbro sul Mortirolo
La Polti-Kometa oggi ha lavorato per Piganzoli, qui alle spalle di Fabbro sul Mortirolo

L’aria di casa

Il calore che i tifosi, assiepati fuori la zona mista, riservano a Piganzoli è fortissimo. Un boato lo accoglie, lui sorride, si siede e racconta questa giornata lunga e impegnativa. «Era la tappa di casa – dice – ci ho provato. Ci ho creduto ma alla fine sono mancate un po’ le gambe».

«Mi aspettavo più bagarre all’inizio – continua il valtellinese – invece la fuga è andata via subito, con un gruppo numeroso di una cinquantina di atleti. Con il passare dei chilometri c’è stata più selezione e siamo rimasti in trenta. Eravamo in cinque della Polti e ho chiesto ai miei compagni di lavorare. Fabbro ha fatto un gran ritmo sul Mortirolo. Io conoscevo bene la discesa e quindi mi sono riportato facilmente sui corridori che si erano avvantaggiati.

Generoso

Sulla strada che lentamente ha portato il gruppo da Bormio alla cima del Passo di Foscagno, Piganzoli è stato uno dei più attivi. Sembrava quello con la gamba migliore, più fresca, tanto che è stato lui a fare la prima mossa ai meno 30 dall’arrivo.

«Non penso di essere stato impaziente – riprende seduto sulla sedia della zona mista – stavo bene e avevo l’opportunità di vincere una tappa al Giro d’Italia, cosa che non capita tutti i giorni. L’ho fatto un po’ con il cuore e un po’ con le gambe, per la mia terra e i miei tifosi. Ho vissuto una giornata di grandi emozioni che mi hanno dato tanta voglia di fare.

«Le gambe alla fine erano quelle che erano. Quando ho provato ad allungare pensavo fosse il momento giusto. Pogacar è stato più forte e si è visto».

Per Pellizzari una fuga dal sapore di rivalsa dopo tre giorni difficili
Per Pellizzari una fuga dal sapore di rivalsa dopo tre giorni difficili

Pellizzari per ritrovarsi

Nel folto gruppo che questa mattina è scappato nei primi chilometri c’era anche Giulio Pellizzari. Lui era anche tra i sei corridori che sulle rampe del Colle San Zeno si sono avvantaggiati anticipando la fuga di giornata.

«Siamo andati via in discesa – sul Colle San Zeno – ero alla ruota del ragazzo della Alpecin-Deceuninck che è sceso davvero forte e gli sono rimasto a ruota. C’era anche Piganzoli, ma ha preso un buco e non ci ha seguiti».

«Forse ci siamo un po’ cucinati nella valle, con quella strada che piano piano saliva e non dava troppo respiro. Probabilmente sarebbe stato meglio stare nel secondo gruppo. Quei 45 chilometri nella valle li abbiamo pagati, tanto che alla prima accelerazione (ad opera proprio di Piganzoli, ndr) sono saltato».

Il sogno di arrivare a Roma

Pellizzari respira. Ha la voce bassa e prima di parlare prende degli integratori dal massaggiatore per accelerare il recupero. Li manda giù insieme a sorsi d’acqua amari come la giornata di oggi, ma lo spirito non si affievolisce

«Sono finito, cotto – ci confida con ancora la fatica negli occhi – ci ho provato più di testa che di gambe. Era una tappa dura per tutti, quindi ho provato ad anticipare ma è stata veramente tosta. Non sto proprio un granché, nei giorni scorsi sono stato male e oggi ho voluto provarci per dare un segnale anche a me stesso».

«Fisicamente sto a pezzi, volevo quasi andare a casa. Domani c’è il giorno di riposo, per fortuna, ci vuole proprio. Arrivare a Roma sarà già un successo ma mi va di provare a finire questo mio primo Giro d’Italia. Infatti, appena mi hanno staccato sono venuto su del mio passo per salvare un po’ di energie. Anche perché la settimana più dura deve ancora iniziare».

Pozzovivo diventa “maggiorenne” ed è pronto per il suo 18º Giro

24.04.2024
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Domenico Pozzovivo, mentre scriviamo, è in ritiro con la Vf Group Bardiani-CSF-Faizanè sull’Etna. Il lucano si appresta a correre il suo diciottesimo Giro d’Italia, anche questo rincorso e conquistato con un approdo tardivo nella formazione dei Reverberi. A differenza di altre volte, Pozzovivo è arrivato davvero in extremis alla Vf Group-Bardiani, iniziando la sua stagione a marzo. 

«Innanzitutto – racconta “Pozzo” – non avrei mai pensato di correre 18 Giri d’Italia, è un traguardo che più ci penso e più mi sembra considerevole. Però lo affronterò con la stessa attenzione ed entusiasmo del primo, negli anni ho mantenuto questa mentalità e ne sono felice. Uno dei motivi nel voler correre anche nel 2024 era la grande voglia che mi spingeva a farlo».

Pozzovivo ha già corso sei Giri d’Italia guidato dai Reverberi, dal 2005 al 2012 (saltando 2006 e 2009)
Pozzovivo ha già corso sei Giri d’Italia guidato dai Reverberi, dal 2005 al 2012 (saltando 2006 e 2009)
In questo avvicinamento qual è stata la fase più dura?

La biomeccanica. Ogni volta che cambio materiale – bici, scarpe, sella e tutto il resto – devo fare i miei adattamenti. Dopo l’incidente del 2019 è diventata una fase fondamentale e molto difficile, ma ne sono pienamente consapevole. Arrivare in una squadra nuova e correre subito è stata una scelta rischiosa, ma giusta. Il processo di avvicinamento al Giro è esattamente come me lo ero immaginato. 

Su cosa ti sei concentrato di più?

Sul ritrovare le giuste sensazioni in sella. Ogni anno sono riuscito a costruire un buon feeling con la bici e i materiali, era importante farlo anche quest’anno. L’aspetto su cui devo riporre maggiore attenzione è il fatto di avere il braccio sinistro meno mobile. Di conseguenza, ho meno forza e ciò condiziona l’anca destra in fase di appoggio. Ma devo dire che ho trovato il giusto equilibrio.

La 20ª stagione da pro’ di Pozzo è iniziata dalla Tirreno-Adriatico
La 20ª stagione da pro’ di Pozzo è iniziata dalla Tirreno-Adriatico
Sei partito dalla Tirreno, corsa non semplice…

Ero l’unico che esordiva in quella gara. Tutti gli altri atleti in gruppo erano al settimo giorno di corsa, come minimo. Però è stata la cosa migliore da fare. Ho ritrovato il colpo d’occhio nel pedalare in gara. In quei giorni la mia principale preoccupazione era la sicurezza, quindi evitare cadute. Ero spesso, più del solito (dice con una risata, ndr) in fondo al gruppo, cosa che mi ha penalizzato.

In che senso?

Dal punto di vista della prestazione correre in fondo non aiuta, si fa molta più fatica, soprattutto nel ciclismo di oggi. A me questa fatica maggiore è servita per migliorare.

L’obiettivo primario al debutto era trovare la giusta posizione in bici e il feeling con i materiali
L’obiettivo primario al debutto era trovare la giusta posizione in bici e il feeling con i materiali
La condizione a che livello era?

Mi sono allenato a casa, in autonomia, fino alla firma del contratto con i Reverberi. Mi sentivo bene, il mio livello di condizione l’ho ritenuto soddisfacente. Ho cambiato un po’ programma rispetto a quanto fatto negli ultimi anni. Non sono passato dal Tour of the Alps e dalla Liegi ma ho preferito correre il Giro di Abruzzo. La scelta è dovuta al fatto che l’Abruzzo si è corso prima e ho avuto più tempo per venire in altura a preparare il Giro. 

Come sta andando?

Le sensazioni crescono giorno dopo giorno. Il periodo di altura è di due settimane, tranne che per Pellizzari, Covili e Fiorelli che sono arrivati dopo. Personalmente è cambiato un po’ il modo di lavorare, nel senso che con TotA e Liegi prima del Giro si facevano pochi allenamenti specifici. Ora che l’ultima gara è terminata il 12 aprile, ho avuto più tempo, così mi sono trovato a fare più lavori dedicati al ritmo gara. Poi prima di venire sull’Etna avevo comunque fatto dell’altura, ad una quota più alta, 3.200 metri. Sono stato una settimana e mi ha fatto bene. 

La condizione è in crescita, l’ultima gara è stato il Giro d’Abruzzo: ora “Pozzo” è in altura con la squadra
La condizione è in crescita, l’ultima gara è stato il Giro d’Abruzzo: ora “Pozzo” è in altura con la squadra
Al Giro quale sarà il tuo obiettivo?

Sarebbe bello centrare la top 10, un risultato che alla mia età farebbe un gran piacere. In più una presenza in quella parte di classifica sarebbe un motivo di orgoglio e di visibilità per la squadra. Avrò al mio fianco tanti compagni giovani, penso che durante le tre settimane sarò un punto di riferimento per loro. In particolare penso di poter insegnare tanto a Pellizzari, sulla strada saremo spesso vicini vista la caratura fisica. 

Tu sei al diciottesimo Giro, lui al primo: che effetto ti fa?

E’ al suo primo Giro d’Italia, ma in un ciclismo molto diverso rispetto a quello del mio esordio nella Corsa Rosa. Io dovevo preoccuparmi di stare in piedi e di terminare le tre settimane di gara. Pellizzari, invece, arriva già pronto e con tutte le possibilità di puntare ad una vittoria di tappa. Avere me al suo fianco gli potrà togliere delle pressioni e riuscirà a correre più leggero. Sarò anche un po’ il suo parafulmine.

Pellizzari: prove di personalità in salita, sfidando i big

18.04.2024
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SCHWAZ (Austria) – In conferenza stampa il vincitore di tappa Juan Pedro Lopez risponde ad una domanda dicendo di aver voluto seguire «il ragazzo della Bardiani» perché aveva visto che, rispetto al tentativo meno convinto di Bardet, stava facendo subito la differenza. Il riferimento dell’andaluso della Lidl-Trek (nuovo leader del Tour of the Alps) è per Giulio Pellizzari, partito deciso sulle pendenze in doppia cifra dello strappo di Pillberg a meno di 30 chilometri dalla fine.

Il ventenne di Camerino si siede accanto alla ringhiera di un ponticello appena superato il traguardo mettendosi prima le mani sul viso e poi appoggiando le braccia sulle ginocchia. Sul suo viso appare poco alla volta un mezzo sorriso ripensando a quello che ha appena fatto. Il rammarico del secondo posto si mescola alla soddisfazione di essere scattato in faccia a tutti ed aver fatto il vuoto. La prestazione di Pellizzari, in una giornata climaticamente più invernale che primaverile, denota un’altra bella dose di personalità. E le parole di Lopez su di lui diventano un bell’attestato di stima.

Pellizzari a Schwaz chiude secondo a 22″ da Lopez. Ora è ottavo nella generale e vorrà difendere il piazzamento
Pellizzari a Schwaz chiude secondo a 22″ da Lopez. Ora è ottavo nella generale e vorrà difendere il piazzamento

Meglio di un anno fa

Al Tour of the Alps del 2023, Pellizzari aveva ottenuto un terzo posto a Predazzo al termine di una lunga fuga in una giornata molto simile a quella di ieri. Pioggia, freddo, vento e la discesa finale lo avevano condizionato. Stavolta il piazzamento è migliore, ma la gioia non è solo per quello.

«Sinceramente è stata una corsa folle – racconta lo scalatore della VF Group Bardiani CSF Faizanè – Ad un certo punto non sapevo nemmeno che davanti c’era Ganna tutto solo con un vantaggio alto che aveva fatto il pronti-via. Nella prima parte della tappa ho solo pensato a non prendere troppo freddo, resistere il più possibile e non ritirarmi. Non vedevo l’ora che arrivassero le salite perché sapevo che ci sarebbe stata selezione e mi sarei potuto scaldare. L’anno scorso mi ero congelato, oggi (ieri per chi legge, ndr) meno, benché avessi molto freddo alle mani. Sotto questo aspetto sono migliorato.

L’abbraccio tra Pellizzari e Lopez. I due si sono aiutati, ma nel finale lo spagnolo ne aveva di più
L’abbraccio tra Pellizzari e Lopez. I due si sono aiutati, ma nel finale lo spagnolo ne aveva di più

«Rispetto alla tappa dell’anno scorso – prosegue – questa ha un altro valore perché ho attaccato nel gruppo dei migliori. Credo di essere cresciuto abbastanza da quel giorno ad oggi. Via radio dall’ammiraglia Roberto (Reverberi, il general manager, ndr) inizialmente mi diceva di stare calmo. Poi vedendo che stavo bene, mi ha incitato indicandomi i distacchi. Sono contento di questo secondo posto. Vale tanto per me in termini di consapevolezza.»

Un’azione da WorldTour

Il nome di Pellizzari è sui taccuini dei team WorldTour da tanto tempo. I rumors si rincorrono e lo danno già promesso sposo ad una di queste formazioni. Lui glissa comprensibilmente sull’argomento, adesso c’è da pensare alla maglia che indossa, nella squadra che lo ha fatto diventare un professionista. Però la sua azione non è stata per mettersi in mostra, ma per lasciare il segno. Adesso questo non è il suo obiettivo principale.

Sul severo strappo di Pillberg, Pellizzari attacca deciso e fa il vuoto. L’unico a tornargli sotto è Lopez
Sul severo strappo di Pillberg, Pellizzari attacca deciso e fa il vuoto. L’unico a tornargli sotto è Lopez

«Io ho un problema – ci confida sorridendo – ovvero che quando sto bene, si vede. Attacco perché mi piace attaccare. Mi sono trovato lì e ho visto che gli altri boccheggiavano, quindi mi sono detto che era il momento. Ho rischiato, ho pensato che fosse un mezzo suicidio, ma in realtà non avevo nulla da perdere.

«Quando Lopez mi è tornato sotto – continua – sinceramente ero contento. Ci siamo parlati e aiutati. Lui era in ballo per andare in testa alla generale e forzava in salita. D’altronde è stato maglia rosa al Giro per dieci giorni e non lo è stato per caso. Eravamo entrambi alla ricerca della prima vittoria da pro’ e forse l’ho trovato nella sua giornata migliore. Alla fine Lopez ha attaccato dopo che gli ho chiesto il cambio. Subito volevo seguirlo, ma ho preferito gestirmi visto che mancava ancora qualche chilometro. Speravo si piantasse sui punti più duri, invece è stato semplicemente più forte di me. In ogni caso mi fa piacere ciò che ha detto di me.»

Pronti-via. Ganna parte forte e si farà quasi cento chilometri di fuga solitaria. La corsa si accende quando viene ripreso
Pronti-via. Ganna parte forte e si farà quasi cento chilometri di fuga solitaria. La corsa si accende quando viene ripreso

Guardando a breve termine

C’è un “TotA” da portare a termine con lo stesso piglio mostrato nelle prime tre tappe ed uno stimolo forte potrebbe arrivare da quella che partirà fra poche ore. Poi fari puntati sulla Corsa Rosa.

«Domani (oggi per chi legge, ndr) – ci dice con un pizzico di emozione – corro quasi in casa perché la mia fidanzata (Andrea Casagranda della BePink-Bongioanni, che nello stesso giorno ha corso nel gelo della Freccia Vallone, chiudendo al 95° posto, ndr) è di Borgo Valsugana. Sono spesso su quando entrambi non siamo via alle corse. Forse potrebbe rientrare dal Belgio in tempo proprio per l’ultima tappa, speriamo. Ecco perché, come vi dicevo prima, non volevo ritirarmi!».

Appena passato il traguardo Pellizzari sembra sconsolato, ma qualche minuto dopo troverà un sorriso di soddisfazione
Appena passato il traguardo Pellizzari sembra sconsolato, ma qualche minuto dopo troverà un sorriso di soddisfazione

Giulio è innamorato del Tour of the Alps. Qualcuno gli ha detto che ha caratteristiche adatte per fare bene nelle classiche come Amstel o Liegi, ma finché il “TotA” sarà in questo periodo lui vorrebbe correre sempre qui.

«Ora mi trovo in classifica – conclude Pellizzari – e lotterò per difendere la top 10. Anche perché finora in stagione non avevo fatto granché, quindi dovevo dare un segnale. Al momento il percorso di avvicinamento sta andando secondo i piani. In vista del Giro la gamba è buona, ma andrò per centrare qualche tappa. Non faccio differenze, ne va bene una qualsiasi (dice sorridendo, ndr). Qua al Tour of the Alps ci sono nove squadre WorldTour, al Giro ce ne saranno il doppio, quindi sarà più difficile fare quello che sto facendo qua. Domenica 21 corro il Giro di Romagna, poi andrò in altura sull’Etna prima di tornare a Torino per il Giro. Vedremo quello che verrà».

Pellizzari a tuttotondo: Del Toro, il Giro e le gare tra gli U23

11.04.2024
4 min
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VILLA DI VILLA – Il nome di Giulio Pellizzari è tra quelli che attraggono più attenzione se ci si concentra sul movimento giovanile italiano. Vero che il marchigiano è ormai professionista da tempo, nel 2024 ha iniziato la sua terza e forse ultima stagione alla Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè. I passi in avanti fatti sono stati notevoli, ma con il Tour de l’Avenir corso in grande stile e chiuso solo alle spalle di Del Toro, qualche domanda è emersa. Soprattutto alla luce delle prestazioni del messicano che da una formazione continental è passato al UAE Team Emirates. 

Gli appuntamenti tra gli U23 come il Recioto (qui in foto) servono per imparare a vincere
Gli appuntamenti tra gli U23 come il Recioto (qui in foto) servono per imparare a vincere

Senza fretta

L’inizio di 2024 ha scavato una differenza, più sul percorso di crescita che sulle qualità, tra il primo e il secondo classificato della corsa a tappe più importante nel mondo degli under 23. Del Toro corre e vince nel WorldTour, mentre Pellizzari lo vediamo impegnato nel professionismo, ma con ancora qualche salto fra gli under 23. Voci dall’interno danno per prossimo il suo approdo nel WorldTour dal 2025, noi approfittiamo della sua presenza al Giro del Belvedere per approfondire il discorso. 

«Ognuno ha i suoi ritmi – dice Pellizzari con serenità e un mezzo sorriso – sono al terzo anno da under 23, a questa età una volta si iniziava a vincere. Vedere che Del Toro va forte mi fa pensare, ma io guardo il mio, con calma. La sfida è arrivare dov’è lui, ma tempo al tempo».

Pellizzari procede nella crescita, convinto del suo cammino
Pellizzari procede nella crescita, convinto del suo cammino
Pensare che lui sia in determinate corse, come la Tirreno, e tu no cosa ti fa pensare?

Che sarebbe bello farle, soprattutto la Tirreno che era in casa, ma non è semplice. Poi in quei casi vai per tirare, metterti a disposizione, invece io posso mettermi in evidenza e provare a vincere. Correre ancora tra gli under 23 serve anche a questo: imparare a vincere. Mi serve come passaggio, anche perché ho vinto poco, quindi… 

Com’è iniziato quest’anno?

La stagione non è proprio iniziata nel migliore dei modi, sono partito dalla Turchia e mi aspettavo una vittoria, invece nulla, nemmeno nei dieci. Poi sono andato in Croazia, all’Istrian Spring Trophy, e ho fatto meglio.

Hai corso anche alla Coppi e Bartali…

Sì, l’ho finita da poco, è andata bene ma non benissimo: sto crescendo piano piano. Le prime corse diciamo che le ho usate per mettere su condizione e gamba. 

In squadra c’era anche Pozzovivo, com’è stato correre con lui?

Bello, in particolare per i momenti pre e post gara. Ci spiegava qualcosa di inerente alle tattiche o ci raccontava eventi del passato. Siamo stati molto curiosi e lui ha risposto molto volentieri alle nostre domande. 

Qual è la cosa che gli hai chiesto? O quella che ti ricordi.

Come si fa a fare classifica al Giro – ride – ma la risposta è semplice, andare forte tutte e tre le settimane. In realtà una cosa che ci ha detto e mi ha realmente stupito è che al Giro si va più forte in salita rispetto al Tour, negli anni in cui lo fece lui.

Pellizzari ha già partecipato al ritiro di febbraio, insieme agli atleti pre selezionati per il Giro (foto Instagram)
Pellizzari ha già partecipato al ritiro di febbraio, insieme agli atleti pre selezionati per il Giro (foto Instagram)
Ora che calendario farai?

Andrò al Tour of the Alps. Da lì in ritiro sull’Etna e, in teoria, il Giro d’Italia, quello dei grandi. Rispetto al 2023 ho corso meno fino ad ora, ma era programmato, questo perché nella preparazione è stato inserito un ritiro in altura a febbraio. Cosa che l’anno scorso non ho fatto. 

Un ritiro per preparare il Giro, con i corridori che sono nella pre selezione?

Sì. Essere tra i selezionati fa tanto piacere, ma dovrò meritare di andare. Il Tour of the Alps sarà un passaggio importante.

VF Group-Bardiani: le tante strade che portano al Giro

10.04.2024
5 min
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PESCARA – Il colpo di reni con cui Zanoncello ha infilato Malucelli sul traguardo è stato a dir poco chirurgico. Fino a un metro dalla riga, il romagnolo era davanti e poi di colpo si è ritrovato incredulo a chiedersi se fosse tutto vero. Il Giro d’Abruzzo si è aperto nel segno della VF Group-Bardiani e del velocista veneto, che ha così consacrato la sua presenza al prossimo Giro d’Italia. Anche se lì ci saranno altri clienti con cui fare i conti, la condizione è quella giusta. Anche per questo il veronese di 26 anni ieri sorrideva soddisfatto. Quella di Pescara è stata anche la prima vittoria in Italia da quando è professionista: l’ultima risaliva all’agosto del 2020 quando vestiva ancora la maglia della Zalf. Accanto a lui, dopo l’arrivo, anche Domenico Pozzovivo tirava il fiato e anche lui ormai ha gli occhi e i denti sulla corsa rosa.

Il Giro d’Abruzzo si era corso l’ultima volta nel 2007: torna quest’anno su iniziativa di RCS Sport
Il Giro d’Abruzzo si era corso l’ultima volta nel 2007: torna quest’anno su iniziativa di RCS Sport

Percorsi diversi

L’avvicinamento dei ragazzi di Reverberi al Giro prosegue seguendo binari diversi. E se ad esempio l’esperto lucano ha chiesto di non correre il Tour of the Alps, preferendo spostarsi sull’Etna subito dopo l’Abruzzo, c’è chi come Giulio Pellizzari non corre fra i professionisti dalla Coppi e Bartali e nel frattempo si è visto soltanto al Giro del Belvedere e al Palio del Recioto. Per fare il punto della situazione, abbiamo intercettato Roberto Reverberi, che dopo la tappa è partito alla volta dell’hotel con Pozzovivo accanto.

«Al momento – ha detto – ci sono cinque-sei corridori in procinto di andare in altura perché sono pressoché sicuri del Giro. Dobbiamo ancora trovarne altri due o tre per completare la rosa. Ne abbiamo diversi fra cui scegliere, osservando le varie corse che faremo: qui al Giro d’Abruzzo, come pure al Tour of the Alps che inizia la prossima settimana. Faremo anche tre corse impegnative in Francia nello Jura, mentre sarà difficile vedere al Giro i ragazzi che correranno al Turchia, perché tornerebbero a casa solo otto giorni prima. Zanoncello però era già in predicato di venire come velocista, perché dall’inizio dell’anno è sempre stato fra i primi. Chiaramente al Giro dovrà vedersela con altri avversari, però è comunque uno che l’anno scorso ha vinto le sue quattro corse. E’ un ragazzo serio e ha delle doti, non va piano neanche in salita: su quelle medie tiene bene. Non è il classico velocista che si stacca: alla Guardini, per capirci».

La tappa di ieri da Vasto a Pescara è stata il 13° giorno di gara di Pozzovivo nel 2024
La tappa di ieri da Vasto a Pescara è stata il 13° giorno di gara di Pozzovivo nel 2024
Per la volata di Pescara ha ringraziato Fiorelli: potrebbe essere il suo ultimo uomo al Giro?

Potrebbe, anche perché Fiorelli al Giro ha ottenuto qualche piazzamento, ma le volate di gruppo non le vince. Potrebbe dargli una mano a patto che anche lui trovi la condizione, perché ha avuto un po’ di problemi in avvicinamento a queste corse e non è proprio al 100 per cento. Speriamo che migliori, anche perché abbiamo bisogno di qualcun altro, magari uno Zoccarato o anche Tarozzi, che entrino in fuga nei giorni in cui gli attaccanti possono arrivare.

Quali sono i corridori sicuri del Giro che andranno sull’Etna?

Non sono sicuri al 100 per cento, tranne un paio. Però parliamo di Martinelli, Pozzovivo, Pellizzari, Covili e Marcellusi.

E qui veniamo ai vari avvicinamenti: in che modo avete differenziato l’attività dei singoli? Perché Pozzovivo è qui in Abruzzo, mentre ad esempio Pellizzari farà il Tour of the Alps?

Abbiamo concordato questo percorso con il dottor Giorgi e il suo staff. Come squadra, abbiamo dato indicazioni sugli appuntamenti in cui vorremmo avere i corridori pronti. Pozzovivo ha scelto da solo: ci ha chiesto di non fare il Tour of the Alps, ma di venire in Abruzzo e poi andare direttamente in altura. Pellizzari invece sarà in Trentino in funzione del Giro, poi andrà anche lui sull’Etna. In base a queste nostre esigenze, i preparatori hanno disegnato il calendario.

Dopo l’arrivo, scortato da Gianluca Mirenda, Zanoncello (26 anni, 1,70 per 64 chili) va verso il podio
Dopo l’arrivo, scortato da Gianluca Mirenda, Zanoncello (26 anni, 1,70 per 64 chili) va verso il podio
Uno come Pellizzari non avrebbe avuto più bisogno di correre fra i professionisti anziché andare alle corse under 23?

Abbiamo pensato che gli basti fare il Tour of the Alps. Al Giro tutti si aspettano chissà cosa, ma bisognerà partire senza stress. Nei primi giorni magari si vedrà dove può arrivare e se non dovesse essere impegnato nella classifica, potrà provare a far bene una tappa. Quando abbiamo avuto dei giovani che andavano in salita, abbiamo sempre fatto così. Ma non è detto che abbia le gambe per tenere duro, per cui vediamo…

Immagini di metterlo in camera assieme a Pozzovivo?

Potrebbe essere proprio così, in effetti. Non so ancora chi ci sarà al Giro, ma di solito mettiamo in stanza il più giovane con il più vecchio e probabilmente Giulio e “Pozzo” finiranno insieme. Sarà un bell’esempio cui guardare.

In effetti sul più anziano non dovrebbero esserci dubbi…

Aspettate che glielo dico, è qui accanto. Anche “Pozzo” dice di non avere dubbi, a meno che al Giro non venga Sevilla (ride, ndr). Ma non credo che verrà e poi comunque non nella nostra squadra…

La risata sommessa di Pozzovivo e poi i saluti. Mancano tre settimane e mezzo all’inizio del Giro. Zanoncello ha fatto la sua parte, oggi a Luco dei Marsi e più ancora domani a Prati di Tivo potrebbe esserci spazio per Domenico. Il mosaico si va componendo, a metà fra la voglia di conferme immediate e quel sogno rosa che si sveglia con i primi raggi della primavera.

Al Recioto la “redenzione” di Pinarello che vince e cresce

02.04.2024
4 min
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L’ultima curva, ai 300 metri dall’arrivo, ci fa intravedere due maglie, quella della Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè di Pinarello e quella di Pescador della GW Shimano. Nell’avvicinarsi allo sprint Pinarello, che parte secondo, prende il riferimento all’avversario e lo brucia. Ha anche il tempo di girarsi ai 25 metri per controllare e poi esplode nella felicità che tanto ha cercato. 

«Non vincevo da quando ero junior – dice Pinarello con ancora la fatica cucita addosso – è sempre bello passare per primo sotto la linea del traguardo, mi mancava. Il sapore della vittoria ha qualcosa di unico, per tanto tempo l’ho inseguito, compreso ieri al Belvedere, oggi sono tornato a gustarmelo».

Più forti, senza dubbio

Un titolo al plurale, perché oggi ha vinto Pinarello, è vero, ma il grande lavoro fatto dai compagni ha fatto da cornice alla sua bellissima prestazione. I Vf Group-Bardiani sono stati spesso davanti, poi negli ultimi chilometri anche i calabroni della Visma – Lease a Bike si sono messi a tirare per fare selezione. 

«Probabilmente – prosegue Pinarello – come vittoria vale anche qualcosa in più rispetto alle altre. Il Palio del Recioto, tra le internazionali è la più dura e quella di maggior importanza che c’è in Italia: 3.000 metri di dislivello in 140 chilometri sono davvero tanti, fanno capire quanto impegnativa sia. Oggi è servito rimanere molto concentrati sulla corsa rispetto al tenere le gambe fresche».

«La corsa è stata un lungo braccio di ferro tra noi e la Visma – Lease a Bike. Sulla salita finale loro hanno provato ad imporre il ritmo ma non era altissimo. Paletti si è messo in testa e ha spinto forte, facendo un bel danno in gruppo. Una volta in discesa ero indeciso se provare ad arrivare da solo oppure no, ma con il senno di poi è stato meglio restare con Pescador e giocarmi la volata. Sapevo di essere più veloce e così è stato».

L’abbraccio del pubblico per il veneto è stato fortissimo, tanta gioia per la vittoria di un corridore di “casa”
L’abbraccio del pubblico per il veneto è stato fortissimo

E’ ora di crescere

Alessandro Pinarello è arrivato al terzo dei suoi quattro anni previsti con la squadra di Reverberi. E’ arrivato quando appena passato da junior a U23, si è adattato, ha visto come si corre e lo ha messo in pratica. La sua crescita è stata graduale, impreziosita da alcune corse con i professionisti, che nel tempo sono diventate sempre più frequenti

Sia ieri al Belvedere, che oggi al Recioto, il vincitore è uscito dalla Settimana Internazionale Coppi e Bartali. 

«Sono partito molto bene quest’anno – ammette – fin dal Tour of Antalya (terminato secondo, ndr). Ho corso molto con i professionisti, visto che dopo la corsa turca sono andato all’Istrian Spring Trophy e alla Coppi e Bartali. Correre con i grandi è bello, stimolante e parecchio utile per crescere e avere un colpo di pedale diverso».

«Nei primi due anni qui – continua a spiegare – ho visto tanti miglioramenti, ma i più concreti sono arrivati questo inverno. Reggo meglio le corse lunghe e insieme al nutrizionista abbiamo lavorato sull’alimentazione. Ho perso qualche chilo e si vede in gara. Tutto è curato perfettamente».

Festa in casa

Oggi la squadra di Rossato ha fatto il diavolo a quattro, lavorando e rendendo la gara dura. Non si sono spaventati nel confronto con il resto del gruppo e hanno massimizzato il risultato. Durante la conferenza stampa di Pinarello è entrato anche Pellizzari. La squadra si basava sulle due punte di diamante. La vittoria è arrivata e questo è quello che conta.

«La gara – spiega il vincitore – era impostata per noi, ma senza un vero capitano designato. Nel 2023, qui, siamo arrivati secondo (Pellizzari, ndr) e terzo. Quindi eravamo appaiati nei ruoli. Pellizzari ha provato a fare il forcing, poi però l’occasione è arrivata a me».

Approfittiamo della presenza del compagno e gli chiediamo di fare lui una domanda a Pinarello. 

«Niente domande – dice un sorridente Pellizzari – solo i complimenti ad Alessandro che ha vinto meritatamente una bella corsa».

Amadori: «Del Toro impressiona, ma Pellizzari e Piganzoli ci sono»

26.03.2024
6 min
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La crescita di Isaac Del Toro sorprende tutti, persino lo staff del UAE Team Emirates. Il messicano ha varcato la porta del WorldTour trovando un successo alla sua prima gara e prestazioni solide alla Tirreno-Adriatico prima e alla Sanremo poi. Lo stesso Baldato, in commento alla Tirreno di Ayuso, e poi Hauptman dopo la Sanremo avevano speso parole di elogio per il giovane appena arrivato.

Del Toro alla prima corsa in maglia UAE ha centrato la vittoria, era il Tour Down Under
Del Toro alla prima corsa in maglia UAE ha centrato la vittoria, era il Tour Down Under

Ritmi di crescita diversi

Se si fa un passo indietro al 2023, si ricorda che Del Toro ha lottato con i due giovani scalatori più promettenti del panorama italiano: Piganzoli e Pellizzari. I tre si sono scontrati sulle strade del Tour de l’Avenir. Ha vinto il messicano, vero, ma i due italiani hanno completato un podio di grande peso (in apertura, foto Tour de l’Avenir).

Alla guida della nazionale, in terra francese, c’era Marino Amadori, cittì della formazione U23. Mentre Del Toro, passato subito nel WorldTour sorprende, i due italiani stanno avendo una crescita più lenta e graduale

«La cosa che salta subito all’occhio di Del Toro – dice Amadori – è che ha avuto una crescita impressionante da metà 2023. Dal Giro della Val D’Aosta in poi non si è più fermato, non ha salito un gradino, ma un doppio gradino. All’Avenir è andato davvero tanto forte, non ha battuto solamente i nostri, ma anche Riccitello, per fare un nome. Il 2024 ha confermato questa crescita costante, fatta di passi enormi».

Pellizzari e Del Toro (coetanei) nel 2023 si sono sfidati al Tour de l’Avenir (foto Tour de l’Avenir)
Pellizzari e Del Toro (coetanei) nel 2023 si sono sfidati al Tour de l’Avenir (foto Tour de l’Avenir)

I nostri

Dall’altra parte si guarda ai nostri ragazzi. Da un lato c’è lo squillo di Piganzoli al Tour of Antalya, dove ha vinto una tappa e la classifica generale. Pellizzari invece è ancora alla ricerca della prima vittoria da professionista.

«Pellizzari e Piganzoli – spiega Amadori – hanno fatto passi più graduali. Del Toro ha avuto una crescita esponenziale considerando che veniva da una squadra di club, come le nostre italiane. Hanno iniziato a lavorarci molto bene alla UAE e sta andando forte. I nostri invece sono da due anni in team professional: questo è un limite da un lato, ma anche un vantaggio.

«Guardate del Toro – spiega – in tante gare si è messo a disposizione. Alla Tirreno tirava per Ayuso, alla Sanremo, invece, per Pogacar. Pellizzari e Piganzoli hanno maggiore libertà, possono testarsi, provare e crescere, facendo tanta esperienza».

In attesa del Giro

Sia Pellizzari che Piganzoli ce li aspettiamo in mostra al prossimo Giro d’Italia. Il tempo della crescita graduale, con il quale si può convenire o meno, ha portato a questa scadenza. I due giovani devono e possono mettersi in mostra alla corsa rosa, il momento è ormai maturo

«Me li aspetto entrambi presenti e combattivi al Giro – dice ancora Amadori – nelle tre settimane avranno una certa libertà, credo e spero. Non saranno costretti a pensare alla classifica (aspetto che alla Vf Group-Bardiani spetterà a Pozzovivo, mentre la Polti-Kometa non ha indicato un leader, ndr). L’auspicio è che possano lottare per qualche bel risultato».

L’Italia ha visto uscire dal Tour de l’Avenir tanti ragazzi promettenti, poi persi lungo il percorso del professionismo. 

«Io a volte ci penso e non capisco – replica Amadori – un esempio su tutti è Aleotti. Da quando è passato nel WorldTour, con la Bora, ha sempre fatto il gregario e per me è impensabile. A questo punto meglio stare in una professional, come Piganzoli e Pellizzari e dimostrare di poter fare risultati, per poi passare negli squadroni, ma con una maggiore solidità».

Il metodo di crescita, più conservativo, utilizzato per Piganzoli, ha portato a una crescita graduale
Il metodo di crescita, più conservativo, utilizzato per Piganzoli, ha portato a una crescita graduale

Metodi di lavoro diversi

Uno squadrone è quello in cui è andato Isaac Del Toro, il UAE Team Emirates è stato al numero uno nel ranking nel 2023. Entrare in una formazione così dà sicuramente una spinta e i percorsi di crescita, rispetto a chi rimane un gradino sotto, si differenziano. 

«Allenarsi con corridori come Pogacar – spiega Amadori – è un qualcosa che ti insegna tanto. Pedalare accanto a questa gente permette di vedere il meglio e sentirsi stimolati nel crescere ancora. Nel WorldTour, poi curano tutto al 100 per cento. Non che in una professional si lasci qualcosa indietro, però il modo di lavorare è diverso. 

Ruoli definiti

Del Toro ha messo alle spalle, in pochissimi mesi, tante esperienza importanti. La vittoria al Tour Down Under, ma anche tante prestazioni solide. Pellizzari e Piganzoli, al contrario, godono di maggior libertà.

«Cosa che può portare due soluzioni – ragiona il cittì – perché Del Toro, con un compito ben preciso, racchiude tutte le energie in quel frangente. Pellizzari e Piganzoli devono essere sempre sull’attenti, per trovare il momento giusto. Corrono con una pressione diversa. Un esempio: alla Tirreno o alla Sanremo del Toro aveva un compito preciso, che ha fatto molto bene. Una volta terminato poteva essere più “sereno” e proseguire con meno pressioni. Poi comunque ha fatto vedere cose spaziali, in particolare alla Tirreno-Adriatico.

«Per i nostri due giovani, invece, ogni giorno pesa un pochino di più. Sono loro i diretti protagonisti, non corrono con la pistola alla tempia, però la sera leggi il comunicato e magari un 20° posto invece che un 15° pesa. Però da loro mi aspetto anche un crescita da questo punto di vista, andare alle gare e cercare il risultato, cosa che può arrivare già dal Giro, con tutta la serenità del mondo».