ROMA – Ludovico Crescioli si è vissuto il Giro d’Italia con apparente leggerezza. I suoi 22 anni gli hanno dato la freschezza mentale per lasciarsi indietro i giorni storti e affrontare come una sfida anche quelli più duri. Al punto che quando sabato è stato preso da Vingegaard sulla salita di Piancavallo, prima che la maglia rosa rimanesse da sola, il toscano del Team Polti-VisitMalta ha provato a tenerlo. Un po’ come quando Pellizzari si attaccò alla ruota di Pogacar sul Monte Grappa nel 2024 e poi dovette mollarlo per non avere un infarto.
«Sapevo che anticipare l’ultima salita – racconta Crescioli, tornando con la memoria a Piancavallo – mi avrebbe dato qualche chance in più di fare risultato, per cui ho fatto forte la discesa insieme ad Arrieta, siamo entrati sui primi e poi sapevo comunque che da dietro avrebbero fatto un ritmo molto forte. Perciò ho provato a prenderla subito da sotto e alla fine ho anche provato a stare dietro a Vingegaard. Ma è durata poco, perché poi ho cercato di salire del mio passo. La salita era lunga e sono riuscito a trovare il passo giusto e sono arrivato insieme a Poels e Rondel».


Dal Lunigiana al Giro dei pro’
Mentre il Giro d’Italia si accinge a vivere l’ultima tappa, Crescioli si racconta con semplicità. E’ palesemente orgoglioso del suo percorso che, dopo il secondo posto dietro Lenny Martinez al Giro della Lunigiana del 2021, lo ha portato per due anni alla Mastromarco e altri due alla Technipes, prima del passaggio della scorsa stagione nella squadra di Basso. Al Team Polti-VisitMalta ora vorrebbero trattenerlo, ma è chiaro che le sue prestazioni (fra cui la tappa al Tour de l’Avenir 2024 e il Giro dell’Appennino dello scorso aprile) abbiano ingolosito anche squadre più grandi.
«Sto crescendo in modo graduale – dice Crescioli – e sono arrivato fin qua. Forse il modo di fare un ulteriore salto sarebbe avere anche un’altra opportunità, ma stiamo a vedere: adesso preferisco godermi questa parte di stagione. Non tutti i corridori hanno lo stesso sviluppo, io non sono ancora vecchio, sono qui e sono soddisfatto di quello che ho fatto sinora».


Settimo a Chiavari
Crescioli è sottile, come si conviene agli scalatori. Un metro e 78 per 63 chili, il diario di bordo del suo Giro parla di 63 chilometri di fuga nella penultima tappa, altri 88 verso Pila e prima ancora 133 chilometri nella tappa di Chiavari, che non aveva salite lunghissime ma un dislivello di 2.939 metri, chiusa al settimo posto. Il suo miglior risultato, che si somma al 27° posto finale.
«Per me è stato il primo Giro d’Italia – racconta – quindi era tutto un’incognita. Nelle brevi corse a tappe mi sono sempre trovato abbastanza bene anche nel finale, per cui questa è stata una conferma e anche una bella sorpresa, perché non è scontato al debutto andare forte anche nelle ultime tappe».


L’enigma del riposo
I giorni duri non sono mancati, ma nonostante qualche dislivello importante, la risposta di Crescioli è stata quasi sempre all’altezza. Vederlo lottare nella ventesima tappa di montagna è sinonimo di un ottimo recupero e di grande serenità.
«Nelle tappe dure – sorride – ho avuto buone risposte, mentre paradossalmente le difficoltà maggiori le ho avute dopo i giorni di riposo. Devo imparare a gestirli, perché dopo i primi due, mi sono trovato in difficoltà. Nella tappa di Cosenza ho fatto fatica e lo stesso mi è successo dopo quello di Milano. Nella tappa di Carì, in Svizzera, ero riuscito a prendere la fuga, però non ho avuto le gambe necessarie. Nei primi due casi non avevo pedalato tanto, nell’ultimo ho cercato di fare anche qualche fuori giri, ma ci sono altre cose che devo capire…».


La svolta del Teide
Al pari di quanto accaduto con Vingegaard, il progetto di portare Ludovico al Giro d’Italia è nato nel corso dell’inverno, dopo la prima stagione in cui aveva immagazzinato quattro gare a tappe e 48 giorni di corsa.
«Parlando – ricorda – ci eravamo detti che ci sarebbe stata l’opportunità di farlo. Perciò prima di partire ho fatto un po’ di altura sul Teide e quando sono sceso ho visto che avevo una buona gamba. Anche prima di vincere l’Appennino, avevo avuto buoni segnali. Avevo chiuso in crescendo la Tirreno-Adriatico e poi, dopo il Teide e prima dell’Appennino, ho centrato il quarto posto al Tour of Jura, che mi ha dato convinzione per le gare successive».


La profezia su Lonardi
Dato che sapete già come è finita la tappa di Roma, cioè con la vittoria di Milan, siamo pronti a fornire la registrazione a chi dubitasse della prossima frase di Crescioli, che per la prima volta nella carriera, di lì a poco si sarebbe trovato a sfrecciare nelle vie di Roma, nella tappa conclusiva del Giro d’Italia.
«Già ieri sera – dice tornando al giorno di Piancavallo – avevo la pelle d’oca per essere stato davanti in salita e avere quel tifo. Cosa davvero da brividi. Oggi (domenica, ndr) ci godiamo questo ultimo giorno e comunque non penso che sarà facile, perché nelle fasi finali andremo chiaramente molto forte. Per cui cercheremo di arrivare al traguardo, provando a fare risultato con il nostro velocista Lonardi».
E Lonardi è arrivato secondo, battuto solo da Milan: Crescioli c’è andato proprio vicino. Ora non resta che attendere il calendario per la seconda parte dell’anno e qualche sviluppo sul suo futuro. I suoi agenti sono chiaramente al lavoro.