Le strade della maglia rosa 2025: si decide in Val d’Aosta

13.01.2025
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ROMA – L’Auditorium Parco della Musica ha accolto la presentazione del Giro d’Italia 2025. Lo scenario è da grande evento e se non fosse per la data decisamente avanzata, da italiani potremmo dire che per questa volta non abbiamo nulla da invidiare ai cugini francesi. Proprio sul ritardo nella presentazione e nella firma del contratto, un sorriso viene strappato dal premier albanese Edi Rama, che ha ironizzato sulla trattativa con Urbano Cairo.

«Consiglio alla Groenlandia – ha sorriso – di ingaggiarlo per la trattativa con Trump».

«Sono 15 anni che partiamo dall’estero – ha replicato Cairo – e indovinate un po’ chi è quello che ha pagato meno!».

«Questo è vero – ha chiuso Rama – ma alla fine chi ci ha guadagnato?».

La serata è ricca di storie e personaggi. Elisa Longo Borghini, la vincitrice uscente, ha tenuto a battesimo il Giro d’Italia Women, accanto alla direttrice Giusy Virelli e a Marta Bastianelli, che si muove col piglio dell’ex campionessa e del tecnico federale in pectore. Poi quando si comincia a parlare del Giro d’Italia degli uomini, salgono sul palco Mauro Vegni assieme a Vincenzo Nibali e Alberto Contador. E’ il giorno del 55° compleanno di Marco Pantani: su quel palco ci sarebbe stato benissimo anche lui. Nell’annunciarlo, Barbara Pedrotti strappa l’applauso più bello: «Speriamo che questi auguri e questo applauso giungano dove devono arrivare».

La planimetria generale del Giro d’Italia 2025. Dall’Albania in Puglia e poi si inizia la risalita
La planimetria generale del Giro d’Italia 2025. Dall’Albania in Puglia e poi si inizia la risalita

Dopo l’Albania, in Puglia

Il Giro d’Italia 2025 parte dall’Albania, con tre tappe impegnative, compresa una cronometro lungo le strade di Tirana. La prima è impegnativa con arrivo nella Capitale e finale con due salite ravvicinate anche con pendenze in doppia cifra. La prova contro il tempo sarà seguita dalla frazione di Valona con le salite di Qafa e Llogarase, primo punto sopra quota 1.000 metri.

Dopo il primo giorno di riposo, si riparte con tre tappe veloci, ma non necessariamente destinate all’arrivo di gruppo compatto. Dopo la Puglia e la Campania, con l’arrivo di Napoli che sta diventando uno stupendo appuntamento fisso, si risale la penisola l’Italia con il primo arrivo in salita a Tagliacozzo. In realtà il traguardo è posto 3,5 chilometri più in alto, a Marsia: località turistica dismessa, ma salita di tutto rispetto. Poi l’arrivo a Castelraimondo, quindi la Gubbio-Siena, tappa Bartali del Giro 2025, con cinque settori di strade bianche (per circa 30 chilometri) prima dell’arrivo in Piazza del Campo.

Foto di partenza con le autorità: spicca per statura e spirito il premier albanese Edi Rama
Foto di partenza con le autorità: spicca per statura e spirito il premier albanese Edi Rama

Le 21 tappe del Giro 2025

Il Giro d’Italia 2025 parte dall’Albania e si conclude a Roma. Come sempre quando si parte dall’estero, i giorni di riposo sono tre. Due prove a cronometro individuale per un totale di 42,3 km. Sei tappe per velocisti, otto di media montagna e cinque di alta montagna. Saranno circa 38 i km di sterrato: 30 di strade bianche nel finale della tappa di Siena e 8 sul Colle delle Finestre (Cima Coppi del Giro con i suoi 2.178 metri). La Montagna Pantani sarà il Passo del Mortirolo, mentre la Tappa Bartali sarà la Gubbio-Siena, con arrivo in Piazza del Campo.

datatappapartenza-arrivokmdislivello
9/51ª tappaDurazzo-Tirana1641.800
10/52ª tappaTirana-Tirana (crono individuale Tudor)13,7150
11/53ª tappaValona-Valona1602.800
12/51° riposo
13/54ª tappaAlberobello (Pietramadre)-Lecce187800
14/55ª tappaCeglie Messapica-Matera1441.550
15/56ª tappaPotenza-Napoli2262.600
16/57ª tappaCastel di Sangro-Tagliacozzo1683.500
17/58ª tappaGiulianova-Castelraimondo1973.800
18/59ª tappaGubbio-Siena1812.500
19/52° riposo
20/510ª tappaLucca-Pisa (crono individuale Tudor)28,6150
21/511ª tappaViareggio-Castelnovo ne’ Monti1853.850
22/512ª tappaModena-Viadana (Oglio-Po)1721.850
23/513ª tappaRovigo-Vicenza1801.600
24/514ª tappaTreviso-Nova Gorica/Gorizia1861.100
25/515ª tappaFiume Veneto-Asiago2143.900
26/53ª riposo
27/516ª tappaPiazzola sul Brenta-San Valentino (Brentonico)1994.900
28/517ª tappaSan Michele all’Adige-Bormio1543.800
29/518ª tappaMorbegno-Cesano Maderno1441.800
30/519ª tappaBiella-Champoluc1664.950
31/520ª tappaVerres-Sestriere (Vialattea)2034.400
1/621ª tappaRoma-Roma141600
tot. 3.413,3tot. 52.500

Finale da brividi

Dopo il secondo riposo, il Giro 2025 riparte dalla Toscana con la cronometro da Lucca a Pisa. Il giorno successivo è estremamente interessante, con il ritorno al Giro dopo 25 anni di San Pellegrino in Alpe: salita che ha scritto pagine importanti nelle edizioni degli anni 90. Seguono Viadana con arrivo in volata, Vicenza sullo strappo di Monte Berico e Nova Gorica/Gorizia con il circuito transfrontaliero. La settimana si conclude ad Asiago con una tappa molto impegnativa da 3.900 metri di dislivello.

Il tappone trentino, l’indomani del terzo riposo, ha cinque salite dure una dietro l’altra con arrivo a San Valentino sul Monte Baldo che domina il Lago di Garda. Gli arrivi di Bormio – con il Passo del Mortirolo (Montagna Pantani) – e Cesano Maderno precedono le due tappe più terrificanti del Giro. La prima da Biella a Champoluc: breve ma dislivello di 4.950 metri. La seconda da Verrès a Sestrière, è lunga e ripropone l’accoppiata finale Colle delle Finestre e Sestriere, che nel 2005 lanciò la stella effimera ma splendente di Rujano.

Totale di 3.413 i km per 52.500 metri di dislivello: tutte le salite del Giro 2025
Totale di 3.413 i km per 52.500 metri di dislivello: tutte le salite del Giro 2025

L’occhio di Contador

Alberto Contador segue tutto con grande attenzione e parla in quel misto di italiano e spagnolo che ha messo a punto in tanti anni di sfide sulle nostre strade. «Il Giro d’Italia per me è un ricordo speciale – dice – a partire da quando nel 2008 arrivai per la prima volta e all’ultimo momento. Mi sentii benvoluto come se fossi a casa mia. Per questo fra i Grandi Giri, mi sento di dire che il vostro è quello più speciale».

Poi Alberto sofferma la sua attenzione sulla cronometro di Pisa, che individua come la svolta da cui capire come impostare la corsa che resta. «E’ il momento in cui i corridori di classifica – dice – capiscono quello che hanno da recuperare o il vantaggio che hanno. E poi restano le montagne, in cui si può riprendere tanto terreno. Guardo le altimetrie e ricordo il Colle delle Finestre, quando Aru e Landa mi attaccarono nel 2015 e io mi staccai. Ma avevo ancora 4 minuti di vantaggio e gestii lo sforzo. Quella è una salita da stare attenti. Ricordo bene quando Froome riaprì il Giro e lo tolse dalle mani di Dumoulin».

Lo spirito di Bettini

La presentazione va avanti fino alle 20,30. Sfilano personaggi. Paolo Pacchioni, giornalista di Rtl 102,5 radio ufficiale del Giro, fa le sue interviste dalla platea e coinvolge prima il presidente federale Dagnoni e poi Antonio Tiberi, quindi Paolo Bettini. E il “Betto” mette subito l’etichetta giusta a questo Giro così spettacolare e spigoloso, dall’inizio alla fine, quando le ultime due tappe di montagna saranno il terreno per la resa dei conti.

«Visto che in montagna non ero bravo come Vincenzo e Alberto – dice sorridendo – io avrei cominciato a fare un gran casino sin dalle prime tappe. La gente vuole lo spettacolo, ma anche i corridori quando attaccano il numero, vogliono divertirsi. Qui per fortuna non ci sono i velocisti, loro magari non sarebbero d’accordo».

Nibali gli fa notare che in sala c’è Bennati, commissario tecnico per ora non confermato e domani chissà. Ma Bettini è arguto: «Il Benna non era soltanto un velocista – dice – secondo me anche a lui sarebbe piaciuto combinare qualcosa».

Sono le ultime parole, poco prima di quelle in cui Paolo Bellino svela il sogno di Urbano Cairo di fare del Giro un prodotto superiore al Tour de France. Si respira l’entusiasmo che a volte fa perdere di vista le reali proporzioni, ma non è sera per fare confronti. Abbiamo assistito alla presentazione di un sontuoso Giro d’Italia. Domani ve ne offriremo qualche approfondimento. Ora non resta che scoprire quali campioni, a parte quelli già annunciati, verranno in Italia a prendersi lo scettro di Pogacar.

EDITORIALE / Tutto a Roma: prima il Giro, poi le elezioni FCI

13.01.2025
5 min
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Fra una settimana saremo nuovamente qui a commentare l’esito delle elezioni federali. Avremo il nome del presidente che guiderà la FCI fino a Los Angeles e le reazioni dei due sconfitti. Quello che potrebbe succedere nell’assemblea non ha limiti. L’ultima volta, con quattro candidati in lizza, il testa a testa fra Dagnoni e Martinello fu deciso da uno spostamento di voti dell’ultima ora. In teoria c’è solo da aspettare, mentre nel frattempo le corse australiane hanno iniziato a produrre titoli e immagini e le interviste portate a casa dal secondo giro di ritiri in Spagna racconteranno la preparazione e i buoni propositi degli atleti che di qui a poco debutteranno in Europa.

La politica federale non ha molta presa sul pubblico, forse per questo finora delle elezioni si è parlato poco. E forse per questo la settimana che ci attende vivrà di colpi di coda o colpi bassi e pochi approfondimenti, nel nome di convenienze più o meno manifeste.

A metà del guado

Il ciclismo è un mondo speciale a metà del guado. E’ passione, sogno, esaltazione, sfida. Ha bisogno a tutti i livelli di gente che ci creda: gli atleti per sostenere fatiche al limite dell’umano, i volontari per riconoscere un senso ai loro sacrifici. Il ciclismo parla al cuore e lo fa senza mezze misure e forse per questo non si riconosce nelle verità non dette e nelle spiegazioni balbettanti della politica. Guccini cantava che il profumo del ricordo cambia in meglio, in questo caso la sensazione è che in assenza del minimo contraddittorio, il tempo ammanta gli eventi e lascia che siano dimenticati.

Stasera nell’Auditorium Parco della Musica di Roma (immagine depositphotos.com in apertura) saranno presentati i due Giri d’Italia WorldTour: quello degli uomini e quello delle donne. Ricordiamo bene la grande pressione esercitata sulla FCI nei giorni successivi alla vicenda delle provvigioni irlandesi e di come questa cessò, come per incanto, quando le organizzazioni del Giro Donne e quello U23 passarono al RCS Sport. Se avete dedicato qualche minuto alla lettura delle missive tra il presidente Dagnoni e l’ex presidente Di Rocco, pubblicate su Tuttobiciweb, avrete avuto probabilmente la sensazione di un cesto di panni sporchi che si è cercato per anni di tenere nascosto. Se ne sentiva persino l’odore. Certe cose devi leggerle, se vuoi farti un’opinione. E se vuoi toccare con mano lo scollamento fra il vertice e la base che cerca di districarsi fra mille problemi – economici, amministrativi e legali – senza il senso di avere nell’istituzione una madre capace di sciogliere i nodi prima che arrivino al pettine.

Presentazione Giro d'Italia U23, 2017, Renato Di Rocco, Marco Selleri
Renato Di Rocco e Marco Selleri fanno entrambi parte della squadra di Martinello: l’ex presidente resta figura centrale
Presentazione Giro d'Italia U23, 2017, Renato Di Rocco, Marco Selleri
Di Rocco e Selleri fanno entrambi parte della squadra di Martinello: l’ex presidente resta figura centrale

Ottavi in classifica

Siamo cresciuti sentendoci dire che il ciclismo fosse il secondo sport d’Italia, preceduto soltanto dal calcio. In realtà non è più così da un pezzo. Al punto che un sondaggio Demos realizzato lo scorso anno per Repubblica mostra il nostro sport all’ottavo posto, dopo calcio, tennis, formula 1, volley, atletica, nuoto e motociclismo. Può bastare l’assenza di grandi campioni e di una squadra WorldTour, per giustificare un simile calo? Oppure la si prende come alibi per giustificare l’incapacità di guidare questo sport meraviglioso attraverso il guado?

Lino Secchi, il quarto candidato che però ha fatto un passo indietro, lo ha spiegato chiaramente. Il ciclismo non entra nelle scuole, così come non era presente ai tavoli della politica in cui si lavorava sul tema della sicurezza. Il ciclismo è sparito dalle feste di paese e non svolge azione di promozione sociale. Per contro, il ciclismo continua a campare sul volontariato, sperando che duri. Non mostra vigorosi tentativi nell’arginare il calo dei tesserati e la chiusura di squadre che riducono la possibilità di accesso allo sport. Non c’è una strategia o almeno non si vede. La partita non si gioca sul numero degli amatori, a nostro avviso, ma sul fatto che i ragazzini non sognano più di scoprire il mondo su una bicicletta. E quelli che ancora lo fanno, trovano la strada sbarrata da problematiche insormontabili, soprattutto perché non gestite. 

Fra i progetti di Sport e Salute, Bici in Comune riguarda la promozione del ciclismo, fra società e sport
Fra i progetti di Sport e Salute, Bici in Comune riguarda la promozione del ciclismo, fra società e sport

I soldi scarseggiano

La FCI nuota in acque basse e questo non è un buon segno. I soldi scarseggiano, attendiamo di capire se l’accordo con Infront darà una svolta. Il tesoretto ricevuto in eredità grazie ai risparmi del 2020 è stato speso in tre anni. E anche se nel primo anno post olimpico ci saranno certamente meno spese, è chiaro che il disavanzo sia importante e il risparmio non sia una scelta ma una necessità. Nella conferenza stampa di Milano, che ha preceduto il Giro d’Onore in cui ha recitato per tutto il pomeriggio da conduttore, il presidente uscente Dagnoni ha vantato i risultati, sfoggiato le medaglie e spiegato i suoi risultati. Si è però detto stupito, a fronte dei risultati conseguiti, del taglio dei contributi da parte di Sport e Salute. E questo forse dà la misura del cambiamento non percepito: le sole medaglie non bastano più.

I progetti pubblicati sul sito della società che distribuisce i fondi per lo sport sono tutti nel segno della diffusione della pratica sportiva e della promozione sociale. Lo sport è veicolo di benessere e salute, limitarsi a sbandierare le vittorie espone il ciclismo ufficiale alla rimonta da parte degli Enti che fanno attività sui territori e possono vantare un numero di tesserati di tutto rispetto. Se vuole garantire un futuro allo sport – chiunque sarà il presidente chiamato a guidarla – la FCI deve cambiare pelle. Per non ritrovarsi ancora una volta a chiudere la stalla quando i buoi sono già tutti fuori. Prendere esempio dall’operato del Presidente di Lega Roberto Pella, firmatario con il ministro Abodi e Mezzaroma di Sport e Salute del progetto Bici in Comune, potrebbe essere un bel modo per fissare degli utili punti di riferimento.

I numeri della triplice corona. Non c’è solo Pogacar in caccia

13.01.2025
6 min
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Non c’è intervista alla quale Tadej Pogacar si sottoponga che non ritorna fuori il discorso legato alla “triple crown”, la tripletta di grandi giri da conquistare. Per settimane lo scorso anno, vista la sua supremazia al Giro come al Tour, si è vagheggiata la sua partecipazione anche alla Vuelta, lo sloveno probabilmente non l’ha mai presa realmente in considerazione, anche se il fascino di centrare il tris nello stesso anno, per sua stessa ammissione lo stuzzica.

Merckx resta il primatista di successi in grandi giri, ben 11, uno più di Hinault
Merckx resta il primatista di successi in grandi giri, ben 11, uno più di Hinault

Il ritornello dei sette vincitori

Ad aver conquistato la vittoria al Giro come al Tour e alla Vuelta sono stati 7 corridori e questo è notorio. Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome: sembra quasi una litania che moltissimi appassionati conoscono e recitano a memoria. Ma andando oltre questi campionissimi, il confronto fra le tre massime corse a tappe dice molto di più.

Partiamo intanto da una domanda: chi può aggiungersi a questa collezione? Pogacar prima di tutti, visto che Giro e Tour li ha già messi in carniere. Il campione del mondo non ha ancora sciolto la riserva su quale corsa affiancherà alla Grande Boucle, attende di conoscere il percorso del Giro ma tutto fa presagire che proverà a chiudere il cerchio già in questo 2025. In futuro potrebbe aggiungersi Jonas Vingegaard, se alla corsa rosa salirà di uno scalino, ossia conquisterà il trofeo da aggiungere alle due maglie gialle già nell’armadio. Primoz Roglic è anche più vicino, considerando che Giro e Vuelta li ha già vinti, ma con il Tour non ha un buon rapporto, anche se ha già detto che quest’anno ci riproverà, dopo essere tornato al Giro.

Roglic con il piatto della sua quarta Vuelta. Ma la beffa di Pogacar al Tour del 2020 resta una ferita aperta
Roglic con il piatto della sua quarta Vuelta. Ma la beffa di Pogacar al Tour del 2020 resta una ferita aperta

Chi può entrare nel cerchio magico

Dei ciclisti in attività ci sono altri che possono ambire al trittico, ma che gran parte della strada devono ancora compierla: Remco Evenepoel ha dalla sua la Vuelta, ma prima vuole sfatare il tabù Tour. Hindley ha vinto il Giro, potrà fare di più? Lo stesso dicasi per Kuss, che tra l’altro ha corso tutti e tre i giri nel 2023 vincendo la Vuelta e finendo non lontano dalla Top 10 nelle altre due (e anche questo per certi versi è un record).

Attenzione a Bernal, che ha dalla sua Giro e Tour già nel carniere e potrebbe anche sorprendere tutti. Due successi li ha anche Nairo Quintana, fra Giro e Vuelta, ma una sua vittoria al Tour verrebbe strapagata agli scommettitori… Con una vittoria, fra i corridori in attività ci sono Geraint Thomas, Simon Yates (che nel 2018 completò il trittico di successi tutto britannico dopo Froome al Giro e Thomas al Tour), Tao Geoghegan Hart e Richard Carapaz.

Joaquim Rodriguez, sul podio alla Vuelta 2010-12, Giro 2012, Tour 2013
Joaquim Rodriguez, sul podio alla Vuelta 2010-12, Giro 2012, Tour 2013

Sorpresa podi: Anquetil meglio di Merckx

Se guardiamo ai vincitori, abbiamo detto che abbiamo un Settebello, ma quanti sono coloro che vantano un podio in tutti e tre i grandi giri? Questo è un dato per certi versi sorprendente. Sono infatti ben 21 i corridori che ci sono riusciti, nessuno però nello stesso anno. Ci si attenderebbe che il record di presenze spetti a Merckx e invece non è così perché il Cannibale ne ha ottenuti 12 (5 al Giro, 6 Tour e 1 Vuelta) ma Anquetil fece ancora meglio, 13 con 6 presenze fra Giro e Tour più quella spagnola. A quota 12 ci sono anche Gimondi con 9 podi al Giro primato assoluto e Hinault, 11 invece per Nibali: lo Squalo ha ottenuto in carriera 6 podi al Giro, 2 al Tour e 3 alla Vuelta.

Spulciando l’elenco ci sono anche presenze curiose come quelle di Herman Van Springel, grande passista a cavallo degli anni Settanta più conosciuto come luogotenente di Merckx, oppure Joaquim Rodriguez, che a 3 podi alla Vuelta aggiunse anche due presenze fra Giro e Tour. Cinque i corridori ancora in attività che hanno fatto questa tripletta e sono nomi che abbiamo già citato: Quintana, Froome (11 come Nibali), Roglic, Carapaz e Pogacar, che ne ha 7, uno meno del connazionale.

Il successo di Petacchi a Marostica, Giro 2003, un anno magico con 15 tappe fra i tre grandi giri
Il successo di Petacchi a Marostica, Giro 2003, un anno magico con 15 tappe fra i tre grandi giri

Bahamontes ed Herrera, re degli scalatori

E nelle altre classifiche? Se prendiamo in esame gli scalatori, solamente due sono riusciti nell’impresa di conquistare il primo posto in tutte e tre le prove: lo spagnolo Federico Bahamontes, per 9 volte di cui 6 al Tour e il colombiano Luis Herrera, 5 volte con doppiette al Tour e alla Vuelta. Cinque invece i corridori con la triplice corona nella classifica a punti: naturalmente Merckx, ma anche Abdujaparov (che fece doppietta Giro-Tour nel 1994), Jalabert, il nostro Petacchi e Mark Cavendish che ha appena appeso la bici al classico chiodo. Il record di vittorie nella classifica a punti è però del tedesco Erik Zabel, ben 9, ma mai nella corsa rosa.

Veniamo alle tappe e anche qui i numeri stupiscono. Intanto qui si può parlare non solo di tripletta, ma anche contemporaneità e per ben tre corridori: lo spagnolo Miguel Poblet vinse nel 1956 3 tappe alla Vuelta (che si correva poco prima del Giro), 4 nella corsa rosa e una al Tour. Due anni dopo lo imitò Pierino Baffi che fece doppietta alla Vuelta, una vittoria al Giro e ben 3 al Tour. Spettacolare però il 2003 di Alessandro Petacchi, che mise in fila 6 tappe al Giro, 4 al Tour e 5 alla Vuelta.

Alaphilippe a Fano ha completato la sua collezione di tappe. Entrando in un “club” di 111 corridori
Alaphilippe a Fano ha completato la sua collezione di tappe. Entrando in un “club” di 111 corridori

La carica dei 111 vincitori di tappe

Se andiamo a considerare tutti i ciclisti che hanno vinto almeno una tappa in ognuno dei grandi giri, ne troviamo ben 111. Il primo su Fiorenzo Magni nel 1955. La cosa sorprendente è che nel 2024 sono stati ben 5 i corridori che si sono aggiunti alla lista: Pogacar e Alaphilippe hanno completato la collezione al Giro, Evenepoel e Carapaz al Tour, O’Connor alla Vuelta. Ma attenzione, perché in gruppo ci sono ben 39 corridori che possono aggiungersi a questa lista, ampia oltre ogni previsione.

Al Giro ci proveranno con tutta probabilità Vingegaard, Van Aert, Adam Yates, Majka e Bardet. Al Tour potrebbero provarci in 11 e fra questi ci sono anche i nostri Dainese, Ganna, Caruso e Brambilla (poi chiaramente dipenderà se la corsa potranno innanzitutto disputarla…). Con loro anche gente accreditata come Landa e Groves. Una dozzina coloro che possono completare la collezione alla Vuelta dove spiccano Démare, Merlier, Girmay e Van der Poel, che d’altronde la prova spagnola non l’ha mai corsa.

Frigo è già lanciato: «Ancora uno step per aiutare Gee e il team»

08.01.2025
4 min
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Con l’inizio della nuova stagione, Marco Frigo si prepara ad affrontare il suo terzo anno da professionista. Il corridore veneto, classe 2000, veste la maglia della Israel-Premier Tech, una squadra che negli ultimi mesi ha conosciuto un profondo rinnovamento e che punta a consolidare i risultati positivi ottenuti nel 2024.

Ed anche per questo motivo la chiacchierata con Marco ha offerto interessanti spunti sulla sua crescita personale e sulle sue aspettative e quelle della sua squadra. Tra grandi Giri, obiettivi personali e un gruppo sempre più affiatato, Frigo ci è parso avere idee chiare e obiettivi concreti.

Frigo (classe 2000) si appresta ad affrontare la sua terza stagione da pro’
Frigo (classe 2000) si appresta ad affrontare la sua terza stagione da pro’
Marco partiamo da te: un’altra stagione da professionista si avvicina: come ci arrivi?

Ci arrivo molto bene direi. E lo dico perché ho chiuso lo scorso anno con un buon finale di stagione e questo conta tantissimo per affrontare l’inverno con il giusto approccio. Fino ad ora è stato un inverno solido e sereno, senza intoppi, senza malanni. Credo che la costanza sia la cosa più importante in questa fase: l’essenziale è non fermarsi, mantenere un ritmo regolare. Siamo solo ai primi di gennaio, ma tutto è sotto controllo.

È la tua terza stagione tra i pro’: è tempo di raccogliere qualcosa?

Sì, è ora di fare uno step in avanti. Nei primi due anni ho raggiunto un buon livello, ma adesso voglio essere più competitivo, sia per ottenere risultati personali sia per essere ancora più fondamentale per la squadra. Questo è l’obiettivo principale su cui sto lavorando.

E hai subito toccato un tema interessante: la squadra. La Israel-Premier Tech si è rinnovata molto: che team è oggi?

È una squadra in grande crescita. Il 2024 è stato il nostro miglior anno, tuttavia siamo consapevoli che possiamo fare ancora meglio. Il roster è migliorato tantissimo: abbiamo fatto solo tre cambi (Hirt, Louvel e Lutstenko, più Coté che però veniva dalla devo della Israel, ndr), ma gli innesti sono stati di grande qualità.

Frigo (in prima posizione) è un ottimo sciatore di fondo, quest’inverno si è allenato parecchio sugli sci e lo ha fatto persino con Simone Mocellini, atleta della nazionale
Frigo (in prima posizione) è un ottimo sciatore di fondo, quest’inverno si è allenato parecchio sugli sci e lo ha fatto persino con Simone Mocellini, atleta della nazionale
Chiaro…

Inoltre, il gruppo si sta ringiovanendo rispetto agli anni passati. Al ritiro di dicembre abbiamo gettato basi solide, sia in termini di preparazione atletica sia come coesione tra i corridori. Questo è fondamentale per affrontare bene la stagione. Abbiamo grandi ambizioni.

Quali saranno i tuoi obiettivi principali per il 2025? E come si colloca Marco Frigo in questa squadra?

Farò parte del gruppo grandi Giri, con un calendario che prevede il Giro d’Italia e la Vuelta. L’obiettivo principale è puntare a una top 5 o al podio: al Giro con Derek Gee, che sarà il nostro leader. Per me sarà la prima volta che affronterò un grande Giro con responsabilità di classifica generale, anche se non sarò il capitano. Questo significa porre attenzione a ogni minimo dettaglio, giorno dopo giorno. In passato ero stato spesso in fuga, quest’anno non credo che sarà lo stesso.

Ne parli con entusiasmo, almeno il tuo tono dice così: ti piace questo nuovo modo di approcciare il Giro?

Molto. È una cosa che non ho mai fatto prima e che mi stimola parecchio, sarà bello anche per imparare e vivere la corsa in un altro modo. Inoltre, il gruppo che si sta creando è davvero motivante: oltre a Derek, ci saranno Jakob Fuglsang (che in pratica non ha smesso proprio su richiesta di Gee, ndr), Hugo Houle e altri compagni con cui costruiremo e stiamo già costruendo un’atmosfera affiatata. L’obiettivo di portare Derek sul podio sarà una sfida importante e stimolante per tutti.

Lo scorso anno Frigo ha finito bene la stagione, tanto che Bennati lo ha convocato per i mondiali, anche se poi fu riserva
Lo scorso anno Frigo ha finito bene la stagione, tanto che Bennati lo ha convocato per i mondiali, anche se poi fu riserva
E’ arrivata anche un po’ d’Italia. Uno dei direttori sportivi infatti sarà Francesco Frassi, come è andato questo primo approccio?

Mi ha fatto un’ottima impressione. L’ho conosciuto al ritiro di dicembre: è una persona molto professionale, sempre puntuale e attenta. Ha già dimostrato di essere presente e di voler fare le cose nel migliore dei modi, anche aiutandomi con alcune pratiche di tesseramento. Sono sicuro che avrò modo di conoscerlo ancora meglio durante le gare, sia alla radiolina che al volante dell’ammiraglia. Comunque nel nostro team c’era già un bel po’ d’Italia nello staff!

In conclusione, che atmosfera si respira nella squadra?

C’è tanta consapevolezza e voglia di fare bene. Stiamo crescendo molto come gruppo e siamo pronti a metterci in gioco per obiettivi ambiziosi. Personalmente, sono molto motivato e non vedo l’ora di iniziare questa stagione che promette grandi emozioni. Forse non avremo il super campione…

Scusa l’interruzione: ma quello ce l’hanno tre o quattro squadre…

Esatto, ma il nostro livello medio è molto alto. Oltre ai nomi fatti prima mi vengono in mente Strong, Blackmore, Ackermann e poi i nuovi. Oppure penso a Riley Sheehan, che lo scorso alla prima partecipazione è arrivato tredicesimo al Fiandre.

Formolo guarda oltre e fa rotta verso il 2025

03.01.2025
5 min
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Il primo anno di Davide Formolo al Team Movistar era partito con tante speranze, arrivate inizialmente con le vittorie di fine 2023 e poi rinforzate dai risultati raccolti nei primi mesi del 2024. Il corridore veneto era tornato alla vittoria, quando ancora indossava la maglia del UAE Team Emirates. Nelle uscite in maglia Movistar dello scorso febbraio, Davide sembrava voler riannodare il filo e continuare sulla falsariga dell’anno precedente. Invece, dopo aver raccolto dei buoni piazzamenti prima all’AlUla Tour e poi alla Strade Bianche, qualcosa si è inceppato.

Formolo aveva iniziato il 2024 con la solita fame agonistica
Formolo aveva iniziato il 2024 con la solita fame agonistica

Mancanza di equilibrio

Ora con alle spalle il suo secondo inverno dai sapori spagnoli è alle prese con i ritocchi della preparazione (in apertura con la nuova divisa per il 2025). Prima però c’è stato il tempo per andare a festeggiare l’inizio del nuovo anno nel suo Veneto, insieme ad amici e parenti. 

«Inizio il 2025 – racconta dalla macchina – con la voglia di fare che mi ha sempre contraddistinto, vedremo poi dove atterreremo. Il primo anno con la Movistar era partito bene, poi per diverse motivazioni non sono riuscito a recuperare nel migliore dei modi e tra la primavera e l’estate ho sofferto un po’. Nei mesi tra aprile e agosto cercavo di risollevarmi tra una gara e l’altra, invece ho scavato una fossa dalla quale sono uscito solamente a fine stagione. Mi sentivo stanco e non trovavo il modo di recuperare tra una corsa e l’altra. Al posto che migliorare e veder crescere la condizione peggioravo e basta».

Uno dei migliori risultati di stagione è arrivato alla Strade Bianche: settimo
Uno dei migliori risultati di stagione è arrivato alla Strade Bianche: settimo
Come ne sei uscito?

Al termine del Tour de France mi sono fermato un attimo e ho recuperato ben bene. Infatti poi negli ultimi mesi di gara sono tornato a sentirmi me stesso. I mesi centrali però sono stati abbastanza tosti da vivere.

Eppure eri arrivato alla Movistar dopo un ottimo finale di 2023 e anche l’inizio del 2024 faceva ben sperare. 

Anche io pensavo di poter continuare sullo stesso filone, sarebbe stato bellissimo. Anzi, per un certo senso le prime gare con la Movistar mi hanno un po’ ingannato

In che senso?

Solitamente sono uno che quando cambia squadra ci mette del tempo a ingranare. Sapevo che l’inizio dello scorso anno sarebbe potuto essere tosto, invece sono partito bene. Ogni volta che si cambia squadra comunque si va incontro a un periodo di adattamento, almeno per me è così. Vero che si va sempre in bici, ma cambiano tante cose: l’organizzazione dei viaggi, come si corre, l’approccio alle gare…

Le fatiche della primavera si sono fatte sentire e dopo il Tour de France è arrivato un periodo di riposo
Le fatiche della primavera si sono fatte sentire e dopo il Tour de France è arrivato un periodo di riposo
Che hai trovato di diverso in Movistar rispetto alla UAE Emirates?

Per certi versi sono abbastanza simili, anche se con la Movistar ho maggiore libertà. Cosa alla quale non ero totalmente abituato. Ho capito che un carattere come il mio deve essere guidato bene. In UAE nulla era lasciato al caso, mentre qui il corridore è più libero. Tante piccole cose interne al team che però vanno capite e si deve imparare a gestire. D’altronde in questo sport non si smette mai di imparare.

Cosa intendi quando dici che un carattere come il tuo deve essere guidato?

Sono una persona molto emotiva, è un lato che ho sia in bici che nella vita di tutti i giorni. Nell’attività sportiva però questa mia indole deve essere un po’ frenata, al fine di rendere meglio. Magari a livello personale soffro un pochino di più, ma la resa in corsa è maggiore. Averlo capito è un bel passo in avanti. 

Nel 2025 Formolo vuole vivere tutto con maggiore serenità, questo vuol dire anche dare il giusto spazio alla famiglia
Nel 2025 Formolo vuole vivere tutto con maggiore serenità, questo vuol dire anche dare il giusto spazio alla famiglia
Spiegaci meglio…

Quando le cose vanno male tendo a frustrami e a cercare di uscire sbattendo la testa. Invece a volte serve fermarsi e prendere fiato. Come nel periodo tra la primavera e l’estate. Alla fine lo stop a fine luglio mi è servito per riordinare le idee e trovare nuovamente un equilibrio. Avrei potuto farlo prima, ma si impara dai propri errori, a qualsiasi età. 

In vista del 2025 cambierai qualcosa?

Punterò più sulla prima parte di stagione, che culminerà con il Giro d’Italia. Dei tre Grandi Giri è quello dove mi sento sempre meglio, per un discorso di clima. Sono un corridore che soffre molto il caldo, quindi insieme al team abbiamo deciso di lavorare bene sulla primavera. In estate mi fermerò per recuperare al meglio e poi farò il finale di stagione. 

La seconda stagione in maglia Movistar, per il veneto, inizierà con le corse in Spagna (foto Instagram)
La seconda stagione in maglia Movistar, per il veneto, inizierà con le corse in Spagna (foto Instagram)
Il calendario, quindi, lo conosci già?

Partirò in Spagna con il Gran Premio Castellon e poi la Clasica de la Comunitat Valenciana. Dopo queste due gare mi sposterò a Maiorca per correre altri due giorni. Da lì Strade Bianche e Tirreno-Adriatico. Voglio arrivare in forma alle gare in Francia di febbraio. Quest’anno vorrei testarmi maggiormente sulle corse di un giorno, sono appuntamenti importanti per la squadra perché danno tanti punti. 

Insomma, l’obiettivo di questa stagione è fare i giusti passi?

Esatto. Non voglio esasperare fisico e mente. Anche dal punto di vista del peso sento di voler trovare il giusto equilibrio tra performance e ciò che serve per stare bene. 

Giro in Albania, questa volta ne parliamo con Zhupa

30.12.2024
5 min
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Le storie e le vite a volte seguono percorsi impensabili e così accade che un giorno Eugert Zhupa si ritrovi a parlare del Giro d’Italia e della sua Albania. Forse qualcuno ricorderà questo cognome per averlo sentito proprio sulle strade della corsa rosa. Erano gli anni dal 2015 al 2019 e Zhupa vestiva i colori della Neri Sottoli: tante volte in aiuto ai compagni, qualche altra in fuga… un buon corridore.

Arrivato in Italia sin da ragazzo, Eugert viene da Rrogozhine, una cittadina nel distretto di Tirana, situata proprio a metà strada tra la capitale albanese e Valona, proprio nel mezzo delle strade che vedranno passare il giro nei tre giorni della grande partenza. Rrogozhine una zona, come molte in Albania, in cui non si sapeva molto di ciclismo. Come ci aveva raccontato ieri Frassi, il ciclismo in Albania è stato per lungo tempo un fenomeno poco conosciuto. Anche per questo Zhupa è stato un pioniere del ciclismo albanese sul piano internazionale. Ha disputato quattro Giri d’Italia, vinto sette titoli nazionali, di cui tre a cronometro, e si è sempre dimostrato un lottatore.

Sei stagioni da pro’ di cui tre nella Neri Sottoli per Zhupa. Oggi Eugert vive con la sua famiglia in Emilia
Sei stagioni da pro’ di cui tre nella Neri Sottoli per Zhupa. Oggi Eugert vive con la sua famiglia in Emilia
Eugert, partiamo da te, dal tuo ciclismo. Quando ci siamo presentati ci hai detto: «Volevo essere un esempio per il ciclismo albanese», raccontaci.

Negli anni ‘90, quando i primi albanesi sbarcarono in Italia, noi eravamo visti male. I giornali parlavano sempre male degli albanesi e a scuola ero un po’ preso di mira. Allora dissi a me stesso: «Io sarò l’unico albanese di cui i giornali parleranno bene». Con tanti sacrifici sono riuscito a realizzare un sogno che avevo da bambino: arrivare al professionismo e partecipare al Giro d’Italia. E ci sono riuscito.

Come è nata questa passione per la bici?

Nel ’93 mio padre, che era già in Italia, tornò a casa e mi portò una bici. Noi avevamo pochi giochi, c’era tanta povertà a quell’epoca nel nostro Paese. Divenni l’unico del mio villaggio ad avere una bici. Da lì è iniziata quella passione che mi ha portato a sognare di diventare ciclista.

In Albania si dice sempre che si guarda molta televisione italiana. Anche tu vedevi le gare?

Sì, vedevo tutte le gare di bici e sicuramente Marco Pantani è stato quello che mi ha trascinato di più. Crescendo, però, ho capito che le mie caratteristiche erano altre. Guardare il ciclismo in televisione era molto entusiasmante, soprattutto per un bambino come me.

Bellissima questa storia. E adesso, sapere che il Giro parte dall’Albania che effetto ti fa?

Quando correvo, mi sarebbe sempre piaciuto fare una partenza dall’Albania. Ora sono sincero la vedo come una cosa mediatica, legata al turismo, ma comunque positiva. Già nel 2014-2015 dicevo che l’Albania ha dei bei posti per fare delle gare, ma il ciclismo non era, e forse non è ancora radicato. Se lo Stato voleva investire nello sport, avrebbe dovuto farlo prima nella Federazione, sui bambini, sui ragazzi, sulle piste ciclabili e sulla sicurezza e poi con un grande evento. In Albania non c’è ancora una mentalità ciclistica. I primi tempi che andavo ad allenarmi a casa prendevo sassate, la gente non capiva cosa stessi facendo. Mi prendevano in giro con quella tutina…

Però potrebbe essere un inizio avere il Giro d’Italia. Magari qualche bambino si ispirerà e seguirà il tuo esempio.

Lo spero. Ma la Federazione non spinge molto per incentivare i ragazzi a pedalare. Poi sono contento che sia realizzato questo progetto. Spero che il Giro d’Italia possa essere un esempio e spingere più persone a fare sport. In Albania tanti si mettono al bar al mattino e lo sport, soprattutto il calcio, è seguito solo in televisione.

Parliamo un po’ di queste tappe. La tua zona è proprio tra Tirana e Durazzo, giusto?

Sì, l’Albania è piccola e sono strade che conosco bene. E sono belle strade, spesso ampie, dritte. Però se piove sono scivolose, un po’ come le strade del Sud Italia. C’è polvere, sabbia, smog. Speriamo non piova, così si potranno apprezzare i paesaggi in televisione. E saranno paesaggi bellissimi. Immagino gli faranno fare le strade principali, se non addirittura l’autostrada.

Partiamo dalla prima tappa. Dicono che sia impegnativa. È così?

E’ impegnativa, non è affatto impossibile. Immagino che i velocisti puri non faranno la volata, ma arriverà un bel gruppone compatto. Le salitelle nel finale sono veloci. Poi si sa, sono i corridori che fanno la corsa!

E la cronometro a Tirana? Come te la immagini?

Sarà una crono breve, di potenza. Tirana è pianeggiante e ho visto che per gran parte del percorso il tracciato costeggia il fiume. Penso che potrebbe vincerla un Jonathan Milan: è una crono relativamente breve, tutta di potenza. C’è un dislivello, ma è davvero poca cosa. Sì, dico Milan.

Il Trofeo Senza Fine in piazza Skenderbej nel centro della capitale Tirana. Il Giro scatterà il 9 maggio (foto Rcs)
Il Trofeo Senza Fine in piazza Skenderbej nel centro della capitale Tirana. Il Giro scatterà il 9 maggio (foto Rcs)
Parliamo dell’ultima tappa, quella di Valona…

Questa sì che è tosta: 2.800 metri di dislivello in 160 chilometri. Dipenderà molto da come la affronteranno, ma sarà dura. La scalata principale è dura, spesso si va oltre il 10 per cento, e di certo ci sarà una selezione maggiore rispetto alla prima frazione. Anche la discesa è tecnica, ci sono parecchi tornanti…

Tu andrai in Albania a vedere il Giro d’Italia?

Lo spero, magari con un invito dagli organizzatori. Essendo l’unico albanese ad aver partecipato al Giro, sarebbe bello essere coinvolto. Nel 2017-2018 avevo già aiutato RCS e la Federazione albanese per altre iniziative, una crociera cicloturistica che aprisse la strada a questo progetto. Vedremo…

Tornando alla tua carriera, hai disputato quattro Giri d’Italia e diversi Mondiali. Che ricordi hai?

Quando avevo il via libera, mi piaceva andare all’attacco. In generale, potevo fare di più, ma spesso dovevo lavorare per Jakub Mareczko. Era faticoso: tiravi tutto il giorno e il giorno dopo, quando avevi libertà, eri già stanco. Però mi sono tolto qualche soddisfazione.

Pasqualon e il piccolo cambio di rotta del 2025: per lui Giro e Vuelta

30.12.2024
5 min
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A quasi 37 anni, visto che li compirà il 2 gennaio, Andrea Pasqualon vede cambiare la sua programmazione in vista del 2025. Per il veneto di Bassano del Grappa ci saranno due Grandi Giri la prossima stagione: Giro d’Italia e Vuelta Espana. E’ la prima volta in carriera, dopo quasi quindici anni di carriera. Una novità non da poco, ma d’altronde gli impegni del team sono cambiati e le corse a tappe sono diventate fondamentali vista la crescita esponenziale di Antonio Tiberi.

Pasqualon da anni è diventato un punto di riferimento per i giovani ciclisti della Bahrain Victorious (in apertura foto Charly Lopez). Aveva iniziato con Jonathan Milan ed è passato a Tiberi, Zambanini e Buratti

«La cosa importante – spiega Pasqualon – è che la stagione sia iniziata bene, senza acciacchi o stop. Il calendario nella prima parte non sarà tanto diverso, partirò dall’AlUla Tour e poi andrò in Belgio a dare una mano a Mohoric. Cambia che farò sia il Giro che la Vuelta accanto a Tiberi. Sono al suo fianco da quando è arrivato e ci troviamo bene insieme. Tanto che lui ha chiesto espressamente di avermi in squadra nei due Grandi Giri che dovrebbe correre nel 2025».

Per Pasqualon nel 2025 ci sarà l’ennesima campagna del Nord, ormai un appuntamento fisso (foto Charly Lopez)
Per Pasqualon nel 2025 ci sarà l’ennesima campagna del Nord, ormai un appuntamento fisso (foto Charly Lopez)

Poche pause

Il motore si scalderà nel deserto saudita con una breve gara a tappe, poi si chiuderanno le valige per andare alle Classiche e semiclassiche del Nord. Il pavé è amico del veneto che, da quando era in Wanty, poi diventata Intermarché, non ha saltato nemmeno una campagna in Belgio. 

«Nella preparazione non ho cambiato tanto – prosegue Pasqualon – anche se qualcosa di diverso c’è. Quest’anno abbiamo deciso di essere più esplosivi e potenti nel periodo delle Classiche, quindi non guarderò troppo al peso. Nel ciclismo di ora i corridori del pavé hanno una potenza strepitosa, di conseguenza ho aumentato i carichi in palestra per avere maggiore potenza muscolare. E’ una cosa che mi verrà utile anche per le volate visto che al Giro dovrei affiancare Govekar (giovane velocista sloveno, ndr)».

Nel 2025 Pasqualon correrà per la prima volta due grandi corse a tappe: Giro d’Italia e Vuelta Espana
Nel 2025 Pasqualon correrà per la prima volta due grandi corse a tappe: Giro d’Italia e Vuelta Espana
Dopo le gare al Nord una piccola pausa e si andrà diretti verso il Giro?

Di pause ce ne saranno poche (scherza Pasqualon, ndr) perché dall’ultima gara in Belgio all’inizio della Corsa Rosa passa un mese. Quindi ci sarà una settimana di recupero e poi dritti ad Andorra a preparare il Giro. Nel Principato ho una casa e mi piace andare lì a fare i ritiri. 

Al Giro con Tiberi avrete gli occhi puntati addosso…

Dopo il 2023 un po’ tribolato direi che l’anno dopo ha risposto bene. Forse non si aspettava nemmeno lui di andare così forte, invece ha portato a casa una top 5 e la maglia bianca. Chissà se non avesse bucato a Oropa, per me sarebbe arrivato tra i primi tre. Nel 2025 al Giro partiremo per vincere, per fare il massimo insomma. Credo che la miglior risposta di Tiberi alla Corsa Rosa dello scorso anno sia arrivata alla terza settimana, ha dimostrato di essere un “cagnaccio”. Uno che non molla. 

Parlando degli altri giovani, con i quali hai un bellissimo rapporto, c’è stato anche l’exploit di Zambanini.

Credo sia stato la rivelazione del 2024. E’ un ragazzo molto forte con un grande motore. Non ha ancora vinto, ma ci è andato vicino parecchie volte. Credo sia pronto per il salto definitivo, per sbloccarsi e una vittoria da questo punto di vista gli farebbe proprio bene. 

Pasqualon è un punto di riferimento per i giovani della Bahrain Victorious, qui con Buratti (foto Charly Lopez)
Pasqualon è un punto di riferimento per i giovani della Bahrain Victorious, qui con Buratti (foto Charly Lopez)
Il legame che hai con i giovani è davvero profondo, come trovi la chiave giusta?

A quasi 37 anni mi trovo a contatto con nuove generazioni e corridori tanto giovani. Pensare che Zak Erzen è il più piccolo e ha 19 anni mi fa sorridere, sembra mio figlio (dice divertito, ndr). Il fatto di legare bene con loro arriva da quando mi sono trasferito dalla Intermarché alla Bahrain. Già dall’altra parte mi ero trovato a contatto con i giovani, ricordo di aver affiancato un emergente Girmay. Poi quando sono arrivato alla Bahrain Victorious mi sono messo accanto a Milan e poi a Tiberi, Zambanini e Govekar.

E come trovi il modo di comunicare?

Parlandoci molto. Umanamente cerco di instaurare un rapporto di amicizia. Con gli italiani è un pochino più semplice, quando siamo in ritiro vado in camera e scherzo con loro. Oppure mi siedo e ci parlo. Ad esempio, in questi giorni in Spagna Tiberi ha avuto un pochino di febbre per un paio di giorni. Io a fine giornata andavo in camera da lui e gli facevo compagnia. Se i ragazzi giovani vedono che li supporti e li rispetti allora si fidano, si sentono protetti. 

I compagni di squadra si fidano molto di Pasqualon e delle sue abilità in gruppo
I compagni di squadra si fidano molto di Pasqualon e delle sue abilità in gruppo
In gara invece?

Vedono che sono affidabile. Questo non perché sia speciale, ma dopo quasi quindici anni di ciclismo qualcosa ho imparato. Ho fatto i miei errori e ora in gara so come muovermi. Vedere che so dove mettere le ruote li fa sentire al sicuro. 

Dopo tanti anni in gruppo certi meccanismi sono naturali. 

Sia quelli in gara che nelle dinamiche di squadra. Parlare tra di noi e creare un legame di amicizia è fondamentale. Diciamo che sono a metà tra un corridore e un diesse. Anche se non penso ancora di smettere di correre credo che mi piacerebbe fare un ruolo manageriale in futuro. Alla fine quindici anni di carriera sono tanti, non è una cosa della quale si possono vantare in molti, soprattutto ora che le carriere si accorciano. Avere un’esperienza come la mia può essere un vantaggio una volta sceso dalla bici. Ma è un momento ancora lontano, prima c’è da pedalare.

Giro in Albania, ma com’è il movimento ciclistico? Risponde Frassi

29.12.2024
5 min
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La grande partenza del Giro d’Italia 2025 dall’Albania rappresenta un evento storico, non solo per il ciclismo ma per l’intero Paese adriatico. Un’opportunità unica per accendere i riflettori su una realtà sportiva ancora agli albori, con numeri piccoli, di nicchia, ma che possiede un buon potenziale.

Francesco Frassi, ex commissario tecnico della nazionale albanese dal 2013 al 2016, ci guida alla scoperta di un movimento ciclistico che ha vissuto esperienze pionieristiche e che ora guarda al futuro con rinnovato entusiasmo.

Frassi con i suoi ragazzi… Tutto è nato con gli juniores, ma poi il progetto ha rapidamente coinvolto anche gli elite
Frassi con i suoi ragazzi… Tutto è nato con gli juniores, ma poi il progetto ha rapidamente coinvolto anche gli elite

Movimento agli albori

«Il ciclismo in Albania è ancora una realtà di nicchia – esordisce Frassi – quando ho iniziato come commissario tecnico, la Federazione era composta da appena tre persone e si riuniva nel locale del presidente. Una dimensione che può far sorridere, ma che rifletteva la scarsità di risorse e la mancanza di una tradizione ciclistica».

Durante i suoi anni alla guida della nazionale, Frassi ha dovuto affrontare sfide logistiche e organizzative che hanno richiesto una creatività fuori dal comune. Ma forse anche grazie a queste esperienze oggi è uno dei direttori sportivi della Israel-Premier Tech. Grazie all’appoggio di sponsor privati e al coinvolgimento di giovani albanesi residenti in Italia, riuscì all’epoca a mettere sù una squadra. O forse è meglio dire una compagine: un drappello di ragazzi pieni di sogni e speranze pronti a girare il mondo tra mondiali, europei e persino Olimpiadi, come quelle di Pechino 2008.

E una di quelle speranze si realizzò a Firenze nel 2013. Fu un momento memorabile per l’Albania del pedale: arrivò infatti il bronzo iridato nella categoria juniores con Iltjan Nika.

«Quella medaglia – racconta Frassi – è stata un evento storico per l’Albania. Per giorni se ne parlò in televisione, un risultato straordinario per un Paese senza una tradizione. Tuttavia, nonostante il clamore mediatico, le difficoltà strutturali e la mancanza di investimenti hanno impedito di trasformare quel successo in un trampolino di lancio che durasse nel tempo. Non c’era poi tutta questa volontà. Forse i tempi non erano maturi».

Firenze 2013: Iltjan Nika sul podio juniores alle spalle di VdP e Pedersen. E’ la prima medaglia storica per l’Albania
Firenze 2013: Iltjan Nika sul podio juniores alle spalle di VdP e Pedersen. E’ la prima medaglia storica per l’Albania

Giro già sognato nel 2014

I tempi non erano maturi, ma qualcosa iniziava a covare. Infatti già nel 2014, durante un incontro con i vertici della Federazione, emerse il sogno di portare il Giro d’Italia in Albania. Da quel giorno sono passati dieci anni, undici tra pochi giorni…

«Sembrava un’utopia. Mancavano le risorse economiche e organizzative – ricorda Frassi – oggi quel sogno si è concretizzato, grazie alla volontà del Governo albanese e alla collaborazione con RCS Sport. Il sindaco di Tirana parlava di piste ciclabili… La grande partenza del Giro rappresenta non solo un evento sportivo, ma anche una straordinaria occasione di promozione turistica. L’Albania ha paesaggi spettacolari e sta facendo passi da gigante. Giusto un anno fa sono tornato a Valona per un weekend con la famiglia e quasi non riconoscevo il lungomare. E’ stato rinnovato, è moderno, pieno di vita. Ci sono spiagge bellissime e anche l’entroterra è affascinante».

Frassi, poi accenna anche ai percorsi albanesi e parla di salite impegnative proprio dell’entroterra. Secondo lui nei giorni del Giro si offrirà uno spettacolo unico: «Sarà una vetrina mondiale per un Paese che ha tanto da offrire, non solo agli appassionati di ciclismo ma anche ai turisti».

L’occasione rosa

Il Giro potrebbe rappresentare la scintilla per avvicinare più persone alla bicicletta e per promuovere uno stile di vita più sostenibile. Si spera possa essere un grande volano. Per ora si che la base è piccola e le sfide non sono poche. Tuttavia esiste dal 1936 il Giro di Albania e l’attività giovanile, seppur a macchia di leopardo, c’è.

«Le basi organizzative – dice Frassi – sono ancora fragili. Io per esempio ricordo i campionati nazionali. Si svolgevano su percorsi incredibili e la partecipazione era limitata: la gara elite vide venti partenti su un percorso di 180 chilometri quasi tutto dritto e pianeggiante. Avevano segnato in terra con la vernice una sorta di rotatoria, il giro di boa: 10 chilometri in un senso e 10 in un altro. Nel mezzo un cavalcavia e all’arrivo o sulle strade pochissima gente.

«Eppure, i giovani talenti non mancano. Durante il mio periodo come cittì, ho incontrato ragazzi determinati, come Kosty o Bezmir, che hanno mostrato il potenziale del movimento. Il problema principale rimane la mancanza di un sistema strutturato per coltivare i talenti. Alla fine grazie ai miei contatti portammo l’Amore&Vita in Albania e di fatto fu la prima squadra UCI del Paese. Vincemmo anche qualche corsa. Ma senza investimenti in infrastrutture e formazione, il ciclismo rischia di rimanere uno sport di nicchia. Speriamo che il Giro d’Italia in tal senso possa fare qualcosa. Quando un bambino vede i campioni passare sotto casa, può nascere in lui il desiderio di salire in sella. Questo è il primo passo per costruire una cultura ciclistica».

Pellizzari e il Natale pensando a Red Bull: «Sono nel posto giusto»

25.12.2024
5 min
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L’umore di Giulio Pellizzari è frizzante, come se fosse una bottiglia di spumante alla quale non vede l’ora di togliere il tappo perché sprigioni la forza delle sue bollicine. Il marchigiano è di ritorno dal primo ritiro con la Red Bull-Bora Hansgrohe con gli occhi che ancora luccicano (in apertura è con il suo mentore Massimiliano Gentili). Ma l’emozione si è quasi diradata lasciando spazio a pensieri profondi di un ragazzo pronto a diventare grande

«Ho un pochino di raffreddore – dice mentre si trova in aeroporto pronto per partire in direzione Venezia, da lì poi tornerà a Camerino in macchina – questi giorni non sono stati bellissimi a livello di meteo. Ha piovuto e ha fatto anche freddo, praticamente i pantaloncini corti non li abbiamo mai messi. Siamo stati dieci giorni a Palma de Mallorca ad allenarci e fare gruppo. E’ stato fantastico, mi sono divertito parecchio e ho preso le misure con la nuova realtà. E’ tutto ampliato, quello che prima era per uno ora è per dieci».

Nei dieci giorni a Palma de Maiorca la Red Bull-Bora non ha trovato un clima sempre favorevole (foto Instagram)
Nei dieci giorni a Palma de Maiorca la Red Bull-Bora non ha trovato un clima sempre favorevole (foto Instagram)

Come se fosse a casa

Ormai l’emozione del momento si è sciolta, Pellizzari ha preso confidenza con i nuovi compagni e la sua simpatia ha abbattuto ogni barriera. In squadra è uno dei più giovani, gli altri lo vedono e gli vogliono bene. Anche perché il ragazzo cresce a grandi passi. 

«Mi sono allenato con la gente che ho sempre visto in televisione – racconta – visto che ero nel gruppo degli scalatori. C’erano i vari Roglic, Hindley, Martinez e Vlasov. Ridiamo e scherziamo comunque, sono persone normali. Rispetto alla Bardiani c’è un altro modo di divertirsi, più adulto. Qui in Red Bull i corridori hanno tutti figli, da Reverberi eravamo un gruppo di diciottenni sempre con la risata in bocca. Anche questo fa parte della crescita».

Con questo post Instagram la Red Bull ha annunciato la presenza di Roglic al Giro d’Italia 2025 (foto Instagram)
Con questo post Instagram la Red Bull ha annunciato la presenza di Roglic al Giro d’Italia 2025 (foto Instagram)
Che giorni sono stati?

Tranquilli. Il gruppo degli scalatori inizia a correre abbastanza tardi. Io sarò il primo a iniziare a fine gennaio con tre gare proprio a Mallorca. Sinceramente non vedo l’ora di correre anche se saremo un gruppo misto, metà dal WT e metà dal devo team. Il diesse sarà Cesare Benedetti, che conosco molto bene, quindi sarà un inizio un po’ più morbido. 

Sei il più giovane del gruppo, cosa ti hanno detto i tuoi compagni?

Roglic mi ha parlato un po’ quando ha saputo che sarei stato tra le riserve del Giro d’Italia. Mi ha detto di non preoccuparmi che ho una carriera lunga davanti e di fare le cose con calma. Lui alla mia età non era ancora salito in bici. 

Prime pedalate e primi test per i corridori, ma senza fretta (foto Instagram)
Prime pedalate e primi test per i corridori, ma senza fretta (foto Instagram)
Ti dispiace essere riserva al Giro?

Da un lato certamente mi spiace, ma è comunque una scelta della squadra e la rispetto. Ognuno ha il suo programma. Ho parlato con Gasparotto e mi ha detto che fare il Giro con Roglic sarebbe un rischio perché intorno alla squadra si crea tanta attenzione e molta pressione. Per un ragazzo di vent’anni può non essere facile fare il gregario in una situazione del genere. Di contro sono stato inserito nella squadra della Vuelta. 

Sei felice di questa occasione?

Sì, perché proverò qualcosa di diverso. Inoltre la squadra ha scelto questo Grande Giro per due motivi: il primo per avere una minore pressione. Il secondo, invece, è perché potrei avere più libertà. Correre con Roglic vuol dire lavorare al 100 per cento per lui. E’ una garanzia: dove va, fa bene e vince. 

Pellizzari sarà uno dei più giovani del team, prima di lui c’è il solo Herzog
Pellizzari sarà uno dei più giovani del team, prima di lui c’è il solo Herzog
Poi hai anche nove mesi per ambientarti e capire.

Farò un calendario molto interessante e avremo occasione di capire come reagirò ai vari impegni. Per settembre conto di aver imparato come lavorare con la squadra e di apprendere ogni dettaglio. 

Che programma hai?

Dopo Mallorca andrò al UAE Tour e poi in altura a marzo per preparare il Catalunya che correrò con Roglic. Sarò ancora in Spagna ai Paesi Baschi e andrò anche al Romandia. Mi fermerò ancora per un altro ritiro e farò il Giro di Svizzera, Burgos e Vuelta. E’ un calendario bellissimo. 

Pellizzari sarà tra le riserve del Giro, per lui la squadra ha pensato potesse essere più utile la Vuelta
Pellizzari sarà tra le riserve del Giro, per lui la squadra ha pensato potesse essere più utile la Vuelta
Sei carico?

Non vedo l’ora di mettere la divisa per la prima volta, dopo tre anni cambiare è bello e stimolante. Qualche giorno fa mi hanno spedito il pacco da 25 chili a casa pieno di vestiti. L’ho aperto subito, un regalo di Natale bellissimo. 

Come ti senti tra i grandi?

Più che bene, sento di poterci stare. Inizialmente mi dispiaceva l’idea di correre poco in Italia, sarà per il prossimo anno. Magari farò le gare di fine stagione, ma non ne sono sicuro ancora. 

Altri corridori, come Piganzoli, sono rimasti in una professional un altro anno per correre il Giro da protagonisti e una volta fatto questo passo saranno pronti per il WorldTour. Tu ti senti già pronto?

Penso che da grande voglio essere un corridore vincente. Per fare ciò, questo era il passo giusto da fare. Provare a essere un atleta vincente e conquistare un Grande Giro vuol dire anche fare un passo come questo. Sono sicuro che se andrò forte avrò le mie occasioni e penso di essere nella squadra giusta. Qui mi possono dare il sostegno giusto, se puntano su un corridore lo fanno al 100 per cento.