Giovanni Visconti, Giro d'Italia 2026, Radio Rai, Manuel Codignoni, Massimo Ghirotto, San Siro, Milan-Cagliari

Visconti e la radio, quando le parole diventano immagini

07.06.2026
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Eravamo rimasti ai consigli di Ghirotto a Visconti nel primo Giro di Giovanni ai microfoni di Radio1Rai. Il Giro d’Italia tagliava il traguardo della seconda settimana e il padovano aveva promosso il siciliano, che in passato ha fatto da opinionista per la televisione, ma della radio non aveva esperienza. Ora che il Giro di Vingegaard è alle spalle, ci è venuta la curiosità di sentire Visconti per chiudere il cerchio. E Giovanni, che in riferimento alla sua carriera ha parlato di un primo e sessanta secondi, questa volta con il microfono in mano ha dimostrato il piglio dei giorni migliori.

«Quando sono tornato a casa – sorride Visconti – ho detto che se fossi sicuro di essere libero a maggio, metterei subito la firma per rifarlo. Ho trovato la radio più affascinante. Mentre eravamo in diretta, arrivavano messaggi di persone dal camion, gente che tornava dal lavoro e scriveva che ascoltando i nostri commenti immaginavano di vedere la corsa. Ed è quello che cercavamo di fare: fargliela vedere attraverso le nostre parole. E questa secondo me è una cosa affascinante, come quando risentivo la radiocronaca del Galibier e della tappa di Vicenza (due tappe vinte da Visconti al Giro del 2013, ndr) e mi veniva la pelle d’oca. Mi vedevo attraverso le parole dei radiocronisti…».

Visconti conferma: l'equipe di Radio Rai al Giro era piccola, ma molto affiatata
Visconti conferma: l’equipe di Radio1Rai al Giro era piccola, ma molto affiatata e produttiva
Visconti conferma: l'equipe di Radio Rai al Giro era piccola, ma molto affiatata
Visconti conferma: l’equipe di Radio1Rai al Giro era piccola, ma molto affiatata e produttiva
Se ci pensi, il ciclismo di Coppi e Bartali viveva attraverso la radio e i cronisti creavano le loro descrizioni perché la gente a casa potesse immaginare la gara.

Esatto, devi mostrargli quello che tu vedi e loro no. Io avevo la parte del commento tecnico, però sentendo parlare i giornalisti della radio, ti accorgi che usano parole ben precise per rappresentare quello che vedono. Nei primi giorni io magari non ero proprio in sintonia, avevo ancora il ricordo della televisione. Poi ho cominciato a entrare nella parte e ho imparato a descrivere quel che notavo, fosse anche un salto di catena.

Si dice spesso che il team di Radio Rai al Giro sia una squadra molto affiatata.

Sì, assolutamente. Ci stiamo sentendo ancora tutti i giorni, è stata un’esperienza fantastica, una full immersion. Abbiamo fatto squadra dal primo minuto. Ci siamo visti a Catanzaro e dalla prima cena si è capito che c’era il clima giusto. Il lavoro è diventato una routine impegnativa ma bella, non si vedeva l’ora di riviverla ogni giorno.

Avendolo raccontato alla radio, che valutazione fa Visconti del Giro di Vingegaard?

Secondo me, è stato un bel Giro, disegnato abbastanza bene. Forse è mancata una tappa regina, di quelle di una volta, con le montagne mitiche. Però l’ultima col doppio passaggio a Piancavallo, anche se poi c’è stata la sfacchinata di andare a Roma, è stata bellissima. In cima c’era uno stadio. E poi anche il Tour fa dei mega trasferimenti per andare a Parigi, sono cose che si fanno. 

Le dirette di Ghirotto: spesso era Visconti a tenere in mano il telefono del padovano
Le dirette di Ghirotto: spesso era Visconti a tenere in mano il telefono del padovano
Le dirette di Ghirotto: spesso era Visconti a tenere in mano il telefono del padovano
Come si racconta alla radio un Giro che già dopo dieci giorni aveva un vincitore certo?

Secondo me vale la stessa cosa di quando venne Pogacar. Anzi, forse la top 10 del 2026 è superiore a quella del 2024 (Pogacar precedette Dani Martinez e Geraint Thomas, ndr). Gall è un corridore che in base alle annate può rischiare il podio del Tour, comunque è uno da top 5. Hindley ha vinto un Giro. E’ vero che in parte convivi con la sensazione di sapere come finiranno certe tappe, però tutto il ciclismo degli ultimi anni funziona così.

E allora cosa si fa?

Ci siamo concentrati sulla lotta per il podio, è stato molto bello anche il duello fra Eulalio e Piganzoli per la maglia bianca. E poi si è ragionato sulle prestazioni di Vingegaard, cercando di capire se al Tour ci sarà una bella una bella lotta con Pogacar. Diciamo che non ci siamo annoiati.

A parte la diretta dalle 16,30, il vostro lavoro era fatto di collegamenti flash: come li costruivate?

Cristiano Piccinelli faceva un po’ di introduzione e al primo collegamento di giornata salutavamo e ci presentavamo anche noi. Nei mini collegamenti successivi, partiva la sigla e poi si entrava come se fossimo un campo di calcio in collegamento. Introduzione di Piccinelli, quanti chilometri mancano all’arrivo e poi faceva nuovamente un brevissimo riassunto. A quel punto passava la palla a Manuel Codignoni, che faceva il punto sulla situazione di gara. Poi arrivavano gli interventi di Ghirotto e di Visconti, per spiegare le dinamiche e quello che poteva succedere. Finché a partire dalle quattro e mezza, c’era la diretta fino all’arrivo, tranne nel fine settimana, e in quel caso la cronaca diventava simile a quella televisiva.

Ballan ospite in postazione (accompagnato da Giulia De maio) è seduto fra Piccinelli e Ghirotto. Visconti è in fondo
Ballan ospite in postazione (accompagnato da Giulia De Maio) è seduto fra Piccinelli e Ghirotto. Visconti è in fondo
Ballan ospite in postazione (accompagnato da Giulia De Maio) è seduto fra Piccinelli e Ghirotto. Visconti è in fondo
Ballan ospite in postazione (accompagnato da Giulia De Maio) è seduto fra Piccinelli e Ghirotto. Visconti è in fondo
A te piace parlare, scrivere e descrivere, come riuscivi a dare quelle pillole tecniche in pochi secondi?

Non è facile, però sono riuscito a rientrare nei tempi. Mi rendevo conto che dovevo essere efficace e che avevo pochi secondi. E’ anche capitato che sia andato un po’ più lungo, però poi Piccinelli era bravissimo nel compensare con i suoi interventi: era lui quello che gestiva il collegamento. Non è facile, però se entri nell’ottica giusta, capisci come devi fare.

Come ti sei trovato con Ghirotto?

Del “Ghiro” ho sempre avuto una stima pazzesca. Quando correvo, ci sentivamo spesso per i Giri d’Italia: un messaggio, una chiamata. Dopo che smesso, a volte mi chiamava anche per intervenire. Ho sempre avuto la sensazione di una bella persona e averlo vissuto così da vicino me lo ha confermato, anzi l’ho trovato migliore di quello che pensavo.

Meglio di così?

E’ una persona umile, buona, disponibile, che si mette in gioco. A volte mi chiedeva scusa per qualcosa che aveva detto, perché gli era parso che mi avesse contraddetto. Mi diceva che serviva per creare un po’ di dibattito. Ma ti rendi conto? Lui che chiede scusa a me. E’ nato un rapporto stupendo e poi c’era la barzelletta sulle pagelle di tutti i giorni…

Manuel Codignoni, voce Rai anche per la Formula 1, ha seguito il Giro sulla moto
Manuel Codignoni, voce Rai anche per la Formula 1, ha seguito il Giro sulla moto
Manuel Codignoni, voce Rai anche per la Formula 1, ha seguito il Giro sulla moto
Manuel Codignoni, voce Rai anche per la Formula 1, ha seguito il Giro sulla moto
Cioè?

Mi dava il telefono, perché lui è un po’ imbranato con i social e io gli mettevo la diretta sul suo canale. Era diventata una barzelletta per davvero. Certe volte gli strappavo il cellulare di mano e si faceva tutto a mano. Poi, visto che siamo entrambi milanisti, siamo andati a San Siro con Manuel Codignoni che la sera della tappa di Milano ha fatto la diretta di Milan-Cagliari (foto di apertura). Non è andata bene, ha vinto il Cagliari e noi abbiamo vissuto l’ultima partita di Allegri e anche la sua intervista a due metri da lui. Abbiamo perso, però è stato fantastico.

Ghirotto, parlando di voi due, ha fatto riferimento a due ciclismi diversi a confronto…

Onestamente non mi ha dato l’impressione di uno che venga da un altro ciclismo, tutt’altro. Si vede che ha fatto tanti anni di radio e comunque beccava benissimo tutte le dinamiche di gara. Massimo è aggiornato, umile e competente. Difficilmente lo sentite parlare di quello che faceva ai suoi tempi, è ben lucido sul presente.

Di solito quando si arriva all’ultimo giorno di un bel viaggio, non si ha voglia di tornare a casa: come è stato l’ultimo giorno al Giro di Giovanni Visconti?

Abbiamo smezzato il viaggio da Piancavallo. Sabato sera ci siamo fermati a Barberino del Mugello alla Cavallina, per mangiare una bisteccona e già lì ho cominciato a sentirmi male. Ho dormito a Firenze e ho avuto la febbre altissima per tutta la notte. La mattina mi volevano mandare a casa, ma ho detto che sarei rimasto.

E come è andata?

Sono arrivato a Roma con 40 di febbre e nella postazione si moriva di caldo. Mi hanno portato del ghiaccio e parlavo tenendolo sulla fronte. Ho preso Nurofen, Tachipirina, di tutto. Però alle cinque e mezza ho dovuto abbandonare. Sono andato in hotel e sono stato a letto tutta la sera, ma avevo così tanta voglia di finire il Giro che non sarei mai tornato prima a casa. E poi dal giorno dopo abbiamo cominciato a mandarci messaggi, foto, ricordi. E’ rimasta davvero un’esperienza magnifica.

Ghirotto con Cassani ha corso alla Carrera, Visconti l'ha avuto come commissario tecnico in nazionale
Ghirotto con Cassani ha corso alla Carrera, Visconti l’ha avuto come commissario tecnico in nazionale
Ghirotto con Cassani ha corso alla Carrera, Visconti l'ha avuto come commissario tecnico in nazionale
Ghirotto con Cassani ha corso alla Carrera, Visconti l’ha avuto come commissario tecnico in nazionale
I complimenti per te sono arrivati anche a noi per il modo chiaro che hai avuto di parlare…

Per me è stato un onore che, a fine trasmissione, la regista Ombretta Conti e anche Giovanni Scaramuzzino mi abbiano chiamato in privato dicendomi che me la sono cavata proprio bene. Io non me ne sono reso conto. Forse, se l’ho fatto bene, è perché il ciclismo mi piace e perché mi hanno aiutato tantissimo. Non ero con gente che, se sbagliavo, faceva notare il mio errore. Casomai rimettevano le cose a posto in un attimo.

Una grande scuola?

Ho imparato tantissimo e ho sperimentato un vero lavoro squadra per fare tutto davvero al meglio. Infatti nella mail generale che ci hanno mandato a fine Giro, ci hanno scritto che abbiamo fatto bene in pochi quello che a volte non si riesce a fare in tanti. E questo perché siamo stati parecchio uniti.

Per concludere: qual è secondo Visconti la differenza principale fra la corsa racconta alla radio e quella in televisione?

Sai che hai meno tempo e devi essere incisivo. In televisione spesso si dilatano i tempi e diventi ripetitivo, perché devi riempire il silenzio. Invece in radio, soprattutto nei collegamenti rapidi, dici il tuo pensiero e basta. A volte forse ho anche esagerato – ride Visconti – e dopo un paio di commenti ho pensato che qualche squadra non mi prenderà mai a lavorare.

Giovanni Visconti e Massimo Ghirotto

Visconti in radio, il maestro Ghirotto lo promuove

22.05.2026
6 min
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Chi lo avrebbe mai detto che Giovanni Visconti e Massimo Ghirotto sarebbero diventati colleghi? Due ex ciclisti di due generazioni diverse che ora si ritrovano con le cuffie e il microfono di Radio1 Rai. E alla fine di questo articolo non vi stupirete perché Visconti chiama Ghirotto il mio capitano.

Lo sport alla radio ha ancora un fascino importante. Anche se siamo nell’era dei video short, dei post o delle telecronache fiume, il racconto via etere, se ben fatto, riesce a portarti in corsa. E Giovanni Visconti ci sta riuscendo alla grande. A dirci come vanno le cose di questa new entry è proprio Massimo Ghirotto, che invece di Giri d’Italia alla radio ne ha già 15 sulle spalle.

In cabina di regia. Piccinelli spiega alcune cose a Visconti
In cabina di regia. Piccinelli spiega alcune cose a Visconti
In cabina di regia. Piccinelli spiega alcune cose a Visconti
In cabina di regia. Piccinelli spiega alcune cose a Visconti
Massimo, insomma, cosa ci dici di questo Visconti versione radiocronista?

La radio ha delle regole ben precise, ci sono tempi di intervento ben definiti, brevi o abbastanza brevi. Questo è un concetto che mi hanno insegnato subito e gli interventi devono essere anche comprensibili. E Giovanni ci sta riuscendo benissimo. Lo ha fatto suo alla grande.

Il che non è una cosa facile. Se pensi che anche noi giornalisti ormai abbiamo dei tempi di lettura molto rapidi…

Assolutamente non è facile. Se poi ti capita anche di fare un po’ di radiocronaca, che invece sarebbe materia dei giornalisti, in quel caso devi anche fotografare e trasmettere a chi ti ascolta immagini ed emozioni. Mentre noi ex corridori dovremmo essere più sul commento tecnico.

Gli stai dando qualche consiglio?

A Visconti consigli non ne do, non me lo permetterei. Al massimo gli do dei suggerimenti. Una cosa che io ho cercato di imparare subito è che bisogna ascoltare i giornalisti. Noi abbiamo la fortuna di averne due veramente eccellenti: Cristiano Piccinelli e Manuel Codignoni. Loro sanno creare l’ambiente giusto, che è quello che ti dà tranquillità. Questa è una cosa che non bisogna mai dimenticare. Anche grazie a loro due è stata la partenza ideale per Giovanni. Quando dico che bisogna ascoltare i giornalisti intendo che bisogna seguirli.

Spaziare dai momenti tecnici (azioni, tattiche, cadute, posizioni, sprint...) a momenti più emozionali: giornalisti e commentatori devo sapersi adattare
Spaziare dai momenti tecnici (azioni, tattiche, cadute, posizioni, sprint…) a momenti più emozionali: Visconti si è adattato in fretta
Spaziare dai momenti tecnici (azioni, tattiche, cadute, posizioni, sprint...) a momenti più emozionali: giornalisti e commentatori devo sapersi adattare
Spaziare dai momenti tecnici (azioni, tattiche, cadute, posizioni, sprint…) a momenti più emozionali: Visconti si è adattato in fretta
Come se voi stessi in quel momento foste ascoltatori…

Esatto. Sapete poi qual è l’altra cosa che mi piace molto di questo connubio con Visconti? Che ci sono due generazioni a confronto: la mia, che ho smesso nel 1995, e quella di Giovanni, che ha smesso nel 2022. Eppure, nonostante nozioni tecniche e visioni differenti, ho avuto l’impressione sin da subito che Giovanni sia già quasi un veterano. Ed è bello questo confronto. Lui ha la freschezza di un ciclismo molto più moderno del mio. Io, per esempio, mescolo esperienza e studio. Cerco di essere sempre aggiornato. Non solo…

Cos’altro?

A volte chiedo anche a lui. Magari siamo in pausa e non dobbiamo intervenire, io gli chiedo delle cose. E lui fa lo stesso con me. Piace a me questo confronto e so che piace anche a Piccinelli e Codignoni.

Prima, Massimo, hai detto: interventi brevi o abbastanza brevi. Quantifichiamoli in tempo reale…

Si va dai 30 secondi al minuto quando è tanto. Perché oltre il minuto inevitabilmente ti addentri in discorsi che diventano complicati, che richiedono un’altra attenzione. E magari dall’altra parte c’è gente che sta guidando o facendo altro. Ma anche in questo io e Visconti siamo fortunati.

Perché?

Perché torno a dire che abbiamo due giornalisti bravi che ti fanno una domanda precisa. Non ti fanno una domanda che al suo interno ha già la risposta. Tengono vivace e concreto il commento. E questa non è una cosa banale, credetemi. Tra l’altro Giovanni segue interpreti mica da poco. Prima c’era Petrucci, poi sono arrivato io, successivamente è subentrato MartinelloFar parte della squadra di Radio Rai è qualcosa che capita a pochi, è veramente un privilegio essere qua.

Ghirotto ha parlato di generazioni a confronto ma stessa lunghezza d'onda. Quando Ciccone è rientrato sulla fuga verso Corno alla Scale entrambi erano scettici, ma a sensazione Giovanni, più abituato agli anticipi di questo ciclismo moderno lo era meno
Generazioni a confronto. A Corno alla Scale, Ciccone rientra sulla fuga: entrambi erano scettici, ma Giovanni, più abituato agli anticipi del ciclismo moderno lo era meno
Ghirotto ha parlato di generazioni a confronto ma stessa lunghezza d'onda. Quando Ciccone è rientrato sulla fuga verso Corno alla Scale entrambi erano scettici, ma a sensazione Giovanni, più abituato agli anticipi di questo ciclismo moderno lo era meno
Generazioni a confronto. A Corno alla Scale, Ciccone rientra sulla fuga: entrambi erano scettici, ma Giovanni, più abituato agli anticipi del ciclismo moderno lo era meno
Un’eredità pesante, insomma?

Io vedo Giovanni quando scende dalla nostra postazione: la gente lo ferma, gli chiede autografi, si fa un selfie. Dopo essere stato un corridore di altissimo livello, vuol dire che la scelta fatta da Piccinelli, Codignoni e anche dai capiredattori a Roma è stata vincente.

Raccontaci la prima volta che Giovanni ha messo le cuffie. Avete fatto magari delle prove a Roma, Milano?

Vi racconto questa. Io e Visconti non siamo andati in Bulgaria, i primi interventi li abbiamo fatti da casa. O meglio: io ero a casa e lui era in trasferta con la sua squadra (Jayco-AlUla, ndr). Quando poi il Giro è arrivato in Italia e ci siamo ritrovati, alla sera mi fa: «Devo dire che stare in squadra e guardarsi negli occhi è tutta un’altra roba. Quando mi collegavo da remoto sudavo freddo. Ero teso, emozionato». Questo mi ha colpito.

Come funziona tecnicamente il vostro collegamento? Vi danno una strumentazione particolare o semplicemente è col telefono?

Quando abbiamo fatto il collegamento da remoto Giovanni lo faceva dal telefono perché era fuori. A me invece hanno dato un quantum, che è poi quello che usano i giornalisti quando commentano le partite di calcio per intenderci. Me lo hanno inviato a casa e lo restituirò alla fine del Giro d’Italia.

Come due veri giornalisti Visconti e Ghirotto lavorano ovunque. Le pagelle della sera sono uno dei momenti più attesi e anche divertenti da stilare
Come due veri giornalisti Visconti e Ghirotto lavorano ovunque. Le pagelle della sera sono uno dei momenti più attesi e anche divertenti da stilare
Come due veri giornalisti Visconti e Ghirotto lavorano ovunque. Le pagelle della sera sono uno dei momenti più attesi e anche divertenti da stilare
Come due veri giornalisti Visconti e Ghirotto lavorano ovunque. Le pagelle della sera sono uno dei momenti più attesi e anche divertenti da stilare
E invece quando fate le radiocronache al Giro?

Cristiano, Giovanni ed io siamo sul palco. Giovanni è alla destra di Cristiano, io alla sinistra. Giovanni è vicino a Pancani e Garzelli della tv, mentre io sono dalla parte del commento internazionale. Ho vicino Jacopo Guarnieri. E non nego che a volte tra tutti noi ci ascoltiamo. Infine Codignoni è sul furgone regia perché poi, poco prima che termini la tappa, deve scappare via.

E viene tra noi nella mischia dietro il traguardo: lo vediamo, lo vediamo! Invece la sera come prosegue con Giovanni e gli altri? Continuate a parlare di ciclismo o vi concentrate sulle bontà culinarie locali?

La nostra squadra è veramente qualcosa di bello. Terminato il lavoro si stacca la spina, ma ci si prende anche un po’ in giro su qualche strafalcione detto. E non manca mai l’ironia. Anche i nostri tecnici sono bravi e pure con loro si scherza.

Buon clima, la tua esperienza, la freschezza di Visconti. C’è stata una volta nella quale hai pensato: questo ragazzo è proprio entrato nel mood giusto”?

Direi sin da subito. Tra le altre cose va detto che Giovanni ha una dizione molto bella, sa usare anche aggettivi adeguati ed è equilibrato. Davvero non saprei cosa dirgli di più.

Campionato italiano professionisti 2010, Conegliano, Giovanni Visconti

Ca’ del Poggio, 3 storie di gloria e di colori

13.04.2026
6 min
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In provincia di Treviso ieri un polacco della Bahrain Victorious Development, quello Jackowiak di cui vi abbiamo parlato dopo il Giro della Sardegna, ha vinto il Trofeo Città di San Vendemiano, lasciandosi dietro tutti in fila sei italiani e uno svizzero. Il bello della corsa è che si è decisa con i cinque passaggi del Muro di Ca’ del Poggio, che ha così fatto le prove generali per quando il 28 maggio da quelle parti passerà il Giro d’Italia.

Già, la corsa rosa si avvicina. Il WorldTour si lascia alle spalle le classiche del pavé e presto sarà tempo di Ardenne, mentre gli scalatori faranno le prove generali al Tour of the Alps. Poi non resterà che partire per la Bulgaria e a quel punto si conteranno i giorni.

E’ incredibile come questa stradella ripida fra i vigneti del Prosecco sia diventato un riferimento per il ciclismo e abbia scritto pagine della sua storia. Una storia fatta di fatica e di gloria, ma anche fatta di colori. E sono proprio i colori i protagonisti di questo viaggio a ritroso nel tempo. Il rosa di Alessandro Petacchi. Il bianco, rosso e verde di Giovanni Visconti. E i cinque colori dell’iride di Matej Mohoric, che passando di lì andò a conquistare il mondiale gravel.

Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca' del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)
Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca’ del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)
Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca' del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)
Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca’ del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)

La rosa di Petacchi

Petacchi fu il primo e in parte l’abbiamo raccontato con Mauro Da Dalto. Era il primo passaggio del Giro, nessuno sapeva cosa aspettarsi e tutti i corridori rimasero a bocca aperta per la gente che trovarono ad aspettarli.

Quel Giro era partito con una cronosquadre dal Lido di Venezia. Era il Giro del Centenario con Armstrong al via, ma nella prova di apertura, era finito in testa Mark Cavendish, vincitore della prova contro il tempo con il Team Columbia e capace di resistere al comando anche l’indomani, quando proprio Petacchi vinse a Trieste. La terza tappa arrivava a Valdobbiadene e nel finale avrebbe scoperto Ca’ del Poggio.

«Mi avevano descritto bene il muro di Ca’ del Poggio – ricorda Petacchi – perché Ongarato, essendo veneto, lo conosceva molto bene. Fortunatamente era abbastanza lontano dall’arrivo, quindi è stato fatto non fortissimo, però andammo forte. Ricordo che scollinai nelle prime posizioni, perché si cercava di far faticare Cavendish. E ci andò bene, perché Mark si staccò nel finale verso Valdobbiadene che un po’ saliva e io riuscii a vincere e a prendere la maglia rosa».

«Se non sbaglio si passava anche una volta dal traguardo – prosegue – quindi avevo visto un po’ che il finale tirava. Sul Muro c’era tanta gente, perché i veneti sono appassionati e poi, andando così piano per le pendenze, il pubblico poteva vederti bene. Per fortuna il Muro non era in finale e si fece di gruppo compatto, perché se fosse stato vicino all’arrivo, avrei faticato di più. Fu un momento particolare».

Fu una bella giornata, ricorda Petacchi, c’era anche il sole. Dal Muro tanti si spostarono all’arrivo di Valdobbiadene, dove Petacchi vinse la tappa e prese la maglia rosa.

Il tricolore di Visconti

Un anno dopo, nel 2010, il campionato italiano si correva da Conegliano a Conegliano, praticamente nelle zone di Pozzato che aveva conquistato il tricolore dell’anno precedente a Imola. Per i veneti quel tricolore sulle strade del Prosecco era un richiamo troppo forte. Ballan era il più motivato di tutti, ma anche lui dovette arrendersi alla furia di Giovanni Visconti, palermitano che un campionato italiano l’aveva già vinto nel 2007 a Genova al terzo anno di professonismo.

«Cosa ha rappresentato per me – chiede Visconti – il Muro di Ca’ del Poggio? Quel giorno all’italiano ha rappresentato uno specchio. Io davanti a uno specchio. Io che mi specchio e guardo finalmente il Visco ripagato dei suoi sacrifici. Ecco, esattamente quello. Perché me lo sono goduto».

Ca' del Poggio, Visconti i fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare è è stremato?
Ca’ del Poggio, Visconti in fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare e sbaglia i tempi dell’inseguimento. Secondo tricolore in arrivo
Ca' del Poggio, Visconti i fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare è è stremato?
Ca’ del Poggio, Visconti in fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare e sbaglia i tempi dell’inseguimento. Secondo tricolore in arrivo

«Passarci da solo con un sacco di vantaggio con l’ammiraglia dietro e involandomi verso un altro tricolore ha rappresentato il mio ciclismo. Quello fatto di molti più sacrifici rispetto ad altri per arrivare a una vittoria. Fu come guardarmi in faccia, perché era così ripido che avevo l’asfalto davanti agli occhi. Secondo me è questo che Ca’ del Poggio ha rappresentato per me».

La rabbia del Giro

Il palermitano, che l’anno prima dalla Quick Step era tornato alla ISD Neri di Scinto e Citracca, aveva il dente avvelenato perché la sua squadra non era stata invitata al Giro d’Italia e prese quella fuga come un fatto personale.

«In questo momento – disse invece lui dopo la vittoria – non so nemmeno cosa voglia dire Giro d’Italia. Ho saltato la corsa rosa e mi sono allenato, questa vittoria è il coronamento dei sacrifici e del tempo tolto alla famiglia. Merito più rispetto? Non spetta a me dirlo, però non voglio lamentarmi, sono contento di quello che ho, di mia moglie e di mio figlio che mi dà la forza».

Con la moglie Katy e il piccolo Thomas, commossi per il secondo tricolore
A Conegliano, dopo aver scalato da solo Ca’ del Poggio a ogni giro, Visconti vince il secondo tricolore davanti alla moglie Katy e al figlio Thomas
Con la moglie Katy e il piccolo Thomas, commossi per il secondo tricolore
A Conegliano, dopo aver scalato da solo Ca’ del Poggio a ogni giro, Visconti vince il secondo tricolore davanti alla moglie Katy e al figlio Thomas

L’iride di Mohoric

Il racconto di Mohoric è forse il meno dettagliato. Non perché lo sloveno non abbia cose da dire, ma perché nel mondiale gravel del 2023 a Pieve di Soligo, Ca’ del Poggio c’era, ma era lontano dall’arrivo. Il terzetto in cui viaggiava con Florian Vermeersch e Connor Zwift scollinò dal Muro con circa un minuto e mezzo di vantaggio.

«Ho sempre creduto nella vittoria – ha detto – in particolare perché ho resistito ad ogni tentativo di selezione e questo mi ha fatto capire che avevo le gambe. Avevo effettuato la ricognizione dei passaggi più importanti e sapevo che avremmo incontrato tratti super tecnici con salite ripide che si adattavano alle mie caratteristiche».

Matej Mohoric, mondiale gravel 2023
Sul percorso del mondiale gravel vinto da Matej Mohoric nel 2023 c’era anche il Muro di Ca’ del Poggio, che lo sloveno ricorda bene
Sul percorso del mondiale gravel vinto da Matej Mohoric nel 2023 c’era anche il Muro di Ca’ del Poggio, che lo sloveno ricorda bene

«Sapevo che dovevo provare qualcosa lì – prosegue – e ho notato rapidamente che gli altri erano in sofferenza. Mi sono divertito moltissimo, il percorso era bellissimo e conoscevo molte di queste strade, in quanto ci ho gareggiato da bambino».

I suoi sono gli ultimi cinque colori di Ca’ del Poggio, che aspetta le due maglie rosa: quella degli uomini in 28 maggio per il terzo anno consecutivo e poi subito dopo, il 31 maggio, quella delle donne, nella tappa di Caorle. Il Prosecco è già in fresco, fuori le bandiere. La festa sta per cominciare.

Giro d'Italia 2025, Napoli, Mauro Vegni, Vincenzo Nibali

Un altro esame per i 4 nuovi direttori: quello di Nibali

24.12.2025
6 min
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Con quanti direttori sportivi ha dovuto confrontarsi Vincenzo Nibali in carriera? Da Franceschi a Ferretti, Cenghialta, Zanatta e Amadio, da Mariuzzo a Volpi, poi Martinelli, Zanini, Baffi, Andersen, De Jongh e chissà con quanti altri ancora nella sua lunga carriera di corse nel WorldTour. Per questo gli abbiamo proposto un divertente esercizio: cercare di capire che direttori sportivi saranno alcuni ex pro’ appena passati sull’ammiraglia. Brambilla, Visconti, Gavazzi e De Marchi: compagni di squadra e di nazionale, che ha conosciuto come atleti e che ora si stanno calando nel nuovo ruolo.

Nibali ascolta, capisce lo spirito dell’intervista e comincia a ragionare mettendo insieme i ricordi e le considerazioni su un ruolo che da davvero poco da spartire con quello del corridore. Ma che in qualche modo potrebbe esserne condizionato.

«Penso a De Marchi – dice Nibali – che era uno di quelli che andava in fuga tutto il giorno. Uno stakanovista, ma da un certo punto di vista anche un visionario. Da corridore aveva tanta tenacia, un combattente nato. A volte non parlava molto, altre volte si faceva sentire con voce ferma, decisa e parole che fanno riflettere. Passava da un estremo all’altro, quindi ci sarà da vedere se da direttore sportivo questa differenza si noterà. E lo stesso vale per gli altri. Ci sarà da vedere se riusciranno a essere più freddi per prendere rapidamente le decisioni. Come Brambilla, per esempio».

Brambilla e Nibali hanno corso insieme alla Trek-Segafredo e anche in nazionale
Brambilla e Nibali hanno corso insieme alla Trek-Segafredo e anche in nazionale
Racconta…

Brambilla l’ho avuto come compagno di squadra e compagno di camera, so come ragiona. E’ uno riflessivo, ma non troppo, e ha sempre trovato velocemente la soluzione. Potrebbe essere un direttore che in ammiraglia dà l’input molto veloce e legge subito quello che sta succedendo in gara. Lo stesso Gavazzi, che ha dalla sua il fatto di essere anche abbastanza veloce, per cui quando andava in fuga, poche volte sbagliava. Secondo me ha la capacità di essere un ottimo direttore sportivo. Visconti invece è un po’ più sanguigno.

Meno freddo e calcolatore?

E’ sanguigno come me, viene dal Sud, quindi è più impulsivo, però molto ascoltatore. Secondo me, se Giovanni si mette lì e ascolta quello che dicono i suoi corridori, riesce a farne un ottimo strumento per essere un grande direttore sportivo (anche se al momento il palermitano sta investendo sul suo ruolo di talent scout, ndr). E’ vero che oggi non si tratta di fare soltanto questo, di salire in ammiraglia e parlare alla radio. Ci sono tante altre cose cui essere attenti.

De Marchi è sempre stato l’uomo in fuga: secondo Nibali saprà trasmettere la stessa grinta ai suoi corridori
De Marchi è sempre stato l’uomo in fuga: secondo Nibali saprà trasmettere la stessa grinta ai suoi corridori
Quali?

L’aspetto organizzativo, ma anche leggere le mappe, saper usare Veloviewer, spiegare la tappa, fare il planning. Il direttore sportivo vecchio stampo, che faceva il giro delle camere, negli ultimi anni è andato sparendo. Le comunicazioni ultimamente arrivavano con le mail, quindi è un ruolo differente. Però i quattro hanno quel che serve per essere molto bravi.

Il direttore sportivo deve essere bravo a fare gruppo, a tenere unita la squadra. Sono quattro che legavano bene con i compagni oppure dovranno lavorare sul carattere?

Visconti alla fine è uno che nel gruppo sa stare bene. Siamo stati anche nella stessa squadra. Era uno che legava tantissimo, poi aveva il giorno che era in off, però quello ci può stare, è normale. Brambilla è uno che nel gruppo ci sa stare. Sa lavorare in team, ha una buona padronanza delle lingue e anche questo lo conta. Oggi le squadre sono internazionali, quindi non è più un gruppo solo, ma di tante nazionalità diverse. De Marchi ad esempio ha un’ottima padronanza dell’inglese.

Galibier al Giro del 2013, a Visconti la tappa, Nibali consolida la rosa: i due saranno poi compagni di squadra alla Bahrain-Merida
Galibier al Giro del 2013, a Visconti la tappa, Nibali consolida la rosa: i due saranno poi compagni di squadra alla Bahrain-Merida
E Brambilla?

“Brambi” era uno che si metteva al servizio della squadra come regista, ma sapeva fare anche il capitano. Era veloce, ma anche scalatore e sapeva interpretare bene anche le classiche. Non per caso è arrivato a un passo dal vincere la Strade Bianche dietro Cancellara. Ha vestito la maglia rosa, come pure Visconti. Sono stati due corridori polivalenti, però Visconti era più capitano, aveva un ruolo diverso. Però sono tutti corridori che sapevano soffrire maledettamente prima di mollare e gettare la spugna. Davano l’anima, quindi immagino che saranno capaci di dare motivazioni alle loro squadre. E sanno capire la squadra e la gara, valutando anche come stanno gli avversari. Io probabilmente non sarei capace di fare il direttore sportivo.

Perché?

Perché io ragionavo con quello che sentivo nelle gambe. Avevo motore, acceleravo e andavo. Si potrebbe dire che la facessi facile, però è vero che se non hai il motore, devi gestire la fatica in un modo diverso. Devi leggere la corsa e attaccare in momenti ben precisi, io invece potevo permettermi di attaccare anche da lontano. Ero un precursore di quelli che ci sono oggi e attaccano da lontano. Ho vinto un Giro dell’Appennino partendo a 70 chilometri dall’arrivo. Qualche attacco andava a buon fine, qualcuno no. Poi ho preso le misure della corsa, anche perché quando correvo, non mangiavamo così tanti carboidrati, per cui dovevamo regolarci.

Nibali e Gavazzi hanno corso insieme all’Astana. Il suo essere lucido nei finali potrebbe essere un’arma in più nel ruolo di direttore sportivo
Nibali e Gavazzi hanno corso insieme all’Astana. Il suo essere lucido nei finali potrebbe essere un’arma in più nel ruolo di direttore sportivo
Hai mai pensato di poter diventare direttore sportivo?

Ho fatto il corso di primo livello, volevo fare anche il secondo, ma più per formazione mia, poi sono entrato nel loop della famiglia e mi sono fermato. Qualcuno ha pensato che potessi fare il cittì della nazionale e magari potrà accadere in un futuro molto lontano, non adesso. Però non ho mai pensato di diventare direttore sportivo, perché stai sempre in giro. Non è tanto un fatto di voglia ma di tipo di lavoro. Ad ora non è una mia priorità. Ho fatto il corso perché è altamente formativo, mi è piaciuto molto per capire il perché di tante cose, capire l’importanza dell’aspetto psicologico, l’approccio alle gare, i regolamenti, la composizione del convoglio…

In realtà si era pensato a Nibali come erede di Vegni al Giro d’Italia.

Quel ruolo non c’è più (Nibali è con Mauro Vegni nella foto di apertura, ndr), ma non è quello che vorrei fare. Standoci dentro, ho capito che la responsabilità del direttore del Giro d’Italia è molto importante anche per cose di una certa gravità. Se per qualunque motivo ci scappa il morto, ne rispondi in Procura. Anche se entra il pazzo di turno nel percorso e provoca un incidente, ne rispondi sempre tu.

Nibali ha ottenuto le sue vittorie più belle con Martinelli all’Astana, fra il 2013 e il 2016
Nibali ha ottenuto le sue vittorie più belle con Martinelli all’Astana, fra il 2013 e il 2016
Torniamo ai nuovi direttori, c’è corrispondenza fra come erano da corridori e come potrebbero essere in ammiraglia?

Visconti e Brambilla quando puntavano, sbagliavano poco. Sono stati tutti corridori più o meno dello stesso calibro, diciamo che quello fuori misura, il più fugaiolo, era De Marchi. Lui in questo ciclismo di grandi fughe ci può stare bene, ma non è vero secondo me che non si attacchi più come faceva lui, quando c’erano i fuggitivi delle prime ore e poi la corsa che esplodeva nel finale. Prima c’era un altro approccio e in corsa c’erano livelli diversi.

Lui sostiene che ci sia un certo appiattimento.

Il gruppo adesso ha un livello altissimo e poi ci sono quelli fuori misura. Una volta facevamo i 42 di media, oggi fai 47. Cinque chilometri di differenza che non sono legati solo alla preparazione, ma anche al pacchetto gara. Alla bici, il manubrio, la sella, il reggisella, le ruote, le scarpe, il calzino, il pantaloncino. E’ tutto più performante. E per attaccare quando si va a 45 di media, serve andare a 50 all’ora. Si alza l’asticella e devi tenere la velocità per più tempo, perché il gruppo non lascia andare. Ecco perché oggi è diventato più difficile andare in fuga e tanti rinunciano.

Giovanni Visconti, talent scout Jayco-AlUla

Mezz’ora con Visconti: la ricerca dei talenti tra juniores e U23

21.12.2025
6 min
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Abbiamo di recente visto quali sono i meccanismi che rallentano la rincorsa del ciclismo italiano, per capire cosa ci sia dietro la selezione operata dalle squadre WorldTour ci siamo rivolti a Giovanni Visconti che dallo scorso anno lavora con la Jayco-AlUla proprio come scout.

L’ex corridore siciliano, diventato grande in Toscana, dallo scorso anno lavora come scout per la Jayco-AlUla e fino a pochi giorni fa era in Spagna nella sede del training camp del team australiano. 

La ricerca dei talenti da parte degli scout dei vari team WorldTour è continua. E se durante la stagione si gira per il mondo andando a guardare gare a caccia di campioni o talenti nascosti, ora che le corse sono lontane si fa il punto su quanto fatto nei mesi precedenti.

«Sono stato con il nostro devo team (la Hagens Berman Jayco, ndr) – racconta Visconti – per vedere e stare un po’ con i ragazzi nuovi. Quest’anno la squadra è composta da quattordici atleti, di cui cinque sono primi anni. Sono tanti, in proporzione al resto della rosa, ma ci siamo resi conto che è utile fare così. Se non arriviamo a prenderli subito i ragazzi poi entrano in altre realtà e diventa difficile spostarli. Meglio farli entrare nel team giovani e farli crescere internamente, seguendoli passo dopo passo».

Hagens Berman Jayco
Giovanni Visconti è stato di recente al primo ritiro della Hagens Berman Jayco in vista del 2026
Hagens Berman Jayco
Giovanni Visconti è stato di recente al primo ritiro della Hagens Berman Jayco in vista del 2026
L’età media dei ragazzi si abbassa, per uno scout come cambia il lavoro?

Nel dividermi tra gare under 23 e juniores direi che ormai la proporzione è 25 per cento per U23 e 75 per cento sugli juniores. Lo scouting vero e proprio si fa con i ragazzi più giovani, poi può succedere anche di trovare un ottimo prospetto tra gli under 23. Ma è una dinamica legata a fattori esterni: un infortunio, un intoppo o non si è trovato bene con la squadra precedente. Ad esempio quest’anno nel devo team abbiamo preso Jed Smithson, arriva dalla Visma

Nella categoria juniores come ci si approccia?

Lì vai a fare il vero scouting, nel senso che c’è il tempo per provare a studiare il ragazzo e a vederlo in più occasioni. Si ha modo di parlare con lui, con la famiglia, l’allenatore e il procuratore. Sì, ormai l’80 per cento degli juniores è seguito da un procuratore

C’è differenza tra ragazzi di primo anno o di secondo?

Gli juniores di primo anno noi li cominciamo a studiare. Non siamo una squadra che va a prendere tanti primi anni, ci piacerebbe avere il tempo di vederli crescere, arrivare al secondo anno e magari poi approfondire la cosa. Se parliamo di far firmare uno junior cerchiamo di farlo al secondo anno nella categoria. Se poi c’è un corridore che merita e sappiamo di poter non arrivare in tempo, allora purtroppo dobbiamo accelerare le cose. Tante volte molte squadre si fidano della prima impressione e tagliano corto. Personalmente preferisco prendermi il giusto tempo. 

Il lavoro dello scout parte dalla categoria juniores (foto Team Giorgi)
Il lavoro dello scout parte dalla categoria juniores (foto Team Giorgi)
E’ una categoria complicata, nella quale incidono tanti fattori.

Si deve guardare a tantissimi aspetti, non sempre quello che ha vinto dieci gare ti assicura di diventare un professionista forte, anzi. Personalmente preferisco seguire quei profili dove riesco a vedere un bel margine di crescita, sia muscolarmente che mentalmente. 

Il primo contatto con un corridore come arriva?

Solitamente passiamo prima dalla famiglia, visto che alcuni sono ancora minorenni, e chiediamo il permesso di scambiare due parole con il ragazzo. Dopodiché parli con la squadra o il procuratore. Noi come Jayco preferiamo sempre fare un primo incontro, anche virtuale sulle varie piattaforme, tutti insieme: ragazzo, famiglia, diesse e procuratore. 

Con tutte queste figure coinvolte diventa come trattare con dei professionisti?

Quando fai il primo incontro ti rendi conto che in realtà non sono professionisti, ma dei ragazzini. Tuttavia l’atteggiamento che dobbiamo tenere è equiparabile a quello che avremmo con professionista, perché comunque parli con il diesse, l’allenatore, l’agente e di conseguenza dobbiamo presentare un progetto valido e costruito su misura. La realtà è che abbiamo a che fare con ragazzini che non ci assicurano veramente la riuscita della nostra scelta, ma ormai il mondo degli juniores è diventato semi-professionistico.

Giovanni Visconti, scout, U23
Giovanni Visconti è stato scelto dalla Jayco per il suo passato da pro’, l’occhio dell’ex ciclista fa la differenza nel trovare talenti
Giovanni Visconti, scout, U23
Giovanni Visconti è stato scelto dalla Jayco per il suo passato da pro’, l’occhio dell’ex ciclista fa la differenza nel trovare talenti
Numeri e test quanto contano?

I ragazzi ormai sono testati dalla mattina alla sera, accedere ai loro dati ti fa capire in che modo si allenano e quanto. Capita anche di richiedere un test in sede da noi, ma solo quando non abbiamo tanti dati a disposizione.

Quanto conta avere l’occhio dell’ex corridore?

La Jayco-AlUla mi ha preso proprio per questo. Riteniamo che non bastino solamente i numeri, ma c’è da prendere in considerazione tanto altro. Ad esempio mi è capitato di vedere alcuni ragazzi con atteggiamenti già troppo avanzati in gara, cosa che mi ha frenato dal farli firmare. Preferisco avere corridori sui quali penso di avere ampi margini di miglioramento

Vedi tanta differenza rispetto a quando correvi tu?

Premetto che vado a vedere gare internazionali, quindi con un livello alto, però sì. Ad esempio: l’ultima volta che ho visto il Lunigiana c’erano delle squadre che correvano per il capitano. Quando ero junior, si correva un po’ più all’arrembaggio. 

nazionali, juniores, Corsa della Pace, Repubblica Ceca
Visconti viaggia spesso alla ricerca di talenti, spesso va all’estero per seguire le gare internazionali
nazionali, juniores, Corsa della Pace, Repubblica Ceca
Visconti viaggia spesso alla ricerca di talenti, spesso va all’estero per seguire le gare internazionali
Hai detto che esiste il rischio di vedere squadre che ti “soffiano” via gli atleti, fa parte del gioco?

Sì, c’è poco da fare. Sento di rappresentare una grande squadra, che fa parte del WorldTour e con una struttura solida e ambiziosa. E’ chiaro però che vederne un’altra che vince o stravince può influenzare il ragazzo nelle sue scelte. Per noi è chiaramente un bell’aiuto quando la Jayco-AlUla vince tappe al Giro. 

La presenza dei procuratori non dovrebbe evitare questi rischi?

Mi auguro che i procuratori sappiano dare i giusti consigli al ragazzo, ma non è solo “colpa” loro, sarebbe riduttivo. Anche io da junior avevo il procuratore, ma la scelta finale era la mia. Mi arrivavano le varie proposte ma poi ero io a prendere la decisione ultima. Lì sta alla personalità del ragazzo, anche questo è un processo che si deve affrontare se si vuole diventare un corridore importante

Con gli under 23 come si lavora?

Vado a vedere le loro gare, anche se molto meno rispetto agli juniores, perché possono sempre emergere dei prospetti interessanti. Non tutti entrano nei devo team, qualcuno corre nelle continental o nelle squadre di club perché ha avuto bisogno di più tempo per maturare. E’ vero che ora fai fatica a trovare una sistemazione se da junior non vai forte, però ragazzi interessanti ce ne sono. 

Test e dati non mancano neppure fra gli juniores, ma spesso non bastano: serve anche vedere i corridori in gara
Test e dati non mancano neppure fra gli juniores, ma spesso non bastano: serve anche vedere i corridori in gara
C’è il rischio di perdere talenti?

Assolutamente. L’esempio che si fa sempre è che un corridore come Colbrelli non sarebbe mai diventato professionista ora. Lo hanno aspettato. 

Si riescono a tutelare questi atleti?

Mi piacerebbe avere la bacchetta magica e riuscire a farlo, ma è una cosa talmente grande che fermare tutto è impossibile. C’è da prendere atto che purtroppo va così, da un lato un mondo così professionale permette ai ragazzi di crescere al meglio, a discapito di chi necessita più tempo. Dispiace, ma c’è poco da girarci intorno.

Visconti, Alberati, le strade di Scarponi e tre giorni al Natural Village

11.09.2025
5 min
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L’appuntamento è il 18 settembre al Natural Village Resort di Porto Potenza Picena, sulla sponda adriatica della provincia di Macerata. Davanti c’è il Conero, alle spalle la valle del Chienti che risale fino agli avamposti dei Monti Sibillini. E’ qui che Giovanni Visconti e Paolo Alberati hanno dato appuntamento ai loro amici e a quanti vorranno diventarlo per la prima Natural Bike Experience, nel weekend che annuncia la 5MILA Marche.

Loro base sarà il Natural Village Resort, ma le attività si svolgeranno sulle strade che hanno visto centinaia di sfide fra grandi campioni. Sui famosi muri marchigiani. E le salite in cui diede i primi colpi d’ala l’Aquila di Filottrano: Michele Scarponi. Si pedala e si parla, come nei ritiri delle squadre, che la mattina si allenano e il pomeriggio stanno insieme.

«Le corse da queste parti passano spesso – ricorda Visconti – penso alla Tirreno-Adriatico, ma anche al Giro. Il muro di Montelupone sta a una decina di chilometri. Mi ricordo una Tirreno-Adriatico in cui venni ripreso da Scarponi a poche centinaia di metri dall’arrivo. Oppure mi viene in mente una partenza di tappa del Giro dai piedi del Conero. Partimmo subito in salita e a tutto gas».

Alberati e Visconti svolgono già da tempo stage di questo tipo sull’Etna con grande successo
Alberati e Visconti svolgono già da tempo stage di questo tipo sull’Etna con grande successo

Sulle strade della Tirreno

Il primo giorno, colazione insieme e poi via pedalare (insieme e a lungo) sul percorso della gran fondo organizzata da Andrea Tonti. Il sabato uscita più blanda verso le meraviglie del Monte Conero. La domenica chi vuole potrà partecipare alla gran fondo, pagando di meno, insieme ad Alberati. Visconti invece accompagnerà gli altri fino ai piedi della salita di Sassotetto.

«Strade che ricordo bene – ammette il tre volte campione italiano – anche perché in quelle tappe ero sempre protagonista. Andavo in fuga oppure me le giocavo nel finale. Mi ricordo la Tirreno-Adriatico del 2008, l’arrivo di Castelfidardo che dista una ventina di chilometri. Vinse Freire su Pozzato, poi Di Luca e io arrivai quarto. Come mi ricordo l’arrivo di Macerata nel 2011, vittoria di Evans e io secondo, ma fu Nibali a riportare sotto i primi, sennò chi può dire… Mentre pedaliamo, io racconto. Si parla, si ride e anche lì vengono fuori aneddoti, rifacendo le strade dove sono passato. Racconto un momento di gara, è bello anche questo. Poi c’è qualcuno a cui piace essere un po’ più agonista, allora magari va avanti e lo rivediamo in hotel. Però la maggior parte si ferma ad ascoltare e prende la pedalata come va presa, come vorremmo che venisse presa».

Al passo delle risate di Scarponi

Fra Visconti e Nibali c’è sempre stata la ruggine giusta, quella che per anni ha alimentato una rivalità divertente e divertita. Il primo a riconoscere la grandezza del secondo e il messinese sempre pronto a rintuzzarne gli attacchi. Ma da quelle parti, nei pomeriggi di aneddoti e racconti, si parlerà anche di Michele Scarponi. Filottrano dista una quarantina di chilometri.

«Se vogliamo fare un paragone – sorride Visconti – le strade che troveremo sono gioiose e con mille cambi di umore come Michele, che in realtà aveva sempre il sorriso anche quando era giù di morale. Quei muri sono stati il teatro degli scatti di Michele, delle sue risate e le sue battute. Parliamo anche di questo e delle mie esperienze di corridore in tema di allenamento e alimentazione. E mi accorgo dello stupore nel sentire come un professionista, davvero pochi anni fa, potesse fare cose in realtà sbagliate rispetto a quelle che si fanno ora».

Il Natural Village Resort si trova a Porto Potenza Picena, nella provincia di Macerata. Offre casette in legno con ogni comfort possibile
Il Natural Village Resort si trova a Porto Potenza Picena, nella provincia di Macerata. Offre casette in legno con ogni comfort possibile

Morsi di un ciclismo più umano

Il ciclismo è cambiato e sarà divertente, nei piccoli dibattiti che Alberati e Visconti terranno nel pomeriggio, rendersi conto di come il mondo dello sport sia cambiato. E come oggi siano molto più evoluti gli amatori rispetto a chi faceva il professionista anche pochi anni fa.

«Facevamo la vita – ammette Visconti – ma tutto l’opposto per l’integrazione, l’aerodinamica e tutto quello che riguarda il mestiere, compresi gli allenamenti. Ai partecipanti piace molto ascoltare di queste esperienze, attraverso cui si capisce ancora di più quanto tutto sia cambiato all’improvviso».

Nelle pedalate con Visconti, si parla, si narrano aneddoti e si forma il gruppo
Nelle pedalate con Visconti, si parla, si narrano aneddoti e si forma il gruppo

Tre pacchetti modulabili

L’appuntamento è per la sera del 18 settembre, che è di giovedì. Un primo briefing e poi dal giorno dopo si comincerà a pedalare e raccontare. Intanto si annuncia il 10 per cento di sconto sui prezzi indicati sul sito, che partono da 100 euro per l’esperienza giornaliera, 395 euro per due notti e tre giorni, 470 euro per il periodo completo, con tre notti.

Il periodo è particolare, tanti hanno ripreso a lavorare e proprio per questo è prevista la possibilità di frazionare il soggiorno. Però le strade meritano e anche la capacità di racconto di Visconti e Alberati, daranno quel tocco di originalità che renderà il soggiorno un forziere di emozioni.

Natural Village Resort

Conca tricolore: la lettura (non banale) di Visconti

01.07.2025
4 min
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Dopo la vittoria di Conca al campionato italiano, si sono lette le interpretazioni più variopinte e critiche. Qualcuno ha scritto che si sia trattato del punto più basso per il ciclismo italiano: la sua sconfitta. Qualsiasi cosa si dica, si corre il rischio di prendere una cantonata. Si possono bastonare i team che non hanno onorato la corsa. Si può esaltare il lavoro dello Swatt Club. Altrimenti si può rilevare che non tutte le squadre siano sottoposte agli stessi regolamenti. Alla fine la sola cosa che non si è fatta (abbastanza) è stata riconoscere merito al vincitore. Il campionato italiano è una corsa a parte, che si vince o si perde anche per un’intuizione. Per Giovanni Visconti, tre maglie tricolori in bacheca e attualmente talent scout per il Team Jayco-AlUla, qualcosa di insolito è successo, anche se la sua analisi della situazione non si allinea alle tante di cui ha letto.

«Che cosa significa – dice – che ha perso il ciclismo italiano? Mi sembra banale, non è da adesso che siamo in crisi nera. Manca una grande struttura che possa raccordare tutte le categorie. I pur volenterosi Reverberi e Basso fanno quello che possono per rimanere al passo con le grandi, ma non possono prendersi la responsabilità di questa disfatta. Anche se le loro squadre domenica sono state davvero al di sotto delle aspettative, a parte l’azione di Zoccarato. Hanno perso le squadre che non hanno confermato Conca? Ha perso la Lotto con cui è passato professionista? Ha perso la Q36.5? Purtroppo non si aspetta più e non è solo un problema italiano, ma del mondo dello sport in genere e di ogni altro ambito della vita…».

Giovanni Visconti, classe 1983, ha vinto per tre volte il tricolore pro’. Lavora alla Jayco-AlUla come talent scout
Giovanni Visconti, classe 1983, ha vinto per tre volte il tricolore pro’. Lavora alla Jayco-AlUla come talent scout
Resta il fatto che Filippo Conca, corridore disoccupato, è il nuovo campione italiano.

E’ una bellissima storia e sono contento che ce l’abbia fatta. Magari può essere stato un errore non aver dato fiducia a un ragazzo di cui si parlava bene e che ha avuto tanta sfortuna. Magari potevano prenderlo le nostre professional, invece di essere preda della frenesia di far passare i più giovani. Da un lato è vero che ha avuto quattro anni per dimostrare qualcosa e non ci è riuscito. Dall’altro prendiamo atto che questo ciclismo ormai valuta gli atleti soltanto in base agli ordini di arrivo.

Si perde una corsa come il campionato italiano anche perché non la si affronta nel modo giusto?

Bisogna affrontarlo tanto freschi mentalmente e probabilmente qualcuno non lo era. Alcuni fra i corridori più conosciuti secondo me sono arrivati troppo scarichi oppure l’hanno presa sotto gamba. Milan ha fatto una grande corsa, altri sono spariti. Bisogna essere al 100%, visto anche il caldo. Quando mi sono messo a guardare la diretta, non riuscivo a credere ai miei occhi. E alla fine leggendo l’ordine di arrivo, si è capito che qualcuno è andato alla partenza senza avere la testa o le gambe giuste. Oppure bisognerebbe dire che ha sbagliato anche chi li guidava.

Resta il fatto che una squadra di amatori ha messo nel sacco le nostre professional, al via con 10-11 corridori…

Dal punto di vista tattico è stata una gara pessima, ma mi sembra banale dire che abbia perso l’Italia. L’Italia perde da anni, come dicevamo, perché non ha una struttura che riesca a stare al passo con quelle che comandano nel ciclismo attuale. Hanno perso tutti, anche i singoli. Mi è parso che ci sia stata poca voglia di onorare una gara del genere, mi soffermerei più su quello. E’ normale che quando uno ha l’acqua alla gola e ha una sola occasione per dimostrare qualcosa, sia al massimo e abbia grandi motivazioni. Invece sembra quasi che gli altri siano arrivati all’italiano tanto per farlo e a me fa ancora più tristezza.

La maglia tricolore senza sponsor: un podio diverso dalle attese. Dietro Conca, Covi e Pesenti
La maglia tricolore senza sponsor: un podio diverso dalle attese. Dietro Conca, Covi e Pesenti
Ne hai vinti tre, l’italiano è veramente una gara a sé?

Al campionato italiano ci sono i favoriti che partono in 2-3 e quindi si trovano a rincorrere. Ci sono squadre che partono in 10 e riescono a fare la differenza. Poi ci sono gli outsider, i corridori elite come quelli dello Swatt Club, che danno il tutto per tutto sapendo che è una gara stranissima, dove anche andare in fuga in partenza spesso si rivela decisiva. Guardate Zoccarato in fuga anni fa con Colbrelli… Quando salta il controllo, anche se hai il favorito numero uno, non riesci a tenere la corsa. E’ davvero una gara a parte.

Una squadra di amatori in mezzo ai professionisti: resta una stranezza.

Una volta parlando di Gaffuri, si sarebbe riso: cosa faccio, prendo un amatore? Oggi non bisogna più escluderlo, bisogna adeguarsi. Forse domenica è stata la sconfitta definitiva di chi pensa che il ciclismo sia sempre quello di trent’anni fa. Ci sono ragazzi che crescono in modo diverso. Benvengano le Zwift Academy o i nuovi metodi di scoperta dei talenti. Non sto facendo le lodi dello Swatt Club, perché costruire una squadra è un’altra cosa. Va fatto un lavoro diverso, completo e profondo, basato non solo sui numeri ma su tante altre sfaccettature che possono far pensare che un corridore possa avere futuro. Il mio lavoro attuale, ad esempio. Ma la vittoria di Conca ci dice una cosa molto chiara.

Quale?

Accettiamo di vivere in una diversa epoca dello sport, ma prendiamo coscienza che non abbiamo più così tanto tempo per riprendere la strada.

L’estate di Marcello Bergamo ha il volto di Visconti

31.05.2025
4 min
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CASTANO PRIMO – Prima qualche foto sui social aziendali, poi altre foto contenute in una newsletter, sempre aziendale. Protagonista in entrambi i casi l’ex professionista Giovanni Visconti in posa con i nuovi capi della collezione estiva firmata Marcello Bergamo. La curiosità era tanta e per saperne qualcosa di più ci siamo recati in un caldo pomeriggio di fine aprile presso la sede dell’azienda lombarda fondata nel 1977 dall’ex professionista Marcello Bergamo insieme alla moglie Fiorenza. Siamo a Castano Primo, in provincia di Milano, a pochi chilometri dall’aeroporto di Malpensa. Ad accoglierci troviamo Sabrina Bergamo, che insieme alla sorella Alessandra oggi è alla guida dell’azienda di famiglia.

Lo scenario per testare e provare i prodotti di Marcello Bergamo è stato la salita di San Baronto
Lo scenario per testare e provare i prodotti di Marcello Bergamo è stato la salita di San Baronto
Sabrina come nasce la vostra collaborazione con Visconti?

Per prima cosa ci tengo a ringraziare Giovanni che si è prestato in via amichevole a fare da modello per presentare la nostra collezione estiva, in particolare la linea Experience. Avevamo avuto l’opportunità di conoscerlo due anni fa a Misano in occasione di Italian Bike Festival, dove eravamo presenti in qualità di espositori. Ci aveva fatto davvero un’ottima impressione a livello personale. Il destino ha poi voluto che chi doveva realizzare lo shooting fotografico per la nostra collezione estiva 2025 conosceva bene Giovanni, avendo gareggiato con lui nelle categorie giovanili. Da lì è nato il tutto. 

Dove è stato realizzato lo shooting?

A inizio aprile siamo stati fra Lamporecchio e San Baronto, le zone dove Giovanni vive e dove ha costruito la sua carriera da ciclista professionista. Praticamente l’abbiamo realizzato a casa sua.

Era la prima volta che utilizzavate un ex professionista come modello?

In passato abbiamo vestito diversi team professionistici e quindi abbiamo lavorato con atleti ancora in attività. Questa però è stata la prima volta che un ex professionista, per di più conosciuto dal grande pubblico, ha collaborato con noi. Come abbiamo scritto sui nostri social, non possiamo che ringraziare Giovanni per essersi prestato a farci da modello.

Che capi ha indossato in occasione dello shooting?

Abbiamo avuto modo di fargli indossare tutti i capi delle nostre collezioni estive, in particolare la collezione Experience. E’ composta da maglia, salopette e guantini, ed è disponibile in 4 varianti colore per uomo e 3 per donna. Ogni capo unisce stile, tecnologia e sicurezza. Proprio per dare maggiore risalto a quest’ultimo aspetto abbiamo inserito sia sulla maglia che sui pantaloncini degli inserti riflettenti in modo che il ciclista possa essere maggiormente visibile.

Visconti ha provato i nuovi capi della collezione estiva di Marcello Bergamo sulle strade della sua Toscana
Visconti ha provato i nuovi capi della collezione estiva di Marcello Bergamo sulle strade della sua Toscana
Che scelte tecniche avete adottato per la realizzazione di maglia e salopette? 

La maglia è leggera, elasticizzata e a rapida asciugatura, con inserti retati nelle zone più strategiche. Ha una vestibilità slim, ma nello stesso è molto comoda. Nel realizzarla abbiamo utilizzato tessuti altamente traspiranti, ideali per le giornate calde.

Invece la salopette?

Anche la salopette è traspirante ed stata progettata per le lunghe distanze, con fondello ergonomico firmato Elastic Interface ad alta densità. E’ stata realizzata con tessuto “Premium Skin”. Le cuciture sono ridotte al minimo proprio per evitare fastidi nel movimento quando si è in sella. E’ inoltre dotata di bretelle ultralight e finiture al girocoscia pensate per il massimo sostegno senza creare costrizioni. Mi preme sottolineare poi una cosa importante…

Prego…

Tutti i capi Marcello Bergamo sono 100% Made in Italy, anzi Made in Castano Primo. Presso la nostra sede progettiamo e realizziamo ogni singolo capo. In Italia sono poche le aziende che possono permettersi di dire la stessa cosa. 


Ricordiamo che è possibile acquistare i capi della nuova collezione Experience, è più in generale tutti i prodotti Marcello Bergamo, attraverso lo shop online presente sul sito www.marcellobergamo.it oppure presso lo store aziendale che consigliamo vivamente di visitare. Si trova a Castano Primo in Via Nitti 1/A. E’ aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15,30 alle 18,30. Il sabato è invece aperto dalle 9 alle 12. Il primo e ultimo sabato del mese è prevista anche l’apertura pomeridiana sempre dalle 15,30 alle 18,30.

Marcello Bergamo

Visconti talent scout, l’occhio dell’ex per scoprire il talento

05.03.2025
6 min
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Giovanni Visconti torna in carovana. Il popolare ex corridore, che aveva appeso la bici al chiodo 3 anni fa, non è rimasto a lungo lontano dall’ambiente che ama, trovando un incarico che più di altri solletica la sua fantasia e il suo interesse. Visconti è stato infatti assunto dal Team Jayco AlUla in qualità di talent scout, chiamato a scoprire i giovani più in vista da mettere sotto contratto. Sembra una definizione semplice, scarna, ma dietro c’è una grande complessità, che responsabilizza e intriga il 42enne di Palermo.

Palermitano (anche se nato a Torino), Visconti è stato professionista per 17 anni, con 34 vittorie tra cui 3 titoli italiani
Palermitano (anche se nato a Torino), Visconti è stato professionista per 17 anni, con 34 vittorie tra cui 3 titoli italiani

La scelta di Copeland

Visconti lavorerà a stretto contatto con Fabio Baronti e con l’ex diesse della Grenke Auto Eder Christian Schrot sotto la supervisione di Alex Miles, Lead Data Scientist del team australiano. Il tutto fortemente voluto da Brent Copeland per dare al team un futuro a lungo termine.

«Con Brent ci conosciamo da tempo, da quand’ero alla Bahrain – racconta l’ex campione italiano – due mesi fa mi ha prospettato l’idea e chiesto se mi andasse di rimettermi in gioco e io ho risposto con entusiasmo. Mi ha spiegato nei particolari che cosa si aspetta e mi ha parlato di questa figura che nel team ancora non c’era, proprio perché avendo smesso da relativamente poco ho ancora la sensibilità utile per cogliere aspetti sui giovani che altrimenti sfuggirebbero».

E’ una figura che esiste in altri team?

Sì, anzi è in rapida diffusione perché il ciclismo attuale va velocissimo, ma ha bisogno di figure che vadano oltre i semplici numeri che non dicono tutto su un atleta. Le indicazioni che arrivano dai tecnici, preparatori, ma anche dagli stessi strumenti sono importanti, ma noi dobbiamo metterci del nostro, conoscere questi ragazzi dal punto di vista personale, familiare, ambientale perché tutto influisce. Questo significa che bisogna girare per le gare, guardando con attenzione.

Ritiratosi 3 anni fa, l’ex campione italiano è pronto per una nuova avventura sfruttando la sua sensibilità ciclistica
Ritiratosi 3 anni fa, l’ex campione italiano è pronto per una nuova avventura sfruttando la sua sensibilità ciclistica
Il tuo lavoro riguarderà solamente l’Italia?

Decisamente no, infatti a fine marzo andrò in Belgio a seguire due classiche internazionali degli juniores, tra cui quella di Harelbeke. Il Team Jayco AlUla è internazionale e quindi aperto a corridori di tutto il mondo. Sarei felicissimo di poter consigliare qualche ragazzo italiano e qualche nome l’ho già segnato sul mio taccuino, ma andrò tanto all’estero proprio per questo, per conoscere ragazzi di ogni parte e verificare quali sono appetibili per il nostro team.

Quando tu eri junior, i talent scout non c’erano…

Era un ciclismo completamente diverso, nel quale ci si muoveva in autonomia e si seguivano strade diverse per approdare al professionismo. A me non piace fare paragoni, siamo in epoche diverse e oggi i ragazzi non sono minimamente paragonabili ai pari età di un quarto di secolo fa. Mi accorgo sempre di più che ci troviamo di fronte a giovanissimi che magari non sono ancora maggiorenni eppure hanno già la testa da professionisti, perché hanno dietro staff efficienti, anche a livello juniores, che li instradano verso preparazione, nutrizione, riposo, insomma tutto quel che serve.

Il Team Jayco-AlUla ha potenziato la struttura del devo team: Visconti si inserisce nel progetto sviluppo del team australiano
Il Team Jayco-AlUla ha potenziato la struttura del devo team: Visconti si inserisce nel progetto sviluppo del team australiano
A quali fasce guardi?

Gli juniores innanzitutto, ma seguirò anche gli under 23. Gli allievi no perché sarebbe troppo e a quell’età è più difficile trarre considerazioni. D’altronde quelli che vanno forte da allievi poi li ritroviamo al primo anno da juniores. A me interessa vedere come crescono, proprio perché i dati non dicono tutto. I ragazzini che vincono a più riprese devono poi darmi altri riscontri, che solo crescendo posso avere.

Che cosa cerchi in particolare?

E’ un discorso complesso. I numeri li vedono tutti, basta consultare le app, ma un corridore è fatto di tanto altro. Chi ha corso fino a ieri (magari l’altro ieri per me…) ha un occhio diverso, coglie in corsa aspetti che magari sfuggirebbero ma che sono importanti per capire un corridore: come si muove in gruppo, se è scaltro, se è un uomo squadra, sia nel dedicarsi agli altri che nel guidarli. Ma anche che vita fa, com’è la famiglia, che carattere ha, se ha problemi o meno a spostarsi, anche in un’altra nazione e che dimestichezza ha con le lingue. Sono tutti fattori fondamentali, ma che i numeri non ti dicono.

Non solo juniores. Visconti vuole cercare talento anche fra i più grandi, gli U23
Non solo juniores. Visconti vuole cercare talento anche fra i più grandi, gli U23
Dicevi che guarderai anche gli under 23. Dando quindi opportunità anche a chi si avvicina alla “spada di damocle” del cambio di categoria, rischiando di rimanere fuori?

Inutile raccontarci storie, sappiamo che nel ciclismo di oggi si cerca il giovanissimo talento, ma non dobbiamo precluderci nulla. Se c’è quel corridore emerso più tardi, maturato piano piano ma che ha quei valori (e uso questa parola nella sua accezione più piena) allora dobbiamo essere pronti a sfruttare l’occasione. Con la Hagens Berman abbiamo un devo team che aiuta i ragazzi a emergere, se hanno i mezzi non vengono certo buttati via. Io credo ancora in questa categoria, può dare molto.

Tu eri domenica al GP Baronti, la prova di apertura della stagione degli juniores (foto di apertura). Che impressione generale hai avuto?

L’impressione di un livello medio molto alto. Non nascondiamoci, i ragazzi talentuosi in Italia li abbiamo e per questo serve capire, andare sul campo, verificare chi ha davvero le qualità per emergere, per distinguersi. Sappiamo bene qual è il problema del ciclismo italiano: non avere uno sbocco interno, quindi essere costretti ad andar via. Ormai anche fra gli juniores i ragazzi italiani vanno a correre all’estero, poi l’esperienza di Finn ha dato riscontri e un seguito clamoroso.

Lorenzo Finn, in maglia Red Bull, è ormai un riferimento per i giovani italiani. Un esempio da imitare
Lorenzo Finn, in maglia Red Bull, è ormai un riferimento per i giovani italiani. Un esempio da imitare
Ma per un ragazzo che cosa significa inseguire un sogno? Tu l’hai fatto, lasciando la tua casa e la tua famiglia…

Questo è un lato del ciclismo attuale che rende il tutto molto più difficile. Allora come oggi servono un grande carattere, determinazione, resilienza e averli a quell’età non è facile. Ma io pur venendo dalla Sicilia avevo una prospettiva, un sogno da inseguire. Oggi è più difficile, per un ragazzo del Sud, perché anche la Toscana, l’Italia intera è il nuovo Sud. Il baricentro dell’attività è fuori dai nostri confini. Ormai, per avere chance, bisogna andare all’estero, c’è poco da fare.