Jai Hindley

Il podio Hindley che vale tantissimo… E la Red Bull lo sa

04.06.2026
6 min
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Era partito dalla Bulgaria con i gradi di capitano condivisi. Strada facendo è diventato leader unico e a Roma è salito sul podio finale. Chiaramente stiamo parlando di Jai Hindley, alfiere della Red Bull-Bora che torna tra i migliori tre di un Grande Giro dopo quattro stagioni.

Anche per lui non sono mancati i momenti difficili. Il virus che ha colpito parte della squadra a Corno alle Scale lo ha condizionato meno rispetto a Pellizzari e Moscon e poi la costanza e la determinazione gli hanno permesso di conquistare un risultato inseguito a lungo. Per Hindley si tratta del terzo podio in un Grande Giro, un risultato che certifica il suo ritorno ai massimi livelli, dopo il quarto posto dell’ultima Vuelta.

Con l’australiano, sempre cordiale e disponibile, ripercorriamo così la sua corsa rosa. Analizzandola anche in termini tecnici e per l’immediato futuro.

Jai Hindley
Jai Hindley (classe 1996) a Roma è salito per la terza volta sul podio del Giro d’Italia
Jai Hindley
Jai Hindley (classe 1996) a Roma è salito per la terza volta sul podio del Giro d’Italia

Giorno dopo giorno

Quando è arrivato al via del Giro, Hindley sapeva di avere una buona condizione, ma sapeva anche che il percorso verso il podio sarebbe stato lungo e pieno di insidie. La squadra si presentava con lui e Pellizzari e visto come Giulio era uscito dal Tour of the Alps e visto l’inizio scoppiettante del marchigiano, tutto lasciava protendere che fosse quasi lui la spalla. Con il passare delle tappe, però, il quadro si è chiarito e l’australiano è diventato il riferimento per la classifica generale.

Dalle prime grandi salite fino all’ultima settimana, Hindley è rimasto sempre a contatto con i migliori, senza mai uscire realmente dalla lotta per le posizioni che contano.

«E’ stato un grande Giro – racconta Hindley – molto impegnativo, come lo sono sempre queste corse. Sai che ci saranno momenti difficili, giornate complicate e altre in cui invece tutto funziona».

Blockhaus, Pila, Cari e Piancavallo hanno confermato la sua solidità. A tratti è andato in crescendo, a tratti si è difeso alla grande.

«Sono contento della mia regolarità e del fatto di essere stato competitivo in tutte le tappe chiave. In una corsa di tre settimane, infatti, non basta avere una giornata eccezionale. Conta soprattutto limitare i danni quando le gambe non girano al meglio».

Jai Hindley
Jai Hindley all’arrivo di Piani di Pezzè, quel giorno ha preso il podio e a Piancavallo lo ha messo in cassaforte
Jai Hindley
Jai Hindley all’arrivo di Piani di Pezzè, quel giorno ha preso il podio e a Piancavallo lo ha messo in cassaforte

Un Giro di pazienza

E uno degli aspetti che più hanno colpito della corsa di Hindley è stata proprio la sua capacità di gestire le difficoltà. Nel corso delle tre settimane non tutto è filato liscio. La squadra ha dovuto fare i conti con problemi fisici e cambi di strategia. Su tutti i giorni di Corno alle Scale, tra quella tappa, il riposo e la crono.

«Tutti hanno dei momenti difficili durante un Grande Giro – prosegue Jai – alla fine si corre per tre settimane e, anche se attraversi giornate complicate, puoi sempre recuperare e tornare competitivo. Anche per questo devo ringraziare la squadra per la fiducia e per la possibilità che mi ha dato di essere leader».

La sensazione di stare meglio è cresciuta progressivamente nell’ultima settimana. Le energie risparmiate nei giorni più duri hanno iniziato a dare i loro frutti e l’australiano si è presentato alla terza settimana più consapevole che mai. Un capitale invisibile che, nelle corse di tre settimane, spesso vale tantissimo. Anche verso Piancavallo per esempio non era brillantissimo. Si vedeva che faticava, nonostante tutto è rimasto lì. A testa bassa ha ripreso Gall e nel finale ha staccato Arensman quel tanto che serviva a ribadire le gerarchie.

Jai Hindley
Il buon feeling con Pellizzari. Sulle Dolomiti è emerso questo affiatamento in modo concreto
Jai Hindley
Il buon feeling con Pellizzari. Sulle Dolomiti è emerso questo affiatamento in modo concreto

Con Pellizzari…

Il momento decisivo è arrivato nella diciannovesima tappa, la frazione regina del Giro. Hindley stesso ha insistito molto su questa frazione. Jai partiva da Feltre quarto in classifica generale. Più che un’impresa, serviva un’azione misurata, intelligente. Ebbene, si è giocato benissimo le sue carte

«La tappa di Piani di Pezzé era sempre stata indicata come una giornata chiave. Era la tappa regina e si correva nella parte finale della corsa, quindi sapevo che sarebbe stata l’occasione giusta per provare a guadagnare terreno».

Quel giorno ci ha messo lo zampino anche Pellizzari. Il giovane marchigiano, dopo essere stato in fuga tutto il giorno, resosi conto che non avrebbe potuto vincere la frazione, ha respirato un po’. Si è fatto riprendere da Hindley e gli ha fatto una trenata pazzesca lanciandolo all’attacco. All’arrivo, i due si sono abbracciati. Hindley era a terra e appena ha visto Pellizzari si è alzato. E Giulio, ancora prima di sapere dell’esito di quell’affondo, gli ha sussurrato: «Ti voglio bene».

«Giulio – prosegue Hindley – ha fatto una grandissima corsa. Si è fatto trovare nel momento perfetto e ha tirato fortissimo quando ne avevo bisogno. Mi ha preparato nel migliore dei modi per l’ultimo chilometro, dove poi ho dato tutto. Abbiamo un ottimo rapporto. E’ un ragazzo fantastico con cui lavorare e stare insieme. Porta sempre energia positiva. E’ un grande talento e credo che il ciclismo italiano possa guardare avanti con fiducia grazie a lui».

Hindley sarà al Tour in supporto di Remco e Lipowitz? Magari anche al Tour potrebbe emergere la sua solidità
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Roma e poi Parigi?

Il podio di Roma rappresenta molto più di un semplice terzo posto. Per Hindley è il ritorno tra i migliori del mondo dopo anni non sempre semplici. Dal trionfo del 2022 non era più riuscito a salire sul podio di un Grande Giro. Eppure va molto più forte di quell’Hindley lì.

«Se sono più forte? Sì, ma in generale il livello del ciclismo è aumentato tantissimo rispetto al 2022. Ottenere risultati oggi è molto più difficile, soprattutto nei Grandi Giri. I valori si sono alzati e restare competitivi richiede una preparazione sempre più esigente. Per questo sono davvero felice di essere riuscito a guadagnare il podio. Tra l’altro al Giro che è la corsa che più amo. Non è una vittoria, ma dopo alcune stagioni difficili ha quasi il sapore di un successo».

E’ bello vedere un ex vincitore della maglia rosa così felice e spendere queste parole per il Giro d’Italia. Uno come lui, tolti i soliti due fuoriclasse, Pogacar e Vingegaard, e ora probabilmente anche Seixas, è nell’immediata schiera di coloro che possono giocarsela con chiunque.

A Roma l’australiano si è goduto ogni istante della premiazione. «Ho cercato di vivere il momento del podio fino in fondo. Non è qualcosa che capita tutti i giorni».

Ma sempre a Roma, quando il Giro era finito da pochi istanti, già si guardava avanti. E proprio nel dietro le quinte è emersa la possibilità, che è subito diventata notizia, che Hindley potrebbe essere dirottato sul Tour de France, che inizialmente non era nei programmi. Evidentemente in Red Bull-Bora hanno capito che un corridore così è imprescindibile, anche ai fini dell’equilibrio della squadra.