ROMA – Magari Felix Gall non sarà stato il corridore più appariscente del Giro d’Italia, ma a dirla tutta chi lo è stato, al di fuori di Narvaez e Vingegaard? Di certo, però, l’austriaco è stato il più solido. E anche l’unico che, seppur molto timidamente, in alcune occasioni ha messo la propria squadra a tirare prima delle salite decisive. Lo ha fatto quando la classifica era ancora tutta da costruire, come ad esempio verso Corno alle Scale.
E poi Gall è stato sempre il secondo dei big quando la strada saliva. Oppure, guardandola da un’altra prospettiva, il primo degli altri. Uno dei suoi direttori sportivi alla Decathlon-CMA, Sebastien Joly, ci aveva spiegato nei mesi scorsi come il corridore austriaco sia diventato bravissimo nella gestione dello sforzo. Difficile, dunque, vederlo andare incontro a una crisi profonda. E infatti, ogni volta che ha risposto agli attacchi di Vingegaard per poi staccarsi, lo ha fatto molto prima che si accendessero le spie rosse.
Una qualità che gli ha consentito di costruire il proprio Giro giorno dopo giorno, senza grandi acuti ma anche senza passaggi a vuoto. Così facendo è salito sul podio finale di Roma, conquistando il primo piazzamento tra i migliori tre della sua carriera in un Grande Giro.


Obiettivo podio
Il podio era l’obiettivo dichiarato già dallo scorso novembre e Felix Gall non ha mai nascosto le proprie ambizioni.
«Quando abbiamo deciso di puntare sul Giro d’Italia – ha detto Gall nel post premiazione – sono stato super motivato. Era novembre e tutta la preparazione è stata fatta con un unico traguardo in mente: arrivare tra i primi tre a Roma. Un obiettivo importante, raggiunto grazie a una dedizione quasi maniacale per l’allenamento. Credo di essermi allenato di più e più duramente che mai. Ho fatto tre stage in altura. Ho spostato i miei limiti».
E questo aspetto un po’ ci ha colpito. Chi lo conosce da anni racconta infatti di un corridore sempre estremamente preciso, attento a ogni dettaglio e disposto a sperimentare soluzioni nuove pur di migliorarsi. Non è un caso che già diversi anni fa utilizzasse metodologie che oggi sono diventate comuni nel gruppo, come le sedute sui rulli in ambienti molto caldi per stimolare specifici adattamenti fisiologici. Insomma l’hot training. Sentirgli dire che è andato oltre non ce lo aspettavamo.
«Ora mi sento maturo – va avanti Gall – conosco perfettamente il proprio corpo e non ho più timore di spingermi vicino al limite durante gli allenamenti. In passato ero più prudente, quasi timoroso di esagerare con l’intensità. Oggi invece riesco a sostenere carichi maggiori e a recuperare meglio. Il risultato è stato evidente lungo le tre settimane del Giro: continuità di rendimento, assenza di giornate negative e la sensazione di avere finalmente raggiunto il livello che cercavo da tempo».


Il Giro di Gall
Se Jonas Vingegaard è stato l’uomo che ha dominato il Giro d’Italia, Felix Gall è stato il migliore tra tutti gli altri, come dicevamo. Non solo lo certifica la classifica finale, ma ancora di più lo raccontano visto le grandi montagne. L’austriaco è stato uno dei pochissimi corridori capaci di reggere, almeno inizialmente, gli attacchi del danese.
Riusciva a rispondere al primo scatto, salvo poi perdere terreno qualche centinaio di metri più tardi, conscio dei suoi valori. In questo è davvero tedesco, tra virgolette. anche con la stampa e nel dopo tappa era sempre molto lucido e con cognizione di causa.
Per dire: dopo l’arrivo di Piani di Pezzé, mentre recuperava sull’ormai celebre seggiolina, un massaggiatore gli spiegava dove fossero i bus (posizionati 9 chilometri più a valle). Lui gli rispondeva che non c’era bisogno che gli dicesse nulla perché aveva già pronto il file GPX per raggiungerli.
E così tappa dopo tappa la sua fiducia è cresciuta. Anche la squadra ha acquisito sicurezza. «Siamo migliorati nel corso del Giro anche con la squadra. Abbiamo trovato sempre maggiore convinzione nel lavorare per la classifica generale. Tutti hanno dato il massimo per sostenermi. Nei momenti decisivi avevo sempre due o tre uomini attorno».


Maturità e consapevolezza
Quando gli chiediamo quale sia, secondo lui, la sua qualità migliore, Gall non ci ha detto di watt o valori fisiologici, ma ha parlato di mentalità: «Io credo che il salto di livello degli ultimi anni nasca soprattutto da lì da una questione mentale. Dalla capacità di interpretare un Grande Giro con maturità, evitando gli errori che possono compromettere settimane di lavoro. In un Grande Giro la cosa più importante è non sbagliare. Non ho mai avuto una giornata storta. Anche nelle tappe meno favorevoli, come la cronometro. Sono rimasto concentrato sul risultato complessivo».
E’ questo equilibrio tra preparazione fisica e forza mentale che lo ha consacrato definitivamente in un uomo da classifica generale. «Sono convinto – prosegue Gall, più disponibile della sua espressione seria – che io possa avere ancora margini di miglioramento, soprattutto nelle prove contro il tempo. Intanto questo Giro è una conferma importante». Non più soltanto un ottimo scalatore capace di vincere una tappa di montagna, bensì un corridore completo in grado di lottare per le posizioni che contano davvero.


Tour no, Vuelta sì
Dopo tre settimane vissute sempre ai massimi livelli, la priorità di Gall è una sola: recuperare. Quando gli chiediamo del suo programma lui ribatte così.
«Ora voglio staccare completamente per qualche settimana prima di tornare a pensare agli obiettivi della seconda parte di stagione. No, non farò il Tour de France. E’ una scelta precisa, condivisa con la squadra già da tempo. Dopo gli sforzi sostenuti al Giro sarebbe stato difficile presentarsi alla Grande Boucle nelle migliori condizioni. Molto meglio ricaricare le energie e costruire un nuovo percorso di avvicinamento verso l’ultimo Grande Giro dell’anno».
Il suo obiettivo sarà dunque la Vuelta. «Prima farò ancora un training camp in altura e poi alcune gare di preparazione come San Sebastian e Burgos».
Insomma, anche in Spagna, Gall vuole presentarsi determinato e pronto come al Giro. E se questa è la solidità che ha acquisito, anche Madrid potrebbe riservargli un posto sul podio. Il Giro d’Italia gli ha dato fiducia. Fiducia nelle proprie capacità, nel lavoro svolto con la squadra e nella possibilità di competere stabilmente ai vertici delle grandi corse a tappe. Per questo il podio di Roma suona più non come un punto d’arrivo, ma di partenza.