PIANCAVALLO (PN) – Davide Piganzoli e Afonso Eulalio si abbracciano. La linea d’arrivo è pochi metri alle loro spalle. Il duello per la maglia bianca si è appena concluso e lo ha vinto il portoghese.
Al netto della grande azione di Jonas Vingegaard, forse l’emozione più bella e attesa di giornata era proprio questa sfida fra il corridore della Bahrain-Victorious e quello della Visma-Lease a Bike.




Piganzoli cede e rimonta
Tutto inizia di fatto nel momento in cui la maglia rosa decide di andare a cogliere il pokerissimo. Piganzoli inizialmente paga qualcosa. Eulalio invece va. Per di più l’italiano ha a ruota la fastidiosa marcatura di Damiano Caruso, compagno di Eulalio. In quei casi i nervi possono saltare da un momento all’altro. Non quelli di Piganzoli, però.
«Stamattina – racconta il valtellinese – siamo partiti con l’intenzione di vincere la tappa con la maglia rosa, di portare sempre la maglia rosa a Roma e di vincere la maglia bianca. Abbiamo raccolto due obiettivi su tre, quindi possiamo definirci felici. Ho fatto una delle mie migliori prestazioni di sempre sull’ultima salita. Ora mi congratulerò anche con Jonas, che anche oggi ha dimostrato di essere il più forte».
Piancavallo continua a mordere. E Piganzoli, da scalatore puro qual è, in qualche modo riesce a smaltire in salita la grande botta di acido lattico prodotto ad inizio scalata e riacciuffa il rivale. La situazione si capovolge. Almeno sul piano morale. Anche se la maglia bianca è salda sulle spalle del portoghese, che d’incanto si ritrova pure Caruso.
Piga ci prova ancora. Insiste. Spinge anche col collo. Ma quando si volta Eulalio è appiccicato alla sua ruota. «L’abbiamo presa forte, forte e all’inizio ho un po’ faticato. Poi ho ripreso Eulalio e ho pensato: ora devo andare a tutta. Ci devo provare, come ho sempre fatto. A quel punto non pensavo più alla maglia bianca, ma solo ad arrivare in cima il più presto possibile. Non ho rimpianti. Avevo un sogno… che è rimasto un sogno. Ma posso essere soddisfatto di questa tappa e di questo mio Giro d’Italia».
Intanto arriva Sepp Kuss che lo abbraccia. Una breve pausa e Piganzoli riprende. «La maglia bianca poteva essere la ciliegina sulla torta, non c’è stata… Ma Afonso è stato bravissimo. Complimenti a lui. Però, ripeto, sono soddisfatto. Dovevamo vincere con Jonas e ce l’abbiamo fatta».




Eulalio va, ma poi…
Leggendo la storia al contrario c’è poi la scalata di Afonso Eulalio. Lui prima scappa, poi viene riacciuffato da Piganzoli e alla fine piazza anche lo scatto vincente, spinto da un morale che a quel punto era stellare.
La prima cosa che gli chiediamo è se abbia mai avuto paura di perdere la maglia. E da qui parte il suo racconto. Un racconto, come sempre, con occhi sorridenti e sinceri.
«Sì che l’ho avuta – inizia il portoghese – Piganzoli è sempre stato bene in questo Giro. E’ uno scalatore forte e io non potevo fare nulla in salita. Oggi sicuramente non ha avuto il suo miglior giorno, ma nel finale, nonostante tutto, se l’è giocata bene. Però io stavo bene ed ero molto motivato».
Per Eulalio non era facile affrontare questa tappa e, ancora prima, non era facile affrontare la notte. Pensate a come poteva andare a dormire dopo la sconfitta nella battaglia di ieri verso Pian di Pezzè. Lì Piganzoli lo aveva staccato nettamente e il trend lasciava presagire tutt’altro.
«Però ho dormito bene! Quella di ieri è stata una delle tappe più dure che io abbia mai affrontato. Caruso mi ha aiutato tantissimo… e non solo oggi. In tutte e tre le settimane di Giro d’Italia, ma anche nel lavoro fatto prima della corsa rosa. Damiano, come tutte le persone di questo team, ha sempre creduto in me, forse più di quanto faccia io stesso.
«Ieri mi diceva: guarda Afonso che ce la puoi fare. Sei più forte di tanti altri. Ed era proprio lui a insistere sul mio recupero. Mi diceva che stavo meglio giorno dopo giorno e che gli altri calavano di più. Prima dell’ultima salita a Piancavallo ho detto a Damiano che, se stava bene, poteva anche andare. Mi ha risposto che sarebbe stato con me fino alla fine, succedesse quel che succedesse. E questo, devo dire, mi ha dato molta fiducia per affrontare la scalata».




La consapevolezza dei giovani
Il duello si chiude così a favore di Afonso Eulalio, che per 1’13” precede Davide Piganzoli. Ma di certo questo Giro d’Italia segnerà un cambio netto nella carriera dei due atleti. Entrambi lo hanno terminato nella top ten. Entrambi lo hanno corso e vissuto da protagonisti.
Piganzoli perché lo ha vinto con Vingegaard, di cui tra l’altro è stato un gregario prezioso. Tanto che oggi avrebbe avuto carta bianca da parte del team per questa maglia bianca. Ed Eulalio perché ha sfiorato il successo di tappa, ha vinto la maglia bianca e si è fatto conoscere al mondo con quella rosa, indossata per ben nove giorni.
«Mira – va avanti Eulalio – non cambierei nulla di questo mio Giro, che resterà sempre nella mia memoria. Impossibile pensare a ciò che ho vissuto in queste settimane. Maglia rosa, maglia bianca, sesto nella generale: come avrei potuto anche solo immaginare tutto questo? Sarebbe stata una cosa dell’altro mondo pensare a una top ten, figuriamoci così».
Piganzoli appare più maturo all’improvviso. Anche il grande capo della Visma, Richard Plugge, viene a congratularsi con lui, che risponde con spalle larghe. Sembra un secolo che milita in questo team.
«Vincere questo Giro – spiega Piganzoli – è un sogno. Averlo chiuso nella top ten e con il lavoro che ho fatto mi dà tanta consapevolezza e tanto orgoglio sulla persona e sull’atleta che sono diventato. E sono anche pronto per fare molto di più».