Gare tra gli U23 anche da pro’: Rossato spiegaci tu

22.07.2024
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Giovani, professionisti e professionisti giovani: ormai sempre più spesso vediamo questa commistione tra devo team (o team satellite) e prime squadre. Una commistione che sta variando rispetto a qualche tempo fa. Oggi si mischiano le gare tra le due categorie sempre di più e questa regola vale anche per chi è “più” pronto.

Oggi, chiaramente nel rispetto dei limiti d’età, si passa da una corsa under 23 ad una con i professionisti. Il che non è una novità, ma quello che abbiamo visto quest’anno in VF Group-Bardiani ci ha un po’ sorpreso. 

Prendiamo il classico esempio di Giulio Pellizzari. In inverno già si sapeva che avrebbe disputato il Giro d’Italia dei pro’, dopo qualche gara con i pro’ vedi il Laigueglia e la Coppi e Bartali, comunque ricca di giovani, è stato poi portato al Giro del Belvedere e poi al Palio del Recioto. Una scelta su cui riflettere. E le riflessioni le abbiamo fatte direttamente con Mirko Rossato, direttore sportivo che ha in cura il settore giovanile della VF Group-Bardiani.

Rossato in riunione con i suoi ragazzi al Giro della Valle d’Aosta
Rossato in riunione con i suoi ragazzi al Giro della Valle d’Aosta
Mirko, siete la squadra che per prima in Italia ha insistito forte sui giovani, nella spola tra professionismo e dilettantismo ci ha colpito il fatto di far fare gare U23 anche a corridori più maturi, sempre under 23 ovviamente. Pensiamo a Pellizzari, ma anche a Pinarello.

Innanzi tutto è un discorso di programmazione che si fa ad inizio anno per tutti i corridori. Nel caso di Pellizzari e Pinarello, ma anche degli altri che hanno già due o tre anni di attività tra gli under 23, non è altro che un’attività progressiva.

In che senso?

Nel senso che l’attività con i professionisti va fatta in modo crescente. Pian, piano poi quando vedi che i ragazzi sono pronti e possono affrontare le gare dei professionisti allora gli fai fare un’attività con loro. Il tutto come accennavo legato anche ad un discorso di programmazione generale per l’attività con i pro’.

Spiegaci meglio.

Devi sempre sistemare e programmare le varie formazioni con gli altri ragazzi del team più vecchi di loro. In breve: non puoi lasciare a casa un Marcellusi, un Tonelli o un Covilli per far correre il giovane a discapito di quello più grande. Noi abbiamo la fortuna che i nostri ragazzi possono fare l’attività elite, ma quella under 23 non va dimenticata nella programmazione. Serve, perché  comunque sono ancora giovani e serve anche perché in questo modo mantengono il piglio di correre per vincere e non per partecipare. E questo è importante.

Pinarello al Tour of the Alps, anche lui classe 2003 come Pellizzari, ha fatto gare con i pro’. Presto il salto avverrà anche per lui
Pinarello al Tour of the Alps, anche lui classe 2003 come Pellizzari, ha fatto gare con i pro’. Presto il salto avverrà anche per lui
Sei entrato nel pieno del discorso. A forza di prendere legnate con i pro’ magari si rischia di abbatterli moralmente. E questo vale anche per chi magari ha già due se non tre stagioni di spola tra under 23 e pro’?

Va che comunque ci sono delle situazioni di gara anche negli under 23 molto interessanti. In questa categoria vanno forte, fortissimo e almeno in certe gare non c’è poi una grande differenza tra i grandi e i piccoli. Al tempo stesso però il livello è talmente alto tra gli stessi pro’ che il giovane mediamente fa fatica, pertanto cerchi di lavorare anche a livello psicologico. 

Sembra un passo indietro ma non lo è…

Se tu gli dai degli obiettivi dove può far bene già questa da sola è una buona cosa. Fatto questo, ogni tanto li metti con i grandi. In questo modo cosa succede? Che gli lasci la possibilità di avere sempre una mentalità vincente, ma nello stesso tempo quando vanno con i grandi sanno che devono fare esperienza e crescere senza troppe pressioni… ecco questo è l’obiettivo di squadra. Faccio un esempio.

Vai…

Per l’anno prossimo, avendo preso altri ragazzi juniores, Pinarello, Scalco, Palletti, Conforti, Biagini faranno un’attività maggiore con i professionisti e io lavorerò di più con i nuovi arrivati. Ma questo non significa che gli stessi terzi anni anni non facciano qualche gara importante negli under 23.

La programmazione parte dall’inverno e coinvolge sia i giovani che i più grandi
La programmazione parte dall’inverno e coinvolge sia i giovani che i più grandi
Il criterio di questo “yo-yo” dunque è quello di un passaggio al professionismo incrementale?

Abbiamo sempre fatto così. Quando siamo partiti con questo progetto abbiamo iniziato a fare un’attività under 23 di alto livello, correndo le gare più importanti, confrontandoci sempre con i migliori under 23 al mondo. Ed è questo confronto di qualità che ci permette di capire davvero il livello dei ragazzi. Al primo anno, verso fine stagione gli facciamo fare un po’ di attività con i professionisti. L’anno successivo, gli riduciamo le gare under e magari fanno un’attività che è “50-50”. Al terzo anno, magari sarà un 80 per cento con i professionisti e un 20 con gli under.

Quando capisci che un ragazzo è pronto per correre anche con i pro’?

Quando il ragazzo under 23 è in condizione e va forte in questa categoria. Allora può competere con i grandi, cercando di finire le corse. Perché attenzione: è importante finire le corse dei pro’ altrimenti non migliori. Quindi quando vediamo il rendimento in corsa, quando vediamo che i valori sono buoni allora capiamo che il ragazzo è pronto e che quello è il momento giusto per fargli fare il salto.

Valle d’Aosta in vista: 5 tappe monster e un parterre stellare

06.07.2024
6 min
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Sessanta edizioni, 28 squadre, 13 Nazioni, 4 Continenti, 559 chilometri e 13.000 metri di dislivello: sono i numeri impressionanti del prossimo Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta – Mont Blanc. La più importante gara a tappe internazionale italiana dopo il Giro Next Gen torna a ruggire.

Da qui sono passati fior fior di campioni e da qui tanti altri ne vedremo, a cominciare dal prossimo 17 luglio. In Valle d’Aosta (e non solo) assisteremo a corse combattute dalla creme delle creme del dilettantismo mondiale. Anche se forse parlare di dilettantismo al giorno d’oggi non è neanche più troppo corretto.

Tra i nomi più in voga quello di Golliker, che lo scorso anno vinse la seconda frazione. Si parte dalla sua Francia
Tra i nomi più in voga quello di Golliker, che lo scorso anno vinse la seconda frazione. Si parte dalla sua Francia

Due “sconfinamenti”

Con patron Riccardo Moret, entriamo dunque nel cuore del Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta – Mont Blanc. S’inizia il 17 luglio, come detto, e si termina il 21. Ad organizzare il tutto è la storica Società Ciclistica Valdostana.

«Edizione 60: direi che è un traguardo importante – inizia Moret – e ne siamo orgogliosi. Quest’anno, anche per rinforzare il tocco d’internazionalità, torniamo in Francia. Nel 2023 in quegli stessi giorni dall’altra parte del Monte Bianco c’era il Tour de France e non era il caso di gravare ulteriormente su quel territorio. Stavolta invece ci partiremo e lo faremo con la Saint Gervais Mont Blanc – Passy Plaine. E’ una tappa particolare, molto breve, ma che lascerà subito il segno, grazie ai suoi 12 chilometri di salita finale che porta a 1.300 metri di quota. E sono proprio le strade del Tour. Pensate che siamo stati là a fare un sopralluogo e ci sono ancora le scritte sulle strade dedicate ai campioni».

Un altro must del Valle d’Aosta che ritorna è lo sconfinamento in Piemonte. «Con la seconda tappa si andrà prima nella zona del Biellese e poi in quella del Canavese, dall’altra parte della Dora. Sarà un grande saliscendi. Queste sono le strade che ha toccato il Giro d’Italia e anche il Gran Piemonte qualche settimana prima del Giro, dove si era imposto Bettiol».

In Valle d’Aosta

Ecco dunque che torna protagonista la Valle d’Aosta con le ultime tre frazioni: le più dure e le più caratteristiche.

Davvero interessante è la frazione che porta a Prè Saint Didier. Un arrivo in discesa preceduto dalle scalate di Verrogne, prime, e del San Carlo poi. «Salite che – ricorda Moret – videro protagonista Carapaz nel 2019. in pratica gli ultimi 60 chilometri sono identici. Ci tengo a far notare che con questo arrivo in qualche modo circondiamo il Monte Bianco. Alla prima tappa siamo arrivati in un versante, adesso in un altro.

«La quarta tappa è il tappone per me. Se non altro per la distanza, oltre 160 chilometri e tante salite dure: Tsecore, Col de Joux e poi l’arrivo in quota a Champoluc, a 1.600 metri. Gli ultimi 40 chilometri sono infernali».

C’è poi la quinta frazione che potrebbe rimettere tutto in discussione e cioè quella, classica ormai, che porta la carovana a Cervinia con la scalata del Saint Pantaleon in precedenza.

Come sempre si toccheranno luoghi di grande pregio storico-naturalistico. Ecco, il Castello di Sarre
Come sempre si toccheranno luoghi di grande pregio storico-naturalistico. Ecco, il Castello di Sarre

Le ultime…

Rispetto alla scorso anno si battono località più note. Moret spiega che è stata una scelta legata anche alla richiesta dei territori. Nel 2023 si toccarono punti della Valle davvero selvaggi, ricordiamo per esempio Clavalitè: poco noto, ma di una bellezza strabiliante. La bellezza comunque non mancherà neanche stavolta.

Anche i recenti eventi meteorologici hanno creato non pochi problemi ai valdostani. Basta ricordare quel che è successo a Cogne. «Per fortuna – assicura Moret – le strade che interessano il prossimo Giro della Valle d’Aosta non sono state toccate. Ci sono stati problemi solo a Cervinia, ma ho visto che sono sulla buona strada per rimettere in sesto la zona d’arrivo, coinvolta dall’inondazione del torrente Marmora».

Anche quest’anno non mancheranno la diretta streaming e le spettacolari immagini con il drone
Anche quest’anno non mancheranno la diretta streaming e le spettacolari immagini con il drone

Parterre super

E poi ci sono loro, i protagonisti. Quest’anno l’elenco degli iscritti “scotta”! Vedremo tappe davvero tirate e con grandi corridori. Tanto per rendere l’idea: ci sono sei atleti della top 10 del Giro Next. E questa qualità è figlia di una valanga di richieste: 59 a pronte di 28 team partecipanti.

«La selezione – racconta Alberto Vigonesi, che segue la parte mediatica e quest’anno anche tecnica del Giro della Valle d’Aosta – l’abbiamo già fatta verso gennaio, in modo da dare alle squadre tempo e modo di organizzarsi. Sono arrivate quasi sessanta di richieste. Capite bene che abbiamo dovuto… andarci giù con l’accetta.

«Ci sono tutte le migliori squadre under 23 o continental, tranne la Visma – Lease a Bike, la Decathlon e la Trek, che in effetti ha un team estremamente giovane. Pertanto possiamo annunciare che ci sarà Jarno Widar, il re del Giro Next Gen che vuole fare la doppietta. Quella doppietta che in tempi recenti è riuscita solo a Pavel Sivakov nel 2018».

Tra i big stranieri la Alpecin-Deceuninck dovrebbe portare sia Del Grosso che Verstrynge per la classifica. La Groupama-Fdj Continental, orfana dell’infortunato Brieuc Rolland, punterà forte su Golliker. UAE Emirates Gen Z con Torres e Glivar.

Sarà presente con la maglia della nazionale, anche il campione italiano Edoardo Zamperini
Sarà presente con la maglia della nazionale, anche il campione italiano Edoardo Zamperini

Tanta Italia

«Abbiamo aumentato un po’ lo spazio per i team italiani, visto che quest’anno compiamo 60 edizioni ci sembrava giusto così», ha detto Vigonesi.

Al via ci sarà anche la nazionale azzurra di Marino Amadori che in Valle farà le prove in vista dell’Avenir. Avenir che non vedrà la presenza di Pellizzari.

«La lista di Amadori è arrivata proprio pochi giorno fa – va avanti Vigonesi – ci sarà il campione italiano, Zamperini, e con lui anche Roganti e Agostinacchio. Mentre passando ai tema, la Polti-Kometa si presenta Bagnara leader e la MBH Bank-Colpack con Kajamini e Novak. E infine c’è la VF Bardiani che tra i nomi più in vista schiererà Pinarello e Scalco».

Tra podio tricolore e Avenir: caro Mattio, come va?

03.07.2024
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Pietro Mattio era tra i più marcati all’ultimo campionato italiano U23. D’altra parte non poteva essere diversamente visto la maglia che indossa, cioè quella della Visma- Lease a Bike Development

Il giovane piemontese, classe 2004, alla fine è giunto terzo quel giorno. Abbiamo appena passato il giro di boa della stagione ed è un buon momento per tracciare un primo bilancio.

Il podio del tricolore U23: Edoardo Zamperini (primo), Nicola Rossi (secondo) e Pietro Mattio (terzo)
Il podio del tricolore U23: Edoardo Zamperini (primo), Nicola Rossi (secondo) e Pietro Mattio (terzo)
Terzo all’italiano, ma super temuto anche da Zamperini, il vincitore…

E’ un podio che mi aspettavo, anche se non sapevo proprio come potesse andare la gara. Ero partito per ottenere il massimo risultato, volevo indossare quella maglia prestigiosa, un simbolo di riconoscimento, un sogno. Non ci sono riuscito, ma ho lottato fino alla fine e poi ero da solo.

Esatto, tu correvi senza squadra…

Diffidavo di Zamperini e degli squadroni come Colpack, Zalf… Temevo mi mettessero in mezzo e così ho provato ad anticipare a portare via un gruppetto per isolarli come forza di squadra. All’inizio non ci sono riuscito, poi un po’ meglio. Eravamo una trentina e ho atteso la salita finale per attaccare. In quel frangente, anche grazie alla squadra, Zamperini è riuscito a risparmiare qualcosa e nel finale ne aveva di più.

Dicevamo all’inizio che con quella maglia non passi inosservato: come ci si sente?

In effetti ci fanno attenzione. Di certo fa piacere indossare una maglia della Visma, grazie anche ai fenomeni come Vingegaard e Van Aert che sono con noi. 

Il cuneese impegnato durante il Giro Next Gen
Il cuneese impegnato durante il Giro Next Gen
Pietro, cosa hai imparato in questi due anni con loro?

Davvero tanto, soprattutto per quel che riguarda la vita del corridore e ho firmato per un altro anno ancora. Ho imparato che le parole d’ordine sono costanza e dedizione. Sapevo che erano super preparati ma non così. Davvero ogni dettaglio, ogni aspetto della meccanica, della preparazione, dell’alimentazione sono curatissimi. Non si lascia nulla al caso.

Anche con voi del Devo team?

Direi di sì, perché alla fine i tecnici sono gli stessi che lavorano con i pro’. Abbiamo gli stessi preparatori, gli stessi massaggiatori, meccanici, direttori sportivi… siamo una squadra unica e sovente corriamo insieme. Io quest’anno ho fatto due corse con loro.

Vuoi ricordarci quali?

Due corse al Nord: una in Olanda a marzo e una a giugno in Belgio.

E invece come sta andando la tua stagione? Come la giudichi sin qui?

Direi che il bilancio è più che positivo. Come squadra abbiamo vinto in Croazia all’inizio dell’anno e lì sono stato decisivo come ultimo uomo per il nostro velocista. E io ho finito quinto nella generale in un’altra gara a tappe. Poi nella fase della primavera ho avuto degli alti e bassi e infatti alla Liegi U23, alla quale tenevo moltissimo, non sono andato come volevo, ma devo dire che sono stato anche un po’ malato in quel periodo. Molto meglio al Tour de Bretagne, dove il livello era alto. Lì ho chiuso undicesimo nella generale e al Gp des Nations ho vinto la maglia dei Gpm.

Al GP des Nations, corso per nazionali, Mattio ha vinto la maglia dei Gpm
Al GP des Nations, corso per nazionali, Mattio ha vinto la maglia dei Gpm
E poi c’è stato il Giro Next Gen

Lì siamo stati un po’ sfortunati. Abbiamo perso il nostro capitano e ci siamo dovuti reinventare il Giro. Fortunatamente all’ultima tappa siamo riusciti a vincere.

Sono già due anni che sei in questo team. Hai parlato di maglie di Gpm e di ultimo uomo per gli sprint: ma che corridore è Pietro Mattio?

Non lo so bene neanche io ancora. Penso di essere un corridore che tiene bene in salita e che è anche veloce per vincere gli sprint di un gruppetto. Ma sono tutto da scoprire.

Ora quali sono i tuoi programmi?

Adesso faremo un ritiro di metà stagione a Rogla, in Slovenia. Lì resterò per dieci giorni. Poi con la nazionale under 23 andrò in altura altri 25 giorni, 20 con loro e altri cinque da me,  per preparare bene il Tour de l’Avenir che ancora non so bene come correremo, anche perché bisogna vedere se ci sarà Pellizzari. Altrimenti credo che si correrà in appoggio a Pinarello o Kajamini. Io comunque farò quel che mi dirà Amadori.

Chiudiamo con una curiosità. Prima hai detto che siete una squadra sola. Ma vi è mai capitato di essere tutti insieme?

A volte. Nella festa di fine anno e in qualche altra rara occasione. Con i grandissimi ci siamo presentati, sono davvero tranquilli, semplici. Ho scambiato qualche parola in più con Sepp Kuss, ma devo dire che sono tutti simpatici.

Notari presenta Glivar, altro sloveno da mettere sul taccuino

02.07.2024
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Al campionato nazionale sloveno, ha tagliato il traguardo in seconda posizione, dietro a Damen Novak e davanti ad un certo Matej Mohoric. Stiamo parlando Gal Glivar, giovane atleta della UAE Emirates Gen Z, la devo della UAE Emirates di Pogacar e, in questo caso, proprio del “compagno maggiore” Novak. Il ventiduenne di Novo Mesto si è dunque inserito tra i grandi. Ha incassato una ventina di secondi da Novak, ma ne ha rifilati ben due ad un campione quale Mohoric.

A parlarci di lui è Giacomo Notari, coach della proprio della UAE Emirates Gen Z, che lo segue ogni giorno passo, passo.

Gal Glivar (classe 2002) è arrivato 2° al campionato sloveno, piazzamento che gli ha consentito di vincere il titolo U23 su strada e di bissare quello a crono
Gal Glivar (classe 2002) è arrivato 2° al campionato sloveno, piazzamento che gli ha consentito di vincere il titolo U23 su strada e di bissare quello a crono
Insomma, Giacomo, chi è questo ragazzo, questo Glivar che fa quel numero al campionato sloveno?

E’ un ragazzo all’ultimo anno della categoria under 23, non è iper giovane dunque. Ma io penso che nell’era di questi baby fenomeni ci si faccia prendere un po’ la mano e non so se sia sempre un bene che emergano così presto. Ognuno ha i suoi tempi di maturazione e Gal ci sta arrivando adesso.

Chiaro…

Prima di tutto lasciatemi dire che al netto dell’atleta, è un bravissimo ragazzo: umile, educato. Anche dal punto di vista delle personalità in qualche modo è un leader, è una guida anche per gli altri della squadra e non lo è solo in virtù della sua esperienza. E’ proprio una questione di carisma. In gruppo è furbo. Si sa muovere bene, vede la corsa. Si fa trovare al posto giusto, nel momento giusto. Poi chiaramente ha anche un buon motore.

In fuga con Novak e Mohoric (foto Instagram)
In fuga con Novak e Mohoric (foto Instagram)
Ecco, quali sono le sue caratteristiche tecniche?

E’ un buon passista esplosivo direi. Infatti al campionato sloveno è andato bene anche perché il percorso era adatto a lui. Va molto bene sulle salite di 5′-7′, dato che è abbastanza leggero. Quindi può fare l’azione di attacco, come può arrivare da solo. Per esempio al Giro Next Gen alla seconda tappa ha battuto in volata Teutenberg, che è praticamente un velocista, ma certo non è per le salite lunghe. 

In Slovenia, Roglic ne è l’esempio classico, non tutti i ragazzi arrivano al ciclismo che conta con la strada classica, ma c’è chi faceva altri sport, questo vale anche per Gal Glivar?

No, no… lui è cresciuto a pane e ciclismo. Suo papà Srecko è stato un corridore e anche un direttore sportivo dell’Adria Mobil (una squadra storica slovena, ndr) e forse anche per questo è così scaltro in gara. Magari più o meno direttamente ha incamerato le direttive del padre.

Secondo al campionato nazionale: ti aspettavi che andasse così forte?

In parte sì. Mi spiego: Gal usciva bene dal Giro Next Gen. Lui era il faro di una squadra nella quale ha aiutato Torres, tra l’altro torna il discorso di prima. Un suo pregio è quello di saper aiutare gli altri, di trovare le parole giuste. Dicevo del Giro Next, ha fatto bene, ha corso in appoggio e ne è uscito con una buona gamba. In più il percorso era adatto alle sue caratteristiche anche perché in Slovenia non essendo tantissimi accorpano gli elite con gli under 23, anche per questo la distanza non era impossibile, poco più di 150 chilometri.

Glivar tra due campioni come Novak e Mohoric, questo ultimo giunto a 2’51”
Glivar tra due campioni come Novak e Mohoric, questo ultimo giunto a 2’51”
Ma assegnano due maglie, giusto?

Sì, una per categoria. 

UAE Emirates e UAE Gen Z, alla fine ha corso come una squadra unica?

Più o meno sì. E infatti Glivar ha lavorato moltissimo per Novak. Anche perché poi da un certo punto era praticamente sicuro di aver vinto il titolo under. Ma da qui a battere gente come Mohoric… non era così scontato! Tra l’altro lui e Novak sono anche compagni di allenamento, abitano vicini. Ed è stata una fuga tra amici.

Ora quali saranno i programmi di questo ragazzo?

Corre stasera al Città di Brescia, poi farà il Medio Brenta e quindi il Valle d’Aosta che per lui è un po’ duro… ma sarà comunque importante.

Pianeta giovani. L’esempio di Terrinoni, che lotta nel Lazio

07.05.2024
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Riprendiamo il filo del discorso proprio laddove lo avevamo lasciato con Ilario Contessa: «Ho insistito molto per la collaborazione con il Team Coratti perché nel Lazio hanno parecchi giovani e Pierluigi Terrinoni lavora bene». Parole non di circostanza che il direttore sportivo della Work Service-Coratti ci aveva detto poco dopo la vittoria del suo Santiago Ferraro al Liberazione juniores. Ferraro, laziale, “prodotto” di questa collaborazione veneto-laziale.

Un team del Nord dunque che cerca una collaborazione con uno del “Sud”, perché ciclisticamente parlando almeno rispetto al Veneto il Lazio è parecchio a Sud, anche geograficamente. Abbiamo così chiamato Terrinoni per conoscere il suo metodo di lavoro.

Dal Team Coratti sono passati quasi tutti i ciclisti del Lazio che sono poi diventati professionisti. Senza andare troppo indietro ma restando nel periodo della gestione di Terrinoni ne citiamo tre: Valerio Conti e i fratelli Sterbini. Evidentemente qualcosa di buono c’è.

Pierluigi Terrinoni, segue da anni il ciclismo giovanile nel Lazio
Pierluigi Terrinoni, segue da anni il ciclismo giovanile nel Lazio
Pierluigi, parole importanti quelle di Contessa…

Abbiamo parecchi ragazzi. Il mio metodo principale per avvicinarli al ciclismo parte dalla vita concreta. Se vedo un ragazzino in mtb, se vedo qualcuno che in paese o in zona si muove spesso in bici gli chiedo esplicitamente se ha voglia di provare a salire su una bici da corsa, se ha voglia di provare a fare ciclismo. La mia domanda è : “Ti va di correre in bici?”. Da 40 anni faccio così.

Metodo diretto e semplice e si fa di necessità virtù…

Per forza. Qui nel Lazio non abbiamo quella tradizione e quella cultura ciclistica che c’è al Nord, in cui almeno una persona nel peggiore dei casi in famiglia va o andava in bici. E’ difficile. Bisogna dare a ragazzo e famiglia un certo supporto, insegnargli tanto. Metterlo in bici da un punto di vista sportivo… ma mi diverto e sono soddisfazioni.

Non è facile lavorare con tante categorie e su un territorio tanto vasto
Non è facile lavorare con tante categorie e su un territorio tanto vasto
Quanti ragazzi avete?

Abbiamo 15 giovanissimi, 6 esordienti, 11 allievi e 14 juniores, di questi ultimi 5 sono del Lazio e altri 9 sono del Veneto in quella che è la Work Service-Coratti, appunto la collaborazione con Contessa. In più stiamo aspettando anche un ragazzo australiano, Vinnie Manion, che ha già vinto una corsa ad inizio stagione. E’ nel giro della sua nazionale con la quale ha disputato la Corsa della Pace qualche giorno fa in Repubblica Ceca.

Pierluigi, ma come si fa a tenere le fila di un gruppo che copre un area tanto vasto come l’intero Lazio? Tu hai corridori dal reatino al frusinate…

In effetti è un bell’impegno. Seguo io la preparazione di tutti, dagli esordienti agli juniores. La domenica sera o il lunedì mattina invio loro il programma settimanale e loro lo eseguono. Con qualche allievo di secondo anno e con gli juniores integro con l’analisi dei file. Loro hanno il potenziometro e con quello non si scappa. Però non ce n’è bisogno, ho trovato un gruppo di ragazzi molto volenteroso, molto serio.

Quindi non li hai mai tutti insieme?

D’inverno, il sabato e la domenica li radunavamo tutti qui nella “casina” di Fiuggi: dagli esordienti agli juniores. Si stava insieme e si partiva insieme, poi ogni categoria svolgeva il proprio lavoro con il proprio direttore sportivo. Mentre adesso, in piena stagione, i ragazzi di zona il martedì e il giovedì li seguo io. Gli altri invece lavorano a casa.

Santiago Ferraro, che ha vinto il recente GP Liberazione, vive nel Lazio ma grazie all’affiliazione con la Woork Service corre anche al Nord
Santiago Ferraro, che ha vinto il recente GP Liberazione, vive nel Lazio ma grazie all’affiliazione con la Woork Service corre anche al Nord
In questi temi di preparazione non hai citato i giovanissimi. Perché?

Perché li lasciamo più liberi di divertirsi e con loro la preparazione è diversa. Si parla di stare in gruppo, di tattiche, di modo di correre… Che poi siamo tornati ad avere i giovanissimi da qualche anno. L’ultima volta volta fu ai tempi dei fratelli Sterbini e di Conti. Ci eravamo concentrati con loro. Avere un vivaio serve. Anche perché prendevamo gli atleti dalle altre regioni limitrofi e spesso dovevamo ricominciare quasi dalle basi. Anche per questo, la speranza è che una volta che iniziano con noi restino fino agli juniores. Ma devo dire che sin qui, a parte un paio di casi, è sempre andata bene.

Oggi non è facile in effetti. Uno li cresce e poi se sono bravi sono richiamati presto dalle sirene degli squadroni…

E’ così e spesso in certe dinamiche ci sono anche i genitori, ma devo dire che sono e siamo fortunati alla Coratti. Abbiamo dei genitori che collaborano moltissimo, ma rispettano i ruoli. Accompagnano, aiutano nei rifornimenti, ma quando c’è la riunione o bisogna parlare con i ragazzi si fanno da parte. E se gli equilibri sono questi è anche bello coinvolgerli. Senza il loro supporto sarebbe difficile andare avanti, perché serve personale e il personale costa… Li ringrazio.

Postumia 73, servizio completo: dai giovanissimi agli juniores

13.04.2024
4 min
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Dai giovanissimi agli juniores, perché fare tutta una trafila non è solo mettere insieme quattro categorie, ma è di più. E’ un progetto in cui credere. E’ un percorso formativo. E’ il percorso dell’Asd Postumia 73.

Il Postumia 73 è una squadra veneta, di Castelfranco per la precisione. Vanta oltre 50 anni di storia e dalle sue fila sono passati tantissimi ragazzi e tanti campioni, uno su tutti l’iridato Alessandro Ballan.

A parlarci di questa squadra sono stati i componenti della famiglia Antonello, da anni alla gestione di questo sodalizio. Nicola Antonello è stato uno dei portavoce più vivaci, ma al suo fianco c’erano Marco, il presidente, Emilio, il vicepresidente, Orfeo e Matteo, tutti della famiglia Antonello appunto.

Si parte dai bambini, non solo con la bici da strada. Bello vederli anche a spasso per i boschi
Si parte dai bambini, non solo con la bici da strada. Bello vederli anche a spasso per i boschi
Dicevamo, dai giovanissimi agli juniores… 

Esatto, quattro categorie. E non sono poche. Siamo una delle poche squadre in Italia che ha ancora tutta la trafila. E’ una soddisfazione, ma anche un bel costo. 

Come si gestiscono appunto quattro categorie?

Con tanti sacrifici, tanto personale. Siamo uno staff corposo. Le spese sono tantissime, basti pensare ad uno staff di 16 persone che collaborano in quattro squadre. Abbiamo 4 furgoni, 6 ammiraglie e 6 direttori sportivi. E un totale di circa 60 ragazzi e ragazze. Noi “viviamo” con gli sponsor che si trovano e che ci danno una mano. Su tutte il nostro main sponsor 2G Verniciatura.

Come nasce il Postumia 73?

La società nasce 52 anni fa e da sempre siamo stati presenti in tutte e quattro le categorie. Solo per 4-5 stagioni, a cavallo del Covid non abbiamo fatto gli juniores, ma non appena è stato possibile li abbiamo  riproposti. E da lì è nato il progetto nuovo, col nuovo presidente e questo concetto di crescita, di trafila, di valori. Noi vogliamo far crescere e veder crescere il ragazzo. Non andiamo a pescare dagli altri team, anzi… semmai avviene il contrario man mano che si sale di categoria. Posto che poi a 16-17 anni oggi cambiano molto.

Il campione provinciale esordienti 2023 Xavier Bordignon
Il campione provinciale esordienti 2023 Xavier Bordignon
Come capite che un ragazzo non è più un bambino?

Fino a qualche anno fa lo si vedeva da junior di primo anno: lì c’era il cambiamento. Adesso invece avviene prima, l’età della “maturità” si è abbassata. Anche perché, volenti o nolenti, se non vai forte da allievo poi è difficile trovare spazio tra gli juniores, che sono la categoria più importante. E anche noi cerchiamo di adeguarci, trattandoli da grandi, con qualche piccolo ritiro, la preparazione, il potenziometro.

Seguite voi direttamente i ragazzi nell’allenamento?

Sì, abbiamo un nostro preparatore per allievi e juniores, che dà un occhio anche agli esordienti. Poi ogni categoria ha il suo diesse di riferimento e tutti s’interfacciano. Tutti remano nella stessa direzione.

Siete in Veneto, zona di grande tradizione, avete tutti ragazzi di zona?

Fino agli allievi sì. Poi per gli juniores ci si sposta verso il vicentino. Il diesse di riferimento è a Thiene. Riusciamo a fare degli allenamenti di squadra anche durante la settimana, specie con allievi e juniores. E questo va benissimo per tenerli sott’occhio e farli crescere come vogliamo noi.

La squadra di Castelfranco organizza 3-4 gare l’anno
La squadra di Castelfranco organizza 3-4 gare l’anno
Prima si è accennato al potenziometro…

Sì, per gli juniores ormai è necessario, ma fino agli allievi è un nostro dogma non utilizzarlo. Vogliamo che i ragazzi imparino a conoscersi, a conoscersi dalle sensazioni. Come dicevo, noi vogliamo dargli dei valori, farli crescere. Vogliamo fargli capire che il ciclismo non si fa solo in bici ma anche nella vita privata: il rispetto del riposo, del mangiare bene. Insomma questo non è un gioco, ma uno sport.

Famiglia Antonello, cosa vi rende felici?

Il nostro obiettivo chiaramente è quello di far diventare i ragazzi dei professionisti. Da noi sono passati oltre a Ballan anche Matteo Tosatto, Marco Bandiera, Oscar Gatto, Marco Benfatto, Federico Zurlo, Leonardo Basso, Emanuele Sella… ma è sempre più difficile perché il ciclismo è cambiato. Ed è più difficile sia per le squadre che per gli atleti.

Chiaro…

Ci piacerebbe che ci fosse riconosciuto un valore per il ragazzo che abbiamo fatto crescere. Sarebbe un premio. E invece spesso dopo la filiera restiamo con la “carta in mano”. Anche la Fci non aiuta, con tasse varie. E non è facile reperire personale competente. Come detto, abbiamo il diesse degli juniores che viene dal vicentino e quello degli allievi addirittura dal Friuli.

Matxin e l’evoluzione dei giovani: «Non trattarli da… giovani»

11.04.2024
5 min
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Ieri al Giro d’Abruzzo ha vinto Jan Christen ennesimo astro nascente di questo ciclismo sempre più famelico di giovani e giovanissimi. E anche astro nascente della UAE Emirates sempre più legata alla linea verde.

E quando si toccano questi tasti un vero astro dei giovani è Joxean Fernandez Matxin, che prima ancora di essere uno dei tecnici dello squadrone asiatico, è anche un uno dei migliori talent scout in assoluto.

Proprio qualche giorno fa, commentando alcune prestazioni dei suoi ragazzi, ma anche in generale, Matxin ha parlato di tempistiche da rispettare per alcuni giovani: non tutti sono subito maturi. E ha parlato anche di un calendario idoneo per questi atleti. E lo stesso per i giovani che sono già pronti.

Jan Christen (20 anni a giugno) ieri ha vinto al Giro d’Abruzzo. Domenica sarà impegnato all’Amstel Gold Race
Jan Christen (20 anni a giugno) ieri ha vinto al Giro d’Abruzzo. Domenica sarà impegnato all’Amstel Gold Race
Matxin hai parlato di giovani che hanno bisogno di un’evoluzione più naturale e progressiva. E’ intuibile, ma qual’è il tuo concetto preciso?

E’ il mio pensiero. Per ogni giovane, forte o fortissimo che sia, c’è un periodo che è del tutto soggettivo per arrivare alla maturazione. Quando parlo di maturazione non mi riferisco solo a quella fisica e di atleta, ma anche a quella della persona. Per assurdo a chi vince subito devi infondere calma, devi quasi frenarlo. Altri vanno aspettati e anche se sono bravi vanno aspettati.

Quindi i tempi di maturazione non sono solo fisici?

Direi di no. Un ragazzo spagnolo magari raggiunge la maturità più tardi rispetto ad un corridore straniero. Un norvegese o un danese sin da junior fa attività internazionale. Loro viaggiano, vivono esperienze. Perché il loro calendario interno non è così folto e vanno subito fuori a correre, appunto fanno attività internazionale. E questo poi li porta anche ad essere competitivi sin da subito.

Il calendario: quanto è importante e come si studia un programma adatto a quel determinato ragazzo?

Non esiste un calendario giusto in assoluto, dipende anche dalla scelta di squadra che fa il ragazzo. Dove va. Cosa va a fare in quella squadra. Che opportunità ci vedi. Per me il giovane non devi pensarlo come un giovane, ma come un corridore: campione o non campione che sia. E lo devi utilizzare e valorizzare perché è un corridore, non perché è un giovane. Per questo dico che la scelta della squadra è molto importante per la sua evoluzione. Si devi sentire valorizzato. Non devi andare in un team solo per chiudere buchi o a tirare i primi chilometri perché sei giovane… tanto hai tempo. L’evoluzione è sotto ogni aspetto, mentale, fisica, tattica. Altrimenti quel ragazzo finisce col perdersi.

Joxean Fernandez Matxin (classe 1970) è il direttore della parte sportiva della UAE Emirates ed esperto talent scout
Joxean Fernandez Matxin (classe 1970) è il direttore della parte sportiva della UAE Emirates ed esperto talent scout
Voi siete la squadra numero uno al mondo, avete vinto il ranking UCI 2023, avete tanti campioni, come fa un giovane a non perdersi in un team come la UAE Emirates?

Semplice, facendo per quel ragazzo un calendario giusto, pianificando l’intera stagione e dando direttive chiare, specificando bene quello che vuole lui e quello che vogliamo noi. Quando facciamo un programma questo va da ottobre a ottobre. In questo modo loro sanno quando devono correre, quando devono essere competitivi e quando devono essere competitivi per loro stessi.

La pianificazione è tutto insomma.

E’ importante, ma come ho detto è soggettiva. Prendiamo Del Toro per esempio. Isaac ha fatto un salto di qualità che neanche noi ci aspettavamo, è stato un salto più grande del previsto e così siamo intervenuti. Non ha fatto la Coppi e Bartali, ma ha fatto la Tirreno-Adriatico: se lo è meritato. Lo abbiamo ripianificato insieme. Ma partivamo da un progetto chiaro e completo. 

E i ragazzi condividono sempre?

Morgado, per esempio, posso dire con chiarezza che non ama troppo le classiche, ma noi sappiamo che può fare bene in quelle corse e così lo abbiamo mandato al Fiandre. Per lui era una scuola. Come è arrivato? Quinto. Erano 80 anni che un corridore così giovane non arrivava nei primi cinque. E noi non gli avevamo chiesto di fare quinto o imposto degli obiettivi. Certamente non lo abbiamo frenato.

Se serve per fare scuola e per la sua maturazione generale, perché allora avete mandato lui e non un Ayuso?

Anche Ayuso può fare il Fiandre, certo, ma è troppo leggero per quelle corse. Morgado invece può fare bene.

Morgado (classe 2004) non ama le classiche ma può vantare già una top 5 in una classica Monumento come il Fiandre. Magari cambierà idea!
Morgado (classe 2004) non ama le classiche ma può vantare già una top 5 in una classica Monumento come il Fiandre. Magari cambierà idea!
Quindi è perché vedete in lui determinate caratteristiche?

Esatto, perché Morgado ha le caratteristiche fisiche e tecniche per fare bene in certe corse. E per lui come ho detto è una buona scuola, una grande esperienza per il futuro. L’ho mandato a Le Samyn, una piccola Roubaix, sapendo che non gli piaceva, ma al tempo stesso sapendo anche poteva fare bene: è arrivato secondo. Poi magari in futuro può anche continuare a preferire altre corse, ma intanto sa che può fare bene anche lì.

E intanto il ragazzo matura… Matxin, ma tu come fai a intuire che uno allievo, uno junior sono bravi, anche se non hanno raccolto grandi risultati?

In tanti mi fate questa domanda: non so. Intuizione. Se vi chiedessi come è quella donna? Bella, brutta, bellissima? Ognuno ha i suoi parametri per giudicare. Per me alcune cose sono evidenti, non so: vedo come affrontano la gara. Faccio questo mestiere da quando avevo 21 anni. Vado alle corse, seguo molto le corse dei giovani.

Quindi tempistiche, campioni pronti e da aspettare. Ora avete anche il devo team, fate scambio di atleti?

Sì, sì, lo stiamo facendo e in un sacco di gare. Giaimi, Duarte, Guatibonza… hanno già fatto corse con i pro’. Mischiamo spesso i nostri atleti del devo team con quello WorldTour. E’ importante fargli fare queste gare per alimentare il loro sogno, per dargli grinta, per fargli fare esperienza, per far conoscere loro com’è il mondo dei pro’. E anche per fargli fare il ritmo giusto per quando poi ritornano nelle gare under 23.

Nel mondo di Nordhagen, il bimbo che vola in bici e sugli sci

14.02.2024
6 min
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Non ha vinto, ha stravinto. Jorgen Nordhagen (in apertura foto G. Williams) non ha tagliato per primo la linea di un traguardo sull’asfalto in sella alla sua bici, ma quella sulla neve inforcando gli sci stretti. Il giovane talento norvegese ha conquistato la 20 chilometri in tecnica libera ai mondiali juniores di sci di fondo a Planica, in Slovenia. Tra l’altro davanti a due italiani: Aksel Artusi (a 2’11”) e Davide Ghio (a 2’15”).

Noi appassionati di ciclismo conosciamo Nordhagen in quanto secondo agli europei, quarto al Lunigiana e spesso in lotta con i nostri ragazzi nelle più importanti gare juniores internazionali. Adesso si appresta a passare nelle fila della Visma-Lease a Bike Development e dall’anno prossimo sarà in prima squadra, quella WorldTour.

Robbert De Groot tecnico della Visma-Lease a Bike Development (foto team Visma)
Robbert De Groot tecnico della Visma-Lease a Bike Development (foto team Visma)

Quel feeling con Oslo

Nordhagen non è il primo “norge” a finire nella corazzata olandese. E viene da chiedersi quali radici abbia questo filone. Perché alcuni dei migliori ragazzi di Oslo non vadano a finire in quella che è la “squadra nazionale”, la Uno-X.

E a tal proposito va segnalata una risposta, quantomeno sarcastica, dell’allora capo proprio della Uno-X, Jens Haugland, ai media norvegesi. Gli fu chiesto perché certi talenti passassero in altre squadre straniere e non nella sua. «Non andiamo alla ricerca spasmodica dei ragazzi da far esplodere e non è detto che certe scelte di andare fuori siano sempre positive. Così come la fretta di emergere», questo in buona sostanza il contenuto della sua replica.

«Abbiamo una vasta rete di scouting, anche in Norvegia – aveva riportato TV2, emittente norvegese riprendendo Robbert De Groot – e abbiamo una linea diretta con Even Andreas Roed (direttore sportivo del Lillehammer CK Team, squadra continental, ndr). In questo modo abbiamo un certo rapporto con i giovani di talento. Crediamo che ci siano ragazzi che abbiano un grande potenziale. Molti di loro sono versatili in quanto a sport e questo è un vantaggio». 

Dagli sci alla bici

Ma torniamo a Nordhagen. Classe 2005, Jens è di Tronby, cittadina del Lier, a 35 chilometri ad ovest della capitale Oslo. Come pressoché tutti i ragazzi norvegesi gli sport non mancano nella formazione di Nordhagen e tra questi c’è anche lo sci di fondo, tanto più che vive a ridosso di Drammen appunto, uno dei templi degli sci stretti. Ogni anno, tanto per rendere l’idea, nelle vie del centro si organizza una gara di Coppa del mondo seguita persino dal re.

Jorgen scia d’inverno e pedala d’estate. Si mette definitivamente in mostra nell’estate del 2022 al Birkebeinerrittet, una sorta di festival nazionale della Mtb. In quell’occasione mette alle spalle corridori elite di primo piano, lui che aveva appena 17 anni. A quel punto l’attento talent scouting della Visma-Lease a Bike (allora Jumbo-Visma), che comunque si era già fatto avanti, accelera per la firma del contratto. 

Quel background sportivo di grande versatilità di Nordhagen emerge subito. In appena due anni di attività su strada, tra gli juniores ottiene risultati formidabili e soprattutto in crescendo.

Nel 2022 esordisce con un terzo posto alla Corsa della Pace. Va forte al Valromey, vince il titolo nazionale a crono ed entra nella top ten iridata.

Nel 2023, al secondo anno di categoria, vince il trittico dell’Eorica Juniores, la Corsa della Pace e bissa il titolo a crono fino ad ottenere l’argento agli europei a crono alle spalle di Albert Withen Philipsen, altro super talento, ma danese, che dal 2025 sarà alla Lidl-Trek. Il ragazzo norvegese nel frattempo d’inverno continua a sciare… e a vincere. Persino due idoli come Petter Northug e Therese Johaug sono rimasti colpiti dalla sciata e dalla cattiveria agonistica di Jorgen.

La Jumbo Devo organizza un camp di sci di fondo. Due settimane in cui i ragazzi sciano e imparano anche a cucinare sano (foto team Visma)
La Jumbo Devo organizza un camp di sci di fondo. Due settimane in cui i ragazzi sciano e imparano anche a cucinare sano (foto team Visma)

Parola a De Groot

Robbert De Groot, il capo del team di sviluppo della Visma-Lease a Bike ci ha raccontato qualcosa di più su Nordhagen. E su come lo abbiano scovato.

«Abbiamo buoni contatti con l’NTG Lillehammer (una scuola superiore dello sport, ndr) – dice De Groot confermando quanto scritto in precedenza – e con il sistema sportivo norvegese in generale, da cui provengono anche altri corridori che sono (o sono stati, ndr) alla Visma, come Foss, Staune-Mittet e Hagenes. Avevamo adocchiato Jorgen già nel 2022.

«Questi due sport, lo sci di fondo e il ciclismo, hanno grandi somiglianze in termini di capacità di resistenza e questi giovani combinano le due discipline. Per metà anno sono sugli di sci e per metà sulla bici. Quest’inverno abbiamo partecipato anche noi al suo allenamento sugli sci». Hanno fatto un training camp sugli sci stretti in Norvegia e a fare da maestro c’era proprio Nordhagen.

Segno che in casa Jumbo non “prendono” e basta, come accusa qualcuno, ma osservano, seguono, accompagnano e incamerano continuamente nuovi dati ed esperienze.

Quest’anno Nordhagen aveva espresso il piacere di disputare i mondiali di fondo juniores, la sua ultima apparizione sugli sci stretti. La Visma-Lease e De Groote lo hanno accontentato. E tutto sommato la mossa, visti i buoni rapporti con lo sport norvegese, ha fatto comodo ad entrambi.

«Per preparare i mondiali di fondo a Planica – prosegue De Groot – abbiamo usato pochissimo la bici. Solo qualche volta per ritagliarci qualche ora in più dopo lo sci e quando ne avevamo bisogno a causa delle condizioni meteorologiche». Nordhagen stesso ha detto che ha sfruttato qualche volta i rulli, ma poco più.

Nordhagen in una gara di sci di fondo in Norvegia. Gli esperti dicono sia molto bravo nella tecnica libera e abbia una grinta enorme (foto Terje Pedersen)
Nordhagen in una gara di sci di fondo in Norvegia. Gli esperti dicono sia molto bravo nella tecnica libera e abbia una grinta enorme (foto Terje Pedersen)

Partenza dall’Italia

Secondo il tecnico olandese Nordhagen ha delle ottime capacità di guida. In gruppo si muove molto bene. E certe capacità probabilmente vengono dall’equilibrio richiesto dagli sci da fondo.

«E’ anche molto forte a crono e ha grandi doti di scalatore – va avanti De Groot – In generale è un ragazzo molto calmo e nonostante sia giovane è già maturo. Mi sembra altamente concentrato sui suoi compiti e ha un grande desiderio di svilupparsi e ottenere il meglio da se stesso».

E ora cosa prevede il programma di Nordhagen? «Dopo questa stagione sciistica – conclude De Groote – che si è conclusa con la sua medaglia d’oro, prima ci riposeremo e poi ci prenderemo otto settimane per la trasformazione e la preparazione per la stagione ciclistica. E poi, se tutto va secondo programma, Jorgen inizierà a correre all’inizio di aprile al Giro Belvedere in Italia!».

Otto settimane, è il tempo per “ridisegnare” il fisico: da sciatore a ciclista. C’è l’esigenza soprattutto di snellire la parte superiore, che poi è l’opposto di quanto lo stesso Nordhagen ha dichiarato in autunno. «Ci metto sempre un po’ a ingranare – spiegava Jorgen in un blog di sci di fondo norvegese – perché mi manca la forza necessaria nella parte superiore. E infatti vado forte da febbraio-marzo».

U23: Amadori tra un buon 2023 e il fronte straniero che lo attende

10.12.2023
5 min
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Il 2023 degli under 23 italiani non resterà negli annali, al tempo stesso però non si può dire che sia stato un anno negativo. Di certo sfortunato, ma nel complesso la nazionale guidata da Marino Amadori ha risposto presente. E nonostante tutto è anche arrivato un oro iridato, quello a cronometro firmato da Lorenzo Milesi.

Busatto, De Pretto, Buratti, Romele, Belletta e ancora Piganzoli e Pellizzari… alla fine tutti gli azzurri sono sempre stati nel vivo delle gare disputate. E se non fosse stato per cadute e forature in momenti topici, magari avremmo portato a casa qualcosa in più. Come a dire che la base c’è ed è questo quello che conta e che ben sa lo stesso Amadori.

Marino Amadori (classe 1957) con i suoi ragazzi in ritiro prima dell’Avenir di quest’anno
Marino Amadori (classe 1957) con Davide Piganzoli in ritiro prima dell’Avenir di quest’anno
Marino che anno è stato quello dei tuoi ragazzi?

Nel complesso direi un buon anno. Sicuramente ci è mancata una medaglia su strada al mondiale e all’europeo, eventi in cui avevamo i ragazzi giusti per conquistarle, e per quello dico che la ciambella c’è, ma è senza buco. Nonostante ciò abbiamo vinto la classifica generale della Coppa delle Nazioni, che magari passerà in secondo piano, ma parla della costanza di rendimento e si basa sull’insieme dei punteggi dei ragazzi, e non era semplice. E abbiamo vinto l’oro con Milesi a crono che, ricordo, ha battuto dei signor corridori.

Si parlava del gruppo: una buona base. Magari non saranno stati i ragazzi d’oro del 2021, ma siamo meno distanti di quanto possa sembrare…

Dico che è un buon gruppo, una buona base di lavoro e lo dico perché nel corso dell’anno ho potuto far ruotare molti atleti. Hanno corso in parecchi con la maglia azzurra e sempre a buon livello. E se abbiamo lavorato bene bisogna dire grazie alla Federazione e alle squadre.

Non è facile parlare di singoli, ma c’è qualcuno che ti ha sorpreso in positivo e qualcuno da cui ti aspettavi qualcosa in più?

Dobbiamo capire che in questo momento in Italia non abbiamo il super talento. Abbiamo dei buoni corridori che potranno essere protagonisti anche tra i pro’. Quindi non c’è nessuno che mi ha stupito soprattutto in negativo. Molti di questi ragazzi vengono dalle professional o dalle development delle WorldTour questo significherà pur qualcosa. Quindi non c’è nessuno che mi ha deluso al 100 per cento. 

Oltre all’oro di Milesi, non va dimenticato il secondo posto di Pellizzari all’Avenir
Oltre all’oro di Milesi, non va dimenticato il secondo posto di Pellizzari all’Avenir
Hai parlato di WorldTour, professional, devo team…

Il ciclismo sta cambiando a livello mondiale e noi dobbiamo adeguarci. Lo scorso anno cinque juniores italiani sono passati nelle development delle WorldTour, quest’anno saranno 8, chiaramente tutte squadre straniere (in Italia non c’è una WT, ndr). Una volta era impensabile. Una volta erano gli stranieri che venivano in Italia. Oggi fra le WorldTour e le professional ci sono 20 team che hanno la development e qualcuno ha anche quella juniores e agganci con categorie ancora più giovani. Si sta andando nella direzione del calcio. Di conseguenza questi grandi team vanno in giro per il mondo e si assicurano i ragazzi più promettenti su cui lavorare per crescerli in casa.

Perché un ragazzo dovrebbe scegliere di andare fuori? Okay l’influenza dei procuratori, dei talent scout…

Io credo che il motivo principale sia il nostro calendario gare, un calendario un po’ vecchio. Mi spiego: abbiamo tante gare, una dietro l’altra, ma spesso sono prove piccole. All’estero ci sono meno gare, spesso più importanti e in questo modo si può fare una programmazione. Si può impostare una preparazione mirata. Da noi è impossibile fare una pianificazione.

Vuoi dire che prendono subito un’impostazione da professionisti?

All’estero ci sono molti under 23 che hanno fatto non più di 30-35 giorni di gara nell’arco della stagione, con 4-5 corse a tappe. Da noi ormai ce ne sono rimaste due o tre, Giro under incluso. E’ chiaro che all’estero hanno una proposta di crescita che in Italia non c’è. Mi auguro che qualche corsa a tappe possa tornare. In Fci ne parliamo, ma non è facile. Serve anche una certa collaborazione con organizzatori e squadre.

A questo punto con tanti ragazzi in giro per mezza Europa viene da chiederci come cambia il tuo lavoro, Marino. Come cambia il lavoro del cittì? Vai più in giro? Guardi gli ordini d’arrivo delle prove straniere?

Innanzitutto facciamo parecchia attività come nazionale, la Coppa delle Nazioni ne è un esempio, in più abbiamo fatto l’altura. E seguo tutte le internazionali in Italia che non sono poche. Il tempo di basarsi sugli ordini d’arrivo è passato. Poi chiaramente li guardo, ci mancherebbe. Ma mi interfaccio molto anche con i direttori sportivi e con i ragazzi stessi. Già ora, per esempio, ho in mente una rosa allargata per il 2024.

I ragazzi di Amadori hanno vinto la Coppa della Nazioni. Qui la prova a tappe in Polonia, la Orlen Nations Grand Prix, dove Piganzoli è stato secondo
I ragazzi di Amadori hanno vinto la Coppa della Nazioni. Qui la Orlen Nations Grand Prix, dove Piganzoli è stato secondo
E come ti regoli?

Parto dal mondiale, il primo obiettivo, e da lì scelgo una rosa allargata, che potrà costituire la nazionale per quell’evento, ma anche per gli altri. Poi man mano con le gare e nel corso dell’anno farò scelte più oculate, programmerò l’avvicinamento ai grandi eventi come appunto il mondiale o l’Avenir. Senza dimenticare che anche i ragazzi di primo anno oggi possono già fare molto bene.

Una volta Marino convocare i veri under 23 era, giustamente, un tuo cavallo di battaglia: oggi è impensabile. E’ così?

Finché l’UCI non mette nessun vincolo è così. Convocare un under 23 che fa attività nazionale (vecchio stile) non avrebbe senso. Credo che con eventi come l’Avenir, il mondiale, l’europeo affrontati in un certo modo i ragazzi possano fare un’esperienza importante che si ritroveranno anche tra i pro’. E parlo soprattutto della programmazione per arrivare a quell’evento, all’avvicinamento. E magari quando lo faranno da pro’ sapranno già di cosa si tratta.

Quali sono i tuoi programmi nel breve periodo?

Fra non molto andremo a vedere il percorso iridato e tra qualche giorno andrò a Montichiari per fare dei test a 30-40 ragazzi, tra di loro ci sono anche tre, quattro ragazzini davvero interessanti. La cosa che mi è piaciuta molto è che in tanti hanno avuto piacere di esserci, segno che la nazionale fa gola. Forse è anche è un modo di mettersi in mostra, ma comunque fa gola e mi consente di avere la famosa base allargata.