Partenza 1° Trittico Rosa della Marca Trevigiana, Castelfranco Veneto, Alessandro Ballan, donne allieve

Come si fa ora che la spremitura inizia dagli allievi?

14.10.2025
6 min
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«Vengo dalla scuola Fiorin – disse Rebecca Fiscarelli, 17 anni, campionessa del mondo delle velocità a squadre juniores – dove la multidisciplina è all’ordine del giorno. Negli allievi ho sempre fatto strada, pista e ciclocross. Preferisco la pista perché mi è sempre piaciuta, però penso che al giorno d’oggi per crescere si debba provare tutto. Anche perché da una specialità impari cose nuove che puoi applicare nell’altra. Il ciclocross per guidare in pista, la strada per avere resistenza nel cross. Da ognuna hai un beneficio, per cui mettendo tutto insieme, hai sicuramente una marcia in più».

Rebecca Fiscarelli, che oggi corre con Conscio Pedale del Sile, fino al 2024 ha corso con la GS Cicli Fiorin
Rebecca Fiscarelli, che oggi corre con Conscio Pedale del Sile, fino al 2024 ha corso con la GS Cicli Fiorin

La scuola Fiorin

Era il punto di partenza per parlare con Daniele Fiorin, padre dei due azzurri (Sara e Matteo) a proposito dei vantaggi della multidisciplina fra gli allievi. Invece si è trasformato in un preoccupato grido di allarme sulla piega che sta prendendo il ciclismo anche nelle categorie più giovani. I tempi di Federica Venturelli e Anita Baima,  sembrano lontanissimi e ancora di più quelli di Maria Giulia Confalonieri e Alice Maria Arzuffi, come pure Grimod ed Elena Bissolati

«Con la mia società, io mi fermo alle categorie giovanili – dice Fiorin – perché non ho quelle sopra. E dico che è già tanto riuscire a portarli a fare questo discorso negli allievi. La maggior parte non lo vedono, anche per semplicità. E’ molto più comodo farsi la preparazione invernale tranquilli, al posto di andare a prendere freddo nel ciclocross. E’ molto più comodo non portarli in pista e farli allenare solo su strada. Stiamo andando verso l’esasperazione anche nelle categorie giovanili. Semplicemente non c’è più il tempo per andare in pista, non c’è più il tempo per fare altro che ore, ore, ore, allenamenti, allenamenti, allenamenti. Sono stato sull’orlo di chiudere la società, perché se non c’è un cambiamento, non andiamo molto lontano».

La famiglia Fiorin al completo: Daniele, Marianna e i figli atteo e Sara
La famiglia Fiorin al completo: Daniele, Marianna e i figli Matteo e Sara
La famiglia Fiorin al completo: Daniele, Marianna e i figli Matteo e Sara
La famiglia Fiorin al completo: Daniele, Marianna e i figli Matteo e Sara
Che cosa vuoi dire?

I miei corridori ancora da allievi fanno circa 10 ore alla settimana. Che possono essere anche 9 oppure 11 a seconda della settimana, del carico oppure no. Ormai siamo arrivati a donne allieve di primo anno, di cui non faccio i nomi, che fanno 18 ore alla settimana. Mia figlia Sara, che quest’anno era WorldTour con la Ceratizit, mi ha detto che ne fa 18-19. Per cui siamo arrivati che le allieve si allenano come le professioniste.

Diciotto ore sono tante…

Visto che un giorno di riposo devi darglielo, vuol dire che fanno in media tre ore ogni giorno e inoltre hanno da pensare alla scuola. Quindi andare in pista, prendere la macchina, un’ora per andare e un’ora per tornare, sono già due ore buttate via. Questo è il principio. E infatti il numero dei corridori che vanno in pista sta calando. Il ciclocross d’inverno tiene ancora, ma andando avanti non so come finirà. E io sono stato sul punto di chiudere, perché non sono disposto ad arrivare a quegli eccessi. Non riesci a insegnare più nulla, la tattica ad esempio. Facendo 18 ore alla settimana, con il nutrizionista e l’attenzione al grammo, basta che aprano il gas e non gli stai dietro.

E chi si allena di meno?

Lo perdiamo. Quelli che vogliono crescere gradatamente non trovano squadra, hanno paura di non trovarla, perché non è più il loro sport. Con questo livello, chi si sviluppa più tardi fa 10 chilometri e si ritira. Fra qualche anno invece perderemo quelli che arrivano presto di là e sono già finiti. Quindi, se non cambiamo qualcosa, non so quanto potremo andare avanti.

Federica Venturelli ha corso su strada, nel cross e in pista fino agli U23: ora tiene strada e pista
Federica Venturelli ha corso su strada, nel cross e in pista fino agli U23: ora tiene strada e pista
Un meccanismo tutto sbagliato, anche nei confronti di chi viene fatto allenare all’eccesso…

E’ sbagliato dopare, tra virgolette, le tue prestazioni allenandoti come un professionista a 15-16 anni, non è la cosa giusta.

Nelle 10-11 ore dei tuoi ci sono anche pista e cross?

D’inverno, utilizzo il ciclocross come preparazione, associato alla palestra, per le abilità di guida e perché comunque la gara di cross è una cronometro, quindi a livello metabolico e di forza, è un ottimo lavoro. D’estate faccio prevalentemente pista e strada. Fiscarelli faceva palestra un paio di volte alla settimana, soprattutto l’anno scorso visto che si è indirizzata verso la velocità. Faceva anche il ciclocross che poteva anche essere associato alla palestra. O prima come riscaldamento prima di cominciare con i pesi, oppure dopo per sciogliere e fare tecnica. Non ho mai uno schema fisso. E poi c’era anche il giorno che uscivano su strada, anche con la bici da cross. Invece la domenica, dato che lei è una pistard, non era detto che gareggiasse.

Però ha rivendicato il cambio di bici come una fase formativa importante.

Un anno ho preparato su pista il campionato italiano di ciclocross. Quando c’era Montichiari aperta, anche se la domenica gareggiavano nel ciclocross, il sabato pomeriggio noleggiavo per due ore la pista e andavamo. Abbiamo vinto un campionato italiano con Alessandra Grillo a Monte Prat, quindi in salita, avendo trovato il colpo di pedale in pista. Non ci crede nessuno, forse certe cose le può pensare solo un matto come me, però posso dire che in pista in quegli stessi anni ci ho trovato più di una volta Marco Aurelio Fontana, che faceva cross e MTB.

Dino Salvoldi, cittì degli juniores e della pista azzurra, ha dedicato parecchio tempo a valutare gli allievi più interessanti a Montichiari
Dino Salvoldi, cittì degli juniores e della pista azzurra, ha dedicato parecchio tempo a valutare gli allievi più interessanti a Montichiari
Perché fare tutto?

Perché ogni specialità ti porta qualcosa e quando poi componi il puzzle alla fine viene fuori quello che hai fatto e ti ripaga. Non vuol dire che devi fare per tutta la vita due o tre discipline, ma impari tanto. Un esempio, magari sciocco.

Avanti…

Terza tappa del Giro donne a Trento, la famosa caduta nella rotonda a 3 chilometri dall’arrivo. Porto sempre l’esempio di mia figlia Sara. Le volano tutte davanti, strada piena. Volano quelle dietro e lei in mezzo rimane in piedi. Perché le altre pinzano e vanno per terra, specie con i freni a disco e nelle rotonde dove c’è sempre un po’ di olio di scarico per terra. Se invece sei abituato sul fango, dove si scivola per niente, sai che devi gestire la frenata e hai qualche possibilità in più di stare in piedi. Poi le è partita la bicicletta, è andata in derapata. E nel cross ha imparato che se sei in derapata e ti va via la bicicletta, devi mollare il freno per raddrizzarla, perché se continui a frenare vai per terra.

C’è una morale secondo te?

Si sta spingendo troppo fra gli allievi. Bisogna far capire alle società e ai preparatori che forse è meglio stare un po’ più tranquilli. Tutti corrono per vincere, ma senza dover per forza stravincere. E non è detto che vincere con la forza sia l’unico sistema, ma serve il tempo per insegnarlo. A livello giovanile dobbiamo curare non solo la forza, ma anche il cervello. Per me il corridore migliore è quello che prima usa il cervello perché fa fatica a stare a ruota. E poi quando inizierà ad allenarsi seriamente, sarà un atleta completo, che farà la differenza.

Bragato e le ragazze, in Cile con tante speranze

13.10.2025
5 min
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Anche per le donne è tempo di mondiali su pista a Santiago del Cile. Se per il settore maschile Salvoldi parte senza grandissime prospettive legate ai risultati, opposto è il discorso che riguarda le ragazze, perché Diego Bragato avrà a disposizione quasi tutto il meglio del settore. Quindi le attese sono ben diverse, anche se dei punti di contatto fra i due sessi ci sono, anche a livello di sperimentazione.

Il tecnico azzurro, al suo primo anno alla guida delle ragazze (ma con il supporto immancabile di Marco Villa, pronto anche a subentrargli visto che la moglie di Bragato è in dolce attesa) ha idee molto chiare sulla spedizione, alla quale tiene anche pensando a Los Angeles ’28.

«E’ vero – spiega Diego – che questi mondiali non valgono per la qualificazione olimpica, però ci danno i punti che ci permettono il prossimo anno di esserci nelle prove di Coppa del mondo e nei prossimi mondiali per poter iniziare la qualificazione. Quindi hanno un valore relativo ma non troppo, per quello è importante esserci ed è importante far bene. Noi lo prendiamo un po’ come un punto di ripartenza perché alle ragazze quest’anno non abbiamo chiesto super impegni. Avevamo gli europei a inizio stagione e poi abbiamo dato il secondo appuntamento a fine anno per i mondiali».

La Alzini nel quartetto azzurro, che punta senza mezzi termini alle finali per le medaglie
La Alzini nel quartetto azzurro, che punta senza mezzi termini alle finali per le medaglie
Hai avuto modo di lavorare con loro?

Ci siamo visti spesso in pista. E, devo dire, mi sono piaciute perché hanno chiesto loro di esserci e di lavorare, quindi le abbiamo lasciate libere, ma non hanno mai mollato la presa, dimostrando che ci tengono. Hanno partecipato a gare internazionali, Pordenone, Fiorenzuola, poi abbiamo fatto le gare ad Aigle, a Gand. E’ una ripartenza per un ciclo importante, ma sono fiducioso che andiamo con un gruppo che può far bene.

Le prospettive sono un po’ diverse rispetto al gruppo maschile. Salvoldi porterà molti giovani in questa occasione. Tu invece partirai proprio dallo zoccolo duro della nazionale… Come si presentano a questo appuntamento, visto che nelle ultime uscite su strada hanno mostrato di soffrire un po’ in questo periodo?

E’ vero che andiamo con lo zoccolo duro, ma sarà un’occasione per amalgamare il gruppo e reinserire Venturelli che per noi è una pedina importante. Dovevamo farlo agli europe, ma a causa di infortuni non siamo riusciti a lavorare bene per il quartetto, mentre qui vogliamo iniziare ad amalgamarla con il gruppo anche per la prova a squadre. Quindi per noi sarà l’occasione di vederla anche nel quartetto. Non nego che su strada ci sono stati degli alti e dei bassi, anche a causa di parecchi infortuni.

Per la Venturelli, reduce dal titolo europeo U23 a cronometro, sarà il primo test nel quartetto
Per la Venturelli, reduce dal titolo europeo U23 a cronometro, sarà il primo test nel quartetto
Per la Venturelli, reduce dal titolo europeo U23 a cronometro, sarà il primo test nel quartetto
Per la Venturelli, reduce dal titolo europeo U23 a cronometro, sarà il primo test nel quartetto
La cosa ti preoccupa?

Non tanto, ma devo considerare come si arriva a questi mondiali. La stessa Alzini ha vinto, ma ha dovuto recuperare da una serie di infortuni e quindi è stata un’annata un po’ particolare, per lei come per altre. Però non stanno male. Agli ultimi europei Guazzini e Venturelli hanno fatto bene: Federica ha vinto, la Guazzini ha dato un contributo importante nel team relay. E anche Martina Fidanza l’ho vista bene in questi giorni, quindi io sono abbastanza fiducioso, possiamo andare a far bene e tornare a riconfermarci tra quelle prime quattro del mondo che è il nostro posto, relativamente all’inseguimento a squadre.

Con l’ingresso della Venturelli, tecnicamente quanto cambia il quartetto?

Molto perché diventa un terzo o quarto ruolo che effettivamente incide parecchio, ci permette anche di girare un po’ le carte e di muovere anche in posizioni diverse le altre ragazze. Non avremo Elisa Balsamo al mondiale, con lei l’avevamo concordato e non significa che non ci tiene. Anzi di recente ha partecipato anche a una gara internazionale ad Aigle proprio per avere i punti che le serviranno per la Coppa del mondo e quindi ci sarà molto probabilmente Venturelli al suo posto. Cercherò di inserirla senza dover cambiare molto le dinamiche per adesso.

Martina Fidanza è una delle ragazze più attese, anche per le prove di endurance
Martina Fidanza è una delle ragazze più attese, anche per le prove di endurance
Per quanto riguarda la Madison riconfermerai la coppia olimpionica?

L’idea è quella, perché sono ragazze che stanno crescendo e ci credono e quindi hanno voglia di continuare a cimentarsi. L’intenzione con Marco Villa è proprio quella di riconfermare quella coppia lì.

Che mondiale ti aspetti anche dal punto di vista della trasferta, della tipologia del velodromo?

La pista io non la conosco, quindi per me sarà un po’ una scoperta. Le ragazze ormai sono abituate a cambiare fusi e spostarsi per il mondo, quindi penso che non sia un grosso problema arrivare ed adattarsi. Vedremo poi la situazione che troveremo, ma siamo tutti quanti abbastanza abituati a questo. Partiamo con le idee chiare, andiamo lì sereni e concentrarci su quello che dobbiamo fare senza troppe distrazioni, perché siamo una squadra che deve diventare solida anche nell’approccio a gare importanti.

La Guazzini non ha convinto agli europei, ma negli allenamenti è parsa in bella ripresa
La Guazzini non ha convinto agli europei, ma negli allenamenti è parsa in bella ripresa
Parlavi della Venturelli, ma chi altro stai considerando anche per entrare nel gruppo e che possa essere utile già in questo quadriennio?

Il gruppo delle ragazze che c’erano a Parigi è giovane e su quello lavoreremo con l’aggiunta di Venturelli che comunque ha lavorato con le ragazze anche in quel periodo. Quest’anno abbiamo fatto uno sforzo per allargare la rosa delle atlete a partire dalle under 23, ma non solo, che possono darci supporto nel progetto e anche, perché no, ricambio a questo. Abbiamo anche ragazze che vogliono rientrare, come Vitillo, Barbieri che sono elite e comunque a disposizione. Altre ragazze mi stanno contattando per tornare a lavorare anche su pista e questo mi fa piacere. Quindi diciamo che il gruppo è solido e formato, ma intorno ci sono atlete che hanno voglia di farne parte e che possono anche mettere in crisi le nostre scelte. E da selezionatore è la condizione migliore che si possa avere…

Campionati europei 2025, cronometro, Federica Venturelli

Ancora Remco. Ganna 2°. Ma il tricolore splende con Venturelli

01.10.2025
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Altro che stanchezza, altro che viaggio lungo: 72 ore dopo la folle prova iridata, Remco Evenepoel va a prendersi anche il titolo europeo a cronometro. E lo fa indossando la fresca maglia iridata e conquistando una maglia che a questo punto non vedremo mai. Ma tant’è.
La bella (o brutta) notizia è che Remco ha battuto di nuovo Filippo Ganna. Bella perché alla fine Pippo è sempre lì, brutta… perché gli è arrivato davanti.

Ma certo la notizia di giornata, per noi italiani, è senza dubbio l’oro di Federica Venturelli tra le under 23. Una vittoria netta, schiacciante, con (quasi) lo stesso distacco che Remco ha inflitto a Ganna. Si apre così con una abbuffata di crono la cinque giorni di campionati europei in Francia, nella zona della Drôme-Ardèche.

Evenepoel formidabile: 72 ore dopo la corsa in linea in Africa eccolo mangiarsi i 24 km della crono europea
Evenepoel formidabile: 72 ore dopo la corsa in linea in Africa eccolo mangiarsi i 24 km della crono europea

Venturelli d’oro

La prima news che giunge dal dietro le quinte, nel vero senso della parola, è mentre Federica è al controllo antidoping. Al suo fianco c’è una donna che di maglia azzurra e grandi successi ne sa qualcosa: Marta Bastianelli.
«Appena è arrivata – ci dice Marta – ha detto finalmente, come se si fosse liberata. Era davvero contenta, felice. Federica è una ragazza fortissima che a volte ha solo bisogno di credere un po’ più in sé stessa e oggi ci è riuscita alla grande».

Una vera macchina schiacciasassi è stata Venturelli. Dopo il bronzo iridato eccola prendersi l’oro continentale. Il tracciato europeo era circa 2.000 metri più lungo rispetto a quello africano, ma con oltre 100 metri di dislivello in meno, o meglio il 30 per cento. Ed ecco che Federica ha potuto dare sfogo alla sua potenza e, se vogliamo, anche alle sue doti di pistard.

L’azzurra, che è atleta della UAE Development Team e che dal 2026 passerà al team WorldTour, è partita con un setup a dir poco aggressivo: doppia corona 58-44 all’anteriore con l’11-34 al posteriore.

Dopo il bronzo iridato Venturelli si prende l’oro continentale. La sua crescita è costante e potente
Dopo il bronzo iridato Venturelli si prende l’oro continentale. La sua crescita è costante e potente

In bici con Federica

E partendo proprio da quei rapporti, ecco le parole di Venturelli. «Quale rapporto mulinavo di più? Non so, so solo che volevo mantenere le 95-100 rpm, cioè quelle che mi danno una buona sensazione di gamba piena. Ma in qualche tratto in discesa ho spinto il massimo rapporto».

Federica è ai massaggi mentre racconta. La voce è quella di chi è felice, ma anche consapevole: insomma dei veri campioni che non si lasciano andare alla gioia sfrenata.
«In questa crono più che crederci – racconta la fresca campionessa europea – ci speravo. La forma era buona e il percorso era adatto alle mie caratteristiche, in quanto più filante».

Ma un altro “oro” Federica ce lo regala mentre racconta la sua crono: un vero compendio di tecnica, musica per gli appassionati.
«Oggi c’era molto vento – spiega Venturelli – così abbiamo deciso di gestirci nella prima metà della crono per poi dare il massimo nella seconda, perché col vento potevano esserci maggiori differenze. Guardavo i watt ma non tanto per i numeri in sé, quanto per vedere se quei valori corrispondessero alle mie sensazioni, pensando sempre a poter aumentare nel finale. In pratica partire al 90 per cento del mio potenziale nella prima parte e poi dare tutto. Per me le sensazioni restano centrali».

Ganna secondo sull’arrivo di Étoile sur Rhône. Il piemontese ha dato tutto
Ganna secondo sull’arrivo di Étoile sur Rhône. Il piemontese ha dato tutto

Ganna vs Remco

Mentre si scrutano i vari ordini di arrivo e non si può certo gioire per il 12° posto di Vittoria Guazzini e il 14° di Lorenzo Milesi, ecco che si passa a parlare di Pippo Ganna. Intanto va avanti l’immensa gioia di e per Venturelli.

«Appena sono arrivata – riprende Federica – ero troppo stanca per pensare alla vittoria. Ci ho messo un po’ a realizzare. E poi ero anche un po’ tesa per le ultime due ragazze che dovevano arrivare. Insomma ero un mix tra stanchezza e agitazione!».

Agitazione che di certo non aveva Evenepoel. Ormai Remco è ufficialmente la bestia nera di Filippo Ganna. Che le crono siano filanti o mosse, financo dure, il belga lo precede. E’ dalla crono alla Vuelta 2023 che Ganna non batte Remco a cronometro. E il più delle volte il belga è arrivato primo e Pippo secondo. La cosa preoccupante è il trend del distacco. Sin qui si parlava di 6”-14”, stavolta siamo arrivati a 43”. Come mai?

E’ Remco che è volato o Pippo che non era al suo top? Forse, ma in tal senso siamo nel pieno campo delle ipotesi, una via di mezzo. Di certo il belga è in una condizione stratosferica, Ganna sta bene ma non sappiamo se era sui suoi valori migliori di sempre.

Questione di vento?

Il vento ci ha messo lo zampino. Vedevamo come tutti quelli più alti, quindi Ganna, ma anche Stefan Küng, Vacek e Josh Tarling, sbandassero non poco. Mentre Evenepoel era molto più stabile. Essendo più basso era meno esposto alle folate laterali.
«Ho fatto la mia gara – ha detto Ganna dopo la cronometro – e sono contento della prestazione. Non pensavo che Remco riuscisse a recuperare le fatiche del mondiale in così poco tempo. E’ stato bravo, ha fatto un tempone, non ho nulla da rimproverarmi. Il vento? C’era per tutti, ma sicuramente il sottoscritto ha un fisico più imponente degli altri ragazzi saliti sul podio». Insomma la nostra teoria non era poi così sbagliata.

A Ganna dunque non si può rimproverare nulla. Lui stesso ha rifilato 25” al terzo, vale a dire oltre 1” al chilometro. E anche la tattica di partire forte per mettere pressione a Remco, tattica studiata con il cittì Marco Villa, non era poi così sbagliata. Semplicemente Remco è stato più forte.

Campionati del mondo 2025, Kigali, Federica Venturelli, Monica Trinca COlonel sfinite dopo il team mixed relay

Azzurri, il podio sfugge, ma Venturelli se ne va con il sorriso

25.09.2025
5 min
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KIGALI (Rwanda) – Il mondiale di Federica Venturelli è finito ieri sera con il quarto posto nel mixed relay vinto nuovamente dall’Australia con 5” sulla Francia e 10” sulla Svizzera. Gli azzurri si sono piazzati subito dietro, ma con un passivo ben più pesante di 1’24”. Dalla parte della lombarda resta il podio nella cronometro under 23 centrato lunedì a 2’11” dalla vincitrice Zoe Backstedt e 21″ dall’argento. Considerato che il percorso era tutto fuorché adatto a lei, quel bronzo vale anche qualcosa di più. Ma siccome con Federica ci piace scherzare e ci piace la sua dedizione allo studio, le tendiamo un tranello banale. Che forse lo è un po’ meno dato lo sforzo appena sostenuto: «Da quali elementi si ottiene il bronzo?».

Guarda e strabuzza gli occhi, perché non se l’aspettava. Ride e intanto pensa. «Il rame – risponde – e lo stagno?». Non è sicura, ma la risposta è esatta. «Davvero? Allora questo lo scrivi». Ecco qua, tutto scritto: promessa mantenuta.

Campionati del mondo 2025, Kigali, Federica Venturelli
Il bronzo nella crono delle U23 è un premio che vale, vista la difficoltà del percorso
Campionati del mondo 2025, Kigali, Federica Venturelli
Il bronzo nella crono delle U23 è un premio che vale, vista la difficoltà del percorso
Possiamo dire che questo non era il percorso per te?

Assolutamente, non era proprio il mio percorso ideale. Tanto dislivello. La prima salita è un po’ più pedalabile, però comunque abbastanza lunga e impegnativa: 2,5 chilometri che si sono fatti sentire. Ma soprattutto lo strappo finale era devastante. Il pavé sembrava non finire mai. Però alla fine, quando si arriva a quel punto, si cerca di dare tutto fino alla fine. Non si guarda neanche più quanti metri mancano e si pensa solo ad andare più forte possibile per finire prima la sofferenza (ride come per esorcizzare il mal di gambe, ndr).

Provando a fare un confronto, senti di essere andata meglio nella crono individuale o nel mixed relay?

E’ difficile comparare una crono individuale con il mixed relay, però in realtà penso di essere andata più forte oggi. Probabilmente perché ho avuto un paio di giorni in più per abituarmi alle condizioni del clima e un po’ all’altura. E anche per vedere meglio il percorso e imparare a gestirlo meglio. Però sono soddisfatta comunque di tutte e due le prove.

Diamo un peso a quel bronzo?

E’ sicuramente un bronzo importante, perché arriva dopo una stagione molto complicata. E poi, come dicevamo, su un percorso che non era per me. Sicuramente sapevamo tutti che Zoe Backstedt sarebbe stata su un altro pianeta, però dal secondo posto in poi eravamo tutti lì a giocarci il podio per poche decine di secondi. E’ stato difficile salire su quel podio. Ho dovuto soffrire fino alla fine, però ne è valsa la pena.

Che il percorso fosse così duro l’hai scoperto qua o un sentore ce l’avevi già da casa?

Sapevo che sarebbe stato mosso, perché ho avuto occasione di vedere planimetria e altimetria. Però sicuramente non immaginavo che gli ultimi due o tre chilometri fossero così duri. Alla fine si possono vedere le pendenze delle strade, ma il tratto finale in pavé, che sembrava spianare dopo lo strappo, era quasi più duro dello strappo in sé. Era infinito e si faceva fatica a rilanciare la velocità, quindi forse quello è il pezzo che non mi aspettavo così duro. E l’ho scoperto solo una volta che abbiamo visionato il percorso.

Cambiamo discorso. Marta Cavalli, la tua illustre compaesana, ha smesso dopo i tanti infortuni. Anche tu non ti sei fatta mancare qualche contrattempo. Quanto è duro tornare ogni volta?

Sinceramente fino all’anno scorso mi è andata abbastanza bene. Invece dalla seconda parte della stagione è stato difficile. Un infortunio dopo l’altro, un problema fisico dopo l’altro. All’inizio mi sono detta: «Beh, sono cose che capitano a tutte, ero solo stata fortunata a non averne fino ad adesso». Però quando sono capitati il secondo e il terzo infortunio di fila, è iniziato a essere sicuramente più pesante.

Si può essere colpiti da sconforto quando va così?

Ho avuto un momento duro, quest’anno verso maggio. Venivo da quattro mesi a non correre e poi una volta rientrata alle gare, mentalmente è stato ancora più difficile. Non avevo la forma che mi aspettavo e sentivo di non riuscire a esprimermi come l’anno precedente prima della serie di infortuni. Però grazie al supporto di tante persone, sono riuscita a non mollare e riprendermi. E ora sono qui e forse significa che alla fine sono riuscita a superare tutte le difficoltà e spero di riuscire a farlo sempre.

Venturelli, Trinca Colonel, Paladin: le tre azzurre che hanno chiuso il mixed relay con il 4° posto
Venturelli, Trinca Colonel, Paladin: le tre azzurre che hanno chiuso il mixed relay con il 4° posto
C’è mai stata la sensazione di essere rientrata e che gli altri nel frattempo fossero cresciuti in modo inatteso?

Sì, l’ho sperimentato quest’anno per la prima volta. Forse perché fino alle categorie giovanili, anche se si stava fermi un mese, due mesi, era più facile rientrare perché il livello non era tanto più alto. Invece rientrare subito full gas nelle gare professionistiche, è sicuramente diverso e più difficile. Però penso che siano tantissimi gli atleti che hanno dimostrato che questo si può fare e che si può sempre ritornare al livello più alto anche dopo tanto tempo di stop.

Hai portato i libri per preparare qualche esame?

No, in realtà. Mi sono preso una piccola pausa, perché ho sostenuto chimica organica la settimana prima di venire qui. Probabilmente sull’aereo per ritornare a casa ricomincerò a studiare per il prossimo che sarà a dicembre.

Facciamo un test allora: il bronzo da quale lega deriva?

Ma questo ve l’abbiamo già raccontato, volevamo vedere se foste attenti. La lasciamo raggiungere il resto del sestetto azzurro e poi insieme torneranno in hotel. La serata di Kigali si è ripopolata di moto e traffico. A parte l’allegria del caos, la città appare ordinata. Le auto si fermano sulle strisce per far attraversare i pedoni. E’ pieno di biciclette dalle forme e dai carichi più insoliti. E’ l’Africa, viene voglia di restare e scoprirla. Da domani (oggi) si corre su strada. Tocca subito a Eleonora Ciabocco, unica azzurra nel gruppo delle U23. Il mondiale del Rwanda entra nel vivo.

Anadia ci ridona la Venturelli. Che dice basta alla sfortuna

24.07.2025
5 min
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La rassegna europea su pista di Anadia è servita anche per ripresentare ai vertici Federica Venturelli. Della quale si erano un po’ perse le tracce. Considerata – e non solo nel ciclismo – uno dei principali prospetti italiani per il futuro, con un occhio già puntato su Los Angeles 2028, la cremonese, sin da quando è passata di categoria dopo una carriera da junior dove diventava oro tutto quel che toccava, ha attraversato una clamorosa serie di disavventure che di fatto hanno reso quest’anno e mezzo quasi un calvario.

Quest’anno la lombarda del devo team della UAE ha collezionato appena 10 giorni di gara su strada, iniziando praticamente a fine maggio. Pian piano la condizione sta tornando, per un’atleta che, anche in previsione dell’evento portoghese, nell’ultimo mese ha lavorato prevalentemente su pista. Il titolo continentale nell’inseguimento individuale, ma anzi possiamo dire tutta la trasferta lusitana è un po’ lo specchio di quel concentrato di sfortuna che la lombarda si porta appresso.

La vittoria nell’inseguimento U23 ha ridato fiducia alla cremonese Venturelli
La vittoria nell’inseguimento U23 ha ridato fiducia alla cremonese Venturelli

«La cosa che mi sento dire di più? “Perché non fai un salto a Lourdes?” Il bello è che l’ho anche fatto, a giugno al Tour du Pyrenées arrivavamo proprio in prossimità del Santuario, ma a quanto pare non ha funzionato poi molto…».

Anche ad Anadia hai pagato dazio?

Sì, perché non ho neanche fatto a tempo a vincere la medaglia d’oro nell’inseguimento che mi sono ammalata e così ho dovuto rinunciare all’omnium e a qualsiasi altra gara. Speravo che la medaglia d’oro avesse messo la parola fine su questa lunga parentesi, ma magari qualche rimasuglio c’è ancora…

L’azzurra fra Villa e Bragato. Un malanno respiratorio l’ha costretta a chiudere anzitempo la sua rassegna europea (foto FCI)
L’azzurra fra Villa e Bragato. Un malanno respiratorio l’ha costretta a chiudere anzitempo la sua rassegna europea (foto FCI)
Partiamo allora da quanto di buono è arrivato…

Io ho iniziato a lavorare seriamente per gli europei a metà giugno, dopo la trasferta francese, ma partivo proprio dalle basi. A Montichiari mi sono resa progressivamente conto che andavo sempre meglio, che la condizione stava arrivando tanto è vero che nelle ultime due settimane giravo su tempi molto migliori degli inizi ma anche di tanti periodi del passato. Ma le incognite rimanevano, anche perché era la mia prima gara sui 4 chilometri.

Partendo per Anadia avevi timori?

La gara è sempre qualcosa di diverso, poi la prova a squadre non era andata bene. Per questo posso dire che il responso finale, al di là dell’oro, mi ha dato molta fiducia. In qualifica sono partita come mio solito troppo forte, poi Villa mi ha richiamato alla calma e sono rientrata in tabella, finendo con il tempo che avevamo previsto con oltre 6” di vantaggio sulla seconda.

I frutti di una caduta a inizio stagione in Spagna. Infortuni vari l’hanno frenata per ben due anni
I frutti di una caduta a inizio stagione in Spagna. Infortuni vari l’hanno frenata per ben due anni
E in finale?

La finale è qualcosa di diverso, il tempo ha un’importanza relativa perché corri contro l’avversario. Infatti a un certo punto ho iniziato a vedere la britannica Lister davanti a me, Villa mi ha incitato ad andarla a prendere, cosa che ho fatto a due giri dalla fine. Era la mia prima prova sui 4 chilometri, le proiezioni dicono che viaggiavo almeno 3” meglio della qualifica.

Accennavi all’inseguimento a squadre…

Sinceramente è stata una brutta pagina, ma non per il risultato. Il giorno della qualifica avevamo Anita Baima che era caduta nell’eliminazione ed era tutta dolorante ma non poteva essere sostituita. Nonostante ciò abbiamo chiuso terze, quindi ancora in lotta per una medaglia. Il giorno dopo c’era la sfida contro la Germania, ma ci è arrivata la notizia di Samuele (Privitera, ndr). Vittoria Grassi, la sua fidanzata, non era davvero in grado di correre ma anche noi non avevamo la testa sulla gara anche se ci sarebbe piaciuto onorare la sua memoria con una grande prestazione. In gara due di noi sono cadute, non siamo neanche state classificate.

Ai recenti tricolori il primo segnale di ripresa, con il 3° posto nella crono con titolo di categoria annesso
Ai recenti tricolori il primo segnale di ripresa, con il 3° posto nella crono con titolo di categoria annesso
E ora? Di pista non se ne parlerà più fino a ottobre, finalmente puoi concentrati sulla strada…

Di strada ne ho vista poca finora, a questo punto però sono fiduciosa. Proprio perché la pista è un’ottima palestra per ritrovare la forma e abituarsi ai cambi di ritmo. Non è stato certo tempo perso, anche nel team sono contenti di quel che ho fatto, ora ho ancora tre settimane di lavoro perché in contemporanea con il Tour non ci sono gare. Poi inizierà una bella serie d’impegni, un bel blocco con il quale spero di recuperare il tempo perso, sia come numero di prove che come risultati.

Fai un pensierino anche alla maglia azzurra?

Sinceramente no, ma non solo per il fatto che europei e mondiali hanno percorsi duri. In questo momento non mi pongo obiettivi, guardo semplicemente alle opportunità concessemi, dove corro voglio far bene, in qualsiasi situazione sia perché ho troppa fame di competizioni.

Il team è sempre stato vicino alla lombarda. Ora la Venturelli è attesa da un lungo ciclo di gare
Il team è sempre stato vicino alla lombarda. Ora la Venturelli è attesa da un lungo ciclo di gare
Se ti guardi indietro, cosa ti resta di queste due stagioni?

Basta guardare il totale die giorni di gara, 34 in due anni. Nulla. Un po’ dispiace, volevo sfruttare l’occasione data dal devo team, ma posso dire che ho ugualmente imparato tanto, che non sono più la Federica di due anni fa. Non potevo farci niente, di fronte a quel carico di malasorte, ora posso solo guardare al futuro.

Guazzini vola e si conferma regina della crono

26.06.2025
5 min
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Dieci secondi di ritardo all’intermedio, sei secondi di vantaggio sulla linea del traguardo. A San Vito al Tagliamento Vittoria Guazzini si riconferma campionessa italiana a cronometro battendo (nuovamente) Elisa Longo Borghini grazie ad una seconda parte di prova decisamente di alto livello, mentre terza chiude Federica Venturelli, che vince il tricolore U23.

Se l’anno scorso la penalizzazione inflitta a Longo Borghini aveva assegnato il titolo a tavolino, stavolta la toscana delle Fiamme Oro (e della FDJ-Suez) lo ha conquistato sul campo, dando una bella iniezione di fiducia al proprio morale in vista dei prossimi impegni.

Vittoria Guazzini si riconferma campionessa italiana a crono battendo Longo Borghini e Venturelli
Vittoria Guazzini si riconferma campionessa italiana a crono battendo Longo Borghini e Venturelli

Ammiraglia azzurra

La rivincita Guazzini-Longo Borghini si rinnova sulle strade friulane, con gli occhi interessati dei tecnici azzurri. A seguire la loro sfida in ammiraglia ci sono Marco Velo (cittì delle nazionali femminili), Marco Villa (cittì degli uomini e delle crono) e Diego Bragato (responsabile del Team Performance della Federazione). Per entrambe prendono riferimenti cronometrici godendosi il finale thrilling, oltre che le loro prestazioni.

«Da Vittoria – dice Velo – ci si può aspettare di tutto e sappiamo quanto vada forte a crono su percorsi adatti a lei. Ha recuperato 16” dopo l’intermedio sfruttando una grande condizione, perché Elisa non è calata nel finale, come ci ha confermato anche suo marito Jacopo Mosca che la seguiva. L’anno scorso c’era stata una differenza di un secondo tra le due prima che intervenisse la giura. I tempi parlano chiaro anche se comunque assieme a Marco e Diego dovremo analizzarli con calma. Ho parlato con entrambe e sicuramente la cosa che ho apprezzato di più è averle viste col sorriso. Vittoria chiaramente per la… vittoria, se mi concedete questo gioco di parole. Elisa invece per la sua prestazione dopo essere scesa dall’altura.

«Prima di guardare il risultato – analizza Villa – ho fatto i complimenti ad Elisa perché ha disputato una grande crono su un percorso che non le si addice, onorando come sempre il campionato italiano. Vittoria sta curando la cronometro in modo maniacale su posizione e materiali. Per lei battere una campionessa come Longo Borghini è un valore aggiunto e questo è il più bel riscontro che potesse dare. Conosco bene Guazzini campionessa olimpica in pista e persona. Dovrebbe avere più convinzione nei suoi mezzi e otterrebbe ancora di più. In ogni caso è stato molto bello avere una sfida tra loro due a questo livello».

L’abbraccio di Martina Fidanza. Per Guazzini la serenità dell’ambiente delle Fiamme Oro ha prodotto un grande risultato
L’abbraccio di Martina Fidanza. Per Guazzini la serenità dell’ambiente delle Fiamme Oro ha prodotto un grande risultato

Il sigillo di “Arturita” Guazzini

Rintracciamo Guazzini al telefono nel lungo protocollo post gara. Il tono della sua voce è raggiante e non potrebbe essere altrimenti. Già solo vedere le foto di questo tricolore rispetto a quello del 2024 si capisce che c’è un sapore diverso. E’ una riconferma che vale molto.

«Lo si può dire serenamente – dice Vittoria – che questo è un titolo che mi rende più felice. Non che non la fossi l’anno scorso, ma fu una situazione bizzarra. Stavolta sono molto contenta della mia prova e me la sto godendo nel modo giusto, sicuramente diverso rispetto ad un anno fa. Farò il Giro Women e alla crono di apertura di Bergamo spero di arrivarci con lo stesso spirito di oggi.

La incalziamo con un po’ di spunti vari ispirati dalla sua verve. Villa le ripete sempre che se partisse più convinta, guadagnerebbe 30” in ogni crono. E poi il nickname “Arturita” con cui ormai è diventata famosa.

«Forse ha ragione Marco – risponde Vittoria, pronta a rilanciare – dovrei credere un po’ di più su me stessa, ma ci stiamo lavorando step by step. Il soprannome invece è diventato quasi il mio motto, tanto da tatuarmelo. Quando sono con amici o compagne chiamo tutti “Arturo” o “Artura” e ora mi chiamano così.

«Battute a parte – conclude Guazzini – credo che alla base di questo tricolore ci sia la serenità. L’ambiente in cui siamo stati in questi giorni Martina Fidanza ed io ha fatto la differenza. Ci siamo divertite, facendo le ricognizioni come volevamo noi con i nostri tempi e i nostri riferimenti. Per la serie, zero stress e massimo risultato. Questa vittoria la dedico alle Fiamme Oro, che ci hanno supportato, alla mia squadra FDJ-Suez (che dovrebbe modificare il nome nei prossimi giorni, come ci anticipa Guazzini, ndr), al massaggiatore Bertini, oltre che famiglia e amici».

Sorride Longo Borghini per il secondo posto. La sua bella prova in un percorso non adatto a lei è sinonimo di buona condizione
Sorride Longo Borghini per il secondo posto. La sua bella prova in un percorso non adatto a lei è sinonimo di buona condizione

In casa UAE

L’umore tra le atlete della UAE non è troppo diverso. Malgrado abbiano chiuso al secondo e terzo posto e contestualizzando tutto, Longo Borghini e Venturelli hanno di che essere soddisfatte.

«Penso di aver fatto una cronometro in linea con quello che doveva essere il mio ritmo – spiega Longo Borghini – Senza dubbio non era il mio terreno favorevole, ma ho disputato una buona prova. Ha vinto un’atleta che era più portata per questo percorso e arrivare così vicina a Guazzini mi dà la certezza di essere in una buona condizione di forma. Ora punto al tricolore in linea, che anche quello non ha un percorso molto adatto alle mie caratteristiche, però lotterò cercando di fare il meglio possibile assieme alla squadra».

Venturelli col terzo posto assoluto si conferma tricolore crono U23 davanti a Pellegrini e Cipressi (sul podio a parti invertite nel 2024)
Venturelli col terzo posto assoluto si conferma tricolore crono U23 davanti a Pellegrini e Cipressi (sul podio a parti invertite nel 2024)

Sia Velo che Villa invece hanno speso più di una parola anche per Venturelli, terza assoluta e nuovamente campionessa italiana U23. Entrambi hanno sottolineato che finora Federica non ha mai fatto una stagione con continuità a causa di infortuni, ma sanno che è il futuro del ciclismo italiano. Ci vuole solo tempo per continuare a farla crescere bene.

«Arrivavo a questo appuntamento – racconta in chiusura Venturelli, al sesto tricolore a crono consecutivo dopo quello della scorsa stagione e quelli conquistati da juniores e allieva – a cui tenevo tanto con una condizione incerta costruita all’ultimo minuto, a causa di problemi fisici nella prima parte di stagione. E’ stata comunque una bella sorpresa salire sul podio elite perché a livello personale sono molto soddisfatta della mia prestazione».

Villa prepara gli europei. Le novità non mancheranno

23.01.2025
5 min
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Manca un mese agli europei su pista, primo atto della stagione postolimpica. Marco Villa ne ha vissute tante, ma questa sa già che ha un valore particolare perché c’è da rimescolare tutte le carte, dopo un quadriennio più breve del solito, fortunato nel suo epilogo parigino, ma dopo il quale i big hanno deciso di mettere per un po’ da parte la pista (agonisticamente parlando, beninteso, perché a Montichiari Ganna, Milan e compagnia sono sempre di casa).

Il nuovissimo impianto di Zolder che ospiterà i campionati europei dal 12 al 16 febbraio
Il nuovissimo impianto di Zolder che ospiterà i campionati europei dal 12 al 16 febbraio

Bisogna quindi riprogettare la nazionale e Villa sta già pensando intensamente alla squadra che porterà a Zolder per la rassegna continentale di metà febbraio. Partendo dalle basi.

«Dovremo affiancare gente d’esperienza – dice – a quei giovani promossi dalla categoria under 23, per le specialità prestative e di gruppo, dove li voglio vedere in azione assumendosi le responsabilità. Sarà un primo passo agonistico, ma intanto già stiamo gettando le basi, basti pensare che da Montichiari sono passati almeno una trentina di ragazzi, il gruppo dal quale dovremo scegliere».

Sei riuscito a trovare un equilibrio con l’attività su strada? Ormai tutti sono impegnati con i rispettivi team per la preparazione…

Noi abbiamo una formula che è consolidata, devo dire che tutti si sono messi a disposizione e, quando sono stati liberi dagli impegni con i rispettivi team, sono venuti in pista a lavorare. Sanno che queste sedute pagano anche nell’attività su strada e noi dalla nostra parte abbiamo ormai rapporti consolidati con tutti i team internazionali, ci veniamo incontro.

Villa insieme a Viviani, pronto a rispondere presente per gli europei mentre cerca un nuovo team
Villa insieme a Viviani, pronto a rispondere presente per gli europei mentre cerca un nuovo team
Uno dei “grandi vecchi” potrebbe essere Viviani. Lo hai seguito a Brema?

Sono stato con lui e Consonni l’ultimo giorno e non posso nascondere che per me è stata un’emozione, respirare quell’aria che ha fatto parte per anni della mia vita. Io li ho trovati bene, entusiasti proprio come fossero due ragazzi. Al di là dei risultati, sono stato soddisfatto.

Con Viviani avete parlato anche di europei?

Sicuramente, è intenzionato fortemente a esserci, d’altronde a dicembre si stava allenando duramente per essere pronto per il Tour Down Under perché sperava ancora in una chiamata. Mi piacerebbe vederlo impegnato in un grande team per l’ultimo anno, la sua esperienza sarebbe utile e si potrebbe togliere ancora belle soddisfazioni, fino al mondiale di Santiago a ottobre che sarà il suo saluto.

Milan e Ganna (con in mezzo Lamon) ora puntano tutto sulla strada. Torneranno nel 2027?
Milan e Ganna (con i mezzo Lamon) ora puntano tutto sulla strada. Torneranno nel 2027?
Continui però ad averlo a disposizione…

Elia è un punto di riferimento, un esempio. So bene che appena deciderà di appendere la bici al chiodo pioveranno le offerte perché uno come lui, con la sua esperienza, con tutto quello che ha imparato vivendo anni all’estero, è una risorsa. E’ un programmatore meticoloso, che ha avuto grandi maestri come Brailsford e Lefevere. So che prenderà le giuste decisioni.

Quest’anno servirà per far fare esperienza ai ragazzi. Su che basi sceglierai?

Il problema è il calendario, visto che l’Uci ha disposto per ora solamente una prova di Nations Cup e io contavo di sfruttare questa per far correre più gente possibile fra vecchi e nuovi. Elisa Balsamo ad esempio si era detta disponibile a fare una prova dopo l’Amstel, ma la tappa asiatica è stata cancellata. Con un calendario così scarno, dovremo trovare occasioni nel programma, gare 1.1 per far fare ai ragazzi e alle ragazze le giuste esperienze in vista dei mondiali e di quel che seguirà. Questo però significa anche che gli europei e la prova in Turchia di Nations Cup assumono una rilevanza particolare. Io sceglierò in base alle disponibilità, basandomi sui corridori che frequentano la nostra sede e con i quali abbiamo lavorato. Il criterio è unicamente questo.

Federica Venturelli è già pedina fondamentale della nazionale, ma non è l’unica nuova entrata
Federica Venturelli è già pedina fondamentale della nazionale, ma non è l’unica nuova entrata
Con le donne hai meno problemi, vista la loro età, ma ci sono ricambi?

Da una parte è vero, dopo Tokyo abbiamo trovato un gruppo giovanissimo che sta crescendo anno dopo anno e sono convinto che senza le tante sfortune del 2024 anche a Parigi nel quartetto ci saremmo tolti belle soddisfazioni e l’oro di Consonni e Guazzini nella madison lo dimostra. Ma io guardo anche dietro.

Ad esempio?

Ad esempio c’è la Venturelli che è già un innesto importante e so che vale per noi della pista come per la strada, visto il suo talento poliedrico. Ma c’è anche altro. Ad esempio ho già portato la Baima a gareggiare a Grenchen dove in un consesso di alto livello e soprattutto della massima categoria ha colto un terzo posto nello scratch e vinto l’eliminazione dell’omnium. Risultati che ottieni solo se hai grandi capacità. Con lei abbiamo anche la Sgaravato che sta lavorando con le elite e sta rapidamente bruciando le tappe.

Pluricampionessa di categoria, su Anita Baima Villa è pronto a scommettere già ora
Pluricampionessa di categoria, su Anita Baima Villa è pronto a scommettere già ora
E’ però anche vero che, in una fase di aperta transizione come questa, c’è il rischio di andare agli europei raccogliendo molto meno del recente passato. Non hai paura che subito si potrebbero alzare le critiche?

Ci sono abituato, so bene che faremo più fatica in questa fase, proprio perché questo, ma anche il prossimo anno serviranno per fare esperienza, per costruire mattoncino dopo mattoncino. Ma c’è sempre chi guarda al tutto e subito. Io comunque sono fiducioso e penso che comunque saremo sempre presenti al massimo livello. L’importante è mantenere la sintonia con i vari team per far lavorare i ragazzi. Questo è il periodo della semina e io mi devo concentrare su quello.

Strada, pista e studio: Venturelli riscrive le priorità

24.11.2024
6 min
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Ogni volta che finisci un’intervista con Federica Venturelli senti di aver imparato qualcosa, se non altro per quanto riguarda la dedizione. Nonostante i 19 anni, la cremonese trasmette un senso di leggerezza nel vivere il rigore in cui è immersa. Il titolo di Alfiere del Lavoro ricevuto un anno fa dal Presidente Mattarella per essere stata uno dei migliori 25 studenti d’Italia e i risultati sportivi di vertice fanno di lei una notevole eccezione. Quando la intercettiamo in uno degli slot orari che ci ha detto di preferire, si trova a Brescia nello studentato in cui vive assieme alla sua bicicletta. Università e sport possono convivere, ma di solito lo studio finisce in secondo piano. Lei invece ha portato il ciclismo fra le mura accademiche e pagheremmo per vedere gli sguardi dei colleghi di Università nel vederla passare dai panni della studentessa modello a quelli dell’atleta ugualmente di vertice.

La seconda parte di stagione, come purtroppo abbiamo già raccontato, è stata falsata dalla frattura del braccio rimediata agli europei U23 su pista di metà luglio. E ugualmente su pista si è svolto il ritorno in attività, ai campionati del mondo, dato che la funzionalità del polso non era ancora al livello necessario per smarcarsi bene su strada. Quello che appare certo e anche comprensibile è che a causa di tutto questo, Federica non correrà la stagione del cross. Un po’ per dare modo al suo corpo di recuperare la piena efficienza e un po’ per la necessità di selezionare gli impegni, come già spiegava nelle scorse settimane Sara Casasola. Non si può chiedere troppo a se stessi. Strada, pista, cross, università: la dedizione non basta.

Dopo l’infortunio di luglio, Venturelli è rientrata in gara ai campionati del mondo su pista
Dopo l’infortunio di luglio, Venturelli è rientrata in gara ai campionati del mondo su pista
Buongiorno Federica, hai ricominciato ad allenarti?

In realtà non ho mai smesso al 100 per cento. Avendo fatto quasi un mese ferma a causa degli infortuni, a fine luglio e inizio agosto ho diminuito un po’ l’intensità degli allenamenti. Ho fatto un paio di settimane con qualche uscita tranquilla, senza fermarmi per le solite tre di stacco. Invece dalla settimana scorsa, ho ricominciato la preparazione sia in bici che in palestra e per adesso sta andando tutto bene. Dall’infortunio direi che mi sono ripresa quasi al 100 per cento. Il polso va meglio, riesco ad andare in bici anche su strada e non mi ho più problemi neanche a fare allenamenti lunghi. 

A cosa è legato il “quasi”?

Diciamo che mi fa ancora male fare dei movimenti estremi con il polso, però rispetto a prima non ho problemi.

L’infortunio ha chiaramente cambiato le prospettive, il ciclocross sarebbe stato nei programmi se non ci fosse stato questo lungo stop?

Non lo so. Come ho sempre detto, il ciclocross è una disciplina che mi piace tanto e che mi diverto a fare. Però è comunque impegnativo e si sovrappone a tutto il resto, soprattutto alla preparazione invernale per la strada e a quella della pista, perché a febbraio ci sono già i campionati europei. Quindi sicuramente l’opzione di fare una stagione completa, di concentrarsi sul ciclocross non ci sarebbe stata. Mi sarebbe piaciuto fare qualche gara, ma forse è arrivato il momento di scegliere e concentrarsi su qualcosa in particolare: fare tutto non è più possibile. L’università mi occupa del tempo e avere un’altra disciplina da preparare e cui dover pensare sarebbe troppo.

La Coppa del mondo di Anversa e Benidorm, il mondiale: così nel 2023 Venturelli nel cross (foto Dancerelle/DirectVelo)
La Coppa del mondo di Anversa e Benidorm, il mondiale: così nel 2023 Venturelli nel cross (foto Dancerelle/DirectVelo)
Quindi condividi anche tu la visione di Sara Casasola?

Ovviamente il cross ti dà più esplosività a inizio stagione, si arriva al via della strada avendo fatto sforzi intensi. Però poi sicuramente si paga, se non si fa un periodo di stacco o comunque di scarico, perché la stagione della strada poi è lunghissima. Nel 2023 feci un paio di Coppe del mondo più il mondiale, però ebbi anche dei problemi con la schiena e il ciclocross non aveva aiutato. E questo è un altro motivo per cui sarebbe stato comunque difficile puntarci di nuovo. Quei problemi non sono più in fase acuta, però la schiena ogni tanto mi dà ancora un po’ fastidio e cerco di non bloccarmi del tutto. Detto questo, non so ancora molto dei miei programmi di allenamento e se farò una preparazione per compensare la mancanza del cross.

Quanto ti assorbe lo studio?

Richiede tempo per andare a lezione, perché a Farmacia avrei la frequenza obbligatoria. Fortunatamente sono nel programma Dual Career che mi permette di frequentare quando sono a casa, altrimenti non riuscirei neanche a dare gli esami. E poi c’è da studiare per gli esami. Ieri ad esempio avevo il giorno di riposo dalla bici e ho studiato otto ore. Come fare una distanza, però sui libri. E’ una cosa che non mi pesa perché mi piace, quindi lo faccio volentieri.

Per Venturelli si prospetta un inverno di lavoro su strada e anche in pista
Per Venturelli si prospetta un inverno di lavoro su strada e anche in pista
Sei mai riuscita quest’anno a portare con te i libri quando vai alle corse?

Beh (ride, ndr), in aereo nessuno mi impedisce di studiare. Sono anche riuscita a finire in tempo gli esami del primo anno, quindi per ora va bene. Studio a Brescia e vivo anche qui. Risiedo al Collegio di Merito Lucchini assieme alla mia bici. I compagni mi guardano un po’ come una mosca bianca. Da una parte fanno il tifo e dall’altra ogni tanto mi invidiano un po’, perché mi faccio cambiare le date degli esami (ride, ndr).

Come immagini la tua prossima stagione?

Sicuramente farò più gare su strada del 2024, perché comunque ho iniziato tardi per i problemi alla schiena. La prima corsa l’ho fatta ad aprile a Mouscron e l’ultima gara a fine giugno al Thuringen prima di rompermi il braccio (nel mezzo anche le prime vittorie al Giro del Mediterraneo in rosa, ndr). Quest’anno spero di riuscire a dare un po’ più di continuità alla stagione senza altri problemi fisici, così da riuscire a crescere con più continuità, che è quello che l’anno scorso mi è mancato e che potrebbe penso farmi migliorare tanto.

L’infortunio ti ha impedito anche di entrare in lizza per la pista alle Olimpiadi oppure era presto per pensarci quest’anno?

No, secondo me sarebbe stato presto (la voce tradisce un tremolio di esitazione, ndr) perché c’era già un gruppo formato e molto forte. Le ragazze si conoscevano bene e quindi penso che fosse giusto, visto che lavoravano già insieme da anni, che a Parigi andassero loro. Però sicuramente il mio obiettivo è quello di poterci andare tra quattro anni e certamente lavorerò per questo.

Venturelli ha lasciato la categoria juniores con il terzo posto nella crono iridata di Stirling 2023 e il titolo europeo
Venturelli ha lasciato la categoria juniores con il terzo posto nella crono iridata di Stirling 2023 e il titolo europeo
C’è un obiettivo minimo che potresti darti per il prossimo anno?

Non vedo degli obiettivi precisi a livello di gare, però quello che voglio fare è migliorare, lavorare di più e migliorare di più a cronometro. Quindi se si dovesse parlare di un obiettivo preciso, magari mi piacerebbe fare bene al campionato italiano o comunque gare che possano darmi la misura della crescita. Poi sicuramente un altro obiettivo, sempre pensando in generale, è quello di continuare a crescere e fare esperienza e sicuramente potrò farlo, grazie alla maggiore collaborazione del prossimo anno tra il Devo Team e la UAE Team Adq. Faremo un maggior numero di gare miste e il confronto è quello che fa crescere. E’ così in ogni ambito.

Il bilancio di Villa ai mondiali. Ora però spazio ai giovani

23.10.2024
5 min
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Con un bottino di 4 medaglie tra cui il fantasmagorico titolo nell’inseguimento individuale di Jonathan Milan, a suon di record mondiale, l’Italia ha chiuso i mondiali su pista di Ballerup confermandosi un sicuro riferimento nel settore. E’ così da molti anni, Marco Villa lo sa bene e ne ha fatto il suo biglietto da visita, corroborato dai risultati a ripetizione nel settore giovanile.

Milan in maglia iridata. Ora spazio alla strada, ma la pista resta fra le sue opzioni
Milan in maglia iridata. Ora spazio alla strada, ma la pista resta fra le sue opzioni

Doveva essere un’edizione iridata meno squillante, considerando che si arrivava a poche settimane dall’appuntamento olimpico, ma i risultati della rassegna di Ballerup hanno sorpreso lo stesso cittì azzurro: «E’ vero che alcune nazioni non c’erano, ma è anche vero che chi è venuto lo ha fatto in forze, presentando praticamente gli stessi effettivi di Parigi, mentre io pensavo che avrebbero sfruttato l’occasione per fare un po’ più di ricambio. Quindi c’era più gap rispetto a noi, almeno in alcune gare».

Sei soddisfatto alla fine?

Penso che il bilancio sia abbastanza giusto e pari al nostro valore, con qualcosa in più e in meno come sempre avviene. Noi avevamo una buona formazione, ma con una preparazione precaria come ad esempio il quartetto femminile, che ha fortemente risentito della mancanza di lavori specifici. Ma non si poteva fare altrimenti, perché dopo Parigi le rispettive squadre hanno giustamente richiesto la presenza delle ragazze nelle varie gare.

Tanta sfortuna per il giovane quartetto azzurro, con Lamon e Moro provenienti dai Giochi
Tanta sfortuna per il giovane quartetto azzurro, con Lamon e Moro provenienti dai Giochi
La caduta del quartetto maschile ti ha lasciato davvero l’amaro in bocca…

A caldo è emersa tutta l’amarezza, ma ripensandoci cerco di prendere il buono dalla prestazione. Eravamo davvero da terzo posto perché fino alla caduta arrivata a un giro e mezzo dalla fine viaggiavamo a un ritmo da 3’52” e nessuna squadra, salvo Danimarca e Gran Bretagna, era a quei livelli, erano 2-3 secondi sopra e lo sono rimasti anche nei turni successivi. Era un quartetto molto rinnovato, con un giovanissimo come Favero, Galli che è U23, Boscaro che è appena passato di categoria. Andando avanti metteremo dentro altri giovani, soprattutto gli juniores che hanno fatto il record del mondo. Mettendo in preventivo che ci sarà da pagare uno scotto, magari qualche medaglia in meno ma tanta esperienza in più per quando servirà.

In quest’opera di ringiovanimento conti d’inserire altri?

Sicuramente, voglio ad esempio lavorare a fondo con Sierra, spero di averlo maggiormente a disposizione, ma il suo è solo uno dei nomi su cui voglio fare affidamento. Gran Bretagna e Danimarca hanno già iniziato a ringiovanire, sono avanti a noi e non di poco, ma abbiamo quattro anni per colmare il gap, non sono preoccupato. L’importante sarà poter lavorare bene.

Record italiano frantumato per la Venturelli, sempre più promettente
Record italiano frantumato per la Venturelli, sempre più promettente
Non è andata a medaglia, ma il record italiano della Venturelli, dopo quel che ha passato, è davvero tanta roba…

Assolutamente sì, ma lei stessa era sorpresa del tempo, anche se alla fine è scoppiata in lacrime per essersi vista sfuggire una finale. Io le ho detto che ha un margine enorme davanti a sé, quelle davanti le raggiungerà. Federica è un talento puro unito a una grande intelligenza, vorrei ricordare che nel 2023 è stata premiata dal Presidente Mattarella come una delle sei migliori studentesse d’Italia. Tornando alla sua prestazione, dopo la gara mi ha detto di essersi accorta che per i primi 2 chilometri viaggiava più forte del suo record mondiale junior. E’ normale, sta progredendo da ogni punto di vista, ha solo bisogno di un po’ di fortuna sotto forma di buona salute e libertà dagli incidenti…

Le ragazze di bronzo nell’inseguimento. L’Italia ha chiuso settima nel medagliere
Le ragazze di bronzo nell’inseguimento. L’Italia ha chiuso settima nel medagliere
Hai già detto che il discorso con Ganna sulla pista verrà affrontato a tempo debito, quando si saprà il cammino verso Los Angeles 2028. Vale lo stesso per Milan?

Di base sì, perché è giusto che ora si concentri di più sulla strada. I mondiali sono a ottobre, ma come ci arrivi? Abbiamo visto Filippo quanto ha sofferto nel dopo Parigi, eppure è riuscito nel capolavoro dell’argento nella crono. Pippo ha già detto che preparerà i suoi impegni includendo anche allenamenti su pista e per lui le mie porte saranno sempre aperte. Lo stesso vale per Milan. Poi, quando sapremo quale sarà il cammino di qualificazione, quando anche conosceremo il programma orario di Los Angeles, se ci sarà prima la pista o la strada, allora parleremo.

L’abbraccio a un commosso Viviani. Villa lo vuole nello staff azzurro quando finirà di correre
L’abbraccio a un commosso Viviani. Villa lo vuole nello staff azzurro quando finirà di correre
Un discorso a parte però riguarda Viviani, autore di un’altra magia a Ballerup…

Nelle ore immediatamente seguenti l’argento olimpico a Parigi, gli ho detto che voglio assolutamente che ci sia a Los Angeles, in una veste o nell’altra. Io voglio assolutamente averlo con me, ma bisognerà vedere intanto che cosa vuole fare come corridore e poi che prospettive avrà, perché io sono sicuro che un personaggio simile avrà grandi possibilità di ogni tipo professionale, anche a livello internazionale. Ma la sua esperienza è preziosa, speriamo di potercene avvalere.