Clasica de Almeria 2026, Federica Venturelli

Venturelli ad Almeria, volata di forza e buona la prima

23.02.2026
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Federica Venturelli non vinceva una corsa in linea dal 2024, quando si aggiudicò il Giro del Mediterraneo in Rosa, conquistando due tappe. Se poi vogliamo trovare l’ultima vittoria di una corsa in linea, allora bisogna risalire fino al 2023, quando vinse il campionato italiano juniores, battendo Eleonora La Bella. Per questo fa notizia la vittoria di ieri nella Clasica de Almeria, alla prima gara di stagione su strada, regolando nel finale le sei compagne sopravvissute alla selezione del finale.

«Sono molto contenta – ha detto subito dopo – è la prima gara della mia stagione, quindi iniziare in questo modo è sicuramente molto bello, soddisfacente. E’ stato tutto grazie alle mie compagne di squadra, che hanno fatto una gara fantastica e mi hanno permesso di concludere in questo modo. Diciamo che non sono arrivata a questa gara al massimo della forma, ho avuto qualche piccolo problema fisico nelle ultime due settimane, al ginocchio e alla schiena, però spero si possano risolvere alla svelta. Per questo vincere mi dà molta motivazione».

Una squadra fortissima

Fin qui la sua stagione si era concentrata sugli europei della pista a Konya, conclusi con l’argento nell’inseguimento individuale e il bronzo in quello a squadre e la madison in coppia con Elisa Balsamo, di cui vi abbiamo raccontato pochi giorni fa. E volendo così dare un riscontro immediato a Villa che ci ha detto di aspettarsi da lei dei buoni risultati anche su strada, Venturelli si è presentata ad Almeria con motivazioni al massimo. Sempre calma, anche quando Espinola Agua Martin sembrava imprendibile con il suo minuto di vantaggio ed è stata riacciuffata all’ingresso nell’ultimo chilometro grazie a un’azione di sei atlete dalla testa nel gruppo.

«Ero molto tranquilla – ha commentato Venturelli – perché sapevo che le mie compagne erano molto forti. Potevano sia giocarsi le loro carte e fare una mossa per cercare di recuperare la fuga e vincere, oppure concentrarsi sullo sprint e aiutare me. Alla fine, visto che il distacco era così alto, abbiamo preso questa decisione dopo aver provato qualche volta. Ero super tranquilla, perché sapevo che le mie compagne avrebbero dato tutto per aiutarmi alla fine. Sono ragazze fortissime e essere in una squadra così mi dà davvero tanta calma. Se una non è al top, le altre possono prendere il suo posto o assumersi un ruolo importante nella gara e questo aiuta tanto mentalmente quando ci sono delle difficoltà».

Sul podio di Tabernas, oltre  Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre  Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte

Fra esperienza e vittorie

La prossima tappa della sua stagione appena iniziata, sarà la Omloop Nieuwsblad, corsa dei muri in salsa fiamminga, ed è un gran bell’andare arrivarci con una vittoria nelle gambe. Anche se quel giorno forse ci saranno da aiutare Longo Borghini e Persico, una Venturelli in questo spolvero sarà un’altra freccia appuntita per il UAE Team Adq.

«Questo successo è molto importante – ha confermato Venturelli – perché l’ultima volta che ho vinto una gara in linea su strada era due anni fa. Adesso sono nel WorldTour e inizierò a correre gare importanti, però anche farne alcune di livello inferiore e continuare a vincere o comunque fare il risultato (la Clasica de Almeria è una gara di categoria 1.Pro, ndr) mi aiuta a credere in me stessa e non solo ad aiutare le altre. Questa sarà una stagione per fare esperienza. Avrò sicuramente tanto da imparare dalle mie compagne nelle gare importanti, ma so che sono nel migliore ambiente per farlo e quindi sono molto rilassata».

Balsamo e Pasternoster, tornate a ruggire anche su pista

Balsamo e Pasternoster: tanto forti, tanto diverse

21.02.2026
6 min
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Le avevamo lasciate a Parigi 2024, profondamente deluse per l’andamento di un’Olimpiade amara, dove altre avevano festeggiato mentre loro, Elisa Balsamo e Letizia Paternoster, erano rimaste con nulla in mano. Rivali su strada e compagne su pista, forse non amiche, ma sempre unite dal comune obiettivo, le due campionesse azzurre avevano messo da parte l’attività nei velodromi per concentrarsi sulla stagione su strada, ma la pista è rimasta fondamentale nel quadro della loro preparazione.

Gli europei di Konya le hanno viste tornare protagoniste sull’anello, componenti un quartetto riformato, con una sola reduce dal titolo mondiale 2025, eppure capace di riscrivere il record nazionale anche grazie alle particolari caratteristiche del velodromo turco. Un nuovo punto di partenza e nessuna delle due ha intenzione di fermarsi lì. Le abbiamo messe a confronto attraverso un fuoco di fila di domande, per analizzare un’esperienza che restituisce due gioielli al settore della pista alle porte dell’inizio del periodo di qualificazione olimpica.

Nell'omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell’omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell'omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Nell’omnium la Balsamo era andata in crescendo fino a sfiorare il podio finale
Com’è stato il ritorno a un grande evento su pista dopo così tanto tempo?

PATERNOSTER: «Bello, me lo sono goduto veramente bene, è stato emozionante sicuramente e sono stata veramente felice di com’è andato il tutto. L’ho vissuto con spensieratezza e con voglia proprio di godermi quello che stavo facendo».

BALSAMO: «Sì, era passato ormai un po’ di tempo da quando avevo gareggiato su pista e devo dire che sono stata contenta di riassaporare quelle sensazioni. Ho visto che la pista mi era mancata. Su pista mi sono sempre divertita, è stato così anche a Konya».

Nel reindossare la maglia azzurra, il caschetto, inforcare la bici sull’anello del velodromo, ti sono tornate in mente le immagini di Parigi 2024? Che cosa ti ha lasciato a distanza di tanto tempo quell’esperienza olimpica?

BALSAMO: «Sono sincera, per me ormai sia Tokyo che Parigi sono delle esperienze chiuse e quindi non ho interesse a ricordare quello che è successo, perché non sono state esperienze positive, né l’una né l’altra, per quanto mi riguarda. L’obiettivo era proprio quello di tornare a divertirmi in pista, incominciare un nuovo capitolo e quindi non ho pensato a quello che avevo passato negli ultimi anni».

PATERNOSTER: «Parto dal presupposto che mi ha lasciato veramente un grande bagaglio di esperienze. Mi ha segnato molto e non tornerei indietro su niente di quello che è stato, ma nel rimettere il caschetto e la divisa azzurra non ho voluto pensare al passato, per concentrarmi sulle forti emozioni positive che ho vissuto con quella maglietta che per me è sempre stata motivo di orgoglio».

Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell'eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell’eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell'eliminazione
Per la Paternoster buone prove anche di gruppo con il podio sfiorato nell’eliminazione
Come giudichi la trasferta di Konya dal punto di vista dei risultati personali?

PATERNOSTER: «Io sono soddisfatta, siamo riusciti a mettere in piedi un quartetto che pur non avendo provato tantissimo (anzi insieme quasi mai…), ci trovavamo l’una con l’altra. Era una formazione nuova, l’abbiamo messa in piedi un po’ così ma sicure dei nostri numeri e dei nostri valori. Per questo prendere una medaglia è stato molto emozionante. Per quanto riguarda le prove individuali, era un punto di domanda: il ritrovarmi in una corsa di gruppo dopo un anno e mezzo non è stato semplice…».

BALSAMO: «Per me è stata una trasferta positiva, non avevo alcuna ambizione a livello di risultato, invece sono arrivate ben due medaglie, più una medaglia di legno nell’omnium, quindi direi che è stato assolutamente positivo».

La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
La Balsamo ha già esordito su strada, alla Valenciana con un 6° posto nella quarta tappa
Siamo a metà del quadriennio olimpico. La pista la vedi sempre come una parte integrante della tua attività e ti sei posta Los Angeles come obiettivo?

BALSAMO: «Sì, se sono tornata è proprio rivolgendo lo sguardo verso Los Angeles, anche se manca ancora un po’ di tempo. L’obiettivo principale è quello, poi si sa che il cammino di avvicinamento prevede anche altri appuntamenti, bisognerà anche vedere come sarà il percorso della strada per vedere quali saranno poi le mie decisioni, ma l’Olimpiade è per me un must».

PATERNOSTER: «La pista è per me essenziale. Ha sempre fatto bene e farà sempre bene alla mia attività, questo è sicuro. Per quanto riguarda Los Angeles, sinceramente ad oggi non ci sto pensando, sono focalizzata tanto a vivermi il presente, le emozioni del momento e cercare di costruire giorno dopo giorno una Letizia solida e mentalmente e fisicamente, questo è veramente un grande step che ho fatto interiormente e mi sta facendo vivere la quotidianità, gli allenamenti con tanta serenità e gioia. A Los Angeles ci penserò a tempo debito».

Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Ottimo inizio stagione su strada per la Paternoster, seconda di tappa alla Valenciana dietro la Ferguson
Che impressione ti hanno fatto le nuove leve come Venturelli e Sanarini, hai rivisto in loro qualcosa di te ai primi approcci con il team azzurro?

PATERNOSTER: «Venturelli è già da un po’ nel nostro gruppo, che gira con noi, anche prima di Parigi. Quindi la conoscevo già bene ed è sempre stata un membro solido del gruppo, si sa il suo valore, è sempre stato palese a tutti il suo enorme talento. Sanarini è veramente giovanissima, fino all’anno scorso era junior, mi ha fatto veramente una grande impressione, è una ragazzina promettente ed è stato bello vedere la grinta, la tensione, la voglia che aveva di fare, di dimostrare sempre il suo meglio. In quello mi ci sono rivista tanto e spero di averle trasmesso qualcosa, è una ragazza che deve credere in sé perché ha grandi potenzialità».

BALSAMO: «Per me è stato bello correre con delle ragazze giovani. Sicuramente io non mi ritengo una veterana, ma ho più esperienza rispetto a loro. Ho cercato di trasmettere tutto quello che avevo imparato in passato e devo dire che ho ripensato alla mia prima Coppa del Mondo. Mi sono venuti in mente un po’ di ricordi nel 2016 ad Hong Kong, prima dei Giochi di Rio e quindi 10 anni fa».

Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli e Balsamo, una madison di bronzo e una formazione che può davvero crescere
Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli e Balsamo, una madison di bronzo e una formazione che può davvero crescere
Che cosa chiedi a questa stagione su strada?

BALSAMO: «Non ho nascosto che il mio sogno è vincere una Monumento, questo è l’obiettivo principale, quindi le classiche. Vorrei una stagione un po’ più tranquilla delle ultime passate, i risultati verranno di conseguenza. e gli obiettivi sono quelli, insomma».

PATERNOSTER: «Chiedo la gioia e la serenità del vivermi veramente tutto, perché è vero che con quella arrivano anche i risultati. E’ inutile dire partecipare, stare bene, essere felici, ma noi corriamo per il risultato e io lo voglio con tutta me stessa».

La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all'Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all’Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all'Omloop Het Nieuwsblad
La Paternoster è pronta per la campagna belga, sabato sarà in gara all’Omloop Het Nieuwsblad
Il calendario è sicuramente molto fitto, ma ci sarà occasione per rivederti all’opera su pista in questa stagione e magari puntare anche ai Mondiali di ottobre?

PATERNOSTER: «Sicuramente sì. Adesso mi concentro bene sulle classiche e cerco di andare in pista quando mi è possibile, perché ora risiedo a San Marino, quindi è un po’ difficile l’organizzazione del tutto. Ma cerco di incastrarla al meglio dalle mie potenzialità e poi da lì capirò cosa fare. Sono in contatto con Bragato e Villa, cerchiamo di mettere giù un piano e penso che una Coppa del Mondo se è fattibile mi piacerebbe andare a farla, ma ancora con il team non ne ho discusso».

BALSAMO: «Sì, il mondiale potrebbe essere un’occasione, ma è a fine stagione, manca ancora parecchio tempo, è però sicuramente un’opzione aperta».

Campionati europei pista, Konja, Elisa Balsamo, Federica Venturelli

Venturelli e quella madison fuori dalla sua comfort zone

20.02.2026
5 min
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Fra due giorni riattaccherà il numero sulla schiena alla Clasica de Almeria per la sua prima stagione nel WorldTour, ma il 2026 Federica Venturelli lo ha aperto ad inizio febbraio con gli europei in pista a Konya portando a casa tre medaglie.

Oltre all’argento nell’inseguimento individuale e il bronzo col quartetto in due discipline che per lei rappresentano la comfort zone, la 21enne cremonese ha conquistato un incoraggiante bronzo nella madison in coppia con Elisa Balsamo. Dopo averne parlato con Marco Villa, cittì della pista femminile al pari di Bragato, abbiamo chiesto a Venturelli com’è stato reimmergersi in quella disciplina che da juniores e U23 le aveva dato gioie e dolori. Nel frattempo lei, dopo la rassegna continentale in Turchia, si è allenata attorno a Brescia, dove ormai è di stanza nelle residenze dell’università cittadina nella quale studia Farmacia seguendo in presenza obbligatoria le sedute in laboratorio.

Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Venturelli si è fidata della grande esperienza di Balsamo nelle gare di gruppo (foto Sinan Celik)
Federica avete sfiorato l’argento di un solo punto. Che corsa è stata?

Sapevamo che la madison è una gara lunga e 120 giri si fanno sentire. Sapevamo anche la tattica di alcune nazionali sarebbe stata quella di partire a tutta. Elisa ed io abbiamo gestite le forze per uscire alla fine e così è stato. Non abbiamo inseguito subito quando è partito il Belgio, ma abbiamo recuperato in fretta. Peccato perché nell’ultima parte di gara abbiamo quasi preso il giro e per noi poteva cambiare tutto. Il finale è stato molto faticoso, abbiamo dato tutto, però non è bastato.

Eravate più soddisfatte o rammaricate?

Certamente eravamo molto contente per un risultato che riteniamo ottimo, quindi soddisfatte. Considerate che era la prima madison che Elisa ed io facevamo assieme, avevamo fatto solo un paio di prove a Montichiari. Entrambe arrivavamo dall’estate 2024 particolarmente sfortunata. Per lei era la prima esperienza di una certa importanza dopo i Giochi di Parigi, io invece non facevo una madison dopo la caduta agli europei U23 di Cottbus dove mi ero rotta un braccio.

Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all'europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all’europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all'europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Venturelli nella madison aveva vinto un oro iridato da junior nel 2023, mentre all’europeo U23 nel 2024 si era rotta un braccio (foto Sinan Celik)
Come avevi preso la decisione dello staff di farti fare la madison?

Ammetto che ero piuttosto tesa proprio perché mi era rimasto quel ricordo di quasi due anni fa. Mi mette sempre un po’ di paura visto che sei in pista con altre 30 atlete che talvolta fanno movimenti imprevedibili. Dovevo vedere come mi sarei ritrovata in una gara di gruppo. Tuttavia durante l’avvicinamento e la gara stessa ho capito che una madison tra le juniores e U23 è una cosa, mentre tra le elite che sono molto più esperte e lineari è un’altra. Alla fine è andata così.

Immaginiamo che la presenza di Balsamo ti abbia aiutata, giusto?

Sì, assolutamente. Con Elisa ho trovato subito un grande feeling. Ha tantissima esperienza e mi sono completamente fidata ed affidata a lei. E’ stata molto brava anche a mantenere la calma nei momenti più delicati.

Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Venturelli e i grandi appuntamenti: Coppa del Mondo e mondiali in pista, classiche, Roubaix e Vuelta su strada (foto UAE Team ADQ)
Rispetto alle madison che facevi da giovane, in quale aspetto ti senti di dover crescere?

Già correndo con Elisa ho capito tanti dettagli di cui fare tesoro. Devo imparare a leggere meglio le dinamiche di gara. Oppure ad esempio se allungare o accorciare i tempi del cambio. O ancora altri meccanismi che si presentano durante i giri.

Pensi che potremo rivedere nuovamente Federica Venturelli ed Elisa Balsamo alle prossime madison internazionali?

Per questo europeo la nostra è stata una coppia forzata perché mancavano sia Guazzini che Consonni, che hanno vinto l’Olimpiade. Loro sono le titolari, ma erano impegnate con le corse delle loro formazioni. Quando ci saremo tutte, io lascerò il posto a loro o alle altre ragazze più esperte di me. Mi trovo più a mio agio con le bici da inseguimento (dice sorridendo, ndr), ma non escludo che in futuro mi possa giocare il posto anche per le gare di gruppo. Siamo tutte forti, la concorrenza è stimolante e sapremo alzare ulteriormente il nostro livello.

Senza le "titolari", questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Senza le “titolari”, questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Senza le "titolari", questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Senza le “titolari”, questo bronzo europeo vale tanto anche in previsione futura
Il tuo calendario tra pista e strada cosa prevede?

Correrò la Coppa del mondo in pista ad Hong Kong dal 17 al 19 aprile e spero che ci possa essere il quartetto che ha vinto il mondiale, anche solo per sfoggiare tutte assieme il body iridato e poi il mondiale in Cina a Shanghai a metà ottobre. Non farò l’europeo U23 di luglio a Cottbus perché sarò impegnata su strada. Con la UAE Team ADQ dopo l’esordio di Almeria, farò la Omloop Nieuwsblad e Le Samyn tra fine febbraio ed inizio marzo. Correrò ancora tante classiche di seconda fascia in Belgio prima di fare la Roubaix. Con la Vuelta ad inizio maggio finirò il blocco della prima parte di stagione e poi imposterò la seconda.

Venturelli, pista e non solo. I progetti di Villa

Venturelli, pista e non solo. I progetti di Villa

16.02.2026
5 min
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Tra le tante prestazioni positive che l’Italia ha colto agli europei su pista di Konya, quelle di Federica Venturelli si prestano a più analisi soprattutto in previsione di quel che potrà venire. E’ un po’ il destino della ragazza della UAE Team ADQ, vista come un fenomeno già dalle categorie giovanili. In terra turca la Venturelli ha collezionato podi nell’inseguimento a squadre, in quello individuale e nella madison insieme a Elisa Balsamo. E proprio quest’ultimo bronzo ha aperto prospettive interessanti.

Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe
Venturelli insieme a Elisa Balsamo, per loro un bronzo nella madison foriero di tante speranze per entrambe

Marco Villa segue da sempre la ragazza, tanto è vero che l’ha inserita nel team iridato lo scorso anno dandole una nuova spinta e facendone addirittura l’unica reduce dal trionfo mondiale nel team che a Konya ha colto il bronzo. «Con lei abbiamo un metodo che usiamo un po’ per tutti, in questi anni abbiamo dimostrato che non ci interessa l’uovo oggi, ma la gallina domani, quindi con Federica stiamo andando in questa direzione, come è stato con Ganna, con Milan, con le altre. Sappiamo che sono ragazze che hanno anche attività con le squadre del WorldTour, hanno programmi e carichi di lavoro non indifferenti, quindi cerchiamo di andare di pari passo».

Federica come risponde?

Con lei, nonostante ci abbia fatto vedere già dalla categoria juniores delle belle cose come il record del mondo dell’inseguimento e il titolo mondiale nella madison, ci siamo andati cauti, soprattutto perché ha avuto brutti infortuni nel corso degli ultimi due anni, collezionando praticamente un mese e mezzo di attività su strada in tutto il biennio.

Grandi prestazioni per Federica nell'inseguimento, argento con record italiano di 4'22"909
Grandi prestazioni per Federica nell’inseguimento, argento con record italiano di 4’22″909
Grandi prestazioni per Federica nell'inseguimento, dove si è inchinata solo alla britannica Knight
Grandi prestazioni per Federica nell’inseguimento, argento con record italiano di 4’22″909
Pensi che questo abbia rallentato la sua maturazione?

Diciamo che quest’anno abbiamo lavorato bene, ma all’evento ci è arrivata solo coi ritiri della strada e questi risultati ottenuti così, con questi carichi relativi, fanno presupporre che con l’attività WorldTour che l’aspetta da adesso in avanti può fare un ulteriore salto di qualità. Per questo la sua stagione su strada sarà molto importante e la seguiremo con particolare attenzione.

La gara della Madison insieme a Elisa, che cosa ti ha detto in particolare, al di là del bronzo conquistato proprio dal punto di vista tecnico, del loro amalgama, del loro comportamento?

Che tutte e due conoscono il mestiere, hanno esperienza, tra l’altro erano nella stessa situazione, un anno e mezzo senza nuove esperienze nell’americana per gli infortuni. Hanno corso cercando di star fuori dai “casini” di gruppo spendendo anche qualcosa in più. Dobbiamo lavorare un po’ sulla tecnica, se facevamo i cambi più corti potevamo prendere il giro e coi 20 punti eravamo argento, ma lì ha pesato la giuria, perché siamo arrivati a quattro giri dalla fine in coda alle ultime, ma è partita la volata e la coda del gruppo si è staccata, così non hanno dato il giro preso a noi, ma il giro perso alle quattro davanti.

Federica tra Villa e Bragato, che la stanno facendo crescere senza pressioni, guardando anche alla strada
Venturelli tra Villa e Bragato, che la stanno facendo crescere senza pressioni, guardando anche alla strada
Federica tra Villa e Bragato, che la stanno facendo crescere senza pressioni, guardando anche alla strada
Venturelli tra Villa e Bragato, che la stanno facendo crescere senza pressioni, guardando anche alla strada
Una domanda che è sortita soprattutto sui social subito dopo le sue prestazioni: Federica può essere una carta per l’omnium, considerando che lei è un’atleta che punta molto sull’inseguimento, quindi ha caratteristiche forse differenti rispetto a quelle che possono servire in quel tipo di manifestazione?

No, Federica può fare qualsiasi gara. Merito di Fiorin, che da allievo le fa correre anche a Grenchen, a Novo Mesto. Le atlete che escono da Fiorin sono polivalenti. Federica è una di queste, oltre ad avere un grande motore, è anche veloce e ha tutto per emergere anche nell’omnium. Logicamente dobbiamo capire passo per passo dove puntare.

Visto che siamo in periodo olimpico, Federica è considerata uno dei maggiori prospetti italiani per Los Angeles 2028, a prescindere dalla disciplina sportiva, se si puntasse sull’omnium. Sarebbe da fare un progetto che inizi adesso per farle prendere quella necessaria confidenza in vista di un appuntamento fra due anni?

Qui serve fare qualche specifica. Intanto lo stesso discorso per le altre: Balsamo, Guazzini, Paternoster, Consonni. Abbiamo tante atlete sulle quali possiamo e dobbiamo lavorare. Ma bisogna essere parte del quartetto, perché il nuovo regolamento di qualificazione olimpica ci darebbe 5 posti più 1, si tornerà quindi al regolamento di Tokyo 2020. Abbiamo tempo due anni e mezzo per lavorarci, con tante gare fra coppe e prove titolate. Intanto, per la Coppa di quest’anno, andremo a Tokyo al completo e nelle altre due parteciperemo solo con due ragazze per le prove di gruppo, per fare punti per il ranking. Ma tornando alla Venturelli c’è un discorso parallelo con la strada…

L'azzurra è considerata una grande speranza di medaglia per LA 2028, anche per la cronometro
Venturelli è considerata una grande speranza di medaglia per LA 2028, anche per la cronometro
L'azzurra è considerata una grande speranza di medaglia per LA 2028, anche per la cronometro
Venturelli è considerata una grande speranza di medaglia per LA 2028, anche per la cronometro
Ossia?

Io la guardo con un occhio di riguardo anche per le gare su strada, per le crono, per il Team Relay che per una volta vorrei correre al completo, con tutti i nostri migliori elementi e nella loro miglior forma per conquistare l’iride. Ho già avuto in tal senso la disponibilità della Longo Borghini come di Ganna, Affini, Frigo, lo stesso Baroncini che mi piacerebbe rivedere come l’abbiamo lasciato prima dell’incidente. Con Federica lavoreremo in pista sia per il quartetto che per le gare di gruppo ma anche per la cronometro, applicando un discorso fatto soprattutto con Ganna e sappiamo bene dove si è arrivati…

Federica Venturelli

Viaggio nel motore di Venturelli con coach Dario Giovine

28.12.2025
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Federica Venturelli continua a tenere banco. Dopo aver ascoltato la diretta interessata e gli elogi di Elisa Longo Borghini, non potevamo non parlare anche con colui che la allena ogni giorno: il suo coach Dario Giovine.

Con il preparatore della  UAE ADQ facciamo dunque un viaggio tecnico dentro al motore di Venturelli. Un motore davvero importante. Ma che, a quanto pare – ed è questa la notizia più bella – non ha ancora smesso di crescere. Il potenziale è tanto: in chiave futura, ma anche a stretto giro. Non tra cinque o sei anni: qui si può già parlare di cronometro iridate e di grandi, anzi grandissime classiche.

Dario Giovine
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni
Dario Giovine
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni
Dario, innanzitutto da quanto segui Federica Venturelli?

Questo che inizia sarà il terzo anno. Ha già passato due stagioni in devo e questo sarà il primo anno WorldTour, quindi da quando è arrivata nel team.

Quindi la seguivi anche quando faceva cross?

Il primo anno che l’ho seguita è stato quello di transizione, quando ha smesso con il ciclocross. Aveva ancora fatto la Coppa del mondo, se non ricordo male proprio qui a Benidorm, e qualche uscita. Stavamo però già decidendo il percorso che l’avrebbe portata sempre più verso strada e pista.

In questi giorni si parla spesso del suo “motore grande”. Oltre ai numeri, cosa ti dice che è davvero così?

L’attitudine e l’approccio. Quando parlo di motore non mi riferisco solo ai numeri. Il motore grande di Federica è anche l’attitudine al lavoro, la precisione con cui si allena, che poi porta alle performance che abbiamo visto. E’ sempre stata una grande professionista per l’attenzione che mette in tutto, e questo si riflette anche fuori dalla bici. Per esempio nello studio ha un rendimento altissimo, come nello sport. E’ proprio la sua etica del lavoro, come persona, a fare la differenza.

La cronometro è forse la specialità che più piace a Federica Venturelli
La cronometro è forse la specialità che più piace a Federica Venturelli
Entriamo più nel tecnico: va forte su strada e va forte in pista nell’inseguimento, uno sforzo da circa quattro minuti. Come si allenano qualità così diverse?

E’ fondamentale dire che c’è una grandissima sinergia con il settore tecnico della nazionale pista. Con Diego Bragato ho un ottimo rapporto e una comunicazione continua, che secondo me è la base dei risultati. C’è chiarezza sui calendari, sugli impegni, sulle fasi di recupero e sugli allenamenti specifici. A volte seguo anche personalmente gli allenamenti in pista. Poi Federica è molto professionale nel fornire feedback. Quello che abbiamo capito è che bisogna interpretare bene le richieste fisiologiche e metaboliche della pista senza creare sovrapposizioni inutili.

Cioè?

Evitare di riproporre su strada lavori che ha già sviluppato in pista. Le qualità le ha già stimolate lì, quindi su strada cerchiamo di completare il profilo fisiologico e metabolico. Sappiamo che non è solo una pistard e non è solo una cronoman. Io, rispetto a Bragato, mi concentro più sullo sviluppo delle sue caratteristiche aerobiche, bilanciando il lavoro in base a quello che fa in pista e ai necessari recuperi.

Quindi il lavoro di endurance?

Ma non solo. Ci sono anche lavori specifici da cronometro, molto vicini alla soglia. Lavoriamo su soglia aerobica e anaerobica, sempre dopo aver lasciato il giusto recupero rispetto a un lavoro in pista che è estremamente tassante. L’obiettivo è non creare doppioni: la forza e le partenze da fermo le fa in pista, non ha senso riproporle due giorni dopo su strada.

Federica Venturelli
Secondo Giovine, Federica (prima a sinistra) ha un approccio molto serio agli impegni, siano essi sportivi o di altro genere (foto UAE ADQ)
Federica Venturelli
Secondo Giovine, Federica (prima a sinistra) ha un approccio molto serio agli impegni, siano essi sportivi o di altro genere (foto UAE ADQ)
Oggi in cosa eccelle di più: un minuto, quattro minuti, dieci minuti?

Federica ha un profilo molto completo. E’ fortissima sulle potenze critiche brevi: il minuto e i 30 secondi sono eccellenti. Ha anche un buon picco di potenza, grazie alla sua struttura fisica. E non è affatto “ferma” allo sprint. Allo stesso tempo, dai test della curva del lattato emerge un profilo aerobico molto efficiente. Questo le permette di andare forte anche in fuga da lontano, con wattaggi elevati nella parte bassa della curva.

Insomma, un motore completo?

Esatto. Il nostro lavoro è portare avanti tutti gli aspetti della performance, perché è un’atleta eclettica. Riesce a esprimersi bene anche in una cronometro da 35 minuti.

In un ciclismo sempre più specifico, non c’è il rischio che sia troppo eclettica?

Secondo me no, soprattutto vista la sua giovane età. E’ una scelta vincente sviluppare ancora un motore di base completo. Sono i primi approcci con il WorldTour e stiamo ancora scoprendo Federica. Parliamo di una classe 2005, quindi anche a livello di calendario dobbiamo sperimentare. Quando avremo chiari al 100 per cento i suoi punti di forza, potremo indirizzarla verso un certo tipo di gare. In prospettiva, una corsa a tappe con cronometro e dislivelli non estremi potrebbe anche vederla in classifica generale.

Federica Venturelli
Vista la sua altezza (180 cm), Venturelli può sfruttare leve lunghe che le garantiscono grande potenza
Federica Venturelli
Vista la sua altezza (180 cm), Venturelli può sfruttare leve lunghe che le garantiscono grande potenza
Classiche come Fiandre o Sanremo potrebbero essere adatte a lei?

Sicuramente sì. Ha potenze critiche per superare muri da cinque fino a otto minuti. Inoltre guida molto bene e in gruppo si muove con grande intelligenza.

Il passato nel cross torna utile a Venturelli…

Assolutamente sì, così come la pista. Anche se non ha ancora fatto grandi eventi di gruppo in pista, sa muoversi ed è abituata ad allenarsi insieme alle altre. In queste corse il posizionamento vale l’80 per cento del risultato finale. Per questo, vista la giovane età, è giusto non forzare una specializzazione troppo precoce.

Che ruolo può avere a livello tecnico-tattico nella squadra?

Dipende molto da chi sarà la capitana. E’ il suo primo anno WorldTour, quindi il ruolo potrà variare. Non sarà capitana in corse come Fiandre o Roubaix, ma potrà avere un ruolo di supporto molto importante, anche decisivo nei momenti in cui la corsa esplode. Se la capitana non dovesse avere le gambe giuste, Federica può diventare una soluzione. Supporto sì, ma non solo da gregaria e non solo nella prima parte di gara.

Secondo Giovine per adesso è bene far crescere l’intero motore di Venturelli e solo in un secondo momento “specializzarlo” (foto UAE ADQ)
Federica Venturelli
Secondo Giovine per adesso è bene far crescere l’intero motore di Venturelli e solo in un secondo momento “specializzarlo” (foto UAE ADQ)
Che tipo di corse farà nel corso della stagione?

La prima parte di stagione sarà più orientata sulle pietre. Per la seconda parte, quella dei Grandi Giri, stiamo valutando. Una cosa è certa: non ne farà più di uno, vogliamo preservarla. Anche noi tecnici dobbiamo capire bene le sue fasi di recupero. Con Bragato abbiamo individuato alcuni momenti per inserire l’attività su pista: ci saranno gli europei (Turchia, 1-5 febbraio), almeno una prova di Coppa del mondo e il mondiale (Cina, 14-18 ottobre).

Su quante ore di allenamento lavora mediamente?

Non è una ragazza spremuta. Ha anche l’impegno dell’Università, con laboratori che le impongono rientri al pomeriggio. Tolti i ritiri, in cui fa di più chiaramente, in una settimana fa circa 20 ore di lavoro. Questo significa che c’è ancora un grande margine di lavoro. Finché risponde così e cresce anno dopo anno senza esagerare con il carico, perché aggiungere volume “gratis” e stancarla? E’ il concetto di dose minima efficace e in questo momento per lei è ideale. Funziona. Se ottiene risultati con 20 ore, non ha senso portarla a 30. Quel margine le servirà in futuro, quando ne avrà davvero bisogno per fare un ulteriore salto.

Federica Venturelli

Venturelli, la favola continua. E ora il WorldTour

26.12.2025
5 min
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BENIDORM (Spagna) – Ricordate qualche giorno fa quando chiedemmo a Elisa Longo Borghini chi potesse essere la sorpresa del 2026 tra le professioniste? E ricordate anche che cosa rispose la campionessa italiana? «Punto deciso su Federica Venturelli», la sua compagna di squadra nella UAE ADQ. Venturelli che sta facendo passi da gigante. E’ arrivata terza ai mondiali under 23 a crono e poi ha vinto la prova degli europei. In pista fa faville col quartetto femminile. La velocità e la potenza sul passo sono il suo DNA. Ma visto come va su strada più che l’erede tecnica di Vittoria Guazzini, è una Ganna al femminile.

La giovane lombarda è approdata quest’anno al WorldTour, anzi… tecnicamente lo farà fra cinque giorni, quando scatterà il nuovo anno. Quello che ci ha colpito, osservandola nei giorni del training camp, è la considerazione che preparatori e atlete hanno nei suoi confronti. Ne parlano tutti un gran bene. Il perché? Scopriamolo insieme.

Federica Venturelli
Federica Venturelli (classe 2005), qui con Denis Favretto di Sidi, ha già debuttato nel WT. Ora passerà ufficialmente dal devo team alla prima squadra della UAE Adq
Federica Venturelli
Federica Venturelli (classe 2005), qui con Denis Favretto di Sidi, passa ufficialmente dal devo team alla prima squadra della UAE Adq
Come sta andando questo ritiro, Federica? Ti senti più padrona della situazione rispetto a un anno fa?

Sicuramente mi sento più a mio agio. Man mano che si va avanti conosco sempre di più le ragazze e lo staff. E’ molto bello stare qui in ritiro tutti insieme, ci si gode un po’ di tempo perché poi, durante la stagione, ognuna ha calendari diversi. Con tante ragazze, anche per caratteristiche differenti, non è sempre facile incrociarsi tra allenamenti e calendari diversi. Per cui sta andando tutto bene, ci stiamo divertendo.

Quali saranno i tuoi obiettivi nel prossimo anno?

Per quanto riguarda le gare specifiche non so ancora bene cosa mi aspetterà, perché i programmi ci arriveranno proprio in questi giorni.

E più in generale?

L’obiettivo principale sarà riuscire ad abituarmi al livello più alto che mi aspetta, perché il salto nel WorldTour è importante. Passerò dal giocarmela in prima persona al supportare maggiormente le altre ragazze, soprattutto nel finale, e magari a lavorare di più nelle fasi iniziali. Per me però la motivazione non cambierà: cercherò di aiutare il più possibile, di imparare e di migliorare in ottica futura.

Venturelli
Federica è rimasta colpita dalla grandezza del team, dello staff, dei mezzi. Questa è una parte del locale dove si cambiavano le ragazze prima di uscire in bici
Venturelli
Federica è rimasta colpita dalla grandezza del team, dello staff, dei mezzi. Questa è una parte del locale dove si cambiavano le ragazze prima di uscire in bici
Vi abbiamo visto uscire in gruppi diversi: su che basi vengono divisi?

Prima di tutto i gruppi sono pensati per evitare uscite troppo numerose, che diventerebbero un problema per traffico e ammiraglie. Poi vengono divisi in base alle caratteristiche: c’è il gruppo delle sprinter e delle passiste e quello delle scalatrici.

Tu eri tra le scalatrici… ovviamente!

Possiamo fare finta di sì, ma solo finta! Scherzi a parte, c’è anche il gruppo delle ragazze che correrà in Australia, che saranno le prime ad attaccare il numero sulla schiena. Loro fanno già lavori diversi perché dovranno iniziare a correre prima. In sostanza questi sono i tre gruppi, a cui poi si aggiunge quello delle Devo.

Stai aumentando le ore di lavoro? Ti stai allenando di più o in modo diverso?

In ritiro si fanno sempre tante ore, anche più dell’anno scorso rispetto a quando poi sarò a casa. Qui si punta molto sul volume, anche perché allenarsi insieme è più facile rispetto a farlo da sole. Cinque ore qui passano bene, a casa un po’ meno. So di avere grandi margini di miglioramento, perché negli anni scorsi ho lavorato con volumi piuttosto bassi. Qui stiamo iniziando a mettere delle belle ore, ma sarà un percorso graduale nei prossimi anni.

Passista dalle doti importanti, dopo il bronzo iridato e l’oro europeo tra le U23, Venturelli punta ancora a migliorarsi a cronometro
Passista dalle doti importanti, dopo il bronzo iridato e l’oro europeo tra le U23, Venturelli punta ancora a migliorarsi a cronometro
Hai detto che ti trovi bene in ritiro: chi ti sta aiutando di più a inserirti nel gruppo?

Direi il tempo. Più tempo si passa insieme, più tutto diventa naturale. Le ragazze del WorldTour erano già molto aperte anche quando ero Devo, eravamo già abbastanza legate. Ragazze come Lara Gillespie e Paula Blasi, che sono passate prima di me, mi stanno aiutando a fare le cose in modo graduale. Inoltre il fatto che ci siano tante italiane rende tutto più facile: la barriera linguistica non c’è e, anche se non ho problemi con l’inglese, parlare la stessa lingua è sempre diverso.

C’è qualcosa che senti di dover migliorare in particolare? Penso alla potenza breve, ai cinque minuti…

Punto molto a migliorarmi a cronometro. E’ un percorso che ho già iniziato e che voglio continuare, perché penso possa essere uno dei miei punti di forza. In questi giorni avremmo dovuto lavorarci un po’ di più, ma il maltempo ci ha costretto a modificare i programmi. Avevamo in programma due uscite: una easy e una con lavori specifici per la crono.

Il supporto di una struttura così importante si avverte?

Assolutamente sì. Con una struttura del genere è tutto più facile. Tra WorldTour e devo siamo in tantissime come atlete e anche lo staff è molto numeroso. Pensate che abbiamo fatto un incontro di presentazione della squadra e dei ruoli, proprio perché per le ragazze nuove può essere complicato riuscire a muoversi con così tante persone. Sapere che c’è un supporto così ampio è un onore e facilita molto il lavoro quotidiano, perché tutti cercano sempre di metterci nelle migliori condizioni possibili.

Campionati europei pista 2025, Zolder, Vittoria Guazzini

Guazzini sull’asse tra la fatica di rialzarsi e la gioia di vincere

01.11.2025
6 min
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Non c’è niente di facile, diceva ieri Martina Alzini. Per questo quando il timbro di voce già fiacco di Vittoria Guazzini si abbassa ancora e diventa un sussurro, capiamo quanto sia duro arrivare a certi risultati e come il sorriso dopo un oro mascheri bene tutto, ma non cancelli nulla. Si parlava di Marta Cavalli e di come il continuo ripartire dagli incidenti le abbia tolto la voglia di andare avanti e di colpo anche la toscana ammette di essersi ritrovata a fare i conti con sensazioni simili. Lei che negli ultimi tre anni è sempre incappata in qualche caduta, ma mai come quella dello scorso campionato italiano.

«Diciamo che questa volta – dice – proprio non me l’aspettavo. Non avevo contemplato la possibilità di cadere, anche se effettivamente nel ciclismo può capitare in ogni momento. Però sarà che fino a quel momento la stagione non era andata benissimo, nel ritiro che avevamo fatto mi ero impegnata tantissimo con il focus sull’estate ed era andato tutto bene. Due giorni prima dell’italiano su strada, ero andata forte nella crono, per cui ero motivata. Poi è andata così e diciamo che non è stato semplice. All’inizio non volevo saperne di ributtarmi in bici, così mi sono messa sui rulli e pensavo a questa benedetta crono dell’europeo. Forse ci ho pensato anche troppo, tanto che quando sono arrivata lì effettivamente non ne avevo più. Non è semplice da gestire ogni volta che devi ripartire. Mi è successo tante volte, ma questa è stata dura».

In Cile come alle Olimpiadi

Niente vacanze per Guazzini, che però essendo una ragazza di spirito dice che non si può mai sapere cosa farà di qui a pochi giorni. Magari uscirà per andare a prendere un caffè e non la vedranno più per due settimane. E poi il discorso va avanti, partendo proprio dai mondiali su pista del Cile, che hanno permesso anche a lei di risollevarsi dalla caduta e dare un senso in extremis alla stagione.

«Tenevamo tanto a questo mondiale – dice – anche se non dava punti per la qualifica olimpica, che partirà dal mondiale del prossimo anno. Ma la pista è una cosa che ci piace e la facciamo volentieri, così abbiamo trovato anche qualche motivazione in più per provare a riscattare la stagione. Ognuna avrà avuto le sue motivazioni, credo, ma la cosa importante è che nessuna si sia tirata indietro e siamo andate lì come se fossimo, fra virgolette, all’Olimpiade. Con lo spirito e l’impegno giusto».

Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Guazzini è caduta il 28 giugno ai campionati italiani di Darfo Boario Terme ed è tornata in gara il 12 agosto al Polonia
Fra gli uomini, tutti i più forti della pista si sono dedicati alla strada, voi avete fatto gli europei a inizio anno e li avete vinti e alla fine avete vinto i mondiali. E in Cile hai preso anche il bronzo nella madison…

Dipende dai calendari e come ci si mette d’accordo con la squadra all’inizio dell’anno. Penso che per noi sia dipeso dalla nostra volontà di andare. Sin dall’inizio abbiamo sempre detto che avremmo finito la stagione in Cile e così è stato. L’inseguimento a squadre e la madison sono le due discipline che mi piacciono di più. Quando siamo a Montichiari, i lavori che facciamo sono incentrati sul quartetto. L’oro di Parigi nella madison è stato una sorpresa fino a un certo punto, ma quell’emozione è stata fuori da ogni logica, non saprei neanche quali parole usare per esprimerlo. Detto questo, per me valgono allo stesso modo. Il quartetto è una botta di adrenalina, quattro minuti in cui si concentra tutto e poi tiri su la testa per vedere il tabellone. L’altro giorno hanno fatto due spari veramente molto ravvicinati. E quando ho alzato la testa e ho visto che davanti c’eravamo noi, è stata veramente una liberazione.

Quanto ti pesa essere caduta così spesso negli ultimi tre anni?

Per quanto riguarda la caduta all’italiano, da una parte mi dispiace, dall’altra bisogna pensare che mi è andata bene, quindi cerco di prendere il positivo. Ero in forma, avevo fatto un bel ritiro in altura con la squadra per preparare il Giro e il Tour e poi è stato difficile ritrovare la concentrazione per ricominciare. Forse proprio il fatto di avere questi mondiali a fine anno mi ha dato una mano. Ho detto: «Io lì ci voglio essere e voglio anche far bene per me e per i miei compagni». L’anno prima avevo fatto un anno senza cadute importanti e ho vinto le Olimpiadi. Quindi se proprio c’era da cadere e farsi male, meglio che sia capitato quest’anno (ride, ndr) e non nel 2024.

Il 9 agosto 2024, Vittoria Guazzini e Chiara Consonni sono diventate campionesse olimpiche della madison a Parigi
Il 9 agosto 2024, Vittoria Guazzini e Chiara Consonni sono diventate campionesse olimpiche della madison a Parigi
Come hai detto tu per prima, adesso ci vorrebbe un oro nella crono, anche se organizzano percorsi da scalatori…

Dopo il quartetto ho detto che la pista è la mia passione, però mi piacerebbe fare un salto di qualità anche su strada. Sicuramente devo continuare a lavorarci e a prenderlo come un obiettivo, però è anche difficile avere come obiettivo un mondiale, se il percorso è proibitivo. Il mondiale in Rwanda non è mai stato un obiettivo a prescindere dalla caduta, perché era obiettivamente troppo duro per le mie caratteristiche. Non l’ho mai visto come uno stimolo. Quello degli europei invece era un buon percorso ma, come dicevo, dopo la caduta c’è stato un periodo di alti e bassi ed è andata come è andata (Guazzini è stata 12ª nella crono e ha fatto la sua parte per l’argento degli azzurri nel team relay, ndr). Sono contenta almeno di essermi rimessa in sesto per finire bene in pista.

Com’è il clima nel quartetto? E’ entrata Venturelli, altre ragazze come Balsamo si sono dedicate più che altro alla strada…

E’ comprensibile che se qualcuno voleva dedicarsi maggiormente alla strada, lo abbia fatto quest’anno: nessuno ha mai giudicato queste scelte, che spesso dipendono anche dalle squadre. Io personalmente non ho voluto mollare la pista, perché mi fa bene anche mentalmente per staccare un po’. Nel quartetto bene o male siamo sempre quelle, abbiamo visto che spinta ha dato l’ingresso di Venturelli, quindi che sia la benvenuta (ride ancora, ndr). Come le porte sono sempre aperte se qualcun’altra volesse tornare.

La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay
La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay con l’argento azzurro
La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay
La partecipazione di Guazzini agli europei è stata opaca nella crono, più incisiva nel team relay con l’argento azzurro
La pista ti fa bene per la testa oppure ti dà anche dei vantaggi su strada?

Siamo state abituate a fare determinati lavori in pista, che magari su strada non facciamo. Nessuna di noi deve vincere sul Mont Ventoux, quindi ci sta che le ragazze più veloci abbiano dei giovamenti su strada dai lavori di forza o di cambio di ritmo che possono fare in pista. Anche a me torna utile per le cronometro quando faccio dei lavori dietro moto insieme a Villa o Bragato. Non è che quando andiamo in pista, facciamo solo i quattro chilometri. C’è anche tanta collaborazione fra i tecnici, che ascoltano le nostre esigenze.

Hai parlato del Ventoux, che il prossimo anno sarà la cima che deciderà il Tour. Conti di esserci?

Il Tour è su un altro livello, senza nulla togliere alle altre gare. Ha una rilevanza mediatica che non è paragonabile. So che per la mia squadra è il grande obiettivo della stagione e ci sono le atlete per andare e far bene. Se dovessi rientrare nei piani, cercherò di farmi trovare pronta, come avrei fatto quest’anno perché sinceramente prima di cadere stavo andando veramente forte. Se così non dovesse essere, andrò dove mi manderanno e sarò ugualmente motivata.

campionati del mondo pista 2025, Santiago del Cile, Martina Alzini, Chiara Consonni

Il viaggio di Alzini verso l’oro, un anno sulle montagne russe

31.10.2025
6 min
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Il giorno dopo essere tornata dal mondiale di Santiago del Cile, in cui ha conquistato l’oro nel quartetto, Martina Alzini ha preparato un’altra valigia ed è partita per Barcellona. E’ qui che la raggiungiamo, in un momento di pausa in cui parlare della fresca vittoria è un bel modo per farsi qualche risata. C’era anche lei nel 2022 a Parigi, quando per la prima volta nella loro storia le azzurre conquistarono il titolo dell’inseguimento a squadre. Quella volta uscivano dal sesto posto alle Olimpiadi di Tokyo, questa volta dal quarto di Parigi, che in proporzione ha bruciato molto di più. Non è stato per caso infatti che le italiane si siano guardate in faccia e a Santiago del Cile abbiano voluto esserci a tutti i costi. C’era una delusione da lavare con la vittoria e così è stato.

Anche in Cile, sul gradino più alto del podio l’espressione di Alzini è fra il rabbioso e il commosso, mentre le altre hanno facce da cartone animato e tutte a ridere come nel giorno più bello della loro vita. Però questa volta Martina ha uno scatto d’orgoglio e sottolinea ridendo la differenza.

«In parte è vero – ride – ma ci tengo a precisare che nel 2022 ero io quella che piangeva più di tutte, invece a questo giro il primato è della Ventu (Federica Venturelli, ndr). Infatti il video che più è diventato virale è quello in cui le dico: “Ma cosa piangi?” e ridendo la strattono. Ci tengo a precisare che è un video di affetto, uno scherzo. Nel 2022 mi sono ritrovata io nella stessa situazione di incredulità al mio primo mondiale elite. Per cui mi sono rivista tantissimo nella sua commozione ed è bello vedere come ogni ragazza reagisce a certe emozioni…».

Il debutto di Venturelli è stato baciato dalla vittoria: l'emozione è palpabile
Venturelli piange per il primo mondiale conquistato fra le elite e Alzini scherza: «Ma che cosa piangi?!»
Non è un caso che Federica abbia detto che nel quartetto sei quella che l’ha presa sotto la sua ala, la sua mamma sportiva…

E’ vero, secondo me perché le ho raccontato che in squadra (la Cofidis, ndr) ho lo stesso ruolo con Julie Bego, che ha vent’anni come lei. Sono due giovani rivali, ma si ammirano molto e in certi atteggiamenti di Federica rivedo Julie. Mi rendo anche conto che in certe situazioni mi scatta l’istinto della sorella maggiore. Non diciamo della mamma, perché poi mi sento vecchia (ride, ndr). Però sì, ormai per lei sono “mamma Marti”.

E’ facile per una ragazza tanto giovane entrare in un quartetto che si conosce da così tanto tempo?

No, di facile non c’è niente. Non è facile neppure per noi rimanerci. Il livello e la qualità sono altissime e secondo me i risultati e le varie conferme sono frutto di un lavoro scrupoloso. Penso che quest’anno sia stata una delle edizioni del mondiale che abbiamo preparato con più costanza e regolarità: non sono io a dirlo, ma tutte le volte che ci siamo trovati insieme a Montichiari. Federica ha avuto tanti impegni. E’ stata via tanto tra i mondiali in Rwanda e gli europei su strada. Però mi ha stupito che quando ha girato con noi, l’ho vista quasi senza timore, fiduciosa di quello che può fare. La sua strada è ancora molto lunga, ma non sta a me a raccontare il talento che ha. Lo dimostra da sola.

Hai dichiarato che in questo gruppo nessuno è indispensabile, per cui chi corre è davvero al massimo della forma.

E’ una cosa che mi piace tantissimo. Io stessa mi sono ritrovata in questa situazione all’Olimpiade un anno fa. Pensare 4-5 anni fa di vincere un mondiale del quartetto sembrava un sogno, invece con questo gruppo abbiamo dimostrato che dove non arriva una, arriva un’altra e ci si completa. Secondo me il bello di dire che tutte sono utili e nessuna è indispensabile è che siamo tutte utili alla causa. Sappiamo anche noi che dobbiamo tenere sempre i piedi per terra. Per me questo è fondamentale. Ho l’onore di lavorare con delle campionesse olimpiche, con cui tra l’altro siamo amiche anche al di fuori dell’ambiente. L’anno scorso siamo andate in vacanze insieme, però quando si lavora, si lavora. E tutte con i piedi ben piantati a terra: ogni volta che inizia un quartetto, riparti da zero. I titoli restano, ma al primo posto deve esserci sempre l’umiltà.

Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Partenza della Roubaix, Alzini e Consonni che due mesi prima hanno vinto gli europei di Zolder nel quartetto
Una mentalità che c’è sempre stata?

Ad eccezione di Federica, abbiamo la fortuna di avere più o meno tutte la stessa età. E’ un gruppo di lavoro nato tanto tempo fa e questo per me è una grande forza. Se anche qualcuno si è trovato in difficoltà, il gruppo lo ha trascinato. Per cui mi sento di dire che è un progetto partito tantissimo tempo fa, che sta continuando. Ed è una grande fortuna che ci si voglia bene e che non abbiamo mai avuto particolari problemi tra di noi.

Dopo il quarto posto di Parigi, c’era davvero la voglia di rifarsi?

Penso di parlare a nome di tutte: sul piano del risultato, il quartetto di Parigi è stato una delusione, ciascuno per ragioni diverse. C’è chi si è riscattato subito, come Vittoria e Chiara (Guazzini e Cosonni, ndr), che alla fine hanno concluso l’esperienza olimpica con un oro. C’è chi come Martina (Fidanza, ndr) ha detto di avere passato un periodo negativo e la capisco bene. Per quanto mi riguarda, credo che il 2024 sia stato una stagione no e giuro che ho passato tutto l’inverno cercando di azzerare tutto e tirare fuori la cattiveria agonistica che all’Olimpiade non c’è stata. Volevo reagire a quella brutta esperienza, questo era chiaro. Tutti dicono che questo mondiale è il primo tassello verso Los Angeles. Io penso che sia una via di mezzo. Da un lato, è un cerchio che si chiude, per dire: «Cavolo, ecco, questo è il nostro valore, quindi punto e a capo». Dall’altro, è uno sguardo verso il futuro, per dire: «Ci sono delle novità, c’è una nuova giovane, ma ci siamo anche noi». E’ bello e motivante.

Di quali novità parli?

Nel mio caso, la novità è il ruolo che ho ricoperto in questo quartetto. Ho fatto la seconda frazionista, mentre di solito partivo oppure ero la terza. Mi diverte cambiare, non lo vedo come un motivo di stress, bensì come proprio una motivazione.

Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022
Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022. Alzini seconda da destra
Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022
Missione compiuta, il mondiale è italiano: secondo titolo per le azzurre dopo quello del 2022. Alzini seconda da destra
Per cui il mondiale è stato la ciliegina su una stagione che sei riuscita a raddrizzare?

Il 2025 mi è piaciuto, ma è stato una stagione roller coaster (le montagne russe, ndr). Siamo partite vincendo il quartetto all’europeo di Zolder. Poi mi sono fermata perché avevo due costole rotte a causa della caduta al UAE Tour. E’ stata una stagione condizionata da infortuni di cui non avevo mai sofferto prima. La frattura della scapola a metà anno, che mi ha tenuto per due mesi e mezzo fuori dalle gare. Però tirando ora una linea, ammetto che forse stare ferma per tutto quel tempo e aver ripreso da zero ha portato anche qualcosa di positivo. A ottobre, non mi sono sentita super affaticata o particolarmente stanca, quindi mi piace sempre trovare il positivo nelle cose.

Nel frattempo la Cofidis ha sostituito Cedric Vasseur nel ruolo di team manager, come l’avete vissuta?

Ci hanno mandato una mail. Abbiamo partecipato a una call su Zoom dove hanno annunciato il nuovo capo, Raphael Jeune, che già conoscevo perché era responsabile del marketing di Look. Forse ora è presto per parlare, ma le prime impressioni sono state positive. E’ venuto a trovarci nelle gare in Italia, ha passato molto tempo con ognuno di noi a parlarne, cercare di conoscerci. Mi piace il suo approccio, il suo modo di fare che sicuramente l’anno prossimo ripartirà da zero per tutti quanti. E come dicevo, ripartire da zero spesso è il modo migliore per fare bene.

Campionati del mondo pista, Santiago del Cile 2025, inseguimento a squadre femminile, oro Italia: Federica Venturelli, Vittoria Guazzini, Martina Alzini, Martina Fidanza, Chiara Consonni

Rileggiamo con la più piccola (Venturelli) l’oro del quartetto

27.10.2025
6 min
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Non succedeva da Parigi 2022, quando il quartetto delle ragazze rifilò 2”112 alla Gran Bretagna e conquistò uno storico oro mondiale. Uscivano dalla delusione del quarto posto alle Olimpiadi di Tokyo e quel risultato confermò la sensazione di Villa che il gruppo avesse l’oro nel destino. Venerdì scorso a Santiago del Cile le azzurre l’hanno fatto ancora e ancora una volta dopo il quarto posto di Parigi. La sola differenza era l’assenza di Elisa Balsamo, sostituita dalla debuttante Federica Venturelli. Facile immaginare che il loro traguardo ora siano le Olimpiadi di Los Angeles, messe nel mirino in una sorta di patto d’onore fra guerriere.

«La pista ha veramente il mio cuore – ha detto Vittoria Guazzini – poi so che la strada ha il suo fascino e spero un giorno di togliermi le soddisfazioni anche lì. Infatti devo ringraziare la squadra perché non ha mai detto di no alla pista, sanno che mi fa bene anche mentalmente».

«Secondo me è il bello di questa nazionale – le ha fatto eco Martina Alzini – e ciò che ci fa crescere sempre di più è che tutte siamo utili, ma nessuno è indispensabile. Magari per alcuni suona un po’ triste, ma in verità ha tanto significato. Vuol dire che ognuno di noi al massimo della forma è veramente un componente importante di questo gruppo».

Il debutto di Venturelli

Prima di Parigi, Venturelli si era già allenata con il quartetto: una sorta di sparring partner mandata fra le grandi per conoscerle e apprenderne i segreti. Vista la sua crescita, Bragato e Villa si erano messi in mente di inserirla fra le quattro per gli europei di Zolder a febbraio, ma la ripresa dall’ennesimo infortunio era stata più lunga del previsto. Al punto che quest’anno Federica ha ripreso a correre a fine maggio, e l’esperimento era stato rimandato. Che cosa ha rappresentato per lei vincere questo mondiale al primo assaggio con le grandi, in un finale di stagione impegnativo che l’aveva già vista primeggiare fra le under 23 anche a cronometro?

«E’ stato un finale di stagione bello intenso – sorride – anche da prima dei mondiali di Kigali, perché ho fatto l’Avenir a fine agosto, poi ho fatto l’Ardeche, quindi il mondiale strada, gli europei strada e adesso questi su pista. In pratica non sono a casa da metà agosto e pensare che un tempo ora avrei cominciato col ciclocross. Ora si stacca (ieri sera Federica ha chiuso al settimo posto la corsa a punti, ndr).

«Sabato non ero contenta di come ho corso l’inseguimento. Non tanto per il risultato, perché sapevo che avevo davanti tre giganti della disciplina e andavano il doppio di me. La delusione è stata personale, non tanto per il risultato, quanto perché ho gestito davvero male la qualifica e ho fatto un tempo non molto soddisfacente per me. Un secondo peggio del tempo che avevo fatto in qualifica all’Europeo U23 di Anadia, dove andavo la metà di adesso. In finale avrei voluto fare un tempo migliore, per cui mi è dispiaciuto essere ripresa così presto e non aver finito la prova».

Vittoria Guazzini, ancora in piedi, è la quarta a entrare in azione: una trascinatrice come Ganna fra gli uomini
Vittoria Guazzini, ancora in piedi, è la quarta a entrare in azione: una trascinatrice come Ganna fra gli uomini
Vittoria Guazzini, ancora in piedi, è la quarta a entrare in azione: una trascinatrice come Ganna fra gli uomini
Vittoria Guazzini, ancora in piedi, è la quarta a entrare in azione: una trascinatrice come Ganna fra gli uomini
Era un po’ che giravi attorno al quartetto, che effetto fa vincere l’oro al debutto?

Dal punto di vista personale è stata una sorpresa, perché ovviamente non mi immaginavo di vincere un oro già alla prima partecipazione. Potevo sperare in una medaglia, ma sapevo anche di avere intorno a me un gruppo fantastico. Ragazze che vanno tutte fortissimo e quindi avevo la fiducia che mi avrebbero trascinato verso un buon risultato.

Ecco, parliamo proprio di questo gruppo fantastico. Che cosa ci puoi dire per descrivere le tue compagne di mondiale? Iniziamo da Vittoria Guazzini, ad esempio…

Sicuramente lei nel quartetto, visto il ruolo che ha come quarta, è la leader che ci trascina tutte all’arrivo, anche quando siamo tutte senza forza.

Diciamo Guazzini e subito pensiamo a Chiara Consonni, visto che sono campionesse olimpiche della madison e a Santiago hanno preso il bronzo.

Chiara ha corso un turno di qualificazione, di lei possiamo dire che è la più pazzerella, però aiuta sempre a tenere il morale alto in tutte le situazioni.

Nella foto del podio, voi sorridete, invece Martina Alzini ha quasi un ruggito sul volto…

Per me Martina è forse il principale riferimento, quella da cui mi sono sentita accolta meglio. Umanamente, come consigli, mi ha sempre aiutato e quindi mi sento particolarmente vicina a lei. Mi fa un po’ da mamma e mi aiuta in tutti i momenti difficili.

Federica Venturelli si era già allenata col quartetto: il debutto con l'oro mondiale era al di sopra delle sue attese
Federica Venturelli si era già allenata col quartetto, ma il debutto con l’oro mondiale era al di sopra delle sue attese
Federica Venturelli si era già allenata col quartetto: il debutto con l'oro mondiale era al di sopra delle sue attese
Federica Venturelli si era già allenata col quartetto, ma il debutto con l’oro mondiale era al di sopra delle sue attese
E poi c’è l’altra Martina, la Fidanza…

E’ difficile trovare sempre aggettivi diversi per tutte, però anche Martina è super determinata, super disponibile per tutto. Mi trovo bene con tutte queste ragazze del quartetto.

Loro di te hanno detto di aver apprezzato la serenità che hai saputo trasmettere.

Sono contenta di aver dato questa impressione. Tante volte sono in ansia, però sorprendentemente per questo quartetto ero più tranquilla. Probabilmente perché sapevo di poter contare sulle altre ragazze, per cui sapevo di dover solo fare il mio e che potevo stare tranquilla al loro fianco.

E’ stato difficile entrare nei meccanismi di un quartetto già collaudato?

Sicuramente ci vuole tempo, però in questi due anni il tempo l’ho avuto. E quindi sono felice finalmente di essere riuscita a fare una gara insieme a loro e di essere stata accolta bene.

Si può fare una classifica fra le tente medaglie di questa stagione?

Sicuramente la prima maglia iridata del quartetto fra le elite è quella più emozionante, sicuramente molto speciale. Le altre medaglie sono molto belle, però comunque quelle delle crono individuali erano sempre a livello under 23. Mentre quella del Team Relay era comunque un europeo e non un mondiale. E soprattutto non era un oro, quindi sicuramente l’oro del quartetto è stata la medaglia più preziosa e il modo per chiudere bene la stagione.

Marco Villa, tornato in pista dopo mondiali ed europei su strada, conferma il tocco vincente
Marco Villa, tornato in pista dopo mondiali ed europei su strada, conferma il tocco vincente
Marco Villa, tornato in pista dopo mondiali ed europei su strada, conferma il tocco vincente
Marco Villa, tornato in pista dopo mondiali ed europei su strada, conferma il tocco vincente

La chiusura per Villa

La chiusura spetta a Marco Villa, tornato in pista dopo il debutto su strada, mentre Diego Bragato è rimasto a casa per accogliere sua figlia Azzurra nata proprio in questi giorni.

«Vincere il quartetto, specialità olimpica – dice – con un gruppo giovane e l’inserimento di Venturelli è un bel segnale per i prossimi tre anni, in vista della qualifica olimpica e poi delle Olimpiadi. Non dimentichiamo anche le ragazze che non sono venute qua, perché quest’anno hanno dedicato l’annata alla strada, come Balsamo e Paternoster. Abbiamo anche delle junior che hanno fatto risultati e cercheremo di inserirle. Nelle gare di gruppo dobbiamo migliorare, ma il potenziale c’è. Venturelli in primis ha dimostrato di avere qualità, dobbiamo migliorare un po’ la gestione dello sforzo, ma ci arriveremo.

«Nella madison ormai abbiamo una buona scuola, un buon livello. Stiamo confermando il titolo olimpico. In alcune prove si poteva correre meglio, ma non tutte sono giudicabili per una serie di motivi. Sono contento di questo mondiale, che resterà indimenticabile per l’addio di Elia (Viviani, ndr). E stato emozionante e ha confermato quale professionista sia, quale cecchino di risultati, come il suo palmares dimostra».