Emotion Energy e Fiamme Azzurre, tecnologie, ricerca e futuro

20.10.2021
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Nel computo dei guadagni marginali, la ricerca sui capi di abbigliamento è una delle più evolute. Sulla scena operano aziende di grande tradizione, ben radicate nel panorama internazionale. Che cosa succede quando un nuovo attore si presenta sul palcoscenico per riscrivere il copione?

E’ quello che è successo in parte la scorsa settimana a Ca’ del Poggio, luogo di culto per i ciclisti trevigiani e teatro di alcune delle più belle sfide ciclistiche fra campionati italiani, Giro d’Italia e svariate altre corse. Alla presenza delle Fiamme Azzurre, testimonial e tester dei nuovi prodotti, un’azienda già nota nel settore delle tute per auto e moto ha sollevato il velo sulla propria produzione relativa al ciclismo.

Dai motori alla bici

Per entrare in questo ambito così diverso da quello di appartenenza e indirizzare al meglio la ricerca, l’azienda di nome EE si è affidata ad alcuni personaggi di riferimento nel nostro ambiente. Nello specifico a Diego Bragato, responsabile del Centro Studi Fci, per la parte scientifica. E ad Antonio Rossetto, una vita in Sidi e ora personaggio chiave per il marketing e le sponsorizzazioni sia di Elite (dal 1988) che di Namedsport, per i rapporti con il mondo del ciclismo.

Il nuovo progetto legato al ciclismo di chiama EE, ossia Emotion Energy. Di cosa si tratti lo ha spiegato Massimo Foffano, uno dei tre soci. Al centro della produzione e del progetto c’è lo studio del corpo umano, affinché sfruttando l’energia dell’ambiente si possa rincorrere il benessere degli atleti. Il come ciò sia possibile passa attraverso l’impiego di tecnologie piuttosto innovative e una ricerca continua.

Loro sono i tre soci di EE: Massimo Foffano, Giuseppe Andretto e Agostino Visentin
Loro sono i tre soci di EE: Massimo Foffano, Giuseppe Andretto e Agostino Visentin

Tecnologia F7

La prima si chiama F7 e si tratta di un FIR (Far Infrared Ray). Lo stesso Bragato, che l’ha illustrata, ha inizialmente ammesso di aver lottato a lungo per dimostrarne l’inutilità, ma ha dovuto poi arrendersi davanti all’evidenza, sposando il progetto.

I FIR sono raggi invisibili e percepiti dalla pelle sotto forma di calore. La loro azione avviene a livello cellulare, in particolare viene facilitato lo scambio tra cellule e ambiente esterno e aumenta l’interazione tra le cellule e i liquidi corporei, grazie alla loro carica elettrica.

In sostanza il corpo umano emette e riceve fasci di raggi che esercitano un’azione di tipo biochimico. La frequenza di queste radiazioni è codificabile e nel caso dell’abbigliamento per il ciclismo si è puntato su frequenze biostimolanti brevettate.

«Non si tratta di un sistema che alza il massimale dell’atleta – ha spiegato Bragato – ma isolando il corpo umano da tutte le interferenze esterne, lo ottimizza e gli permette di tenerlo più a lungo, rallentando l decadimento fisiologico della prestazione».

Questo tipo di tecnologia viene dunque applicata sui tessuti di cui si compone l’abbigliamento da ciclista, affinché la sua azione si svolga lungo le direttrici e nelle zone che più ne traggono giovamento.

Per la consulenza scientifica e il supporto alla ricerca, EE ha puntato su Diego Bragato, riferimento del Centro Studi Fci
Per la consulenza scientifica e il supporto alla ricerca, EE ha puntato su Diego Bragato

I vantaggi del grafene

La seconda tecnologia cui si fa ricorso e che nel ciclismo è ben nota ad esempio per la produzione di gomme e telai, è quella del grafene.

«E’ un materiale che provoca reazioni – ha spiegato Valerio Giuliano – singolo strato di atomi di carbonio disposti a esagono, che conducono il calore come un ottimo metallo».

In ambito tessile, il grafene diventa un additivo molto utile per la conduzione del calore. Nell’impiego estivo, esso permette di distribuire in modo omogeneo il calore sul corpo dell’atleta e conseguentemente di disperderlo, evitando punti di elevata concentrazione della temperatura (nella foto di apertura, si sta eseguendo la dimostrazione del suo funzionamento, utilizzando una termo camera e il calore di una lampada).

Nell’impiego invernale, consente la creazione di membrane che distribuiscono il calore in modo omogeneo e ne impediscono la dispersione. Tra i vantaggi, c’è anche la capacità di mantenere la temperatura costante, anche quando a fine sforzo si verifica il più tipico raffreddamento, quando il corpo smette di produrre calore.

La presentazione è stata gestita quasi per intero da Massimo Foffano, socio di EE, che ha molto insistito sulla ricerca
La presentazione è stata gestita quasi per intero da Massimo Foffano, socio di EE

Il chip di sicurezza

E poi c’è la tecnologia Ice Key, illustrata dal suo ideatore Roberto Simonelli, che si basa su tecnologia di trasmissione NFC (Near Field Communication) che ha radiofrequenze accessibili tramite telefonino.

In sostanza, nel chip alloggiato nel capo di abbigliamento, l’atleta può caricare tutti i dati che vuole, siano essi informazioni anagrafiche, i contatti in caso di emergenza e i propri dati clinici che, in caso di incidente, consentono ai primi soccorritori, mediante l’uso di uno smartphone, di accedere a tutte le informazioni necessarie. La sua attivazione è ovviamente facoltativa e chiunque ad esso faccia accesso dall’esterno viene registrato e diventa rintracciabile.

I capi presentati, appartenenti alla collezione invernale, ruotano tutti attorno a tali tecnologie. Grafene nella calzamaglia e triplo strato per il giubbino, chiamato Skudo. Con lana merinos a contatto con l’atleta, quindi lo strato di grafene e una membrana esterna antipioggia.

Un giro a tutto gas

Alla fine della manifestazione e in attesa che questa produzione così accattivante entri in commercio, gli uomini di EE hanno attinto al loro patrimonio di origine, presentando Giandomenico Basso, campione italiano di rally da loro sponsorizzato. E sulla sua Skoda e i 350 cavalli che la spingono, il pilota ha portato su e giù per il muro di Ca’ del Poggio gli atleti presenti. Da Letizia Paternoster a Marta Bastianelli, passando per Tatiana Guderzo e l’olimpionico Lamon. Viviani (infiltrato) e Elena Cecchini, Scartezzini e tutto lo staff delle Fiamme Azzurre.

Alberto Stocco, Cavaliere della Repubblica, padrone di casa a Ca’ del Poggio
Alberto Stocco, Cavaliere della Repubblica, padrone di casa a Ca’ del Poggio

Direzione Montichiari

Poi quando il giorno ha finito di raccontare le sue innovazioni tecnologiche e con il buffet e il giro in auto si è conclusa la parentesi di Ca’ del Poggio, i ragazzi delle Fiamme Azzurre sono partiti tutti verso Montichiari.

La prima ad andare via è stata Letizia Paternoster, poi via via tutti gli altri impegnati con gli imminenti mondiali su pista. Altri come Marta Bastianelli e Tatiana Guderzo, avendo chiuso la stagione se la sono presa più comoda. Mentre Elena Cecchini è andata via con Viviani, nell’imminenza dell’ennesimo viaggio in Olanda per le ultime corse di stagione per lei e del Giro del Veneto per lui.