Sanguineti alla Trek: tutto vero, tutto meritato

02.01.2023
6 min
Salva

La Sanguineti sotto l’albero. Ragionando con Elisa Balsamo nei giorni del ritiro spagnolo della Trek-Segafredo, l’arrivo dell’amica Yaya ci era stato descritto come il regalo più bello che la squadra potesse farle. Oltre all’amicizia cementata dagli anni alla Valcar-Travel&Service, infatti, la sanremese è una delle migliori al mondo nel tirare le volate, per cui è stata la stessa Elisa a insistere perché il mercato del team si concentrasse sul suo nome.

Davvero un bel regalo di Natale per Elisa Balsamo: è arrivata Yaya Sanguineti
Davvero un bel regalo di Natale per Elisa Balsamo: è arrivata Yaya Sanguineti

Due anni nel WorldTour

Adesso Yaya è al settimo cielo. La sua carriera è passata per cinque anni alla BePink, poi sei alla Valcar e ora sotto le ruote è venuto fuori un biennale WorldTour con la Trek, come il sogno che si è finalmente realizzato.

«Sinceramente non ho ancora messo a fuoco – dice – ho cominciato a capire qualcosa mentre facevo le foto a fianco della Longo. Elisa è una mia amica, però trovarcisi accanto vestita allo stesso modo, ho pensato: Wow!».

Il suo entusiasmo ti contagia, il sorriso è ipnotico. E anche se nel corso delle stagioni si è spesso messa a fare di conto con le sue insicurezze, è bastato vederla all’opera negli appuntamenti importanti del 2022, per rendersi conto delle sue qualità. E’ stata la chiave della vittoria di Barbara Guarischi ai Giochi del Mediterraneo, poi ha fatto parte del treno di Elisa Balsamo contro Wiebes agli europei. E prima aveva portato a casa anche una vittoria per sé, alla Dwars door het Hageland.

Sanguineti e Realini, velocista e scalatore, facce nuove (italiane) della Trek-Segafredo
Sanguineti e Realini, velocista e scalatore, facce nuove (italiane) della Trek-Segafredo
Come è nato l’aggancio con la Trek?

Penso che una buona parola ce l’abbia messa Elisa Balsamo, perché abbiamo lavorato insieme tanti anni e lei mi definisce la miglior lead-out che abbia mai avuto. Poi penso di averci messo un po’ del mio. Ho dimostrato che quel lavoro lo so fare bene, anche se non dovrò fermarmi solo a quello. Farò molte altre cose…

L’idea era comunque di salire questo gradino?

Sì, perché dal primo anno alla Bepink sono passati quasi 10 anni e a un certo punto mi sono detta che forse me lo meritavo. Poi ci pensi e ti chiedi se sarai in grado, che è tipico di come sono fatta io. Ma di base credo di averlo meritato.

Dopo un anno in squadre diverse, Sanguineti e Balsamo si sono ritrovate agli europei di Monaco
Dopo un anno in squadre diverse, Sanguineti e Balsamo si sono ritrovate agli europei di Monaco
Arzeni ha sempre detto che se solo ci credessi un po’ di più…

Quello me lo dicono tutti, ormai me lo dico anche io ogni mattina. Un giorno eravamo in bici con Elisa Balsamo e lei mi diceva che devo crederci. Che se alla fine sono qua, è perché l’ho meritato. Non è che la Trek mi abbia preso senza un motivo. Io l’ho ascoltata e intanto mi dicevo che spero di meritarlo davvero…

Che cosa ti ha chiesto Guercilena al momento di firmare?

Mi ha detto che il mio compito principale sarà quello di fare da pesce pilota per Elisa. Però mi ha detto anche che credono molto in me, perché possa ritagliarmi il mio spazio. Quando non ci sarà lei e magari non ci saranno le altre velociste, punteranno molto su di me. E’ stato veramente un onore, perché sono arrivata in punta di piedi, invece è stato molto bello sentire il boss della squadra dire queste cose. E’ una bella responsabilità.

Ilaria Sanguineti è nata a Sanremo il 15 aprile 1994. Corre fra le elite dal 2013
Ilaria Sanguineti è nata a Sanremo il 15 aprile 1994. Corre fra le elite dal 2013
Il livello della squadra è altissimo.

Ci sono tutte le straniere, ma anche la stessa Longo Borghini e Balsamo. Loro sono mie amiche, ma comunque sono campionesse già affermate. Io sono l’ultima arrivata e spero di davvero di meritarmi tutto questo.

Come si tira la volata per Elisa Balsamo?

Negli anni abbiamo imparato a fidarci l’una dell’altra. I primi anni mi faceva ridere, perché mi urlava sempre da dietro. Mi diceva che eravamo troppo indietro, quando magari mancavano ancora 10 chilometri. Allora le dicevo: «Elisa, sono da sola, aspetta. Dobbiamo uscire all’ultimo…». Alla fine non dovevamo dirci niente. Quando sentivo la sua voce, perché sapevo che magari era successo qualcosa, io entravo in azione e lei si fidava ciecamente di me. Forse anche perché oltre al feeling speciale in volata, alla base c’è anche una bella amicizia, che aiuta molto.

Anche Ina Teutenberg, diesse della Trek-Segafredo, in bici nei giorni del ritiro
Anche Ina Teutenberg, diesse della Trek-Segafredo, in bici nei giorni del ritiro
Volate tutte uguali oppure si cambia a seconda delle situazioni?

Si cambia ogni volta. Ad esempio abbiamo imparato che Lorena Wiebes dobbiamo anticiparla. Quando Elisa due anni fa ha vinto l’ultima tappa al Women’s Tour, ci avevamo provato per le tre tappe prima. Partivamo sempre troppo tardi e vinceva Wiebes. Nell’ultima tappa, le ho detto che dovevamo arrivarle da dietro all’ultimo chilometro. Lei non se ne sarebbe accorta e ci avrebbe visto quando ormai eravamo passate. Si sarebbe messa dietro, perdendo il momento di massima forza. Quella vittoria è stata una delle più speciali che ci ricordiamo.

Secondo te, in questo anno in due squadre diverse, sei mancata più tu a Elisa, oppure lei è mancata a te?

Se parliamo di amicizia, penso che sia mancata più lei a me. Però da quello che mi ha detto per la parte sportiva, lei mi ha voluto qua anche per questo. Mi ha detto che le mancavo per quello che so fare. Per cui magari a livello ciclistico, le sono mancata di più io…

Ilaria Sanguineti alla Dwars door het Hageland ha ottenuto la sua 8ª vittoria in carriera: 4 open, 4 UCI
Ilaria Sanguineti alla Dwars door het Hageland ha ottenuto la sua 8ª vittoria in carriera: 4 open, 4 UCI
Correre con Elisa significa poter rientrare nel giro della nazionale?

Sì, assolutamente. Già nel 2022 ho avuto la fortuna di partecipare ai Giochi del Mediterraneo e agli europei, in cui ho fatto parte del suo treno. E nonostante fosse un anno che non correvamo insieme, proprio a Monaco non c’è stato bisogno di dirsi niente. Io sapevo quello che dovevo fare. Lei sapeva che lì davanti c’ero io.

Ci sarà spazio per un’altra vittoria di Yaya?

Per una gregaria come me, riuscire a ritagliarsi uno spazietto è una soddisfazione. Per come sono io, mi basta poco. Ho capito il mio ruolo da un paio d’anni. Successe quando Marta Bastianelli vinse il campionato italiano del 2019 e seconda arrivò Elisa Balsamo. Io feci terza e quarta Marta Cavalli. Mi ero presa il mio spazio, invece capii che se fossi rimasta nella mia bolla avrei ottenuto meno che se mi fossi messa a disposizione di Elisa. So che posso valere qualcosa devo solo mettermelo in testa. E’ un po’ difficile per me, però penso che negli anni sto maturando tanto. Sto trovando più consapevolezza in me stessa.

Una Coca prima di partire in allenamento? Ci può stare. Alla salute
Una Coca prima di partire in allenamento? Ci può stare.
Yaya è così inconsapevole di se stessa solo in bici o anche nella vita quotidiana?

Anche fuori, forse soprattutto fuori, anche se non lo faccio vedere. Magari uno vede che rido sempre, che sono sempre col sorriso, però a volte sono molto insicura di me. Credo che Elisabetta Borgia (mental coach della squadra, ndr) avrà il suo bel da fare per seguirmi… 

Una risata. Il racconto delle vacanze a Santo Domingo con la banda storica della Valcar. Il fatto che da quest’anno si allenerà con Slongo, cambiando qualche abitudine rispetto agli anni con Arzeni. Qualche lavoro specifico in più. L’alimentazione che cambia. E tante altre risate. Ci alziamo pieni di appunti. Quando sei con Yaya il tempo va veloce.

Un anno da Balsamo e la Sanguineti sotto l’albero

16.12.2022
5 min
Salva

Il regalo sotto l’albero per Elisa Balsamo e il suo tricolore ha il volto, le risate e le gambe di Ilaria Sanguineti. L’ultimo elemento del suo treno negli anni della Valcar-Travel&Service ha accettato l’offerta della Trek-Segafredo. Non correvano insieme dal The Womens Tour 2021, quando misero in mezzo Lorena Wiebes e Balsamo iridata vinse l’ultimo sprint. Si sono ritrovate la scorsa estate agli europei e non sono servite parole per ritrovare l’intesa. Quella volta vinse l’olandese, ma il treno azzurro funzionò a meraviglia.

Sanguineti e Balsamo (e Confalonieri nel mezzo): agli europei di Monaco si è ricomposta la coppia Valcar
Sanguineti e Balsamo (e Confalonieri nel mezzo): agli europei di Monaco si è ricomposta la coppia Valcar

Laurea in arrivo

Oggi Balsamo è un’atleta realizzata, a un passo dalla laurea e non certo appagata. Ha sempre addosso un buon umore contagioso e la risata argentina di chi prova ancora stupore. Tuttavia il suo palmares inizia ad assumere un carattere importante e le propone sfide ancor più alte. Il ritiro della Trek-Segafredo a Calpe procede fra uscite e sessioni di foto per esigenze di marketing. Il professionismo è anche questo.

«Ilaria mi è mancata – ammette Balsamo – sono davvero felice di correre di nuovo insieme, perché è la miglior leadout che abbia mai avuto. In più, è anche una cara amica e questo sicuramente aiuta. Quest’anno la Trek mi ha fatto dei treni pazzeschi. Elisa Longo Borghini, che alla fine era pur sempre l’atleta che doveva fare classifica, si è impegnata tante volte per aiutarmi. Ed è giusto che con l’arrivo di Ilaria, lei possa dedicarsi al suo terreno più congeniale. Mentre io ritrovo un bel riferimento. Fare le volate con lei è come andare in bici: una volta che hai imparato, non lo dimentichi più».

Le stesse Trek degli uomini, ma celesti. Allo stesso modo delle maglie Santini: bianche e celesti
Le stesse Trek degli uomini, ma celesti. Allo stesso modo delle maglie Santini: bianche e celesti
Che anno è stato questo primo nel WorldTour? 

Sicuramente non me l’aspettavo così. E’ stata la stagione più bella della mia carriera. I risultati parlano da soli. Io sono molto soddisfatta e so che sarà difficile ripetersi.

Qual è stato il giorno più bello?

E’ difficile sceglierne uno solo. Direi però quei dieci giorni di primavera con le tre vittorie (Trofeo Binda, De Panne e Gand-Wevelgem, ndr) sono stati fantastici. Anche il Giro d’Italia è stato è stato molto bello, il mio primo Giro. Indossare la maglia rosa è stato bellissimo e poi anche il mondiale pista è stato una soddisfazione immensa. L’oro del quartetto ci ha dato molto morale. Siamo molto contente e speriamo di continuare così.

Da cosa si vede il tocco di Villa e del fare pista con gli uomini?

Dico sempre che il fatto di lavorare con gli uomini e condividere con loro gli allenamenti, secondo me è stato molto importante per noi. Un po’ perché stando semplicemente a ruota loro, possiamo fare dei lavori che da sole non sarebbero possibili. E un po’ anche perché il clima è più scherzoso. Forse quindi questo.

Il quartetto azzurro campione del mondo ai mondiali di St Quentin en Yvelines
Il quartetto azzurro campione del mondo ai mondiali di St Quentin en Yvelines
Com’è stato riporre la maglia iridata?

E’ stato abbastanza difficile, sinceramente. Mi ero affezionata, nel senso che ormai le cose stavano andando bene. Però, come ho sempre detto, spero che sia un arrivederci e non un addio. Ci riproveremo nei prossimi anni. E poi, poche settimane dopo, è arrivata quella in pista. E anche se alla fine non la puoi indossare tanto come quella su strada, il valore è lo stesso.

Torniamo a Wollongong: quando hai capito che non avresti fatto il bis?

Secondo me il mondiale è stato un po’ sottovalutato. Sembrava dovesse essere una corsa per velocisti, poi in realtà sono arrivati gli scalatori o comunque gli uomini e le donne delle corse più dure. Io sicuramente non ho avuto una giornata super positiva, però d’altra parte penso anche che neanche la migliore Elisa sarebbe riuscita a vincere quel mondiale. Anche se avessi avuto la forma di Cittiglio, ma con i se e con i ma non si va lontano. Alla fine ci sono anche le giornate un po’ storte, succede.

Mondiali di Wollongong: Balsamo mostra il fianco, Cecchini resta con lei a dettare il passo
Mondiali di Wollongong: Balsamo mostra il fianco, Cecchini resta con lei a dettare il passo
Il prossimo anno, sulla via del mondiale dovresti fare il Tour…

Il prossimo anno avere il mondiale pista e strada così attaccati non è proprio il massimo (la rassegna di Glasgow si svolgerà dal 3 al 15 agosto, ndr). Secondo me è una cosa non molto intelligente, però cercheremo di organizzarci al meglio. Stiamo aspettando di vedere il percorso e poi spero che i due cittì, Villa e Sangalli, si parlino. Penso che almeno il quartetto sia fattibile dopo la strada, perché dovrebbe esserci una settimana per recuperare. Si spinge tanto per la multidisciplina, ma facendo dei calendari così, mettendo anche le Coppe del mondo in concomitanza con le classiche, tutto diventa più difficile. Comunque farò il Tour: questo resta.

Elisa è un’atleta in evoluzione?

Penso di essere cresciuta anno per anno e spero di farlo ancora ancora nei prossimi. Nel 2023 avrò 25 anni, un’età in cui non puoi più dire di essere una giovane del gruppo. Insomma, inizi a essere in quell’età in cui la maturità si avvicina e quindi spero sia l’anno giusto per raccogliere ancora dei buoni risultati. Mi sono sempre definita una velocista e ho sempre detto che l’obiettivo immediato era avvicinarmi a essere una donna da classiche. Il prossimo anno cercherò di avvicinarmi ancora di più, anche se voglio tenermi stretto il mio spunto vincente. Sicuramente non affronterò mai salite lunghe e troppo impegnative con l’idea di vincere. Una Liegi per ora è fuori discussione. Ci penseremo tra 8-10 anni. No, forse fra 10 anni anni avrò smesso di correre (ride, ndr).

A Cittiglio, la vittoria è dedicata al cugino scomparso
A Cittiglio, la vittoria è dedicata al cugino scomparso
Com’è correre in questa squadra?

La Trek sicuramente è stata una delle prime squadre a investire davvero in maniera importante nel ciclismo femminile e sinceramente questo si vede, perché secondo me sono un passo avanti a tutti. Anche il fatto ad esempio di aver lasciato a Lizzie Deignan il tempo di fermarsi per la gravidanza e poi di tornare. Il fatto che versino la differenza dei premi per equipararli a quelli maschili. E poi non ci fanno mancare nulla. Per me è davvero una squadra fantastica. 

Trek-Segafredo, ora le donne “minacciano” gli uomini

20.11.2022
6 min
Salva

Trentatré a diciannove: è questo il divario fra le vittorie di donne e uomini in casa Trek-Segafredo. La squadra delle due “Elise” (Balsamo e Longo Borghini) ha surclassato quella di Ciccone e Pedersen e questo ha dato il via a una serie di riflessioni. La più evidente è che in proporzione il tasso tecnico del team femminile è molto più elevato rispetto al maschile. Poi c’è il fatto che probabilmente fare mercato fra le ragazze è meno proibitivo. E dato che il team di Luca Guercilena si è mosso per tempo e ha investito comunque parecchio, il suo organico vanta nomi di primissima grandezza e contratti ancora lunghi.

Le due “Elise” della Trek-Segafredo: Balsamo con la maglia tricolore, ereditata proprio dalla compagna di squadra
Le due “Elise” della Trek-Segafredo: Balsamo con la maglia tricolore, ereditata proprio dalla compagna di squadra

Parità assoluta

La curiosità è però capire in che modo convivano le due anime della squadra e se questa disparità di risultati dipenda solo dai nomi o anche dalle diverse motivazioni. Guercilena è la guida ideale.

«E’ ovvio che quando fai la squadra – dice – cerchi ragazze valide sotto tutti i punti di vista. Una volta che le prendi, offri loro le stesse possibilità degli uomini. Quindi fanno vita da atlete al 100 per cento e si sentono al pari dei colleghi maschi, perché su questo abbiamo puntato fortemente dall’inizio. Quanto alle motivazioni, è possibile che le ragazze in alcuni casi si sentano meno appagate. Dipende da persona a persona. La differenza reale sta nel fatto che il movimento femminile sta crescendo e farne parte le responsabilizza. C’è meno… routine rispetto a quello che succede nel maschile, dove le cose sono ormai stabilizzate».

Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019
Guercilena con Ciccone in giallo al Tour 2019. Il settore maschile è trainante, ma le donna incalzano
Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019
Guercilena con Ciccone in giallo al Tour 2019. Il settore maschile è trainante, ma le donna incalzano
Si può dire che i risultati delle donne ripaghino ampiamente l’investimento?

Sicuramente hanno un’immagine che funziona e ci fa dire che abbiamo fatto bene a puntarci tanto. Il maschile però resta trainante, il rapporto fra i due budget è di 1/10. Ma è vero che gli investimenti delle prime 10 squadre femminili stanno crescendo e presto ci sposteremo dalla parità di genere verso la costruzione di squadre con l’obiettivo di vincere

Le ragazze traggono stimolo dall’essere nello stesso grande gruppo degli uomini?

E’ un fattore che permette loro di crescere rapidamente. Abbiamo una squadra maschile forte, ma vedere le ragazze che spingono e vincono così tanto è uno stimolo anche per gli uomini. I primi tempi la buttavano sull’ironia, ma adesso che le grandi corse si somigliano ed hanno in proporzione gli stessi contenuti tecnici, c’è poco da scherzare.

Foto di gruppo alla vigilia della stagione 2022: i ritiri insieme compattano il gruppo
Foto di gruppo alla vigilia della stagione 2022: i ritiri insieme compattano il gruppo
Il fatto che alcune ragazze facciano parte di corpi militari crea conflitti?

Nessun intralcio. I corpi militari hanno tenuto vivo il settore. E’ inevitabile che a lungo andare ci sarà uno scollamento, soprattutto quando gli ingaggi delle ragazze diventeranno tali per cui il doppio stipendio diventerà un conflitto di interessi. Credo che a un certo punto, mantenere lo status di dipendente statale sarà difficile. 

Le vostre squadre sono sponsorizzate da Bontrager, stessa famiglia di Trek: come si vive il fatto che nelle gare con la nazionale o nei tricolori un’atleta del valore di Elisa Longo Borghini usi i materiali della Polizia di Stato?

Ci sono dei piccoli conflitti di interesse per i materiali, ma siamo coscienziosi. Non ci sono mai stati problemi. Elisa Balsamo si è sfilata quest’anno e anche Longo Borghini sta facendo le sue valutazioni. 

Vuelta 2022, vigilia dei mondiali. Balsamo vince l’ultima tappa, Longo 2ª in generale. Per la Trek donne 33 vittorie nel 2022
Vuelta 2022, vigilia dei mondiali. Balsamo 1ª a Madrid, Longo 2ª in generale. Per la Trek 33 vittorie nel 2022
In che modo si integra la componente dei direttori sportivi?

Fanno parte dello stesso gruppo. Le riunioni si fanno tutti insieme e i direttori sportivi degli uomini e delle donne sono a conoscenza di ogni cosa che riguardi gli atleti. Quando Ina Teutenberg va alle corse degli uomini acquisisce più nozioni perché si trova a condividere nuove esperienze. Per contro, quando direttori uomini vanno alle corse delle donne, notano le differenze nelle dinamiche della gestione del gruppo e portano la loro esperienza.

Come si trovano i corridori con un direttore donna? E’ la stessa esperienza che si vivrà a breve alla Corratec con Fabiana Luperini…

L’approccio è identico. Se presenti il gruppo come unico già dai primi ritiri, non ci sono problemi. Chiaramente la gestione di gara è diversa, perché il livello femminile non ha ancora raggiunto lo stesso livello sul piano del controllo tattico. C’è proprio un diverso modello di gestione della gara, ma anche qui c’è uno scambio di spunti. Quello che cambia è l’aspetto emozionale.

Ina Teutenberg, qui al TDU 2019, è il direttore sportivo delle donne Trek, ma segue anche le corse degli uomini
Ina Teutenberg, qui al TDU 2019, è il direttore sportivo delle donne Trek, ma segue anche le corse degli uomini
Vale a dire?

Nel rapportarsi con gli atleti, i direttori sanno di dover usare registri diversi, proprio perché l’alto livello femminile si sta assestando. Con gli uomini l’intervento secco è di prassi, con le ragazze si interviene ancora in modo graduale, per evitare un impatto troppo forte in gruppi limitati, in cui delle tensioni eccessive rischiano di deteriorare i rapporti.

Gruppi limitati, appunto. Hai la sensazione che in rapporto al calendario gli organici siano esigui?

Ci siamo resi conto che con 14-15 atlete si fa fatica. Tante hanno di base la pista o il cross, ugualmente però bisogna essere presenti alle gare principali, quindi il calendario va studiato nei dettagli. Bisogna gestirle con attenzione. Trek approva la multidisciplina, anche il cross, visto che produce bici specifiche. Quindi se un atleta di alto livello, uomo o donna, vuole dedicarsi ad altro, cerchiamo di assecondarlo.

Paolo Slongo segue spesso il team femminile. Qui al Giro 2022 con Giorgia Bronzini, diesse della Liv e prima alla Trek
Slongo segue spesso il team femminile. Qui al Giro 2022 con Bronzini, diesse Liv e prima alla Trek
Squadre come la SD WORX che non hanno un team maschile alle spalle riusciranno ad andare avanti a lungo?

Credo che alla lunga sia complicato avere solo la squadra di donne, ma la SD Worx è una squadra storica che alle spalle ha un grande marchio e un progetto vincente. Non so quanto sia sostenibile, ma credo che la loro si possa ritenere un’eccezione.

Quale impatto ha avuto il Tour Femmes sul movimento?

Ha portato grandissima eccitazione, che ha velocizzato la crescita. Finora abbiamo vissuto la fase in cui per fare una bella squadra potevi evitare di svenarti, la sensazione però è che non durerà a lungo.

Per Villa mondiale da 10, ma quell’argento non va giù…

21.10.2022
4 min
Salva

Spesso non è tutt’oro quel che riluce. Agli ultimi mondiali su pista l’Italia ha chiuso seconda nel medagliere, a pari numero di ori con l’Olanda, eppure su molti media il giudizio finale sulla spedizione italiana non è stato sempre positivo, rimarcando come nelle specialità olimpiche siano arrivati solo un oro e un argento. Nella sua analisi il cittì Marco Villa, arrivato ai mondiali dopo il record dell’Ora di Ganna, tiene innanzitutto a difendere l’operato dei suoi ragazzi: «Se dovessi dare un voto alla squadra darei 10. Per la lode è mancato l’oro del quartetto maschile, per questione di qualche decimo».

Villa con i ragazzi del quartetto. Dopo lo stellare 2021 un argento con un po’ d’amaro in bocca
Villa con i ragazzi del quartetto. Dopo lo stellare 2021 un argento con un po’ d’amaro in bocca
Agli europei la debacle dell’inseguimento a squadre ti aveva fatto molto arrabbiare. Questa volta come l’hai presa?

Allora avevamo sbagliato pesantemente e ad essere sinceri ero ancora preoccupato che qualcosa non andasse per il verso giusto. Anche i ragazzi hanno psicologicamente corso con un po’ di paura, si sono trattenuti per non disfare l’assetto e quindi hanno chiuso senza aver dato realmente tutto. Manlio Moro ad esempio mi ha detto all’arrivo che poteva ancora spingere, lo stesso dicasi per Milan chiamato a lanciare il quartetto, un ruolo che ancora non sente suo.

Quanto c’è nel risultato di questo trattenersi degli azzurri e quanto invece di merito degli inglesi?

In egual misura. Il quartetto britannico mi ha stupito, ma d’altronde avevano un Hayter in una forma spaziale, che ha portato a casa due ori e un argento. Ha portato il quartetto molto in alto.

Milan con Ganna: il regolamento olimpico potrebbe portarli ad altre gare per loro inedite
Milan con Ganna: il regolamento olimpico potrebbe portarli ad altre gare per loro inedite
Molti hanno sottolineato come le ragazze, dopo il bellissimo oro nel quartetto, si siano un po’ afflosciate…

Un rilassamento c’è stato, l’ho visto anch’io, ma bisogna capire che la stagione per tutte loro è stata lunghissima e atipica. Molte erano nuove nel WorldTour, hanno disputato un numero enorme di gare. Un plauso particolare va alla Balsamo, che pur dopo una stagione stressante ha onorato l’impegno. Nell’omnium non era la solita Elisa. Nella madison poi c’era poco sincronismo tra le ragazze, ma questo lo sappiamo, è una specialità che si corre poco e questo lo paghiamo.

C’è un’immagine della Balsamo che è rimasta impressa: lo sprint con la Kopecky che l’ha portata al secondo posto nell’eliminazione dell’omnium, ma poi era davvero spompata.

La belga aveva fatto il giochetto per farla perdere, Elisa è stata bravissima, poi non aveva senso lottare per la vittoria, 2 punti non cambiano nulla. Anche Viviani nell’eliminazione dell’omnium aveva speso tanto nei primi giri e si è accontentato del quarto posto. Poi, nella gara secca, è stato tutto un altro discorso.

Per la Balsamo l’oro con il quartetto, ma si vedeva che le energie erano ormai quasi finite
Per la Balsamo l’oro con il quartetto, ma si vedeva che le energie erano ormai quasi finite
Si è parlato molto di un impiego di Milan anche in altre specialità, non solo nell’inseguimento. Tu che cosa ne pensi?

Mi piacerebbe, ma devo tener conto che l’attività su strada, grazie ai suoi risultati, lo sta assorbendo sempre di più. Questo va a scapito del tempo da dedicare alla pista e non possiamo prescindere dal quartetto. Le altre specialità, quelle olimpiche, non le ha mai fatte e non s’inventano dall’oggi al domani. Per me è già abbastanza quello che fa, io prendo ogni atleta in base a quel che può garantirmi.

I prossimi mondiali saranno ad agosto, in una kermesse che prevede nello stesso luogo e periodo anche le prove su strada. Questo costituisce un problema e in che misura?

Nel corso degli anni credo che abbiamo dimostrato di saperci sempre adattare, in base al tempo di effettuazione di ogni manifestazione. La nuova manifestazione è all’insegna della multidisciplina, in base alla situazione studieremo come schierarci al via, quel che è sicuro è che porteremo una squadra attrezzata in grado di fare il meglio possibile.

Secondo Villa, nella madison Barbieri e Consonni hanno pagato la poca consuetudine con questo tipo di prove
Secondo Villa, nella madison Barbieri e Consonni hanno pagato la poca consuetudine con questo tipo di prove
Il prossimo anno inizia la rincorsa alle qualificazioni olimpiche. Ti preoccupa?

Non userei questo termine, diciamo che mi tiene al massimo dell’attenzione. Il cammino è lungo e difficile, ma so che ho dalla mia un gruppo ampio, un’abbondanza di talenti nella quale scegliere per affrontare ogni impegno, ma bisognerà stare attenti a non compiere passi falsi. Intanto però non guardo solo al comparto endurance: vedremo di provare a conquistare una difficilissima qualifica anche nella velocità. Intanto nel 2023, d’accordo con Quaranta che sta lavorando benissimo, cominceremo a vedere Predomo anche alle prese con i più grandi, per acquisire esperienza.

Mondiale lontano. Longo Borghini firma il tris all’Emilia

02.10.2022
5 min
Salva

Australia punto e a capo. Giro dell’Emilia punto esclamativo. Elisa Longo Borghini dimentica il mondiale nella migliore maniera possibile trionfando in cima al santuario di San Luca con un’azione di forza sulla terribile erta finale. Una stoccata che si aspettavano in tanti, che le è valso il terzo sigillo nella classica bolognese ed il 45° successo in carriera.

La 30enne ossolana della Trek-Segafredo sugli ultimi duemila metri ha dimostrato di aver smaltito le scorie sia del fuso orario sia della prova iridata. Già al mattino era parsa serena. Ha voltato pagina anche se avrebbe voluto condividere alcuni momenti con suo fidanzato.

«Jacopo (Mosca, ndr) ora sta correndo in Croazia – racconta Longo Borghini – e non lo vedo dal 31 agosto. Naturalmente mi avrebbe fatto piacere averlo vicino, ma mi ha confortato a distanza. Alla fine però bisogna anche imparare ad affrontare le cose da soli e cercare di andare avanti lo stesso. Non è morto nessuno, è stato solo un mondiale andato un po’ storto e basta. In ogni caso c’è la possibilità di recuperare nei prossimi anni».

Le Elise della Trek-Segafredo. Per Balsamo la prima gara con la maglia tricolore. Per Longo Borghini il tris a San Luca.
Le Elise della Trek-Segafredo. Per Balsamo la prima gara con la maglia tricolore. Per Longo Borghini il tris a San Luca.

Sempre prima della partenza Elisa era intenta a scherzare con la sua amica-compagna Balsamo, che sfoggiava per la prima volta in corsa la livrea tricolore.

«All’Australia non voglio più pensare. Oggi non sarà una necessariamente una giornata per il riscatto – proseguiva la scalatrice – sarà solo una giornata da correre, da godere al massimo per divertirsi e avviarsi verso la fine della stagione».

Così è stato. Al traguardo esulta alzando un braccio al cielo con un’espressione tirata e sinonimo dello sforzo appena compiuto. Dietro di lei non possono fare nulla la combattiva statunitense Veronica Ewers ed una splendida Sofia Bertizzolo, sua compagna di nazionale. «Tra me e Sofia c’è grande rispetto. Lei ha lavorato molto per me al mondiale. Oggi voleva giocarsi le sue carte, però io ho giocato le mie».

Il podio del Giro dell’Emilia Donne. Longo Borghini tra la statunitense Veronica Ewers e Sofia Bertizzolo
Il podio del Giro dell’Emilia Donne. Longo Borghini tra la statunitense Veronica Ewers e Sofia Bertizzolo

Nuove gare

Il sorriso resta sul volto di Longo Borghini anche quando le sue compagne – attardate – si complimentano con lei tra il rituale delle premiazioni e della mixed zone.

«Sì lo so, a volte sono un po’ musona, ma ora posso godermi questo momento. E’ sempre bello vincere in Italia. Queste sono le corse che mi piacciono particolarmente, in cui ti senti un po’ a casa ed è sempre bello parteciparvi.

«Sinceramente – prosegue, facendo una considerazione sulle gare femminili – spero che nei prossimi anni il livello del Giro dell’Emilia possa salire perché è veramente bello. E sarebbe anche bello fare due volte il San Luca. Sarebbe più spettacolare per chi ci viene a vedere. Potrebbe diventare una bellissima classica d’autunno. Fare 120 chilometri non sarebbe un problema per noi. Come ho già detto durante il Giro Donne, mi piacerebbe tantissimo il Lombardia femminile. Nel 2016 ho avuto l’occasione di seguirlo in auto e mi ha affascinato tantissimo. Lanciamo un appello affinché lo possano organizzare».

Un finale all’insù e a denti stretti. Ewers e Bertizzolo stanno per cedere all’attacco di Longo Borghini
Un finale all’insù e a denti stretti. Ewers e Bertizzolo stanno per cedere all’attacco di Longo Borghini

Tris emiliano

In nove edizioni Longo Borghini ha iscritto il suo nome sull’albo d’oro del Giro dell’Emilia per tre volte. «Dalla prima volta ad oggi – ricorda – è cambiata la maglia di club. E la mia età, sono più grande di sette anni. Però è cresciuta anche la mia qualità. Spero di essere come il vino che invecchiando migliora. La prima l’ho vinta con la maglia della nazionale nel 2015 dopo il mondiale di Richmond, in cui avevo fatto quarta. E quella gara l’avevamo presa più come una festa.

«L’anno successivo l’ho corsa con il mio team di allora (Wiggle High5, ndr). Siamo state compatte, c’era stata una bella lead-out. Nel finale avevo fatto una volata molto simile a questa. E quest’anno avete visto com’è andata. Segreti per vincere? Forse non partire troppo lunga quando sei in un gruppetto. Questa è una salita particolare perché ha dei pezzi molto duri poi spiana.»

La Trek-Segafredo al via del Giro dell’Emilia
La Trek-Segafredo al via del Giro dell’Emilia

Relax dietro l’angolo

Il 2022 ormai sta arrivando ai titoli di coda. Per Longo Borghini ci sono ancora alcuni impegni da onorare al massimo prima di pensare alle vacanze.

«Martedì – conclude – correrò la Tre Valli Varesine e poi il Tour de Romandie (dal 7 al 9 ottobre, ndr). Quest’ultima è una gara che sento abbastanza visto che è piuttosto vicina a casa mia. In ogni caso andrò ad entrambe senza particolari pressioni o ossessioni di risultato, anche se vorremmo replicare la bella giornata all’Emilia.

«Per il resto la stagione è stata molto impegnativa. Luglio è stato di fuoco. Poi Vuelta e mondiale senza troppo respiro. Abbiamo fatto tanti viaggi e vorrei iniziare a riposarmi. Comunque manca poco. Tra fine ottobre e inizio novembre Jacopo ed io andremo a La Reunion (isola francese nell’Oceano Indiano, ndr). Sì, è un posto romantico, ma l’ho scelto più che altro perché è avventuroso».

Mondiale e dintorni: con Sangalli nel primo anno da cittì

28.09.2022
5 min
Salva

«A parte le junior, che comunque hanno portato a casa il quarto posto – dice Sangalli ragionando – in tutte le gare che abbiamo fatto finora è arrivata una medaglia, che sia d’oro, argento o bronzo. Quindi ci sono una continuità e un modo di lavorare che a me piace e piace alle ragazze, bene così. E volendo tornare al quarto posto della Pellegrini a Wollongong, se andiamo a vedere le prove di Nation’s Cup e gli europei, quelle che sono arrivate davanti erano sempre le stesse. Solo perché all’europeo non c’era Backstedt, sennò avrebbe vinto anche quello. Con una Ciabocco che fosse stata bene, avendone due davanti le cose un po’ cambiavano. Ma non ne farei un caso, perché davvero con le junior il risultato non deve essere un’ossessione».

Sola nel finale, la Pellegrini ha tirato fuori un ottimo quarto posto fra le junior
Sola nel finale, la Pellegrini ha tirato fuori un ottimo quarto posto fra le junior

Pochi giorni dopo la fine dei mondiali australiani, Paolo Sangalli si volta per le ultime considerazioni. Il bronzo di Silvia Persico è stato un risultato sperato e anche il frutto di un lavoro di programmazione iniziato con lei, come con tutte le altre, una volta avuto chiaro come fosse fatto il percorso. Il viaggio assieme a Bennati di metà giugno ha dato l’idea su cui lavorare.

Questo podio ci piace molto perché?

Soprattutto perché sul podio c’è una debuttante assoluta. Di base, non è venuta la corsa che ci aspettavamo. Fino a due giri dalla fine sì, perché l’obiettivo era di salvare la Balsamo non facendo troppo presto attacchi spropositati (i due sono insieme nella foto di apertura, ndr). E invece già ai meno tre giri, Elisa era in difficoltà e abbiamo deciso di attaccare. Invece ci hanno anticipato e quindi la Longo si è infilata nel gruppetto delle cinque. Era un attacco per andare all’arrivo. In qualche modo l’obiettivo era rimanere in meno possibile e, una volta davanti, capire cosa succedesse dietro. Il massimo sarebbe stato avere davanti la Longo Borghini e dietro un gruppetto con la Persico, ma così non è stato. Questo è quello che avevamo pensato, però ci sono di mezzo anche le altre (sorride e allarga le braccia, ndr).

Secondo Sangalli, la delusione della Longo dipende anche dal fatto che col bagnato si scattasse a fatica
Secondo Sangalli, la delusione della Longo dipende anche dal fatto che col bagnato si scattasse a fatica
Pensavate che la Van Vleuten con quel gomito rotto potesse fare un numero del genere?

Ero sicuro che per la condizione che aveva non potesse attaccare sugli strappi e sulle salite, ma doveva solo difendersi. E’ stata brava. E’ stata tutta la sua esperienza, la forza che hai dopo 170 chilometri di poter fare quel numero. Tutte l’hanno vista, ma alla fine nessuna è riuscita a stopparla.

La dinamica del finale ha anticipato quella dei pro’, con il gruppo della Longo davanti che non si accorge del gruppo di Persico e Van Vleuten…

Anche secondo me la Longo non ha visto che era rientrata la Persico. Avessimo avuto le radio, avrei detto: «Occhio che arriva. Quando rientrate una parte e tira dritto». Però non ci sono. Io ho messo una postazione a metà strappo, una in cima, una a inizio discesa e ai meno 4, quindi una comunicazione c’è stata, ma non era diretta, immediata.

L’ottimo mondiale di Silvia Persico (qui con la Van Vleuten) viene da una buona programmazione
L’ottimo mondiale di Silvia Persico (qui con la Van Vleuten) viene da una buona programmazione
A un certo punto è stata chiara l’immagine delle azzurre in testa al gruppo.

Il tirare del secondo e terzo giro era per mantenere la velocità costante. Per non far andare via nessuno, quindi lo sforzo è stato anche relativo. Il tirare vero è stato per chiudere su Sarah Roy, dove Guazzini ha fatto vedere i cavalli che ha.

Come avete gestito la gara delle under 23?

Non era gestibile. La paura era che la Van Vleuten provasse a disfare il gruppo dall’inizio, ma non è stato così. Quando siamo entrati sul circuito, la Zanardi aveva solo il compito di stare il più avanti possibile. Ha fatto quello che ha potuto, invece Vittoria (Guazzini, ndr) l’ho considerata una titolare, non ho mai pensato a lei per fare la corsa delle under 23. Anche perché non era neanche adatta a lei. Insieme a Elena Cecchini ha fatto un grandissimo lavoro.

Quando si è trattato di inseguire Sarah Roy, Guazzini ha mostrato il motore di cui dispone
Quando si è trattato di inseguire Sarah Roy, Guazzini ha mostrato il motore di cui dispone
Proprio Elena ti ha ringraziato perché se avessi scelto in base alle vittorie probabilmente avresti portato un’altra al suo posto.

Una delle prime cose che ho detto è che i risultati certo sono importanti, ovvio che li guardo. Ma ci vuole anche qualcosa d’altro.

Pensavi a una Persico così solida?

Vi dico la verità, la cosa più bella di quest’anno è stata che ho programmato ogni cosa con loro, sia con le squadre straniere, sia con le italiane. Loro l’hanno sposato e le ragazze sono arrivate in condizione al momento giusto. Io non sono il loro preparatore, però ho condiviso la mia idea e loro l’hanno accettata.

Abbiamo visto una grande Bertizzolo…

A Sofia ho detto due mesi fa che se avesse seguito un determinato percorso, avrebbe fatto il mondiale. E credo che abbia fatto una delle gare più belle in nazionale. E anche Marta Bastianelli, anche se per lei non era il percorso più adatto, ha lavorato, si è difesa. Come fai a rinunciare a una ragazza così veloce, se poi trova il giorno giusto?

Soraya Paladin, riserva, dà le informazioni di corsa alla Bertizzolo in cima allo strappo. Senza radio, Sangalli si è organizzato così
Soraya Paladin, riserva, dà le informazioni di corsa alla Bertizzolo in cima allo strappo. Senza radio si fa così
Come fai?

Non rinunci. Non è che puoi andare con tutti centravanti o tutti difensori. Capito? Bisogna amalgamarla la squadra e io credo che avessimo le atlete per gestire ogni situazione. Poi di mezzo si sono messi la Van Vleuten e il meteo. Capisco l’amarezza della Longo dopo la gara. Ci teneva. E purtroppo per lei, la difficoltà di scattare sotto la pioggia su quel muro così ripido le ha fatto perdere incisività.

Programmazione. Condivisione degli obiettivi. Nessuna valutazione preconcetta. No stress, sulle grandi e sulle juniores. Il corso di Sangalli ha già dei tratti ben definiti. Ma se ti trovi fra i piedi un fenomeno come la Van Vleuten, a un certo punto puoi solo toglierti il cappello…

Per Longo e Balsamo, mondiale andato di traverso

26.09.2022
4 min
Salva

Raramente ci era capitato di vedere la Longo così delusa. Quando Elisa arriva, ha lo sguardo mesto e il tono dimesso. Nel giro di pochi secondi, il suo mondiale ha cambiato faccia. E dalla speranza di arrivare da sola, si è ritrovata a remare nelle retrovie di una volata non sua. Il ricongiungimento che ha permesso a Silvia Persico di conquistare il bronzo e ad Annemiek Van Vleuten di vincere la corsa iridata ha privato Longo Borghini delle ultime chance di giocarsela. Difficile dire come sarebbe finita nella volata a cinque, ma neppure quello era lo scenario che aveva progettato. L’idea era di arrivare da sola, ma scattare con l’asfalto bagnato su quel muro così ripido ha reso impossibile fare vere accelerazioni.

«A un certo punto ho pensato di dover fare quella volata – dice – ci ho anche sperato sinceramente. Sono contenta perché alla fine l’Italia porta a casa un bel bronzo e questo è un bel successo di squadra, alla quale tengo molto. E’ ovvio, personalmente, sono un po’ dispiaciuta perché essere ripresa ai 500 metri dall’arrivo brucia sempre un po’, però l’importante è aver preso una medaglia».

Longo Borghini sul traguardo, sconfitta e triste, poi felice per il bronzo di Persico
Longo Borghini sul traguardo, sconfitta e triste, poi felice per il bronzo di Persico

Grazie alla squadra

L’attacco era previsto. Il piano di Sangalli si è realizzato quasi alla perfezione. Il difetto sta nel fatto che a vincere sia stata infine un’altra. Lo scenario vedeva la Longo andare via in salita con le 3-4 migliori e nel gruppetto alle sue spalle sarebbe dovuta entrare la Persico, pronta allo sprint in caso di ricongiungimento.

«Era tutto previsto – conferma Elisa – e sapevamo che Silvia stava molto bene. Ci tenevo molto a questo mondiale. E’ stata una stagione particolare, però è così. E’ il ciclismo e va benissimo così perché abbiamo una medaglia. Abbiamo corso veramente bene, io devo ringraziare le mie compagne e soprattutto nel finale Sofia Bertizzolo, ma tantissimo anche Vittoria Guazzini, Elena Cecchini. Tutte le mie compagne che hanno creduto tantissimo in me e spero di non averle deluse (in apertura l’abbraccio con Balsamo e Cecchini, ndr), ma credo che alla fine Silvia abbia salvato tutte e sono contenta per lei, perché quest’anno ha fatto una bellissima stagione».

Elisa Balsamo sapeva che la corsa sarebbe stata dura per lei, ma fino a due giri dalla fine era con le migliori
Elisa Balsamo sapeva che la corsa sarebbe stata dura per lei, ma fino a due giri dalla fine era con le migliori

Strappo fatale

Da un’Elisa all’altra, il mondiale dell’iridata uscente ha seguito la logica sperata fino a due giri e mezzo dalla fine. Nei giorni precedenti Balsamo è parsa concentratissima, dedita a curare ogni cosa nei minimi dettagli. Anche nel primo giorno di pioggia, mentre le compagne giravano sui rulli con apparente disinteresse, Elisa è subito parsa impegnata in una sessione di vero allenamento. Quando però si è resa conto di non riuscire a tenere sugli strappi, ha dato via libera alle compagne.

«La gara è venuta dura – racconta – ci sono anche queste giornate. L’ho capito nel penultimo giro, visto che non riuscivo a tenere il passo sullo strappo e ho capito che semplicemente non sarebbe stata la mia giornata. Succede».

Quando si è visto che Balsamo era in difficoltà, Cecchini ha fatto per lei ritmo regolare sulla salita
Quando si è visto che Balsamo era in difficoltà, Cecchini ha fatto per lei ritmo regolare sulla salita

Il freddo di colpo

Su questo percorso che ha visto al traguardo non già velocisti ma uomini e donne da classiche, la missione per Balsamo prometteva di essere impossibile. 

«Ero consapevole – conferma – del fatto che per me sarebbe stato duro. Avrei dovuto centrare una giornata davvero super e sperare magari di riuscire a rientrare da dietro e così non è stato. Silvia (Persico, ndr) comunque ha preso una medaglia, quindi penso che sia una cosa molto positiva. Diciamo che alla fine faceva freddo, quindi può essere che abbia anche condizionato la gara».

Ilaria Sanguineti alla Trek torna al servizio di Elisa Balsamo

26.09.2022
5 min
Salva

«Yaya, non perderla mai di vista. Da adesso fino all’arrivo». Agli europei di Monaco, fuori dal pullman della nazionale prima della partenza, il cittì Paolo Sangalli aveva assegnato ad Ilaria Sanguineti il compito di fare da angelo custode ad Elisa Balsamo. Detto, fatto e medaglia d’argento dietro il totem Wiebes.

Un ruolo importante, quello ricoperto in azzurro dalla 28enne ligure, che diventerà fisso nelle prossime due stagioni. A partire dal 2023 Sanguineti passerà infatti dalla Valcar Travel&Service alla Trek-Segafredo per uno dei colpi di mercato più rilevanti. L’ufficialità è arrivata una settimana fa, anche se la notizia era sempre più nell’aria da inizio luglio. Anzi, inizialmente era stato divertente giocare con Ilaria ad “acqua o fuoco” mentre le chiedevamo conferma sulle prime voci sul suo trasferimento. Ora con lei ne possiamo parlare più serenamente…

Col successo alla Dwars door het Hageland Sanguineti ha rafforzato l’interesse della Trek-Segafredo
Col successo alla Dwars door het Hageland Sanguineti ha rafforzato l’interesse della Trek-Segafredo
Yaya innanzitutto, che sentimento provi nel lasciare la Valcar?

Naturalmente mi dispiace tanto. Siamo tutte tristi, io come le mie compagne che andremo via. C’è sempre stato un grande rapporto fra noi ragazze e lo staff. Con Valentino e il Capo (il presidente Villa e il team manager Davide Arzeni, ndr) mi sono sempre sentita come a casa, anche se con Davide ho un legame di amore-odio (dice scherzando, ndr) che mi mancherà. Però si stavano evolvendo un po’ di situazioni, era giunto il momento di fare delle scelte anche per me.

Raccontaci pure. Come è nato questo contatto?

Durante le classiche di primavera al Nord si sentiva parlare di alcune trattative e alcuni movimenti delle squadre per l’anno prossimo. Erano chiacchiere, anche noi della Valcar non ne eravamo esenti, visti i buoni risultati fatti. Tante mie compagne avevano ricevuto proposte, io no invece. Durante quelle trasferte loro dicevano che ci stavano riflettendo, che ne avevano già parlato con Arzeni e che avrebbero colto l’opportunità di andare nel WorldTour. Io invece, appunto, mi sono ritrovata a pensare se sarei rimasta, e con chi a quel punto, o se sarei dovuta andare anch’io. Ma non avevo ancora nessuna offerta.

Nel 2022 Sanguineti è stata preziosa per la nazionale. Ha pilotato Guarischi all’oro al Mediterraneo e Balsamo all’argento all’europeo
Nel 2022 Sanguineti è stata preziosa per la nazionale. Ha pilotato Guarischi all’oro al Mediterraneo e Balsamo all’argento all’europeo
Come si è evoluta la situazione?

Alla mia età se passano certi treni devi prenderli al volo. Anch’io ho parlato con Capo ma ho interpellato pure il mio procuratore (Lorenzo Carera, ndr). Lui ha sondato il terreno in giro tra le squadre poi il vero interessamento generale su di me c’è stato l’11 giugno dopo la mia vittoria alla Dwars door het Hageland. Quando vinci è normale che ti cerchino. Dieci giorni dopo, al termine del Giro di Svizzera abbiamo avuto il contatto definitivo con la Trek-Segafredo. E da lì abbiamo trovato l’accordo.

Come hai reagito quando lo hai saputo?

Ero al telefono con Lorenzo che mi aveva chiamato per dirmi che aveva in mano l’ingaggio e che mancava solo il mio benestare. Ho avuto 10/15 secondi di silenzio totale. Lui pensava che fosse caduta la linea o che fossi svenuta (ride, ndr). Mi ha riformulato la domanda ed io gli ho risposto di sì senza nemmeno farlo finire, dicendogli che sarei andata alla Trek anche per portare le borracce. Non ho ancora realizzato questo trasferimento.

Cosa rappresenta per te?

E’ un sogno. Sono ancora fuori di testa. Non avrei mai pensato di arrivarci. Però, prima di tutto, mi devo chiedere se sarò all’altezza. E di conseguenza trovare le risposte in fretta. Penso che sarà contemporaneamente un punto di arrivo e di partenza. Punto di arrivo perché credo di averci messo del mio negli ultimi anni. Forse, facendo per una volta l’egoista io che non mi sono mai presa troppo in considerazione, penso di essermi meritata questo passaggio. Sarà però anche un punto di partenza perché per me inizierà una nuova carriera, ripartendo quasi da zero. Vado a fare le stesse cose che ho fatto finora ma più in grande. Avrò più responsabilità. Dovrò calarmi in un’altra realtà, ancor più professionale senza nulla togliere alla Valcar. Non cambierò il mio modo di essere ma so che dovrò essere più formale, soprattutto essendo l’ultima arrivata.

Cosa ti ha detto Elisa del tuo arrivo? Pensi che possa averci messo una buona parola?

Lei era più felice di me (confida sorridendo, ndr). Sicuramente avrà parlato bene di me come credo che abbiano contato le opinioni di Arzeni e del mio agente. Con Elisa siamo state assieme in Valcar per quattro anni e siamo diventate molto amiche tanto da avere un tatuaggio in comune con lei e Silvia Pollicini. Elisa in quel periodo ha imparato a fidarsi di me in gara e lo ha rivisto in nazionale. Per me è un onore essere il suo pesce-pilota. Amo fare quel lavoro e per lei sarà speciale. E poi Elisa ed io ci eravamo ripromesse che ci sarebbe piaciuto essere nuovamente compagne di squadre.

Yaya angelo custode di Elisa in nazionale all’europeo di Monaco. Sarà così anche nella Trek-Segafredo
Yaya angelo custode di Elisa in nazionale all’europeo di Monaco. Sarà così anche nella Trek-Segafredo
Visto il vostro rapporto, avrai più pressioni o sarai più serena nello svolgere il tuo ruolo?

Penso che possa essere un punto a nostro favore avere questa sintonia. Perché sarà più facile risolvere le eventuali incomprensioni o problemi che si possono creare nei finali di gara. Sono certa comunque che lei e l’altra Elisa (Longo Borghini, ndr) mi aiuteranno ad inserirmi in squadra e quindi avere meno problemi nelle varie tattiche.

Sanguineti che lancia Balsamo alla vittoria. Qual è la gara che vorresti che finisse così?

Ce l’ho già pronta. Il Giro delle Fiandre. Vincerlo così sarebbe un sogno davvero. Allargando il campo vi posso dire un’altra bella classica del Nord, tipo la Roubaix. Però, visto che non vedo l’ora di iniziare, vi dico che andrebbe anche la prima gara che faremo assieme.

Bronzini e l’altro mondiale in Australia, tra ricordi e consigli

23.09.2022
6 min
Salva

L’ultima (ed unica) volta in cui si disputò il mondiale in Australia nel 2010, la nazionale italiana femminile fu protagonista di un piccolo capolavoro. Uguale a quello dell’anno prima e poi a quello seguente. Un periodo d’oro con quattro vittorie in cinque anni, contando anche il successo del 2007.

Dodici anni fa si correva a Geelong, vicino a Melbourne, e fu Giorgia Bronzini a vestirsi d’iride con una volata infinita. Infinita sia perché lanciata lunga dalla solita Marianne Vos ai 350 metri in leggera salita, sia perché quello della piacentina fu un trionfo inaspettato. Che poi nel 2011 a Copenaghen si sia replicato lo stesso identico finale è un altro discorso.

Bronzini portata in trionfo dalle sue compagne. Si riconosce Callovi, attuale assistente del cittì Sangalli
Bronzini portata in trionfo dalle sue compagne. Si riconosce Callovi, attuale assistente del cittì Sangalli

«Appena tagliata la linea del traguardo – ricorda divertita Bronzini – volevo simboleggiare un cuore con le mani ed invece è uscita una roba che sembrava un panino. Forse perché avevo fame!»

A parte quel simpatico episodio, alla diesse della Liv Racing Xstra abbiamo chiesto cosa ricorda di quella lunga trasferta e di conseguenza quali indicazioni sente di dare a due azzurre che conosce benissimo e che lotteranno per la maglia arcobaleno nella stessa prova di Wollongong. Elisa Balsamo tra le elite, che avrebbe voluto guidare in ammiraglia. E Silvia Zanardi sua concittadina tra le U23, categoria che per la prima volta nella storia assegnerà il titolo iridato.

Giorgia come fu l’avvicinamento a quel mondiale?

Eravamo arrivati in Australia circa due settimane prima della gara, che all’epoca si correva ad inizio ottobre. Avevamo smaltito bene il fuso orario. C’era freddo e ci allenavamo in calzamaglia e maglia a maniche lunghe. Qualche mese prima, quando ero stata a Melbourne in Coppa del Mondo per la pista, avevo fatto un bel sopralluogo al circuito. Ero quindi partita per fare la gregaria ed aiutare Tatiana e Noemi (rispettivamente Guderzo e Cantele, ndr) che l’anno prima avevano fatto prima e terza al mondiale di Mendrisio. Avevo la testa sgombra da qualsiasi tipo di pressione.

Leuven 2021. Bronzini si complimenta con Balsamo per il mondiale appena vinto. Fra loro c’è grande amicizia
Leuven 2021. Bronzini si complimenta con Balsamo per il mondiale appena vinto. Fra loro c’è grande amicizia
Non andò così però.

No, ma fino alla riunione della sera prima il ruolo doveva essere quello. Poi al mattino della gara, Dino (Salvoldi, il cittì di allora, ndr) ci disse che avremmo fatto la gara per me se a due giri dalla fine non fosse successo ancora nulla ed io non avessi lavorato per le compagne. Non ero molto convinta onestamente. Pensavo che ci sarebbe stata più battaglia. Invece andò via una fuga che non impensieriva nessuno e a due giri dal termine eravamo ancora tutte assieme. A quel punto scattò la bagarre e io non è che fossi messa tanto bene.

Ti riferisci a quegli ultimi strappi nel finale?

Sì esatto, soprattutto nell’ultima tornata. Ero rimasta un po’ staccata su quelle salitelle. Per fortuna mi aspettò Noemi, che mi riportò dentro al gruppo di testa, mentre Tatiana era rimasta davanti a rompere i cambi. In quei frangenti fu decisivo non perdere la testa e non agitarsi, anche perché nel frattempo avevano preso 10” di vantaggio Cooke e Arndt, mica due a caso. E mancavano pochissimi metri all’arrivo. Noemi e Tatiana hanno tirato a tutta per chiudere, dovevamo provarci. Alla fine è partita Marianne e sappiamo com’è andata a finire.

Zanardi (qui a Trento 2021) è concittadina di Bronzini. Sono cresciute nella stessa società, la Franco Zeppi di Piacenza
Zanardi (qui a Trento 2021) è concittadina di Bronzini. Sono cresciute nella stessa Franco Zeppi di Piacenza
Sulla base di questo finale, cosa ti senti di suggerire alle azzurre?

Di comunicare. Essere leali fra loro ed essere oneste con se stesse. Dire come si sta sia prima che durante la gara. Poi bisogna giocare anche sull’aspetto psicologico. Nel finale avere una ruota veloce è sempre una garanzia, perché il velocista fa sempre paura. E perché una sprinter sa tirare fuori quel 10 per cento in più degli altri anche se può sembrare affaticata.

E a Balsamo nello specifico?

Le direi che non deve vincere per forza, non deve sentire la tensione. Elisa un mondiale lo ha già vinto, in poche hanno fatto la doppietta consecutiva (le facciamo notare che lo dice senza considerare la sua, ndr). Ha ancora tanto tempo per farlo e rivincere. E non andare nel panico se nel finale fosse attardata come me allora. Avete presente Cittiglio quest’anno? Elisa scollinò staccata, ma grazie alla squadra tornò dentro e vinse in modo netto. In ogni caso la sua avversaria sarà la Vos, che nell’ultimo mese, dopo aver vinto quattro tappe al Tour of Scandinavia, si è nascosta e non ha più corso. Ma vi garantisco che non è andata in Australia a fare una gita scolastica. Non ho più parole per lei. La ammiro perché è sempre lì ai massimi livelli.

La prova su strada delle donne elite misura 164,3 chilometri: una distanza importante
A Zanardi cosa diresti invece?

Innanzitutto bisogna sapere quale sarà la tattica. Io credo che l’obiettivo dell’Italia sia vincere il titolo elite. D’istinto, da ex atleta della nazionale, se fossi una U23 probabilmente mi sacrificherei per la capitana. Anche perché sarei contenta di aver contribuito alla conquista della maglia iridata. Detto questo, a Silvia ripeterei quello che ho detto prima. Comunicare con Vittoria Guazzini, l’altra azzurra U23, sul come si sta. Poi, se sarà eventualmente più libera da compiti tattici, le direi di curare la ruota di Van Anrooij, la più accreditata per me tra le giovani. Comunque diventa difficile fare una corsa nella corsa.

Sarà sfida con l’Olanda come sempre oppure si inserirà qualche altra nazione?

C’è da capire intanto se la Van Vleuten recupererà dopo la brutta botta nella mixed relay e se non avrà riportato problemi al ginocchio. Senza quella caduta avrei detto che avrebbe potuto fare come in Yorkshire nel 2019, partendo già sulla lunga salita che ci sarà dopo 35 chilometri anche se poi ne mancherebbero altri 130. Annemiek è capace di tutto ma adesso è un’incognita. Comunque per me l’Olanda farà la gara per la Vos. Attenzione però alle outsider come Grace Brown che corre in casa ed è in forma. Mavi Garcia, Ludwig, Lippert, Kopecky e Faulkner potrebbero essere le altre da tenere d’occhio anche se le vedo in calando.

Maglia aperta e cuore improvvisato con le dita. Bronzini esulta incredula per il mondiale 2010
Maglia aperta e cuore improvvisato con le dita. Bronzini esulta incredula per il mondiale 2010
Un’ultima curiosità su Geelong. Tu facesti una volata con la zip a metà maglia. Qualcosa di poco aerodinamico se confrontato col ciclismo di adesso. Eppure non è passato un secolo…

Se è per quello io sono sempre stata allergica alle divise attillate (ride, ndr). E sono sempre stata poco attenta a certi dettagli. Adesso c’è chi inizia a stringersi gli scarpini a 10 chilometri dall’arrivo, io invece ho imparato a interpretare bene il potenziometro grazie a Longo Borghini che un giorno in allenamento me lo ha spiegato a dovere, anche a male parole (ride ancora, ndr). Quel giorno non riuscii a chiudere la zip perché dopo lo scollinamento ero a tutta e non avevo avuto tempo. Ma battute a parte, da quella maglia così larga che mi sventolava come una bandiera, noi donne iniziammo una sorta di crociata per avere lo stesso materiale che indossavano gli uomini.