La Colombia e il dramma di Bernal. Parla il primo tecnico

30.01.2022
5 min
Salva

«I dirigenti della Ineos – dice Andrea Bianco da Tocancipà, Colombia – si sono latinizzati forse troppo. Il team è pieno di corridori sudamericani e anche loro hanno preso le brutte abitudini di quaggiù. Quando ci si allena in Colombia, va bene avere l’ammiraglia dietro e anche la moto, che passa gratis ai pedaggi e non lascia i corridori scoperti. Ma l’auto serve soprattutto davanti. Qua la gente è indolente, Bernal poteva davvero morire…».

Parla l’italiano che guidò Egan nelle sue avventure internazionali in mountain bike, tecnico dell’allora nazionale colombiana del fuoristrada. Veneziano di Jesolo, trapiantato da quelle parti da oltre vent’anni. Il ristorante Maria Piazzetta con cui paga i suoi conti si trova a Tocancipà, 40 chilometri a nord di Bogotà sulla via per Tunja, a 5 chilometri dal punto dell’incidente di Bernal.

Foto di gruppo nel ristorante di Bianco (a sinistra), Alberati, Rivera, Bernal e la ex compagna Xiomara
Foto di gruppo nel ristorante di Bianco (a sinistra), Alberati, Rivera, Bernal e la ex compagna Xiomara

Strade pericolose

Gli incidenti di cui parla Bianco hanno coinvolto anche Santiago Botero, ex professionista, che tre giorni fa si è fratturato l’anca, e Brandon Rivera, che quel giorno era in allenamento con Bernal. Anche il piccolo Julian Esteban Gomez, il bimbo divenuto celebre per le sue lacrime mentre Egan vinceva il Tour, nel luglio scorso è stato travolto da un camion mentre si allenava. Aveva solo 13 anni.

«L’autostrada dove è avvenuto l’incidente – racconta Bianco – ha una corsia di emergenza su cui abitualmente passano i ciclisti. Non si dovrebbe, ma è così. Solo che ci trovi i contadini che tornano a casa a piedi e anche gli autobus. Non ci sono fermate prefissate, basta fare un cenno. Le indagini sono in corso, ma quello che si dice è che l’autista abbia superato senza rendersi conto della velocità di Egan e poi si sia fermato. E lui evidentemente aveva la testa giù, sennò in bici è un gatto e lo avrebbe schivato. Su quella strada gli incidenti sono frequenti».

I corridori della Ineos Grenadiers erano in Colombia per allenarsi…

Qui non ci sono mai grossi sbalzi di temperatura e in questa sorta di blando inverno, le belle giornate sono ideali per pedalare approfittando ovviamente anche della quota. Me li trovo sempre in giro. Prima Egan e Brandon Rivera, cui a volte si aggregava Oscar Sevilla. Papà Bernal è sempre con loro sulla moto.

Sulla moto?

Egan lo ha ingaggiato e lo paga perché lo accompagni. La moto è comoda, perché su quella strada ci sono i caselli e la moto non deve fermarsi, mentre l’auto perde sempre quei 30 secondi che poi ti costringono a superare gli altri mezzi. E Egan quel giorno stava facendo distanza sulla bici da crono e la macchina probabilmente era rimasta in coda al casello.

Come l’hai saputo?

Dai social. Quando su Instagram ha iniziato a girare la notizia, ho pensato che l’autobus si fosse immesso, invece su quel tratto di strada non ci sono vie laterali, appena due stradine industriali in cui però non passa mai nessuno…

I corridori del Team Ineos Grenadires erano in Colombia per un ritiro in altura (foto Twitter)
I corridori del Team Ineos Grenadires erano in Colombia per un ritiro in altura (foto Twitter)
Cosa si dice in Colombia dell’incidente?

Si parla di “fatalità”. Anche Pidcock ha confermato che è difficile allenarsi su strada con la bici da crono. C’è un portale con 25.000 follower in cui quasi tutti parlano apertamente di un errore di Egan. Si chiedono perché non fosse ad allenarsi in pista. Comunque sia, per quello che ha rischiato, siamo fortunati che sia ancora vivo.

Errore di distrazione?

Non ci sono rientranze dove gli autobus possano fermarsi, per cui accostano nella corsia di emergenza e il più delle volte invadono anche la corsia di marcia. Ti superano, accostano e ripartono. Lo fanno continuamente, solo che stavolta è andata male al miglior ciclista della Colombia.

La gente crede che tornerà forte?

I tifosi sperano sempre, poi ci saranno da fare valutazioni. Mentalmente, Egan è ossessivo, quasi non sembra colombiano. Se dipenderà dalla sua determinazione, non c’è dubbio che tornerà. Poi però c’è la parte fisiologica e lì c’è da capire. Quando Pantani si ruppe la gamba, era la gamba e basta. Qui il quadro è complesso. Viste le tante fratture, i dubbi ci sono.

Stava lavorando per il Tour…

Negli ultimi tempi la sua motivazione non era più uscire dalla povertà. Forse è meno forte di Pogacar, ma facendo una bella preparazione, chi poteva dire come sarebbe finita? Potevano succedere tante cose, guardate quel che è capitato proprio a lui. Bisognerà capire come andranno le prossime settimane e vedere anche cosa vorrà fare la squadra.

Ecco una delle poche immagini dell’incidente di Egan Bernal: è il 24 gennaio 2022 (foto Twitter)
Una delle poche immagini dell’incidente di Bernal: è il 24 gennaio (foto Twitter)
I telegiornali ne parlano spesso?

E’ la notizia che c’è sempre, ma qui succedono tanti di quei fatti legati alla sicurezza, che anche Egan Bernal sta passando in secondo piano. E’ vivo, si può passare oltre. Qua è tutto molto più veloce che in Italia.

Cosa sai della clinica in cui è ricoverato?

Una struttura privata che funziona molto bene. Ci sono medici preparati, che sono stati richiamati e lo hanno operato anche di notte. Il vantaggio di essere Egan. Ora è cosciente, vediamo quando andrà a casa. E speriamo di poterlo rivedere presto sano e sulla sua bici…

Ieri mattina la Clinica Universitaria la Sabana ha rilasciato un altro bollettino e lo ha accompagnato con una utile infografica che vi proponiamo e che riassume gli step del trattamento di Egan.

«Ho avuto avuto il 95% di possibilità di diventare paraplegico – ha scritto lui su Twitter (foto di apertura) – e quasi di perdere la vita facendo ciò che amo di più. Oggi voglio ringraziare Dio, la Clinica Sabana e tutti i suoi specialisti perché stanno facendo l’impossibile, la mia famiglia, Maria Fernanda Motas (la sua compagna, ndr) e tutti voi…».

Dieci del mattino, shock dalla Colombia. Incidente a Bernal

25.01.2022
4 min
Salva

Una normale giornata di allenamento si è trasformata in un incubo per Egan Bernal, che si è schiantato sul retro di un autobus della compagnia Alianza.

Il colombiano stava lavorando sulla bici da cronometro, ma si è trovato faccia a faccia con l’autobus intercomunale, che si era fermato per far scendere un passeggero.

Erano le 10,01 del mattino di ieri, sulla strada che congiunge Bogotá a Tunja, nella regione di Cundinamarca. Egan, che le prime immagini ritraggono a terra, è stato portato d’urgenza in ambulanza alla Clinica Sabana de Chía. La Polizia intervenuta sul posto ha riferito che il corridore non ha “osservato la manovra compiuta dal veicolo tipo bus e si è scontrato contro il retro di esso”.

Bernal era uscito per allenarsi con i compagni di squadra della Ineos Grenadiers, che sono in Colombia dalla scorsa settimana. Del gruppo facevano parte Brandon Rivera, Andrei Amador, Richard Carapaz, Omar Fraile e Daniel Martinez.

Proprio la crono era il fronte di maggiore attenzione per la sfida al Tour (foto Ineos Grenadiers)
Proprio la crono era il fronte di maggiore attenzione per la sfida al Tour (foto Ineos Grenadiers)

Il giro del mondo

La notizia dell’incidente ha fatto il giro del mondo tramite i vari social, prima che la stessa squadra britannica emettesse il primo bollettino. Stando ai vari bollettini della clinica, il quadro è piuttosto complicato. Il corridore ha riportato una frattura diafisaria del femore e della rotula destra, lesione avvenuta a metà dell’osso. E’ stato operato e gli è stato posizionato un chiodo intramidollare per fissare l’osso.

Inoltre, a causa del forte colpo, Egan ha un polmone perforato con perdita d’aria, che ha costretto i medici a curarlo per il pneumotorace e per fermare l’emorragia dalla cavità toracica.

Come se non bastasse, il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia ha manifestato una frattura della quinta e sesta vertebra toracica e una non scomposta del rachide cervicale, lesioni importanti quando si parla di un atleta di alte prestazioni.

Per questo, stando alle notizie raccolte dal quotidiano El Tiempo di Bogotà, in serata Egan è stato sottoposto ad un altro intervento di riparazione della colonna vertebrale, al fine di stabilizzare la frattura delle vertebre toraciche da T3 a T8, mantenendo intatta l’integrità neurologica e preservando la funzionalità dei segmenti coinvolti. In seguito a tutto ciò pare che l’atleta abbia risposto a stimoli elettrici.

Bernal non si è accorto della fermata dell’autobus, per cui l’impatto è stato di notevole violenza (foto Twitter)
Bernal non si è accorto della fermata dell’autobus, per cui l’impatto è stato di notevole violenza (foto Twitter)

Equipe interdisciplinare

Il referto medico spiega che Egan è stato portato in sala operatoria da un’equipe interdisciplinare di chirurgia generale, traumatologia e neurochirurgia.

Francisco Camacho, chirurgo ortopedico, ha affermato che sebbene il ciclista potrebbe poggiare presto la gamba destra, la sua disabilità potrebbe durare dai tre ai sei mesi, a seconda dell’evoluzione.

Dopo l’intervento, Camacho ha affermato che Bernal dovrà essere gestito in maniera globale con un programma interdisciplinare che includa una riabilitazione con obiettivi specifici per tornare presto alla sua attività sportiva.

«La cura della frattura dopo l’incidente – ha detto – e un buon trattamento sono essenziali. La fisioterapia durante il recupero aiuterà a ritrovare forza e mobilità nella gamba».

Juan Guillermo, Direttore Generale della Clinica Unversitaria rilascia il comunicato numero 2 dal ricovero di Bernal

Nessun programma

Il programma di Egan prevedeva il debutto al Tour de la Provence, corsa francese che si svolgerà dall’11 al 14 febbraio. Poi avrebbe preso parte al UAE Tour, prima prova WorldTour dell’anno, dal 20 al 26. Di qui avrebbe gareggiato alla Parigi-Nizza vinta nel 2019. Il resto del calendario era da definire, vedeva il Tour al centro dell’anno e non prevedeva la difesa della maglia rosa. Ora è tutto sospeso, come in un brutto sogno.

«Aspetteremo la sua progressiva evoluzione nelle prossime 72 ore in Terapia Intensiva – dice Juan Guillermo, Direttore Generale della Clinica Unversitaria – e che risponda alla gestione che è stata stabilita per questo trauma ad alta energia. Allo stesso modo, iniziamo immediatamente il percorso riabilitativo per ottenere i migliori risultati possibili con il nostro paziente. Ci uniamo alla sua famiglia e alla preoccupazione di tutto il popolo colombiano».

Bernal, ciao Giro: nel 2022 si punta tutto sul Tour

23.11.2021
3 min
Salva

Egan Bernal ha dato conferma del fatto che nel 2022 punterà tutto sul Tour. Non si tratta di un annuncio banale. La scelta di quest’anno di venire al Giro gli ha permesso di sottrarsi al confronto con Pogacar e Roglic, andare dritti verso la Francia significa sfidarli dopo la vittoria del 2019 e il doloroso ritiro del 2020. Potrebbe significare anche che il dolore alla schiena sia finalmente sotto controllo oppure che i capi del team Ineos abbiano deciso di tornare protagonisti sul palcoscenico che li ha resi grandi. Giocando in un solo colpo tutte le carte a loro disposizione: scelta in controtendenza rispetto alla loro storia e alla tendenza degli ultimi anni.

A Dubai, Bernal si è ritrovato in mezzo ai campioni del Giro. C’era anche Ganna, ma ha vinto Sagan
A Dubai, Bernal si è ritrovato in mezzo ai campioni del Giro. C’era anche Ganna

Mal di schiena sconfitto?

Domenica, Egan ha preso parte a un evento patrocinato a Bogotà da Exito, diffusa catena di supermercati, sull’importanza della corretta alimentazione nei bambini e ha poi trovato il modo di parlare di sé e del momento della sua carriera.

«Dopo le vacanze davvero necessarie – ha raccontato – sono già di nuovo concentrato sull’allenamento e sulla preparazione, sia fisica sia prettamente ciclistica. Spero di trovare rapidamente la giusta condizione. Penso di essermi completamente ripreso dal mal di schiena, ma nonostante ciò abbiamo monitorato l’evoluzione della situazione attraverso sessioni di fisioterapia, aumentando la frequenza del lavoro in palestra. Spero non abbia più ripercussioni sullo stare in sella. A inizio dicembre, insomma, volerò in Spagna per un ritiro con la squadra, dove definiremo programmi e dettagli per il prossimo anno».

Alla Vuelta, nella tappa dell’Altu d’El Gamoniteiru, uno dei pochi giorni di brillantezza di Bernal contro Roglic
Alla Vuelta, nella tappa dell’Altu d’El Gamoniteiru, uno dei pochi giorni di brillantezza di Bernal contro Roglic

Viaggio a Dubai

In precedenza, Bernal aveva partecipato al Giro d’Italia Criterium, che si è svolto a Dubai nel contesto dell’Esposizione Universale.

«Devo confessare – ha ammesso – che non avevo idea di cosa fosse l’Esposizione Universale, per la sua importanza e la sua grandezza. E’ stata una bella esperienza aver potuto visitare il bellissimo padiglione colombiano e quelli di altri Paesi. Sul fronte dello sport è stato molto interessante gareggiare nelle strutture dell’Expo (primo evento sportivo mai organizzato in un simile contesto, ndr) e penso che abbiamo dato un buono spettacolo con il gruppo dei campioni invitati dal Giro d’Italia, indipendentemente dal fatto che sono arrivato secondo dietro Sagan».

Dopo la Vuelta, per Egan Bernal un passaggio in pista lavorando sulla bici da crono
Dopo la Vuelta, per Egan Bernal un passaggio in pista lavorando sulla bici da crono

Ritorno al Tour

Sul Giro e sul fatto che fosse in primo luogo la risposta a un suo desiderio di maglia rosa (frustrato dal calendario 2020 rivoluzionato dal Covid) e poi un modo un po’ più soft di rientrare dopo i problemi alla schiena, il ricordo è molto bello.

«Il Giro – ha detto – è un ricordo bellissimo e fantastico. Ha avuto un enorme significato personale e sportivo per me, per la mia squadra e per il nostro Paese. Ma non è stato una passeggiata, ha avuto un costo molto alto nello sforzo fisico e mentale sia individuale che collettivo. E’ un trionfo che non dimenticheremo. L’ho pagato anche alla Vuelta, perché solo in alcune tappe ho sentito di avere le gambe. Il prossimo anno concentreremo tutta la preparazione e gli sforzi sul Tour de France. E’ tempo di tornare per riprendere il percorso iniziato nel 2019 e dal quale per un po’ mi sono allontanato».

Pinarello ed Ineos-Grenadiers, ora si va a tutto disco!

20.09.2021
4 min
Salva

Domani, martedì 21 settembre si correrà il GP de Denain, una tappa fondamentale nel percorso di avvicinamento alla Parigi Roubaix del prossimo 3 ottobre. La novità più importante in gruppo però sarà la scelta tecnica di Pinarello e della Ineos-Grenadiers. Ebbene sì, la squadra del campione olimpico Richard Carapaz e dell’iridato a cronometro Filippo Ganna approda nel mondo dei freni a disco.

Dettaglio sul freno posteriore della Dogma F Disc, anche Pinarello passa al freno a disco dopo mesi di sperimentazione e di perfezionamento
Dettaglio sul freno posteriore della Dogma F Disc, anche Pinarello passa al freno a disco

Ultimi a cambiare

La Ineos, che utilizza biciclette Pinarello, è sempre stata una delle squadre più attente al cambiamento e che portava in gruppo novità. Dopo la vittoria olimpica di Tokyo di Carapaz abbiamo parlato con Fausto Pinarello. Ci aveva detto che la Dogma F, nuova nata nella casa trevigiana, avrebbe avuto la doppia dotazione: freno tradizionale e disco.

Le sperimentazioni sarebbero partite dopo le Olimpiadi e così è stato, il lavoro non è stato facile, soprattutto per il fornitore di ruote e freni, ovvero Shimano. Sappiamo tutti che il Covid ha rallentato la fornitura di materiale e la produzione di componenti. Questo fattore deve aver sicuramente inciso sulle tempistiche del passaggio al freno a disco.

Freno anteriore della Dogma F Disc, impianto frenante del Dura Ace che ha richiesto una leggera modifica nel sistema di sgancio rapido
L’impianto frenante del Dura Ace ha richiesto una leggera modifica nel sistema di sgancio rapido

Scelta dettata dal mercato

Con l’arrivo di Diego Colosio come nuovo direttore commerciale di Pinarello l’azienda vincitrice di 7 degli ultimi 10 Tour de France ha deciso di puntare sul futuro. Una scelta ponderata che ha richiesto tanto tempo, settimane se non mesi, in cui si è pensato come sviluppare e progettare la Pinarello del futuro.

Il mercato delle biciclette è orientato ormai tutto sulla scelta di freni a disco a discapito di quelli tradizionali, il cambiamento è arrivato prima per gli amatori che per i pro’. Non un caso, come ha spiegato più volte Fausto Pinarello, i corridori hanno maggiori abilità tecniche e necessità diverse dagli amatori. I freni a disco pesano uno o due etti in più di quelli tradizionali e questo conta molto in un mondo in cui anche il grammo fa la differenza.

Dopo tanti anni con i freni tradizionali, Froome ha avuto difficoltà nel passaggio ai dischi
Dopo tanti anni con i freni tradizionali, Froome ha avuto difficoltà nel passaggio ai dischi

Corridori scettici

Un corridore uscito dalla Ineos e che ha trovato notevoli difficoltà nel passaggio al freno a disco è Chris Froome. Il kenyano bianco, passato alla Israel Start Up Nation ed a bici Factor, ha dichiarato ad inizio stagione come fosse difficile adattarsi a questo nuovo modo di frenare. Aveva infatti dichiarato come le prestazioni fossero eccellenti in qualsiasi situazione meteorologica ma che il processo di sviluppo era ben lontano dall’essere ultimato.

Egan Bernal è un altro corridore che non scherza per quanto riguarda la ricerca della perfezione nel suo mezzo. Il campione colombiano è, infatti, un maniaco del peso, tanto che la sua Pinarello Xlight12 supera di soli 60 grammi il limite di 6,8 chili imposto dall’UCI. Le esigenze di Egan hanno quindi influito nettamente sulla decisione di passare al nuovo sistema frenante. Siamo sicuri che i tecnici Pinarello abbiano studiato e perfezionato tutti i dettagli, così da garantire al team Ineos le stesse caratteristiche di peso.

Bernal è molto attento al peso della bici, la Dogma XLight12 del Giro superava di soli 60 grammi il limite UCI di 6,8 chili
Bernal è molto attento al peso della bici, la Dogma XLight12 del Giro superava di soli 60 grammi il limite UCI di 6,8 chili

Test importante

Le corse del Nord sono un banco di prova per le biciclette, molte squadre adottano telai e componenti appositi per queste gare. Pinarello ha deciso di sfruttare la nuova data della Parigi Roubaix per testare questo nuovo prodotto in gara e vedere che riscontro daranno i suoi corridori.

Bernal semina, Roglic raccoglie. E la Vuelta si accende

01.09.2021
4 min
Salva

Un urlo di liberazione a capo della più bella vittoria da quando è professionista. Intorno le nubi dei Lagos de Covadonga, che raramente mostrano il cielo all’arrivo della Vuelta. Roglic sembrava la vittima predestinata, invece si è rivelato lupo. E come lupo ha affondato i denti nel collo morbido di Bernal che si è arreso alla fatica e forse a un principio di crisi di fame. Perché a quel livello e con quella classe non ti spegni così in fretta se la benzina è nel serbatoio.

A 7,6 chilometri dall’arrivo, l’affondo con cui Roglic ha staccato Bernal
A 7,6 chilometri dall’arrivo, l’affondo con cui Roglic ha staccato Bernal

«Mi è davvero piaciuta questa tappa – dice Roglic con un sorriso che la dice lunga – è stata una giornata perfetta per me e per la squadra. Forse questa è la mia tappa più bella della Vuelta finora. Ovviamente è un rischio andare all’attacco da tanto lontano, ma volevo solo seguire Egan. Abbiamo lavorato bene insieme. Nell’ultima salita sono andato a tutto gas, anche grazie al grande supporto di tutti i sostenitori sulla strada».

Voglia di divertirsi

Bernal aveva detto che ci avrebbe provato. Non aveva nulla da perdere e finalmente da qualche giorno avvertiva le stesse belle sensazioni del Giro, che il Covid e un’estate un po’ strampalato avevano allontanato inesorabilmente. Perciò, quando mancavano ancora 61 chilometri al traguardo, il colombiano ha rotto gli indugi ed è partito all’attacco.

Grande lavoro del Bahrain, prima con Caruso e poi con Mader per Jakck Haig
Grande lavoro del Bahrain, prima con Caruso e poi con Mader per Jakck Haig

Passo potente in salita, al punto da respingere il primo inseguimento di Superman Lopez, ma non abbastanza forte da dissuadere Roglic, aggrappato alla sua scia senza mezzo dubbio. 

«Stavo solo cercando di godermi la mia giornata – dice Egan – e divertirmi in sella alla mia bici. Tutto qui. In mattinata sul pullman avevamo fatto un piano, ma nella mia mente pensavo solo a divertirmi. Ho sofferto molto durante questa Vuelta e oggi finalmente avevo le gambe. Puntavo a rendere dura la gara, cosa che ho fatto e mi sono goduto ogni chilometro, anche quelli più duri».

Si pedala fra i monti e i boschi un po’ misteriosi delle Asturie
Si pedala fra i monti e i boschi un po’ misteriosi delle Asturie

Il ritmo di Caruso

E mentre i corridori della Movistar stavano alla finestra aspettando col necessario cinismo l’ultima salita, a guastare i piani di Bernal si sono messi Damiano Caruso e il Team Bahrain Victorious. Con la posizione di Jack Haig da difendere, il ragusano è stato fedele a quanto ci aveva detto nel giorno di riposo e si è messo a scandire un ritmo che nel tratto di pianura prima dell’ascesa finale ha tolto un minuto e mezzo al vantaggio dei primi due. Roglic ha sempre collaborato, cogliendo il vantaggio personale nell’azione di Bernal. E quando a 7,6 chilometri dal traguardo si è reso conto che il passo di Egan era diminuito, se lo è scrollato di dosso.

Lopez e Mas hanno fatto corsa di attesa, limitando appena i danni
Lopez e Mas hanno fatto corsa di attesa, limitando appena i danni

«Sono stato felice di far parte di questa mossa vincente per Roglic – ha ugualmente detto Bernal – perché è stato coraggioso. Io non avevo nulla da perdere, lui sì. E pur essendo sostanzialmente il leader della gara, è venuto con me. Oggi è stato il più forte e sono felice per lui».

Il nuovo mostro

Grande scambio di cortesie… olimpiche nell’anno a cinque cerchi, anche se alla fine della Vuelta mancano ancora tappe terribili, a partire da quella di domani che prevede l’arrivo sull’inedito e terribile Altu d’El Gamoniteiru.

Un urlo potente sul traguardo per scaricare la tensione e la gioia
Un urlo potente sul traguardo per scaricare la tensione e la gioia

«Domani dovremo esserci di nuovo – dice Roglic – ora sono in buona forma e con una buona classifica, ma il vantaggio non è mai abbastanza. Dobbiamo stare attenti e continuare a correre da squadra compatta. Ho piena fiducia in questo».

Van der Poel fermato dalla schiena? Problema serio

01.09.2021
3 min
Salva

Molti ciclisti professionisti sono caduti preda del mal di schiena, una patologia che causa molto dolore e che può portare anche all’interruzione dell’attività agonistica per periodi abbastanza lunghi, se non curata in tempo. Da Pinot a Bernal, passando, infine, per Van Der Poel (che ci è anche caduto sopra e rischia un lungo stop): tutti sono colpiti da dolori alla schiena.

Abbiamo interpellato il dottor Massimo Besnati, medico della nazionale italiana, per capire le cause di queste patologie. Non tutte sono uguali e le cause vanno ricercate un po’ ovunque, ecco cosa abbiamo scoperto.

Il massaggio alla schiena consente di scaricare molte tensioni ed è anche preventivo (foto Andrea Righeschi)
Il massaggio alla schiena consente di scaricare molte tensioni ed è anche preventivo (foto Andrea Righeschi)
Dottore, i tre atleti sopra citati hanno sofferto di mal di schiena, ma le cause sono diverse immaginiamo…

Assolutamente, bisogna fare una distinzione tra chi corre su strada e chi corre su terreni sconnessi, come Mtb o ciclocross. La superficie su cui si pedala influenza notevolmente la risposta del fisico. Per esempio: dopo una Roubaix il 98 per cento dei corridori soffre di mal di braccia e dolori cervicali, in una corsa su strada invece i corridori che soffrono per un problema di questo tipo sono pochissimi. Si contano sulle dita di una mano.

Come si può curare o evitare il mal di schiena?

Partiamo con l’evitare, quindi la prevenzione. Lo studio del soggetto è fondamentale, bisogna capire se l’atleta è portato ad avere disturbi o patologie anche senza effettuare attività fisica. Il passo successivo passa per il posizionamento biomeccanico e la messa in sella. Come dico spesso è la bici che si deve adattare all’atleta e non viceversa.

Una volta in corsa, invece, come si agisce?

C’è ancora una parte decisiva, legata alla biomeccanica, ovvero la pedalata. Se un atleta tende ad accompagnare con il busto ogni singola pedalata andrà ad affaticare oltremodo la schiena, questo però è legato anche alle abitudini dei singoli. E’ difficile cambiarle, si possono però prevenire.

Gli allenamenti del core zone non andrebbero mai abbandonati, neanche in piena stagione
Gli allenamenti del core zone non andrebbero mai abbandonati, neanche in piena stagione
E come?

Per tutti i ciclisti è fondamentale la fase di stretching dopo l’attività fisica. Generalmente si fa del defaticamento sui rulli e poi in pullman si prosegue con delle estensioni. Queste servono ad allungare la muscolatura compressa durante lo sforzo.

Invece per quanto riguarda le attività di supporto? Come il rafforzamento in palestra?

Non serve ammazzarsi di pesi, la cosa migliore è allenare il core che è l’insieme della muscolatura interessata alla specifica pratica sportiva, quindi schiena, spalle, addominali e braccia. Si tratta di stimolare quelli che sono i punti di sostegno.

Per quanto riguarda invece la doppia disciplina, quali sono le accortezze da attuare?

Qui è diverso, come detto all’inizio. Il tipo di terreno su cui si corre influisce su quelli che possono essere disturbi muscolari. Chi pratica la doppia disciplina, come Van Der Poel, deve avere sempre un periodo di transizione da strada e sterrato e viceversa. Si tratta di due o tre settimane in cui l’atleta deve far adattare il proprio fisico a quel determinato sforzo, quindi, non deve correre ma allenarsi a ritmi più blandi per permettere questo adattamento.

Ma questo periodo di transizione dovrà farlo sempre?

Sì, non importa quanto sei forte e allenato. Anzi più passano gli anni, più sarà necessario. Ora il corridore (Van Der Poel, ndr) è giovane, ma andando avanti con gli anni perderà la capacità elastica dei muscoli.

Sidi Sixty, gli scarpini preferiti di Bernal (e i loro segreti)

11.06.2021
3 min
Salva

Egan Bernal ha vinto il Giro d’Italia indossando i Sidi Sixty del brand veneto Sidi. Questi scarpini hanno contribuito a sostenere la maglia rosa in termini di comfort e performance, affrontando qualsiasi situazione meteorologica e donando il proprio sostegno nei momenti più impegnativi.

«Tra Bernal e gli scarpini Sixty – spiega Giulia Collavo, Marketing & Communication manager di Sidi – è stato amore a prima vista, tanto è vero che non ha più voluto staccarsene. Non ama cambiare scarpe. Durante il Giro ha avuto sempre ottime sensazioni, e un sostegno ideale per quanto riguarda il comfort. La sua scelta è maturata anche in base all’esperienza con Sidi. Un rapporto di fiducia reciproca che apporta beneficio a entrambi».

Sidi Sixty con tomaia micro forata nella zona laterale
Sidi Sixty con tomaia micro forata nella zona laterale

Un solo rotore

Per aver conquistato a tal punto il giovane campione colombiano, i Sidi Sixty devono avere sicuramente delle doti speciali. Osservandoli bene si nota immediatamente la prima particolarità, ovvero quella di avere un solo rotore posto nella parte frontale, sopra la linguetta e uno strappo spostato invece verso la punta.

«La scelta di utilizzare un solo rotore – riprende Collavo – il Tecno 4 Push System in questo caso, è dovuta a una prerogativa dei Sixty, la leggerezza. Grazie a questo sistema di chiusura si ottiene la massima resa e una notevole riduzione di peso. Inoltre devo dire che anche la pressione che esercita sul piede è veramente equilibrata. Ecco perché i nostri scarpini sono vincenti. Abbinano molte qualità importanti al servizio della performance. Sono un prodotto di eccellente qualità, per il quale possiamo davvero ritenerci soddisfatti».

Meteo incerto

Come avrete sicuramente visto, il Giro d’Italia di quest’anno è stato spesso colto da improvvise piogge, in partenza o durante la corsa. Questo è uno degli aspetti più importanti che uno scarpino deve riuscire a sostenere.

«I nostri scarpini – continua Giulia Collavo – reagiscono bene agli sbalzi improvvisi di temperatura. Sono realizzati con materiali di altissima qualità. La tomaia è in microfibra e rete, mentre la suola Vent è in carbonio e offre una trasmissione di potenza veramente efficace. Inoltre è dotata anche di prese alcune prese d’aria che contribuiscono a mantenere fresco il piede».

Ecco le Sidi Sixty in versione Giro d’Italia
Ecco le Sidi Sixty in versione Giro d’Italia

Versione Rosa

Il design degli scarpini Sixty è decisamente elegante. Nella parte laterale troviamo dei microfori che hanno lo scopo di ossigenare il piede, soprattutto nelle stagioni calde. Per rendere lo scarpino ancora più comodo invece, Sidi ha optato per il tallone integrato, che dona ai Sixty una maggiore stabilità e un effetto antiscivolo per la parte posteriore del piede. Mentre per mantenere la suola in carbonio intatta troviamo il tacco antiscivolo sostituibile.

«Ovviamente – conclude Collavo – abbiamo rifornito Bernal di una versione speciale dei Sidi Sixty, colorati di rosa, come ricordo di questa speciale vittoria».

sidi.com

L’indigestione di successo: dalla psicologa con Bernal

05.06.2021
4 min
Salva

Il successo è una tavola imbandita al termine di una grande fatica. Non tutti sono in grado di gestirsi e di gestirlo. E quando se ne fa indigestione, cambia tutto. Il modo di rapportarsi alla vita. Il piacere e la capacità di affrontare i sacrifici. La stessa capacità di riconoscersi in quello che si fa. Le parole di Bernal dopo la vittoria del Giro, su come il successo abbia cambiato la sua vita dopo il Tour, ci hanno dato parecchio da pensare e ci hanno spinto a chiedere lumi a Manuella Crini, psicologa che ci ha accompagnato già lungo altre strade. Con lei infatti abbiamo affrontato il discorso dei disordini alimentari e nel chiamarla ci siamo chiesti se fra i due aspetti ci siano punti di contatto.

Il Giro sofferto, qui a Sega di Ala incitato da Dani Martinez, ha fatto riscoprire a Bernal la voglia e il gusto di lottare
Il Giro sofferto, qui a Sega di Ala incitato da Dani Martinez, ha fatto riscoprire a Bernal la voglia e il gusto di lottare

«Ho letto le parole di Bernal – dice – e mi ha dato la sensazione che ora sappia esattamente dove si trova e non voglia abbuffarsi, perché questa cosa l’ha già vissuta e gli è costata qualche dolore. Mi viene da pensare che ora ci sia una parte razionale che lo spinga a godersi il successo piano piano, perché da qualche parte in passato c’è stato il momento in cui hai visto sfumare tutto».

Parla anche di difficoltà nel trovare gli stimoli.

E’ la stanchezza che ti investe quando hai raggiunto l’obiettivo e l’adrenalina scende. Però c’è una cosa strana…

Quale?

E’ comprensibile che si arrivi stanchi alla fine di una conquista. Non è giustificabile o non comprensibile appieno il suo quasi voler mollare. Non dice: ho vinto e voglio festeggiare. Dice che la felicità, la fonte di entusiasmo sta nel ritirarsi fra le mucche, i cani e la famiglia.

Egan Bernal, Tour de France 2020 - 15ª tappa Lyon - Grand Colombier
Al Tour 2020 era arrivato scarico psicologicamente. I problemi alla schiena lo hanno spinto al ritiro dopo la 16ª tappa
Egan Bernal, Tour de France 2020 - 15ª tappa Lyon - Grand Colombier
Al Tour 2020 era arrivato scarico psicologicamente. I problemi alla schiena lo hanno spinto al ritiro dopo la 16ª tappa
In realtà fa pensare che il successo raggiunto da giovane abbia un peso psicologico devastante.

Esatto, come i cantanti che arrivano presto al successo e magari portano con sé qualche problematica di base. E quando non si sentono più all’altezza, finiscono nelle dipendenze e, in certi casi, nel suicidio. Per questo sembra che voglia starne alla larga.

Può dipendere anche dalle tante rinunce fatte per arrivare?

Altro aspetto importante. Probabilmente c’entrano le rinunce, ma anche il fatto di seguire una strada in cui hai visto altri cadere. Quanti sono i ciclisti che iniziano e che arrivano al vertice?

Bernal ha vinto il Tour a 22 anni, non è stato semplice gestire la popolarità
Bernal ha vinto il Tour a 22 anni, non è stato semplice gestire la popolarità
Sua madre racconta che quando era piccolo e la famiglia non nuotava nell’oro, Egan la rassicurava che ce l’avrebbero fatta…

Prometti a tua madre con la paura di non poter mantenere, oppure perché hai l’entusiasmo del ragazzo e hai individuato nello sport l’unica strada per spazzare via ogni problema. Può darsi che quando arriva l’agiatezza, cali la spinta. «Sarò più in grado di essere quel Bernal?».

Non sempre il fatto di sfondare perché si viene dalla povertà è un luogo comune…

Il caso di Bernal non si può affiancare al vissuto di un ragazzo europeo. L’adolescenza è un fattore molto psicologico, in Italia ormai se ne esce fra i 25 e i 30 anni. Lui è giovane sulla carta di identità, ma si può definire tranquillamente un adulto.

Nella sua città, murales e monumenti: gestire la celebrità non è semplice
Nella sua città, murales e monumenti: gestire la celebrità non è semplice
La Colombia come l’Italia del dopoguerra…

Egan viene da un mondo diverso. I nostri ragazzi alla sua età li vedi ancora bambini, fanno quasi tenerezza. Lui viene da un contesto sociale simile a quello dei nostri nonni, che a 20 anni avevano già dei figli. Mio nonno a 20 anni era in Veneto a combattere contro i fascisti. Da noi oggi invece non si riesce a fare vere rinunce, perché non si ha proprio il senso della necessità di guadagnare.

C’è un’assonanza con l’aspetto alimentare?

In qualche modo sono le stesse dinamiche. Se mangi tutto in grande quantità e ti fa male, la volta successiva hai paura anche solo di sederti a tavola, perché ricordi la brutta sensazione.

La Pinarello di Bernal e le sue “fissazioni”

03.06.2021
5 min
Salva

E dopo aver parlato in lungo e in largo del vincitore del Giro d’Italia adesso tocca alla sua bici. Come è stata gestita la Pinarello F12 di Egan Bernal durante la corsa rosa? Quali sono le sue particolarità? E che “fissazioni” ha il colombiano? 

Innanzi tutto la sua bici è una Pinarello F12 Xlight “di serie”, cioè un telaio di quelli che si trovano in commercio: stesse geometrie, stesso peso, stessa struttura. Grossi interventi lo staff tecnico della Ineos-Greandiers non ne ha effettuati durante la corsa rosa, tuttavia ci sono dei piccoli cambiamenti e adattamenti che meritano attenzione.

Pinarello-Dogma-F12-Ineos
La Pinarello Dogma F12 della Ineos-Grenadiers, unica squadra del Giro ad avere solo la versione con freni tradizionali
Pinarello-Dogma-F12-Ineos
La Pinarello Dogma F12 della Ineos-Grenadiers: unica squadra del Giro ad avere solo la versione con freni tradizionali

53 mon amour

Bernal, come tutti i corridori della Ineos, sia quelli presenti al Giro che gli altri, utilizzano di base l’11-30 di Shimano, chiaramente Dura Ace. E lo utilizzano sia sulle bici da gara che da allenamento, da crono e da strada. E’ così nel 99% dei casi, una scelta ponderata che li aiuta ad abituarsi a quella determinata cassetta.

Bernal durante il Giro, nonostante vada “duro” come si addice ad uno scalatore puro, a volte ha utilizzato la corona da 36 denti. E’ stato così nelle frazioni più impegnative di alta montagna.

«Nel giorno dello Zoncolan – spiega Matteo Cornacchione, meccanico del team inglese – ha scelto il 32 al posteriore. Per questa sua richiesta, ponderata con lo staff dei preparatori, con l’atleta e il responsabile dei materiali, abbiamo anche utilizzato il cambio e la cassetta posteriore Ultegra. Perché con il 32 serve il cambio a gabbia lunga che nella versione Dura Ace non c’è. Sappiamo che funziona bene lo stesso, ma per evitare rischi abbiamo seguito i suggerimenti del costruttore giapponese. Quindi abbiamo optato per questo set che pesa in tutto 140-150 grammi in più (30-40 grammi il cambio e un etto abbondante la cassetta). E’ il nostro protocollo di sicurezza».

Egan poi ha sempre usato il 53, mai il 54 come ormai si usa fare da molti in tappe di pianura. Chiaramente nelle altre frazioni in cui non aveva il 36 la corona piccola era il 39.

Fausto Pinarello sul podio di Milano. La bici da crono rosa che non ha utilizzato Bernal è “a casa” del costruttore trevigiano
Fausto Pinarello sul podio di Milano. La bici da crono rosa che non ha utilizzato Bernal è “a casa” del costruttore trevigiano

Peso (quasi) al limite

In generale Bernal non ha grosse fissazioni, ma sul peso e come vedremo sulle pressioni (soprattutto) è molto attento. E infatti Cornacchione ha sempre garantito un peso prossimo al limite dei 6,8 chili. Pensate che in Ineos hanno acquistato la stessa bilancia che utilizza l’Uci per ovviare ad inconvenienti e differenze di tarature. La bici di Egan era sempre sui 6,840 chili, computerino escluso, si tenevano quei 40-50 grammi di margine per stare tranquilli, anche perché poi ci sono alcuni giudici che pesano le bici con il Garmin e altri senza. Anche riguardo al device di Velon, per limare dei grammi avevano tolto il supporto in gomma con cui è fornito ed era fissato “a nudo” con delle normali fascette. «La bici di Egan durante il Giro ha oscillato tra i 6,840 e 6,860 grammi», spiega il meccanico.

Dura Ace da 60, una garanzia

Riguardo alle ruote invece il colombiano solitamente utilizzava le Shimano Dura Ace da 60 millimetri, il cui mozzo, sempre secondo Cornacchione è una vera garanzia di scorrimento e tenuta. Ma nelle tappe di montagna per avere una ruota più leggera ancora Egan optava per le Lightweight (le Meilenstein, il cui profilo è da 48 millimetri), ma…

«Ma nella tappa di Cortina d’Ampezzo ha scelto lo stesso le ruote Shimano da 60 millimetri – rivela Cornacchione – questo set infatti garantise una frenata più lineare e sicura anche con il bagnato, mentre la Lightweight è ben più complessa da utilizzare in quelle condizioni. Non volevamo rischiare. Poi nella planata dal Giau, Caruso e Bardet soprattutto sono scesi forte, ma noi in quel momento tenevamo sott’occhio maggiormente il distacco da Yates». 

“Pressionemania”

Ecco poi il capitolo delle gomme e delle pressioni. La copertura di Bernal è sempre stata il tubolare Continental Alx da 25 millimetri, nella versione più leggera. E’ una gomma con la quale Bernal ha ormai un certo feeling, tuttavia quando vede già solo una nuvola all’orizzonte, specie se la tappa è mossa, Egan va in allerta con la pressione.

«Lui si fida ciecamente di noi meccanici. Per esempio sulla posizione, una volta trovata quella ad inizio stagione non la cambia più. Neanche quest’anno con tutto quel discorso dello spessore tra scarpa e tacchetta (che a proposito è di 1,5 centimetri), ma sulla pressione vuole sempre verificare. Leggero com’è lui di solito le mette a 6,5 bar. Una mattina prima di una tappa ha visto una remota possibilità di pioggia e me l’ha fatta mettere a 6,4. Un nulla, ma per la sua testa contava molto».

Notte fonda ormai, i meccanici Ineos continuano a lavorare
Notte fonda ormai, i meccanici Ineos continuano a lavorare

Catene e stickers

Per il resto, avendo cambiato una bici a settimana Bernal non ha sostituito neanche la catena. Dopo aver preso la maglia rosa a Campo Felice di fatto gli è stata consegnata una bici nuova con i colori del primato. E lo stesso è stato fatto prima dell’ultima settimana.

«E poi non è mai caduto, né ha avuto problemi meccanici, quindi tutto è flato via tranquillo. In realtà un cambio di catena lo abbiamo fatto, ma a tutti e non solo a lui, dopo la tappa di Montalcino. Non ce n’era bisogno, ma dopo tutta quella polvere abbiamo preferito fare così.

«Le serigrafie di solito le mettiamo noi meccanici. Ci arrivano degli stickers particolari. E’ un lavoro in più ma si fa con piacere. Nella crono finale, Fausto (Pinarello, ndr) gli ha mandato la bici da crono nuova tutta rosa, ma Egan non l’ha voluta usare per non rischiare nulla. Ha preferito quella già “rodata” a Torino. Ci abbiamo lavorato fino a mezzanotte! Era perfetta…».