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Marangoni, quanto valgono i giovani della Eolo-Kometa?

01.01.2023
4 min
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La Eolo-Kometa promuove quattro dei suoi giovani corridori dal team under 23 alla professional. Dei ragazzi che si sono distinti nella scorsa stagione e che si sono meritati la possibilità di mostrare le proprie qualità anche tra i professionisti. In questo viaggio ci accompagna Samuel Marangoni, uno dei preparatori della Eolo-Kometa, che li ha avuti sotto mano fino a pochi giorni fa. 

Piganzoli, al centro, è arrivato quinto al Tour de l’Avenir, il miglior risultato del 2022 (foto Zoè Soullard)
Piganzoli, a destra, è arrivato quinto al Tour de l’Avenir, il miglior risultato del 2022 (foto Zoè Soullard)

Il promettente Piganzoli

Davide Piganzoli è uno dei profili più interessanti non solo per la professional di Basso e Contador, ma anche per il ciclismo italiano. Scalatore dal fisico slanciato si è messo in mostra tra Spagna e Italia con degli ottimi risultati tra cui spicca il quinto posto finale al Tour de l’Avenir

«Con lui – racconta Marangoni – ho iniziato a lavorare solo ora, prima di me lo seguiva De Maria. Piganzoli promette davvero molto bene anche al di là dei valori numerici, ha già una mentalità precisa, degna di un professionista. Le caratteristiche fisiche sono quelle di un corridore che può far bene nelle corse a tappe. All’inizio farà corse di livello inferiore e poi, a seconda della preparazione, potrà affiancare i più grandi, come Fortunato, dai quali potrà imparare molto. Ha un grande recupero, cosa fondamentale per un corridore delle sue caratteristiche. Abbiamo iniziato a lavorare da poco ma al ritiro di dicembre aveva già una buona condizione, il che promette bene. Sono tutti dati da prendere con le pinze, ma la fiducia c’è».

Tercero in azione in salita sulle strade del Giro U23, fisico da scalatore puro per lo spagnolo (foto Instagram – Adn)
Tercero in azione in salita sulle strade del Giro U23, fisico da scalatore puro per lo spagnolo (foto Instagram – Adn)

Il silenzioso Tercero

Lo spagnolo Tercero è il gemello di Piganzoli, anche lui scalatore, nativo della regione della Mancha. I due potrebbero essere definiti benevolmente i Don Chisciotte e Sancho Panza, alternandosi il ruolo di scudiero a seconda delle esigenze. 

«Tercero – dice il preparatore – l’ho conosciuto meno in passato. Davide (Piganzoli, ndr) e lui sono come fratelli, hanno un’amicizia profonda. Lo spagnolo ha caratteristiche da scalatore puro. Nelle corse di un giorno fa fatica, diciamo che in volata è più indietro rispetto a Piganzoli. A livello caratteriale è più chiuso, deve ancora aprirsi. Anche lui partirà più tardi a correre, il cambio di categoria sarà delicato da affrontare, soprattutto per le caratteristiche fisiche. I due partiranno a correre da febbraio, probabilmente uno in Spagna e l’altro in Turchia».

Andrea Pietrobon ha un fisico imponente da passista, adatto anche alle fughe a lungo chilometraggio
Andrea Pietrobon ha un fisico imponente da passista, adatto anche alle fughe a lungo chilometraggio

Pietrobon passista

L’italiano è uno degli ultimi arrivati nel team spagnolo ed il più grande dei quattro ragazzi che passerà professionista. Il veneto è un classe 1999 e nel suo passato ci sono due anni con la Zalf e due con il CTF, oltre al 2022 con la Fundacion Contador U23 e poi da stagista con la Eolo. Un’esperienza niente male che lo lancia nel mondo dei professionisti. 

«Anche lui è stato seguito da De Maria – riprende Marangoni – ovviamente tra i membri dello staff c’è un confronto costante. Quando mi viene “passato” un corridore so esattamente di chi si tratta e del percorso fatto. Pietrobon è in ritardo sulla preparazione, a causa dell’infortunio alla spina dorsale di ottobre. L’obiettivo con lui è essere pronti per marzo, di fretta non ne abbiamo ed è giusto così. Quando nel 2022 ha corso con i professionisti ha fatto bene, ha un gran fisico da passista (191 centimetri per 72 chili, ndr). Può essere un bel profilo per le fughe, un corridore che in una professional come la nostra è molto utile. Per fare un esempio, con le dovute proporzioni, può essere un corridore alla Maestri, fughe lunghe e su terreni mossi».

Serrano ha una muscolatura esplosiva ed un’attitudine da attaccante (foto Instagram)
Serrano ha una muscolatura esplosiva ed un’attitudine da attaccante (foto Instagram)

L’altro spagnolo, Serrano

Javier Serrano è il secondo ragazzo spagnolo che entra nella Eolo-Kometa, ha fatto bene nelle corse in Spagna. In Italia ha corso nel 2021 nella Biesse Arvedi, prima ancora era nell’Equipo Amator della Caja Rural

«E’ un ragazzo che ho conosciuto qualche anno fa quando era al primo anno tra i dilettanti e poi ci siamo ritrovati alla Eolo. E’ un corridore molto esplosivo, con caratteristiche da corse di un giorno. E’ muscolarmente molto forte e tiene bene anche in salita e questa è una gran bella qualità. Se dovessi fare un paragone potrei accostarlo ad Albanese, ma le proporzioni da fare sono molte. Vincenzo è un corridore molto forte ed anche in volata sa imporsi bene, Serrano può dire la sua in gruppi più piccoli: da 20 corridori. Il suo debutto è più vicino, dovrebbe correre già a fine gennaio a Mallorca, quelle sono le sue gare: percorsi mossi con continui sali e scendi».

In arrivo dalla Spagna un Piganzoli formato Giri

27.12.2022
5 min
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Piganzoli è di Morbegno, più valtellinese non si può. Eppure quando lo senti parlare, ti rendi conto che l’anno alla Fundacion Contador gli ha lasciato addosso la cantilena spagnola e pensi a uno di là che parli molto bene l’italiano.

I ragazzi del 2002

Il “Piga” passa professionista alla Eolo-Kometa e, come disse Ivan Basso, è il primo assieme a Tercero ad aver sposato e creduto ancora nel progetto della squadra italo/spagnola. Assieme a Milesi, Garofoli e Germani, Piganzoli è uno di quelli da seguire con curiosità, per quel che ha fatto già vedere e l’atteggiamento con cui si affaccia al professionismo.

«Siamo sempre stati rivali in corsa – sorride – ma alla fine siamo anche tanto amici. Abbiamo condiviso bellissime gare e bei momenti. In gara però non si fanno sconti. Nel senso che si prova sempre a staccare tutti. Sapere di essere attesi non la vivo come una responsabilità. Si fanno le cose nel modo giusto, l’importante è lavorare bene e puntare agli obiettivi. Se vengono, bene. Se non vengono, ci sarà da imparare e migliorare».

Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)
Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)

«Qualche giorno fa – prosegue Piganzoli – abbiamo fatto una riunione con Alberto Contador. Diceva che si va alle gare per vincere, ognuno deve avere dentro questa cattiveria agonistica. La capacità di dire: “Vado a questa gara e voglio vincere, non solo partecipare”. Voglio arrivare alle corse sapendo di aver fatto tutto in modo perfetto per provare a vincere. Poi ovviamente si corre in 180 e vince solo uno, però si punta a essere quello lì».

Un bel salto

Piganzoli è nato nel 2002, è alto 1,74 e pesa 61 chili. Numeri da scalatore, ma nel 2022 ha vinto anche il campionato italiano a cronometro. Dopo la generale della Bidasoa Itzulia, il quinto posto al Tour de l’Avenir è stato il miglior risultato di fine stagione, con l’arrivo in salita di Saint Francois Longchamps in cui è risalito dalla decima alla quarta posizione, essendo stato il solo ad opporsi al solito Uijtdebroeks, salvo cedere una posizione nell’ultima tappa, nel giorno della vittoria dell’amico Milesi in maglia DSM.

«Mi sento pronto – dice – ho parlato con tutti gli allenatori. E’ un bel salto, però vogliamo provare a farlo tutti assieme. Ci stiamo preparando bene. Finora ho fatto un buon inverno, anche a casa. Il tempo è stato bruttino, era freddo, ma diciamo che mi sono salvato perché nel momento peggiore siamo venuti in Spagna. E qui abbiamo fatto tanti chilometri, facendo anche tanto gruppo. Il gruppo è affiatato e questo è importante».

Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini
Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini

Cuore spagnolo

Lo abbiamo incontrato nel primo ritiro della Eolo-Kometa, nel bar un po’ chiassoso dell’Oliva Nova Beach & Golf Resort, dove questa sua parlata spagnola è stata evidente.

«Me l’hanno detto in tanti – sorride – ho imparato la lingua, la parlo abbastanza bene. Credo di avere ormai una parte spagnola, perché mi hanno trattato bene, mi hanno insegnato molto. Ho fatto un bel calendario con loro, in Spagna e in giro per l’Europa. Avevamo cerchiato gli obiettivi a inizio anno. Le classiche italiane e poi il Giro, poi un probabile Tour de l’Avenir alla fine. Le classiche italiane sono andate bene, il Giro un po’ meno di quello che ci aspettavamo, ma solo perché abbiamo trovato qualcuno che andava più forte di noi. Poi abbiamo provato a fare per la prima volta l’altura a Sestriere con la nazionale e i risultati si sono visti. Sia col secondo posto a La Maurienne in Francia (corsa vinta il 6 agosto da Dinham, con 31” sull’azzurro, ndr), sia col quinto all’Avenir».

Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura
Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura

La novità altura

L’assist è eccellente. Nell’eterno discorso sui margini di crescita, vedere che un corridore ormai professionista non aveva mai lavorato in altura fa pensare a quanto si possa ancora costruire.

«Ci sono tanti italiani – dice – che fanno ritiri molto lunghi in altura, per avere i vantaggi che di sicuro ci sono. Però alla fine, parlando anche con la squadra, se questi vantaggi possiamo spostarli un pochino più avanti, a quando sarò professionista, alla fine sarà un vantaggio per tutti. Ho creduto nel progetto dall’inizio, ho avuto diverse offerte, però alla fine ho deciso di rimanere qua perché conosco la squadra. Conosco il progetto che hanno e so quanto credono in me, quindi ho deciso di premiarli. Allo stesso modo in cui loro hanno deciso di premiare me, permettendomi di rimanere».

Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)
Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)

«Adesso si ricomincia da capo – riprende Piganzoli – quello che è passato non vale più. D’ora in avanti è tutto un nuovo mondo, ma di certo la voglia di farmi vedere c’è. Punterò forte sulla strada, ma cercherò ugualmente di preparare la crono. Mi piacerebbe diventare un corridore da corse a tappe. Ho visto che ho un buon recupero, mi piacciono tanto le salite lunghe e andare bene a cronometro potrebbe essere un punto a favore».

La generazione Z secondo Garofoli e Umbri

28.11.2022
7 min
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Una “Serata di grande ciclismo”. E’ questo il nome dell’evento organizzato dalla sinergia imprenditoriale tra Maurizio Radi (Fisioradi Medical Center) e Giacomo Rossi (Cà Virginia Country House Bike Resort). Un’occasione per radunare a Pesaro talenti come Garofoli, Carboni, Zana e tanti altri atleti meritevoli del panorama marchigiano e non solo. Nella serata presentata da Ivan Cecchini le immagini e gli ospiti che si sono susseguiti sul palco hanno fatto assaporare un ciclismo che sta crescendo e che è in grado di emozionare.

In un panorama sportivo orfano di talenti come Nibali e Colbrelli, la paura del “vuoto” attanaglia i pensieri di molti tifosi. Talenti come Evenepoel, Van Aert e Pogacar fanno innamorare e stare incollati alla tv milioni di appassionati. Purtroppo però mancano le firme azzurre negli ordini d’arrivo prestigiosi. Così sul palco vediamo premiati Gianmarco Garofoli e Gidas Umbri due interpreti e rappresentanti marchigiani della generazione Z, rispettivamente 2002 e 2001. Due talenti che ci hanno fatto tornare in mente altri quattro nomi, tutti classe 2002. Lorenzo Milesi, Lorenzo Germani, Davide Piganzoli e Davide De Pretto. Gianmarco, Gidas: che cosa pensate di loro?

Milesi anche l’anno prossimo farà parte del Development Team DSM
Milesi anche l’anno prossimo farà parte del Development Team DSM

Milesi, il vento in faccia

GAROFOLI: «Primo anno juniores è arrivato secondo ai campionati italiani a cronometro‚.

UMBRI: «Ti sbagli, era secondo anno, me lo ricordo perché io ho fatto quinto. Aveva battuto Tiberi. E quell’anno Antonio andava forte perché ha vinto il mondiale. Milesi non si conosceva ancora. Io avevo il primo tempo e mi diede qualcosa come 45 secondi. Dissi: “Cavolo questo è un fenomeno”». 

Lo vedete come uno dei più forti della vostra generazione?

GAROFOLI: «Sì, assolutamente».

UMBRI: «A correrci insieme si vede che è uno forte. A volte gli vedi fare delle cose assolutamente non banali. Per esempio alla Per Sempre Alfredo erano in fuga in tre, ha staccato gli altri a 70 chilometri dall’arrivo ed è stato ripreso ai meno 20. Rispetto alla maggior parte degli italiani ha imparato la mentalità straniera, a non aver paura a prendere il vento in faccia». 

GAROFOLI: «Sì è vero, c’ero pure io. Non è un ragazzo che ha paura di prendere vento in faccia. Ecco perché molte volte è stato convocato in nazionale ed è adatto a fare un certo tipo di attività a livello internazionale dove non c’è d’aver paura a spendere energie. Se guardiamo, nel ciclismo di adesso non si va più solo forte negli ultimi cinque chilometri. Si fa la gara a tutta. Io lo vedo come un bel corridore, ci sono anche tanto amico, l’anno scorso abbiamo fatto il ritiro in nazionale insieme e posso dire che è un ragazzo con la testa sulle spalle». 

Germani nel 2023 sarà nella Groupama – FDJ World Tour
Germani nel 2023 sarà nella Groupama – FDJ World Tour

Germani, per le Ardenne

GAROFOLI: «Lo conosco molto bene, è anche stato ospite a casa mia. Un bravissimo ragazzo, un fortissimo ciclista. Quest’anno è riuscito a fare dei bellissimi risultati. Sicuramente aver corso in FDJ ha contribuito a farlo crescere molto».

UMBRI: «L’ho incontrato poco, ma per quello che ho visto va veramente forte. In particolare nelle Ardenne, dove c’è un clima che per un italiano è impossibile. Abbiamo preso, pioggia, neve e grandine con anche una tappa neutralizzata. Lui era l’unico con la maglietta a maniche corte aperta. Aperta! Per uno che abita a Roma fa strano. Lui rispondeva: “Io c’ho caldo”. A parte gli scherzi, è un ragazzo disponibile che spesso vedi lavorare per i compagni. Quando c’è una corsa dura fai fatica a non metterlo tra i primi tre. L’italiano l’ha vinto da solo, non aveva compagni».

Lo vedete pronto per il prossimo anno?

GAROFOLI: «Secondo me sì, perché quest’anno ha fatto vedere di essere prezioso anche per i compagni ed è riuscito a ritagliarsi il suo spazio. Si integrerà bene». 

Piganzoli nel 2023 farà parte ancora del Team Eolo-Kometa
Piganzoli nel 2023 farà parte ancora del Team Eolo-Kometa

Piganzoli, uomo da Giri

GAROFOLI: «Anche lui 2002 lo conosco molto bene. Sia lui che Milesi da juniores erano in squadra insieme. Loro due sono venuti fuori nell’anno del Covid. Il primo anno Milesi aveva fatto bene ai campionati italiani, poi aveva avuto qualche problema e ha corso poco. Anche Piganzoli non ne aveva vinte troppe. Mentre l’anno scorso me lo ricordo molto bene al Giro d’Italia U23 che è arrivato nella top 10 ed è andato molto forte. Quest’anno ci ho corso poco ma l’ho visto al Tour de l’Avenir dove è andato davvero forte». 

UMBRI: «Molto forte e completo. Le volte che abbiamo corso insieme mi è parso un talento puro che potrà fare bene già dall’anno prossimo tra i pro’». 

De Pretto per il 2023 vestirà ancora la maglia Zalf Euromobil Fior (photors.it)
De Pretto per il 2023 vestirà ancora la maglia Zalf Euromobil Fior (photors.it)

De Pretto, sempre al top

UMBRI: «Ci ho corso tanto, quest’anno con il cambio squadra ha trovato un nuovo ambiente con nuovi stimoli. Lui è impressionante, è andato forte dall’inizio dell’anno. Non penso di averlo mai incontrato in un momento no. Nelle corse adatte a lui ha sempre centrato la top 5». 

GAROFOLI: «Ci ho sempre corso insieme fin dagli juniores. E’ un altro talento molto forte». 

UMBRI: «Mi ricordo al Giro del Friuli dove avevi preso quell’imbarcata dove ti spingevo, lui invece quella tappa l’ha vinta (risata di entrambi, ndr)».

GAROFOLI: «Me lo ricordo fortissimo da junior secondo anno insieme a Manlio Moro, erano una coppia incredibile. Quest’anno ci ho corso insieme in Puglia quando sono tornato. Mi ci sono trovato benissimo, è un bravissimo ragazzo ed è cresciuto molto rispetto all’anno scorso, farà bene in futuro. A tutti questi nomi vorrei aggiungere anche Francesco Busatto (2023 Intermarché-Circus-Wanty Development Team, ndr) che ha fatto tantissimi secondi posti e piazzamenti. Gli sono mancate le vittorie, ma è un altro talento della nostra generazione che non si può non menzionare. Ha fatto anche top 10 con i professionisti e non è un risultato da sottovalutare, anzi è tanta roba». 

Il passaggio in team stranieri è obbligatorio per avere più ambizioni nel ciclismo di oggi oppure avete un’altra lettura?

GAROFOLI: «Io personalmente da juniores ho preso la decisione di passare in DSM anche per esperienza personale. Avrei avuto la possibilità di andare in tutte le squadre U23 italiane, ma ho preso questa decisione per andare in una squadra continental che avesse la sorella maggiore WorldTour e quindi avere un piano di crescita già definito. Però era anche una sfida personale, imparare l’inglese, fare un’esperienza di vita fuori dalla mia zona di comfort».

Per voi è una cosa normale quindi che i talenti italiani guardino fuori dai nostri confini già da under?

GAROFOLI: «Secondo me il ciclismo moderno è da considerarsi internazionale. Non c’è bisogno di rimanere per forza in Italia, anzi l’Italia stessa dovrebbe iniziare a importare talenti dall’estero. Poi sono d’accordo, la crescita in Italia dei talenti è importante e chi decide di stare qui fa sempre bene. Più squadre fanno gare internazionali come le continental Zalf e Colpack meglio è». 

Gianmarco Garofoli al rientro ha vinto la Coppa Messapica
Gianmarco Garofoli al rientro ha vinto la Coppa Messapica
Per una generazione forte come la vostra, non pensate ci sia il rischio di venire inglobati dalle WorldTour e diventare ottimi gregari ma senza trovare il giusto spazio? Ad esempio Puccio grande talento tramutatosi in un preziosissimo gregario?

GAROFOLI: «Secondo me no, perché dipende molto dalle ambizioni che si hanno. Se ci si muove bene le squadre sono un mezzo per crescere».

UMBRI: «Puccio ha fatto la sua scelta. E’ andato in uno squadrone come la Sky, ha visto che la maggior parte dei compagni aveva qualcosa in più e ha deciso di mettersi al loro servizio. Ma sono decisioni personali». 

Veniamo a voi due. Una domanda a testa sul futuro. Gianmarco, non è stato annunciato, ma gira voce che manchi solo l’ufficializzazione al tuo passaggio all’Astana WT, cosa ti aspetti dal tuo 2023?

GAROFOLI: «Ancora non posso dire niente, a giorni si saprà qualcosa di più sul mio futuro. Ma dopo quest’anno sono cresciuto molto mentalmente con il problema che mi ha tenuto fuori per mesi. Ho avuto paura di dover smettere e quando ho avuto la possibilità di tornare a correre ho fatto vedere di essere pronto vincendo. L’anno prossimo ho tanta fame e voglia di mettermi in risalto e prendermi quello che quest’anno non ho potuto fare». 

Gidas tu passarai dal Team Colpack Ballan alla Technipes #inemiliaromagna. Cosa ti aspetti dal tuo 2023?

UMBRI: «Non potevo chiedere di meglio. Con “Coppo” ci conosciamo da 4-5 anni, ci parliamo spesso alle corse, mi piace il suo essere diretto. A livello di diesse tra Chicchi, Chiesa, Coppolillo e Cassani che supervisiona credo che sia tra le migliori in Italia. Quest’anno per sfortune o per colpe mie ho fatto una stagione sotto le aspettative. Dal 2023 mi aspetto di riuscire a emergere e vincere». 

Le regole di Barredo per il ciclismo che cambia

09.11.2022
6 min
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«Mio papà era muratore. E quando cominciava a costruire una casa – dice Barredo ricorrendo a una metafora – partiva da terra e gradualmente arrivava al tetto. Con i corridori è lo stesso. Bisogna cercare di garantire lo sviluppo fisico e anche psicologico, per arrivare alla maturità giusta e passare professionisti. Ognuno ha il suo tempo. Ma il ciclismo è cambiato tanto. Quando parlo con i ragazzi, faccio spesso i nomi di quelli che sono passati troppo presto e non sono andati lontano…».

Dopo aver smesso di correre, Carlos Barredo si è preso un anno sabbatico, si è iscritto all’Università di Madrid e si è laureato in Scienze Motorie. E dopo aver chiuso la fase di preparazione con un master all’Università di Bilbao su Leadership e Innovazione Sportiva, è diventato allenatore. Inizialmente con un suo centro, in cui seguiva juniores e dilettanti, finché nel 2017 lo hanno chiamato dalla Fundacion Contador ed è entrato a farne parte.

Dal 2017 Barredo è entrato nell’orbita della Fundacion Contador e poi della Eolo-Kometa
Dal 2017 Barredo è entrato nell’orbita della Fundacion Contador e poi della Eolo-Kometa

Lo stesso metodo

Oggi Carlos, asturiano 41enne di Oviedo, è il coordinatore dei preparatori della Eolo-Kometa, dopo aver lavorato con gli juniores e gli under 23.

«Vista la struttura che abbiamo creato – spiega nel suo ottimo italiano – ho avuto l’idea di mischiare tutto, per avere uno staff verticale sulle varie categorie, in modo da seguirli gradino dopo gradino. All’inizio, visto che il budget era limitato, facevo gran parte del lavoro, poi abbiamo iniziato a inserire personale e io sono diventato supervisore di tutti e allenatore di alcuni. La cosa importante è che usiamo tutti lo stesso metodo di lavoro».

Un punto di vista interessante, visto che si fatica a definire i confini della preparazione fra categorie giovanili e professionisti.

E’ difficile far capire ai più giovani che certi tempi sarebbe meglio rispettarli. Basta che accendi la tivù e vedi ragazzi di 19 anni che sono davanti e in certi casi dominano la corsa. E’ la vera battaglia che stiamo facendo. Prendiamo Piganzoli e Tercero, i due ragazzi che passeranno con la Eolo-Kometa nel 2023, dopo aver corso con la continental. Sicuramente potevano passare anche nel 2022 e magari sarebbero andati pure forte. Ma poi siamo certi che negli anni successivi avrebbero tenuto lo stesso rendimento? Avrebbero avuto la solidità che hanno sviluppato con un anno in più fra gli under 23? Io non credo…».

Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli (come lui Tercero) è il primo corridore nato nel vivaio della Fundacion Contador a passare nella Eolo-Kometa (Foto Zoe Soullard)
Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli è il primo corridore della Fundacion Contador a passare nella Eolo-Kometa (Foto Zoe Soullard)
Non tutti infatti si lasciano convincere, Oioli per esempio va alla Qhubeka…

Non ho capito perché, Oioli sembrava contento. Non so neanche se sperasse di passare direttamente e non avendo trovato strada libera, ha voluto cambiare. Abbiamo la stessa situazione con Marcel Camprubì, un ragazzo catalano di 21 anni, che andrà pure alla Q36.5. E’ difficile quando cresci un vivaio, che i talenti rimangano. Spesso lavori per gli altri…

Il ciclismo va veloce.

Cambia di anno in anno. Ora i professionisti vanno forte dalla partenza all’arrivo. Non si scherza più, è tutto controllato. I record vengono abbattuti. Ho visto i numeri di Landa e Hindley sul Santa Cristina al Giro 2022 ed erano più alti di quelli con cui si vinceva il Tour. Infatti al Tour è arrivato Vingegaard e ha fatto altri record. Ogni anno si va più forte, perché prima erano poche le squadre con una grande organizzazione, ora sono tutte livellate.

Come si fa se non hai alle spalle certe strutture?

Ho una massima, che ripeto spesso. Posso avere anche la migliore idea di allenamento, ma serve a poco se non conosco bene l’atleta. Devi conoscere le potenzialità di ognuno e lavorarci perché migliorino, ma senza portarli all’estremo. Non si deve avere la pretesa di arrivare a un livello che non è loro, forzando la mano, per inseguire chissà cosa. Noi possiamo fare delle belle corse e dietro c’è ogni giorno un grandissimo lavoro e un ambiente meno freddo che in altre squadre. Cerchiamo di parlare per avere tutto sotto controllo e capire su cosa intervenire.

Barredo si vede raramente alle corse, lavora spesso nei ritiri (foto Maurizio Borserini)
Barredo si vede raramente alle corse, lavora spesso nei ritiri (foto Maurizio Borserini)
Esci in bici con i tuoi atleti?

Tutto quello che ho pedalato mi basta (Barredo è stato pro’ dal 2004 al 2012, ndr). La bici la uso quando sono a casa per sgombrarmi la testa. Ma quando si parla di lavoro, l’unico protagonista deve essere l’atleta. Noi che lavoriamo con loro, abbiamo già avuto la nostra parte di riflettori.

E’ cambiato anche il modo di allenarsi?

La differenza la vedi nella periodizzazione, nel senso che non è più possibile parlare di pre-stagione. La stagione inizia subito e in questa fase si lavora sul volume, poi ci si sposta verso la qualità. Ci sono corridori che per la loro esperienza fanno meno quantità e iniziano subito sulla brillantezza. Una cosa che cerchiamo di fare è farli lavorare in base a quello che troveranno in gara. E’ una cosa che si fa in tutti gli sport. Cerchiamo di contestualizzare l’allenamento in base al percorso di gara.

Diciamo due parole su Fortunato? Cambierà qualcosa nel 2023?

Si cambia sempre. Nel 2022 Lorenzo è stato più solido dell’anno prima. Ha rischiato di vincere la prima corsa alla Ruta del Sol ed è arrivato sesto al Giro dell’Emilia. Competitivo tutto l’anno. I dati evidenziano il passo avanti, per cui continueremo a fare lo stesso tipo di lavoro, togliendo semmai quello che abbiamo visto non gli ha dato grossi benefici.

Fortunato ha numeri da grande scalatore e capacità di soffrire, ma la crono è un punto molto debole
Fortunato ha numeri da grande scalatore e capacità di soffrire, ma la crono è un punto molto debole
Lo vedi davvero al livello della classifica del Giro?

Sicuramente è un corridore che può fare dei grandi risultati, ma anche se adesso qualcuno storcerà il naso, per fare classifica gli manca troppo la crono ed è qualcosa su cui deve lavorare. E poi deve essere più sveglio in corsa, ma per il resto ha capacità di sofferenza e numeri da grande scalatore. Peccato per le cadute, quest’anno è stato davvero sfortunato.

Solo sfortuna?

Gli ho raccontato di un giorno al Tour in cui caddi quattro volte nella stessa tappa. Sono cose che possono capitare ed era imprevedibile al Lombardia che la borraccia caduta a uno davanti attraversasse mezzo gruppo e finisse sotto le sue ruote…

Si lavora per il primo ritiro?

Esatto, dal 12 al 21 dicembre a Oliva, in Spagna. Il grosso del mio lavoro si svolge dietro le quinte, solo qualche volta mi vedete alle corse. Due anni fa feci tutto il Giro nell’ammiraglia che va davanti sul percorso, altrimenti è più facile trovarmi su qualche salita, facendo test coi ragazzi…

Dominio vikingo anche nella crono U23. I nostri si fanno le ossa

19.09.2022
5 min
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Un altro norvegese nella crono, questa volta negli under 23 e con un nome vikingo ben più impegnativo di quello di Foss: Soren Wærenskjold. Solo che somiglia così tanto al vincitore di ieri, che la prima domanda che è venuta da fargli è se Foss gli abbia dato qualche dritta. E lui, sorridente dentro la sua maglia iridata, ha spiattellato subito tutto.

«Stamattina – ha spiegato – Foss prima mi ha detto di credere in me stesso, poi mi ha detto di salvare la gamba sullo strappo ripido del primo giro, perché me la sarei ritrovata nel secondo. E poi mi ha indicato un paio di curve in cui fare la differenza. Io ho fatto come mi ha detto. Sul primo strappo sono andato più piano ed effettivamente quelle due curve le ho pennellate. Aveva ragione lui, ho fatto il secondo giro meglio del primo e questo credo mi abbia aiutato a vincere».

Alec Segaert, il belga grande favorito e nostra vecchia conoscenza, annuisce e sportivamente conferma di aver fatto un primo giro da record e il secondo stringendo i denti. E di aver perso così la maglia iridata, distante appena 17 secondi.

Preparazione al top

Il suo futuro, come pure il suo presente, è nella Uno X e dice di starci bene. Che la squadra sta crescendo assieme ai suoi corridori e che in futuro punterà a corse che contengano delle crono, per provare a fare classifica. Anche se resta l’anomalia di due norvegesi iridati contro il tempo.

«Lo so che fa notizia vederci vincere le cronometro – spiega Wærenskjold – soprattutto guardando alla situazione di 2-3 anni fa, quando non c’eravamo negli ordini di arrivo. Non ho una risposta sul perché questo accada. Per quanto mi riguarda, posso dire che ho fatto una preparazione specifica di alto livello. Sono andato in galleria del vento. Ho provato il nuovo casco. Ho provato il nuovo body. E da un anno ho la bici da crono a casa e la uso spesso. E poi lo staff ha fatto la differenza, per me come per Foss. Hanno mappato il percorso metro per metro, non c’era traiettoria su cui non abbiano studiato. Sapevo tutto di ogni curva e alla fine questo ha pagato».

Sui suoi inizi dice che è stato tutto per caso e per seguire sua sorella. Ed è bastata quell’unica volta che uscì con lei, per innamorarsi della bici e mettersi a strillare fino a che non gliene comprarono una. E da allora, non c’è stata attività sportiva che abbia preferito al ciclismo. Amore a prima vista, punto e a capo.

Piganzoli e il vento

Alle sue spalle è arrivato Alec Segaert e poi Leo Hayter, quello del Giro d’Italia U23, il cui fratello ieri ha maledetto i comandi della sua bicicletta che gli hanno fatto cadere la catena costringendolo al cambio bici e al quarto posto, con 39” da Evenepoel che si potevano anche limare.

I nostri invece hanno continuato a fare esperienza, con Piganzoli partito per primo e arrivato 16° a 1’45” dal vikingo e Milesi, partito un’ora dopo e arrivato 10° a 1’05”. Per entrambi si è trattato di un investimento che darà i suoi frutti nelle prossime stagioni, quando entrambi saranno professionisti e sapranno maneggiare meglio queste bici.

«E’ stata una crono difficile – dice Piganzoli – diciamo che c’era molto vento. Ho provato a spingere il più possibile. A prescindere dal risultato, ho fatto un po’ fatica, diciamo per il percorso e un po’ per la mia statura. Sicuramente mi definisco abbastanza uno scalatore, anche se sicuramente ho molto da migliorare. Però anche a crono mi difendo. Ho vinto l’italiano e ho avuto questa convocazione, quindi sono contento.

«Tornando al percorso, la salita era tutta nella prima parte e anche il vento. Era necessario gestirsi bene, però alla fine si può dire che sia stata una prova molto tecnica, con tanti rilanci. Al via ero emozionato. Lassù si ripensa a tutti i sacrifici fatti per arrivare qua, quindi è stata una bella sensazione». 

Milesi soddisfatto a metà

Milesi che forse ci puntava un po’ di più, dopo l’arrivo aveva la faccia un po’ lunga, anche se alla fine l’orgoglio di esserci è bastato per fargli fiammeggiare gli occhi chiari.

«Contento no – dice – però la prestazione mi è sembrata abbastanza buona, quindi la prendiamo per come è venuta e poi la analizzeremo. Come sono andato? Ho sbagliato un paio di curve, una perché ieri per i pro’ c’era in mezzo una transenna e invece oggi si poteva fare tutta la strada, però nel complesso direi abbastanza bene. E’ il seguito di un cammino, sicuramente un’esperienza molto importante che aiuta a crescere. E vedremo più avanti cosa porterà.

«Nervoso in partenza? Zero (sorride, ndr). Affronto gara per gara, così anche mentalmente è più facile. Comunque il mondiale aggiunge tanto. E’ la gara più importante dell’anno e quindi sono contento di essere qua, di essere stato convocato e che mi abbiano dato fiducia. E adesso speriamo di rifarci su strada».

Fancellu dopo l’Avenir, fra tappe storte e il contratto che scade

02.09.2022
5 min
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Alessandro Fancellu torna a casa dal Tour de l’Avenir (foto di apertura Tour de l’Ain), custodendolo gelosamente nel taschino della sua maglia azzurra, un bel sesto posto. Un buon risultato per il corridore della Eolo-Kometa che esce da un 2021 difficile e che quest’anno ha ritrovato, piano piano, il colpo di pedale. 

Con la corsa francese, vinta dal belga Uijtdebroeks, Fancellu ha raggiunto i 48 giorni di corsa. Un buon numero se si pensa che nel 2021 ne aveva totalizzati solamente 13. Una bella rinascita per il secondo azzurro in classifica generale, alle spalle di Piganzoli, che probabilmente ritroverà l’anno prossimo in Eolo-Kometa. Piganzoli è infatti certo di debuttare nella prossima stagione tra i professionisti con la squadra di Ivan Basso, mentre Fancellu è in scadenza di contratto e attende di sapere cosa succederà in futuro. 

Fancellu arrivava con buone sensazioni al Tour de l’Avenir, questo sesto posto lo soddisfa parzialmente (foto Tour de l’Ain)
Fancellu arrivava con buone sensazioni al Tour de l’Avenir, questo sesto posto lo soddisfa parzialmente (foto Tour de l’Ain)
Alessandro, che Tour de l’Avenir è stato?

Mah, il sesto posto non è un risultato da buttare via, sinceramente per come mi sentivo alla vigilia della corsa mi sarei aspettato qualcosa di più. Puntavo almeno al podio, e guardando gli altri atleti in corsa non era così impossibile arrivarci. 

Dove avresti potuto “limare” qualche secondo?

Abbiamo perso un po’ di tempo nella crono, è stata una giornata difficile quella. Siamo partiti in sei ma dopo poco si sono staccati in due (Dapporto e Bruttomesso, ndr) e anche Martinelli non stava bene. Di conseguenza, abbiamo fatto metà crono in tre, rispetto ad altre squadre sicuramente abbiamo perso tanto. Però devo ammettere che anche negli arrivi in salita ho perso più tempo di quanto mi sarei aspettato. Mi è mancato qualcosa nella nona tappa, quella dove si sono fatti i distacchi maggiori. Erano solo 100 chilometri, ma molto tosti, con il Col de la Madeleine e la salita finale alla Toussuire.

Fancellu ha costruito gara dopo gara una condizione sempre migliore, fino a guadagnarsi la convocazione al Tour de l’Avenir
Fancellu ha costruito gara dopo gara una condizione sempre migliore, fino a guadagnarsi la convocazione al Tour de l’Avenir
Che livello hai trovato?

A parte il belga, Uijtdebroeks, che ha vinto in maniera abbastanza facile, non era un livello proibitivo. Il Belgio e la Francia erano le squadre a cui tutti guardavano: i primi non hanno deluso, mentre i transalpini non hanno mantenuto le aspettative, non sono apparsi così brillanti come ci si sarebbe potuto immaginare. 

Quale pensi sia il motivo?

Non saprei, alla fine hanno vinto una sola tappa con Gregoire, mentre Martinez si è piazzato ottavo in classifica generale. Non è un brutto risultato, soprattutto se si considera che sono entrambi dei primi anni. Anche Uijtdebroeks è un primo anno, però è già sotto contratto con la Bora, una squadra WorldTour non ti prende a caso. 

Fancellu, Milesi, Piganzoli, i tre azzurri che hanno concluso la corsa francese conquistando la classifica a squadre (foto Zoè Soullard)
Fancellu e Piganzoli sesto e quinto nella classifica generale, i due si ritroveranno in Eolo-Kometa anche nel 2023? (foto Zoè Soullard)
Anche tu arrivi dai professionisti, si sentiva molto la differenza?

Non ci sono mai state tappe tranquille, sono state nervose fino alla cronometro a squadre. Anche una volta arrivati sulle montagne non siamo andati piano. Rispetto alle gare che ho fatto quest’anno con i professionisti, come Giro di Ungheria o altre il livello non era molto differente, anzi, direi uguale. Alla fine si tratta degli under 23 migliori al mondo, qualcuno di loro lo avevo già trovato al Tour de l’Ain ed anche in Ungheria. Se non ricordo male mi sembra che un tedesco: Wilksch, è arrivato nei dieci nella classifica finale al Tour de l’Ain. Questo fa capire che il livello è alto.

Come avete gestito le ultime tappe corse solamente in tre?

Certamente non potevamo fare la corsa, quindi aspettavamo fossero gli altri a prendere in mano la situazione. Nonostante questo, nell’ultima tappa avevamo deciso di provarci, alla fine Piganzoli era a 30 secondi dal podio. L’idea era di provare a fare un’azione per guadagnare qualche posizione, così Milesi è andato in fuga e se noi fossimo riusciti a fare la differenza lui ci avrebbe poi dato una mano. Il piano non è riuscito, ma l’attacco di Lorenzo gli ha permesso di giocarsi le sue carte e di vincere la tappa. Un bel risultato comunque. 

Alessandro in questa stagione ha disputato 48 giorni di corsa, tanti se si pensa che mancano ancora tante gare da qui alla fine
Alessandro in questa stagione ha disputato 48 giorni di corsa
Che idea ti sei fatto anche delle altre Nazioni?

Sono sempre le stesse quelle che nelle corse under 23 si mettono in mostra. Solitamente sono quelle del nord: Norvegia e Danimarca su tutte. Infatti Staune-Mittet, norvegese, è arrivato secondo nella generale, mentre i danesi hanno vinto una tappa e ottenuto 4 secondi posti. La Spagna avrebbe potuto fare meglio ma ha avuto un po’ di sfortuna ed ha sofferto qualche caduta, il loro uomo di riferimento era Arrieta, della Kern Pharma, che avevo già incontrato più volte quest’anno, ed è molto forte. Un altro corridore importante per loro era Tercero, compagno di squadra di Piganzoli nella Fundacion Contador. 

Piganzoli il prossimo anno correrà in Eolo-Kometa, ricomporrete la coppia vista all’Avenir, hai novità sul tuo contratto?

Sono in scadenza a fine di questa stagione, penso e spero di continuare allo Eolo-Kometa, non ho ancora parlato con nessuno, prima c’è da terminare la stagione. Piganzoli ed io non ci eravamo mai conosciuti, nonostante lui fosse parte del team under 23 della Eolo. Abbiamo avuto modo di parlare e di conoscerci in ritiro al Sestriere, prima del Tour de l’Avenir, eravamo in stanza insieme. Non abbiamo parlato molto di futuro, alla fine della giornata dopo tante ore in bici parlavamo di tutt’altro, anche per staccare la mente.

Piganzoli solido in Francia e fedele al progetto Eolo-Kometa

31.08.2022
4 min
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Si è concluso domenica 28 agosto il Tour de l’Avenir, la corsa a tappe francese dedicata ai campioni del futuro. E’ terminata in crescendo per i colori azzurri, visto che nell’ultima tappa è arrivata la prima ed unica vittoria, firmata da Lorenzo Milesi. Allo stesso tempo, nelle ultime tre frazioni, le più dure, si sono confermate le buone prestazioni di Davide Piganzoli (in apertura foto di Tour de l’Ain) ed Alessandro Fancellu. 

Piganzoli è stato il migliore degli italiani in classifica generale, portando a casa un solido quinto posto. Il giovane lombardo, in forza alla Fundacion Contador, team di sviluppo della professional Eolo-Kometa, l’anno prossimo passerà professionista proprio con la squadra guidata da Ivan Basso

Piganzoli caldo
Piganzoli ha scelto di dare continuità al progetto Eolo-Kometa, nel 2023 passerà professionista con la squadra di Basso (foto Zoe Soullard)
Piganzoli caldo
Piganzoli ha scelto di dare continuità al progetto Eolo-Kometa, nel 2023 passerà con la squadra di Basso (foto Zoe Soullard)

Un risultato inaspettato

Il quinto posto al Tour de l’Avenir è un risultato che dona morale e fiducia per quella che sarà la prossima avventura di Piganzoli, che, dopo due anni passati nella Fundacion Contador, assaggerà il mondo dei professionisti. 

«In questi giorni sto un po’ riposando, nel complesso sto bene – ci racconta il ventenne di Morbegno – non mi aspettavo una prestazione così solida. Il livello dei partecipanti era davvero molto alto ed ero partito senza troppe pretese. Ero convinto che le risposte sarebbero arrivate dalla strada, e così è stato.

«Mi sono accorto che avrei potuto fare qualcosa di buono il giorno dopo la cronometro a squadre. Si trattava di una tappa mossa, corsa sempre a tutta e senza pause, nonostante lo sforzo restavo bene in gruppo ed ho trovato anche la forza di sprintare, raccogliendo un bel terzo posto. Nelle tappe successive mi sono ripetuto non uscendo mai dai primi cinque, solamente nell’ultima ho un po’ pagato gli sforzi fatti ma nel complesso sono molto soddisfatto».

Al Tour de l’Avenir il giovane lombardo ha costruito la sua quinta posizione giorno dopo giorno (foto Tour de l’Ain)
Al Tour de l’Avenir il giovane lombardo ha costruito la sua quinta posizione giorno dopo giorno (foto Tour de l’Ain)

Continuità

Parlando con Basso, nei giorni scorsi, si è toccato il tasto dei giovani e della fuga all’estero. Piganzoli, nonostante le tante sirene che lo hanno richiamato non ha mai ceduto, credendo fermamente nel progetto di crescita pensato dalla Fundacion Contador. Processo che lo ha portato a firmare un contratto che lo porterà tra i professionisti a partire dalla prossima stagione

«Il progetto della squadra – riprende – è molto valido. Il processo di crescita e maturazione è lineare, per questo ho deciso di continuare con loro. Quando ho firmato con la Fundacion Contador, due anni fa, ho parlato a lungo con il mio procuratore Mazzanti e insieme abbiamo deciso che questa sarebbe stata la scelta migliore. Ne sono ancora convinto, per questo ho firmato per un altro anno, il terzo complessivo. Sono convinto che conoscere già l’ambiente, le persone ed il modo di lavorare mi aiuterà a superare le difficoltà del passaggio nel mondo dei professionisti.

«L’anno scorso dopo il Giro d’Italia Under 23, e soprattutto dopo il mondiale, mi avevano cercato dei team development del WorldTour, ma non ho voluto mollare l’impegno preso nel 2020. Qui in mi sono sempre trovato bene, fin da subito, non ci sono pressioni, sento tanta fiducia ed in più, cosa fondamentale, ho i miei tempi ed i miei spazi».

Davide correrà la prova a cronometro del mondiale di Wollongong, convocazione meritata dopo aver vinto il titolo nazionale
Davide correrà la cronometro del mondiale di Wollongong, convocazione meritata dopo aver vinto il titolo nazionale

L’inverno è lontano

Piganzoli si dimostra pragmatico, e non pensa troppo a quello che lo aspetterà dal 2023, ora c’è ancora da terminare una stagione e gli impegni sono molti. A partire da quelli con la nazionale, ci sarà il mondiale, e poi le corse di fine stagione…

«Al 2023 ci penseremo dopo le vacanze – conclude Davide – anche con Basso ci siamo ripromessi di parlare di tutto ciò a tempo debito. Non abbiamo fretta, il fatto di conoscerci già aiuta a non avere affanni nel trovare i giusti metodi di lavoro. Per questo consiglio ai giovani una realtà come la Fundacion Contador, è l’ambiente migliore per crescere e sono felice di quanto fatto.

«Lavoriamo a blocchi, concentrandoci sui vari impegni volta per volta, non c’è la pretesa di andare sempre forte. Ad esempio: dopo il Giro d’Italia ho corso al Val d’Aosta, ma senza pressioni. Era una corsa che mi sarebbe servita per ritrovare il ritmo gara e così è stato, nessuno ha preteso da me l’impossibile, ovvero fare Giro, Val d’Aosta e Avenir al massimo. Al debutto tra i pro’ non ci penso, ho in testa il mondiale di Wollongong, sicuramente parteciperò alla cronometro, per la prova in linea vedremo. Mi piacerebbe andare, ma deciderà Amadori».

Dall’Avenir all’Australia, il pensare positivo di Amadori

31.08.2022
4 min
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Chiudere il Tour de l’Avenir con una vittoria di tappa, due corridori nei primi 6 della generale e la vittoria nella classifica a squadre, conquistata con i soli tre corridori rimasti in gara (in apertura, nella foto di Anouk Flesch), nonostante la Francia determinata a farci fuori. Il bilancio degli azzurri al Tour de l’Avenir, partiti per infortunio senza Germani e Frigo, è decisamente positivo e questo per il cittì Amadori è stato motivo di ispirazione sulla strada del mondiale di Wollongong.

«Ero fiducioso – dice – abbiamo lavorato bene per 15 giorni a Sestriere. Li ho visti che si divertivano a stare insieme ed andare in bici e questo tipo di intesa aiuta a superare anche i momenti difficili. Ero convinto di fare bene».

Nel 2022 di Amadori, il bronzo agli europei con De Pretto e un ottimo Tour de l’Avenir
Nel 2022 di Amadori, il bronzo agli europei con De Pretto e un ottimo Tour de l’Avenir
Finire l’Avenir con tre corridori non è cosa semplice, cosa hai imparato di questi tre ragazzi?

Sono tre ragazzi che hanno fatto tutti una certa esperienza. Fancellu viene dal mondo dei pro’. Milesi corre al Team DSM e ha fatto tutte corse di qualità, in più conosce le squadre e i corridori. Si vede che ha girato. E poi c’è Piganzoli, che sta crescendo bene. L’ho visto sereno e motivato. Quando hai corridori che fanno attività internazionale, i fatti dicono questo. Anche se poi agli europei abbiamo fatto il bronzo con De Pretto, che al confronto ha fatto meno attività. Ma se l’atleta è forte, i risultati vengono lo stesso. Gli altri non sono mostri, fermo restando che ovviamente il livello dell’europeo è diverso da quello del mondiale.

Ecco, a proposito di mondiale, che cosa prevedi?

Come è successo anche l’anno scorso (l’Italia vinse la gara degli U23 con il colpo di mano di Filippo Baroncini, ndr), in volata è meglio se non ci arriviamo. Al massimo possiamo puntate a un posto fra il quinto e il decimo. Per questo dovremo trovare una soluzione alternativa. Partiremo il 15 e correremo il 23. Abbiamo 8 giorni per studiare bene il percorso e mettere a punto la tattica.

Pensi che il percorso degli U23 sarà duro come quello dei pro’?

Noi non faremo il tratto in linea, ma solo i 10 giri del circuito di 17 chilometri. Ci sono 2.000 metri di salita circa per ogni giro e l’ultima è di un chilometro con pendenze davvero importanti. Servirà avere gli uomini giusti.

Anche lo scorso anno, non avendo un velocista all’altezza, l’Italia fece corsa d’attacco e vinse con Baroncini: Amadori in trionfo
Anche lo scorso anno, non avendo un velocista all’altezza, l’Italia fece corsa d’attacco e vinse con Baroncini
Pensi che li avrai tutti a disposizione oppure per motivi di salute qualcuno non ci sarà?

Incrocio le dita, ma in linea di massima li avrò tutti. Andremo giù con sette corridori, i cinque stradisti più i due cronoman, che sono Milesi e Piganzoli. Inizialmente avevo anche pensato di portare qualcuno più veloce, come Persico e Bruttomesso. Ma poi, fatte le dovute analisi, ho capito che non sarebbero stati all’altezza degli altri. In una volata di 30-50 corridori, noi non ci saremmo stati.

In che modo i corridori arriveranno al mondiale?

Seguiranno percorsi variabili. Alcuni faranno il Giro del Friuli. Alcuni correranno al Tour of Britain. Con quelli che invece non avrebbero corso, andremo a fare tre corse in Puglia – 8, 9, 10 settembre – una dietro l’altra. C’è il progetto di rifare il Giro delle Puglie e questo magari potrebbe essere il primo passo. Con noi verrà anche Gianmarco Garofoli, che se ne muore dalla voglia di ripartire. Ho visto gli allenamenti che sta facendo, lo definirei a dir poco impaziente.

Milesi e Piganzoli, i due cronoman azzurri per i mondiali, durante il ritiro di Sestriere
Milesi e Piganzoli, i due cronoman azzurri per i mondiali, durante il ritiro di Sestriere
Dopo tutte queste corse?

Ci troviamo il 13, mentre i cronoman partono il 12. Ecco, loro due che non riuscirebbero a correre, li affido a Salvoldi che ha chiesto e ottenuto di correre l’Astico Brenta dell’8 settembre con i cinque juniores del mondiale. Dino si è inventato questa cosa e sta lavorando davvero a tutta. Mi ha chiesto se avessi due U23 da dargli, ma saranno tutti con le loro squadre. Allora per i due cronomen è stata un’ottima soluzione. Per cui ci troviamo il 13 e il 14 partiamo. Fra volo e tutto il resto, rimarremo per tre giorni senza pedalare, ma laggiù avremo modo e tempo di fare tutto.

A questo punto mancano solo i cinque nomi…

Per quelli bisognerà aspettare di capire se ci sarà un giorno prima di partire in cui annunceremo tutte le squadre.

Milesi: vittoria ritrovata all’Avenir. E ora il mondiale…

30.08.2022
5 min
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Un Tour de l’Avenir chiuso in crescendo per l’Italia, che nell’ultima tappa trova la sua prima ed unica vittoria nella corsa francese. A passare per primo il traguardo di Villaroger è Lorenzo Milesi, bergamasco di San Giovanni Bianco che da quest’anno corre nel team DSM Development (foto di apertura Tour de l’Ain). Vittoria che a Milesi mancava da aprile, quando al Triptyque des Monts et Chateaux aveva vinto due delle quattro tappe previste. 

Gli azzurri, guidati dal cittì Marino Amadori, hanno portato a casa anche il quinto e il sesto posto nella classifica generale, rispettivamente con Piganzoli e Fancellu. In più hanno vinto la classifica a squadre, pur avendo chiuso la corsa in tre. Appunto con i due corridori in orbita Eolo-Kometa e lo stesso Milesi. 

Per Milesi si tratta della terza vittoria stagionale (foto Tour de l’Ain)
Per Milesi si tratta della terza vittoria stagionale (foto Tour de l’Ain)
Lorenzo, una bella vittoria per finire al meglio questo Tour de l’Avenir.

Sì dai, mi sento bene ora, soprattutto dopo la vittoria di domenica. Era da aprile che non vincevo e ci voleva proprio, un successo in una corsa così prestigiosa è il modo ideale per riprendere e puntare a fare bene nel finale di stagione. 

Com’è arrivata?

Avevo già messo nel mirino la tappa. Un mese fa, quando eravamo in ritiro al Sestriere con la nazionale per preparare la corsa, avevamo fatto la ricognizione delle ultime tre frazioni. Quest’ultima si avvicinava proprio alle mie caratteristiche e ho deciso di puntarci in maniera decisa. 

Raccontacela…

Con Amadori avevamo deciso di seguire i francesi, la nazionale più pericolosa in ottica vittoria di tappa. La fuga partita al mattino era davvero numerosa, eravamo una ventina di atleti, ma già sulle rampe dell’Iseran si è fatta grande selezione e siamo rimasti in sei. Ho provato ad attaccare nella discesa, ma senza riuscire a fare la differenza. Mi sentivo molto bene, così ai meno 3 dall’arrivo ho fatto l’attacco decisivo, che mi ha permesso di arrivare al traguardo da solo

Che Tour de l’Avenir è stato per la nazionale?

A due facce, fino alla sesta tappa potremmo anche dire non troppo positivo. Nelle prime tappe non siamo riusciti a trovare lo spunto giusto per le volate. Mentre nella cronometro a squadre abbiamo perso due compagni che sono andati oltre il tempo massimo: Bruttomesso e Dapporto. Poi venerdì abbiamo perso anche Martinelli perché non si sentiva bene e non ha preso il via. Siamo rimasti in tre: Piganzoli, Fancellu ed io. 

Così la vittoria di Milesi nell’ultima tappa di Villaroger al Tour de l’Avenir
Così la vittoria di Milesi nell’ultima tappa di Villaroger al Tour de l’Avenir
Un risultato lontano dalle aspettative nella cronometro…

Ci eravamo preparati bene in ritiro, e nella squadra inizialmente ci sarebbero stati Frigo e Germani. L’incidente che li ha messi fuori gioco ci ha destabilizzati e non abbiamo avuto tempo di prepararci nuovamente.

Com’è stato correre in tre nelle tappe decisive?

Meglio del previsto, alla fine quando la strada sale la squadra conta il giusto, la cosa che davvero fa la differenza sono le gambe. Fancellu e Piganzoli hanno dimostrato di avere una grande condizione e questo è bastato per rimanere sempre davanti. 

Piganzoli ha conquistato la quinta posizione nella classifica generale, il migliore degli azzurri (foto Tour de l’Ain)
Piganzoli ha conquistato la quinta posizione nella classifica generale, il migliore degli azzurri (foto Tour de l’Ain)
Quest’anno hai fatto tante corse a tappe, alcune anche con i professionisti, questo ti ha aiutato a crescere?

E’ un metodo di lavoro che preferisco, concentri le gare in una settimana e poi hai più tempo per riposare ed allenarti. Certo, quando la condizione è alta, come ad aprile, vorresti correre sempre, ma tirare il freno a mano è utile per mantenere sempre una buona condizione.

Ora il prossimo impegno con la nazionale sarà il mondiale, ci sarai?

Ho parlato in questi giorni con Amadori, farò sia la prova a cronometro che quella in linea. Pensavamo, come nazionale, di avere un posto in più grazie alla Coppa delle Nazioni, ma non sarà così. Per il momento, tra i ragazzi che hanno fatto l’Avenir, sono l’unico sicuro della convocazione

Alle spalle di Piganzoli è arrivato Fancellu, una prova solida la sua, sempre sulla ruota dei primi (foto Tour de l’Ain)
Alle spalle di Piganzoli è arrivato Fancellu, una prova solida la sua, sempre sulla ruota dei primi (foto Tour de l’Ain)
E’ un percorso adatto alle tue caratteristiche?

Percorreremo il circuito finale della prova dei professionisti per dieci volte. L’unica difficoltà sarà lo strappo di un chilometro, quindi dipenderà molto dall’intensità con la quale lo affronteremo ai vari passaggi. Io mi sento pronto, sto bene, partiremo per l’Australia il 13 settembre, e il 19 farò la cronometro.

Hai da riprenderti un po’ di fortuna dopo la scivolata fatta al campionato italiano…

Sì, e dovrò anche riscattare la prestazione non perfetta dell’europeo. Diciamo che in generale vorrei ripartire da come mi sentivo ad aprile in Belgio, dove ho vinto l’ultima prova contro il tempo. In queste due settimane che ci dividono dalla partenza lavorerò bene soprattutto sulla cronometro, il ritmo per la corsa in linea ce l’ho, dovrò fare qualche allenamento per mantenere la condizione.