I primi nomi e la MBH Bank prende forma: il progetto di Bevilacqua

28.08.2025
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Notizie che escono a strappi, per assecondare strategie di comunicazione più o meno efficaci. Così ad esempio per raccontarvi la storia di Fiorelli alla Visma-Lease a Bike abbiamo dovuto attendere più di un mese e altri articoli sono pronti in attesa del semaforo verde. La nascita della professional MBH Bank-Ballan-CSB è un work in progress che ogni giorno si arricchisce di nuovi tasselli. Martedì ad esempio è uscita la notizia dell’ingaggio di Masnada, Persico e Fancellu, come durante l’estate era filtrato il ritorno di Fabio Felline. Doppio ritorno per lui: in gruppo dopo un ritiro di cui era poco convinto e nel gruppo di Villa d’Almè da cui era arrivato al professionismo.

La MBH Bank-Ballan-CSB sarà una professional affiliata in Ungheria, che ha dovuto pedalare in salita per due anni prima di vedere la luce. Lo scopo di Antonio Bevilacqua e del suo team è sempre stato dall’inizio quello di portare al professionismo i giovani cresciuti nella continental, recuperando semmai qualcuno di quelli che, usciti dal loro vivaio, fosse in scadenza di contratto. Ne parliamo con Bevilacqua, per un primo punto che immancabilmente si aggiornerà nelle prossime settimane.

Antonio, finalmente si parte?

Dovevamo farlo già dallo scorso anno, però non c’erano i tempi giusti. Abbiamo fatto le cose più con calma e adesso partiamo. L’intenzione era sempre di continuare con una realtà giovane, come abbiamo sempre fatto e inserendo qualche corridore di esperienza, possibilmente fra quelli che hanno già corso con noi.

Avevate un elenco oppure avete visto chi c’era sul mercato?

Abbiamo cercato chi era in scadenza di contratto, tenendo anche conto delle nostre possibilità. Non possiamo pretendere di prendere Ganna e Consonni, oppure Ciccone. Il momento è difficile, il sistema dei punti rende tutto complicato, ma cercheremo di entrare in punta di piedi e di crescere piano piano.

Persico è giovane ed ha i suoi margini, Masnada ha attraversato stagioni difficili, che cosa ti aspetti?

Fausto ha avuto sempre dei problemi. Soprattutto quelli al sottosella, ma si è operato e adesso è a posto. Per noi sarà un faro, in più abita vicino a noi ed è un bravissimo ragazzo. Sicuramente sarà fondamentale anche in corsa per i giovani. Questo è l’obiettivo. Col tipo di corse che faremo, potrebbe anche essere competitivo, ne sono sicuro.

Quest’anno Persico corre nella Wagner Bazin WB, nel 2024 con la Bingoal aveva vinto al Tour of Qinghai Lake
Quest’anno Persico corre nella Wagner Bazin WB, nel 2024 con la Bingoal aveva vinto al Tour of Qinghai Lake
Ci sarà anche Felline: è utile, avendo una squadra giovane, avere qualcuno che sappia come muoversi?

E’ importante, anche se qualche corsa l’abbiamo già fatta anche noi. Il nostro sarà un calendario un po’ diverso, non andremo a fare il Delfinato, il Giro di Svizzera o la Terreno-Adriatico, quindi il prossimo anno sarà un primo passo per crescere. E’ un’esperienza nuova, qualcosa che io ho già vissuto, però intanto partiamo e vediamo di affrontare questo salto nel migliore dei modi.

Alcuni fra i vostri attuali under 23 passeranno nella nuova squadra?

Stiamo vedendo, però la maggior parte sì. L’obiettivo era quello di portare per primi loro. Nespoli a dire la verità è stato richiesto anche da un’altra squadra, ma confido che rimanga. Come lui c’è Bracalente e anche Chesini e Masciarelli, che ha vinto il Liberazione e si è meritato l’occasione. La nostra realtà è giovane, sono ragazzi di valore e quindi gli diamo la possibilità di continuare. Ovviamente avremo anche 4-5 ungheresi, perché lo scopo dello sponsor è far crescere anche loro. In tutto dovremmo arrivare a 20 corridori.

Quale livello hanno questi ragazzi ungheresi?

Ne abbiamo uno giovane, molto forte, che ha fatto quinto al Liberazione e si chiama Takács Zsombor Tamás. Lui ha numeri veramente buoni. Fa cross e mountain bike, sono sicuro che possa fare qualcosa di buono. Ce ne sono altri due buonini che seguiremo proprio per sviluppare il ciclismo ungherese. Si era provato anche a prendere qualche grosso nome come Attila Valter, ma i tempi non sarebbero stati maturi e abbiamo preferito fare un passo per volta.

La vittoria al Liberazione – dedicata al papà di Gianluca Valoti – vale un posto anche per Masciarelli (foto Simone Lombi)
La vittoria al Liberazione – dedicata al papà di Gianluca Valoti – vale un posto anche per Masciarelli (foto Simone Lombi)
Continuerete con le biciclette Cinelli?

Stiamo definendo, ma probabilmente sarà così. Siamo insieme da cinque anni, ci hanno trattato sempre bene e vogliono crescere. Stiamo definendo proprio in questi giorni.

Ci saranno altri professionisti che potrebbero entrare in ballo?

Onestamente penso di sì, ma ci siamo imposti di aspettare. Sono sicuro che fra un po’ di tempo ci sarà qualche nome di peso che avrà la curiosità di venire a vedere. La fusione fra Intermarché e Lotto o il futuro della Arkea provocherà degli assestamenti e magari arriverà qualche bel nome che potremo prendere. Abbiamo parlato anche con Verre, poi ci siamo fermati. Non abbiamo dieci posti da riempire, saranno cinque, per cui vale la pena aspettare ancora un po’.

Cosa ricordi del tuo primo anno fra i professionisti con il Team Colpack assieme a Stanga?

Che andammo al Giro e vincemmo una tappa, lottando anche con le unghie. Adesso è tutto diverso, ma ci tengo a dire che abbiamo sempre lavorato bene. Saremo un bel gruppo, con Valoti, Di Leo, Martinelli, Miozzo e il sottoscritto in ammiraglia e un altro forse in arrivo. Abbiamo gli allenatori e la nutrizionista. Sarà un’avventura e noi ci proviamo, ma con un’accortezza.

Bevilacqua assieme a Davide Martinelli: con Di Leo e Miozzo formano la struttura tecnica della MBH Bank-Ballan-CSB
Bevilacqua assieme a Davide Martinelli: con Di Leo e Miozzo formano la struttura tecnica della MBH Bank-Ballan-CSB
Quale?

A livello mentale vorrei che almeno all’inizio fosse una squadra come una volta, in cui il clima sia familiare e il rapporto umano. Non voglio comunicare con le mail e non vedere mai i corridori. Faremo il nostro calendario, che sarà popolato spero delle corse italiane, quelle che abbiamo già fatto. Il Giro d’Abruzzo, il Coppi e Bartali, la Milano-Torino. Adesso faremo il Toscana, Peccioli, l’Emilia. C’è tutto quello che serve, ma magari conviene che ci risentiamo. Vedrete che qualcosa di nuovo verrà fuori di sicuro.

Bingoal, la fusione con la Wagner e gli italiani come intoccabili

01.11.2024
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Novità in vista per Davide Persico e Marco Tizza, due dei tre italiani (il terzo è Giacomo Villa) facenti parte della Bingoal WB, una delle principali squadre professional belghe. La formazione infatti cambia completamente faccia il prossimo anno. Tutto scaturisce dalla fusione con la Continental francese Philippe Wagner-Basin, il che, come sempre avviene in questi casi, comporta una profonda rivoluzione interna, i cui contorni si vanno definendo giorno dopo giorno.

Christophe Brandt, diesse della Bingoal, che ha spinto per la fusione con la squadra di Philippe Wagner
Christophe Brandt, diesse della Bingoal, che ha spinto per la fusione con la squadra di Philippe Wagner

Nuova legge belga

La squadra sposterà la sua affiliazione in Francia, ma è ancora top secret il suo nome, legato alla scelta del principale sponsor e Persico spiega le ragioni di questo cambio: «In Belgio è passata una legge che di fatto impedisce a Bingoal, società di scommesse sportive, di legare il suo nome a una squadra come primo sponsor. Da questo è nato il contatto con la squadra francese».

Un cambio del genere, seppur certamente molto meno appariscente di quello ventilato lo scorso anno con la fusione tra Jumbo-Visma e Soudal poi rientrato, comporta molti cambiamenti. Bisogna fondere i due roster, fare una scrematura anche fra i due staff.

Il rischio obiettivo di perdere il posto c’era: «Noi italiani però – sottolinea Tizza – avevamo il contratto già per il 2025, quindi eravamo tranquilli. Lo zoccolo duro della squadra resterà quello della Bingoal, ma so che ci sono già cambiamenti e anche nuovi acquisti come il giovane belga Van Hautegem proveniente dalla Soudal e il francese Haquin».

La seconda piazza di Persico in Colombia, non senza polemiche, aveva lanciato il suo esordio da pro’
La seconda piazza di Persico in Colombia, non senza polemiche, aveva lanciato il suo esordio da pro’

Convivenza con Barbier

Sicuramente confermato, o per meglio dire inglobato nella nuova squadra come elemento proveniente dalla Wagner, sarà Pierre Barbier, francese ventisettenne quest’anno vincitore della classifica della Ronde de l’Oise e la cosa non dispiace a Persico: «E’ un buon velocista, consentirà alla squadra di diversificare gli obiettivi e a me non dispiace, avremo opportunità di correre insieme privilegiando chi nel dato appuntamento avrà le gambe migliori. Io sono pronto a lavorare per lui e so che farà lo stesso».

Questo però significa anche rimettere mano al “treno” e su questo aspetto Persico vede una buona opportunità riavvolgendo il nastro della sua ultima stagione: «E’ stata una buona annata considerando che era il mio primo anno fra i pro’. Avevo iniziato bene il Colombia, addirittura con una piazza d’onore e quella mi ha dato la giusta motivazione. Ho avuto un po’ un calo tra maggio e giugno ma poi mi sono ripreso e in Cina ho vinto la mia prima gara. Avrei avuto la condizione per vincere ancora ma non ci sono riuscito, a conferma che bisognerà lavorare ancora duramente con il team per costruire un treno di livello».

Persico vincitore di tappa al Tour of Qinghai Lake. In stagione anche 6 Top 10, bilancio da migliorare
Persico vincitore di tappa al Tour of Qinghai Lake. In stagione anche 6 Top 10, bilancio da migliorare

Primo ritiro a dicembre

I cambiamenti in squadra impongono quasi di ripartire da zero: «Infatti inizieremo subito, già il primo ritiro di Calpe dall’8 al 17 dicembre sarà importante in tal senso. Servirà costruire un treno che funzioni e che mi porti più vicino al traguardo, ma su questo sono molto ottimista».

Anche Tizza da parte sua si avvicina alla nuova stagione con molte ambizioni non è un caso se la sua preparazione sia già iniziata: «Il mio 2024 era partito bene, avevo fatto anche buoni piazzamenti come alla Comunitat Valenciana, ma poi il citomegalovirus ha continuato a darmi problemi come lo scorso anno. Avevo una condizione fisica che andava su e giù. Nel finale di stagione finalmente sono guarito del tutto, è arrivata qualche buona prestazione ma io guardavo già al prossimo anno, non vedo l’ora che arrivi».

Per Tizza due quinti posti al Pantani e al Matteotti. Il lombardo vuole ritrovare la vittoria che manca dal 2019
Per Tizza due quinti posti al Pantani e al Matteotti. Il lombardo vuole ritrovare la vittoria che manca dal 2019

Tizza, “Cicerone” per gli italiani

Il corridore di Giussano è stato fondamentale per i suoi compagni italiani, avendo già lunga esperienza all’estero: «Facevo loro un po’ da Cicerone, ma è così un po’ con tutti, vengono da me per consigli, anche per fare da mediatore con la società. Io sono molto socievole, una battuta spesso stempera la tensione. Il cambio di team non mi spaventa, lo sapevamo già dall’estate ed eravamo consci che non rischiavamo nulla. Credo anzi che ci darà nuove opportunità, ad esempio di calendario, con corse più prestigiose».

Tizza aveva iniziato bene alla Volta a la Comunitat Valenciana, con un 7° posto
Tizza aveva iniziato bene alla Volta a la Comunitat Valenciana, con un 7° posto

Tornare a vincere

Proprio per questo il lombardo sa qualcosa di più in merito alla fusione: «Il nocciolo della squadra resta quello belga, i francesi metteranno dentro un paio di direttori sportivi, un preparatore e soprattutto corridori francesi giovani che avranno l’opportunità di farsi le ossa. Io continuerò a fare un po’ il regista in corsa, ma non nascondo di avere anche altre ambizioni. Molti ad esempio mi hanno fatto i complimenti per la Coppa Agostoni, ma alla fine sono tornato a casa con un piazzamento e qualche punto, nulla più. Alla mia età i piazzamenti contano poco, io voglio tornare a vincere perché so di poterlo fare, di averne tutte le capacità e voglio sbloccarmi. Sto lavorando per quello…».

Persico, la Cina e la prima vittoria: un viaggio nel viaggio

21.07.2024
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“Vincere aiuta a vincere” è una frase tipica dello sport. Non perdere il feeling con la vittoria ti permette di sapere sempre cosa fare quando poi ti trovi lì, a giocarti tutto in 200 metri. Davide Persico ha tenuto allacciato il fil rouge con il successo al suo primo anno da professionista. Di per sé questa è già una buona notizia, non si tratta di un passo semplice. Il corridore bergamasco, passato nel 2024 tra le file della Bingoal-WB, aveva già sfiorato il gradino più alto del podio alla sua prima gara in Colombia. Solo un Gaviria in grande spolvero lo aveva preceduto. In Cina, al Tour of Qinghai Lake, Persico non ha trovato nessuno in grado di batterlo. Così per lui è arrivata la prima vittoria di stagione e, di conseguenza, la prima con i professionisti. 

«Una vittoria – spiega da casa mentre lotta ancora con il fuso orario e le sue conseguenze – che testimonia come abbia lavorato bene nell’ultimo periodo. Dopo qualche mese difficile in primavera ho ripreso il ritmo con le gare, prima in Slovacchia e poi, per l’appunto, in Cina. Vincere fa sempre bene, ogni tanto serve un buon risultato per continuare a lavorare. E’ come un’autovalutazione e devo dire che sono contento».

Una corsa in un Paese lontano diventa anche un modo per immergersi in quella cultura (foto Tour of Qinghai Lake)
Una corsa in un Paese lontano diventa anche un modo per immergersi in quella cultura (foto Tour of Qinghai Lake)
Anche se è una vittoria ottenuta dall’altra parte del mondo?

Non sarà una gara europea, ma come in ogni corsa devi avere le gambe buone, altrimenti non vinci. Magari non era il livello che si trova da noi e anche questo non è esattamente vero. Alla fine c’erano tante squadre professional oltre alla nostra: Burgos-BH, Caja Rural, Corratec e Vf Group Bardiani. Ed erano presenti anche due formazioni WorldTour: Astana e Alpecin.

Un livello che rimane alto. 

Lo si ripete sempre, ma non ci sono corse di secondo livello. Le squadre cercano punti per le classifiche UCI, poi certe corse sono il giusto palcoscenico per i giovani. 

I panorami sono stati spesso montani, viste le altitudini alle quali si svolgeva la gara (foto Tour of Qinghai Lake)
I panorami sono stati spesso montani, viste le altitudini alle quali si svolgeva la gara (foto Tour of Qinghai Lake)
Che corsa è stata per te?

A due volti. La gara si è svolta interamente sopra quota 2.500 metri con passaggi anche a 4.000 e si sentiva. Non avevo fatto un periodo di adattamento in altura prima di partire, quindi i primi giorni ho sofferto un pochino. Sono stato bravo a non spingere al massimo fin da subito, ho gestito gli sforzi e le gambe rispondevano bene, giorno dopo giorno. 

La svolta quando è arrivata?

Dalla quinta tappa, dove ho fatto un secondo posto che mi ha fatto capire di essere migliorato. Il giorno dopo è stato quello in cui mi sono sentito meglio in assoluto, anche se la tappa è stata parecchio dura. Era la più lunga, 206 chilometri, con un freddo invernale. Sembrava di essere tornati alle corse di marzo quando senti il profumo della canfora usata per scaldare i muscoli. 

Che tipo di percorsi avete trovato?

C’era tanto vento in generale e l’aria rarefatta faceva pesare alcuni sforzi. Nella tappa che ho vinto c’è stata fin da subito tanta confusione, con i ventagli che hanno spaccato il gruppo. Dal canto mio sono rimasto tranquillo fino all’ultimo GPM a quota 4.115 metri. Da lì è stata tutta discesa fino al traguardo e in volata ho preso le ruote di Zanoncello e sono riuscito a batterlo. 

Come ti sei trovato a correre per la prima volta così lontano da casa?

Partivo un po’ prevenuto. Tizza ed io ci siamo organizzati per portarci da casa molte cose che pensavamo ci sarebbero potute tornare utili. Abbiamo messo in valigia anche un fornelletto elettrico, un bollitore, caffè e pasta. Poi alla partenza ci trovavamo con gli altri italiani e scambiavamo qualche parola, c’era competizione, ma si è creato anche un bel gruppo. E’ anche capitato che la sera, dopo cena, ci trovassimo per mangiare un pezzo di crostata e parlare un po’. 

Nonostante fosse dall’altra parte del mondo non sono mancate le foto di rito con i tifosi
Nonostante fosse dall’altra parte del mondo non sono mancate le foto di rito con i tifosi
La gara com’era organizzata? 

Devo ammettere che sono molto bravi, a livelli a volte migliori delle corse europee. Le strade venivano chiuse molto prima del passaggio della corsa e a bordo strada c’era sempre tanta gente a vederci. Mi è capitato di vedere gente che vive a 3.500 o 4.000 metri nelle loro abitazioni tipiche. In quei momenti sei lì a correre con il freddo addosso e pensi che loro in quelle zone ci abitano, probabilmente è stata la cosa più strana che ho notato. 

Il fuso orario è stato pesante da gestire?

Il viaggio è lungo, ci abbiamo messo quasi due giorni. Così come al ritorno, considerando che la squadra aveva prenotato lo scalo ad Amsterdam e poi io avevo anche il volo per l’Italia. Ero in giro già da prima, avendo corso allo Slovacchia, avevo qualche preoccupazione riguardo a come avrei gestito praticamente tre settimane fuori casa. Alla fine è andata bene, l’ho vissuta giorno dopo giorno e sono rimasto piacevolmente colpito. 

Le strade larghe e il vento hanno scombussolato spesso lo svolgersi della gara (foto Tour of Qinghai Lake)
Le strade larghe e il vento hanno scombussolato spesso lo svolgersi della gara (foto Tour of Qinghai Lake)
Ora la fiducia c’è, va sfruttata?

Spero di recuperare bene dalle fatiche di queste trasferte e di arrivare allo Czech Tour in condizione. Non ci saranno grandi occasioni, visto che l’unico arrivo in volata sarà nella prima tappa. Ma vedremo come andrà.

Persico fa a spallate con Cavendish e Gaviria in Colombia

15.02.2024
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Un velocista vive di brividi, di attimi, perché quando sei lanciato a tutta verso il traguardo ogni decimo è prezioso, ogni momento conta. Così quando alla Vuelta Colombia Davide Persico non è riuscito a infilare Fernando Gaviria deve aver pensato di aver perso una bella occasione. Che la corsa a tappe dall’altra parte del mondo fosse il suo esordio tra i grandi, Persico ce lo aveva già detto. Come ci aveva raccontato dell’emozione all’idea di sfidare un mostro sacro come Mark Cavendish. 

Lo scalo ad Amsterdam ci dà l’occasione di agganciare il velocista della Bingoal-WB e di parlare un po’. Queste prime volate sono state una bella presentazione e un modo per spiare i fenomeni da vicino.

«Dopo dieci ore di volo dalla Colombia – dice Persico – siamo arrivati ad Amsterdam questa mattina (martedì, ndr). Arriverò a Milano nel pomeriggio e poi avrò ancora un’ora e mezza di macchina fino a casa. Al Tour Colombia è andata bene, peccato perché si sarebbe potuto vincere».

Il riferimento è alla prima tappa dove hai fatto secondo, vero?

Non solo, ma anche alla quarta, dove sono arrivato ottavo. A livello di obiettivi personali sono contento, ero partito con l’idea di fare qualche buon piazzamento nei dieci e torno a casa con due volate su due in top 10. Poi però la vittoria è stata così vicina.

Che un po’ spiace?

Cavolo! La prima volata non sai mai come stai, si hanno tanti dubbi. Invece stavo bene, nel chilometro finale mi sono messo sulle ruote dell’Astana e ai 200 metri ho provato ad uscire sulla sinistra di Gaviria. Deve essersi accorto del mio arrivo, perché con una mossa molto astuta mi ha chiuso e io non sono riuscito a passare. Avrei potuto vincere, ero lanciatissimo. 

Persico ha avuto modo di vedere da vicino due mostri sacri delle volate: Cavendish e Gaviria
Persico ha avuto modo di vedere da vicino due mostri sacri delle volate: Cavendish e Gaviria
Cosa ti è rimasto del secondo posto?

Rimane un po’ di amaro in bocca. Quando ci sei e vedi di stare bene, punti alla vittoria. 

Com’è stato confrontarsi con due grandi come Gaviria e Cavendish?

Il primo lo avevo già incontrato al Tour of Britain, mentre Cavendish era la prima volta che lo affrontavo. E’ stato bello, Mark era il velocista più forte al mondo quando ero piccolo e lo guardavo correre in televisione. Ricordo ancora la sua vittoria al mondiale di Copenhagen.

Cosa hai notato di curioso guardandolo da vicino?

Di Cavendish mi ha sorpreso la tranquillità. Ha tanta esperienza e si fida ciecamente della squadra, e in particolare del suo ultimo uomo: Morkov. Avere qualcuno come lui che ti pilota deve essere incredibile, tu velocista devi preoccuparti solo degli ultimi 200 metri. Noi giovani possiamo provare a seguirli, ma non saremo mai piazzati bene come loro. Me ne sono accorto alla quarta tappa, dove ho fatto ottavo.

Panorami e strade mozzafiato che Persico ha scoperto insieme ai compagni della Bingoal-WB (foto Instagram)
Panorami e strade mozzafiato che Persico ha scoperto insieme ai compagni della Bingoal-WB (foto Instagram)
Perché?

La frazione era impegnativa e abbiamo deciso di fare corsa dura per liberarci degli avversari più pesanti. Ad un certo punto eravamo rimasti in 40 nel gruppo di testa, Cavendish e Gaviria si erano staccati. Sono riusciti a rientrare negli ultimi 30 chilometri e hanno fatto la volata vinta da “Cav” proprio su Gaviria. Io ho provato a seguire, ma ero rimasto senza squadra. Ii miei compagni si erano spremuti per non farli rientrare. Mi sono trovato da solo all’ultimo chilometro.

E contro gli squadroni non hai potuto nulla…

Restare senza squadra ai mille metri dal traguardo non è semplice. Ti piazzi dove pensi possa svolgersi bene la volata, ma è sempre un’incognita: se parti troppo presto resti al vento e se lo fai in ritardo rimani imbottigliato.

Abbiamo anche visto l’altimetria della tappa regina, con una salita finale di 30 chilometri. Da velocista deve essere stata un bell’ostacolo.

Alla partenza di quella tappa, la quinta, pioveva anche (dice con una risata, ndr) poi per fortuna ha smesso. Partivamo da 2.500 metri d’altitudine, siamo scesi fino a 800 e c’era un caldo incredibile. La prima parte di tappa prevedeva una breve salita e poi una lunga discesa, che sarebbe stata poi la scalata finale di 30 chilometri. Mentre andavamo giù per la valle pensavo: «Cavolo, poi mi tocca anche risalire!»

Una “dolce” sorpresa per Persico in Colombia: ecco una bevanda con la sua faccia sopra (foto Instagram)
Una “dolce” sorpresa per Persico in Colombia: ecco una bevanda con la sua faccia sopra (foto Instagram)
Come l’hai affrontata?

Nei tratti ondulati prima dell’inizio della salita ufficiale, Gaviria e Cavendish si sono staccati. Io invece sono voluto rimanere il più possibile in gruppo, per risparmiare qualcosa. Poi mi sono staccato insieme a un mio compagno di squadra. Dopo qualche chilometro da dietro è rientrato un gruppetto con Gaviria e un suo compagno in testa. Probabilmente avevano capito di essere fuori tempo massimo e hanno accelerato?

Quando hai visto tornare sotto Gaviria hai pensato che avresti potuto risparmiare un po’ di fatica restando con lui?

In realtà sì, ma mi sono gestito bene. Non sono mai andato fuori giri, cosa fondamentale a quelle altitudini. Mi sono alimentato in maniera corretta, non è stata troppo una faticaccia. Però poi nell’ultima tappa ho seguito il gruppetto fin da subito. L’idea all’inizio era di rimanere con i primi se il ritmo ce lo avesse permesso. Poi gli uomini di classifica si sono dati battaglia fin da subito e abbiamo rinunciato. Alla fine è stata una gran bella esperienza e torno a casa contento anche di come ho lavorato in inverno. 

Cento edizioni della Coppa San Geo. Tre storie indelebili

13.02.2024
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La Coppa San Geo compie 100 edizioni. Il prossimo 24 febbraio la corsa lombarda sarà ancora una volta l’apertura del ciclismo dilettantistico italiano, primato che condivide ormai da decine di anni con la Firenze-Empoli. Ma certo quest’anno l’atmosfera è ben diversa. Quante corse tra i dilettanti, specialmente, vantano 100 anni? Pochissime.

Il primo squillo fu nel 1925 (in apertura una foto di quella edizione) e vinse Pietro Cevini. Fu Geo Davidson, pioniere e presidente dell’allora UVI (Unione Velocipedistica Italiana) a volere questa corsa. Sotto il suo striscione d’arrivo sono passati centinaia, ma forse migliaia, di ragazzi. Alcuni sono diventati campioni, altri hanno trovato spazio nella vita “normale”, ma a tutti loro la San Geo ha lasciato qualcosa. E per qualcosa non intendiamo solo la fatica, ma un’esperienza. Un insegnamento. Un ricordo.

E proprio di ricordi vogliamo parlare con tre protagonisti, più o meno recenti della San Geo.

Dalla Coppa San Geo 1991 al mondiale di Oslo 1993 nella 100KM. Magari senza quella forzatura al blocco siciliano di due anni prima, non ci sarebbe un seguito così
Dalla Coppa San Geo 1991 al mondiale di Oslo 1993 nella 100KM. Magari senza quella forzatura al blocco siciliano, non ci sarebbe un seguito così

Finalmente Fina…

Fina… lmente! No, non è un errore questo titolo, ma è lo stesso che nel 1991 utilizzò la Gazzetta dello Sport per raccontare la vittoria di Rosario Fina, da Serradifalco, Sicilia. Teatro della scena, la Coppa San Geo.

All’epoca c’era stato il famoso “blocco” degli atleti siciliani e Fina non poteva andare a correre per un team di altre regioni. Era già stato campione mondiale juniores nella cronosquadre e certo le offerte non gli mancavano. Tra queste quella di Locatelli.

«Che storia la mia San Geo – sospira Fina – il tesserino, materialmente, arrivò il pomeriggio prima della corsa. Io fino a quel momento mi allenavo, senza sapere se avrei potuto correre o meno. Per evitare quel blocco trovai una residenza e un lavoro fittizio nel bergamasco. Fortunatamente in Federazione, specie il Comitato Lombardo, c’era chi perorava la mia causa. Mentre Ingrillì, del Comitato della Sicilia, voleva trattenermi.

«In quei tempi si iniziava a parlare di Europa, di eliminare i confini (il Muro di Berlino era caduto da poco più di un anno, ndr) e feci delle minacce legali alla Fci».

La tessera alla fine arrivò. Ci furono interventi anche da parte di pezzi grossi del ciclismo lombardo e Rosario il giorno dopo potè partire. Fu già quella una vittoria.

«Se negli anni a venire i Tiralongo, i Nibali, i Visconti… sono potuti venire via e hanno potuto trovare gloria – sorride – è anche per merito di quella mia “rivolta”. E ce ne sono stati tanti di momenti così nella mia carriera. Il giorno dopo ci fu una corsa mitica. Media altissima. Partimmo in 180. Centottanta ragazzi gasati dalla prima gara dell’anno. In corsa subentrò tutta l’adrenalina accumulata, feci l’ultimo e giro e mezzo da solo e vinsi. Il giorno dopo la Gazzetta mi dedicò quattro colonne con quel titolo: Fina…lmente».

E da lì Fina ebbe il via per la sua carriera e tante altre vittorie. Dal Valli Aretine di qualche mese dopo, al successo iridato nella 100KM a Oslo 1993.

Alberto Destro vince la sua prima Coppa San Geo. E’ il 1985, si arrivava a Salò e guardate che cornice di gente
Alberto Destro vince la sua prima Coppa San Geo. E’ il 1985, si arrivava a Salò e guardate che cornice di gente

I due colpi di Destro

Alberto Destro fu un corridore degli anni ’80 e ’90. All’epoca il dilettantismo era diverso. C’erano la prima e la seconda serie e di fatto non c’erano limiti di età. Dopo gli juniores, si diventava dilettanti. E Destro è tra coloro che di Coppa San Geo ne hanno disputate di più. La vinse nel 1989 e ben sei anni dopo nel 1995, salendo sul podio nel 1987, 1992 e 1993. 

«Era la prima corsa dell’anno – racconta Destro – c’erano tutti i più forti e anche parecchie incognite. Infatti non sapevi mai come sarebbe potuta andare. Avevi i dubbi: “Mi sarò allenato abbastanza? E gli altri come staranno?”. Poi non c’erano gli strumenti di oggi che misurano i watt e tanti altri valori.

«Se chiudo gli occhi il ricordo che ho è quello della prima vittoria. Si arrivava a Salò, pioveva, faceva freddo, le gambe erano dure. Nel finale, ai 200 metri mi vidi sfumare la vittoria. Chi doveva tirare la volata a Galli, il mio avversario, si spostò e involontariamente mi chiuse tra lui e il marciapiede. Dovetti ripartire. E sul colpo di reni ebbi la meglio».

Erano tempi mitici per i dilettanti. Certe corse erano delle sfide, delle lotte quasi di principio. C’era gente, come ricorda Destro stesso, che tornava a correre dopo essere stata professionista. 

«E all’inizio – ricorda – per i ragazzi più giovani era una vera sfida confrontarsi con loro. Almeno per me era così. Dopo gli juniores passavi ed eri dilettante di seconda fascia. Se facevi un tot di punti, 21 mi sembra, passavi in prima. Alla fine era un modo per farsi le ossa e farsi trovare più pronti quando magari passavi pro’. In alcuni parti d’Europa so che ancora funziona così. Un metodo formativo, con meno “coccole” rispetto a quello che c’è ora. C’era gente di anche più di 30 anni. Ricordo Ettore Manenti per me era un punto di arrivo. Era la mia sfida batterlo».

Febbraio 2023, Davide Persico mette a segno il bis
Febbraio 2023, Davide Persico mette a segno il bis

Doppietta Persico

Infine, chiudiamo col più recente, Davide Persico, oggi in forza al team Bingoal-WB. Persico firmò la doppietta 2021-2022 con la maglia della Colpack-Ballan. E da quelle parti a questa corsa ci tengono come quasi fosse un mondiale. 

«Per me – racconta Persico – la Coppa San Geo rappresenta uno dei migliori ricordi che mi porto dietro dai dilettanti. Da quando l’ho vinta un po’ inaspettatamente, ero al secondo anno under 23, è sempre stata il mio primo obiettivo, anche per le stagioni successive. Lavoravo d’inverno con il pallino di vincere la San Geo. E riuscirci poi ripagava i sacrifici fatti e soprattutto mi dava fiducia per il proseguo della stagione».

I corridori le corse se le ricordano. Se Fina e Destro hanno raccontato dettagli di oltre 30 anni, figuriamoci Persico.

«Il mio aneddoto della San Geo riguarda un problema meccanico che ho avuto nel 2023. A pochi chilometri dall’arrivo, prima della fase decisiva, ho avuto un problema alla sella a causa di una buca. Non c’era il tempo per cambiare la bici quindi ho dovuto fare l’ultimo strappo, dove poi è esplosa e si è decisa la corsa, in una condizione non facile. Pensavo di aver buttato tutto all’aria, ma poi sono riuscito comunque a fare un ottimo sprint e a vincere».

Persico spiega che queste due vittorie sono state importanti anche per il resto della carriera  e non solo di quelle stagioni.

«Erano comunque vittorie di prestigio – conclude Davide – la squadra puntava a far bene in questa gara. Io sapevo che in pochi erano riusciti a fare il bis (solo lui, Destro e Conte, atleta degli anni ’50, ndr) ed era uno stimolo in più. Per poco non l’ho vinta per 3 anni di fila, nel 2022 infatti ho fatto terzo per una manciata di metri».

Villa e Persico, diteci tutto della Bingoal

19.01.2024
6 min
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Davide Persico e Giacomo Villa sono i volti nuovi, giovani e italiani della Bingoal WB. I due neo professionisti si sono affacciati al mondo dei grandi e lo hanno fatto dalla finestra della professional belga. Sicuramente il mondo è ormai più globalizzato che mai, ma le forti tinte nere, gialle e rosse, in questa enclave del Nord, rimangono. Entrare in una squadra straniera porta tanta curiosità e richiede una buona dose di adattamento. Persico e Villa arrivano da due continental italiane, qualche ragazzo straniero c’era, ma la lingua parlata era la nostra. 

I due ragazzi sono rientrati dal primo ritiro fatto con la squadra, in Spagna, hanno indossato le nuove divise e messo insieme tanti chilometri. Persico e Villa, insieme, ci raccontano questi giorni e cosa hanno visto e imparato. 

Dal 9 al 18 gennaio la Bingoal è stata a Calpe per il secondo ritiro stagionale (photonews)
Dal 9 al 18 gennaio la Bingoal è stata a Calpe per il secondo ritiro stagionale (photonews)

Primi passi

VILLA: «Siamo stati in ritiro dal 13 al 21 dicembre. Abbiamo fatto sei giorni di allenamento intenso e uno di riposo. Prima di questo ritiro ci eravamo trovati, insieme alla squadra, un paio di giorni in Belgio, a novembre, avevamo conosciuto compagni e staff. La squadra ha noleggiato il velodromo di Zolder e ci siamo allenati lì».

PERSICO: «Io avevo già fatto l’esperienza da stagista, ad agosto, quindi avevo già assaggiato l’ambiente. La differenza maggiore che ho notato è che qui ci si deve arrangiare da soli. In Italia sei più coccolato. Il team è davvero organizzato, non ci manca nulla. Vero che non siamo una squadra WT ma non possiamo lamentarci». 

Il gruppo italiano della Bingoal, da sinistra: Tizza, il diesse Spezialetti, Persico e Villa (photonews)
Alessandro Spezialetti, diesse del team, insieme ai due nuovi arrivati Persico e Villa (photonews)

Due fari italiani

Al fianco di Villa e Persico, all’interno della Bingoal ci sono due punti di riferimento: il diesse Spezialetti e il loro compagno Marco Tizza

VILLA: «Lo staff e l’ambiente sono molto tranquilli, non c’è assillo. Bisogna imparare ad esprimersi bene in inglese, entrambi lo parliamo, ma viverci è diverso. Dobbiamo essere più espliciti nelle domande e permetterci di chiedere due o tre volte la stessa cosa. Nessuno ci giudica o rimprovera per questo, come non ci dicono nulla se facciamo errori nel modo di esprimerci».

PERSICO: «Confermo quello che dice Villa. Ma avere al nostro fianco Spezialetti e Tizza è altrettanto importante. Spezialetti, essendo un diesse, conosce meglio tutte le dinamiche di gara e organizzazione. Mentre Tizza rimane il punto di riferimento tra i vari compagni».

Allenamenti e preparatori

Una prima settimana di ritiro ha permesso di prendere le misure anche sul modo di lavorare e di allenarsi. Le differenze ci sono, ma non spaventano. 

VILLA: «Non ho sofferto tanto la quantità di ore fatte, ma più il carico complessivo di lavoro. Abbiamo già inserito dei lavori specifici come forza e qualche sprint, non ancora salite e cambi di ritmo. C’è un preparatore della squadra che durante i ritiri ci dà i lavori da fare, ma poi giorno per giorno sceglie sei corridori da seguire».

PERSICO: «A casa ci segue il nostro preparatore, mentre in ritiro c’è quello della squadra. Siamo noi corridori che facciamo da tramite tra l’uno e l’altro. La squadra è sponsorizzata da Training Peaks quindi usiamo questa piattaforma per gestire tutto. Vi faccio un esempio: prima del ritiro il preparatore della squadra ci carica il piano, poi noi insieme al nostro preparatore, a casa, decidiamo come allenarci nel periodo precedente».

Bici De Rosa

L’altra parte italiana della squadra riguarda le bici, che per la Bingoal WB sono fornite da De Rosa. Come si sono adattati i due ragazzi al nuovo modello?

VILLA: «Le geometrie sono simili alla Carrera che usavo l’anno scorso. Il manubrio, ad esempio, è esattamente lo stesso. Ho trovato subito la posizione precisa e non mi sono mai dovuto fermare a cambiare misure. L’unica difficoltà l’ho avuta con la sella, perché Repente fa modelli diversi rispetto alla struttura e al buco centrale. In questo caso ho dovuto provare due o tre modelli prima di avere riscontro positivo».

PERSICO: «Era la prima volta anche per me con De Rosa. Durante lo stage avevo usato la Cinelli della Colpack. I primi 1.000 chilometri servono per abituarsi al nuovo modello, poi ci si prende la mano. Io ho avuto qualche difficoltà con il manubrio, ne avevo uno standard, ma l’attacco era troppo corto. Però per il resto è andato tutto bene».

Pronti via e si corre

Ma dopo i due ritiri (con il secondo che sta avvenendo in questi giorni) sarà il momento di mettere il numero sulla schiena. Arrivano i primi esordi, e non propriamente dietro casa.

VILLA: «Io inizierò in Francia a La Marseillaise il 28 gennaio e poi andrò a Besseges. La trasferta più lunga sarà a metà febbraio quando andrò al Tour of Rwanda. Non ci sono necessità di risultato, soprattutto nelle prime uscite, ma poi entrerà in ballo anche per noi il discorso dei punti. Quindi meglio farsi trovare pronti.

PERSICO: «Partirò più avanti, dal Tour Colombia. Ci sono due tappe adatte alle mie caratteristiche e magari mi butterò in qualche sprint. La cosa migliore sarà unire i benefici dell’altura a quelli della gara».

Al Tour Colombia ci sarà anche Cavendish. Che sensazioni hanno pensando di incontrarlo. Villa fa un sorriso divertito, gliene chiediamo il motivo. 

VILLA: «Ho sorriso perché Cavendish ha più di quindici anni di carriera. Noi, quando lui esordiva, eravamo dei bambini. Penso che per Persico sia un obiettivo che si è concretizzato, sono questi i casi in cui ti rendi conto di avercela fatta».

PERSICO: «Sono contento. Vedremo cosa succederà, ma sono contento anche solo di scontrarmi con lui. Poi magari torno a casa con una vittoria (conclude ridendo, ndr)».

Tizza apre le porte della Bingoal a Persico e Villa: «Vi divertirete»

21.10.2023
5 min
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BIASSONO – Mentre alla Coppa d’Inverno i corridori sfilano sul traguardo, inanellando giri e macinando chilometri, a bordo strada troviamo Marco Tizza. In Brianza il corridore della Bingoal WB è di casa, ci sono tanti amici e il clima è quello tipico di fine stagione. Ci racconta com’è andato questo suo secondo anno nella professional belga, che da tempo ha aperto le porte all’Italia

«Proprio durante le corse di casa – racconta Tizza appoggiato alle transenne del traguardo – ho scoperto di aver preso il citomegalovirus. Alle gare avevo sensazioni brutte, ma gli esami li ho fatti solamente alla fine, a calendario ultimato. Mi sentivo strano, perché un conto è la fatica, staccarsi o altro, un altro è non resistere per più di due ore in gara. Così dopo la Tre Valli Varesine mi sono fermato, sarei dovuto andare in Turchia o alla Parigi-Tours, ma non ero in condizione».

Per Tizza una stagione iniziata bene ma interrotta anticipatamente a causa del citomegalovirus
Per Tizza una stagione iniziata bene ma interrotta anticipatamente a causa del citomegalovirus
Al di là di questo intoppo finale che stagione è stata?

Era partita benissimo, con tanti piazzamenti e molti risultati importanti. Dopo che sono andato in altura a luglio, per preparare la seconda parte del calendario, vedevo che non stavo bene, non raccoglievo il lavoro fatto. Poi sono andato in Norvegia all’Arctic Race of Norway dove faceva freddo, pioveva spesso, probabilmente lì ho preso il colpo finale. Ho sentito anche altri amici in gruppo che dopo la Norvegia si sono ammalati. 

Come li vedi i due nuovi italiani che arrivano in Belgio?

Li vedo bene, il passista (Villa, ndr) si salva un po’ di più. Il velocista (Persico, ndr) dovrà tenere parecchio duro per arrivare allo sprint, mentre Villa avendo fatto tanti risultati in corse importanti tra gli under 23 secondo me sarà un po’ più avvantaggiato. Poi la nostra fortuna è che passiamo dal fare le corse importanti a quelle di secondo piano, il tempo di crescere c’è tutto. 

Il gruppo della Bingoal è molto aperto e unito, è facile familiarizzare
Il gruppo della Bingoal è molto aperto e unito, è facile familiarizzare
Chiuso il tuo secondo anno come vedi la squadra per due giovani come loro?

Si ha tanta libertà e molta fiducia, addirittura ti fanno scegliere le gare che vorresti fare. Non sempre è possibile accontentare tutti, ma c’è molto confronto. Ormai considero questo team una famiglia, sto benissimo e non ho mai avuto problemi. Secondo me si troveranno molto bene. Dovranno imparare la lingua, spero sappiano almeno l’inglese. 

Come gestione dei ritiri e delle trasferte come fate? Si va spesso in Belgio?

Io, per esempio, sto molto in Italia, anche perché non facendo la campagna del Nord non ho motivo di andare in Belgio per un periodo prolungato, al massimo una settimana. Chiaramente chi fa tutto il calendario belga sta là un mese e mezzo abbondante, però non manca mai nulla. 

Allenarsi e correre in una professional belga è tanto diverso?

In Nippo ero in mezzo ai giapponesi, ora sono in mezzo ai belgi, a me non cambia nulla! Poi alla fine i compagni si divertono, mi piace fare gruppo e scherzare con tutti. I belgi hanno un carattere molto aperto e amichevole. 

Allora toccherà a te introdurre Persico e Villa…

Sì, sì! Ci togliamo subito il pensiero e li faremo trovare immediatamente a loro agio. 

Come organizzazione alla Bingoal come ti trovi?

Bene, sapete, magari quando si viene a correre in Italia non c’è il bus ma si usa il camper. Però è normale, visto che la squadra fa tre o quattro attività. Però il parco macchine è grande e gli altri mezzi sono tanti. Dal punto di vista lavorativo sono efficienti, si impegnano al massimo. Si vede che sono appassionati. In Belgio mettono la passione prima del lavoro. 

Con i periodi di preparazione come lavorate?

Ora faremo un ritiro a Zolder di cinque giorni per conoscerci. Poi faremo due settimane prima di Natale a Calpe e poi a inizio gennaio altre due settimane. Anche perché la stagione inizia a fine gennaio tra chi va in Arabia, Oman, Africa…

Come professional viaggiate davvero molto…

Io ho finito la stagione con 60 giorni di corsa, sarebbero dovuti essere 70. Ma alcuni compagni ne hanno fatti addirittura 90: praticamente hanno corso da tutte le parti. 

Persico e Villa dovranno anche imparare a fare quasi 70 giorni di corsa, al primo anno non sarà semplice…

No, non sarà facile – ride Tizza – a volte correre tanto non fa benissimo, però quando sei giovane serve per fare esperienza. Poi da lì capisci come reagisce il tuo corpo e puoi organizzare i calendari futuri. In squadra abbiamo un totale di sei direttori sportivi ed ognuno di loro prende in carico 5 o 6 corridori i quali si rapportano direttamente con lui. Per il resto c’è una chat di gruppo in cui si scrive e ci si confronta normalmente.

Spezialetti in Bingoal ha trovato la sua dimensione

18.10.2023
4 min
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La Tre Valli Varesine ha chiuso la prima stagione in Bingoal WB di Alessandro Spezialetti, il diesse arrivato a stagione in corso nel team belga, dopo l’esperienza con Savio e una carriera radicata in Italia. 

«Mi preparo per le vacanze – racconta da casa Spezialetti – da qualche giorno ho firmato il contratto per la prossima stagione, quindi parto sereno. Avrei dovuto chiudere la stagione con le due gare in Veneto, ma poi la squadra ha deciso di andare in Turchia e al seguito dei corridori sono andati altri due diesse».

Arriva Persico, per Spezialetti un corridore che potrà dire la sua nelle corse veloci (foto NB srl/Jacopo Perani)
Arriva Persico, per Spezialetti un corridore che potrà dire la sua nelle corse veloci (foto NB srl/Jacopo Perani)

La novità 2023

L’anno ancora in corso per Spezialetti ha portato la tanto attesa novità di un’esperienza all’estero. Il Belgio lo ha accolto e lui ha preso le misure con un ciclismo diverso, cosa ha visto in questi suoi mesi valloni?

«Dopo le prime gare ho iniziato a fare conoscenza con lo staff ed i corridori – dice – sono entrato pian piano nei meccanismi del team. Mi sono trovato bene fin da subito, ho perfezionato l’inglese e mi sono ambientato nella maniera giusta. Devi entrare in contatto con la loro cultura e la loro mentalità, che è diversa dalla nostra. Sono molto più tranquilli e schematici di noi, hanno un modo di approcciarsi alla corsa molto differente dal nostro. Nel 90 per cento delle corse piove, questo però non modifica le tattiche in corsa. Altrimenti ogni settimana dovresti avere un piano diverso».

Villa è un corridore interessante, dalle caratteristiche che si avvicinano molto alle corse del Nord (foto Boldan)
Villa è un corridore interessante, dalle caratteristiche che si avvicinano molto alle corse del Nord (foto Boldan)
C’è tanta differenza tra una professional italiana e una belga?

Non così tanta come ci si potrebbe aspettare. Cambia principalmente l’approccio alla gara, loro non hanno l’assillo di andare in fuga per “mostrare la maglia”. Chiaramente essendo una professional, dove non arrivi con i risultati lavori per altri obiettivi, come può essere la fuga. Alla Coppa Agostoni, al Giro dell’Emilia abbiamo fatto così. 

La Bingoal WB è una squadra che però nel frattempo ha accolto tanta Italia…

Vero, anche il calendario si è allargato tanto, io alla fine ho fatto Wallonie e Austria, per il resto ho seguito tutte le corse in Italia. Abbiamo De Rosa come marchio di bici e due corridori italiani (Tizza e Malucelli, ndr). 

L’anno prossimo arriveranno altri due ragazzi: Davide Persico e Giacomo Villa.

Ho consigliato io di portarli da noi, ne abbiamo parlato con la squadra e ho detto la mia sui ragazzi. 

Alla Bingoal i due nuovi giovani troveranno Tizza, che ha chiuso la sua seconda stagione nella professional belga (foto Simone Panzeri)
Alla Bingoal i due nuovi giovani troveranno Tizza, che ha chiuso la sua seconda stagione nella professional belga (foto Simone Panzeri)
Cosa hai visto in loro?

Persico è un bel velocista, che ha già fatto lo stage con noi in questa stagione ed è andato bene. Può crescere ancora molto e darci tante soddisfazioni, in gare come il Giro di Turchia o il Saudi Tour avrà le giuste chance. Deve migliorare sul fondo, come tutti i ragazzi che passano professionisti, le gare in Belgio potranno aiutarlo molto a crescere e mettere fatica nelle gambe. 

Per Villa, invece?

Per le caratteristiche della Bingoal e per come siamo strutturati può trovare la sua dimensione nelle gare in Belgio, Francia e Italia. Lo vedo come un corridore adatto a gare simili alla Freccia Vallone, alla Liegi o all’Amstel. Non gli si chiederanno subito i risultati, ma con il tempo imparerà e crescerà. E’ un bel corridore, l’ho visto in azione e appena ho potuto sono andato da Milesi con il mio capo per fargli una proposta

Persico lo avete visto in azione nello stage, quando vi siete convinti di prendere Villa?

Tra Poggiana e Capodarco. Io ho fatto anche il Giro Next Gen con la nostra Devo e l’ho visto in azione anche in quel caso (in apertura alla presentazione della corsa rosa under 23, foto LaPresse). E’ emerso tanto nella seconda parte di stagione, con una bella prova pure al Tour de l’Avenir. 

Per il team belga non solo corridori e diesse italiani, ma anche le bici, fornite da De Rosa (foto Instagram)
Per il team belga non solo corridori e diesse italiani, ma anche le bici, fornite da De Rosa (foto Instagram)
Come ti sei trovato a lavorare con i giovani?

Mi è piaciuto molto: seguirli, vederli crescere e soprattutto insegnarli la fatica. Con Michiel Lambrecht proprio a Capodarco, abbiamo fatto una bellissima prestazione. E’ facile vincere con i campioni, a me piace prendere i giovani, formarli e vedere arrivare i risultati pian piano. 

Quindi sarai il mentore dei due nuovi italiani in “Erasmus”?

Assolutamente, non vedo l’ora di lavorarci insieme. Non manca poi molto: a novembre faremo un mini ritiro e poi da dicembre si ripartirà ufficialmente.

Al Britain si è visto un gran Persico. Ora vuole riprovarci

15.09.2023
5 min
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Il Tour of Britain ha visto sì la Jumbo Visma dominare la scena con le volate di Kooij e la crescita di condizione di Van Aert planato sulla vittoria finale, ma c’è anche stato un ragazzo italiano che si è messo in bella mostra, con quella sua aria un pizzico spaurita di chi sembra l’invitato al pranzo dell’ultimo minuto, sconosciuto ai più. Sulle strade britanniche c’era anche Davide Persico, l’under 23 della Colpack schierato nelle file della Bingoal, con la quale da inizio agosto sta facendo uno stage.

Non capita spesso che uno stagista si metta così in mostra, se avviene è perché c’è del talento che emerge in maniera dirompente. Persico ha colto tre Top 10 e per più giorni è rimasto nelle prime posizioni della classifica, con una prestazione che ha impressionato molti appassionati, pronti anche sui social a mettere in risalto i suoi risultati.

«Questa per me era la terza gara con il team belga – racconta Persico, che farà parte del team fino a fine stagione pur potendo ancora indossare la divisa della Colpack – e in Gran Bretagna dovevo innanzitutto fare esperienza e farmi trovare pronto per le volate. Ho cercato di cogliere più occasioni possibile».

Lo sprint vincente di Kooij nella quarta tappa, dietro si intravede in giallo Persico, 7° all’arrivo
Lo sprint vincente di Kooij nella quarta tappa, dietro si intravede in giallo Persico, 7° all’arrivo
Ti aspettavi di andare così bene?

Sinceramente no. La squadra non era costruita per aiutarmi nello sprint, dovevo un po’ arrangiarmi da solo: nella prima tappa sono rimasto fuori dai giochi, nella seconda mi sono buttato e da allora è andata sempre meglio, con tre piazzamenti dalla quarta alla sesta tappa. Ero sorpreso di questi risultati, anche perché il livello della competizione era davvero alto, con molte squadre WorldTour di primo piano.

Era la prima volta che ti confrontavi con corridori del WorldTour?

C’era il precedente della Coppi e Bartali del 2020 (anche lì colse un 5° posto e anche in quell’occasione a vincere fu Kooij, ndr), ma da allora tanta acqua è passata sotto i ponti… La differenza rispetto alle solite gare che facevo da under 23 è enorme. Il livello è molto più alto e te ne accorgi soprattutto negli ultimi 15 chilometri dove si va fortissimo. Se non hai un team fisso che si dedica a te, non vinci.

Qui la vittoria alla San Geo. Quest’anno ha colto 4 vittorie con 11 altri piazzamenti nei primi 10
Qui la vittoria alla San Geo. Quest’anno ha colto 4 vittorie con 11 altri piazzamenti nei primi 10
Come ti sei trovato nella nuova realtà?

Molto bene, il team belga non è del WorldTour e ha un’atmosfera molto più famigliare, c’è meno staff, ma comunque non ti fa mancare niente, anzi c’è da stupirsi di come con mezzi più limitati tenga testa a squadroni come la Jumbo Visma. La cosa che mi ha impressionato è che fanno davvero un gran calendario, con molte prove della massima challenge e tantissime occasioni per affrontare i più forti.

Prima di questi exploit come giudicavi la tua stagione alla Colpack?

Buona nel complesso, ero partito bene con importanti vittorie alla San Geo e alla Popolarissima, ma tra maggio e giugno mi sarei aspettato qualcosa di meglio, invece sono andato un po’ giù di forma e anche al Giro Next Gen avrei voluto fare molto di più. Comunque nel complesso ho 4 vittorie e tanti piazzamenti, non posso lamentarmi.

Persico è al suo ultimo anno con la Colpack. Ora è pronto per il grande salto
Persico è al suo ultimo anno con la Colpack. Ora è pronto per il grande salto
Con il team come va?

Alla Colpack sono stato benissimo, ho imparato tanto e sono contento di aver fatto tutta la trafila nella categoria, fino all’ultimo anno. Il team lavora prevalentemente con gli under 23, quindi so che a fine stagione devo andar via, ma d’altro canto ho visto quest’anno che ormai il livello della categoria mi va un po’ stretto, credo di essere pronto per i pro’.

Hai qualche prospettiva di contratto?

Alla Bingoal già mi hanno detto di volermi prendere, ma per ora non c’è nulla di definito, io vorrei qualcosa di più grande. Diciamo che fino a fine stagione mi lascio la porta aperta anche in base ai risultati che farò, ma se dovessi firmare per loro sarei comunque contento, anche perché di base resterei a casa, viaggiando per le gare, com’è la vita del corridore.

Per il corridore di Cene qualche dubbio a fine stagione, per trovare il team più adatto fra i pro’
Per il corridore di Cene qualche dubbio a fine stagione, per trovare il team più adatto fra i pro’
Anche tu comunque sei uno dei giovani che cerca e trova il suo futuro fuori dai confini. Per te l’esperienza alla Bingoal era la prima all’estero, ti sei sentito spaesato?

Un po’ sì all’inizio. In Italia siamo tutti abituati a essere coccolati di più, nei team fanno tutto i dirigenti. Quando cambi Paese ti ritrovi a doverti comunque un po’ gestire da solo anche perché sono vere e proprie multinazionali, dove ognuno parla una lingua diversa e in quella babele bisogna sapersi orientare. Ma ci si abitua presto.

Con la Bingoal ti ritroveresti a fare un calendario fortemente improntato alle gare franco-belghe…

A me andrebbe benissimo, sono corse che mi piacciono molto, dove potrei fare risultato perché sono percorsi adatti alle mie caratteristiche.

Che cosa ti attende ora?

Ancora un paio di gare in Belgio e poi torno alla Colpack per le classiche italiane e la Parigi-Tours under 23: l’ho già fatta lo scorso anno ma forai nella parte finale quand’ero nel gruppo davanti di una quarantina di corridori. Per me è una sorta di mondiale dei velocisti, ci tengo a far bene.