Dialogo sui cronoman e sui misuratori di potenza. Parla Malori

04.09.2021
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Parliamo di cronoman. Malori è a casa con la bimba sulle gambe e intanto il discorso fluisce. Si parla di juniores al Lunigiana e si parla finalmente dell’abbondanza di cronoman azzurri. Una fase che non si viveva da anni e che permetterà ai tecnici della nazionale di scegliere in base ai percorsi e non in base al fatto che ce ne sono soltanto due e tocca sempre a loro. Si parla di Ganna, Affini, Sobrero, Cattaneo e Jonathan Milan, il cucciolo di casa. Un cucciolo con due zanne lunghe così, se è vero che a soli 20 anni s’è portato a casa l’oro olimpico del quartetto.

Affini ricorda Ganna, ha bisogno di maturare, poi sarà allo stesso livello
Affini ricorda Ganna, ha bisogno di maturare, poi sarà allo stesso livello
Di Pippo abbiamo detto tante cose, secondo te la crono delle Olimpiadi ha dimostrato ancora di più quanto sia forte, perché nonostante il percorso così duro era arrivato praticamente a medaglia?

Assolutamente. Anche perché si era preparato prevalentemente per la pista, sapeva di essere tra amici e di avere la possibilità dell’oro, con Villa ci lavorava da quasi sette anni. Invece a fronte di un percorso crono molto duro, ha fatto vedere di avere qualità innate e la capacità di adattarsi.

Esiste un limite di dislivello per uno così oltre il quale non è più competitivo, oppure se si prepara al 100 per cento può giocarsela sempre?

In teoria lui è competitivo su tutti i percorsi se si prepara per la crono. Però finché ci saranno in giro Roglic, Pogacar e Van Aert, nelle crono dure non c’è storia. Roglic alle Olimpiadi oggettivamente ha dato una ripassata a tutti. Se anche Ganna fosse stato al top, un minuto e mezzo non lo recuperava. Roglic ha dato un minuto a Dumoulin e Dennis, quindi su certi percorsi è di un altro pianeta.

Sobrero va forte in salita e quando è in condizione vola anche a crono
Sobrero va forte in salita e quando è in condizione vola anche a crono
Parliamo di Affini, somiglia a Ganna, forse gli manca qualcosa sui percorsi duri…

Secondo me è un cronoman molto simile a Ganna. Quello che ha meno di Pippo sono semplicemente dei cavalli. Sono atleti simili, grandi, molto pesanti, che vanno bene su percorsi veloci, però Ganna è semplicemente più potente. Affini mi dà l’idea di non essere la fuoriserie che esplode subito, ma secondo me nel giro di due anni può arrivare allo stesso livello.

Allo stesso livello di Ganna?

Ci metterà un pochino più di tempo, anche perché Ganna è alla Ineos già da due, tre anni, nella squadra in cui è tirato a lucido. Mentre Affini è solo al primo anno alla Jumbo, prima era alla Mitchelton e prima ancora in continental. Quindi sul discorso crono, è al primo anno in una squadra giusta sul fronte dei materiali e dello sviluppo. Diamogli tempo, ma fra un paio di anni potrà giocarsi anche un mondiale.

Conta anche la maturazione fisica?

Certamente, che non è legata solo all’età. Pippo sono anni che con la pista è al top, quindi anche a livello di consapevolezza e sicurezza nei propri mezzi è più avanti. Secondo me  è questione di un paio d’anni, ma Affini arriverà ad essere alla pari

Cattaneo ha bisogno di percorsi duri: ha grande predisposizione
Cattaneo ha bisogno di percorsi duri: ha grande predisposizione
E intanto Sobrero, zitto zitto, s’è portato a casa l’italiano…

Il percorso era duro, anche perché lo ha fatto un ragazzo che alleno e mi ha confermato quanto fosse impegnativo. Nell’ultima crono del Giro d’Italia, se non avesse avuto la sfortuna di trovarsi la macchina in mezzo ai piedi, quasi quasi lo scherzetto a Ganna lo combinava anche prima. Quindi sicuramente Sobrero ha finito il Giro in crescita, mentre Ganna invece era un po’ stanco, perché rispetto all’anno scorso, gli è toccato tirare di più.  Poi indubbiamente in una crono dura, Sobrero ha qualcosa in più rispetto agli altri italiani. Lo ha dimostrato, ha un fisico che va forte anche in salita. I cronoman italiani sono divisi in due squadre…

Due squadre?

Ci sono Affini e Ganna da una parte, Sobrero e Cattaneo dall’altra. Anche per Mattia va bene il discorso fatto per Sobrero, è molto forte però ci vuole una crono dura perché vada bene. Ganna invece va sempre forte e anche quando non è al top, comunque può difendersi bene. Quella è la dote del cronoman. Come per gli scalatori. Se prendiamo Carapaz, in salita va forte anche se non è al top della forma. Il punto in cui perde è quello dove gli altri menano forte. Faccio l’esempio su di me. Quando ero al top della forma, in partenza al Tour de France ero lì che scattavo anche in salita per andare in fuga. Se invece ero poco sotto al top, a crono mi difendevo, ma in salita ero a lustrare il lunotto del camion scopa.

Milan è il più giovane del lotto: ha predisposizione, verrà fuori al top
Milan è il più giovane del lotto: ha predisposizione, verrà fuori al top
Cattaneo forse è più potente di Sobrero?

Forse sì, perché ha un fisico diverso, leve più lunghe da crono pianeggiante, ma entrambi hanno bisogno di un percorso duro per far bene. Secondo me non portare Cattaneo alle Olimpiadi è stato un grave errore, sia per come andava, sia perché faceva il Tour. E va bene che i nomi sono stati dati il 5 luglio, ma era sempre uno in gran forma che aveva fatto il podio ai campionati italiani. A uno che veniva dal Tour la fiducia dovevi dargliela, invece di portare gente che non correva da tempo e che era andata forte a maggio. Cassani ha giocato un terno al lotto e gli è andata male

Tornando alle due squadre di cui parlavi, la sensazione, osservando la posizione e la cadenza di pedalata, è che Ganna e Affini siano più specialisti… 

Ovviamente sia Cattaneo che Sobrero non sono sicuramente due specialisti, ma sono due che quando quando vanno forte, possono fare delle buone crono. Al campionato italiano uno veniva dal Giro e ne era uscito bene, mentre l’altro preparava il Tour e andava come un caccia. Sicuramente è diverso se dovessero preparare un mondiale, la crono secca. Farebbero molta più fatica.

Adriano Malori, Marco PInotti, Paolo Bettini, mondiali Valkenburg 2012
Malori e Pinotti erano la coppia fissa delle crono azzurre. Qui con Bettini a Valkenburg 2012
Adriano Malori, Marco PInotti, Paolo Bettini, mondiali Valkenburg 2012
Malori e Pinotti erano la coppia fissa delle crono azzurre. Qui con Bettini a Valkenburg 2012
All’appello manca il più giovane di tutti, un altro che verrà fuori: Jonathan Milan

Secondo me anche lui presto o tardi viene fuori, questo è sicuro. Però ha 20 anni e non l’ho ancora visto bene fra i professionisti, quindi faccio fatica a parlarne. 

Il fatto di aver vinto il tricolore da U23 gli darà consapevolezza nell’andare avanti?

Quello e le cose grandiose che ha fatto a Tokyo gli daranno la sicurezza di poter competere per qualsiasi obiettivo. Il fatto di essere stato campione italiano sarà il modo di non staccare con il pregresso, un ricordo che non gli farà dimenticare da dove viene. Faccio il mio esempio. Quando passai alla Lampre, il primo anno che andassi bene o male a crono non importava a nessuno. Lo stesso io le preparavo, mi scaldavo, facevo tutto quello che sapevo fosse necessario. Non ho interrotto il flusso, diciamo.

Ai tuoi tempi, la coppia crono azzurra eravate tu e Pinotti, vedi un po’ di Marco nei cronoman di cui abbiamo parlato?

Con Marco ero spesso in camera. Studiava tanto, guardava i watt, la curva di potenza e le curve della strada. Io allora ero molto più forza bruta e ho imparato tanto anche da lui. Parlavamo, mi ha spiegato le sue idee e poi io ho fatto miei quegli insegnamenti. Diciamo che a fine carriera ero la sintesi fra il mio prima e le cose che mi ha passato lui. Prima che il misuratore di potenza appiattisse tutto.

Che cosa vuoi dire?

Adesso solo con la forza bruta non vai da nessuna parte, ma anche senza il misuratore di potenza. La differenza fra cronoman e scalatore una volta era data dalla sensibilità e l’esperienza. Il cronoman era quello che sapeva dosare lo sforzo, invece lo scalatore andava a strappi, si distraeva, rallentava per prendere l’acqua, aumentava e calava e così venivano fuori i distacchi nelle crono. Oggi sai che devi stare a 400 watt, ti metti lì e se nel finale vedi che ne hai ancora, vai a 430. I misuratori hanno cancellato il mestiere del cronoman più del progresso tecnologico.

Contador si difendeva anche a crono. E’ stato fra i primi a proporre l’abolizione del potenziometro in corsa
Contador si difendeva anche a crono. E’ stato fra i primi a proporre l’abolizione del potenziometro in corsa
Spiega.

Si parla di crono e prestazioni con tanti watt in più. In realtà io credo che un cronoman forte del 1998 avesse gli stessi numeri di un cronoman forte di oggi. Solo che nel frattempo l’aerodinamica, l’abbigliamento, il casco, gli occhiali, le ruote, i cuscinetti… lo sviluppo tecnologico ha permesso e permetterà sempre più di raggiungere prestazioni superiori. In proporzione, il ciclismo ha abbassato i suoi tempi di tanto. Molto più rispetto all’atletica leggera, perché loro possono intervenire solo su piste e scarpe. 

Il misuratore di potenza in effetti ha cambiato le cose anche in salita.

E io infatti sono d’accordo con Valverde e Contador e in corsa lo abolirei. Se sei un professionista, sai come stai e come gestirti. Se non lo sei e ti si spengono gli strumenti, sei spacciato. Se lo dai a uno junior, quando mai imparerà a conoscersi? In allenamento va bene, giusto tirare fuori il proprio massimo, in corsa devono comandare anche altri fattori.

Ovvio che nessuna squadra, volendosi garantire il risultato, sarà mai d’accordo…

Allora vuol dire che stiamo diventando vecchi e rimpiangiamo qualcosa che non potrà mai tornare. Qualcosa che ai miei tempi si chiamava ciclismo. Oggi come potremmo chiamarlo?

Da giovani la cronometro non sia un giorno di riposo

11.08.2021
5 min
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L’iniziativa della Bardiani di mettere in strada una propria squadra di under 23 ha un buon sapore di fondo. Se infatti da un lato essa amplifica le difficoltà in cui si muove oggi il movimento giovanile in Italia, dall’altro fa pensare che ci sia in arrivo una nuova forza capace di insegnare il ciclismo nel modo giusto. E’ una somma di pensieri, non necessariamente infallibile. Un filo che collega quel salto nella realtà Jumbo-Visma alle parole di Mattia Cattaneo e all’esperienza di Adriano Malori, entrambi allievi di Rossato in squadre che allora si chiamavano Bottoli e Trevigiani, in cui i due ragazzi (e con loro i fratelli Coledan) impararono anche ad andare forte a cronometro. La formazione deve essere completa, altrimenti all’approdo nel professionismo ci si trova con atleti incapaci di fronteggiare le diverse situazioni. Come voler fare il giornalista senza conoscere l’italiano o saper usare il computer.

«Mi è sempre piaciuto lavorare sulla crono – dice Rossato che in questi giorni si trova al Giro di Danimarca e seguirà il progetto Bardiani U23 – mi piaceva prepararli e poi erano lavori che servivano anche per la strada. Avevo la fortuna di uno sponsor come Wilier che ci dava le bici da crono e tutte le settimane, si lavorava anche per quello».

Campione del mondo

Adriano Malori e Mattia Cattaneo, il primo del 1988, il secondo del 1990. Un campione d’Europa e del mondo, un vincitore di Giro d’Italia.

«Adriano a crono – dice Rossato – andava forte anche da junior, ma con noi fece un bel salto di qualità. Più si allenava e più andava. Io collaboravo con il suo allenatore, all’epoca Sandro Callari. E’ così che dovrebbe andare, il direttore sportivo non è più in grado ormai di fare l’allenatore. Ma se riesce a fare bene i programmi e a incastrarli con la preparazione, allora si lavora bene. E alla fine Adriano vinse l’europeo e il mondiale e poi passò professionista. E al mondiale ci sarebbe arrivato nuovamente, stava crescendo forte, se non avesse avuto quel dannato incidente…».

Cattaneo, quale margine?

Cattaneo al confronto di Malori era meno specialista, ma non per questo meno forte, nonostante la faccia da bambino di quegli anni e il fisico filiforme.

«Mattia aveva un grande motore – ricorda – e dopo aver vinto il GiroBio andammo in Sicilia e arrivò sul podio del campionato italiano a crono. Facevamo allenamenti di crono individuale e di cronosquadre. Fosse per me, nelle categorie giovanili ogni cronometro dovrebbe essere fatta a tutta. E alla fine Mattia sta venendo fuori, dopo tanta sfortuna. In Lampre si stava perdendo fra tanti problemi, Savio ha fatto un grande lavoro nel ridargli fiducia e ora è nella squadra più forte del mondo. Non so se sia tardi per considerarlo il nuovo italiano per le corse a tappe. Ma ricordo che vinse il Pesche Nettarine, il GiroBio e arrivò secondo al Tour de l’Avenir».

Giorno di riposo

Non tutti i corridori che arrivano al professionismo hanno simili curricula. Un po’ perché non tutti sono capaci di simili prestazioni, ma anche perché non tutti lavorano per valorizzarle.

«Arrivano alcuni – dice – che la bici da crono non l’hanno mai usata e continuano a non usarla. In Bardiani la diamo a casa a tutti, gli raccomandiamo di usarla anche semplicemente per imparare a guidarla, in salita e in discesa, nelle curve. La cosa più semplice, dopo un allenamento di cinque ore, è usarla per fare dietro moto. Il professionismo è l’apice, nei grandi Giri quello della crono è un giorno di riposo. Nelle corse più brevi non puoi permettertelo. Guadate cosa succederà qui al Danimarca con la crono l’ultimo giorno, quanta gente perderà posizioni anche buone a causa della crono».

Nella cronometro finale del Tour, Vingegaard ha difeso il 2° posto arrivando terzo nella crono
Nella cronometro finale del Tour, Vingegaard ha difeso il 2° posto arrivando terzo nella crono

Ripartire dalla base

Per tutto questo, l’idea di creare una squadra di under 23 suona come una buona iniziativa, pur aprendo la porta su altre criticità di cui diremo a seguire.

«Abbiamo tutti gli occhi addosso – ammette il padovano – ma è una scelta di cui sono entusiasta. Avremo ragazzi giovanissimi, che faranno un’attività alla loro altezza. Una corsa a tappe al mese e corse solo la domenica, andando a scoprire la Liegi U23 come a volte fa la Colpack e la Ronde de l’Isard. Fermi quando hanno gli esami, senza mettere il naso nelle corse di classe 1 e tantomeno nelle prove WorldTour. Non potevamo fare la continental, ma così forse è anche meglio. Vogliamo provare a individuare i nuovi Ciccone e Colbrelli, cercando di insegnare loro a lavorare nel modo giusto. Crono compresa».

Fortunato: mentalità da grande, entusiasmo da ragazzino

09.08.2021
4 min
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Lorenzo Fortunato in questi giorni si trova a casa, nella sua Bologna, ma è solo la quiete “prima della tempesta”. Per la rivelazione della Eolo-Kometa infatti si prospetta quasi un mese di altura. Bisogna preparare il finale di stagione e, al tempo stesso, iniziare a dare un occhio a quella successiva. Le strade di Livigno lo aspettano. Prima parte dormendo a quota 1.800 metri in paese, la seconda ancora più su, a Trepalle a quota 2.100.

Il tutto lo affronta con voglia di crescere, entusiasmo, determinazione e un contratto biennale, rinnovato da poco. Intanto sullo smartphone non si è perso un metro della Vuelta Burgos. In gara c’erano i suoi compagni, a partire da Vincenzo Albanese. «Ho seguito la sua gara sullo smartphone», dice Fortunato.

La firma del prolungamento del contratto con la Eolo per altre due stagioni
La firma del prolungamento del contratto con la Eolo per altre due stagioni
Allora quella di seguirvi reciprocamente dai video è un’abitudine. Proprio Albanese si ferma ai piedi del tratto duro dello Zoncolan per assistere alla tua vittoria…

Alba è il mio braccio destro. Corriamo insieme da quando eravamo juniores. E lo stesso da dilettanti. Poi lui è passato e da questa stagione ci siamo ritrovati alla Eolo. In pratica è dal 2014 che corriamo insieme.

Lorenzo, partiamo dalla firma di qualche giorno fa: come è andata?

Dopo le mie vittorie ho avuto molte squadre, anche WorldTour, che mi hanno cercato e mi hanno fatto delle belle offerte, ma era la mia idea principale quella di restare alla Eolo-Kometa. Abbiamo trovato un accordo soddisfacente. Loro mi hanno fatto crescere, se ho vinto è anche grazie a loro ed era importante restare qui.

Un vero progetto di crescita dalle radici per il tuo team…

Esatto. Il fatto che abbiano tenuto me, confermato altri corridori e qualche innesto che arriverà già la dice lunga. In altre situazioni quando un corridore di una professional inizia a vincere passa subito in un team WorldTour.

Zoncolan e Monte Grappa (in foto): quest’anno Fortunato si è preso due cime storiche
Zoncolan e Monte Grappa (in foto): quest’anno Fortunato si è preso due cime storiche
E vale anche per te?

Io sono rimasto con la Eolo perché voglio crescere in modo corretto. Non voglio bruciare nessuna tappa. Fare le cose per bene. Il prossimo anno voglio concentrami sulle classifiche delle corse a tappe, e qui so che potrò farlo come si deve. Voglio preparare il Giro al 101 per cento.

Beh, in tale senso poi hai un grande maestro, Ivan Basso: ne avrete parlato in sede di contrattazione…

Ivan è un punto fondamentale per me. Lui ne ha corsi tanti di grandi Giri e anche lo staff: Zanatta, Sean Yates... e non solo li hanno fatti, ma sono anche abituati a vincere. Sarà importante andare forte nelle grandi salite e quelle le trovi solo nei grandi Giri.

Sembri molto consapevole. Ti senti anche responsabilizzato?

Sicuramente. La nostra squadra ha investito tanto e se quest’anno ho corso senza pressioni, so che il prossimo non sarà così, so che mi aspetteranno. Anzi, sarà così anche per questa seconda parte di stagione. Però sono felice di avere queste responsabilità e anzi punto a prendermele.

In tutto ciò avete anche parlato di un lavoro diverso con Ivan e lo staff?

Sì, sì… Sin qui devo dire che non ho corso moltissimo. Per esempio l’ultima gara che ho fatto è stato il campionato italiano e poi tornerò in gara a settembre. Ho fatto poche gare, ma buone. Per questo voglio arrivarci ben preparato. Una delle cose che già è cambiata è il lavoro con la bici da crono. Con Ivan abbiamo già iniziato a parlare di posizioni, di assetto… E poi so che mi aspetteranno dei lavori mirati di più alla resistenza… pensando alle corse a tappe.

Fortunato sa che la sua crescita passa anche attraverso la crono. Eccolo in allenamento
Fortunato sa che la sua crescita passa anche attraverso la crono. Eccolo in allenamento
Un bel cambio nella preparazione…

Sì, prima la bici da crono ce l’avevo ma per tanti motivi l’avevo sempre trascurata. Alla fine si cercava di fare bene dove si poteva. Adesso non sarà più così. E la resistenza mi servirà. Poi nello specifico vedremo.

Pensi che farai anche qualche dieta, che dovrai limare qualche etto?

Non ne abbiamo parlato. Posso dire che nell’ultima settimana del Giro ero davvero magro e leggero e non abbiamo fatto chissà quali diete. Di sicuro ci sarà da migliorare qualcosa anche sotto questo aspetto.

Dicevi che correrai a settembre: che gare farai?

Tutte corse di un giorno, nelle quali servirà anche molta esplosività. Farò le corse del calendario italiano. La più importante è il Giro di Lombardia, poi Tre Valli, Milano-Torino… E forse anche il Giro dell’Emilia (e su quest’ultima il tono è di chi ci spera visto che correrebbe in casa, ndr).

Cattaneo, l’amore per le crono è un ritorno alle origini

30.07.2021
7 min
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La seconda vita di Mattia Cattaneo, s’è già detto, è iniziata con l’approdo alla Deceuninck-Quick Step. E se il 2020 ha avuto come per tutti il freno del Covid, la stagione in corso sta mostrando il bergamasco sotto una luce finalmente limpida. Il Tour de France concluso in dodicesima posizione, con il secondo posto di Tignes, il quarto di Quillan e le due crono in crescendo – 8° a Laval, poi 6° a Saint Emilion – lo hanno riproposto all’attenzione del grande gruppo come fu alle origini quando ci mise piede. Il terzo posto al tricolore di Faenza unito agli altri bei risultati di stagione nella specialità hanno detto chiaramente che il rapporto fra Mattia e il cronometro sta tornando quello di un tempo. E la cosa genera interesse. Perché abbiamo fatto l’occhio con Ganna e Affini (al lusso ci si abitua presto), ma ritrovare fra i migliori un atleta che sa anche difendersi sulle grandi montagne suona decisamente insolito. L’ultimo a ben vedere è stato Nibali.

Passione crono

Mattia è in partenza per San Sebastian, nell’ennesima sostituzione che gli è stata chiesta quest’anno. E così riempiendo la valigia, ci racconta il suo rapporto con le sfide al tempo.

«Penso di aver sempre avuto una predisposizione per la crono – racconta – sin da quando ero allievo, ma con Rossato al tempo della Trevigiani ho iniziato a lavorarci bene. Mi piace tutto. Sia lo sforzo solitario, sia tutto il lavoro che c’è dietro su posizione e materiali. La bici da crono la uso regolarmente un paio di volte a settimana, anche tre se c’è da preparare un appuntamento. Non la mollo neppure a dicembre, ci lavoro molto. Faccio esercizi per la posizione, anche a secco…».

La usi due volte a settimana, facendo cosa?

Se esco due volte, il primo faccio lavori specifici per tre ore, tre ore e mezza. La seconda volta faccio un’ora e mezza sulla bici normale e un’ora e mezza su quella da crono. Sono fortunato perché ho una buona posizione di base, anche se arrivato in Deceuninck ho cambiato parecchio per trovare la miglior aerodinamica.

Specialized ci lavora parecchio.

C’è tanto lavoro che non si vede, giornate intere a fare aggiustamenti della posizione e prova di materiali. La nostra è una delle bici più veloci, per cui anche noi dobbiamo imparare ad assecondarla.

Sei uno che il salita tira il rapporto, si dice invece che a crono si debba puntare sulla frequenza…

Ma io pedalo allo stesso modo, mai super agile. E poi la crono dura al massimo un’ora, in cui devi dare tutto. Su strada non metterei mai il 58, a crono ormai è la regola.

E’ una bici comoda?

Dipende da cosa intendiamo per comodo, ma direi che non lo è particolarmente. Stare in posizione è difficile, però dipende anche da quanto sia estrema. Per questo faccio tanti lavori giù dalla bici, allenandomi per stare stretto con le spalle. La mia posizione comporta tanto stress, ma se ti alleni, starci sopra diventa più facile.

Si dice che se sei scomodo non rendi al massimo.

Dipende da quale obiettivo hai. Se sei Cavendish e dalla crono non hai niente da pretendere, ci sta che cerchi una posizione comoda. Se parti per stare davanti, difficile che tu possa essere anche comodo. Puoi cercare una via di mezzo, ma dipende dai corridori. E’ molto soggettivo. Gente come Kung o Roglic va fortissimo, ma non credo siano comodi.

Al Giro di Svizzera 2014, 10° in entrambe le crono. Posizione più lunga dell’attuale e di quella alle origini da U23
Al Giro di Svizzera 2014, 10° in entrambe le crono. Posizione più lunga dell’attuale e di quella alle origini da U23
Se è così estrema, come si fa a cambiare posizione durante un Giro?

E’ il motivo per cui durante la settimana passo spesso da una bici all’altra. Dipende da quanto ti alleni. Mi cambia poco. Sento che ho una posizione diversa, ma non mi stravolge. Per fortuna sono piuttosto flessibile, perché a parte la lunghezza delle pedivelle che resta quella, le altre misure e gli angoli sono tutti diversi.

Hai raggiunto il top della posizione o ci lavorerai ancora?

Sono previsti dei lavori e degli studi per migliorare ancora. Penso che cambierò ancora qualcosa. Lavorerò sui materiali, ci sono interventi da fare.

Vai meglio nelle crono secche o in quelle nelle corse a tappe?

Sembrerà strano, ma vado meglio nei giri, forse grazie al fatto che recupero bene. Nella crono secca sono meno performante, ma sono migliorato tanto. Al prologo dello Svizzera, ad esempio, sono arrivato terzo ed era come fosse una crono secca.

Nel 2017 arriva quinto al tricolore crono di Moscon. La posizione è più raccolta, le braccia più inclinate verso l’alto
Nel 2017 arriva quinto al tricolore crono di Moscon. La posizione è più raccolta, le braccia più inclinate verso l’alto
Ci sono dei rituali prima di una crono?

Certo, sempre uguali. La mattina provo il percorso il più lentamente possibile. Memorizzo le curve, cerco di capire quali si possono fare forte e quali sono pericolose, quelle da fare in posizione e quelle in cui frenare. Poi mangio sempre le stesse cose e mi scaldo allo stesso modo.

Come ti scaldi?

E’ sempre uguale e in base alla lunghezza della crono metto o tolgo qualcosa. Faccio ripetute, qualcuna in più se la crono è breve, di più se è lunga. La base è identica e mentre mi scaldo bevo soltanto acqua, niente sali. E cerco di mangiare poco. Nelle crono voglio essere vuoto.

Perché?

Perché faccio fatica a digerire, per questo mangio poco, sennò sto male. Né gel né sali, solo acqua. All’italiano, Bramati mi diceva di prendere la borraccia, ma ho finito la gara senza bere un sorso.

Non c’è rischio di calare restando così vuoto?

Forse un minimo calo l’ho avuto all’italiano, ma impercettibile e perché era caldo a quel modo. 

Quando ti scaldi ascolti musica?

Sempre la stessa, di solito musica dance o comunque ben ritmata. Non riuscirei a scaldarmi con la lirica, però magari qualcuno lo fa. 

Ruote?

Sempre le stesse, ma mi rendo conto di essere particolare anche in questo. All’inizio del Tour sono venuti a chiedermi che ruote e che copertoni volessi per la prima tappa, gli ho risposto che avrei usato le stesse cose per tutto il Tour. A crono è lo stesso. Lenticolare dietro e alto profilo davanti, a meno che non ci sia tanta salita e allora si può valutare l’alto profilo anche dietro, per un fatto di peso.

Ti sarebbe piaciuto andare alla crono di Tokyo.

Mi sarebbe piaciuto molto, ma i tempi della convocazione probabilmente lo hanno impedito.

Ti piacerebbe andare al mondiale?

Mi piacerebbe riuscire a guadagnarmi la convocazione per una cronometro. E’ un’aspirazione che ho da un po’, ma adesso è supportata da qualche bella prestazione. Sarei quasi più contento di arrivare in azzurro per la crono che per la gara su strada

Niente da dire. Dopo il bel Tour a Tokyo ci sarebbe stato bene davvero, ma la tagliola olimpica che prevedeva la consegna dei nomi entro il 5 luglio lo ha tagliato fuori. Ha davanti Ganna e Affini. Eppure su un percorso duro come gli ultimi, anche Cattaneo avrebbe potuto dire la sua. Rivederlo forte e motivato come ai bei tempi fa pensare che crescerà ancora. E allora il ritorno alle origini sarà davvero completo.

Olimpiadi in archivio, per Leuven ci serve un Bettiol da Fiandre

30.07.2021
4 min
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Probabilmente la sensazione del crampo Bettiol la conosce bene. Ci sono atleti che in qualche modo vi sono predisposti e siccome lo sanno, sono consapevoli anche di tutto quello che serve per scongiurarli. Il guaio è che forse le solite precauzioni non bastano se vai a correre le Olimpiadi in Giappone. Quando tutto viene spostato al limite, lo stress fisico s’impenna e puoi ritrovarti di colpo inchiodato su un dolore che conosci e contro cui hai poco da fare. Lo ha spiegato benissimo Malori stamattina. Perché, oltre al toscano, ne ha fatto le spese anche Izagirre nella crono e chissà quanti altri dal nome meno illustre, nei torridi giorni giapponesi. In archivio le Olimpiadi della strada con tutto quello che di bello ci hanno lasciato, si volta la pagina.

Moscon doveva essere il suo punto di appoggio nel finale dei Giochi, ma il crampo lo ha tradito
Moscon doveva essere il suo punto di appoggio nel finale dei Giochi, ma il crampo lo ha tradito

«Ne ho parlato con il dottore – ha detto Bettiol dopo la cronometro – e non ci siamo dati spiegazioni. Bisognava stare attenti alla dose di caffeina, ma abbiamo fatto in modo di non eccedere. Semplicemente è il mio fisico che ogni tanto, quando va fuori soglia, viene preso dai crampi. L’unica nota positiva è che nel 2019 alla Strade Bianche ho avuto i crampi e dopo un mese ho vinto il Fiandre. In più mettiamoci che qui in Giappone il clima è molto umido, quindi può succedere…».

Verso Leuven

Sulla strada di Alberto, il cui contratto con la EF Education-Nippo arriverà sino al 2023, si staglia ora il campionato del mondo, cui giungerà tramite la Vuelta. Ce lo aveva raccontato quando lo incontrammo a Livigno alla fine di giugno: la corsa spagnola sarà funzionale alla sfida iridata e la squadra lo ha accontentato.

La tappa vinta al Giro gli ha aperto le porte della nazionale. Lui l’ha messa in archivio ed è ripartito
La tappa vinta al Giro gli ha aperto le porte della nazionale. Lui l’ha messa in archivio ed è ripartito

«Dentro di me, porto via da queste Olimpiadi delle buone sensazioni – ha detto – sapendo che comunque siamo a metà della stagione. La prima parte si è conclusa con il Giro d’Italia, la seconda è appena cominciata con una bella prova alle Olimpiadi e prosegue con la Vuelta e il campionato nel mondo».

Una bella crono

La bella prova è più quella della crono di quella su strada, nonostante fosse partito per la prima come principale speranza azzurre e non avesse nulla da perdere nella seconda. Lo stesso Bradley Wiggins, a Tokyo con Eurosport, ha commentato positivamente la sua gara.

Tre giorni dopo la prova su strada, Alberto ha corso la crono, cogliendo l’11° posto
Tre giorni dopo la prova su strada, Alberto ha corso la crono, cogliendo l’11° posto

«A crono Bettiol è questo – ha detto Alberto – anche se rispetto ai grandi specialisti, come Dennis e Dumoulin, devo ancora migliorarmi e ci riuscirò piano piano con la mia squadra. Sono riuscito a dare il massimo fino all’arrivo, è difficile per me trovare dei punti in cui potevo spingere di più. Quando si riesce a dare tutto, è positivo. Ho rimpianti solo per la strada, anche se non potevo fare di più perché non è dipeso da me. Siamo stati una squadra con la S maiuscola, attualmente questo è il nostro livello. Ovviamente per quanto riguarda la corsa su strada non abbiamo adesso in Italia corridori che possano vincere una Liegi o il Lombardia. E alla fine l’Olimpiade è stata una grande classica. Abbiamo fatto del nostro meglio, abbiamo cercato di collaborare, siamo stati squadra».

Per vincere il mondiale, visto il percorso, servirà un uomo da Fiandre e Bettiol il Fiandre lo ha vinto. E’ l’unico fra gli italiani in attività a poterlo dire. Speriamo che per fine settembre, tutto si incastri nel giusto verso e che in qualche modo i crampi di Tokyo portino bene. Perciò, caro Betto, fai un bel respiro e buon ritorno a casa.

Malori, che cosa insegna la crono di Tokyo?

29.07.2021
5 min
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Il giorno dopo, rileggendo le immagini della crono olimpica e degli ordini di arrivo, ancora con Malori tiriamo le somme e cerchiamo fra i dettagli. L’ultima giornata olimpica su strada ci insegna qualcosa? Iniziamo immancabilmente da quella macchina da guerra slovena di nome Primoz Roglic.

«Mi piace da matti – dice Malo – perché cade, si rimbocca le maniche, torna e vince. Lo aveva fatto l’anno scorso dopo la batosta del Tour e lo ha rifatto quest’anno. Gli sloveni hanno un carattere diverso da tutti gli altri, ricordo anche quelli con cui ho corso alla Lampre. Se una corsa va male, loro pensano subito alla successiva. Se mi fosse successo come lui al Tour del 2020, sarei stato per un mese a prendermela col mondo, invece lui è ripartito, ha fatto un gran mondiale, ha vinto la Liegi e poi la Vuelta. Lo stesso Pogacar, che ha vinto il primo Tour al penultimo giorno, non ve lo sareste immaginato esultare come un matto? Invece zitto e buono. Anche quest’anno: secondo Tour e giusto qualche sorriso. Roglic uguale. Gli hanno fatto quella bella… torta alla Parigi-Nizza (il riferimento è al fatto che il gruppo gli avrebbe fatto pagare la vittoria non concessa a Mader, lasciando che perdesse la corsa nella tappa del giorno dopo, ndr). Lui zitto è ripartito e ha vinto i Paesi Baschi. Poi è caduto al Tour. Zitto e ha vinto le Olimpiadi a cronometro. Lo ripeto, mi piace da matti…».

Kung 4° con il tempo di Dennis, ma per 40 centesimi non ha preso il bronzo: il primo fra i reduci del Tour
Kung 4° con il tempo di Dennis, ma per 40 centesimi non ha preso il bronzo: il primo fra i reduci del Tour
La crono, appunto…

Pensavo risultasse più facile. Come a Rio, che sembrava dura, ma alla fine vinse comunque uno specialista come Cancellara. La regia ha lavorato malissimo facendoci vedere solo la salita dell’intertempo, ma i punti duri erano dovunque. Sennò non veniva fuori solo una media di 48. E qui secondo me va fatta notare una cosa interessante.

Quale?

Ricordate il discorso già fatto per Van Aert sul tempo giusto per arrivare in Giappone? Dicemmo che le soluzioni erano due. Arrivare due settimane prima per acclimatarsi sul serio, oppure andare all’ultimo momento e correre, come hanno fatto quelli del Tour, senza che il corpo percepisse lo stravolgimento del nuovo ambiente. Non è stato per caso che nella prova su strada i primi 8 venivano tutti dalla Francia, tre giorni prima. Ieri invece dei primi 5 solo Kung ha fatto il Tour.

Malori aveva previsto che Dumoulin potesse fare un grande risultato. Argento e carriera che riparte
Malori aveva previsto che Dumoulin potesse fare un grande risultato. Argento e carriera che riparte
Che cosa significa?

E’ successo quello che dicevamo. Sono arrivati dal Tour facendo il viaggio la sera stessa e senza recuperare. Hanno corso, andando forte. Poi hanno iniziato a risentire del cambio di ambiente e la corsa in linea ha fatto traboccare il vaso. La conferma è Van Aert. Come è possibile che volasse su strada e ieri non andasse avanti? Roglic invece non correva dalla prima settimana del Tour. Dennis e Dumoulin dal Giro di Svizzera. Si sono allenati bene ed ecco il risultato.

Però hanno corso anche loro su strada…

Senza i fuorigiri degli altri, di Van Aert ad esempio. Il confronto insegna. Roglic dopo il Tour avrà preso la bici da crono e pensato solo a questo giorno. Ha usato la corsa in linea, come dicono gli spagnoli, per togliere il catrame dal motore. Ed è arrivato perfetto alla crono.

Ganna 5° a meno di 2″ dal podio: ora porterà la sua rabbia su pista
Ganna 5° a meno di 2″ dal podio: ora porterà la sua rabbia su pista
A noi sembra, visto il percorso, che Ganna abbia fatto una buonissima crono.

Sono d’accordo. Viste le strade è arrivato a due secondi dalla medaglia dietro gente che in salita è molto più forte di lui. Non dimentichiamo che Pippo pesa più di 80 chili e Tokyo non era Imola. Se la crono fosse stata veloce, allora accostare la preparazione su pista sarebbe stato possibile. Perciò credo che Ganna abbia una grandissima condizione e in pista se la squadra sarà all’altezza, potrebbe guidarci a un oro storico nel quartetto.

Ti sei accorto però che rispetto al solito continuava a scivolare sulla sella?

Molto strano, stavo per dirlo io. L’ho visto tanto scomposto, mentre di solito è da manuale del cronoman ed è lui che insegna agli altri. Non trovava il ritmo, era irregolare. Il fatto di spostarti sulla sella, se la posizione che hai è perfetta come la sua, è la spia del fatto che non ti senti al top. Ti sposti cercando gli angoli migliori, ti scomponi. Quando stai bene invece, trovi rapporto e posizione. Secondo me Pippo ha capito subito di non avere le gambe per vincere. E a maggior ragione ha fatto una super crono. C’erano giorni in cui non ero in condizione e mi sembrava di avere la sella troppo bassa, ma nessuno ovviamente l’aveva toccata.

Uran ha chiuso all’8° posto: uno dei 3 corridori fra il 4° e il 10° posto ad aver finito il Tour
Uran ha chiuso all’8° posto: uno dei 3 corridori fra il 4° e il 10° posto ad aver finito il Tour
A questo punto in pista avrà condizione e… rabbia?

Con un Ganna così, per quanto gli gireranno le scatole, l’oro nell’inseguimento potrebbe essere a portata di mano. Al tricolore di Faenza (quarto a 12 secondi dal podio, ndr) non si è arrabbiato più di tanto, perché sapeva di aver lavorato per questi giorni. Ma qui, da campione del mondo in carica, aver mancato la medaglia per meno di due secondi ti fa arrabbiare, eccome. Posso dire un’altra cosa?

Prego.

Hanno stufato con queste crono, che sono cronoscalate. Posso capire durante un Tour, con Pogacar contro Roglic, ma nelle gare titolate, almeno una crono veloce vorranno metterla?

Cosa dici dei crampi di Izagirre?

Che il corpo a un certo punto non ce la fa più. Spingi il muscolo troppo in là e lui ti presenta il conto. L’esperienza insegna. Come Bettiol. Non a caso, due come Carapaz e Uran, abituati a gestirsi nei viaggi intercontinentali, se la sono cavata decisamente bene. Roglic ha fatto una grande crono, ma pensando alla strada, anche se da italiano non dovrei dirlo, ha vinto quello che se la meritava di più.

Ganna, questa sconfitta sarà benzina su pista

28.07.2021
4 min
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La calma è la virtù dei forti e sarà per questo che Filippo Ganna è calmissimo. Per quanto possa bruciare una sconfitta per uno schiocco di dita, c’è sempre da trarne insegnamento per il futuro, sia prossimo sia più lontano. E così fa la Locomotiva di Verbania, soltanto pochi minuti dopo che, per meno di due secondi (1”74 a voler andar a contare i centesimi) ha visto volar via quella medaglia che in tantissimi, non solo gli appassionati di ciclismo, vedevano già al suo collo.

Sul podio campioni dei grandi Giri come Dumoulin e Roglic e uno specialista forte in salita come Dennis
Sul podio campioni dei grandi Giri come Dumoulin e Roglic e uno specialista forte in salita come Dennis

Gente da Tour

Il nostro Top Ganna però non è decollato come ci aveva abituato negli ultimi 12 mesi, dal trionfo iridato all’autodromo di Imola alle 5 cronometro vinte in serie negli ultimi due Giri d’Italia tra l’autunno e la primavera scorsi.

«Ho giocato le mie carte ed ovviamente c’è un po’ di rammarico perché eravamo tanti in pochi secondi – ha ammesso – c’è gente sul podio che era al Tour de France fino all’altro giorno e che vince corse a tappe».

In effetti, come dargli torto: sia il dominatore assoluto della crono olimpica Primoz Roglic sia il rinato Tom Dumoulin ne hanno vinti tre in due: le ultime 2 Vuelta di Spagna (per lo sloveno) e il Giro d’Italia 2017 (per l’olandese che ha ritrovato la passione per il suo lavoro). E Rohan Dennis? Sicuramente tutti ve lo ricordate a spianare la strada in salita a Tao Geoghegan Hart al Giro d’Italia, soprattutto sullo Stelvio.

Dislivello record

Con il fisico che si ritrova e visto il percorso ai piedi del Monte Fuji, Superpippo ha già fatto un miracolo.

«Prima della crono, nei giorni scorsi – racconta – avevo sentito Dario (David Cioni, allenatore della Ineos Grenadiers, ndr) e avevamo calcolato che dovevo metterci tre minuti in più, per cui direi che va bene. Qui c’erano 800 metri di dislivello, mica 200 e per me Roglic è sempre stato l’uomo da battere. Un percorso così duro l’avevo trovato soltanto in Yorkshire, dove però ero riuscito a salire sul podio. Più di così non potevo fare, magari ci riuscirò a Parigi, dove ci sarà un percorso più adatto alle mie caratteristiche, qui purtroppo era troppo dura per me. Scalatore ancora non lo sono, magari».

Ganna ha guadagnato nei tratti veloci e subito il ritmo in salita: visto il percorso, una sconfitta difficile da scongiurare
Ganna ha subito in salita: visto il percorso, una sconfitta difficile da scongiurare

Nessun rimpianto

Eppure ci ha provato e per poco non ci regalava la prima medaglia olimpica a cronometro della storia.

«Riuscivo a guadagnare tanto nei pezzi in discesa e nei tratti tecnici – spiega – mentre in salita mantenevo i miei valori. Sono gli altri che vanno più forte in questo momento. Ho fatto quello che potevo e che era nelle mie corde. Sono tranquillo e non ho nessun rimpianto, perché penso che se l’Olimpiade fosse stata lo scorso anno, forse non avrei nemmeno fatto questa gara, non avevamo ancora deciso con Davide (il ct Cassani, ndr)».

Ora la pista

E ora, messa via la sconfitta, si sfreccia in pista, direzione Velodromo di Izu, dove l’aspettano Simone Consonni, Francesco Lamon e Jonathan Milan.

«Abbiamo rotto il ghiaccio, cominciato l’Olimpiade – sorride – ora cerchiamo di ottenere quello per cui siamo qui». A chi pensa che il doppio obiettivo abbia potuto togliergli smalto per la strada, replica deciso: «Il mio impegno era diviso in due parti, non rimpiango niente e rifarei tutto uguale».

Il toscano Bettiol ha dato il massimo, ma sa di poter crescere
Il toscano Bettiol ha dato il massimo, ma sa di poter crescere

Obiettivo quartetto

Ora metterà tutta la sua grinta per l’inseguimento a squadre: il 3 agosto ci sono le qualificazioni, il 4 le finali che mettono in palio le medaglie. Ganna carica la banda di Marco Villa.

«I ragazzi sono arrivati ieri – dice – speriamo che abbiano messo a posto anche loro il jet lag già oggi e che la gamba cominci a girare bene. Siamo fiduciosi e vediamo adesso come andranno i primi allenamenti. Se in pista andrà bene, magari non dimentico del tutto la gara odierna, ma sicuramente passa in secondo piano».

Fuji Speedway fulcro delle (dure) crono.

27.07.2021
4 min
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Archiviate le prove su strada è tempo di cronometro individuali. Fulcro delle prove contro il tempo, sia quella maschile che quella femminile, sarà il Fuji International Speedway. E’ da lì che si parte e che si arriva. Cerchiamo quindi di scoprire cosa dovranno attendere le ragazze e i ragazzi a Tokyo.

Uomini e donne stesso giro

Si tratta di un anello di 22,1 chilometri. Gli uomini lo percorreranno due volte per un totale di 44,2 chilometri, le donne una. L’altimetria è alquanto impegnativa per essere una gara contro il tempo: sono ben 423 i metri di dislivello a tornata, che diventano 846 metri per gli uomini. Un valore assolutamente piuttosto elevato.

Le pendenze non sono mai eccessive, quindi si può fare velocità, ma per farlo servirà una grande condizione. Perché se ci si aspetta dei piattoni lunghi, ci si sbaglia di grosso. Anche all’interno dello stesso circuito ad esclusione del rettilineo d’arrivo non si è mai totalmente in piano. E questo conta molto in una specialità super tecnica come la crono.

Van Aert in ricognizione con la bici da crono già prima delle prova in linea (foto Belga)
Van Aert in ricognizione con la bici da crono già prima delle prova in linea (foto Belga)

Specialisti che fatica 

Questo infatti svantaggia in qualche modo i super specialisti e i grandi pesi. Non a caso Wout Van Aert dà per favoriti cronoman meno pesanti come Roglic e il suo compagno di squadra Evenepoel. Insomma gente come Kueng, Campenarts, Dennis e se vogliamo anche il nostro Filippo Ganna si presuppone dovrebbero pagare qualcosa. Faranno più fatica a sfruttare la loro potenza pura.

Conterà quindi la condizione.

Voci di corridoio ci danno un Pippo in grande spolvero, carico al massimo. E questa situazione ricorda molto la crono di Valdobbiadene al Giro dell’anno scorso, che non era affatto piatta. Ma certo, quella è una crono all’interno di una gara a tappe e il paragone si può fare, ma solo fino ad un certo punto. Stare spianati, mantenere la posizione e spingere in modo redditizio anche in salita sarà la chiave per il podio.

Nella crono di Valdobbiadene al Giro del 2020, molto ondulata, Ganna riuscì a vincere
Nella crono di Valdobbiadene al Giro del 2020, molto ondulata, Ganna riuscì a vincere

Tanti falsopiani

La prima parte è molto veloce. Non ci sono curve tecniche e quindi gli specialisti potranno spianarsi bene sui loro manubri aero e sapranno guidare al meglio (e guadagnare qualcosa), magari lì potranno fare la differenza con i pesi leggeri. Poi al chilometro 3,8 ecco un primo strappo. Forse il più duro. Ci sono 500 metri piuttosto ripidi (12%), un breve tratto di respiro e inizia la salita più lunga: quasi 5 chilometri al 4,5%. Serve tanta potenza. Chi sta bene fa velocità, chi non riesce a sviluppare watt perde. E tanto…

I sei chilometri successivi riportano all’autodromo. Tendono a scendere ma sono tutti da spingere. A quel punto si fa una tornata del Fuji International Speedway, che come detto è un susseguirsi di falsopiani.

Se per le donne finisce lì, per gli uomini si ripete tutto un’altra volta. Sarà bene quindi gestire bene le energie. Ma con gli strumenti attuali non dovrebbe essere un grande problema.

Van der Breggen di nuovo favorita: lei è la campionessa del mondo in carica
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Meteo ed orari 

Il meteo potrebbe avere il suo bel peso. Se le donne dovrebbero sfangarla, per gli uomini il rischio pioggia è un po’ più elevato. Questo potrebbe tornare a favorire gli specialisti che hanno un maggior feeling con questa tipologia di bici. Anche se, ripetiamo, non è un tracciato tecnico.

Per quel che riguarda i materiali riportiamo quel che ci aveva anticipato Marco Pinotti: altissimo profilo all’anteriore (o al massimo a tre razze) e lenticolare al posteriore.

Infine gli orari: Elisa Longo Borghini parte domani alle 4,54 italiane. E a seguire Bettiol e Ganna (ultimo a lasciare la rampa) scatteranno rispettivamente alle 8,30 e alle 9,10.

Da Faenza a Tokyo, i giorni di Ganna nel racconto del padre

27.07.2021
3 min
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Domani tocca a Ganna e Bettiol nella crono. Poi anche Alberto lascerà il ritiro degli azzurri e per il gigante del Team Ineos Grenadiers si aprirà anche l’avventura delle Olimpiadi su pista. Filippo, campione del mondo a cronometro, si gioca tanto. Da quando gli è sfuggita la maglia tricolore della crono, non ha in testa che Tokyo e le sue sfide. Suo padre lo sa bene. E va bene che i festeggiamenti in casa non sono mancati, dato che a vincere la maglia tricolore nella prova contro il tempo è stato Matteo Sobrero, ma la voglia di rivincita è tanta.

La maglia tricolore è rimasta in casa, vinta da Sobrero, ma Filippo ora ha da prendersi le sue rivincite
La maglia tricolore è rimasta in casa, vinta da Sobrero, ma Filippo ora ha da prendersi le sue rivincite

Carico di lavoro

«Abbiamo festeggiato comunque – racconta Marco, padre di Filippo – e non vi nego che io un po’ me lo aspettavo. La settimana prima del campionato italiano, mio figlio ha svolto lavori importanti su pista come partenze da fermo, lavori di forza, ripetute. Insomma, un bel carico da dover assimilare. E’ stata comprensibile la sua prestazione».

Dopo i carichi di lavoro degli ultimi due mesi, è arrivato il momento di far esplodere i cavalli
Dopo i carichi di lavoro degli ultimi due mesi, è arrivato il momento di far esplodere i cavalli

Lavoro giusto

«La vittoria – continua papà Ganna – è rimasta… in casa. Matteo già prima che vincesse aveva dimostrato di avere delle ottime gambe. Se Filippo è rimasto deluso? Non direi, in fin dei conti era consapevole di aver lavorato duramente. Pensate che personalmente ho sentito anche delle lamentele inerenti al fatto che Filippo non abbia partecipato alle classiche del nord. Ma come fai a pianificare degli obiettivi in questo modo? Già la preparazione dell’italiano come abbiamo visto non è stata semplice, e chi ne capisce un po’ di ciclismo queste cose le sa bene. Analizzando la sua prima parte di stagione – continua il padre – direi che tutto sommato è andata bene: ha corso una bella Milano-Sanremo e ha fatto un bellissimo Giro d’Italia».

Ganna Tricolori 2021
Dalla delusione di Faenza nascerà la crono di domani a Tokyo
Ganna Tricolori 2021
Dalla delusione di Faenza nascerà la crono di domani a Tokyo

E adesso Tokyo

Ma adesso le Olimpiadi sono arrivate, fra poche ore si corre. Ganna partirà alle 16,10. Un minuto e mezzo prima di lui toccherà a Van Aert.

«Sono fiducioso – conclude suo padre – anche Filippo è sereno, sa di aver lavorato bene e di essersi concentrato per arrivare al top della condizione. Chi lo ha visto correre ultimamente in Sardegna si è detto soddisfatto della sua corsa. Il percorso è duro, io personalmente spero che il tempo sia favorevole e che vada tutto bene. In questi anni Filippo ha dimostrato il suo valore e continuerà a farlo con lavoro, impegno e passione».