E le donne? Vincono gli Usa, azzurre quarte senza rimpianti

07.08.2024
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PARIGI (Francia) – Ad un certo punto il sogno del bronzo sembrava possibile, poi è arrivato il sorpasso della Gran Bretagna. Le sensazioni delle azzurre sono un misto tra la soddisfazione per la prestazione di questi due giorni e l’amarezza per un sogno sfiorato.

All’inizio prevale la seconda e non mancano le lacrime, nascoste da un bell’abbraccio collettivo, prima di dedicarsi ai microfoni. Chiara Consonni, rientrata in finale al posto di Letizia Paternoster, Elisa Balsamo, Vittoria Guazzini e Martina Fidanza ci hanno provato fino all’ultima goccia di energia: partenza “a bomba” e cuore oltre l’ostacolo.

Le azzurre impegnate nella finale per il bronzo: (da sinistra) Martina Fidanza, Chiara Consonni, Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini
Le azzurre impegnate nella finale per il bronzo: (da sinistra) Martina Fidanza, Chiara Consonni, Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini

Cuore Guazzini

Inizia Vittoria Guazzini: «Siamo dispiaciute, abbiamo dato l’anima. Non possiamo rimproverarci niente. Ho visto Elisa molto dispiaciuta, ma con tutto quello che ha passato è già una grande cosa che sia stata qua. Si vince e si perde insieme. Voglio ripeterlo. Per noi, per Martina (Alzini, ndr) che è rimasta fuori, ringrazio tutti. La Nazionale, Marco Villa, Diego Bragato, lo staff. Non è facile mettere insieme ragazze così, ci vogliamo bene, a volte talmente tanto che discutiamo come se fossimo sorelle. Qualche piantino e poi si volta pagina». 

La sfida con la Gran Bretagna è stata intensa e Vittoria insiste nel suo racconto: «Siamo partite forte, avevamo visto il tempo che avevano fatto loro, sapevamo che non ci sarebbe stato modo di recuperare. I ragazzi ci hanno galvanizzato, come tre anni fa quando hanno vinto a Tokyo. Prima dei rulli abbiamo aspettato perché ci siamo preparati tutti insieme. Grandissimi loro, peccato per noi, ce l’abbiamo messa tutta. Sapevamo che avremmo avuto un calo. Ma era una finale, dovevamo ballare. E’ arrivata la botta alla fine. Ci abbiamo creduto, ma iniziare forte era l’unica strada. Ci sono mancate alcune centinaia di metri».

E il futuro? «E’ un gruppo giovane, ora c’è dispiacere, guardiamo a Los Angeles. Analizzeremo quello che non è andato, complimenti alle altre nazioni. Potremmo trovare tutte le scuse del mondo, ma non siamo fatte così».

Oro agli Stati Uniti, argento alla Nuova Zelanda e bronzo alla Gran Bretagna, che appunto ha battuto le azzurre
Oro agli Stati Uniti, argento alla Nuova Zelanda e bronzo alla Gran Bretagna, che appunto ha battuto le azzurre

Balsamo leader

Elisa Balsamo parla da leader delle azzurre. Era attesa ed è arrivata in gruppo. «Mi sento tanto responsabile di questo gruppo. Ho fatto l’ultima gara di coppa di qualifica per Rio e sono tanti anni che sono qui e mi sento responsabile. Abbiamo dato il massimo e questo fa sì che non abbiamo rimpianti. Semplicemente, fa male essere arrivati così vicino ad un sogno. L’ultimo anno per me è stato difficile, essere qui è già qualcosa. Non avevamo più di quello che abbiamo dato».

Olimpiade finita per Elisa? Non è detto a quanto pare. «Siamo in tre per la Madison, non so chi correrà. Il quartetto era la prova che abbiamo preparato di più. Anche se la mia Olimpiade dovesse finire qui, tornerò a casa con un bel ricordo, ed è questa la cosa più importante». 

A differenza delle compagne, Elisa non guarda molto avanti: «L’Olimpiade è importantissima, ma la vita e la carriera vanno avanti. Penso giorno per giorno, suddivido la mia stagione per obiettivi. Los Angeles non mi sfiora minimamente come pensiero». 

Un po’ di rammarico per non essere arrivata al top c’è. La storia è nota e per lei non è stato un anno fortunato. Su come sarebbe andata se si fosse presentata con più energie, ognuno può pensarla come crede e chissà cosa pensa lei. 

«La mia condizione non è al cento per cento, non mi nascondo, non è una scusa. Il mio avvicinamento non è stato facile. Sono sicura di aver fatto tutto quello che mi era possibile, forse anche di più».

Il gruppo di Marco Villa. Al centro in maglia bianca Letizia Paternoster, che aveva disputato i primi due turni del quartetto femminile
Il gruppo di Marco Villa. Al centro in maglia bianca Letizia Paternoster, che aveva disputato i primi due turni del quartetto femminile

Passione pista

«Ho avuto un pianto liberatorio. Troppa tensione e l’ho sfogata così – racconta Chiara Consonni Eravamo il quartetto dei nostri sogni, ci abbiamo provato».

La famiglia Consonni torna a casa con una medaglia, quella di Simone, fratello di Chiara. «E c’è ancora la Madison di Simone, noi siamo in tre, vedremo cosa deciderà Marco (Villa, ndr). Già essere qui e condividere queste emozioni con le mie compagne è bellissimo».

Le ultime parole spettano poi a Martina Fidanza, anche lei sospesa fra presente e futuro: «Siamo partite forti, forse un po’ troppo, non so. Ci abbiamo provato, dispiace, ma non credo potessimo far meglio». 

«Los Angeles? La pista rimane la mia più grande passione. Il mio sogno è quello: fare un’altra Olimpiade. Ma so che il tempo è lungo e le cose cambiano, basti pensare a ciò che è successo a Elisa. Quello che sogno è una medaglia tra quattro anni. Lavoreremo per questo e vedremo come andranno questi anni».

Longo Borghini, il quinto tricolore per scacciare i fantasmi

22.06.2024
7 min
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SCARPERIA – Ha attaccato poco prima del suono della campana, quando mancavano 26 chilometri al traguardo. La Lidl-Trek l’ha lanciata come si fa negli sprint col velocista ed Elisa Longo Borghini ha preso il largo. Dieci secondi. Poi venti. Poi quasi cinquanta. E quando alla fine il traguardo ha interrotto l’inseguimento, il gruzzolo di 13 secondi rimasti le ha permesso di alzare le braccia e inscenare una mimica che poi ci spiegherà.

Dietro inseguivano le ragazze delle Fiamme Azzurre, con Elena Cecchini e Chiara Consonni per Letizia Paternoster. Anche la UAE Adq sembrava voler lavorare per Eleonora Gasparrini (poi tricolore U23), ma non ha messo tutte le ragazze a tirare. E la Longo, voltandosi appena un paio di volte, ha ringraziato e portato a termine il quinto successo tricolore. Pensando allo smacco di due giorni fa, quando il titolo della crono le è stato tolto per una penalizzazione a causa dell’esigua distanza dell’ammiraglia alle sue spalle, si capisce che fosse super motivata.

«Me la sono ripresa!»

Raramente infatti abbiamo visto Elisa sorridere al limite della commozione. Quando scherzando, prima del podio, le abbiamo detto che almeno una maglia le è rimasta, ha cambiato sguardo e con tono minaccioso ha detto: «Non mi è rimasta, me la sono ripresa!». Ma ora che siamo occhi negli occhi e si parla un po’ più a fondo, il suo stato d’animo viene a galla e tutto si spiega. Si è seduta sugli scalini del podio, noi siamo qui davanti, in ginocchio ai suoi piedi. Scherza anche su questo, l’umore è comunque buono.

«Ero molto triste ieri – spiega – non tanto per aver perso il titolo italiano a cronometro, ma per il pensiero che qualcuno credesse che io vinca con il sotterfugio. Questo non mi appartiene, a me piace vincere e perdere correttamente. Ho accettato il verdetto della giuria. Io credo profondamente nella giustizia e andava bene così, però sono rimasta molto male. Devo dire che ho provato anche un forte senso di vergogna ieri nel fare la sgambata, indossando la maglia della Lidl-Trek…».

Perché?

Avevo paura che le persone mi guardassero e pensassero che io non voglia vincere correttamente. Però poi alla fine mio marito mi ha detto una cosa molto intelligente. Mi ha detto che era tutto nella mia testa e nessuno del mestiere pensa una cosa così. Ed ha aggiunto: «Domani fai vedere che tu vinci lealmente e che sei la più forte». Stessa cosa mi ha detto ieri la mia amica Audrey: «Corri col cuore e smentisci tutti anche quelli che pensano male, che sono molto pochi». E oggi per me è un sollievo e questa è la maglia tricolore del sollievo e della correttezza. Sapete cosa ho detto ieri a Jacopo?

Cosa?

Se domani vinco, mi giro e faccio il segno alla moto di stare dietro. E oggi l’ho fatto (sorride, ecco spiegata la mimica sul traguardo, ndr).

Il rientro di Elisa Balsamo è stato molto positivo: i numeri c’erano, come pure i dubbi
Il rientro di Elisa Balsamo è stato molto positivo: i numeri c’erano, come pure i dubbi
Un attacco preparato e messo a segno con la squadra…

Attacco preparato. Sapevamo che Elisa Balsamo era forte, però aveva anche il dubbio della prima corsa dall’infortunio. Ci siamo parlate e lei mi ha detto di attaccare. Ilaria Sanguineti e Gaia Realini mi hanno fatto una leadout galattico. A quel punto avevo solo da sparare il mio colpo e sono riuscita a staccarle tutte ed arrivare all’arrivo. Sapevo che non era semplice sopravvivere nei tratti controvento sulla strada grande. Però ho tenuto dei watt costanti e sapevo che se fossi salita ad un determinato wattaggio sugli strappetti, non mi avrebbero più presa. E’ stata un’azione lunga quasi come la crono di giovedì. E’ una bella soddisfazione avere questa maglia, sono felice.

Quanto è importante avere delle conferme di questo tipo prima del Giro d’Italia e delle Olimpiadi?

Molto! Ho lavorato tanto in altura, ma soprattutto sull’endurance e non su lavori più esplosivi. Adesso tornerò al Rifugio Flora Alpina, a San Pellegrino, con la nazionale e riuscirò a fare ancora un bel blocco di lavoro. Slongo verrà con me per fare determinati tipi di lavoro dietro moto. Cercherò di prepararmi al meglio.  Per ora è stata una bellissima stagione e spero di riuscire ad affrontare il Giro in un’ottima condizione. Altrimenti mi metterò l’anima in pace.

Parlavi di Elisa Balsamo: incredibile come sia rientrata forte già alla prima corsa, no?

Per me è una bellissima cosa. Elisa ha passato due anni veramente di inferno e ci ha sempre messo la faccia, nel vero senso della parola. Immagino la sua sofferenza e la stimo molto proprio per il modo in cui riesce sempre a tornare. Perché alla fine rinasce sempre e io sono una sua fan. La stimo tantissimo e mi ispira ogni giorno a fare meglio.

C’è una dedica particolare per questa maglia?

Oltre a mio marito Jacopo, la dedico a mio papà e mia mamma. E’ un evento più unico che raro che mio papà sia venuto a vedermi, perché adesso è la stagione del fieno e lui sta facendo il fieno, quindi è sempre un po’ preso. Però fortunatamente a casa piove e allora mi ha detto che sarebbe venuto. E sono contenta che mio papà fosse qua oggi.

A parte quello che deciderà Velo, quanto sarebbe importante per te fare la crono di Parigi, sia per la prova in sé e sia in funzione della strada?

Sicuramente la crono per me è importante e ci ho anche lavorato abbastanza. Migliorare era uno degli obiettivi della stagione, anche in chiave Grandi Giri. Penso di avere fatto un’ottima prova anche all’italiano, perché comunque su un percorso così poco adatto alle mie caratteristiche, sono riuscita a mettere giù dei buoni numeri, nonostante la stanchezza dello Svizzera dove non ci siamo per niente risparmiate. Alle Olimpiadi ci terrei veramente molto, poi la scelta non dipende da me. Accetterò qualsiasi verdetto, non muore nessuno. Sarebbe bello poterla fare per cercare un buon risultato, ma anche per sbloccarsi in vista della strada. E adesso andiamo. Stasera torno a casa e preparo la valigia per me e per Jacopo che domani corre. Viene anche lui in altura. Vedete che anche io faccio delle cose da brava moglie?

Si alza e si allontana con il dottor Daniele e con Elisabetta Borgia. Il sorriso che ha riscoperto in questo lungo periodo iniziato con il lockdown illumina le sue prestazioni e l’umore di chi la circonda. Non ci si abitua mai a vincere, l’ha appena detto, soprattutto se ogni vittoria costa tanta fatica. Quella di oggi non è stata banale, ma serviva un gesto come questo per scacciare gli ultimi fantasmi.

Liberazione, UAE Adq in parata: la prima di Consonni

25.04.2024
7 min
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ROMA – «Quest’anno sicuramente c’ero andata tante volte vicino – dice Chiara Consonni – non è sempre la sfortuna, però essere lì e non riuscire mai ad arrivare con le braccia al cielo… Questa vittoria è un po’ una Liberazione in tutti i sensi, scusa il gioco di parole. Non mi era mai capitato di arrivare in tre. Andare in fuga è stato durissimo, il misuratore parla di 270 watt normalizzati, non sono pochi. Però ci sta, dai. Abbiamo provato qualcosa di diverso, magari non quello che si aspettavano. Volevamo anche vedere come stavamo, quali sensazioni e ce l’abbiamo fatta».

Gruppo al via: 18 squadre, 96 chilometri di gara
Gruppo al via: 18 squadre, 96 chilometri di gara

Dominio di squadra

Il Coati-Liberazione Donne si è da poco concluso con lo strapotere del UAE Team Adq, finalmente in una giornata di sole. L’organizzazione di Claudio Terenzi è impeccabile, peccato che la politica romana sia così avara di slanci e certe volte sembra di essere ospiti indesiderati al cospetto degli imperatori di turno.

Scorrendo l’elenco dei partenti, appariva chiaro che il team emiratino guidato da Arzeni avesse poche rivali e proprio questo poteva diventare motivo di rischio. Quando è più facile vincere che perdere, non sai mai come va a finire.

«A volte queste gare che sembrano tanto facili – dice Eleonora Gasparrini, atleta più combattiva di giornata – in realtà sono più difficili di quello che si pensa. Siamo riuscite comunque a fare un lavoro di squadra straordinario, quindi grazie anche a tutte le altre compagne. Siamo contenti. Perché è passata prima Chiara? E’ giusto così. Io quest’anno ho già vinto, Silvia (Persico, ndr) aveva già vinto questa gara, quindi mancava la “Conso”. Per me è stata comunque una prima parte di stagione abbastanza buona. All’Amstel sono riuscita a ottenere anche un sesto posto, quindi sono molto contenta. La condizione sta crescendo e la stagione è ancora lunga. Ho diversi obiettivi e cerchiamo di continuare così».

Il UAE Team Adq ha preso in mano la corsa da subito e l’ha girata in suo favore
Il UAE Team Adq ha preso in mano la corsa da subito e l’ha girata in suo favore

Le azzurre a Parigi

Mentre le ragazze giravano sotto lo sguardo interessato e curioso di Marta Bastianelli, la vicinanza del cittì Sangalli è stata il modo per fare il punto sul movimento femminile. Fra una decina di giorni, un gruppo di otto atlete volerà a Parigi per provare il percorso olimpico. Fra loro anche Elisa Balsamo, chiamata a valutare e scegliere.

«E’ importante che un corridore veda il percorso – dice il cittì azzurro – perché io posso farmi un’idea, ma sta a loro poi valutarlo davvero. Sarà difficile sceglierne quattro, perché il livello anche in Italia è alto e quindi le scelte saranno fatte in parte per la condizione e anche un po’ per il passato, quello che uno ha dato in nazionale e le sicurezze che ti offre. Perché in una corsa senza radioline c’è bisogno di ragazze sveglie, che sappiano cogliere il momento o aiutare le capitane nel momento importante.

«Sono stato all’Amstel – prosegue – e mi è piaciuta la gara di Eleonora Gasparrini: arrivare e tenere sul Cauberg e dopo il Cauberg non è una cosa banale. Le elite del giro azzurro stanno confermando il loro valore, qualcuna anche al di sopra delle aspettative, vedi Longo Borghini e vedi Balsamo. Persico la stiamo aspettando. Non è stata fortunatissima nell’ultimo periodo perché ha perso sua nonna, cui era legatissima, e l’ha un po’ pagata nel momento in cui poteva fare la differenza. Aspettiamo, da qua ad agosto c’è tanto tempo. In Olanda ho parlato a lungo con Dannyy Stam, il team manager della SD Worx. Sono contento di questo, perché si riesce a programmare, altrimenti sarebbe impossibile fare attività. Loro hanno in squadra Cecchini e Guarischi: per lui Elena è fondamentale. Noi vediamo gli ordini d’arrivo, ma chi come me in questi anni segue le corse, vede che nei primi 100 chilometri, quando c’è da portare davanti la Kopecky o la Wiebes, ci sono loro».

Venturelli quarta all’arrivo del Liberazione viene accolta dalle tre compagne con grida e pacche
Venturelli quarta all’arrivo del Liberazione viene accolta dalle tre compagne con grida e pacche

Le squadre del Giro

Discorso a parte per il movimento femminile italiano. Le tante continental di Roma, nella corsa organizzata dal Team Bike Terenzi, hanno fatto fatica a reggere il passo del UAE Team Adq, un po’ come succede in gare come il Giro d’Abruzzo degli uomini, in cui sfilavano in ordine le WorldTour, poi le professional e solo poi le continental. Se la riforma dell’UCI, che vede la nascita delle professional anche fra le donne, dovesse andare avanti, in Italia potremmo avere qualche grosso problema. Già sarà interessante vedere quali squadre italiane saranno invitate al Giro d’Italia.

«Tutelare le piccole squadre italiane è qualcosa che la FCI ha sempre fatto favorendo gli inviti al Giro – dice Sangalli – ma adesso le cose stanno cambiando e la tutela deve essere fatta dall’UCI. Riguardo certe riforme, non possiamo fare nulla. Al Giro correranno 22 squadre. Ci sono le 15 WorldTour, le 2 prime continental dell’anno scorso e poi ci sono altri 5 posti. Alla Vuelta hanno invitato la Laboral Kutxa e la Cofidis che comunque sono due squadre di livello WorldTour. Vediamo cosa farà RCS, ma certo dopo la Strade Bianche si è visto che il livello di alcuni team italiani non sia all’altezza del gruppo. Sicuramente il Giro d’Italia è una gara World Tour di livello altissimo e porteranno il meglio. La Federazione da anni cerca di tutelare le giovani che passano. Se non ci fossero le squadre continental italiane, tantissime ragazze che magari a 18 anni non sono ancora pronte, si perderebbero. Bisogna tutelarle, però i tempi cambiano e bisogna anche adeguarsi alle cose».

Davide “Capo” Arzeni portato in trionfo dalle ragazze del suo team, dominatrici del Liberazione
Davide “Capo” Arzeni portato in trionfo dalle ragazze del suo team

Le juniores in Olanda

E proprio con le più giovani Sangalli e Marta Bastianelli sono volate nel gelo del Nord Olanda, su un’isoletta piena di mare e vento. Il responso è stato duro ed è proprio quello che i tecnici azzurri volevano.

«Esatto – sorride Sangalli – abbiamo ottenuto quello che volevo, cioè che facessero esperienza. Volevamo far capire alle ragazze, che alla domenica vincono qua, che di là è un’altra storia. E’ servito loro per fare un punto e capire dove bisogna migliorare. Siamo arrivati in un ambiente climatico estremo, perché c’era un vento esagerato anche per la crono però è giusto così. Nell’ultima tappa è arrivato un gruppetto di 15 e c’era la Iaccarino, che l’aveva già corsa l’anno scorso. E questo fa capire che partecipare serve: nei prossimi appuntamenti faranno meglio e quando torneranno a casa, sapranno di dover lavorare di più.

«Di certo però il movimento sta crescendo. Cat Ferguson è alla Movistar e quindi ha fatto tutta la preparazione d’inverno con loro. Questo ti fa fare un salto di qualità, che secondo me è fin troppo esagerato. Dal mio punto di vista la via di mezzo è sempre la cosa migliore, specialmente per le junior. Le nostre hanno stretto i denti e so che c’erano in giro gli osservatori di tutte le squadre, per cui prima o poi anche loro potrebbero essere chiamate lassù».

Con Augusto Onori, responsabile del ciclismo nelle Fiamme Azzurre, dopo la vittoria al Coati-Liberazione
Con Augusto Onori, responsabile del ciclismo nelle Fiamme Azzurre, dopo la vittoria al Coati-Liberazione

L’aria di Parigi

Chiara Consonni riprende la via di casa. Per la squadra è arrivata una messe di punti non banale, dopo che i risultati sulle strade del Nord sono stati non proprio entusiasmanti. Per la bergamasca ci saranno altre gare su strada, poi l’attenzione si sposterà sulla pista. L’esclusione dai Giochi di Tokyo fa ancora male.

«Questa volta – dice – arrivo più consapevole. Tre anni fa ero ancora piccolina, un po’ più inesperta. Però adesso so cosa devo fare, so dove migliorare, sto cercando di farlo e sono contenta. So quali sono i miei mezzi e cercherò di mettere tutta me stessa per arrivare a Parigi o da qualche altra parte (ride, ndr). Per cui adesso farò un po’ di gare in Belgio per tenere il ritmo gara, poi Londra, poi farò altura prima del Giro d’Italia. E nel frattempo, abbiamo già stabilito degli allenamenti in pista almeno due volte a settimana, per trovarci insieme e provare. Creare anche un po’ più di feeling. E speriamo che tutto vada per il verso giusto».

La banda intona l’inno, Roma si va stiracchiando sotto un sole finalmente primaverile. Un gigantesco elicottero bianco volteggia sul centro. Si annunciano manifestazioni in tutta la città. Il Liberazione, nato nel 1946 quando la libertà non c’era, porta con sé la solita ventata di ottimismo.

Chiara Consonni c’è. E anche la squadra inizia a girare

04.04.2024
4 min
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OUDENAARDE (Belgio) – Il sorriso è quello di sempre, le unghie stavolta sono rosa e la gamba appare sempre più tirata. Chiara Consonni prosegue questa sua seconda stagione alla UAE Adq. Sin qui le cose sono andate abbastanza bene, anche se è mancata la vittoria.

Il Giro delle Fiandre l’ha vista nel pieno della gara, fino a quando poi nel finale la corsa non è scoppiata del tutto. Ma Consonni ce lo aveva detto, lo sapeva: «Il Fiandre forse è un po’ duro per me, ma conto di fare bene lo stesso». E comunque non è affatto naufragata.

Chiara Consonni (classe 1999) firmava autografi prima del via del Fiandre ad Oudenaarde
Chiara Consonni (classe 1999) firmava autografi prima del via del Fiandre ad Oudenaarde

Più gamba e più chilometri

«Io sto bene – dice Chiara – penso di aver recuperato bene dalla caduta (era finita a terra nella Omloop van het Hageland, ndr). Sono contenta dei risultati raccolti sin qui, anche se non sempre sono stati quel che speravo, ma in queste ultime tre gare, tra l’altro quelle che più mi piacciono, De Panne, Gand e Dwars door Vlaanderen ho sentito un’altra gamba». Chiaramente Fiandre escluso.

Le corse femminili, specie queste classiche importanti, si stanno allungando. E non poco. Si parla di un 10-15 per cento di chilometri in più. Per una sprinter, e pistard, tra l’altro giovane come Chiara non è semplice adeguarsi. Questo poteva essere un limite e lei lo sapeva. Con il nuovo preparatore, Luca Zenti, ci sta lavorando.

«All’inizio soffrivo di più le distanze maggiori, ma alla Gand, per esempio, che era di 170 chilometri, nel finale ero lì. Il lavoro in allenamento si è fatto sentire. 

«E conta anche l’alimentazione in tal senso. Due anni fa ricordo che alla Roubaix, nell’ultimo settore ero vuota e lo stesso in altre volate dopo distanze lunghe. Adesso invece mangiamo meglio, mangiamo di più. Gel, barrette e borracce con le malto aiutano molto.

«Ed è sempre tutto proporzionato. A De Panne che era lunga quasi come la Gand, ma meno dura, abbiamo mangiato meno. Tuttavia nel finale quando ho fatto la volata non ero vuota, anzi… In allenamento si lavora anche sull’aspetto alimentare, anche quella è un’abitudine quando devi fare dalle 4 ore in su in gara».

Chiara Consonni a tutta sui muri fiamminghi
Chiara Consonni a tutta sui muri fiamminghi

Da limare

Circa un mese e mezzo fa, Consonni ci aveva detto che alcuni dettagli del suo “treno”, o comunque del preparare le volate con la squadra dovevano essere messe a punto. Ci aveva visto lungo. La sensazione è che Chiara sia pronta, le sue compagne un filo meno.

«In effetti c’è tanto da migliorare – dice Consonni – però come già vi avevo detto l’altra volta si tratta di esperienza. Esperienza da fare e rifare in gara. Le altre sono insieme da più tempo. A De Panne per esempio non abbiamo fatto male. Forse eravamo un po’ indietro, ma ci siamo mosse bene. Si tratta di correre insieme sempre di più».

Chiara Consonni durante lo sprint della Gand, spalla a spalla con Wiebes
Chiara Consonni durante lo sprint della Gand, spalla a spalla con Wiebes

Quel finale a Gand

L’esempio forse più lampante è stato il finale della Gand-Wevelegem. Dopo l’ultimo muro la Sd Worx di Lotte Kopecky e la Lidl-Trek di Elisa Longo Borghini hanno immediatamente serrato i ranghi rispettivamente per Lorena Wiebes e Elisa Balsamo. La UAE Adq invece ci ha messo un po’ di più. 

Però è anche vero che per quel giorno Chiara e compagne avevano più di una scusante.

«Vero – spiega Consonni – quel giorno qualche incomprensione c’è stata, ma io ho avuto un problema con la radiolina. In pratica ho fatto gli ultimi 60 chilometri senza radio. E’ stato un incubo. Bruttissimo. Non capivo la situazione. Chi ci fosse davanti. Ed è stato complicato organizzarci.

«Dopo l’ultimo Kemmel ci siamo ritrovate tutte davanti, ma con quelle velocità non era facile organizzarci. Lidl-Trek e SD Worx erano unite, ma poi ci abbiamo provato anche noi. Solo che anche lì non vedevo più Silvia Persico».

Silvia aveva avuto un problema tecnico. Si era fermata. Davanti un’altra compagna era scattata poco prima. E così senza radio, Consonni stessa è stata costretta ad andare dietro all’ammiraglia. Il “Capo”, Davide Arzeni, le ha spiegato tutto e poi con urla concitate l’ha spronata.

«Capo è bravissimo ad incitarci e a tirarci su il morale. Ci ha detto di stare unite e così abbiamo fatto».

Consonni punta alla Wiebes e alle sfide del Nord

21.02.2024
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Chiara Consonni risponde con il solito tono energico e frizzante. I primi impegni stagionali sono passati e la velocista bergamasca del UAE Team ADQ ha avuto modo di togliere la polvere dalle ruote. Sei giorni di corsa, divisi tra Spagna e UAE Tour Women. Proprio negli Emirati, Consonni si è messa alla prova con le prime della classe, prendendo loro le misure. Un secondo, un terzo e un quarto posto. E’ mancata solo la vittoria, ma sulla sua strada si è messa Lorena Wiebes. L’olandese ha vinto due delle tre volate, arrivando seconda nell’altra.

«Sono in treno – ci ha detto lunedì appena iniziata l’intervista – sono appena stata a fare le visite pre olimpiche. Le avevo già fatte tre anni fa, sono una cosa di routine, normale. Sono partita domenica sera in aereo e oggi (lunedì, ndr) sono già di rientro. Meglio così, anche perché tra pochi giorni sono in Belgio per l’Opening Weekend».

Consonni alla prima volata del UAE Tour Women ha colto un terzo posto
Consonni alla prima volata del UAE Tour Women ha colto un terzo posto
Al UAE Tour Women hai fatto le prime volate della stagione WorldTour 2024, come sono andate?

Tutto sommato ne esco soddisfatta, diciamo che su quattro tappe aver portato a casa due podi non è male. La squadra è cambiata un po’ e dobbiamo ancora conoscerci bene. 

Sulla tua strada hai trovato una Wiebes in grande forma, ma sei sempre stata lì a lottare, che cosa ti è mancato?

Loro (SD Workx, ndr) hanno un treno davvero forte. Si conoscono molto bene, già solo Guarischi ha dei meccanismi collaudati con Wiebes. Se a tutto questo aggiungete che l’ultima donna del treno era Lotte Kopecky, capite bene la qualità che hanno a disposizione.

Per il momento pensare a delle volate di rimonta contro la Wiebes è difficile
Per il momento pensare a delle volate di rimonta contro la Wiebes è difficile
Hai detto che la squadra è cambiata e dovete ancora conoscervi bene…

Un lato positivo è che Tereza Neumanova faceva le volate fino all’anno scorso, quindi ha uno spunto molto buono. Arriviamo bene ai 300-400 metri, forse manca l’ultima parte, ma arriverà con le gare. E questo lo considero il lato positivo: era la prima corsa WorldTour e comunque siamo state subito competitive. Ho fiducia che gara dopo gara miglioreremo tanto. Abbiamo provato tanto in allenamento, ma la corsa è un’altra cosa.

Guardando da vicino Wiebes dove pensi che si possa battere?

Penso che ora come ora l’unico modo di battere la Wiebes sia anticiparla. Se la riescono a lanciare davanti è impossibile rimontarla, arriva troppo forte. Non è semplice nemmeno anticiparla, perché il loro treno è veloce, molto. Però nel 2023 Elisa (Balsamo, ndr) è riuscita a batterla anticipando i tempi, penso che sia questa la strada. 

Le ragazze del quartetto dovranno continuare a lavorare per preparare al meglio l’appuntamento olimpico
Le ragazze del quartetto dovranno continuare a lavorare per preparare al meglio l’appuntamento olimpico
Hai cambiato qualcosa nella preparazione invernale?

All’inizio di questo inverno ho cambiato preparatore, sono passata a Luca Zenti, che è lo stesso di Silvia Persico. La squadra ha voluto così, mi sto trovando bene. Certo, questo è un anno particolare per cambiare (il riferimento è all’Olimpiade, ndr). Però il metodo di lavoro non è cambiato, ho fatto tante ore di fondo a novembre. Poi sono andata in Sicilia con la nazionale per un altro ritiro e lì abbiamo fatto più qualità. Il tutto era rivolto agli europei di gennaio.

Che non hai corso.

Sì, io ho sempre avuto qualche problema ad entrare in condizione subito, sapevo di avere un deficit. Ora però torneremo a lavorare ancora su pista, per fare qualche richiamo, tenere la forza e restare abituate a far girare certi rapporti. Anche tra noi ragazze dobbiamo restare unite e aiutarci a vicenda. Poi certi lavori in pista tornano utili per le volate, quindi è un cerchio che si chiude. 

Ora per Consonni si apre la stagione del Nord, da sabato 24 febbraio con la Omloop Het Nieuwsblad
Ora per Consonni si apre la stagione del Nord, da sabato 24 febbraio con la Omloop Het Nieuwsblad
Tra pochi giorni parte la stagione del Nord, pronta?

Partirò da Omloop Het Nieuwsblad. Da quelle parti ho vinto la Dwars door Vlaanderen nel 2022 e ho ottenuto buoni piazzamenti. Quest’anno, però, le gare si allungheranno, dicono. E’ una cosa che leggermente mi spaventa, aggiungere 10-15 chilometri a quei percorsi può cambiare tutto. Infatti, in inverno abbiamo fatto molti più allenamenti sul fondo, aumentando le ore da quattro a cinque. Per il resto sono tranquilla, conosco le mie qualità. 

In vista di Parigi 2024 farai il Giro Donne o il Tour de France Femmes?

Sicuramente il Giro Donne, poi la prima parte di stagione dovrebbe finire. Ma vedremo, anche in base ai giorni delle gare e le esigenze di tutti. Per il momento guardo alle prossime corse, poi tireremo le somme. 

Venturelli è diventata grande. Si parte subito con gli europei

09.01.2024
6 min
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L’Università a Brescia. L’ingresso nel mondo delle pro’ poche settimane fa in ritiro in Spagna. Il suo primo evento ufficiale da domani in Olanda agli europei su pista. Tutto il resto più avanti. E’ diventata grande Federica Venturelli, che ha iniziato il 2024 subito calata perfettamente nella parte (in apertura foto K13/Luis Solana).

E questa settimana non si farà mancare nulla. Il fiato lo userà non solo per pedalare, ma anche per soffiare sulle candeline della torta di compleanno. La cremonese della UAE Development Team festeggerà i 19 anni venerdì nel velodromo di Apeldoorn, prima di potersi concentrare a fondo sulla disciplina che le ha assegnato il cittì Villa. Domenica 14 gennaio correrà l’inseguimento individuale, in cui è già stata campionessa continentale e mondiale in entrambe le stagioni da junior. Fra un impegno e l’altro, siamo riusciti a sentire Venturelli, ormai navigata negli incastri del suo personale “tetris”e sempre brava a spiegare tutto quello che fa.

Federica, nemmeno il tempo di realizzare di essere passata elite, che c’è già una corsa importante che ti attende.

Proprio così, anche se inizialmente non ero sicura di farli, non era nei programmi. Lo abbiamo deciso circa un mese fa. Quando sono rientrata dal ritiro con la squadra, sono andata a Montichiari per lavorare con le altre ragazze. Ho cercato di affinare la condizione ed anche l’intesa con le compagne nelle prove di quartetto, che però non farò.

Cosa ti aspetti da quella prova?

Intanto parto sapendo che sarà più lunga e più difficile da gestire. Da junior l’inseguimento individuale è di due chilometri, mentre da elite sono tre, quindi mezza gara in più da fare. Per me sarà un tipo nuovo di sforzo. Non se ne parla di medaglie o piazzamenti (sorride, ndr). L’obiettivo al momento è fare esperienza e cercare di realizzare una buona prestazione. Sono migliorata anche nella cosiddetta ansia da prestazione, perché ho capito che la gara è il solo momento in cui si mette in pratica il lavoro degli allenamenti. Credo di essermi preparata bene, pertanto sono serena e tesa il giusto. Sicuramente essere già agli europei elite nell’anno olimpico è un motivo di grande orgoglio per me. Poi ovvio che spero di andare forte e superare le qualificazioni per le fasi successive.

Agli europei di Apeldoorn Venturelli disputerà l’inseguimento individuale, dove da junior è stata campionessa continentale e mondiale
Agli europei di Apeldoorn Venturelli disputerà l’inseguimento individuale, dove da junior è stata campionessa continentale e mondiale
Come ti sei trovata col gruppo azzurro delle grandi?

Benissimo (risponde raggiante, ndr). Sono molto contenta di come mi hanno accolta. Pensavo che avrei fatto più fatica, invece si vede subito che è un gruppo affiatato. Con Chiara (Consonni, ndr) c’era un briciolo di confidenza in più perché eravamo assieme al ritiro della UAE, però tutte le ragazze mi hanno dato consigli.

Ecco, il training camp in Spagna con il tuo nuovo club invece com’è andato?

Molto bene anche quello. Sia la prima squadra che noi del devo team eravamo nello stesso hotel. Facevamo chiaramente allenamenti separati, ma per le riunioni e le cene eravamo assieme. Anzi a tavola ci siamo sempre sedute mischiate per favorire la conoscenza fra tutte. Lì abbiamo avuto modo di confrontarci con le atlete più esperte ed è un aspetto importante per potersi migliorare.

Tra le ragazze della prima squadra con chi ti sei rapportata maggiormente?

Come dicevo prima per Consonni, conoscevo già bene Silvia (Persico, ndr) per il ciclocross. Lei è sempre stata un mio riferimento, anche per il salto di qualità che ha fatto negli ultimi anni. Devo dire però che mi hanno colpito molto Bertizzolo e Magnaldi per la loro forte personalità. Quando mi ricapiterà l’occasione, vorrei approfondire la conoscenza con loro per avere i loro punti di vista.

Altri particolari?

Tutte le ragazze sono molto precise nell’alimentazione. Ho capito che una buona prestazione passa da qui. Nel complesso ho notato subito una grande cura dei dettagli, della grande organizzazione che c’è dietro e degli allenamenti più intensi. E poi mi ha fatto una buona impressione l’essere state valutate dalla fisioterapista della squadra. Non mi era mai capitato prima di avere uno screening di questo genere. Lo reputo molto interessante.

Il programma gare di Federica Venturelli cosa prevede?

L’agenda è fitta, contando anche l’Università dove ho l’obbligo di frequenza (è iscritta alla facoltà di Farmacia a Brescia, ndr). Lo studio non potevo lasciarlo perché mi piace e mi serve, ma a dire il vero non ho idea di come farò per conciliare tutto (sorride, ndr). Battute a parte, farò il calendario del devo team, ma potrebbero esserci anche le gare con la nazionale. Sia in Nations Cup su pista sia su strada con le U23. So che ci verrà data l’occasione di correre anche col team WorldTour, ma non saprei quando tra tutti questi impegni. Infine ci sarebbe ancora il ciclocross. C’è un’ipotesi-mondiale, sempre che arrivi la convocazione, ma prima ci sarebbe anche la prova di Coppa del mondo a Benidorm a metà gennaio.

Campionessa in bici e a scuola. Ad ottobre Venturelli ha ricevuto l’onoreficenza di “Alfiere del Lavoro” da Mattarella
Campionessa in bici e a scuola. Ad ottobre Venturelli ha ricevuto l’onoreficenza di “Alfiere del Lavoro” da Mattarella
Ti sei posta degli obiettivi per questa stagione?

Premetto che la scelta di andare in un devo team è dovuta proprio anche per prendere meglio coscienza dell’impegno tra studio e ciclismo. Arrivando dalla categoria juniores, sapevo che erano due mondi totalmente differenti e l’ho visto subito. Fino all’anno scorso ero un’atleta che su strada faceva un po’ tutto, quest’anno invece non credo. Ad esempio farò gare a tappe più lunghe di quelle di due-tre giorni da junior. Avrò modo di capire quali sono i miei limiti ovunque. D’altronde sono una ragazza a cui non piace stare con le mani in mano…

Più chilometri e ore di gara nel femminile, che si adegua…

07.01.2024
6 min
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I training camp di dicembre delle formazioni femminili hanno avuto tutti lo stesso leit motiv. Incamerare chilometri, fare fondo e ore di sella. E sarà così anche per quelli di gennaio. L’obiettivo è arrivare pronte ad una stagione che presenterà gare con distanze sempre maggiori e crescenti rispetto al passato.

Bertizzolo e Consonni ci hanno spiegato quanto questa tendenza porterà a diverse conseguenze in gruppo. Scelte programmate del calendario per centellinare le energie, tattiche di corsa diverse e spazio per molte più atlete, giusto per fare qualche esempio. Così prendendo spunto dalle parole delle due azzurre della UAE Team ADQ, abbiamo chiesto al cittì Paolo Sangalli il punto di vista su un tema che si è evoluto (e sta continuando ad evolversi) negli ultimi due anni.

Impresa e tattiche stravolte. Yara Kastelijn al Tour 2023 vince la quarta tappa di 177 chilometri al termine di una fuga di 150
Impresa e tattiche stravolte. Yara Kastelijn al Tour 2023 vince la quarta tappa di 177 chilometri al termine di una fuga di 150
Paolo, una tua prima impressione a riguardo?

Credo che il cambio di mentalità sia arrivato quando buona parte delle formazioni maschili, WorldTour e non, hanno creato il loro equivalente al femminile. La condotta di gara si ispira ormai ai canovacci degli uomini. Tuttavia non bisogna tralasciare che finora la miglior squadra femminile è stata la SD-Worx che non ha una versione maschile. Loro però ragionano così da tanto tempo. Erano uniche per certi versi, adesso invece non sono più sole. Per fortuna direi, così diventa tutto più interessante. E poi ci sarà un altro aspetto di cui tenere conto.

Quale?

Secondo me col ritiro di Van Vleuten si vedrà un altro modo di correre, specialmente nelle gare a tappe. Per la verità qualcosina abbiamo già visto nel 2023, però sappiamo bene che Annemiek quasi sempre partiva senza troppi tatticismi e chi c’era c’era, mentre per le altre c’era poco da fare. Lei era un’atleta che lasciava poco alle avversarie, anche in termini di vittorie parziali. O meglio, nel ciclismo femminile non c’è ancora la mentalità per cui si può lasciare la tappa ininfluente per la classifica ad un’altra atleta, un po’ come faceva Indurain al Tour.

Potremmo vedere qualche atleta che sacrifica una tappa importante per ipotecare la generale?

Al momento la discriminante è che ci sono gare a tappe per un massimo di otto giorni, quindi troppo pochi per poter fare certi tipi di calcoli. Diventa difficile pensare che qualche corridore o squadra voglia rinunciare a vincere il cosiddetto tappone pur avendo in mano la classifica. Credo però in ogni caso che potremmo arrivare alla situazione che dicevo prima col passare del tempo.

Nella passata stagione molte atlete hanno fatto delle scelte obbligate, anche loro malgrado. Questo trend a cosa è dovuto?

A parte l’alto livello ed un calendario sempre più fitto, sicuramente ha inciso la maggiore lunghezza, e quindi durezza, delle tappe o di alcune classiche. Non si possono più correre tutte le gare come prima ed essere sempre competitive. Prima erano le più esperte a restare davanti, ora ci sono anche le giovani. Certo, le atlete di fondo, come può essere una Longo Borghini, saranno sempre avvantaggiate, ma anche loro dovranno definire il proprio programma col loro team in modo più preciso. L’esempio è stata Vollering che ha saltato il Giro per arrivare in forma al Tour e vincerlo.

Per Sangalli cambieranno le tattiche senza Van Vleuten, mentre atlete di fondo come Longo Borghini non sentiranno l’aumento delle distanze
Per Sangalli cambieranno le tattiche senza Van Vleuten, mentre atlete di fondo come Longo Borghini non sentiranno l’aumento delle distanze
Il fatto che ci siano le Olimpiadi inciderà su queste scelte?

Penso di sì, anche se si tratta di una gara di un giorno quasi sempre molto strana. Si parte in 80 e dopo pochi chilometri si resta in 50 con nazionali di massimo quattro atlete. Potremmo vedere ragazze che a metà luglio faranno il Giro Women in preparazione di Parigi (il 4 agosto, ndr) e fare di slancio il Tour Femmes (dal 12 al 18 agosto, ndr). Ma potrebbero esserci tanti altri incastri nella seconda parte di stagione.

Fondamentale quindi fare fondo in inverno.

Assolutamente. A gennaio farò un salto in Spagna per vedere come stanno lavorando le varie squadre, visto che abbiamo tante azzurre sparse. Non è un caso che a dicembre le squadre abbiano fatto allenamenti da sei-sette ore senza esercizi specifici. In quelle sedute non alleni solo le gambe, ma anche la mente. Un conto è fare una volata dopo tre ore con ancora lucidità, un conto è farla dopo quattro ore e mezza con meno freschezza mentale.

Un lavoro che tornerà utile anche per le nazionali?

Si, certo. Quest’anno i mondiali avranno la solita lunghezza (154 chilometri con 2.500 metri di dislivello, ndr) ma sia le Olimpiadi che europei avranno distanze molto alte. A Parigi ci sarà una prova lunga come quella iridata, mentre invece quella continentale nel Limburgo belga misurerà addirittura 160 chilometri. In media gli altri anni gli europei avevano una lunghezza di circa 120. E’ una bella differenza.

Il Tourmalet ha deciso il Tour Femmes 2023, ma già negli anni ’90 era stato affrontato più volte
Il Tourmalet ha deciso il Tour Femmes 2023, ma già negli anni ’90 era stato affrontato più volte
Sui percorsi di certe tappe invece cosa ne pensi?

Ho letto cosa vi ha detto Bertogliati e sono d’accordo con lui, anche se in parte. Al Giro d’Italia femminile certi tipi di montagne o strade famose si facevano già tanti anni fa. Penso allo Zoncolan fatto due volte, al Pordoi, al Bondone, all’arrivo in vetta allo Stelvio nel 2010. Ma anche i Tour de France vinti dalla Luperini si correvano su tracciati già battuti dagli uomini. Credo che avere gli stessi organizzatori degli uomini per queste gare, Rcs Sport per il Giro e ASO per il Tour, è un aspetto importante per il movimento. Di certo Rubens ha ragione quando dice che il ciclismo femminile sta cambiando in fretta e che ora per preparare queste corse non bisogna lasciare più nulla al caso.

Il discorso delle distanze crescenti può riguardare a cascata anche le juniores?

Onestamente no. Già loro nel 2023 col rapporto libero hanno cambiato il modo di correre, però non penso che le gare si allungheranno. Per me non è una necessità che facciano più chilometri, almeno spero. Le juniores passano elite e solitamente hanno i primi due anni in cui possono adeguarsi con calma. Sotto questo punto di vista non c’è bisogno di forzare la situazione.

Nuovo allenatore, il tabù di Parigi e più ore: è la Consonni 2.0

28.12.2023
6 min
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OLIVA (Spagna) – L’ultima volta che con Chiara Consonni si parlò di Olimpiadi, anche il suo spirito indomito traballava. Il cittì Salvoldi l’aveva lasciata fuori da quelle di Tokyo e la bergamasca non la prese affatto bene. Forse per questo se il discorso finisce su Parigi 2024, Chiara preferisce non parlarne.

Il primo anno in WorldTour ha portato quattro vittorie e tanti piazzamenti, correndo accanto a una leader come Marta Bastianelli, da cui Chiara ha avuto tanto da imparare. In più è arrivata la chiamata nelle Fiamme Azzurre, a coronare un lungo inseguimento. Nel frattempo c’è stato da lavorare per trasformare la frizzante “Conso” in una professionista irreprensibile, con la certezza che i margini siano ancora molto ampi.

«Sto cercando di mettere a posto le piccole cose – dice Consonni – per iniziare al meglio. La pausa è stata breve, sembra ieri che eravamo ancora in Cina. Ci sono state tante cose da fare e ora siamo pronti a ripartire. Il 10 gennaio ci saranno gli europei in pista, quindi iniziamo subito a bomba. E’ un po’ presto, ma va bene per capire a che punto siamo come gruppo e come prestazioni».

A Glasgow, Consonni ha corso il quartetto e la madison, conclusa da sola per la caduta di Martina Fidanza
A Glasgow, Consonni ha corso il quartetto e la madison, conclusa da sola per la caduta di Martina Fidanza
Con la nazionale vi siete visti a Noto, cosa avete fatto?

Abbiamo fatto strada, tanta strada. Faceva caldo, quasi 25 gradi: meglio che in Spagna. Abbiamo iniziato a creare già il gruppo della pista, stare con quelle ragazze mi diverte sempre, quindi è stato bello. Siamo stati una decina di giorni, tornata a casa ho fatto un po’ di pista e poi siamo venuti qui.

Vittoria Guazzini ha detto che il focus del suo 2024 saranno le Olimpiadi.

Non lo so, per me è un argomento tabù. Tre anni fa ho cercato di giocarmela, ma è andata a finire male. Da ogni sconfitta ci si rialza e si cerca di migliorare quello che non è andato. Quindi sto facendo questo: sto cercando di diventare migliore per meritare quel posto.

Per il secondo anno consecutivo, Consonni ha vinto l’ultima tappa del Giro: nel 2022 a Padova, nel 2023 a Olbia
Per il secondo anno consecutivo, Consonni ha vinto l’ultima tappa del Giro: nel 2022 a Padova, nel 2023 a Olbia
Che cosa rimane dopo una simile delusione?

Tanta voglia di riprovare. Sicuramente penso di essere maturata come atleta e come persona, quindi ho molta più consapevolezza di quali sono i miei mezzi e l’intenzione di usarli al meglio. E poi c’è l’ambizione di perfezionare tutti gli aspetti cui magari prima non davo importanza e invece sono essenziali.

Quindi a Parigi non ci pensi?

No, per adesso no. Per ora il mio focus è fare bene agli europei. Poi iniziare bene su strada, sicuramente nelle classiche. Abbiamo una bella squadra, ci sono 2-3 ragazze che possono aiutarmi nei finali in volata e cui a mia volta anche io posso dare una mano, quando il finale sarà più adatto a loro. Poi da metà stagione in poi, vorrei focalizzarmi sulla pista e vedere cosa si riuscirà a fare.

Sin dagli anni della Valcar, Arzeni allenava le sue ragazze. Ora non è più possibile: il team non vuole sovrapposizioni di ruoli
Sin dagli anni della Valcar, Arzeni allenava le sue ragazze. Ora non più: il team non vuole sovrapposizioni di ruoli
Nel frattempo anche tu hai cambiato preparatore, come va senza Arzeni?

Sono aumentate quantità e qualità. Ho fatto più palestra. Siamo riusciti a mettere insieme una serie di piccoli cambiamenti, cercando di perfezionare anche certi lavori. Ho iniziato a lavorare con Luca Zenti. Sicuramente è una persona nuova, che però mi conosce poco. Ugualmente ho tanta voglia di lavorare anche con lui, mi trovo molto bene, quindi vediamo. Ovviamente il Capo rimane sempre il Capo, però la squadra ha preso questa decisione e abbiamo dovuto cambiare, non c’è stato tanto da scegliere.

La squadra sta crescendo, sono arrivati volti nuovi, come sta andando?

Sinceramente il fatto che mi abbiano aiutato a perfezionare il mio treno, sistemando quello che nell’ultima stagione non è andato sempre bene, mi motiva ancora di più. Mi fa capire che credono in me e questo mi dà tanta motivazione. L’obiettivo è andare avanti e migliorarci sempre.

Dopo aver corso Giro e Tour, ai mondiali di Glasgow si è visto il miglioramento di Consonni in salita
Dopo aver corso Giro e Tour, ai mondiali di Glasgow si è visto il miglioramento di Consonni in salita
Il dramma dei velocisti, è sempre la salita. Come si fa a conviverci?

Sicuramente stando più attenti al peso, allenandoci per più ore come abbiamo cominciato a fare in ritiro. Le distanze più lunghe sono necessarie, anche perché quest’anno hanno aumentato ancora il chilometraggio delle gare, quindi diciamo che lo sprint viene dopo un miglioramento globale della resistenza. Abbiamo fatto blocchi di lavoro più intensi e più lunghi, poi prima degli europei il piano è di perfezionare il lavoro in pista, che viene bene anche per combattere il freddo.

Forse anche per questo alcune ragazze si sono riavvicinate al velodromo?

CI sono molti vantaggi. A me ha sempre dato il colpo di pedale che mi mancava, quindi non è per caso che anche altre ragazze si siano riavvicinate al velodromo. Prima del ritiro è venuta anche Sofia Bertizzolo. Sono lavori che magari sembrano faticosi se non li facevi da 3-4 anni, ma che se mantieni costanza per tutto l’inverno, ti aiutano tanto anche nelle classiche su strada. A me che sono velocista danno tanto anche nei cambi di ritmo in volata. Al punto che se in futuro non dovessi più correre in pista a livello internazionale, continuerei comunque ad usarla in preparazione.

Tour of Guangxi, ultima tappa alle spalle. Un filo di trucco per il podio e la stagione è finita così
Tour of Guangxi, ultima tappa alle spalle. Un filo di trucco per il podio e la stagione è finita così
C’è stata davvero una sterzata nel gruppo pista dopo il discorso di Amadio a Glasgow?

Quello che è successo ha una ragione precisa. Il cambiamento di due anni fa, con la pista passata tutta nelle mani di Villa, per noi ragazze è stato drastico. Ci siamo ritrovate a cambiare tutto il nostro modo di lavorare e gestire gli allenamenti. Il primo anno è andata bene, il secondo anno un po’ meno, ma stiamo imparando dai nostri errori. Ci stiamo organizzando per andare in pista più spesso e questa cosa deve partire soprattutto da noi. Sappiamo che lavorando bene, possiamo dire la nostra, quindi sta a noi organizzarci. Anche perché siamo diventate grandi, quindi riusciamo a capire quali sono le nostre esigenze e riusciamo a tenere unito il gruppo.

Scegliamo una classica che vorresti vincere?

La Dwars door Vlaanderen. Nel 2022 l’ho vinta, ma ho fatto anche seconda per due volte, l’ultima proprio quest’anno. Mi piacerebbe vincerla ancora, il percorso mi piace tantissimo e parto sempre motivata, perché so che posso dare tanto. E’ un piccolo Fiandre. Ma se devo pensare in grande e alzare il tiro, mi piacerebbe anche la Gand-Wevelgem, che è la gara del cuore da quando ero piccolina.

Consonni, un secondo dolce amaro. A Guilin vince Pikulik

17.10.2023
4 min
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GUILIN – Daria Pikulik ha vinto il Tour of Guangxi donne, prova di un giorno sulle strade di Guilin, le stesse su cui si conclude la sesta tappa degli uomini. La polacca è passata sul traguardo urlando come un’aquila, relegando al secondo posto Chiara Consonni.

La bergamasca era reduce dalla vittoria di una tappa e della classifica del Tour of Chongming Island ed era venuta a Guilin per vincere, ma a differenza dell’ottimo lavoro della Human Powered Health, il suo UAE Team Adq non è riuscito a mettere su strada un treno abbastanza sicuro di sé. Su queste strade così larghe, non avere un riferimento significa spesso perdersi. E così è stato. Per questo dopo l’arrivo le ragazze discutevano. Poi gli animi si sono distesi e hanno ripreso la via dell’hotel e delle docce. Ma Consonni si ferma con un sorriso.

Dopo aver vinto il Tour of Chongming Island, per Consonni il secondo posto di Guilin
Dopo aver vinto il Tour of Chongming Island, per Consonni il secondo posto di Guilin
Si fatica a mettere insieme un treno?

Anche la settimana scorsa abbiamo avuto qualche problemino, magari legato alle condizioni di qui. Le sensazioni anche sono buone, purtroppo dobbiamo ancora capire cosa sbagliamo sul finale per cercare di migliorare per l’anno prossimo. Però adesso, alla fine di tutto, sono contenta di come ha lavorato oggi la squadra e mi sono state vicine. A parte un po’ nel finale, in cui ancora qualcosa sbagliamo, globalmente sono contenta.

Sei arrivata in Cina vincendo.

I primi due giorni in realtà non sono stati eccezionali. Diciamo che non avevo delle belle sensazioni, però poi penso di essermi sbloccata. Ho vinto l’ultima tappa e la classifica. Era una gara WorldTour, non posso pretendere di fare sempre quello che voglio, però sono contenta anche della stagione. E’ andata abbastanza bene. Sono contenta della squadra che mi ha supportato per tutto il tempo.

Quinta all’arrivo, anche un po’ a sorpresa, la cinese Xin Tang
Quinta all’arrivo, anche un po’ a sorpresa, la cinese Xin Tang
Che cosa manca per togliere quell’abbastanza?

Boh, magari qualcosa nel finale. Sento sempre di non riuscire a dare tutto, il tutto per tutto. Alla fine mi sembra sempre di finire le gare con un po’ di rammarico e spero che l’anno prossimo anche questo si possa migliorare.

Sta per sposarsi tuo fratello Simone…

Fra tre giorni, infatti stasera prendo il volo e vado subito a casa. Sono contentissima. E’ stranissimo, strano davvero pensare che Simo e Alice si sposeranno. Sono molto contenta, purtroppo quest’anno la sua stagione non è andata nel migliore dei modi, però così finirà l’anno in bellezza.

Dopo andrai in vacanza?

Vacanze, sì, però non si sa ancora dove. Serve un po’ di stacco e poi si riprende subito.

Hai scelto il colore dell’abito per il matrimonio?

Certo, ho tutto pronto. Mancano dei dettagli che sistemerò appena arrivo a casa. Sarà lilla. E per arrivare in tempo, stasera niente festa. Per Simone, questo ed altro.

Guazzini settima

Fra le prime dieci dell’ordine di arrivo, al settimo posto si è piazzata Vittoria Guazzini. La toscana, sudatissima per la corsa e i 30 gradi che colpiscono il traguardo, aveva lo sguardo sfinito.

«Adesso si va in vacanza – sorride – alle Maldive con Lorenzo (Milesi, ndr) La fregatura è che mi tocca tornare in Italia e poi ripartire. L’altro giorno, quando ripartivamo da Chongming Island, ho visto il volo per Malé e quasi quasi stavo per salirci sopra. Stagione finita. Ho provato a fare la volata, ho rimontato, ma con queste strade così larghe si fa fatica ad avere dei riferimenti».