Il 2026 di Boscaro: sempre pistard, un po’ più stradista

Il 2026 di Boscaro: sempre pistard, un po’ più stradista

24.12.2025
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Sembra quasi assurdo parlare di Davide Boscaro come di un veterano del quartetto, ma ormai il venticinquenne di Saonara è già dallo scorso quadriennio olimpico un punto fermo della nazionale. Ha vissuto la lunga rincorsa verso Parigi al fianco dei titolari, sostituendoli spesso anche in prove internazionali. Poi, quando Milan e Ganna in particolare si sono defilati – almeno temporaneamente – è diventato non solo un punto fermo, ma anche un riferimento per i più giovani, che nel corso del 2025 sono entrati a far parte del gruppo.

Per Boscaro ora arriva un nuovo anno, con qualche novità che non è di poco conto, perché a differenza di suoi compagni dell’Arvedi rimasti insieme nel passaggio alla Solme Olmo, il veneto ha scelto di approdare alla Padovani con precisi intenti che non riguardano solo i velodromi.

Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Come giudichi la stagione che si è andata a concludere?

Mi sembra si sia conclusa anche abbastanza bene, visto il risultato dei mondiali. Secondo me è un buon punto di partenza, anche perché non è che abbiamo lavorato tantissimo con Dino (Salvoldi, ndr), ma proprio per questo abbiamo dimostrato di poter fare molto bene con i nuovi ragazzi che comunque ci sono. Abbiamo margini importanti. E comunque ne verranno anche altri, penso.

E dal punto di vista personale?

Mi è rimasto il rammarico per l’europeo d’inizio anno, quel quarto posto non mi è andato giù. Poi ho fatto quarto all’europeo dietro derny. Magari sai, almeno una medaglia mi avrebbe addolcito la bocca… In compenso ho fatto una bella stagione su strada, ho corso abbastanza e magari non ho fatto qualche giro a tappe che comunque serve un po’ di più, però ho messo su chilometri. Ottenendo alla fine una vittoria e tanti piazzamenti.

La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell'eliminazione
La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell’eliminazione
La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell'eliminazione
La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell’eliminazione
Quando è nato il contatto con la Padovani?

Verso settembre, prima del mondiale. Loro avevano in mente di fare un bel progetto e negli ultimi due anni sono cresciuti tanto a livello di staff e di materiale. Le loro idee mi hanno pienamente convinto per iniziare il 2026 e guardare verso le Olimpiadi, loro possono darmi quella spinta in più per arrivare al massimo.

L’accordo che tu hai preso con loro privilegia comunque il discorso pista?

Certo, ho messo in chiaro che comunque prima c’è la pista e le Fiamme Azzurre nelle quali milito, quando però avrò il mio tempo per dedicarmi alla strada ci sono per dare il mio contributo alla squadra, ai miei compagni. Credo che gli impegni, rispetto al passato, saranno anche di più, ma a me va bene.

Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
La curiosità deriva dal fatto che tu hai scelto una strada diversa rispetto a tanti del tuo gruppo della pista, quelli dell’Arvedi che sono rimasti tutti insieme. Tu ora sei isolato…

In realtà mi piaceva l’idea di stare su una squadra compiuta, con una sua attività su strada e ambizioni di crescita. E’ in questo senso che mi è piaciuta l’idea della Padovani e di quello che avevano in mente di fare, il loro progetto. E poi sono vicino a casa e questo mi aiuta. Le persone che sono dentro mi hanno convinto a sposare la loro causa.

L’impressione è che se la pista resta chiaramente preminente nella tua crescita, andando alla Padovani, un’occhiata al discorso strada la dai in maniera un po’ più importante…

Sì, ma non voglio con questo dire che diventerò uno stradista a tutti gli effetti. Più che altro cerco di lavorare bene su strada perché poi riesco a lavorare bene anche in pista. La mia scelta è dettata da questo motivo, penso che sia proprio quello che mi serve.

Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Ti hanno già detto che tipo di programma ti faranno fare?

Non so ancora il progetto, il programma, dobbiamo valutare con Salvoldi come impostare la stagione e quindi devo capire anche poi con i ritiri come organizzarmi tra un gruppo e l’altro. Sono stato in ritiro a Montichiari la scorsa settimana, poi ieri abbiamo chiuso il primo stage con la Padovani al Lago di Garda (quello segnato dall’increscioso episodio dell’aggressione a mano armata durante un allenamento, ndr). Per gennaio non so ancora il calendario che cosa mi proporrà. Ci saranno gli europei dal primo al 5 febbraio da preparare. Da lì si valuterà un attimo in base alla mia presenza.

Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l'attività su pista
Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l’attività su pista
Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l'attività su pista
Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l’attività su pista
Vi attende una stagione vera e propria rispetto a quella di quest’anno che ha avuto europei, una gara di coppa e mondiali, molto poco. L’anno prossimo sarà più pieno, ci saranno almeno tre gare di Nation Cup…

Sì, esatto, sarà una stagione più impegnativa. Molto dipenderà dalla propria forma, in base a quella Salvoldi deciderà dove impiegarci. Adesso siamo in tanti ragazzi e secondo me darà spazio a tutti per poi tirare le somme in vista dei mondiali.

E’ un anno in più di lavoro con Salvoldi, quindi anche da questo punto di vista inizierete ad avere un certo amalgama sia tra voi ragazzi sia con lui…

Più lavori e più riesci a crescere anche come gruppo. Allenandoti sempre insieme, poi riesci a creare quella spinta in più.

Nuova vita per la Solme Olmo, diventata Continental

Nuova vita per la Solme Olmo, diventata continental

14.11.2025
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Una delle novità della prossima stagione è l’approdo fra le continental della Solme Olmo. Una decisione importante quella presa dal presidente Gianpietro Forcolin, che ha forti ripercussioni sulla stessa struttura del team che dal prossimo anno si fonderà con la Arvedi, cooptando nella propria squadra 5 elementi del team che hanno basato la propria principale attività sulla pista, da Lamon a Sporzon, da Galli a Patuelli, Fiorin e Sasso.

Giampietro Forcolin, vulcanico presidente della Solme Olmo da quest'anno affiancata anche da Arvedi
Gianpietro Forcolin, vulcanico presidente della Solme Olmo da quest’anno affiancata anche da Arvedi
Giampietro Forcolin, vulcanico presidente della Solme Olmo da quest'anno affiancata anche da Arvedi
Gianpietro Forcolin, vulcanico presidente della Solme Olmo da quest’anno affiancata anche da Arvedi

Forcolin è un presidente che è l’anima pulsante del suo team, seguendolo come si farebbe con un figlio: «Noi veniamo da 2-3 stagioni molto buone – racconta – dove abbiamo fatto buonissimi risultati e dove i nostri atleti sono emersi. Il passaggio fra le continental è dettato dal fatto che vogliamo dare la possibilità ai nostri ragazzi di confrontarsi ed avere maggiori possibilità di svolgere delle corse a tappe. La crescita di un ciclista passa attraverso questo, quindi magari faremo meno corse di un giorno e qualche corsa a tappe in più, perché noi cerchiamo di preparare dei ragazzi che abbiano un bagaglio tale di esperienza che li possa aiutare nel proseguo».

Come sarà strutturata la squadra?

Noi vogliamo arrivare ad avere 19 ragazzi il prossimo anno, comprensivi del quintetto che arriva dall’Arvedi che possono essere considerati degli specialisti della pista e che svolgeranno la loro attività principalmente per questa, prendendo parte anche alle gare su strada per allenarsi e completare la serie di lavori necessari per eccellere nei velodromi. Sei ragazzi sono confermati dallo scorso anno, possiamo arrivare a 19-20. Abbiamo già definito con il Pool Cantù GB Team anche il passaggio fra gli Under 23 di Julian Bortolami e Luca Morlino che esordiranno con noi nella nuova categoria.

Lorenzo Anniballi, qui vincitore al Memorial Mantovani, uno dei corridori confermati per il 2026
Lorenzo Anniballi, qui vincitore al Memorial Mantovani, uno dei corridori confermati per il 2026
Lorenzo Anniballi, qui vincitore al Memorial Mantovani, uno dei corridori confermati per il 2026
Lorenzo Anniballi, qui vincitore al Memorial Mantovani, uno dei corridori confermati per il 2026
Quello per la pista è un lavoro anche importante, è fatto in sinergia con Salvoldi per far lavorare bene i ragazzi anche in funzione degli allenamenti a Montichiari e degli impegni su pista?

Sì, lavoreremo in sinergia per far combaciare il periodo della strada con quello della pista. Bisogna fare dei percorsi congiunti e concordati, considerando che siamo una squadra molto giovane. E’ mia ambizione avere anche qualche elemento con esperienza, un po’ più grande, ma devo vedere quanti mi permette l’UCI di schierare all’interno della formazione Continental. Il regolamento prevede 16 più massimo quattro specialisti. Al momento gli elite sono Lamon e Galli, vedremo se ci sarà possibilità di allargare il numero, poi avremo 5 corridori all’esordio fra gli U23.

Tutti italiani o come quest’anno ci sarà anche qualche straniero?:

Tutti italiani, è una scelta netta quella fatta quest’anno. Nel 2025 abbiamo avuto anche un atleta colombiano. C’erano state delle possibilità di portare dei ragazzi stranieri in Italia, ma onestamente ragionandoci un po’ sopra abbiamo detto no, è meglio che diamo spazio ai corridori italiani anche perché ne abbiamo comunque di validi. In Italia i posti sono quelli, pertanto a questo punto cerchiamo di far correre i nostri.

Dario Igor Belletta, arrivato a marzo, ha portato l'unica vittoria internazionale, a Visegrad
Dario Igor Belletta, arrivato a marzo, ha portato l’unica vittoria internazionale, a Visegrad
Dario Igor Belletta, arrivato a marzo, ha portato l'unica vittoria internazionale, a Visegrad
Dario Igor Belletta, arrivato a marzo, ha portato l’unica vittoria internazionale, a Visegrad
Si dice sempre che in Italia si faccia un po’ la guerra a chi vuole fare pista o altre discipline che non siano la strada. Voi andate un po’ controcorrente…

Noi ne siamo sempre stati fautori, io in principal modo in tempi non sospetti ho detto che la multidisciplinarietà va bene. Trentin ha sempre fatto cross con ottimi risultati tutte le stagioni e poi ho visto che anche nei primi anni del professionismo continuava a farlo. Perché era un modo comunque diverso di approcciare il ciclismo divertendosi, ma allo stesso tempo facendo allenamento in maniera diversa e soprattutto un allenamento proficuo per quello che doveva fare dopo.

Idem per la pista?

Vale lo stesso discorso. Non è un peggiorativo per la strada, come la strada non è un peggiorativo per la pista. E’ logico che in determinate situazioni dovremo fare delle scelte, ma sono compatibili al 100 per cento.

Christian Fantini, primo alla Medaglia d'Oro di Monza, continua la sua avventura alla Solme Olmo
Christian Fantini, primo alla Medaglia d’Oro di Monza, continua la sua avventura alla Solme Olmo
Christian Fantini, primo alla Medaglia d'Oro di Monza, continua la sua avventura alla Solme Olmo
Christian Fantini, primo alla Medaglia d’Oro di Monza, continua la sua avventura alla Solme Olmo
Quest’anno avete avuto una sola vittoria internazionale…

Io guardo al complesso, abbiamo portato a casa 7 successi. Poi abbiamo fatto secondo al Circuito del Porto, quarto alla Popolarissima, se parliamo di corse a livello internazionale abbiamo avuto molti piazzamenti, c’eravamo insomma. Quindi è un bilancio sicuramente positivo, quello di questo anno. Noi siamo contenti di quello che abbiamo fatto.

Fare il passaggio fra le continental quanto vi cambia a livello societario?

Per me influisce solo a livello economico. Serve quindi un sostegno maggiore nella ricerca di sponsor. Se uno guarda i budget e gli atleti che avevo lo scorso anno, tutta l’attività svolta, noi abbiamo fatto 20 giorni di gara all’estero, senza tener conto di tutte gare in Italia a cui abbiamo partecipato. Fare costantemente doppia attività a volte è davvero dispendioso, perché ti manca la materia prima. In determinati momenti, nonostante avessimo 18 ragazzi, facevo fatica a mettere insieme i 7 per partire.

Il roster per il 2026 comprende per ora 13 atleti, fra cui 5 pistard. Si dovrebbe arrivare almeno a 19
Il roster per il 2026 comprende per ora 13 atleti, fra cui 5 pistard. Si dovrebbe arrivare almeno a 19
Il roster per il 2026 comprende per ora 13 atleti, fra cui 5 pistard. Si dovrebbe arrivare almeno a 19
Il roster per il 2026 comprende per ora 13 atleti, fra cui 5 pistard. Si dovrebbe arrivare almeno a 19
Farete quindi anche attività all’estero?

Il motivo che ci ha spinto a passare continental è stato proprio questo. Noi come società ci siamo prefissati, nel limite del possibile, di far fare ai nostri ragazzi una corsa a tappe al mese. E’ logico che i corridori andranno a rotazione, perché non è che tutti possono fare tutto. Tante corse a tappe che ci sono in Europa sono 2.1. Di conseguenza se non fai parte della categoria Continental non puoi esserci. Io la scorsa stagione avevo ricevuto degli inviti, ma non ho potuto andarci perché eravamo squadra di club. Ora finalmente potremo.

Titici Alfa: leggera e rapida, perfetta per i pistard dell’Arvedi

06.03.2025
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Il 2025 si è aperto con una grande novità per Titici, in quanto lo scorso 8 febbraio è stata annunciata una nuova partnership insieme al team Arvedi Cycling. L’azienda mantovana fornirà agli atleti della formazione elite e under 23 le biciclette per la stagione appena iniziata. I ragazzi correranno con il modello Titici Alfa, una bici progettata per massimizzare l’efficienza aerodinamica e per questo perfetta per chi è alla costante ricerca della velocità. 

L’Alfa nasce da un telaio monoscocca, caratterizzato dal tubo orizzontale PAT10, il più sottile al mondo omologato UCI e dall’innovativa tecnologia DAC (Double Air Channels). Questa soluzione prevede un doppio canale d’aria sul tubo verticale, ottenuto grazie all’avanzato sistema di fissaggio dei foderi alti e alla tecnologia AFT (Aero Flap Technology).

Più leggera

Il progetto nasce dalla già esistente Titici Alfa, che per entrare nel mondo delle competizioni ha subìto qualche modifica al fine di essere ancora più performante.

«Il nostro ingegnere – racconta Marco Compagnoni, general manager di Titici – ha ricevuto l’indicazione di realizzare un telaio estremamente aerodinamico. Abbiamo realizzato il nostro stampo con l’intento di trovare un modo per togliere qualche grammo, cosa non semplice quando si cerca di massimizzare l’aerodinamica. I primi passi tecnici sono stati fatti attraverso dei modelli e dei disegni a computer, successivamente abbiamo stampato un modello e siamo stati in galleria del vento a Silverstone».

La forma del tubo sterzo è ottimizzata per i flussi d’aria
La forma del tubo sterzo è ottimizzata per i flussi d’aria
Per il design quali sono i punti dove avete lavorato maggiormente?

Direi che le particolarità del modello Alfa sono due. La prima è che siamo riusciti a mantenere il top tube con la forma originale, quindi molto schiacciata. Non era scontata come cosa perché l’UCI ha dei regolamenti molto stretti e restare al loro interno è complicato. Abbiamo dovuto alzare il top tube di un paio di millimetri rispetto al progetto originale ma siamo riusciti nel nostro intento che era quello di mantenere invariata la tecnologia PAT: Plate Absorber Technology. 

L’altra particolarità?

La troviamo nel carro posteriore che si connette al top tube tramite due tubi. E’ stato inserito anche un flap nella zona del tubo sella che permette di agganciare ulteriormente il carro posteriore. Una scelta per avere una maggiore rigidità del telaio. In questo modo anche i velocisti del team riescono a scaricare tutta la loro potenza sui pedali. 

Le ruote in dotazione al team sono le Metron 45 SL di Vision
Le ruote in dotazione al team sono le Metron 45 SL di Vision
Anche questa soluzione del flap posteriore è una cosa che avete studiato in galleria del vento?

Assolutamente, è chiaro che la posizione in cui è stato inserito e l’angolazione sono calcolate per avere una risposta aerodinamica. La cosa particolare e che teniamo a sottolineare è che tutto il telaio viene realizzato in un pezzo di carbonio unico. Un procedimento che richiede molto tempo ma allo stesso modo ha diversi pregi, come una grande rigidità e il fatto che risponde ottimamente alle sollecitazioni. 

Il design è davvero particolare, anche nella parte anteriore.

Ci siamo dedicati tanto anche alla sagomatura del tubo sterzo, il quale segue perfettamente il flusso dell’aria. Il telaio è stato sagomato in maniera quasi impercettibile a occhio nudo ma il riscontro tecnico è elevato

Un grande lavoro è stato fatto anche sui componenti.

Ci siamo affidati a Prologo e Vision per offrire ai nostri atleti i migliori prodotti che a nostro avviso potessero massimizzare l’aerodinamica. Ad esempio i ragazzi pedaleranno con le ruote Metron SL 45 e il manubrio Metron 5D Evo. 

Le taglie?

Sono le cinque classiche: XS, S, M, L e XL. 

Titici

Donegà si rilancia nell’Arvedi per dimenticare il 2024

14.02.2025
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Dialogare con Matteo Donegà è sempre stato abbastanza facile. Con i suoi modi educati è un ragazzo che non ha paura a dire ciò che pensa, come non ne ha quando sale in bici. E così parlare con lui in questi giorni di europei in pista, poco prima di guardare in televisione le corse dei suoi colleghi, è lo spunto ideale per approfondire il discorso.

Dopo una vita al CTF Victorius, diventato ora ufficialmente devo team della Bahrain, il 26enne ferrarese di Bondeno ha trovato nell’Arvedi Cycling il giusto approdo nel quale riscattare un 2024 a corrente alternata e rilanciarsi. Ora Donegà è nel pieno degli allenamenti in vista dell’esordio su strada a Misano il 23 febbraio e vuole iniziare col morale giusto.

Donegà ha puntato presto sulla pista per diventare un seigiornista (qui a Brema nel 2024)
Donegà ha puntato presto sulla pista per diventare un seigiornista (qui a Brema nel 2024)
Matteo con che stato d’animo stai seguendo gli europei in pista?

Li sto guardando volentieri perché amo la pista, ma non nascondo che lo faccio con un po’ di rammarico. Sapevo che non c’era la possibilità di andarci. Anche se Marco (il cittì Villa, ndr) non me lo ha comunicato, me lo ha fatto capire perché non mi ha chiamato nei ritiri pre-europei.

Non hai provato a contattarlo tu?

Onestamente non ho insistito nel chiamare Villa perché so che stava attraversando un periodo non semplice. Le voci dell’ultimo mese lo danno in uscita da cittì della pista per diventare quello della strada. So che questa cosa lo turba e forse non aveva la necessaria attenzione per poter parlare con me. Aveva cose più importanti a cui pensare. In compenso avevo parlato con Bragato per dirgli che io sono disponibile per partecipare alla Nations Cup di marzo (dal 14 al 16 a Konya in Turchia, ndr). Lui ha apprezzato la candidatura, ma mi ha risposto che bisognerà capire come si evolverà la situazione. Magari cambia il cittì e chissà cosa succede. Aspettiamo.

Donegà vuole riconquistare la maglia azzurra a partire dalla Nations Cup di marzo in Turchia
Donegà vuole riconquistare la maglia azzurra a partire dalla Nations Cup di marzo in Turchia
Resta aperta la porta per entrare in un corpo militare?

Ho investito quattro anni per provare ad entrarci e ci sto provando ancora, ma credo proprio che sia molto dura, forse più di prima. Ero in parola con l’Esercito e le Fiamme Oro, però so che ultimamente hanno aperto pochi concorsi. Mi sarei aspettato più supporto dalla nazionale, mi sarebbe bastato sapere anche se non c’erano possibilità così potevo fare una programmazione diversa. So che non sono l’unico che ha vissuto certe situazioni, tuttavia so che i tecnici hanno tanti corridori da seguire, anche più importanti di me, e quindi non faccio troppe recriminazioni.

Pertanto è stato un 2024 molto difficile?

Esatto. Era un anno olimpico e giustamente si lavorava ovunque in funzione di quello. Ne ero consapevole, però già da prima mi sono sentito messo ai margini dalla nazionale. Questo ha influito moralmente sulla mia programmazione e sulle mie prestazioni. Poi sono dovuto restare fermo per un mese e mezzo a causa di una caduta in cui mi sono rotto delle costole. Insomma, è stata una stagione altalenante. Per fortuna che ho avuto da Bressan (team manager del CTF, ndr) un grande aiuto.

Donegà ha corso nel CTF dal 2017 al 2024. Per lui è stata una seconda famiglia
Donegà ha corso nel CTF dal 2017 al 2024. Per lui è stata una seconda famiglia
In che modo?

Se non ci fosse stato Roberto e tutto il CTF non sarei riuscito a correre. Lui mi ha sostenuto tanto, mettendoci la faccia in più di una circostanza. Ad esempio lui ha cercato tanto di farmi inserire in un corpo militare, ma non poteva fare di più.

Quanto ti è costato lasciare il CTF?

Tantissimo, per me è stata davvero una seconda famiglia. Otto stagioni nella stessa società non si possono dimenticare in un secondo, tant’è che anche adesso mi faccio seguire dal CTF Lab. Però abbiamo fatto una scelta di comune accordo. Quest’anno la squadra è il devo team della Bahrain a tutti gli effetti. Le decisioni non arrivano più da Bressan o Boscolo e in squadra non c’era la necessità di avere un pistard. E’ stata una scelta obbligata, condivisa e comprensibile.

L’Arvedi Cycling è composta da tanti pistard. Per Donegà è la formazione ideale per fare doppia attività (foto Arvedi Cycling)
Nella Arvedi Cycling hai trovato una buona squadra e soprattutto tagliata per le tue caratteristiche.

Sì, sono molto contento di essere arrivato qua, dove trovo tanti compagni di nazionale, che sono ora a Zolder a giocarsi le medaglie continentali. Sono in una squadra che vive e interpreta la pista come me. Abbiamo già stilato un buon programma di gare, specialmente quelle adatte a noi pistard. Ad esempio siamo ben coperti con Boscaro che su strada è molto veloce, ma anche Galli può fare molto bene in certe corse.

Alla luce di tutto quanto e considerando quanto ha dedicato alla pista, se Matteo Donegà tornasse indietro c’è qualcosa che non farebbe?

Ultimamente me lo sono chiesto tante volte. Nel 2024 ho pensato seriamente di smettere col ciclismo. Se potessi tornare indietro, probabilmente non avrei abbandonato la strada così presto e così nettamente. Adoro la pista e all’epoca puntavo a diventare un seigiornista puro, solo che poi è cambiato tanto anche in quel mondo. Sono un classe ’98 e non mi sento vecchio, però di Sei Giorni ora ce ne sono meno e sono diverse rispetto a prima. Adesso arrivano i giovani e tanti stradisti. Quindi bisogna stare al passo coi tempi.

Donegà vuole tornare ai livelli del 2022 quando a Cali in Nations Cup vinse l’oro nell’omnium
Donegà vuole tornare ai livelli del 2022 quando a Cali in Nations Cup vinse l’oro nell’omnium
Facendoti un grande in bocca al lupo per il 2025, ti sei dato degli obiettivi?

Su strada con l’Arvedi cercherò di togliermi qualche soddisfazione ed essere un riferimento per la squadra. In pista mi piacerebbe tornare ai livelli di Cali 2022 quando vinsi l’oro nell’omnium alla Nations Cup e per i motivi che dicevo prima, vorrei guadagnarmi nuovamente l’azzurro per la prossima Nations Cup. Punto agli italiani in pista visto che l’anno scorso non si sono disputati. Diciamo che in generale vorrei fare una stagione migliore della scorsa.

La pista riparte e Scartezzini è pronto come traghettatore

09.12.2024
6 min
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Michele Scartezzini è un fiume in piena. Sa bene che il 2025 sarà importante per lui, che sulla sua esperienza Marco Villa fa affidamento per ricostruire tutta l’impalcatura che dovrà sorreggere la nuova nazionale su pista, quella priva per il momento delle sue stelle Ganna e Milan e di tutti coloro che privilegeranno la strada. Fino al 2027, anno d’inizio delle qualificazioni olimpiche, sarà un work in progress dove i vecchi saranno i traghettatori per le forze nuove. Ma Michele ha qualche boccone amaro da mandar giù, legato all’ultima stagione.

Il veneto insieme a Consonni nella madison degli ultimi europei, chiusa al 9° posto
Il veneto insieme a Consonni nella madison degli ultimi europei, chiusa al 9° posto

«Un bilancio? E’ un discorso lungo da affrontare. E’ un anno nel quale ho lavorato tanto e sono rimasto con un pugno di mosche in mano, non ho ottenuto nulla. Tutto è cominciato con gli europei d’inizio stagione. Mi ero preparato bene e mi sentivo di conseguenza, ma i risultati non sono arrivati. I valori erano diversi da quelli che mi aspettavo e nelle gare a me deputate sentivo le gambe pesanti, avevo evidentemente sbagliato i lavori necessari».

A quel punto anche le ultime speranze per poter essere preso in considerazione per Parigi sono venute meno…

Non che ne avessi tante prima. Con quel regolamento penoso… Già per Tokyo era stato complicato, ma hanno tolto pure un altro posto, limitando a 5 quelli disponibili per chi aveva il quartetto. C’era Viviani che ambiva a entrare per l’omnium, non avevo possibilità. Se nel quadriennio avessi vinto sempre medaglie nella madison avrei potuto accampare pretese, ero sì tra i migliori specialisti, ma certamente non infallibile. Mi ero messo il cuore in pace e mi sono concentrato sui mondiali.

Insieme al compaesano Viviani, un dialogo continuo per raffrontare valori e sensazioni
Insieme al compaesano Viviani, un dialogo continuo per raffrontare valori e sensazioni
C’era tanto da aspettare…

Sì, ma non ho mai mollato. Devo dire grazie alle Fiamme Azzurre, che mi hanno dato supporto, come anche a Masotti, Bragato, Contri, insomma a tutto lo staff azzurro che non mi facevano mai mancare una parola di conforto. Sanno che ci sono sempre stato sin dal 2009. Mi sono dedicato alla preparazione della rassegna iridata facendo una vita quasi monacale, lavorando con dedizione. Ogni tanto mi confrontavo con Viviani e mi diceva che avevo valori davvero notevoli, anche superiori ai suoi e ciò mi dava fiducia. Io lavoravo per la corsa a punti iridata, sapendo che se fossi andato bene lì allora potevo vedere se mi veniva offerta una chance per la madison.

E poi?

Sono stato alla grande fino al giorno prima della gara, poi, quando è venuto il momento, mi sono sentito bloccato, come se non fossi padrone di me. Quel giorno nulla è andato come volevo e per me è stata una mazzata tremenda. Sono uscito dal velodromo, andavo in giro per la città cercando di ragionare, di capire, avevo bisogno di stare solo. Ho anche pensato di mollare tutto. Mi avevano visto che andavo forte, ma quando ho fallito sono stati pochi coloro che mi sono stati vicino, era come se non esistessi più.

Scartezzini nella corsa a punti iridata, che ha rappresentato per lui una grande delusione
Scartezzini nella corsa a punti iridata, che ha rappresentato per lui una grande delusione
Che cosa ti ha spinto a tenere duro?

Tre giorni dopo la fine dei mondiali, avevo una gara con la Arvedi. Non volevo andarci, ma poi ho riflettuto, avevo preso un impegno e dovevo portarlo a termine. Mentre andavo, è squillato il telefono: era Sercu, mi chiamava per invitarmi alla 6 Giorni di Gand, voleva mettermi al fianco di uno dei giovani in maggiore ascesa, dicendomi che aveva bisogno di un uomo d’esperienza al fianco. Quell’invito è stato la sferzata di energia di cui avevo bisogno e sono ripartito da lì.

Il fallimento di Ballerup è stato più un problema mentale?

Sicuramente, mi sono messo troppa pressione addosso. Era il mio 13° mondiale, al quale puntavano tutti coloro che alle Olimpiadi non erano stati, ma anche coloro che volevano confermare i risultati di Parigi. Io di solito quando sto bene lo faccio vedere, volevo spaccare il mondo. I valori erano dalla mia parte, avevo fatto test sui 20’ e vedevo numeri che non avevo mai fatto prima e che sapevo non erano accessibili a molti dei miei rivali. La gara a punti è lunga, non è come il quartetto. Probabilmente c’è stato un particolare tecnico che ha influito.

Per il veronese l’invito a Gand è stato fondamentale per ritrovare motivazioni (foto organizzatori)
Per il veronese l’invito a Gand è stato fondamentale per ritrovare motivazioni (foto organizzatori)
Quale?

Ho messo un dente più duro dietro e su pista è un abisso. L’agilità non paga più, anche su pista, nelle prove endurance si va di forza. Io erano due mesi che mi ero abituato a quella cadenza, ma alla fine è stata una scelta che non ha pagato.

Ora siamo a un bivio, con i big che si sono tirati fuori per il prossimo biennio e c’è una nazionale da rifondare. Villa conta su di te…

A me non piace questo discorso degli atleti che si tirano fuori, intanto perché so che non è così, tanto è vero che Pippo (Ganna, ndr) spesso mi chiama per andare a Montichiari e lavorare con lui. Se parti con un progetto legato ai giovani, bisogna anche mettere in conto che, quando i vari Ganna e Milan si rifaranno avanti avranno di fronte un team collaudato, chi dice che troveranno posto, che sarà utile rompere meccanismi collaudati? Sarebbe egoista pretendere il posto solo in base al nome…

Michele insieme al francese Clement Petit, suo compagno a Gand, bronzo ai mondiali nello scratch
Michele insieme al francese Clement Petit, suo compagno a Gand, bronzo ai mondiali nello scratch
Introdurre giovani però non è facile…

No, dipende molto da quanti sacrifici saranno disposti a fare, quanto investiranno sulla pista. Per quel che ho visto hanno tanta voglia di fare. A proposito mi viene in mente un piccolo aneddoto su Sierra: si è trovato a fare la sua prima madison assoluta con me, alla Nations Cup di Hong Kong. E’ stata la più veloce degli ultimi anni, era sconvolto alla fine, voleva mollare. Gli ho detto che per essere un esordio era stato particolarmente sfortunato.

Villa ha detto di confidare molto su voi “vecchi”: tu, Lamon…

Noi siamo pronti grazie anche al supporto dei corpi militari che a differenza dei club non ci danno vincoli. Anche Boscaro ora è entrato, anche lui sarà fondamentale nella gestione. Noi siamo a disposizione per aiutarli, sappiamo che ci sono molti ragazzi validi, che nelle categorie giovanili hanno vinto tutto e fatto record, ma a livello elite cambia tutto: distanze diverse, avversari molto forti e soprattutto esperti. Si deve crescere con calma e non buttarsi giù alle prime delusioni e difficoltà. Un ragazzo davvero forte ad esempio è Stella, mi è piaciuto subito anche perché è uno che ascolta molto. Noi comunque ci siamo, per rilanciare il settore, per aiutare i giovani, ma anche noi “vecchi” penso che abbiamo ancora qualcosa da dire.

Galli, un altro oro europeo U23 per entrare nel quartetto dei grandi

30.07.2024
5 min
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Giusto il tempo di godersi un bis continentale e poi subito sotto col lavoro per preparare il prossimo obiettivo internazionale. Niccolò Galli è uno dei vagoni del trenino azzurro che ad inizio luglio ha conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre agli europei in pista U23 di Cottbus e la prossima fermata sarà nel velodromo di Ballerup in Danimarca.

Dopo l’argento dell’anno scorso, il ragazzone della Arvedi Cycling ed il quartetto si sono ripresi il titolo europeo di categoria battendo nuovamente in finale il Belgio – come due estati fa ad Anadia – andandolo a riprendere tra il secondo ed il terzo chilometro. Questa medaglia per Galli è la conferma di un percorso e di scelte mirate per puntare più in alto. Ormai è pronto per il ricambio generazionale o per essere una valida alternativa per il cittì Marco Villa. Tra un allenamento e l’altro, abbiamo sentito il ventiduenne di Pieve di Cento per capire come sta procedendo questa fase della sua carriera.

Giaimi, Favero, Quaranta, Galli e Moro hanno conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre battendo il Belgio come nel 2022
Giaimi, Favero, Quaranta, Galli e Moro hanno conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre battendo il Belgio come nel 2022
Niccolò dove ti troviamo in questo periodo?

Sono a Livigno con Boscaro e Quaranta. Siamo arrivati il 22 luglio e staremo su fino al 6 agosto. Ci stiamo allenando tra sedute in palestra all’Aquagranda e uscite in bici. Nei primi giorni abbiamo fatto un po’ di scarico dopo la Seigiorni di Pordenone (dal 15 al 20 luglio, ndr), mentre stiamo iniziando a fare un po’ di ore di volume su strada. Adesso tutto il team performance della nazionale è concentrato sulle Olimpiadi e fra poco andrà a Parigi, ma siamo sempre in stretto contatto con loro per seguire i programmi di lavoro. Devo dire che in questi giorni mi sento bene.

Palestra e bici. Galli in questi giorni è a Livigno per preparare i mondiali in pista di ottobre a Copenaghen
Palestra e bici. Galli in questi giorni è a Livigno per preparare i mondiali in pista di ottobre a Copenaghen
Una buona condizione mostrata all’europeo. Che differenze hai notato rispetto all’oro del 2022?

Due anni fa è stata una vittoria speciale perché forse non pensavamo di poter arrivare al titolo. Stavolta invece eravamo più consapevoli della nostra forza. Di quel quartetto c’eravamo Manlio Moro ed io e ci sentivamo responsabilizzati per trascinare gli altri ragazzi. Abbiamo vinto con Giaimi e Favero, che sono dei primi anni che vanno forte. Entrambi si sono inseriti alla grande e in fretta. Anche lo stesso Samuel (Quaranta, ndr) ha dimostrato di essere in forma e di poter fare bene nel quartetto. Questo oro è decisamente un buonissimo risultato per noi e per tutto il movimento, ma non dobbiamo e non possiamo fermarci qua.

In Germania eri impegnato anche in altre specialità. Come sono andate?

Ho disputato l’omnium, dove ho chiuso al decimo posto dopo aver chiuso secondo nello scratch. C’è del rammarico invece per la madison. Ero in coppia con Sierra, ma purtroppo è caduto a metà corsa e non è potuto rientrare in pista. Peccato perché fino a quel momento eravamo secondi e stavamo andando molto bene.

In questa stagione Galli su strada ha deciso di concentrarsi sulle cronometro. Qualche buon piazzamento è arrivato (foto Sara’s photo)
In questa stagione Galli su strada ha deciso di concentrarsi sulle cronometro. Qualche buon piazzamento è arrivato (foto Sara’s photo)
L’esperienza al Giro NextGen invece non è andata come ti aspettavi?

Purtroppo no. Il NextGen faceva parte del mio programma di avvicinamento all’europeo, ma sfortunatamente alla terza tappa sono stato male e ho dovuto abbandonare la corsa. Tuttavia la settimana successiva mi sono ripreso abbastanza bene e questo ritiro non ha inciso sulla condizione e sulla preparazione per Cottbus.

Come sta andando l’alternanza pista e strada?

Per ora va bene, anche se sto prediligendo la pista dove sto ottenendo i risultati migliori. Oltre al solito calendario U23, su strada quest’anno mi sono concentrato sulle cronometro. Qualche buon piazzamento l’ho portato a casa, però sto continuando a lavorarci.

Anche nel 2025 Niccolò Galli resterà nella Arvedi Cycling, che gli permette di conciliare bene la doppia attività pista-strada
Anche nel 2025 Niccolò Galli resterà nella Arvedi Cycling, che gli permette di conciliare bene la doppia attività pista-strada
Sei all’ultimo anno da U23. Sai già cosa farai la prossima stagione?

Certo, nel 2025 sarò ancora con la Arvedi. Per me è la formazione ideale perché mi dà la possibilità di fare la doppia attività senza alcun problema, visto che c’è una buona collaborazione con la nazionale. L’idea al momento è quella di fare come Lamon, che per me è un ottimo esempio da seguire.

Niccolò Galli ha già fissato i prossimi obiettivi?

Direi proprio di sì. Ce n’è più di uno, sia a breve che a lungo termine. Ci sono i mondiali di Copenaghen ad ottobre (dal 16 al 20, ndr) per i quali sto già lavorando adesso con i compagni. Poi è chiaro che mi piacerebbe partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Prima di allora c’è tanta strada da fare e dimostrare di poter restare nel gruppo per guadagnarmi il posto. Ecco, alla base di tutto il primo vero obiettivo è quello di poter diventare uno dei vagoni del quartetto dei grandi, senza tralasciare la madison o la stessa corsa a punti, che è una specialità che mi piace molto. Insomma, sto lavorando per tutto questo.

Galli (il primo in foto) tra i tanti obiettivi ha quello di entrare nel quartetto dei “grandi”
Galli (il primo in foto) tra i tanti obiettivi ha quello di entrare nel quartetto dei “grandi”
Tu che conosci bene il gruppo azzurro, ti senti di fare un pronostico per il quartetto a Parigi?

Tutti i ragazzi che sono in Francia sono amici ed io come gli altri saremo i primissimi loro tifosi attaccati alla televisione per sospingerli da casa. Non sono scaramantico, ma non mi sento di fare previsioni perché ormai si gioca tutto sul filo dei millesimi di secondo e differenze veramente minime. So che la preparazione del nostro quartetto è stata molto buona e la vera forza è proprio l’unione del gruppo. I rivali più diretti saranno Gran Bretagna e Danimarca, senza sottovalutare Nuova Zelanda e Australia. Naturalmente spero che possano riconfermarsi campioni olimpici. Di sicuro so che i ragazzi scenderanno dalla bici senza rimpianti avendo dato il massimo.

L’Arvedi al Giro Next Gen punta forte sul traguardo di Cremona

03.06.2024
4 min
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Delle squadre per il Giro Next Gen abbiamo già detto. E come sempre accade quando non ci sono criteri nero su bianco, alla soddisfazione degli invitati corrisponde – uguale e contraria – la frustrazione degli esclusi. Fra chi resta a casa spiccano i nomi di Q36,5, Beltrami, Work Service e Hopplà, mentre all’estero spicca l’assenza della Groupama. Fra coloro che invece sono stati invitati si segnalano il Team Arvedi e anche la Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino. Due team con una precisa ragione sociale, vicini alla pista, ma che sul piano del ranking non hanno dato segnali particolari.

Lamon, tesserato con le Fiamme Azzurre, svolge in maglia Arvedi l’attività su strada
Lamon, tesserato con le Fiamme Azzurre, svolge in maglia Arvedi l’attività su strada

Arvedi e la pista

Il Team Arvedi è una squadra elite/U23 che dal 2019 lavora a stretto contatto con il settore pista della Federazione. Grazie a ciò hanno a disposizione bici Pinarello e l’abbigliamento Castelli. Nel team corrono facce note come il campione olimpico Francesco Lamon (tesserato con le Fiamme Azzurre), ma anche Michele Scartezzini, più Stefano Moro e Matteo Tugnolo del settore velocità. essendo tutti elite, la loro presenza al Giro Next Gen non è da considerarsi. Ci sono poi alcuni atleti giovani che se la cavano su strada. Nicolò Galli, a sua volta pistard, vanta un secondo posto a crono a Porto Sant’Elpidio e il quinto due giorni fa a Romanengo. Michael Cattani ha ottenuto un bel secondo posto a Curtatone, mentre Lino Colosio è un uomo squadra con il quinto posto nel Criterium Ciclismoweb.

«Non siamo una squadra che possa dire la sua in classifica – spiega il team manager Massimo Rabbaglio – abbiamo un ragazzino giovane che può fare una bella esperienza e va discretamente in salita. Gli potrà servire per conoscersi meglio. Il nostro Giro si giocherà nel cercare di sfruttare le tappe veloci, come quella di Borgomanero e di Cremona. Per le nostre caratteristiche, cercheremo di far bene in quei due giorni e poi valuteremo di dire la nostra per qualche classifica parziale.

«Quando abbiamo visto la tappa che arriva a Cremona, la sede del nostro sponsor, è ovvio che ci è cresciuta nella testa la possibilità di essere invitati. Quindi ho fatto la mia richiesta come hanno fatto tutti, non ho chiamato nessuno, ho fatto richiesta e basta. Sapendo che c’era una tappa che arrivava a Cremona ci può stare essere invitati, come è successo l’anno scorso per altri».

La squadra è un mix fra veterani della pista e giovani. Rabbaglio è il quinto in piedi da sinistra (foto Facebook)
La squadra è un mix fra veterani della pista e giovani. Rabbaglio è il quinto in piedi da sinistra (foto Facebook)
La vostra filosofia prevede che anche in futuro rimaniate legati alla pista?

Sì, l’anno prossimo dovrebbero arrivare degli juniores che non avranno la pista come priorità, ma la frequenteranno. Punteremo a ringiovanire un po’ l’organico, anche perché è prevedibile che dopo le Olimpiadi ci sarà un ricambio. A Parigi avremo Lamon e ne siamo contenti, anche se in doppia veste: come Fiamme Azzurre e come Arvedi. Un contributo a farlo diventare il Lamon oro olimpico l’abbiamo dato anche noi, mettendolo in condizione di allenarsi e correre anche su strada. L’idea è quella di portare dentro qualcuno che possa essere un probabile olimpico per Los Angeles. Non è facile, la strada è lunga, però ci si può provare.

Lamon rimarrà con voi anche dopo Parigi?

Credo di sì, ne abbiamo già parlato. Dopo le Olimpiadi continuerà a correre e secondo me può insegnare tanto anche ai giovani che potrebbero arrivare. Non so se potrà essere un probabile olimpico per Los Angeles, mi sembra un po’ lontano, anche perché ha trent’anni. Però credo che rimarrà nel giro della nazionale per le Coppe del mondo, piuttosto che europei e mondiali. Immagino che Milan, Consonni e Ganna dopo Parigi saranno richiamati dalle loro squadre, quindi l’impegno che potranno dedicare alla pista sarà minore. E Lamon può diventare un bel punto di riferimento.

Niccolò Galli è il nome più noto del gruppo strada della Arvedi (foto Facebook)
Niccolò Galli è il nome più noto del gruppo strada della Arvedi (foto Facebook)
Esiste già la formazione per il Giro Next Gen?

Sì, certo. C’è Galli, che potrebbe puntare alla prima crono. A Romanengo ha fatto quinto, dove aveva vinto lo scorso anno, facendo anche valori migliori. Quindi l’idea è che faccia un buon Giro, per puntare al tricolore della crono. Poi ci sono Galante e Colosio, che sono due lavoratori e quindi possono provare ad andare in fuga. Quindi Dante e Colombo che sono due ragazzini del primo anno che sono andati bene fino ad ora e faranno esperienza. L’ultimo è Varroni, un passista che provare a tenere davanti il Galli della situazione.

La gente mormora: qualcuno dice che siete stati invitati al Giro Next Gen perché Arvedi potrebbe aver dato un contributo proprio per la tappa di Cremona…

No, noi come società no. Che poi la tappa sia sponsorizzata da Arvedi come azienda, io quello non lo so. Nel senso che non ho visto contratti. Noi come società non abbiamo fatto nulla di questo. Non ho parlato con nessuno, ho solo mandato una richiesta.

Arvedi Cycling, colonna portante per la pista azzurra

18.01.2024
5 min
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Agli ultimi europei su pista che hanno visto l’Italia protagonista, una buona fetta della nazionale era composta da atleti dell’Arvedi Cycling, che ha portato a casa i bronzi di Francesco Lamon con il quartetto e di Stefano Moro nel keirin. Non è un caso, perché la società lombarda è nata proprio sulla base di un progetto che vede la pista come obiettivo privilegiato.

Stiamo parlando di un team diverso da tutti gli altri, nato nel 2019 proprio per dare una “casa” a molti pistard e consentire loro di abbinare alla stagione nei velodromi anche la necessaria preparazione e attività su strada. Un progetto condiviso, per certi versi voluto dalla Federazione che aveva bisogno di un team di appoggio per coloro che non hanno contratti nelle squadre WorldTour come Ganna o Milan.

Alla guida del team, come presidente e team manager, c’è Massimo Rabbaglio, da sempre attratto dall’attività su pista fino al punto di fare questa scommessa rivelatasi vincente: «Abbiamo 13 ragazzi nel nostro roster – racconta – e la loro attività la gestiamo in perfetta sintonia con le indicazioni e le esigenze di Villa. Quando non ci sono impegni su pista, portiamo i ragazzi a gareggiare su strada, anche se Lamon e Scartezzini hanno una tale mole di impegni tra allenamenti e gare nei velodromi che raramente riescono a trovare tempo e spazio anche per la stagione su strada».

Massimo Rabbaglio, da anni presidente e manager dell’Arvedi Cycling, seguendo un progetto (foto Rodella)
Massimo Rabbaglio, da anni presidente e manager dell’Arvedi Cycling, seguendo un progetto (foto Rodella)
Questo comporta una gestione un po’ diversa rispetto a quella di qualsiasi altra società…

Sicuramente, ma non significa che non seguiamo un calendario compiuto, come le altre. Gareggiamo nelle prove nazionali e anche in molte internazionali. Chiaro che esso viene stilato in base agli eventi e alla preparazione su pista, mettendo in condizione chi non è impegnato di gareggiare su strada e mantenere la condizione. D’altronde abbiamo verificato come l’attività su strada e quella del gruppo endurance siano molto compatibili. E’ chiaro però che per qualcuno l’attività su strada è un complemento per la pista, ma non è detto che per tutti sia così.

Ci sono anche casi inversi?

Basta guardare l’esempio di Mattia Pinazzi, che proprio dalla pista e dall’attività con noi ha tratto spunto per mettersi in luce e guadagnarsi un contratto con la VF Group-Bardiani. Per noi il suo ingaggio è stata una grande soddisfazione, un premio per il nostro lavoro. L’impegno con noi si compendia con quello della nazionale completando la crescita dei ragazzi, poi qualcuno troverà posto fra i professionisti, qualcun altro in un corpo militare come Lamon e Moro che sono nelle Fiamme Azzurre. O magari avrà una professione nell’ambito del ciclismo, come meccanico o preparatore.

Pinazzi ha regalato all’Arvedi la prima vittoria 2023 al Trofeo Città di Nonantola (foto team)
Pinazzi ha regalato all’Arvedi la prima vittoria 2023 al Trofeo Città di Nonantola (foto team)
Com’è nata questa idea diversa da tutte le altre?

E’ stata quasi un’intuizione, quand’ero alla Biesse-Carrera come diesse e gestivo i giovani della Arvedi. La pista mi è sempre piaciuta, ho pensato che un progetto simile mancasse nella crescita della specialità e poteva essere molto utile. Abbiamo iniziato con 6 atleti, c’erano già Lamon e Moro e con loro Attilio Viviani, Plebani, Giordani. Il nostro lavoro ha sempre per obiettivo le Olimpiadi, portare almeno un ragazzo a Parigi sarà una soddisfazione enorme com’è stato l’oro di Lamon a Tokyo.

Il programma della strada viene quindi compilato in base alle indicazioni che arrivano dal settore della pista?

Sì, decidiamo assieme. Spesso i ragazzi fanno blocchi di attività su strada per acquisire fondo che sarà poi utile su pista. E’ un sistema che funziona, una strategia che andrà avanti anche oltre l’appuntamento olimpico parigino.

Lamon ha dato al team la grande gioia dell’oro olimpico. Ora si punta forte su Parigi
Lamon ha dato al team la grande gioia dell’oro olimpico. Ora si punta forte su Parigi
Guardate già a Los Angeles 2028?

Non potremmo fare altrimenti. Il nostro è un lavoro che si gratifica e si compensa in base ai risultati dei ragazzi in nazionale, anche se poi qualche soddisfazione su strada ce la togliamo sempre. I ragazzi migliorano proprio grazie alla doppia attività. Galli è un esempio, lavorando con noi ormai è un riferimento per la nazionale maggiore e ad Apeldoorn ha già avuto modo di mettersi in luce.

Avete mai pensato a un progetto simile per le donne?

Per ora no, potrebbe essere una nuova strada, ma servirebbe un impegno che da parte nostra attualmente non possiamo garantire senza contraccolpi. Lo stesso dicasi per l’ingaggio di corridori stranieri come avviene nelle altre società. Noi siamo concentrati su uno scopo e lavoriamo per quello.

Arvedi come team di lancio verso i pro’. L’esempio di Pinazzi vale per chi oggi è nel team
Arvedi come team di lancio verso i pro’. L’esempio di Pinazzi vale per chi oggi è nel team
Quanti ragazzi avete?

Nove under 23 e quattro elite, è un numero adeguato per fare un’attività fatta bene. Considerando anche di loro 11 sono effettivamente disponibili perché due fanno velocità e quindi seguono una programmazione diversa che praticamente non contempla impegni su strada.

Da dove ti viene tutta questa passione?

Il ciclismo è sempre stata la mia vita. Ho corso fino ai dilettanti, poi sono stato diesse in tutte le categorie, anche fra i professionisti. Ora presiedo un team di livello continental seguendo un progetto che è completamente originale. Sono ormai 14 anni che vivo e lavoro per questo team e la collaborazione con la federazione nata nel 2019 è stata uno step che mi ha dato nuovo vigore. La corsa verso le Olimpiadi coinvolge anche me e mi sento esaltato al pensiero.

Pinazzi vince su strada e fa discutere in pista

04.05.2023
6 min
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Due settimane di fuoco. Sono quelle vissute da Mattia Pinazzi. Lo avevamo sentito non più tardi di metà aprile con tutte le sue aspettative e si può ben dire che siano andate anche oltre le previsioni. Facciamo un veloce riassunto, come all’inizio di ogni puntata di una serie Tv: Mattia è stato finalmente convocato per la nazionale per la terza tappa della Nations Cup su pista, a Milton, dopo aver risolto i problemi burocratici che avevano ostacolato la sua presenza nella tappa inaugurale.

Il ventiduenne di Colorno è stato fondamentale per la nazionale, per il quartetto che aveva bisogno come il pane di un risultato importante e in Canada ha contribuito alla piazza d’onore dietro la Gran Bretagna, permettendo di acquisire punti fondamentali per la qualificazione olimpica e non solo. Tornato in Italia, un po’ per i benefici fisici del lavoro su pista, un po’ per l’entusiasmo, fatto sta che Pinazzi ha piazzato un clamoroso uno-due a fine aprile, portando a casa due classiche come la Vicenza-Bionde e il Circuito del Porto (la gara di casa per il suo team, foto di apertura) nello spazio di 24 ore.

Prima volata vincente alla Vicenza-Bionde battendo Epis e Skerl, poi il trionfo al Trofeo Arvedi (foto Italiaciclismo)
Prima volata vincente alla Vicenza-Bionde battendo Epis e Skerl, poi il trionfo al Trofeo Arvedi (foto Italiaciclismo)

Un posto d’onore vitale

Di materiale di cui parlare ce n’è in abbondanza. Così abbiamo interpellato innanzitutto chi ha vissuto da vicino la sua avventura canadese, Marco Villa che su di lui fa molto affidamento: «A Milton ha disputato due gare su tre, saltando solo la finale, ma ha dato un contributo decisivo. Avevo detto che quel risultato ci serviva, sia perché dopo due noni posti la classifica per i posti olimpici cominciava a farsi pericolosa, sia perché tengo ad avere un ranking alto per le gare titolate, in modo da poter partire dopo le principali avversarie. Abbiamo perso solo con i britannici che però avevano tre quarti del team titolare, a noi mancavano Ganna, Milan e Consonni. Per questo è un risultato che vale moltissimo».

Pinazzi è stato impiegato come secondo uomo, raccogliendo l’ideale testimone da Lamon come sempre al lancio: «E’ un ruolo delicato, perché necessità di molta resistenza lattacida, devi reggere l’impatto del lancio e poi mantenere il quartetto in tabella di gara quando finisce la prima azione di partenza. Lui è uno di quelli che ha questi valori più alti di tutti, in quel ruolo è ideale, ma può ricoprirne anche altri. Per me è parte integrante della squadra pur essendo ancora under 23».

Il podio della prova di Milton, con Pinazzi insieme a Lamon, Moro, Boscaro e Scartezzini (foto Fci)
Il podio della prova di Milton, con Pinazzi insieme a Lamon, Moro, Boscaro e Scartezzini (foto Fci)

Un futuro nello scratch

Villa ha un’idea molto chiara sulle possibilità di Pinazzi su pista: «Quartetto a parte, io sono convinto che Mattia possa essere uno dei migliori esponenti al mondo nello scratch e se la cava molto bene anche nella madison. Il suo problema è che è ancora un po’ timido nell’approccio con la gara, deve crederci di più e soprattutto vorrei che quando è a casa si allenasse di più, non aspettasse i lavori su pista per far salire la condizione. Sono temi dei quali spesso parliamo, ma è giovane e sta imparando».

I risultati ottenuti al ritorno in Italia non lo hanno stupito: «Anzi, a dir la verità considerando le sue qualità potrebbe vincere anche di più. Non è un caso se dopo 9 giorni di trasferta e tanti impegni sia tornato in Italia e abbia fatto quel che ha fatto. E’ l’ennesima dimostrazione che la pista fa bene, di esempi ce ne sono tanti, ad esempio c’è chi dopo Milton è andato al Romandia ed era sempre tra i primi, come il portoghese Oliveira».

Su pista Villa è convinto che il parmense possa diventare un big nello scratch
Su pista Villa è convinto che il parmense possa diventare un big nello scratch

I soliti problemi

Figurarsi allora la reazione del cittì quando si accenna che nell’ambiente girano voci sulla volontà del giovane emiliano di mettere in futuro un po’ da parte la pista: «Solo in Italia si sentono queste sciocchezze. Hayter si fa questi problemi? Oppure Thomas? I problemi ce li poniamo solo noi. Bisognerebbe guardare i fatti e i fatti sono che quando torna dalla pista ha una gamba diversa e vince. Io comunque non inseguo nessuno, non l’ho fatto con i quattro che ho portato all’apoteosi olimpica. Chi ci crede è con me, altrimenti ognuno per la sua strada…».

Villa parla a ragion veduta, il caso di Pinazzi vincente dopo la pista è l’ultimo di una lunga serie. Chiedere ad esempio a Ganna se ha intenzione di mollare la pista, come fanno ripetutamente molti addetti ai lavori: «Sento tanti campioni del passato che consigliano a questo o a quello di concentrarsi sulla strada, gente come Moser e Cancellara che poi, quando correvano loro, non stavano a sentire nessuno e vincevano proprio perché seguivano il loro istinto e raccoglievano anche su pista. Ripeto, certi problemi ce li poniamo solo noi».

Villa crede molto in Pinazzi, stimolandolo anche in maniera rude
Villa crede molto in Pinazzi, stimolandolo anche in maniera rude

La risposta Arvedi

Il tema è scottante, d’obbligo allora sondare il terreno in casa Arvedi, parlando con Gaetano Zanetti diesse dell’Arvedi: «Attenzione a non dare troppo credito alle voci di corridoio. Io sono in costante contatto con Mattia e so ad esempio che il suo riferimento è Viviani proprio perché sa abbinare la doppia attività. Lui è convinto di continuare sul doppio binario, poi nel futuro si vedrà. Noi da parte nostra conosciamo bene i benefici della pista e del lavoro con Villa, tanto è vero che Pinazzi è solo uno dei nostri che fa doppia attività, come Galli, Bonelli, Colosio. Siamo convinti che la pista deve prendere sempre più piede. E’ chiaro, gli impegni sono tanti, ma sta a noi saper calibrare il calendario in base ad essi».

Interessante sapere da Zanetti come è stato gestito il ragazzo al suo ritorno dal Canada e come ha fatto quindi a vincere due volte di seguito con ancora leggeri postumi del jet lag: «Non solo questo. In Canada i ragazzi hanno trovato brutto tempo e un clima diverso da quello che c’è qui e anche questo influisce. Noi l’abbiamo lasciato tranquillo al suo ritorno, programmando solo volume per un paio di giorni (mercoledì e giovedì, ndr), poi un po’ di velocizzazione prima delle due gare. Sapeva che erano due eventi ai quali tenevamo moltissimo e li ha onorati al meglio su percorsi per lui ideali».

Pinazzi con Gaetano Zanetti, diesse dell’Arvedi Cycling che punta molto sulla sua crescita
Pinazzi con Gaetano Zanetti, diesse dell’Arvedi Cycling che punta molto sulla sua crescita

50 giorni fondamentali

Ma le ambizioni riposte su Pinazzi non finiscono certo qui: «Ora ci sono un paio di mesi cruciali. Le prossime due gare sono piuttosto dure per lui, con molta salita ma io sono convinto che possa progredire anche su tracciati ostici. Intanto comunque correre e magari lavorare per gli altri gli sarà utile, poi a fine mese ci saranno altri due appuntamenti congeniali e magari potrà rimpinguare il bottino».

Oltretutto Pinazzi, all’ultimo anno nella categoria, è atteso al salto fra i pro e ogni risultato fa gioco in questa fase: «C’è già stato qualche abboccamento da parte di team importanti, ma ancora non ha deciso. Per questo sa che in queste settimane si gioca molto, noi gli daremo tutto il supporto necessario».