Che bello questo Tiberi. E per il podio non si nasconde

22.05.2024
4 min
Salva

PASSO BROCON – «Faccio il tifo per Antonio Tiberi», ha detto al microfono del Giro d’Italia Yeman Crippa, campione dell’atletica e grande speranza azzurra per la maratona di Parigi. Mancavano meno di 8 chilometri all’arrivo e il corridore della  Bahrain-Victorious ancora doveva farsi vedere. L’investitura del collega campione gli farà effetto.

Qualche minuto dopo, il laziale si è messo senza paura a dettare il ritmo una volta che Pogacar ha accelerato. E’ risalto da dietro con una certa “spavalderia” e ha fatto la sua corsa. Il fatto che abbia vinto la volata degli inseguitori la dice lunga sul suo stato di forma.

Tiberi sul podio scortato da Yeman Crippa. Con il finale di oggi, porta da 24″ a 41″ il vantaggio su Arensman per la maglia bianca
Tiberi sul podio scortato da Yeman Crippa. Con il finale di oggi, porta da 24″ a 41″ il vantaggio su Arensman per la maglia bianca

Prova solida

Oltre alle parole d’incitamento a distanza di Crippa, quel che ha fatto effetto a Tiberi sono state soprattutto le sue buone, per non dire ottime, sensazioni.

«Oggi è stata ancora una giornata molto positiva per me – ha detto Tiberi – Soprattutto per essere alla terza settimana devo dire che la gamba e la condizione sono veramente buone. Quindi sono tanto contento. In più sono riuscito a guadagnare ancora dei secondi su Arensman e O’Connor. E questo mi mette positività».

Già ieri verso Monte Pana, Tiberi aveva dato ottimi segnali. Aveva ripreso proprio Arensman senza paura. E la cosa poteva non essere così scontata dopo gli scricchiolii del Mottolino.

«Nell’arrivo di Livigno – riprende Antonio – ho pagato un po’ lo sforzo della crono del giorno prima. Poi a dire il vero già dalla partenza non mi sentivo troppo brillante. Di certo, una cosa che mi ha dato fastidio è stata la sveglia presto di quel giorno: una cosa che io non amo molto. E questo mi ha messo in difficoltà per il resto della giornata».

«In più mi sentivo un po’ pesante. In vista della tappa lunga avevo mangiato molto. Insomma, sono stati un po’ di fattori messi insieme. Ma alla fine sono soddisfatto perché sono riuscito a gestirmi bene. Non ho perso tantissimo quel giorno».

Il laziale per le tappe più dure sta usando una ruota Vision da 37 mm, un prototipo super leggero
Il laziale per le tappe più dure sta usando una ruota Vision da 37 mm, un prototipo super leggero

Testa da campione

E questa è una frase mica da poco. Stefano Garzelli ce lo dice sempre: «In un grande Giro si va forte quando si riesce a limitare al massimo le perdite nelle giornate no». Antonio sembra averla messa alle spalle la sua giornata no. 

E poi c’è un altro aspetto che va sottolineato: la capacità del campione di guardare al bicchiere mezzo pieno. «Sono soddisfatto della gestione». A 23 anni (a giugno) non è cosa da poco. Questo aspetto sta colpendo, in modo positivo, anche i suoi genitori, qui al seguito del Giro. «Sembra che stia tenendo bene la pressione. Sta correndo il suo primo Giro da capitano. Insomma va bene!».

E oggi dopo il traguardo, il primo a “braccarlo” è stato proprio suo padre, neanche si fossero dati appuntamento. Un gesto di assenso da parte di Antonio, una stretta di mano bellissima. La voce emozionata del papà, da una parte. Il grande self control del figlio, dall’altra. 

Tiberi è terzo sull’arrivo del Brocon. Una prova di solidità. In classifica generale è quinto a 10’29” da Pogacar
Tiberi è terzo sull’arrivo del Brocon. Una prova di solidità. In classifica generale è quinto a 10’29” da Pogacar

Self control

Antonio ha lo sguardo presente. Lo sguardo di chi sa dov’è e cosa vuole. E’ la calma fatta persona. 

Lo abbiamo osservato in questi post tappa. Parla sempre con chiarezza, tono pacato e soprattutto sicuro. E’ disponibile con i tifosi. Oggi, per esempio, l’addetto stampa non riusciva a portarlo via perché si fermava con tutti coloro che gli chiedevano un selfie. E poi ha il volto disteso.

Solo Pogacar, credeteci, sta come o meglio di lui. In gruppo inizia a serpeggiare stanchezza. In questi due atleti sembra non esserci.

Grande disponibilità da parte di Antonio, eccolo ai selfie mentre mangia caramelle gommose, ideali per il ripristino degli zuccheri
Grande disponibilità da parte di Antonio, eccolo ai selfie mentre mangia caramelle gommose, ideali per il ripristino degli zuccheri

Podio possibile

E quando gli diciamo che il profilo del Monte Grappa si avvicina, Tiberi non fa una piega. Il terzo posto stasera dista 2’25”.

«Sei consapevole che quella doppia scalata può ribaltare le sorti del podio?», gli chiediamo. E lui: «Eh sì… il Monte Grappa è l’ultima grande difficoltà di questo Giro. E’ davvero duro e ci si arriverà con tanta fatica nelle gambe di tutti. Ma se la condizione continuerà ad essere questa e io quel giorno mi sentirò bene, sicuramente cercherò di fare del mio meglio per provare a raggiungere il podio… che poi non è troppo lontano».

«Se conosco il Monte Grappa? No… ma per fortuna lo facciamo due volte. La prima lo studio e nella seconda vado a tutta».

Rudy Project al Giro con Wingdream: casco per crono da sogno

18.05.2024
4 min
Salva

L’ottima prova di Antonio Tiberi nella prima cronometro di questo Giro (6° al traguardo, tra gli uomini di classifica meglio solo Pogacar ed Arensman) oltre al Team Bahrain Victorious ha fatto certamente molto felici anche i piani alti di Rudy Project. Questo perché il giovane talento italiano ha raggiunto quel risultato indossando il nuovissimo casco Wingdream, l’ultima creazione dell’azienda trevigiana per le prove contro il tempo. Oggi sulle strade da Castiglione delle Stiviere a Desenzano del Garda andrà in scena il secondo test.

La settima tappa del Giro è stata infatti anche il giorno del debutto ufficiale del Wingdream. Sono serviti due anni di sviluppo e test in collaborazione proprio con la squadra bahreinita, che Rudy Project affianca fin dal suo esordio nel circuito WorldTour datato 2016.

A Perugia, Tiberi ha corso un’ottima crono: 6° a 1’21” da Pogacar
A Perugia, Tiberi ha corso un’ottima crono: 6° a 1’21” da Pogacar

Aerodinamica e comfort

Il nuovo casco che abbiamo visto indossare da Tiberi e i suoi compagni colpisce subito per la forma particolare, che lo fa diventare quasi tutt’uno con l’atleta.

Questo design è stato studiato per accompagnare il flusso d’aria verso le spalle del corridore, migliorando la gestione delle turbolenze sulla schiena e il suo coefficiente di penetrazione dell’aria. Nei test eseguiti in galleria del vento, Rudy Project ha riscontrato un risparmio energetico di quasi 10 watt rispetto al modello Wing, il precedente casco da cronometro della casa trevigiana.

Tradotti in termini di tempo si tratta di circa 4 secondi risparmiati, a parità di potenza, ogni 10 chilometri. Più di un minuto sulla distanza Ironman di 180 km: dettaglio fondamentale, considerando che si tratta di un prodotto pensato anche per i triatleti. Comparato sulla stessa distanza con un modello da strada tradizionale, il nuovo Wingdream permette di guadagnare addirittura 306 secondi: più di 5 minuti, un’enormità.

Disponibile da ottobre

Ma non basta il massimo dell’aerodinamica per fare un grande casco. Un’altra cosa che si nota subito guardando il Wingdream, infatti, è la presenza di un foro centrale studiato per aerare la testa degli atleti.

Questo perché la sfida dell’azienda è stata proprio quella di realizzare un casco che consentisse un grande risparmio aerodinamico, ma che allo stesso tempo fosse anche confortevole, questo perché nelle gare contro il tempo la gestione della temperatura è fondamentale.

Come tutti i caschi Rudy Project anche questo nuovo modello è stato certificato da enti terzi internazionali, che ne hanno garantito la sicurezza in ogni aspetto, a partire dai test di impatto fino a quelli rotazionali.

Dopo il fortunato esordio al Giro d’Italia, il casco Wingdream sarà disponibile al pubblico in 2 taglie e 2 colorazioni a partire da ottobre 2024.

Rudy Project

Il forcing e 9 secondi guadagnati. Il ringhio di Caruso

14.05.2024
6 min
Salva

CUSANO MUTRI – Tiberi si avvicina a Caruso che sta rispondendo a qualche domanda. Gli poggia una mano sulla spalla e gli dice: «Grazie vecio». Il tirare forte di Damiano ha permesso al laziale di guadagnare 9 secondi su Uijtdebroeks per la maglia bianca. Un italiano non conquista il primato dei giovani dal 2015 di Aru, vale la pena tenerlo d’occhio.

La cima del monte finalmente è baciata dal sole, anche se i gradi sono 13. Un’ora prima dell’arrivo pioveva così forte che per seguire la tappa e mangiare un panino ci siamo rintanati in un bar pieno di gente in cerca di riparo. Caruso si volta e gli fa un sorriso. I corridori si stanno rivestendo, dovendo nuovamente affrontare la discesa verso i bus. Giubbino termico, la mantellina, il fischietto al collo e giù, come se non avessero appena finito un’altra tappa del Giro d’Italia. Una di quelle dure con l’arrivo in salita in un posto sperduto e splendido. Il luogo si chiama Bocca della Selva, ricorda Camigliatello Silano, fra pioggia, verde dei prati e bosco.

«Almeno proviamo a fare qualcosa, no? Nella fuga mi sono trovato un po’ per caso – prosegue Caruso – perché su quello strappo duro eravamo molto vicini alla fuga. La UAE Emirates li teneva nel mirino e allora ho provato a seguire, anche perché dalla radio ci avevano detto che c’era una discesa tecnica. Praticamente mi sono ritrovato all’attacco e ho visto che c’erano tanti uomini di semi classifica, comunque importanti come Bardet, e ho chiesto all’ammiraglia cosa fare.

«Sono rimasto lì, mi hanno detto di non spendere. Forse ho sbagliato e ho perso l’attimo quando hanno attaccato Bardet e Tratnik, ma perché non avevo in testa di andare per la tappa. Sapevo che nel finale volevamo provare qualcosa del genere. Insomma, alla fine è stata una bella giornata».

Alla partenza palloncini e migliaia di tifosi: la Campania si conferma amica dei “girini”
Alla partenza palloncini e migliaia di tifosi: la Campania si conferma amica dei “girini”

L’importanza di provarci

Che la Bahrain Victorious avesse qualcosa per la testa si è capito quando si sono messi a tirare nella scia di Tratnik e Bardet. Dopo esserci chiesti come mai, ci siamo detti che forse avessero messo nel mirino la maglia bianca, anche se l’attacco finale di Tiberi (al pari di quello a Prati di Tivo) è parso un allungo per vedere se qualcosa finalmente succedesse. E il qualcosa sono i 9 secondi guadagnati sul belga della Visma-Lease a Bike.

Quando si è deciso che il momento fosse propizio, a Caruso è stato chiesto di rialzarsi e il siciliano ha raccolto il testimone da Zambanini, che quando lo ha visto, si è finalmente rialzato.

«Mi sembra di cominciare a stare meglio – prosegue Caruso, cambiando tono con impeto deciso – giorno dopo giorno un miglioramento deve esserci per forza, sennò sarei andato a casa. E adesso andiamo avanti, perché se nessuno ci prova, possiamo tornarcene tutti a casa e il Giro è finito».

Infila la mantellina e si sposta accanto, dove lo attendono per un’intervista in inglese. Non tutti i giornalisti sono saliti in cima alla montagna, perché lassù non c’è segnale e, come a Prati di Tivo, ci ritroviamo a scrivere questo articolo in una pizzeria di Piedimonte Matese: un tavolo e una presa di corrente in cambio della cena? Si può fare, venite pure…

Zambanini è entrato in azione negli ultimi 6 chilometri di salita. Avuto il cambio da Caruso, ha mollato
Zambanini è entrato in azione negli ultimi 6 chilometri di salita. Avuto il cambio da Caruso, ha mollato

Il sorriso di Zambanini

Zambanini arriva con calma dopo essersi staccato alla fine del lavoro. Il distacco di 9 minuti non riesce a togliergli il sorriso dal volto. Quel piccolo margine e l’essere comunque riusciti a portare a casa qualcosa danno un senso alla fatica di questa giornata partita dall’ombra del Santuario di Pompei.

«Inizialmente i piani – racconta il giovane trentino – erano di vedere come stava Antonio dopo il giorno di riposo. Quando abbiamo visto che stava bene, che rispondeva bene anche la radio, abbiamo deciso di fare la gara per lui. Per questo abbiamo fermato Damiano e tutti abbiamo lavorato fino all’ultimo pezzo della salita, dove ha provato ad attaccare. Si cerca di smuovere la corsa, la maglia bianca è sicuramente un obiettivo: anche quella, almeno. Ci stiamo avvicinando, il Giro è ancora lungo».

Battaglia per la fuga

Pogacar oggi ha lasciato fare. C’è stato un momento che la fuga è salita a 6’28” di vantaggio e qualcuno ha pensato che la maglia rosa volesse cedere il passo a Bardet, staccato di 7’51” nella generale. Ma era tutta un’impressione, giacché il lavoro della Bahrain Victorious, che pure serviva per preparare l’attacco di Tiberi, ha rimesso il francese nel mirino. Bardet infatti aveva 3’27” di ritardo dall’italiano. E comunque, quando Tiberi ha attaccato o ha provato a farlo, Pogacar si è messo subito nella scia: in certi casi, è bene non lasciare spazio a nessuno.

E Tiberi arriva che ha ripreso fiato e si è stretto nella mantellina, con il cappellino asciutto sotto il casco e l’asciugamano attorno al collo. Ha appena salutato i genitori che lo aspettavano dietro la transenna.

«E’ stata una battaglia difficile dall’inizio – dice – una lunga battaglia per la fuga. Per questo, quando Damiano è andato via, per noi andava benissimo. In finale poi abbiamo deciso di iniziare a tirare, anche perché davanti c’era ancora Bardet. Tutti i compagni hanno fatto un ottimo lavoro sull’ultima salita lunga. Poi abbiamo fermato Damiano dalla fuga perché facesse l’ultimo sforzo. Ha tirato per due-tre chilometri a un passo davvero alto e io ho provato a fare qualche attacco, provare a smuovere le acque per vedere come stessero gli altri. Le gambe sono buone, cercherò di provare ancora, se posso».

Dopo l’arrivo e prima di tornare al pullman, Tiberi si è fermato a scambiare qualche parola con suo padre e sua madre
Prima di tornare al pullman, Tiberi si è fermato a scambiare qualche parola con suo padre e sua madre

L’orgoglio italiano

Dice di aspettare la cronometro, che sarà il prossimo momento della verità, e conferma di essere uscito bene dal giorno di riposo: un tema ch elo teneva leggermente in apprensione.

«Sì, è vero – sorride – questa mattina non sapevo come sarei stato, perché dopo il giorno di riposo potresti avere qualche problema. In effetti dopo la partenza avevo strane sensazioni, ma dopo qualche chilometro ho iniziato a migliorare. Cosa ho provato quando ho attaccato? Finalmente anche noi siamo in gioco e possiamo dire la nostra. Possiamo fare qualcosa, perché non è da me restare anonimo in gruppo senza fare nulla. Nel senso che se non mi muovo è perché magari non ho gambe super. Ma quando mi sento bene, ho sempre voglia di dimostrare qualcosa. E poi finalmente mi sono tolto un peso di dosso. Alla fine è sempre bello dimostrare di esserci, soprattutto noi giovani italiani. Penso sia bello anche dare un po’ di spettacolo sulle strade di casa».

Tiberi e il defaticamento sulla bici da crono. Perché?

12.05.2024
4 min
Salva

NAPOLI – La sua Merida da crono lo attende. I meccanici l’hanno ben preparata al bus. Manca solo lui, il proprietario, Antonio Tiberi. In casa Bahrain-Victorious si è optato per il defaticamento sui rulli appunto con la bici da crono.

Al termine della tappa, dopo qualche minuto sul bus, Tiberi scende. Mette una maglia asciutta e leggermente più pesante (all’ombra l’aria è frizzantina e tira anche vento). Monta in sella, sposta la catena dal 58 al 44 e si spiana sulla sua bici da tempo.

Questa tipologia di defaticamento è una pratica non del tutto nuova, ma certamente curiosa. Avevamo visto anche Pogacar utilizzarla dopo la prima tappa e non solo. Ma il corridore laziale ha deciso di continuare, nonostante non ci sia nessuna crono a breve. A spiegarci qualcosa di più è proprio uno dei coach della Bahrain, Andrea Fusaz.

Tiberi e Fusaz durante il defaticamento. Sono stimolati diversamente soprattutto la parte della schiena, i glutei e il bicipite femorale (catena posteriore)
Tiberi e Fusaz durante il defaticamento. Sono stimolati diversamente soprattutto la parte della schiena, i glutei e il bicipite femorale (catena posteriore)
Andrea, dunque, il defaticamento sulla bici da crono, perché?

Per l’abitudine alla posizione e per reclutare meglio tutti i muscoli che si richiamano quando si fa un gesto particolarmente tecnico come quello della crono che, per quanto simile, a sua volta è molto  diverso dalla posizione che si ha su strada. E’ molto importante riuscire a dare alla muscolatura questo stimolo e a farlo ogni giorno durante il defaticamento. 

Doppia valenza quindi?

Abitudine alla posizione e “pulizia” della muscolatura e dell’organismo, dalle scorie della fatica appena fatta. 

Sulla bici da crono immaginiamo siano coinvolte altre catene cinetiche muscolari, muscoli che in teoria sono più freschi…

Più o meno è così. Se lasciamo i muscoli fermi dopo una competizione, dopo uno sforzo lungo, il muscolo stesso tende a rimanere intasato da queste scorie. Riuscire a mobilizzare più muscoli, oltre a quelli più stanchi, fa circolare più sangue nell’organismo. Far circolare più sangue vuol dire ripulire più velocemente e meglio l’organismo stesso dalle scorie.

Tiberi nella frazione contro il tempo di Perugia. Il classe 2001 ha sempre investito molto nella crono, tanto da laurearsi campione del mondo juniores nel 2019
Tiberi nella frazione contro il tempo di Perugia. Il classe 2001 ha sempre investito molto nella crono, tanto da laurearsi campione del mondo juniores nel 2019
Per un cronoman come Tiberi forse questo tipo di defaticamento è anche un “tarlino” di testa?

Sicuramente. La stimolazione non è solo muscolare, è anche mentale e psicologica. Riuscire a comunque mantenere l’abitudine del gesto gli torna utile anche mentalmente. Lo fa stare più tranquillo quando poi dovrà fare la crono in gara.

Oggi tutto è protocollato: quanto dura questo defaticamento?

Si tende a fare dai 10 ai 15 minuti ad un’intensità piuttosto blanda. Nelle tappe in cui magari si fa molta fatica nel finale si può aumentare un pelo l’intensità, al fine di aumentare, come dicevamo, lo smaltimento di queste scorie. Smaltimento che ad un’intensità un po’ più alta avviene in modo migliore e capillare.

Definiamo queste intensità

Direi Z1 e se c’è bisogno Z2 alta, quella che in gergo è chiamata “fat max” (la zona in cui si consumano più grassi, ndr). E’ quella con cui si smaltisce più acido lattico.

C’è una cadenza ottimale?

Direi sulle 90 rpm, ma non andiamo a stressare i ragazzi ulteriormente. Eseguono il defaticamento come gli viene, optando per una pedalata che gli è confortevole. Solitamente vediamo che oscillano tra le 90 e le 95 rpm, perché comunque vengono dalla corsa che gli fa girare le gambe velocemente.

Tiberi è abituato a stare in questa posizione. Per lui c’è anche un allungamento per la schiena. Chi non è cronoman invece starebbe meno a proprio agio
Tiberi è abituato a stare in questa posizione. Per lui c’è anche un allungamento per la schiena. Chi non è cronoman invece starebbe meno a proprio agio
Mentre faceva il defaticamento, Antonio ha chiesto un chinotto: è importante bere durante questi minuti?

Si comincia la fase di integrazione proprio in questi minuti. Una fase in cui l’assorbimento degli zuccheri è ancora molto elevato. Immagazzinare subito zuccheri è importante in vista del giorno successivo. Reintegrano subito le scorte.

Antonio esegue il defaticamento sulla bici da crono da tutto il Giro d’Italia?

Tendenzialmente sì. E più ci si avvicina alle crono e più lo si fa. Ma ci confrontiamo giornalmente con i ragazzi (in effetti anche Caruso doveva farlo ma poi ha preferito di no, ndr).

Andrea, se come hai detto, più muscoli diversi vengono coinvolti e meglio si recupera, vuol dire che vedremo Tiberi sulla bici da crono anche dopo la prova contro il tempo di Desenzano?

Può starci. Ma prima abbiamo anche detto che fare un certo defaticamento è anche uno stimolo mentale, pertanto potrebbe essere più concentrato sulla strada. A livello tecnico in teoria sarebbe meglio farlo sulla bici da strada, perché si è un po’ più rilassati muscolarmente, come posizione. Ma se i ragazzi sono abituati a stare nella posizione da crono, va benissimo lo stesso.

Tiberi, signori: la storia forse è appena cominciata

11.05.2024
6 min
Salva

PRATI DI TIVO – La sala stampa l’hanno messa a 24 chilometri dall’arrivo, per cui ci ritroviamo in un bar rumoroso in mezzo a decine di tifosi. Sul palco alle nostre spalle, Pogacar riceve la terza salva di applausi cui brindiamo con un altro sorso di birra, mentre ci accingiamo a scrivere di Tiberi. Quello scatto si somma all’ottima crono di ieri e diventa una prova di coraggio che parla di futuro. La gente intorno rumoreggia, il Gran Sasso giganteggia prepotente come la maglia rosa.

Neppure un mese fa eravamo quassù ad applaudire e raccontare la vittoria di Alexey Lutsenko al Giro d’Abruzzo. Oggi il kazako è arrivato a 2’21” da Pogacar. La condizione magari non sarà più la stessa, ma neppure il gruppo somiglia a quello assai fragile di allora.

Un bar accanto al palco, una birra, due computer e via al lavoro
Un bar accanto al palco, una birra, due computer e via al lavoro

La corsa del padrone

La corsa del UAE Team Emirates è stata perentoria. Nonostante nella fuga di giornata fossero rappresentate dodici squadre e nessuno fosse realmente pericoloso, i bianconeri guidati da Hauptman e Baldato li hanno tenuti nel mirino. A un certo punto, quando il vantaggio ha preso a scemare, anche quelli davanti devono aver pensato che tanta fatica non sarebbe servita a niente. Ma questa è la legge della jungla: facciamo tutti parte di una catena alimentare e al momento Pogacar è il re. Così la scena si è consumata quasi tutta negli ultimi tre chilometri della salita, quando Tiberi ha cominciato a guardarsi intorno.

«Non mi aspettavo affatto di vincere oggi – dirà Pogacar – ma non appena abbiamo superato la prima salita di giornata, i miei compagni di squadra volevano che andassi a vincere la tappa. Antonio Tiberi ci ha provato un paio di volte, ma avevo più o meno tutto sotto controllo…».

Altri giovani in passato hanno sfidato l’imperatore del momento: alcuni sono diventati grandi, altri sono spariti. Ma quello di cui avevamo e abbiamo bisogno è un italiano che getti via i timori reverenziali e scopra le carte. In questo senso, il Giro con Pogacar mattatore può diventare la vetrina ideale per mettersi alla prova. Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo. Prima o poi tutti i campioni trovano un avversario più forte, ma se nessuno ci prova…

Pogacar ha vinto in volata anche la tappa di Prati di Tivo: avrebbe potuto attaccare ben prima
Pogacar ha vinto in volata anche la tappa di Prati di Tivo: avrebbe potuto attaccare ben prima

Il primo attacco

Diciamolo subito: nel computo globale della giornata e della classifica, l’allungo di Tiberi non lascerà traccia. Nel racconto della sua storia potrebbe essere tuttavia il primo passo di cui un giorno racconteremo, vantandoci sommessamente di esserci stati. Sia quel che sia, mentre la maglia rosa squadrava i rivali come a dire «vinco quando voglio», Tiberi ha messo le mani sopra e lo ha attaccato.

«Oggi le gambe erano buone – dice dopo l’arrivo – in finale stavo aspettando che attaccasse Pogacar, dato che stavano facendo il ritmo già da un po’. Però, quando ho visto che nessuno si muoveva, ho provato a fare anche io qualche allungo. Alla fine siamo arrivati in volata e ha vinto lui, ma non si poteva andare avanti senza provarci».

L’attacco di Tiberi è arrivato a 2 chilometri dall’arrivo: una prima presa di coscienza e una prova di coraggio
L’attacco di Tiberi è arrivato a 2 chilometri dall’arrivo: una prima presa di coscienza e una prova di coraggio

Crono e salita

Il problema è che il furgone con i massaggiatori della Bahrain Victorious al traguardo non c’è arrivato. Come loro anche altri. Tiberi ha continuato a chiamarli via radio, ma non si capiva dove fossero. I mezzi in arrivo si sono incrociati con la carovana pubblicitaria che andava via. Il risultato è stato un colossale ingorgo in cima al monte, su cui non sono saliti neppure i pullman delle squadre, fermati come i giornalisti a 24 chilometri dall’arrivo. In cima a Prati di Tivo ci sarebbe stato posto a sufficienza, ma il carrozzone del Giro è così ingombrante che alla fine invece di avere riguardo per i corridori, si è scelto di tenere su i mezzi del Giro-E.

«In proporzione mi sono sentito meglio oggi di ieri nella crono – dice Tiberi – e mi chiedo perché Pogacar non abbia attaccato. E’ anche vero che ormai ha un bel distacco, quindi non ha bisogno di sforzarsi più di tanto. Che fosse stanco per la crono? Tutto è possibile, di certo è stata parecchio impegnativa. Bisognava gestire lo sforzo, perché dopo tanta pianura gli ultimi 6 chilometri fino a Perugia erano molto impegnativi. Era un percorso che avevo provato e riprovato, come pure questo di oggi. Le sensazioni vanno in crescendo, per fortuna la capacità di migliorare alla distanza mi è rimasta…».

La UAE Emirates ha lavorato tutto il giorno per non far decollare la fuga
La UAE Emirates ha lavorato tutto il giorno per non far decollare la fuga

I calcoli di Bartoli

Ieri alla partenza della crono, Michele Bartoli se lo guardava e confermava che Antonio è arrivato al Giro come speravano e adesso lo conferma. Secondo l’ex professionista toscano che di Tiberi è il preparatore da quest’anno, la tappa di montagna vale quanto la crono.

«Mentre non ho dubbi sul suo carattere – dice – lui è qua perché vuole lasciare il segno. Detto questo, ha solo 22 anni, non ci facciamo ingannare da questi talenti precoci. Stiamo facendo un primo esperimento di classifica e alla fine valuteremo come sarà andata. Lavoro con lui solo da quest’anno, ma noi che gli siamo vicini sappiamo che sta facendo quel che ci aspettavamo. Antonio non è uno di quei ragazzi un po’ troppo educati che ha paura di dichiarare le sue ambizioni: vuole arrivare in cima. Ed ha accanto uno come Damiano Caruso da cui prendere spunto».

Alla Bahrain Victorious si sono resi conto presto che questo ragazzo prelevato dalla Trek vale oro e lo hanno fatto firmare per altri tre anni, fino al 2027. In un certo senso, il suo cammino fra i grandi sta cominciando proprio ora, sulla porta dei 23 anni.

Quarto a 2″ dalla maglia rosa, Tiberi è ora sesto in classifica
Quarto a 2″ dalla maglia rosa, Tiberi è ora sesto in classifica

L’ultima settimana

Lo guardiamo fissi e la spariamo grossa: un po’ per l’entusiasmo del momento e un po’ per vedere come reagisce. La notizia di oggi non è la vittoria di Pogacar, gli diciamo, ma il fatto che hai avuto il coraggio di attaccarlo.

«Dici? Lo ripeto: alla fine ho visto che stavo bene – sorride – e nessuno si muoveva. Così mi sono detto: “Cavolo, non è possibile che a tutti quanti va bene di fargli vincere un’altra tappa così facilmente?”. Allora ho provato io in primis a fare qualche attacco. Man mano che passano i giorni e si va avanti, mi sento sempre meglio, più reattivo e che il fisico riesce a recuperare meglio dalla fatica. Senza quel piccolo problema a Oropa, magari potevo essere messo un po’ meglio. Ma il mio obiettivo è entrare fra i primi cinque. Mi aspettavo di andare bene dopo la crono, ma non così. Perciò speriamo che continui e, se sarà così, l’ultima settimana ci sarà da divertirsi».

Obiettivo Giro d’Italia, Tiberi come ti stai preparando?

24.04.2024
4 min
Salva

BORGO VALSUGANA – Il terzo posto in classifica generale al Tour of the Alps è un risultato che sicuramente ha innestato fiducia in Antonio Tiberi. Il Giro d’Italia da capitano per la Bahrain-Victorious è una sfida alla quale il 22enne di Frosinone sa di non potersi avvicinare con troppa irriverenza. Nei suoi occhi glaciali però, al termine di ogni tappa, si scrutava una determinazione solida e decisa, confermata da ogni dichiarazione rilasciata a giornalisti e TV.

La maglia bianca conquistata al TotA può essere un obiettivo anche per la Corsa Rosa, ma dalle sue parole si può intuire che gli obiettivi sono ambiziosi. Il 4 maggio si avvicina, per Antonio è il primo Giro, così gli abbiamo chiesto come stia approcciando questo importante esordio. 

Al Tour of the Alps le ultime misure da capitano prima del Giro
Al Tour of the Alps le ultime misure da capitano prima del Giro
Che condizione hai trovato al Tour of the Alps?

Diciamo che già dal Catalunya ho visto una condizione che andava a migliorare. Poi ho fatto un periodo in altura sul Teide dove abbiamo lavorato bene, per poi venire qui all’Alps, dove devo dire che sono rimasto molto contento di come ho trovato subito le sensazioni giuste dopo un periodo di altura. Non è male questa percezione che sto avendo adesso in vista del Giro d’Italia.

In altura hai fatto qualche lavoro particolare sulle salite lunghe?

Sì, siamo stati sul Teide quindi lì erano per forza salite sempre quasi oltre l’ora. Diciamo che ci siamo allenati tanto sulle salite lunghe e più che altro con tanti lavori, perché appunto ero soltanto a due settimane da questa gara (TotA, ndr) quindi non abbiamo fatto tanti lavori specifici o troppo stressanti.

Prima della tappa regina del TotA quali erano le tue aspettative?

Innanzitutto dovevo vedere un po’ come rispondevano le gambe dopo il freddo e la pioggia della tappa precedente. Mi sono detto che se le sensazioni fossero state buone, avrei provato a sbloccarmi il prima possibile, per poi cercare di restare con i migliori e magari lottare per la classifica finale, e così è stato.

Il podio del TotA 2024. Lopez in mezzo a O’Connor e Tiberi
Il podio del TotA 2024. Lopez in mezzo a O’Connor e Tiberi
Come hai strutturato l’avvicinamento al Giro, cioè i giorni prima?

Dopo Tour of the Alps e Liegi, sono partito per provare un paio di tappe del Giro, la cronometro di Perugia e poi un’altra tappa nelle Marche. Infine cercherò di recuperare il più possibile e stare tranquillo, fare gli allenamenti giusti e poi partire per Torino.

Il tuo approccio al Giro quale sarà, ogni giorno sarà una scoperta o hai già delle ambizioni?

Ancora no, perché appunto è il mio primo Grande Giro e partirò da capitano per la classifica, quindi sarà un po’ una nuova esperienza e cercherò sicuramente di dare il mio meglio.

Come ti stai preparando?

Sto facendo il massimo per arrivare a questo appuntamento al 100 per cento della condizione e poi si vedrà come andrà già dalle prime tappe dato che, come tutti sappiamo, quest’anno è un percorso molto impegnativo già dall’inizio.

Durante il TotA Tiberi ha dimostrato un’ottima condizione
Durante il TotA Tiberi ha dimostrato un’ottima condizione
Senti pressione da fuori?

Ho notato che c’è un po’ più di attenzione su di me quest’anno, però devo dire che è una cosa che magari mi dà energia e mi sprona a fare bene. Di pressione per fortuna non ne sento troppa.

Dove senti di essere tra i big?

Al di là di Pogacar, penso di essere lì per giocarmela con i migliori. In questo Tour of the Alps ho capito che recupero bene e posso essere pronto giorno dopo giorno.

C’è qualcuno che ti sta dando una mano a gestire questo avvicinamento tra aspettative e responsabilità?

Devo dire che la squadra sta contando veramente tantissimo su di me, stanno facendo del loro massimo per farmi arrivare al Giro nella migliore forma e non mi stanno facendo mancare nulla, dai direttori sportivi ai compagni di squadra. Per adesso devo soltanto ringraziarli e devo dire che stanno facendo un ottimo lavoro. Starà a me ripagarli con i risultati.

Bruttomesso al Tour of the Alps, severo banco di prova

20.04.2024
4 min
Salva

LAIVES – Ce lo siamo chiesti subito: cosa ci fa Alberto Bruttomesso al via del Tour of the Alps? Una corsa famosa per essere immersa tra le magnifiche montagne tirolesi ricca di dislivelli e poca pianura. Per i corridori nell’edizione di quest’anno non sono mancate pioggia, temperature rigide e qualche fiocco di neve. Alla sua prima stagione tra i pro’ l’ex corridore del Cycling Team Friuli si sta misurando con il ritmo gara e l’alto livello della Bahrain Victorious che si è meritato risultato dopo risultato. 

Abbiamo incontrato Bruttomesso mentre si scaldava sui rulli prima della quarta tappa
Abbiamo incontrato Bruttomesso mentre si scaldava sui rulli prima della quarta tappa

Pochi velocisti

L’esperienza la si fa sul campo, questo è un dato di fatto. Alberto Bruttomesso alla partenza di questo TotA sapeva di non avere aspirazioni di alcun tipo. Le sue caratteristiche di uomo veloce sono di certo un limite per queste corse. Dal suo punto di vista, sa però che per aumentare la cilindrata, esperienze di questo tipo sono fondamentali.

«E’ un bel banco di prova – spiega Bruttomesso – nel senso che qui in gruppo ci sono pochi velocisti. E’ una gara che comunque mi aiuta ad aumentare il motore. Ho cercato di aiutare il più possibile i compagni portandoli davanti ai piedi delle salite. Sono contento, sto facendo un percorso di crescita costante e senza pressioni».

Nella seconda tappa al freddo e sotto la pioggia, Alberto non ha accusato la giornata
Nella seconda tappa al freddo e sotto la pioggia, Alberto non ha accusato la giornata

Ritmo e giornate difficili

Cinque giorni vissuti all’insegna di un ritmo gara di alto livello. Seppur il percorso non fosse così proibitivo, i dislivelli non sono mancati così come gli attacchi e le… sgasate da parte del gruppo. 

«In generale – afferma Bruttomesso – posso dire di aver sentito il salto dall’anno scorso a quest’anno. Le gare sono molto più controllate, poi quando si apre il gas si sente e si va pancia a terra. Sono contento del mio avvio di stagione, ho fatto un bel blocco di gare in Belgio e devo dire che mi piacciono molto».

Nella tappa austriaca di Schwaz i corridori hanno pedalato per 120 chilometri sotto una pioggia battente e temperature vicine allo zero. Climi da inferno del Nord che un domani potrebbe essere terreno ideale per la potenza di Alberto. «Devo dire che ieri (terza tappa di Schwaz, ndr) non ho mai sofferto il freddo, ero vestito bene e non ho avuto problemi da quel lato».

Nel team sta trovando un un clima positivo
Nel team sta trovando un un clima positivo

Bel clima

Venti anni sono pochi, trovare un clima ideale all’interno di una WorldTour è determinante per la crescita naturale di un ragazzo come Bruttomesso. La Bahrain Victorious è un riferimento sotto questo punto di vista e ha dimostrato di saper crescere i suoi corridori dandogli il giusto spazio. Milan e Tiberi sono due esempi. 

«Mi trovo molto bene – dice Alberto – abbiamo un bel gruppo, ho avuto modo di correre sia con quello delle classiche in Belgio, sia con i ragazzi del Giro d’Italia qui al Tour of the Alps. In entrambi i casi ho trovato un bel feeling. Ho legato un po’ con tutti, sono stato compagno di stanza di Tiberi, quindi ho legato molto con lui in questi giorni. E’ un bravo ragazzo, è forte, è simpatico, quindi ottimo così».

Per Bruttomesso un buon terzo posto in volata al Tour of Antalya
Per Bruttomesso un buon terzo posto in volata al Tour of Antalya

Futuro prossimo

Appurato come è normale che il 2024 sarà un anno di crescita, per Bruttomesso il calendario è sicuramente stimolante. Dopo questo Tour of the Alps infatti il blocco di gare va dritto fino ai campionati italiani. «Ora faccio Francoforte il primo maggio, la settimana dopo il Giro di Ungheria e poi si vedrà. Forse farò il Giro di Slovenia e i campioni italiani, poi avrò un periodo di altura prima del Czech Tour.

«Il mio obiettivo – conclude – è quello di continuare a crescere e fare quante più esperienze possibile anche per gli anni prossimi e magari vediamo se si riesce a portare a casa qualche bel risultato. Senza stress, io cerco di aiutare la squadra quando mi viene detto di farlo e se mi verrà data l’occasione di fare risultato sicuramente proverò a 100% nelle corse più adatte alle mie caratteristiche».

Carr vince al TotA, Tiberi convince in vista del Giro

18.04.2024
5 min
Salva

BORGO VALSUGANA – Tiberi sarà capitano al Giro d’Italia per la Bahrain Victorious. Ce lo ha detto questa mattina prima del via da Laives e oggi ha dimostrato di essere pronto a battagliare con i big. Il suo pedalare a ritmo costante sempre seduto è un primo biglietto da visita che è probabile ci accompagni nel futuro prossimo. Il banco di prova sulle salite impegnative di questo Tour of the Alps è stato importante e qualche test oggi sembra averlo fatto.

La tappa regina del TotA arrivata a Borgo Valsugana è andata all’attaccante Simon Carr della EF Education-EasyPost con un attacco spiccato dalla fuga di giornata a 45 chilometri dall’arrivo. Per il gallese è la settima vittoria in carriera e la seconda in questa corsa.

Tiberi consolida la sua maglia bianca di miglior giovane
Tiberi consolida la sua maglia bianca di miglior giovane

Banco di prova

Dopo la pioggia battente e le temperature prossime allo zero nella tappa di ieri, Tiberi questa mattina ci aveva detto: «Oggi innanzitutto c’è da vedere come rispondono le gambe dopo il freddo e la pioggia di ieri. Si capirà subito sulla prima salita che abbiamo sette chilometri dopo la partenza, spero che il fisico risponda bene e nel caso spero di sbloccarmi il prima possibile per cercare di restare con i migliori e magari di lottare per la classifica finale».

Un’analisi chiara che ha confermato in gara, dimostrando di essere un leader pronto a giocarsi le sue carte. «E’ stata parecchio faticosa oggi, però per fortuna la gamba era buona. Sulla prima rampa sentivo di essere ancora freddo e mi sono scaldato un pochino, poi c’è stato un momento sulla terza salita (Valico di Tenna, ndr) dove ci stavamo controllando e lì ho capito che si poteva provare. Era la fase finale di gara, c’era Paret-Peintre (Valentin, ndr) poco avanti a noi e ho visto Lopez che era un attimo in difficoltà. Sentivo che la gamba c’era e ho provato il tutto per tutto».

Nel gruppetto dei big insieme a Tiberi era presente anche il compagno Poels
Nel gruppetto dei big insieme a Tiberi era presente anche il compagno Poels

Podio e sensazioni 

In vista di un Giro da capitano, Antonio Tiberi in questo Tour of the Alps sta dimostrando di essere pronto a prendersi le proprie responsabilità. «Sono molto contento – afferma – di come mi sento qui alla prima gara dopo un periodo d’altura e in vista del Giro è molto positivo. Più corro e più miglioro, questa è sempre stata una mia caratteristica e penso che possa tornarmi molto utile nelle corse a tappe». 

Tiberi ad oggi si trova in terza posizione in classifica generale. Guida Juan Pedro Lopez davanti a tutti con 38’’ su Ben O’Connor e 48’’ sul laziale. La quinta e ultima di domani non è banale e ci può essere ancora qualche squillo da parte di chi non vuole accontentarsi del piazzamento e della maglia bianca di miglior giovane. «Domani ci giocheremo il tutto per tutto e sarà un po’ come oggi, dove ci siamo trovati lì a battagliare. Stasera studieremo bene la tattica e vedremo cosa si può provare a fare».

Simon Carr ha preceduto all’arrivo Storer e O’Connor di 1’19”
Simon Carr ha preceduto all’arrivo Storer e O’Connor di 1’19”

Sempre all’attacco

Se dietro i big se le davano di santa ragione davanti c’era in solitaria Simon Carr. Il suo successo è stato frutto di un attacco partito subito dopo il via. Con lui altri 11 e quando mancavano meno di 50 all’arrivo ha deciso che per lui era il momento di andare in fuga solitaria. Per lui il Tour of the Alps è un terreno che si adatta alle sue caratteristiche da attaccante.

«E’ una corsa – spiega Carr – adatta alle mie caratteristiche. Andare all’attacco è una mia specialità e qui trovo sempre tappe dove posso provare. Questa mattina sul bus abbiamo deciso di attaccare di squadra e così siamo usciti io e il mio compagno Carthy. Durante l’attacco ho pensato solo a spingere e Hugh è stato preziosissimo perchè mi ha aiutato a suddividere l’attacco in piccole parti. Così uno dopo l’altro sono riuscito ad arrivare al traguardo».

Per il gallese è la settima vittoria in carriera e la seconda al TotA
Per gallese è la settima vittoria in carriera e la seconda al TotA

Riscatto

La vittoria di oggi per Simon Carr ha un retrogusto di riscatto. Il suo programma di avvicinamento al Tour of the Alps aveva come scopo la classifica generale. Tuttavia aver conquistato questa tappa gli ha regalato un po’ di morale in vista del Giro d’Italia. 

«Oggi è stata una giornata perfetta – conclude Carr – anche se non tutto il Tour of the Alps è andato secondo i piani. L’obiettivo era quello di battagliare per la classifica generale. Prima di venire qui ho fatto tre settimane di altura, mi sono preparato in vista di questa gara e del Giro, ma negli ultimi due giorni ho accusato delle allergie e quindi le sensazioni e i risultati non sono stati quelli previsti. Comunque ci ho creduto e oggi ho sentito di avere le gambe buone. Vincere una tappa qui è una bellissima sensazione».

Pogacar ha già vinto il Giro? L’analisi (spietata) di Chiappucci

05.04.2024
5 min
Salva

Cinque vittorie in nove giorni di corsa nel 2024 per Tadej Pogacar, se si allarga l’orizzonte ai primi tre posti siamo ad un conteggio di sette podi. Praticamente lo sloveno è uscito dalle prime tre posizioni soltanto quando la gara è terminata con una volata di gruppo. I numeri collezionati dal fuoriclasse del UAE Team Emirates fanno impressione. Alla Volta a Catalunya non c’è stato spazio per nessuno, Pogacar ha dominato la corsa dal primo all’ultimo giorno. Una fame che rischia di divorare il Giro d’Italia ancor prima di iniziare. Al via della corsa rosa manca un mese, ma con un predatore del genere i giochi sembrano praticamente chiusi. 

«Probabilmente – ci dice Claudio Chiappucci, interpellato per leggere con noi le prospettive di questo Giro – assisteremo a due gare: quella di Pogacar e quella degli altri, dei battuti. La prima tappa, da Venaria Reale a Torino, prevede già delle difficoltà altimetriche, se Pogacar vorrà potrà prendere la maglia al primo giorno». 

Pogacar al Catalunya ha scavato un solco tra sé e gli avversari ogni volta che la strada saliva
Pogacar al Catalunya ha scavato un solco tra sé e gli avversari ogni volta che la strada saliva

Un Giro già chiuso?

Il varesino nella sua lunga carriera si è trovato a lottare contro campioni come Lemond e contro l’inscalfibile Miguel Indurain, eppure nessuno di loro ha mai palesato la voracità di Pogacar. Se si guarda a quanto accaduto in Spagna, al Catalunya, non c’è spazio per altre interpretazioni: Pogacar arriva in Italia pronto a giganteggiare. In salita ha battuto tutti, vero che non si è confrontato con i migliori, ma non sembrano esserci vie di scampo. 

«Al Catalunya – replica Chiappucci – quelli forti c’erano: Bernal, Landa e alcuni altri. Non ho visto nessuno che potesse essere vagamente alla sua altezza. Ha dominato tutte le tappe, vincendo anche l’ultima in volata. Pogacar ha l’istinto di prendere tutto, non vedo chi potrà impensierirlo, al prossimo Giro d’Italia».

Anche perché nella seconda tappa si arriva a Oropa.

Praticamente dopo due giorni Pogacar può già aver messo una bella firma sul Giro d’Italia. Nella tappa di Torino screma, in quella di Oropa assesta un bel colpo. Il peggio, se vogliamo dirla così, è che ha anche una squadra fortissima. 

Secondo te può tenere la maglia per 21 tappe?

E’ un corridore di grande spessore, appena ha l’occasione prende tutto. Alla Volta a Catalunya è stato così. Vero che era una corsa di una settimana, qui si parla di tre, ma non vedo nessun altro che possa tenere la maglia al posto suo. Anzi, meglio, se la prendono altri corridori e la tengono è per una scelta di Pogacar. 

L’impressione, durante il Catalunya, è stata di una netta superiorità della UAE e dello sloveno
L’impressione, durante il Catalunya, è stata di una netta superiorità della UAE e dello sloveno
La superiorità è così netta?

Per me sì. La cosa che fa più impressione è che questi fenomeni (Van Der Poel, Pogacar, Vingegaard, ndr) attaccano da davanti. Non c’è più l’effetto sorpresa del partire dalle posizione di fondo. Loro stanno davanti a tutti e comunque se li tolgono di ruota. Il bello è che dichiarano anche cosa faranno, ad esempio Pogacar alla Strade Bianche

Si può pensare ad un’azione di gruppo contro Pogacar?

Difficile, perché per fare una cosa del genere bisogna rischiare e nel ciclismo moderno non è facile. Anche le posizioni di rincalzo contano molto, in termini di punti e sponsor. Dietro Pogacar sarà un tutti contro tutti, perché una posizione di rincalzo come un terzo o quarto posto, fa gola. 

Pogacar ha divorato il Catalunya con quattro successi in sette tappe
Pogacar ha divorato il Catalunya con quattro successi in sette tappe
Ci sono squadre, come la Bahrain che portano due capitani, Caruso e Tiberi, lì si può pensare a qualcosa…

Tiberi è giovane, si sta ritrovando e va forte, al Catalunya è andato bene, ma era comunque lontano da Pogacar (ha terminato con 6’ e 33’’ di ritardo dallo sloveno, ndr). E’ pretenzioso pensare che Tiberi possa fare un Giro al livello di Pogacar.

Per Caruso invece?

Per Caruso la cosa è diversa, bisogna vedere se sarà ai livelli del Giro del 2021. Se sarà così, la Bahrain può giocare con l’esperienza di Caruso e la freschezza di Tiberi. Anche se attaccare lo sloveno frontalmente diventa un’arma a doppio taglio. 

La Bahrain può giocare sulla coppia Caruso-Tiberi, l’esperienza del primo e la “spavalderia” del secondo
La Bahrain può giocare sulla coppia Caruso-Tiberi, l’esperienza del primo e la “spavalderia” del secondo
Spiegaci…

Con un Pogacar così forte, attaccare rischia di farti saltare in aria. Aspettare può essere la soluzione per capitalizzare. Il Giro per me è in mano a lui, gli altri corrono per il secondo posto. Pensare di attaccarlo e lasciarlo lì diventa difficile, se non impossibile. 

Non c’è qualcuno che può provare a far saltare il banco, come facevi tu?

Ora come ora mi immedesimo in questi corridori e dico di no. Non per superbia, ma perché serve essere davvero fortissimi per scalfire Pogacar. Solo i grandi campioni lo hanno battuto (Vingegaard su tutti, ndr). Ci sono sempre dei fattori esterni, come il meteo, una crisi o altro ancora, ma per ora, seguendo un ragionamento tecnico, Pogacar è imbattibile.