Ripartire dopo 4 anni. Sentiamo il dottor Giorgi

23.11.2022
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Qualche giorno fa vi avevamo parlato di Andrea Innocenti, il ragazzo che è rimasto fermo oltre quattro anni per un intoppo con l’antidoping al primo anno tra gli U23. Al netto di questa vicenda (non è questo l’argomento), è scattata in noi la curiosità di sapere come si fa a tornare alle gare dopo uno stop tanto lungo. Una curiosità alla quale ha risposto il dottor Andrea Giorgi, in uscita dalla  Drone Hopper-Androni. Giorgi, va detto, è anche un eccellente preparatore.

Innocenti ci aveva detto che non aveva corso, ma che comunque si era allenato. E anche forte. Due picchi a stagione, con tanto di riposo e altura a seguire. Dietro motore con la bici da crono… Insomma non era rimasto a piangersi addosso.

Il dottor Giorgi con Bais…
Il dottor Giorgi con Bais…

L’aspetto mentale

«Quattro anni fermo sono davvero un tempo lungo – esordisce Giorgi – e soprattutto un tempo non facile da valutare specie per un adolescente. Intorno ai 17-18 anni, i ragazzi continuano a svilupparsi verso l’età adulta con importanti variazioni corporeo.

«Partendo dal caso di Innocenti, lui si è allenato e tutto sommato il suo “detraining”, il periodo di non allenamento, è stato più psicologico che fisico. Non ha continuato ad avere gli stimoli provenienti dalle competizioni: tensione, approccio alla gara, alimentazione prima, durante e dopo la la competizione… ma il resto tutto sommato c’era».

E infatti Innocenti stesso ha parlato di alcune difficoltà tecniche. Il ragazzo toscano, tornato in corsa questa estate al Giro del Friuli, ha detto di aver preso dietro lo Zoncolan in quanto si era staccato nella discesa precedente. Certe attitudini, certi automatismi si perdono a quanto pare. Non si ritrovano in un attimo, specie in questo ciclismo che corre veloce in tutti i sensi. Novità tecniche, materiali… anche il gruppo si muove diversamente.

Non è solo una questione di ritmo, stare fermi a lungo significa anche dover riprendere il feeling con il gruppo
Non è solo una questione di ritmo, stare fermi a lungo significa anche dover riprendere il feeling con il gruppo

Il detraining…

«Quando si parla di detraining – prosegue Giorgi – bisogna fare un distinguo tra breve e lungo periodo. Fino alle quattro settimane di stop si parla di breve periodo, sopra di lungo periodo. L’inattività rapidamente agisce negativamente sul sistema cardiovascolare e metabolico. Basti pensare che dopo due giorni si ha una riduzione del sistema cardiovascolare: iniziano a salire i battiti. Dopo quattro settimane diminuiscono le altre capacità. Il flusso ematico per esempio scende del 5-10 per cento. Poi si va a stabilizzare.

«Ci sono poi le variazione metaboliche: in cui l’organismo non è più grado di utilizzare certi sistemi energetici. Giusto ieri avete scritto quell’articolo con la Lombardi in cui si diceva che i grassi non si usano perfettamente come quando si è allenati. Infatti il sistema mitocondriale si “disallena” ad utilizzare i grassi, a favore degli zuccheri».

Giorgi prosegue e parla anche di importanti differenze ormonali. Ma in questo caso il capitolo è enorme e complicato. 

«Quel che invece va detto è che si assiste ad una perdita della forza muscolare. Con il tempo le fibre si riducono di volume».

In soldoni: si riduce l’attivazione e la dimensione dei muscoli e quindi meno forza.

«Però è anche vero che se una persona è abituata a fare sport e vuole ricominciare la sua attività, anche dopo un lungo stop non ripartirà del tutto da zero. Sarà uno step più avanti rispetto a chi inizia per la prima volta. Il suo organismo riconosce certi sforzi e si adatta meglio».

Già dopo un paio di giorni di inattività il battito cardiaco tende a salire
Già dopo un paio di giorni di inattività il battito cardiaco tende a salire

Perdite e guadagni

Stando fermi si perde parecchio, è vero. E si perde non solo da un punto di vista fisico, però si potrebbe pensare che questi anni di stop alla lunga potrebbero anche avere effetti positivi sulla carriera di un corridore. Di fatto per un certo periodo della sua vita da atleta, il soggetto in questione non si è logorato. Magari a 35 anni è più fresco di un coetaneo. Giorgi però non ne è convinto. 

«Non è detto che sia più fresco – dice il dottore – magari ha perso una fase importante della sua formazione in cui aveva determinati stimoli, come l’abituarsi a certi ambienti, viaggiare, fare certi sforzi massimali con l’obiettivo del traguardo… Il logorarsi di un atleta per me è più un discorso psicologico che fisico. Chiaramente se si gestiscono bene certe fasi e certi adattamenti sin da giovani. Ma vale il discorso che si fa spesso e cioè il crescere con pazienza.

«Faccio l’esempio di Masnada. Lui è passato con noi professionista a 25 anni. Se si avesse avuta fretta Fausto non sarebbe diventato un corridore da WorldTour. E’ uno di quei corridori che con il tempo va a migliorare specie nelle corse a tappe e in quelle dure. Ma nel ciclismo giovanile italiano, la maggior parte delle corse sono veloci e certi giovani come lui non hanno tempo per maturare e mettersi in mostra. E infatti oggi chi va avanti? Quelli più veloci. Chi ha le caratteristiche di Masnada fa più fatica ad emergere e quel ragazzo si perde».

Quindi un Innocenti della situazione senza aver corso potrebbe aver perso quella fase di adattamento che lo avrebbe visto emergere un po’ più là negli anni, ammesso che ne avesse avuto bisogno. O al contrario di accelerare i tempi.

«Quegli anni (17-18) non sono più importanti di altri nell’insieme della formazione di un atleta. Bisogna allenarsi in tutte le fasi della vita, ma in modo progressivo e nel rispetto dei tempi. Dal divertimento dei bambini, in cui subentrano anche aspetti sociali o la tecnica di guida… al professionista che cura i particolari. Ci sono stress che vanno gestiti a 360 gradi». 

Per Giorgi Masnada che aveva quasi smesso è un esempio di abnegazione
Per Giorgi Masnada che aveva quasi smesso è un esempio di abnegazione

Ritorno al top

Ed è complesso anche il discorso su quanto tempo ci si mette per tornare al top. 

«Dipende dall’obiettivo dell’atleta – conclude Giorgi – servono 4-5 settimane per tornare ad avere i primi adattamenti seri. Ci sono anche dei tempi tecnici per avere un certo livello d’ipertrofia muscolare. Pertanto direi un paio di mesi non dico per tornare al top, ma almeno per tornare alle corse (parlando di soggetti sani, ndr). Per stare bene in gruppo.

«Per la prestazione super, invece, serve più tempo, ma anche in questo caso molto dipende dal soggetto. Nel caso di Innocenti, che si è allenato molto, direi una mezza stagione. Per chi riparte da zero direi sei mesi di allenamento, due mesi di rodaggio con le corse e quindi alla fine ecco che è passata una stagione piena. Ma le variabili, ripeto, sono molte». 

Pedivelle MagneticDays, Forza Pura Easy

22.09.2022
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La versione Easy fa parte della Famiglia Forza Pura di MagneticDays. Sono delle pedivelle sviluppate per un allenamento specifico con l’obiettivo di migliorare l’efficienza della pedalata.

Le pedivelle Easy adottano la stessa tecnologia del modello top di gamma, ma grazie ad alcuni dettagli semplificati hanno un prezzo di listino inferiore. Vediamo i dettagli principali.

L’impatto estetico rimane invariato
L’impatto estetico rimane invariato

MagneticDays, innovazione di casa

Pensare, creare e sviluppare qualcosa di diverso è uno dei core concept di MagneticDays, filosofia che si sposa anche con la lavorazione artigianale e la cura certosina dei dettagli. Ecco perché l’immagine si sposa con l’eleganza, senza fronzoli e con tanta sostanza.

Sono così anche le pedivelle Forza Pura Easy, uno strumento per il training specifico e per chi vuole migliorare l’efficienza delle gambe e dei vari distretti muscolari. Non solo quelli coinvolti nella pedalata, perché le Forza Pura stimolano anche l’equilibrio e aiutano a tenere tonica la parte alta del corpo. Inoltre, le Forza Pura nascono dalla collaborazione tra l’azienda toscana e il campione endurance Nico Valsesia. Ecco spiegato anche il logo, from0to, presente su tutte le tipologie di pedivelle di questa famiglia.

Sfruttano il concetto della Forza Pura al top del listino, mutuando (in parte) un meccanismo di blocco/sblocco utilizzato per le Rehab, ovvero le pedivelle usate nei centri di riabilitazione.

La vite di sblocco del meccanismo
La vite di sblocco del meccanismo

Come sono costruite

Sono in alluminio e sono compatibili a tutti i tipi di telai, grazie al montaggio dei perni passanti dedicati. Le MagnetiDays Forza Pura Easy, rispetto al modello top, hanno un meccanismo Fast&Easy di blocco che è più semplice, perché a vite.

La vite superiore, se allentata, libera il pistone e di conseguenza il meccanismo. La pedivella ruota su un asse centrale e rende indipendente l’azione della gamba destra da quella sinistra. Per riattivare il blocco è sufficiente riavvitare.

La differenza maggiore sta nel fatto che con le Easy si deve interrompere l’azione, mentre con le top di gamma, la levetta integrata nella pedivella rende il movimento più veloce, immediato e con un po’ di malizia non si smette di pedalare.

Una pedivella, tre lunghezze

La bussola filettata (filettatura classica per una piena compatibilità con i pedali presenti sul mercato) per i pedali permette di settare tre lunghezze diverse: 170, 172,5 e 175 millimetri. Il prezzo di listino delle MagnetiDays Forza Pura Easy è di 800 euro.

MagneticDays

I numeri hanno cambiato il modo di andare in bicicletta

18.02.2022
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I numeri hanno cambiato il modo di andare in bicicletta, di allenarsi e di interpretare la gara. Non è solo il power meter con i suoi dati a condizionare le tattiche di gara. Nei numeri della performance è incluso tutto: il recupero, il carico di lavoro nel breve, medio e lungo periodo, il miglioramento, ma anche la flessione prestazionale. Abbiamo interpellato Luca Bianchini, allenatore di fama internazionale che non opera solo nel campo del ciclismo. Bianchini è head coach di MagneticDays, formatore FITRI e professore dell’Università di Roma Scienze Motorie del Foro Italico che collabora direttamente con il CONI.

Il confronto dei test e la sovrapposizione dei numeri, alla base delle valutazioni (foto Mauro Nicita, MagneticDays)
Il confronto dei test e la sovrapposizione dei numeri, alla base delle valutazioni (foto Mauro Nicita, MagneticDays)
I numeri hanno cambiato il modo di allenarsi?

Sì, i numeri hanno cambiato lo sport in genere, ma è necessaria una premessa. La fase di cambiamento e di evoluzione risale a 30 anni fa, era il tempo del cardiofrequenzimetro. Poi è arrivato il power meter. C’è stato un periodo dove la tecnologia di lettura dei dati era limitata, non era ottimale e i numeri, talvolta, non trovavano dei riscontri attendibili. Molto è cambiato negli ultimi 7 anni, dove l’affidabilità della tecnologia ha contribuito alla svolta vera e propria. Il segreto sta nella giusta interpretazione dei numeri, perché loro sono apolitici e non hanno religione».

I grafici e le comparative dei numeri hanno permesso di far evolvere il sistema del training, indoor e outdoor
I grafici e le comparative dei numeri hanno permesso di far evolvere il training
In un certo senso i numeri sono una chiave di lettura?

I numeri non sono solo quelli del power meter, ma tanti valori messi insieme che arrivano da più parti. C’è la potenza che è uno strumento di valutazione del carico esterno e ci sono i bpm, che si riferiscono al carico interno. Li avevamo quasi dimenticati, ma poi sono stati ripresi, per fortuna e ci aiutano a controllare i carichi di lavoro dell’atleta. Le diverse situazioni devono collimare alla perfezione. Cercando di fare un breve esempio: 200 watt sono 200 watt, ma cambia il modo in cui si ottiene questo numero. E l’intreccio dei vari dati ci aiuta a quantificare nella giusta maniera.

Cosa significa e cosa comporta allenarsi tenendo fede ai numeri?

Quando ci alleniamo dobbiamo sempre considerare le variabili in gioco, che sono diverse e creano situazioni differenti. Paradossalmente la variabile più grande è l’allenatore, che eroga l’allenamento e legge i numeri del training. Il preparatore deve saper leggere anche attraverso i freddi numeri e spesso guardare in faccia l’atleta. Nei numeri è racchiusa anche un po’ di psicologia, ci sono le sensazioni e la capacità di fornire dei feedback. Il coach deve stimolare il corridore anche quando il miglioramento non c’è, dopo un periodo di preparazione mirata, situazione che si può verificare, per lo meno a livello numerico.

Luca Bianchini, durante un corso formativo in Sicilia (foto Mauro Nicita, MagneticDays)
Luca Bianchini, durante un corso formativo in Sicilia (foto Mauro Nicita, MagneticDays)
Quali sono le cause principali del non miglioramento?

La prima colpa è quella del preparatore che non ha saputo leggere nel modo corretto i dati, i numeri e feedback dell’atleta. Poi ci sono tutte le variabili proprio di chi si allena e la quotidianità è una di queste. E poi ci sono anche quelli che emulano senza avere dei riferimenti precisi e personalizzati. Quelli ad esempio che utilizzano le tabelle di altri atleti.

Come i numeri del training indoor hanno cambiato il modo di allenarsi sulla bicicletta in esterno?

I numeri hanno cambiato prima di tutto il modo di suddividere il training. Il paradosso è che i numeri ci permettono di concentrarci meglio sulle alte e sulle basse intensità. I numeri ci permettono di quantificare il riposo, per fare un esempio. Non esistono solo i watt, ma in questo senso anche il TSS (training stress score), l’IF (intensity factor) e altri campi che troviamo ormai su tutti i devices. Questi sono particolarmente utili per quantificare i carichi di lavoro, soprattutto nel medio e lungo termine. I numeri del training hanno permesso di far entrare l’allenamento specifico indoor nel mondo professionale, a prescindere dalla disciplina. Molte nozioni che vengono utilizzate outdoor, sono state sviluppate proprio grazie ai numeri rilevati indoor.

Alessandro Vanotti collabora con MagneticDays (foto MagneticDays)
Alessandro Vanotti collabora con MagneticDays (foto MagneticDays)
Indoor contro outdoor, quali sono le differenze da considerare?

La prima differenza sono i Newton (la torque), controllabile, più affidabile solo in un contesto indoor. Il secondo fattore, molto importante è quello ambientale. Questo non condiziona solo la mente, ma anche la biomeccanica e il modo di pedalare. Se è vero che la potenza espressa è sempre quella, il gesto cambia la sua dinamica. Indoor è come se pedalassimo quasi sempre in pianura. All’esterno le variabili sono infinite: il vento, il traffico e le distrazioni, le pendenze della strada che cambiano continuamente. Concettualmente: indoor stimoliamo il corpo ad erogare potenza, in outdoor sta all’abilità dell’atleta saper sfruttare quello che si è costruito al chiuso.

Il Team Beltrami TSA-Tre Colli utilizza il sistema MagneticDays in fase di riscaldamento e per il training indoor
Il Team Beltrami TSA-Tre Colli utilizza il sistema MagneticDays
Esiste il pericolo che i numeri condizionino in modo negativo la performance atletica quando siamo in gara?

Sì, il pericolo esiste. Qui entrano in gioco le categorie di atleti, quelli ligi ai numeri e quelli che invece pensano solo alla gara senza curarsi dei range prestativi ottimali. Quindi possiamo dire che il pericolo di finirsi in gara esiste, ma è relativo. Il pericolo più grande è quello di sovraccaricare, oppure lavorare al di sotto delle potenzialità in allenamento. In gara non ci si inventa nulla e si mette in pratica quello che il tuo fisico ha metabolizzato e prodotto durante il training.

Salvoldi 2021

Salvoldi passa agli juniores: come cambia il suo lavoro?

30.12.2021
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Da quando Dino Salvoldi è stato spostato d’incarico dalla Federazione, era sparito un po’ dai radar. Settimane necessarie per metabolizzare le nuove scelte federali, per prendere coscienza del nuovo ruolo, per capire come muoversi. La pausa per le Feste Natalizie è stata il momento giusto per rimettere tutte le tessere del puzzle al proprio posto e tornare a parlare.

D’altronde la passione per il ciclismo è troppo forte nel tecnico che ha portato ai vertici il ciclismo femminile, ultime le vittorie iridate su strada della Balsamo e su pista di Martina Fidanza e della Paternoster e ora il compito che gli è stato affidato è di quelli improbi: fare lo stesso per gli uomini partendo dagli juniores, la categoria più delicata, soprattutto ora che tutti (a cominciare dai procuratori…) guardano verso i corridori dai 18 ai 20 anni per lanciarli subito nell’agone professionistico.

Salvoldi Paternoster 2021
Con il trionfo della Paternoster a Roubaix, Salvoldi ha chiuso da vincente la sua esperienza di cittì femminile
Salvoldi Paternoster 2021
Il trionfo della Paternoster a Roubaix, l’ultimo da cittì femminile

Due grandi differenze

Salvoldi ha esperienza da vendere sia in ambito maschile che femminile può quindi affrontare con cognizione di causa il raffronto tra i due mondi, offrendo esperienze che saranno utili anche in altri ambiti tecnici: «Le differenze nella preparazione al maschile e al femminile ci sono, due sono sostanziali. La prima è legata ai volumi di lavoro, se si guarda alla pista la discriminante è la durata degli sforzi, per la strada sono soprattutto i dislivelli. La seconda è legata alla quantità di forza, maggiore nell’uomo il che si traduce in una diversa frequenza di pedalata, più alta che per le donne. Sono fattori fondamentali nello studio della preparazione giusta per il/la ciclista».

Quanto incide la fisiologia nella scelta del giusto allenamento in base al sesso?

Incide soprattutto sulla programmazione e la tempistica degli allenamenti, non tanto sulla tipologia. Chiaramente la modulazione della giusta tabella deve tenere conto degli obiettivi che ci si prefiggono, ma per le ragazze, già dalle categorie giovanili, c’è un elemento diverso che ha un forte valore e che non è presente in ambito maschile: il ciclo mestruale che può incidere molto su carichi e tempistiche.

E dal punto di vista psicologico e caratteriale?

Premetto che ogni atleta, a prescindere dal sesso, ha una sua precisa personalità e quindi da questo punto di vista è difficile fare generalizzazioni. E’ chiaro che molto cambia dal punto di vista sociale, della comunicazione. Un tecnico con un atleta si porrà in maniera molto diretta, con una ragazza deve modularsi in modo diverso. Cambiano il linguaggio, il modo di stimolare una qualche reazione. Ma questo, si badi bene, non è un discorso legato solo al ciclismo. A ben guardare è qualcosa che fa parte di ogni ambito della vita.

De Candido 2012
Salvoldi ha raccolto l’eredità di cittì juniores da Rino De Candido, qui ai Mondiali 2012
De Candido 2012
Salvoldi ha raccolto l’eredità di cittì juniores da Rino De Candido, qui ai Mondiali 2012
Proviamo a proiettare tutto ciò scendendo via via nell’età dei protagonisti: vediamo ad esempio che da bambini maschi e femmine gareggiano insieme. Quand’è che il discorso cambia?

Questo è un discorso interessante. Forse mi attirerò contro qualche critica, ma io credo che in generale ci sia una tendenza esagerata a proteggere le ragazze più giovani. E’ ormai acclarato che le bambine hanno generalmente un vantaggio di almeno 3 anni nella loro crescita rispetto ai maschi. Eppure si tende a farle allenare di meno rispetto ai coetanei e questo secondo me è sbagliato. In questo il ciclismo è indietro rispetto ad altri sport, basti guardare ad esempio a cosa avviene nel nuoto. Non dobbiamo certo arrivare ad eccessi come alcuni bambini che vengono fatti correre nella maratona, ma certamente qualcosa a livello culturale andrebbe rivisto nel nostro mondo.

Ora sei chiamato a lavorare con gli juniores sia su pista che su strada, passando dal settore femminile a quello maschile. Villa, che cura entrambi i sessi su pista, ha chiesto che ci sia un continuo scambio di opinioni per il passaggio dei corridori da una categoria all’altra. Sei d’accordo?

Assolutamente, ma non solo con lui, anche con i preparatori e i tecnici di società. Una delle ragioni per le quali in Fci si è deciso di darmi questo incarico è proprio per aiutare i ragazzi ad affrontare un periodo difficile e nel contempo fondamentale. Gli juniores sono tanti, non tutti potranno passare pro’ per moltissime ragioni, sportive e agonistiche ma non solo. Non dobbiamo essere ipocriti e illuderli. E’ in questa fase che emergono i nomi più importanti, ma bisogna anche fare in modo che questi stessi possano affrontare il cammino giusto per fare del ciclismo la loro professione. Ma il concetto va sviluppato più ampiamente.

Bimbi 2021
Per il neocittì juniores serve cambiare l’approccio già con i più piccoli (foto Fci)
Bimbi 2021
Per il neocittì juniores serve cambiare l’approccio già con i più piccoli (foto Fci)
Come?

Il ciclismo è uno sport particolare: nessun altro ha una simile sequenza, così ravvicinata e ripetuta negli anni, di impegni importanti. Questo comporta che i ragazzi imparino a gestirsi, a lavorare ogni settimana in funzione di obiettivi a medio e lungo termine per i quali non sempre la gara della domenica sarà la finalizzazione, ma anzi solo una tappa. Guardando l’altro lato della medaglia, ogni gara però è un test fondamentale, che va affrontato con serietà e cognizione di causa. In questo molto entra anche la cultura del nostro mondo, che deve cambiare.

In che misura?

Io sono convinto, sempre parlando in generale, che quello italiano sia un ciclismo legato al piazzamento, meno che alla vittoria e sono convinto che, lavorando con i più giovani, si debba invertire questa tendenza, passando attraverso di loro per rivedere il modo di affrontare l’attività da parte di tecnici, dirigenti, società.

Il tuo lavoro è già iniziato?

Certamente, queste sono settimane importanti che passano attraverso contatti, capatine nei ritiri prestagionali, presa visione di una realtà per me nuova e molto ampia, ben più di quella a cui ero abituato. Il primo impegno della nazionale sarà per la Gand-Wevelgem del 27 marzo, spero poi che già per allora potremo avere a disposizione il velodromo di Montichiari rimesso a nuovo. Il tempo corre e dobbiamo farci trovare pronti, io in primis.

Cavalli e Martinelli, come vi trovate con Training Peaks?

04.11.2021
5 min
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La globalizzazione del ciclismo passa anche dal perfezionismo e dalla cura di tanti aspetti. Cosa c’è dietro alle prestazioni dei corridori? Allenamento, certo, ma come viene sviluppato dall’atleta ed elaborato dai coach? La preparazione migliora grazie a certe applicazioni oppure queste ultime nascono perché lo richiede la preparazione stessa? Sembrano dubbi amletici, di sicuro alla base ci sono dei test, dei valori e tanta voglia di impegnarsi e fare fatica. Ed è così da una chiacchierata con Marta Cavalli e Davide Martinelli – incontrati a Cremona durante il Gran Premio Mamma e Papà Guerciotti di ciclocross – il discorso vira su Training Peaks. Ovvero una piattaforma utilizzata rispettivamente sia dalla 23enne della Fdj Nouvelle Aquitaine Futuroscope, dal 28enne della Astana-Premiertech e tanti altri corridori sia dai preparatori per impostare al meglio gli allenamenti in funzione delle gare.

Innanzitutto, da quanto tempo usate questa applicazione?

CAVALLI: «Ho iniziato quest’anno, da quando sono andata in Francia a correre. La mia squadra la utilizzava già da un paio di annate. Onestamente prima non la conoscevo anche se ne avevo già sentito parlare». 

MARTINELLI: «Dal 2016, da quando sono passato professionista nella Quick Step. Ed anche in Astana lo usiamo. La metà delle formazioni ce l’ha».

L’interfaccia di Training Peaks viaggi anche su mobile: ecco la situazione di riposo di Davide proprio oggi
L’interfaccia di Training Peaks viaggi anche su mobile: ecco la situazione di riposo di Davide proprio oggi
Ce ne parlate? Come funziona?

CAVALLI: «E’ una piattaforma in cui vengono caricati, come base, tutti i nostri dati e i valori espressi dai test. Successivamente ci carichiamo dentro tutti i dati degli allenamenti. Dopo di che, in base a tutti questi elementi, viene fatta la tabella di allenamento. Ma attenzione, non è mica un programma che elabora tutto magicamente. Manca la componente più importante».

MARTINELLI: «Su Training Peaks si possono caricare anche tutti gli allenamenti salvati in passato anche se, ad esempio, un corridore non lo utlizzava. Si può veramente creare un database, trovare tutto quanto. Si può vedere e capire, prendendo un periodo a caso, se in quel momento il corridore era in forma o meno. E’ eccezionale».

Marta, dicevi che manca una componente. Quella umana, giusto?

CAVALLI: «Esatto, quella del preparatore atletico per essere precisi. E’ lui che, incrociando i dati e considerando il calendario delle gare, compone le tabelle di allenamento. Ovviamente ci vuole un coach che conosca bene la piattaforma, però vedo che ormai tutti la sanno usare». 

MARTINELLI: «Concordo con Marta. Il ruolo del preparatore è chiaramente fondamentale per fare tutto. Ad esempio lavoro da tempo con Mazzoleni (il coach della Astana, ndr), c’è fiducia reciproca e talvolta modifico leggermente io la mia tabella in base a certe situazioni. Questo forse succede con corridori un po’ più esperti e che hanno un rapporto più profondo con i propri allenatori».

In sostanza cosa produce Training Peaks?

CAVALLI: «E’ uno strumento che ottimizza gli allenamenti e i vari periodi di lavoro. Da quelli di carico a quelli di scarico e recupero. Oppure ti evita l’overtraining. C’è un range entro il quale restare per sapere di essere in condizione. Più ci sono bilanciamento ed equilibrio, più sei vicino al picco di forma. Addirittura è possibile avere una stima di come andrai o come starai il giorno della gara. Però bisogna assolutamente dire che non è una piattaforma infallibile».

MARTINELLI: «In pratica lì dentro abbiamo tutte le nostre tabelle. Nel periodo di fondo, in preparazione alle corse, abbiamo il programma di lavoro dei prossimi 15/20 giorni. Mentre durante il periodo delle gare è limitato al massimo alla settimana perché subentrano altre variabile di cui tenere conto. Anche se molto precisa, qualcosa non viene sempre calcolato».

Sulla piattaforma vengono caricate le prestazioni in allenamento per impostare meglio la gara. Qui Cavalli al Giro d’Italia Donne
Sulla piattaforma vengono caricate le prestazioni in allenamento per impostare meglio la gara. Qui Cavalli al Giro d’Italia Donne
Perchè dite che non è infallibile?

CAVALLI: «Beh, non tiene conto delle sensazioni che abbiamo in gara o in allenamento. I dati di Training Peaks sono un ottimo riferimento su cui basare il proprio lavoro, ma alla fine i valori devono essere associati alle nostre sensazioni. Ad esempio quando i miei dati indicano che potrei essere stanca, io solitamente in gara vado bene e poi ancora meglio in quella successiva, specie se ravvicinata. E’ come se avessi bisogno di sbloccare il mio motore, in Francia lo chiamamo “déblocage”. Dobbiamo sì tenere sotto controllo i valori, ma anche ascoltare noi stessi».

MARTINELLI: «Le sensazioni sono quello che devi riferire al tuo preparatore, perché la piattaforma non può capirle o calcolarle. E torniamo al discorso che facevo del rapporto di fiducia che si ha con lui».

E come vi trovate? Si può rischiare di diventarne troppo dipendenti?

CAVALLI: «Mi trovo bene. E’ semplice da usare e non è condizionante negli allenamenti. Anzi, so cosa mi dice il mio corpo e col passare del tempo prendo sempre più le misure a questo modo di allenarsi. Certo, va detto che il ciclismo adesso è sempre più performante, già dalle prime gare sono tutti in formissima e quindi queste metodologie sono all’ordine del giorno.

MARTINELLI: «Benissimo, è uno strumento utile per preparare le gare che hai già fatto in passato, andando a ripescare nel famoso database i valori che avevi in quel periodo. A quel punto puoi ripeterli o modificare in modo o l’altro. Vi dirò che ormai i preparatori preferiscono vedere una ventina di allenamenti caricati, piuttosto che fare il classico test alla soglia che si fa solitamente. Sono più veritieri».

Training Peaks non riesce a leggere nelle sensazioni: per quelle si parla con il preparatore (foto Instagram)
Training Peaks non leggere le sensazioni: per quelle si parla con il preparatore (foto Instagram)
Marta quest’anno sei cresciuta ancora e sei stata tra le più costanti in termini di risultati.  Visto che utilizzi Training Peaks da un anno, quanto e in cosa ti ha cambiato?

CAVALLI: «Mi ha cambiato tanto, soprattutto in termini di gestione dello sforzo o dei periodi di carico e recupero. Ora che so meglio come mi devo allenare, devo curare qualche dettaglio per completare il mio processo di crescita. Ad esempio nel 2022 mi aiuterà a ritrovare un po’ di esplosività».

Davide tu invece che usi Training Peaks da tanto tempo che differenze hai trovato dal primo anno ad oggi?

MARTINELLI: «Direi che negli ultimi anni guardo di più tre aspetti. Le ore settimanali di allenamento. Poi il TSS (training stress score, ndr), ovvero il carico e l’intensità delle ore di allenamento. Chiaramente un’ora tranquilla non è uguale ad un’ora a tutta. E infatti per questo c’è un ulteriore range, che va da 30 a 100, per parametrare l’intensità di queste ore di allenamento. Infine il terzo aspetto è legato alla critical power, che per me è la chiave di tutto. Ossia vedere che wattaggio puoi tenere su determinati periodi di tempo. Da quello puoi capire se sei performante o meno. Ormai il ciclismo viene calcolato tutto in minuti. Una salita non è più di tot chilometri ma di tot minuti. E su quel tempo devi calcolare la tua prestazione in base ai watt. Il watt non mente mai». 

Ethic Sport Energy, la giusta ricarica in allenamento

18.10.2021
2 min
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Ethic Sport affianca i ciclisti nella loro continua cura dell’alimentazione durante l’attività fisica. Come ben sappiamo alimentarsi durante la gara o l’allenamento è fondamentale per non ritrovarsi con il serbatoio scarico nel finale. Ethic Sport con la sua barretta Energy ha trovato il giusto mix per garantire ai corridori il nutrimento di cui hanno bisogno.

Energia duratura e prolungata nel tempo

Le barrette Energy, grazie al loro mix di: pasta di mandorle, rice crispies, fiocchi d’avena e frutta disidratata offrono un rilascio rapido ed allo stesso tempo graduale di energia. Gli aspetti “secondari” ma da non sottovalutare sono due: alta digeribilità ed il mantenimento della consistenza anche in condizioni climatiche estreme. Inoltre è gluten free.

In un mondo, quello dell’alimentazione nel ciclismo, che si evolve in fretta abbiamo imparato quanto sia importante il giusto apporto di calorie. Con la barretta Energy di Ethic Sport andate sul sicuro, l’apporto energetico è di 138 chilocalorie per barretta.

Ethic Sport offre moltissimi prodotti, tutti adatti alle esigenze di ogni ciclista
Ethic Sport offre moltissimi prodotti, tutti adatti alle esigenze di ogni ciclista

Due nuovi gusti

Oltre ai già conosciuti mela-pompelmo e pesca-albicocca si aggiungono due nuovi gusti: ananas-cocco e pera-cioccolato. Due nuovi sapori per venire incontro alle esigenze agli atleti che oltre all’apporto energetico vogliono anche un prodotto gustoso.

Le modalità di assunzione del prodotto sono differenti, grazie al rilascio graduale di energia la barretta Energy può essere assunta anche tra i 90 ed i 60 minuti prima dell’uscita. Durante la gara o l’allenamento è consigliato assumerla ogni ora e mezza o due ore con una sorsata d’acqua.

La confezione da 25 barrette, dal peso di 35 grammi l’una è in vendita a 55€.

Ethic Sport

Quanto lavora uno junior francese? Sentiamo Lenny Martinez

16.09.2021
6 min
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Un po’ leggenda e un po’ di verità. Sui francesi che in meno di dieci giorni si sono presi il Giro della Lunigiana e due posti sul podio dei campionati europei si snocciolano teorie e suggestioni. Sul numero di corse che fanno ogni anno. Sull’attività con le continental di riferimento. Sul fatto che i nostri juniores saranno pure spremuti, ma anche i cugini d’oltralpe davvero non scherzano. Così, approfittando dell’ottimo rapporto costruito proprio al Lunigiana, abbiamo chiesto a Lenny Martinez (che lo ha vinto) di raccontarci la sua settimana di allenamento. Pur davanti al figlio di un campione olimpico, la sensazione è di trovarci davanti a qualche anomalia rispetto ai nostri standard, ma per ora teniamo i commenti per noi riservandoci nei prossimi giorni di approfondire il discorso. A voi le sue risposte.

Lenny Martinez è nato nel 2003, è uno junior di secondo anno, è alto 1,67 e pesa 52 chili. Nel 2022 correrà con la Groupama Fdj Continental in cui corre anche l’italiano Lorenzo Germani, vittima di una caduta pochi giorni fa e costretto a finire la stagione anzitempo.

Ultima corsa di rifinitura (con vittoria) sulle Alpi prima del Lunigiana (foto Instagram)
Ultima corsa di rifinitura (con vittoria) sulle Alpi prima del Lunigiana (foto Instagram)
Per quante ore ti alleni ogni settimana?

A settimana faccio tra le 12 e le 15 ore in media nell’arco di un anno. A volte faccio belle settimane da 18 ore (grandi blocchi di allenamento) e altre da 8 (blocco di recupero) che permette di non essere monotoni. Pedalare mi piace.

Con chi ti alleni di solito?

Lavoro con il mio agente Dries Smith (direzione sportiva della squadra) e ovviamente collaboro con la Groupama Fdj Continental, soprattutto dal prossimo anno.

Ti alleni con strumenti elettronici oppure seguendo le sensazioni?

Mi piace guardare il misuratore di potenza per essere davvero preciso in tutto quello che faccio. Le intensità, le uscite di resistenza, i tempi nella zona di allenamento, questo è davvero interessante. Però da quasi tre mesi il mio sensore ha smesso di funzionare così mi alleno a sensazione e con il cardiofrequenzimetro, che non è male anche per lo sviluppo di noi giovani per imparare a conoscersi.

Segui delle tabelle di lavoro?

Il mio allenatore mi manda le mie settimane di allenamento. Spesso è molto dettagliato durante le settimane di lavoro di costruzione, ma quando faccio tante gare di fila, mi dice solo di recuperare bene, di seguire le sensazioni. Se sto bene, posso pedalare senza problemi, altrimenti mi riposo. Ho anche molte settimane libere, oppure posso andare in mountain bike o ciclocross a fine stagione per esempio. Normalmente non faccio volumi enormi di allenamento ad alta intensità, preferiamo stare tranquilli. Lavoro più sulla resistenza per gli anni a venire.

Martinez e Brieuc, secondo e primo nella tappa inaugurale di La Spezia al Lunigiana: i francesi volano
Martinez e Brieuc, secondo e primo nella tappa inaugurale di La Spezia al Lunigiana: i francesi volano
Ti piace fare lavori specifici?

Sì, è un tipo di allenamento che mi piace molto, soprattutto con il misuratore di potenza e in salita. Li preferisco a una monotona uscita di diverse ore.

Ci sono dei lavori specifici che preferisci?

Mi piace molto lavorare in salita, perché sento di andare molto veloce. Mi piace molto il Sweet Spot (modo con cui definisce le ripetute all’80-94 per cento della soglia, ndr) anche se non lo faccio più. L’ho fatto l’anno scorso quando mi allenavo da solo. Dà una buona sensazione, sento che si fanno le salite molto velocemente anche non spingendo a fondo. Durante certi esercizi, mi immagino con i professionisti sui grandi Giri, nello sforzo, tirando per il mio leader e con la mia musica preferita nelle orecchie! E poi…

Cosa?

Mi piace anche il lavoro alla massima potenza aerobica, perché è abbastanza breve. Ad esempio dei 30/30 in salita. di solito faccio per due volte 6×30” a 400-440 watt e 30” a 200-250 watt, in una uscita di 2 ore in montagna.

Ci sono dei lavori specifici che non ti piacciono o trovi troppo pesanti?

Tutti i lavori specifici sono buoni da fare, perché anche se sono duri e non mi piacciono, mi faranno bene il giorno della gara. Ma direi forse il lavoro lattacido, gli sprint lunghi di 30” ad esempio, che faccio 2 o 3 volte nell’anno prima dei miei grandi obiettivi. Così come tutti gli sforzi “a tutta”, che non faccio ancora, ma che sono anche molto duri perché si cerca sempre di andare oltre nel dolore.

Mandi ogni giorno i dati al tuo allenatore?

Sì! Con la Groupama Fdj Continental abbiamo una piattaforma dove carichiamo le nostre uscite di allenamento, così gli allenatori della squadra possono fare le loro osservazioni e analizzare la sessione o la gara.

A crono va forte: malgrado il peso piuma, Lenny è stato terzo ai campionati nazionali (foto Instagram)
A crono va forte: malgrado il peso piuma, Lenny è stato terzo ai campionati nazionali (foto Instagram)
Puoi descriverci la settimana tipo fra due domeniche di corsa?

Lunedì un’ora di recupero, preferisco pedalare un po’ che stare tutto il giorno a riposo. Ho un solo riposo a settimana, che viene di martedì. Mercoledì 2 ore lavorando sulla resistenza.

Giovedì?

Giovedì 4 ore lavorando sul fondo, più tre volte 3×10′ al medio in posizione aerodinamica a 100 rpm. Venerdì invece un’ora e mezza di recupero. E sabato un massimo di due ore che chiamiamo sbloccaggio (di solito 10-15 minuti di riscaldamento, poi 3 serie di 2 sprint di 15″ in salita con 1′ di recupero tra ogni sprint e 4′ tra ogni serie. Poi recupero per almeno 10′, ndr).

Qual è stata la distanza più lunga in allenamento e in gara?

La mia distanza più lunga in allenamento è stata di 170 chilometri, mentre in corsa di 177.

Fai molta attenzione all’alimentazione?

Dal punto di vista nutrizionale mangio con gusto, mi dico che poi starò più attento tra i professionisti. Mangio tanto, ma cibi di qualità. Non mangio patatine, bibite, biscotti, perché non servono davvero a niente e neanche ne sono goloso. Abbiamo esempi di pasti equilibrati forniti dalla Groupama Fdj Continental, quindi mi ispiro a questi. Aggiungo solo alcune torte fatte da mia nonna per il piacere di mangiare.

Fine di uno stage con la nazionale, prima del Tour de Valromey in cui Lenny vincerà una tappa (foto Instagram)
Fine di uno stage con la nazionale, prima del Tour de Valromey in cui Lenny vincerà una tappa (foto Instagram)
In che modo ti dividi fra la Fdj e la tua squadra di club?

Per il momento non corro con la Groupama Fdj Continental, quindi faccio gare con la nazionale francese, con la rappresentativa regionale e anche con il mio club.

Nelle gare internazionali, gli juniores hanno il rapporto limitato (di solito il 52×14), è vero che nelle altre corse in Francia non avete limitazioni?

Vero, nelle gare UCI usiamo il 52×14, mentre nelle gare regionali in Francia e a livello nazionale abbiamo scelta di rapporti illimitata, quindi io sulla mia bici ho il 52×11. In allenamento il 52×14 non mi dà fastidio, mentre uso in 55×11 sulla mia bici crono perché il 14 non mi basta durante gli allenamenti.

Di solito rientri sfinito dopo gli allenamenti?

Dopo un’uscita di resistenza di 4-5 ore al massimo, è possibile che rientro sfinito, perché attingiamo davvero alle nostre riserve di carboidrati. Mentre quando si fanno i lavori specifici non spendo troppo, perché non faccio ancora esercizi molto molto duri in allenamento e l’uscita è di circa 2 ore.

Quanti giorni di corsa avrai fatto alla fine del 2021?

Nel 2021 chiuderò con circa 35 gare su strada (contando anche le tappe delle corse a tappe) e con il ciclocross arriverò a 45.

Nel 2019, alla vigilia del passaggio fra gli juniores, Lenny Martinez era già un soggetto di interesse nazionale (foto Instagram)
Nel 2019, alla vigilia del passaggio fra gli juniores, Lenny Martinez era già un soggetto di interesse nazionale (foto Instagram)
Per quanto tempo starai fermo prima di iniziare con il cross?

Mi prenderò una piccola pausa a fine stagione, poi riprenderò tranquillamente con un po’ di ciclocross per prepararmi alla stagione su strada. Penso che farò una decina di quest’inverno, forse uno a settimana se possibile oppure uno ogni due settimane. Non lo so ancora, perché non abbiamo ancora fatto il mio programma per il prossimo anno.

La settimana tipo di un giovane. Sentiamo Garofoli…

25.07.2021
6 min
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Tre tipologie di allenamento, una dieta equilibrata nella quale l’olio d’oliva resta centrale e la palestra ogni quattro giorni: andiamo a scoprire la settimana tipo di Gianmarco Garofoli. Di solito lo facciamo con i pro’ più esperti, ma trovavamo curioso vedere come si gestisce anche un under 23. Tra l’altro un U23 di primo anno e molto giovane, visto che il marchigiano della Dsm Development deve ancora compiere 19 anni.

Gianmarco Garofoli, 19 anni da compiere ad ottobre
Gianmarco Garofoli, 19 anni da compiere ad ottobre: nella sua dieta non manca mai l’olio d’oliva

Gianmarco a tavola

La prima domanda: tu vivi anche in Olanda con il team?

Quest’inverno è stato così, ma da diversi mesi sono a casa.

Partiamo dalla sveglia: a che ora ti alzi?

Di solito verso le 7,30, le 8 al massimo. Mi sveglio da solo, senza sveglia. Sono abbastanza puntuale. Alla fine mi porto dietro il ritmo della scuola. Ho studiato da geometra e ho finito giusto questa estate. Mi sono presentato alla maturità due giorni dopo la fine del Giro under.

Colazione: cosa mangi?

Ho tre tipi di colazione, ma di base già posso dirvi che preferisco quella con il salato. La prima: pane tostato, olio d’oliva, rigorosamente marchigiano, e una fonte proteica che può essere un uovo, fesa di tacchino o affettato. La seconda: latte di riso, cereali e fette biscottate con nocciolata Novi. La terza: gallette di riso con ricotta o nocciolata. Poi a sensazione a tutte queste tipologie posso aggiungere un succo o una spremuta.

E il caffè?

Mai – -dice senza indugio Garofoli – preferisco non prenderlo e tenermi per buono l’effetto della caffeina per la gara. Mi capiterà, forse, una volta al mese di prenderlo durante l’arco della giornata.

In squadra ti hanno dato una dieta? Si sentono le influenze tedesco-olandesi?

Loro mi hanno dato le percentuali dei macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi, ndr) poi io mio sono gestito con i cibi italiani. Vedevo che la nutrizionista non metteva l’olio. Tra me e me dicevo: qui c’è qualcosa che non va! L’olio d’oliva è il mio principale nutriente.

Dopo quanto esci in allenamento?

Un’oretta dopo aver fatto colazione, magari in piena estate anche un po’ prima. In generale parto sempre abbastanza presto. A pranzo voglio essere a casa e non voglio che poi mi saltino tutti gli orari.

La Nocciolata: a volte è presente nella sua colazione
La Nocciolata: a volte è presente nella sua colazione
E a pranzo, appunto, cosa mangi?

O riso o pasta. Durante il periodo invernale in settimana alterno anche pasta integrale, di farro, di ceci, vari tipi di riso… Mentre nel pieno della stagione riso e pasta normale perché non vado molto d’accordo con le troppe fibre: mi gonfiano un po’. Alla pasta (o in bianco o al pomodoro) associo sempre una proteina. A rotazione: carne bianca, rossa, uova, pesce, tonno (a volte lo metto direttamente nella pasta)… il tutto condito con l’olio. Poco pane. Se lo prendo è perché ho mangiato poca pasta o poco riso.

A cena?

Di nuovo un pasto completo: mi i piace che sia così. Quindi i soliti riso o pasta o anche patate. E una proteina diversa da quella presa a pranzo.

Hai delle quantità stabilite?

Sì, le quantità variano in base all’allenamento. Se ho fatto recupero sono 120 grammi di pasta. Se ho fatto una seduta intensa 180 grammi. Se ho fatto un lungo i grammi di pasta arrivano anche a 250. Metto sempre una fonte proteica, ma dopo il lungo anche una di grassi che può essere un avocado o un po’ di Parmigiano. E poi una serata a settimana, sempre, vado a cena fuori con la mia ragazza Chiara. Non sono tanto per la pizza e quindi prendo una bella “bisteccona”, ne ho mangiata anche una da un chilo e mezzo, o un bel primo a base di pesce seguito da un pesce arrosto.

Sei goloso?

Sì, infatti ho un “problema” con la Nutella – scherza Garofoli – devo starci attento. Da bambino non mangiavo quasi nulla, né a pranzo, né a cena. Mi dicevano: ma questo bambino “campa d’aria”. Altroché, campavo con le meole (dolce marchigiano, ndr) che faceva nonna e le riempivo di Nutella. Per questo prima ho detto che a colazione la Nocciolata: ha un po’ meno zuccheri e un altro sapore!

Garofoli ama stare in solitudine. «Mi trovo molto bene da solo», ha detto il marchigiano (foto Team Dsm)
Garofoli ama stare in solitudine. «Mi trovo molto bene da solo», ha detto il marchigiano (foto Team Dsm)

Gianmarco in sella

Garofoli è giovane, ma sa già bene come regolarsi. Lo notammo sia al Giro che al Valle d’Aosta. La nuova generazione è molto informata. In più l’appartenere ad una squadra straniera, tra l’altro così importante, gli ha dato nuove influenze e chiarito ancora di più le idee.

Vista la parte alimentare, passiamo ad analizzare la sua settimana di allenamento.

Gianmarco, vediamo adesso la tua “settimana tipo” in bici…

La squadra ci ha abituato a non ragionare con il classico schema della gara alla domenica. E questo vale soprattutto per me che corro poco. I miei allenamenti sono cadenzati da triplette e un recupero. Viene inserita una doppietta se bisogna far combaciare il recupero con una gara.

E come sono strutturate queste triplette?

Il primo giorno faccio intensità, il secondo della velocizzazione, il terzo la distanza. Quindi la seduta di scarico. E ricomincia la mia “settimana” da quattro giorni.

Partiamo dall’intensità…

Sono 4 ore, massimo 5 in cui inserisco varie tipologie di lavoro: 40”-20”; 30”30”; 10′ di medio, 2′ a tutta… Lavori specifici che variano sia in base allo stato di forma che alla distanza dalla gara, anche se poi a me il giorno prima della gara piace spingere. Se non sento un filo di stanchezza poi in corsa vado piano.

Il secondo giorno: la velocizzazione…

Faccio 3-4 ore e inserisco lavori di agilizzazione. Si tende a fare più pianura. Magari inserisco del dietro motore non forte o lavori ad alte cadenze. Non faccio moltissimo anche perché poi il pomeriggio vado in palestra: ogni quattro giorni, sempre. E faccio pesi, non corpo libero. Tra riscaldamento e defaticamento ci sto un’oretta. Faccio stacchi e alzate con 60 chili, che è più o meno i mio peso e squat bulgaro (cioè su una gamba sola) con 24 chili.

Infine la distanza…

Sono 5 ore, ma quest’anno sono arrivato anche a 6. Vado via regolare e sempre a ritmi abbastanza bassi. Al massimo arrivo al medio: quindi è vero fondo lungo. In questa seduta non faccio mai un dislivello inferiore ai 2.500 metri.

Riesci a tenere buone medie?

Per esempio quando ero in ritiro sulle Dolomiti, con dislivelli anche 3.500 metri tornavo in hotel con 26-27 di media, a casa, dove il dislivello è inferiore, faccio anche 32 di media.

La festa dei suoi 18 anni: con la fidanzata e il cane Nadine
La festa dei suoi 18 anni: con la fidanzata e il cane Nadine
E il recupero?

Nel giorno di riposo di solito faccio un’ora, un’ora e mezza. Di rado capita che faccio riposo totale. Se capita è il giorno dopo la gara, ma non sempre.

La “sosta Coca-Cola” la fai o tiri via a testa bassa?

Non sono un super amante della Coca Cola, preferisco e di molto il thè al limone. Lo prendo magari mentre faccio la distanza o come premio quando torno a casa. Infatti in frigo c’è sempre.

E nel pomeriggio cosa fai?

Quando sono a casa nei giorni della settimana passo molto tempo con la mia ragazza: magari andiamo a fare una passeggiata al mare, se è brutto andiamo a fare shopping e poi abbiamo un cane che ci porta via molto tempo. Si chiama Nadine e ormai pesa 40 chili! Portiamo a spasso lei. Inoltre abbiamo preso un husky che ha fatto cinque cuccioli. Sono molto impegnativi, ma devo dire che fa molto di più Chiara. Io mi limito a fare le foto!

Pirelli serie P Zero: ecco i Road da allenamento

10.04.2021
2 min
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Pirelli arricchisce la sua gamma con il nuovo P ZERO Road. Un pneumatico completo e versatile per andare incontro ai corridori che in allenamento cercano il giusto equilibrio tra scorrevolezza e affidabilità. Vi avevamo presentato il P ZERO Race, la versione per correre. Oggi ci concentriamo sul lavoro a casa.

Punti in comune

Come per il modello Race, il prodotto Road è progettato con mescola EVO Compound e carcassa TechBelt. Questo mix di elementi garantisce un’elevata protezione alla foratura e al tempo stesso permette la giusta scorrevolezza che il corridore esige nella sua attività. L’azienda italiana nella stagione 2021 vanta la collaborazione con alcune squadre di maggiore rilievo nella categoria WorldTour, ovvero: Team Bike Exchange, Trek Segafredo e AG2R Citroen.

Ruote da allenamento, con tutti i criteri di quelle da gara
Ruote da allenamento, con tutti i criteri di quelle da gara

Tecnologia avanzata

Quali sono le particolarità della mescola EVO Compound? Questa speciale formulazione garantisce un eccellente grip e una bassa resistenza al rotolamento. Grazie al suo alto contenuto tecnologico il pneumatico P ZERO Road offre l’equilibrio ideale tra chilometraggio e prestazioni:è veloce e dura a lungo! La carcassa TechBelt vanta la presenza di uno strato aggiuntivo di tessuto sottostante alla mescola che a sua volta offre la protezione essenziale alla foratura.

L’intaglio a fulmine rende il battistrada molto versatile in ogni condizione
L’intaglio a fulmine rende il battistrada molto versatile in ogni condizione

Utilizzo e caratteristiche

P ZERO Road è adatto ad ogni periodo dell’anno, grazie al battistrada con intaglio a fulmine che permette un impiego versatile. Per utilizzarlo nelle giornate bagnate basterà diminuire leggermente di 0.3 bar la pressione su entrambe le ruote. Le sezioni disponibili sono da 24-26-28 millimetri, con un peso che oscilla da i 215 ai 255 grammi.

www.velo.pirelli.com