Il livello è altissimo, ma a Grenchen si parla italiano

10.02.2023
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Come in un déjà vu, gli azzurri di Villa si ritrovano a festeggiare al centro del Velodromo di Grenchen. L’ultima volta accadde sulla strada dei mondiali di Saint Quentin en Yvelines, quando la nazionale si fermò nel velodromo svizzero per applaudire Ganna e il suo record dei record.

Nella seconda serata dei campionati europei, la scena è pressoché simile, solo che questa volta hanno vinto in tanti. E se per le ragazze del quartetto, che ai mondiali conquistarono l’iride, l’argento è forse un boccone amaro, i quattro inseguitori uomini si prendono l’oro continentale davanti alla Gran Bretagna: non un risultato da poco, specie guardando il crono di 3’47″667.

«Contavano i punti ai fini del ranking – spiega Elisa Balsamo – e quindi prendiamo quello che di buono è giunto da questi europei. Eravamo convinte di riuscire a superare la Gran Bretagna, ma non siamo state brave a sfruttare l’occasione. Bisogna accettare anche le sconfitte e guardiamo avanti».

Consonni ai punti

In precedenza, nel pomeriggio, Simone Consonni si è portato a casa la prima maglia europea. C’è riuscito nella corsa a punti, confermando che la vittoria al Saudi Tour è venuta grazie a una condizione eccellente.

«Sembra strano dire di aver vinto il primo titolo europeo – dice proprio Consonni – perché ho fatto il cammino inverso. Ho cominciato dall’Olimpiade per poi passare al mondiale e adesso ecco gli europei. Ci tenevo veramente a fare questa corsa a punti, era da tanto che chiedevo a Marco (Villa, ndr) di farla. Al Saudi Tour ho fatto vedere che la gamba c’era, anche se dopo l’ultima tappa ho avuto un po’ male di schiena, che non si capisce sia stato dovuto allo sforzo di quella volata. Comunque sono arrivato qua un po’ demotivato, però questo fantastico gruppo mi ha restituito il 100 per cento della mia integrità fisica e mentale. Per questo, vorrei ringraziare tutto lo staff del della nazionale, dal primo all’ultimo.

«Mi viene in mente Ciro – prosegue – il magazziniere. Tornato dal Saudi Tour, sono passato il giorno dopo a fare la borsa nuova con il nuovo vestiario e lui era lì per me. Poi ci sono i massaggiatori che lavorano fino a tardi e tutto lo staff. Era tanto tempo che non facevo una corsa a punti, ero sempre fuori tempo, però ho capito subito di avere la gamba. E quindi mi son detto che non potevo farmela sfuggire. E alla fine è arrivata la maglia».

Il ritorno di Ganna

Ganna è venuto a Grenchen per portare i compagni a Parigi e ha svolto egregiamente il proprio compito. Dopo la conclusione del quartetto, il piemontese girava a bocca chiusa, mentre Manlio Moro appariva stravolto.

«L’ho detto anche ieri – commenta Ganna – che i ragazzi volevano dimostrare che comunque siamo competitivi. Siamo usciti bene dal periodo invernale, sapevamo che qua avremmo trovato l’Inghilterra che era una delle squadre da battere e che è campione del mondo. Abbiamo fatto tutti una corsa a tappe, quindi siamo tornati. Abbiamo avuto giusto il tempo di recuperare e prepararci per l’obiettivo.

«Mi sembra che abbiamo reagito bene – prosegue – abbiamo fatto vedere che siamo sul pezzo. Dobbiamo rifinire magari due o tre cosette, perché forse oggi un po’ di fortuna l’abbiamo avuta con quel cambio un po’ sbagliato. Però ci voleva. Abbiamo concluso bene, portiamo a casa questo bell’oro e questa maglia che mi ripaga comunque degli sforzi e del tanto tempo chiusi in un tondino a far fatica».

Benvenuto  Moro

Prima l’innesto di Jonathan Milan che ci ha fatto vincere le Olimpiadi. Adesso quello di Manlio Moro, che forse è ancora un passo indietro rispetto ai compagni di quartetto, ma sta crescendo alla velocità della luce.

«Volevo ringraziare tutta la squadra – ha detto dopo la vittoria – perché veramente sono stati dei compagni fantastici. Vanno veramente forte e mi hanno aiutato. Hanno cercato di tenermi tranquillo e prima della partenza ci eravamo prefissati una tabella. Siamo riusciti a tenerla, anzi siamo andati più forte e c’è stato un piccolo inconveniente con un cambio. Però siamo riusciti a risolverlo al meglio e ho fatto veramente tanta fatica negli ultimi giri per rimanere incollato.

«Sono contento, qui a Grenchen ero al mio primo europeo tra i grandi e per questo voglio solo dire grazie a tutti i compagni e tutto lo staff per il lavoro che hanno fatto e dai. Speriamo sia il primo di tanti».

Con Tosatto nel debutto di Arensman: che cosa ha visto?

09.02.2023
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Alla Volta a la Comunitat Valenciana ha fatto il suo esordio tra le fila dei “Grenadiers” Thymen Arensman. Giovane e slanciato olandese che nel corso della passata stagione si è messo in mostra in più di un’occasione con il Team DSM. Dopo due anni e mezzi con la WorldTour olandese Arensman è passato alla corte britannica. Matteo Tosatto, diesse della Ineos, lo ha avuto tra le mani in questi primissimi assaggi di stagione. 

Matteo Tosatto (classe 1974) è sull’ammiraglia dal 2017
Matteo Tosatto (classe 1974) è sull’ammiraglia dal 2017
Che cosa hai visto in lui in queste prime uscite insieme?

Già dalla scorsa stagione – racconta il tecnico veneto – avevamo visto delle belle cose. E’ sempre stato un grande avversario, molto serio e preparato. Fin dalle prime pedalate dei vari ritiri invernali ho notato una grande professionalità ed un atteggiamento molto serio. 

E’ molto alto e slanciato, un fisico da corridore moderno…

Fisicamente è ottimo, si tratta di un atleta giovane e forte. La cosa più importante è che si tratta di un corridore completo, questo grazie alle sue caratteristiche. E’ molto bravo a cronometro ed in salita ha un bel passo, tant’è che ha vinto la tappa regina della Vuelta a Sierra Nevada. 

Il suo arrivo fa parte di quello che è un ricambio generazionale?

Beh sì. Con la partenza di Carapaz abbiamo deciso di prendere corridori giovani sui quali lavorare. Thymen (Arensman, ndr) ha tanti anni davanti dove può crescere e fare bene. 

Arensman ha già avuto modo di confrontarsi con Evenepoel, i due potrebbero incontrarsi al Giro quest’anno
Arensman ha già avuto modo di confrontarsi con Evenepoel, i due potrebbero incontrarsi al Giro quest’anno
Anche perché c’è il dubbio sulla ripresa di Bernal?

Lui è un punto interrogativo per tutti, fin dall’anno scorso ha lavorato molto per riprendersi e tornare ai suoi livelli. Sta facendo e farà delle corse che potranno darci delle risposte. Alla Vuelta a San Juan si è rivisto poi, vista la botta al ginocchio subita nella prima tappa, abbiamo deciso di fermarlo. Non deve avere fretta, ha davanti a sé un percorso da fare. 

Tornando a Arensman, come si è ambientato nel vostro gruppo?

Sono stato un po’ di tempo con lui. Due settimane nel ritiro di dicembre e poi a quello di gennaio. Più la sua prima corsa con noi, la Valenciana appunto. Si è visto anche dalla corsa a tappe spagnola la sua voglia di mettersi in mostra dando una mano anche ai compagni, come Geoghegan Hart.

Cosa gli manca secondo te?

Un po’ di consapevolezza in più sulla sua forza, è giovane ed ha paura di sbagliare, deve trovare un po’ più di coraggio. 

L’olandese è molto forte a cronometro gran parte dei suoi risultati migliori sono arrivati nelle prove contro il tempo
L’olandese è molto forte a cronometro gran parte dei suoi risultati migliori sono arrivati nelle prove contro il tempo
E’ un corridore che ha ottenuto gran parte dei suoi risultati a cronometro, voi avete una tradizione importante in quella disciplina. 

Già da dicembre ha lavorato molto con dei test in pista e sulla posizione. Era presto per fare dei lavori specifici, ma ha preso dimestichezza con il mezzo ed i materiali. E’ molto contento della bici, ha trovato subito un buon feeling e questo per lui è molto importante per trovare la consapevolezza che dicevo prima. 

Avere Ganna al suo fianco sarà un bel vantaggio…

Quando hai il due volte campione del mondo ed il detentore del record dell’Ora al tuo fianco sai già di poter contare su un grande aiuto. “Pippo” potrà essere di grande appoggio a Arensman sia per guidarlo al meglio nella scelta dei materiali ed anche per quanto riguarda la preparazione.

Su strada invece che tipo di scalatore hai trovato?

Si vede che gli piacciono le salite lunghe, anche se alla Valenciana ha fatto bene anche su distanze più brevi. Di certo lavora un po’ più sulla regolarità, non è un corridore che fa dieci scatti in due chilometri. Ma forse non esistono più scalatori di questo genere. In salita gli manca qualcosa e lavoreremo per limare qualcosa senza snaturarlo. Alla fine quel che perde in salita lo guadagna con gli interessi a cronometro. 

Lavorare con Bardet gli ha dato una mano nel percorso di crescita…

Al Tour of the Alps si è messo in gran mostra, anche su salite durissime come quelle che trovi lì. E’ arrivato terzo nella generale alle spalle di Bardet e Storer, ed ha vinto la classifica dei giovani. 

Arensman ha caratteristiche atletiche simili a quelle di Thomas, ma forse è più brillante in salita
Arensman ha caratteristiche atletiche simili a quelle di Thomas, ma forse è più brillante in salita
L’età è un fattore.

E’ un classe ‘99, fa parte della nuova generazione. Ricordiamo che Evenepoel è del 2000, Pogacar del ‘98. E’ sulla falsariga di questi corridori ed ha a disposizione tanti anni. 

Immaginiamo che l’obiettivo che avete con lui è quello di vincere.

Si tratta di un ragazzo sul quale si può fare affidamento, vincere dei Grandi Giri non è facile, soprattutto al primo anno in una nuova squadra, sarebbe sbagliato partire con questo obiettivo. Quel che giusto è prendere le misure, soprattutto quest’anno, si deve essere elastici.

Quest’anno che calendario farà?

Ora andrà alla Volta ao Algarve, poi la Tirreno-Adriatico. La Corsa dei due Mari potrà essere un primo banco di prova. Ci sono delle salite lunghe con l’arrivo a Sassotetto che potrà dire molto. 

Il Giro potrà essere un obiettivo al suo primo anno con la Ineos?

E’ un obiettivo di questa stagione. Non partiremo per vincere ma andremo alla giornata, il primo Grande Giro con una squadra nuova è sempre pieno di incognite. Credo, tuttavia, che Arensman possa fare due Grandi Giri in un anno. Non Giro e Tour, piuttosto Giro e Vuelta. Una volta prese le misure per tutta la stagione potremo alzare l’asticella in Spagna. 

Assomiglia molto a Thomas, vero?

Sì. Sono entrambi molto forti a cronometro, se devo trovare una differenza direi che Arensman è più scalatore di Geraint. Non è un segreto che il britannico sarà al via della Corsa Rosa e farli correre insieme è un bel modo per insegnare al giovane olandese qualcosa. Non è da escludere che le cose possano cambiare nel corso di una gara di tre settimane, lo insegnano la stessa Sky e Thomas (il riferimento è al Tour de France del 2018 vinto dal britannico quando il capitano designato era Froome, ndr). Sono convinto che si trovi nella squadra giusta al momento giusto.

Ruote rigide e tubeless, binomio perfetto

09.02.2023
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Meglio una bici confortevole e delle ruote rigide? Oppure il contrario? Come vanno un paio di ruote moderne super performanti e con i tubeless?

Abbiamo chiesto a Matteo Malucelli, da quest’anno alla Bingoal su bici De Rosa e ruote Ursus, alla prima esperienza vera con il binomio ruota/tubeless. Ma abbiamo voluto sondare direttamente anche Ursus, chiedendo qualche informazione sulla tecnica di produzione.

Malucelli, secondo nell’ultima tappa del Saudi Tour, dietro Consonni
Malucelli, secondo nell’ultima tappa del Saudi Tour, dietro Consonni

In gara ed in allenamento

«Utilizzo le stesse ruote in gara – ci racconta Malucelli- e sulla bici che ho a casa per allenarmi. Si tratta delle Ursus Miura, quelle con il profilo da 47. Le 67 invece vengono montate in gara solo quando i percorso sono piatti e si presuppone che la competizione finisca con una media molto elevata».

Le Ursus che il team ha in dotazione sono rigide?

Sono delle ruote piuttosto rigide, non estreme, ma la differenza è nella scorrevolezza. La ruota non solo scorre quando la si fa girare a secco, ma è una sensazione ed un dato di fatto che emerge quando la bici viene lanciata con il corridore in sella. Tornando alla rigidità delle ruote che usiamo in Bingoal, potrei dire che è leggermente sopra la media, ma nulla di estremo per fortuna, così si sfrutta anche una notevole guidabilità, senza doversi ancorare alla bici.

Comunque rigide, ma sono anche guidabili?

Eccome. Entrambe le altezze – 47 e 67 – sono quasi immuni alle folate laterali ed evitano di farti prendere delle sbacchettate che porterebbero fuori traiettoria in modo pericoloso. La forma del cerchio è particolare, grazie ad un design che ha il compito di accogliere e accompagnare l’aria.

Sembra che tu le abbia studiate bene…

Ho avuto modo di approfondire l’argomento con gli ingegneri Ursus, visto che pure io sono ingegnere e mi piace conoscere la tecnica di sviluppo.

Le Ursus Miura TC67 tubeless ready
Le Ursus Miura TC67 tubeless ready
Avevi mai utilizzato in gara il binomio ruote/tubeless?

No, è la prima volta e forse non tornerei indietro. Utilizziamo Ursus per le ruote e Hutchinson per gli pneumatici, tubeless in gara e con camera d’aria per l’allenamento. L’efficienza della configurazione tubeless è di altissimo livello, un aspetto che ha colpito positivamente anche molti compagni di squadra.

Come mai il copertoncino in allenamento?

A mio parere e per quello che concerne il mio feeling, ritengo la camera d’aria meno performante del tubeless. Tornare al tubeless quando sono in gara mi dà la sensazione di una velocità e fluidità ancor più elevate, anche più facile da guidare alle andature elevate.

Corridori della Bingoal in ritiro in Spagna a gennaio (photonews)
Corridori della Bingoal in ritiro in Spagna a gennaio (photonews)
Meglio una sensazione di comfort o meglio sentire la strada?

Dipende. Potrei rispondere che con queste ruote e con i tubeless riesco ad ottenere il compromesso migliore, ovvero, bicicletta super scorrevole e veloce, ma anche una bella dose di stabilità e comfort. Chiaro è che bisogna farci il palato. Non è così scontato passare ai tubeless da 28 gonfiati a 5 atmosfere e a volte anche meno, se sei abituato ai tubolari gonfiati a 8 e anche oltre.

Ci descrivi le tue sensazioni?

Ruote rigide, capaci di prendere velocità in un attimo e che scorrono parecchio in ogni situazione. Gomme tubeless, che al primo utilizzo danno la sensazione di essere sgonfie. In realtà ci si accorge di essere veloci allo stesso modo, se non in modo maggiore e questo succede anche nei tratti dove la bici deve essere guidata. Ovvio che il tubeless debba essere gonfiato nel modo corretto, rispettando i canoni di pressione. Nei cambi di direzione con il tubeless si hanno più possibilità di correggere una traiettoria sbagliata. Inoltre mi colpisce positivamente il fatto che la soluzione che adotto io, quindi ruota da 47 e tubeless, lavora in modo costante quando piego, ho tanto grip, stabilità e non perdo velocità.

Torneresti al tubolare?

Una premessa è necessaria, nel senso che la resa tecnica del mezzo per me è finalizzata alla ricerca della prestazione quando sono in gara. Il mio parere è che prima del freno a disco, buona parte della performances tecnica la facevano le ruote. Geometrie a parte, le ruote contavano più del resto dei componenti. Nell’era della biciclette con i freni a disco di ultima generazione e di conseguenza dei perni passanti, il mezzo è un sistema.

Composto da quali elementi?

I componenti devono tutti collimare fra loro. Le ruote hanno sempre una valenza primaria, ma il cerchio tubeless si deve interfacciare con gli pneumatici. Si devono rispettare delle tolleranze ben precise per i dischi e per i perni. Devono anche essere perfettamente in linea con le tubazioni del telaio per sfruttare una maggiore efficienza aerodinamica, solo per fare alcuni esempi. Tanti piccoli fattori che fanno la differenza. Complessivamente le nuove bici, quelle con le ruote alte e panciute con i tubeless e che portano con sé dei concetti aerodinamici, sono difficilmente accostabili a quelle delle generazioni passate.

La De Rosa del Team Bingoal (photonews)
La De Rosa del Team Bingoal (photonews)

La parola ad Ursus

«Abbiamo fornito ai team professionistici – spiegano dall’azienda di Rosà, in provincia di Vicenza – i modelli Miura, TC37, TC47 e TC67. Per corridori come Matteo Malucelli, considerando proprio le sue caratteristiche, consideriamo le ultime due, 47 e 67. Le nuove versioni delle Miura, il riferimento è relativo a quelle che adottano la tecnologia tubeless ready, hanno una spalla diversa del cerchio, che ha subito una maggiorazione e questo rispetto alla versione per il copertoncino standard. Inoltre, nella sezione interna è stata creata una vera e propria scanalatura che si predispone al tubeless tape, per completare la compatibilità nei confronti degli pneumatici senza camera d’aria. Questa scanalatura non è presente sulla versione per il solo copertoncino.

«Ursus produce le stesse ruote per i corridori professionisti e per gli amatori – proseguono dall’azienda vicentina – e quelle in dotazione ai team pro sono customizzate solo a livello grafico. Gli sticker bianchi delle squadre pro hanno l’obiettivo di distinguersi in gruppo, ma la tecnica costruttiva non subisce variazioni».

Pinotti spiega la “partita a scacchi” delle formazioni

09.02.2023
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Nell’era dei punti stilare la formazione per una corsa è come fare una partita a scacchi: era questo il concetto espresso da Brent Copeland, quando gli abbiamo chiesto di commentare il nuovo sistema dei punteggi (in apertura, foto Pete Geyer).

Il team manager della Jayco-AlUla ci aveva detto anche che questa partita a scacchi la giocavano soprattutto Matthew White e Marco Pinotti, tecnici e preparatori del team. Una partita che doveva tener conto di moltissimi fattori: punti, stato di forma, marketing, obiettivi stagionali, desideri dei corridori…

Marco Pinotti (classe 1976) è nel team di Copeland dal 2021
Marco Pinotti (classe 1976) è nel team di Copeland dal 2021

In balia dei punti

A Pinotti chiediamo dunque come si gioca questa partita a scacchi. E se davvero è così complicato stilare una formazione.

«Lo scorso anno – spiega con la consueta chiarezza il tecnico lombardo – il regolamento diceva che portavano punti i primi dieci della squadra e questo da un certo momento dell’anno in poi è stato determinante, ne abbiamo dovuto tenere conto.

«Adesso invece, con il triennio (2023-2025, ndr) che è all’inizio e con il fatto che a portare i punti sono i primi venti corridori, siamo partiti con un metodo più tradizionale: prima gli interessi degli atleti. La scelta è molto meno condizionata dai punti… almeno adesso.

«Quel che dice Brent è vero. La partita a scacchi si gioca comunque, perché ormai le corse contano tutte e devi cercare di garantire un calendario equo a tutti e 30 i corridori in rosa».

Le formazioni non sono più stilate solo in base a percorso e obiettivi…
Le formazioni non sono più stilate solo in base a percorso e obiettivi…

Il regolamento

Il nuovo regolamento dà più peso alle corse a tappe, togliendo qualcosa a quelle di un giorno, specie se non sono WorldTour, cosa che lo scorso anno aveva penalizzato chi era in un grande Giro e aveva privilegiato chi faceva man bassa di punti nelle “corsette”.

«Noi – prosegue Pinotti – storicamente non siamo fortissimi nelle corse di un giorno e fino allo scorso anno c’è stato un netto sbilanciamento verso queste. Adesso possiamo concentrarci di più su quella che è la nostra natura.

«Senza contare che possiamo gestire meglio le corse a tappe. Perché queste sono importanti al fine della preparazione e sono quelle che servono di più all’atleta in quanto si può conoscere meglio».

Tutto cambia dunque, sia perché si è all’inizio del triennio, sia perché i punteggi sono differenti e sia perché portano punti più corridori.

«Lo scorso anno quando si faceva una formazione si diceva: “Andiamo lì a fare punti con questo e quest’altro e di là con questi altri due”. La priorità erano solo e soltanto i punti. Si andava contro natura e non era facile… Adesso possiamo andare alle corse sì, per i punti, ma con la priorità della vittoria».

Filippo Zana ha espresso gradimento nei confronti della Strade Bianche, Pinotti e White cercheranno di accontentarlo
Filippo Zana ha espresso gradimento nei confronti della Strade Bianche, Pinotti e White cercheranno di accontentarlo

Il desiderio dei corridori

Pinotti ha parlato anche di garantire un calendario equo per tutti i corridori e nella partita a scacchi rientra anche la lista di gradimento da parte degli atleti. Diversi team durante i ritiri invernali chiedono ai loro atleti quali corse vogliano fare. E questo è un elemento da tenere molto a mente.

«Noi – spiega Marco – più che una lista vera e propria, nelle riunioni chiediamo quali corse gli piacciono o li ispirano maggiormente e cerchiamo di accontentarli. Un corridore motivato rende di più. Ma anche noi cerchiamo di capire le prove a loro più adatte.

«Per esempio Filippo Zana lo scorso anno è stato 19° alla Strade Bianche. Perse un sacco di tempo nella maxi caduta (quella col salto mortale di Alaphilippe, ndr), fece tutta la corsa in rimonta e si piazzò benino. Ci ha chiesto di rifarla. Proveremo ad inserirlo nella lista di Siena».

«Se Simon Yates vuol fare la Roubaix? Beh, più che accontentarlo cerchiamo di farlo ragionare! In funzione di perché uno come lui, scalatore da corse a tappe, vorrebbe fare quella gara? Se la vuol fare perché al Tour ci sarà una tappa col pavé, allora già è qualcosa. Ma a quel punto lo porto a Le Samyn, che è una piccola Roubaix, ne condivide molti settori… E gli facciamo passare la voglia! Ma una Roubaix fine a se stessa non avrebbe senso per uno delle sue caratteristiche.

«Posso garantire che di solito accade il contrario: i corridori vogliono fare le corse dove vanno bene. E se hanno il desiderio di una gara, di solito ci arrivano motivati e in condizione. Quelle prove sono quelle che li buttano giù dal letto e li fanno allenare anche se c’è brutto tempo».

«Tutti vogliono fare il Tour chiaramente, eppure considerati anche i giovani, la lista per il Giro e la Vuelta è spesso più lunga. Probabilmente gli stessi ragazzi sanno che sono un po’ più accessibili in quanto a ritmi e a reali possibilità di partecipazione. Ma il grande Giro è sempre un bell’incastro. Basti pensare che ci sono 24 posti in tutto (tra Giro, Vuelta e Tour) e qualche corridore ne fa due».

Per la Jayco-AlUla il Down Under era molto importante: schierata per questo una super formazione (foto Instagram)
Per la Jayco-AlUla il Down Under era molto importante: schierata per questo una super formazione (foto Instagram)

Il marketing 

Infine nella famosa partita a scacchi c’è l’aspetto del marketing. Gli sponsor non solo vogliono vincere, ma (forse ancora di più) vogliono visibilità. Aspetto che Copeland ha ribadito…

«In questo caso – dice Pinotti – teniamo conto di due parametri soprattutto. Il primo è: dove si disputa la corsa (e già si fa una selezione delle gare che interessano di più)? Non a caso per noi che siamo un team australiano al Down Under siamo andati con l’artiglieria pesante: Yates, Matthews….

«Il secondo aspetto riguarda la preparazione e in questo caso la seconda attività (che non è WorldTour, ndr). Prendiamo ad esempio il recente il Saudi Tour. Avremmo potuto fare anche un’altra corsa, ma AlUla è un nostro sponsor importante e così ci siamo andati. Per di più ci andava bene anche per aspetti climatici e di percorso. Ma in altri momenti magari se non ci fosse stata AlUla saremmo andati a Besseges.

«La scelta della formazione è molto complessa. Chiaro che il marketing conta, ma prima di tutto dovrebbe esserci sempre una ragione sportiva». 

Balsamo e la pista, storia di un amore profondo

09.02.2023
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MONTICHIARI – Dicono che il primo amore non si scorda mai. Forse è una frase un po’ inflazionata però chi corre in pista lo fa per un rapporto profondo con questa disciplina. Oggi pomeriggio a Grenchen il quartetto azzurro femminile si gioca l’accesso alla finale dell’europeo e fra loro c’è Elisa Balsamo, una che ha la pista nel cuore e dove ha vinto tanto.

Ogni volta che ci capita di vedere da vicino la nazionale di Villa in un velodromo non possiamo fare a meno di constatare come gli atleti siano più rilassati rispetto al proprio club. Certo, non manca la tensione per l’evento da preparare, ma per molti di loro è come se fossero in una sorta di comfort zone in cui produrre prestazioni e risultati. Balsamo respira questa atmosfera fin da quando era esordiente. Per dire, tanto tempo fa nell’ambiente della pista è nato il soprannome “Barzi” che Alzini affibbiò scherzosamente ad Elisa. Ecco quindi che abbiamo voluto fare una chiacchierata con la 24enne cuneese per approfondire questo suo sentimento.

Balsamo in pista ha vinto quattro ori europei tra inseguimento a squadre, americana e omnium
Balsamo in pista ha vinto quattro ori europei tra inseguimento a squadre, americana e omnium
Che rapporto hai con la pista?

E’ una passione che mi porto dietro da parecchi anni. Ho iniziato quando ero piccolina. Mi è sempre piaciuta molto e mi sono sempre divertita molto. Inoltre credo che allenarsi in pista sia funzionale per la strada. Nei giorni scorsi ci siamo ritrovate a Montichiari per preparare gli europei, ma in inverno è bello ritrovarsi in pista con le altre ragazze e poter girare assieme.

Hai detto più volte che la pista non la lascerai mai. Perché?

Come dicevo la pista mi piace tanto e mi diverte. L’adrenalina che dà la pista o quella di un quartetto è completamente diversa da quella che si prova su strada.

Ci sono differenze tra un quartetto e un treno per la volata?

Sì ed è abbastanza grossa. Nell’inseguimento a squadre non si può sbagliare nulla. Bisogna avere la capacità di prendersi le proprie responsabilità. Decidere quanto tirare, ad esempio. E poi pensare come squadra. Questa è la cosa più importante. Perché se un’atleta è forte, ma non pensa alla squadra del quartetto, non arriva da nessuna parte. E’ proprio questo che mi piace. Se riesci a trovare un buon equilibrio con le tue compagne sai che se un giorno tu non stai tanto bene, ci sarà qualcuna di loro pronta ad aiutarti e tirare un po’ di più. Se invece sei tu a stare meglio allora puoi compensare.

Oro. Balsamo tira il quartetto con Guazzini, Fidanza e Consonni al mondiale 2022
Oro. Balsamo tira il quartetto con Guazzini, Fidanza e Consonni al mondiale 2022
Quanto è diversa questa sintonia con le compagne della nazionale e quelle della tua Trek-Segafredo?

L’affiatamento c’è anche nel club in cui corri, però su una gara da 140 chilometri si nota di meno. In pista su 16 giri massimali lo vedi subito, mentre su strada un’atleta può avere un attimo di crisi e può riprendersi. Oppure una riesce a passare la salita e rientrare in discesa. Sono dinamiche diverse, di sicuro una squadra è fatta, sia in pista che su strada, per essere una squadra. Quindi sono tutti importanti.

Dove nasce la perfezione di un quartetto?

Sia all’interno che all’esterno dell’anello. C’è bisogno di tanta fiducia per fare un quartetto e se non c’è si rischia di compromettere tutto. Il bel legame che c’è fra noi ragazze ci aiuta e ci permette di tirare fuori quel qualcosa in più in gara. Parlo del mio caso personale, ma il mondiale 2022 è stato il classico esempio in cui la testa fa la differenza. Arrivavamo tutte da una stagione su strada impegnativa. Io ad ottobre ero stanca, considerando che avevo iniziato a febbraio però il desiderio di poter fare bene anche per le altre mi ha spinto a dare quel famoso qualcosa in più.

Balsamo chiacchiera con Cristian Salvato a Montichiari nella rifinitura pre-europeo
Balsamo chiacchiera con Cristian Salvato a Montichiari nella rifinitura pre-europeo
Pesa più una maglia iridata su strada o una in pista?

Il valore della maglia per me è il medesimo, si è sempre campioni del mondo. Indubbiamente su strada ci sono più occasioni per poterla indossare. All’europeo indosseremo il body arcobaleno e anche nelle prove di Nations Cup a cui parteciperemo. Su strada forse c’è un po’ più pressione però sono certa che quando correremo a Grenchen ce l’avremo comunque, perché il peso della maglia è sempre quello.

Te lo saresti aspettato che la pista avrebbe ricoperto questo ruolo nella tua carriera?

Vi dirò di sì. Quando ero giovane mi vedevo più in pista che in strada. Forse perché in pista servono meno resistenza e più esplosività quindi da giovane riesci a portare a casa più risultati importanti. I primi anni su strada invece sono sempre un po’ traumatici. Ad esempio su pista esiste da tanto tempo il campionato europeo U23 e questo ti aiuta ad introdurti nella categoria. Normale che i risultati migliori siano arrivati prima in pista. Poi ho scoperto che anche su strada potevo togliermi delle belle soddisfazioni.

Alzini, Fidanza e Balsamo mostrano il nuovo body iridato che useranno a Grenchen col quartetto
Alzini, Fidanza e Balsamo mostrano il nuovo body iridato che useranno a Grenchen col quartetto
Cosa direbbe Elisa Balsamo ad una esordiente che magari fa poca pista o niente?

Andare ad allenarsi in pista lo consiglio sempre perché è molto divertente. Ti permette di fare qualcosa con le altre ragazze che su strada non puoi o non riesci a fare perché devi fare attenzione alle auto. In pista si può lavorare sulla tecnica, sulla sensibilità e sulla capacità di conoscere se stessi. Penso che questo sia particolarmente importante. Poi quando si è giovani allenarsi sia funzionale alla attività su strada. Sono cose complementari.

Considerando che ti ha fatto vincere tanto, la pista ha un posto in particolare nella tua scala di valori?

Oddio, secondo me bisogna dare il giusto peso alle cose (ci risponde sorridendo, ndr). Sto dedicando più tempo alla strada e penso che sia normale così. In pista ci torno quando dobbiamo preparare appuntamenti importanti come questo europeo. Il ciclismo è importante ed in questo momento è una parte della mia vita, ma ogni tanto c’è anche di meglio da fare (chiude ridendo senza esitare a scambiare qualche battuta con noi e con le compagne che le passano vicino, ndr)

Chi si rivede: il Saudi Tour rilancia Formolo

09.02.2023
4 min
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La messe di vittorie italiane, arrivate in serie la scorsa settimana, ha fatto passare un po’ in second’ordine un grande risultato conseguito da un altro portacolori del ciclismo nostrano. Al Saudi Tour Davide Formolo ha conquistato la seconda piazza nella classifica generale, dopo un’altra piazza d’onore nella quarta tappa e un altro posizionamento nei primi 10. Risultati di spicco che per il veneto suonano come una boccata d’aria fresca, dopo un 2022 difficile.

Formolo è ripartito esattamente da dove aveva finito, con il 2° posto al Veneto Classic dietro il compagno di colori Marc Hirschi. Di mezzo un inverno di lavoro, una fase particolarmente delicata per lui.

«Era qualche anno che non vivevo un inverno così tranquillo, da dedicare interamente alla preparazione curando anche i dettagli. Ho sempre avuto qualche acciacco, inutile star qui a ripetere tutte le traversie dello scorso anno: praticamente ho cominciato a correre come volevo io quando la stagione stava finendo… I risultati in Arabia mi danno fiducia perché significa che il lavoro già dà buoni frutti».

Quarta tappa, in volata Guerreiro (a sinistra) beffa Formolo, ipotecando la generale
Quarta tappa, in volata Guerreiro (a sinistra, fuori immagine) beffa Formolo, ipotecando la generale
Rispetto alla seconda piazza di fine stagione c’è una differenza sostanziale: qui si parla di una corsa a tappe…

Per carità, non è certo il Tour de France, ma era una bella gara, con corridori forti al via che avevano ambizioni. E potermela giocare alla pari mi ha rinfrancato. Alla vigilia erano partiti con me e Grosschartner come uomini da classifica, ma Felix all’inizio non stava bene e ha perso terreno, così tutta la squadra ha lavorato per me e questo mi ha fatto sentire bene: non accadeva da tempo…

Che cosa ti è rimasto delle disavventure di cui accennavi prima?

La sensazione che devi prestare attenzione sempre, ad ogni cosa. Basta un attimo perché tutto il lavoro vada in frantumi. Ti racconto un piccolo aneddoto: lo scorso anno, quando mi sono rotto la mano nell’attraversamento del cinghiale, ero in discesa dopo aver fatto un test di 20 minuti. Beh, non avevo mai avuto i valori che ho riscontrato in quel test, per questo quell’infortunio mi ha fatto ancora più rabbia.

Formolo sul podio con il portoghese e Buitrago. Per il veneto è un podio beneaugurante
Formolo sul podio con il portoghese. Per il veneto è comunque un podio beneaugurante
Ora neanche il tempo di disfare le valigie e si ritorna nella penisola araba…

Sì, ci attende il Tour dell’Oman, che rispetto all’altra gara è un po’ più duro, ma a me non dispiace, perché troveremo tappe leggermente più lunghe e impegnative e a me sono sempre piaciute le prove di fondo, ho più possibilità per giocarmi le mie carte. Nel team entrerà Ulissi, che so essere già in buona forma. Vedremo come si metterà la corsa, quel che è certo è che partiamo per portare qualcosa a casa.

Hai cambiato qualcosa nella preparazione?

Nulla di rilevante, diciamo che in accordo con il team, visto che seguo direttamente quel che è previsto dai preparatori interni, lavoriamo su quelle caratteristiche ormai consolidate in quasi 10 anni di attività ai massimi livelli. C’è poco da cambiare, bisogna curare soprattutto i dettagli.

Formolo con Hirschi, secondo e primo alla Veneto Classic di fine stagione 2022
Formolo con Hirschi, secondo e primo alla Veneto Classic di fine stagione 2022
Hai parlato da leader, una posizione alla quale sembravi un po’ disabituato dopo le ultime stagioni lavorando soprattutto al servizio di Pogacar.

Sto ritrovando piano piano la mia dimensione. E’ chiaro che quando Tadej è in squadra, il capitano è lui. A me queste gare servono per rafforzare la convinzione che dietro ai big, a gente come Tadej ma anche Evenepoel, Vingegaard, Van Aert ossia campioni che sono destinati a contrassegnare un’epoca, c’’è un gruppo di corridori validi dei quali posso far parte anch’io. A proposito del lavoro con Pogacar c’è poi un’altra considerazione da fare.

Quale?

Io non sono veloce. Non avendo la volata è più difficile mettermi in mostra, ma posso essere molto utile con le mie caratteristiche nello scortare Tadej o nello svolgere specifici compiti. Ciò non toglie però che durante la stagione capitano anche le occasioni dove emergere, se il mio livello di forma è buono. Ma le occasioni vanno anche cercate, essere sempre attenti a come si mette la corsa, perché ogni giorno può essere il tuo.

Il veneto davanti a Grosschartner: i due erano i capitani della Uae nell’occasione
Il veneto davanti a Grosschartner: i due erano i capitani della Uae nell’occasione
Dì la verità: aver chiuso a 8” dal portoghese Guerreiro non ti ha fatto un po’ rabbia?

Un po’ sì: nella quarta tappa c’era uno strappetto dove si poteva provare a fare qualcosa per poter vincere, probabilmente col senno di poi poteva essere impostato diversamente. Anche nella tappa conclusiva c’era l’ultima salita che poteva essere affrontata in progressione cercando di fare selezione. Alla fine quando arrivi secondo è stata una bella avventura, ma negli annali ci resta chi vince. Avere però il dente avvelenato è un’arma in più quando devi tornare a correre…

La prima vittoria 2023, Ciccone l’aveva immaginata così

08.02.2023
5 min
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L’aveva vista, immaginata e provata. Quando Giulio Ciccone è uscito dall’ultima curva sull’Alto de Pinos, sapeva che la vittoria non poteva scappargli. Così ha sprintato da dietro e ha battuto Tao Geoghegan Hart, Pello Bilbao e Vlasov nella seconda tappa della Vuelta Valenciana.

«Mi sentivo bene – racconta – e soprattutto conoscevo bene la salita finale. Oddio, non ero l’unico (sorride, ndr), perché d’inverno ci alleniamo tutti lì. Io c’ero stato fino a due giorni prima a fare dei lavori e me l’ero immaginata. Sapevo che dovevo uscire per secondo dalla curva, me l’ero studiata. Non sempre va come te la immagini, però quel giorno ha funzionato. Non sapevo il numero esatto di quanti corridori ci sarebbero stati davanti, però il finale a quel modo, in testa mia lo avevo già visto».

Ciccone ha corso per tre tappe con la maglia gialla di leader sulle spalle. Qui a ruota di Vlasov
Ciccone ha corso per tre tappe con la maglia gialla di leader sulle spalle. Qui a ruota di Vlasov
A Calpe avevi preannunciato che avresti corso più libero…

Lo avevo detto, no? Non avevo mai vinto così presto, anche Laigueglia e la tappa dell’Haut Var sono state dopo. Ho fatto un inverno diverso dal solito, sia a livello di approccio mentale, sia tecnico. Ho stravolto le mie abitudini, ho lavorato di più e soprattutto, cosa fondamentale, mi sono allenato senza intoppi. Ti ammali e perdi una settimana. Se poi ti succede qualcos’altro ne perdi un’altra. Io per fortuna non ho avuto intoppi e questo ha fatto tanto.

Avevi anche parlato di correre nuovamente d’istinto.

Vero, anche se stavolta l’istinto è stato un po’… attendista. Mi sono trattenuto dall’andare da subito ed è stato giusto così. E’ normale che in certe situazioni, in cui magari conosci il finale, ti venga da aspettare. L’istinto un po’ più cattivo e ignorante (ride, ndr), quello viene fuori sempre nelle tappe del Giro, quando arriva il momento di andare in fuga.

Ultima tappa: Ciccone li ha controllati tutti, ma gli è sfuggito Rui Costa, che vince la classifica
Ultima tappa: Ciccone li ha controllati tutti, ma gli è sfuggito Rui Costa, che vince la classifica
Quanto è stato stressante difendere la maglia?

Niente di particolare. Alla fine, nelle corse così brevi vai sempre a tutta. Non c’è un giorno, come nei grandi Giri, in cui puoi stare più tranquillo. Si sapeva che ci sarebbero stati ancora tre giorni a tutta: uno più a tutta dell’altro. Sapevo che stavo bene, quindi me la sono… goduta. Il giorno dopo aver vinto, ho rischiato un po’ perché ho avuto una foratura a 10 chilometri dall’arrivo e sono arrivato con la ruota forata grazie ai tubeless. Lì ho un po’ tentennato (ride, ndr). Un altro giorno sono arrivato terzo e alla fine è stata bella anche l’ultima tappa.

Anche se Rui Costa ti ha fatto lo scherzetto e ha vinto la corsa?

Alla fine non sento di aver fatto errori particolari. Le gambe sono due, gli occhi sono due, quindi non puoi avere tutto sotto controllo. E in quel momento nei miei schemi c’era di guardare il secondo o il terzo della generale, i più vicini. Non il sesto. Però è vero che Rui Costa aveva vinto già la prima corsa a Mallorca ed è ripartito sui suoi livelli migliori. 

Rui Costa lo ha beffato: il portoghese sembra aver ritrovato smalto dopo gli anni alla UAE Emirates
Rui Costa lo ha beffato: il portoghese sembra aver ritrovato smalto dopo gli anni alla UAE Emirates
Intanto l’Italia è ripartita con quattro vittorie in tre giorni.

Non sono mai stato dell’idea che qui non ci siano buoni corridori. E’ ovvio che se uno guarda agli anni dietro, quando si vincevano sempre i grandi Giri e i mondiali erano una partita fra italiani, allora pensi che siamo messi male. Però sappiamo che il ciclismo moderno è totalmente diverso. Ovvio, ci mancano un Pogacar e un Evenepoel, però abbiamo una generazione di atleti con cui secondo me siamo messi molto bene.

Prossime gare?

La prossima sarà l’Haut Var, poi Laigueglia e la Tirreno, quindi per ora dovrei rimanere a casa. Il problema è che a San Marino il tempo non è dei migliori, quindi stavo valutando con la squadra come organizzarmi. E’ possibile che torni al caldo da qualche parte, sono stato già un mese in Spagna, sono qui da due giorni e mi sa che riparto presto. 

Sul podio finale di Valencia, Ciccone per 16″ alle spalle di Rui Costa. Terzo Geoghegan Hart
Sul podio finale di Valencia, Ciccone per 16″ alle spalle di Rui Costa. Terzo Geoghegan Hart
Quanto morale ti ha dato la vittoria?

Quando lavori tanto e poi raccogli i risultati, stai sempre bene. E’ una bella ricompensa. Partire così ti permette di continuare, sapendo che sei sulla strada giusta. E poi fra poco arrivano le corse più belle. Già la Tirreno sarà un primo vero test, peccato per quella crono il primo giorno. La classifica non sarà una priorità, la vedremo dopo la prima tappa. Con dei percorsi così belli nei giorni successivi e la mia buona condizione, sinceramente non vorrei sacrificare una vittoria di tappa per provare a tenere duro. Se la classifica verrà, sarà una conseguenza dei risultati.

La Scott Foil di Alberto Dainese e del Team DSM

08.02.2023
5 min
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Presentata ufficialmente l’estate scorsa, l’ultima versione della Scott Foil è una bici marcatamente aerodinamica nelle forme e nel concept. Quello che sorprende però, è il fatto che viene utilizzata anche dagli scalatori del Team DSM, uno su tutti Romain Bardet, corridore attento ai dettagli tecnici, al peso e alle performances della bicicletta. L’atleta transalpino ha usato la Foil anche nel corso delle frazioni più impegnative del Tour.

Dainese al campionato europeo 2022 di Monaco
Dainese al campionato europeo 2022 di Monaco

Ovviamente la Scott Foil è un riferimento per i velocisti e per i passisti. Abbiamo chiesto ad Alberto Dainese di descrivere la sua bici nella versione 2023, che rispetto a quella utilizzata nella seconda parte di stagione 2022 presenta delle differenze. La famiglia Syncros/Scott fornirà anche le selle (al posto di Pro Bike Gear) e ci sarà un’impiego maggiore dei tubeless. Entriamo nel dettaglio

Quando hai iniziato ad usare l’ultima versione della Scott Foil?

Mi è stata consegnata poco prima del Tour 2022 e da quel momento non l’ho più abbandonata. In precedenza non utilizzavo la Foil, parlo della versione precedente, ma la Addict ed effettivamente le due bici sono molto differenti. Di sicuro la bici aero è più adatta alle mie caratteristiche, ma è ampiamente utilizzata anche dagli scalatori.

Il profilo ridottissimo del manubrio Syncros e gli shifters leggermente all’interno (eltoromedia.com)
Il profilo ridottissimo del manubrio Syncros e gli shifters leggermente all’interno (eltoromedia.com)
Quali sono le differenze maggiori che hai notato, rispetto alla Addict?

La Foil è molto veloce, fattore che diventa un supporto notevole alle mie caratteristiche, è una di quelle biciclette che scappa via quando cambi ritmo, davvero facile da lanciare. E’ più rigida della Addict, che invece mi trasmetteva un comfort maggiore. Durante le azioni di rilancio, ad esempio negli sprint, la nuova Foil sostiene di più nella parte anteriore e il carro posteriore sembra scaricare maggiormente la potenza espressa.

La Addict non era ugualmente rigida?

Non è quello, solo che la rigidità della Foil è una delle peculiarità che ha lasciato impressionati parecchi di noi corridori. E poi il peso contenuto, anche questo un fattore che è stato considerato in maniera positiva anche dal gruppo degli scalatori del team.

Effettivamente al Tour è stata usata anche da Bardet!

Si esatto, non solo da lui, ma come dicevo da tutti gli scalatori. Bardet argomentava proprio il fatto che non avendo una grossa differenza di peso con la Addict, ma essendo più rigida, reattiva e fluida anche intorno ai 30 all’ora, ci stava il fatto di usarla anche su ascese lunghe ed impegnative. Ormai si tengono delle andature elevate anche in salita e per lunghi tratti quando il naso è all’insù. Non sono uno scalatore, ma credo che una bici aero possa dare un aiuto e una serie di vantaggi.

Anche la versione dei tubeless N.EXT in dotazione al team (eltoromedia.com)
Anche la versione dei tubeless N.EXT in dotazione al team(eltoromedia.com)
Qual’è il tuo setting preferito per le gare?

Preferisco sempre le ruote con il profilo da 50, che ormai sono da considerare intermedie. Solo in qualche occasione chiedo di usare le 60, quando le tappe sono piatte. Abbiamo i tubeless Vittoria, con sezioni comprese tra i 26 e 28 millimetri. Per i rapporti prediligo la combinazione 54-40 per le corone. Ho montato il 56 solo un paio di volte, una al Giro e una all’UAE Tour, ma onestamente preferisco sfruttare una maggiore agilità.

Hai cambiato qualcosa rispetto al 2022?

Rispetto alla stagione scorsa ho chiesto di allungare lo stem del manubrio integrato e utilizzo, quasi in controtendenza, il manubrio da 42 centimetri di larghezza. Facendo un paragone con la stagione passata, abbiamo cambiato le selle, che ora sono Syncros e io utilizzo la versione Belcarra.

Per quanto riguarda i rapporti dietro?

Lo standard è 11-30, almeno per quello che mi riguarda. Poi ci sono delle situazioni in cui viene montata la scala 11-34, ma è per salvare la gamba nelle frazioni più dure e non adatte a me.

La bici da gara si discosta da quella che hai per l’allenamento?

E’ uguale, non ci sono differenze ed è un vantaggio non da poco, perché il feeling rimane quello. L’unica diversità sono gli pneumatici, in allenamento uso le camere d’aria, più che altro per una questione di abitudine.

Dal pattinaggio al ciclismo. Le mille vite della Adegeest

08.02.2023
5 min
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Facciamo un passo indietro. Australia, Cadel Evans Ocean Race riservata alle donne, gara da quest’anno nel WorldTour. Fa caldo, molto caldo e le atlete di casa hanno vita facile, essendo più avanti nella preparazione rispetto alle colleghe europee. Non tutte, però. Alla fine la vittoria se la giocano infatti Amanda Spratt, la stella del ciclismo australiano e rivale di tante battaglie con olandesi e italiane alle classiche, e Loes Adegeest, olandese della FDJ-Suez. E quest’ultima, non senza sorpresa, mette la firma sulla corsa.

Per molti la 26enne di Wageningen è una perfetta sconosciuta, ma quando vai a scavare nella sua storia, scopri che questo è solo l’ultimo capitolo di un’evoluzione passata per molte altre strade. Un personaggio da scoprire, perché ha mille sfaccettature e lo si capisce già quando parla della sua passione per il ciclismo.

Dopo una vittoria di tappa al Tour de l’Ardeche 2022, in Australia arriva il successo più grande
Dopo una vittoria di tappa al Tour de l’Ardeche 2022, in Australia arriva il successo più grande

«Non so esattamente come sia nata – racconta di ritorno dalla presentazione del team avvenuta nel fine settimana a Parigi – ma quando ero giovanissima, tipo otto anni, ero già affascinata dalla bici da corsa. Qualche anno dopo l’ho voluta a tutti i costi: all’inizio doveva essere solo utile per allenarmi per il pattinaggio di velocità, così mi sono iscritta a una società di ciclismo e ho fatto una piccola gara. La passione pian piano ha preso piede, fino a convincermi a investire tutta me stessa in questa disciplina».

Tu eri destinata a una carriera importante nello speed skating, hai anche vinto un titolo mondiale junior nella prova d’inseguimento a squadre. Poi hai scelto di cambiare e dedicarti al ciclismo a tempo pieno.

Il motivo scatenante è sempre la passione. Avevo fatto grandi risultati, sì, ma proprio quando vinsi il titolo iridato sentii che qualcosa mi mancava. Decisi di tirare avanti ancora un anno, ma intanto iniziavo ad apprezzare di più il ciclismo. Sono passata alle maratone del pattinaggio di velocità proprio perché sono più simili al ciclismo e la combinazione fra le due specialità è più facile. Ma mi piace mettermi alla prova nella guida, vivere le dinamiche del gruppo in corsa e fuori, giocare con le tattiche. Nel pattinaggio di velocità su pista lunga, devi solo correre per ottenere un tempo, tutto da sola. Può diventare un po’ noioso. E poi con il ciclismo puoi pedalare in tutto il mondo. Ogni gara è diversa.

La Adegeest in gara nel pattinaggio di velocità. E’ stata iridata junior a squadre nel 2016 (foto Flickr)
La Adegeest in gara nel pattinaggio di velocità. E’ stata iridata junior a squadre nel 2016 (foto Flickr)
Nella storia femminile ci sono stati altri casi di campionesse del pattinaggio di velocità che poi sono passate al ciclismo. Qual è il punto in comune fra le due discipline?

Penso che entrambi gli sport siano importanti nei Paesi Bassi e quando fai pattinaggio di velocità, ti alleni in bicicletta in estate. Quindi il passo non è così grande perché ti alleni già in bici. Non tutti i pattinatori di velocità sono buoni ciclisti, se però mostri di avere delle capacità, allora è facile provare una gara. E una volta provato, se ti accorgi che ti piace, il passo non è troppo grande per diventare un vero ciclista. Usi più o meno gli stessi muscoli.

Prima della tua vittoria in Australia, eri conosciuta per essere la campionessa del mondo di Esports. Come riesci a impostare tatticamente una gara su Zwift non essendo a contatto con le avversarie?

E’ un fattore importante nelle prove di Esports. Ti alleni molto, devi sapere come e quando rilanciare, provare tattiche diverse. Certo, non sono la stessa cosa che la strada, ma l’idea è la stessa. Non vuoi alzarti sui pedali per troppo tempo. Vuoi risparmiare energia per le parti importanti. Spingi forte al momento giusto, sai quali sono i tuoi più grandi avversari e li valuti in gara. In questo è paragonabile alla strada, funziona solo in modo leggermente diverso. Ma usi più o meno le stesse tecniche e devi rilanciare molto per scoprire cosa funziona e cosa no. Ora non vedo l’ora di difendere la mia maglia iridata, il 18 febbraio.

Il fermo immagine della vittoria dell’olandese nel mondiale Esports del 2022
Il fermo immagine della vittoria dell’olandese nel mondiale Esports del 2022
Quali sono le tue caratteristiche principali, quali i percorsi che ti piacciono di più?

Sicuramente le gare con le salite, anche in condizioni di clima freddo. Nelle difficoltà riesco ad esaltarmi. Ma mi piacciono anche le prove a cronometro e voglio concentrarmi di più anche quest’anno su questa disciplina per migliorare ancora. Come voglio vedere cosa posso fare sulle salite più lunghe. A lungo termine, i miei sforzi sono aumentati molto sulle lunghe salite, ma penso che se continuo a migliorare, potrebbe andare bene anche per me. Voglio mettermi alla prova in una grande corsa a tappe, vedere se posso rimanere con le migliori.

Preferisci le gare di un giorno o le corse a tappe?

Mi piacciono le corse a tappe, perché le mie prestazioni non peggiorano molto col passare dei giorni. Nella squadra, ovviamente, abbiamo due grandi leader per le gare principali come Cavalli e Ludwig. E’ giusto lavorare per loro e intanto migliorare di più nel corso degli anni, per vedere se potrò anch’io essere una leader in una grande corsa. Non sicuramente per quest’anno, ma forse per il prossimo o per quello successivo.

La Adegeest è approdata alla FDJ Suez quest’anno. Nel 2022 era nel team irlandese IBCT
La Adegeest è approdata alla FDJ Suez quest’anno. Nel 2022 era nel team irlandese IBCT
Speed skating e ciclismo femminile sono due sport nei quali l’Olanda è al vertice mondiale. Quale dei due ha maggiore risalto sui media nazionali e fra la gente?

Penso che per il momento il pattinaggio di velocità femminile sia forse più importante nei media rispetto al ciclismo femminile, perché il pattinaggio di velocità è uno sport abbastanza uguale per uomini e donne, ricevono la stessa attenzione. E il ciclismo maschile viene trasmesso in modo molto simile al Tour de France sul canale nazionale. Per le donne, la popolarità del ciclismo diventa sempre più grande. Quindi ci arriveremo tra qualche anno, penso, ma per ora direi che il pattinaggio di velocità riceve più attenzione.

Quali sono i tuoi obiettivi adesso?

Ora punto sulle classiche. Quelle sono i grandi appuntamenti per ora, poi voglio solo migliorare per scalare le gerarchie ed essere una punta per il mio team. Ci vuole tempo, ma ce la posso fare.