Milesi, un iride storico. E Segaert mastica amaro…

09.08.2023
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STIRLING – Dice che è pazzesco e nel dirlo sorride come se dovesse scoppiargli la gioia da dentro il petto. Anche Vittoria Guazzini, sua compagna, ha dovuto ammettere che fare meglio di Lorenzo Milesi nella crono di domani sarà davvero dura, ma lui che ha gran cuore dice che farà di tutto per sostenerla.

Il riscaldamento iniziato alle 14,30. Cosa ti pare del percorso? «E’ una crono, bisogna spingere»
Il riscaldamento iniziato alle 14,30. Cosa ti pare del percorso? «E’ una crono, bisogna spingere»

L’erede di Malori

Sono le 18 del 9 agosto 2023 e un italiano ha vinto la cronometro degli under 23 quindici anni dopo Malori del 2008. E’ stata un’attesa quasi surreale, con lo spauracchio di Segaert che incombeva e avanzava. Così cattivo e forte da aver ripreso Bryan Olivo lungo la strada (abbiamo saputo poi che al friulano è iniziato un doloroso torpore alla gamba sinistra che gli impediva di spingere). Milesi a quel punto era sulla hot seat da tutto il giorno, ma quando la telecamera lo inquadrava ai vari intermedi del belga, le sue facce sembravano le smorfie di un fumetto.

Il percorso, simile a quello dei professionisti, prevedeva una discesina finale in cui prendere fiato prima di affrontare la salita al castello. E lì Milesi ha fatto il capolavoro, dopo averla studiata con Velo.

«Avevamo una buona strategia – racconta – che prevedeva proprio di fare questo, per andare davvero a tutta sulla salita finale. Ha funzionato, ma sul momento non ero così sicuro. Diciamo che anche la curva per prendere il muro non l’ho fatta fortissimo, ho frenato un po’ troppo, quindi non ero così sicuro di essere salito così forte. Ho provato vero dolore fisico in quell’ultimo tratto…».

Nel muro che conduce al castello di Stirling, Milesi ha fatto la vera differenza su Segaert
Nel muro che conduce al castello di Stirling, Milesi ha fatto la vera differenza su Segaert

Volava sullo strappo

Chi la salita l’ha fatta anche più forte di Milesi è Marco Velo, che lo seguiva sull’ammiraglia. Il cittì delle crono è arrivato nella zona podio trafelato ed entusiasta e gli è servito qualche secondo per riprendere il controllo.

«E’ un risultato inaspettato – dice – nel senso che sapevo che poteva fare un’ottima cronometro. Sarei stato stra-soddisfatto se fossimo arrivati in una top 5. Poi sinceramente, come si dice, l’appetito vien mangiando. Quando ho visto che aveva 10 secondi solo da Segaert, ho cominciato a prendere fiducia, perché comunque ci stavamo avvicinando a una possibile medaglia. Al secondo intermedio pagava solo 3 secondi e mezzo, poi è andato in vantaggio. A quel punto ho pensato: impossibile che la perda, perché l’ho visto volare sull’ultimo strappo».

Velo arriva di corsa: ecco l’abbraccio per l’oro nella crono 15 anni dopo Malori
Velo arriva di corsa: ecco l’abbraccio per l’oro nella crono 15 anni dopo Malori

Spauracchio Segaert

Milesi sta su una nuvola e continua a sorridere. Ha ragione Ganna quando dice che questa maglia è la più bella, anche se Milesi non potrà indossarla troppe volte. Al mondiale c’è arrivato passando per il Tour de Pologne, come lo scorso anno Fedorov sbancò Wollongong passando per la Vuelta. Se i mondiali si vogliono vincere, vanno scelti corridori che possano farlo: la promozione dell’attività giovanile in questo ciclismo ha altre sedi deputate.

«Al Polonia però non ho avuto grosse sensazioni anche nella crono – dice – perché era la sesta tappa ed ero sceso da poco dall’altura. Qui invece sapevo di poter competere per il podio ma vincere è un’altra cosa. Non credo che aver fatto crono più lunghe e corse nel WorldTour sia stata la chiave della vittoria, perché in una crono contano soprattutto le gambe in quel giorno. E io sapevo che Segaert poteva battermi. Ho pensato solo a lui mentre aspettavo seduto, ma anche durante la crono. Pensavo solo a spingere. Sapevo di essere primo, ma non importava. Sapevo che lui doveva ancora arrivare».

La strategia era di dare tutto fino all’ultima discesa e lì recuperare per affrontare forte la salita
La strategia era di dare tutto fino all’ultima discesa e lì recuperare per affrontare forte la salita

Investire sulla crono

Velo ha spostato una transenna per andare a vedere il podio e scattare foto col suo cellulare. Accanto a Milesi sul podio Alec Segaert aveva la faccia di un funerale, al pari dei suoi tifosi e dei familiari ai piedi del podio. A giudicare dai numeri della trasferta, il clan belga era pressoché sicuro di sbancare e perdere per 11 secondi è comunque un colpo difficile da digerire.

«Se la merita tutta – prosegue Velo – è un ragazzo d’oro. Gli dico che è matto, perché è molto estroverso, però questa è la qualità dei grandi campioni. E’ sempre stato un ottimo cronoman. Ha curato tantissimo questa specialità e questo sia di insegnamento a tanti altri suoi colleghi, anche più giovani. E’ la dimostrazione che anche curando questa attività, ci si possono togliere tante soddisfazioni come questa. E quindi complimenti a Lorenzo e a tutto lo staff. Su questa scelta, mi sono confrontato con Marino Amadori, che lo segue anche su strada e abbiamo condiviso di portarlo. Adesso Lorenzo farà anche il mondiale su strada e sono sicuro che farà bene anche lì».

Sul podio, Segaert (Belgio), Milesi (Italia), McKenzie (Australia)
Sul podio, Segaert (Belgio), Milesi (Italia), McKenzie (Australia)

Mondiale e Vuelta

Adesso infatti Milesi mette in ordine gli obiettivi. Sarà pure matto, come dice Velo, ma ha la grande lucidità di affrontare un obiettivo per volta.

«Il mondiale della crono – racconta – era uno degli obiettivi dell’anno, abbiamo lavorato tanto anche con la squadra. Abbiamo fatto un ottimo fitting all’inizio della stagione che ora mi è tornato molto utile. Era un obiettivo di cui probabilmente si è anche cominciato a parlare dallo scorso anno, anche se Wollongong aveva un percorso completamente diverso e anche io non ero lo stesso corridore. Ora ci saranno i campionati del mondo su strada, poi andrò alla Vuelta: il mio primo grande Giro. Si comincia con una cronosquadre, spero di riuscire a tenere la forma per dare il mio contributo».

Forse Segaert pensava di avere già la vittoria in tasca, invece su muro finale è crollato
Forse Segaert pensava di avere già la vittoria in tasca, invece su muro finale è crollato

Malinconia belga

Segaert arriva nella sala stampa dopo parecchio tempo. I giornalisti belgi, al pari dei suoi tifosi, erano pronti per fare festa e gli chiedono se si aspettasse di essere battuto da Milesi. Lui risponde di no. Che Lorenzo lo ha già battuto lo scorso anno in un tappone del Tour de l’Avenir e per soli due secondi anche in una crono de Le Tryptique Le Mont et Chateaux, ma che a sua volta era stato molto superiore in altri appuntamenti.

«Però è un corridore super forte – dice – uno di quelli che può dare la svolta alle corse e ha meritato di vincere. Io sono arrivato alla salita finale ormai vuoto, evidentemente ha fatto lì la differenza».

Si respira lo stesso clima della piazza di Bruges in cui nel 2021 Ganna mise a tacere i tifosi di Evenepoel e Van Aert. Loro non erano contenti, noi sì. Anche oggi è suonato l’Inno di Mameli e anche oggi noi eravamo lì sotto a cantare.

Labous, il ritratto di un’atleta serena e in crescita costante

09.08.2023
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Tra le francesi che ieri pomeriggio hanno conquistato l’argento mondiale nel mixed relay c’è anche una ragazza che sta alzando la propria asticella ogni stagione che passa. Juliette Labous è arrivata a Glasgow reduce prima dal secondo posto nella generale del Giro Donne e poi dal quinto al Tour Femmes.

La scalatrice del Team DSM-Firmenich è ancora giovane – farà 25 anni a novembre – e molto costante, ma finora in carriera ha raccolto meno di quello che avrebbe potuto. Quest’anno è una delle poche atlete ad essere riuscita a fare classifica sia in Italia che in Francia, riaprendo il tema sulla fattibilità ad alto livello di entrambe le corse. Fatte le debite proporzioni e vista come si è sviluppata la corsa degli uomini, Labous domenica per la prova in linea femminile è una da tenere sotto osservazione.

Labous ai mondiali di Glasgow ha conquistato l’argento nel mixed relay. Ora correrà sia la crono che la prova in linea
Labous ai mondiali di Glasgow ha conquistato l’argento nel mixed relay. Ora correrà sia la crono che la prova in linea

Prodotto della Borgogna

Juliette è nata nel 1998 in Borgogna a Roche lez Beaupré sulle colline attorno a Besançon e bagnate dal fiume Doubs. Nel suo paese si producono vini etichettati come “Franca Contea” (che è l’altra parte del nome completo della sua regione), ma quella annata è indicata dagli esperti vignaioli solo come “molto buona”. Labous vuole scalare i gradi diventando come un vino da annata eccezionale. Chissà se da giovanissima, quando faceva ginnastica ed altri sport a Besançon, uno spunto per diventare ciclista glielo abbia dato “la boucle”, il meandro disegnato dal fiume attorno alla parte vecchia della città. Ovvero lo stesso appellativo del Tour de France.

«Da piccola ho praticato anche tennis tavolo – spiega Juliette, scherzando inizialmente – ma la ginnastica mi è tornata utile nel ciclismo in termini di equilibrio e perché mi permette di atterrare abbastanza bene in una caduta. Da bambina ho anche vinto dei concorsi di disegno però le mie abilità non sono migliorate tanto rispetto a quando avevo otto anni. Insomma, il ciclismo non era nei miei programmi benché fossi influenzata da amici dei miei genitori. Uno di loro è stato un buon corridore di BMX. Poco per volta ho iniziato con quella disciplina, aggiungendo anche la Mtb, fino al ciclocross in cui non corro più da inizio 2019. Ancora adesso amo prendere la mountain bike e fare alcuni percorsi a stagione finita col mio fidanzato Clément (il 26enne Berthet della AG2R Citroen ed ex biker fino al 2020, ndr)».

Il compagno di Labous è Clement Berthet, ex biker che corre con la AG2R Citroen (foto Jacquemet)
Il compagno di Labous è Clement Berthet, ex biker che corre con la AG2R Citroen (foto Jacquemet)

Italia nel destino

Nel 2015 Labous si fa conoscere a Cittiglio al Piccolo Trofeo Binda da primo anno junior, arrivando seconda dietro a Bertizzolo (quell’anno campionessa europea in carica) in uno sprint a due. Curiosamente qualche mese dopo all’europeo paga ancora dazio in volata contro le italiane Quagliotto e Barbieri, chiudendo quarta. L’anno successivo centra le prime medaglie internazionali con i bronzi nelle crono europea e mondiale avendo già in tasca il contratto con la sua attuale squadra, all’epoca Sunweb.

Nel 2018 l’Italia riappare nel suo destino. Vince la cronosquadre d’apertura al Giro Donne mentre dodici mesi dopo conquista la maglia bianca. Il cerchio con la corsa rosa si chiude l’anno scorso quando si mette in proprio trionfando sul Passo Maniva al termine di una lunga fuga. E’ il suo sesto centro in carriera (ed anche l’ultimo ottenuto finora). Un altro passo in avanti è poi arrivato col podio finale nella recente edizione.

Da un Giro all’altro

«Avevo già vinto nel WT con la generale della Vuelta a Burgos – commentò Juliette in quel 7 luglio del 2022 – ma il giorno più bello l’ho vissuto qui al Giro Donne. Non solo per la vittoria, ma per come è stata pensata e voluta. Ero delusa dalla mia prestazione nella tappa di Cesena in cui ho accusato il gran caldo ed un grosso distacco (oltre undici minuti, ndr), perdendo le speranze di entrare nelle prime cinque. Volevo riscattarmi ed insieme alla squadra avevamo pianificato un attacco in una delle frazioni di montagna. Sapevamo che una fuga poteva arrivare e ho temuto di non farcela quando il gruppo ha iniziato a guadagnare, riprendendo tutte le mie ex compagne di avventura. Ho rischiato, ho resistito e ho rilanciato nei pezzi più duri. Avevo ancora gambe buone. E’ stato come giocare al computer ma è stata la vittoria di tutte noi. Una gioia per la nostra squadra».

«Sono molto contenta di questo secondo posto nella generale – ha dichiarato invece orgogliosamente Juliette a Olbia lo scorso 10 luglio – se me lo avessero detto prima della partenza, sarei rimasta sorpresa perché avevo dubbi sulla mia condizione, anche se nessuno all’interno del team aveva dubitato su di me. Non è solo un piazzamento mio, ma di tutta la squadra, che ha fatto un lavoro davvero fantastico. Ringrazio tutti per questo risultato, anche le persone che solitamente stanno al nostro quartier generale».

Vista da Francesca e Eleonora

Malgrado abbia sofferto nuovamente il caldo nella prima tappa, al Tour Femmes Labous ha saputo recuperare il terreno perso, soprattutto nelle ultime due giornate. Ha chiuso al quinto posto nella generale (il podio le è sfuggito per quarantanove secondi), dopo il quarto registrato nel 2022. Risultati che la certificano come leader per classiche e gare a tappe. Una leader a cui tutti vogliono bene come testimoniano al telefono le sue compagne Francesca Barale ed Eleonora Ciabocco.

«Juliette ed io – ci racconta Barale, alla DSM dall’anno scorso – abbiamo iniziato ad essere un po’ più vicine da questa stagione. Sapendo che avrei fatto diversi ritiri con lei a Tenerife, hanno iniziato a metterci in camera assieme, cosa che non era mai capitata prima. Ho iniziato a vedere com’è da più vicino. Lei mi è sempre piaciuta tanto perché è una molto tranquilla. Se hai bisogno le puoi chiedere qualsiasi cosa. Considerando i risultati che ha fatto, non ho mai avuto paura a farle domande perché è sempre stata estremamente disponibile.

Ogni giorno la sua routine

«Ha un bel carattere – prosegue Barale – personalmente la rispetto tanto anche per questo suo bel modo di porsi. Credo che nella nostra squadra pensino la stessa cosa. Juliette è molto metodica. Tutti i giorni ha la sua routine, con il suo ordine. In testa ha sempre ben presente tutto quello che deve fare. E se qualcosa va un po’ storto, lo gradisce poco (sorride, ndr). Anche in corsa valgono le stesse cose più o meno. Ti sa guidare bene o quando ha bisogno ti chiama con calma e senza agitarsi. In gara non è stressata e sa tenere le posizioni. Soprattutto sa quando muoversi e legge molto bene la corsa. La ammiro tanto per queste caratteristiche che spero di avere anch’io un giorno».

«Con Juliette ho un bel rapporto – dice Ciabocco – come con tutte le compagne. Lei in gara è un ottimo capitano. Non è una che ha pressioni. Ti trasmette molta tranquillità e grazie a questo anche noi possiamo correre bene. Fuori dalla bici è una ragazza con cui si sta bene. E’ la prima che scherza o che canta se capita l’occasione. Sono stata in camera con lei due volte, di cui una alla Freccia Vallone. La sera prima, ad esempio, ci siamo ritrovate a guardare dei programmi leggeri. Per farvi capire quanto sia serena e rilassata prima delle gare. Oppure alle Strade Bianche ricordo che Juliette mi aveva scritto scusandosi perché non si era sentita bene e avrebbe voluto fare di più. Questo invece per capire la sua umiltà.

Barale e Ciabocco hanno un bel rapporto con Labous, sempre disponibile a dare consigli in gara e brava a fare gruppo
Barale e Ciabocco hanno un bel rapporto con Labous, sempre disponibile a dare consigli in gara e brava a fare gruppo

Leader alla DSM

«Al primo ritiro – ricorda Ciabocco e conclude – arrivai con un giorno di ritardo perché mi avevano cancellato il volo e Juliette fu la prima che venne a parlarmi. Mi tranquillizzò riguardo all’inglese e mi introdusse alle altre compagne. Anzi, quando era uscita la notizia del mio ingaggio alla DSM mi avevano scritto subito sia Charlotte (Kool, ndr) che lei dicendosi felici del mio arrivo. Pur avendo solo 24 anni, è una delle più grandi della squadra. E’ sempre la prima che ti fa i complimenti se hai fatto bene il tuo lavoro. Per ora non mi ha mai criticato nulla, né in gara né fuori, ma è una ragazza che è sempre pronta a darti consigli. Dopo i meeting pre-gara non ci mette ansia. Se non riusciamo a darle una mano in corsa, preferisce che glielo si dica e fa da sola. E’ bravissima, fantastica».

Martinez, Germani, Gregoire… la “banda Gigì” fa rotta sulla Vuelta

09.08.2023
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Loro sono i ragazzi di “Gigì”, di Jerome Gannat. Parliamo delle giovani perle della Groupama-Fdj che dalla continental sono passati in prima squadra. Ragazzi che ora sono impegnati nelle gare più importanti del WorldTour e che si apprestano ad affrontare il loro primo grande Giro: la Vuelta.

Tutto è nato con una battuta scambiata al Giro della Valle d’Aosta proprio con Gannat, il diesse della continental francese. Gli avevamo chiesto dove fossero i suoi ragazzi, quelli con cui ha vinto tante gare, con cui dominava lo stesso Valle d’Aosta e tante altre corse di primo piano e lui: «Eh – sospirando – i miei ragazzi sono alla Vuelta!». La frase si era conclusa però con un sorriso e una “coda” d’orgoglio.

La sua Equipe Groupama-Fdj è stata forse la continental più forte di sempre. Reuben Thompson, Lorenzo Germani, Romain Gregoire, Lenny Martinez molti di loro li rivedremo in Spagna. E la lista non è finita: pensiamo a Watson, Davy e Askey.

Gannat (il secondo da sinistra) era il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra
Gannat (il secondo da sinistra) era il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra

Martinez sogna

In Polonia c’erano Germani e Martinez: ormai due fratelli. Come del resto anche gli altri. Questo è un punto forte del gruppo di Madiot che fa leva sul centro di Besançon, sulla formazione tutti insieme sin da giovani.

«Io – spiega Martinez – sapevo che avrei dovuto fare la Vuelta sin da gennaio. Per me non è stata del tutto una sorpresa, ma sono ugualmente molto felice di andarci. E’ una vera emozione. Sarà una grande esperienza. E’ tutta la squadra che è giovane. E credo sia super!».

«Gannat? E’ il mio diesse e mi manca. A lui sono affezionato, ma ora siamo qui».

Al Polonia Martinez ha chiuso 12° nella generale. Bene anche Germani che lo ha aiutato (foto Instagram – @gettysport)
Al Polonia Martinez ha chiuso 12° nella generale. Bene anche Germani che lo ha aiutato (foto Instagram – @gettysport)

Vuelta guadagnata

Rispetto a Martinez e Gregoire, Germani non era certo di andare in Spagna. In qualche modo doveva guadagnarsela. Magari non per forza a suon di risultati, ma dimostrando che era pronto fisicamente e mentalmente. Il primo anno del WorldTour può essere molto complicato. Ma il laziale, e anche i suoi compagni, ha mostrato a Madiot di saper tenere, di avere le spalle abbastanza grandi per un grande Giro.

«E’ bello che siamo tutti insieme e tutti noi ci aiutiamo, ci conosciamo bene. Sarà una bella avventura», ha detto Germani.

«Della Vuelta ne parliamo tra di noi, non sempre… ma ne parliamo. E’ il nostro primo grande Giro. Siamo tutti emozionati. Sarà un’esperienza importante anche perché siamo cresciuti insieme. E’ un po’ come tornare ai vecchi tempi. E questo, immagino, rende l’approccio diverso per noi rispetto ai ragazzi delle altre squadre che arrivano ad un grande Giro per le prima volta. Siamo noi, siamo il “solito” gruppo».

«E’ bello questo passaggio – aggiunge Martinez – dal “baby Giro”, al Valle d’Aosta e ora alla Vuelta». 

All’arrembaggio

I giovani della Groupama-Fdj sono quindi pronti a dare assalto alla Vuelta. Battitori liberi, senza pressione, ma con tanta classe. «L’affronteremo giorno per giorno», ci dicono. Il che sa di un attacco annunciato.

Per questo appuntamento non hanno cambiato allenamenti, né fatto qualcosa di specifico. Hanno seguito un approccio “normale”, inserito in un più generale programma di lavoro, di crescita naturale. Quindi: altura, gare di preparazione e nessuna uscita particolarmente lunga. Semmai di diverso c’è stata la prova della cronosquadre durante l’altura.

«Abbiamo fatto un avvicinamento molto standard – dicono in coro i ragazzi – tre settimane in altura e nulla di particolare. Non abbiamo visto nessuna tappa, però abbiamo fatto una riunione per conoscere a grandi linee il percorso. Abbiamo studiato i profili, ma non abbiamo fatto nessuna ricognizione in bici».

I ragazzi della “banda Gigì” qualcosa s’inventeranno. Tra gli under 23, speso facevano il bello e il cattivo tempo. Magari sbagliavano anche, ma la corsa passava da loro. Mai passivi. Sempre col coltello tra i denti. 

Nel WT dei grandi non sarà facile ripetersi, ma siamo pronti a scommettere che non staranno sulle ruote. Neanche alla Vuelta.

Bicarbonato, i pro’ lo usano ancora: serve davvero?

09.08.2023
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Due indizi fanno una prova. Così, dopo averne sentito parlare da Malori e averlo sentito ancora ieri dalle parole di Bragato, si sono riaccese le luci sull’uso del bicarbonato.

I meno giovani ricordano di certo i dilettanti degli anni 80-90 che ne bevevano un’intera borraccia prima delle corse, dato che, per convinzione generale, aiutava a prevenire i crampi. La soluzione era così satura, che l’effetto immediato erano dei veri… ruggiti, seguiti a volte da violenti attacchi di vomito. A quel punto si partiva per le corse, convinti di avere in corpo tutto il necessario. Pertanto, quando la moderna nutrizione prese il sopravvento, si smise di farne uso bollandolo come pratica primitiva. A ben guardare però, il bicarbonato non è mai sparito del tutto.

Ne abbiamo chiesto ragione a Laura Martinelli, nutrizionista del Team Jayco-AlUla, ma anche docente di Nutrizione Sportiva e Fisiologia dell’Esercizio presso la Scuola di Nutrizione e Integrazione nello Sport di Padova. Entriamo pertanto (in punta dei piedi) nel suo terreno.

«L’interesse per il bicarbonato – conferma Laura – è nato 30-35 anni fa. Il fatto che funzioni è indubbio, però da sempre c’è stata una problematica gastrointestinale. E’ ancora oggi un supplemento efficace, però difficilmente utilizzabile. Per cui si sta cercando di applicare la tecnologia moderna per risolvere le problematiche che lo rendevano poco pratico».

Al Giro, opportunamento dosato, il bicarbonato era nelle borracce del Team Jayco-AlUla
Al Giro, opportunamento dosato, il bicarbonato era nelle borracce del Team Jayco-AlUla
Che cosa significa che il bicarbonato funziona?

Il bicarbonato è il sistema tampone per eccellenza. Anche il nostro corpo lo produce, nel principale meccanismo grazie al quale l’organismo mantiene un determinato livello di PH nel sangue. Quindi a livello sportivo, si può dire che tampona l’acidosi, ritardando l’insorgenza della fatica. E’ come se, in qualche modo, permettesse di alzare un po’ l’asticella della soglia. Si è visto che mediamente può portare a miglioramenti della performance di circa un 2-3 per cento, che a certi livelli è comunque tanto.

Esiste un dosaggio ottimale o i benefici sono direttamente proporzionali alla quantità assunta?

Esiste un dosaggio, assolutamente, oltre il quale si rischiano problemi gastrointestinali, senza un reale beneficio. Di base se ne calcolano 0,3 grammi per chilo di peso corporeo.

Sembra di capire che non sia mai stato abbandonato del tutto…

Qualcuno l’ha sempre usato, però si trattava di una mosca bianca, proprio perché pochi riuscivano a tollerarlo dal punto di vista gastrointestinale. So ad esempio che Rohan Dennis lo usava in quantità importanti prima delle crono. Insomma, qualcuno che lo usava c’era, ma adesso hanno trovato delle modalità per renderlo più tollerabile.

Rohan Dennis lo ha sempre usato, senza avere problemi di stomaco
Rohan Dennis lo ha sempre usato, senza avere problemi di stomaco
In che modo?

Utilizzandolo in determinati dosaggi e con determinate tempistiche oppure associandolo ad alcuni alimenti per esempio ricchi in carboidrati. Per renderlo più tollerabile, ci sono delle strategie nutrizionali a disposizione fondamentalmente di tutti. Basta avere la necessaria competenza.

Quando si prende: prima o durante la gara?

Dipende dalla tipologia di prova. Se è molto corta, tipo una crono, ovviamente lo prendo solo prima. Se invece ho una gara in linea, posso prenderlo anche durante, perché comunque l’effetto tampone si esaurisce mediamente entro le tre ore. Magari per le donne il discorso è diverso, perché le corse sono più corte. Gli uomini prendono il bicarbonato anche durante la corsa.

Al Giro d’Italia lo avete usato?

Sì, chi più chi meno e sempre in stretta collaborazione con il team medico, guidato da Carlo Guardascione. Lo usiamo regolarmente. Si tratta di un supplemento che, al pari dei nitrati, deve essere concepito come funzionale. Non importa che sia buono, deve funzionare. I corridori sono abituati a prendere cose che non hanno un buon sapore e forse anche questo in qualche misura li fa sentire più forti. Comunque la tolleranza migliora quanto più viene diluito e più aggiungo una buona quantità di carboidrati. Si vanno a ridurre le problematiche gastrointestinali e se ne migliora la stabilità. Però da qui a dire che sia buono, il passo è lungo…

Gli atleti lo usano anche durante le gare su strada, dato che l’effetto decade dopo circa 3 ore
Gli atleti lo usano anche durante le gare su strada, dato che l’effetto decade dopo circa 3 ore
Esiste la borraccia del bicarbonato?

Meglio due. Quei famosi 0,30 grammi per chilo di peso di solito si dividono in due borracce da mezzo litro, quindi in totale si ha un litro che l’atleta sorseggia nelle tre ore che precedono la partenza. Questo è il protocollo classico e ci aggiungo più o meno 20-30 grammi di carboidrati per borraccia.

Che cosa succede prendendone troppo?

Ecco, diciamolo chiaramente a uso degli amatori. C’è il rischio che se ne abusi e, se succede, si può anche morire. E’ importante che il messaggio passi: ci sono dei dosaggi definiti e non è vero che, se abbondo, faccio meglio.

Dal buio a tre medaglie: la devozione di Cretti per la bici

09.08.2023
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GLASGOW – Tre medaglie in un ciclismo che raramente ci capita di raccontare e spesso vive nell’ombra. Bronzo nell’inseguimento, argento nello scratch e nell’omnium. Forse l’unica nota positiva di questo mondiale caotico e sovrapposto è la possibilità di vedere all’opera i ragazzi della nazionale paralimpica, che solitamente si sfidano lontano dai riflettori dei grandi. Potremmo discutere a lungo su cosa sia veramente grande, ma così vanno le cose. Perciò quando ieri pomeriggio mi sono seduto con Claudia Cretti nella hall del velodromo, non nascondo di essermi sentito un po’ emozionato e anche un po’ in colpa.

Scusate la prima persona: di solito non si usa, ma quando si parla di emozioni è inutile girarci attorno. Claudia non la conoscevo prima del suo incidente al Giro d’Italia. Era il 2017, settima tappa da Isernia a Baronissi. Cadde, finì in coma e le notizie che uscivano sui giornali non autorizzavano a sperare in nulla di buono. Invece il destino aveva in serbo altre strade. Si risvegliò e quando tornò a casa chiese ai suoi di rimetterla in bicicletta. Ricordo di aver letto un’intervista in cui riferiva di una frase sentita dalla bocca di Alex Zanardi: «Non guardare la metà che non hai, ma quella che ti è rimasta». Serve tanta forza per dire certe parole, crederci davvero e rialzarsi. Osservando le sagome degli atleti in gara, ho pensato a tutte le scuse che trovo per non uscire in bicicletta e mi sono sentito un po’ piccolo.

Nella volata dello scratch, fuggita l’australiana, ha regolato facilmente le altre
Nella volata dello scratch, fuggita l’australiana, ha regolato facilmente le altre
Torni a casa con tre medaglie, te l’aspettavi?

No, soprattutto non pensavo mai di arrivare sul podio nell’omnium. L’emozione più grande è stata fare il terzo posto nell’inseguimento: pensavo di essere la più scarsa del mondo, invece ho dimostrato il mio valore. Poi nello scratch ho fatto notare a tutti la mia volata. Se avessi avuto il guizzo per andare dietro all’australiana, avrei vinto sia lo scratch sia l’omnium e sarebbe stato un passo in più.

Eppure quando l’australiana è partita, sembravi avere tutto sotto controllo…

Stavo anche per partire, in effetti, però ho visto che le mie avversarie, che nell’omnium erano messe bene, mi controllavano a ruota. Allora mi sono detta: se le porto sotto, magari in volata riescono a battermi. Così le ho tenute d’occhio e ho pensato a fare la mia volata. Speravo di raggiungere l’australiana, invece ho vinto solo la volata alle sue spalle. Però me ne torno a casa con un’esperienza gigante per i prossimi mondiali.

Hai ripreso subito su strada, già nel 2019: volevi riprenderti quello che hai lasciato in quell’incidente?

Appena sono arrivata a casa, dopo quattro mesi in ospedale, volevo andare in bici. Nelle prime uscite, ho fatto fatica. Però la mia passione è stata da sempre il ciclismo, quindi passando i mesi e gli anni, ho dimostrato di migliorare. Noto che i risultati in Italia migliorano, per cui mi piacerebbe arrivare passo dopo passo al podio nelle Coppe del mondo e ai mondiali. Non guardo il passato, ma al presente: sono le prime medaglie di questo nuovo segmento della mia vita. Quindi sono orgogliosa e punterò a migliorare ancora.

Due medaglie nello stesso giorno che si sommano all’inseguimento: niente male
Due medaglie nello stesso giorno che si sommano all’inseguimento: niente male
Il settore pista ha adesso un tecnico come Silvano Perusini, come ti trovi?

Ci chiama spesso durante la settimana, ci dice cosa fare durante il giorno e ci siamo trovati spesso a Montichiari. E’ cambiato un sacco, in pista è nato anche il miglioramento nell’inseguimento rispetto a Parigi, facendo ripetute e tutti i lavori specifici. Anche prima ho ottenuto medaglie col quartetto e anche nello scratch, però nel paraciclismo è tutto nuovo. Ogni anno scopro cose nuove, per questo ora puntiamo ai prossimi mondiali a Rio, sapendo che essere più vicini ai migliori in pista diventa utile anche su strada. Sono contentissima di poter fare doppia esperienza, sia strada che pista.

In questi mondiali ci si lamenta perché ci sono troppi eventi e tutti insieme. Forse invece per voi è il modo di avere una vetrina superiore? 

Si, è vero. In Italia tre quarti delle persone non sanno cosa sia il paraciclismo. Invece questa visibilità, avendo i mondiali con normodotati e paraciclisti insieme, rende più appetibile anche il nostro settore. Ognuno degli atleti che è qui arriva da brutte cadute, brutti incidenti e così via. Però per tirarsi su nuovamente, contano la testa, alzarsi e riuscire a ottenere medaglie importanti.

Per te è stato più difficile ripartire o arrivare qui a vincere queste medaglie?

E’ stato un miracolo che sia riuscita a sopravvivere al mio incidente. Devo dare un ringraziamento gigante all’ospedale di Benevento e alla mia famiglia che mi è stata vicina sin dal primo giorno. E anche la nazionale para ciclistica che ci segue un sacco bene e a Luca Cecchini, che mi sono stati vicino sino alla partenza dell’inseguimento. Sono davvero soddisfatta.

Scusa la domanda, se si può chiedere: qual è la tua disabilità?

Il trauma cranico che mi è successo il 6 luglio del 2017, mi ha provocato dell’epilessia. Ho fatto diverse verifiche e visite mediche per capire in quale categoria fossi per il paraciclismo e l’anno scorso facendo i mondiali di Parigi mi hanno messo in C5 definitiva. Il paraciclismo ha tante disabilità. Mi hanno messo in categoria C5 e sarà quella, se sarà possibile e se crederò in me, con cui potrei partecipare alle Olimpiadi. E anche lì la mia testa va verso le medaglie, quindi ce la metterò tutta.

E’ il sogno più grande?

Effettivamente sì. Da quando ero piccola e ho iniziato ad andare in bici, le Olimpiadi erano un sogno gigante. Mi piacerebbe dimostrare quanto valgo.

Nella finale per il bronzo dell’inseguimento eri contro una britannica…

Facevano tutti il tifo per lei. Ma io a quel punto non pensavo a queste cose, pensavo a spingere a dare il massimo. E quando ho sentito lo speaker dire il mio nome, ho cominciato a esultare. E’ stata una bella esperienza.

L’abbraccio con il tecnico Perusini corona un periodo di duro lavoro
L’abbraccio con il tecnico Perusini corona un periodo di duro lavoro
Com’è stato in questi giorni il rapporto con gli altri atleti della nazionale?

Siamo stati nello stesso hotel e loro chiedevano a noi alcune cose specifiche, su come facciamo le gare. Loro a noi, capito? In teoria sarebbe il contrario. Ho visto Filippo Ganna parlare con Andrea Tarlao, chiedendogli alcune cose per fare la gara. C’è tanta sintonia facendo i mondiali insieme. 

Frequenti ancora le ragazze con cui correvi?

Ci sentiamo con le mie compagne della Valcar. Quando ci siamo viste qua in hotel, hanno detto che hanno pianto per me il giorno dello scratch, anche Martina Alzini, Miriam Vece. C’è tanta sintonia, l’amicizia continuerà. E se ho ripreso a correre, lo devo a Valentino Villa.

La sera del doppio argento, grande festa nell’hotel degli azzurri
La sera del doppio argento, grande festa nell’hotel degli azzurri
Torni a casa e come riprende la vita?

Bici, bici, bici, bici e bici. Voglio migliorare le cose in cui sono un po’ sotto tono, anche su strada. Ho fatto due Coppe del mondo quest’anno, ma sono andate male. Però l’anno prossimo faccio vedere alle altre quanto valgo.

Ci saranno altri grandi appuntamenti per quest’anno?

Vediamo se ci sarà la possibilità di fare gli europei, altrimenti parteciperò ai campionati italiani di ciclocross e forse di mountain bike fra settembre e ottobre. Non mi fermo di certo, questo ormai l’avete capito bene…

In finale con Bianchi, poi tutti a casa: come sta la velocità?

08.08.2023
6 min
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GLASGOW – «Settimo a 21 anni – dice Matteo Bianchi dopo la finale del chilometro da fermo – è un buon risultato. L’anno scorso i partecipanti erano di un livello inferiore e sono riuscito a portare a casa un secondo posto in qualifica e il quinto in finale. Quest’anno ci sono tutti i migliori: la differenza di esperienza e di maturità si è vista, però centrare la finale era un buon obiettivo e l’ho raggiunta. Siamo tutti molto giovani, io sono il più vecchio e non ho ancora 22 anni. Intorno vedo atleti di 27-28 anni al top della carriera, è normale vederli davanti. Si prende spunto. Che tipo di riscaldamento fanno o che tipo di approccio, anche se poi ci si affida ai preparatori e si seguono le loro indicazioni. Sono soddisfatto anche per aver abbattuto il muro del minuto su una pista non velocissima come Parigi l’anno scorso. Va bene, è la strada giusta».

Bianchi è entrato nella finale del chilometro, abbattendo il muro del minuto in qualifica
Bianchi è entrato nella finale del chilometro, abbattendo il muro del minuto in qualifica

Il bilancio azzurro

Il settimo tempo di Matteo Bianchi nel chilometro da fermo è l’emblema della situazione della velocità azzurra ai mondiali di Glasgow. E anche se da casa qualcuno potrà storcere il naso davanti a risultati non certo da prima pagina, chiederne ragione al responsabile di settore Ivan Quaranta è un modo onesto di inquadrare la scena.

«Questa – dice – è una categoria superiore alla nostra. Siamo partiti da un gruppo di giovani che hanno ben figurato ai campionati europei, vincendo tutto quello che si poteva vincere. Il kerin e il chilometro con Bianchi, abbiamo vinto il team sprint che è l’equivalente dell’inseguimento a squadre e quindi era la specialità più importante perché ci permette di qualificare un atleta per le Olimpiadi. Ogni gara che facciamo, miglioriamo. Qui abbiamo fatto il record italiano proprio nel team sprint e ci siamo classificati all’undicesimo posto a meno di un decimo dall’ottava e arrivare ottavi significava essere qualificati per le Olimpiadi, dato che vanno i primi 8 terzetti. Insomma, il nostro atleta più vecchio è Bianchi che ha 21 anni…».

Quaranta con Miriam Vece: poteva prendere il bronzo nei 500 metri, ma ha avuto un’esitazione in partenza
Quaranta con Miriam Vece: poteva prendere il bronzo nei 500 metri, ma ha avuto un’esitazione in partenza
Ti aspettavi di più o siamo in linea con le attese?

Forse Miriam Vece poteva fare qualcosa di più nei 500 metri, ma ha avuto un attimo di deconcentrazione alla partenza e ha perso 3 decimi sul blocco di partenza. Altrimenti avrebbe fatto più o meno il suo tempo e poteva ambire a una medaglia di bronzo. E poi ha fatto il Keirin, che però non è la disciplina più adatta a lei, perché ha un po’ paura nelle volate e ha fatto un tempo che secondo me non è nelle sue corde, perché a Montichiari in allenamento fa di meglio.

Nel maschile?

Bianchi settimo può essere un buon punto di partenza. Predomo si è già qualificato per la velocità e calcolate che qua si qualificavano 30 corridori in tutto il mondo. Quindi già essere nei top 30 mondiali a 19 anni è una bella cosa. Questo mondiale serviva per fargli fare un po’ di esperienza. Sicuramente sarà di buon auspicio per i prossimi anni. E comunque, non siamo tanto lontani. I tempi dei migliori in questo mondiale pre-olimpico sono gli stessi che fanno da 3-4 anni. Quindi loro sono fermi sugli stessi tempi di eccellenza, mentre noi pian piano ci stiamo avvicinando. Anche questa è una valutazione da fare.

Predomo non è riuscito a superare le qualificazioni dei 200 metri, ma ha solo 19 anni
Predomo non è riuscito a superare le qualificazioni dei 200 metri, ma ha solo 19 anni
La sintesi è che bisogna avere pazienza?

Esattamente. Dopo questa ondata, a livello mondiale dietro ci siamo noi. Siamo noi i campioni europei e del mondo juniores in tutte le discipline. Quindi se la storia dello sport è fatta di cicli, presto verrà il nostro momento.

Cosa si può dire a chi vorrebbe bruciare le tappe?

Si sa che ormai la velocità è diventata una specialità in cui progredisci di pari passo con i pesi che sollevi in palestra. I ragazzi fanno palestra e pista, poi palestra e ancora pista. Qualche volta si allenano anche su strada, ma soprattutto in palestra. Per arrivare ad alzare certi carichi, anche nel sollevamento pesi stesso, servono gli anni. Così pure per arrivare a spingere certi rapporti e andare a certe velocità. Servono gli anni di lavoro, che purtroppo se ne hai 18-19 non puoi aver messo insieme. Serve accumulare tanto volume di lavoro e il tempo in cui riesci a farlo è soggettivo, ma va previsto.

Predomo è passato in un anno da 100 a 190 chili di squat: ha 19 anni, siamo solo agli inizi
Predomo è passato in un anno da 100 a 190 chili di squat: ha 19 anni, siamo solo agli inizi
Ognuno quindi ha i suoi tempi e non vale la pena spingere per arrivarci prima?

Forse possono anche arrivare prima a certi carichi, ma li danneggi. Per esempio, Predomo l’ho conosciuto che sollevava 100 chili di squat, adesso ne solleva 190. Okay che Lavreysen a 26 anni ne solleva 250, ma da 100 a 190 già è un bel salto. Rischi che si fanno male, perché sono giovani e spingono. Più carichi e più spingono, però c’è da fare dei lavori progressivi per tutelare l’atleta.

Stasera Francesco Ceci è in gara nella finale per l’oro nel tandem paralimpico, perché è stato escluso dal giro della nazionale? Non farebbe comodo un atleta di esperienza vicino ai nostri atleti così giovani?

Non so cosa sia successo prima di me. Quando sono arrivato, lui purtroppo non c’era già più. Non so cosa ci sia stato con le Fiamme Azzurre, prima di essere inserito all’interno della Federazione, seguivo anche poco il settore. Ero direttore sportivo della Colpack, seguivo come un appassionato, però non ero dentro e non conoscevo le dinamiche del gruppo. Sicuramente uno che ha fatto tanti anni a livello mondiale, quantomeno avrebbe da trasmettere esperienza e tattica, però non sta a me giudicare quello che è stato fatto prima.

Per Napolitano, Bianchi e Predomo, nuovo record italiano del team sprint: 43″749, 2 decimi meglio del precedente
Per Napolitano, Bianchi e Predomo, nuovo record italiano del team sprint: 43″749, 2 decimi meglio del precedente
Fosse per te lo convocheresti?

Credo che ormai Francesco sia fuori da questo giro. Il regolamento impone di scegliere fra paralimpico o normodotato. Però mai dire mai. Quest’anno si è presentato vincendo l’italiano del chilometro, non è fermo e ha fatto dei tempi che difficilmente faceva prima quando era in attività. Si è presentato in forma, di questo bisogna dargli atto. Adesso ha fatto questa scelta, vedo che si sta anche divertendo. Ho visto che dà consigli a tutti, sono contento per lui.

L’Italia della velocità se ne va da Glasgow con Bianchi entrato nella finale del chilometro da fermo e il settimo posto finale. Predomo uscito subito dai 200 metri. Con Miriam Vece al di sotto delle sue possibilità nei 500 e il record italiano nella velocità olimpica. La strada per Parigi è ancora lunga, ma abbiamo ripreso da poco. Hoogland e Lavreysen sono due divinità gigantesche, noi li abbiamo sfidati con degli under 23. Come andare al Tour contro Vingegaard e Pogacar con gli azzurrini di Amadori. Tutto sommato, pensiamo che sia andata anche bene.

Argento all’europeo per scalatori, Gaffuri riparte da qui

08.08.2023
5 min
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Nella settimana finale del Tour è iniziata a circolare la voce di un nuovo campionato europeo, riservato agli scalatori. Nato per precisa volontà della Uec ma sorto praticamente dal nulla. Un’idea che però aveva trovato qualche sostenitore di prestigio, a cominciare da Tadej Pogacar che aveva annunciato la sua presenza alla gara allestita in Svizzera, sul San Gottardo.

Conoscendo lo sloveno, c’è da pensare che effettivamente volesse partecipare una settimana dopo la conclusione del Tour, ma le fatiche della Grande Boucle, l’imminente mondiale e soprattutto il complicato avvicinamento alla corsa francese lo hanno fatto desistere, affidando la sua rinuncia all’europeo a un messaggio Instagram nel quale dava il suo sostegno al compagno di squadra austriaco Grosschartner, risultato alla fine vincitore.

Il podio europeo con Grosschartner primo, Gaffuri a 49″ e Blanc (FRA) a 1’44”
Il podio europeo con Grosschartner primo, Gaffuri a 49″ e Blanc (FRA) a 1’44”

In terra elvetica il corridore austriaco ha preceduto una vecchia conoscenza italiana, Mattia Gaffuri. Se ne erano perse le tracce, a livello assoluto, un paio di anni fa dopo alcune belle prestazioni al Giro della Valle d’Aosta, disputato nelle file del Velo Club Mendrisio. Poi più nulla, fino a questo argento che potrebbe segnare un cambiamento deciso nella sua vita.

Che cosa è successo da allora?

E’ un po’ complicato da raccontare. Io ho iniziato molto tardi ad andare in bici, a 20 anni, prima mi dedicavo al mezzofondo di atletica. In un paio d’anni avevo anche bruciato le tappe, ma non avevo raggiunto livelli tali che mi permettessero di trovare un team per la mia attività dopo la categoria, così ho deciso di concentrarmi sullo studio della preparazione atletica. Studio per la laurea in Scienze Motorie e al contempo gareggio fra gli amatori. Intanto insieme al mio amico Luca Vergallito abbiamo messo su una compagnia di coaching, Ciclismo Kompetente.

Valle d’Aosta 2021. Il lombardo si ritira nella terza tappa e decide di lasciare, senza prospettive (foto Instagram)
Valle d’Aosta 2021. Il lombardo si ritira nella terza tappa e decide di lasciare, senza prospettive (foto Instagram)
Il sogno di gareggiare nel ciclismo che conta non l’hai però messo da parte visto il risultato di domenica. Forse l’esperienza di Luca ti ha contagiato…

Un po’ è vero, il suo esempio è un’ispirazione, soprattutto quel che ha saputo fare nei primi mesi dimostrando di poter davvero competere ai massimi livelli. Voglio seguire la sua strada, sto cercando di prendere contatti con qualche realtà professionistica e conto di provare anch’io il concorso Zwift fra settembre e ottobre.

Quando hai saputo della disputa del campionato europeo e della possibilità di prendervi parte?

Una decina di giorni prima, avevo trovato un link di riferimento, mi ha incuriosito soprattutto l’opportunità di poter gareggiare a livello assoluto, poi c’era la notizia che avrebbe avuto al via anche Pogacar e chiaramente era una bella chance. La cosa che più mi ha intrigato è stata però la possibilità data anche a uno come me con la tessera amatoriale di gareggiare con gli elite, trattandosi di una cronometro. In Svizzera non c’è distinzione per le prove contro il tempo, a differenza di quanto avviene nelle gare in linea.

Il comasco aveva vinto quest’anno GF di New York, GF Montblanc e il medio della Dolomiti (foto Manuel Glira)
Il comasco aveva vinto quest’anno GF di New York, GF Montblanc e il medio della Dolomiti (foto Manuel Glira)
Che gara era?

Si trattava di una cronoscalata di 12 chilometri con partenze scaglionate ogni 2 minuti. Io ho pensato di prendervi parte anche perché sapevo di essere in un ottimo momento di forma, a inizio luglio avevo vinto il percorso medio della Maratona dles Dolomites, dovevo sfruttare l’occasione. In gara ho tenuto sempre una media molto alta, sul filo dei 400 watt per tutti i 36 minuti.

Ti aspettavi un risultato del genere?

Diciamo che in fondo al cuore ci speravo, ma non sapevo quale sarebbe stato il livello generale della competizione. Sicuramente questa medaglia d’argento mi dà ancora più motivazione per insistere, per tornare a percorrere questa strada, per continuare a prendere contatti, in fin dei conti diciamo che accresce il mio curriculum…

Sul San Gottardo Gaffuri ha tenuto medie altissime con wattaggi sempre vicini ai 400
Sul San Gottardo Gaffuri ha tenuto medie altissime con wattaggi sempre vicini ai 400
Secondo te questa idea di un confronto titolato riservato agli scalatori può avere un futuro?

Io credo di sì, soprattutto se manterrà questa possibilità di mettere a confronto diverse categorie, anche se c’erano classifiche diverse. Magari però sapendolo un po’ prima nel corso della stagione e con un po’ di promozione in più!

(e.v.) Il tema del passaggio al professionismo attraverso i canali non convenzionali è un tema caldo che non manca di suscitare dibattito. Tanti dilettanti negli anni hanno smesso perché incapaci di trovare la via giusta. Perché guidati da tecnici che non li avevano capiti. Perché, inseriti come giovani galli da combattimento in una dimensione senza altre prospettive, erano saltati di testa. Perché venivano avviati alla professione con l’imposizione del sacrificio senza coglierne la necessità. Il fatto che alcuni di loro si stiano riaffacciando a quella porta tramite Zwift e iniziative simili potrebbe essere la conferma che la scuola del dilettantismo degli ultimi 10 anni in Italia non sia infallibile. Tuttavia è necessario comprendere anche che la maturazione tecnica che si ottiene crescendo lungo lo scorrere delle categorie giovanili costituisce un patrimonio insostituibile. Ritrovarsi in un gruppo di professionisti senza avere le basi per starci significa mettere a repentaglio la propria e soprattutto l’altrui salute.

Almeida, testa a Barcellona. Crono e sprint la via per un altro podio

08.08.2023
4 min
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Un Giro d’Italia corso da protagonista, un campionato nazionale (a crono) vinto e una lunga estate per recuperare, riflettere e preparare la Vuelta. Joao Almeida a Roma era riuscito a guadagnare il suo primo podio in un grande Giro. Il che lo ha proiettato, se non proprio in una nuova dimensione, in uno stato di maggiore consapevolezza di se stesso.

In gruppo Joao è uno degli atleti più rispettati e in vista. E al Tour de Pologne abbiamo potuto osservare tutto ciò dal vivo per un’intera settimana. Si muoveva da leader. Il tutto senza considerare che è stato protagonista assoluto della corsa con Mohoric fino all’ultimo traguardo volante.

Almeida dopo la crono del Lussari al Giro. Ci eravamo lasciati così…
Almeida dopo la crono del Lussari al Giro. Ci eravamo lasciati così…

Con la Spagna in testa

Un vero spettacolo. Sui veloci arrivi polacchi Joao ha lottato con corridori più esplosivi ed è sembrato essere il “primo Almeida”, quello del Giro d’ottobre quando in maglia rosa sprintava con Ulissi a Monselice o staccava i rivali della generale a San Daniele del Friuli. Una brillantezza da finisseur ritrovata che potrebbe essere un’arma da non sottovalutare in chiave abbuoni alla Vuelta.

Lo avevamo lasciato con le gambe distese su una sedia dietro al podio del Lussari.

«Sto bene – ci ha detto il corridore della UAE Emirates – questa estate è filata secondo i programmi. Dopo il Giro ho fatto i campionati nazionali, sia su strada che a crono, e poi sono salito in altura, per preparare le prossime gare avendo la Vuelta come focus principale».

«In ritiro ho lavorato con regolarità. Nel senso che non ho cambiato nulla. Ho cercato di lavorare bene su ogni aspetto, soprattutto sulle salite dure. Mentre il Tour de Pologne è stato molto importante per ritrovare la brillantezza».

Almeida sfortunato a Glasgow. E’ caduto nel trasferimento picchiando polso e gamba sinistra (si notano i segni). Farà comunque la crono
Almeida sfortunato a Glasgow. E’ caduto nel trasferimento picchiando polso e gamba sinistra (si notano i segni). Farà comunque la crono

Ayuso, amico e rivale

Ma come spesso accade oggi dopo i ritiri, e come avevamo accennato, Almeida è parso subito in condizione. E’ venuto via dalla Polonia (anche lui diretto a Glasgow) con un secondo posto incoraggiante – pensate che dopo oltre mille chilometri di gara ha perso per un solo secondo – la sensazione è quella di un atleta che può fare molto. E che in qualche modo vuol mettere subito i puntini sulle “i”.

La concorrenza in Spagna è alta e in casa c’è un “rivale” mica da ridere: Juan Ayuso. Ma su questo aspetto Almeida appare forse più tranquillo di quello è.

«La convivenza con Juan? Io credo che andrà bene. Siamo amici e facciamo spesso l’altura insieme. Abbiamo passato anche questi ultimi giorni insieme ad Andorra (erano sull’Envalira, dove hanno affrontato diverse salite che ci saranno alla Vuelta, ndr). Partiamo alla pari e poi facciamo la nostra corsa. Io non dovevo andare forte al Polonia per poter dire di essere il leader in Spagna, ma per valutare le mie sensazioni, per fare la mia gara… e provare anche a vincere».

Il discorso della leadership e della fiducia era un aspetto che Almeida aveva già toccato dopo il Giro d’Italia. In particolare aveva parlato dell’importanza di aver vinto in salita battendo i rivali nel testa a testa, come aveva fatto sul Bondone, e dell’imparare ad essere il capitano della squadra. Aveva sottolineato come questa cosa non si apprendesse dalla sera alla mattina.

Joao crede molto nella crono iridata: un test fondamentale in vista della Vuelta. A fine giugno aveva vinto il titolo nazionale in questa specialità
Joao crede molto nella crono iridata: un test fondamentale in vista della Vuelta. A fine giugno aveva vinto il titolo nazionale in questa specialità

Crono, all-in

In Spagna sarà un po’ come rivivere il Giro d’Italia. A giocarsi la corsa ci saranno appunto Joao, Thomas, Roglic, Caruso… 

«E’ vero! Tutto uguale… Sarà un po’ come al Giro ma in una gara diversa. Una gara diversa per le sue frazioni più piccole e nervose, ma anche perché farà più caldo. Al caldo ti ci devi preparare bene… ma alla fine vince sempre il più forte».

Vince il più forte: lo abbiamo visto anche in questo mondiale. I più forti erano tutti lì davanti… nonostante un percorso altimetricamente non troppo selettivo. I primi nomi in ottica Vuelta che fa Almeida sono Remco e Roglic, i più temuti secondo lui. «Ma – va avanti – sono tanti i nomi forti che ci sono. Non sono facili da battere perché tutti vanno forte sia a crono che in salita. Qual è il segreto? Avere più gamba di loro!».

Proprio sulla crono il portoghese continua a fare leva non poco. Anche in Polonia i suoi tecnici ci hanno riferito che andrà al mondiale soprattutto per fare bene nella prova contro il tempo. Per lui i chilometri contro il tempo potrebbero essere il grimaldello per il podio di Madrid. Intanto si parte con la cronosquadre di Barcellona.

Quartetto e integrazione, fra borracce di carboidrati e sali

08.08.2023
5 min
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GLASGOW – Nella Sir Chris Hoy Arena, che per ragioni di sponsor ha cambiato nome in Emirates, ci sono 28 gradi per impostazione tecnica, affinché la pista renda al meglio. Questo fa sì però che la temperatura percepita sia ben superiore e soprattutto piuttosto secca. Gli atleti hanno sempre la borraccia in mano, che ci sia acqua o altro lo chiediamo a Diego Bragato, responsabile della performance della Federazione Ciclistica.

Prima di cominciare, Diego torna alla notte magica di Ganna. Da qualche tempo infatti, racconta, ha preso a studiare gli avversari e a un certo punto si è accorto che i giri di Bigham fossero impercettibilmente più lenti e che la sua espressione iniziasse a sembrare provata. Così a tre giri dalla fine ha detto ai ragazzi, Consonni in testa, di correre a bordo pista perché urlassero a Pippo che l’altro era finito…


Poi il discorso, guardando Ganna bere dopo il trionfo, riprende la via originaria, su come cioè venga preparata dal punto di vista nutrizionale una prova come l’inseguimento, individuale e del quartetto. Ciascun corridore, soprattutto i grossi calibri come Ganna, ha le sue abitudini derivanti dall’esperienza e dalle squadre di appartenenza, ma il filo rosso comune in Federazione è quello di Enervit che fornisce supporto agli atleti azzurri.

Subito dopo la gara (qui Ganna ha appena vinto il mondiale di inseguimento) si integrano i carboidrati
Subito dopo la gara (qui Ganna ha appena vinto il mondiale di inseguimento) si integrano i carboidrati
Come funziona la giornata del quartetto dal punto di vista della supplementazione?

Il punto di partenza è quello di tenere una base glicemica più o meno costante per tutta la giornata, quindi a partire dall’alimentazione circa quattro ore prima. I ragazzi parlano col cuoco e chiedono le cose a cui sono abituati. Chi il classico riso, chi altre cose, per cercare di avere tutta la base nutrizionale necessaria. Poi si spostano in pista.

E che cosa succede?

Vengono a fare il riscaldamento e hanno bisogno di qualcosa per restare idratati, perché l’idratazione è importante. Al contempo, lavorano con prodotti che possano mantenere una base alcalina per preparare il sistema tampone, che poi gli permetterà di resistere alla componente lattacida, come il bicarbonato, eccetera.

Cosa fanno a ridosso della prova?

In prossimità della partenza del quartetto, sicuramente si va a integrare con degli zuccheri. Tra l’altro, Enervit ha fatto dei prodotti nuovi, interessanti proprio per l’utilizzo in prossimità della competizione. E quelli li utilizziamo a partire da 20 minuti prima della gara, per avere una glicemia costante che li porti al momento dello stress importante della gara, senza che abbiano un calo.

Invece dopo la prova?

Subito dopo, dipende un po’ dallo sforzo, un po’ dalle loro abitudini e un po’ anche dalla giornata. Dipende se dobbiamo ripetere lo sforzo oppure no. Di base c’è un recupero, qualcosa per integrare e tamponare l’acidosi, ma anche per ripristinare la parte salinica e anche di carboidrati subito dopo lo sforzo.

Enervit è sponsor della nazionale già da qualche anno: i carboidrati sono alla base della supplementazione
Enervit è sponsor della nazionale già da qualche anno: i carboidrati sono alla base della supplementazione
Cosa succede se si deve correre due volte nella stessa giornata?

Dipende poi quanto sono distanti le due prove. Qui ad esempio ci è successo con le ragazze e non con gli uomini, che hanno avuto un turno al giorno. Perciò le ragazze le abbiamo rimandate in hotel e lì hanno avuto tranquillamente il tempo per fare un pasto completo, ma comunque subito dopo la prova è stato fatto un integro dei carboidrati, perché ci sono abituate e perché in quel momento è un passaggio necessario da fare.

E quando poi sono tornate in pista hanno ripetuto la stessa routine?

Abbiamo cambiato il protocollo di riscaldamento, ma la parte dell’integrazione degli zuccheri è rimasta.

Parlando di sforzi di 4 minuti a un’intensità pazzesca, il carico di carboidrati, è superiore in percentuale rispetto a quello che fanno nelle prove più lunghe?

Direi di no. Se guardiamo la prova nel suo insieme, lo escluderei. Durante una prova molto lunga, l’integrazione è più costante, quindi la somma dei vari apporti di carboidrati è sicuramente più alta. Qua basta un’integrazione minore, però l’obiettivo è arrivare alla partenza con un picco glicemico importante che ti permetta di essere pronto a utilizzare le riserve di glicogeno, che non devono essere troppo deperite durante il riscaldamento. Anche quello va studiato affinché ci sia il corretto reintegro prima dello sforzo.

Non solo il quartetto: anche nelle discipline veloci, l’integrazione tiene banco. Qui Barbieri e Vece
Non solo il quartetto: anche nelle discipline veloci, l’integrazione tiene banco. Qui Barbieri e Vece
Hai parlato del bicarbonato.

Lo utilizziamo con chi è abituato, per creare un sistema tampone, attraverso l’integrazione che abbiamo con Enervit. Mentre alcuni invece lo utilizzano anche da solo, conoscendone i dosaggi corretti.

In pista si susseguono le qualificazioni del torneo della velocità, miste alle prove dei paralimpici. Per farci stare tutti, gli atleti normodotati sono all’interno di stanze apposite in un’altra area del velodromo. In quella direzione si avvia anche Bragato, noi restiamo in pista. La giornata sta per iniziare.