Arriva Baroncini, caro Baldato sarà alter ego di Trentin?

29.08.2023
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Un campione che va. Un campione che viene. In UAE Team Emirates il bilancio è apparentemente in pareggio, perché se Matteo Trentin saluta la squadra di Mauro Gianetti, vi approda Filippo Baroncini. Un campione di esperienza al posto di un campione giovane.

Non che l’iridato U23 di Leuven 2021 sia arrivato per rimpiazzare il campione europeo 2018, ma certo questa staffetta ha delle suggestioni. E allora con Fabio Baldato, uno dei diesse della UAE, vorremmo capire quanto queste suggestioni possano avere dei risvolti tecnici.

Baroncini (classe 2000) a fine stagione passerà dalla Lild-Trek alla UAE Emirates
Baroncini (classe 2000) a fine stagione passerà dalla Lild-Trek alla UAE Emirates
Fabio, arriva Baroncini…

Eh – sospira Baldato – Baroncini è un gran bel corridore. L’ho seguito soprattutto durante quel mondiale tra gli under 23 e fu entusiasmante, lo vinse alla grande. Tra i pro’ deve ancora far vedere il suo valore. Sappiamo con certezza che ha grandi qualità e potenzialità enormi. Starà anche a noi fargliele esprimere.

E parte Trentin. Filippo è il suo sostituto? Ci sono delle analogie fra i due?

Matteo ha una cosa che non puoi comprare oltre alle qualità atletiche e fisiche ed è l’esperienza. L’occhio che ha della corsa. Specie nelle corse adatte a lui dove anche Filippo può fare bene, penso alle classiche del Belgio. Matteo ha accumulato questa esperienza negli anni, Baroncini ci può arrivare. Il modo in cui ha vinto il mondiale ha mostrato che sa muoversi.

Che spazi avrà? Abbiamo parlato di classiche indirettamente, ma dovrà aiutare Pogacar?

Mi aspettavo questa domanda! Vedremo… Prima di tutto non sono io che prendo certe decisioni, poi bisognerà vedere tante cose: le intenzioni della squadra, quelle di Tadej, la condizione dei singoli corridori… Certo, mi sento di dire che se Pogacar vuol puntare al Fiandre, per esempio, è chiaro che che anche un Baroncini eventualmente sarebbe chiamato in causa per aiutarlo. Alla fine parliamo di un atleta che, in due Fiandre che ha fatto, uno lo ha vinto e nell’altro ci è andato vicino.

Trentin ha scortato Pogacar per tre anni. Lo sloveno ne faceva un punto di riferimento
Trentin ha scortato Pogacar per tre anni. Lo sloveno ne faceva un punto di riferimento
In effetti…

Ma ciò non toglie che Baroncini non possa correre alla Trentin. Essere cioè l’ago della bilancia, un aiuto fondamentale per Tadej. E correre comunque da protagonista.

Che corridore ti aspetti di guidare?

Non lo conosco così bene, lo conoscete più voi! Non posso che rifarmi a quanto visto da quel che ha fatto tra gli under 23. E oltre ad aver vinto e ad andare forte, so che ha aiutato tanto e bene Ayuso nel Giro Under 23. Lo scoprirò nel corso dei mesi, anche dal punto di vista umano.

Trentin e Baroncini per te si somigliano?

Un po’ sì. Col tempo, come detto, Matteo è diventato un punto di riferimento, ma questo paragone va preso con le pinze. Lui è gli occhi del direttore sportivo in corsa. E’ uno di quei corridori che non ha bisogno di fare “uno più uno per dire due”. Lui va direttamente al due. Anche al Renewi Tour nella tappa vinta da Mohoric si è gestito alla grande nel finale. Un corridore così ci mancherà. 

L’emiliano è un corridore completo. Va forte a crono, è veloce e anche in salita si difende benone
L’emiliano è un corridore completo. Va forte a crono, è veloce e anche in salita si difende benone
E con Baroncini?

Possiamo costruire delle belle cose. I programmi sono ancora tutti da fare. E’ un corridore che mi stimola, che non vedo l’ora di guidare e spero di riuscire a fare qualcosa di bello con lui.

Per quali corse lo vedi più adatto?

Come detto il Fiandre. Ma anche un’Amstel Gold Race… Tutte quelle corse in Belgio che ormai non sono più solo per velocisti. Ci metterei anche una Gand. Ma perché no, anche una Sanremo. Sarà tutto scoprire, da capire anno per anno, in base alla sua crescita, alla sua condizione. Che poi è il bello e il difficile del nostro mestiere, tanto più in una squadra ricca di campioni come la UAE Emirates.

Sostituire Fortunato e Albanese: Zanatta spiega come

29.08.2023
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La Eolo-Kometa nel giro di pochi giorni ha perso Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato (nella foto di apertura). I due italiani passano nel mondo dei grandi, nel WorldTour. Il primo con la Arkea-Samsic, mentre il secondo alla più italiana Astana Qazaqstan. Due pedine importanti lasciano il nido di Basso e Contador, con loro hanno imparato a spiccare il volo ed è giunto il momento di provarci. Spesso Albanese e Fortunato hanno potuto contare sull’appoggio di Zanatta, che dall’ammiraglia li ha guidati ai vari successi. 

Albanese nel corso di questi 3 anni con la Eolo si è dimostrato un corridore solido
Albanese nel corso di questi 3 anni con la Eolo si è dimostrato un corridore solido

Un viaggio lungo 3 anni

Albenese e Fortunato, entrambi del 1996, sono arrivati alla Eolo-Kometa nel 2021, dopo due esperienze non positive. I due si sono ricostruiti, sono cresciuti e maturati arrivando ad essere i corridori di oggi. 

«Sono arrivati da noi – racconta Zanatta – che erano già professionisti, ma le loro esperienze passate non erano state ottime, anzi. Li abbiamo aiutati a ritrovarsi e a crescere, raggiungendo un buon livello di prestazioni e continuità. Fortunato è arrivato a vincere una tappa al Giro (nel 2021, ndr), ha fatto bene ai campionati italiani, ha vinto il Giro delle Asturie e si è confermato al Tour of the Alps. Albanese, invece, dopo una difficoltà iniziale ha ottenuto più di 50 piazzamenti tra i primi dieci in tre anni».

Davide Piganzoli, a sinistra, ha portato a termine un ottimo Tour de l’Avenir, con un terzo posto finale (foto Tour de l’Avenir)
Davide Piganzoli, a sinistra, ha portato a termine un ottimo Tour de l’Avenir, con un terzo posto finale (foto Tour de l’Avenir)

Spazio ai giovani

Avere una continental, la Kometa Xstra, dalla quale pescare i corridori del futuro aiuterà sicuramente la Eolo-Kometa. I ragazzi ci sono e quest’anno sono cresciuti, altri invece arriveranno. Insomma, il materiale c’è, bisogna lavorare per costruirlo ed affinarlo.

«Una professional deve lavorare così – dice Zanatta – deve far crescere i propri ragazzi con la speranza di farli andare nel WorldTour. Prima di tutto per loro, poi anche per noi stessi. Se dimostriamo di saper lavorare bene gli sponsor arriveranno, come Polti, e magari al posto che perderli riusciremo a tenerli. 

«L’anno prossimo ci sarà spazio per i giovani cresciuti in casa – continua – come Piganzoli, Tercero e Munoz. Poi abbiamo preso De Cassan, che è un profilo interessante, ma dovrà crescere. Da lui dobbiamo aspettarci un percorso simile a quello di Piganzoli e Tercero, che quest’anno hanno preso dimestichezza con la categoria. Un altro ragazzo che quest’anno è cresciuto molto è Javier Serrano. I corridori li abbiamo, starà a noi fare del nostro meglio».

Fernando Tercero, alle spalle di Fortunato, è uno dei giovani scalatori pronti a prendersi la scena
Fernando Tercero, alle spalle di Fortunato, è uno dei giovani scalatori pronti a prendersi la scena

Il mercato 

«Ci siamo mossi sul mercato – replica Zanatta – e continueremo a farlo. E’ arrivato Jhonatan Restrepo, classe 1994. Lui è un corridore che ha esperienza e sul quale si potrà lavorare fin da subito. Arriveranno anche altri corridori, so che Basso e Contador si stanno muovendo sul mercato. Senza dimenticarci che tante soluzioni le abbiamo in casa: a partire da Davide Bais, che ha vinto una tappa al Giro d’Italia quest’anno (la seconda per il team Eolo-Kometa, ndr).

«Poi abbiamo in squadra abbiamo tanti corridori validi e che si stanno mettendo in mostra: Rivi che recentemente ha vinto una tappa al Tour Poitou. Senza dimenticarci di Lonardi e Maestri».

Samuele Rivi è uno dei corridori già presenti nel team sul quale si potrà puntare nel 2024
Samuele Rivi è uno dei corridori già presenti nel team sul quale si potrà puntare nel 2024

Due perdite importanti

I profili di Fortunato e Albanese, tuttavia, non sono semplici da sostituire in termini di prestazioni e di risultati. I giovani ci sono, è vero, ma serve anche qualcuno che sia pronto subito, per garantire, o almeno provare a farlo, dei risultati. 

«Per quanto riguarda gli scalatori per sostituire Fortunato – continua Zanatta – possiamo contare sui giovani: Tercero e Piganzoli. Entrambi erano impegnati al Tour de l’Avenir, il primo era quinto ma a causa di una caduta è uscito di classifica. “Piga” (Piganzoli, ndr) è salito addirittura sul terzo gradino del podio».

«Forse – ammette Zanatta – il profilo più difficile da sostituire sarà quello di Albanese. Per duttilità e capacità in corsa ha dimostrato di poter correre ovunque: volate di gruppo, ristrette e in più ha saputo far classifica anche in brevi corse a tappe, come il Giro di Sicilia. Lonardi può essere la figura giusta, sta facendo bene (6 piazzamenti nei primi dieci in agosto, ndr). Non ha ancora firmato il rinnovo ma sta correndo molto bene, vedremo se riuscirà a dare continuità ai risultati da qui a fine stagione.

«Intanto ci godiamo ancora Albanese e Fortunato, abbiamo un bel mese intenso di gare insieme. Siamo comunque consapevoli che le soluzioni ci sono. Chiaramente ci dispiace che se ne vadano, ma la nostra squadra funziona, i risultati lo dimostrano».

Grenoble, la politica e il ritorno della Tre Giorni

29.08.2023
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Alla fine di novembre 2022 sembrava che il destino del velodromo di Grenoble fosse segnato. Il sindaco verde della città lo avrebbe smantellato, in barba alla sua lunga storia. L’impianto, costruito per le Olimpiadi Invernali del 1968, è stato teatro di spettacolari Sei Giorni (in apertura, foto Le Dauphinée Libere). Ma mentre quelle del Nord Europa sono da sempre caratterizzate da un livello tecnico e agonistico elevatissimo, la Sei Giorni francese era un vero show. Lo ricordano Paolo Bettini, Silvio Martinello, Marco Villa e tutti i campioni che su quella pista di legno hanno avuto occasione di correre. E lo ricorda bene anche Pierangelo Bincoletto, che a Grenoble vive ormai da anni e di quel velodromo era diventato la bandiera.

«Il sindaco di Grenoble – racconta – aveva deciso di effettivamente di smontare la pista per costruire dei gradini che trasformassero il Palazzo in un’arena per fare spettacoli. Solo che lì dentro il suono e l’audio non sono ottimali, perché era stato studiato per lo sport. Alle Olimpiadi Invernali del 1968, ci fecero il pattinaggio artistico e l’hockey su ghiaccio. Poi dal 1971 ci fu installata dentro la pista e si cominciò a farci le Sei giorni. E le Sei Giorni andavano piuttosto bene…».

Bincoletto ancora oggi è presidente di un’associazione sportiva: è il primo un basso a destra (foto Le Dauphinée Libere)
Bincoletto ancora oggi è presidente di un’associazione sportiva: è il primo un basso a destra (foto Le Dauphinée Libere)

Il Taxi delle Sei Giorni

Bincoletto è stato per anni il “Taxi” delle Sei Giorni: il pistard esperto cui venivano affidati gli stradisti più celebri che decidevano di cimentarsi in quelle settimane ad alti giri che si corrono di notte. Nato a Oderzo nel 1959, il trevigiano passò professionista nel 1980 e dall’anno dopo e fino 1997 ha passato l’inverno nel mondo delle Sei Giorni.

A Grenoble ne ha fatte dieci e in quel periodo nel velodromo ci si poteva anche allenare. Per questo nel 1985 si trasferì nella cittadina francese, anche perché il velodromo coperto di Milano era crollato per neve e il Belpaese perse per molti anni un impianto coperto. E in Francia rimase, avendo nel frattempo incontrato una ragazza che sarebbe diventata sua moglie.

Nel 2006 anche Paolo Bettini, iridato a Salisburgo, corse con Villa la Sei Giorni di Grenoble (foto Le Dauphinée Libere)
Nel 2006 anche Paolo Bettini, iridato a Salisburgo, corse con Villa la Sei Giorni di Grenoble (foto Le Dauphinée Libere)
Perché smantellarlo?

Sono quasi otto anni che nel Palazzo dello Sport non si fanno più Sei Giorni. Il sindaco di Grenoble si chiama Eric Piolle ed è un verde accanito e ha cominciato a tagliare le sovvenzioni per la manifestazione, puntando a realizzare piste ciclabili e a chiudere il centro al traffico. In realtà la Sei Giorni non inquina, ma lui ha risposto che i contributi che dava all’associazione che organizzava le attività di animazione del Palazzo dello sport erano troppo alte per la città. E così si sono fermate tutte le attività.

Tu eri coinvolto in qualche modo della gestione del velodromo?

No, io sono presidente di un’associazione sportiva che raggruppa dei club, e facciamo attività in un velodromo scoperto che si chiama Albert Fontaine. Quindi il ciclismo su pista continua, ma non ci è permesso di usare la pista coperta. A un certo punto abbiamo avviato una trattativa e il Comune ce lo avrebbe concesso per 35.000 euro all’anno, da ottobre a febbraio, ma senza riscaldamento, senza acqua calda, senza luci. Saremmo arrivati a 70.000 euro. Ci abbiamo provato. Lo abbiamo tenuto per una stagione, poi abbiamo capito che non avremmo ricevuto altri contributi e abbiamo mollato la presa. Finché a novembre scorso su Le Dauphinée Libere è uscita la notizia della demolizione. Che si è scoperta essere in realtà una manovra politica.

Bincoletto, qui ai mondiali pista del 1982, è stato pro’ dal 1980 al 1996
Bincoletto, qui ai mondiali pista del 1982, è stato pro’ dal 1980 al 1996
In che senso?

Sul momento c’è stata una mobilitazione di noi del ciclismo, anche perché non ne avevamo mai sentito parlare. Poi ci siamo resi conto che fosse una boutade, un sasso nello stagno per provocare delle onde e capire se a qualcuno interessasse fare qualcosa.

E il sindaco?

Non ha detto una parola, finché una settimana dopo è arrivato il salvatore della patria. Infatti sullo stesso giornale è uscito in prima pagina che un certo Guy Chanal avrebbe salvato il velodromo e la Sei Giorni, che però nel 2023 sarà una Tre Giorni, fra ottobre e novembre.

Dici che è stata tutta una manovra pubblicitaria?

Questo signore aveva già tenuto il velodromo per quasi vent’anni, era il presidente di un’associazione che 150 mila euro all’anno di sovvenzioni per organizzare la Sei Giorni, nel periodo in cui oltre alle bici nel Palazzo di svolgeva la gara di motocross. Quando il sindaco Piolle ha tagliato i fondi e si è parlato di demolizione, lui è arrivato come il salvatore della baracca, affittando la pista per i tre giorni necessari alla manifestazione.

Il Palazzo dello Sport di Grenoble fu costruito per le Olimpiadi Invernali del 1968 e ospitava le gare su ghiaccio
Il Palazzo dello Sport di Grenoble fu costruito per le Olimpiadi Invernali del 1968 e ospitava le gare su ghiaccio
Quindi ci sarà la Tre Giorni di Grenoble?

E a quanto si è capito, non sarà lo show di una volta, ma coinvolgerà specialisti di gran nome e che andranno alle Olimpiadi. Gente del calibro di Viviani, per intenderci.

Quindi riassumendo?

Il problema era solo politico. Lo sport purtroppo è gestito dalla politica. Essendo presidente di una società sportiva, ho partecipato a riunioni con il sindaco Piolle e ho capito come funzionano certe cose. Non è solo un problema italiano, insomma, e da trevigiano sono curioso di vedere come andrà col velodromo di Spresiamo.

Il difficile anno di Toselli, in via di maturazione…

29.08.2023
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Che fine ha fatto Ivan Toselli? Campione d’Italia da allievo di primo anno, vincitore della Coppa d’Oro nella passata stagione, il casertano era passato fra gli juniores con grandissime aspettative e curiosità. Invece in questa sua prima stagione si è visto pochissimo, con un paio di buoni piazzamenti a inizio primavera e poi più nulla. Che cosa è successo?

Parlando con il corridore campano si ha la netta impressione di aver a che fare con un ragazzo più maturo dei suoi 17 anni, soprattutto conscio delle tante attese poste su di lui e non viste come un fardello. Analizziamo allora com’è stato il suo approccio con la nuova categoria.

Per il casertano un inizio complicato a causa di una caduta. Nelle ultime gare è parso in crescita
Per il casertano un inizio complicato a causa di una caduta. Nelle ultime gare è parso in crescita

«L’inverno era stato molto positivo dal punto di vista degli allenamenti – racconta Toselli – ma sapevo che le prime gare erano molto piatte e non tanto adatte alle mie caratteristiche, eppure era arrivato qualche buon risultato. Poi sono caduto e sono rimasto fermo un mese a causa di una frattura alla clavicola».

Questo ha frenato la tua ascesa?

Molto. Quando sono tornato in gara, mi sono accorto subito che ero molto indietro di condizione rispetto ai miei coetanei e quindi sono andato avanti settimana dopo settimana inseguendo sempre. Non posso certo essere contento, ma è tutta esperienza che sto accumulando, quindi anche questo fa parte della mia crescita.

Il casertano ha vinto il tricolore allievi 2021 a Chianciano Terme
Il casertano ha vinto il tricolore allievi 2021 a Chianciano Terme
Quanto è cambiato il mondo delle corse rispetto a quello che eri abituato a conoscere fino allo scorso anno?

Tantissimo, non c’è paragone. Le gare sono più lunghe e soprattutto vengono interpretate in maniera diversa. Quelle per allievi sono sempre un tutti contro tutti, fra gli juniores c’è spesso calma piatta fino alle battute conclusive, si vede che le squadre influiscono molto di più.

Come ti sei adattato?

Sono convinto che avevo fatto tutto per bene. Il mio modo di allenarmi è cambiato molto, abbino alla bici tanta palestra per cercare di acquisire molta forza. Io sono magro e devo sicuramente migliorare da questo punto di vista per essere più competitivo in salita che è il mio forte. Per fortuna a scuola facendo attività agonistica ho il permesso di andare via prima e questo mi aiuta molto.

Toselli ha iniziato quest’anno a lavorare con il 52 e ha “assaggiato” anche il 53
Toselli ha iniziato quest’anno a lavorare con il 52 e ha “assaggiato” anche il 53
C’è poi il discorso legato ai nuovi rapporti da usare. Come ti trovi con il 52 e il 53 lo hai mai provato?

Il 52 non è per nulla facile da spingere, ma pian piano mi sto abituando e riesco ogni volta a sfruttarlo sempre di più, considerando poi che il mio fisico è in crescita penso di migliorare sempre di più. Ho provato anche il 53, ma solo a cronometro.

Questa prima stagione ti sta quindi pesando per tutte le difficoltà di fronte alle quali ti ha posto?

Non è certamente andata come me l’aspettavo. Mi dispiace soprattutto il fatto di essermi perso gare importanti e alle quali tenevo, ad esempio l’Eroica, volevo provare come andavo sulle strade bianche. Quando poi sono tornato alle gare era evidente che non riuscivo a stare a ruota. Cercheremo pian piano di migliorare anche per ripagare la fiducia del team.

Toselli è uno scalatore puro. In allenamento abbina la bici a sedute in palestra per aumentare la forza
Toselli è uno scalatore puro. In allenamento abbina la bici a sedute in palestra per aumentare la forza
Ti penalizza il fatto di allenarti da solo?

Di regola ho sempre qualcuno che si allena con me, poi chiaramente i lavori differiscono e quindi ci si separa ma d’altro canto bisogna essere concentrati su quel che si fa, negli allenamenti si è soli con se stessi. Spesso poi mi alleno a Roma con i compagni di squadra, quindi il legame con il team è saldo non solo in gara.

Ora che cosa ti aspetta?

Qualche gara ancora per preparare il Giro della Lunigiana. Spero in quell’occasione, davanti al meglio della categoria, di avere raggiunto una condizione tale che mi consenta di farmi vedere.

Il team Vangi-Ricambi Sama-Il Pirata, nel quale Toselli militava già da esordiente
Il team Vangi-Ricambi Sama-Il Pirata, nel quale Toselli militava già da esordiente

Il team lo aspetta con fiducia

Non potevamo chiudere il capitolo Toselli senza sondare il terreno anche in seno alla sua società, la Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata. Il diesse Ugo D’Onofrio sa che su Ivan c’è molto da lavorare: «La prima stagione lo ha visto poco impegnato per forza di cose, il problema alla clavicola gli ha tolto una parte importante della stagione. Ivan però deve ancora costruirsi fisicamente, mettere su qualche chilo e soprattutto tanta forza, ma io sono molto ottimista, già nelle ultime corse si è visto un altro Toselli».

Dal punto di vista tecnico-tattico a che punto è?

Ha un modo di correre ancora figlio dell’attività da allievo: fa mosse azzardate, attacca spesso in pianura. Deve crescere, è normale e la scarsa attività di quest’anno non l’ha aiutato.

Tu hai seguito nella sua carriera giovanile Marcellusi: ci sono punti di contatto fra i due?

Pochi. Marcellusi è un corridore completo, forte in salita ma anche veloce e che già da allievo aveva mentalità e visione di corsa da junior. Toselli è uno scalatore puro, sul quale sia io che gli sponsor crediamo molto. Dategli tempo, ha bisogno solo di questo…

Come agisce un gilet di ghiaccio? Risponde il dottor Magni

29.08.2023
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Qualcuno, come in Astana-Qazaqstan, li ha utilizzati anche prima del via della cronosquadre di Barcellona alla Vuelta: parliamo dei gilet del freddo, o “iceveste” o ancora “coolingvest” per dirla con uno dei nomignoli inglesi (in apertura foto Instagram @gettysport).

Questo strumento, chiamarlo capo di abbigliamento è riduttivo, ormai è sempre più utilizzato sia perché il clima sta cambiando e si va verso periodi più roventi, sia perché di pari passo si evolve la ricerca e il fronte, anche sanitario, che c’è dietro la performance.

E battendo proprio questo aspetto, e col fatto che in Astana qualcuno come detto ha utilizzato il gilet del freddo anche durante un momento non così caldo alla Vuelta, abbiamo coinvolto il dottor Emilio Magni, che del team kazako è il medico sociale.

Alcuni team ormai se li fanno fare personalizzati. Vengono usati nel riscaldamento della crono, ma anche prima delle tappe in linea
Solitamente i gilet vengono usati nel riscaldamento della crono, ma non solo
Dottor Magni, questi gilet termici del freddo, perché si utilizzano? Tra l’altro si utilizzano non solo nei classici riscaldamenti della crono, ma anche prima del via delle tappe in linea…

La considerazione principale, se non unica, è che la contrazione muscolare è un procedimento complesso e passa attraverso diversi sistemi. Tra questi quello forse più importante è quello enzimatico. Gli enzimi sono sostanze proteiche, in questo caso actina e miosina, che contribuiscono alle reazioni biochimiche le quali danno il meglio quando la temperatura esterna del corpo va da 36 a 37 gradi. Quando questi enzimi lavorano in un ambiente più caldo la contrazione muscolare avviene, ma con un’efficacia ridotta. Ed ecco perché lo scopo di un atleta è quello di restare il più fresco possibile. O di tenere la temperatura il più vicino possibile a quella normale.

Perché, quanto si alza quando siamo sotto sforzo?

Dipende, già quella interna da sola è più alta di circa 0,5 centigradi, quando siamo sotto sforzo si arriva anche a 39°. È come avere la febbre, ma non è febbre! L’acqua in testa, il ghiaccio, la maglia aperta… sono tutti metodi per raffreddare il motore e farlo lavorare al meglio possibile onde evitare un calo della prestazione.

Arctic Heat è stato tra i primi a proporre questo tipo di gilet. Tra i pionieri del suo utilizzo c’è il biker Nino Schurter
Arctic Heat è stato tra i primi a proporre questo tipo di gilet. Tra i pionieri del suo utilizzo c’è il biker Nino Schurter
E allora dottore viene da chiedersi: ma perché fanno riscaldamento se poi si devono raffreddare?

Per attivare il muscolo allo sforzo e metterlo in una condizione circolatoria affinché possa ricevere più sangue possibile. Se poi questo riscaldamento delle gambe arriva con la temperatura corporea standard… allora è il top. Si riesce a sfruttare la massima efficienza enzimatica.

Ma il riscaldamento e questi gilet incidono anche sull’apparato cardiovascolare, respiratorio? Per esempio si vede metterli spesso anche sulle caviglie, punto importante per la pressione sanguigna.

A mio avviso no. Fanno sì che il riscaldamento sia un po’ più specifico e distrettuale, in questo caso il “distretto” delle gambe, degli arti inferiori che sono i più interessati per il ciclista. E anche le braccia restano fuori. E infatti dei gambali refrigeranti sarebbero controproducenti, andrebbero a contrastare il riscaldamento muscolare degli arti inferiori.

Domanda banale apparentemente, ma quando si indossa? In che momento?

Chiaramente quando fa caldo, alla Parigi-Nizza è molto improbabile che venga utilizzato, ma al Giro o al Tour è ormai la norma. Semmai è interessante sapere le differenze di quando lo si indossa.

Il ghiaccio sulle caviglie o dietro al collo, sono altri metodi che si utilizzano (anche in corsa), per lo stesso scopo: limitare l’accrescimento della temperatura corporea
Il ghiaccio sulle caviglie o dietro al collo, sono altri metodi che si utilizzano per lo stesso scopo: limitare l’accrescimento della temperatura corporea
Cioè?

Alcuni ragazzi preferiscono scenderci già dal bus, altri indossarlo qualche minuto dopo, anche 10′, aver iniziato il riscaldamento per sentire quella “botta” di freddo, quello shock termico che dà piacevoli sensazioni e che risveglia anche un po’.

Quando dura l’effetto di un gilet del freddo?

Dipende dai modelli e dagli usi che se ne fanno. Solitamente i nostri durano un’ora, un’ora e mezza. Ma nelle ultramaratone c’è ormai chi ci corre e durano tante ore. L’atleta così non si surriscalda. 

Come funzionano?

C’è una polvere secca che dal freezer si mette nel singolo box del gilet. Ha una temperatura prossima allo zero. E’ importante metterla sul torace perché in questo modo si riesce a coprire un buon 40 per cento dell’intero corpo: restano fuori arti e testa.

Philipsen, danese vincitutto che non vuole scegliere

28.08.2023
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Quando ora si cita il nome “Philipsen” non si pensa più solamente al velocista belga dell’Alpecin Deceuninck. I mondiali di Glasgow hanno messo in evidenza il nome di Albert Withen Philipsen, danese di Holte che a 16 anni è diventato il più giovane campione del mondo della categoria junior, ma non pago di questo, nella settimana successiva ha prima proiettato verso il bronzo la staffetta di mtb e poi ha conquistato un’altra maglia iridata, questa volta sulle ruote grasse.

Già, perché Philipsen è il perfetto prototipo del ciclista contemporaneo, che ama ogni disciplina su due ruote: fa ciclocross d’inverno, poi si dedica alla mountain bike e contemporaneamente alla strada. E non chiedetegli di scegliere: «Non voglio farlo, non ora, si può tranquillamente correre in discipline diverse. Magari tra qualche anno dovrò fare una scelta, ma per ora seguo la strada di grandi maestri: Mathieu Van Der Poel, Wout Van Aert, Tom Pidcock, il mio idolo».

Philipsen è nato il 3 settembre 2006 a Holte (DEN). E’ il più giovane iridato junior
Philipsen è nato il 3 settembre 2006 a Holte (DEN). E’ il più giovane iridato junior

Il campione “vincitutto”

Ma chi è Albert Withen Philipsen? Per ora lo si può considerare un campione annunciato con una predilezione spiccata per la mountain bike. Ha iniziato a pedalare da giovanissimo e a 9 anni era già campione nazionale di Mtb per quell’età, poi a ogni anno di crescita saliva di categoria e andava a riconquistare la maglia. Lo ha fatto fino a quest’anno, ma a dir la verità nel 2023 non si è accontentato.

Albert è soprannominato “vincitutto” dopo che in questa stagione ha messo insieme, in linea temporale, i titoli di campione danese di ciclocross, di mountain bike cross country, su strada in linea e a cronometro, il titolo europeo sempre nella mtb e poi le due maglie iridate. Se vincesse a gennaio prossimo la maglia iridata di ciclocross (e ci proverà, potete scommetterci…) riuscirà in quell’impresa che Mathieu Van Der Poel ha tentato a Glasgow, cadendo dopo pochi metri della prova di mtb e che in passato è riuscita solo alla francese Pauline Ferrand Prevot, sempre però in anni sfalsati e non in quello solare.

Philipsen con la medaglia d’oro degli europei mtb, primo suo grande successo internazionale
Philipsen con la medaglia d’oro degli europei mtb, primo suo grande successo internazionale

Nato con la mtb in mano…

La propensione per la mountain bike si vede anche nel suo modo di correre su strada: «Nei boschi ho un’ottima padronanza – raccontava ai cronisti dopo la vittoria su strada a Glasgow – su strada sono ancora un po’ inesperto. Per questo mi piace correre davanti, cerco di limitare i contatti con gli avversari al minimo possibile. Preferirei usare ancora più potenza e poi stare davanti, invece di dover lottare per la mia posizione».

E’ chiaro che qualsiasi team farà firmare il contratto a Philipsen (dopo Glasgow c’era una fila interminabile di dirigenti e procuratori…) dovrà mettere in preventivo che ci sarà da lavorare approfonditamente su di lui per affinarne le doti su strada, insegnargli a limare, a prendere posizione, a lavorare di squadra anche a prescindere dalle fughe. Non è però che parliamo di un novellino…

Una settimana dopo il trionfo su strada, il danese è andato a prendersi anche l’oro nella mtb
Una settimana dopo il trionfo su strada, il danese è andato a prendersi anche l’oro nella mtb

Prime avvisaglie alla Corsa della Pace

E’ vero che la mountain bike resta il suo primo amore, è anche vero però che quando corre su strada, ottiene sempre risultati di spicco. Basti dire che alla Corsa della Pace ha conquistato tre podi ed è finito 4° in classifica 39” da quel Nordhagen tra i favoriti a Glasgow e logorato con il lavoro suo e del connazionale Storm, conquistando la maglia di vincitore a punti.

Proprio quello Storm che a suo dire è stato decisivo per la conquista della vittoria sulle strade della città scozzese: «Avevamo fatto un piano alla vigilia per correre davanti, considerando che ci sarebbe stata pioggia, invece non è stato così, si è corso con il caldo ma non abbiamo cambiato strategia. La mia fortuna è stata che Storm è uno d’esperienza, che sa come correre oltre a essere fortissimo. Quando sono partito ha coperto benissimo la mia azione e devo dirgli grazie.

Su strada il danese mostra ancora lacune soprattutto nel correre in gruppo
Su strada il danese mostra ancora lacune soprattutto nel correre in gruppo

Ora? All-in sul ciclocross…

«Quando sono arrivato al traguardo mi sentivo come se fossi appena partito, d’altronde quel percorso mi ha esaltato, era fatto per me. Dovreste usare le dita di molte mani per contare quante volte ho rilanciato durante la gara…».

E ora? Come detto, l’obiettivo adesso è stato spostato al prossimo 3 febbraio, il giorno della gara mondiale di ciclocross a Tabor in Cechia, per centrare il fatidico Grande Slam iridato. Nel frattempo continuerà ad affinarsi su strada e probabilmente metterà in mostra la sua maglia al GP Ruebliland correndo con il suo team, il Tscherning Cycling Academy. Magari inserendo anche qualche prova di mtb a chiusura di Coppa del Mondo. D’altronde, facendo il verso alla popolare pubblicità televisiva di prodotti dolciari, se provaste a chiedergli quale bici sceglierebbe vi risponderebbe come la famosa bambina: «Tutte!».

Zamperini vince e va in cerca di nuovi orizzonti

28.08.2023
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La vittoria al Giro del Casentino è solo l’ultimo atto di una stagione fin qui positiva per Edoardo Zamperini, vent’anni, tanto che di lui si parla sempre di più come di uno dei migliori prospetti italiani. Si era già messo in luce con il successo di oltre un mese fa al GP di Kranj, in Slovenia, gara che ha spesso sorriso ai colori azzurri ma è tutto l’anno che il ventenne di Grezzana ha un ottimo rendimento: 2 vittorie e 2 podi internazionali in stagione.

«In Toscana è andata bene – esordisce Zamperini (nella immagine di apertura photors.it) – era un circuito dove avevo già gareggiato lo scorso anno, ma l’hanno un po’ cambiato, reso più vallonato e quindi più adatto alle mie caratteristiche».

L’arrivo solitario al Giro del Casentino a Corsalone. 2° Tsarenko a 6″, 3° Iacomoni a 12″ (foto Pagni)
L’arrivo solitario al Giro del Casentino a Corsalone. 2° Tsarenko a 6″, 3° Iacomoni a 12″ (foto Pagni)
Non è una vittoria arrivata per caso, vista l’alta percentuale di piazzamenti che hai in questa stagione…

Diciamo che quando indosso il numero lo faccio ponendomi sempre un obiettivo, cercando di leggere bene la corsa e da come vanno le cose direi che ci sono riuscito finora abbastanza bene. Voglio essere sempre nel vivo dell’azione, non subire mai la corsa. Devo però dire che la vittoria di domenica mi è arrivata un po’ inaspettata, mentre quella di Kranj l’avevo puntata sin da inizio stagione come possibile target.

Perché dici che la vittoria ti ha sorpreso?

Perché ero uscito molto male da Capodarco. Lì mi ero fatto sfuggire la fuga giust,a ma mi ero posto all’inseguimento e ci sarei anche riuscito, con me c’era Iacomoni che infatti si è ricongiunto. All’improvviso però ho iniziato ad avere problemi intestinali. La notte successiva sono stato malissimo e nei tre giorni dopo (e prima della gara toscana) non ho neanche preso la bici in mano. Evidentemente però quando la condizione c’è, non cala dall’oggi al domani.

Primo posto a Kranj, battendo Ridolfo e Biagini per un podio tutto italiano (foto Prijavin.se)
Primo posto a Kranj, battendo Ridolfo e Biagini per un podio tutto italiano (foto Prijavin.se)
A Kranj avevi puntato con maggior decisione?

Era una gara più difficile, sia per condizioni della corsa che per partecipazione, infatti a dispetto dei tentativi la fuga non partiva mai, è successo solo a 20 chilometri dal traguardo. Ma sono queste le gare che mi piacciono, in queste condizioni mi esalto.

A giudicare dai risultati, il momento più basso della tua condizione è andato a coincidere sfortunatamente con il Giro Next Gen…

Non è propriamente così. La gamba c’era ma nelle due tappe che avevo identificato come più adatte a me, qualcosa non ha funzionato. Nella seconda, che poi era la prima in linea, avevo beccato la fuga e alla fine mi ero ritrovato avanti da solo, su di me sono rientrati due di squadre WorldTour che andavano fortissimo. Io ho provato ad anticiparli all’ultimo chilometro e forse ho sbagliato, perché Gelders mi ha preso la ruota e mi ha saltato, su di me è rientrato il gruppo e la tappa è andata.

L’altra frazione sulla quale puntavi?

Era la quinta. Si era formato un gruppetto con 50” di vantaggio, ho provato a riagganciarmi gli sono arrivato a 25”, ma anche lì il gruppo mi ha riassorbito a 500 metri dal traguardo. In queste occasioni serve anche fortuna, trovare i tempi giusti. Io al Giro ci tenevo molto, avevo fatto l’altura prima per essere pronto, ma quella corsa è davvero di un livello superiore, ci sono grandi nomi, azzeccare il risultato non è facile.

Il corridore di Grezzana ha indossato la maglia azzurra agli europei del 2021, finendo 16°
Il corridore di Grezzana ha indossato la maglia azzurra agli europei del 2021, finendo 16°
Per tua stessa ammissione, sei un corridore che si costruisce da solo i risultati. Per tue caratteristiche o anche perché con la squadra non riesci a trovare la giusta sintonia tattica?

Sono fatto così, corro all’attacco. Ogni corridore ha le sue caratteristiche, è chiaro che per un De Pretto serve una squadra attorno che tenga la corsa imbrigliata, io cerco l’esatto contrario.

Hai quindi bisogno di un team diverso?

Sia chiaro, alla Zalf sto bene, non mi hanno fatto mancare nulla, ma ritengo che sia meglio per me cambiare aria, per mie ragioni personali. Una delle ragioni è che vorrei avere più occasioni per gareggiare all’estero, confrontarmi con il ciclismo che conta perché come si è visto al Giro il livello fuori è un altro. Ora c’è la nazionale di Amadori che permette di fare tante esperienze, ma la selezione bisogna guadagnarsela e io nel 2024 vorrei essere preso maggiormente in considerazione.

Per Zamperini anche un passato su pista, con il titolo italiano esordienti nella corsa a punti (foto Ghilardi)
Per Zamperini anche un passato su pista, con il titolo italiano esordienti nella corsa a punti (foto Ghilardi)
Hai già contatti in corso?

Sto cercando un procuratore che possa curare i miei interessi, ma voglio fare la scelta giusta, non farmi prendere dalla fretta. Poi si vedrà dove trovare una sistemazione per il prossimo anno. Intanto mi concentro sulle gare da fare.

Cerchi un team per restare ancora nella categoria o per fare il grande salto?

Io credo che un altro anno fra gli Under 23 sia necessario, ho imparato tanto in questa stagione e ho visto che sto ancora crescendo, ad esempio in pianura ormai pedalo con un rapporto in più, ma penso che ci sia ancora margine per migliorare. L’importante è trovare chi voglia investire su uno scalatore ancora in piena costruzione.

EDITORIALE / Vuelta pericolosa o regole inesistenti?

28.08.2023
4 min
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Probabilmente Adam Hansen avrà capito (ormai a sue spese) quanto sia ingrato il compito di presidente del CPA su temi come la sicurezza in corsa e le avverse condizioni meteo. Quello che è successo alla Vuelta e in parte anche in Belgio al Renewi Tour (dove i corridori hanno messo piede a terra a 100 chilometri dall’arrivo, in protesta per il finale tortuoso) è la perfetta dimostrazione di come non sia possibile pretendere comportamenti coerenti senza la base di regole condivise e definitive.

La cronosquadre di apertura della Vuelta a Barcellona, che sarebbe dovuta essere una colossale festa di sport, si è trasformata in un bel disastro a causa della pioggia, delle curve e dell’oscurità della partenza serale (foto di apertura).

Laurens De Plus è finito in ospedale con una frattura dell’anca. «Due minuti di spettacolo – ha dichiarato – dopo mesi di duro lavoro in montagna. Non vedevo l’ora di iniziare queste tre settimane di battaglia con tutte quelle superstar. Ma la vita non è sempre giusta e la corsa va sempre avanti».

Adam Hansen, 41 anni, è da quest’anno il nuovo presidente del CPA
Adam Hansen, 41 anni, è da quest’anno il nuovo presidente del CPA

Evenepoel e Vingegaard

Quando si è accorto che anche la seconda tappa sarebbe stata bagnata e nel finale avrebbe avuto curve in abbondanza, anche Evenepoel ha detto la sua.

«Dopo ieri – così ha parlato il belga dopo che una consultazione con la direzione di gara non aveva tolto tutti i dubbi – penso che meritiamo un po’ più di rispetto da parte dell’organizzazione».

Lo stesso vincitore del Tour, Jonas Vingegaard, è stato ripreso mentre entrava sul pullman della Movistar per concordare una linea comune, dopodiché i corridori hanno trovato un accordo con la direzione.

Jonas Vingegaard si è fatto interprete dei malumori del gruppo, cercando condivisione fra i vari team
Jonas Vingegaard si è fatto interprete dei malumori del gruppo, cercando condivisione fra i vari team

Il diritto all’opinione

L’iniziativa è stata efficace. L’organizzazione ha spostato la registrazione del tempo ufficiale a 9 chilometri dall’arrivo e a quel punto la maggior parte dei corridori si è rialzata in modo plateale, con Evenepoel di nuovo in testa. Sono passati sul traguardo più di 6 minuti dopo il vincitore della tappa, con un chiaro messaggio agli organizzatori.

«Le gare sono diventate molto più difficili – ha commentato Marc Sergeant su Het Nieuwsblad – oppure i corridori si fanno sentire di più. I social media hanno anche reso più semplice esprimere la propria opinione, senza rivolgersi direttamente all’organizzatore. Penso che la voglia di dare la propria opinione sia una buona cosa. Ho rispetto per i corridori che fanno così, perché senza protagonisti non c’è gara».

Per Laurens De Plus una Vuelta durata pochi chilometri e conclusa in ospedale
Per Laurens De Plus una Vuelta durata pochi chilometri e conclusa in ospedale

Lezione per il futuro

Contro il meteo si può poco, ma contro i percorsi si può studiare e agire d’anticipo. Ci si è tanto lamentati per il tracciato della cronosquadre ai mondiali di Glasgow, ma ci sono stati sei mesi senza che nessuno abbia provato a metterci mano. Quali sono, tuttavia, i criteri e le regole per cui un percorso è non sicuro, in assenza di un disciplinare cui tutti siano costretti ad attenersi?

«Siamo arrivati ai giorni più difficili – ha detto a Het Nieuwsblad Il direttore del Renewi Tour, Christophe Impens di Golazo – dopo una catena di eventi, in cui i corridori potrebbero non essersi sentiti ascoltati. C’è stato il caos per le moto al Tour, la morte di De Decker e poi quello che è successo sabato alla Vuelta. Non sono arrabbiato, penso solo sia un peccato che questo sia successo durante la gara. I corridori e i team manager possono studiare il percorso con settimane di anticipo tramite un software speciale. Ne possiamo parlare quando vogliono, se necessario, ma non durante la corsa. E’ una lezione per il futuro».

La prima tappa della Vuelta, una cronosquadre a Barcellona, ha destato molte polemiche
La prima tappa della Vuelta, una cronosquadre a Barcellona, ha destato molte polemiche

Siamo sul filo

A volte bisognerebbe ascoltare i corridori, più che chi li guida e che è spinto da interessi che magari con lo sport non c’entrano molto. Lo ha detto chiaramente l’altro giorno Salvatore Puccio: servono regole chiare da applicare senza doverne parlare. In modo che sia chiaro per tutti che certi percorsi non possono essere disegnati. Che serve un percorso alternativo per i tapponi, evitando le scene ridicole dell’ultimo Giro d’Italia. Ma i corridori devono sapere che questo potere non è illimitato. Il ciclismo non è la Formula Uno e non lo sarà mai. Per questo serve un tavolo condiviso per stabilire regole certe: affinché nessuna componente prevalga sull’altra. Siamo sul filo: è un attimo cadere da una parte o l’altra.

Monaco si allena e finalmente vince, ma si è dato una scadenza

28.08.2023
5 min
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Alessandro Monaco ha appena fatto il check in in hotel quando lo raggiungiamo al telefono, si trova in Toscana per correre il Trofeo Corsanico. Qualche settimana fa, sempre in Toscana, ha vinto la Firenze-Viareggio, una classica del calendario elite/under 23. Dopo l’operazione dello scorso anno ha ripreso bene le corse, vincendo in Azerbaijan e poi a Viareggio. 

«Sto bene – ci dice – ho fatto una ventina di giorni tra luglio e agosto in ritiro sul Fedaia, insieme a qualche compagno di squadra. Un po’ per sfuggire al caldo della mia Puglia e un po’ per preparare al meglio questa parte finale di stagione. Su abbiamo lavorato bene, portando a termine un blocco intenso di allenamenti, infatti una volta sceso ho vinto. Quando le cose si fanno bene si raccolgono i frutti, ora serve dare continuità a questi risultati».

Alessandro Monaco con la maglia dedicata al vincitore della Firenze-Viareggio (foto Instagram)
Alessandro Monaco con la maglia dedicata al vincitore della Firenze-Viareggio (foto Instagram)
Sui social abbiamo visto delle grandi celebrazioni tra te e Francesco Chicchi per la vittoria di Viareggio…

La squadra, ma in particolare Chicchi ci teneva molto a questa gara. Lui abita ai piedi della salita di Pedona ed erano due mesi che ci diceva che voleva far bene alla Firenze-Viareggio. Possiamo dire che l’ho accontentato, gli ho fatto un regalo! Ora mi aspetto una bella cena di pesce, anzi una bistecca alla fiorentina come si deve (conclude con una risata, ndr). 

La seconda vittoria dopo l’operazione, diciamo che sta andando bene, no?

Vincere con i pro’ sarebbe stato meglio, ma un successo fa sempre piacere e dà morale. Facciamo un passo per volta, tanto ora da qui a fine stagione il calendario è pieno di corse, ci sarà l’occasione. 

Sai già che corse farai?

Tutte quelle del calendario italiano praticamente. Come detto parto con il Giro del Friuli, poi Giro di Toscana, Peccioli, Memorial Pantani, Trofeo Matteotti, Adriatica Ionica Race, Giro dell’Emilia e Giro del Veneto. Alla fine della stagione dovrei arrivare ad avere un totale di 50 giorni di corsa.

La seconda vittoria di Monaco è dedicata a Chicchi, che a Viareggio è di casa (foto Instagram)
La seconda vittoria di Monaco è dedicata a Chicchi, che a Viareggio è di casa (foto Instagram)
E la gamba come sta?

Tutto bene, non ho problemi di alcun tipo. Mi concentro molto sulla fisioterapia e sull’osteopatia, per recuperare bene la forza. Lavoro tanto sul core ability e a casa faccio tanta ginnastica posturale per ritrovare l’equilibrio. Prima dell’operazione spingevo solamente con una gamba, così che l’altra è diventata più debole (la sinistra, poi operata, ndr,). 

Che esercizi fai?

Curo molto la parte degli addominali, dorsali e lombari. Il focus è tornare ad avere un equilibrio vicino alla perfezione, quindi spingere in egual modo con entrambe le gambe. 

La fisioterapia a cosa ti serve?

Per curare le tensioni muscolari ed i vari affaticamenti, la gamba sinistra nell’ultimo anno e mezzo ha lavorato meno quindi è normale si affatichi di più.

Il settembre di Monaco si appresta ad essere pieno di gare (foto Instagram)
Il settembre di Monaco si appresta ad essere pieno di gare (foto Instagram)
Il problema all’arteria iliaca è quindi risolto?

Sì. Certo, fino a marzo/aprile ho pagato i cinque mesi senza bici che ho dovuto fare a causa dell’operazione. Ho dovuto curare molto la parte della palestra, andando a lavorare sull’equilibrio e sulla forza praticamente da zero. 

In bici come va?

Anche lì bene, non ho nessun problema. Faccio tutto in maniera normale, anche i lavori finali ad alta intensità o il dietro moto. Lo si nota anche in gara, altrimenti non avrei vinto una corsa impegnativa come la Firenze-Viareggio. 

Hai dovuto sistemare la posizione in sella?

Qualcosa sì. Ho cercato di aprire l’angolo dell’anca per stare meno piegato. Mi sono spostato in avanti con la sella e ho alzato il manubrio con degli spessori. A livello di prestazioni non ne ho risentito, sono piccoli accorgimenti che non cambiano molto l’aerodinamica. 

Il recupero dopo l’operazione procede bene, ora riesce a fare tutti i lavori e spingere correttamente sui pedali
Il recupero dopo l’operazione procede bene, ora riesce a fare tutti i lavori e spingere correttamente sui pedali
Dovrai poi tornare in Olanda, dove ti sei operato, per fare dei controlli?

Dovrei farne uno a un anno dall’operazione, che è avvenuta il primo settembre del 2022. Però ho deciso di posticiparla di un mese e andare a fine stagione, ora sto bene e voglio correre. Andare in Olanda ti fa perdere 4 giorni di allenamento e non posso permettermelo. A ottobre ci sarà tempo e ne approfitterò anche per fare un giro ad Amsterdam. 

E per l’anno prossimo, hai qualche notizia? Rimani in Technipes?

No. Se riuscirò ad ottenere un contratto con una professional continuerò, altrimenti mi darò alla vita da avvocato. A marzo del prossimo anno mi laureo in Giurisprudenza, se non andrò avanti con il ciclismo andrò ad esercitare. 

A ottobre, finita la stagione Monaco tornerà a Eindhoven per controllare come procede la guarigione
A ottobre, finita la stagione Monaco tornerà a Eindhoven per controllare come procede la guarigione
Una vita parallela, da quando studi giurisprudenza?

Praticamente da quando sono passato under 23. E’ una laurea a ciclo unico, quindi di 5 anni. Io ci ho messo un anno e mezzo in più, ma tra allenamenti, corse e tutto il resto mi ritengo soddisfatto. 

Con la Technipes come sei rimasto?

Quello con la Technipes è stato un bellissimo anno, fatto con gente per bene, che ama questo lavoro. Lo staff è di primo livello e non ci è mai mancato nulla, ma ormai sono grande per una continental, che è una tipologia di squadra che ai giovani fa tanto bene. Corrono con i professionisti, imparano, si prendono qualche tirata di orecchie. Ma io ormai ho un’età diversa da quella dell’apprendimento.