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Ansaloni, il viaggio della vittoria in Azerbaigian

19.06.2023
5 min
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Ha la voce raggiante e tanta voglia di raccontare, Emanuele Ansaloni di ritorno dall’Azerbaigian. L’ex Paese sovietico è stato teatro nella scorsa settimana dell’Aziz Shusha, corsa a tappe di 5 giorni nella quale il Team Technipes #inemiliaromagna ha fatto davvero scintille dominando la corsa, con il corridore di Molinella che ha vinto l’ultima tappa conquistando così anche la classifica generale.

Negli occhi di Ansaloni, più che la vittoria, le premiazioni, le feste per il successo sono altri gli aspetti che sono rimasti impressi. Soprattutto quelli legati ai posti dove si gareggiava ed è da lì che vuole iniziare il suo racconto.

Le larghissime strade di Baku, da dove la corsa ha preso il via
Le larghissime strade di Baku, da dove la corsa ha preso il via

«Conoscevo l’Azerbaigian solo per le immagini trasmesse in televisione tv da Baku – racconta Ansaloni tra l’altro autore delle foto extracorsa del servizio – quando si corre il GP di Formula 1. Quando siamo usciti dall’aeroporto ho visto una città sfarzosa, con grandi monumenti, insomma estremamente ricca. Ma quando la corsa ci ha portato fuori, è stato tutto un altro paesaggio. Paesi poveri, case dimesse, piccoli villaggi dove si fa fatica a sopravvivere e mi colpiva l’entusiasmo della gente al nostro passaggio, si vedeva che stavamo dando loro qualcosa di nuovo. Poi l’ultima tappa mi ha lasciato di sasso…».

Perché?

Ci siamo trovati a correre avendo i carri armati per spettatori, l’esercito in pieno assetto di guerra. Eravamo ai confini con l’Armenia e la tensione fra i due Paesi è sempre alta, fino a qualche anno fa c’era la guerra. Abbiamo fatto un viaggio in bici fra poli estremi e se è anche vero che quando corri fai fatica ad accorgerti di quel che c’è intorno, quelle sensazioni di angoscia mi sono rimaste impresse. A me piace gareggiare all’estero, conoscere culture diverse, ma non posso negare di essere rimasto molto colpito da quel che ho visto.

Oltretutto tu come i tuoi compagni non venivate da una situazione tranquilla, anzi…

Io di casa sono vicino pochi chilometri dalle terre colpite dall’alluvione della Romagna, ma per fortuna il mio paese non ha subìto danni. Ma è chiaro che da quei giorni le gare sono per noi molto diverse. Quando hai un nome come il nostro, porti in giro l’immagine della nostra terra. Faccio un esempio: appena dopo l’alluvione dovevamo correre il Matteotti. Non abbiamo neppure pensato di saltare la gara: al contrario, volevamo esserci e dare il 200 per cento per fare bene e vincere, lanciare un messaggio e lo abbiamo fatto (infatti ha vinto Nessler, ndr)..

Torniamo alla gara azera, che tipo di corsa era?

Quando siamo partiti pensavamo di trovarci ad affrontare una corsa abbastanza tranquilla, ma così non è stato. Intanto i percorsi presentavano lunghe strade tutte dritte, con anche tre corsie, ma non avevamo tenuto conto dei ventagli, inoltre alcune di esse erano vere e proprie salite anche di 3 chilometri con pendenze al 20 per cento. Insomma una gara che di tranquillo non aveva nulla, c’era da faticare…

Il podio finale con Ansaloni fra il kazako Remkhi 2° a 57″ e l’olandese Quaedvlieg 3° a 1’12”
Il podio finale con Ansaloni fra il kazako Remkhi 2° a 57″ e l’olandese Quaedvlieg 3° a 1’12”
Come livello di partecipazione?

Non era certo una corsa del WorldTour. C’erano un paio di squadre satelliti dell’Astana, alcune nazionali dell’Est Europeo o dell’Asia, ma anche team e corridori abbastanza forti, come il China Glory con il canadese Piccoli che ha fatto la Vuelta nel 2021. Tutti però inquadravano noi come i favoriti e infatti ci hanno dato battaglia. Il controllo della gara è toccato quasi sempre a noi .

Come sei arrivato alla vittoria?

Per me, al di là della vittoria è stata importante la prima tappa. Per colpa di un ventaglio mi sono trovato staccato e ci ho messo tempo a recuperare, dopo però ho indovinato la fuga buona, siamo arrivati in una decina con 3 minuti e mezzo sul gruppo. Avevo un bel bottino in tasca, dovevamo amministrare e così abbiamo fatto, costruendo la vittoria su quel capitale.

Il Team Technipes 1° in classifica, con anche Forques (FRA), Innocenti, Monaco, Nessler, Petrelli e il diesse Chicchi
Il Team Technipes 1° in classifica, con anche Forques (FRA), Innocenti, Monaco, Nessler, Petrelli e il diesse Chicchi
La sensazione è che sei andato sempre meglio…

Un po’ è vero. A dir la verità la stagione era iniziata anche abbastanza bene, chiaramente correndo con i pro’ fare risultato non era facile, ma alla mia prima gara nella massima categoria, il Trofeo Laigueglia ero comunque riuscito a centrare la fuga. Ho cercato di andare sempre all’attacco quando avevo possibilità di correre nella massima serie e quando mi ritrovavo a gareggiare fra gli under 23 sentivo buone sensazioni, ma poi sono andato in calando. All’Appennino ero tornato a far girare le gambe e in Azerbaigian tutto quel lavoro alla fine è venuto buono.

Ora che cosa ti aspetta?

Il campionato italiano professionisti, so che sarà una corsa durissima, ma voglio provare a mettermi in luce. D’altro canto se voglio guadagnarmi una chance in un grande team è l’unica strada che posso percorrere. Non ho un procuratore, cerco di far parlare i risultati, sperando che qualcuno li noti.