Del Toro? Ha valori speciali, parola di Ugrumov

31.08.2023
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«La vittoria al Tour de l’Avenir? Non mi ha sorpreso minimamente, è da quando l’ho conosciuto che so di avere fra le mani un campione». Piotre Ugrumov, il tecnico della nazionale messicana è quasi sorpreso dalla grande attenzione che si è scatenata intorno al suo pupillo, d’altronde già lo scorso anno aveva sottolineato le qualità del corridore diciannovenne che ha sbancato la più importante corsa per under 23.

Una vittoria che non è certo arrivata per caso: «Al Tour pensavamo sin dall’inizio di stagione – spiega l’ex corridore lettone, uno dei grandi rivali di Pantani al Giro e al Tour – ci eravamo programmati per essere al massimo in questo periodo, per questo nella prima parte dell’anno si è un po’ risparmiato, anche perché veniva da un 2022 complicato».

L’abbraccio del giovane messicano a Ugrumov, suo tecnico e mentore
L’abbraccio del giovane messicano a Ugrumov, suo tecnico e mentore
In quale misura?

Isaac voleva essere protagonista in Francia già lo scorso anno, ma una caduta prima della corsa lo aveva fatto sbattere con violenza contro un guardrail con conseguente rottura del femore. La sua stagione è finita a metà luglio, così abbiamo deciso di prendercela comoda. E’ tornato a casa e si è allenato d’inverno pensando già a quel che doveva fare.

Qual è la caratteristica che ti colpisce di più di Del Toro?

E’ un ragazzo molto sensibile e curioso, che prende questo mestiere estremamente sul serio e non vuole farsi sfuggire nulla. Per certi versi imita un po’ il suo idolo Pogacar, ha un’attenzione quasi maniacale per questo sport tanto che l’Avenir era diventato non solo un obiettivo ma quasi un’ossessione. Il nostro Tour è cominciato molto prima della partenza…

Del Toro in classifica ha preceduto i nostri Pellizzari di 1’13” e Piganzoli di 1’42”
Del Toro in classifica ha preceduto i nostri Pellizzari di 1’13” e Piganzoli di 1’42”
Racconta…

Intanto abbiamo sfruttato il periodo di allenamento in altura per andare a visionare le tappe principali della corsa. Le abbiamo studiate metro per metro e poi le abbiamo ripassate più e più volte al computer. Una settimana prima del via eravamo già in Francia per allenarci sugli stessi percorsi. Posso dire a conti fatti che la corsa è andata quasi interamente nella stessa maniera di come l’avevamo immaginata e programmata.

Com’è il tuo rapporto con Isaac?

E’ un ragazzo molto attento a qualsiasi cosa e soprattutto che nutre una grandissima fiducia in noi che lo guidiamo. Tanto che chiede scusa se poi in corsa qualcosa non va com’era stato previsto. Io dal canto mio cerco di parlarci molto, soprattutto quando è nervoso per qualche ragione.

Isaac ha preparato l’Avenir al Giro della Valle d’Aosta, finendo al terzo posto
Isaac ha preparato l’Avenir al Giro della Valle d’Aosta, finendo al terzo posto
Tecnicamente ti assomiglia?

Non direi, è un corridore a sé anche perché i corridori di oggi, ma direi proprio il ciclismo nel suo insieme è molto diverso da quello che affrontavamo noi. Lui è il corridore del futuro.

Stupisce però che venga da un Paese, il Messico che ha avuto pochi campioni nel suo insieme, vengono in mente i nomi di Alcala e Perez Cuapio…

Campioni veri, Alcala è stato mio avversario, ma come detto è davvero difficile fare un paragone. Ho capito subito che Isaac aveva qualcosa di diverso vedendo i suoi dati. Io sono abituato a lavorare molto in base ai numeri, ai valori che un corridore esprime e si vedeva che i suoi erano molto diversi da quelli di tutti i suoi compagni. Soprattutto ho notato che sapeva gestirsi, arrivava al traguardo che non aveva dato tutto, che aveva delle riserve e questo conta molto in prospettiva. Ti faccio un esempio…

Del Toro festeggiato dai tifosi messicani sulle strade francesi
Del Toro festeggiato dai tifosi messicani sulle strade francesi
Prego…

Il Tour non era iniziato bene, sapevamo che nella cronosquadre avremmo perso molto ma un componente del team è caduto e ha rotto la bici. Contavamo di perdere un minuto invece ne abbiamo incassati più di due. Isaac però non si è scomposto, ha detto solo che ci sarebbe stato da lavorare di più e così è stato.

E’ facile immaginare che le sue prestazioni abbiano scatenato le attenzioni dei grandi team intorno a lui…

Ce ne sono almeno 4 che gli fanno una corte serrata. Sui media è già uscita qualche anticipazione, ma per ora non ha preso ancora una decisione né tantomeno ha firmato nulla. Vuole pensarci bene, per scegliere la soluzione migliore per continuare a crescere.

Per il messicano si è aperta ora una vera asta tra squadre WorldTour
Per il messicano si è aperta ora una vera asta tra squadre WorldTour
Il Messico è solo Del Toro?

Intorno a lui si sta ridestando nel suo Paese l’attenzione per il ciclismo e posso già anticipare un altro nome del quale si sentirà parlare. Si chiama Carlos Garcia, è molto forte, solo che è completamente diverso da Isaac, è uno molto veloce, un vero sprinter. Anche nel suo caso sono i valori a dirmelo…

Il super Avenir dell’Italia visto con gli occhi di Amadori

31.08.2023
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La voce di Marino Amadori è carica di emozioni e felicità, il Tour de l’Avenir appena concluso ha dato tanti motivi per essere contenti. La vittoria dell’ultima tappa firmata da Giulio Pellizzari è stata solamente la ciliegina sulla torta di un trasferta in Francia di otto giorni. Tappe dure, dove gli azzurri sono stati sempre presenti e combattivi, tanto da vincere la classifica a squadre con un margine di 14 minuti sulla Colombia. 

Sul podio finale due italiani: Pellizzari secondo (a destra) e Piganzoli terzo (a sinistra, foto Tour de l’Avenir)
Sul podio finale due italiani: Pellizzari secondo (a destra) e Piganzoli terzo (a sinistra, foto Tour de l’Avenir)

Due su tre

Due gradini del podio occupati, il secondo e il terzo, rispettivamente da Pellizzari e Piganzoli. L’Italia partiva con grandi ambizioni e si è dovuta inchinare solamente davanti a Del Toro, ma quando chiediamo ad Amadori se si poteva fare qualcosa di più risponde senza troppi dubbi.

«Di meglio possiamo fare solo i complimenti a chi ha vinto – dice – Del Toro è stato impressionante. Gli ultimi quattro giorni aveva una condizione super, imbattibile. Noi ci abbiamo provato, ma il ragazzo ha risposto sempre bene agli attacchi. E giusto riconoscere il merito a chi è stato più forte, con la serenità di aver fatto il possibile e anche qualcosa oltre».

Alla prima tappa maglia gialla sfiorata per l’Italia, Villa si arreso solamente al compagno di team Foldager (foto Tour de l’Avenir)
Alla prima tappa maglia gialla sfiorata per l’Italia, Villa si arreso solamente al compagno di team Foldager (foto Tour de l’Avenir)

Preparati

Gli azzurri (in apertura alla presentazione delle squadre, foto Tour de l’Avenir) sono stati protagonisti in otto tappe su otto, dalla prima all’ultima. Una costanza che ha portato la firma di Busatto: il quale nelle prime cinque tappe non è mai uscito dai primi dieci.

«Busatto ha fatto vedere di cosa è capace – replica Amadori – purtroppo per un motivo o per l’altro non è riuscito a vincere, ma non è da tutti avere questa costanza. Non dobbiamo però dimenticare tutti gli altri, a partire da Villa che nella prima tappa ha sfiorato il successo, battuto solamente dal suo compagno di squadra Foldager. Peccato per Romele che ha avuto dei problemi fisici all’inizio ma poi è stato davvero importante. Anche Pinarello si è comportato molto bene, era il suo primo Tour de l’Avenir e una caduta gli ha complicato le prime tappe.

«Questo Tour de l’Avenir – continua – lo abbiamo preparato nella maniera migliore, e per questo dobbiamo ringraziare la Federazione. Siamo andati a visionare le tappe e curato tutto nei minimi dettagli. Ma il plauso più grande va fatto ai ragazzi, mentre un grazie importante è per le società. Senza il loro benestare non avremmo potuto lavorare così tanto e bene. I corridori, alla fine, sono di loro proprietà e privarsene per quasi due mesi non è facile. Noi come nazionale cerchiamo di dare quel qualcosa in più che serve ai ragazzi per crescere e l’Avenir è una di queste gare».

A ognuno la sua occasione

L’Italia ha conquistato la classifica a squadre, così come lo scorso anno. Non è un caso, Amadori ha portato sei corridori in grado di fare bene ovunque. Ragazzi forti e preparati, ai quali è stata concessa l’occasione di mettersi in mostra. 

«Vedo queste corse – ci racconta Amadori – come un modo per dimostrare che abbiamo tanti ragazzi forti e in gamba. Non si possono impostare questi appuntamenti come se fossimo una squadra WorldTour, non avrebbe senso. Sarebbe ingiusto chiedere ad un ragazzo di mettersi a completa disposizione di un compagno annullando le sue possibilità di fare bene. Chiaramente tutti sapevano che Pellizzari e Piganzoli sarebbero stati i due uomini di classifica, viste le loro caratteristiche, e per questo bisogna avere un occhio di riguardo. Ma poi ad ogni ragazzo veniva concessa l’occasione di fare il suo». 

Piganzoli è stato il regista in corsa, la sua esperienza è risultata fondamentale per il podio finale (foto Tour de l’Avenir)
Piganzoli è stato il regista in corsa, la sua esperienza è risultata fondamentale per il podio finale (foto Tour de l’Avenir)

Duo Pellizzari-Piganzoli

Quando la strada ha iniziato ad impennarsi sotto le ruote dei corridori sono emersi Pellizzari e Piganzoli. I due scalatori giovani che tanto stanno crescendo e che hanno già fatto molto bene. Non si arriva secondo e terzo al Tour de l’Avenir senza una preparazione adeguata, vero, ma poi servono delle qualità innate per rimanere davanti ogni giorno e giocarsi la vittoria

«Piganzoli – spiega Amadori – è stato il regista in squadra, visto che in queste gare si corre senza radiolina. I ragazzi devono inventare delle strategie ed agire al volo, lui era al suo secondo Avenir e ha fatto delle belle esperienze. Ora è il momento di puntare a qualcosa di più, è giusto così. Piganzoli partiva con i gradi, tanto da aver programmato questo Avenir fin nei minimi dettagli. Ha curato la preparazione al cento per 100 ed è arrivato al meglio delle sue possibilità.

«D’altro canto – dice ancora – Pellizzari ha fatto vedere grandi qualità per essere alla sua prima esperienza. L’idea era quella di tenere due pedine da giocarci per la classifica finale, entrambi ci hanno provato ed entrambi hanno attaccato. Giulio non è mai uscito dai primi cinque nelle ultime tappe, quelle di montagna. E’ chiaro che con un corridore del genere si voglia puntare a fare meglio il prossimo anno, e meglio del secondo posto c’è solo la vittoria (conclude con una risata, ndr)».

Vuelta, secondo test in montagna. Remco contro Vingegaard?

31.08.2023
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Si torna in salita. Dopo l’esibizione di Evenepoel sabato scorso ad Andorra, la Vuelta propone oggi l’arrivo al Pico del Buitre (Observatorio Astrofísico de Javalambre), dopo 10,9 chilometri di salita con una media dell’8 per cento e passaggi al 16.

Il verdetto di sabato ha fatto vedere come in realtà i big fossero tutti lì: il solo a non essere riuscito a tenere il passo dei primi è stato Geraint Thomas, arrivato a 47 secondi e salvato da sicuro naufragio dall’aiuto del compagno Bernal. Remco invece è parso in grande spolvero, al punto da lasciarsi dietro Vingegaard con un’azione fulminea ai 200 metri dal traguardo di Arinsal. Se però la vittoria di tappa poteva essere un’opzione prevedibile, data la tipologia dell’arrivo, forse Evenepoel non aveva messo in conto di indossare così presto la maglia di leader.

«Non era affatto previsto prendere la maglia di leader così presto – ha ammesso il belga nella conferenza stampa del dopo tappa – per cui ora dovremo stabilire una tattica intelligente e decidere se vogliamo mantenerla».

Seconda vittoria di tappa consecutiva ieri per Kaden Groves, che batte Filippo Ganna
Seconda vittoria di tappa consecutiva ieri per Kaden Groves, che batte Filippo Ganna

Il traguardo volante

Per il momento le cose gli stanno andando bene, al punto che durante la quinta tappa è andato anche a caccia di un traguardo con abbuono a 10 chilometri dall’arrivo.

«Ho visto la UAE Emirates arrivare al gran completo – ha spiegato il leader della corsa – e ho pensato che Ayuso avrebbe provato a guadagnare qualcosa. Ecco perché sono entrato in prima persona. Però ogni secondo conta. Il Giro si è deciso con 14 secondi tra i primi due, non si lascia nulla, soprattutto se non costa grossi sforzi. La cosa più importante è che sia andato tutto bene nelle ultime due tappe e che tutti abbiano tagliato il traguardo sani e salvi».

Oggi però non ci sarà tanto da scherzare: il secondo arrivo in salita della Vuelta promette di essere esigente.

«E’ il secondo grande confronto in montagna – ha detto Evenepoel – immagino che ci sarà battaglia, ma non so assolutamente cosa aspettarmi. Penso che questa salita possa fare al caso mio, ma contro i migliori corridori del mondo dovremo stare attenti. Spero soprattutto che una fuga possa andare fino in fondo».

La tappa odierna della Vuelta arriva all’Observatorio Astrofísico de Javalambre, con un finale davvero cattivo
La tappa odierna della Vuelta arriva all’Observatorio Astrofísico de Javalambre, con un finale davvero cattivo

Largo agli sfidanti

Roglic scalò queste salite nel 2019, per questo nel clan della Jumbo-Visma sembrano tutti abbastanza tranquilli. Lo sloveno arrivò sesto sulla vetta di Teruel e si lasciò dietro Pogacar per 30 secondi. Questa volta Primoz si trova a 43 secondi da Evenepoel e ad Andorra il compagno di squadra Vingegaard è parso leggermente superiore, ma anche lui deve recuperare 37 secondi che non sono pochi.

Oggi sulle strade del Pico del Buitre c’è da aspettarsi che corridori come Ayuso, Mas, Vlasov o Uijtdebroeks proveranno a essere della partita, mentre noi aspettiamo di vedere all’opera Damiano Caruso (già in fuga ad Andorra), con una punta di curiosità per Lenny Martinez, che nel 2021 di questi tempi vinceva il Giro della Lunigiana e sabato ad Andorra è arrivato settimo con tutti i migliori. Inaspettatamente al terzo posto in classifica, a soli 17 secondi dal leader belga, il giovane corridore del team Groupama-FDJ misurerà sicuramente le sue ambizioni.

Roglic già oggi potrebbe attaccare, ma quali sono gli equilibri in casa Jumbo-Visma?
Roglic già oggi potrebbe attaccare, ma quali sono gli equilibri in casa Jumbo-Visma?

Sopravvivere e non perdere

La tappa di oggi verso l’Osservatorio Javalambre termina con una salita di 10,9 chilometri con una pendenza media dell’8 per cento. Dopo due tappe per velocisti e doppietta di Groves, ci sarà di nuovo da salire.

«E’ una salita finale difficile, a gradini – dice Evenepoel – una tappa dura, durissima. Termina con 30-40 minuti di salita piuttosto ripida. Non necessariamente per corridori estremamente esplosivi, quindi mi va bene. Anche ad Andorra si è trattato di circa mezz’ora di scalata. Dovremo stare attenti soprattutto a Vingegaard, il miglior scalatore del mondo. Guarderò la sua ruota più del solito. Speriamo che parta una bella fuga per la vittoria di giornata, mentre vedremo cosa fare con la maglia. Sopravvivere e non perdere tempo, questa è la cosa più importante».

Parte il Giro del Friuli: con Buratti nei segreti della corsa

31.08.2023
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Gimondi, Basso, Chiappucci, Simoni, Pogacar. La lista dei vincitori del Giro del Friuli Venezia Giulia vanta nomi che hanno fatto la storia di questo sport. Oggi scatterà la 59ª edizione con un parterre internazionale pronto a dare spettacolo in questi quattro giorni di corsa. L’anno scorso Emiel Vestrynge ha portato a casa il successo e l’ambita maglia gialla davanti a Nicolò Buratti e a Davide Toneatti. Li abbiamo visti sfidarsi in quattro tappe di fuoco, compreso l’arrivo spettacolare sullo Zoncolan. 

Quest’anno la corsa è pronta a infiammarsi nuovamente sulle strade friulane altrettanto dure e affascinanti, di cui la Regione è ricca e che ogni anno mostra al Giro d’Italia. Per scoprire il percorso ci siamo affidati a chi, quest’anno, è professionista ma su queste strade si allena e l’anno scorso ha portato a casa un secondo posto nella generale e due successi di tappa. Nicolò Buratti, ti va di presentarci il Giro FVG 2023?

L’arrivo a Colloredo di Monte Albano 2022(foto Bolgan)
L’arrivo a Colloredo di Monte Albano (foto Bolgan)
Che corsa è il Giro del Friuli Venezia Giulia?

E’ una gara che mi tocca molto, ci sono molto affezionato essendo friulano. Sicuramente è un palcoscenico internazionale importante e vanta un palmares di grandi campioni. Il territorio che tocca racchiude quasi tutto il Friuli e questo è un plauso che va fatto agli organizzatori che negli ultimi anni sono riusciti a valorizzare sempre di più questa corsa. Ogni anno riescono a tirare fuori veramente un bel percorso e completo per tutti i corridori. C’è spazio per riuscire a portare a casa il risultato ed emergere in base alle proprie caratteristiche. 

Come va interpretata una gara a tappe di questo tipo? 

Bisogna stare sempre con l’occhio vigile, perché le tappe sono tutte insidiose e se si vuole portare a casa il Giro bisogna sempre stare sul pezzo ogni giorno. Poi, ovvio, parlando di quest’anno, c’è la tappa regina che è quella con l’arrivo a Sauris in cui sicuramente, almeno sulla carta, si dovrebbe fare la classifica generale. Ma attenti alla seconda tappa che è molto simile a quella affrontata l’anno scorso.

Parliamo del percorso. La prima tappa sulla carta è per velocisti… 

Sì, direi che lascia poco spazio ad altre interpretazioni. Sono 160 chilometri piatti, dove bisognerà stare davanti e attenti alle cadute.

La seconda tappa invece sembrerebbe facile, potrebbe presentare qualche insidia?

E’ una tappa molto insidiosa perché molto simile a un percorso da classica con stradine strette e strappetti e alla fine verrà fuori sicuramente la fuga. L’anno scorso diciamo che il Giro l’ho perso in quella frazione. Perché è andata via una fuga importante con dentro Verstrynge e Toneatti che hanno preso un minuto e mezzo. Alla fine si è giocato tutto lì, anche se il giorno dopo comunque ci sarebbe stato lo Zoncolan da affrontare. Quindi bisogna stare attenti sempre e stare concentrati.

La terza è la tappa regina di questa edizione. Conosci la salita finale?

Sì, la conosco anche se non sono proprio di quelle parti. Sono però strade che ho già fatto. La salita del Passo Pura è una salita veramente impegnativa. Sono quasi quaranta minuti di ascesa tosta. Da non sottovalutare neanche la discesa, perché è tecnica e si arriva proprio ai piedi del lago di Sauris e non è finita perché si hanno ancora cinque chilometri, se non di più, per raggiungere la cima. La selezione sicuramente verrà fatta sul Pura, ma bisogna avere gambe per arrivare fin sulla linea del traguardo senza accumulare distacchi.

Il Giro si chiude con l’arrivo a Trieste…

Secondo me non può essere considerata una tappa tranquilla per chi ha la maglia di leader. Non può ritenere di aver vinto il Giro, assolutamente, perché l’ultima tappa è un po’ come la seconda. E’ complicata, la conosco perché sono strade un po’ più della mia zona perché si passa a una ventina di chilometri da casa mia. Ma soprattutto la parte di Trieste è una parte molto complicata, tecnica, con strade veloci che si alternano a stradine fino alla fine. L’arrivo è difficile, perché si entra a Trieste, che comunque non non è proprio una città piatta.  E’ sul mare però c’è anche tanta salita e si arriva da dietro, praticamente dalla Slovenia. Il finale me l’hanno raccontato i ragazzi che sono stati a provarlo. E’ veramente difficile, entrando in centro città bisogna stare attenti. 

E’ il tuo primo anno lontano da questa corsa. Ti mancherà non correrla? 

Sono contento di essere sicuramente passato professionista e questo mi ripaga. E’ un Giro che comunque mi sarebbe piaciuto molto come percorso e diciamo soprattutto, l’ultima tappa che arriva a Trieste sarebbe stata molto adatta a me, così come anche la seconda. Mi sarei sicuramente divertito.

C’è qualche tuo ex-compagno che vedi bene per questo appuntamento?

Il Cycling Team Friuli è una squadra forte, insomma, è la squadra della regione, quindi sicuramente ci puntano a fare bene. C’è Daniel Skerl che è un ottimo velocista e per la prima tappa è uno dei favoriti. Direi anche per l’ultima se riesce a tenere duro, essendo lui di Trieste, conosce molto bene le strade. Per la seconda tappa direi Giovanni Bortoluzzi, che vive nelle zone di Fagagna. Infine c’è sempre anche Davide De Cassan, che credo sia l’uomo di punta per la squadra. Oltre alla generale penso che la terza tappa sia quella più adatta a lui, la più dura, dove potrebbe ritagliarsi delle belle soddisfazioni.

Buratti è pronto per il finale di stagione con le classiche canadesi
Buratti è pronto per il finale di stagione con le classiche canadesi
Il Giro del Friuli è una corsa di importanza internazionale, chi vince qui dimostra di essere pronto per appuntamenti più importanti. C’è qualcuno che vedi particolarmente favorito?

Sono sincero, non ho visto bene la lista partenti, quindi non posso dire un nome. So che c’è Luca Vergallito che insieme all’Alpecin Devo, squadra che ha vinto l’anno scorso, avranno voglia di riconfermarsi. C’è un parterre straniero importante, quindi chiunque vincerà sarà un nome di spessore. Io tifo gli italiani ma prima ancora i ragazzi del team Friuli. 

E Buratti cosa farà in questo finale di stagione?

Sono appena tornato a casa dal Renewi Tour. Sono molto contento del programma che mi sta facendo fare la squadra. Ovviamente la prima parte è stata un po’ di adattamento e adesso sto iniziando a ingranare bene. Sono uscito bene da quest’ultima corsa. E’ un ritmo diverso dal mondo degli under, posso confermarlo (ride,ndr). Si va molto più forte però piano piano, un gradino alla volta ce la faremo ad arrivare in alto. Adesso farò ancora una settimana a casa e dopo partirò per il Canada, quindi farò le classiche di Quebec e Montreal e anche qui sono molto contento perché non sono proprio due garette.

Milesi e Baroncini, le soddisfazioni iridate della Beltrami

30.08.2023
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«Prima di vincere o fare risultato, a noi interessa insegnare ai ragazzi cosa significhi diventare dei corridori senza creare false illusioni. E aver visto Baroncini prima e Milesi poi diventare campioni del mondo ci rende molto orgogliosi del lavoro fatto con loro». Lo afferma con convinzione Roberto Miodini, diesse della Beltrami TSA Tre Colli, che aveva guidato i due giovani italiani nella loro rispettiva prima stagione da U23.

Il team continental emiliano è stato come un centro di svezzamento sia per loro che per altri attuali pro’ che sono passati da lì, ma è ovvio che quei trionfi iridati abbiano un sapore speciale. Lo splendido agosto di di Milesi – composto nell’ordine dalla vittoria della crono mondiale U23 a Glasgow, il quinto posto nella prova in linea e la vestizione della maglia rossa a La Vuelta grazie al primo posto della Dsm-Firmenich nella cronosquadre – ha bissato di fatto quelle sensazioni vissute nel 2021 con la favolosa cavalcata di Baroncini a Leuven. Col tecnico parmense siamo tornati ai tempi di “quei” due ragazzi…

Roberto andando in ordine cronologico, che ricordo hai di Milesi?

Sicuramente è fresco. L’ho sentito dopo i suoi recenti risultati. Lorenzo è stato con noi per una stagione nel 2021, ma pensate che venne in ritiro il primo giorno anche l’anno dopo, che era già in DSM, per salutare i vecchi compagni e il resto dello staff. Quando lo abbiamo preso sapevamo che era uno degli junior più promettenti. In Beltrami ha fatto un’annata molto buona, sempre al servizio dei compagni. Correva in modo generoso e spesso gli ho detto, quasi rimproverato, che lo era anche troppo, come quella volta alla Milano-Busseto. Andò in fuga con altri quattro fin dai primissimi chilometri e nel finale, col gruppo arrivato a cinquanta metri, tirò alla morte pur di non farlo rientrare. Lui fece quinto su cinque e mi disse: «Hai ragione potevo agire diversamente, ma non volevo che ci riprendessero, ci meritavamo di arrivare noi».

Cosa gli avevi risposto?

Fondamentalmente nulla (sorride, ndr). Forse sarebbe riuscito ad ottenere qualcosa in più, ma ormai la corsa era finita e al limite lo avrei visto all’opera in quella successiva. D’altronde Lorenzo ha sempre guardato alla sostanza in gara. Di lui ti accorgevi subito del gran motore che aveva. Anche al Giro dell’Emilia in mezzo ai pro’ fece un gran numero. 145 chilometri di fuga prima di staccarsi e ritirarsi al primo passaggio sul San Luca quando si mossero i big. Per me quell’azione valeva come cinque vittorie, alla faccia di chi vede solo i risultati e mai le prestazioni. Che è un tipico ragionamento che c’è nel ciclismo giovanile e dilettantistico però questo è un altro discorso

Invece un ricordo di Baroncini?

Devo dire che sono tanti per entrambi ed è normale che dopo le loro vittorie assumano anche un significato diverso. Filippo era uno junior di grande prospettiva, che aveva fatto una bella trafila giovanile. Era arrivato nel 2019 e lo avevamo preso convinti che avrebbe fatto bene in poco tempo. Nel primo anno ha capito com’era la categoria cogliendo qualche buon piazzamento. Nel 2020 invece, quando la stagione è ripresa dopo il lockdown, bastava portarlo solo alle corse perché non ne ha sbagliata una. In quaranta giorni aveva collezionato due vittorie e sei top 10, ma ci piaceva come interpretava la corsa, all’attacco e convinto dei suoi mezzi. Eravamo certi che nel 2021 sarebbe diventato il più forte con noi o con altri.

Era obiettivamente difficile trattenerli?

E’ un discorso complesso e semplice al tempo stesso. Nel caso di Lorenzo, quando arrivò da noi, sapevamo che era già nel mirino di squadre WorldTour, tant’è che la DSM lo prese per il suo Devo Team. A Filippo invece è stato proposto un contratto migliore da un’altra parte (passò alla Colpack-Ballan, ndr) che noi non riuscivamo a pareggiare. Ci è dispiaciuto chiaramente ma forse doveva andare così…

In ogni caso resta la soddisfazione di aver introdotto due futuri iridati nel difficile mondo di U23 e pro’.

Certo, siamo contenti. Significa che funziona bene il cosiddetto scouting e quindi il lavoro che facciamo sui ragazzi. In Beltrami vogliamo che i ragazzi siano consapevoli di quello che stanno facendo per capire dove vogliono arrivare. Poi è ovvio che la differenza è data dalle motivazioni e da una buona dose di fortuna. Considerando che la nostra squadra è di recente costituzione, nell’ultimo periodo abbiamo una buona percentuale di nostri ex atleti al primo anno da “dilettante” che ora sono professionisti. Penso a Parisini e Tarozzi oltre a Fiorelli, anche se era già un po’ più grande. A loro aggiungo De Pretto che è stato con noi nel 2021, quando c’era Milesi, e che ha appena firmato due anni nel WorldTour con la Jayco-AlUla. Quando leggiamo di questi passaggi siamo molto orgogliosi.

Vedendo ora dove sono, cosa prevede Roberto Miodini per Baroncini e Milesi?

Sono due ragazzi diversi fra loro, sia fisicamente che caratterialmente. Filippo spero che abbia più fortuna in certe situazioni. Quando cade spesso si fa male o si rompe. Oppure se al campionato italiano non avesse forato avrebbe vinto lui, ne sono sicuro al cento per cento. Andrà in UAE e si ritaglierà un ruolo da protagonista o da punta perché è nella sua indole. E’ ancora giovane e può diventare un corridore da classiche. Di Lorenzo invece stiamo scoprendo le sue potenzialità. Forse è meno appariscente, ma decisamente solido. Ha solo 21 anni e la sua dimensione la troverà a brevissimo. Di certo è che saranno due corridori fondamentali per la nazionale di Bennati nell’imminente futuro.

I sogni di Vigilia, tra WorldTour e… cinque cerchi

30.08.2023
5 min
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E’ un momento particolarmente effervescente per Alessia Vigilia. Tornata dai mondiali di Glasgow dov’è stata impegnata sia nel team relay che nella cronometro individuale, la giovane bolzanina con già in tasca il contratto biennale con la FDJ-Suez ha conquistato il Giro di Toscana, sua prima corsa a tappe, dimostrando che la sua crescita è esponenziale.

La vittoria sulle strade toscane è arrivata al termine di una tappa conclusiva tumultuosa, con la maglia di leader assegnatale dopo oltre un’ora di consultazioni e di riesame della volata finale. La lituana Rasa Leleivyte, riguardando più e più volte le immagini dello sprint, è stata retrocessa in fondo al gruppetto di fuggitive che si sono giocate il successo, perdendo così quell’abbuono che le sarebbe valso il sorpasso proprio ai danni della Vigilia. Un esito che, pur premiando l’altoatesina, le lascia un filo di amaro in bocca.

«Avrei voluto venire via dalla Toscana con una vittoria di tappa – racconta la portacolori della Top Girls Fassa Bortolo – ero partita con quell’intento, poi le cose sono andate diversamente ma porto a casa un successo importante che aggiunge qualcosa a una stagione già da incorniciare».

Con Tonetti, Bariani e Palazzi ha conquistato la maglia tricolore nel campionato italiano cronosquadre
Con Tonetti, Bariani e Palazzi ha conquistato la maglia tricolore nel campionato italiano cronosquadre
Qual è la tua versione di quel che è successo sul traguardo di Montecatini?

Quando abbiamo imboccato l’ultima curva io ero affiancata alla Leleivyte, lei però si è spostata e mi ha chiusa contro le transenne, ho anche preso i piedini di una di queste ma per fortuna sono rimasta in equilibrio. Non avevo possibilità di spostarmi, le immagini parlano chiaro e a mio favore.

E’ la tua prima vittoria in una corsa di più giorni. Stai diventando specialista?

Per certi versi sì, già a maggio al Bretagne Ladies Tour avevo chiuso sul podio. Lì ero stata avvantaggiata dal fatto che era una corsa la cui classifica era costruita soprattutto sulla crono del terzo giorno. In Toscana però i chilometri contro il tempo erano solo un paio nel prologo, quindi è una vittoria che da questo punto di vista dice di più. Significa che mi so difendere sempre meglio anche in altri contesti.

Che ciclista stai diventando?

Resto sempre una passista, ma mi sono riscoperta abbastanza veloce per giocare le mie carte in volate ristrette. In salita tengo abbastanza, quindi da questo punto di vista le corse a tappe, almeno quelle brevi si confanno a me.

Ai mondiali è giunta al 24° posto nella cronometro. Ora vuole fare meglio all’europeo
Ai mondiali è giunta al 24° posto nella cronometro. Ora vuole fare meglio all’europeo
Questo dal punto di vista tecnico. E caratterialmente?

Non sono cambiata, sono una che può tranquillamente mettersi a disposizione delle compagne e l’ho fatto tante volte. Non ho paura di prendere l’aria in faccia, mi piace andare in fuga o mettermi a tirare per le altre. Per indole comunque non amo aspettare la corsa, preferisco costruirla, andare all’attacco.

I risultati di quest’anno, con due vittorie e un totale di ben 20 Top 10 dicono che comunque c’è stata un’evidente crescita nelle tue prestazioni…

Il mio progresso era già iniziato lo scorso anno. Non so dire a che cosa è dovuto, gli allenamenti non sono cambiati e le mie sensazioni in essi neanche. Secondo me quella che è cambiata è l’esperienza, sia mentale che fisica, mi sento più pronta a un certo tipo di sforzi.

Vigilia con il cittì Sangalli. L’obiettivo della bolzanina è trovare spazio nell’esigua rappresentativa olimpica
Vigilia con il cittì Sangalli. L’obiettivo della bolzanina è trovare spazio nell’esigua rappresentativa olimpica
Ora però cambia tutto, entrando nel WorldTour dalla porta principale. Hai più curiosità o timore?

Entrambi a dir la verità. Vado in uno dei team più forti in assoluto e qualche dubbio su quel che potrò fare ce l’ho ma credo che sia anche giusto così, avvicinarsi a una nuova esperienza con la necessaria umiltà. Io affronto quest’attività che richiede sacrifici, entrare in un team della massima serie significa che davvero posso intendere il ciclismo come un lavoro, posso dire di avercela fatta.

Con che ruolo entri nel team francese?

Non ne abbiamo ancora parlato, ma pur sapendo che sono in un contesto estremamente qualitativo penso che avrò comunque le mie possibilità per emergere. Voglio interpretare quest’opportunità come ulteriore occasione per crescere e magari allungare la mia serie di buoni risultati e, perché no, di vittorie.

Nel team Top Girls Fassa Bortolo, Vigilia ha militato due anni, stringendo rapporti molto importanti
Nel team Top Girls Fassa Bortolo, Vigilia ha militato due anni, stringendo rapporti molto importanti
Parlavi prima delle cronometro, tu sei stata azzurra ai mondiali, dentro di te coltivi il sogno di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi?

Certamente, sarebbe davvero un qualcosa di fantastico andare a Parigi. Infatti ho intenzione di lavorare ancora più specificatamente sulle prove contro il tempo, in modo da avere una chance pur sapendo che i posti sono davvero pochissimi e comportano anche l’eventuale impegno nella corsa in linea. Ma è chiaro che l’unico modo per trasformare il sogno in realtà è costituito dai risultati… Intanto andiamo avanti con l’ultima parte di stagione, magari mettendo nel mirino la convocazione per gli europei.

Ti spiace lasciare la Top Girls Fassa Bortolo?

Qui tocchiamo un argomento delicato, se ci penso temo mi scappi qualche lacrima… Per me non è stata solo una squadra, ma una famiglia e come avviene con le migliori famiglie non è che andando via i contatti s’interromperanno. Il legame non sparirà, questa per me resterà sempre una casa accogliente. Mi spiace davvero tanto andare via, anche se fa parte della parte della vita. Ma finiamo qui, sennò piango davvero…

Dopo la vittoria, Rivi è pronto per la prossima fuga

30.08.2023
4 min
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24 agosto 2023. Una data che per Samuele Rivi potrebbe rappresentare una svolta e non parliamo tanto di sviluppi di carriera, certamente importanti, ma intanto nel suo animo, nel suo viversi corridore. A 25 anni è finalmente arrivata la prima vittoria da professionista, al Tour Poitou Charentes sulle strade francesi e niente più di un successo ti dà la carica per andare avanti.

Curiosamente Rivi sembra essere legato a filo doppio con la corsa transalpina. Già due anni fa era emerso su quelle strade, andando a prendersi alla fine il terzo posto nella classifica degli scalatori, cosa che neanche ricordava più: «Ora che ci ripenso è vero, ma su quelle strade mi sono sempre trovato bene come in generale in Francia, è un modo di correre che per uno come me che va sempre a caccia delle fughe si adatta bene».

La rimonta del gruppo non va in porto. Gabburo è a 1″, gli altri a 3″. Per Rivi è il tripudio
La rimonta del gruppo non va in porto. Gabburo è a 1″, gli altri a 3″. Per Rivi è il tripudio
Quand’era l’ultima volta che avevi alzato le braccia al cielo?

Nel 2019, correvo ancora per il Tirol Ktm. Io non sono mai stato un “vincitore”, anche nelle categorie giovanili ho avuto poche occasioni per gioire personalmente, privilegiando il lavoro di gruppo e cercando di mettere in evidenza la mia capacità di trovare la fuga. Anche in Francia la vittoria è arrivata proprio grazie a una fuga, nata perché l’ho voluta, ma anche per una serie di fattori.

Quali?

Il percorso del Tour Poitou Charentes è molto adatto alle mie caratteristiche e speravo di poter far bene in classifica, ma il giorno prima sono caduto e le possibilità di piazzarmi bene sono andate a farsi benedire… Ho pensato che questo mi avrebbe dato un po’ più di libertà, così il giorno dopo ho provato a entrare nella fuga di giornata. Il gruppo non ci ha dato mai troppo spazio, oltretutto col passare dei chilometri sono arrivati pioggia e vento. Si è avvicinato tantissimo ma questa volta non volevo mollare e alla fine ce l’ho fatta, per appena 4 secondi. Magici…

La vittoria in Francia ha profondamente colpito Rivi, che la inseguiva da anni
La vittoria in Francia ha profondamente colpito Rivi, che la inseguiva da anni
Che effetto ti ha fatto?

Bellissimo, proprio perché se non sei abituato a vincere, tutto assume un sapore speciale come qualcosa di mai provato prima. Quando fai questo mestiere senza essere il campione di riferimento, ogni successo è importante e per me sapere che nella mia carriera almeno una vittoria c’è rappresenta molto, non a tutti è riuscito.

Di te si è sempre parlato come dell’uomo alla perenne ricerca delle fughe. Questa caratteristica ti è rimasta cucita addosso?

Sì e per certi versi ci tengo, è il mio marchio di fabbrica. Quest’anno però è stato più difficile perché è stata una stagione quasi disastrosa dal punto di vista fisico.

Alla Sanremo il trentino aveva provato l’attacco, come lo scorso anno
Alla Sanremo il trentino aveva provato l’attacco, come lo scorso anno
Perché?

E’ stato un continuo di problemi, sin da un virus intestinale preso a inizio stagione. Mi ero ripreso e avevo fatto una buona Tirreno-Adriatico, alla Sanremo avevo anche centrato la fuga iniziale ma già le cose non andavano bene. Al Tour of the Alps mi sono ritirato alla seconda tappa, tornato a casa ho fatto gli esami scoprendo che avevo contratto la mononucleosi. Sono rientrato ai primi di giugno cominciando a risentirmi me stesso al Giro d’Austria, dove sono andato all’attacco un paio di volte. Ho centrato una top 10 al Tour du Limousin-Perigord e quello mi ha detto che ero sulla strada giusta per poi emergere sempre in Francia. Evidentemente mi porta bene…

Come ti trovi all’Eolo Kometa?

Ho vissuto sulla mia pelle tutta la loro crescita, entrando nel 2021 quando sono diventati squadra professional. Mi sono sempre trovato bene, come in tutte le squadre ci sono dei pro e dei contro ma fa parte del nostro lavoro, posso dire che non fanno mancare davvero nulla. Sicuramente avere una vittoria nel proprio curriculum mi dà una spinta in più.

L’ultima vittoria di Rivi risaliva al 2019, al GP Sudkarnten in Austria con la maglia del Tirol Ktm (foto Facebook)
L’ultima vittoria di Rivi risaliva al 2019, al GP Sudkarnten in Austria con la maglia del Tirol Ktm (foto Facebook)
Ora arrivano le classiche italiane di fine stagione. Conti di riprovarci?

Con questa iniezione di fiducia sicuramente. Intanto andremo in Francia per la prova di Fourmies, poi mi aspetta il Giro di Slovacchia, non so se riuscirò a fare il bis ma una cosa è certa: riproverò ad andare in fuga, con ancora più convinzione.

Pellizzari e lo scontro con l’amico e rivale Del Toro

30.08.2023
6 min
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Il Tour de l’Avenir ha riservato i fuochi d’artificio nella faticosa tappa finale, dove i ragazzi hanno dovuto scalare Col de la Madeleine e l’Iseran. Per poi scendere in picchiata fino a Ste-Foy-Tarentaise. Dove Giulio Pellizzari ha conquistato la tappa, regalando questa gioia alla nazionale di Amadori all’ultimo momento disponibile. Il giovane marchigiano si è anche preso il secondo posto in classifica generale.

«A questo Tour de l’Avenir – ci racconta da casa dove ora si gode un po’ di riposo – ci siamo divertiti e siamo andati forte. Divertiti 10, andati forte 9,5. Quando arrivi secondo e terzo (il riferimento è al compagno di nazionale Piganzoli, ndr) pensi sempre che avresti potuto vincere. Che si sarebbe potuto fare qualcosa in maniera differente, però “con i se e con i ma non si fa la storia”. 

La vittoria di Pellizzari all’ultima tappa gli ha permesso di salire sul podio finale dell’Avenir (foto Tour de l’Avenir)
La vittoria di Pellizzari all’ultima tappa gli ha permesso di salire sul podio finale dell’Avenir (foto Tour de l’Avenir)

La vittoria 

Pellizzari ha nella voce il timbro genuino di un ragazzo giovane che nel ciclismo vede tanta competizione, ma che prende nella maniera giusta, divertendosi. Quindi quando gli chiediamo se è contento per quanto fatto non può nasconderlo. 

«Certo che sono contento – esclama – vincere l’ultima tappa è stata una gioia immensa. Alla partenza ero quarto in classifica generale e sul traguardo mi sono ritrovato improvvisamente secondo. Durante la tappa non ci ho mai pensato concretamente, ero partito con l’intento di vincere e basta. Una volta rimasti io e Del Toro sono andato diretto sulla tappa, senza pensare ad altro. Vincere è stato veramente bello.

In contemporanea alla nazionale a Sestriere c’era in ritiro anche Del Toro, i tre amici ne hanno approfittato per salutarsi
In contemporanea alla nazionale a Sestriere c’era in ritiro anche Del Toro, i tre amici ne hanno approfittato per salutarsi
Cosa ne pensi di Del Toro?

Lui va molto forte, era in ritiro a Sestriere anche lui quando eravamo su con la nazionale. Lo conosco molto bene, siamo amici, corriamo contro da quando eravamo juniores. E’ del mio stesso anno, 2003, ci siamo sempre visti e scontrati. A inizio agosto la nazionale è scesa dal ritiro, mentre Piganzoli ed io siamo rimasti su. Una sera abbiamo invitato Del Toro a mangiare una pizza, pensate che gli abbiamo anche offerto il gelato, e lui ha avuto anche il coraggio di batterci (dice scoppiando in una risata fragorosa, ndr)!

E’ cambiato il palcoscenico ma non i protagonisti, da junior chi vinceva?

Io avevo qualcosina in più, ora direi quasi che è il contrario. Lui era più bravo in discesa, anche se devo dire che quando ci siamo buttati a testa bassa per le curve dell’Iseran sono riuscito a stargli dietro. Questo grazie anche a tutte le discese fatte in ritiro alla ruota di Busatto. Che poi, gli stavamo a ruota per poco, alla fine ci dava sempre un paio di minuti!

Appena Del Toro ha attaccato Pellizzari si è fiondato a ruota, per non perdere neanche un metro (foto Tour de l’Avenir)
Appena Del Toro ha attaccato Pellizzari si è fiondato a ruota, per non perdere neanche un metro (foto Tour de l’Avenir)
Alla prima esperienza all’Avenir ti aspettavi di fare così bene?

Non mi aspettavo così tanto bene. Con Piganzoli siamo stati insieme 24 giorni al Sestriere e abbiamo parlato tanto. Lui sapeva di andare forte, dai dati si vedeva, io, invece, non mi sentivo al top. Poi però in corsa, da quando sono iniziate le montagne, miglioravo giorno dopo giorno. Mentre gli altri calavano di prestazione, infatti Riccitello ha pagato più di 2 minuti nell’ultima frazione. Mi sarei aspettato una top 5, e invece eccomi qui, secondo. 

Era la prima corsa a tappe che correvi con l’obiettivo di essere tra i primi, visto il Giro Next Gen saltato per febbre.

Dopo che il Giro è sfumato ho messo tutto verso questo traguardo. I primi giorni dell’Avenir avevo qualche timore, non sapevo che aspettarmi, non avevo mai fatto otto giorni di gara sempre a tutta. Il Giro sarebbe stato un bel modo di testarsi per capire anche come gestirmi. Nelle altre gare a tappe con i pro’ mi concetravo su una prova, mente nelle altre stavo più tranquillo, anche di testa. 

In Francia la gara è stata intensa fin da subito?

Sì. Cadute, volate, stress in gruppo. Basti pensare che Staune Mittet è caduto nella prima tappa ed è andato a casa. Altri sono andati a terra, mentre io sono rimasto in piedi. Una volta passati quei momenti mi sono sentito più tranquillo. Quando la strada sale per uno scalatore diventa tutto più “semplice”. 

Dopo il traguardo i festeggiamenti: per Del Toro la classifica generale, a Pellizzari la tappa (foto Tour de l’Avenir)
Giulio Pellizzari, Isaac Del Toro, Tour de l’Avenir, vittoria, Italia (foto Tour de l’Avenir)
Hai qualche punto della corsa dove avresti preferito fare meglio?

Nella quinta tappa, dove ho pagato 40 secondi dai primi, quella vinta dallo spagnolo Romeo. La notte prima non avevo dormito bene, faceva un gran caldo e non avevamo l’aria condizionata. Ho sudato molto e non ho praticamente chiuso occhio. L’ho pagata una volta in corsa. 

Con quei 40 secondi in meno sarebbe stata un’altra storia?

Non possiamo saperlo, magari avremmo potuto attaccare in maniera differente la maglia. In quel momento il leader era Riccitello, con lui avremmo agito alla stessa maniera. Però Del Toro sarebbe stato più sotto pressione, perché al posto che essere a 2 minuti sarei stato più vicino in classifica. Gli avremmo potuto mettere un po’ di pressione in più. 

Pellizzari, a sinistra e Piganzoli, a destra, hanno condiviso tanti momenti nell’ultimo periodo, qui in ritiro a Sestriere con la nazionale
Pellizzari, a sinistra e Piganzoli, a destra, hanno condiviso tanti momenti nell’ultimo periodo, qui in ritiro a Sestriere con la nazionale
Con Piganzoli come ti sei trovato?

Benissimo. E’ stato davvero un grande compagno ed un appoggio super. Questa volta in camera ci hanno separato – dice con una risata – però in corsa eravamo sempre insieme. Mi ha guidato praticamente passo per passo, fin dalle prime tappe. Lui in gruppo si muove davvero molto bene, si vede che ha più esperienza. 

Nell’ultima tappa come avete deciso la tattica in gara?

L’obiettivo era vincere la tappa. Abbiamo fatto un bel gioco di squadra, appena Del Toro ha attaccato io gli sono andato dietro, più per istinto che per tattica. Ho pensato: «se questo va via non lo prendiamo più». Così Piganzoli è rimasto a ruota di Riccitello che non ci ha seguito, perché non ne aveva. Infatti “Piga” sull’ultima salita lo ha attaccato e lasciato lì. Come detto non pensavo alla classifica, anche se scoprire di essere salito sul podio è stato davvero fantastico. 

I sopralluoghi delle tappe sono stati fondamentali per capire e interpretare il percorso al meglio
I sopralluoghi delle tappe sono stati fondamentali per capire e interpretare il percorso al meglio
Avete festeggiato?

Sul pulmino nel viaggio di ritorno verso Montichiari. Il massaggiatore non so come ci abbia sopportato (dice ancora ridendo, ndr). Una volta arrivati al velodromo ho preso la macchina e a casa ci sono arrivato alle 4 di notte. 

Allora il prossimo anno torni per prenderti la rivincita su Del Toro?

Magari lui il prossimo anno non ci sarà nemmeno. Però l’Avenir è bello e stimolante e la voglia di provarci c’è. 

Ora che calendario farai?

Vado in Francia, a Plouay per correre l’ultima gara dell’anno con gli under 23. Poi gran parte del calendario italiano con i professionisti. Il bello inizia ora, la stagione non è finita!

Roglic e Vingegaard alla Vuelta, Van Aert tra le gravel

30.08.2023
5 min
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Wout Van Aert e il gravel. Se ci si pensa potrebbe essere il suo terreno naturale, la specialità per lui più congeniale in assoluto: “Dio del cross, asso su strada”: da questo connubio il risultato sembra scontato. E infatti nel suo debutto ha vinto con nove minuti di vantaggio.

Il fatto è avvenuto alla Houffa Gravel, ad Houffalize, località che tra l’altro Van Aert ben conosce in quanto tappa storica del coppa del mondo di ciclocross, dove sull’ondulato percorso di 110 chilometri tra le Ardenne ha dominato. Evidentemente gli è bastata una manciata di giorni di riposo dopo Glasgow per ripresentarsi subito al top.

Al via circa 1.200 appassionati. Davanti gli elite: si nota (in giallo) Van Aert
Al via circa 1.200 appassionati. Davanti gli elite: si nota (in giallo) Van Aert

Assolo di potenza

Wout si è messo “di passo” e dopo neanche 40 chilometri era in testa da solo. La sua è stata una cavalcata solitaria. Il tutto mentre i suoi illustri colleghi, Vingegaard e Roglic iniziavano la Vuelta. Loro ad un grande Giro e lui in una gara nascosta tra le colline delle Ardenne: sembrava un “quadro al ribasso”, il fil rouge di un campione che non ha brillato come ci aveva abituato durante l’estate.

Sin da subito, Van Aert ha detto di affrontare il gravel per divertimento. Tuttavia nel suo programma figura già un appuntamento importante: il campionato mondiale, previsto in Veneto per l’8 ottobre.

«Non sapevo cosa aspettarmi – ha detto Van Aert a fine gara – volevo stare davanti (probabilmente per non incappare in nessun rischio, ndr) e così ho fatto. Quando è iniziata la salita ho preso il mio ritmo e sono rimasto da solo. Per il resto mi sono divertito. Alla fine sì, gare come il Tour o il campionato del mondo sono importanti, ma non ci sono solo quelle».

Poco dopo questo passaggio in salita Wout è rimasto da solo. Era il chilometro 40, più o meno
Poco dopo questo passaggio in salita Wout è rimasto da solo. Era il chilometro 40, più o meno

Test dei materiali 

Il percorso di Houffalize era anche relativamente tecnico, non è mancato qualche passaggio “roccioso”, diciamo di grandi sassi, ed è stato anche un test per i materiali. Anche in questo caso Wout e la Jumbo-Visma non lasciano nulla al caso.

«In effetti – ha spiegato Van Aert – volevamo correre qui anche per testare il materiale proprio in vista del mondiale. Sentivo che la bici rispondeva e potevo guidare bene in discesa. Mi sentivo sicuro. Il gravel è un buon punto d’incontro fra la strada e il cross: non è tecnico come il cross, appunto, ma è più lungo… quasi come una gara di strada».

Van Aert ha utilizzato la Cervélo Áspero-5, montata con il monocorona Sram e le coperture Vittoria Terreno Dry il cui diametro sembrava – il condizionale è d’obbligo – da 45 millimetri. Questa è infatti la sezione massima che può ospitare il carro di una gravel bike aerodinamica come la Áspero-5. E infatti di spazio tra ruota e telaio ce n’era davvero poco. In caso di fango Wout dovrà optare per altre soluzioni.

Alla fine il belga ha chiuso con 32,9 di media oraria, e poco di 2.000 metri di dislivello su 110 chilometri
Alla fine il belga ha chiuso con 32,9 di media oraria, e poco di 2.000 metri di dislivello su 110 chilometri

Obiettivo iridato

«La mia idea è quella di vincere il titolo mondiale gravel. Ogni volta che parto per una gara è quello il mio obiettivo. Certo, ci sarà un altro livello», ha detto Van Aert.

Al mondiale il livello sarà differente: questo è certo. Lo scorso anno la coppia della Alpecin-Deceuninck, Mathieu Van der Poel e Gianni Vermeersch, fu dominante. Ci sarà anche Valverde, che di fatto per sua stessa ammissione, non ha smesso di allenarsi come una volta. Ci sarà qualche punta della nazionale italiana, viene da pensare a Daniel Oss che lo scorso anno salì sul podio. Magari ci sarà anche Sagan. E ci saranno due atleti che a questa disciplina danno del tu: Lutsenko e Pidcock.

Gli stradisti, spinti anche da un mercato delle bici che “tira”, alla fine non mancheranno.

Van Aert si è preso Houffalize con 9′ sul connazionale (e grande amico) Dan Soete e il tedesco Paul Voss
Van Aert si è preso Houffalize con 9′ sul connazionale (e grande amico) Dan Soete e il tedesco Paul Voss

Ma prima l’europeo

Van Aert è stato il primo a scoprire le carte tra i grandi che puntano al mondiale gravel. Questa sua presenza a Houffalize è stata dettata soprattutto da un prendere coscienza con l’ambiente, per capire certe dinamiche. Una prova generale dei materiali come effettivamente è stato e anche per allenarsi e competere con meno stress, come ha detto lui stesso.

Tuttavia, tra il mondiale gravel, che si terrà ad ottobre, e questi giorni di mezzo c’è il campionato europeo, su strada chiaramente.

«L’europeo è il mio obiettivo principale di fine stagione. La gara di Drenthe, dove si disputa, mi piace», ha detto Wout. Il corridore di Herentals ci arriverà passando dal Tour of Britain (piccola corsa a tappe) e un’altra piccola gara di un giorno in Belgio.