Le batoste di Van Aert? Heijboer non si preoccupa

03.01.2024
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I due grandi del ciclocross stanno vivendo una stagione molto diversa fra loro. Se da una parte c’è un Mathieu Van Der Poel scatenato, che non perde una gara e impone distacchi sempre più pesanti, dall’altra c’è un Wout Van Aert che accusa il colpo. Per quest’ultimo il fatto che l’iridato riesca sempre e comunque a fare la differenza con tutti gli altri è quasi una condanna, dato che l’onadese sarà il suo avversario anche su strada, nelle classiche che sono il suo primo obiettivo stagionale.

L’ultima sconfitta, nel cross di Capodanno a casa di Sven Nys con quasi 2 minuti di ritardo, ha fatto suonare un campanello d’allarme: «Speravo di essere un po’ più vicino – ha ammesso a fine gara – sarà una sfida vincere un altro cross in questa stagione visto che nel mio calendario ne restano solo due. Ma so che i miei obiettivi principali sono in primavera».

Mathieu Heijboer cura specificamente la preparazione di Van Aert, puntando alle classiche e al Giro (foto Visma-Lease a Bike)
Mathieu Heijboer cura specificamente la preparazione di Van Aert, puntando alle classiche e al Giro (foto Visma-Lease a Bike)

Fiducia nel futuro che conta

E’ chiaro però che queste sconfitte non possono non avere un ricasco anche sul cammino di avvicinamento alle Classiche del Nord. Non è un caso se alla prova di Coppa del mondo di Hulst fosse presente Mathieu Heijboer, da quest’anno allenatore di Van Aert, che si è sottoposto pazientemente a una lunga intervista su WielerFlits analizzando proprio l’inverno del suo pupillo in funzione della sua stagione su strada.

«Sono venuto a vederlo in un ambiente che per me è nuovo – ha esordito Heijboer – noi alla Visma-Lease a Bike abbiamo un team specifico che segue il ciclocross, con nostri supervisori, ma era importante per me essere presente di persona. Con Wout c’è comprensione, serietà, guardando al quadro complessivo senza soffermarci sul quotidiano e soprattutto fiducia reciproca».

Per il belga finora 7 corse con 2 vittorie, quando VDP non c’era. A Hulst la gara peggiore: 5°
Per il belga finora 7 corse con 2 vittorie, quando VDP non c’era. A Hulst la gara peggiore: 5°

Preparazione rimodulata

Heijboer è stato subito chiamato in causa sull’andamento di questa stagione invernale diversa dal solito per Van Aert: «Wout sta eseguendo blocchi e intervalli leggermente diversi dal solito e anche se l’idea di base è la stessa, è chiaro che ciò richiede un periodo di adattamento. Molti pensano che la riduzione della sua attività invernale sia una mia decisione, ma non è così: è nata da una valutazione collettiva dopo la primavera scorsa, che ha coinvolto tutto il team e che ha visto Van Aert convintamente d’accordo».

Il tecnico olandese ha preso in esame le ultime gare del suo pupillo: «C’è distanza non solo da VDP, ma anche dal miglior Van Aert, lo sapevamo. Non potrei dire con certezza a che livello è, io credo che vada forte da quel che vedo, ma so che quand’è al suo meglio è competitivo con il campione del mondo e in questo momento non lo è. Anche se ha un buon livello paragonato agli altri».

Per Van der Poel il sesto successo a Baal è stato il più netto contro il rivale belga
Per Van der Poel il sesto successo a Baal è stato il più netto contro il rivale belga

«Non facciamo paragoni…»

Alla domanda su perché VDP riesca ad avere due picchi di forma stagionali, Heijboer ha risposto un po’ stizzito: «Sono due corridori molto diversi, che non si possono paragonare. Per Wout perdere così non è un problema. Ama il ciclocross e per questo lo inserisce sempre nel suo inverno, ma soprattutto ama la varietà. Per questo il suo programma di avvicinamento al Giro proporrà molte sorprese, perché uno stimolo per lui è cercare di vincere gare che non ha mai vinto».

Heijboer, analizzando queste settimane è entrato poi nello specifico dell’analisi: «La cosa che m’interessa è che Van Aert migliori in modo costante per essere al meglio in aprile. Senza picchi di forma precedenti, mostrando però un continuo progresso di condizione. Se guardo alla scorsa stagione, il suo livello nel ciclocross era stato altissimo nonostante anche qualche problema di salute, ma in primavera ha pagato pegno, per questo dovevamo rivedere le strategie».

Van Aert continua ad essere molto amato in Belgio. L’attesa per le “sue” Classiche del Nord è già altissima
Van Aert continua ad essere molto amato in Belgio. L’attesa per le “sue” Classiche del Nord è già altissima

La pressione non lo ostacolerà

Il tecnico è andato anche oltre nella sua disamina: «Ogni anno impari qualcosa di nuovo e devi prendere quel che avviene come un insegnamento. Guardate il Wout di due anni fa: aveva saltato la Coppa del mondo in America ed era in ottima forma per le classiche, ma si ammalò prima del Fiandre. Così pur avendo il suo miglior rendimento nel periodo a lui più caro, non ottenne quel che voleva».

Tutte queste sconfitte e il forte orientamento verso “quella” settimana con Fiandre e Roubaix non accresce però la pressione verso di lui? «E’ chiaro che ci sarà pressione – ha risposto Heijboer – tutto il Belgio guarderà a lui. Quelli sono gli obiettivi principali, ma non gli unici di una stagione così importante. Wout non teme tutta questa pressione e per essere al meglio ha fatto anche rinunce dolorose».

VDP sarà l’unico dei tre tenori a disputare il mondiale, poi esordio su strada già il 10 febbraio
VDP sarà l’unico dei tre tenori a disputare il mondiale, poi esordio su strada già il 10 febbraio

No alle classiche italiane

In tal senso Heijboer ha così spiegato l’assenza di Van Aert dalle classiche italiane: «Lo stage in quota sarà prima delle classiche, cadendo nel pieno del periodo della Milano-Sanremo, quindi non poteva esserci. Ma la Strade Bianche è stata una rinuncia ancor più dolorosa perché Wout ama quella corsa, anche se l’ha già vinta. Fare scelte non è mai facile, ma lui le sostiene appieno, quindi andiamo avanti su questa strada».

Aria nuova alla UAE Adq e il 2024 con gli occhi di Arzeni

03.01.2024
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Pochi giorni al via della nuova stagione. Fra due giorni il primo gruppo di ragazze del UAE Team Adq partirà per l’Australia, mentre le altre si ritroveranno da lunedì sulle strade spagnole. Davide Arzeni, il Capo che la squadra emiratina ha voluto sull’ammiraglia, ragiona sulle atlete a sua disposizione. Fra le novità dal nuovo anno, c’è che i direttori sportivi non saranno più coach delle loro atlete, per cui Arzeni ha smesso di allenare Persico, Consonni, Carbonari e Gasparrini. Niente di troppo strano, a dire il vero, anche nelle altre WorldTour funziona così. Semmai suona insolito il fatto che dopo i primi quattro giorni del ritiro di Oliva di dicembre, fatti i programmi, i direttori sportivi siano stati mandati a casa, lasciando le ragazze con gli allenatori. Se il ritiro serve per creare intesa fra atlete e chi le guiderà in corsa, questo è decisamente anomalo.

Davide Arzeni con Silvia Persico: da quest’anno il tecnico non prepara più la bergamasca, che punta su Fiandre e Giro
Arzeni con Persico: da quest’anno il tecnico non prepara più la bergamasca, che punta su Fiandre e Giro
Rispetto al primo anno, la struttura del team sembra più solida. Tutti i ruoli coperti, Cherie Pridham come general manager e i diesse a sua disposizione.

La divisione dei ruoli avviene anche in altre squadre, quindi mi sta anche bene, anche se io ho la passione per l’allenamento. La struttura è divisa in aree, quindi a livello di organigramma sembra tutto più strutturato. Ci sono l’head of performance, l’head of sport, il responsabile dell’area medica, quello della nutrizione e c’è il responsabile della comunicazione. E’ cominciato tutto da pochissimo, quindi dovremo capire bene come andranno le cose. Non c’è invece la suddivisione delle atlete per direttori sportivi, forse perché 16 ragazze sono ancora un numero gestibile trasversalmente. Semmai la divisione sarà per calendario e caratteristiche tencniche.

Sarebbe a dire?

Ci sono atlete che fanno le classiche delle Fiandre, chi quelle delle Ardenne e ci saranno dei direttori sportivi che faranno le une o le altre. Quindi inevitabilmente si ritroveranno a lavorare per periodi più lunghi con lo stesso gruppo di ragazze. Io ad esempio farò tutta la parte fiamminga fino alla Roubaix e sarò con le ragazze che le hanno nel programma. Siamo in cinque direttori, ognuno farà la sua parte. Per cui anche se tutti sanno che Arzeni per passione farebbe tutto il calendario, mi occuperò delle corse delle Fiandre, poi di gare come la Ride London, il Liberazione e poi del Giro d’Italia.

Punterete ancora su Persico e Magnaldi? Come dividerete le ragazze per la classifica dei Giri?

Salvo qualche sorpresa, i nomi sono quelli e anche la ragazza russa, Alena Ivanchenko, che secondo me è portata per le corse a tappe. Deve solo risolvere i problemi di visto con la Russia, perché non ha quello definitivo per lavorare in Europa e ogni tre mesi deve richiederne uno nuovo, ma stiamo lavorando perché presto lo abbia. L’idea sarebbe di proporre a Erica Magnaldi di ripetere il calendario 2023, dato che ha funzionato bene. Quindi Vuelta, Giro e Tour, però scegliendone uno su cui puntare forte e l’idea è che sia il Tour de France.

Per Arzeni, con la condizione dei mondiali di Glasgow, Consonni potrebbe fare un grande Fiandre (foto Instagram)
Per Arzeni, con la condizione di Glasgow, Consonni potrebbe fare un grande Fiandre (foto Instagram)
Come mai?

Non c’è una crono lunga e, anche se nelle prime tappe in Olanda ci sarà vento, lei è migliorata molto. Per cui con il suo coach abbiamo pensato che il Tour sia la corsa ideale per fare classifica, con il finale sull’Alpe d’Huez che la potrebbe favorire. Anche se mi resta il dubbio se sia più dura l’Alpe o la doppia scalata del Block Haus che faremo al Giro d’Italia. Sono 3.600 metri di dislivello in una sola tappa, va vista bene.

Prima del Giro ci saranno le corse fiamminghe, con chi andrete?

Lì secondo me abbiamo una squadra molto competitiva. C’è Silvia Persico con un anno in più. Farà anche qualcosa delle Ardenne, ma si dedicherà di più alle Fiandre, le corse che a lei piacciono di più. L’anno scorso ha fatto una super gara e secondo me avrebbe anche meritato il podio. Si è ritrovata in mezzo a tre della SD Worx e poi con Lotte Kopecky e alla fine abbiamo visto come è finita.

Un obiettivo potrebbe essere quello di ritrovarsi in finale quantomeno con due ragazze?

Questo è un obiettivo importante, sicuro, quello che ci è mancato l’anno scorso. Eravamo sempre presenti in tutti i finali, ma con una sola ragazza. L’obiettivo è quello di arrivarci con due o più atlete che possano giocarsi il podio, permettendo anche a chi è in ammiraglia di… divertirsi un po’ di più con qualche tattica. Se in un gruppetto di dieci, la SD Worx ne ha tre e tu solo una, hai poco da inventare. Ma l’obiettivo è questo, lo avete centrato.

Gasparrini ha corso spesso con Bastianelli, spiega Arzeni, per acquisirne il mestiere e l’esperienza. Qui a De Panne
Gasparrini ha corso spesso con Bastianelli, spiega Arzeni, per acquisirne mestiere ed esperienza
E chi vedi a giocarsi un Fiandre sino in fondo?

Per esempio per il Fiandre, oltre a Sivlia vedo Bertizzolo e se Chiara Consonni ritrova la condizione che aveva ai mondiali di Glasgow, ci metto anche lei. Se va a quel modo, nelle classiche di questo tipo non fa regali a nessuno. Certo, bisogna fare i conti con gli avversari che sono fortissimi.

Lei ha vinto Waregem, quanto è più duro il Fiandre per le ragazze?

Tanto. Forse a Waregem c’è più pavé, ma ad esempio non c’è il Vecchio Qwaremont. Quello per gli uomini è un punto importante, ma per le donne è una salita vera. E’ lungo 3 chilometri e mezzo al 4-5 per cento, se lo misuri da sotto, ma credo che Chiara possa fare bene. E poi c’è la Gasparrini, che deve confermare la sua crescita. Sarà all’ultimo anno da under 23, quindi l’ultimo anno da giovane, mi aspetto che anche lei venga fuori bene. Insomma, secondo me arriviamo con una squadra abbastanza solida e anche i nuovi acquisti non mi dispiacciono.

Ora che Marta Bastianelli ha smesso, chi potrà prendere il suo posto in squadra?

Credo che a livello atletico, possa essere proprio Gasparrini, che non per caso ha fatto tutta la scorsa stagione in camera con lei. A livello di personalità, invece in quel ruolo la leader naturale potrebbe essere Sofia Bertizzolo. Però di Bastianelli io ne ho conosciuta una sola, sono stato il direttore sportivo della sua ultima vittoria. Con Marta mi sono trovato benissimo, non avevo mai lavorato con un professionista di questo calibro, ma credo che al mondo ce ne siano veramente poche come lei, quindi per me è stata fonte di insegnamenti per il mio futuro. Un vero onore.

Anastasia Carbonari (al centro) è stata voluta nel team WorldTour dalla dirigenza (foto UAE Team Adq)
Anastasia Carbonari (al centro) è stata voluta nel team WorldTour dalla dirigenza (foto UAE Team Adq)
Avete fatto firmare in extremis Anastasia Carbonari.

E ne sono contento, anche perché il suo nome è venuto direttamente dal management della squadra. Ha 24 anni, però come carriera è ancora giovane, nel senso che ha cominciato a respirare un po’ di WorldTour con me alla Valcar. Intanto è una ragazza che farà le Olimpiadi, i mondiali e anche gli europei. E se il percorso non è durissimo, come agli europei di due anni fa, può fare la sua parte (a Monaco 2022, Anastasia fu 13ª nella volata del gruppo, ndr). Per lei questo è un anno veramente decisivo. Sta lavorando tanto con il suo preparatore e dicono che di solito il lavoro paga, quindi mi aspetto una buona stagione.

Programmi immediati?

Il primo gruppo parte a breve per l’Australia e oltre a Bertizzolo ci sarà Dominika Wlodarczyk, una giovane ragazza polacca che potrebbe essere la rivelazione dell’anno. Noi invece partiamo con un altro ritiro lunedì prossimo e saremo via fino al 23, due giorni prima dell’inizio delle gare di Mallorca. Faremo le tre prove della Challenge di Maiorca. Insomma, stiamo per cominciare. E abbiamo tanta carne al fuoco.

Il folletto dello Zoncolan nel WorldTour: Fortunato all’Astana

03.01.2024
4 min
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ALTEA (Spagna) – Il folletto dello Zoncolan, che su quel giorno del Giro 2021 ha costruito la seconda parte della sua carriera, è infine approdato nel WorldTour con l’Astana. Alla Eolo-Kometa non potevano dargli di più e forse per tirare fuori da Lorenzo Fortunato più di quello che ha già dato serviva un palcoscenico più alto. Offerte per cambiare squadra erano venute anche prima, ma per gratitudine e in cambio della giusta quotazione il bolognese ha scelto di condividere più a lungo il progetto di Basso. Ora che il ciclo si è chiuso, vederlo sorridere con la nuova maglia del team kazako è il viatico per un nuovo inizio.

«Mi sono trovato subito bene – spiega Fortunato – soprattutto in squadra. E’ un ambiente tranquillo, rilassato e mi sto trovando bene con i compagni e lo staff. Poi siamo in tanti italiani e questo aiuta. Sono contento della mia scelta, negli ultimi tre anni con la Eolo mi sono trovato bene e li ringrazio perché con loro sono cresciuto. Così adesso sono pronto per fare questi due anni nel WorldTour».

Fortunato è professionista dal 2019, è alto 1,70 per 57 chili.
Fortunato è professionista dal 2019, è alto 1,70 per 57 chili.

Due anni a perdere

I primi due anni da professionisti non sono stati indimenticabili, complici un livello non ancora sufficiente e l’arrivo del Covid nella seconda stagione, in cui forse Lorenzo avrebbe potuto fare qualcosa di più.

«Se in quei primi due anni con Scinto – sorride – mi aveste detto che sarei arrivato qua, non ci avrei creduto. Poi sono andato alla Eolo e già dopo la prima stagione sarei potuto andare via, ma ho scelto di rimanere. Sono cresciuto tanto. So quello che devo fare e cosa evitare, so come allenarmi. Sono cresciuto su questi aspetti, so mantenere l’equilibrio, sbagliando sono migliorato e mi sento ogni anno più avanti. Magari sbaglierò ancora qualcosa, ma mi sento più maturo. Mi rendo conto di essere appena entrato in un mondo nuovo. Qui siamo in 30 corridori, c’è più organizzazione. Lo staff è numeroso e il budget più ricco. Ugualmente però l’ambiente è molto familiare, si percepisce che la squadra sia una grande azienda, ma anche che umanamente si riesce a fare gruppo».

Sulle Tre Cime di Lavaredo, all’ultimo Giro, Fortunato con Riccitello
Sulle Tre Cime di Lavaredo, all’ultimo Giro, Fortunato con Riccitello

La cura dei dettagli

Essere più maturo riguarda soprattutto la consapevolezza nell’affrontare il proprio lavoro. La capacità di leggere nei propri bisogni, sfruttando al meglio i mezzi messi a disposizione da una squadra più grande e da quello staff così numeroso.

«Se non sei attento ai dettagli – prosegue Fortunato – ora non vai da nessuna parte. Tutto si è spostato al limite, però io cerco sempre di mantenere l’equilibrio e di stare il più rilassato possibile in base al periodo. Non ha senso finirsi in questa fase della stagione, ma quando arriveremo ad aprile sarà il momento di chiudere i rubinetti. Da quel momento in poi, bisognerà guardare la virgola. Sto lavorando con Luca Simoni, il nutrizionista, per mettere a posto alcune cose che trascuravo. Magari avevo la tendenza di non mangiare troppo oppure di mangiare male. Dopo l’allenamento saltavo il pranzo, invece ora ho capito che è importante mangiare il giusto, a non tirare via con uno yogurt e aspettare la cena. Sto cercando di bilanciare tutto e questo mi aiuta molto. Per questo adesso cerco di tenere un margine per averlo nel resto dell’anno, quando dovrò sparare le mie cartucce».

Abbiamo incontrato Fortunato nel ritiro di Altea della Astana
Abbiamo incontrato Fortunato nel ritiro di Altea della Astana

Più fresco al Giro

Quel che resta da capire è cosa l’Astana si aspetti da lui e cosa lui si aspetti da se stesso. Dopo il 2021 dello Zoncolan e della vittoria alla Adriatica Ionica Race, si è passati prima per la fase della classifica nei grandi Giri, poi per la caccia alle tappe e la classifica (semmai) di conseguenza.

«Rispetto agli anni scorsi – dice Fortunato – cambierò un po’ il calendario. Da me si aspettano solidità in salita, mi hanno preso per quello. Sono sicuro che posso farlo e per questo correrò il Giro d’Italia, uno dei miei obiettivi della stagione, soprattutto le tappe di montagna della terza settimana. Avrò il mio spazio, anche se correrò con un leader come Lutsenko, anche se abbiamo due calendari differenti. Qui ho il mio spazio, mi lasciano fare le mie corse già da inizio stagione, anche corse a tappe minori. Punterò il Giro, poi forse anche un altro grande Giro, con l’obiettivo di andare forte in montagna.

«Il bello è che adesso posso scegliere. A novembre con Mazzoleni, che è il mio preparatore, ci siamo messi a decidere il calendario che più fa al caso mio. Questo paga, vado a correre in base alle caratteristiche mie e della corsa. Con Maurizio mi trovo bene. Ho potenziato la palestra che gli anni scorsi trascuravo per essere più solido e poi per il resto lavorerò in salita. Dopo il Catalunya andrò in altura e poi arriverò al Giro con pochi giorni di gara, voglio essere fresco, una cosa che mi è mancata l’anno scorso. Voglio giocare le mie carte davvero al meglio».

Quali sono i cinque corridori più seguiti su Instagram?

03.01.2024
7 min
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Oggi i social media contano moltissimo. Spesso sembra quasi che una cosa valga la pena farla solo se è “postabile”. Emblematica una foto del capodanno a Parigi, con più gente intenta a riprendere la scena sui Campi Elisi che a godersi il momento. 

Questo però di riflesso ci dice quanto siano importanti i social per i personaggi pubblici e dunque anche per gli atleti. Ormai certi atleti sono “aziende”. Cristiano Ronaldo (616 milioni di follower) ne è l’esempio più calzante. Si stima che un suo post su Instagram, due anni fa, valesse circa 700.000 euro, in termini di ritorno economico per i brand che il portoghese metteva in mostra e il ritorno che ne aveva lui stesso da parte di quei brand.

A Parigi in vista dell’anno olimpico grande festa sotto l’Arco di Trionfo. Uno show vissuto dal monitor dello smartphone
A Parigi in vista dell’anno olimpico grande festa sotto l’Arco di Trionfo. Uno show vissuto dal monitor dello smartphone

Social e ciclismo

E nel ciclismo, il nostro giardino, come siamo messi? Chi sono i cinque corridori più seguiti? Spinti dalla curiosità abbiamo fatto una ricerca e in effetti qualche sorpresa c’è stata. 

Per questa graduatoria abbiamo preso in considerazione i corridori in attività fino al 31 dicembre 2023. Ci siamo basati su Instagram, il social che abbraccia una fascia d’età piuttosto ampia e che più lega con i brand al tempo stesso. Ma in fondo all’articolo vi daremo conto anche degli altri due social maggiori: Twitter e Facebook. 

Twitter, è ormai più un social di “lavoro”, di servizio, che non di intrattenimento. Mentre Facebook forse è quello un pelo più “attempato”. Anche gli atleti non insistono più tantissimo su FB. Senza considerare che bisogna fare distinzioni fra pagine pubbliche e profili privati.

Ma scopriamo chi guida questa classifica su Instagram, appunto il social più rappresentativo in quanto a seguito.

Rigoberto Uran ha chiuso la sua carriera da pro’, ma non è uscito dal ciclismo. Sui social è una “macchina da guerra”
Rigoberto Uran ha chiuso la sua carriera da pro’, ma non è uscito dal ciclismo. Sui social è una “macchina da guerra”

Primo: Re Uran

Vince la classifica Rigoberto Uran. Rispettatissimo in gruppo da tutti i suoi colleghi, stimato da tutti coloro (massaggiatori, manager, direttori sportivi…) che ci hanno lavorato, il colombiano è il corridore più seguito in assoluto.  

Rigoberto è stato tra i primi a capire l’importanza di una certa comunicazione. In Sud America e in Colombia in particolare è una vera forza. El Giro de Rigo è una granfondo che attira migliaia di ciclisti da tutto il mondo. Un evento mediatico dove non mancano molti colleghi pro’. Uran ha dei negozi di bici e anche dei bike cafè. Il solo mercato sudamericano, dove il ciclismo è seguitissimo, lo porta ad avere numeri imponenti.

I suoi numeri su Instagram: 2 milioni 289.713 followers. Solo nell’ultimo anno ne ha guadagnati oltre 700.000. E molto buoni sono anche i “numeri tecnici”. Per ogni suo post seguono mediamente 722 commenti e 68.224 like. L’engagement rate (cioè il rapporto tra numero di follower e interazioni sui post) è del 3,01 per cento.

E’ il 2010 e Peter Sagan diventa sempre “più social”: vittorie di successo e rottura di schemi
E’ il 2010 e Peter Sagan diventa sempre “più social”: vittorie di successo e rottura di schemi

Secondo: Sagan il pioniere

Peter Sagan è stato il primo in assoluto a modificare la comunicazione, andando oltre gli aspetti verbali. Istrionico in corsa e fuori, le bravate, i peli non tagliati fino alla prima vittoria della stagione, le impennate, i brindisi in corsa col pubblico e chiaramente i suoi risultati, lo hanno proiettato ad essere il primo grande fenomeno mediatico di nuova generazione del ciclismo. E forse se il ciclismo si è “svecchiato”, una fetta del merito è proprio sua e del suo staff. Peter ha catturato schiere di giovani. E non solo.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 932.949 follower. Rispetto ad Uran, lui nel corso dell’ultimo anno ne ha persi un migliaio. Forse erano tifosi troppo delusi e addolorati dal suo addio alle gare su strada, chissà. La media dei suoi post: 23.893 like, 106 commenti e un engagement rate del 1,24 per cento.

Come Uran, anche Nairo Quintana ha delle granfondo a lui dedicate dove interagisce con i tifosi, una di queste è in Messico
Come Uran, anche Nairo Quintana ha delle granfondo a lui dedicate dove interagisce con i tifosi, una di queste è in Messico

Terzo: Quintana non molla

Le questioni di doping, il non gareggiare per tutto il 2023 non hanno scalfito l’amore dei tifosi nei confronti della maglia rosa 2014. Nairo Quintana, si conferma tra i corridori più amati. Lui è esploso nel boom dei social. E’ partito col botto, accaparrandosi un grossa fetta di ragazzi un decina di anni fa. Un po’ come Uran, anche lui è molto attivo sul fronte del merchandising. Quintana ha una sua linea di abbigliamento, dei bike hotel, due granfondo.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 410.797 follower, dato che nel corso del 2023 è cresciuto di 2.100 unità circa. Ha una media di 7.509 like e 75 commenti per post. Il suo engagement rate è dello 0,58 per cento.

Dopo l’incidente l’amore per Bernal non è diminuito, anzi…
Dopo l’incidente l’amore per Bernal non è diminuito, anzi…

Quarto: Bernal c’è

Ancora Sud America. E stavolta il marketing c’entra poco. Egan Bernal si prende il quarto posto dei più seguiti su Instagram. Il re del Tour 2019 sfrutta la sua grande popolarità non solo nella sua Colombia, ma in tutto il “continente” sudamericano. La vittoria del Tour de France e il successivo suggello al Giro d’Italia gli hanno dato una popolarità pazzesca. E’ stato il primo colombiano ad aver vinto la Grande Boucle. 

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 399.496 follower che nel corso del 2023 sono aumentati di circa 2.000 unità. Una media di 22.115 like e 146 commenti per post. Engagement rate dell’1,66 per cento.

Spontaneo, semplice, diretto, campione: Pogacar è colui che cresce di più su Instagram e i social in generale
Spontaneo, semplice, diretto, campione: Pogacar è colui che cresce di più su Instagram e i social in generale

Quinto: Pogacar in rampa

Dite la verità, ve lo aspettavate al primo posto, eh? Anche noi! Tadej Pogacar non poteva non entrare in questa top five. Amato da ogni fascia d’età e ad ogni latitudine, il fuoriclasse sloveno è quello che più è cresciuto negli ultimi anni e in particolare nel 2023. Tadej, ha quasi raddoppiato i suoi seguaci. Segno che le vittorie piacciono, ma le “sconfitte” (serve coraggio a definire sconfitta un secondo posto al Tour) di un campione piacciono ancora di più. In tal senso il duello con Vingegaard ha giocato a suo favore.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 359.500 follower. Ad inizio 2023 erano 755.619. Ogni suo post ha una media di 65.874 like e ben 624 commenti. Elevatissimo il suo engagement rate: 4,89 per cento. E pensate che quelli VdP (10,4%) e Van Aert (10,02%) sono più alti. Segno che i follower di questi fenomeni sono attivi, passionali. Con loro modo spettacolare di correre riescono a smuovere i fans.

Il mondiale del 2011, il record di vittorie al Tour: Mark Cavendish va forte sui social come in volata, soprattutto su Twitter
Il mondiale del 2011, il record di vittorie al Tour: Mark Cavendish va forte sui social come in volata, soprattutto su Twitter

Qualche numero

Come avrete notato, mancano nomi grossi. Tanti dei campioni attuali sono giovani, sono da pochi anni sulla scena e forse hanno bisogno di tempo per crescere ancora. E magari sono più forti su piattaforme come TikTok.

Considerate che nella tabella che segue, l’undicesimo della lista è Remco Evenepoel: con circa 758.000 follower su Instagram, 311.000 su Facebook e 160.000 su Twitter. Il belga è seguito, a non troppa distanza, da Primoz Roglic e Jonas Vingegaard. Per lo sloveno 700.274 follower su Instagram, 20.502 su Twitter e quasi 400.000 su Facebook. Per il danese quasi 682.000 follower su Instagram, 11.000 su Twitter e 39.500 su Facebook.

E’ fuori dalla classifica dei top cinque di Instagram, ma è fortissimo Mark Cavendish. Guardate com’è messo nella tabella che segue! Tra le altre cose, questi dati ci dicono anche quanto incidano la tradizione ciclistica nel Paese di provenienza del corridore e il social utilizzato in una determinata aerea linguistica.

ATLETAINSTAGRAMFACEBOOKTWITTERTOTALE
1Rigoberto Uran2 .289.7131.144.2901.487.2414.921.244
2Peter Sagan1.932.9491.591.485934.1884.458.622
3Nairo Quintana1.410.7971.222.3751 .293.7503 926.922
4Chris Froome1.113.344594.7261.504.8223.212.892
5Mark Cavendish814.934556.4091.329.1332.700.476
6Egan Bernal1.399.49610.288461.3751.871.132
7Richard Carapaz753.690742.800315.9721.812.462
8Mathieu Van der Poel1.115.088390.285220.5701.725.943
9Tadej Pogacar1.359.50095.818 250.9521.706.270
10Wout Van Aert1.071.020165.725292.8231.529.568
Dati aggiornati al 2 gennaio 2024 (chiaramente possono esserci piccole oscillazioni quotidiane) riferiti alle pagine pubbliche dei corridori. In neretto i migliori dati per social.

In Italia il ciclista più seguito è Vincenzo Nibali. Nonostante abbia smesso da un anno, il siciliano conta circa 450.000 follower su Instagram. Mentre Filippo Ganna con i suoi 334.000 follower è di gran lunga il primo tra gli italiani in attività.

Altra curiosità: tra coloro che sono super seguiti ma non sono più in attività da molto tempo, ci sono Lance Armstrong, che su Facebook batterebbe tutti, e Alberto Contador. Lo spagnolo balla sul milione di seguaci sia su Facebook che su Instagram.

Storia di Del Toro, scoperta di Matxin: fino al 2026 con la UAE

02.01.2024
6 min
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LA NUCIA (Spagna) – Matxin ne sa una più del diavolo. Per cui quando gli altri sono convinti di aver trovato un talento su cui scommettere, lui c’era già arrivato. La sua rete di conoscenze è tale che raramente gli sfugge qualche nome, anche se ovviamente il mondo del ciclismo è ampio e le eccezioni possono sempre capitare. Il caso di Isaac Del Toro è lampante (foto Fizza in apertura). Quando il messicano ha vinto il Tour de l’Avenir, il suo telefono è impazzito per i messaggi di gente che non aveva mai sentito. Era sfuggito però che il ragazzino di Ensenada, tesserato con la AR Monex equipaggiata con bici Giant, corresse già su una Colnago del UAE Team Emirates.

E’ il 2 giugno e Del Toro arriva quarto al Trofeo De Gasperi. Ha già la bici Colnago (foto Instagram)
E’ il 2 giugno e Del Toro arriva quarto al Trofeo De Gasperi. Ha già la bici Colnago (foto Instagram)

La frattura del femore

Matxin e con lui Gianetti lo avevano adocchiato da più di un anno, quando ancora gareggiava nella mountain bike, e lo avevano assistito anche nel 2022 quando la frattura del femore poteva compromettere tutto.

«Se il giorno prima della caduta – racconta – mi avessero chiesto cosa sarebbe successo se un giorno mi fossi rotto il femore, avrei detto che sarebbe stata la fine. Mi stavo allenando con la squadra, quando sono scivolato sulla ghiaia e sono finito contro il guardrail di metallo. Nessuna frattura esposta, ma un male cane. All’inizio è stato frustrante, poi vedendo che miglioravo, ho capito che sarei tornato a fare quel che più mi piaceva.

«Quando ho cominciato a correre in Europa nel 2023, mi sembrava tutto molto complicato. Mi allenavo, ma non mi sentivo bene. Nell’ultima mezz’ora, 20 minuti di gara, era come se si spegnesse l’interruttore. Certi giorni arrivavo al traguardo depresso, perché sapevo di stare bene, ma non portavo a casa niente. Invece piano piano sono riuscito a crescere, avendo sempre avuto accanto persone che mi tenevano su di morale…».

Dopo la cronosquadre al Tour de l’Avenir, il passivo di Del Toro era già pesante (foto Edgar Mendoza)
Dopo la cronosquadre al Tour de l’Avenir, il passivo di Del Toro era già pesante (foto Edgar Mendoza)

Studi interrotti

Del Toro è un ragazzo simpatico, che racconta la sua storia con lo stupore di trovarsi nel ritiro della squadra numero uno al mondo. La sua vicenda l’avevamo accennata, quando lo vedemmo arrivare terzo al Giro della Valle d’Aosta. Era solo l’anticamera di quel che sarebbe successo di lì a poco sulle strade francesi e che ha portato Gianetti a gettare la maschera, facendolo firmare fino al 2026.

Lui racconta che suo padre andava in bici e i due figli provarono tutti gli sport, finché fu deciso che sarebbe stato ciclismo e per questo di lì a poco Isaac lasciò la scuola. Uno di quei casi su cui si può discutere a lungo: puntare tutto sullo sport quando non ci sono elementi per dire che finirà bene.

«Finché un giorno – dice – fu annunciata una convocazione per atleti che avessero voluto trasferirsi in Europa. Si trattava di correre su strada e furono fatti dei test. Oggi sono al quarto anno fuori dal Messico, ma devo dire che il primo approccio fu davvero duro per il diverso livello delle corse. In più si trattava di convivere nel modo giusto con un gruppo di corridori come me, quasi fossimo l’equipaggio di un sottomarino».

Del Toro (classe 2003) conquista il Col del Loze: inizia la rimonta al Tour de l’Avenir
Del Toro (classe 2003) conquista il Col del Loze: inizia la rimonta al Tour de l’Avenir

Capolavoro sull’Iseran

Dopo l’incidente e le difficoltà tecniche dei primi tempi, quello che arriva al Tour de l’Avenir è un Del Toro diverso. Il Val d’Aosta gli ha dato fiducia nei suoi mezzi. Il lavoro con un diesse come Piotr Ugrumov ha portato grande concretezza. Ha smesso di cadere tanto e si è scoperto forte in salita e anche in discesa. Eppure nella cronosquadre il Messico si piazza 23° su 27 squadre al via. Il distacco di Isaac è di 2 minuti. Eppure non c’è niente di ancora scritto.

Del Toro vince infatti l’arrivo durissimo al Col de la Loze, davanti a Riccitello, Piganzoli e Pellizzari. Il giorno dopo si fanno una crono al mattino e il Moncenisio al pomeriggio: perde in entrambi i casi e il suo ritardo al tramonto è di 56 secondi dall’americano. Ma il capolavoro è alle porte. Sfruttando l’Iseran dell’ultima tappa, infatti, nel giorno della vittoria di Pellizzari, Del Toro annienta Riccitello (magra figura per uno che ha corso un bel Giro d’Italia dei pro’) e conquista la classifica finale. 

«Ho sempre cercato di restare calmo – dice – concentrandomi solo su ciò che stava accadendo e che mi riguardava direttamente. Pensavo a restare fresco per essere lucido, spingere ogni giorno e tenere il gruppo sotto pressione nei momenti difficili. Andavo forte in modo che tutti fossero costretti a farlo. Non mi ero mai sentito così sicuro in bicicletta, ma ero anche preoccupato perché non sapevo se e quando quel famoso interruttore sarebbe scattato. Invece sono arrivato sino in fondo e ho vinto. E’ stata una grande liberazione, perché finalmente c’è stata la svolta che aspettavo».

Prime pedalate della nuova stagione in Messico, prima di venire in ritiro con la UAE in Europa (foto Instagram)
Prime pedalate della nuova stagione in Messico, prima di venire in ritiro con la UAE in Europa (foto Instagram)

Serve una squadra

Il telefono ha cominciato a squillare e la casella dei messaggi ad essere intasata. «Ho iniziato a ricevere messaggi e chiamate – sorride Del Toro divertito – da persone che non conoscevo, era davvero un caos. Onestamente non riuscivo nemmeno ad allenarmi. E così ho capito che avrei dovuto prendere una decisione.

«Ho iniziato a parlare con le varie squadre, ma non è stato facile. Vengo da un altro Paese, da un’altra cultura, da un altro continente e l’ultima cosa che voglio è sentirmi a disagio a così tanti chilometri dalla mia casa. Ho 20 anni e ho molto da imparare, per questo per ora ho deciso di firmare qui. Mi hanno dato l’attenzione di cui avevo bisogno e sono molto felice, perché credo di aver preso la decisione giusta. E’ fantastico poter mangiare ogni giorno allo stesso tavolo con tutti questi campioni».

Del Toro è nato a Ensenada (Messico) il 27 novembre 2003. Ha il contratto con UAE fino al 2026. E’ alto 1,81 (foto Fizza)
Del Toro è nato a Ensenada (Messico) il 27 novembre 2003. Ha il contratto con UAE fino al 2026. E’ alto 1,81 (foto Fizza)

Gli occhi del bambino

Però, nel fiume di parole che dice e che memorizziamo in attesa di raccontarle, l’ultimo colpo d’occhio su Del Toro parla di un ragazzino che per inseguire il sogno ha lasciato tutto ciò di cui avrebbe magari avuto bisogno per crescere in modo completo.

«Passiamo 11 mesi all’anno via da casa – dice – e lo facciamo con grande piacere, ma è comunque complicato. Sono fuori dal mio Paese e dalla mia città, non vivo con la mia famiglia, ma con persone fantastiche che diventano come fratelli. Però non è la stessa cosa. Sono sempre stata una persona molto concentrata e non ho mai pensato di fare nulla che non sia parte del ciclismo. Mi alleno, recupero e mi preparo per il giorno dopo. Il fatto di essere qui e di farlo in modo più professionale dà un senso ai tanti sacrifici e al fatto di aver dovuto colmare la differenza che c’è fra essere un giovane corridore in Europa ed esserlo invece in Messico. Ci sono differenze, ci sono ancora grandi differenze…».

Un contratto per Natale. Attilio Viviani riparte con fiducia

02.01.2024
4 min
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Miglior regalo di Natale Attilio Viviani non poteva proprio trovarlo sotto il suo albero: il rinnovo del suo contratto con la Corratec per un’altra stagione, a mettere le cose a posto e scacciare via i brutti pensieri. Il “fratello d’arte” resta nel giro che conta e lo farà anche con qualche piccola novità rispetto al recente passato.

La sua voce, di ritorno dal primo ritiro prestagionale è estremamente rilassata ma al contempo carica e concentrata su quel che l’aspetta. Il rinnovo d’altronde non è stato una grande sorpresa: «Ero abbastanza tranquillo, sapevo che il rinnovo era nell’aria e sarebbe arrivato. Non posso però negare che qualche brutto pensiero mi è venuto, è una situazione nella quale mi sono già trovato in passato, ho avuto brutti trascorsi. Sapevo però che non dipendeva da me e mi sono fatto in proposito una certa idea guardando il ciclomercato globale».

Viviani durante il primo ritiro prestagionale, presa di contatto soprattutto per i nuovi (foto Team Corratec)
Viviani durante il primo ritiro prestagionale, presa di contatto soprattutto per i nuovi (foto Team Corratec)
Quale?

Tutto è stato ritardato dalla lunga trattativa di fusione tra Jumbo e QuickStep, durata due mesi e poi abortita. Questo ha tenuto fermo il mercato perché chiaramente tutte le squadre guardavano a quanto sarebbe successo, alle numerose fuoriuscite dal nuovo team. Non solo le squadre del WorldTour ma anche quelle immediatamente sotto, come anche la Corratec. Così tutto è stato ritardato: non è normale che tanti rinnovi o nuovi accessi siano stati firmati a dicembre…

Pensi che ciò abbia influito?

Sicuramente, i manager restavano fermi in attesa degli eventi, era una cosa talmente grande che avrebbe influenzato tutto. Anche un elemento marginale di questi due colossi avrebbe potuto avere un peso di non poco conto in qualsiasi altro team.

Nel 2023 Viviani ha avuto 65 giorni di corsa, con un successo e 14 Top 10
Nel 2023 Viviani ha avuto 65 giorni di corsa, con un successo e 14 Top 10
Tornando alla tua squadra, con il tuo rinnovo pensi sia completa?

Io credo di sì e la vedo molto più competitiva e forte. E’ chiaro che questi ritardi hanno influito, ci siamo ritrovati dopo un po’ e ci siamo subito accorti del nuovo vento. Lo scorso anno io e Conti eravamo un po’ le chiocce del gruppo, con Konychev. Quest’anno sono arrivati Sbaragli, Mareczko, l’età media della squadra è cresciuta anche se resta un gruppo giovane. Ma più competitivo e questo aiuta. E’ un team che cresce bene. Io ho già dato la mia disponibilità anche a tirare la volata a Jakub, insieme possiamo fare grandi cose.

Sai già come sarà improntato il tuo calendario?

Se ne sta parlando, ma molto dipenderà da quali gare faremo, gli inviti stanno arrivando in questo periodo. Spero ci sia già qualche impegno a gennaio: io a dicembre mi sento sempre un mezzo corridore, anche all’ultimo ritiro ero in ritardo rispetto a molti, ma non mi preoccupo, so che poi a gennaio sono un altro corridore, che quando sente odore di gara si trasforma.

Uno dei tanti momenti difficili della scorsa stagione per il veronese, a caccia del riscatto
Uno dei tanti momenti difficili della scorsa stagione per il veronese, a caccia del riscatto
Come giudichi l’anno che è appena passato?

Una stagione con alti e bassi. Contraddistinta da tanti piccoli infortuni che alla fine hanno inciso sul rendimento generale, ma so che fa parte del gioco. La cosa che mi è dispiaciuta di più è non aver potuto disputare il Giro d’Italia: lo avevo già fatto, la mia esperienza sarebbe servita, ma non ero in condizione per affrontare un simile impegno. E’ stato davvero un peccato, spero tanto di potermi rifare.

Per un corridore che da anni vive in quest’ambiente e che arriva alle ultime settimane senza ancora certezze, il ritiro diventa uno spauracchio?

E’ una questione molto delicata, ho seguito il destino di alcuni miei colleghi. Vedo ritiri di corridori sempre più giovani, ma soprattutto vedo ragazzini che entrano in questo mondo annunciati come fenomeni e dopo 2-3 anni messi da parte. Non è più lo sport dei miei inizi, il ciclismo è cambiato, è metodico, robotico, davvero meno divertente. Io credo che le carriere dureranno sempre meno con questo modo di allenarsi e di correre così frenetico. Una volta le corse servivano anche per prepararsi, ora devi essere sempre pronto, sempre. Soprattutto un velocista come me e questo consuma dentro.

Attilio ai tempi della Bingoal con suo fratello Elia. Il 2024 è fondamentale per entrambi
Attilio ai tempi della Bingoal con suo fratello Elia. Il 2024 è fondamentale per entrambi
Che propositi ti sei fatto per il nuovo anno?

Non chiedo nulla di particolare, mi basterebbe evitare gli alti e bassi dell’ultima stagione. So che certe volte sbaglio io, sono esagerato, ad esempio trascuro una piccola caduta e ne risento per due settimane. Se avrò un po’ di fortuna e farò più attenzione nella mia gestione, penso che potrà essere un anno migliore.

Thibau Nys: «Il cross è magia, la disciplina più impegnativa»

02.01.2024
6 min
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Un’interessante intervista a Thibau Nys, giovane corridore della Lidl-Trek, è stata pubblicata di recente sul canale Youtube di Challenge Tyres, l’azienda che produce gli pneumatici usati dal belga nel ciclocross (in apertura, immagine tfoto.be). Ovviamente fra le domande, alcune riguardano proprio le scelte tecniche del giovane Nys, altre però portano alla luce la sua passione per il cross e un interessante confronto a distanza di tempo con il celebre padre.

La scena si svolge a Baal, in Belgio. Si compone di un muro bianco, davanti al quale è seduto l’atleta della Baloise-Trek, con accanto la sua bici e la maglia iridata U23 conquistata lo scorso anno ai mondiali di Hoogerheide. Da quest’anno Thibau è diventato elite e ha vinto tre gare, fra cui l’apertura di Coppa del mondo a Waterloo, negli USA, e il Koppenbergcross.

A gennaio 2023, Nys si è laureato campione del mondo U23 a Hoogerheide
A gennaio 2023, Nys si è laureato campione del mondo U23 a Hoogerheide
Perché hai scelto il ciclocross?

E’ una domanda abbastanza facile. Sono cresciuto vedendo mio padre Sven correre e andare alle gare ogni fine settimana, per cui per me è diventato una specie di idolo. Era esaltante vedere quanto andasse veloce. E ora che sto correndo le sue stesse gare, trovo che il cross sia la disciplina più impegnativa. Tutto deve essere al posto giusto, al momento giusto, nella posizione giusta. Tutti i dettagli contano. Ed è tutto così necessario, che basta manchi una sola parte perché la gara vada male. Penso che sia questa la bellezza del cross.

Come ti alleni?

Durante la settimana, il grosso del lavoro si fa su strada. Però c’è anche il giorno in cui facciamo un allenamento specifico di gruppo nel bosco. E’ un lavoro ad elevata intensità, tecnico ed esplosivo. Servono rapidità e intelligenza, si fanno passaggi stretti, lavoro a intervalli molto brevi e tratti di corsa e questa è la parte più divertente da fare.

Da quest’anno sei diventato elite.

Penso sia stato un grande salto, soprattutto perché ho vinto le prime due gare, quindi molto meglio di quanto mi aspettassi. C’è una grande differenza nel passaggio fra gli elite, rispetto a quando si passa da junior a U23. Devi essere al 100 per cento per gareggiare con i grandi. Ma se riesci a gestire lo sforzo e ad arrivare in finale e vincere, allora il risultato è una delle emozioni più grandi che si possano provare.

L’intervista fatta a Nys si è svolta a Baal, in Belgio (tfoto.be)
L’intervista fatta a Nys si è svolta a Baal, in Belgio (tfoto.be)
A quale pneumatico Challenge ti potresti paragonare?

Al Limus 30, è il mio preferito. Mi piace utilizzarlo per la maggior parte del tempo. E’ la gomma che mi si addice davvero e si adatta anche al tipo di gare che mi piacciono. Sia sulle superfici super scivolose, ma anche su percorsi duri e veloci. Pressione leggermente più alta e poi posso fare quello che più mi piace.

Fango, erba o sabbia?

Fango, di sicuro.

La giusta pressione o il giusto disegno?

Non è facile, a dire la verità. Diciamo la giusta pressione.

Ostacoli da saltare o da fare con la bici in spalla?

Da saltare.

Pneumatici Grifo o Limus per vincere il Koppenbergcross?

Limus. 

Incollare i tubolari o ripulire la bici dal fango?

Forse non si dovrebbe dire, ma non ho mai incollato le gomme da solo, quindi preferirei pulire la bici.

Prima di una gara dai un bacio alla tua ragazza o bevi un energy drink?

Un bacio alla mia ragazza.

Birra belga o vino italiano?

Non c’è dubbio: vino italiano.

Vacanze al mare o in montagna?

Li farò entrambi dopo la stagione di cross, ma preferisco il mare

Cantare sotto la doccia o ballare davanti allo specchio?

Cantare sotto la doccia.

Bici Trek Boone, ruote Bontrager, pneumatici Challenge: il kit completo (tfoto.be)
Bici Trek Boone, ruote Bontrager, pneumatici Challenge: il kit completo (tfoto.be)
Come avresti fatto per battere tuo padre quando era in attività? Qualche tempo fa dicesti che ti avrebbe preso a calci…

Ho fatto alcune gare molto forti quest’anno e sono sicuro al 100 per cento che lui nella sua miglior condizione avrebbe avuto problemi a battermi, ad esempio nella Coppa del mondo di Waterloo. Il fatto però è che mio padre era costante ad alto livello per tutto l’anno, quindi avrei difficoltà a contrastarlo sempre. Ma sono abbastanza sicuro che qualche volta potrei batterlo.

Pensi di avere quel che serve per raggiungere Van der Poel, Van Aert e Pidcock?

Sono fiducioso al riguardo, ma non quest’anno. Forse nemmeno il prossimo, ma ci arriverò e cercherò di crescere passo dopo passo per sfidarli.

Descriveresti il ciclocross in una sola parola?

Magia.

Perché le gomme Challenge?

Penso che mi offra la migliore gamma di possibilità per ogni tipo di scenario di gara. Puoi davvero personalizzare la scelta in base alle tue preferenze e ai tuoi punti deboli e forti. Penso che questo sia davvero importante. Mi trovo bene con le Limus 30, ma anche con le Grifo. Le usiamo forse per il 60 o 70 per cento dell’intera stagione. Mi danno più di supporto rispetto a quello che farebbero gli altri marchi, sento la differenza. E poi mi piacciono molto le gomme da gravel.

Nys Thibau Sven
Europei juniores di Trento: Thibau Nys con suo padre Sven, grande campione del ciclocross, iridato nel 1997, 1998, 2005 e 2013
Nys Thibau Sven
Europei juniores di Trento: Thibau Nys con suo padre Sven, grande campione del ciclocross, iridato nel 1997, 1998, 2005 e 2013
Come scegli le gomme da usare?

E’ un processo difficile. Si inizia già prima della gara, osservando le bici che arrivano dai giri di prova. Vedendo quanto fango c’è e come si regolano anche gli altri. Poi esci a tua volta sul percorso e fai la tua valutazione. Può capitare che faccia cambiamenti anche 30 minuti prima dell’inizio, in cerca dell’opzione migliore per partire. E a quel punto si può cambiare anche durante la gara, se le condizioni lo richiedono. Sono abbastanza contento di come riusciamo a gestire ogni volta questa scelta.

Quanto è importante avere la giusta pressione?

Davvero tanto. Nella maggior parte dei casi dipende da quanto sia morbido il fondo del percorso, se vuoi affondare un po’ o restare sopra. Se la superficie è dura oppure no. C’è da valutare la larghezza dell’appoggio sul terreno, capire se devi tagliare la crosta superficiale oppure se è meglio galleggiarci sopra. E’ diverso ogni settimana, si cerca sempre di trovare l’equilibrio.

Ultimamente hai alternato gomme da 30 con gomme da 33 millimetri, come mai?

Come ho detto, dipende tutto da come è la superficie. A volte hai bisogno che il 33 provi davvero a galleggiare sulla sabbia o sul fango quando lo strato è molto spesso e pesante per non farti risucchiare completamente. Altre volte è più sottile e scivoloso e ho la sensazione che con il 30 riesco a passarci meglio, magari quando mi infilo in un solco o una sezione fangosa. In quel caso mi dà davvero molta trazione permettendomi di andare più veloce anche in curva.

Sugli ostacoli meglio saltare che scendere e prendere la bici in spalla
Sugli ostacoli meglio saltare che scendere e prendere la bici in spalla
Dove tieni tutte le tue gomme?

La maggior parte delle volte le conserviamo nel deposito delle biciclette o nel camion dove ho tutte le ruote. Dopo averle pulite, le asciughiamo e questo credo sia il miglior consiglio, perché con la giusta manutenzione i tubolari dureranno molto più a lungo.

Un consiglio per un giovane che si avvicina al cross?

Prova semplicemente a trovare la tua strada. Fai le tue cose, non ascoltare e non copiare quello che dice la gente. Puoi imparare dai consigli, ma soprattutto devi ancora capirlo da te. Solo così potrai davvero crescere passo dopo passo e conoscere te stesso, la tua bici, i percorsi. In questo modo farai progressi e affronterai nel modo giusto la tua carriera.

Si apre la caccia ai punti: Battistella debutta in Australia

02.01.2024
4 min
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E’ quasi tempo di tirar fuori la valigia. Il 9 gennaio si parte per l’Australia e anche per Samuele Battistella il nuovo anno prenderà il via, con quel filo di malinconia che certamente accoglierà il gruppo dopo l’assurda morte di Melissa Hoskins. Il veneto fa parte del gruppetto di italiani dell’Astana Qazaqstan Team in cerca di riscatto e mandati per questo agli antipodi. Fatta eccezione per Velasco, a ben vedere, tutti gli altri hanno alle spalle stagioni sfortunate da dimenticare.

«E’ stato un inverno tosto – dice – perché avendo finito la stagione tardi, sapere di cominciare dall’Australia non è stata proprio una bella notizia. Però mi sto preparando bene, voglio arrivarci come si deve. Avevo già fatto il Tour Down Under nel 2020 e poco dopo il nostro ritorno, chiusero tutto per il Covid e ce ne andammo in vacanze forzate. Da come mi hanno detto, il modo di correre è cambiato rispetto a quando l’ho fatta io, anche se sperare che non si vada a tutta sembra quasi irrealistico».

Samuele Battistella è nato nel 1998 a Catelfranco Veneto. E’ pro’ dal 2020, è alto 1,80 per 67 chili (foto Astana)
Samuele Battistella è nato nel 1998 a Catelfranco Veneto. E’ pro’ dal 2020, è alto 1,80 per 67 chili (foto Astana)

La serie degli intoppi

Il suo palmares, citando come d’abitudine il mondiale U23 del 2019, vede la vittoria alla Veneto Classic del 2021 (chiusa quest’anno al 6° posto) e due secondi posti alla Vuelta dell’anno successivo. Il 2023 è stato avaro di soddisfazioni, tolto un paio di podi a inizio stagione. C’è bisogno di risalire la china.

«Sicuramente – dice Battistella – la cosa più importante del professionismo è la costanza. Il modo migliore per andare in forma e fare risultati è avere dei periodi senza nessun problema. So che è difficile, a me ne sono capitati molti e questo rende tutto più difficile. Gli intoppi dipendono da tante cose, basta anche che venga fatta una variazione del calendario. Ti ritrovi a correre in un momento in cui dovresti allenarti ed è probabile che ti succeda qualcosa. La squadra mi ha sempre appoggiato, ma certe cose capitano. In questi anni ho fatto dei bei risultati, ma potevo fare molto meglio e cercherò di recuperare quest’anno».

Al Giro di Svizzera, all’indomani della morte di Mader, parlando con Van Aert
Al Giro di Svizzera, all’indomani della morte di Mader, parlando con Van Aert

Sempre per vincere

Probabilmente ci sono corridori che possono permettersi di ragionare in modo ambizioso e altri che farebbero bene a restare con i piedi per terra. Però a volte si ha la sensazione che la necessità di programmare e definire tutto secondo numeri e schemi li distragga dalla voglia di fare sempre risultato. Per questo aver sentito pochi giorni fa il proclama di Ayuso, che cercherà la vittoria in ogni corsa del 2024 è sembrato un gran bel modo di ragionare.

«Quest’anno non penso a obiettivi precisi – sorride Battistella – in ogni gara cui andrò cercherò di fare il meglio possibile, se possibile di vincere. Cercherò veramente di vincere il più possibile quest’anno perché è da un po’ che non ci riesco e questo sta cominciando a darmi fastidio. La cattiveria c’è sempre, l’indole vincente viene a sé, ma è innegabile che dopo tanto tempo senza alzare le braccia, qualcosa perdi. Anche solo in termini di fiducia».

Questa la colorazione della sua Wilier Filante SLR: l’azienda veneta ha fornito diverse livree per la squadra (foto Astana Qazaqstan Team)
Questa la colorazione della sua Wilier Filante SLR: l’azienda veneta ha fornito diverse livree per la squadra (foto Astana Qazaqstan Team)

Nessun grande Giro

Il ragionamento porta dritto a un programma che ricorda quello di Diego Ulissi: nessun grande Giro e solo corse in cui sia possibile fare risultati e punti, per una Astana che non naviga in acque calme della classifica e si sta aggrappando a Cavendish per il suo record, ma deve anche pescare fra i suoi uomini chi sia capace di fare punti in abbondanza.

«Ho fatto in avvio più lavori rispetto all’anno scorso – spiega Battistella – cercando di rientrare prima nella fatica delle corse, anche per abituare la gamba. Mi sarei comunque fermato meno del solito, perché la pausa troppo lunga rende più complicato rientrare nel peso forma. Ma la stagione non deve finire in Australia, per cui ho lavorato per arrivarci bene, ma di sicuro non sarà l’obiettivo principale. Non credo di fare grandi Giri, ma mi concentrerò solo ed esclusivamente su gare di un giorno e brevi corse a tappe. Ho visto che con i mostri sacri che ci sono, anche andare in fuga e fare risultato è sempre meno possibile. In questo modo, senza partire con la classica preparazione per il Giro d’Italia, eviterò di sacrificare delle corse di primavera che si fanno nel periodo dell’altura.

«Preferisco correre, la Liegi è la mia corsa preferita. In altura ci andrò prima delle classiche e poi prima del campionato italiani e durante il Tour de France. Un’altra infine la farò per il finale di stagione che è zeppo di gare italiane di un giorno. Sono sicuro che prima o poi tutto il lavoro che sto facendo verrà ripagato. Ne sono convinto».

Busatto sale fra i grandi: sa cosa vuole, ma non si scopre…

02.01.2024
5 min
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Il 2024 di Francesco Busatto inizia con gli stessi colori dell’anno appena messo alle spalle. Il veneto però il cambio non lo ha fatto nell’apparenza, ma nella sostanza. E’ passato dal team di sviluppo della Intermarché-Circus-Wanty (la Circus-ReUz) alla formazione WorldTour. Il salto nel professionismo è grande, ma avere alle spalle una solida rete di sicurezza fa sì che molte paure rimangano a terra, mentre Busatto è pronto a spiccare il volo (in apertura durante il ritiro di dicembre in Spagna, foto Intermarché-Circus-Wanty). 

Prima gara con i professionisti nel 2023 e subito un quarto posto alla Muscat Classic per Busatto (foto Tour of Oman)
Prima gara con i professionisti nel 2023 e subito un quarto posto alla Muscat Classic per Busatto (foto Tour of Oman)

Inizio “anticipato”

Francesco quando lo chiamiamo è in macchina, direzione fisioterapista. La strada è lunga e dritta e ci permette di rallentare i pensieri e lasciarsi andare a qualche parola in più. 

«Rispetto allo scorso anno – ci dice – ho cambiato preparatore. Quando ero nel Devo Team mi affidavo ad una persona esterna: Paolo Santello. Ma da quest’anno la squadra ha voluto tenerci con il preparatore interno al team. Mi spiace lasciare Santello, ma ho piena fiducia nella squadra e penso che questa possa essere la scelta giusta.

«Rispetto allo scorso inverno – prosegue – faccio molta più qualità nei lavori. Sto già spingendo abbastanza, cosa che in passato non ho mai fatto in questo periodo. Ho fatto molti lavori fuori soglia, questo perché la squadra vuole che sia già pronto per le gare di Mallorca».

L’appoggio di corridori che hanno già esperienza nel WT sarà fondamentale (foto Intermarché-Circus-Wanty)
L’appoggio di corridori che hanno già esperienza nel WT sarà fondamentale (foto Intermarché-Circus-Wanty)
Quindi esordio a fine gennaio…

Il 24 per la precisione, al Trofeo Calvia. Da una parte questo è uno stimolo, sono sempre stato abituato a iniziare a metà febbraio. Invece se ci penso manca poco all’esordio e questa cosa mi motiva tanto mentalmente, diciamo che rende più divertenti gli allenamenti. 

Come affronti questo mese che ti separa dalla prima gara?

Andrò ancora in ritiro con la squadra, l’8 gennaio. Faremo un periodo di allenamenti e rifinitura. Poi volerò a Mallorca ed inizia la stagione, ufficialmente. La squadra si aspetta che possa dare il giusto supporto a Gossens che nel 2023 ha vinto due gare della Challenge Mallorca. Poi avrò anche le mie occasioni, fin da subito. 

Anticipare l’esordio vuol dire allungare la stagione. Come gestirai tutti i mesi di corsa?

La squadra ha un piano ben preciso, quindi allungare la stagione da fine gennaio a metà ottobre non sarà un problema. Durante l’anno avrò due o tre occasioni per tirare il fiato e staccare. Periodi di 15 giorni o un mese dove mi allenerò per gli obiettivi più importanti. 

In questo inverno Busatto ha già messo in fila tanti lavori fuori soglia (foto Intermarché-Circus-Wanty)
In questo inverno Busatto ha già messo in fila tanti lavori fuori soglia (foto Intermarché-Circus-Wanty)
Quali saranno questi obiettivi?

Dovrei andare a correre le Ardenne, in appoggio ai miei compagni, chiaramente. Poi potrei andare al Giro di Romandia e Giro di Svizzera, lì potrei pensare a qualche tappa, ma mi atterrò a quello che dicono in squadra. Infine c’è il calendario italiano di settembre e ottobre: Gran Piemonte, Bernocchi e Tre Valli. 

Facciamo un passo indietro, hai partecipato al primo ritiro stagionale, com’è andato?

Sono arrivato in ritiro che già pedalavo da un mese, quindi in discreta condizione. Durante i giorni in Spagna abbiamo fatto tanto volume e intensità. E’ stato un periodo utile anche per incrementare il rapporto con i nuovi compagni di squadra. Siamo un bel gruppo, mi sono divertito molto ed ho anche avuto modo di conoscere Colleoni

Tu hai messo insieme tante esperienze con i professionisti già nel 2023…

Ero andato in ritiro con la squadra WorldTour a gennaio dello scorso anno e pochi giorni dopo avevo fatto l’esordio tra i pro’ in Oman. Ho corso abbastanza in questo ambiente, mi sento a mio agio e incluso. Non ho ancora pensato che sono un corridore del team WorldTour, semplicemente non me ne sono reso ancora conto. 

Le ambizioni ci sono, ma rimangono nella testa, lontane dalle pressioni (foto Intermarché-Circus-Wanty)
Le ambizioni ci sono, ma rimangono nella testa, lontane dalle pressioni (foto Intermarché-Circus-Wanty)
Che consigli ti hanno dato i tuoi compagni per l’esordio nel WorldTour?

Mi han detto che sono gare diverse da quelle. Pro o classe 1 dovrò prendere le misure. Già una corsa a tappe di una settimana come il Romandia o lo Svizzera è molto impegnativa e serve tempo per recuperare una volta finita. Mi hanno dato qualche consiglio, ma il grosso lo scoprirò strada facendo. Ho tante cose ancora da imparare. 

Sogni, ambizioni per questo 2024 che è appena iniziato?

La squadra mi dà un grande appoggio a livello morale. Credono in me e lo vedo. Esternamente non sono troppo ambizioso, non mi piace spargere voce ai quattro venti. Dentro di me, invece, so cosa voglio e a cosa punto. Voglio iniziare ad andare forte, ma andrò con i piedi di piombo. Una delle cose più difficili sarà ambientarmi nel calendario WorldTour.