Gaviria sta per tornare, ma intanto Cimolai si gode la libertà

16.03.2024
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PAVIA – Piazza della Vittoria mormora di approvazione e a tratti esplode per il passaggio di questo o quel beniamino. Vigilia della Sanremo, le squadre hanno iniziato a sfilare sul palco dalle 16,30 con una serie di ritardi dovuti al traffico per raggiungere la città. Forse non avendo studiato troppo le carte, alcuni team sono finiti alle porte di Varese, per cui fra andare e venire hanno dovuto sobbarcarsi un viaggio. La Movistar alloggia a San Vittore Olona, 72 chilometri da qui. Per cui quando Cimolai arriva per la chiacchierata che ci eravamo fissati, ci assale un lieve senso di colpa per i compagni che aspettano soltanto lui.

Il team che serviva

La Sanremo magari non è alla sua portata, però il terzo posto all’ultima tappa della Tirreno e gli altri piazzamenti in attesa che Gaviria rientri dalla Colombia dicono che il corridore friulano è in forma e va forte. E se si fosse ritirato come aveva già deciso alla fine della scorsa stagione, avrebbe fatto una sciocchezza.

«A livello di ambiente – dice – questa squadra è quello di cui avevo bisogno per rinascere e fare gli ultimi anni come volevo, valutando anche di chiudere con loro la carriera. Mi hanno detto tutti che avrei fatto una cavolata a smettere, ma il problema è che a livello mentale quello che ho sofferto negli ultimi mesi era troppo. Abbastanza perché prendessi questa decisione. Quello che dispiaceva, soprattutto per le persone che mi stavano vicino, era il fatto che fisicamente fossi ancora competitivo e così mi pare che sia davvero».

Pubblico numeroso a Pavia. Sul palco la Visma-Lease a Bike, orfana di Van Aert
Pubblico numeroso a Pavia. Sul palco la Visma-Lease a Bike, orfana di Van Aert

Ci sono (quasi) tutti

Quando in fondo alla piazza arriva Van der Poel, il boato sale effettivamente di livello. Il campione del mondo si è fermato da una parte a parlare con Philipsen, mentre a pochi metri c’è Jonathan Milan che ha già sfilato sul palco e chiacchiera con Mohoric e gli ex compagni della Bahrain Victorious.

«Ci sono davvero tutti – dice Moreno Moser – mancano soltanto Roglic, Vingegaard e Van Aert e fosse per me, li costringerei a correrle tutte. Farebbero la loro parte e per la gente sarebbe meglio. Bisognerebbe studiare un sistema legato ai punti. Magari per noi che li conosciamo non è un problema, ma la gente si merita di averli tutti».

Il tempo di dargli ragione e torniamo da Cimolai, che ha ancora sul volto il sorriso entusiasta di dicembre al primo raduno della Movistar quando inaspettatamente sentì di essere arrivato a casa sua.

Terzo a San Benedetto, Cimolai battuto da Milan e Kristoff, ma ha fatto meglio di Philipsen
Terzo a San Benedetto, Cimolai battuto da Milan e Kristoff, ma ha fatto meglio di Philipsen
Dovevi lavorare per Gaviria, intanto sei arrivato terzo nella volata più ambita della Tirreno, dietro milan e Kristoff, ma prima di Philipsen…

Ovvio che sono venuto alla Movistar per Gaviria, però mi hanno sempre detto che in sua assenza avrei potuto giocarmi le mie possibilità. E’ stato così fin dall’inizio, anche se onestamente la Tirreno era iniziata male. Fatte le prime due-tre tappe volevo tornare a casa, perché dopo il UAE Tour mi sono ammalato e in quei primi giorni ero davvero in difficoltà. Invece la squadra mi ha tranquillizzato, mi ha detto di vedere come andasse giorno per giorno e alla fine è andata bene.

Il tipico stile Movistar…

Sì, non mi hanno criticato perché non andassi. Però ci tenevano che fossi presente nelle volate nella prima corsa WorldTour e io ho fatto il mio meglio.

Gaviria quando torna?

Fernando è andato a casa dopo il UAE Tour per la nascita del bimbo, ma lo ritroverò già mercoledì a De Panne. Ha risolto tutti i suoi problemi. Ha avuto tante conseguenze nel recupero dalla clavicola rotta. Ha avuto un’infezione, gli antibiotici l’hanno buttato giù a livello di difese immunitarie e quindi ogni tre per due era malato.

Van der Poel è super acclamato: vincitore uscente e grande personaggio
Van der Poel è super acclamato: vincitore uscente e grande personaggio
Quando non c’è Fernando, com’è a livello psicologico la possibilità di fare le tue volate?

Metà è responsabilità e metà una goduria. Ho la mia esperienza e so che quando devo farle, devo gestire la pressione. Quando invece devo tirarle, so che posso anche non essere al top, ma il lavoro riesco a farlo comunque.

Che cosa può fare questo Cimolai alla Sanremo?

Evitare di sognare ed essere onesto. Per come vanno le cose, ci sono 5-6 corridori un gradino sopra. Se tutte le cose vanno bene, mi piacerebbe essere presente nel gruppettino dietro di loro. Quei 20 corridori che si giocano il piazzamento. Fra loro penso che potrei arrivarci.

La Tirreno di Ayuso vista con gli occhi di Baldato

15.03.2024
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La Tirreno-Adriatico vinta da Jonas Vigegaard ha lasciato pochi dubbi su chi sia stato il più forte. Il danese ha colto le occasioni, vinto e convinto sulle strade della Corsa dei Due Mari, agli avversari è rimasto poco o nulla. Uno dei più combattivi, insieme a Jay Hindley, è stato Juan Ayuso. Il giovane spagnolo, classe 2000, ha messo tutto se stesso sulle strade, provando a contrastare lo strapotere della Visma – Lease a Bike. In ammiraglia, al suo seguito, c’era Fabio Baldato, il diesse lo ha visto, ci ha parlato tutti i giorni. E’ il miglior interlocutore per tirare una somma finale rispetto alla corsa fatta da Ayuso. 

«Eravamo partiti con l’intenzione di fare bene – racconta Baldato che in questo momento si trova già in Belgio per le prossime corse – Ayuso ha fatto un avvicinamento promettente. Ha vinto in Francia alla Faun Ardeche, è arrivato secondo alla Drome Ardeche e poi terzo al Laigueglia. Insomma, che stesse bene si capiva».

Nella cronometro di Camaiore Ayuso ha massimizzato il vantaggio nei confronti degli avversari
Nella cronometro di Camaiore Ayuso ha massimizzato il vantaggio nei confronti degli avversari

Crono preparata

La prestazione a cronometro di Ayuso, sulle strade di Camaiore, dove ha preceduto Ganna per un solo secondo, ha stupito sì, ma non troppo. L’obiettivo del UAE Team Emirates era quello di partire forte fin da subito, andando a guadagnare il più possibile sugli avversari.

«Nella cronometro – afferma Baldato – volevamo guadagnare tempo, soprattutto su Vingegaard, infatti Ayuso ha fatto una prestazione perfetta. Farlo partire così presto era per evitare la pioggia, poi abbiamo avuto anche un po’ di fortuna. Le ultime gocce sono cadute proprio dieci minuti prima che partisse, quindi la strada non era così bagnata. Questo ha fatto la differenza, ha potuto spingere di più in curva, anche se il divario, minimo, con Ganna lo ha determinato il vento. Vincere è stata una piacevole sorpresa».

Il podio finale della Tirreno: Vingegaard ha regolato Ayuso e Hindley
Il podio finale della Tirreno: Vingegaard ha regolato Ayuso e Hindley
Per il resto com’è andata la Tirreno?

Come ci aspettavamo Vingegaard era di un altro livello, è un ragazzo che non si può sottovalutare. Noi abbiamo fatto la nostra corsa, fino a quando la maglia è stata in casa ci siamo presi le responsabilità, anche nelle tappe piatte. Nei primi quattro giorni ci siamo messi a controllare bene, tirando spesso il gruppo. 

Poi sono arrivate le salite.

Si è visto come Vingegaard sia di un altro pianeta, nella prima tappa dura (la quinta, ndr) Ayuso ha pagato un po’ di più. Mentre il giorno dopo, nella frazione con arrivo a Monte Petrano, ha tenuto più botta, perdendo solo 26 secondi. 

A quale livello si è presentato Ayuso?

Ha ancora margini di crescita, non ha preparato la Tirreno come un obiettivo principe, facendo quindi altura, casa e poi gara. Ma ha corso prima, quindi non si è risparmiato, come dimostrano i risultati. E’ arrivato in forma, ma non al top. Vingegaard arrivava dal Gran Camino, che aveva dominato. Mentre per Ayuso era la prima corsa a tappe. 

Ayuso ha raccolto tanti risultati di rilievo a inizio stagione qui al Laigueglia dove ha fatto terzo
Ayuso ha raccolto tanti risultati di rilievo a inizio stagione qui al Laigueglia dove ha fatto terzo
Vigegaard è andato davvero forte, vi spaventa anche in ottica futura?

Si tratta del miglior scalatore al mondo al momento, ma non siamo privi di soluzioni. Abbiamo una squadra forte, che può contrastarlo. Per come ne parlate sembra che Ayuso dovesse dare un minuto in salita a Vingegaard ma non può essere così. Il danese ha vinto due Tour, Juan è arrivato terzo in una Vuelta. Poi hanno due età diverse, Juan è giovane e di margini ne ha ancora tanti. 

Ayuso si è trovato spesso gomito a gomito con Hindley…

Quello è stato un confronto più confortante, dove il nostro ragazzo ha tenuto testa ad un corridore che ha vinto un Giro d’Italia. Noi abbiamo raccolto il massimo, secondo me, considerando anche le defezioni dell’ultimo minuto. 

Chi?

Nel piano originale avremmo dovuto portare Adam Yates, ma la caduta al UAE Tour ce lo ha impedito. Con lui, che avrebbe potuto provare a seguire Vingegaard in salita avremmo potuto fare una corsa diversa. Con un vantaggio numerico (Ayuso e Yates contro Vingegaard) avremmo potuto giocare diversamente. 

Al posto di Yates è venuto Del Toro, che ha fatto una grande prova.

Bisogna fargli una statua. Non è da tutti essere chiamati all’ultimo e farsi trovare pronti, soprattutto da così giovani. Ha dato una grande mano ad Ayuso, specialmente nella tappa di Valle Castellana dove ha tirato il gruppo inseguitore. 

Con Ayuso che bilancio avete fatto a fine corsa?

Ottimo. Con la Tirreno conclusa Ayuso è il corridore con il maggior numero di punti in questo momento. Poi da domani magari la classifica cambierà, però in un ciclismo che guarda anche i numeri è un ottimo segnale. Cresce e migliora, non serve mettere fretta, ci pensa lui stesso. 

In che senso?

Pretende tanto dalle sue qualità. E’ un vincente, vuole arrivare ed è convinto di poterlo fare. Ora Vingegaard è un gradino sopra, ma l’obiettivo di Ayuso è quello di salirlo.

Malori e il casco vietato ad Evenepoel: assenza di logica

15.03.2024
6 min
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«La cosa brutta è che adesso uno non potrà usare il casco con cui ha fatto tutti i test e con cui ha vinto il mondiale, gli altri invece non cambieranno niente. E visto che si giocheranno il Tour, poi forse le Olimpiadi e il mondiale, non lo trovo tanto giusto. Anzi, direi che mi fa proprio… arrabbiare».

Quando sei stato cronoman e poi sei diventato ambassador di varie aziende, ti viene facile capire che cosa significhi vedersi negare da un momento all’altro l’utilizzo di un componente per il quale avevi studiato e su cui avevi investito. Così quando Adriano Malori affronta il tema dei caschi da crono prima autorizzati e poi negati, ha un moto di stizza facilmente comprensibile. Lui che sulla crono ha costruito la sua notorietà è passato attraverso la fase dei caschi… fasulli, costruiti solo per aerodinamica. Poi però ha visto arrivare quelli sicuri e anche veloci. L’ultimo step, con il divieto del sotto casco Specialized e la messa in discussione di quelli della EF, del Bahrain e della Visma, non gli va davvero giù.

Cominciamo dal casco di Specialized, che è stato vietato. Ti piaceva?

Non è tanto un fatto di gusto, anche se credo che la decisione dopo la crono della Tirreno sia stata dettata solo dai commenti di certi tifosi che giudicano l’aspetto e non la sostanza. In questi ambiti dovrebbe essere un fatto di utilità e loro sono certi che serva. Hanno fatto i loro test, anche se come ogni cosa in questo ambito, è tutto legato alla posizione dell’atleta. Per Remco (Evenepoel, nella foto di apertura, ndr) di certo funziona. Lui ha la capacità di tenere la posizione aerodinamica e quindi, dato che tiene la testa come deve e l’aria scivola dalla zona del mento al collo, il sistema funziona. Se invece prendiamo Vlasov, che tiene la testa alta per guardare avanti, allora l’utilità di quella strana cuffia viene meno. Come facessero poi a usarlo con 40 gradi, sono fatti loro…

Questo il casco Giro della Visma-Lease a Bike sotto osservazione: il problema è solo la sua estetica?
Questo il casco Giro della Visma-Lease a Bike sotto osservazione: il problema è solo la sua estetica?
Singolare che prima lo abbiano approvato e poi vietato.

Come dicevo, sembra quasi che gli ultimi visti alla Tirreno li abbiano messi in discussione perché la gente ha fatto dei commenti strani. Perché loro, l’UCI, di fatto li aveva autorizzati in anticipo, per il fatto di dover correre con gli stessi materiali che è possibile trovare in commercio. La cosa buffa è che alla partenza di ogni cronometro ci sono dei giudici UCI. Se loro hanno detto che Vingegaard poteva correre con quel casco e che la Bahrain poteva usarlo, non capisco perché l’UCI adesso dica di voler riaprire il fascicolo.

Il casco deve essere esclusivamente un dispositivo di sicurezza, giusto?

Il regolamento dice questo, ma non credo che le aziende mettano fuori dei caschi che non proteggono l’atleta. Assolutamente no. Figurarsi a livello commerciale, toccando ferro, cosa accadrebbe se Vingegaard cadesse e si spaccasse la testa perché il casco non ha retto l’impatto… Per chi lo produce sarebbe un colpo mortale, non venderebbe più un solo casco. Mi ricordo che anni fa, quando ancora correvo, i modelli da cronometro li facevano con la calotta senza il polistirolo dentro: ricordate? Era il 2008 o 2009 e tra l’altro il casco con cui ho vinto il mondiale U23 ce l’ho ancora in studio e dentro non ha protezioni. Ha solo due cuscinetti. In quel caso sarebbe stato giusto vietarlo. Ma visti i caschi in questione, trovo illogico che li vogliano fermare. E’ come per il peso delle biciclette e ogni altro sviluppo…

Il casco con cui Malori vinse il mondiale U23 di Varese era effettivamente privo di grandi protezioni
Il casco con cui Malori vinse il mondiale U23 di Varese era effettivamente privo di grandi protezioni
Vale a dire?

Facciamo un esempio. Nella MotoGP ci sono delle moto che sono delle macchine come la Formula Uno. Hanno alettoni e ali, tanto che ai puristi son sembrano più neanche delle moto. Però mi sembra che lo sviluppo vada davanti lo stesso. E allora perché qui devi proibire un mezzo che aiuta la performance, senza pregiudicare la sicurezza? Il discorso di renderlo accessibile a tutti è preservato, perché non credo che un casco così avrà un costo proibitivo. Un casco da crono costa come uno da strada. Invece l’UCI si è mossa per far vedere a tutti che comandano loro. E le cose restano ferme con il nodo per il peso della bicicletta…

I famosi 6,8 chili…

Un limite che ormai è vecchio più di 20 anni, forse 25. Non ero ancora professionista (Adriano passò nel 2010, ndr) e già c’era quella regola. Adesso ci sono le biciclette che hanno i freni a disco, dei materiali che fanno paura e nuovi studi, come abbiamo visto per esempio con Ganna per il Record dell’Ora. Per quale motivo un’azienda dovrebbe investire se ha sempre quel limite? E se anche fossi un amatore e la volessi più leggera, partecipando a qualche gran fondo internazionale, sarei passibile di squalifica. E allora la ricerca si ferma e questo non è un bene.

Questo il casco Rudy Project della Bahrain Victorious: ugualmente sotto la lente
Questo il casco Rudy Project della Bahrain Victorious: ugualmente sotto la lente
Mettiti un attimo nella testa di Remco, che ha fatto tutti i test in galleria del vento per ottenere del margine con quel caso, come ti sentiresti ora che te l’hanno tolto?

Mi girerebbero le scatole. Come se quando correvo alla Movistar e la nostra Canyon era una bici da crono pazzesca, arrivava qualcuno e mi vietava di usarla, dopo che ci avevo corso e vinto per un anno. Sono passaggi che non capisco, non c’è in ballo la sicurezza. Le crono dovrebbero essere il banco di prova della ricerca. Le aziende non fatturano poi molto con quelle bici, non ne vendono poi molte, no? Pinarello fa un telaio allo Scandio per il record dell’Ora, ci studia, il record viene e ne ottiene una bella immagine. Logicamente se lo studio viene fermato, tutto si appiattisce.

Con i caschi è lo stesso?

E lo stesso accade con i caschi. Quelli da crono dovrebbero essere un bel terreno di studio e di sviluppo, perché il casco da strada comunque è quello. Anzi, se posso permettermi, si mettono di mezzo nelle crono e poi permettono alla EF di correre su strada con un casco da cronometro. Lo avete visto quello con cui ha vinto Bettiol alla Milano-Torino? E’ un casco che usano anche le donne su strada, ma di fatto quello è un casco da crono. Sapete cosa mi dà fastidio?

Bettiol vince la Milano-Torino con il casco Procen di Poc, nato per le crono
Bettiol vince la Milano-Torino con il casco Procen di Poc, nato per le crono

Cosa?

Hanno fatto meno storie a fare entrare i dischi sulle bici da strada in gara, che sono delle lame che girano. Mi ricordo il caso di Ventoso, che correva con me e che hanno insabbiato. Fran si è aperto il ginocchio per un disco, ma dietro i caschi non ci sono gli interessi che c’erano dietro i dischi. E allora si spiega tutto, perché alla fine è un fatto di potere e di soldi. E i corridori stanno in mezzo.

Discesa: materiali e traiettorie diverse. Cosa dice Nibali?

15.03.2024
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Discesa, bagnata, verso Nizza. Remco Evenepoel entra in curva più largo ed esce più stretto. Matteo Jorgenson più di qualche volta fa il contrario: entra stretto ed esce largo. In teoria è giusta la traiettoria del belga, ma a volte nella fase d’uscita era più veloce l’americano.

Questa differenza di traiettorie vista alla Parigi-Nizza ci sembra in generale un po’ più marcata che in passato. Perché? Quanto contano i materiali, specie gomme e freni a disco in tutto ciò? 

Vincenzo Nibali, ci aiuta a capire meglio. Lo Squalo era, e resta, un discesista formidabile e anche un ottimo collaudatore. Vincenzo ha “l’orecchio fino” quando si tratta di guida e materiali.

Vincenzo Nibali (classe 1984) è stato, tra le altre cose, un grande discesista
Vincenzo Nibali (classe 1984) è stato, tra le altre cose, un grande discesista
Dicevamo, Vincenzo, traiettorie diverse quelle fra Remco e Jorgenson…

Traiettorie diverse, ma dietro queste differenze più che i materiali credo ci siano soprattutto due tipologie di guida differenti. Bisogna anche considerare che erano in due e in queste circostanze, o quando si viaggia in un drappello ridotto, capita spesso che non si replichi la traiettoria di quello davanti: magari per avere più visuale, perché si ha più libertà di scendere come si vuole, perché ci si lascia un piccolo margine di sicurezza. Cose che in gruppo, specie se scende allungato in fila indiana, non si può fare in quanto la scia e la traiettoria è “obbligata”.

Le coperture moderne sono più larghe. Può essere questa una spiegazione alle traiettorie diverse?

Sì e no, anche io sto utilizzando proprio in questi giorni gomme da 30 millimetri e certamente tengono di più. Non so ancora come vadano di preciso sul bagnato, perché è davvero da pochi giorni che le sto testando. Di certo si ha una sensibilità diversa. Faccio un esempio…

Vai…

Ora sto utilizzando delle Continental, il cui battistrada è una sorta di “slick”. Prima avevo Vittoria, che invece era intagliata. Nell’ultimo anno all’Astana-Qazaqstan avevo giusto Vittoria, ma spesso utilizzavo il caro “vecchio tubolare”. Perché? Perché quello di Vittoria era un filo più largo rispetto a molti altri, era un 26 millimetri, quindi avevo una buona superficie, ma al tempo stesso una copertura leggera. E soprattutto questa copertura mi trasmetteva una certa sensibilità nelle guida, una sensibilità più grande, più profonda. Sentivo meglio la strada, ecco.

Gomme da 30 millimetri, sempre più usate
Gomme da 30 millimetri, sempre più usate
E col tubeless?

Con il tubeless largo, senza dubbio la bici è più veloce, confortevole… ma in salita si “muove” di più. E poi c’è un po’ di peso in più. Senza far nomi, ma alcuni corridori quando arrivano le grandi salite utilizzano coperture più strette.

E il freno a disco quanto conta nelle traiettorie?

Di certo è una frenata differente. Col disco è subito forte, poi si stabilizza ed è meno intensa, pertanto devi modulare diversamente. Può succedere però che l’impianto del freno a disco, l’olio o il disco  stesso, si surriscaldino e quindi la frenata cambi ancora.

Cioè?

Diventa “spugnosa”, meno pronta.  Con i freni tradizionali invece era il contrario, all’inizio quasi non rallentavano e poi la frenata arriva a di colpo, specie con le ruote in carbonio e ancora di più in caso di pioggia. Lì avevi 2” di panico e poi la bici iniziava a rallentare. Adesso questo problema non c’è più.

A tutto vantaggio dei meno bravi?

Dei più pesanti, direi… Il discorso per me non riguarda solo gomme e freni a disco, ma un po’ tutto: l’aerodinamica, i canali delle ruote più grandi, le campanature dei raggi migliore che in passato, la gomma che con la “ruota giusta” dà una superficie e un disegno di appoggio migliore… Tutto questo consente anche traiettorie diverse, più ampie, o più strette.

Nell’ordine, Jorgenson, McNulty e Skjelmose: piccole differenze di traiettoria e anche di frenata (notate le dita di ciascuno)
Nell’ordine, Jorgenson, McNulty e Skjelmose: piccole differenze di traiettoria e anche di frenata (notate le dita di ciascuno)
Quindi i nuovi materiali in discesa concedono qualche margine d’errore in più? Come appunto abbiamo visto fra Remco e Jorgenson…

Torno al disco che magari chi sta dietro non si fida di chi sta davanti. Van der Poel è un grande in discesa. Remco forse qualche gap ce l’ha, qualcosa da migliorare. Jorgenson ammetto che non lo conosco. Oggi gomme, freni a disco, cerchi larghi… ti consentono di osare di più e da fuori di vedere qualche linea differente.

Chiaro…

Io stesso vedo che con la copertura da 30 mm posso stringere di più la curva e piegare di più, ma questo è dovuto soprattutto alle pressioni più basse rispetto al passato. Prima se si scendeva forte il margine di errore era quasi zero, il discesista era quasi un artista, adesso è un po’ più ne hai.

Quindi una mano ai meno bravi i nuovi materiali la danno…

Un po’ sì, soprattutto sull’acqua. Poi bisogna considerare però che si va anche più forte, che le bici è più rigida, più veloce… e alla fine la gomma è molto importante, perché è il punto di contatto fra la bici (e il ciclista, ndr) e l’asfalto.

Barbieri, dopo il buon inizio, ora freme per pilotare Kool

15.03.2024
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Forse non se lo aspettava nemmeno lei di inserirsi così bene e rapidamente nella nuova squadra. E forse non pensava neanche di raccogliere così presto un paio di risultati importanti. Rachele Barbieri è arrivata al Team dsm-firmenich PostNL con un compito ben preciso per le volate di Charlotte Kool, ma in questo inizio di 2024 si è dovuta mettere in proprio facendosi trovare pronta come finalizzatrice.

Su quasi mille chilometri di gare, solo in due circostanze Barbieri ha corso al fianco della sua capitana e, nonostante tutto, l’affinità tra loro sta migliorando, anche a distanza (e vedremo come). Nel frattempo la ventisettenne di Serramazzoni al suo debutto stagionale ha centrato un secondo posto dietro Wiebes nella tappa inaugurale del UAE Tour e poi una terza piazza che grida vendetta alla Drentse Acht van Westerveld. L’umore di Rachele adesso è alto non tanto per i risultati, quanto per la nuova carriera che si sta profilando e il nuovo ruolo che si sta ritagliando.

Impossibile non parlare del tuo buon avvio. Te lo aspettavi?

Onestamente no (risponde in modo raggiante, ndr). In generale sono molto contenta di come sto andando. Rispetto all’anno scorso ho già visto un gran bel cambiamento. Sento che sto diventando un po’ più completa, anche se in salita faccio ancora fatica. Inizialmente mi facevo un po’ di paranoie sul fatto di essere la più “anziana” della squadra, invece mi sono resa conto di essere in mezzo ad atlete ben formate. Sto imparando tanto da tutte le ragazze, anche quelle più giovani come Barale e Ciabocco.

Quindi possiamo dire che ti sei ambientata bene, giusto?

Sì, benissimo. Sono molto soddisfatta del feeling che c’è fra noi nel team. Anzi, come dico spesso ai miei genitori o a Manlio (Moro, il suo compagno, ndr), mi spiace essere arrivata in DSM solo adesso, benché non rinneghi il mio percorso passato. Questa squadra è ciò che mi serviva. So che hanno regole precise e che non tutti sono portati a rispettarle, però negli anni scorsi ero abituata ad arrangiarmi da sola in tante cose tra gara e fuori. Ora invece mi piace l’idea di essere all’interno di un meccanismo.

Rachele Barbieri ha un contratto col Team dsm-firmenich PostNL, fino al 2026. Ha deciso di concentrarsi solo sull’attività su strada
Rachele Barbieri ha un contratto col Team dsm-firmenich PostNL, fino al 2026. Ha deciso di concentrarsi solo sull’attività su strada
Nei due podi conquistati potevi ottenere qualcosa in più?

La settimana scorsa alla Drentse Acht sì. Ho sbagliato partendo troppo presto e sia Van Rooijen, che poi ha vinto, che Chiara (Consonni, ndr) mi hanno passato negli ultimissimi metri. Peccato perché stavo bene ed invece l’ho buttata via, ma sono contenta se penso alle difficoltà dell’anno scorso. Invece al UAE Tour ho fatto un grande risultato arrivando dietro a Wiebes. E’ giusto ammettere che è lei la velocista più forte in gruppo. Però in questo caso sono convinta che ce la possiamo giocare con Charlotte.

Kool in effetti è forse l’unica che ha dimostrato di saper battere Wiebes. Come va il vostro affiatamento?

Poco prima del UAE Tour, Charlotte si è fatta male ed è dovuta restare a casa. A quel punto la squadra ha lavorato per me e non me lo aspettavo. Non siamo andate male, ci siamo comportate bene anche nei ventagli. E Charlotte guardando le tappe da casa prendeva appunti su come ci eravamo mosse durante lo sprint senza di lei. Mi ha dato riscontri utili al fine di migliorare i nostri automatismi. Non è scontato entrare in una squadra così rodata. E devo dire che lei si fida di me.

Quando ci sarà la prossima sfida?

Alla Ronde van Drenthe non c’è stato lo sprint perché si arrivava sul VAMBerg ed ora Wiebes vince anche su questi terreni, lo avete visto tutti. Però su percorsi e arrivi piatti, penso che Kool abbia punte di velocità uguali o maggiori. Loro due sono state compagne proprio qua alla DSM e si conoscono bene. La prima occasione sarà a De Panne giovedì prossimo (21 marzo, ndr). Non vedo l’ora che arrivi questo scontro con Lorena perché riusciremo a capire a che punto saremo col nostro treno.

Ora che hai accumulato un po’ di giorni di gara, avverti il peso delle responsabilità di questo ruolo rispetto alle prove in allenamento?

Quando ho firmato per la DSM sapevo di venire qua per lavorare per Charlotte. Ed aggiungo anche per Georgi, atleta giovane, veloce e forte che tiene su percorsi e arrivi più difficili. Sapevo che sarei dovuta stare vicina a loro, quindi è normale che le responsabilità ci siano, però ho capito che qui non ci sono differenze. C’è molta unione, ci aiutiamo tutte l’una con l’altra e ognuna è importante. Sono contenta perché mi sto già accorgendo che sto crescendo.

Doppio ruolo. Rachele avrà il compito di pilotare in volata Kool (a sinistra) e in altre gare restare vicino a Georgi (a destra)
Doppio ruolo. Rachele avrà il compito di pilotare in volata Kool (a sinistra) e in altre gare restare vicino a Georgi (a destra)
Considerando anche che non farai più pista, sta nascendo una nuova Rachele Barbieri?

Diciamo di sì. Ho dovuto fare scelte dolorose, ma ponderate. Ad esempio non sono più seguita dal mio vecchio preparatore Stefano Nicoletti. Ora ho quello della squadra per essere tutte noi atlete allineate allo stesso modo. Stefano ha capito perfettamente la situazione e penso che adesso sia meglio per tutti. Così come per la pista, anche se mi dispiace non farla. Però se avessi continuato, e me ne stavo accorgendo, avrei rischiato di non fare bene né la pista né la strada. Sono curiosa e altrettanto motivata di vedere come andrò essendo più leggera negli impegni e facendo solo un’attività.

Quali sono gli obiettivi a breve termine?

Direi uno per il momento. Quello principale è riuscire a creare il miglior treno possibile per Charlotte Kool e metterla nelle condizioni di giocarsi la volata senza problemi. Le gare si vincono e si perdono e su questo non siamo particolarmente preoccupate. Invece sappiamo che se ci prepariamo bene e trasferiamo in gara questo lavoro, possiamo toglierci belle soddisfazioni.

Cavendish, un altro ritiro. Tutto bene verso il Tour?

15.03.2024
4 min
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La parola d’ordine è non dire nulla. Attorno a Cavendish non ci sono versioni ufficiali e tantomeno sirene d’allarme, al punto che il sospetto che qualcosa non vada ti viene da sé. Pur capendo le parole di Martinelli sull’importanza del britannico per l’Astana e consapevoli del fatto che Mark già in altre occasioni ha cambiato pelle in modo repentino, non è facile convincersi che le cose vadano secondo i piani.

La vittoria in Colombia è parsa davvero tempestiva, anche se l’espressione del battuto Gaviria non ha trasmesso la sensazione di uno sprint tirato alla morte. L’esclusione dalla Tirreno-Adriatico per essere arrivato fuori tempo massimo nel primo giorno di montagna potrebbe essere fisiologica, se non fosse per il fatto che Cavendish ha bisogno di correre per mettersi a posto e sperare di combinare qualcosa al Tour.

Tirreno, tappa di Giulianova. Cavendish è staccato, il giorno dopo si ritirerà
Tirreno, tappa di Giulianova. Cavendish è staccato, il giorno dopo si ritirerà

Il ritorno a casa

E’ riuscito ad allenarsi dopo il ritorno dal Tour Colombia? Chi era laggiù e lo ha incontrato nuovamente alla Tirreno ha storto il naso. E Max Sciandri, che lo conosce sin da quando era un ragazzo, al via dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico, ci ha detto che a suo avviso un corridore come Mark a questo punto della carriera avrebbe bisogno di correre anche il Giro d’Italia, per sperare di arrivare pronto al Tour.

Di certo sul volto del britannico non si riconoscono grandi sorrisi e anche mercoledì, al via della Milano-Torino, ha salutato restando però alla larga da taccuini e microfoni. Il ritiro ha reso il quadro ancora più nebuloso.

La vittoria di Roma, ultima tappa del Giro 2023, è stata un bel capolavoro di caparbietà
La vittoria di Roma, ultima tappa del Giro 2023, è stata un bel capolavoro di caparbietà

Fuori tempo massimo

Richiamato dall’Australia per stare vicino al suo vecchio capitano, Mark Renshaw è salito sull’ammiraglia della Astana, componendo il cerchio magico attorno a Mark, assieme a Morkov e l’allenatore Vasilis Anastopoulos. Il giorno dopo che il suo amico è finito fuori tempo massimo alla Tirreno, Renshaw ha provato in tutti i modi a spiegarne le ragioni, senza risultare tuttavia troppo convincente.

«Anche lui era stanco – ha spiegato – e forse anche per questo ha mancato di entrare nel gruppetto e si è staccato. Lui e Morkov hanno inseguito. Sono arrivati a un minuto e mezzo dal riprenderlo, ma non ci sono riusciti. E a quel punto era impossibile con due soli corridori contro tutti, in una tappa breve come quella di venerdì e con il tempo massimo al 12 per cento che ha reso tutto più difficile».

Questa la vittoria di Cavendish al Tour Colombia. Gaviria, accanto, non sembra troppo impegnato
Questa la vittoria di Cavendish al Tour Colombia. Gaviria, accanto, non sembra troppo impegnato

Nessun allarme

Se è vero che la concentrazione di un corridore la vedi anche nel modo in cui gestisce le crisi, la situazione attuale potrebbe tradire un malessere più profondo.

«Fino a un certo punto – dice Renshaw – credo che Mark fosse contento della sua prestazione. Hanno combattuto, ma ad un certo punto ha mollato la presa. Non avrebbe avuto senso andare a tutta per tutto il giorno, ma i dati di potenza dimostrano che si sono impegnati. Comunque hanno terminato la tappa ed essere finiti fuori tempo è stato deludente. Non entro nel merito della preparazione, che compete al nostro allenatore Vasilis, non voglio parlare al suo posto. Ma non credo che ci sia un campanello d’allarme. Il programma va avanti. Peccato che abbiano indurito il finale della Milano-Torino che altrimenti sarebbe stata un obiettivo. Ma Cav è un corridore che quando vede il traguardo, ci prova».

Sin dal primo ritiro di Altea, Cavendish è parso molto motivato
Sin dal primo ritiro di Altea, Cavendish è parso molto motivato

Il corridore di sempre

Peccato che Cavendish il traguardo non l’abbia riconosciuto e alla Milano-Torino si sia fermato prima del tempo. Su questo Renshaw non si esprime e allora per capire basta scrutare negli sguardi del personale.

«Dal punto di vista psicologico – spiega l’australiano – è il corridore di sempre. Mentalmente è forte e ha un’ottima squadra attorno a sé. No, non mi manca il fatto di essere con lui nel gruppo per aiutarlo (ride, ndr). L’ho fatto per qualche anno, ma ora sono piuttosto felice di essere sull’ammiraglia e mi diverto davvero. Eppure non è un ruolo facile, è come essere corridore. E io sto imparando molto da quelli che mi circondano. E intanto mi diverto».

E mentre Renshaw fa esperienza, Cavendish è al lavoro per le prossime corse: Scheldeprijs, Giro di Ungheria e Tour de France. Domani, si sa, niente Sanremo. La sensazione di un distacco crescente affiora, ma per ora preferiamo credere alla serietà del professionista e alla sua voglia di fare la storia.

Van Der Poel toglie il velo: la Sanremo si avvicina

14.03.2024
4 min
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VILLANTERIO – Le ombre si allungano sull’Agriturismo il Cigno come braccia che vogliono avvolgere tutto quello che incontrano. Mathieu Van Der Poel arriva puntuale, alle 18,30 per la conferenza stampa di rito pre Milano-Sanremo. La prima Classica Monumento della stagione si avvicina e l’olandese ripartirà da qui con la strada, esattamente come fece nel 2023, quando vinse sul traguardo di Via Roma

Le giornate si allungano piano piano e nel momento in cui il campione del mondo in carica inizia a parlare ancora il sole non si è deciso ad andare via. Fa caldo, le temperature invogliano a togliere la giacca, la primavera è alle porte, è proprio il clima da Milano-Sanremo. Van Der Poel è andato a provare il percorso, la maglia iridata brillava sotto il sole della Liguria. Il corridore della Alpecin-Deceunink ha provato Cipressa e Poggio, anche con un buon ritmo, viste le quasi 48 ore che lo dividono dalla partenza di sabato mattina. Il tempo per recuperare c’è tutto. 

Nella giornata di oggi, giovedì, Ven Der Poel e compagni hanno fatto la ricognizione (Instagram/Photonews)
Nella giornata di oggi, giovedì, Ven Der Poel e compagni hanno fatto la ricognizione (Instagram/Photonews)

Nessuna gara

Le prime domande dei giornalisti presenti, tanti provenienti dal Belgio e dall’Olanda, solo pochi gli italiani, vanno subito sulla preparazione invernale. Si farà sentire l’assenza di gare?

«Mi sento bene – dice prontamente Van Der Poel con voce bassa, come se il risparmio delle energie iniziasse già da ora – ho accumulato tante ore di allenamento in Spagna. La prima corsa dell’anno porta tante domande, anche per me, ma ho pedalato molto e bene, alzando l’intensità giorno dopo giorno. Non ho corso la Parigi-Nizza o la Tirreno-Adriatico, è difficile simulare l’intensità di corse di questo tipo. Però ho fatto tanta fatica sulle strade spagnole, penso di essere pronto».

Nel 2023 ha vinto la sua prima Milano-Sanremo, anche in quel caso era al debutto stagionale
Nel 2023 ha vinto la sua prima Milano-Sanremo, anche in quel caso era al debutto stagionale

Le tattiche

La Milano-Sanremo è la Classica Monumento più difficile da vincere, non per la sua difficoltà, ma per le tante possibilità che si concentrano in pochi chilometri. Un attacco potrebbe bastare, come potrebbero risultare vani altri cento. Serve trovare il momento giusto.

«Questa gara – continua il campione del mondo – è l’unica che puoi vincere senza essere al massimo della condizione. Infatti sono sereno anche se non ho altre gare nelle gambe. La Sanremo si può vincere in diversi modi, ma tutti hanno il Poggio come scenario principale. Si può scattare in cima, oppure in discesa, ma prima è difficile fare la differenza. Non ricordo di edizioni vinte con un attacco sulla Cipressa o in altre situazioni di gara. Le posizioni saranno super importanti sul Poggio, anche più rispetto alla Cipressa, poi saranno le gambe a determinare il vincitore».

Gli avversari

L’avversario numero uno è Tadej Pogacar, il nome dello sloveno è sulla bocca di tutti. La vittoria alla Strade Bianche ha impressionato. Anche lo stesso Van Der Poel ha commentato il post di Tadej con una frase che fa capire il rispetto che c’è tra questi due grandi corridori: amico, mi sto spaventando un po’. 

«Ho visto la Strade Bianche una volta rientrato dall’allenamento – racconta VdP – l’attacco di Pogacar mi ha impressionato. Tra noi c’è rispetto, so quello che può fare, ma non è l’unico da tenere sotto controllo. Ganna nell’edizione scorsa ha fatto molto bene, rispondendo all’attacco di Tadej. Ma penso davvero che prima del Poggio sia difficile attaccare e andare via da soli con tutti i grandi team alle spalle che tirano».

La Sanremo sarà la sua prima Monumento in maglia iridata, ma l’olandese non sente la pressione (Instagram/Photonews)
La Sanremo sarà la sua prima Monumento in maglia iridata, ma l’olandese non sente la pressione (Instagram/Photonews)

L’arcobaleno addosso

«Il 2023 è stato un anno eccezionale – conclude Van Der Poel – nel quale ho vinto due Classiche Monumento (Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix, ndr). Poi ho vinto anche il mondiale di Glasgow, che è stato davvero speciale. Correre con la maglia arcobaleno addosso è veramente bello, ma non penso che cambierà qualcosa nel modo di correre o di approcciare le gare. Non so ancora con quali pantaloncini partirò – ride – dipenderà dal mood di sabato mattina». 

Van Der Poel poi si alza e risponde alle domande delle televisioni davanti a telecamere che lo accerchiano con microfoni puntati. L’olandese esprime una calma senza eguali, assomiglia ad un giocatore di poker, solo lui conosce le carte che ha in mano. Sabato sarà il momento di giocarle…

Remco studia il Tour, con un super Cattaneo al suo fianco

14.03.2024
5 min
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Quante volte lo abbiamo visto in testa. Per quanti chilometri ha preso aria per il suo capitano, Remco Evenepoel. Mattia Cattaneo è reduce da una Parigi-Nizza decisamente buona. Così come buona è stata anche per il suo leader appunto.

Il belga della Soudal-Quick Step in qualche modo è “condannato” a vincere, specie se in corsa non ci sono Vingegaard o Pogacar, ma bisogna ricordare che per lui si trattava della prima esperienza su certe strade della Francia.

Spesso lo abbiamo visto far tirare la squadra e poi non cogliere il lavoro fatto. E spesso, davanti c’era Mattia Cattaneo.

Cattaneo in testa al gruppo per Remco. Il bergamasco non ha mai avuto paura del vento in faccia
Cattaneo in testa al gruppo per Remco. Il bergamasco non ha mai avuto paura del vento in faccia
Mattia, prima di tutto: come stai?

Onestamente sto bene. Sono super contento della mia condizione e del lavoro che ho fatto. Un buon lavoro. Sto dove volevo essere e forse anche un po’ meglio.

Cosa significa un po’ meglio?

Per un corridore come me certi percorsi esplosivi e con salite brevi non sono il massimo, invece in questa Parigi-Nizza ero competitivo. Da questo dico che sto un po’ meglio di quanto mi aspettassi. Se uno come me non è in forma vera, certi percorsi li soffre.

Hai parlato di buon lavoro: a cosa ti riferivi?

Un po’ a tutto. Che si dovesse tirare per 100 metri o per 50 chilometri, quando serviva io ero sempre al vento. Ho sempre detto che per proteggere i capitani bisogna prendere tanta aria, bisogna esporsi. Se fai così, è la cosa più facile che c’è. Riesci a portarlo sempre nella posizione giusta…

Ma servono gambe…

Esatto, per questo sono contento. E dico di aver fatto bene il mio lavoro. O che l’ho fatto come penso… andasse fatto!

In certe corse anche prendere posizione prima di un ponticello è causa di stress
In certe corse anche prendere posizione prima di un ponticello è causa di stress
Veniamo a Remco. Spesso vi ha fatto tirare, ma poi ha raccolto poco. Posto che comunque ha sempre vinto una tappa e se l’è giocata fino alla fine. Cosa, tra virgolette, non ha funzionato?

Dire che qualcosa non ha funzionato è relativo. Era la prima volta che Remco faceva la Parigi-Nizza e certe corse sulle strade francesi (non ha mai fatto né il Tour, né il Delfinato). Si sa che il livello è altissimo in certe gare. Ci sono 3-4 corse che sono notoriamente più dure e complicate di altre e una di queste è la Parigi-Nizza. E un po’ di timore forse Remco lo aveva. In queste corse c’è più nervosismo, tutto è più estremizzato.

Quindi quanto è stato importante fare questa gara in vista del Tour de France?

Importantissimo. Fare otto tappe così ti fa rendere conto di ciò che troverai al Tour, anche se poi lì le cose saranno ancora diverse. E la stessa cosa vale per il Delfinato. Sono le due corse che più somigliano al Tour anche se di una settimana. Però è anche vero che quella davvero critica al Tour è la prima settimana, poi le forze iniziano a scemare, ognuno trova il suo posto in classifica e tutto diventa un pizzico meno nervoso.

Hai parlato di nervosismo, ma cambia qualcosa anche sul piano tattico?

Beh, il nervosismo è un fattore importante, che influisce anche sulle tattiche. Queste corse super importanti hanno una sorta di status di nervosismo acquisito in cui tutti vogliono stare davanti a prescindere, anche se c’è un ponticello a 100 chilometri dall’arrivo. Perché? Perché è così… In altre corse neanche te ne accorgeresti di quel ponticello. Tutto è dunque vissuto in modo esponenziale e diventa complicato.

Questo ha messo in difficoltà Remco?

In difficoltà no, ma si è reso conto che il gruppo si muove in modo un po’ diverso. Semmai è rimasto sorpreso che in quei frangenti si lottasse così tanto. Ma lì sta a me, al mio ruolo, intervenire. E se devo tirare un chilometro a tutta, anche se l’arrivo è lontano, lo faccio. Se devo spendere, spendo: non sto lì a pensare di risparmiare qualcosa.

Tanta attenzione mediatica. «Ma Remco – dice Cattaneo – ci è abituato»
Tanta attenzione mediatica. «Ma Remco – dice Cattaneo – ci è abituato»
E le strade? In Francia tutto sommato sono abbastanza larghe. Remco ha potuto saggiare anche queste…

No, quello è l’ultimo dei problemi. Non c’è niente di diverso rispetto ad altre corse. Quello che contava era la corsa nel suo insieme.

Riguardo all’impatto mediatico? La Parigi-Nizza è un piccolo Tour…

Credo che un po’ in effetti Remco si sia reso conto di cosa lo attenderà a luglio. Però è anche vero che uno come lui è abituato a stare sotto la lente d’ingrandimento, specie dei media belgi. Lo avrebbero criticato o esaltato anche se avesse fatto la Coppi e Bartali, con tutto il rispetto per questa gara.

Ti ha chiesto, Mattia, qualcosa ti particolare in questa settimana francese?

Qualche consiglio sulla cronosquadre, su come la pensassi riguardo a determinate scelte tecniche. In più spesso abbiamo analizzato insieme il pre e post gara. Diciamo che Remco si fida molto di me e mi segue. Poi quando io finisco le gambe, lui inizia la sua corsa!

Alla luce di quanto detto e dell’importanza dell’esperienza sulle strade francesi, Remco può vincere il Tour al debutto?

Secondo me sì. E’ una corsa strana, ma sempre una corsa. Tutto deve andare bene e serve anche un po’ di fortuna. Ma a livello di preparazione fisica ci può stare. E non è un caso che dopo la tappa di Nizza siamo rimasti in Francia altri due giorni. Abbiamo visionato due frazioni: la crono finale e la penultima tappa del Tour.

Cetilar Nutrition, approccio rivoluzionario con l’integrazione

14.03.2024
5 min
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Cetilar Nutrition, brand della casa nutraceutica e farmaceutica PharmaNutra, quest’anno approda nel ciclismo rifornendo gli atleti della VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè. L’azienda italiana, già impegnata nel mondo dello sport, da 20 anni opera nell’ambito specifico della nutrizione clinica e della medicina sportiva con rigore scientifico e una forte spinta all’innovazione tecnologica. Ne abbiamo parlato con il dottor Valerio Miale, che ha curato lo sviluppo dei prodotti della linea nutrizione di Cetilar® Nutrition

In cosa consiste la grande innovazione nella supplementazione di Nutrition?

La nuova linea di prodotti è dedicata alla nutrizione e al miglioramento della performance dell’atleta agonista. Le nostre tecnologie e i nostri brevetti sono il risultato di anni di studi in ambito nutrizionale e rappresentano un nuovo approccio sicuro ed efficace per supportare le esigenze dell’organismo impegnato in un’intensa prestazione sportiva.

La tecnologia Sucrosomiale® di Cetilar è un delivery system che permette di avere integratori più stabili
La tecnologia Sucrosomiale® di Cetilar è un delivery system che permette di avere integratori più stabili
Qual è la tecnologia che avete brevettato?

Abbiamo brevettato la tecnologia Sucrosomiale®, ovvero un delivery system che permette di avere integratori più stabili, più facilmente assorbibili, evitando sintomi come il gonfiore, la diarrea o la nausea. Questa tecnologia, già conosciuta per gli integratori a base di ferro, la applichiamo anche ad altri minerali fondamentali per sostenere lo sportivo, come il selenio, il magnesio, il cromo, lo iodio e lo zinco. In forma Sucrosomiale® essi non entrano in competizione tra loro, permettendoci anche di formulare degli integratori completi e garantendo l’assorbimento di ciascun principio funzionale.

In che modo migliora l’assorbimento?

La tecnologia Sucrosomiale® mette al centro il minerale, che viene avvolto da una matrice di fosfolipidi e da un altro strato di sucrestere, un emulsionante che lo rende gastroresistente. Con questa struttura riesce quindi a raggiungere intatto gli enterociti nel duodeno, dove poi può essere assorbito senza il vincolo di legarsi ai recettori specifici per quel determinato minerale, un po’ come se fosse un “cavallo di troia”.

Cetilar ha investito sul ciclismo, realizzando studi mirati: a breve verranno annunciati prodotti total carbo specifici
Cetilar ha investito sul ciclismo, realizzando studi mirati: a breve verranno annunciati prodotti total carbo specifici
Di quanto può migliorare l’assorbimento?

Nel caso del ferro si passa dal 25% delle forme comuni all’85% nel caso della tecnologia Sucrosomiale®. Per il magnesio ad esempio si raddoppia. Dal 40% massimo quando assunto sotto la classica forma di sale di magnesio, ad oltre l’80% nel caso dell’Ultramag, il magnesio Sucrosomiale®.

Quali sono gli altri punti di forza della vostra linea?

Abbiamo posto molto l’attenzione sulla palatabilità e sull’assorbimento di ciascun prodotto, selezionando le materie prime migliori. Ad esempio nell’integratore con azione immunomodulante e antiossidante, abbiamo abbinato ai minerali in forma Sucrosomiale® e alle vitamine D e C, il coenzima Q10 e il licopene che agiscono come antiossidanti in maniera diversa. Il primo oltre ad essere un tonico-adattogeno con azione ricostituente, agisce direttamente nei mitocondri, le centrali energetiche all’interno della cellula. Il licopene invece fortifica la membrana cellulare esterna, e riduce lo stress ossidativo delle cellule muscolari.

Nel Recover, che amplifica la capacità di sintesi proteica non mancano le proteine e i carboidrati
Nel Recover, che amplifica la capacità di sintesi proteica non mancano le proteine e i carboidrati
Oltre a integratori di Sali minerali da sciogliere nella borraccia, nella linea prodotti ci sono anche gli immancabili carboidrati. Avete usato una formula particolare anche in questo caso?

Sì, abbiamo cercato anche per quanto riguarda i carboidrati di fare un prodotto utile all’atleta di endurance, con carboidrati a differente velocità di assorbimento. Accanto ai classici – maltodestrine e fruttosio – abbiamo inserito il trealosio: uno zucchero semplice, ma con una conformazione difficilmente aggredibile dagli enzimi digestivi e che quindi viene assorbito più lentamente, garantendo energia ad effetto prolungato.

E per quanto riguarda il recupero?

Ci siamo concentrati sull’implementare la capacità di sintesi proteica, attraverso l’aggiunta della leucina, del suo catalizzatore, lo zinco, e dell’idrossimetilbutirrato (HMB), che è normalmente prodotto dal nostro organismo a partire dalla leucina. Questo abbinamento è giustificato dal fatto che la leucina raggiunge il picco a 60 min dall’assunzione dell’integratore, mentre l’HMB agisce dopo 3 ore. Nel Recover ovviamente non mancano le classiche proteine e i carboidrati.

I gel hanno una densità tale da evitare riversamenti di liquido zuccherino sulle mani
I gel hanno una densità tale da evitare riversamenti di liquido zuccherino sulle mani
A completare la linea attuale ci sono delle barrette con suddivisione tra carboidrati, proteine e grassi pari a 40-30-30, che si discosta un po’ da ciò a cui noi ciclisti siamo abituati. Quali sono le ragioni?

Le barrette 40 30 30 non sono sostitutive del pasto, ma possono comunque essere un ottimo snack per sport con durata molto lunga, tale da comportare la rinuncia a uno dei pasti principali di giornata. A breve comunque verrà implementata la linea endurance, con prodotti total carbo specifici per il ciclismo.

Dottore, cosa può dirci di più su queste novità?

Oltre a quanto già detto, gli ultimi aggiornamenti riguardano la sicurezza che i carboidrati disciolti in borraccia siano in soluzioni isotoniche per non causare problemi intestinali. Poi abbiamo lavorato molto anche sulla densità dei gel, per evitare i fastidiosi riversamenti del liquido zuccherino sulle mani, e sul gusto e quindi la palatabilità dei prodotti.