La crono a Ganna, il re è tornato. E dice grazie a Pogacar

18.05.2024
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DESENZANO DEL GARDA – E’ fatta. Sotto il podio la grande famiglia di Ganna sorride come in poche occasioni, come dopo le vittorie più importanti. La cronometro ha ritrovato il suo re, ma gli ultimi minuti nell’attesa di Pogacar sono stati uno stillicidio insopportabile. Lombardi ha la faccia del pericolo scampato. I genitori sono dietro il podio. Papà Marco è seduto e dice che ci voleva, per tutto quello che avrebbe comportato un’eventuale sconfitta. La mamma guarda la cagnolina Mya stesa per terra e fa notare che anche lei è sfinita. Cioni dice che era ora.

«Per la forma che aveva – precisa il diesse toscano – e per il lavoro fatto. E’ stato sfortunato a Sanremo, era arrivato secondo nella crono della Tirreno. Fare secondo come a Perugia avrebbe bruciato come avere zero vittorie. Stamattina siamo tornati sul percorso. Abbiamo scelto il monocorona da 64 con pignoni 11-34 per avere una scala. Ha fatto fatica a ingranare per i primi 2-3 chilometri. Poi quando ha iniziato ad andare, andava veramente forte. Non ero tanto preoccupato, perché mi aspettavo che nel finale Pogacar calasse. Ma lo avevamo pensato anche a Perugia, per cui con Tadej non si può dare mai nulla per scontato».

Quel ragazzo in rosa

Ganna ha voglia di parlare. Tirare fuori il tumulto che aveva dentro e che spesso tiene per sé. Le immagini mentre aspettava che arrivasse Pogacar sono state estenuanti, aveva negli occhi la paura che si ripetesse la beffa di Perugia. Accanto a lui a un certo punto è spuntato Jonathan Milan, che per fortuna l’ha aiutato a calare la tensione. E Pippo racconta.

«Dietro a questa vittoria – dice – c’è tanto lavoro, soprattutto quando sai che al giorno d’oggi la differenza la fai veramente nelle piccole cose. Ormai anche l’uno per cento di ogni minima cosa ti fa fare la differenza. Siamo stati in galleria del vento prima di venire qua. Abbiamo cercato di migliorare la posizione, cercato di fare tutto il meglio. Anche nella crono di Perugia, quando era veloce, riuscivo a mantenere i miei soliti standard di velocità. E oggi non c’era la salita di quel giorno. E comunque c’è stato un ragazzo di rosa che mi ha fatto soffrire tanto».

Pogacar è stato in testa fino alle porte del tratto più veloce, poi è calato e ha preferito mollare
Pogacar è stato in testa fino alle porte del tratto più veloce, poi è calato e ha preferito mollare

Niente di scontato

Un Pogacar così forte a cronometro, specie se piatte, non se lo aspettava nessuno. Alla vigilia di questa tappa, tanti temevano che potesse batterlo ancora, come se nei giorni scorsi si fosse trattenuto dal dare tutto. E quando ai primi intermedi lo sloveno ha iniziato a fare tempi migliori rispetto all’azzurro, la paura si è fatta largo.

«Come ho detto già a tanti – riprende Pippo – devo anche ringraziarlo per avermi stimolato giorno per giorno. Per arrivare a questo obiettivo e cercare di vincere. Sembra facile. Ganna arriva alle crono e vince. Magari! Firmerei anche io un pezzo di carta in cui ci fosse scritto questo. Andrei a dormire molto più rilassato e alla mattina mi sveglierei come un bimbo. Però non è mai scontato, non è mai facile. Riuscire a vincere dà quel colpo in più di morale, anche in vista della prossima settimana.

«Il giorno dopo Perugia c’era una tappa veramente tosta e dopo due chilometri sono stato il primo a staccarmi insieme a Gaviria. Non so se di testa perché avevo mollato o se perché ho avuto una giornata no. Però l’idea di affrontare 160 chilometri di gruppetto non è mai facile. Per questo ogni giorno ho cercato non tanto di risparmiare, ma certo di tenere più energie possibili per arrivare a oggi e spingere sui pedali sia con le energie positive, sia con quelle negative».

Il test con Foccoli

Fuori c’è un baccano d’inferno di gente che chiama lui e chiama Pogacar, come un tifo trasversale che s’è innamorato sì dello sloveno in rosa, ma sa riconoscere la passione e la forza del gigante piemontese. E Ganna va avanti a raccontare.

«Devo dire grazie alla gente – dice – c’era tanta gente che mi ha dato veramente un supporto incredibile. Anche grazie a loro oggi siamo riusciti a portare a termine questa piccola impresa. Sono stati soltanto 32 chilometri, ma nella testa sono sembrati molto più lunghi, quasi una Sanremo. Volevo vincere. Desenzano è quasi la seconda casa, con la pista a pochi chilometri. Ero venuto a vedere il percorso anche prima del Giro, dopo il Tour of the Alps, insieme al meccanico Andrea Foccoli. Mi aveva seguito lui quel giorno, mi ha accontentato e ha detto: “Va bene, andiamo a provarla». Quindi devo dire grazie anche a lui e a tutta la squadra che mi ha fatto arrivare oggi qua con le migliori gambe, con la miglior forza nella testa e con tutto quello che serve per riuscire a vincere».

Alla fine Ganna era commosso: la vittoria sarà benzina per le sue motivazioni
Alla fine Ganna era commosso: la vittoria sarà benzina per le sue motivazioni

L’attesa con Milan

L’ultima battuta, proprio prima di tuffarsi nell’affetto di quel pubblio straordinario, Ganna la dedica a quegli estenuanti e assieme divertenti minuti assieme a Milan. Solo due atleti azzurri per ora hanno vinto tappe in questo Giro: loro due. Ed entrambi vengono dal gruppo della pista, che oggi si è presentato qui per fargli sentire il suo calore. Alla partenza c’erano Viviani, Scartezzini e Lamon, la sua famiglia: un altro motivo per dare tutto.

«Con Johnny – ride – abbiamo avuto anche tempo di scherzare. Gli ho detto: “Pensa Johnny, tu aspetti 4-5 ore di tappa, poi fai la volata. Sono 17-20 secondi di volata e sai immediatamente se hai vinto o perso. Io ho aspettato due ore, ti rendi conto? Io sono qui che ho finito. Ho fatto la mia migliore performance, però fino all’ultimo, finché l’altro non taglia il traguardo, non saprò mai se ho vinto oppure ho perso”. Quindi è stato un momento un po’ così. Lui è arrivato da dietro l’angolo, ha fatto cucù con la testa. Quando l’ho visto, gli ho detto: «Dai Johnny, vieni vicino perché mi serve un supporto per finire la giornata…».

La crono con Scaroni: «Oggi risparmio, domani punto»

18.05.2024
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DESENZANO DEL GARDA – Si parla sempre delle crono di chi ci punta forte: dai rapporti ai body, dalle pedivelle alla bici. Invece per alcuni atletile cronometro individuali dei grandi Giri rappresentano un occasione di “recupero”. Un’occasione per poter fare meglio nei giorni successivi.

Ed è questa la situazione di Christian Scaroni. Il lombardo ha affrontato la crono di oggi in modo controllato in quanto domani vorrebbe fare bene nel tappone di Livigno. Abbiamo preso “Scaro” come esempio, ma di gente che domani vuole andare in fuga e che si è gestita come lui ce n’era davvero tanta in gruppo.

La sua squadra, l’Astana-Qazaqstan ci ha dato l’opportunità di seguirlo dall’ammiraglia, per poter raccontare questo approccio particolare.

La giornata di Scaroni

Sull’esterno del bus turchese è appeso il programma di ogni corridore. E’ da qui che apprendiamo, come tra l’altro ci aveva mostrato in mattinata Federico Borselli, che per Scaroni, come per gli altri, la sveglia era libera, l’importante era presentarsi a colazione per le 9.

Quindi sgambatina, doccia, pranzo tre ore prima del via, e arrivo al bus per le 13,30. La sua partenza era alle 15,42, “Scaro” perciò iniziava il riscaldamento alle 15,02 per completarlo alle 15,27. Qualche istante per fare i bisogni, prendere un gel e recarsi al via, distante circa un chilometro dalla zona dei bus.

Il piano è chiaro: fare la crono bene, ma soprattutto con l’idea di risparmiare energie in vista di Livigno e dei giorni successivi. La strategia prevede un pacing al di sotto della soglia aerobica.

Noi intanto lasciamo la zona dei bus con l’ammiraglia. Prendiamo posto nella fila e ci mettono la targa col nome di Scaroni. Ci avviciniamo al percorso. Tramite un apposito ingresso tra le transenne, non appena sfreccia la maglia turchese di Christian, varchiamo quell’ingresso e ci mettiamo alla sua ruota.

A ruota di “Scaro”

Dall’altimetria sembra un percorso piatto e velocissimo. Neanche per sogno. Specie fino al secondo intermedio, strappetti, curve, rotatorie, tratti in pavè e dossi (ben 30 nei primi 25 chilometri) si susseguono senza soluzione di continuità.

Scaroni si spiana sulla sua Wilier Turbine. Dopo circa 10′ dal via, in lontananza si intravede un corridore. E’ Mauri Vansevenant. Christian praticamente lo terrà lì per tutta la tappa. Solo nel finale lo stacca.

Dall’ammiraglia arrivano le indicazioni sulla strada. Yuri Belezeko con la radio lo guida dalla macchina. Ma molti consigli glieli dà Gabriele Tosello, capo meccanico del gruppo kazako che di crono ne ha fatte tante.

Per esempio consiglia a Belezeko di non avvicinarsi troppo con la macchina quando Scaroni sta riprendendo Vansevenant. «Più tardi ti vedono, più tardi si spostano. In questo modo la loro ammiraglia fa da riferimento a Christian». Trucchi del mestiere.

Scaroni in azione verso Desenzano, alla fine ha chiuso 77° a 5’07” da Ganna. Obiettivo risparmio centrato alla perfezione
Scaroni in azione verso Desenzano, alla fine ha chiuso 77° a 5’07” da Ganna. Obiettivo risparmio centrato alla perfezione

Questa era la “cronaca” della cronometro di Scaroni. Tenetela a mente, perché sarà la “colonna vertebrale” di quello che ci racconta ora Christian. I suoi progetti, i suoi pensieri…

Christian, insomma una buona crono per quel che ti interessava…

Direi di sì. E’ andata come volevo. Sono soddisfatto. Conoscevo tra l’altro quelle strade, tutti quei su e giù, destra e sinistra, perché da esordiente e allievo correvo qui. E infatti non è mancato neanche il tifo! 

Piccolo passo indietro: mentre ti scaldavi sui rulli ci hai detto: «Colazione e pranzo leggeri». Puoi entrare nel dettaglio?

A colazione ho preso un’omelette e una fetta di pane. Poi sono uscito per una sgamabata leggerissima, un’oretta, giusto per sciogliermi un po’ e poi ho pranzato. Circa 200 grammi di riso a cui si è aggiunto un gel.

E quindi 25′ di riscaldamento, con qualche minuto un po’ più impegnato, e sei partito per la crono. All’inizio hai fatto un gesto: non sentivi la radio?

In realtà credevo fosse rotta, ma avevamo fatto solo pochi metri e di fatto Yuri ancora non aveva parlato molto. Il discorso è che molti non vogliono tante informazioni, a me invece piace sapere tutto del percorso. Mi aiuta a gestirmi. Anche perché a Perugia dopo la prima curva sono caduto!

Possiamo ben capire allora… Belezeko aveva un foglio con tutti i punti più insidiosi. E te li elencava man mano.

Quelle indicazioni provengono da Fortunato e Velasco, che hanno fatto la ricognizione. Anche io mi ci sono attenuto. Tra l’altro non essendo una tappa cui puntavo non ho rischiato nulla. In qualche curva che si sarebbe potuta fare in posizione da crono, ho messo le mani sulla piega. Idem sui dossi. Perdere un secondo in più non mi cambiava nulla.

Veniamo al “pacing”, al ritmo di gara. Sei riuscito a rispettare la Z3-Z4 che ci avevi detto?

Sono riuscito a gestirmi bene nel complesso. Prima del via avevo parlato con coach Mazzoleni: era importante perché la crono era lunga. Così abbiamo deciso di partire un po’ più forte. Fare i primi 8′-9′ per andare a prendere il corridore davanti (Vansevenant, ndr). 

Perché?

Perché sapevo che anche lui non l’avrebbe fatta forte, mentre proprio per una mia personale gestione dello sforzo, lui mi avrebbe fatto da punto di riferimento, anche se chiaramente non potevo sfruttarne la scia. E infatti dopo che l’ho preso i miei watt sono calati un po’.

Pensa che dall’auto avevamo avuto la sensazione opposta. Vedendo che lui non si faceva sorpassare, credevamo ti mandasse fuori tabella…

No, no… ho scelto questa tattica, prenderlo prima, perché a me fa più fatica fare la crono basandomi sui watt del computerino che su un riferimento visivo. E’ una “furbata” del mestiere. A volte due atleti che non hanno velleità di classifica si parlano e si aspettano.

Il momento in cui Scaroni agguanta Vansevenant, siamo a circa un terzo della crono
Il momento in cui Scaroni agguanta Vansevenant, siamo a circa un terzo della crono
E tu avevi parlato con Vansevenant?

No, anche perché non abbiamo questa confidenza, ma sapevo e immaginavo che non l’avrebbe fatta forte, anche perché come me, e molti altri, lui domani potrebbe fare qualcosa. Quindi con Mazzoleni abbiamo pensato: meglio fare 7-8 chilometri più forti e poi metterci “comodi”.

Però nel finale te ne sei andato, perché?

Perché tutto sommato stavo bene. E mi sono sentito di allungare un po’, così ho accelerato. Alla fine sono stato in Z4 nella prima parte, poi mi sono messo in Z3 e pertanto mi sono gestito tranquillamente. Il mio wattaggio è stato quello ipotizzato, anzi sono riuscito a stare anche un filo sotto: 290-300 watt (contro i 300-310 pronosticati, ndr). Questo aiuta a salvare un po’ la gamba.

Dopo la crono, sei tornato in bici in hotel?

Sì, ho fatto un giretto facile, facile. La doccia. Ho preso il recupero. E adesso farò i massaggi.

Stasera a cena cosa mangerai, anche in vista della tappa di domani verso Livigno che sarà lunga e durissima?

Di preciso non lo so. Il nutrizionista sta facendo il calcolo di quanto speso proprio adesso e a tavola scoprirò le quantità precise di quel che dovrò mangiare. Ma di certo ci saranno dei carboidrati anche in vista di domani.

Integrazione, in casa VF Group-Bardiani si fa così…

18.05.2024
4 min
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Quando si parla d’integrazione l’interesse è sempre molto alto. Questo aspetto del ciclismo cattura sempre di più, atleti, praticanti e soprattutto sembra essere sempre più determinate, nel bene e nel male. Senza andare troppo indietro nel tempo, basta ricordare i 120 grammi di carbo l’ora che consentirebbero a Van der Poel di sfruttare tutti i suoi muscoli al massimo. O al contrario i segni bianchi dei sali minerali eccessivamente persi sulla divisa di Pogacar. E poi il bicarbonato, i prodotti sempre più innovativi.

Oggi affrontiamo questo tema con Luca Porfido, nutrizionista del team  VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè. Scopriamo come collaborano con il loro partner – Pharmanutra , sponsor del team con la linea di integratori alimentari per lo sport Cetilar Nutrition – e come traducono tutto questo in lavoro concreto e sviluppo del prodotto.

Da Cetilar Nutrition due grandi categorie d’integrazione: recupero e alimentazione in gara
Da Cetilar Nutrition due grandi categorie d’integrazione: recupero e alimentazione in gara
Dottor Porfido, cosa vi mette a disposizione Pharmanutra attraverso la linea di integratori per lo sport Cetilar Nutrition?

La linea di integratori Cetilar Nutrition, nel nostro caso, ha una gamma che riguarda principalmente i prodotti per la corsa e quelli per il recupero. Per la corsa parliamo di gel, barrette, polveri a base di carboidrati… prodotti con diverse materie prime per avere un assorbimento più graduale e fornire energia costante lungo la tappa o l’allenamento.

E per il recupero?

Abbiamo dei prodotti a base di proteine e carboidrati in un rapporto ottimale tra loro, per agevolare il recupero di ogni atleta da una tappa all’altra. E ne abbiamo anche altri a base di sali minerali. Pharmanutra ci realizza alcune formulazioni specifiche sulle barrette, in base a quello che abbiamo richiesto per ottimizzare il lavoro in corso.

Ecco, ha parlato di diverso assorbimento del prodotto, che poi è un po’ la sfida di oggi: quella di fornire energia costante senza dare picchi o problemi di stomaco…

Con Cetilar Nutrition si utilizza il trealosio, sostanza che rallenta moltissimo l’assorbimento. Ha un “diverso ingresso”, entra in circolo dopo rispetto a glucosio e fruttosio pertanto l’energia viene rilasciata in un tempo maggiore. Questo può avere grandi benefici soprattutto in momenti in cui non si riesce sempre a mangiare.

Luca Porfido è il nutrizionista del team dei Reverberi
Luca Porfido è il nutrizionista del team dei Reverberi
Quando si parla di velocità diverse di assorbimento comunque ci riferiamo sempre agli ormai noti 100-120 grammi di carbo l’ora immaginiamo. Ma se questo assorbimento è più lento si riesce a prenderli comunque?

La scelta di quanti grammi-ora ingerire è soggettiva. Ci sono delle linee guida, date da prove che si fanno anche ad inizio stagione, nei ritiri, per vedere anche la tolleranza dell’atleta e quanto è allenato l’intestino di ognuno. Da qui si va a specificare l’integrazione per ogni ragazzo in base a quello che riesce a tollerare ma anche in base a come si trova meglio. Quindi non per forza si va a 120 o 130 grammi l’ora. Alcuni vanno anche sotto. Il trealosio tra l’altro non è presente in tutti i prodotti, ma questo consente il vantaggio di usarlo quando serve, quando fa più comodo e di poter differenziare ulteriormente. 

Tempo fa, dottor Porfido, ci diceva che le rice cakes stanno quasi sparendo: perché? E come vengono sostituite soprattutto?

Stanno sparendo perché si va più verso un’alimentazione, un’integrazione al grammo e con le cakes non si riesce ad avere una precisione simile: non solo di quantità di carboidrati, ma anche degli altri elementi. Con una rice cake è impensabile arrivare a tanta precisione. C’è questa tecnologia d’integrazione, perché non sfruttarla? Senza contare che un gel, delle polveri disciolte in borraccia o una barretta… sono molto più pratiche, masticabili o ingeribili anche quando si ha il fiatone.

Cetilar Nutrition è partner del team VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè, alcuni dei prodotti sono sviluppati insieme
Cetilar Nutrition è partner del team VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè, alcuni dei prodotti sono sviluppati insieme
Chiaro…

Si misurano bene anche i macro e i micro elementi ingeriti in un’ora di attività. E poi bisogna ricordare che già solo con una borraccia di carbo, oggi si può arrivare a 80-90 grammi/ora. Pertanto è chiaro che se un ragazzo deve assumerne 100-120 gli basta una minima integrazione solida per raggiungere l’obiettivo: una gelatina, un gel, un morso di una barretta.

Anche per questo si tende sempre più ad un’alimentazione liquida?

Esatto. In corsa si fa riferimento a liquidi, carboidrati e sali. 

E c’è uno sviluppo tra squadra e fornitore? Altri brand iniziano  a mettere i sali anche nelle barrette…

Diciamo che con Pharmanutra c’è uno scambio d’informazioni. Abbiamo dei prodotti a base di sali minerali che contengono anche del sodio, che si è visto avere sempre più che un ruolo cruciale per mantenere l’idratazione. E riguardo al sodio ci sono delle linee guida rispetto all’assunzione di liquidi. Considerando questi prodotti solidi e le polveri, riusciamo a tenere sotto controllo il rapporti dei sali, dei liquidi e del sodio.

Quaranta: la volata con Welsford e l’europeo U23 su pista

18.05.2024
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Il meteo non lascia in pace il Nord Italia e nemmeno gli allenamenti di Samuel Quaranta (foto NB Srl in apertura) che in questi giorni si è allenato spesso sui rulli. «Dovrei uscire – dice – ma piove forte e non ha un gran senso prendere tutta quest’acqua, in più c’è l’allerta meteo. Mercoledì ho fatto un’ora e mezza di allenamento sui rulli. Intensità medio-alta, è stato il primo giorno di lavori dopo la trasferta in Ungheria con la squadra. Siamo rientrati domenica, là c’era il sole e qui piove, il meteo sembra essersi ribaltato».

Prima tappa del Giro di Ungheria, uno splendido Quaranta battuto in volata dal solo Welsford
Prima tappa del Giro di Ungheria, uno splendido Quaranta battuto in volata dal solo Welsford

Come a casa

Il Giro di Ungheria ha visto la partecipazione dei ragazzi della MBH Bank-Colpack-Ballan che da questa stagione hanno un nuovo sponsor (MBH Bank) che ha sede proprio in Ungheria. 

«E’ stata una bella trasferta – racconta ancora il giovane velocista – tutti noi avevamo una gran voglia di partire e fare bene. Abbiamo corso in quella che da quest’anno è la nostra seconda casa, un’avventura divertente e molto stimolante. Gli sponsor sono venuti a salutarci, i tifosi ci riconoscevano. C’era un po’ di tensione tra noi ragazzi per far vedere alla MBH Bank che l’investimento fatto valeva la pena. Io personalmente avevo l’obiettivo di ben figurare nelle prime due tappe, adatte ai velocisti, mentre per il resto della gara dovevo salvare la pelle».

Dopo l’arrivo l’umore è alto, di più il giovane della MBH Ban-Colpack non poteva fare (foto NB Srl)
Dopo l’arrivo l’umore è alto, di più il giovane della MBH Ban-Colpack non poteva fare (foto NB Srl)
E all’esordio quasi vinci…

Ho interpretato la volata proprio bene contro tanti velocisti forti, tra tutti Mark Cavendish. Peccato che in quella prima volata mi abbia battuto Welsford, per un attimo ci avevo anche creduto di poter vincere. Non mi sono fatto venire timori reverenziali verso nessuno, mi sono buttato come se fosse una volata di dilettanti. Se parti con l’idea di essere già sconfitto, finisci in fondo al gruppo, io sono stato bravo a crederci e a trovare il buco.

Con la sensazione di poter vincere?

Devo ammettere che quando ho alzato la testa e davanti a me ho visto il traguardo ci ho creduto davvero. Poi Welsford è stato più forte e il merito va a lui, non ho rimpianti però. 

Nel 2024 tra i pro’ ha ottenuto un altro buon piazzamento: nono nella prima tappa del Giro d’Abruzzo
Nel 2024 tra i pro’ ha ottenuto un altro buon piazzamento: nono nella prima tappa del Giro d’Abruzzo
Cosa ti è mancato?

Secondo me la grande differenza la fanno i rapporti. Nel WorldTour (Welsford corre nella Bora-Hansgrohe, ndr) possono montare il 56 o anche il 58. Noi dilettanti, invece, abbiamo il 54 e alcuni addirittura il 53. Penso che questo sia il grande gradino tra me e loro.

Ora però torni a correre tra gli under 23, quali obiettivi hai?

Ho un bel blocco intenso di gare, sarò impegnato per le prossime tre settimane. Sabato e domenica corro alla Due Giorni Marchigiana, poi a Castellucchio e infine a Fiorano, una gara per velocisti puri. Se da questi impegni uscirò bene, potrei prendere parte al Giro Next Gen. Ci sono poche tappe adatte a me, giusto un paio. I diesse dovranno decidere come impostare la squadra, se puntare tutto sulla classifica oppure no. Kajamini e Novak stanno molto bene, quindi vedremo. L’obiettivo ultimo di questa prima parte di stagione rimane comunque l’europeo U23 su pista. 

La partecipazione al Giro Next Gen dipenderà dalle ambizioni del team, se punteranno tutto su Novak (a sinistra in foto) per la classifica
La partecipazione al Giro Next Gen dipenderà se il team punterà tutto su Novak (a sinistra in foto) per la classifica
Come cambia il tuo programma con il Giro Next Gen o meno?

Qualcosa si modifica, ovviamente. Se dovessi partecipare alla corsa rosa per under 23 avrei un grande miglioramento nella resistenza, lasciando i lavori specifici in pista a ridosso dell’appuntamento continentale. Al contrario, se non dovessi partecipare, inizierei a pensare all’europeo U23 già da ora con mini sessioni di allenamento a Montichiari. Due o tre giorni, massimo quattro. 

Sei all’ultimo anno da under 23, senti di essere cresciuto ancora?

Tanto nella tenuta sulle salite, era il mio obiettivo a inizio anno e lo sto inseguendo. Mi sento migliore in quell’aspetto e ne sono contento, ma non bisogna sedersi. Inizio a stare bene e bisogna sfruttare la stagione. E’ l’ultimo anno da under, quindi tutte le gare bisogna affrontarle al meglio e con tanta concentrazione. Ogni corsa può darmi un futuro e aiutarmi a passare nel professionismo. 

La prima parte di stagione di Samuel Quaranta si concluderà con l’europeo U23 su pista (foto UEC)
La prima parte di stagione di Samuel Quaranta si concluderà con l’europeo U23 su pista (foto UEC)
Hai ottenuto risultati in qualche modo incoraggianti. 

Sì ho fatto bene anche tra i professionisti con il nono posto al Giro di Abruzzo alla prima tappa e poi il secondo posto al Giro di Ungheria. Per passare tra i grandi serve fare risultati, vero, ma bisogna dimostrare di avere continuità di rendimento e io punto su questo aspetto.

Viviani ha visto Cavendish: «E’ già in forma per il Tour»

18.05.2024
5 min
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In partenza per la Norvegia, Elia Viviani torna con la mente al recente Giro d’Ungheria e in particolare alla seconda tappa nella quale ha chiuso al sesto posto ma soprattutto è stato testimone diretto del ritorno al successo di Marc Cavendish. L’olimpionico di Rio 2016, da sempre grande amico del gallese, non ha mai fatto mistero di essere fermamente convinto che Cav possa centrare il suo grande obiettivo: ottenere il record di tappe in carriera al Tour de France.

«Cav è sulla giusta strada – sostiene Viviani – ha fatto la scelta di partecipare al Giro di Turchia senza prendere parte ad alcuno sprint, ha messo fieno in cascina. In Ungheria aveva tutta la squadra per sé: l’Astana era stata costruita proprio per le sue tappe, diciamo che hanno fatto le prove generali per il Tour e il risultato è stato positivo. Bol e Morkov hanno tirato la volata nella maniera giusta e lui aveva le gambe per tenere, anche quando Groenewegen ha provato a rimontarlo».

La volata di Kazincbarcika, con il britannico che contiene Groenewegen. Dietro Viviani, 6°
La volata di Kazincbarcika, con il britannico che contiene Groenewegen. Dietro Viviani, 6°
Si cominciano a vedere i meccanismi del treno che dovrà portarlo verso il record?

Sì, si vede che ci stanno lavorando sodo. Per farlo hanno fatto investimenti importanti, non solo a livello di uomini ma anche di tempo. Non era facile scegliere di andare in Turchia senza puntare agli sprint, ma è stato un investimento fruttuoso. Ora hanno un treno rodato per i grandi eventi. All’inizio Syritsa è difficile da superare e dà al treno il giusto lancio. Fondamentale è l’apporto di Bol che da penultimo uomo lo porta molto più lontano di quanto fanno altri specialisti. Morkov poi lo lancia con tranquillità verso l’ultimo sforzo. In questo treno potrebbe inserirsi bene anche Ballerini che vedo sta facendo cose egregie al Giro.

E Cavendish?

Poi c’è anche lui, certo. La cosa che mi ha più impressionato e mi ha reso sempre più convinto delle sue possibilità è il fatto che Groenewegen, che pure è un signor velocista, nella rosa dei 4-5 più forti al mondo, non lo ha rimontato. Significa davvero che Cav è indirizzato bene verso l’obiettivo.

Il bielorusso Syritsa si è rivelato fondamentale nel lanciare il treno di Cavendish
Il bielorusso Syritsa si è rivelato fondamentale nel lanciare il treno di Cavendish
Tu eri impegnato in quella volata, ce la racconti?

Puccio aveva svolto un lavoro egregio per portarmi nelle prime posizioni, ma davanti c’erano Groenewegen e Welsford che facevano a spallate per avere la miglior prospettiva di lancio e quest’ultimo ha avuto la peggio finendo dalla parte delle transenne. Io ero 4 posizioni dietro e sapevo che a quel punto potevo fare la volata per ottenere un piazzamento, ma non oltre. Avevo una posizione privilegiata per vedere tutta la strategia dell’Astana, la sfida tra Cav e l’olandese.

Una forma raggiunta troppo presto?

Non direi, anche perché al Tour non ci saranno né Milan Merlier. In questo momento ritengo Milan il più forte di tutti, quando non commette errori. Il principale rivale del gallese sarà Philipsen che ritengo si confermerà il più forte e darà la caccia al bis per la maglia verde, ma almeno in un paio di occasioni Cavendish potrà mettere la sua ruota davanti, anche perché non è detto che Philipsen poi le faccia tutte.

L’ex iridato alle spalle di Cees Bol, capace di azioni prolungate nella fase finale dello sprint
L’ex iridato alle spalle di Cees Bol, capace di azioni prolungate nella fase finale dello sprint
Veniamo a Viviani e al suo cammino di avvicinamento a Parigi…

Sono in partenza per il Giro di Norvegia, dove ci sarà una tappa che quasi certamente finirà in volata e un’altra con buone probabilità. Io ho iniziato da fine aprile la seconda fase di preparazione per Parigi, con molta palestra e lavori corti ma intensi. Su strada le mie sensazioni sono altalenanti, credo di essere molto potente per sforzi intorno al minuto ma di non avere un equilibrio totale.

Che cosa ti manca?

E’ come se avessi le gambe incatramate. Il carico di lavori di potenza non mi dà la resistenza sufficiente per quando la strada si rizza sotto le ruote. Sui percorsi misti pago dazio, ma in questo momento e per gli obiettivi che ho ci sta.

Viviani lavora in funzione di Parigi. Prossima tappa il Giro di Norvegia dal 23 al 26 maggio
Viviani lavora in funzione di Parigi. Prossima tappa il Giro di Norvegia dal 23 al 26 maggio
Ti ha sorpreso la vittoria di Benjamin Thomas al Giro d’Italia? Se ora vince anche su strada…

E’ una di quelle azioni di cui Ben è un maestro. Anche lo scorso anno al Tour lo hanno ripreso a pochissimo dal traguardo, gli stava riuscendo anche lì. Ha vinto a Lucca proprio grazie alle sue doti da pistard, sapendo attendere il momento giusto per passare negli ultimi metri. E’ chiaro che a Parigi avrà tanta pressione addosso, ma lui e Hayter sono i grandi favoriti per l’omnium, poi c’è un fazzoletto di atleti per un terzo posto sul podio tra cui spero di essere anch’io.

Da qui a Parigi avrete occasione di fare qualche gara per la madison?

No e questo ci preoccupa molto. Non ci sono più tappe di Nations Cup, io e Consonni dovremo lavorare molto sulla tecnica riservandoci tempo, lui dalla preparazione del quartetto e io da quella dell’omnium. Dovremo provare i cambi per non perdere metri, fare lavori altamente tecnici ma non avere occasioni di confronto ci penalizza. Anche gareggiare in prove di classe 1.1 non ci dà quelle sensazioni di alta competitività di cui abbiamo bisogno. Fra le specialità di Parigi è quella dove partiamo più indietro, da outsider.

Dietro l’attacco della Ineos c’era qualche ruggine nascosta?

17.05.2024
6 min
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CENTO – Milan esce dalla porta del camion interviste. Paolo Barbieri gli apre la strada, sotto un mare di ragazzini lo aspetta. Resta l’ultima domanda della sera, lo chiamiamo.

«Johnny!».

Si ferma sul secondo gradino e si volta.

«Quando ti hanno attaccato ti eri fermato a fare la pipì?».

«E già…».

Un ragazzo normale

Poi riprende a scendere. Sotto lo aspetta il dottor Daniele, probabilmente deve ancora andare all’antidoping. Però ora la sua risposta permette di rileggere le parole dopo l’arrivo. C’era Manuel Quinziato, il suo agente, vicino ai tifosi venuti da Buja. Si ragionava sul fatto che Jonathan sia quello di sempre e Manuel, sorridendo ha tirato fuori una massima.

«Lo diceva sempre Massimo Troisi – ha detto – o almeno credo sia stato lui, io però lo cito sempre. A uno che gli chiedeva se il successo lo avesse cambiato, rispose di no. “Uno stronzo diventa più stronzo, chi è normale resta normale”. E Johnny è rimasto normale, solo che a volte gli si chiude la vena e su questo deve lavorarci. Non l’ho visto, cosa ha fatto quando è rientrato in testa al gruppo? E’ la seconda volta che lo attaccano dopo che si è fermato a fare pipì. La prima a Lucca e dietro c’era anche Pogacar. S’è trattato di rientrare in salita e ovviamente Tadej ha fatto meno fatica. Mi chiedo se oggi quando è rientrato sia andato da qualcuno in particolare per dirgli qualcosa. Un po’ ho tremato…».

Chissà se fra i risvolti del Giro, dopo aver a lungo dissertato sulla tirata di Pogacar nella scia di Narvaez a Napoli, la tirata di Ganna abbia avuto il sapore della rivincita. Può esserci ancora la delusione per quando Consonni e Milan andarono a riprenderlo ad Andora? Di certo l’azione della Ineos non ha messo in difficoltà gli uomini di classifica, dato che erano tutti nel gruppo di testa.

E’ stata la Ineos Grenadiers ad aprire i ventagli: qui il forcing di Ganna
E’ stata la Ineos Grenadiers ad aprire i ventagli: qui il forcing di Ganna

Una volata irresistibile

L’attacco, come ha ben spiegato Popovych, è scattato mentre cercavano di rientrare dopo una sosta… tecnica. Davanti Ganna e la Ineos, dietro Milan e i suoi uomini. A quel punto nella testa di Johnny è scattato quasi un corto circuito, che fortunatamente la squadra ha saputo disinnescare. La volata e tutto quello che è venuto dopo sono stati un altro capolavoro della Lidl-Trek, la cui grandezza sta nelle parole di Aniolkowski, il polacco della Cofidis arrivato secondo.

«Ero lì che aumentavo – ha raccontato subito dopo l’arrivo a Benjamin Thomas che gli chiedeva come fosse andata – e mi sembrava di rimontarlo. Lo vedevo vicino e per un po’ ci ho creduto: spingevo e lui era lì. Ho pensato di dare tutto, che forse avrei potuto vincere. Poi ho alzato lo sguardo – si è messo a ridere – ho visto il cartello dei 100 metri e Milan se ne è andato…».

E con questa fanno tre: dopo Andora e Francavilla
E con questa fanno tre: dopo Andora e Francavilla
Johnny, che cosa hai detto e a chi quando sei rientrato in gruppo dopo la fine dei ventagli?

Ho detto: «Santo cielo!», (ride). Eravamo io e Simo (Simone Consonni, ndr) e questa è stata un po’ la reazione. Non è tanto quello che ho detto, quanto quello che ho pensato, perché comunque è stato un bello sforzo, devo ammetterlo. Ci siamo trovati in un posto sbagliato, stavamo per rientrare in gruppo e davanti è successo questo. E’ normale, con il vento che c’era. I ragazzi hanno fatto veramente un grandissimo sforzo. C’erano anche altre squadre che ci aiutavano, ci abbiamo messo un po’ perché davanti avevano un bel passo. E a quel punto ho deciso di andare immediatamente in testa e restarci.

Come mai?

Sapevamo che il finale era bello impegnativo, complicato, con curve, dossi, rotonde. Bisognava stare davanti, questo era fondamentale. Ce lo avevano spiegato nel meeting prima di partire e alla fine è andata bene. Devo dire grazie a due corridori come Stuyven e Theuns, sono due persone con una grandissima esperienza e penso che stiano facendo un lavoro impeccabile. Con loro due davanti, mi sento come se avessi dei bodyguard. Mi accompagnano fino al finale, credono in quello che facciamo e questo mi motiva un sacco. Il lavoro della squadra si vede dalle immagini, è semplicemente impressionante. Ma chiudere oggi è stato faticoso anche per loro.

Che cosa ti hanno detto dall’ammiraglia quando si è capito che la fase dei ventagli si poteva gestire?

Ci siamo accorti subito di quello che stava per succedere. Abbiamo alzato lo sguardo e abbiamo visto il ventaglio che si apriva e noi eravamo indietro. Dall’ammiraglia ci hanno avvisato per radio e abbiamo cercato di rimontare il gruppo il più possibile sulla sinistra, per rimanere nel secondo gruppo se si fosse spaccato in altre parti. Poi abbiamo iniziato subito a girare, non abbiamo mai avuto un grandissimo gap, però comunque è stato faticoso. Davanti andavano a tutta, avevano veramente un bel ritmo.

Theuns, assieme a Stuyven, è una delle due guardie del corpo di Milan
Theuns, assieme a Stuyven, è una delle due guardie del corpo di Milan
Cosa c’è negli abbracci con i tuoi compagni e come festeggiate poi la sera?

Quegli abbracci mi vengono abbastanza spontanei, il fatto di andare a cercarli è qualcosa che mi viene da dentro. Invece la sera a cena mi piace sempre parlare della giornata. Ci diciamo dove abbiamo sbagliato e dove abbiamo fatto bene. Ci si ride sopra, ma sono situazioni sempre diverse.

Sei contento?

E’ fantastico ottenere il terzo successo di tappa nonostante abbia temuto quando sono rimasto indietro a causa dei ventagli. I miei compagni di squadra mi hanno guidato alla perfezione, aiutandomi a rientrare in gruppo e successivamente a posizionarmi per lanciare la volata. Simone Consonni è stato fondamentale, tirando dai -400 metri. E’ impressionante vedere come tutti mi abbiano supportato al meglio per la volata, sono orgoglioso del mio team.

Per Pogacar, qui con l’addetto stampa McGuire, una tranquilla vigilia della crono
Per Pogacar, qui con l’addetto stampa McGuire, una tranquilla vigilia della crono

Pogacar e i selfie

Il tempo di salutare Pogacar e si va a scrivere. La maglia rosa confida che domani potrà fare bene la sua parte nella crono, sia pure su un percorso che non gli si addice. Ammette che non si aspettava tanta gente sulle strade del Giro, ma di trovarla rispettosa e capace di dare grandi emozioni. L’unica cosa che non tanto gli va a genio è dover fare tanti selfie.

«Adoro firmare autografi – ha detto – ma quando si fanno i selfie c’è sempre da aspettare il conto alla rovescia di cinque secondi e quello non mi piace troppo».

Tadej appare più sereno di qualche giorno fa. Domani nella crono vedremo se saprà chiudere ancora di più il Giro e soprattutto saremo tutti in attesa di una grande prestazione di Ganna: viatico necessario sulla via delle Olimpiadi di Parigi.

Sangue freddo e informazioni giuste, così la Lidl-Trek ha fatto tris

17.05.2024
4 min
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CENTO – Yaroslav Popovych arriva al bus strombazzando con l’ammiraglia della Lidl-Trek. «E sono tre. Sono tre!», ripete dal finestrino quando ancora deve scendere dall’auto. Gli abbracci con gli altri dello staff, con qualche corridore che è già arrivato al bus e si gode il momento.

La vittoria di Jonathan Milan, la terza di questo Giro d’Italia, sembra essere arrivata con grande facilità. E forse è anche così se ci si limita a guardare la volata. Una volata perfetta. Prima però c’era stato il momento dei ventagli. Ma è anche da questi momenti che si vede cha la Lidl-Trek è una squadra arrivata qui con le idee chiare e le energie canalizzate per il friulano.

Yaroslav Popovych è uno dei direttori sportivi della Lidl-Trek
Yaroslav Popovych è uno dei direttori sportivi della Lidl-Trek
Yaroslav, sei arrivato dicendo è la terza, è la terza…

Ed è anche bella. E’ da tanto che non si vedeva un treno così forte. Tutti i ragazzi hanno fatto un lavoro spettacolare. Ognuno sa bene cosa fare.

Continuiamo su questo aspetto del treno. Si vede che ci avete lavorato e si vede anche quello che tempo fa ci disse Simone Consonni: «Per essere perfetti dobbiamo fare e rifare volate in corsa»…

Sono già un po’ di mesi che ipotizzavamo che la situazione potesse essere questa al Giro. I ragazzi migliorano costantemente. Nei primi giorni abbiamo sbagliato qualcosa. Poi abbiamo fatto dei piccoli aggiustamenti, come restare più vicini. Ma quando si è forti, si è forti… Il morale è altissimo. E tutto diventa più facile.

Questo il treno. Ma forse, la tappa l’avete vinta qualche chilometri prima, quando non avete perso la testa in occasione dei ventagli. E’ così?

E’ successo che qualche chilometro prima dei ventagli i ragazzi si erano fermati a fare pipì. Poi quando sono rientrati, sono rimasti un po’ indietro. Pertanto quando il gruppo si è spezzato sono rimasti indietro. Ma tutto sommato noi eravamo abbastanza tranquilli perché sapevamo che poi, più avanti, il vento sarebbe calato. La strada era lunga. E devo dire che i ragazzi hanno gestito bene la situazione.

Jonathan Milan (classe 2000) mentre provava a rientare da solo quando si sono aperti i ventagli
Jonathan Milan (classe 2000) mentre provava a rientare da solo quando si sono aperti i ventagli
Quali sono state le vostre indicazioni dall’ammiraglia? Le tue e quelle di Raast…

Di stare tranquilli, di lavorare, di spingere, che si sarebbe risolta. Informarli soprattutto del vento che era in calo.

C’è stato un momento in cui Milan ha provato a rientrare da solo sul primo gruppo. Come è andata? Lo avete fermato voi?

No, sono stati direttamente i ragazzi a richiamarlo per radio. Gli hanno detto: «Stai tranquillo, ti riportiamo dentro noi». Per questo dico che è un bel gruppo e che hanno lavorato bene. 

Gli staff degli uomini di classifica vanno a visionare le tappe di montagna e le crono, voi siete venuti a vedere questa?

Non proprio. Sono io andato a vedere quella di Lucca, perché vivo lì vicino. Ma per questi altri arrivi abbiamo Adriano Baffi che è un esperto di volate. Lui ci precede di circa 30-40 chilometri e ci spiega per filo e per segno il finale.

Notizie fresche insomma…

Esatto, ci dice anche del vento. Anche perché un arrivo del genere tu puoi anche andarlo a vedere qualche giorno prima, ma con cartelloni, sponsor, transenne la situazione cambia molto (il riferimento è soprattutto alla larghezza della carreggiata, dato fondamentale per impostare un treno, ndr). E così abbiamo informazioni specifiche e aggiornate per ogni sprint.

Piena bagarre, la Lidl-Trek resta dietro: si intravedono i caschi rossi dei compagni di Milan che tirano in lontananza
Piena bagarre, la Lidl-Trek resta dietro: si intravedono i caschi rossi dei compagni di Milan che tirano in lontananza
Conosci Milan da pochi mesi, come sta cambiando?

E’ giovane e molto impulsivo. Ma si vede che è un grande campione. Anche per come si comporta con le gente e con tutta la squadra, non solo i compagni. Deve ancora imparare tanto, ma poi quando la squadra è forte e le gambe sono buone anche questo aspetto diventa facile.

Tre tappe sono un bel po’, di solito i velocisti che ne vincono tante nello stesso grande Giro sono quelli che dominano. Milan se la può giocare con i più grandi?

Eh – ride Yaroslav – si dai… è bello e credo di sì. Ma intanto pensiamo a questo Giro. Abbiamo altre due tappe nel mirino e speriamo che andrà tutto bene.

Ma non è che Milan a forza di fare volate diventi “solo” un velocista?

No, no… Jonathan Milan è un corridore da classiche al 100 per cento. Prenderà anche quella via.

Quanto ha speso sin qui davvero Pogacar?

17.05.2024
5 min
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Quanto ha speso realmente Tadej Pogacar sin qui. In questo Giro d’Italia si è dibattuto parecchio sul suo modo di correre. E di fatto ci sono due “partiti”: quello di chi sostiene che l’asso della UAE Emirates abbia speso troppo e quello di chi dice che va bene così, che Pogacar non ha speso troppo. Nella foto di apertura lo si nota pedalare in scioltezza nel drappello di testa.

Alla vigilia della cronometro di Desenzano del Garda che con grandi probabilità segnerà distacchi sensibili tra lo sloveno e gli immediati uomini di classifica, facciamo il punto sulla “spesa rosa” di Tadej Pogacar con Pino Toni. Il coach toscano ricalca più o meno quanto fatto con Van der Poel nell’analisi della schiacciante vittoria alla Parigi-Roubaix.

Toni 2022
Pino Toni, preparatore toscano, è un esperto di analisi dei dati
Toni 2022
Pino Toni, preparatore toscano, è un esperto di analisi dei dati
Prima di tutto, Pino, qual è il tuo giudizio sul Giro di Pogacar sin qui?

Io penso che abbia fatto una bellissima programmazione di questa sua corsa rosa, sia per come ci è arrivato, che per come la sta gestendo. E’ partito col piede giusto. Forte nella prima settimana, poi si è messo tranquillo. Non solo, ma ha messo tutti gli altri nella condizione di lottare per il secondo posto e di farlo con distacchi ravvicinati.

Ti riferisci alle marcature?

Esatto. Vedete come stanno correndo? Gli altri ormai lottano già per difendere la propria posizione. Si è visto con Bahrain-Victorious o Bora-Hansgrohe anche ieri. Si corrono contro e questo fa gioco a Pogacar e alla sua squadra. Anche perché con il WorldTour il modo di correre è cambiato. Una volta tra ammiraglie ci si accordava, si poteva fare un’azione coordinata, adesso non ci si parla più. Ogni team tira l’acqua al suo mulino. Fare andare via gente che è ottava o sesta in classifica e gli fa gioco… anche da un punto di vista energetico.

Perché?

Perché se tu schianti la squadra per correre dietro a tutti poi diventa dura, anche per loro della UAE Emirates. Nella terza settimana sono concentrati oltre 20.000 metri di dislivello dei 44.000 complessivi e i suoi sono gregari, danno il massimo, ma non hanno il Damiano Caruso della situazione che lotta oltre le sue possibilità al 110 per cento se dovessero andare in crisi. Quindi questa situazione di classifica che si è creato per me è perfetta per Pogacar.

Pogacar nell’attacco di Fossano: 4′ a 510 watt medi (dati Velon)
Pogacar nell’attacco di Fossano: 4′ a 510 watt medi (dati Velon)
Domani c’è la crono: cosa potrà fare Pogacar?

Io credo che su un percorso del genere agli uomini di classifica, al migliore di loro, potrà dare anche un minuto e mezzo. Se gli andrà così se la sarà giocata benissimo. Forte nella prima settimana, poi ha controllato. Io credo che almeno un secondo e mezzo a chilometro possa darglielo senza problemi.

Anche dal punto di vista dei numeri, dei famosi watt e dei kilojoule Pogacar ha speso poco?

Sì. Mi chiedo se dall’inizio del Giro avrà fatto 50′ di Z5 complessivi: per me no. Ho visto i file (quelli veri) di alcuni atleti della crono di Perugia. Gente che è andata forte ha fatto 6,45 watt per chilo nella salita finale. E visti i distacchi che ha inflitto lui in quel tratto terminale, posso dire che di margine ne ha molto quando si pedala in gruppo. E ne aveva anche nel tratto in pianura di quella crono.

Quindi quando dicono che ha speso troppo…

Non è vero. Lui è il più forte e spende sempre meno degli altri. Se i suoi avversari sono al 70 per cento, lui è al 60. Questo significa che arriverà bene in fondo. Non dico che finisce le tappe con più glucosio degli altri, perché ormai tutti si alimentano bene, ma che recupera prima sì. Per questo mi chiedo: li avrà fatti 45′-50′ di Z5 o più dall’inizio del Giro?

Eppure stando ai dati di Velon, ci sono diversi momenti in cui è andato davvero forte. I 4′ a Fossano, i 12′ nella salita della crono di Perugia, i 21” a Prati di Tivo o i 37” Napoli. In questi contesti ci sono wattaggi medi impressionanti…

Ma quella è attivazione. Parliamo di pochi secondi o al massimo di pochi minuti. Quello che veramente ti consuma e ti logora sono i 20′ a tutta sopra la soglia. Sono quelli che ti lasciano la fatica addosso. Gli sforzi che avete elencato voi, se poi hai modo di recuperare bene, alla fine non incidono. Sono le andature che non riesci a sopportare, quelle che ti portano al limite e oltre che ti mettono in difficoltà. E l’unico in salita che lo può mettere in difficoltà e che va più forte di lui, è Vingegaard… che al Giro non c’è.

La crono di Desenzano è per specialisti, ma Pogacar potrebbe infliggere il colpo di grazia ai più immediati inseguitori
La crono di Desenzano è per specialisti, ma Pogacar potrebbe infliggere il colpo di grazia ai più immediati inseguitori
Paradossalmente quell’attivazione gli serve per non ingolfarsi?

Adesso non starei ad esagerare nel dire che ci si allena, ma gli fa bene per il sistema cardiocircolatorio. Se tu sei sempre al medio poi alla lunga fai più fatica a richiamare bene tutte le fibre muscolari. In questo modo invece Pogacar si ritrova sempre una buona motricità.

Se la sta giocando bene anche in chiave doppietta Giro-Tour?

Per me sì, si sta muovendo bene come ho detto, perché anche tatticamente si è messo nella condizione di controllare la corsa e quindi i suoi sforzi. Lui in questa sfida ha davanti 42 giorni di corsa e anche per statistica in 42 giorni il giorno o i giorni che qualcosa non vada bene o che non sia al top ci sono. Deve cercare di limitarli al massimo e avere un margine di sicurezza: come sta facendo.

E sempre in chiave doppietta ti è piaciuto il suo avvicinamento al Giro con solo dieci giorni di corsa?

Sì, giusto. Se lo può permettere. Poi noi dobbiamo considerare anche i training camp. Quelli non sono giorni di corsa ma incidono. Sono grandi blocchi di lavoro, l’unica differenza con la corsa è che lì puoi gestire il tuo recupero: oggi sono stanco, quindi faccio di meno. E in questo modo sfrutti al massimo la supercompensazione. Il Giro in parte svolge questo ruolo, ma essendo una corsa se un giorno è stanco non può recuperare. Ma questo vale per tutti.

Philipsen, sei pronto a diventare un vincitutto?

17.05.2024
6 min
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Vincere la Corsa della Pace è già di per sé un patentino di qualità, farlo con indosso la maglia di campione del mondo significa che siamo di fronte a un vero campione. Se poi lo si fa alla maniera di Albert Withen Philipsen, allora siamo davvero in presenza di qualcosa di molto importante.

Il danese ha dominato la breve cronometro imponendo distacchi pesanti. Una nuova freccia al suo arco
Il danese ha dominato la breve cronometro imponendo distacchi pesanti. Una nuova freccia al suo arco

Salvoldi, parlando della corsa in Repubblica Ceca era stato chiaro nel definire come la superiorità del danese fosse stata un fattore discriminante, ad esempio per come aveva condotto l’inseguimento a Bessega nella penultima tappa. Ricordando come la vittoria di Philipsen avesse sorpreso tutti ai mondiali di Glasgow, come lo stesso danese avesse sottolineato le sue persistenti difficoltà a gestirsi in una corsa su strada rispetto a una del suo primo amore, la mountain bike, un simile crescendo stupisce.

«E’ stato un inizio stagione pieno di alti e bassi – racconta Philipsen appena tornato nella sua Danimarca – sono davvero contento di aver vinto una classica corsa a tappe come quella ceca, ma anche deluso di non aver potuto ottenere di più alla Roubaix, dopo che si era messo tutto al meglio, ma allo sprint non sono stato abbastanza veloce. Erano i due obiettivi di questo inizio stagione, diciamo che averne centrato uno è positivo ma volevo di più».

Lo sprint perso da Philipsen nella prima semitappa. Un aspetto sul quale lavorare (foto organizzatori)
Lo sprint perso da Philipsen nella prima semitappa. Un aspetto sul quale lavorare (foto organizzatori)
Le due maglie iridate ti hanno dato qualcosa in più in termini di tua sicurezza in corsa, di personalità?

Sì, soprattutto su strada. Avere quella maglia indosso ti porta ad essere più tattico e un po’ più creativo nel modo in cui corri perché tutti guardano te. Quindi abbiamo 50 ragazzi che fissano la tua ruota posteriore e reagiscono ogni volta che attacchi. Quindi questo rende tutto un po’ più difficile e devi davvero usare la tua energia con saggezza, altrimenti la sprechi e basta. Quella maglia ti dà effettivamente qualcosa in più.

Alla Course de la Paix sei sembrato il vero padrone della corsa. Quanto ha influito la squadra?

Hanno fatto davvero una grande differenza. È stata davvero una prestazione di squadra e non avrei potuto farcela senza di loro. Naturalmente sono stato io a vestire la maglia, ma è stata l’intera squadra a vincerla. Sì, hanno fatto una performance straordinaria e sono davvero grato di quanto mi hanno aiutato. Facendomi stare al sicuro nel gruppo e aiutandomi a controllare tutto, hanno reso possibile che ogni gara potesse essere pianificata come volevamo.

Per l’iridato fondamentale è stato l’apporto dei compagni di squadra, tutti al suo servizio
Per l’iridato fondamentale è stato l’apporto dei compagni di squadra, tutti al suo servizio
Rispetto al Philipsen di un anno fa, nelle corse su strada quanto sei migliorato?

Direi molto. Non so dire con precisione quanto sia migliorata la mia resa in gara. Ovviamente ho scoperto che ho fatto dei passi avanti, ma è più una questione di come corro, delle tattiche attuate in corsa, un progresso c’è stato. Mi sento più sicuro. Le dinamiche in una gara su strada sono migliorate molto, penso di essere cresciuto in modo molto più intelligente ora rispetto all’anno scorso e posso davvero vedere come questo sta influenzando le mie corse. Posso sprecare molte meno energie non dovendo andare sempre in fuga, utilizzandole quando conta.

Dopo Glasgow avevi detto di avere ancora qualche problema a correre in gruppo. Ora sei migliorato e quanto ciò è utile nella scelta delle strategie?

Rende tutto molto, molto più semplice quando non hai paura di essere nel gruppo. Mi sono abituato di più, quindi non mi dà più fastidio e potrebbe rendere le corse molto più facili perché l’anno scorso ero in testa per la maggior parte delle gare. Mi gestisco meglio, rimango un po’ più indietro nel gruppo e guardo come stanno guidando tutti gli altri. Questo consente di prevedere la gara e risparmiare anche molta energia. Era un passaggio fondamentale e lo sto completando.

L’iridato (casco rosso Trek) ha ormai imparato a stare in gruppo, seguendo le mosse degli altri
L’iridato (casco rosso Trek) ha ormai imparato a stare in gruppo, seguendo le mosse degli altri
Dove trovi più concorrenza fra le due discipline?

È una domanda difficile. Non ho corso molto quest’anno in mtb e nelle due prove vinte di Junior Series non c’erano proprio tutti i migliori, quindi è difficile dare una risposta compiuta. Nell’ultimo fine settimana di maggio gareggerò in Coppa del mondo a Nove Mesto, penso che lì avrò un quadro chiaro del mio livello rispetto agli altri. Su strada posso dire che il livello è più alto rispetto al 2023, è una disciplina davvero competitiva e al momento sono tutti super forti. La cosa che mi colpisce di più è quanto professionale sia il livello di lavoro generalizzato degli juniores.

Il prossimo anno passerai alla Lidl-Trek. Sai già se continuerai a correre sia su strada che in mountain bike?

Continuerò a promuovere entrambi questi piani. Sono stato molto chiaro in questo nella mia scelta. Il mio obiettivo principale sarà la strada, ma ho deciso che voglio continuare a correre anche un po’ in mountain bike quando avrò tempo per farlo. Non saranno così tante gare, ma mi piace molto tornare alla mountain bike e talvolta anche all’ambiente della mountain bike, è una valvola di sfogo. Per me un modo per mantenere alto il livello di divertimento.

Per Philipsen due vittorie nelle Junior Series di mtb in Spagna, a Chelva e Banyoles (foto Ocisport)
Per Philipsen due vittorie nelle Junior Series di mtb in Spagna, a Chelva e Banyoles (foto Ocisport)
Molti aspettano il tuo passaggio parlando di un nuovo campione che presto sarà all’altezza di Pogacar, Evenepoel, Van der Poel. Questo ti mette pressione addosso?

Non penso di prenderlo come una pressione, ma più come un complimento. Ma è difficile prevedere quale sarà il mio livello perché sono ancora giovane e ho ancora molto sviluppo da fare, non ho mai gareggiato contro i primi, quindi è difficile sapere come andrà a finire in futuro. E’ ovvio che spero di essere come alcune delle grandi star in futuro. Questo è l’obiettivo della mia carriera.

Dopo la Course de la Paix ti ritieni più un corridore da classiche o per corse a tappe?

Un’altra domanda difficile… Penso che in questo momento sono un po’ un tuttofare e vorrei continuare così almeno per ora. Ed è difficile capire tra i ranghi juniores che tipo di corridore sei. A questo livello penso che sia possibile fare un po’ di tutto, quando sali di categoria diventa un po’ più chiaro che caratteristiche avere. Io vorrei rimanere un corridore completo, in grado di vincere sempre. Poter partecipare con ambizione sia alle classiche, sia alle corse a tappe.

Il trionfo in maglia iridata a Banyoles. Philipsen punta al bis mondiale anche nel 2024 (foto Ocisport)
Il trionfo in maglia iridata a Banyoles. Philipsen punta al bis mondiale anche nel 2024 (foto Ocisport)
Quali sono ora i tuoi obiettivi per questa stagione?

Per quanto riguarda la mountain bike, punto a confermarmi campione nazionale e naturalmente campione del mondo. Su strada sarà più difficile vincere la maglia di campione danese perché il percorso è per velocisti. Poi punterò ai mondiali, su un percorso che a me piace. Fare doppietta un’altra volta non sarebbe male, no?