Salita di Sassotetto, Marche, Monti Sibillini (foto Pedalare con lentezza)

La Tirreno a Sassotetto: salita fra ricordi e mal di gambe…

13.03.2026
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Circa 50 chilometri dopo il via da San Severino Marche, domani il gruppo della Tirreno-Adriatico raggiungerà Sarnano e da lì metterà le ruote sulla salita che porta a Sassotetto (in apertura, foto di Fabio Marziali). Stando alla tabella di marcia ufficiale, la attaccheranno poco prima di mezzogiorno e passeranno in cima dopo mezz’ora abbondante. Perché la salita è lunga e dalla cima, a quota 1.465, si tufferanno verso il lago di Fiastra e la serie spaccagambe di alture che condurrà al traguardo di Camerino.

Per gli sciatori marchigiani, Sassotetto è garanzia di neve. Per i corridori invece, è una palestra e da qualche anno anche un luogo dello spirito. Lassù nei giorni più limpidi risuona ancora la risata di Scarponi e arrivare in cima negli allenamenti di primavera dà la misura della condizione. Di certo, è garanzia di fatica, come ricorda bene Roglic che lassù vinse nel 2023. E lo sa bene Simone Stortoni, che era solito andarci con Michele e che su quelle pendenze nel 2010 provò anche a tentare la fuga.

«Da queste parti – racconta l’ex corridore di Jesi – Sassotetto è soprattutto una montagna collegata alla Tirreno-Adriatico, perché è stata affrontata spesso e quindi questo abbinamento con la corsa la rende ancora più affascinante. Sicuramente per noi marchigiani è la salita simbolo di questa parte della stagione».

Scarponi riuscì a portare con sé Stortoni alla Lampre nel 2012 e 2013. Qui sono al Giro di Svizzera
Scarponi riuscì a portare con sé Stortoni alla Lampre nel 2012 e 2013. Qui sono al Giro di Svizzera
Scarponi riuscì a portare con sé Stortoni alla Lampre nel 2012 e 2013. Qui sono al Giro di Svizzera
Scarponi riuscì a portare con sé Stortoni alla Lampre nel 2012 e 2013. Qui sono al Giro di Svizzera

Stortoni ha 40 anni e ha smesso di correre nel 2015, a capo di sette anni fra la CSF-Panaria di Reverberi (poi diventata Colnago), la Lampre e l’Androni. Di sei anni più giovane, ha condiviso allenamenti ed esperienze con Scarponi. E nell’anno in cui Michele vinse la Tirreno-Adriatico brillando proprio su Sassotetto, lui era un neoprofessionista.

Vi capitava davvero spesso di andare a Sassotetto?

Soprattutto prima che iniziassero le corse o nell’imminenza della Tirreno, quando magari si andava in perlustrazione. Facevamo sempre il versante da Sarnano, altrimenti partendo da Ancona arrivare da quelle parti risultava un po’ scomodo. Per i nostri test usavamo altre salite, come Monte San Vicino che è più vicino a casa, mentre posso capire che per un Pellizzari arrivare a Sarnano sia più semplice e possa usare Sassotetto per sondare la sua condizione.

La salita di Sassotetto si fa rispettare: 15 chilometri con pendenze dal 5,5 al 7 per cento
La salita di Sassotetto si fa rispettare: 15 chilometri con pendenze dal 5,5 al 7 per cento
Andare lassù partendo da Jesi significava fare una bella distanza?

Decisamente, veniva una giornata bella lunga. Una volta in cima, scendevamo dall’altro versante e facevamo tutto l’entroterra. Quando fai quei giri, il dislivello è bello tosto, chiunque le frequenti lo sa bene. Immagino che anche Pellizzari sappia che se va in quella direzione, ci sarà da soffrire. L’entroterra marchigiano verso i Sibillini è veramente tosto.

Come descriveresti Sassotetto a chi non c’è mai stato?

E’ una salita lunga, molto lunga, che ti spegne piano piano. Sembra che non sia durissima, ma alla fine è devastante, soprattutto fatta in questa parte della stagione in cui magari non sei al top, ma il livello del gruppo è davvero alto. Non c’è un punto strategico per fare la differenza, ad esempio un tratto che sale al 20 per cento. Quello che inganna è proprio questo non sembrare durissima, finché arriva il momento in cui c’è da menare e ti accorgi di non avere più gambe.

Stortoni, classe 1985, passò professionista nel 2009. Qui all'attacco a Sassotetto nel 2010
Stortoni, classe 1985, passò professionista nel 2009. Qui all’attacco a Sassotetto nel 2010
Stortoni, classe 1985, passò professionista nel 2009. Qui all'attacco a Sassotetto nel 2010
Stortoni, classe 1985, passò professionista nel 2009. Qui all’attacco a Sassotetto nel 2010
Ricordi la prima volta che la facesti in corsa?

Ricordo che attaccai, provai ad anticipare, perché ero entusiasta di partecipare alla Tirreno e di fare quella salita. Era il 2010, secondo anno da professionista. Venne a riprendermi Vinokourov, poi si mossero tutti i più grandi e alla fine io mi staccai. Michele mi aveva detto di stare fermo e aspettare, che la salita era ancora lunga, ma io non lo ascoltai. E quando i big si mossero, io rimasi senza gambe.

Nel 2009, quando Scarponi vinse a Camerino, tu eri al primo anno da pro’. Che cosa ricordi?

Chiaramente non ero in gruppo, quell’anno feci poche corse e di livello un po’ più basso, così la guardai alla televisione. Eravamo andati a fare Sassotetto qualche settimana prima e Michele disse subito che sarebbe stata la sua tappa. Provammo più volte anche l’arrivo di Camerino, fino al centro della città. Proprio la sentiva sua. Parlammo al telefono anche la sera prima.

Tirreno Adriatico 2009, Camerino, Michele Scarponi
16 marzo 2009, Scarponi trionfa a Camerino e prende la maglia della Tirreno. La tappa affrontava anche Sassotetto.
Tirreno Adriatico 2009, Camerino, Michele Scarponi
16 marzo 2009, Scarponi trionfa a Camerino e prende la maglia della Tirreno. La tappa affrontava anche Sassotetto.
Che cosa ti disse?

Che si sentiva veramente bene, che voleva fare la tappa e che si sentiva di vincere. Due giorni prima c’era stato l’arrivo sul Muro di Montelupone, vinto da Joaquim Rodriguez, l’uomo dei muri. Michele non era riuscito a prendere la salita davanti ed era arrivato nono, una ventina di secondi dopo il vincitore. La sera prima di Camerino, mi disse che se fossero partiti alla pari, avrebbe avuto le gambe per stare con lo spagnolo. Che però a Camerino non avrebbe sbagliato e così fu.

Che cosa rappresenta la Tirreno-Adriatico per un ragazzo marchigiano?

Certo il Giro è molto più grande, però la Tirreno-Adriatico è veramente sentita. Da ragazzi è anche più facile vederla, è più facile venire in contatto col gruppo, anche se io da bambino non ricordo di esserci mai andato. Al contrario, mio figlio, cui evidentemente ho trasmesso questa passione, stamattina è andato alla partenza da Marotta, che è vicino casa. Io forse andrò, ma dipende dal lavoro. Ho scoperto da tempo che gestire un negozio di bici non lascia troppo tempo per riposare.

Christian Scaroni

Siamo allo Scaroni 3.0? Mazzoleni e il percorso di Christian

13.03.2026
6 min
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In questi giorni Christian Scaroni è (volutamente) ai box, come una vera F1 pronta ad entrare in pista quando serve. Come poi vediamo fare sempre più spesso i big. Il corridore, ormai leader della XDS-Astana, ha già chiuso un primo blocco della sua stagione. E questa prima tranche si può archiviare con un segno più che positivo.

Non solo: questa pausa è anche il momento giusto per una riflessione, che vogliamo fare con Maurizio Mazzoleni, sport manager della XDS, ma che segue ancora Scaroni. A che punto davvero è arrivato il bresciano? Un tempo, quando da poco era arrivato in Astana, Mazzoleni parlò dell’obiettivo “Scaroni 2.0”: ora siamo alla versione 3.0?

Maurizio Mazzoleni
Maurizio Mazzoleni è lo sport manager della XDS-Astana
Maurizio Mazzoleni
Maurizio Mazzoleni è lo sport manager della XDS-Astana
Tempo fa, Maurizio, ci parlasti di uno Scaroni che piano, piano sarebbe cresciuto. L’upgrade a “3.0” è dunque fatto?

Sicuramente Christian ha acquisito una capacità sia di gestione personale sia di gestione tattica della gara di un livello veramente alto. Le classifiche lo dimostrano e questo inizio di stagione ha rafforzato quello che aveva già fatto lo scorso anno. Quindi siamo contenti e lui ne è consapevole chiaramente.

Quest’ultimo Scaroni che stiamo vedendo, che comincia a vincere corse importanti, è figlio soprattutto di un miglioramento tattico ancora prima che fisico?

E’ la combinazione di entrambe le cose. Spesso dei corridori hanno una crescita più graduale e si tratta proprio del caso di Christian. Altri ce l’hanno con tempistiche diverse, ma lui è cresciuto anno dopo anno sia fisicamente, sia nella gestione tattica della corsa. Tutto questo lo ha portato anche ai successi recenti: basta pensare a come al Tour of Oman si è gestito bene nella salita finale. E lo ha fatto sia a livello tattico sia a livello di performance.

Sul piano fisico Maurizio come ci stai lavorando? Rispetto all’anno scorso, per dire, quanto e cosa è cambiato?

Torno un po’ a quello che dicevo prima. Non è che lo Scaroni precedente non lavorasse su qualcosa in particolare. Adesso sta affinando la sua crescita professionale in tutte quelle caratteristiche che servono per essere un atleta d’alto livello. Non gli si fa mancare niente sul piano dell’allenamento, ma anche su quello della nutrizione con i nostri nutrizionisti. O dei materiali. E’ un abbinamento, quello dell’allenamento e quello della performance nutrizionale che viaggia di pari passo. Più l’atleta si evolve, più noi allenatori e nutrizionisti riusciamo a lavorare al meglio con lui. Il fatto di avere Christian già da qualche anno in squadra ci aiuta ad avere un ottimo rapporto fra queste tre componenti: allenatore, nutrizionista e atleta.

Christian Scaroni e Ulissi
Scaroni è ormai un leader riconosciuto anche dai compagni, aspetto determinante per la crescita di un atleta
Christian Scaroni e Ulissi
Scaroni è ormai un leader riconosciuto anche dai compagni, aspetto determinante per la crescita di un atleta
Certo, si dà continuità al progetto…

I direttori sportivi si trovano un corridore che arriva alle corse con un livello competitivo veramente alto. Poi la palla passa a loro e stiamo lavorando tutti nel migliore dei modi. Ma chiaramente dipende dal singolo atleta e, ripeto, Scaroni è cresciuto. Sono contento di aver insistito con Vinokourov nell’anno di chiusura della Gazprom-RusVelo, quando quell’estate (2022, ndr) finalizzammo il passaggio nel team. Era una buona opportunità per entrambe le parti: l’UCI aveva dato la possibilità in quell’anno di sforare i 30 atleti per squadra proprio per aiutare gli atleti del caso Gazprom a trovare squadra. Entrambi siamo stati contenti di quella scelta.

Quanto conta la consapevolezza in questa crescita? Come si dice, vincere aiuta a vincere. La vittoria in Oman è stata importante, davanti a un big come Adam Yates…

L’atleta arriva ad avere consapevolezza nei propri mezzi quando ha un riscontro nei risultati. Senza risultati è tutto più difficile. Non è impossibile, ma è più complicato. Da quando sono arrivati i risultati, la consapevolezza di Scaroni è aumentata, ma torno a dire che fa comunque parte di un percorso. Magari dall’esterno ci può essere curiosità o stupore in questa crescita. Per noi che ci lavoriamo da anni invece sono passaggi naturali, che lui con forza, volontà e determinazione ha raggiunto mese dopo mese di lavoro.

Scaroni
Mazzoleni ha parlato di un lavoro sinergico fra preparatore, diesse e nutrizionista. E il fatto che ormai lavorino insieme dall’estate 2022 è un vantaggio
Scaroni
Mazzoleni ha parlato di un lavoro sinergico fra preparatore, diesse e nutrizionista. E il fatto che ormai lavorino insieme dall’estate 2022 è un vantaggio
Maurizio, torniamo un attimo invece al discorso della preparazione proprio tecnica. Hai parlato di un miglioramento costante, di un lavoro fatto negli anni. E’ possibile stabilire una percentuale di miglioramento o nei carichi di lavoro?

Difficile rispondere. Quando si arriva a questi livelli top, i margini di miglioramento sono ridottissimi. Semmai si lavora di più sull’arrivare ai picchi di condizione nei momenti giusti, quando anche la squadra ti richiede prestazioni importanti. Adesso Scaroni quando va a correre lo fa principalmente nel ruolo di leader e va a finalizzare il lavoro suo e del team. Quindi l’abbinata calendario e picchi di condizione deve essere costruita in maniera molto meticolosa.

Che poi è quello che sta accadendo nei principali team…

Noi abbiamo la fortuna in XDS-Astana di lavorare molto bene: il gruppo performance è molto legato al gruppo dei direttori sportivi nella scelta dei calendari gare. Penso che per Scaroni la scelta del calendario dello scorso anno e conseguentemente anche di quest’anno sia indirizzata proprio a raccogliere risultati nel momento di picco di condizione. E’ un binomio che sta funzionando bene. Chiaramente non si può applicare a tutti gli atleti, perché non è semplice, ma ai nostri leader sì.

E infatti proprio lì volevamo arrivare: il suo essere leader. Tra l’altro la questione dei punti non è neanche più una priorità e finalmente qualcuno può puntare deciso senza dover stare sempre al 95 per cento per essere pronto a ogni occasione e cogliere un piazzamento…

Certo, possiamo selezionare. In realtà con lui, anche l’anno scorso, proprio per i punti, essendo uno dei nostri leader abbiamo lavorato in questa selezione. Anche il fatto stesso che con il Trofeo Laigueglia abbia chiuso questo primo blocco la dice lunga. Christian ha raccolto veramente tantissimo: forse è uno degli atleti italiani con il maggior punteggio UCI.

Christian Scaroni
Una suggestiva foto di @aurelien_vialatte: Scaroni, stremato, dopo la vittoria nella tappa principale del Tour of Oman
Christian Scaroni
Una suggestiva foto di @aurelien_vialatte: Scaroni, stremato, dopo la vittoria nella tappa principale del Tour of Oman
Qual è adesso il suo programma?

Sta osservando una breve fase di recupero per poi andare in altura e affrontare tutto l’avvicinamento alle Ardenne e al Giro d’Italia tramite i Paesi Baschi. Sta andando tutto come avevamo programmato. Ma, ripeto, questo secondo me è proprio uno dei segreti per mantenere un livello di performance alto.

Chiudiamola con una caratteristica che ti piace di Scaroni, Maurizio…

Di sicuro la tenacia, che dimostra anche in gara, come ha fatto pure con il quarto posto all’europeo. Penso che tutti gli italiani abbiano visto con che tenacia ha tentato di raggiungere il podio. La stessa tenacia con cui ha vinto la tappa del Giro d’Italia a San Valentino Brentonico e direi anche la sua meticolosità, quella con cui arriva agli appuntamenti. Christian è un corridore che sento spesso anche nei giorni precedenti alle gare. Non lascia nulla al caso, studia il percorso, studia le varie performance sulle salite che dovrà affrontare. Sì, tenacia e meticolosità sono le due caratteristiche principali dello Scaroni 2026. O 3.0, come avete detto voi.

Tirreno-Adriatico 2026, Martinsicuro, Giulio Pellizzari

Tirreno, Pellizzari nuovo leader. E da domani si combatte

12.03.2026
6 min
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MARTINSICURO (TE) – Uno per la Sanremo, l’altro per la Tirreno e la fiducia. La tappa partita da Tagliacozzo è stata risparmiata dalla pioggia, ma non dalla fatica. E alla fine i saliscendi abruzzesi hanno spaccato il gruppo, tenendo davanti la crema. Chi è rimasto indietro ha pagato le pendenze arcigne e probabilmente un adattamento ancora non perfetto alla fatica. Quelli davanti invece se le sono date di santa ragione e alla fine il più lucido di tutti è stato nuovamente Van der Poel, a segno dopo San Gimignano.

Eppure la nota più incredibile e affascinante è il secondo posto in volata di Pellizzari che gli è valso l’abbuono e la maglia di leader. L’ultimo marchigiano ad averla indossata fu Scarponi nel 2010, l’anno dopo il trionfo del 2009. Il fatto che sabato si arrivi a Camerino dove Michele (proprio nel 2009) conquistò tappa e primato finale ha un sapore a suo modo struggente.

«Ci metterò un po’ a realizzare questa cosa – dice Pellizzari visibilmente emozionato – spero di farlo il prima possibile, voglio cercare di godermi il più possibile questa maglia. Stamattina in gruppo stavo pensando a quando sia stata l’ultima volta che ho staccato Del Toro e credo sia successo negli juniores. Ci siamo divertiti al Tour de l’Avenir qualche anno fa, poi lui ha chiuso il 2025 da secondo al mondo mentre io ero un po’ più indietro (sorride, ndr). Cercare di chiudere il gap è una grande motivazione. Questa Tirreno non ha le salite lunghe che preferisco, però devo dire che anche su quelle corte mi sembra di essere cresciuto e ne sono contento».

Second vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Secondo Pellizzari
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari
Second vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Secondo Pellizzari
Seconda vittoria per Van der Poel in questa Tirreno, dopo quella di San Gimignano. Dietro di lui, Pellizzari

Il piano di Van der Poel

Van der Poel dice di essersi un po’ pentito di non aver corso la Strade Bianche, che è anche una delle sue gare preferite. Ma aggiunge di aver fatto con la squadra lo stesso piano che in passato si è rivelato vincente e che hanno preferito non cambiare.

«Sono venuto alla Tirreno-Adriatico in cerca di una maggiore resistenza – dice – che si può ottenere soltanto in gara e dando il massimo per vincere delle tappe. Per me sarebbe molto difficile simulare le stesse condizioni in allenamento. Oggi ad esempio sono scattato in salita per reagire al forcing di Del Toro. Mi sentivo abbastanza bene, ma dubitavo che attaccare fosse una buona idea, dato che la strada per arrivare al traguardo non era adatta a un attaccante. Per questo ho cercato di mantenere la calma e di fare tutto alla perfezione fino al traguardo. So che in questi casi tutti mi guardano, ma credo di aver gestito il finale nel modo migliore».

Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide
Pellizzari a ruota di Jorgenson che tira per Van Aert: in questa Tirreno, Giulio si muove bene anche sulle salite brevi e ripide

Il nuovo Pellizzari

Pellizzari sullo strappo di Tortoreto a un certo punto ha pensato di attaccare, poi si è reso conto che lo avrebbe fatto anche Del Toro e si è messo in attesa. Così, quando il messicano ha sparato la sua cartuccia, Giulio lo ha seguito con relativa facilità.

«Ho cercato di non farlo allontanare – sorride – e nello sprint… non so bene cosa sia successo. Ero dietro, ma davanti si sono piantati in mezzo alla strada, ho trovato il varco e ora, più che soddisfatto, sono incredulo. Mi trovo per la prima volta a difendere una maglia di leader, per giunta sulle strade e nell’affetto delle mie Marche: mi sembra un sogno. Ho pensato tanto in questo ultimo periodo a come sia cambiato il mio ruolo in squadra. Sicuramente non è facile, però sono contento di avere attorno tanti campioni da cui ho imparato tantissimo.

«L’anno scorso era tutto più facile, oggi c’è la pressione di fare risultato, però mi piace e sto imparando a gestirla. La sera a tavola guardo i miei compagni e penso che sia incredibile. Io sono lo stesso, rimango con i piedi per terra. L’unica cosa che è cambiata è il mio inglese: adesso con uno come Roglic posso fare anche dei veri discorsi».

Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo
Ganna è parso a suo agio anche sulle pendenze più arcigne del finale: anche per lui la Tirreno è il preludio per la Sanremo

Prove di Sanremo

Van der Poel è il ritratto della calma, ma quando è in bici nei finali, non sbaglia un colpo. Il suo orizzonte più immediato è la Sanremo e non lo nasconde. Qualcuno dice che la tappa di oggi sia stata disegnata come test per la Classicissima, però è Mathieu per primo a rimettere le cose nel giusto ordine.

«Per certi versi gli somigliava – dice – ma soprattutto penso che questi strappi e questi stimoli sono quello di cui ho bisogno per arrivare alla forma migliore. E’ stata una giornata piuttosto dura, con un ritmo elevato per tutto il giorno da parte della UAE Emirates e poi un po’ di maltempo in montagna. Essere in grado di finalizzare una giornata come questa è un segnale importante. 

«Non penso ogni giorno alla Sanremo, ma è uno dei miei obiettivi principali. E’ speciale e difficile da vincere. Io ho avuto la fortuna di riuscirci già due volte e ovviamente mi piacerebbe farlo ancora. Detto questo, lo strappo di Tortoreto è completamente diverso dal Poggio e ci si arrivava anche con meno chilometri nelle gambe. Però se davvero il tempo di scalata è stato lo stesso, allora è stato una buona preparazione: per me e anche per altri, ad esempio Ganna. Già l’anno scorso ha fatto vedere quanto sia forte e dopo la crono di lunedì e le sue prestazioni in salita, sta facendo vedere di essere nella forma giusta».

Dopo l'arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l'arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente
Dopo l’arrivo, Del Toro è parso stupito di aver perso la maglia di leader della Tirreno: uno così non si arrende facilmente

Prove di futuro

Pellizzari lo dice quasi con pudore che anche lui farà la Sanremo. La squadra glielo ha proposto prima della Strade Bianche, aggiungendo la Classicissima al pacchetto di cui faceva già parte la Milano-Torino.

«Ho detto subito di sì – dice – perché credo che sia una corsa fantastica e andrò lì per aiutare. Cercherò di fare esperienze, di divertirmi e cercherò di godermela. Per fortuna la cosa in cui sono migliorato di più dallo scorso anno (e che ho imparato dai compagni più esperti) è la capacità di limare e di muovermi nel gruppo, che alla Sanremo è molto importante. Anche oggi ho preso lo strappo a ruota di Del Toro ed è una cosa che mi rende orgoglioso.

«Più in generale penso che il cambiamento sia complessivo, mi sono sentito diverso sin da quando sono risalito in bicicletta dopo le vacanze. C’è ancora tanto da fare, cerco di fare il massimo ogni giorno e di migliorare sempre, cercando di godermi un po’ la vita da ciclista».

Nei primi dieci di questa tappa della Tirreno c’è tanta Italia. Oltre a Pellizzari, prendete nota dei nomi di Vendrame, Pinarello, Ganna e Ciccone che ha chiuso all’undicesimo posto e sul traguardo aveva un diavolo per capello. La Tirreno-Adriatico entra nel vivo: da domani la Sanremo sarà un pensiero secondario. Quelli di classifica saranno impegnati a darsele di santa ragione: prima a Mombaroccio e sabato a Camerino.

I distacchi sono minimi e probabilmente il percorso si addice più a Del Toro che a Pellizzari, ma intanto ci portiamo via il sorriso sornione di Van der Poel che ha vinto nello stesso giorno in cui anche suo padre Adrie nel 1984 vinse ad Ancona la sua unica tappa alla Tirreno. E poi il sorriso beato e ingenuo di Pellizzari che stavolta, contrariamente a quanto fece l’altro giorno a San Gimignano, ha fatto la volata con le mani sotto.

Nalini, Kit Ray, filato Viflo

Nei segreti del kit RAY di Nalini: il filato Viflo, test e tecnologia

12.03.2026
4 min
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Dietro al nuovo kit RAY realizzato da Nalini per il Team Picnic PostNL, e che abbiamo avuto modo di raccontarvi attraverso le parole di Rachele Barbieri, c’è un lungo percorso fatto di ricerca, sviluppo e test. Nalini, marchio mantovano con una lunga tradizione nel settore dell’abbigliamento dedicato al ciclismo, ha sposato il percorso che porta a realizzare prodotti e capi sempre più all’avanguardia. Il ciclismo si evolve, lo fanno gli atleti, i mezzi e gli staff delle squadre. Di conseguenza tocca a tutte le realtà coinvolte seguire il processo, e Nalini non è stata da meno

I capi della collezione RAY sono stati prodotti con l’innovativo filato Viflo, ed è realizzato attraverso un processo che rende il nuovo kit il primo a essere sviluppato secondo una base scientifica. Si è partiti dalle analisi di laboratorio, con l’obiettivo ultimo e più importante di mettere al centro del progetto la performance dell’atleta

Nalini, Kit Ray, filato Viflo
Il kit RAY di Nalini si compone di maglietta, pantaloncini e calzini, tutti i capi sono realizzati con filato Viflo
Il kit RAY di Nalini si compone di maglietta, pantaloncini e calzini, tutti i capi sono realizzati con filato Viflo

Sinergia

Il nome di chi ha lavorato a tutto questo è quello di Marco Rodeschini, ingegnere di Chimar che ha sviluppato il filato Viflo. Lavoro supportato, per quanto riguarda la ricerca, dal CeRiSM (Centro Ricerca Sport, Montagna e Salute). Ente istituito dall’Università di Verona nel 2010. Non solo ricerca e produzione, ma un’evidenza scientifica che ha portato a testare e verificare gli effetti fisiologici e prestativi del kit RAY. 

I capi del kit RAY sono stati sviluppati con il supporto scientifico dell’ingegner Marco Rodeschini, il quale si è occupato di studiare ed evidenziare i vantaggi nell’utilizzare il filato Viflo per produrre capi di abbigliamento sportivo. 

«Viflo – ha raccontato durante la presentazione avvenuta all’interno degli uffici di Nalini – è un filato additivato con una polvere di minerali bioattivi, e che converte il calore dell’atleta in una particolare emissione di FIR (Fair Infrared Rays). Ovvero la zona invisibile dello spettro elettromagnetico. Si tratta di una tecnologia che si sta studiando da oltre trent’anni e che utilizza, come fonte di energia, il calore prodotto dall’atleta stesso».

Nalini, Kit Ray, filato Viflo, test
Il kit RAY è stato testato in laboratorio seguendo rigorose procedure, i dati hanno evidenziato un miglioramento della performance
Nalini, Kit Ray, filato Viflo, test
Il kit RAY è stato testato in laboratorio seguendo rigorose procedure, i dati hanno evidenziato un miglioramento della performance

Ricerca 

In questo processo di ricerca sono stati attivamente coinvolti anche gli atleti del Sissio Team, al fine di fornire dati reali e un’evidenza scientifica nel processo di realizzazione del kit RAY. L’obiettivo del nuovo filato Viflo è quello di offrire agli atleti che lo utilizzano una riduzione della fatica durante lo sforzo, un’ottimizzazione della prestazione e un migliore recupero muscolare. 

«Il calore diventa energia – spiega ancora Marco Rodeschini – che viene assorbita dal filato e viene rimandata al corpo come FIR (Fair Infrared Rays). Si hanno dei benefici in termini di ossigenazione e termoregolazione, fattori fondamentali per quanto riguarda la ricerca della massima prestazione sportiva. I benefici sono anche nell’aspetto del recupero, nella riduzione della fatica e nella sua percezione».

Nalini, Kit Ray, filato Viflo
Il kit RAY permette al ciclista di avere un’ottimizzazione della prestazione e un migliore recupero muscolare
Nalini, Kit Ray, filato Viflo
Il kit RAY permette al ciclista di avere un’ottimizzazione della prestazione e un migliore recupero muscolare

I benefici 

Lo studio effettuato in laboratorio e attraverso una serie di test ripetuti sugli atleti del Sissio Team, ha portato a evidenze scientifiche che classificano il Viflo come un filato capace di migliorare la prestazione dell’atleta. 

Nel lavorare con l’Università di Verona si è voluto osservare un protocollo estremamente rigoroso, il primo al mondo nel settore tessile su ciclisti professionisti. Sono stati effettuati due test, uno svolto con il kit realizzato con il filato Viflo e uno con un kit placebo. Senza che atleti e ricercatori sapessero quale fosse il capo utilizzato durante le prove. Questo ha garantito una oggettività assoluta nell’evidenziare i reali vantaggi della tecnologia. I test, effettuati in due sessioni intervallate e a pochi giorni di distanza, hanno proposto esercizi di potenza e di resistenza

«I risultati – analizza Marco Rodeschini – hanno evidenziato un netto miglioramento dell’efficienza fisiologica. I test hanno mostrato che l’atleta riesce a mantenere una potenza superiore più a lungo (24 watt in più) e addirittura con una minore percezione della fatica (RPE). A conferma di questo si è riscontrata una riduzione di 4 bpm della frequenza cardiaca, dato interessante anche per un recupero accelerato. Insomma, il kit permette di restare più freschi e sciolti nel finale».

Intanto il kit RAY di Nalini ha fatto il suo debutto sulle strade del Tour Down Under e del UAE Tour, insieme a Rachele Barbieri abbiamo iniziato a toccare con mano questa importante novità. Con l’attesa di poterla vedere in azione anche sulle strade di casa e al di fuori del WorldTour. La rivoluzione parte dai professionisti, ma poi abbraccia tutto il mondo del ciclismo.

Nalini

Davide De Cassan

De Cassan dal Giro di Sardegna: morale e convinzione

12.03.2026
5 min
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E’ stato motivante vedere al Giro di Sardegna un ragazzo di una continental, che di fatto è una vera squadra giovanile, lottare addirittura con gente del WorldTour. Quel ragazzo è Davide De Cassan e quella squadra è la General Store: entrambi escono benissimo dalla corsa a tappe isolana.

Qualche mese fa De Cassan ci parlò del suo ritorno “indietro“, ma anche della sua voglia e della consapevolezza (vera) di essere ancora giovane e che quello che aveva fatto sinora non è affatto da buttare. E adesso le sue parole stanno trovando riscontro.

Davide De Cassan
Davide De Cassan (classe 2002) dopo una parentesi alla Polti è approdato alla General Store (foto Instagram)
Davide De Cassan
Davide De Cassan (classe 2002) dopo una parentesi alla Polti è approdato alla General Store (foto Instagram)
Senza stare troppo a parlare del solito discorso dell’essere tornati da una squadra professional a una continental, giriamo “la frittata”, Davide. In Sardegna ci sei parso solido. Davanti ci stavi e ci stavi con cognizione di causa. Vedevamo quando ti giravi, guardavi gli avversari…

Non nascondo che per me è importante partire forte, quindi cercare di ottenere i massimi risultati per avere la massima visibilità nella prima parte di stagione. Questo, con il calendario che abbiamo a disposizione della General Store, voleva dire Giro di Sardegna come prima corsa a tappe con i professionisti, quindi prima grande vetrina importante. Ho cercato di arrivarci nella miglior condizione possibile.

Possiamo dire che il primo obiettivo è stato centrato…

Poi, una volta arrivati lì, essendo anche la prima corsa dell’anno, non avevo un’idea precisa di dove mi sarei trovato all’interno del gruppo. Non conoscevo realmente i valori in campo, sia i miei ma soprattutto quelli degli altri. Ho cercato metro per metro di prendere le decisioni giuste e sicuramente ne sono uscito con un morale altissimo. Un conto è dirle e sognarle, quando si è in inverno lontano dalle corse, e un conto è ritrovarsi lì. Questo Sardegna ha confermato che tutto il lavoro che abbiamo fatto quest’inverno alla fine è buono. Adesso spero e voglio veramente dare continuità a quello che ho fatto vedere in Sardegna.

Come hai lavorato quest’inverno?

Adesso mi segue Riccardo Bernabè, della General Store. A livello di lavori in sé non ho cambiato tanto. La cosa che secondo me ha inciso di più è che il team ci ha portato a fare un lungo ritiro in Spagna: tre settimane alla fine. Siamo partiti l’8 gennaio e siamo tornati il 30, quindi veramente è stato lungo.

Davide De Cassan
La certezza di poter competere ancora ad a livelli: questo ha detto il Giro di Sardegna a De Cassan e in questo crede
Davide De Cassan
La certezza di poter competere ancora ad a livelli: questo ha detto il Giro di Sardegna a De Cassan e in questo crede
Però, parecchio in effetti…

Esatto, va fatto un grande applauso alla società perché è stato uno sforzo economico non da poco. Io credo che questo abbia inciso veramente tanto. Fare 22 giorni in Spagna a gennaio ha significato esserci allenati bene lontani dal freddo italiano. I due aspetti che hanno fatto la differenza sono stati l’essere riusciti a cementare il gruppo e soprattutto aver fatto questo lungo ritiro in Spagna. Non ti ammali, sei costante con gli allenamenti, non prendi freddo, mangi bene.

E adesso come procedi?

Adesso ho due settimane relativamente tranquille a casa e poi sarà la Coppi e Bartali (25-29 marzo, ndr). L’obiettivo è ripetere quanto di buono fatto in Sardegna, anche se sarà un pochino più difficile. Il livello sarà più alto.

Com’è stato essere lì davanti? Hai consapevolezza che ci puoi stare?

Questo è quello che credo, sennò non ci proverei. Alla fine sto facendo tutto questo innanzitutto perché mi diverto ancora tantissimo. Sono stato fortunato perché ho trovato un ambiente che sta credendo molto in me e mi sta aiutando al massimo per avere tutte le carte da giocarmi. Quello che per me è importante è non avere rimpianti. Sono qua, mi sto divertendo, ci sto provando e poi vedremo cosa ne uscirà.

Davide De Cassan
De Cassan ha detto di dover lavorare parecchio sul cambio di ritmo secco
Davide De Cassan
De Cassan ha detto di dover lavorare parecchio sul cambio di ritmo secco
A proposito di ambiente, i tuoi compagni ti chiedono consigli?

Sì, questo sì, anche se probabilmente la differenza grande sta più nel gestire certe dinamiche di corsa. Aspetti tattici o come muoversi all’interno del gruppo, situazioni di stress: questo è il mio vero bagaglio di esperienza. Perché rispetto alle conoscenze su allenamento o integrazione con i super giovani di oggi sei alla pari… se va bene!

Dal Giro di Sardegna porti via oltre a un buon risultato e a un buon morale anche dei dati? Sapere che Zana ha vinto la corsa con un tot di watt e lui è lontano “X”. Questo quanto ti è utile per calibrare la preparazione? Ne avete parlato con il tuo coach?

Lui sicuramente avrà già analizzato tutti i dati per capire dove possiamo lavorare ancora e quello che si può fare per avvicinarsi un po’ agli altri. Io, avendo fatto subito dopo il Trofeo Laigueglia e poi delle corse in Francia, non ho avuto ancora modo di rianalizzare tutto da un punto di vista numerico. Anzi, a dire il vero me la sono proprio goduta! Mai però dimenticare che anche gli altri aumenteranno la loro condizione. Soprattutto nel nostro sport, dove siamo pieni di dati e di gente con cui confrontarsi, alla fine quello che posso fare è massimizzare il mio calendario con le mie caratteristiche personali.

Davide ha detto “capire dove andare a migliorare”. A sensazione su cosa devi lavorare? Resistenza, sprint, forza…

Bella domanda. Ad istinto, credo sugli sforzi lunghi ad alta intensità. Per lunghi intendo sopra i 12-15 minuti, che possono essere salite da 15’ a 25’. Lì sento di dover e poter fare ancora un bel passo. Lo sprint è assolutamente migliorabile, però allo sprint prima bisogna arrivarci. E poi direi il cambio di ritmo. Le accelerazioni secche. Se ripenso alla tappa dura in Sardegna, proprio sull’ultima salita non guardavo niente, seguivo e basta a tutta. Però già sulla salita precedente mi sono dovuto gestire rispetto a un cambio di ritmo continuo. Quindi direi: cambio di ritmo nel breve e sforzi sopra i 15’. Queste sono le aree che a sensazione dovrei migliorare.

Arenberg 2025

Classiche di primavera, i pronostici di Turbopaolo

12.03.2026
6 min
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Dopo la Strade Bianche e nell’imminenza della Milano-Sanremo, la stagione delle classiche sta entrando nel vivo. Ci aspetta un mese e mezzo di grandi sfide in alcuni dei più importanti palcoscenici del mondo, e abbiamo deciso di parlarne con Turbopaolo.

Avevamo già interpellato l’influencer novarese a dicembre 2024 e poi a metà del Giro d’Italia, quando peraltro aveva previsto l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre. Chi meglio di lui, quindi, per farci dare qualche dritta sulle prossime gare e i loro protagonisti? 

Turbopaolo, l’influencer di Instagram che ama il ciclismo , questa volta parla di classiche
Turbopaolo, l’influencer di Instagram che ama il ciclismo , questa volta parla di classiche
Paolo la stagione ciclistica è iniziata, tu hai cominciato a pedalare?

No, perchè avendo superato la soglia dei 35 anni mi si è infiammato il piriforme, che è la sciatica di serie B, quella dei giovani. Ma mi sta passando e dovrei ricominciare a breve ad andare in bici. In breve inteso coi miei tempi, cioè almeno tre mesi. 

Nemmeno sui rulli? 

Ti do uno scoop, a casa ho i rulli e ogni tanto li uso, ma sono ancora quelli di GCN Italia. Me li aveva prestati Alan Marangoni l’anno scorso per un progetto, ma devo ancora riportarglieli. Tra l’altro c’è l’idea di fare ancora qualcosa assieme a loro, tipo andare a provare una gara di qualificazione per il mondiale di gravel, una cosa folle. E infatti si è arenata. Ma ne ho anche di più pazze e spero di riuscire a realizzarne qualcuna quest’anno.

Intanto tu nel dubbio ti alleni sui loro rulli…

Diciamo che mentre aspetto, li sto custodendo con il loro silenzio assenso.

Van Aert Tirreno 2026
Per la prima della classiche sulle pietre, il Fiandre, l’influencer di Novara punta su Van Aert
Van Aert Tirreno 2026
Per la prima della classiche sulle pietre, il Fiandre, l’influencer di Novara punta su Van Aert
Due anni fa ti abbiamo visto online con la maglia della Lidl-Trek. Quest’anno si è fatta avanti qualche altra squadra?

Collaborerò di nuovo con Rcs al Giro d’Italia, stiamo ancora capendo bene come. Farò la mia squadra del Fantagiro, poi forse andrò a qualche tappa. Ora che sono diventato padre (Turbopaolo ha un bambino di 6 mesi, ndr) ogni occasione è buona per sottrarsi ai doveri genitoriali.

L’anno scorso ci hai detto che la tua preferita tra le classiche monumento è la Milano-Sanremo. Come la vedi?

Il favorito credo rimanga Pogacar. Ma se dovessi puntare su un cavallo pazzo direi Tom Pidcock, se riuscisse a canalizzare tutta la tristezza che gli ho visto nell’intervista dopo la Strade Bianche. Van der Poel anche lui lo vedo benissimo, credo sia la corsa perfetta per lui. Ma poi deve sempre fare i conti con lo sloveno.

Passiamo alla prima delle classiche delle pietre, il Fiandre. Pronostico?

Una classica monumento la dò a Van Aert, perché il mio cuore batte sempre per lui. Quindi dico lui, dopo una volata a tre con VDP e Pogacar. Pensa che meraviglia sarebbe.

VDP Tirreno 2026
Fra le tante classiche, secondo Turbopaolo Van der Poel è il favorito per la Roubaix (e come dargli torto)
VDP Tirreno 2026
Fra le tante classiche, secondo Turbopaolo Van der Poel è il favorito per la Roubaix (e come dargli torto)
Vedi Van Aert meglio al Fiandre che alla Parigi-Roubaix?

Direi di sì. Perché Van der Poel su quelle pietre è incredibile, purtroppo. Potrebbe essere tra i protagonisti anche Pedersen, come anche Simmons. Ecco l’americano un podio in una classica potrebbe farlo. Dimostrando a tutti che farsi la barba per la questione della ritenzione termica non serve. Lui giustamente se ne sbatte, come farei anch’io se avessi tutta quella barba e quei capelli.

Grazie per avermi insegnato la questione della “ritenzione termica”. Andiamo alla Liegi. Su chi punti?

Thibau Nys, anche magari davanti ad Evenepoel. Però per la vittoria Pogacar, non se ne esce.

Quindi il campione del mondo non farà 5 su 5 secondo te?

E’ fattibile, secondo me quest’anno potrebbe davvero succedere. Sarebbe bellissimo, assisteremmo ad una cosa incredibile nella storia dello sport. Anzi mio malgrado, al di là del mio fantaciclismo, credo anch’io che potrebbe vincere tutte le 5 monumento. Ho sentito dire che era preso benissimo già alla Strade Bianche, quindi è nella situazione migliore mentalmente. Fisicamente anche, manco a dirlo. 

La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all'opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all’opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all'opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all’opera, assieme alla nuova stella Seixas
Hai visto la Strade Bianche?

Sì ma dopo un po’ mi sono addormentato, adesso ho la scusa del bambino piccolo quindi posso farlo più tranquillamente. Mi dispiace un po’ per Del Toro perché è un corridore che mi piace, anche se alla fine avevo meno empatia per lui perché continuava a stoppare Seixas. Il ciclismo è uno sport infame, aspetti magari per anni il tuo momento e poi quando arriva ti capita tra i piedi un 19enne alieno.

Sei riuscito a vedere anche le donne?

La gara femminile si riconferma più interessante di quella maschile, come spesso capita. Poi sono contento che abbia vinto Elise Chabbey perché è una mia coetanea, cioè più o meno, che mi ha fatto sentire ancora giovane. Detto questo la Strade Bianche è sempre molto bella perché è l’inizio della stagione, anche se un po’ ci speravo nel fatto che ci fosse più lotta per la vittoria. Così, con la UAE che domina come sempre, comincia ad essere un po’ noioso

Simon Yates sul Colle delle Finestre
Turbopaolo aveva previsto, o almeno auspicato, l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre che gli ha permesso di ribaltare il Giro 2025
Simon Yates sul Colle delle Finestre
Turbopaolo aveva previsto, o almeno auspicato, l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre che gli ha permesso di ribaltare il Giro 2025
E’ una questione di cui si parla spesso in effetti. Qualche consiglio?

Secondo me dovrebbero introdurre il budget cap e i draft, come negli Stati Uniti. Perché sennò è dura, e lo sarà sempre di più in futuro. La UAE ha tutto il meglio del meglio, vedere Del Toro che stoppa Seixas è stato un po’ brutto. Certo deve farlo, però per lo spettacolo non è proprio il massimo. Poi diventa anche complicata la gestione di tutti quei corridori forti assieme, specie quelli giovani. Già il ciclismo non è facile da capire per chi non è esperto, se poi la trama è la stessa, è ancora più difficile avvicinare i neofiti.

Però da vecchi potremmo dire che abbiamo visto correre Pogacar…

Questo è vero. Paradossalmente però forse è più bello vederlo in un reel montato bene che live, perché la diretta di ore e ore diventa complicata da seguire

Paolo, ultima domanda. Chi sarà la sorpresa di queste classiche?

Direi Tibor Del Grosso. E’ belga, viene dal ciclocross, secondo me è uno che nelle gare del Nord può fare bene. Ma poi vai a sapere.

Tirreno-Adriatico 2026, 3a tappa, Magliano de' Marsi, Tobias Lund Andresen

Tappa storta per Milan, brindano Andresen e Del Toro

11.03.2026
5 min
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MAGLIANO DE’ MARSI (AQ) – La volata affaticata di Milan completa il conto salato della Lidl-Trek in questo mercoledì sotto la pioggia tra l’Italia e la Francia. A capo della terza tappa di 221 chilometri, con la pioggia e l’aria fredda, il velocista di Buja è rimasto da solo troppo presto e ha anticipato lo sprint, trovandosi senza gambe nel momento in cui invece sarebbe servito cambiare passo.

A 1.200 chilometri verso nord, quando ne mancavano 50 al traguardo della tappa di Uchon, Ayuso è rimasto coinvolto in una caduta e ha battuto forte il fianco sinistro. Lo spagnolo, che era leader della Parigi-Nizza, ha provato a ripartire, ma è stato subito evidente che le gambe non riuscissero a girare come dovevano. Così alla fine Juan si è fermato e si è accovacciato nel prato della banchina, toccandosi la gamba ferita. Il meccanico ha caricato mestamente la bici sull’ammiraglia e il corridore è stato portato in ospedale per accertamenti, che per fortuna hanno escluso fratture.

Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, e Del Toro in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila

Decathlon: perfetto lavoro di squadra

La tappa della Tirreno l’ha vinta Tobias Lund Andresen, di maglia Decathlon. La tappa alla Parigi-Nizza se l’è presa invece Vingegaard, anche lui vincente al debutto stagionale: la sua presenza sulle strade francesi ha sollevato qualche perplessità. Se a maggio il danese sarà il faro del Giro d’Italia, perché non ha scelto di prendere le misure alle nostre strade?

«Nei primi 150 chilometri – ha detto Andresen, che nella mixed zone tremava come una foglia – è stato come fare una passeggiata in gruppo. Siamo andati quasi a spasso, parlando fra amici. E poi a 30 chilometri dall’arrivo è come se fosse cominciata un’altra tappa. Per fortuna non ha piovuto troppo e per fortuna il mio treno è stato eccezionale. Hanno fatto un grande lavoro, abbiamo fatto esattamente come previsto e ne sono orgoglioso.

«E’ stato uno sprint difficile da gestire, ma penso che l’abbiamo fatto perfettamente. Tutti dicevano che fosse una tappa troppo lunga per Milan e alla partenza ho sperato che fosse vero, perché in compenso questo era un arrivo perfetto per me. E poi col fatto che più o meno tutti avessero le gambe dure per il freddo, ha dato un senso al fatto che prima di venire qui io abbia corso in Belgio».

Nessun commento da Milan

Milan non ha voluto parlare, ripetendo amaramente che il vincitore fosse un altro. Si trattava “solo” di una tappa della Tirreno, ma la sensazione è che il suo valore fosse superiore a quello che si sia percepito da fuori. Jonathan si è fermato sulla sinistra della strada, si è dato una sistemata con l’aiuto del suo massaggiatore “Gigio” e poi se ne è andato vistosamente contrariato.

La sua volata è nata male ed è finita peggio, quasi dando la sensazione che il treno della Lidl-Trek non si fosse reso conto che gli ultimi 250 metri fossero in leggera salita. Milan è rimasto da solo troppo presto. Si è messo in testa al gruppo restando seduto con una cadenza piuttosto alta. E quando è uscito dalla curva che immetteva sul traguardo, ha provato ad accelerare, ma gli altri dietro hanno cambiato ritmo, mentre l’azzurro non ha potuto fare altro che mettersi nuovamente a sedere.

Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza
Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza

Del Toro al traguardo volante

In questa giornata storta per la Lidl-Trek e di sorrisi intirizziti per Andresen, un altro corridore ha trovato il modo per sorridere. E’ Isaac Del Toro che sul traguardo volante di Casette si è preso un secondo di abbuono e quando arriva dai giornalisti che lo aspettano sotto una tenda frustata dall’acquazzone che nel frattempo si è accanito sul paese, ha il tono basso di uno che non vuole sbilanciarsi.

«Giornate come questa – dice – sono parte del lavoro. Di solito cerco di non prendermi troppo sul serio, ma ovviamente so che non è uno scherzo, quindi devo essere super attento. Il traguardo volante non era previsto, pensavo sarebbe andata via una fuga, ma alla fine il gruppo è rimasto compatto. Non sapevo nemmeno dove fosse la riga, è partita una volata lunghissima e sono riuscito a prendere il terzo posto, quindi direi che è stata un’ottima cosa».

Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante

Fra Isaac e Pellizzari

Lo abbiamo scritto dopo la tappa di ieri: la Tirreno-Adriatico 2026 promette di essere un nuovo duello fra il messicano e Pellizzari. I due si conoscono bene, si sfidano da quando avevano vent’anni e nel Tour de l’Avenir del 2023 si sono sfidati a viso aperto. Se Del Toro è arrivato subito a essere competitivo, i passi avanti di Pellizzari fanno pensare che il gap non sia più così ampio.

«Quel Tour de l’Avenir dovevo vincerlo – dice Del Toro – ma devo dire che mi permise anche di imparare tanto su me stesso e correre contro ragazzi come Giulio è importantissimo. Ancora di più perché è un amico e so di cosa può essere capace. Difficile dire se il futuro delle corse a tappe sarà il nostro. Voglio credere di essere fatto per questo genere di corse, ma non è facile ed è molto difficile pensarci perché è una grande responsabilità. Ovviamente voglio il meglio per me e per il mio amico. E gli auguro solo il meglio».

La BFT Burzoni in trasferta a casa della Picnic PostNL, di cui è development partner per il terzo anno consecutivo

Il diario della BFT Burzoni: gara e test dalla Picnic, poi debutto in Italia

11.03.2026
8 min
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PIACENZA – Il programma di avvio di stagione della BFT Burzoni è stato particolarmente intenso, più del solito. La trasferta di fine febbraio a casa della Picnic PostNL, di cui è development partner per il terzo anno consecutivo, ha tirato la volata all’esordio di domenica scorsa a Nonantola. Tutto concentrato in una dozzina di giorni per accendere motore e fari sul proprio 2026.

Se la gara modenese è stata l’apertura del calendario italiano per tutte le donne juniores, per sei atlete della BFT Burzoni si è trattato della seconda corsa. Il viaggio in Olanda concordato col team WorldTour prevedeva non solo i tradizionali test in laboratorio e su strada, ma anche la partecipazione alla Omloop van Schijndel-Gp Jozon dove erano presenti tutte le migliori formazioni locali. Così come avevamo documentato la prima trasferta del 2024, abbiamo fatto altrettanto anche stavolta seguendo il diario di bordo delle protagoniste della formazione piacentina.

Rossignoli e compagne hanno dovuto subito confrontarsi con i ventagli, quasi assenti nelle gare italiane (foto Björn van der Schoot)
Rossignoli e compagne hanno dovuto subito confrontarsi con i ventagli, quasi assenti nelle gare italiane (foto Björn van der Schoot)
Rossignoli e compagne hanno dovuto subito confrontarsi con i ventagli, quasi assenti nelle gare italiane (foto Björn van der Schoot)
Rossignoli e compagne hanno dovuto subito confrontarsi con i ventagli, quasi assenti nelle gare italiane (foto Björn van der Schoot)

Rapporto consolidato

Breve riepilogo delle puntate precedenti. A fine 2021 Francesca Barale passa dalla BFT Burzoni alla DSM (vecchio nome della Picnic) e diventa la prima junior italiana a saltare nel WorldTour. Inizia il rapporto tra i due team che fa un ulteriore scalino in avanti due anni più tardi con la collaborazione a distanza. La BFT entra nell’orbita della formazione olandese fino ad arrivare ai giorni nostri.

«Durante il ritiro di gennaio in Toscana – racconta il team manager Stefano Solari – è venuto a trovarci Hans Timmermans, il capo dello scouting della Picnic, per invitarci da loro con un programma più denso rispetto all’ultima volta. Ci ha indicato lui le ragazze da portare in Olanda in base a ciò che aveva visto. Per noi è stato un grande onore, anche perché rispetto a due anni fa abbiamo visitato la loro sede. In quel momento realizzi veramente la grandezza della loro realtà e con chi collabora una società come la nostra.

«Abbiamo soggiornato a Sittard – termina Solari – nel loro bellissimo Keep Challenging Center all’interno delle residenze che solitamente usano gli atleti delle loro squadre. Una trasferta simile ti lascia sempre tanti suggerimenti e spunti per migliorare la tua attività in Italia. Non sono da escludere altre iniziative che Hans e la Picnic stanno organizzando e proponendo per quest’anno alle loro development partner. Noi siamo pronti e ben contenti di poter continuare a collaborare con loro».

Gli insegnamenti del Nord

In ammiraglia a dare indicazioni sia in allenamento che in gara c’era Krizia Corradetti, ventunenne diesse della BFT Burzoni che sta crescendo bene e in fretta. A lei il compito di istruire le sue atlete: Matilde Rossignoli, Agata Campana, Anna Longo Borghini, Giada Galasso e le gemelle Alessia e Martina Orsi.

«Ho messo in guardia le ragazze – dice – sul modo di correre che c’è al Nord. Ho detto loro di correre davanti fin dai primissimi metri. Essendo un circuito di poco più di 3 chilometri, io mi sono messa a bordo strada per suggerire le avversarie da marcare. E’ stato molto utile correre lassù perché abbiamo imparato ad aprire un ventaglio. E’ stata un’esperienza formativa in vista della Omloop Van Borsele (dal 24 al 26 aprile, ndr), perché le ragazze sanno già cosa troveranno».

Primo podio stagionale

La gara ha preso la piega prevista con le olandesi a fare selezione con un gruppetto comprendenti Rossignoli e Campana. Proprio quest’ultima ha conquistato la terza piazza in un arrivo frastagliato.

«Non penso – afferma Campana, che a Nonantola ha chiuso in ottava piazza – che si potesse ottenere di più. Nel drappello delle sei fuggitive eravamo in inferiorità numerica e abbiamo dato il massimo, rispondendo ai loro scatti a ripetizione. Ci siamo accorte del livello alto e della preparazione diversa tra loro e noi, però abbiamo dimostrato di essere competitive e siamo fiduciose per il futuro. E’ stata una bella trasferta, anche per visitare Sittard».

Protocollo Picnic

Nell’azione decisiva e di supporto a Campana c’era anche la campionessa italiana in carica Rossignoli. Anche per la 17enne veronese di Salizzole il vento è stato un fattore determinante per l’esito della gara, ma ci sono stati altri aspetti di cui tenere conto.

«Abbiamo portato a casa un bel risultato – sottolinea Matilde – e ci siamo divertite su percorsi differente dai nostri. Personalmente ho corso serena, la pressione della mia maglia tricolore la sento più in Italia, ma ci sto convivendo. Piuttosto sono stati molto interessanti i test che abbiamo svolto. Abbiamo seguito il protocollo della Picnic che prevede prove sotto sforzo in laboratorio e simulazione di gara, con volate, su strada. Sono andati bene e mi posso ritenere soddisfatta».

L’energia delle gemelle

Si dice che l’unione fa la forza e buona parte della forza della BFT Burzoni proviene dall’energia delle gemelle Alessia e Martina Orsi. Le due modenesi sanno fare gruppo in viaggi come questo.

«Probabilmente – inizia Alessia – abbiamo sottovalutato la gara per la lunghezza ridotta e abbiamo dovuto poi rimediare. Abbiamo capito una volta di più come gira il mondo fuori dall’Italia. Sono rimasta stupita di come si siano ben comportate le nostre due compagne di primo anno. Hanno sofferto il ritmo e faticato, però non hanno avuto timori e le vedo pronte per le prossime corse».

«Lontane dalla bici – replica Martina – abbiamo rafforzato il nostro legame. Noi ragazze eravamo divise in due appartamenti da tre posti e a turno ci siamo sempre organizzate per colazione e cena, aiutando nel preparare la tavola per tutti. Nel giorno dei test, ognuna di noi si è cucinata il pranzo da sola in base alle tabella del nutrizionista, ripulendo tutto. E alla sera ci si svagava giocando a carte».

Giada Galasso arriva dalla Mtb e quest'anno si dedicherà solo alla strada per la prima volta (foto Björn van der Schoot)
Giada Galasso arriva dalla Mtb e quest’anno si dedicherà solo alla strada per la prima volta (foto Björn van der Schoot)
Giada Galasso arriva dalla Mtb e quest'anno si dedicherà solo alla strada per la prima volta (foto Björn van der Schoot)
Giada Galasso arriva dalla Mtb e quest’anno si dedicherà solo alla strada per la prima volta (foto Björn van der Schoot)

Dalla Mtb ai ventagli

Una delle due juniores di primo anno è Giada Galasso, torinese di Venaria che viene dalla Mtb dove l’anno scorso ha vinto tre gare, compreso il titolo regionale. Ha caratteristiche da passista-scalatrice ed è l’ennesima scommessa della BFT Burzoni che sa come vincerle.

«La gara – confessa – non è andata bene, un po’ per i ventagli che mi hanno tagliata fuori, un po’ perché lassù ho preso un forte raffreddore. Potevo fare meglio, però sono molto contenta dell’esperienza nella quale ho conosciuto meglio le mie compagne. Allenandomi solo su strada, a livello fisico sto notando differenze rispetto al passato».

Anna Longo Borghini ha trascorso il primo inverno senza sci di fondo e allenandosi solo in bici (foto Björn van der Schoot)
Anna Longo Borghini ha trascorso il primo inverno senza sci di fondo e allenandosi solo in bici (foto Björn van der Schoot)
Anna Longo Borghini ha trascorso il primo inverno senza sci di fondo e allenandosi solo in bici (foto Björn van der Schoot)
Anna Longo Borghini ha trascorso il primo inverno senza sci di fondo e allenandosi solo in bici (foto Björn van der Schoot)

Orgoglio di zia

L’altra “neo” junior è Anna Longo Borghini, figlia di Paolo e soprattutto nipote di Elisa, con la quale ha un legame profondissimo, tanto che la stessa zia non vede l’ora di correre con lei tra le elite. Ora però bisogna guardare al presente e anche per Anna è stato un inizio di stagione diverso dal solito.

«E’ stato il primo inverno – racconta – senza sci di fondo, o quasi. A gennaio ho disputato solo una gara internazionale (la Marcia Gran Paradiso a Cogne, ndr) di 25 chilometri di tecnica classica chiudendo seconda dietro una ceca. Mi ero presentata senza allenamento specifico, ma supportata dalla condizione acquisita in bici. E anch’io noto i benefici della preparazione, sento di poter spingere di più e mi sento meglio rispetto al passato, anche perché mentalmente dovevo pensare a due sport.

«Per me – conclude Anna – è stato un inizio di stagione dove ho già conosciuto tutto della categoria. Prima di questa trasferta, sono stata a Montichiari per un collegiale in pista della nazionale ed è stato un grande onore. Poi ho scoperto i ventagli, ma anche i bei panorami olandesi fatti di distese di erba e grandi mulini. Era la mia prima esperienza all’estero con lo sport. Questo periodo lo considero un battesimo importante per la mia crescita».

Tirreno-Adriatico 2026, cronometro LIdo di Camaiore, Jonathan Milan

Crono di Tirreno e Parigi-Nizza, Lidl-Trek è fedele ai copertoncini

11.03.2026
5 min
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Due giorni di crono fra l’Italia e la Francia. Prima quella individuale a Lido di Camaiore, vinta da Ganna. Poi quella a squadre della Parigi-Nizza, vinta a Pouilly-sur-Loire. dalla Ineos Grenadiers con 2 secondi di vantaggio sulla Lidl-Trek.

Per avere la conferma di come nulla sia ormai più per caso, ci siamo ritrovati a parlare con Giuseppe Archetti proprio durante la prova della Tirreno-Adriatico, in cui Jonathan Milan è stato il miglior atleta della Lidl-Trek con il quinto tempo.

Scelte e pressioni alla Lidl-Trek

Nel giorno della crono si presta tanta attenzione agli aspetti tecnici, con una maniacalità che inizia dal giorno prima – quando si tratta come alla Tirreno della prima tappa – con i giudici che si prendono un tempo comodo per misurare le bici. Nei giorni scorsi si è letto delle dichiarazioni di Evenepoel a proposito degli pneumatici della sua bici, portata al successo al UAE Tour con quel rapportone che a suo dire lo avrebbe danneggiato nei giorni successivi.

E così, in mezzo a tanto ragionare di rapporti e protesi, con Archetti ci siamo ritrovati a parlare proprio delle gomme. La Lidl-Trek utilizza pneumatici Pirelli: mentre su strada il tubeless è una scelta obbligata e vantaggiosa, nelle crono non è così.

«Nella crono il tubeless non lo usiamo – spiega Archetti – abbiamo copertoncini fatti per le prove contro il tempo, con la camera d’aria in lattice. Le pressioni si scelgono in base al peso del corridore. Alla fine resta una scelta soggettiva, ma c’è una base di partenza fissata da un tecnico del team, Yeyo Corral, che si occupa di queste cose e ce le comunica. ».

E la pressione dipende solo dal peso del corridore?

Parte da 5,7-5,8 e scende a 5,2-5,3 dipende sempre da fattori come il peso e le condizioni ambientali. Comunque si sta molto più bassi rispetto a un tempo quando la gomma doveva essere durissima. Con la ruota più larga, cambia tutto e non si possono più fare paragoni con quello che si faceva qualche anno fa. Ormai queste scelte si fanno in base a test effettuati su scorrevolezza, rolling resistance e sul peso del corridore. Hanno visto che utilizzando delle pressioni più basse, che vengono ritenute ottimali, la resa è maggiore.

Se la ruota è lenticolare, quindi molto più rigida, il ragionamento sulla pressione è lo stesso?

Identico.

Andando a vedere più da vicino gli pneumatici utilizzati dalla Lidl-Trek, abbiamo riconosciuto i P Zero TT che la squadra ha in dotazione dallo scorso anno. Ne avevamo parlato durante una visita al centro di sviluppo di Milano Bicocca, si tratta di un copertoncino realizzato con una mescola… intelligente che si chiama SmartEVO e che grazie a tre distinti polimeri riesce ad adattarsi bene a ogni condizione di strada, ottimizzando la scorrevolezza.

Walscheid sui rulli lunedì alla Tirreno. Annche lui con un 68 e pedivelle da 172,5
Walscheid sui rulli lunedì alla Tirreno. Anche lui con un 68 e pedivelle da 172,5: è alto 1,99 e pesa 91 chili
Walscheid sui rulli lunedì alla Tirreno. Annche lui con un 68 e pedivelle da 172,5
Walscheid sui rulli lunedì alla Tirreno. Anche lui con un 68 e pedivelle da 172,5: è alto 1,99 e pesa 91 chili
Questi copertoncini da crono hanno larghezze differenti in base alle situazioni?

No, usiamo sempre quelli da 28 (anche se nel catalogo ci sono anche i 26, ndr). E’ un prodotto che abbiamo già usato l’anno scorso, va bene e continuiamo a montarlo.

Perché non usare il tubeless?

Sempre per via dei test, secondo cui quel tipo di copertoncino con la camera d’aria in lattice è più scorrevole, meglio anche del classico tubolare.

Invece quanto è variabile la scelta delle pressioni?

Come dicevo, di questo passaggio si occupa Yeyo Corral. Studia com’è il percorso, come sono le strade e poi stabilisce un valore di pressione in base al peso del corridore. Logicamente, pur avendo in mano i suoi dati, si confronta con loro, perché qualche variazione viene fatta sempre. Se ad esempio il meteo cambia di colpo e la strada si bagna, la pressione è inferiore. E anche in quel caso può esserci il corridore che preferisce avere qualcosina in meno in base alla propria sensazione, però la base di partenza viene stabilita a monte.