L’acuto di Milan per Sanremo e Nord. Tridente a Del Toro

15.03.2026
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Un forcing tremendo sulle uniche (rapide) salite di giornata, poi un allungo altrettanto potente di Jonas Abrahamsen e infine una caduta ai tre chilometri. In ogni modo si è provato a non arrivare allo sprint di gruppo in questa frazione finale della Tirreno-Adriatico, ma no: il destino non ce l’ha fatta. Chi ce l’ha fatta invece è stato Jonathan Milan.

Il friulano della Lidl-Trek è riuscito finalmente ad alzare le braccia al cielo in questa Corsa dei Due Mari che, come vedremo, lo ha messo sotto torchio tanto, tantissimo. Pensate che mezz’ora dopo l’arrivo in conferenza stampa aveva ancora un accenno di fiatone.
La classifica generale, come di fatto era stato scritto ieri, è andata a Isaac Del Toro, il quale ha preceduto Matteo Jorgenson. Bravo l’americano con la sua Visma-Lease a Bike orchestrata da Wout Van Aert a strappare quel secondo di abbuono a Giulio Pellizzari.

Forcing incredibile

Dicevamo del forcing incredibile. La Alpecin-Premier Tech tira giù l’asso e mette a tirare in salita Mathieu Van der Poel. Il gruppo si spezza. Il messaggio è chiaro.

«Sì – dice Milan e lo stesso ci aveva detto Sangalli poco prima – ci aspettavamo un’azione simile da parte di alcune squadre tra cui la Alpecin per fare fuori i velocisti puri e pesanti come me… Magari ce l’aspettavamo un filo meno forte! Ho preso bene la salita e poi ho trovato un buon passo, scortato anche dai compagni di squadra. E sono molto contento di essere riuscito a restare davanti».

Questa salita, ma forse sarebbe meglio dire tappa, è stata un po’ l’emblema della Tirreno di Milan. Lui ha parlato di sofferenza, di tener duro ogni giorno, di una grande fatica. Non a caso a farne le spese sono stati velocisti come Arnaud De Lie, ma anche Simone Consonni, uomo fidatissimo di Jonathan.

«Tutta la Tirreno – dice Milan – per me è stata durissima. Non voglio dire che ero venuto qui per allenarmi, ma certo per affinare alcune cose e trovare una gamba migliore. Ne esco con delle belle sensazioni e questo mi dà fiducia. Questa vittoria mi serviva. Volevo chiudere con un bel risultato. E’ stata, come dicevo, una settimana molto dura per me e per i miei compagni di squadra che mi hanno sempre sostenuto, quindi sentivo che dovevo portare a termine tutto quel lavoro».

Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford e Laurenz Rex
Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford

Milan c’è…

Poi succede di tutto. Milan dice che a spaventarlo più dell’attacco di Abrahamsen, a suo dire un po’ troppo lontano dal traguardo, lo ha fatto riflettere la caduta che ha coinvolto Jasper Philipsen e Paul Magnier, gli altri due favoriti di giornata. «In quel momento – spiega Milan – per un attimo, col gruppo aperto com’era, ho pensato che forse saremmo potuti anche non arrivare allo sprint. Ma poi siamo ripartiti fortissimo. E sono stato di nuovo supportato alla grande».

«Chiudiamo bene – dice Andrea Bagioli sorridente dopo l’arrivo (proprio mentre dietro sfilano Philipsen, con la radiolina penzoloni lungo la schiena, e Magnier) – io non ho visto la volata perché sono rimasto dietro dopo la caduta ai meno 3. Però i ragazzi hanno fatto un bel lavoro. Ci siamo dovuti reinventare il treno due volte: dopo la salita perché Consonni e Walscheid erano rimasti indietro, poi appunto nel finale. Io comunque sto bene e sento di essere in crescita per le prossime gare».

«Brava tutta la squadra – interviene Sangalli – Edward Teuns in particolare ha fatto un’azione incredibile nel finale per far uscire Milan dopo la caduta in quella curva, la solita, che ogni anno crea problemi».

Verso San Benedetto, Milan ha usato una corona insospettabilmente meno grande del solito. Aveva una doppia con il 54-41, evidentemente in casa Lidl-Trek se la sono studiata bene, aspettandosi proprio gli attacchi in salita.

Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint
Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint

Fra Sanremo e Nord

Milan ha parlato di buone sensazioni e inevitabilmente il discorso si sposta verso i prossimi appuntamenti, a partire dalla Milano-Sanremo e dalle classiche del Nord, la Gent-Wevelgem su tutte.

«Okay – riprende Milan – le mie sensazioni sono buone, bisogna però vedere anche quelle degli avversari. E posso dire che da quel che ho visto anche loro stanno molto bene. I nomi per la Sanremo sono sempre quelli, ma aggiungerei anche Filippo Ganna. Io sto bene e cercherò di fare uno step in più nella Classicissima. Ma è chiaro che non è facile oggi la Sanremo per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai.

«Ripeto, so che sarà difficilissimo superare prima la Cipressa e poi il Poggio. Intanto cerchiamo di recuperare gli sforzi di questa Tirreno, di fare qualche “allenamentino” mirato in settimana e poi vedremo. Anche perché dopo la Sanremo poi avrò anche la Gand e la Dwars door Vlaanderen».

Lo scorso anno, quando c’era Mads Pedersen, Milan disputò queste gare soprattutto in suo appoggio. Stavolta la questione sarà diversa. Sia perché lui nel frattempo è cresciuto e ha accumulato altra esperienza al Nord, sia soprattutto perché Pedersen non c’è. O non dovrebbe esserci. Dicono che stia lavorando in modo assurdo. Si è fatto fino a sei ore di rulli.

Ancora Milan: «Se sarò leader al Nord? Alcune cose non le sappiamo ancora. Davvero difficile rispondere. Io prenderei settimana per settimana. E comunque oltre a me ci saranno anche altri ragazzi che avranno le loro possibilità».

Del Toro re dei Due Mari

Prima di archiviare la Tirreno-Adriatico, non potevamo non spendere due parole anche sul vincitore: Isaac Del Toro. Lui, al contrario di Milan, cerca di schivare il più possibile le domande sulla Classicissima. Più di qualche volta risponde solo con no o sì. Il suo volto è ben più rilassato rispetto a quello di Jonathan, ma ci sta… alla fine per lui la frazione è stata più tranquilla.

«Correre da leader – dice il messicano, primo della sua Nazione a conquistare la Tirreno – mi piace e mi fa sentire a mio agio. In questa settimana sono stato spesso a ruota di Van der Poel e questo mi aiuterà in ottica Sanremo. Ma devo dire che lì aiuterò Tadej Pogacar e di certo avrò meno pressione, anche se senza Narvaez e Wellens dovrò dare ancora di più. Ricognizioni della Sanremo? No, non ne farò. Il percorso l’ho visto le uniche due volte che l’ho fatta.

Del Toro si conferma sempre più astro nascente, erede di Pogacar. Questa Tirreno-Adriatico è la perla della sua carriera da pro’, nonché la seconda corsa a tappe WorldTour messa nel sacco dopo lo UAE Tour di qualche settimana fa.

«Sono felice – dice Isaac con il Tridente del vincitore – voglio continuare così nella mia carriera, devo migliorare alcune cose ma le tengo per me. Non le dico a nessuno. Ora un po’ di riposo, perché alla Sanremo dovrò arrivarci al meglio, per questo mercoledì non farò la Milano-Torino».

Demi Vollering è nata il 15 novembre 1996. Quest'anno è alla sua seconda stagione nella FDJ United-Suez

Delcourt e Demi Vollering, pronta a prendersi il Giro Women

15.03.2026
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Quello alla Strade Bianche per Demi Vollering, reduce in questo avvio di stagione da quattro vittorie in quattro giorni di gara, si può considerare serenamente (e quasi letteralmente) un incidente di percorso. La strada imboccata per sbaglio nella classica senese seguendo una moto dell’assistenza neutra, che ha portato il gruppetto inseguitore in cui viaggiava la campionessa europea in una proprietà privata, non ha lasciato strascichi in casa FDJ United-Suez, che ha festeggiato ugualmente con la vittoria di Elise Chabbey.

Per Vollering è stato comunque un assaggio di ciò che troverà quando ritornerà in Italia per il Giro Women dopo aver corso tra le tante Fiandre, Amstel, Freccia Vallone e Liegi. Dell’argomento abbiamo parlato bussando alla porta di Stephen Delcourt, general manager della formazione francese, avvalendoci della sua solita disponibilità.

Vollering avrà un calendario importante prima del Giro Women. Avete preso in considerazione anche la possibilità di partecipare a un numero minore di gare prima di partire per l’Italia?

Il programma di Demi è stato elaborato con molta attenzione. L’intenzione non è mai stata quella di accumulare il maggior numero possibile di gare, quanto piuttosto di migliorare progressivamente la forma fisica e la fiducia. Alcune gare servono a migliorare la condizione fisica, altre a sviluppare l’affiatamento e gli automatismi all’interno della squadra. L’obiettivo è semplice: arrivare al Giro con le giuste sensazioni e il giusto slancio collettivo.

Cosa prevede il programma di avvicinamento tra l’ultima gara e l’inizio del Giro? Altura o rifinitura a casa?

Tra l’ultima gara e il Giro, l’attenzione sarà rivolta alla messa a punto dei dettagli. Demi continuerà il suo lavoro specifico con il suo allenatore, che molto probabilmente includerà un periodo di lavoro in altura, al fine di arrivare al Giro con la massima freschezza possibile. A questo livello, spesso sono i piccoli dettagli a fare la differenza: il recupero, la precisione nell’allenamento, ma anche la mentalità con cui ti presenti alla linea di partenza.

Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l'avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l'avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Stephen Delcourt, general manager della FDJ United-Suez, ha spiegato l’avvicinamento di Vollering al Giro Women (foto instagram)
Il Giro Women si svolge un mese prima rispetto al passato. Questo ha influito sulla preparazione di Demi?

Sì, certo che ha un impatto. Quando una gara come il Giro Women cambia posto nel calendario, bisogna ripensare parte della pianificazione della stagione. Tuttavia abbiamo anticipato questo cambiamento abbastanza presto e adattato il programma in modo che Demi possa arrivare pronta al momento giusto.

Che tipo di squadra avrete al Giro Women? Saranno tutte al servizio di Vollering o porterete, ad esempio, anche Ally Wollaston per gli sprint?

Arriveremo al Giro con una squadra molto forte ed equilibrata attorno a Demi. Lei sarà la nostra leader per la classifica generale, ma vogliamo anche rimanere una squadra in grado di animare la gara. Elise Chabbey sarà con noi e ha già dimostrato di poter vincere, di poter creare pericolo in testa al gruppo e di essere una compagna fondamentale attorno a Demi nei momenti decisivi. In un Grande Giro, avere cicliste capaci di attaccare e creare movimento in gara è spesso importante quanto la pura forza.

Quali avversarie temi di più e perché?

Elisa Longo Borghini è ovviamente una rivale formidabile e lo è ancora di più quando corre in casa, in Italia. Conosce perfettamente queste strade e riesce sempre ad alzare il suo livello nelle gare più importanti. Questo però è anche ciò che rende la sfida ancora più emozionante per noi. Gareggiare in Italia, contro le migliori cicliste del mondo, su strade che hanno tanta storia, conferisce sempre alla gara una dimensione molto speciale.

Vollering ha partecipato al Giro Women solo una volta nel 2021, classificandosi terza. E’ la favorita numero uno per la vittoria finale?

Demi è attualmente la numero uno al mondo, quindi naturalmente sarà tra le favorite, ma nel ciclismo moderno nulla è mai scritto in anticipo. Un Grand Tour è sempre un’avventura ricca di emozioni, strategia e momenti a volte inaspettati. Aggiungere il Giro Women al palmares di Demi sarebbe qualcosa di molto speciale per lei e per la squadra. Le nostre rivali avranno le stesse ambizioni e spero che questo Giro sia come l’ultima Strade Bianche: bello, imprevedibile e spettacolare.

Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest'anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest'anno
Nel 2025 il Colle delle Finestre è stato il giudice del Giro e quasi certamente deciderà il Giro Women di quest’anno
Il Tour Femmes resta il suo obiettivo principale?

Ovviamente è uno degli obiettivi principali della stagione. E’ diventato un evento incredibile che sta plasmando la storia del ciclismo femminile. Ma anche il Giro Women ha una storia, una cultura e un’identità uniche in questo sport. Per noi entrambe le gare sono davvero iconiche e correre per vincere entrambi questi Grandi Giri è una motivazione enorme.

Ritieni che Vollering sia cambiata rispetto all’anno scorso? Se sì, in che modo?

Sì, Demi continua a evolversi. Ha acquisito maturità, calma e leadership, ma ciò che è bello vedere è anche come la squadra cresca con lei. Ha un’aura incredibile all’interno del gruppo e trascina tutti quelli che la circondano. In un Grande Giro, questo tipo di energia collettiva può fare un’enorme differenza.

Per Delcourt l'avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l'avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Per Delcourt l’avversaria principale di Vollering al Giro sarà Longo Borghini e questo renderà la sfida emozionante
Vollering ha mostrato di apprezzare il fatto di correre in Italia. E’ così anche per la vostra squadra?

Per noi correre in Italia è sempre speciale. Il ciclismo è profondamente radicato nella cultura di questo Paese e queste strade sono ricche di storia. La grande partenza dall’Emilia-Romagna, regione che personalmente amo, creerà già di per sé un’atmosfera unica. E concludere con una salita mitica come il Colle delle Finestre promette un finale straordinario. Sono questi paesaggi, questa passione e questa cultura che rendono il Giro Women una gara così unica.

Parigi-Nizza 2026, David Gaudu

Black-out alla Parigi-Nizza, la dura risalita di Gaudu

15.03.2026
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L’avvento di Seixas ha così abbagliato il ciclismo francese (non solo quello) da aver fatto passare in secondo piano un talento che si era affacciato al professionismo allo stesso modo. Certo l’adattamento di David Gaudu dopo la vittoria al Tour de l’Avenir non è stato altrettanto rapido, ma in questi anni il campioncino della Groupama-FDJ ha lanciato lampi di talento alternati a momenti di buio. L’ultimo pochi giorni fa con il ritiro dalla Parigi-Nizza per un incomprensibile black-out. Un altro passaggio incomprensibile che la squadra aveva già scelto di affrontare consegnando Gaudu a un nuovo preparatore: l’italiano Luca Festa.

«Ho trovato un atleta talentuoso – spiega il tecnico – capace di fare cose che vanno oltre lo standard. Negli ultimi anni, probabilmente per alcune cadute e infortuni, non è riuscito a lavorare con la continuità di cui avrebbe avuto bisogno. Mentre lui combatteva contro le sue difficoltà, gli altri continuavano a crescere. Ma ora come prima cosa, lavoriamo per ricostruire l’uomo che ha perso fiducia in se stesso».

Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Un esempio di alti e bassi: nel 2025 Gaudu vince la terza tappa della Vuelta, poi sparisce dalle scene
Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Un esempio di alti e bassi: nel 2025 Gaudu vince la terza tappa della Vuelta, poi sparisce dalle scene

Luci e ombre al UAE Tour

Fisicamente, ammette Festa, Gaudu è già tornato vicino ai suoi livelli migliori. Sulla salita di Jebel Hafeet che ha deciso l’ultimo UAE Tour, il francese è stato di un minuto più veloce rispetto al 2019 in cui arrivò terzo. Il miglioramento non è da poco, ma non basta.

«La squadra – spiega Festa – ci ha lasciato il tempo per lavorare bene. Gaudu è un asset importante, quindi c’è tutto l’interesse che recuperi e che le sue prestazioni diventino continue. Abbiamo rimesso le basi e iniziato a costruire la consapevolezza persa negli ultimi anni. Quando non fai altro che tribolare e non ottieni il risultato che ritieni di meritare, il recupero va iniziato dall’aspetto psicologico che quasi diventa preponderante. C’è gente che si allena per anni, ma non arriverà mai al livello di Gaudu che, nonostante le difficoltà, fa delle cose non comuni. Questo è talento e rendersene conto è il primo tassello».

David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour sta correndo ora la Parigi-Nizza e andrà poi al Catalunya
David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour ha corso 5 tappe alla Parigi-Nizza e ora andrà al Catalunya
David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour sta correndo ora la Parigi-Nizza e andrà poi al Catalunya
David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour ha corso 5 tappe alla Parigi-Nizza e ora andrà al Catalunya
Quando si prende un atleta che ha avuto questo periodo di difficoltà, si cambia anche metodo di lavoro oppure si riparte da quello che ha sempre fatto?

Non ho guardato quello che ha fatto, anche per rispetto di chi lo allenava prima. L’approccio è stato le basi dell’allenamento per ricostruire una base solida. Quindi tanto fat max, tanto lavoro a bassa intensità, che poi non è stato così tanto. A novembre, dicembre e gennaio abbiamo sommato 30 ore in più, quindi 10 ore al mese. Però abbiamo lavorato in un modo più strutturato rispetto al semplice migliorare l’efficienza aerobica e nonostante sia un uomo di classifica, questo gli permetterà di utilizzare una sua caratteristica importante, cioè l’efficienza anaerobica, nei finali o quando serve.

La carenza di efficienza può bastare per spiegare i blackout di Gaudu dopo ogni prestazione eccezionale?

Non so ancora dirlo. Dopo il UAE Tour era convinto di non essere al suo livello perché nella prima tappa di montagna (quella vinta da Tiberi, ndr) era arrivato ventesimo. Io invece gli ho rovesciato il discorso.

Dicendogli cosa?

«No, tu sei al tuo livello perché su quei minuti hai fatto il 99 per cento del tuo best di sempre. Quindi tu sei un ottimo Gaudu, ma gli altri sono cresciuti ancora». E’ come avergli dato due sberloni, il modo per metterlo davanti alla realtà. Dirgli che non deve buttarsi giù, ma accettare il fatto che mentre lui era convalescente o in difficoltà, gli altri hanno lavorato bene. E’ stato un confronto sincero che in qualche modo può servire a sbloccarlo.

I continui incidenti e insuccessi hanno minato la sicurezza di Gaudu: la ricostruzione è fisica, ma anche psicologica
I continui incidenti e insuccessi hanno minato la sicurezza di Gaudu: la ricostruzione è fisica, ma anche psicologica
La squadra vi ha dato il tempo che serve, ma intanto Gaudu ha 29 anni.

Abbiamo il tempo per vedere dove ci porta il lavoro, ma soprattutto per farlo bene. David è importante, l’obiettivo sarà fare un buon Tour de France. Al di là della classifica generale, l’obiettivo può essere vincere una tappa e sperare che facendo bene nei momenti importanti, la classifica venga di conseguenza. Prima di fissare obiettivi superiori, dobbiamo tornare a essere competitivi in modo stabile.

Ci saranno dei momenti di preparazione in altura prima del Tour?

Al momento non lo abbiamo previsto, stiamo ancora decidendo. Se farà un’altura simulata a casa piuttosto che un’altura vicino a casa, quindi a una quota non esagerata. Decideremo sulla base di come andranno le cose e la risposta che avremo dalle corse. Io sono contento di quello che mi sta dimostrando, spero quanto prima che riesca a farlo anche in gara.

Che tipo di rapporto si è creato tra voi due: di odio o di amore?

Di odio e di amore. Sono molto contento di come sta andando, in tutta la squadra ho trovato apertura alla novità, al nuovo allenatore, che non avevo mai avvertito. Nell’esperienza precedente c’era sempre un momento di scetticismo, invece magari il fatto che sono stato scelto fra altri 70 mi ha dato più valore. Anche Gaudu è partito subito affidandosi completamente e facendo quello che gli ho chiesto. A volte mi sembra di doverlo riportare alla realtà, quindi sembra non dico un figlio, perché abbiamo 13 anni di differenza, però cerco di trasmettergli questa capacità di analisi che lo faccia stare più sereno. Perché quando non sei capace di leggere la situazione, perdi subito la bussola.

Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama-FDJ. Fra i corridori che seguirà c'è anche Gaudu
Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama. Allena Gaudu e Germani, fa parte del team performance della FCI
Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama-FDJ. Fra i corridori che seguirà c'è anche Gaudu
Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama. Allena Gaudu e Germani, fa parte del team performance della FCI
Vi sentite spesso?

Tutti i giorni, come con gli altri. Qualcuno è un po’ più riservato, come Rudy Molard, che ti chiama un po’ meno perché ha 36 anni e ha la sua esperienza. David sicuramente ha bisogno di attenzioni, però il giusto. Sto cercando di non fargli sentire che è troppo speciale, cerco di portare un po’ di normalità dopo anni in cui l’hanno tanto pompato.

La sensazione è che tu non sia così interessato a quello che l’ha rallentato finora…

E’ vero, non mi interessa. Quando a ottobre sono arrivato, abbiamo fatto degli esami e ci siamo accorti che partivamo da un livello veramente basso. Per questo la squadra ci ha dato il tempo per ricostruire la parte fisica e la parte mentale, che sembra essere quella preponderante. David non ha paura di lavorare, è un professionista, segue quello che gli dico. Aveva le sue idee, ma ha bisogno di sostegno per leggere e analizzare le situazioni. Del passato non mi interessa, io sono qui per ripartire.

Pellizzari e Del Toro, Camerino, Tirreno 2026

Camerino: la forza di Del Toro, il cuore di Pellizzari

14.03.2026
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CAMERINO (MC) – E’ l’unico che per tornare ai bus non ha bisogno di indicazioni. Tra i vicoli di Camerino è a casa, nel vero senso della parola. Incontriamo Giulio Pellizzari sconsolato, ma neanche troppo (e poi spiegherà bene il perché) mentre lascia scorrere la bicicletta verso valle. Da quassù si può solo scendere. Siamo soli: il rumore delle ruote, le sue parole, i nostri passi di corsa per seguirlo.

La tappa è andata a Isaac Del Toro. Il messicano ha dato una grande prova di forza e di maturità. Era già leader della classifica generale della Tirreno-Adriatico. L’atleta della UAE Emirates ha suggellato il tutto con una vittoria di tappa. E tutto sommato, visto lo spessore dell’atleta e della corsa, questo suo successo ci sta anche bene.

Maledetto tendine

Certo, il cuore e il tifo erano tutti per Pellizzari. Qui c’erano la sua gente, il suo popolo, la sua casa, la sua famiglia, i suoi amici. Quando è scattato si è alzato il boato a Camerino, roba da pelle d’oca.

Nel finale, per qualche istante Del Toro non ha risposto al suo affondo. E un po’ tutti quanti ci avevamo creduto. Sarebbe stata la storia perfetta: la vittoria di tappa e magari anche il primato della classifica generale a casa sua. Ma le cose non sono andate così.

E a raccontarcelo è proprio Pellizzari: «Non sono deluso, non so neanche se ho perso il secondo posto e sono terzo – raccontava appunto mentre lasciava la zona d’arrivo in bici – ma poco cambia. Purtroppo è da qualche giorno che ho un problema al tendine (e con la mano si tocca la gamba sinistra fasciata da un vistoso taping azzurro, ndr) e questo non mi ha consentito di spingere bene. Già ieri avevo dolore a sinistra, ho caricato di più sulla destra e mi sono venuti quei crampi. Probabilmente se oggi non si arrivava a Camerino non avrei concluso la tappa. Avevo paura di non finirla. Ho chiuso quarto: non me lo aspettavo».

Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino
Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino

Cuore Pellizzari

E’ incredibile la serenità e la disponibilità di questo ragazzo. Come detto all’inizio, sì, era sconsolato, perché è chiaro che ti dispiace: questa tappa l’hai sognata chissà quante volte. Ma poi abbiamo aggiunto anche: “sconsolato il giusto”. Perché Pellizzari è davvero così. Alla fine parlava con serenità. Senza piangersi addosso o con espressione cupa. Cosa che sarebbe stata del tutto normale. E comprensibile.

Il bello di oggi è stato il tifo. Quanti cartelli “Forza Giulio”, “Daje so”, “Facci sognare”. O gli infiniti “Forza Pellizzari” scritti sull’asfalto. E l’aver lottato oltre che con gli avversari con questo problema fisico, non fa che aumentare l’empatia generale.

Conoscere le strade in questa situazione diventa ancora più importante. Sai che lì puoi risparmiare mezza pedalata. Che dietro la curva la strada tira in quel modo e che quel tornante in discesa chiude meno del previsto quindi la puoi far scorrere e guadagnare piccole, preziosissime, energie.

«Vero – dice Pellizzari – oggi è stato davvero importante conoscerle. Mi ha aiutato parecchio. Poi c’era davvero tanta gente, che ringrazio. Fantastico. Se sono partito troppo presto? No, era quello il momento di provarci. C’era tanta gente a farmi il tifo ed era il mio modo di ringraziarli appunto. Passare in testa sotto il muro è stata un’emozione.

«Però il fatto di essere messo così e stare comunque vicino a Del Toro mi dà morale», come a dire che il bicchiere è mezzo pieno.

Onore al (quasi) re

E Del Toro? Ad Isaac manca solo la passerella finale per consacrarsi re dei Due Mari. Il tridente è alla sua portata. Ma è chiaro che il più forte in questa corsa è lui. Oggi ha vinto zittendo tutti: su errori tattici, una brillantezza non eccessiva e quei rapportoni… che troppo lunghi oggi non erano.

Forse perché la salita era davvero tosta. Noi l’abbiamo fatta a scendere per ritornare in sala stampa e i quadricipiti ci scoppiavano. Figuriamoci in gara, in salita e dopo sei tappe corse a velocità folli. A proposito, stamattina a San Severino Marche si parlava del livello stellare di questa corsa e dei ritmi che hanno sfiancato l’intero plotone se non quei 7-8 big.

«La salita finale era molto dura – racconta Del Toro spiegando dopo l’arrivo – ho visto prima l’attacco di Healy e poi quello di Pellizzari, ma ho aspettato. Sono consapevole che Giulio voleva vincere. So che era emozionatissimo. Però il mio lavoro è vincere, anche se lui è un amico. Ero concentrato sul mio passo e sull’ultima parte, perché sapevo che quella era la più dura. Poi quando siamo arrivati allo sprint ho dato tutto».

Lo incalziamo dicendogli che a sensazione oggi marcava più Jorgenson che Pellizzari. Forse consapevole anche del problema tendineo di Giulio.

«Certo che avevo paura di Jorgenson – replica l’atleta della UAE Team Emirates – però anche quando è partito Giulio non potevo lasciargli spazio, era comunque il secondo nella generale. Jorgenson ieri aveva dimostrato di essere forte e non volevo scherzare col fuoco. Per questo ho cercato di avere tutto sotto controllo fino alla fine».

E poi ha aggiunto: «Tirreno già in tasca? Non fatemi dire niente circa la vittoria finale».

Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta
Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta

Maturità Del Toro

E qui emerge quel pizzico di scaramanzia tipica latina. Ma anche il calore di chi ha questo DNA. Una cosa ci ha colpito in tal senso di Del Toro. In zona mista, man mano che arrivavano i suoi compagni si alzava dallo sgabello, piantava tutti i giornalisti in asso e correva alla transenna ad abbracciarli. Poi tornava con altrettanta solerzia alle interviste. Un vero leader. Uno che sa farsi voler bene e che riconosce l’importanza della squadra.

E poi anche i media sudamericani sono cresciuti al seguito della corsa. Pensate che si è mossa anche ESPN, colosso dell’America Latina. Vuol dire che il ragazzo “acchiappa” eccome.

«Oggi a un tratto sono rimasto solo – spiega Del Toro – ma non ho mai avuto paura, né sono andato nel panico. Di solito sono calmo e voglio dimostrare che non sono un corridore ansioso. Prendiamo proprio il finale di oggi: non ho voluto reagire subito. Sapevo che Jan Christen era vicino e infatti poi è rientrato. La squadra aveva fatto un grande lavoro sin qui e oggi non volevo spremerla troppo. Per questo oggi altri team hanno preso in mano la corsa. Sono orgoglioso della mia squadra e di quel che abbiamo fatto con i ragazzi. Spero di portare a casa la maglia azzurra soprattutto per loro».

La nuova sfida di Telser: un team che guarda alla strada

La nuova sfida di Telser: un team che guarda alla strada

14.03.2026
5 min
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Nel mondo dei tecnici sportivi ultimamente il termine “guru” è decisamente abusato, ma in qualche caso ben si sposa al valore e al pedigree di colui a cui viene attribuito. Nel caso di Edmund Telser si può ben dire che sia appropriato, considerando il suo passato soprattutto legato alla mountain bike.

Bolzanino di 51 anni, ha portato alla ribalta tantissimi nomi di spicco fra le ruote grasse e non solo, ad esempio Eva Lechner, ma il suo talento non è sfuggito alla lente della federazione svizzera, che l’ha portato alla guida della propria nazionale femminile e Telser negli anni ha portato alla ribalta atlete, come Alessandra Keller, capaci di eccellere nella MTB ma anche su strada.

Edmund Telser, da anni responsabile della nazionale svizzera fra strada e MTB, ora al Team Nexetis
Edmund Telser, da anni responsabile della nazionale svizzera fra strada e MTB, ora al Team Nexetis
Edmund Telser, da anni responsabile della nazionale svizzera fra strada e MTB, ora al Team Nexetis
Edmund Telser, da anni responsabile della nazionale svizzera fra strada e MTB, ora al Team Nexetis

Oggi Telser è alle prese con una nuova sfida, come guida di una squadra appena nata, il Team Nexetis, formazione Continental che nelle prospettive deve diventare una fucina di talenti rossocrociati, ma sempre nell’ottica del tecnico altoatesino: «Il mio lavoro principale è e resta quello di tecnico nazionale della Svizzera e siccome abbiamo tanti atleti giovani, ho visto che in gran parte arrivano dalla mountain bike ma questo significa che ne abbiamo troppo pochi per il ciclismo su strada. Per poter dare a queste ragazze la possibilità di fare una doppia attività abbiamo messo in piedi una squadra col sostegno della Federazione».

Che cosa ti ha spinto a questa scelta?

Le esperienze maturate alla guida della nazionale elvetica. In passato ho avuto tanti atleti che avevano la doppia tessera con una squadra strada e un team di MTB, ma poi ti trovi sempre un po’ in difficoltà perché ognuno tira dalla sua parte. Così invece noi riusciamo a gestire le nostre atlete come vogliamo, puntando alla mountain bike ma pensando anche a creare il movimento strada che al momento ci manca.

Il Team Nexetis è composto da 14 ragazze di cui 3 giapponesi e la slovena Bodnar
Il Team Nexetis guidato da Telser è composto da 14 ragazze di cui 3 giapponesi e la slovena Bobnar
Il Team Nexetis è composto da 14 ragazze di cui 3 giapponesi e la slovena Bodnar
Il Team Nexetis guidato da Telser è composto da 14 ragazze di cui 3 giapponesi e la slovena Bobnar
Quindi faranno attività sia nel calendario su strada che in quello di mountain bike e salteranno continuamente da una parte all’altra?

Sì, ma non solo. Noi abbiamo un gruppo di atlete che fanno mountain bike e strada e abbiamo anche un gruppo che fa strada e pista, per esempio. In totale sono 14, alcune di queste nel giro della nazionale, sia su strada che di mountain bike. Anzi, direi che sono la maggior parte…

Come squadra il Team Nexetis è solo composto da atlete elvetiche o pensate di poi di prendere anche corridori di altre nazioni, magari in Italia?

Sono quasi tutte svizzere, perché al momento è un progetto anche della federazione che ci finanzia. Abbiamo poi una collaborazione con la Japan Cycling e Nippo e per quello abbiamo tre giapponesi inserite nel programma, inoltre c’è una ragazza slovena ma per il resto sono atlete nazionali e l’impostazione dovrebbe restare quella per i prossimi anni.

La slovena Nika Bobnar, prima a vincere in maglia Nexetis all'Umag Classic sull'italiana Bezzone
La slovena Nika Bobnar, prima a vincere in maglia Nexetis all’Umag Classic sull’italiana Bezzone
La slovena Nika Bobnar, prima a vincere in maglia Nexetis all'Umag Classic sull'italiana Bezzone
La slovena Nika Bobnar, prima a vincere in maglia Nexetis all’Umag Classic sull’italiana Bezzone
Tu accennavi al fatto dell’importanza di rilanciare il movimento su strada in Svizzera. In questo momento com’è la situazione?

Purtroppo i numeri sono molto bassi, nel settore femminile ma anche tra gli uomini, troppo bassi per un movimento con la tradizione di quello rossocrociato. Abbiamo pochissime gare, abbiamo messo in piedi adesso un circuito nuovo che si chiama Swiss Road Series e con quello cerchiamo di attivare veramente un gruppo giovanile che si specializzi nelle gare in un giorno. Funziona in maniera un po’ diversa…

Come?

Gli atleti possono fare più gare, cioè c’è tipo una gara scratch con uno davanti che decide la velocità e poi fanno solo la volata. Poi c’è una gara normale, c’è una gara a punti e così i ragazzini in un giorno possono fare 2 o 3 gare divertendosi con formule sempre nuove. Per capire la realtà dove vivo si può prendere ad esempio il Trentino Alto Adige, dove il qui ciclismo è sinonimo di mountain bike, ma qui siamo un movimento nazionale e serve portare corridori a fare strada. Abbiamo un’attività mountain bike che sta funzionando molto bene, circuiti molto importanti, su strada invece stiamo ricostruendo un po’ tutto quanto.

Lo sprint vincente di Jasmin Liechti a Porec, su Wankiewicz (POL) e Lechner (GER)
Lo sprint vincente di Jasmin Liechti a Porec, su Wankiewicz (POL) e Lechner (GER)
Lo sprint vincente di Jasmin Liechti a Porec, su Wankiewicz (POL) e Lechner (GER)
Lo sprint vincente di Jasmin Liechti a Porec, su Wankiewicz (POL) e Lechner (GER)
I bambini sono più portati verso altre specialità: secondo te dipende anche dal fatto che mountain bike e pista sono viste come specialità più sicure che andare su strada?

Sì, sicuramente quello è un fattore che influenza le scelte, ma anche il fatto che da anni in Svizzera abbiamo dei nomi importanti nel mountain bike. I giovani hanno seguito un po’ quella via lì anche perché siamo anche predisposti per il fuoristrada. Ma la sicurezza è sempre un tema, perché alla fine facciamo fatica a allenarci su strada senza rischiare. Anche da noi…

Chi sono gli elementi di punta della squadra?

Al momento abbiamo Jasmin Liechti che è arrivata seconda al mondiale under 23 a cronometro due anni fa. Poi Ginia Caluori e Anina Hutter, sono atlete della mountain bike dove hanno anche già fatto risultati importanti e su strada adesso pian pianino stanno crescendo e facendosi vedere, come Ginia l’anno scorso al Romandie dove è arrivata ottava in classifica generale, sono atlete che si stanno sviluppando bene.

La stagione della formazione elvetica prevede attività anche in Italia, tra Appennino e GP Liberazione
La stagione della formazione elvetica prevede attività anche in Italia, tra Appennino e GP Liberazione
La stagione della formazione elvetica prevede attività anche in Italia, tra Appennino e GP Liberazione
La stagione della formazione elvetica prevede attività anche in Italia, tra Appennino e GP Liberazione
Che attività faranno le ragazze su strada?

Faremo gare tra Croazia e Italia, saremo all’Appennino e al Liberazione, ma il nostro vero obiettivo è il Tour de Suisse, la gara alla quale teniamo di più, anche come federazione. Vogliamo arrivare al massimo della forma.

Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)

Uno sguardo al debutto di Scagliola e al mondo Lidl-Trek

14.03.2026
6 min
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Gabriele Scagliola è sulla strada di ritorno che dalle Marche lo sta portando verso casa, in Piemonte. Il corridore della Lidl-Trek Future Racing si trovava nel centro Italia per motivi scolastici. Dopo essere passato dal correre in un team juniores come la Rostese a una formazione di sviluppo WorldTour, anche il suo percorso di studi ha subito qualche adattamento (in apertura foto Sean Hardy). La scuola nella quale andava fino allo scorso anno, che si trovava dietro casa, non gli permetteva di trovare il giusto equilibrio tra attività under 23 e vita sui libri. 

«Con questo istituto nelle Marche riesco a seguire le lezioni online – ci racconta – ma una volta al mese devo andare in presenza, non è male come compromesso e inoltre sono al passo con lo studio. Quando mi sposto porto sempre dietro la bici, così la mattina vado a scuola, e nel pomeriggio pedalo».

Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola sta imparando a prendere le misure e vivere nel mondo Lidl-Trek (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola sta imparando a prendere le misure e vivere nel mondo Lidl-Trek (foto Sean Hardy)

Maturità e ciclismo

Per i ragazzi delle superiori è iniziato da pocoil conto alla rovescia, i fatidici 100 giorni alla maturità, e mentre il giovane Gabriele Scagliola cerca di spiegarci il nuovo format dell’esame ci accorgiamo che dal nostro ne è passato di tempo. Meglio non pensarci e scrivere. 

«Sono più tranquillo se penso all’esame di maturità che all’esordio con i professionisti – dice ridendo – anche se in realtà sono molto contento di come sono andate le prime corse. Due bellissime esperienze, in Portogallo e in Sardegna, rispettivamente al Figueira Champions e al Giro di Sardegna. Ero curioso di scoprire cosa vuol dire correre con i professionisti, stare in gruppo, l’andatura, lo stile di gara…».

Gabriele Scagliola, Lidl-trek Future Racing, Giro di Sardegna 2026, Trek, Santini
Scagliola in azione durante il Giro di Sardegna, prima gara a tappe con la Lidl-Trek
Gabriele Scagliola, Lidl-trek Future Racing, Giro di Sardegna 2026, Trek, Santini
Scagliola in azione durante il Giro di Sardegna, prima gara a tappe con la Lidl-Trek
E’ andata bene?

Passare dai 110, massimo 120 chilometri degli juniores fatti sempre a tutta, ai 200 chilometri delle prime gare di stagione non è stato facile. Quelle tre ore in più in bici però vengono gestite diversamente, banalmente fermarsi per un pausa bagno non mi era mai capitato. Sono cose che in televisione magari non vedi e quando sei lì rimani spiazzato, non ero nemmeno abituato all’idea che in corsa ci si potesse fermare.

Con i compagni come ti sei trovato?

La prima gara, a Valencia, l’ho fatta con il devo team. Poi in Portogallo ero con i professionisti e quindi con corridori come Verona, Skujins, Teutenberg, Kamna. E’ stato super emozionante essere in corsa con loro e davvero istruttivo. Banalmente tra un gara come il Gran Premì Valencia e Figueira passa un mondo. 

In che senso?

Correre con i professionisti, come fatto in Portogallo, vuol dire vivere certe dinamiche di gara in maniera più accesa. Alla base di tutto in gruppo ci va il rispetto, è normale che un ragazzo giovane debba portarlo verso chi ha maggiore esperienza. Anche se essere in gruppo e indossare una maglia importante dà sicurezza e fiducia, aspetti non banali. 

Gabriele Scagliola, Lidl-trek Figueira Champions Classic 2026, Trek, Santini
Gabriele Scagliola (in fondo a destra) alla Figueira Champions Classic ha fatto il suo esordio tra i pro’
Gabriele Scagliola, Lidl-trek Figueira Champions Classic 2026, Trek, Santini
Gabriele Scagliola (in fondo a destra) alla Figueira Champions Classic ha fatto il suo esordio tra i pro’
Hai corso anche al Giro di Sardegna, cinque giorni impegnativi?

Lì alla prima tappa ho preso una bella batosta. Ero in una giornata no, con una frazione lunga e impegnativa, ho sofferto parecchio. Una volta tornato in Hotel ero quasi demoralizzato, poi mi sono fatto coraggio, con il passare dei giorni è andata sempre meglio. 

C’è un aspetto che ti ha fatto capire l’importanza del percorso che hai intrapreso?

La cosa che mi fa rimanere sempre sconvolto è la grande attenzione ai dettagli che la squadra ha, anche nelle cose più piccole. A partire dall’organizzazione del bus, camper, o anche in corsa tra alberghi, ammiraglie e corridori. Lo staff e l’impegno che c’è mi lasciano sempre a bocca aperta.

Invece come step di crescita? Passare da una squadra juniores di club a un devo team non deve essere facile…

La mentalità che hanno in squadra mi piace un sacco, sono concentrati sulla crescita e non tanto sul puntare a singoli obiettivi già da giovani. Magari c’è qualche compagno più grande che deve entrare nel WorldTour e allora con lui la squadra punta al Giro Next Gen, o alla Roubaix ad esempio. Io quest’anno punto a crescere come persona, come atleta, in vista degli anni futuri. Infatti insieme allo staff abbiamo deciso di strutturare la stagione in modo tale da non esagerare durante l’inverno, pur mantenendo un volume molto alto di allenamento rispetto all’anno scorso. 

Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
La Lidl-Trek Future Racing si basa su principi differenti rispetto al WorldTour, ogni corridore può mettersi alla prova, crescere e migliorare (foto Sean Hardy)
Gabriele Scagliola, Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
La Lidl-Trek Future Racing si basa su principi differenti rispetto al WorldTour, ogni corridore può mettersi alla prova, crescere e migliorare (foto Sean Hardy)
Quanto è cambiato il modo di allenarti?

Da novembre, quando ho iniziato la preparazione invernale, ad oggi rimango su una media di 20/22 ore di allenamento a settimana. L’anno scorso, da juniores, la media era di 14/16 ore settimanali. Una cosa che ho notato in questi mesi è come la programmazione e la crescita graduale mi abbiano portato a tenere un volume molto alto di ore di allenamento senza avere il fisico che ne risenta. Considerando che sto inserendo anche molta intensità all’interno dei lavori specifici direi che è un risultato ottimo. 

E il metodo?

Un’altra cosa che mi piace è il fatto di continuare a mantenere la palestra anche durante la stagione, cosa che non avevo mai fatto. Inoltre c’è una grandissima attenzione in tutti gli ambiti della preparazione: dalla forza, al fondo, al VO2 Max, ecc…

Avete lavorato anche su aspetti tecnici e tattici?

Abbiamo ricevuto i primi insegnamenti dai nutrizionisti, con l’obiettivo di imparare a gestire l’alimentazione e ascoltare il nostro corpo. E’ un aspetto che mi ha sempre affascinato e sono felice di poterlo fare con un supporto come quello del team. Poi ci siamo concentrati sulla parte tattica, come fare i treni, volate, chiudere il gap, mettersi a disposizione dei compagni e leggere certe dinamiche di gara.

Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
L’aumento dei carichi di lavoro passando da juniores a U23 per Scagliola sono stati evidenti ma gestiti nella maniera migliore (foto Sean Hardy)
Lidl-Trek Future Racing, stagione 2026 (foto Sean Hardy)
L’aumento dei carichi di lavoro passando da juniores a U23 per Scagliola sono stati evidenti ma gestiti nella maniera migliore (foto Sean Hardy)
E’ stato facile inserirsi e imparare a vivere il gruppo in questa maniera, eri abituato?

L’anno scorso, alla Rostese, capitava di essere spesso il capitano del team alle gare. Quest’anno sono in un ambiente di alto livello dove è richiesto anche di sapersi mettere a disposizione dei compagni. Insieme al nostro diesse Sebastian Andersen abbiamo lavorato su questo aspetto. La cosa bella è che non ci sono capitani a prescindere, ma ognuno può e potrà avere il suo spazio. 

Che effetto fa passare da un calendario nazionale a trovarsi a viaggiare spesso in tutta Europa per correre?

E’ bellissimo, ogni gara è una novità e anche il modo in cui si svolge è sempre diverso. Ci penso spesso a questa cosa e devo dire che l’emozione è grande, una delle gare che non vedo l’ora di fare è la Parigi-Roubaix U23, così come la Liegi, sempre under 23. 

In Italia quando ti vedremo?

Dopo il Giro di Sardegna tornerò solamente a fine stagione purtroppo, con Il Lombardia U23 e poi a San Daniele.

Blanka Kata Vas, 2026 (foto tornanti.cc)

A Cittiglio rientra Blanka Kata Vas, con un argento da… vendicare

14.03.2026
4 min
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Dopo aver corso la stagione invernale del cross, Blanka Kata Vas inizierà a correre domani su strada al Trofeo Binda. Non una corsa qualsiasi, bensì quella in cui lo scorso anno la ventiquattrenne di Budapest, dopo il ritiro alla Strade Bianche, arrivò seconda alle spalle di Elisa Balsamo. Un risultato tutto sommato accettabile, visto lo spunto della piemontese, ma quando ha rivisto la gara, Vas ha iniziato a rimuginarci sopra.

«Ripensando allo sprint – racconta l’ungherese (in apertura nell’immagine tornanti.cc) – inizialmente ero molto contenta del risultato. Poi però abbiamo rivisto la gara e ci siamo resi conto che avevo quasi la stessa velocità di Elisa Balsamo. Avrei potuto cambiare il posizionamento, magari avvicinarmi di più a lei, ma ero comunque molto contenta del secondo posto, un buon risultato. Poco dopo la gara avevo sensazioni contrastanti. Sapevo che avrei potuto fare meglio se fossi partita per lo sprint da una posizione migliore».

Il Trofeo Binda del 2025 ha visto Kata Blanka Vas arrendersi a Elisa Balsamo
Il Trofeo Binda del 2025 ha visto Blanka Kata Vas arrendersi a Elisa Balsamo
Il Trofeo Binda del 2025 ha visto Kata Blanka Vas arrendersi a Elisa Balsamo
Il Trofeo Binda del 2025 ha visto Blanka Kata Vas arrendersi a Elisa Balsamo

Una corsa senza riferimenti

Non una corsa per scalatori, non per velocisti. Un po’ Liegi e un po’ Lombardia, il Trofeo Binda 2026 avrà subito la scalata del Brinzio, poi il primo passaggio sul gpm di Orino e i cinque giri del circuito in cui la stessa salita farà la selezione e porterà al traguardo un gruppo scremato e stanco. E se alla fine non sarà bastata la selezione di Orino, sarà la volata in leggera salita a fare la differenza decisiva.

«Il punto chiave del Binda – prosegue Blanka Kata Vas – in realtà non esiste, perché può succedere di tutto. Bisogna avere una squadra forte ed essere in testa, perché la fuga può farcela, ma si può anche arrivare allo sprint. Questa gara mi si addice. La volata è su una strada che sale, le salite non sono lunghissime, mi sono sempre davvero divertita. Il Trofeo Binda sarà la mia prima gara della stagione. Non si sa mai come risponderanno le gambe, ma mi sento bene. Sono pronta per correre».

Il quarto posto ai mondiali di cross a Hulst ha lasciato a Kata Blanka Vas un discreto amaro in bocca
Il quarto posto ai mondiali di cross a Hulst ha lasciato a Blanka Kata Vas un discreto amaro in bocca
Il quarto posto ai mondiali di cross a Hulst ha lasciato a Kata Blanka Vas un discreto amaro in bocca
Il quarto posto ai mondiali di cross a Hulst ha lasciato a Blanka Kata Vas un discreto amaro in bocca

Inverno non esaltante

La SD Worx Protime che la affiancherà potrà contare anche sulle gambe di Lotte Kopecky e Anna Van der Breggen. Al pari di Blanka Kata Vas, la prima fu seconda nel Trofeo Binda del 2024 alle spalle di Elisa Balsamo mentre lo scorso anno aiutò Lorena Wiebes a vincere la Milano-Sanremo.

«Mi piace molto la Milano-Sanremo – dice Blanka Kata Vas – è stato bellissimo vincerla con Lorena (Wiebes, ndr) l’anno scorso. Mi sono divertito molto, tutti si sono impegnati al massimo. L’inverno è stato impegnativo. Le gare di ciclocross non sono andate come mi aspettavo, non è stata la mia stagione migliore. Però mi sono ripresa molto bene, non sono stata male e non è successo niente di grave.

«La preparazione per la stagione di ciclocross non è stata delle migliori, ma sono riuscita a sviluppare una buona resistenza e ora ho fatto degli ottimi allenamenti. Vorrei migliorare ed essere più forte, essere più presente in finale e aiutare la squadra. Questo è il mio obiettivo specifico, essere forte in generale».

Sul Coll de Rates con Elena Cecchini: Kata Blanka Vas ora è pronta per il debutto su strada (foto Channay Harvey)
Sul Coll de Rates con Elena Cecchini: Blanka Kata Vas ora è pronta per il debutto su strada (foto Channay Harvey)
Sul Coll de Rates con Elena Cecchini: Kata Blanka Vas ora è pronta per il debutto su strada (foto Channay Harvey)
Sul Coll de Rates con Elena Cecchini: Blanka Kata Vas ora è pronta per il debutto su strada (foto Channay Harvey)

Il rodeo di Cittiglio

Tappe vinte al Giro d’Italia e al Tour de France, come pure al Romandia e al Giro di Svizzera. Sei volte campionessa ungherese su strada e tre nella crono. Campionessa del mondo U23 a Glasgow davanti a Shirin Van Anrooij, che in quella stessa stagione aveva vinto proprio il Trofeo Binda. Quarta su strada ai Giochi di Parigi 2024. Ad appena 24 anni, Blanka Kata Vas riattaccherà il numero al Trofeo Binda e poi il suo programma proseguirà con la Milano-Sanremo, la Parigi-Roubaix, Itzulia Women e la Vuelta Burgos. Non è stato ancora definito invece il programma dell’estate.

Difficile sbilanciarsi in pronostici per la corsa di Cittiglio, soprattutto perché le vincitrici degli ultimi anni (ad eccezione di Elisa Longo Borghini) ci arrivano senza grandi risultati. Domani a Cittiglio sarà lo stesso rodeo di sempre, fra gli scatti sulla salita di Orino e quella volata interminabile e dura. Una cosa è certa, Blanka Kata Vas ci sarà e magari vorrà mandare via quel senso di insoddisfazione che la accompagna dallo scorso anno.

Tirreno-Adriatico 2026, 5a tappa, Mombaroccio, Isaac Del Toro

Forcing Del Toro, Pellizzari cede: Tirreno ancora aperta

13.03.2026
5 min
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Quei due ci faranno divertire e ci stanno proiettando sin d’ora in una rivalità giovane e corretta. Chissà se si possa essere amici e ugualmente grandi avversari: la storia sostiene il contrario. Invece quando Del Toro ha tagliato il traguardo di Mombaroccio e si è fermato per controllare il distacco di Pellizzari, gli ha dato il tempo di prendere fiato e digerire il ribaltamento della classifica, poi ha allungato la mano e accettato le sue congratulazioni.

Adesso il primato della Tirreno-Adriatico è del messicano con 23 secondi di vantaggio sull’italiano che domani per riscrivere il finale dovrà farlo crollare sulle strade di casa e non sarà affatto facile. Chissà se nelle sue scorribande di bambino, quando restava fuori per tutto il giorno e correva lungo le mura di Camerino, Giulio abbia mai immaginato che le cose sarebbero andate così.

Valgren, calvario e risalita

La tappa l’ha vinta il danese Valgren, 34 anni, che dopo il successo di Andresen a Magliano de’ Marsi ha fatto giustamente ringalluzzire il giornalista della televisione danese. Il corridore della EF Education-Easy Post è stato in fuga per tutto il giorno e alla fine si è ritrovato da solo con Alaphilippe, staccandolo sull’ultimo strappo. Conoscendone la storia drammatica, dopo la sconfitta, il francese è andato a congratularsi con lui.

Era giugno del 2022, quando durante la Route d’Occitanie, la sua carriera è arrivata a un passo dal chiudersi. Il referto dell’ospedale parlava di lussazione dell’anca e frattura del bacino, ma quello che poteva sembrare un recupero lineare, si è trasformato in un percorso a ostacoli.

Sono insorti problemi al ginocchio, si è parlato di rischio di necrosi dell’anca e solo nel 2023 Valgren è potuto tornare in gruppo, ma con il devo team della squadra americana per avere un rientro graduale. E quando il 2024 lo ha riconsegnato alla normalità, proprio alla Tirreno del 2025 è caduto, rompendosi una clavicola, perdendo le classiche e rientrando al Tour of the Alps. Ultima vittoria la Coppa Sabatini del 2021: a distanza di cinque anni, ecco la tappa di Mombaroccio alla Tirreno-Adriatico.

«E’ stato difficile – ha detto – tornare al mio livello dopo l’infortunio. Quando ci sono riuscito, sono dovuto crescere ancora perché l’evoluzione qualitativa del ciclismo attuale è imponente. Sapevo che Del Toro e Jorgenson stavano rientrando velocemente, però dentro di me pensavo che volevo solo la vittoria e ho sempre provato a rimanere ottimista. Non ho mai perso questa mentalità vincente, neanche nei momenti più bui. Mi sento giovane, anche se la mia data di nascita dice altro».

Del Toro ha aspettato l'ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l'ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa

L’orgoglio di Del Toro

Non si può dire che la UAE Emirates si sia nascosta. I compagni di Del Toro si sono messi davanti alzando il ritmo chilometro dopo chilometro e forse il fatto che da un certo punto in poi dalla testa del gruppo si sia assottigliata la presenza dei compagni di Pellizzari ha fatto capire che oggi Giulio non fosse in palla come ieri. Del resto, lo avevamo scritto: questo tipo di percorso si addice maggiormente a un corridore scattante come il messicano, ma la speranza è stata sino in fondo accesa.

Nel finale Del Toro si è messo a scattare con il consueto rapportone, Pellizzari ha iniziato ad aumentare la frequenza di pedalata, trovando solo a tratti la forza per alzarsi e rilanciare. L’attacco del messicano non l’ha colto impreparato, ma a corto di energie fresche e probabilmente alle prese con un crampo. La difesa è stata dignitosa, ma certo Del Toro ha fatto un passo verso la vittoria finale

«E’ bello tornare a indossare la maglia di leader – ha detto Del Toro – ho provato a mettere pressione sull’ultima salita e sono riuscito a creare un po’ di distacco tra me e i miei rivali. E’ stata una tappa davvero dura, con salite per tutta la giornata e un ritmo molto alto. La squadra ha lavorato incredibilmente bene per tenere la corsa sotto controllo e mettermi nella posizione giusta per l’ultima salita. Ho provato ad attaccare nel momento giusto e sono felice che questo mi abbia permesso di riprendere la maglia. Ci sono ancora due tappe difficili da affrontare, quindi resteremo concentrati e continueremo a lottare».

Pellizzari si è ben difeso, ma ha ccusato crampi e ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha ccusato crampi e ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche

A Camerino per lottare

Ma la Tirreno-Adriatico non è finita. E anche se i precedenti di Del Toro lo accreditavano di maggiori chance sin dalla vigilia, resta la curiosità di assistere alla reazione di Pellizzari domani sulle strade della sua Camerino.

Da casa sua al traguardo ci sarà un chilometro e c’è da scommettere che tutto il tifo sarà per lui. Una situazione che può esaltare o buttare giù. L’auspicio è che gli acciacchi di oggi rientrino nella notte e domani la battaglia veda in prima linea contendenti alla pari. Poi vincerà il migliore, ma in ogni caso noi ce ne andremo con la sensazione (confermata) di aver trovato qualcuno grazie cui sognare in grande.

A tu per tu con l’iridata Vallieres. Pronta a stupire ancora

A tu per tu con l’iridata Vallieres. Pronta a stupire ancora

13.03.2026
6 min
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Qualcosa è cambiato. Quella ragazza dai tratti gentili, fino allo scorso anno appariva come una delle tante comprimarie, ma oggi Magdeleine Vallieres ha indosso la maglia di campionessa del mondo e nel gruppo è sempre colei che spicca più delle altre. Molti hanno visto nella sua vittoria a Kigali una sorpresa enorme ma anche tante perplessità su come avrebbe potuto onorare quel simbolo.

La Vallieres nel gruppo, ormai è diventata un riferimento. Ora ci si attendono vittorie
La Vallieres nel gruppo, ormai è diventata un riferimento. Ora ci si attendono vittorie
La Vallieres nel gruppo, ormai è diventata un riferimento. Ora ci si attendono vittorie
La Vallieres nel gruppo, ormai è diventata un riferimento. Ora ci si attendono vittorie

La stagione è iniziata forse senza squilli, titoloni sui giornali, eppure a ben guardare qualcosa è cambiato nel suo rendimento, nelle sue prospettive. A poche ore dalla sua partecipazione al Trofeo Binda, la campionessa del mondo ha accettato di parlare a cuore aperto di questa stagione e di questo deciso cambio nella sua vita, dopo quella vittoria che nessuno si aspettava.

Quanto è cambiata la tua vita da ciclista con la maglia arcobaleno indosso?

Direi che è cambiata parecchio. E’ una sensazione incredibile avere la possibilità di indossarla ogni giorno. E’ sempre stato un sogno per me avere questa maglia e penso che lo sia per la maggior parte dei corridori. E il cambiamento più grande è che credo di avere più opportunità e più persone mi conoscono ora, quindi ho un po’ più di opportunità nelle gare di arrivare a giocarmi la vittoria.

Alla Strade Bianche la Vallieres è stata protagonista fino alla fine, nel quintetto che si è giocato il successo
Alla Strade Bianche la Vallieres è stata protagonista fino alla fine, nel quintetto che si è giocato il successo
Alla Strade Bianche la Vallieres è stata protagonista fino alla fine, nel quintetto che si è giocato il successo
Alla Strade Bianche la Vallieres è stata protagonista fino alla fine, nel quintetto che si è giocato il successo
Rispetto all’anno scorso, le altre cicliste hanno cambiato idea su di te?

Credo che alcune abbiano cambiato idea perché prima ero più legata alla squadra, più concentrata sul lavoro per le mie compagne. Ora forse mi rispettano un po’ di più nel gruppo. Ora sanno un po’ meglio chi sono e forse mi lasciano un po’ più di spazio.

Essere campione del mondo è una responsabilità. Senti la pressione, l’obbligo di vincere?

Sicuramente comporta un po’ più di pressione, ma sono ancora molto nuova in questo ruolo di leader. Non ho mai ricoperto quel ruolo in passato, quindi per me si tratta più che altro di riuscire a gestirlo e di affrontare la pressione per cercare di dare il massimo. Ma so anche di avere molto da imparare e voglio continuare a migliorare, e lo uso più come motivazione che come elemento positivo.

La ventiquattrenne di Sherbrooke ha un contratto con la EF fino al 2028
La ventiquattrenne di Sherbrooke ha un contratto con la EF fino al 2028
La ventiquattrenne di Sherbrooke ha un contratto con la EF fino al 2028
La ventiquattrenne di Sherbrooke ha un contratto con la EF fino al 2028
Cosa ne pensi dell’inizio di stagione?

Credo che sia stato buono, perché vincere in Australia la prima gara con Noemi Ruegg non poteva essere un inizio di stagione migliore. Ma anch’io ho avuto i miei spazi, sabato alla Strade Bianche non ho vinto ma sono stata protagonista fino alla fine, quindi sono davvero contenta di come sono andata in questa fase iniziale. Con il team abbiamo grandi obiettivi quest’anno.

Che tipo di ciclista sei, pensi di poterti adattare anche alle corse a tappe?

Al momento, credo di essere più da classiche, soprattutto quelle delle Ardenne o la stessa Strade Bianche. Ma penso che in futuro mi piacerebbe sviluppare un po’ di più le mie capacità nelle corse a tappe. Mi piacciono molto, ma ho ancora molto da imparare prima di poter puntare alla classifica generale.

Finora l'iridata Vallieres ha collezionato 12 giorni di gara, con 4 Top 10
Finora l’iridata Vallieres ha collezionato 12 giorni di gara, con 4 Top 10
Finora l'iridata Vallieres ha collezionato 12 giorni di gara, con 4 Top 10Finora l'iridata Vallieres ha collezionato 12 giorni di gara, con 4 Top 10
Finora l’iridata Vallieres ha collezionato 12 giorni di gara, con 4 Top 10
In Canada che risalto ha avuto la tua vittoria mondiale?

Credo che abbia fatto abbastanza scalpore… Sono molto emozionata perché ho sentito che molte ragazze hanno iniziato a iscriversi nei club, a praticare il ciclismo e a interessarsi ad esso. Quindi ci saranno più praticanti il prossimo anno e questo è davvero entusiasmante, forse il vero effetto del mio successo. Quest’anno avremo il campionato del mondo in casa, a sole due ore dalla mia città natale. Quindi penso che abbia generato molto entusiasmo e che sarà una grande gara.

Cosa ne pensi della squadra e il tuo ruolo è cambiato rispetto all’anno scorso?

Sì, mi vengono date molte più opportunità e la possibilità di giocarmi le mie carte. Penso che sia un’ottima squadra ed è per questo che ho deciso di prolungare il mio contratto. Mi sento davvero a casa all’EF dal punto di vista formativo, hanno la mia stessa idea di come crescere. Quindi, condividiamo gli stessi obiettivi, lavoriamo insieme per raggiungerli e anche per questo ho un ruolo leggermente diverso nella squadra, quello di essere più presente in finale rispetto a prima.

L'attenzione verso la canadese è ora molto diversa, nel suo Paese è diventata quasi un'eroina
L’attenzione verso la canadese è ora molto diversa, nel suo Paese è diventata quasi un’eroina
L'attenzione verso la canadese è ora molto diversa, nel suo Paese è diventata quasi un'eroina
L’attenzione verso la canadese è ora molto diversa, nel suo Paese è diventata quasi un’eroina
Domenica sarai al Trofeo Binda, è una corsa che si adatta alle tue caratteristiche?

Sì, penso sia una gara fantastica. Adoro correre a Cittiglio, l’ho già fatto diverse volte. E poi arriveremo con una squadra forte per affrontare un percorso che mi si addice. Ci sono molte salite brevi e ripide nel circuito. Quindi sì, penso che sia un buon percorso che si adatti a me.

Corri spesso in Italia. Cosa ne pensi del nostro Paese?

La adoro. Mi piace sempre venire in Italia. Penso che dipenda dall’atmosfera, è sempre fantastica. Tutti sono sempre così accoglienti. Ho anche fatto un training camp con una delle mie ex compagne di squadra, Letizia Borghesi, a casa sua in Trentino. Mi piace davvero molto.

La Vallieres insieme a Letizia Borghesi. Oggi in squadre diverse, ma sempre molto amiche
La Vallieres insieme a Letizia Borghesi. Oggi in squadre diverse, ma sempre molto amiche
La Vallieres insieme a Letizia Borghesi. Oggi in squadre diverse, ma sempre molto amiche
La Vallieres insieme a Letizia Borghesi. Oggi in squadre diverse, ma sempre molto amiche
Letizia ha parlato molto di te e della vostra amicizia dopo la tua vittoria. Ora è in un’altra squadra, ma quindi siete sempre in contatto?

Sì, certo. Ad esempio quando alloggiavamo nello stesso hotel a Valencia, ci prendevamo del tempo per aggiornarci e stare un po’ insieme a chiacchierare e ovviamente restiamo sempre in contatto.

Parteciperai al Giro d’Italia e al Tour de France. Quali sono i tuoi obiettivi e quale delle due gare preferisci?

Il Giro è stata la mia prima grande corsa a tappe, quindi sicuramente ha un posto speciale nel mio cuore. Sarà un grande obiettivo per me. Non so ancora come affronteremo il Giro e Tour, ma saranno entrambi grandi obiettivi per me quest’anno. Andrò a fare delle ricognizioni dopo il Trofeo Binda, su alcune tappe del Giro perché ho in mente qualcosa per mettere il mio marchio, in maglia iridata…