Alle radici del fenomeno Seixas, con la Francia sulle spalle

Alle radici del fenomeno Seixas, con la Francia sulle spalle

11.03.2026
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Se c’era ancora qualche dubbio al riguardo, la Strade Bianche li ha dissipati tutti: Paul Seixas a 19 anni è già uno dei grandissimi nomi del ciclismo attuale. L’ennesimo trionfo di Pogacar non ha scalfito di un millimetro la sua prestazione, con l’attacco finale che ha piegato anche il “delfino” dello sloveno, Isaac Del Toro. Un secondo posto che aveva il dolce sapore della vittoria per il giovanissimo transalpino, sul quale il ciclismo d’oltralpe fa sempre più affidamento per ritrovare quegli entusiasmi risalenti – successi di Alaphilippe a parte – al secolo scorso.

In un momento storico nel quale l’intero sport francese (incredibilmente considerando gli ancora recenti fasti olimpici di Parigi) segna un po’ il passo, c’è forte bisogno di un nome che diventi un trascinatore e Seixas sembra avere le qualità per svolgere quel ruolo che travalica anche i confini ciclistici. Ma come viene visto il ciclista di Lione nel suo Paese? A rispondere è Alexandre Roos, responsabile della rubrica ciclistica su L’Equipe.

Il lionese con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Ecco Seixas con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Il lionese con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Ecco Seixas con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche

«Beh, la sua popolarità – dice – sta crescendo ed è già molto alta. In realtà, credo che sia iniziata ai campionati europei dell’anno scorso, perché si sono svolti in Francia e Paul è stato l’ultimo a piegarsi a Pogacar ed Evenepoel, facendo sognare. E penso che nel ciclismo francese tutti i suoi colleghi, gli altri ciclisti, siano molto contenti, perché avere un corridore con risultati del genere crea una sana competizione».

Il suo impatto nel mondo dei professionisti finora ti ha sorpreso?

Prima ti avrei detto di no, ma sabato qualcosa è cambiato nella percezione generale su di lui, perché ha cercato di stare con Pogacar sul Monte Sante Marie e pur non tenendo il ritmo di Tadej, non si è arreso affatto, anzi. E’ rimasto forte e concentrato per tutta la gara fino a portare l’affondo contro Del Toro e gli altri. La sua prestazione ha spalancato le porte a prospettive davvero straordinarie. E’ rimasto coerente alla sua prestazione dando una grande prova di maturità, impensabili per un ragazzo di 19 anni.

Prima della Strade Bianche Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche, Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche, Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Pensi che abbia le qualità necessarie per vincere il Tour de France in futuro?

E’ difficile rispondere, quando si tratta di un francese chiaramente il pensiero va lì. In linea di principio direi di sì, ha le qualità giuste perché sale bene, corre bene. Ma non bisogna esagerare con la pressione perché non abbiamo riferimenti sulle 3 settimane, quindi dobbiamo ancora vedere come se la caverà. Ha le qualità, forse non subito, ma tra 3 o 4 anni non c’è motivo perché non sia lì a lottare per la maglia gialla.

Considerando la sua età, come dovrebbe essere gestito per i Grandi Giri?

Penso che dovrebbe fare il Tour de France, iniziare a prendere confidenza. Il problema è la pressione esterna: se Seixas fa il Tour, tutti si aspetteranno che ottenga subito un grande risultato. E se non lo ottiene, tutti lo criticheranno, allora è normale che anche la squadra pensi di preservarlo. Dovrebbe provarci e se non arrivano squilli, non sarà la fine del mondo. Ha solo 19 anni, è abbastanza normale, anzi gli darà esperienza per gli anni a venire. In effetti, è già il miglior corridore della Decathlon, non potevano avere un’opzione migliore per il Tour de France, e in questo momento sta correndo come uno dei primi 5 corridori al mondo, quindi perché non dovrebbe farlo?

I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un grande giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un Grande Giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un grande giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un Grande Giro
In quale classica lo vedi come contendente per la vittoria?

Beh, chiaramente la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia sono quelle che si attagliano meglio alle sue caratteristiche. Il podio di Siena ha detto che gli sforzi molto esplosivi da un minuto non sono ancora il suo punto forte. Non è il terreno in cui dà il suo meglio, ma su salite più lunghe come la Liegi-Bastogne-Liegi, dove a volte ci sono sforzi da 10 minuti su una singola ascesa o il Lombardia, che è una classica per gli scalatori, penso che possa ottenere buoni risultati. L’abbiamo visto ai campionati europei e persino ai mondiali di Kigali. I percorsi con lunghe salite gli si addicono.

Decathlon ha sempre cercato di proteggerlo, anche da un’eccessiva attenzione mediatica. E’ la scelta giusta?

Sì, per ora penso che il suo programma di gara sia in realtà abbastanza normale e classico per un corridore del suo talento. E’ fondamentale trovare un equilibrio tra esporlo, fargli correre dei rischi e proteggerlo. Ma penso che un corridore come Seixas, anche se ha solo 19 anni, sia già pronto. Anzi direi che è stato allenato per questo per anni. Quindi è anche più facile, sembra molto preparato mentalmente. In realtà, non sembra sentire la pressione in questo momento.

L'attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L’attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L'attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L’attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
Dopo la Strade Bianche, si è parlato dell’interesse della UAE per ingaggiarlo. E’ giusto, o pensi che sarebbe meglio avere una squadra tutta sua?

Difficile dirlo, io intanto non credo molto a un reale interesse. E’ chiaro che gli Emirati Arabi Uniti possono investire, ma anche Decathlon e probabilmente altre squadre. Quindi si tratterà del progetto da costruire intorno a lui, è lì che si dovrà decidere. Qual è secondo lui il progetto migliore per il suo sviluppo.

Quale dovrebbe essere la sua valutazione?

Sa che alla UAE avrebbe tutte le risorse necessarie per progredire, ma dovrebbe anche affrontare la concorrenza interna. D’altro canto in Decathlon dobbiamo vedere se riescono a reclutare compagni di squadra di alto livello per supportarlo in montagna. E’ lui che deciderà cosa è meglio, in realtà e non sarà nemmeno una questione di soldi.

Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Quanto sarebbe importante per lo sviluppo del ciclismo francese, per la sua popolarità, avere finalmente un corridore nazionale che lotta per la maglia gialla?

Beh, sarebbe enorme. E’ quello che tutti aspettano da anni. La Francia non vince il Tour de France dai tempi di Bernard Hinault nel 1985. Abbiamo avuto qualche emozione con Romain Bardet, con Thibaut Pinot, un po’ con Julian Alaphilippe, ma senza mai crederci veramente. Forse nel 2019, un po’ con Pinot, ma non era proprio reale, in realtà era più un sogno. Ora, con Seixas, nei prossimi 4 o 5 anni si può intuire che potrebbe diventare qualcosa di vero. E si percepisce già che la gente lo sta solo aspettando. Questo avrà ripercussioni su tutto il ciclismo francese, sui club dilettantistici, sulle squadre professionistiche, sulla pratica del ciclismo, sull’interesse dei media. Quindi penso che possa essere enorme.

Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026

Van der Poel di classe. Ma oggi è iniziata la vera Tirreno

10.03.2026
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Uno spalla a spalla quasi da velocisti, più che da scalatori o uomini da classiche. Mathieu Van der Poel, Isaac Del Toro, Giulio Pellizzari: chi avrebbe pensato sarebbero mai arrivati al fotofinish? Sono bastate le colline Metallifere, la pioggia e un finale sterrato perché tutto esplodesse.

Ma soprattutto, di fatto, oggi è iniziata la vera Tirreno-Adriatico. Quella della classifica generale e in questa classifica è legittimo pensare al testa a testa dei giovani amici e rivali: Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Non che la crono inaugurale non contasse, ma per come è andata la tappa si sono rimescolati subito i valori.

Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano
Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano

Chi sale e chi scende

Sotto le 14 torri di San Gimignano cede Filippo Ganna. Giusto ieri il “Pippo Nazionale” aveva detto che avrebbe provato a fare la classifica generale, a difendere il primato… ma senza dannarsi troppo, in quanto l’obiettivo primario per lui era, ed è, la Milano-Sanremo. Magari fra acqua e sterrati non ha voluto rischiare oltre.

Succede però tutto nel finale, nello sterrato di Piano Cappellina, quando mancano circa 6 chilometri al traguardo. Il primo a muoversi dei tre è proprio Mathieu Van der Poel, che a sua volta aveva seguito Julian Alaphilippe. Evidentemente tra cross e strade bianche deve essersi sentito a casa, come quando vinse a Siena nel 2021.

Concedeteci però una breve digressione. Che in parte riprende anche l’editoriale di ieri. Okay i grandi campioni nelle grandi corse… ma Van der Poel proprio non poteva venire alla Strade Bianche di sabato? Al diavolo la probabile non-vittoria contro Tadej Pogacar su un percorso con così tanto dislivello: ma che fiamme ci sarebbero state anche con lui in corsa? Cosa sarebbe stato per tutta quella gente a bordo strada vedere passare un tale campione? Ma forse il nostro è un ragionamento da vecchi da bar, da semplici appassionati (o appassionati sempliciotti). Un ragionamento non basato sui numeri dei preparatori e su quelli delle convenienze economiche.

Al netto di questa riflessione, onore a Van der Poel. Onore sincero. Perché comunque ha mostrato grinta e voglia di vincere. E anche quando Pellizzari sembrava essergli scappato ai 150 metri ha insistito e ci ha creduto.

«E’ stato difficile battere questi giovani – ha detto VdP – il livello era altissimo, sia nell’approccio al finale sia sullo sterrato bagnato. Sapevo che le curve erano molto tecniche (lui stesso si è salvato grazie alla sua classe, ndr) e volevo mettere in difficoltà gli inseguitori. E’ stato uno sprint complesso: la strada era piuttosto scivolosa, quindi è stato molto complicato scattare da fermo, ma avevo appena risparmiato abbastanza energie per vincere. Sono venuto qui per prepararmi alla Milano-Sanremo e agli altri appuntamenti importanti, ma allo stesso tempo volevo vincere una tappa. L’anno scorso ci ero andato vicino più volte, questa volta ce l’ho fatta ed è bello tornare a imporsi in questa corsa dopo cinque anni».

Del Toro leader

Ma veniamo a due amici fraterni, alla coppia che ha infiammato il Tour de l’Avenir 2023, che si allena spesso insieme sulle strade di San Marino e che continua a darsele. San Gimignano ha lanciato la rincorsa verso il Tridente d’oro.

Pellizzari ci tiene particolarmente a questa Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari potrebbe decidersi a casa sua. Già ieri a Camaiore aveva fatto una super crono. Lui che rispetto ai diretti rivali partiva più dietro in questa specialità. Invece il messicano della UAE Emirates gli aveva rifilato solo 1” e appena 4” Antonio Tiberi. A proposito, oggi il corridore della Bahrain Victorious è arrivato con il gruppo dei migliori. Degli altri migliori. Perché la sensazione è che la sfida sia già tutta là davanti e tra quei due. Van der Poel oggi dalla sua aveva la freschezza di chi non aveva dovuto riempire le proprie gambe di acido lattico nella crono di ieri.

«Sono leader alla Tirreno e ne sono felice – ha detto Del Toro, che oggettivamente è stato colui che più di tutti ha tirato pensando proprio alla generale – il tratto sullo sterrato è stato davvero complicato. Ho visto Matteo Jorgenson cadere e per poco non lo seguivo. Poi sono rimasto davanti e lì ho combattuto fino alla fine con il mio amico Pellizzari. Abbiamo un buon rapporto io e lui. E’ stato incredibile come abbia chiuso su me con Van der Poel… Vuol dire che Giulio è in ottima forma. Ma è ancora presto per pensare alla classifica generale».

Il messaggio da parte di Pellizzari dunque è stato chiaro. Del Toro e la sua UAE Emirates sanno chi è il primo avversario. Poi nulla è precluso neanche per Magnus Sheffield, terzo, per Tiberi che non è troppo distante o per Primoz Roglic. I due della Red Bull-Bora potrebbero giocare di sponda…

Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)
Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era davvero stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era certo il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)

Pellizzari attento

Domani si riparte da Cortona con una classifica che è già sconvolta. Del Toro partirà leader con 3” su Pellizzari. L’arrivo di Magliano de’ Marsi sembra essere per gli sprinter, ma attenzione, perché il finale tira e abbiamo visto cosa ha combinato proprio Del Toro all’UAE Tour nella prima tappa. Gli ultimi 700 metri sono al 2,5 per cento. Quasi un copia e incolla di quell’arrivo emiratino.

Altro aspetto da considerare è la distanza. Domani sono ben 221 chilometri e se la corsa dovesse prendere una certa piega, visto che la parte centrale si presta agli attacchi, potrebbero emergere gli uomini di fondo. Lo stesso Van der Poel potrebbe fare le prove per la Sanremo.

La questione è molto intrigante e molto interessante. Gli scenari sono diversi. Chi dovrà stare con le antenne dritte è Giulio Pellizzari, specie dopo quel “Giulio è in ottima forma” di Del Toro. Ci è parso davvero sibillino. Il ragazzo della Red Bull-BORA, decisamente più scalatore, dovrà pensare soprattutto a non prenderle. A stare attento agli abbuoni che potrebbe guadagnare il messicano.

Ma al netto di queste congetture, che stasera i tecnici studieranno al dettaglio, la bella notizia è che Giulio Pellizzari può giocarsi questa Tirreno. La sfida è appena iniziata. E Camerino, che lo aspetta a braccia aperte, si avvicina già al di là degli Appennini.

Giro Sardegna 2026

Il Giro di Sardegna… secondo un sardo DOC: Fabio Aru

10.03.2026
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Solo una settimana fa si è concluso il Giro di Sardegna. La breve corsa a tappe ha avuto un grande successo di pubblico. A vincerla è stato Filippo Zana, ma quel che più conta è stato ciò che la corsa ha creato negli animi della gente e degli appassionati.

A raccontarci qualcosa in più è un sardo doc, Fabio Aru. E’ lui che forse più di tutti può dirci davvero cosa sia stato il Giro di Sardegna, cosa abbia significato per la sua terra e anche per lui. E quanto sia importante portare il ciclismo anche laddove è meno scontato rispetto ad altre zone.

Giro Sardegna 2026
Fabio Aru, qui con Nicola Conci, è stato un po’ ospite e un po’ “oste” del Giro di Sardegna
Fabio Aru, qui con Nicola Conci, è stato un po’ ospite e un po’ “oste” del Giro di Sardegna
Dunque Fabio, è tornato il Giro di Sardegna, il grande ciclismo nella tua terra…

L’ho già detto: sono molto contento. Lo dissi anche in conferenza stampa al Palazzo della Regione il 13 gennaio. Ricordo un Fabio Aru ventenne, under 23, che con la sua biciclettina andava a vedere la corsa, i professionisti, qualcosa che per lui era inarrivabile. Poi dopo 15 anni sono diventato anch’io un professionista. Questo per dire che vedere il Giro di Sardegna per me fu un grande stimolo e magari lo sarà ancora per tanti atleti, non solo di tutta la Regione.

Chiaro, non sempre voi avete le stesse possibilità di vedere ciclismo di così alto livello…

Esatto, non siamo in Toscana o in Veneto, dove ci sono le corse tutte le settimane o dove ogni anno c’è la possibilità di vedere il Giro d’Italia. Per noi sono occasioni rare, che ci teniamo strette e che fanno piacere.

Quali sono stati i feedback?

Posso dire che è stato un evento molto ben organizzato. Il resto del feedback positivo arriva anche dal buon clima che c’è stato. Ci sono state giornate serene che hanno fatto molto piacere agli atleti, soprattutto in vista delle classiche, della Tirreno-Adriatico e della Parigi-Nizza. A mio avviso il tracciato nel suo insieme è stato perfetto. Ci sono state tappe veloci ma anche tappe molto dure.

Ad esempio?

Quella che ha vinto Zana contava oltre 3.000 metri di dislivello e fare 3.000 metri di dislivello in Sardegna senza affrontare salite lunghe vuol dire avere davvero un percorso impegnativo. Secondo me è stato perfetto in vista delle gare che verranno. Poi certo, si può sempre migliorare. Già pensando al 2027 si potrebbe magari introdurre un arrivo in salita lungo.

Giro Sardegna 2026
Guardate che scenari: qui la presentazione dei team al via da Arbatax
Guardate che scenari: qui la presentazione dei team al via da Arbatax
Da sardo parlaci un po’ dei paesaggi che hai visto… Com’è stato vedere la tua Sardegna avvolta dalla corsa?

Ho visto paesaggi davvero belli e suggestivi, in un contesto speciale. Ho parlato con diversi atleti, anche con Zana e con Conci, e i loro feedback sono stati positivi. Ed è stato bello soprattutto vedere tanta gente a bordo strada. Secondo me questa corsa è inserita molto bene nel calendario professionistico. Come ripeto, è ottima in preparazione delle gare che vengono, sia come rifinitura sia come preparazione vera e propria. E poi c’è un altro aspetto che mi hanno segnalato.

Quale?

Che anche a livello logistico non è poi così male. Perché la Sardegna si può raggiungere bene. Molti team hanno i service course nel Nord Italia o nella Costa Azzurra, ma anche in Spagna. E la Sardegna è ben collegata con la Spagna: anche via nave si arriva da Barcellona.

Ma Fabio Aru potrebbe essere più coinvolto nella creazione del percorso? Ti piacerebbe?

Innanzitutto ho già detto che è stato un tracciato molto bello, che ha toccato praticamente tutti gli angoli della Sardegna: da Cagliari a Tortolì fino a Olbia. Chissà se sarò coinvolto in futuro? Perché no!

Hai già un arrivo dei tuoi sogni?

Da buon scalatore magari ho già detto che si potrebbe introdurre una salita più lunga. Però penso anche che mi piacerebbe vedere tantissimo una tappa che arriva a Villacidro, il luogo dove sono nato e cresciuto.

Come diceva anche Aru, la bellezza della Sardegna non termine sulle coste
Come diceva anche Aru, la bellezza della Sardegna non termine sulle coste
Insomma, Gennargentu, il gruppo più alto della Sardegna, e Villacidro dovranno esserci!

Sicuramente la parte dell’Ogliastra, quella del Gennargentu, può offrire davvero tanto: ha salite molto interessanti. Però ricordiamoci che la Sardegna è bellissima sulla costa, ma è altrettanto bella nell’entroterra, come hanno mostrato bene anche le immagini della TV.

E invece cosa ci dici di Fabio Aru? Come è stato accolto l’ex campione dalla sua gente? Hai firmato autografi, fatto selfie?

Non vorrei essere di parte, ma mi ha colpito positivamente tutto il calore che c’è stato in quei giorni, sia nei miei confronti sia nei confronti della corsa. Io già con voi raccontai quando fui chiamato al Giro di Rigo in Colombia o quando vado alla Nove Colli: c’è sempre molto calore nei miei confronti. A volte neanche te lo aspetti così tanto, però dico sempre che certe cose poi vanno toccate con mano. Fa piacere, vuol dire che qualcosa di buono ho lasciato.

Cosa ci dici del pubblico sardo: quanto era pubblico generico, quello dei curiosi, e quanto invece competente, dell’appassionato?

In realtà in Sardegna ci sono molti appassionati. Non possiamo paragonarla a regioni in cui magari il Giro passa tutti gli anni o che hanno altre tradizioni, però ho notato davvero tanto entusiasmo. L’ho visto anche nei commenti, sui social o dal vivo: «Finalmente c’è anche il Giro di Sardegna». «Bravi, continuate così». Sono cose che fanno bene e che speriamo possano aiutare la corsa a continuare. Se proprio devo dirla tutta, non mi sarei aspettato una partecipazione così grande del pubblico, ma in generale una riuscita così positiva dell’evento.

Vangi-Tommasini-Il Pirata juniores 2026 (foto Vangi-Tommasini)

Gianetti, la UAE Emirates e la Vangi: ecco perché

10.03.2026
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SIENA – La notizia che il Team Vangi-Tommasini-Il Pirata sia nell’orbita del UAE Team Emirates come punto di riferimento fra gli juniores è stato accolto da reazioni diverse. Dopo aver salutato l’affiliazione in Austria del Team Tiepolo, diventato vivaio del NSN Cycling Team del WorldTour, si va consolidando la sensazione che gli squadroni vogliano radicarsi nelle categorie giovanili.

Proprio alla vigilia della Strade Bianche è arrivata infatti la notizia che la Ineos Grenadiers, dopo aver lanciato il suo devo team, abbia stretto un accordo di collaborazione con il team juniores italiano Team Nordest Petrucci.

«Il team UAE – si legge nella pagina Facebook della Vangi-Tommasini, da cui proviene la foto di apertura – affiancherà il nostro team con materiali tecnici già consegnati ed altri da consegnare, supervisionando i nostri migliori atleti per proiettarli nel ciclismo che conta».

Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro' dal 1986 al 2002
Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro’ dal 1986 al 2002
Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro' dal 1986 al 2002
Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro’ dal 1986 al 2002

Gli argomenti di Gianetti

Approfittando della sua presenza a Siena, prima che partisse la Strade Bianche degli uomini, abbiamo chiesto a Mauro Gianetti le ragioni del suo interessamento per la squadra di Matteo Berti, una delle più prestigiose del panorama italiano. L’orizzonte più o meno immediato vedrà i team WorldTour completare la filiera con gli juniores, al pari di quanto la Red Bull-Bora ha fatto sin dall’inizio?

«Noi cerchiamo di guardare un po’ avanti – spiega il general manager della squadra numero uno al mondo – di dare un po’ di sostegno ai giovani, senza impegni particolari. Il Team Vangi-Tommasini è una realtà che ha una lunga storia, hanno dei buoni ragazzi, dei buoni talenti e quindi è anche bello da parte nostra poter dare un’ispirazione soprattutto ai giovani».

La squadra juniores toscana ha aperto il 2026 al GP Giuliano Baronti  (foto Vangi-Tommasini)
La squadra juniores toscana ha aperto il 2026 al GP Giuliano Baronti (foto Vangi-Tommasini)
E’ una cosa che si fa solo in Italia oppure si può fare anche in altri Paesi?

Abbiamo diverse collaborazioni, con squadre come il Pogi Team e anche con singoli atleti in giro per il mondo. Avevamo una collaborazione in Spagna che ci ha permesso di scoprire Ayuso, ma l’Italia è un territorio a noi molto caro. Sono tutti accordi senza alcun impegno, è più una collaborazione. Noi ci siamo, se hanno bisogno di una mano, possiamo farlo.

Alla base c’è un lavoro di scouting per cui un ragazzo interessante potrebbe entrare nella vostra orbita?

Certo, ma questo fa parte del gioco. Se hanno dei ragazzi in gamba, noi li osserviamo più da vicino. Ma dato che la priorità va alla formazione, ci limitiamo a dare un sostegno, senza mettere sotto contratto nessuno.

Può esserci anche l’idea di portare lì dei ragazzi che a voi interessano particolarmente?

La nostra idea è che a quell’età dobbiamo sempre dare la priorità alla scuola. Se parliamo di un atleta bravo che abita lì vicino, può avere un senso. Non avrebbe senso sradicare un ragazzo da casa per portarlo alla Vangi. Va bene che siano consapevoli che qualcuno li sta osservando da vicino, ma basta questo. Oggi la categoria juniores va seguita, è importante perché è la base dell’apprendimento di come fare il corridore.

La squadra con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant'Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
La squadra corre con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant’Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
La squadra con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant'Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
La squadra corre con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant’Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
Sta cambiando parecchio…

Una volta certi passaggi di apprendimento li facevi da dilettante, adesso li fai da junior. Impari a mangiare, impari a allenarti, impari a conoscere il tuo corpo e a crescere. Quindi impari a non fare gli errori e questa è la cosa principale. E il primo errore da evitare è dimenticarsi della scuola.

Non hai la sensazione che negli juniores la velocità sia aumentata di parecchio?

Questo ormai fa parte della società. I ragazzi hanno visto alcuni juniores passare o arrivare presto al professionismo e tutti si illudono di poter fare la stessa cosa. Ma non è scontato che funzioni per tutti, sono eccezioni e bruciare le tappe non deve essere un obbligo per nessuno. Voglio insistere su questo aspetto, il ciclismo non deve andare a scapito della scuola, della formazione. Perché proprio avere una formazione completa ti dà la tranquillità di poter fare il corridore.

Hai parlato di eccezioni…

I casi di Remco, e di Seixas sono particolari. La regola è che fino a 20-21 anni non sei pronto per fare il professionista. Prenditi il tempo per fare quello che devi a 17, 18, 19, 20 anni. Fallo bene e poi potrai diventare un corridore.

Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Giro di Sardegna 2026

Garofoli: l’anno della consacrazione e la voglia di affermarsi

10.03.2026
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Con la terza partecipazione alla Strade Bianche, si è chiuso il primo blocco stagionale di Gianmarco Garofoli. Un periodo breve, ma intenso, tra allenamenti, ritiri e corse. Dodici giorni di gara, partendo dall’AlUla Tour, Giro di Sardegna, Trofeo Laigueglia e, per l’appunto, Strade Bianche. Il tutto intervallato da un periodo di altura in Spagna, dove il corridore della Soudal Quick-Step è stato coinvolto in un incidente stradale.

«Dopo quell’episodio – racconta Garofoli – non è stato facile ripartire, mi ha toccato molto e in qualche modo cambiato. Non mi sono sentito a mio agio e sicuro in bici, mi sono sentito persino impotente nei confronti delle auto e degli automobilisti. Ero già stato coinvolto in un incidente stradale, ma in quel caso avevo visto la macchina. Essere colpiti da dietro e scaraventati a terra ti mette addosso una paura diversa».

Finalmente casa

Gianmarco Garofoli ha rivisto casa dopo tanto tempo, un mese e mezzo, tanto è passato dall’inizio dell’AlUla Tour all’ultima curva delle Strade Bianche. 

«Mi era mancata – ammette – e mi hanno accolto bene, ora mi godo la famiglia e lo stare qui. Alla fine di tutto penso sia stata una prima parte di stagione che è andata bene, ma non benissimo. Adesso mi fermo per qualche giorno, poi ripartirò a lavorare sodo. Tornerò in gara al Catalunya, poi un altro periodo di altura, debutterò alla Freccia Vallone e alla Liegi-Bastogne-Liegi e infine ancora il Giro d’Italia».

Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Giro di Sardegna 2026
Garofoli al Giro di Sardegna è andato vicino alla vittoria in diverse occasioni, è mancato però il colpo grosso
Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Giro di Sardegna 2026
Garofoli al Giro di Sardegna è andato vicino alla vittoria in diverse occasioni, è mancato però il colpo grosso
Un debutto importante alle Ardenne…

Sarà la mia prima volta su quelle strade. In realtà ci sarei dovuto andare anche l’anno scorso, poi però i programmi cambiarono a causa dell’incidente di Remco Evenepoel. Ora invece toccherà a me, un bel banco di prova in gare che penso possano avvicinarsi alle mie caratteristiche

Lo hai nominato, senza Evenepoel è una Soudal Quick-Step tanto diversa?

Lo scorso anno insieme a lui ho corso solamente al Lombardia e la prima volta che l’ho visto in gara è stato al mondiale in Rwanda. Diciamo che la sua mancanza si sente all’interno della squadra. Io me ne rendo conto anche solo in maniera indiretta, da quelli che sono gli obiettivi e i programmi.

Va via un fuoriclasse e ora tocca a voi fare un passo in più?

L’obiettivo del team è quello di tornare competitivo nelle Classiche, tralasciando i Grandi Giri. O per lo meno non guardando alla generale, ma più alle singole tappe. Per me si apre un ventaglio di opportunità interessante, se mi fossi trovato a correre con Evenepoel avrei sicuramente lavorato per lui. Ora sono molto più libero di giocarmi le mie carte.

Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, in azione al Trofeo Laigueglia 2026
Garofoli in azione al Trofeo Laigueglia, concluso all’undicesimo posto
Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, in azione al Trofeo Laigueglia 2026
Garofoli in azione al Trofeo Laigueglia, concluso all’undicesimo posto
Con quali ambizioni?

L’obiettivo principale di questa prima metà di stagione sarà il Giro d’Italia. Nel 2025 ho fatto il mio esordio alla Corsa Rosa e ho avuto delle buone risposte. Quest’anno arriverò con una maggiore convinzione nei miei mezzi e tanta fiducia. 

Che stagione deve essere questa?

Quella in cui riuscire a fare un passo ulteriore in avanti. Nella passata stagione ho fatto registrare buone prestazioni senza concretizzarle

In che modo si concretizza?

Penso sia un aspetto più mentale che fisico. Il 2025 era un anno particolare, nel quale sono arrivato dopo tante stagioni difficili e un approccio al professionismo complicato. Nei miei primi anni da pro’ faticavo a stare in corsa. L’anno scorso sono riuscito a propormi, a stare in gara e farmi vedere. Adesso serve raccogliere i risultati.

Filippo Magli, Bardiani CSF 7 Saber, Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Strade Bianche 2026
Alla Strade Bianche Garofoli ha chiuso una prima parte di gare con buone sensazioni in vista di aprile e maggio
Filippo Magli, Bardiani CSF 7 Saber, Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Strade Bianche 2026
Alla Strade Bianche Garofoli ha chiuso una prima parte di gare con buone sensazioni in vista di aprile e maggio
Hai detto essere un aspetto più mentale che fisico, ma i due percorsi sono paralleli?

Il 2025 l’ho terminato partecipando a mondiali ed europei, andando anche forte. Questo mi ha dato una grande motivazione per ripartire e affrontare l’inverno successivo. Sono ripartito con buone prestazioni anche al Giro di Sardegna e al Laigueglia ero sempre nel vivo della corsa. Credo siano tutti segnali positivi che testimoniano come me la possa giocare per la vittoria.

Deve essere la stagione della consacrazione, da quali obiettivi si passa?

Essere alla Freccia e alla Liegi mi dà uno stimolo in più, perché sono corse dove possono uscire le mie doti di corridore resistente. Riuscire a ottenere un risultato positivo sarà già una prima risposta in questo senso, ma il vero grande obiettivo arriverà con il Giro d’Italia. Vincere una tappa è quello che cerco. 

Al Giro d’Italia, qui in azione nell’edizione 2025, l’obiettivo sarà conquistare almeno una tappa
Al Giro d’Italia, qui in azione nell’edizione 2025, l’obiettivo sarà conquistare almeno una tappa
Pensi di poter fare lo step per essere performante sulle tre settimane?

Non è una cosa dalla quale sono così lontano. Anche in questo caso torna l’aspetto di avere ottime doti di resistenza, infatti le mie migliori prestazioni in un Grande Giro le ho ottenute nella seconda e terza settimana. Paradossalmente soffro di più nella prima. Non parlo di vincere un Giro d’Italia, ma di entrare nei primi dieci sì, quello credo possa essere un obiettivo concreto in futuro. 

Tutto il lavoro sarà focalizzato per arrivare pronto al Giro?

Sì, anche l’altura fatta a febbraio aveva come scopo quello di mettere una buona base per poi fare un altro blocco di lavoro ad aprile. Poi tra Liegi e Giro passeranno due settimane e lì deciderò quale sarà l’avvicinamento migliore.

Tirreno-Adriatico 2026, cronometro Lido di Camaiore, Filippo Ganna

Tirreno, Ganna avvisa Tadej e VdP: per Sanremo c’è anche lui

09.03.2026
7 min
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Al pari di Pogacar l’altro giorno a Siena, Ganna è contento come succede quando hai tanto lavorato senza riferimenti e la vittoria conferma che l’hai fatto bene. Dopo Tadej e Van der Poel, un altro dei tre di Sanremo ha battuto il colpo. Sul lungomare il sole ha costretto tutti a sfilare giacche e maglioni, Pippo indossa la maglia di leader della Tirreno e dal colletto affiora quello del body tricolore. La cronometro della Versilia lo ha visto vincitore in 12’08” alla media di 56,858. Un treno, sfrecciato sul traguardo con un fruscio. Su 38 vittorie ottenute finora, 31 sono venute a cronometro.

«Sì, ne avrò vinte anche 38 – sorride Ganna, di ottimo umore – ma quanti sono i secondi posti? Sono tanti quanti le vittorie, per questo bisogna investirci e migliorare. Bisogna rimanere aggiornati perché da vittoria al secondo posto a volte è un pelo, a volte è proprio niente, a volte è un’eternità. L’anno scorso all’europeo ho visto come nei punti più adatti a me potevo difendermi anche contro Remco, però dove la strada sale, il peso fa la differenza.

«Perdo molti secondi, quindi ogni volta devo cercare di essere più veloce dove posso e limitare i danni dove non posso essere veloce. I rumors dicono che la crono della prossima Olimpiade avrà l’arrivo in salita, quindi magari mi dovrò concentrare su altre cose (ride, ndr)».

Il pubblico italiano lo ha acclamato come ogni anno, in questa crono che è diventata una classica e al mattino ha visto fra gli juniores la vittoria di Patrick Pezzo Rosola, anche lui con copriscarpe della Ineos Grenadiers che da pochi giorni ha affiancato la sua Nord est Petrucci Assali Stefen. Sua madre Paola, due ori olimpici nella mountain bike, l’abbiamo vista nell’ultimo chilometro che aspettava il passaggio degli ultimi prima di andare via.

Però intantoGanna risponde e parla, con la voglia di raccontarsi. Stamattina prima del via, Marco Villa ci ha raccontato che dopo la Volta ao Algarve, il suo pupillo è andato ad allenarsi da solo e spesso dietro moto a Gran Canaria e che quindi è arrivato qui un po’ stanco.

Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Dopo la Volta ao Algarve, Ganna è andato ad allenarsi da solo a Gran Canaria: è arrivato alla Tirreno leggermente affaticato
Come Pogacar e Van der Poel: l’allenamento solitario è la nuova chiave di Ganna per il successo?

Quest’anno ho speso tanto tempo ad allenarmi al caldo. A Gran Canaria ho avuto prima una settimana con un po’ di mal di gola e un po’ di tosse per il cambio di clima. Però non mi sono fatto demoralizzare, sapevo che comunque dovevo allenarmi per arrivare agli obiettivi che mi ero proposto durante l’inverno. Quindi sono rimasto tanto tempo concentrato. Ho avuto compagni di avventura diversi, all’inizio con Matteo (Sobrero, ndr), poi compagni di squadra nei vari ritiri. Però sì, tanti allenamenti da solo.

E come è andata?

Quando pensavo di mollare, avevo in mente l’obiettivo principale della stagione che ovviamente è la Sanremo. Però non volevo neanche strafare e l’allenatore più di una volta mi ha tirato il freno a mano. E mi ha detto: «Filippo non andiamo in condizione adesso, gli obiettivi sono più avanti». Quindi spero di essere sulla rotta giusta, con le condizioni giuste, senza aver dato né troppo né troppo poco.

Questa vittoria si può considerare una risposta a quello che hanno fatto Van der Poel all’Omloop Nieuwsblad e Pogacar alla Strade Bianche?

Diciamo che sono corse differenti, sono tipologie differenti di corsa. Ho grande stima di questi due corridori. Credo che Tadej sia rientrato dall’inverno facendo vedere che è veramente forte. E lo stesso Mathieu ha fatto grandi cose per tutto l’inverno. In ogni caso non mi posso confrontare con lo stesso metro di paragone, però credo di aver fatto tutto il meglio per fare un ottimo risultato.

Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Ganna ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,858 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
Hai detto che sulla crono c’è da investire e migliorare: quanto sono cambiate le bici negli ultimi dieci anni?

Alla fine credo che già con i freni a disco la situazione sia molto cambiata. Oggi abbiamo visto anche Van Aert partire con una doppia lenticolare. C’è tanta tecnologia che progredisce, tante cose comunque belle e interessanti, perché se rimanessimo ancora con i freni a bacchetta sarebbe una strana situazione. Tutto il mondo continuerebbe a evolversi e noi rimarremmo fermi. L’unica cosa che non è cambiata negli anni è attaccare ancora il numero con le spille. Quello ricorda il ciclismo di una volta e fa un po’ ridere. Tutti controllano l’aerodinamica, poi si attacca il numero con le spille cercando di farlo il più aderente possibile.

Hai detto di non esserti sentito al 100 per cento, eppure hai vinto: pensi che sia un bel segnale?

Magari non ho ancora l’elasticità muscolare che potevo avere fino a qualche anno fa, forse l’età comincia a farsi sentire. Dite che sono ancora giovane, però comincio ad essere uno dei vecchi del gruppo. Speriamo che la condizione possa arrivare nei prossimi giorni e darmi quello che mi serve per arrivare senza pensieri dove conta. Di sicuro sono consapevole di aver lavorato bene. Forse non ho ottenuto ancora la condizione che volevo, però ho imparato che anche quando la gamba non è della migliore, la testa può fare la differenza.

Hai raccontato di aver parlato tanto della Sanremo con Piero Baffi, quasi a voler cercare riscontri fuori dalla cerchia dei tecnici. Preferisci avere un confronto meno schematico?

Al contrario di tanti, non ho nessun mental coach, preferisco confrontarmi con gli amici che magari sanno meno di ciclismo, perché mi piace avere il punto di vista di qualcuno che non è esperto. L’esperto ha chiaramente una sua opinione e riesce subito a dare un punto negativo o positivo alla performance. Mi piace confrontarmi con amici e parenti perché di sicuro non hanno in testa i watt, l’alimentazione e tutte queste cose qua e sono un po’ più all’acqua di rose. Mi piace più avere un confronto di questo tipo che avere un confronto minuzioso.

Si può dire che a Ganna non piaccia il ciclismo troppo scientifico?

Quest’anno ho provato a seguire minuziosamente l’alimentazione e dopo una settimana sono saltato. Quindi ho continuato a fare quello che facevo prima e forse riuscirò a tornare ai livelli dell’anno scorso, che mi sono sembrati più che dignitosi. Però ho notato che in certi momenti mangiavo meno di quello che avrei dovuto. Forse per mia ignoranza, scambiavo il fatto di mangiare poco come il modo per dimagrire, invece mangiando di più ho meno deficit e mi aiuta a perdere peso più velocemente. Quindi mi piace il ciclismo metodico, mi piace la ricerca, ma non sono esasperato come tanti.

Come chi, ad esempio?

Ogni tanto sui social vedo i reel che mi passano, dove ragazzi di categorie molto giovani seguono già diete o grammature. La cosa che mi fa sorridere è pensare che il mio primo mondiale l’ho vinto mangiando Nutella, uova strapazzate e bacon. La nutrizione è importante, essere metodici è importante, ma credo che la leggerezza di testa sia molto più importante.

A proposito di leggerezza, trovare sull’ammiraglia Viviani e Geraint Thomas è un valore aggiunto?

Qui doveva esserci Cioni, ma è malato e lo saluto: «Ciao Dario, torna presto qui!» (ride, ndr). Mi ha seguito Leo Basso e mi ha spinto bene. Elia l’ho sempre visto come un direttore sportivo anche quando era un mio compagno, perché tanti consigli glieli ho sempre chiesti e ho voluto sempre confrontarmi con lui. Credo che avere accanto lui e Thomas mi dia la tranquillità che potrà portarmi dove voglio senza essere troppo pesante di testa o senza troppe pressioni.

Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contanto i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Filippo Ganna ha vinto 38 corse (39 contando i mixed team relay): di queste, 31 sono venute a cronometro
Cercherai di difendere la maglia?

Sincero, fino ad oggi non avevo pensato che domani c’è lo sterrato e può essere una tappa di classifica. Ero rimasto solo alla cronometro, non ho pensato a domani. Di sicuro stasera, quando arriverò in hotel, ci saranno i vari meeting con direttori e allenatori e penseremo anche a domani. Cercheremo di vedere il finale e capire come affrontarlo, come arrivare nelle migliori condizioni per riuscire anche ad agevolare i nostri compagni di squadra. Proverò a difendermi senza strafare e se poi nei prossimi giorni ci scappasse un giorno di gloria personale, sarei altrettanto felice.

L’obiettivo è un altro, insomma…

Sono qui per trovare il miglior feeling possibile per affrontare le prossime settimane e non vedo l’ora che venga quella fra la Tirreno e la Sanremo per potermi riposare un po’. Il giorno in cui avrò messo il mio ping, se arriverà il risultato, sarò molto felice. Se invece non dovesse, vuol dire che qualcuno è stato più forte di me.

UAE TOur Women 2026, Rachele Barbieri

Nuova Nalini RAY: test al UAE con Rachele Barbieri

09.03.2026
5 min
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Tra i marginal gain possibili, quello dato dall’abbigliamento non si limita all’aerodinamica, che pure recita la parte del leone. Chi produce filati non lascia passare giorno senza approfondire il rapporto di scambio che si crea fra il corpo umano e il tessuto che lo fascia. Ed è stato così che un giorno in Nalini si sono imbattuti in un filato di nome VIFLO®, un tessuto progettato per assorbire il calore naturale del corpo e restituirlo sotto forma di raggi infrarossi lontani (FIR – Fair Infrared Rays).

Questi raggi, dichiara il produttore, penetrano nei primi strati dell’epidermide, stimolando delicatamente la microcircolazione cutanea, generando effetti positivi sul benessere e sull’aspetto estetico della pelle. Siamo però sicuri, si sono chiesti nell’azienda mantovana, che i benefici siano soltanto estetici?

Per questo i tecnici di Nalini si sono rivolti all’Università di Verona, tornando dai test con delle indicazioni a dir poco entusiasmanti. Grazie agli infrarossi infatti si otterrebbe un abbassamento del battito e della produzione di lattato. La collezione della primavera 2026 dell’azienda mantovana nasce da qui e si fonda su maglia, pantaloncini e body cui è stato dato il nome di RAY. E siccome gli atleti che vestono i prodotti del brand hanno la precedenza, dopo i test con il Sissio Team fra gli under 23, la dotazione è passata in anteprima al Team Picnic PostNL, che sarà equipaggiata da Nalini fino al 2027.

Degli studi portati avanti grazie ai ricercatori dell’Università di Verona vi racconteremo in un articolo a parte. Quello che era interessante raccogliere come primo step di questo viaggio è stata l’esperienza degli atleti.

La maglia RAY di Nalini ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus
La maglia RAY di Nalini in realtà ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus
La maglia RAY di Nalini in realtà ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus
La maglia RAY di Nalini in realtà ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus

Fra Australia e UAE Tour

Rachele Barbieri ha usato la nuova maglia Nalini al UAE Tour Women, altri del team hanno potuto farlo al Tour Down Under. E mentre in questi giorni continua a metterla alla prova nelle prime classiche del Nord cui ha preso parte, noi ci siamo fatti raccontare il primo spicchio della storia.

«Quando siamo partiti per il UAE Tour – racconta l’emiliana – oltre a consegnarci la prima tranche di materiale, ci hanno spiegato la novità. Francamente fa molto piacere che ci sia dietro tutto questo studio. Però alla fine ci stiamo specializzando in qualsiasi cosa, dalla bici e poi a scendere su ogni componente, per cui non mi stupisce che si possa approfondire tanto anche il discorso dell’abbigliamento, con una così grande attenzione al dettaglio. Con Nalini noti certamente la qualità del materiale, di cui sono veramente molto contenta. Lo stesso body da crono te lo senti addosso benissimo, è comodo e percepisci chiaramente che il tessuto ha una sua consistenza.

«Anche quello che hanno fatto con Dyneema per limitare i danni in caso di caduta, è sbalorditivo. E’ un materiale che senti diverso, ma resta molto leggero. La prima volta me l’hanno dato per la Roubaix e se inizialmente potevo essere un po’ scettica, dopo che sono caduta ho toccato con mano: avevo addosso appena qualche segno, mentre un pantaloncino classico si sarebbe strappato e probabilmente mi sarei fatta male anche io. La somma di tutte queste cose ti fa capire e credere che dietro ci sia davvero un grande studio. Miracoli non ne fa ancora nessuno, però quello che fa Nalini ci aiuta. E i capi che ci hanno dato quest’anno ne sono una bella prova».

Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY
Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY
Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY
Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY

Il comfort in attesa dei dati

I nuovi capi portano il nome RAY e sono realizzati con il filato di cui vi abbiamo detto in apertura. Alle ragazze della squadra l’hanno spiegato i responsabili dell’area tecnica, che le hanno informate anche della collaborazione con l’Università di Verona e del fatto che di lì a poche settimane i kit sarebbero stati completi. Le prime sensazioni hanno offerto intanto riscontri positivi.

«Se devo parlare di comodità – prosegue Barbieri – al UAE Tour è stato tanto caldo, soprattutto nella tappa di salita, e ho sentito che la maglia traspira bene e veste bene, quindi fa benissimo il proprio dovere. Da fuori vedi solamente che ha una trama di cerchi, a livello estetico rispetto a una maglia normale noti solo questo. Probabilmente il tipo di azione che svolge quel particolare tessuto si potrà apprezzare dopo corse di più giorni, ma tra i vantaggi più immediati c’è il fatto che agevoli il recupero e consenta una termoregolazione migliore.

«E’ chiaro che avendola usata ancora in poche gare – prosegue – magari non ti rendi conto di aspetti che emergeranno dall’analisi dei dati. E allora forse dal confronto con le esperienze precedenti gli allenatori si renderanno conto che in effetti la frequenza cardiaca risulterà mediamente più bassa e anche il lattato sarà minore. Ma vi dirò una cosa: in attesa dei risultati di queste analisi, il solo fatto di avere indosso qualcosa che potrebbe migliorare la performance, dal punto di vista mentale diventa una spinta in più».

La maglia Nalini è ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato
La maglia Nalini ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato
La maglia Nalini è ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato
La maglia Nalini ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato

Il corpo sempre asciutto

A pensarci bene sarebbe un po’ troppo pretendere che l’atleta percepisca sul suo corpo l’azione di quel tipo di filato, che avrà eventualmente ripercussioni sulla performance. Quello che un’atleta come Rachele Barbieri, che è sempre stata molto attenta ai materiali, può percepire è che la maglia svolga bene il proprio lavoro… meccanico, basato su traspirabilità e vestibilità.

La prova che la maglia RAY sappia il fatto suo in tema di termoregolazione, Rachele Barbieri l’ha avuta però nell’arrivo in salita di Jebel Hafeet, quello che per lei che è velocista rischiava di essere un calvario e ha invece lanciato verso il successo Elisa Longo Borghini.

«Quel giorno – spiega – avevo la maglia a pelle, sotto avevo il top, il reggiseno sportivo, e non ho mai avuto la sensazione che la maglia mi si appiccicasse addosso. Era una tappa tanto calda, quindi ci siamo anche tanto bagnate, e di solito in quei casi il contatto con la maglia bagnata può dare fastidio. Invece mi sono trovata proprio bene.

«Avremo magari la controprova nelle prossime settimane quando le temperature saranno più alte anche in Europa e i giorni di gara si accumuleranno, ma ho avuto per tutto il tempo la sensazione di indossare una maglia che facesse qualcosa per me, in termini di regolazione della temperatura e di comodità. Questo lo posso dire con certezza, per il resto passo la palla ai tecnici che sapranno leggere i dati meglio di me».

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar

EDITORIALE / Pogacar, un grande vino da bere a piccoli sorsi

09.03.2026
5 min
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Non solo quelli sulla strada, la quarta Strade Bianche di Tadej Pogacar ha richiamato frotte di spettatori anche davanti agli schermi. I numeri della RAI parlano di quasi 700 mila spettatori medi e share del 6,7 per cento: soltanto l’edizione del 2020, che si corse ad agosto e fu vinta da Van Aert su Formolo, fece meglio di così. Ma quanto è dispendioso correre come Pogacar?

Nella conferenza stampa dopo la vittoria di Siena, lo sloveno ha spiegato di essere spesso costretto a questi lunghissimi attacchi da percorsi disegnati (a suo avviso) senza troppo criterio, con i tratti più selettivi troppo lontani dall’arrivo. Se nella sua testa e nei dati in possesso della squadra (come ha ben spiegato ieri Matxin) c’era la consapevolezza che il doppio passaggio su Colle Pinzuto e poi sulle Tolfe non sarebbe bastato per staccare Seixas, va da sé che l’attacco su Monte Sante Marie fosse l’unica carta da giocare.

Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar. VdP invece ci sarà.
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar, Van der Poel invece ci sarà
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar. Van der Poel invece ci sarà.
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar, Van der Poel invece ci sarà

Exploit e recupero

I dati diffusi da Velon sono paurosi. Nel suo scatto, Pogacar ha espresso una potenza di 600 watt per 1’32”, contro i 570 di Seixas e i 560 di Del Toro. La media watt del campione del mondo nei 77,4 chilometri della sua fuga è stata di 380, mentre furono 340 nelle edizioni 2024 e 2025. Pogacar sta crescendo ancora, ma certe azioni scavano in profondità e così lui ha iniziato a correre con il contagocce. Allo stesso modo, di riflesso, si sta gestendo Van der Poel, in un effetto domino inevitabile se si vuole che l’olandese possa opporsi alle accelerazioni di Tadej.

Quando ci si lamenta per il fatto che il campione del mondo si veda poco e corra solo quando è sicuro di poter vincere, va considerato probabilmente anche questo aspetto. Finché continuerà a correre in modo così dispendioso, per necessità o per convinzione, Pogacar avrà sempre bisogno di una fase di recupero prima della gara successiva: almeno se si vuole che il livello rimanga così alto in ogni gara e sino alla fine dell’anno.

Se da oggi fosse in corsa qui alla Tirreno-Adriatico, avrebbe avuto la sola giornata di ieri per tirare il fiato e probabilmente non gli sarebbe bastato. Invece ieri sera Tadej si è fatto la doccia, ha ringraziato i compagni che lo aspettavano sul pullman, poi è andato a Firenze da cui un aereo privato lo ha riaccompagnato a Monaco. Lo rivedranno venerdì alla vigilia della Sanremo, ma siamo certi che lo rivedremo ben prima su qualche social mentre solca il Poggio dietro a uno scooter.

Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa a preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa per preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa a preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa per preparare la Sanremo

Imbattuto, anche imbattibile?

Qui si apre tuttavia una grande porta: se si vuole durare a lungo e si corre soltanto quando si ha un’elevata probabilità di vincere, allora è giusto che la UAE Emirates faccia così. Se si corre per vincere, ma si contempla anche la possibilità di essere sconfitti, allora Pogacar potrebbe fare di più. Avrebbe potuto anche correre la Tirreno, puntando “solo” a un paio di tappe, senza che questo suonasse come un disonore.

Il suo correre sbalorditivo e chirurgico fa storcere il naso a chi amerebbe vedere più spesso il campione sulle strade, come accadeva fino a non troppi anni fa. Si è sempre dissertato sulla differenza fra nuovo ciclismo e ciclismo classico, ma se vent’anni fa il tema ha rischiato più volte di essere retorico, oggi la svolta non può passare inosservata. Si corre anche nel rispetto degli avversari, ma di questo passo nessuno o pochissimi potranno dire e passare alla storia per aver battuto Pogacar.

Prima hanno detto che fosse come Merckx, ora dicono che Tadej sia meglio di lui. Lo ha dichiarato su queste pagine un cantore esperto come Claudio Gregori e non è raro imbattersi nell’accostamento e nel prevalere dell’uno o dell’altro nelle opinioni che capita di raccogliere.

La vera bestia nera di Pogacar, anche più di Vingegaard, è Van der Poel: nel 2025 lo ha battuto alla Sanremo e alla Roubaix
La vera bestia nera di Pogacar, anche più di Vingegaard, è Van der Poel: nel 2025 lo ha battuto alla Sanremo e alla Roubaix

Toccata e fuga

E’ davvero così? Magari è possibile. E’ però interessante notare che nel 2024 in cui ha vinto Giro e Tour, Pogacar ha sommato 58 giorni di corsa, aggiungendo ai due Grandi Giri anche le vittorie del Catalunya, della Liegi, di Montreal, dei mondiali, dell’Emilia e del Lombardia.

Nel 1974 in cui ha vinto Giro e Tour (doppietta che gli è riuscita anche nel 1970 e nel 1972), Merckx ha messo insieme 93 giorni di corsa, quasi il doppio di Pogacar. E ai due Grandi Giri, anche lui ha aggiunto il mondiale, piazzandosi tuttavia nelle grandi classiche e in corse a tappe minori. Per questo vale meno di Pogacar oppure vale di più perché si è messo in gioco accettando anche il rischio della sconfitta, che ha reso grandi i campioni capaci di infliggerla?

Il correre di Pogacar è sensazionale, ma a suo modo anche freddo. Non lo abbiamo mai visto vincere soffrendo, cosa che accade quando la condizione non è perfetta e gli avversari ti mettono alle corde. Tadej è il più forte e proprio per questo dovrebbe avere il coraggio di rischiare di più. A meno che dietro non ci siano altri discorsi di gestione affinché l’investimento sia preservato più a lungo possibile. E sarebbe certamente un discorso altrettanto accettabile.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro?

09.03.2026
4 min
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BENICASSIM (Spagna) – Le aero bike sono le più ambite a tutti i livelli e l’aerodinamica si pone ormai da anni come il gamechanger primario per la ricerca tecnica e tecnologica. Se è vero che la più grande variabile resta il corridore, è altrettanto vero che la strenua ricerca dei miglioramenti aerodinamici nell’ambito del ciclismo ha contribuito in modo esponenziale a cambiare le biciclette.

La stessa ricerca aerodinamica è complice in una sorta di standardizzazione del design che, sembra far sì che le aero bike hanno tante parti in comune? Abbiamo chiesto ad Arne Burkhardt, capo ingnere in Merida e responsabile dello sviluppo della nuova Reacto di Merida.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Uno dei corridori più moderni in fatto di approccio tecnico è Matej Mohoric
Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Uno dei corridori più moderni in fatto di approccio tecnico è Matej Mohoric
Cosa significa l’aerodinamica di oggi nell’ambito del ciclismo?

Aerodinamica, non è solo un sostantivo e non è un fattore rappresentato da un solo numero. L’aerodinamica è ricerca, è scienza ed è una chiave di volta quando la tecnologia raggiunge l’apice, la punta di un iceberg che abbraccia tanti fattori.

Rispetto al passato è cambiata?

Tantissimo, complici nuove tecnologie a disposizione e nuovi sviluppi. Una volta, 10 anni fa, ci si concentrava esclusivamente sulla velocità. Le aero bike diventavano veloci e non in rari casi, anche instabili ad esempio con vento laterale spinto. Oggi la velocità resta l’obiettivo principale, ma rispetto ad un’epoca precedente si considera anche l’esposizione laterale del binomio bicicletta/atleta ed il miglioramento del drag, cioè la forza opposta all’aria.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Le gallerie del vento giocano un ruolo fondamentale
Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Le gallerie del vento giocano un ruolo fondamentale
Di quali parametri si tiene conto?

C’è il comfort funzionale alla performance e la possibilità di analizzare il risparmio di watt a parità di andatura. Inoltre siamo riusciti a portare lo sviluppo virtuale ad un livello del tutto comparabile alla vita reale. Ovvero, quando il mezzo meccanico è su strada con il suo atleta.

Significa che oggi l’aerodinamica influisce anche sulla stabilità della bicicletta?

Esattamente. La stabilità della bicicletta è un fattore dominante, perché se una bici è efficiente nei numeri, ma è instabile, allora gli stessi benefici sono vanificati. Ad esempio in discesa e nei tratti più tecnici dove è fondamentale guidare. Le bici di aero di oggi sono delle overall a tutti gli effetti. E’ dimostrato anche dai pro’ che usano le aero bike in salita.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
I moduli di sviluppo virtuali sono in continua evoluzione
Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
I moduli di sviluppo virtuali sono in continua evoluzione
Comfort funzionale, un altro aggettivo talvolta ridondante. Cosa significa?

Partendo dal presupposto che per una aero bike il comfort non è mai il focus principale, è necessario considerare che il corridore per spingere forte ed a lungo deve essere a suo agio. L’aerodinamica della bicicletta crea una base forte e poi ci sono il layup del carbonio e le geometrie. All’unisono.

Semplificando. La biomeccanica moderna che vuole i corridori con la schiena in linea con il terreno?

E’ un modo davvero semplice per riassumere, ma è così.

Perché le aziende investono così tanto nell’aerodinamica?

L’aerodinamica è una sfida continua ed è una grande opportunità che permette di migliorare le prestazioni della bicicletta. E’ il primo fattore che rende possibile la ricerca di nuove soluzioni di design che a loro volto influiscono su forme e processi di produzione. E poi c’è l’ambito professionistico e se vuoi restare al top del ciclismo gli investimenti in questa direzione sono obbligati.

Talvolta però le aero bike sembrano molto simili tra loro. Perché?

Sono due i fattori principali da considerare. Il primo sono le regole e le quote numeriche imposte dall’UCI. Il secondo è legato alle tecnologie che evolvono, ma sono disponibili per tutti o per lo meno a chi se le può permettere. Quando il delta della ricerca si restringe, è facile commentare scelte che sembrano simili. Però, sono i dettagli a fare la differenza e spesso le diversità sono davvero grandi.

Esistono ancora margini di miglioramenti?

I margini di miglioramento ci sono, ma è sempre più difficile trovarli. Molto dipende anche dalla tecnologia disponibile che permette di fare ricerca. Di sicuro la ricerca e le tecnologie dedicate alle aero bike evolveranno ancora ed in futuro avremo delle bici ancora più efficienti e leggere.