Tra le tante novità legate alle nomine dal parte della Fci dei nuovi quadri tecnici nazionali ce n’è una… a metà. Nel senso che Dino Salvoldi resta al suo posto come titolare degli juniores, ma allarga il suo ambito a tutto il settore della pista maschile. Una scelta ragionata, perché consente di continuare a seguire ragazzi che ha cresciuto in questi due anni passati, portando numerosi risultati soprattutto su pista, ma chiamandolo anche a confrontarsi con nuove realtà.
Il tecnico milanese ha ottenuto in carriera qualcosa come 270 medaglie con i suoi atletiIl tecnico milanese ha ottenuto in carriera qualcosa come 270 medaglie con i suoi atleti
Si comincia subito
Salvoldi ha preso di petto il suo nuovo ruolo e le sue giornate sono davvero lunghissime e dense, anche perché l’esordio è dietro l’angolo, la prova di Nations Cup su pista prevista per la prossima settimana. Intanto però il tecnico continua a seguire i ragazzi anche perché c’è una nuova nidiata di juniores da visionare sempre tenendo presente che per quella categoria il suo impegno è totale, comprendendo anche la strada.
La chiacchierata parte da un assunto: il tecnico attraverso la pista si riaffaccia nell’agone olimpico lasciato quand’era alla guida del settore femminile assoluto: «Per me è una soddisfazione che ha il sapore della novità, perché cambio completamente settore. Lavorare con gli elite rappresenta uno stimolo enorme comprendendo anche le difficoltà del ruolo assunto da Marco Villa, che ha portato la pista italiana ai vertici mondiali».
Stella e Sierra, la coppia madison U23: lavorare su loro è uno degli obiettivi di questo biennioStella e Sierra, la coppia madison U23: lavorare su loro è uno degli obiettivi di questo biennio
Sarà il tuo un approccio soft, considerando che questi due primi anni non sono in programma le qualificazioni olimpiche?
Non direi, penso invece che non ci sia tempo da perdere considerando che siamo in mezzo a un cambio generazionale. Ci sarà molto da lavorare con quei ragazzi appena passati di categoria per fare in modo che fra un paio d’anni siano maturi anche per competere proprio con l’obiettivo olimpico. Qualificarsi non sarà per nulla facile, la concorrenza è sempre più ampia e forte, attendiamo di sapere quali saranno i criteri considerando naturalmente il quartetto come specialità primaria anche per le sue ripercussioni sulle altre. Ma c’è anche altro da considerare…
Ossia?
In questi due anni si andrà avanti nell’evoluzione tecnica ma anche dei materiali, quindi non dobbiamo farci trovare impreparati. Saranno due anni che ritengo molto importanti per costruire tutto il cammino olimpico.
Salvoldi continuerà a seguire gli juniores su strada e programma alcune trasferte all’estero (foto Rubino)Salvoldi continuerà a seguire gli juniores su strada e programma alcune trasferte all’estero (foto Rubino)
Assumi la guida del settore in un momento di passaggio importante, con Ganna, Milan, Consonni che si sono sfilati lasciando però una porta aperta per Los Angeles 2028. Come ti approccerai alla questione?
In realtà l’ho già fatto – sottolinea Salvoldi – ho parlato con loro e ritengo la loro scelta di concentrarsi sulla strada molto giusta, dopo aver dovuto dedicarsi a tempo quasi pieno alla pista per il breve quadriennio precedente. Ho avuto da loro ampie assicurazioni sul futuro, anzi non è detto che qualcuno di loro non possa anche tornare alla pista già ai mondiali di ottobre, considerando che la stagione su strada sarà conclusa.
Tu, seguendo tutte le categorie, potrai anche continuare a lavorare con quei ragazzi che avevano ottenuto il record mondiale nel quartetto juniores…
Sì, sono stati con me due anni, abbiamo stretto un rapporto personale, ma loro sanno come me che ora cambia tutto. L’impegno fra gli under 23 è complesso, sono in team che giustamente devono impiegarli e farli maturare su strada. Dovremo valutare in corso d’opera come muoverci, rientriamo in quel discorso fatto prima sulla maturazione di questi talenti in modo da averne qualcuno pronto per il 2027. In questo senso è fondamentale il dialogo con i team.
Milan dopo il titolo mondiale d’inseguimento. Che potrebbe difendere a ottobreMilan dopo il titolo mondiale d’inseguimento. Che potrebbe difendere a ottobre
Villa aveva rapporti stretti con tutti i responsabili delle squadre WorldTour e Professional, farai lo stesso?
Ho già iniziato a farlo, ho avuto già contatti che mi hanno dato molta fiducia. Ho trovato una pressoché totale disponibilità a strutturare il lavoro dei vari ragazzi tenendo conto delle diverse esigenze. Devo dire che le risposte che ho ricevuto sono andate anche al di là delle mie aspettative. Ora è importante che i ragazzi stessi si immergano nella nuova realtà nella maniera giusta.
Con gli juniores continuerai sulla scia del lavoro svolto nel precedente quadriennio, facendoli lavorare in entrambe le discipline?
Sicuramente, coinvolgendone un ampio gruppo, portandoli quando possibile a gareggiare all’estero per far fare loro esperienza. Avere tanto lavoro davanti non mi spaventa perché penso che sia una buona cosa poter operare su questi ragazzi attraverso più anni di attività in una fascia molto delicata. Inoltre è in questo modo agevolata la ricerca del talento, del quale il ciclismo italiano ha molto bisogno.
Jonathan Milan vince a San Benedetto e chiude la Tirreno-Adriatico con grande fiducia. Del Toro conquista la generale davanti a Jorgenson che fa il trabocchetto a Pellizzari
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Metti un giovanissimo diesse nel collaudato motore di una formazione juniores e si è ancora più pronti per il proprio viaggio. Il Team Nordest Villadose Angelo Gomme è una realtà storica della categoria che in questa stagione vuole proseguire il cammino per tornare ad essere un riferimento a livello nazionale anche grazie a nuovi inserimenti.
Nel comparto dei tecnici quest’anno in provincia di Rovigo è arrivato Mattia Garzara, classe 2002 con un recente passato da U23 nel CTF ed una freschissima esperienza da diesse degli allievi nell’U.C. Mirano, peraltro sua ex squadra da atleta. Abbiamo chiesto a lui, proprio l’ultimo arrivato a cui non mancano loquacità, chiarezza e preparazione, di aprirci le porte del Team Nordest e farcelo conoscere meglio.
Il Team Nordest Villadose Angelo Gomme ha impostato un calendario per gare a tappe e diverse internazionali (foto ufficio stampa)Il Team Nordest Villadose Angelo Gomme ha impostato un calendario per gare a tappe e diverse internazionali (foto ufficio stampa)Il Team Nordest Villadose Angelo Gomme ha impostato un calendario per gare a tappe e diverse internazionali (foto ufficio stampa)
Mattia, cosa ci fa un ragazzo della tua età già in ammiraglia?
E’ presto detto. Ho smesso di correre nel 2022 perché avevo perso la voglia di fare fatica (dice sorridendo, ndr) e perché ero rimasto indietro con gli studi. Infatti ho recuperato e a luglio mi laureo in consulenza del lavoro, che è un ramo di giurisprudenza dell’Università di Padova. Non volevo però lasciare il ciclismo perché volevo dare ancora qualcosa in un altro modo. Già nel 2020 avevo dato il terzo livello da diesse e mi è tornato utile nelle ultime due annate. Al di là del mio caso, credo che servano diesse giovani per attuare un ricambio generazionale nel ciclismo.
Come sei arrivato al Team Nordest?
E’ stato tutto un po’ per caso. Il primo contatto c’era stato ad agosto e inizialmente avevo detto di no, più che altro per un mio periodo difficile a livello personale e lavorativo. Poi ad ottobre si sono fatti avanti nuovamente ed ho accettato, anche perché gli juniores li ritengo una categoria più vicina e adatta a me per una questione di età e rapporti diretti con i corridori. Dico la verità, sapendo che potrebbe essere un mio limite da sistemare, ma faccio fatica a relazionarmi con i genitori troppo invadenti. Negli allievi capita ancora di avere a che fare con questo tipo di ingerenze.
Mattia Garzara, classe 2002, prima di arrivare al Team Nordest è stato diesse degli allievi dell’UC Mirano (foto ufficio stampa)Mattia si è subito integrato con staff e atleti. La categoria juniores la sente più vicina a lui (foto ufficio stampa)Mattia Garzara, classe 2002, prima di arrivare al Team Nordest è stato diesse degli allievi dell’UC Mirano (foto ufficio stampa)Mattia si è subito integrato con staff e atleti. La categoria juniores la sente più vicina a lui (foto ufficio stampa)
Com’è stato l’inserimento nella nuova squadra?
E’ stato facile, mi sono sentito subito a mio agio. Siamo in tre diesse ed ognuno di noi si occupa di mansioni diverse, anche se poi le tattiche di gara le studiamo assieme qualche giorno prima di correre. Qui il direttore storico del Villadose è Carlo Chiarion. Lo conoscevo già quando correvo e me ne aveva parlato molto bene Matteo Berti, che era il mio diesse quando correvo negli juniores della Work Service. Carlo è stato uno dei motivi per cui ho accettato di venire qua. Lui si occupa delle iscrizioni alle gare e delle trasferte.
L’altro diesse chi è?
C’è poi Lucio Tasinato, altra persona di esperienza. Lui cura i mezzi e il parco bici, restando in contatto col meccanico Gianmarco Mazzucato. Invece io cerco di gestire i rapporti con i ragazzi. Sono l’output della parte tecnica. Facciamo a rotazione alle gare, pur tenendo ruoli fissi. Sia Lucio che Carlo sono persone che hanno piacere a stare con i giovani, così come il resto dello staff. Sono contento di lavorare con loro.
Settembre 2020, Garzara all’epoca juniores della Work Service vince in provincia di Padova (foto italiaciclismo.net)Aprile 2022. Garzara da U23 in maglia CTF finisce secondo dietro Pinazzi alla Vicenza-Bionde (foto italiaciclismo.net)Settembre 2020, Garzara all’epoca juniores della Work Service vince in provincia di Padova (foto italiaciclismo.net)Aprile 2022. Garzara da U23 in maglia CTF finisce secondo dietro Pinazzi alla Vicenza-Bionde (foto italiaciclismo.net)
Avete altre figure?
Certamente. Il nostro team manager è Fabrizio Zambello, che è un dirigente della ditta Nordest (che segue un pool di aziende agricole del Veneto, ndr). Lui cura aspetti societari e si affida a noi diesse per la parte tecnico-tattica. Come preparatore atletico abbiamo Stefano Nardelli e come nutrizionista abbiamo Nicola Maria Moschetti (della Bahrain-Victorius, ndr). Poi naturalmente ci sono tante altre persone nell’organigramma. La nostra squadra è molto ben organizzata.
Invece che tipo di atleti avete?
Siamo partiti in dieci, ma siamo rimasti in otto. Ci manca il velocista perché Christian Quaglio (che l’anno scorso aveva vinto l’unica gara del Team Nordest, ndr) ha deciso di lasciare la strada per dedicarsi completamente alla pista nella velocità e giocarsi le sue possibilità in nazionale. Il nostro organico conta su ragazzi che sono tutti adatti a percorsi mossi e piuttosto duri.
Christian Quaglio a Marmirolo regala al Team Nordest l’unica vittoria del 2024. Quest’anno si dedicherà alla pista (foto italiaciclismo.net)Christian Quaglio a Marmirolo regala al Team Nordest l’unica vittoria del 2024. Quest’anno si dedicherà alla pista (foto italiaciclismo.net)
Quindi avete anche battezzato un certo tipo di calendario?
Sì esatto. Intanto lo abbiamo impostato per fare un’unica attività nel weekend, salvo i casi in cui andremo alle internazionali dove corrono in cinque e gli altri tre li mandiamo in altre corse. Faremo le gare a tappe di Abruzzo, Friuli e Valdera. La scelta è stata quella di puntare su un calendario di qualità con gare importanti anche per fare tanta esperienza ai nostri ragazzi. Anche perché il livello degli juniores si è alzato in modo esponenziale e in pratica sta diventando la categoria anticamera dei pro’ attraverso i loro devo team. Ci tengo ad aggiungere una cosa.
Prego…
In questi mesi ci siamo sentiti con Florio Santin, un signore belga appassionato di ciclismo originario di Caneva, che ci ha messo in contatto con gli organizzatori di alcune gare internazionali del Nord. Avevamo fatto richiesta di partecipare alla Philippe Gilbert juniors di ottobre, ma siamo arrivati un po’ in ritardo e sarà molto difficile essere al via. Però vorremmo organizzarci per andare in Belgio già dall’anno prossimo. A proposito di esperienza, i nostri ragazzi ne farebbero tantissima e vedrebbero un modo di correre totalmente diverso da quello che vediamo in Italia.
Il Team Nordest dispone di 8 juniores, tutti con caratteristiche per gare mosse e dure (foto ufficio stampa)Il Team Nordest dispone di 8 juniores, tutti con caratteristiche per gare mosse e dure (foto ufficio stampa)
C’è un nome da seguire che Mattia Garzara ci suggerisce?
Diciamo che il nostro corridore di punta potrebbe essere Daniele Forlin. E’ un passista-scalatore che tiene bene sulle salite medio-corte, ha caratteristiche dell’uomo da côte. L’anno scorso si è fatto vedere in alcune dove ha messo fuori il naso. Noi speriamo che quest’anno lui possa essere la rivelazione.
Com’è il rapporto tra un diesse di 23 anni e i suoi atleti?
Direi molto buono e l’impressione è di aver instaurato una bella connessione con loro. Ascoltano tanto e forse sto vedendo sempre di più che nelle categorie giovanili tendono ad ascoltare chi è più vicino alla loro età. Tuttavia ci vuole tantissimo equilibrio tra l’essere diesse e un amico. Bisogna essere attuali e stare sul pezzo con loro perché cambiano molto da un anno all’altro. Personalmente non do troppa confidenza ai ragazzi, però cerco di assecondarli in alcune cose quando ce lo possiamo permettere. Ho sempre pensato che col dialogo si ottenga tanto di più rispetto ad un modo autoritario.
Carlo Chiarion è il diesse storico del Team Nordest. Oltre a Garzara, c’è anche Lucio Tasinato in ammiraglia (foto ufficio stampa)Carlo Chiarion è il diesse storico del Team Nordest. Oltre a Garzara, c’è anche Lucio Tasinato in ammiraglia (foto ufficio stampa)
Per il 2025 il Team Nordest Villadose Angelo Gomme ha fissato degli obiettivi?
La volontà è quella di crescere, magari anche in vista del futuro. Quest’anno non abbiamo grandi individualità, ma sappiamo che correndo di squadra possiamo fare bene e toglierci qualche soddisfazione. Non abbiamo grosse aspettative. Vogliamo farci notare e movimentare sempre le corse. Dato il nostro calendario e il nostro organico, abbiamo tutte le possibilità per farlo.
Abbiamo chiesto a Paolo Slongo di leggere per noi la preparazione di Lenny Martinez. I volumi sono in linea con gli juniores, ma usa metodi troppo avanzati
SIENA – «A cose normali – dice Bennati – finito il rapporto avrebbero potuto convocarmi. Hanno uffici a Roma e Milano, il presidente ha il suo ufficio, dove ho firmato il contratto. Mi convocavano e avrebbero potuto spiegarmi qualsiasi tipo di ragione. Non sono arrivati i risultati? E’ una motivazione reale, che sarebbe da contestualizzare, ma è innegabile. Potevano dirmi che si aspettavano di meglio, per cui volevano voltare pagina. Invece alla fine sono stato io a chiamare Amadio. Eravamo a metà febbraio e gli ho chiesto che cosa avrei dovuto fare. E Roberto mi ha risposto che avevano appena finito la riunione in cui il presidente aveva deciso di non confermarmi».
La presentazione delle squadre della Strade Bianche è nel pieno, con Bennati sediamo sugli scalini nella Fortezza Medicea, mentre gli chiedono interviste e di fare qualche foto. Nelle scorse settimane tanti hanno parlato del commissario tecnico non confermato. Colleghi hanno scritto articoli molto duri e noi non avevamo ancora sentito la versione del toscano.
Il Consiglio federale di febbraio ha ratificato le nomine dei nuovi commissari tecnici. Quando la mancata conferma è stata ufficiale, Bennati ha scritto un post su Instagram. Ha ribadito il suo amore per l’azzurro. E ha lamentato le modalità della chiusura dei rapporti a causa delle quali ha rinunciato a importanti incarichi professionali. Richiesto nel merito pochi giorni fa, il team manager Amadio ha riconosciuto la serietà e l’impegno di Bennati e spiegato che la fine della collaborazione sia stata dovuta alla rottura dei rapporti fra il cittì e il presidente federale, cui spetta la prerogativa di nominare i tecnici.
La Strade Bianche partirà a breve, con il numero uno per Pogacar nella gara maschile e la sua compagna Urska fra le donneLa Strade Bianche partirà a breve, con il numero uno per Pogacar nella gara maschile e la sua compagna Urska fra le donne
Partiamo dalla fine: hai davvero rinunciato a un importante incarico professionale?
Avevo già ricevuto il contratto dalla Groupama-FDJ. Prima tramite Philippe Mauduit, poi Madiot e alla fine ho parlato con il direttore generale Thierry Cornec. Perso Demare, vogliono ricostruire un gruppo vincente attorno a un velocista forte e avrebbero affidato a me il progetto. Si trattava di individuarne uno libero e poi di costruirgli attorno un treno e un metodo di lavoro. Spero si possa riprendere il discorso che sul momento ho lasciato cadere perché aspettavo il Consiglio federale. Non avrei trovato corretto accettare un’altra offerta e per giunta all’estero.
La decisione è stata davvero presa per un problema di relazione fra Bennati e il presidente federale?
Probabilmente da un certo momento in poi qualcosa si è incrinato. Non ho accettato di accompagnarlo durante la campagna elettorale, ma quale altro tecnico lo ha fatto? Io credo che questa decisione sia stata presa molto prima di febbraio. Ovviamente nell’ultimo anno i problemi ci sono stati, spesso legati a incomprensioni. Ho fatto buon viso alla scelta di far correre Viviani su strada a Parigi. Alla fine è venuta la medaglia, hanno avuto ragione, ma confesso che a un certo punto ho anche pensato di dimettermi. Con il mio carattere non ho sempre detto di sì e qualche volta ho anche detto di no a situazioni in cui non mi trovavo. Non so se questo abbia portato alla decisione.
Che esperienza è stata per te questo viaggio di tre anni?
Alla nazionale non si può dire di no. Quando mi è stato proposto, io non conoscevo il presidente e lui non conosceva me. C’è stato un avvicinamento, poi due o tre incontri e alla fine ho preso la decisione, consapevole che il periodo sarebbe stato complicato. Va detto che quando ho accettato, Colbrelli aveva da poco vinto la Roubaix, era campione europeo e stava entrando in una dimensione internazionale importante. Sarebbe stato competitivo già dal primo mondiale in Australia, poi a Glasgow e anche alle Olimpiadi di Parigi. Sicuramente avremmo potuto chiudere il cerchio, però ovviamente è andata peggio a lui e mi dispiace tanto. A quel punto ho puntato sui corridori che avevamo e con cui ho lavorato bene. Trentin e Bettiol che, ad esempio, secondo il mio punto di vista era più in forma in Australia che a Glasgow. Sono stati tre anni difficili che sicuramente mi hanno dato la possibilità di crescere. Mi sono fatto le ossa, mi sono fatto tanta esperienza che non avevo per questo ruolo.
Quando Bennati ha firmato da cittì, Colbrelli era campione europeo e aveva da poco vinto la RoubaixQuando Bennati ha firmato da cittì, Colbrelli era campione europeo e aveva da poco vinto la Roubaix
Anche Villa ha detto che nessuno nasce commissario tecnico.
Penso che anche il grande Franco (Ballerini, ndr) non avesse l’esperienza della nazionale. Dalla sua parte sicuramente aveva un parco atleti molto più consistente. Non voglio dire che fosse più facile, però sicuramente aiuta.
Com’è stato il tuo rapporto con i corridori da non più corridore?
All’inizio è stato strano. Ero sceso da bici da poco tempo e avere questo rapporto così distaccato l’ho trovato particolare. Per fortuna non ci ho messo tanto a trovare le misure giuste.
Ti è parso che i corridori abbiano fatto sempre quello che gli hai chiesto?
Partiamo dal primo mondiale. Quello in Australia è stato molto positivo e lo ricordo con più piacere. I ragazzi hanno interpretato la corsa nella maniera giusta, c’era un bello spirito. Abbiamo sfiorato il podio con Rota e alla fine abbiamo salvato il risultato grazie a Trentin. Quel giorno Evenepoel era nettamente più forte, però il nostro approccio è stato un ottimo biglietto da visita, un modello per il futuro. E il copione, a mio modo di vedere, si è ripetuto anche a Glasgow. Anche lì la squadra ha lavorato bene, l’approccio è stato dei migliori. Bettiol si è giocato le sue carte con quella lunghissima fuga, anche se a un certo punto lo hanno messo nel mirino e poi gli hanno dato il colpo di grazia.
Nel mezzo ci sono stati gli europei di Monaco e Col du Vam.
A Monaco non avevamo ancora il Milan di adesso. Jonathan era agli inizi e il capitano doveva essere Nizzolo. Poi Giacomo è caduto e a quel punto è subentrato Viviani. I ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro, poi Elia ha scelto di impostare la volata da davanti poiché avevamo la squadra per quel tipo di lavoro. A Col du Vam invece si puntava a fare bene con Ganna. Dal punto di vista dell’esperienza in questi appuntamenti Pippo non aveva ancora l’immensa sicurezza che ha in pista e nelle crono. Anche lì la squadra ha lavorato bene, ma nel finale per un’indecisione nel posizionamento, siamo scivolati troppo indietro, c’è stata la caduta e si è compromessa la gara.
Gli europei di Hasselt vedevano l’Italia in pole position con Milan e sono stati la delusione più cocente di BennatiGli europei di Hasselt vedevano l’Italia in pole position con Milan e sono stati la delusione più cocente di Bennati
L’europeo del 2024 si poteva vincere?
E’ stato la delusione più grande, dopo tre anni di bocconi amari. Era la prima volta che la nostra nazionale si presentava ai nastri di partenza con l’uomo da battere, vale a dire Milan. L’amarezza è stata grande. Alla fine io non ho fatto nessuna conferenza stampa, non ho fatto dichiarazioni ufficiali, nonostante quanto mi è stato rinfacciato. Finita la corsa, abbiamo fatto la riunione sul pullman, io ho usato parole dure e questa cosa è trapelata. Non avendo le radioline e vedendo un certo atteggiamento nel finale, non ho potuto correggere il loro errore ed ero frustrato. E’ normale che dopo la corsa ci sia un chiarimento e il mio sfogo è stato confermato dalla loro reazione.
Che cosa hanno detto?
Si sono resi conto che, benché avessero fatto un lavoro straordinario, il finale non era stato gestito come si doveva. Di quella situazione avevamo parlato per una settimana, però probabilmente si sentivano talmente sicuri, che alla fine hanno sbagliato. Lo dico da corridore: le volte che ti senti più sicuro sono spesso quelle che ti va peggio. E questo poi me lo ha confermato Jonathan (Milan, ndr), quando ha ammesso che si poteva fare diversamente. Ma questo non è scaricare responsabilità sui corridori, anche perché io la responsabilità me la sono sempre presa. Come a Zurigo, che responsabilità vuoi dare ragazzi?
Che responsabilità vuoi dargli?
Non gli ho detto io di andare in corsa con quello spirito, sarei stato uno stupido. Nei tre anni abbiamo vissuto una parabola discendente, che secondo me non ci stava. Quello di Zurigo non era e non è assolutamente il nostro valore. Come ho detto anche in altre occasioni, il percorso non era adattissimo a Giulio (Ciccone, ndr), però secondo me era doveroso che vi partecipasse, anche e soprattutto in prospettiva del prossimo. Giulio ha 30 anni e non aveva mai corso un mondiale. Lo stesso valeva per Tiberi perché in prospettiva del mondiale in Rwanda, anche Antonio è un corridore da tenere in considerazione.
La partecipazione di Ciccone al mondiale di Zurigo è stata un investimento in vista del prossimo in RwandaLa partecipazione di Ciccone al mondiale di Zurigo è stata un investimento in vista del prossimo in Rwanda
Perché dici che la decisione era stata presa prima?
Perché si capiva, poi magari mi sbaglio. Dopo il Giro d’Onore è stato fatto un incontro con i tecnici che avevano già firmato il contratto. Io non lo avevo fatto, perché mi hanno detto che non sarebbe stato corretto farmi firmare e lasciare eventualmente il mio contratto al presidente che avesse vinto le elezioni. Sono rimasto in silenzio per quasi tre mesi, perché avevano detto a me e in diverse interviste che Bennati faceva ancora parte del loro programma. Perché allora non farmi partecipare anche me a quella riunione? Forse perché ero già fuori?
Nell’epoca in cui tutti comunicano in modo digital-social, spesso a sproposito e talvolta usando solo le emoji, c’è ancora chi utilizza una lettera di carta spedita per posta o consegnata a mano per presentarsi. Una maniera desueta ed originale al tempo stesso quella utilizzata dal VPT WhySport, neonata formazione elite/U23, per farsi conoscere nella categoria.
L’acronimo VPT significa Veneto Project Team e il suo staff a dire il vero è composto da gente che nel ciclismo c’è già da diverso tempo con altri ruoli. Insomma la materia la conoscono bene, però è la loro nuova realtà che merita di essere approfondita, anche alla luce degli ultimi risultati. O forse è meglio dire del primo risultato ottenuto. Lo scorso weekend infatti a Castello Roganzuolo, nel trevigiano, Manuel Loss ha regalato un bel secondo posto al VPT al termine di una fuga ristretta. Abbiamo quindi colto l’occasione per farci raccontare tutto da Paolo Santello, patron del team.
Tutto nuovo e partenza da zero per la società. Il VPT è nato per far correre quegli atleti che erano rimasti senza squadra (foto facebook)Tutto nuovo e partenza da zero per la società. Il VPT è nato per far correre quegli atleti che erano rimasti senza squadra (foto facebook)
Paolo per lei è un ritorno al passato, giusto?
Sì esatto, anche se con sostanziali differenze. Sono un preparatore atletico e nel 2014 con il mio studio SP Training curavo i programmi dell’Area Zero, un team continental. In quella squadra c’erano tre attuali pro’: Carboni, Pasqualon e Petilli. Sono contento e onorato di aver lavorato con loro, così come mi è capitato con Marcato e Busatto, l’ultimo in ordine temporale.
Come nasce l’idea di aprire una nuova squadra?
Nel mio studio abbiamo sempre seguito tanti ciclisti. Dall’appassionato che vuole perdere qualche chilo all’amatore, fino all’agonista puro come possono essere pro’, elite e U23. D’altronde lo slogan del nostro centro è “il sarto del ciclista”, perché abbiamo sempre fatto tabelle su misura come un abito. Ci capitava a fine stagione che tanti dei nostri atleti non trovassero squadra. Fino all’anno scorso alcuni di loro riuscivamo a consigliarli ad altre squadre, altri di loro invece erano costretti a smettere.
Lettera di presentazione ed una bottiglia di vino. Il VPT le ha regalate ad ogni formazione avversaria alla San GeoLettera di presentazione ed una bottiglia di vino. Il VPT le ha regalate ad ogni formazione avversaria alla San Geo
Quindi avete deciso di mettervi in proprio?
Proprio così. I miei figli Andrea e Matteo, che mi aiutano da sempre in studio, erano dispiaciuti che qualcuno non potesse continuare a correre. Mi hanno così proposto di creare una squadra che desse un’occasione a questi ragazzi che non voleva nessuno per tanti motivi. Ci siamo messi al lavoro ad ottobre con i ragazzi e col nostro staff, ma abbiamo potuto costituire la società solo a gennaio. Infatti per ora stiamo un po’ rincorrendo gli inviti per le corse di marzo perché non abbiamo tutti i weekend impegnati. Non tutti ci conoscono ancora, ma lo avevamo messo in preventivo.
Ed ecco la lettera di presentazione, che ha avuto ottimi riscontri dai vostri colleghi. Com’è venuta questa bella e singolare iniziativa?
Tante volte in passato si sono scoperte alcune squadre nuove solo dopo qualche corsa. Nessuno le conosce e magari iniziano le malelingue. Noi invece una settimana prima della San Geo, non appena abbiamo avuto la conferma di partecipare, abbiamo pensato di preparare questa lettera accompagnata da una bottiglia di vino delle nostre terre. Il nostro team manager Gianluca Mengardo, che è stato un mio atleta nell’Area Zero, le ha consegnate a mano ad ogni diesse di tutte le altre formazioni in gara alla San Geo. E devo dire che hanno apprezzato il nostro gesto. D’altra parte entriamo in punta di piedi in questa categoria.
Al GP De Nardi, Manuel Loss finisce secondo dietro Unfer della Solme-Olmo centrando il primo podio per il VPT (foto facebook)Prime soddisfazioni. Patron Paolo Santello non si aspettava il secondo posto di Loss al GP De Nardi (foto/VPT)Al GP De Nardi, Manuel Loss finisce secondo dietro Unfer della Solme-Olmo centrando il primo podio per il VPT (foto facebook)Prime soddisfazioni. Patron Paolo Santello non si aspettava il secondo posto di Loss al GP De Nardi (foto/VPT)
Com’è composto il VPT?
La nostra sede è a Cazzago, frazione di Pianiga in provincia di Venezia, a pochi chilometri da Padova. Abbiamo dieci ragazzi. Un elite e nove U23, di cui tre ragazzi che arrivano dagli juniores. Oltre a me, i miei figli e Mengardo, abbiamo tre diesse. Sono Damiano Albertin, Aldo Borgato (padre di Giada, la commentatrice di Rai Sport, ndr) e Andrea Caco. Anche loro li abbiamo rispolverati perché lo facevano tempo fa e li abbiamo coinvolti tutti e tre perché in base ai loro impegni lavorativi e personali si alterneranno alle corse.
Invece dal punto di vista tecnico come siete messi?
Nel nostro ritiro fatto sui Colli Euganei abbiamo avuto un’idea delle caratteristiche dei nostri ragazzi. Credo però che si capiscano meglio gara dopo gara. Posso dire che si sono impegnati tanto da subito. Diciamo che sia loro come noi, con i mezzi e tutto il materiale, siamo partiti da zero.
Intanto però il 2 marzo è arrivato un secondo posto che dà morale. Che giornata avete vissuto?
Sono onesto nel riconoscere che non c’era un grande lotto di partecipanti, però le gare vanno corse e onorate perché nessuno ti regala nulla. Il secondo posto di Loss è stato inaspettato e lui è stato davvero bravissimo. Era dentro ad una fuga di otto e pensate che io ero già contento se avesse fatto ottavo. Risultato a parte, la grossa soddisfazione è per come abbiamo corso, entrando sempre nei vari tentativi di fuga, fino a quella decisiva.
Staff. Il presidente Andrea Santello, il preparatore atletico Matteo Santello e il team manager Gianluca Mengardo (foto VPT)Il Veneto Project Team è formato da 10 atleti: un elite e nove U23, di cui tre che arrivano dagli juniores (foto VPT)Staff. Il presidente Andrea Santello, il preparatore atletico Matteo Santello e il team manager Gianluca Mengardo (foto VPT)Il Veneto Project Team è formato da 10 atleti: un elite e nove U23, di cui tre che arrivano dagli juniores (foto VPT)
Paolo Santello si è prefissato degli obiettivi con il Veneto Project Team?
Per il momento prendiamo quello che viene senza creare aspettative. Ad esempio abbiamo finito una gara dura e di livello come la San Geo con 3 ragazzi su sei. Quella è stata come una vittoria. E se facessimo un quinto posto al mese, stapperei sempre lo spumante. Vorremmo che il connubio della mia esperienza unita alla giovinezza dei miei collaboratori e della loro voglia di fare creasse dei frutti quest’anno e per i prossimi anni.
Marco Villa è il nuovo commissario tecnico dei professionisti. Dopo tre Olimpiadi alla guida della nazionale della pista, iI colpo di scena dell’ultimo Consiglio federale ha colto tutti alla sprovvista e in parte anche lui. Glielo avevano già detto, però prendere atto che fosse tutto vero è stato un bello scossone. Al punto che per qualche istante si è pensato che non ne fosse convinto lui per primo.
«Quando me l’hanno proposto la prima volta – ammette Villa – è stata una cosa un po’ surreale. Non sapevo se fosse il modo per tastare il terreno, ma ho capito presto che non era uno scherzo. La strada l’ha aperta Amadio, però dopo sono riuscito a parlare col presidente. La prima cosa che gli ho detto è che non volevo fosse passato il messaggio che a Villa non fosse piaciuto quello che gli era stato proposto. Anzi, gli ho detto che per me era un onore, soprattutto per la storicità di chi mi ha preceduto. Con tutto il rispetto per Bettini, Cassani e Bennati, pensare a Martini e Ballerini mi fa venire i brividi. Non me lo sarei mai aspettato…».
La prima uscita di Villa come tecnico dei pro’ è avvenuta a LaiguegliaLa prima uscita di Villa come tecnico dei pro’ è avvenuta a Laigueglia
Un grande onore, ma significa lasciare la pista che è stata la tua casa negli ultimi (quasi) vent’anni.
Non potevo non esternare che mi chiedevano di lasciare un settore che ho molto a cuore. E così ho chiesto se potevo fare ancora un po’ da collegamento, visto che abbiamo sempre professato la multidisciplinarietà. In fondo Bettini, Cassani e anche Bennati, con il discorso di Parigi e aver permesso a Viviani di correre su strada, sono sempre stati partecipi con me in pista.
E così rimarrai accanto a Bragato nella pista delle ragazze.
Mi piace l’idea di esserci ancora. Le donne mi sono state affidate tre anni fa. Abbiamo vinto subito un mondiale, abbiamo cercato di lavorare nonostante le difficoltà. L’incidente di Guazzini, l’incidente di Balsamo nel 2023 e l’altro nel 2024 a ridosso delle Olimpiadi, ci hanno rovinato il percorso di avvicinamento a Parigi. Però ne siamo usciti con una medaglia d’oro e con un quarto posto nel quartetto che fa sperare per Los Angeles. Abbiamo un gruppo che arriverà a Los Angeles in piena crescita, in piena maturità atletica e anche mentale. Credo che la medaglia d’oro di Guazzini e Consonni abbia dato qualcosa in più al gruppo. Così ho espresso il desiderio di terminare quel ciclo delle donne. Credo che con la collaborazione di Diego (Bragato, ndr), riusciremo a fare un bel percorso. E naturalmente ho un buon rapporto con Salvoldi, quindi se sta bene anche a lui, la collaborazione non mancherà.
Amadio si aspetta che Villa riesca a ricreare nel mondo della strada lo spirito di gruppo che ha creato in pista.
Forse il mio modo di lavorare parte anche da lì. Dobbiamo formare un gruppo che abbia a cuore la nazionale e che, naturalmente, col rispetto dei programmi delle squadre, abbia a cuore l’avvicinamento a un mondiale o un europeo. Probabilmente ci sarà da preparare a inizio stagione un calendario che soddisfi le esigenze delle squadre, ma che ci permetta di giocarci una maglia azzurra in un mondiale o un europeo. Credo che quest’anno possa essere un po’ più difficile, perché il mondiale del Rwanda e poi l’europeo hanno due percorsi molto duri.
Secondo Villa, l’oro olimpico di Guazzini e Consonni nella madison ha svoltato la mentalità delle azzurre in pistaSecondo Villa, l’oro olimpico di Guazzini e Consonni nella madison ha svoltato la mentalità delle azzurre in pista
Adesso comincia la fase della conoscenza? A parte quelli con cui lavoravi in pista, con gli altri non hai la stessa confidenza…
Partiamo dal fatto che ci sono subito un mondiale e un europeo in cui i miei ragazzi della pista potrebbero non trovare posto. Parto con un gruppo tutto da conoscere, però Mario Scirea mi aiuterà. Ho parlato anche con Marino Amadori, perché qualche giovane che adesso è di là e sta facendo bene, è passato da lui. Cercheremo di fare gruppo con lo stesso Salvoldi. Cercherò di conoscere i ragazzi, ma in primis parlerò con i team manager, con le squadre, con i direttori sportivi, con i preparatori per capire i programmi. Per quest’anno va così, forse è un po’ tardi perché ormai tutti hanno i loro programmi.
Per fortuna manca ancora parecchio.
I mondiali sono a settembre e la settimana dopo, la prima di ottobre, ci sono gli europei. Quindi spero che qualcuno abbia fatto le sue considerazioni. E’ logico che non si sappiano quali idee abbia il commissario tecnico, però trovare qualcuno che ha programmato la stagione pensando anche a questi obiettivi e a farsi vedere dalla nazionale, credo che sia già un buon punto di partenza. Invece l’anno prossimo partirò con qualche mese già di vantaggio e qualche conoscenza in più. E mi sembra che anche i mondiali di Montreal siano abbastanza impegnativi.
Come costruirai la tua nazionale?
Mi piacerebbe coinvolgere i giovani e in questo inizio stagione, alcuni si stanno facendo vedere. Ma non butto certo a mare i più esperti. Ho sempre avuto rispetto di tutti, vediamo di fare un bel gruppo in cui i più grandi possano trasmettere la loro esperienza. In questi anni ho collaborato con Paolo Bettini, con Cassani e con Daniele Bennati. Ho sempre trovato degli atleti con un forte attaccamento alla maglia azzurra. E anche se non sono arrivati i risultati desiderati, l’Italia ha sempre corso bene. Ha sempre corso di squadra e questo è l’insegnamento da trasmettere ai giovani. E poi non è che i risultati siano sempre mancati…
Il mondiale di Harrogate sfuggito per un soffio a Trentin fa pensare a Villa che i nostri corridori più esperti hanno grandi qualitàIl mondiale di Harrogate sfuggito per un soffio a Trentin fa pensare a Villa che i nostri corridori più esperti hanno grandi qualità
Qualcosa abbiamo vinto, certo.
Abbiamo vinto dei titoli europei e siamo andati a un passo dal vincere i mondiali con Trentin. Sono convinto che quel giorno ad Harrogate, fino a 150 metri dal traguardo tutti speravamo che vincesse Matteo. Insomma, non buttiamo via il nostro movimento e tutto quello che è stato fatto. Il ciclismo si è globalizzato, la torta viene divisa in tante più fette rispetto a prima.
Cambierà il tuo modo di seguire le corse, non avendo più l’obiettivo della pista?
Ho fatto 11 anni da professionista e anche due Giri d’Italia. Il secondo in particolare, nel 2001, l’ho passato gestendo il velocista, Ivan Quaranta, sia alle corse sia durante la stagione con gli allenamenti. Tante volte glielo dico: «Ho iniziato a fare il tecnico quando ho iniziato a correre con te, a doverti stare dietro e seguirti allenamento per allenamento». Quindi non è vero che parto da zero. Ho sentito dire che non ho esperienza, ma io credo che l’esperienza da cittì ce l’abbiano in pochi.
Che cosa intendi?
Pochi ce l’hanno prima di aver cominciato ad esserlo. C’è stato chi prima faceva il direttore, chi il corridore. Da qualche parte si deve pur cominciare e ricordo che sono partito da zero anche sulla pista. Ho smesso di correre e dopo un anno e mezzo mi hanno chiesto di fare il collaboratore e poi il tecnico, in un settore in cui non c’era niente. Bisognava rifondare tutto, però l’ho fatto. Ho avuto la fortuna di trovare le persone giuste e gli atleti giusti. Spero di essere fortunato anche questa volta.
Villa e Bettini, fresco iridato del 2007: insieme in pista per una Sei GiorniVilla e Bettini, fresco iridato del 2007: insieme in pista per una Sei Giorni
Da amico e suo tecnico delle vittorie più belle, sei contento che Elia Viviani abbia trovato da correre, oppure un pensierino ad averlo nello staff azzurro ti era venuto?
Elia lo sento spesso e un aiuto da lui ce l’ho sempre. Ci confrontiamo spesso, ma ci confrontavamo anche prima. Abbiamo sempre parlato la stessa lingua, su come interpretare il ciclismo e come interpretare l’attività che stavamo facendo insieme: lui da corridore, io da tecnico. Io cercavo i corridori forti della strada per portarli in pista e il sistema è stato messo a punto bene anche grazie ai feedback che Elia mi ha sempre dato. Però ero il suo primo tifoso a sperare che trovasse un contratto perché è la cosa che voleva.
Ieri eri con Ganna in pista, come l’hai trovato?
L’ho trovato uguale. Punta su strada però ieri è venuto in pista. Era stato così anche negli anni scorsi. Nel 2023, l’anno dei mondiali di Glasgow, ha fatto la sua prima gara in pista ad agosto, ma da dicembre e gennaio di quell’anno i suoi passaggi in pista li ha sempre fatti. Come li sta facendo ancora oggi, perché la pista è un suo punto di riferimento. Abbiamo un sistema di rifinitura, soprattutto per la crono, ma anche per certi sforzi su cui Pippo punta per fare anche nelle gare su strada. L’ho trovato con lo stesso entusiasmo di sempre e mi sembra che sia uscito contento da Montichiari. Ha cambiato leggermente posizione sulla bici da crono e ieri mattina alle 9 era già in pista a sistemare la posizione, essendo partito da casa. Quando c’è una crono, lui ha sempre entusiasmo e lunedì c’è quella della Tirreno-Adriatico. Poi ci sono le altre tappe, che gli permetteranno di trovare le sensazioni che gli serviranno nelle gare successive.
Come procederà d’ora in avanti la tua immersione fra i professionisti?
Sarò alla Strade Bianche, poi le prime due tappe della Tirreno-Adriatico e venerdì con Amadio abbiamo in programma qualche visita per hotel alla vigilia della Sanremo. Abbiamo cominciato. A Laigueglia ho fatto la prima uscita e, con l’aiuto di Scirea, dopo un po’ mi sono sentito quasi a casa.
Luca Mozzato si prepara per la Campagna del Nord con nuove certezze e la consapevolezza di poter lasciare il segno. Dopo un 2024 in cui ha mostrato il suo valore nelle classiche, il corridore veneto si presenta al via della nuova stagione con un bagaglio di esperienza maggiore e un inverno di preparazione davvero corposo.
Le prime due gare al Nord lo hanno rivisto fare capolino nelle posizioni di testa e la condizione sembra essere quella giusta per affrontare gli appuntamenti chiave. Finita la sgambata di defaticamento, agli insoliti 18 gradi del Belgio, dopo la corsa di Le Samyn, dominata da Van der Poel, abbiamo sentito il corridore della Arkea-B&B Hotels per capire come sta vivendo questa fase e quali sono le sue aspettative.
Mozzato in azione quest’anno: il suo primo blocco di gare terminerà con la Roubaix (foto @gettysport)Mozzato in azione quest’anno: il suo primo blocco di gare terminerà con la Roubaix (foto @gettysport)
Luca, partiamo da queste prime corse al Nord: come ti senti?
Abbastanza bene direi. Ho passato un buon inverno e ci siamo preparati per le classiche. Dopo l’inverno canonico tra casa e Spagna, casa e Spagna, quest’anno sono riuscito anche a fare tre settimane di altura a Sierra Nevada prima delle gare e questo spero possa essere un buon punto a mio favore. Le premesse ci sono, ora vediamo di portare a casa qualcosa di buono. Di certo sto meglio di un anno fa allo stesso periodo.
Ti senti un corridore diverso rispetto al 2024? E’ innegabile che il Mozzato post inverno 2023 sia diverso da quello attuale…
Secondo me non è cambiato tanto. Magari all’esterno può sembrare così, però in corsa non c’è una gran differenza. Per farla breve, non ci sarà nessuno che farà la corsa su di me, specie nelle grandi classiche, quindi il modo di correre e di vivere le giornate sarà simile a quello dell’anno scorso. Poi sono consapevole che qualcosa di più ci si aspetti. Io sono pronto a dare il massimo, sempre.
Chiaro…
Il podio al Fiandre sicuramente ha aggiunto qualcosa, ma io rimango lo stesso corridore. Non è che perché ho colto un’occasione l’anno scorso ora parto con proclami o con l’intenzione di spaccare il mondo. In ogni corsa parto per ottenere il massimo risultato possibile, che sia una vittoria o un piazzamento importante.
Fiandre 2024: Mozzato allo sprint con Matthews che gli varrà la piazza d’onore alle spalle di Van der Poel Fiandre 2024: Mozzato allo sprint con Matthews che gli varrà la piazza d’onore alle spalle di Van der Poel
L’anno scorso hai ammesso di aver corso troppo nella seconda parte di stagione. «Troppa voglia di fare», ci dicesti. Ti senti più maturo ora anche in base a questi errori?
Sì, quello è un errore che spero di non ripetere. Sul momento però è difficile rendersi conto se si sta facendo bene o male. L’anno scorso ero convinto che correre tanto fosse la scelta giusta, ma abbiamo capito che serviva un approccio diverso. Quest’anno ho inserito l’altura nel mio programma e penso di essere già abbastanza rodato per questa fase della stagione.
Hai modificato qualcosa nella preparazione?
Per un corridore come me, per essere competitivo al Nord, bisogna essere il più completi possibile. Le corse sono lunghe e impegnative, bisogna andare forte sia in pianura che sugli strappi. L’obiettivo è migliorare la resistenza, mantenendo comunque un buon spunto veloce. E soprattutto la tenuta sugli sforzi brevi degli strappi: quelli di 3′, 4′ e 5’… Perché è importante non solo superarli, ma superarli bene. E per questo lo spunto veloce per uno come me resta ancora più importante. Il livello è alto e fare la differenza è sempre più difficile.
A livello di squadra, cosa è cambiato?
Albanese è andato via, però è cresciuto Vauquelin, il quale si concentrerà di più sulle Ardenne. Potrebbe essere adatto anche a qualche classica del pavé particolarmente dura, ma la sua vocazione principale rimane per le corse vallonate. Lui va molto bene nelle gare dure.
Hai ritoccato qualcosa dal punto di vista tecnico?
Ogni anno faccio un punto della situazione, soprattutto dopo l’inverno. Oggi si parla tanto di pedivelle più corte, io ho sempre corso con pedivelle da 170 millimetri, avendo le gambe corte, e continuo con questa scelta. C’è questa tendenza ad accorciarle, ma sono correnti di pensiero passeggere. Parliamoci chiaro: Pogacar va forte con le pedivelle corte, ma con il suo motore andrebbe forte anche con quelle da 175 millimetri.
Mozzato ha passato tre settimane in altura dopo le due gare spagnole d’inizio stagioneMozzato ha passato tre settimane in altura dopo le due gare spagnole d’inizio stagione
Cosa ti renderà soddisfatto alla fine della Campagna del Nord?
Ottenere qualche risultato importante. Non posso puntare a una sola corsa, devo essere pronto a cogliere le opportunità quando si presentano. Se sarà al Fiandre tanto meglio, ma anche alla Gand, a Waregem o De Panne. Io non sono un corridore che può scegliere, puntare in modo specifico, fare proclami.
Ieri avete corso a Le Samyn con Van der Poel: che alla prima corsa ha alzato le braccia. Che effetto fa ritrovarselo subito vincente? Cosa dite e cosa pensate voi corridori?
Quando parte uno come Van der Poel sai che è lì per vincere. Uno come lui soprattutto non parte solo per mettere corse nelle gambe, ma per essere subito competitivo. Quando è iniziata la gara tutti si aspettavano l’Alpecin-Deceunink in controllo, il suo attacco… E alla fine ha avuto ragione.
Domanda “banale” allora, Luca. Se sapevate che sarebbe partito: perché nessuno ha provato a seguirlo?
La domanda è legittima, ma è come chiedersi perché nessuno segue Pogacar sulla Cipressa. Il livello generale è alto, ma ci sono 4-5 fenomeni che sono spanne sopra gli altri e VdP è uno di quelli. Quando stanno bene, sono loro a decidere la corsa. E sono tra i pochissimi che riescono a staccare gli altri. E per questo torno a dire che per uno come me è importante essere competitivo su ogni terreno e mantenere un buono sprint.
Luca Mozzato vince la Bredene Koksijde Classic, classica che quest’anno lo vedrà al via il 21 marzoLuca Mozzato vince la Bredene Koksijde Classic, classica che quest’anno lo vedrà al via il 21 marzo
Lo osservi, lo osservate mai in gara?
Sì, gli si dà un occhio, si cerca di vedere come pedala, come si muove, di seguirlo in certi frangenti. Ma nei momenti concitati si pensa più a salvare la pelle che a studiare gli avversari. Il ritmo è altissimo e non hai tutto questo tempo per pensare ad altro.
E invece il Luca Mozzato, ragazzo, come ha passato l’inverno?
In modo tranquillo. Sono andato in vacanza con la mia ragazza per una decina di giorni, poi ho ripreso gradualmente. Qualche pedalata a novembre, ho aumentato i carichi a dicembre fino ai ritiri e alla preparazione per le classiche.
Hai già un’idea del resto della stagione?
No, per ora sono concentrato sul Nord fino alla Roubaix, poi si tireranno le somme per capire cosa fare.
Confermi: niente Sanremo?
No, e mi dispiace da italiano, ma devo essere realista. Anche se passassi la Cipressa, arriverei ai piedi del Poggio già staccato. Verrei alla Sanremo per fare trentesimo? Meglio puntare a due gare in Belgio come Denain e Bredene Koksijde (dove è campione uscente, ndr) per avere più chance di ottenere un risultato.
C’era veramente tanta gente, domenica al GP Baronti, prima assoluta fra gli juniores. Procuratori e talent scout si sono dati convegno in Toscana per assistere alla sfida iniziale di una lunga stagione, con il cittì Salvoldi attentissimo per conoscere lo stato di salute della categoria. C’era curiosità anche per capire chi sarebbe stato il primo a sfrecciare sul traguardo, al cambio di categoria con gli apprendisti dello scorso anno che ora sono cresciuti e devono fare da contraltare a chi viene dalla categoria inferiore. Alla fine il nome che ha riassunto tutti questi concetti è quello di Matteo Mengarelli.
Il vincitore insieme al cittì Dino Salvoldi, presente a Cerbaia di Lamporecchio per valutare lo stato di salute della categoria (foto Rodella)Il vincitore insieme al cittì Dino Salvoldi, presente a Cerbaia di Lamporecchio per valutare lo stato di salute della categoria (foto Rodella)
Su strada solo da un anno
Il diciassettenne savonese non è un vincitore comune e a spiegarne il perché è il suo direttore sportivo al Team Giorgi, Leone Malaga: «E’ impressionante constatare i progressi di Matteo se pensiamo che ha iniziato a correre su strada solo lo scorso anno. Sì, prima di approdare da noi non aveva esperienze su strada, venendo dalla mtb e questo significa che aveva un gap tecnico importante, eppure ha colmato le tappe rapidamente, ha mostrato subito di non aver paura nello stare in gruppo e di sapere come muoversi».
Malaga è felice di averlo nelle sue fila: «Un corridore così è una manna, perché puoi crescerlo, vederlo sbocciare sotto le tue mani. Mi sono accorto subito che ha un gran motore, davvero in pochi alla sua età ce l’hanno e credo che presto se ne accorgeranno tutti. E’ un passista davvero notevole, che va bene anche in salita ed è veloce. E poi è un generoso. Non ha paura di stare davanti e prendere il vento in faccia. Sa già come muoversi, ma sicuramente dal punto di vista tattico puoi fare ancora grandi progressi».
L’arrivo vittorioso di Mengarelli, partito sull’ultima salita fiaccando la resistenza dei rivali (foto Rodella)L’arrivo vittorioso di Mengarelli, partito sull’ultima salita fiaccando la resistenza dei rivali (foto Rodella)
Attacco calibrato nei tempi
Mengarelli non sembra neanche troppo sorpreso dalla tanta attenzione che gli viene riservata, in una settimana dove le interviste si sommano alla scuola e agli allenamenti: «Volevo un risultato importante come lo voleva tutto il team – racconta – e quando a metà gara è partita la fuga e ho visto che nel gruppo non prendevano l’iniziativa sono partito insieme a un altro per colmare il distacco. Poi sull’ultima salita sentivo di stare bene e ho attaccato per non portarmi troppi rivali in volata. In cima avevo 8” di vantaggio, in discesa guidando con attenzione ho guadagnato ancora e il finale è stato una goduria».
Il fatto che sia un diamante grezzo è il fattore che incuriosisce: «Ho iniziato direttamente con la mtb dalla categoria G3 militando in una squadra del mio paese, Andora. Lì c’era l’attuale cittì della nazionale Mirko Celestino che mi ha sempre seguito, siamo molto amici. In famiglia nessuno è particolarmente legato alla bici, mi hanno accontentato per farmi fare sport, ora sono i miei primi tifosi».
Mengarelli sul podio del GP Baronti, chiuso davanti a Matteo Rossetto e al russo Iaroslav Prosandeev (foto Rodella)Mengarelli sul podio del GP Baronti, chiuso davanti a Matteo Rossetto e al russo Iaroslav Prosandeev (foto Rodella)
E’ ancora un work in progress…
Che cosa lo ha portato allora alla strada? «Quando ho compiuto 16 anni ho capito che se volevo avere un futuro in questa che è la mia passione dovevo provare la strada, perché solo lì si può fare del ciclismo un lavoro. Celestino mi ha detto che facevo bene, ma io avevo già deciso. Prima di approdare al Team Giorgi avevo fatto un paio di garette locali con la bici da ciclocross, questa era tutta la mia esperienza».
Matteo, al di là della vittoria, si rende conto che ha ancora molto da imparare: «Ogni gara, ogni uscita è un passo in avanti. Stare in gruppo, guidare la bici sono elementi fondamentali e io sto imparando ancora adesso. Rispetto allo scorso anno mi accorgo che tantissimo è cambiato al di là della crescita fisica, mi sento molto più a mio agio ma capisco che ho ancora tanto da fare, soprattutto tatticamente».
Il ligure sta migliorando rapidamente nella sua condotta in gruppo e nelle scelte tattiche (foto Rodella)Il ligure sta migliorando rapidamente nella sua condotta in gruppo e nelle scelte tattiche (foto Rodella)
Sognando Van Aert
Un corridore con le sue caratteristiche sembra ideale anche per le prove contro il tempo: «Sono estremamente curioso di capire come posso andare, anche perché proprio per la mia genesi, per la mia esperienza in mountain bike, la cronometro può essere un ottimo approdo. Da un mese ho iniziato a fare allenamenti specifici con la bici da crono e non vedo l’ora che arrivi l’occasione della prima gara per capire come vado e dove posso arrivare».
C’è un corridore al quale ti ispiri? «A pensarci bene forse Van Aert, con tutto il rispetto. Il belga è uno che va forte dappertutto pur senza eccellere in qualcosa di particolare e credo che sia quella figura che piace a tutti, poi anche come persona mi piace molto».
Lo scorso anno il savonese aveva vinto il GP Ucat 1907 e ottenuto 7 Top 10Lo scorso anno il savonese aveva vinto il GP Ucat 1907 e ottenuto 7 Top 10
Aspirante a essere leader
Mengarelli, già con il nome sottolineato sul taccuino di Salvoldi, deve dire grazie anche alla squadra: «Mi trovo benissimo, mi hanno accolto come una famiglia lavorando con pazienza per insegnarmi quel che serviva e che non avevo di mio. Ora voglio ripagarli con i risultati, fare qualcosa d’importante per tutto il corso della stagione fino a meritarmi un salto di categoria in una formazione di peso».
Tornando a Malaga, questo è il primo passo per il suo che è uno dei team che fanno da baricentro alla categoria. «La vittoria di Matteo non mi ha sorpreso perché avevo visto già lo scorso anno che poteva meritarsi un palcoscenico importante. Stiamo lavorando sulla sua consapevolezza per poterne fare un leader, sappiamo che ha le caratteristiche per esserlo. Ma come lui anche altri del team, che speriamo di veder crescere nel corso della stagione italiana, nella quale affronteremo tutto il calendario con particolare attenzione alle prove a tappe».
Danimarca e Gran Bretagna, fra uomini e donne, volano nelle qualifiche dei quartetti. Ma le azzurre vanno dirette in finale. Gli uomini se la giocano domani
Juan Ayuso punterà al Giro d’Italia, lo spagnolo lo ha confermato nei giorni scorsi dopo la vittoria al Trofeo Laigueglia. Prima ci sarà il passaggio dalla Tirreno-Adriatico, nella quale lo scorso anno aveva conquistato il secondo posto alle spalle di Jonas Vingegaard. L’inizio di stagione del ventiduenne scalatore del UAE Team Emirates-XRG è stato folgorante: tre gare disputate con due vittorie all’attivo.
Dopo il podio alla prima partecipazione alla Vuelta del 2022, al quale era seguito un quarto posto l’anno successivo, nel 2024 era arrivato anche l’esordio al Tour de France. Un’avventura sfortunata, terminata con il ritiro a causa del Covid.
Juan Ayuso fisicamente è cresciuto parecchio nelle ultime stagioni Juan Ayuso fisicamente è cresciuto parecchio nelle ultime stagioni
Il rosa nel destino
Il 2025 per Juan Ayuso avrà il colore rosa, simbolo del primato al Giro d’Italia. Maglia già conquistata quattro anni fa al Giro Under 23 quando in maglia Colpack-Ballan aveva vinto tre delle dieci tappe. Ripensando al percorso di crescita dello spagnolo sembra arrivato il momento giusto per provare a vincere il suo primo Grande Giro, ma riuscirà a farlo con la stessa solidità che aveva contraddistinto i suoi anni da juniores e under 23?
Per rispondere a questa domanda ci rivolgiamo direttamente a Joxean Matxin, che il talento di Ayuso lo ha visto sbocciare e poi fiorire.
«Lo conosco da quando era allievo – racconta Matxin – e sono convinto che può essere un corridore in grado di vincere le grandi corse a tappe. E’ un atleta polivalente, sa andare forte a cronometro, in salita e in volata ha un ottimo spunto veloce. Quest’ultima qualità l’avete vista al Laigueglia nei giorni scorsi, la facilità con cui ha vinto quello sprint è un bellissimo segnale».
Lo scorso anno lo spagnolo è stato protagonista di una solida Tirreno-Adriatico, quest’anno torna per vincereLo scorso anno lo spagnolo è stato protagonista di una solida Tirreno-Adriatico, quest’anno torna per vincere
Avete lavorato tanto durante l’inverno?
Abbiamo fatto i passi giusti affinché Juan (Ayuso, ndr) riuscisse a migliorare ancora. Ha lavorato molto di più in palestra, perché nel ciclismo moderno non conta solo essere magri ma avere un giusto equilibrio tra peso e forza. Lui sul rapporto tra peso e potenza è sempre stato a livelli alti, mancavano alcuni tasselli e quest’anno li ha aggiunti.
Da quando era allievo com’è cambiato?
E’ cresciuto anno per anno, non c’è stata una cosa nella quale è migliorato più di altre. Si è trattato di un passaggio naturale e lui è stato bravo a fare i passi giusti: prestazioni, numeri e professionalità. Ayuso ha sempre avuto la testa da corridore, ma questa è sempre andata di pari passo all’età anagrafica. Quando aveva 16 anni era in un modo e ora che ne ha 22 è in un altro. Sa cosa vuol dire essere un ciclista, lo ha sempre saputo.
Questo ha permesso una progressione continua?
Ci siamo sempre impegnati affinché riuscisse ad avere un margine sul quale lavorare anno dopo anno, questo ci ha garantito tanti miglioramenti una volta passato professionista.
Al Giro d’Italia U23 aveva dominato, indossando la maglia rosa per nove dei dieci giorni di corsaAl Giro d’Italia U23 aveva dominato, indossando la maglia rosa per nove dei dieci giorni di corsa
Ha la solidità per poter vincere un Grande Giro?
Non ho nessun dubbio a riguardo. Quando aveva 20 anni alla Vuelta ed era il suo primo anno da professionista. Ora è pronto, ne sono sicuro.
Cambiano però gli scenari…
Nell’anno in cui è andato a podio alla Vuelta aveva avuto il Covid ma poi il ritiro di Roglic gli aveva lasciato spazio per il terzo posto. Ma un corridore come Ayuso è in grado di fare bene ovunque e lo ha fatto vedere. In questo inizio di stagione ha vinto due gare su tre. Negli anni passati ha vinto il Giro dei Paesi Baschi, è arrivato secondo alla Tirreno e al Giro di Svizzera.
Sapere che verrà al Giro ci fa tornare alla mente quando lo dominò al primo anno da U23, secondo te è possibile pensare a una tale forza?
Anche questo aspetto è cresciuto insieme a lui negli anni. Al primo anno da under 23 aveva esordito tra i professionisti facendo esperienza, poi nelle gare di categoria aveva dominato. Inizialmente avevamo pensato che il posto giusto per lui fosse la squadra di Axel Merckx, poi la scelta era ricaduta sulla Colpack. Facendo le nostre valutazioni avevamo capito che Ayuso avesse bisogno di correre in Italia.
Alla sua prima Vuelta Ayuso è salito sul podio alle spalle di Evenepoel e di Mas, la stagione successiva fu quarto a MadridAlla sua prima Vuelta Ayuso è salito sul podio alle spalle di Evenepoel e di Mas, la stagione successiva fu quarto a Madrid
Perché?
Da junior in Spagna partiva a quaranta chilometri dall’arrivo e vinceva da solo. Non si era mai messo alla prova nel lottare per le posizioni, trovare il giusto spazio in salita e in altri aspetti tattici. Anche in questi dettagli è migliorato anno dopo anno, lo vedo più sicuro e convinto dei propri mezzi.
E’ il momento del salto definitivo…
Assolutamente, penso sia pronto. Anzi ne sono certo.
Pogacar e Vingegard si punzecchiano. Adam Yates ha la maglia gialla. Matxin ragiona sui suoi, parlando di oggi e di domani. Il Tour è appena cominciato
Gianmarco Garofoli ripescato in extremis al posto di Hayter, parte per il Giro U23 e passa il primo giorno a tirare. Ha 10 giorni per dimostrare quanto vale
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
LAIGUEGLIA – Luca Paletti è un cumulo di ricci con gambe magre e spalle strette. E’ tanto alto quanto timido, ma basta sedersi un attimo e lasciarlo respirare che le parole fluiscono da sole. Il reggiano è uno dei giovani dell’infornata della Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè che è pronto a maturare e spiccare il volo. Dopo due stagioni in cui è cresciuto parecchio è arrivato al 2025 forte e determinato. Nelle prime gare della stagione ha già raccolto gli stessi punti del 2024, per gli amanti dei numeri.
Paletti al Trofeo Laigueglia terminato al 30° posto a 1′ e 15″ dal vincitore AyusoPaletti al Trofeo Laigueglia terminato al 30° posto a 1′ e 15″ dal vincitore Ayuso
Un inverno diverso
Ieri al Trofeo Laigueglia, prima gara italiana della stagione, è arrivato un trentesimo posto, il secondo miglior giovane dopo Simone Gualdi. Risultati frutto di un inverno diverso nel quale si è concentrato molto sulla strada.
«E’ un anno un po’ particolare – racconta – senza ciclocross. Il primo da quando vado in bici dove non ho fatto attività invernali. Chiaramente nella preparazione è cambiato qualcosa, ad esempio mi sono concentrato maggiormente sulla distanza. Devo ammettere che sto sentendo la differenza, complice anche la crescita e qualche elemento diverso. In due anni (Paletti è passato professionista nel 2023, ndr) sono cambiato tanto, complice anche l’età. E’ normale che a vent’anni si sia ancora nella fase dello sviluppo».
Luca Paletti insieme a Tolio, il rapporto con i corridori più grandi è fondamentale (foto Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè)Luca Paletti insieme a Tolio, il rapporto con i corridori più grandi è fondamentale (foto Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè)
Ti è dispiaciuto lasciare il cross?
E’ stata una decisione presa con la squadra perché abbiamo voluto provare a fare qualcosa di diverso. Non è che mi sia dispiaciuto molto, so che dietro questa decisione c’è un motivo importante. E poi non è detto che il prossimo anno possa tornare. Se non dovessi vedere i miglioramenti che mi sono prefissato non escludo un passo indietro.
Per il momento cosa è cambiato?
A livello atletico sento di essere arrivato con più fondo alle gare di inizio stagione. Anche mentalmente è stato diverso visto che ho fatto quasi tre settimane senza bici a novembre, non mi era mai capitato. Di solito staccavo qualche giorno finita la stagione su strada e poi un’altra settimana finita quella del ciclocross. Fare un periodo di stacco più lungo mi permette di sentirmi più riposato.
Paletti ha mostrato ottime cose durante le corse di inizio anno in Spagna, qui al Gran CaminoPaletti ha mostrato ottime cose durante le corse di inizio anno in Spagna, qui al Gran Camino
Sei partito subito forte…
Quando si sta bene anche la tattica in corsa cambia. Ne parlavo con il mio preparatore, Michele Bartoli, il quale mi diceva che finalmente mi ha visto attaccare. Ora che sento di avere una buona gamba mi viene la voglia di provare.
E’ cambiato altro durante l’inverno?
Ho inserito anche un po’ di palestra, cosa che non avevo mai fatto fino ad adesso. Prima non l’avevo mai fatta perché il preparatore vedeva un muscolo ancora acerbo, un po’ per questo e anche per le mie caratteristiche ha sempre preferito tenere indietro la palestra.
Come arrivi a questo terzo anno con la Vf Group-Bardiani, è arrivato il tuo momento?
Sicuramente ci proverò. Non nascondo che il Giro Next Gen è uno dei miei obiettivi, sia per caratteristiche che per ambizioni. Ma anche alle gare di primavera come Piva, Recioto e Belvedere proverò a fare qualcosa. Sento di essere cresciuto mentalmente, quindi sarà anche un po’ più facile tenere duro di testa. Mi sento pronto per fare classifica.
La Vf Group-Bardiani nel 2024 ha vinto la classifica a squadre al Giro Next Gen (foto Lisa Paletti)La Vf Group-Bardiani nel 2024 ha vinto la classifica a squadre al Giro Next Gen (foto Lisa Paletti)
Cosa intendi con “tenere duro di testa”?
Ad esempio nelle scorse settimane al Gran Camino ero quello messo meglio in classifica per la squadra. Nell’ultima tappa non mi sentivo bene, sono andato all’ammiraglia e ho detto: «Oggi non finisco la corsa». Invece mi hanno convinto a tenere duro e a metà tappa ho iniziato a sentirmi meglio, tanto che nel finale ho provato a fare la volata. Queste situazioni mentali che oltrepassi sono un grande bagaglio di esperienza. Al Giro Next Gen, altro esempio, se dovessi trovarmi in una situazione simile so cosa fare.
La Vf Group è in un momento di ricambio generazionale, voi da dentro come lo vivete?
Avere dei riferimenti come Marcellusi o Magli per noi è fondamentale, ci spiegano come muoverci e ci danno una grande mano in gara. Soprattutto nelle fasi di gestione. Secondo me quest’anno tra gli under 23 ci divertiremo parecchio, già nel 2024 ci siamo dati da fare ed eravamo tanti ragazzi al secondo anno.
Durante l’inverno Paletti non ha corso nel cross, questo gli ha permesso di lavorare maggiormente sul fondoDurante l’inverno Paletti non ha corso nel cross, questo gli ha permesso di lavorare maggiormente sul fondo
Quali pensi siano i passi giusti da fare?
Forse un po’ la capacità di resistere sulla distanza, ma arriverà correndo. Devo dire che sui punti in cui devo migliorare non ho preoccupazioni, sto lavorando tanto e credo che la crescita farà il resto.Un punto su cui mi sto allenando sono i cambi di ritmo, ma sono fiducioso di quanto sto facendo con Bartoli.
Obiettivi quindi?
Arrivare pronto alle gare internazionali riservate agli under 23. Piva, Belvedere e Recioto sono degli obiettivi concreti, anche per mettermi alla prova in gare non troppo vicine alle mie qualità, ovvero quelle di un giorno.