Dopo l’anno più bello, Affini riparte sulle stradine del Nord

04.12.2024
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Edoardo Affini risponde dalla sua auto mentre si trova in Olanda ed è in viaggio verso il magazzino della Visma Lease a Bike. E’ arrivato il tempo delle visite mediche per ottenere l’idoneità sportiva. Il ragazzone che ha stupito tutti nel finale di stagione con due prove superbe a cronometro all’europeo e poi al mondiale riallaccia il filo in vista della nuova stagione. I ricordi di questa seconda parte di anno, però, rimangono vivi. D’altronde le due maglie di campione europeo nelle prove contro il tempo non si scordano facilmente. Se a questo poi ci aggiungi un terzo posto al mondiale di Zurigo, sempre a cronometro, allora è facile capire che il morale sia già alto. 

Cambio di vita

Il mantovano da pochi mesi si è trasferito definitivamente in Olanda, trovando casa a pochi metri dalla cittadina dove viveva la sua compagna. Una vita diversa, lassù non troppo lontano dalla sede centrale del team. 

«Ufficialmente – dice – viviamo nella nuova casa da fine maggio. Solamente che da quel periodo a fine stagione me la sono goduta poco. Ho fatto spesso avanti e indietro, ma ci sarò rimasto un mesetto scarso in totale. Ora, con le vacanze di fine anno, me la sono goduta di più. La decisione di venire a vivere in Olanda deriva dal fatto che la mia ragazza lavora qui e dal punto di vista sociale e culturale chiederle di venire in Italia non mi sembrava una grande idea. Ne abbiamo parlato tanto e alla fine siamo arrivati alla conclusione che trasferirmi qui avrebbe fatto al caso nostro».

Dieci giorni dopo l’europeo, a Zurigo è arrivata anche la medaglia di bronzo dietro Evenepoel e Ganna
Dieci giorni dopo l’europeo, a Zurigo è arrivata anche la medaglia di bronzo dietro Evenepoel e Ganna

Ritrovare la condizione

Fermarsi in un momento del genere sembra sempre un peccato, ma la stagione termina e il riposo è necessario per ripartire. Affini questo lo sa bene quindi, nonostante la gamba fosse una delle migliori della carriera, ha riposato e ora pensa già ai primi impegni. 

«Come tutti gli anni – spiega – sono ripartito con un po’ di movimento vario: palestra, corsa a piedi e poi bici. Con il passare dei giorni i lavori sono diventati sempre più seri, anche se è ancora presto per caricare, quello lo faremo al primo ritiro del team, settimana prossima. Per il momento ho fatto poca roba, qualche sprint e accelerazione, ma mai al massimo. Ho messo insieme sempre più ore, magari prima del ritiro farò un’uscita lunga giusto per finire di gettare le basi».

«Fermarsi – riprende Affini – dopo l’ultimo periodo è stato quasi un peccato, anche perché per ritrovare la stessa condizione ci sarà da dannarsi. Però questo stacco da un lato è servito per consolidare le emozioni. Devo ammettere che ho trovato una certa carica nel ripartire, non ne ho mai avuto bisogno ma dà uno stimolo in più. Nonostante mi dispiacesse fermarmi, mi sono comunque concentrato sul riposo e il recupero. Ho chiuso la bici a chiave e non l’ho toccata».

Gioie consolidate

Il ventottenne, che dal 2021 veste la maglia della Visma Lease a Bike, ha conquistato due risultati di grande prestigio. La maglia di campione europeo, che potrà indossare con orgoglio nel 2025, è un risultato che premia una carriera lunga e ancora da vivere. Se a questo poi si aggiunge il terzo posto di Zurigo è facile capire che il 2024 di Affini è culminato in una gioia immensa. 

«Quello che mi è rimasto dall’ultimo periodo – riflette – sono sicuramente i risultati. A questi però si affianca la gioia di averli condivisi con la mia famiglia, con la mia compagna e anche i suoi genitori. E’ bello fare una cosa del genere, come all’europeo, e averli lì per condividere il tutto nella vita reale. Dal telefono di certo non manca l’entusiasmo, ma viverlo è un’altra cosa. Anche al mondiale erano presenti i miei genitori. Salire sul podio e vederli in mezzo alla folla è stato un orgoglio e un piacere immensi».

Di nuovo insieme

Nei giorni scorsi i ragazzi della Visma hanno pedalato di nuovo insieme, sulle strade del Belgio. Tra strappi e pavé si sono rivisti tanti corridori, tra loro è spuntato anche Wout Van Aert. Il belga rimasto coinvolto in una caduta alla Vuelta è risalito in sella da poco. La domanda che tutti si pongono è se riuscirà a tornare in forma in vista dell’inizio del 2025

«Il nostro – ci racconta Affini – è un ritrovo che facciamo ogni anno. Partecipa il gruppo delle classiche, una rosa allargata. Facciamo dei test sui materiali e i ragazzi nuovi prendono confidenza con mezzi e attrezzature. Le strade su cui abbiamo pedalato sono quelle della Roubaix e del Fiandre. Il tutto fatto a ritmi tranquilli, ma è sempre un bene rinfrescarsi la memoria.

«Wout (Van Aert, ndr) – conclude Affini – dopo la Vuelta si è ripreso abbastanza bene. Sembra sia in pieno recupero, non ci sono stati problemi troppo grandi o permanenti. Certamente un infortunio al ginocchio chiede tempo per essere assorbito al meglio. Ora vedrà che fare con il ciclocross, è chiaro che nella corsa qualche dolorino in più lo abbia sentito. Le vibrazioni dovute all’impatto con il terreno sono diverse dalla sollecitazione della bici. Ma so che ha ripreso anche a correre, costruendo il tutto dalla base con l’obiettivo di tornare ai ritmi usuali. Personalmente l’ho visto come sempre, senza pensieri particolari».

Chi ha visto Van Aert? Grande attesa, ritorno imminente

29.11.2024
4 min
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Dov’è finito Van Aert? Il lungo silenzio dopo la caduta della Vuelta è stato interrotto dalle prime apparizioni sui social. Il belga ha ripreso ad allenarsi ed è da poco rientrato a casa dalla Spagna, per le sessioni fotografiche della squadra. Quello che emerge dalla lettura delle sue giornate su Strava, è che adesso Wout pedala senza dolori, ma la corsa a piedi gli crea ancora qualche problema.

Negli ultimi giorni il belga sta pubblicando tracce di allenamento, alcune con sua moglie Sarah, e fonti interne alla squadra confermano l’intenzione di incrementare gli allenamenti di corsa a piedi nelle prossime due settimane. In base agli esiti e alle sue sensazioni, si deciderà quando Van Aert scenderà in campo per la prima volta nel cross. Questo di certo avverrà dopo il primo ritiro spagnolo della Visma-Lease a Bike, che si concluderà il 19 dicembre.

«Solo a quel punto – ha detto il belga – sapremo quando potrò tornare in gara. Se c’è una cosa che ricordo della Vuelta, è che avevo la sensazione di aver ritrovato le mie gambe e la perfetta efficienza. Per cui confido che non sarà quest’ultimo incidente a impedirmi di tornare al mio meglio».

Alla Vuelta, Van Aert aveva ritrovato la condizione dei giorni migliori
Alla Vuelta, Van Aert aveva ritrovato la condizione dei giorni migliori

Il ginocchio di Van Aert

Il suo ritardo in apparenza non preoccupa la squadra, anche se la gestione della ripresa è stata oculata e necessariamente graduale. Il ginocchio ha comunque subito un duro colpo, tanto che quando la corsa si spinge verso l’alta intensità, Van Aert avverte ancor qualche fastidio. I medici non sarebbero però stupiti e tantomeno preoccupati: nella tabella della ripresa, è stato chiaro sin da subito che tornare a camminare sarebbe stato l’ultimo step.

Nella caduta della tappa che portava ai Lagos de Covadonga, il belga riportò un taglio profondo e una contusione. L’ematoma ha reso a lungo molto doloroso appoggiarsi sulla gamba destra e questo tipo di sensazione salta fuori, sia pure in modo blando, quando Wout cammina. La cosa positiva è che il ginocchio non ha riportato danni strutturali, nulla che abbia interessato la rotula, la cartilagine o i legamenti. Il campione deve ritrovare la disinvoltura nel camminare e poi correre, senza alcun rischio di peggiorare l’infortunio. Ma ecco perché al momento il rientro nel cross sarebbe assolutamente critico.

Nys ha già vinto europei e due cross. La sua presenza smuove pullman di tifosi
Nys ha già vinto europei e due cross. La sua presenza smuove pullman di tifosi

I pullman di Nys

Mentre il belga si cura le ferite, il ciclocross in Belgio è entrato nel vivo anche senza le tre star più attese. Eppure, come in un Tour provo di Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel, il pubblico è in aumento e i campi di gara vengono presi d’assalto. L’esplosione di Thibau Nys e personaggi affidabili come Iserbyt, Sweeck, Vantourenhout, Van der Haar e tutti coloro che popolano quel ciclismo rendono le gare ugualmente attrattive. Il pubblico tifoso, ma molto sportivo e competente delle Fiandre batte dieci chi sbadiglia se non ha di fronte le superstar.

«E’ così emozionante – ha spiegato di recente Paul Herijgers, iridato nel 1994 a Koksijde – perché sono molto vicini l’uno all’altro. Sono certo che Thibau Nys sarà una stella. Tutti pensano o sperano che questo si verifichi rapidamente, io non mi lascio ingannare e mi basterebbe che quest’anno riuscisse ad aumentare il numero delle sue vittorie. Anche su strada. Oserei dire che potrebbe vincere la Freccia Vallone nella prossima stagione. E se i pullman di tifosi che già lo seguono nel cross andranno con lui sul Muro d’Huy, allora capirete davvero di quale folla parliamo».

Van der Poel sta lavorando ma con un approccio apparentemente meno intenso. Ci crediamo? (Immagine Instagram)
Van der Poel sta lavorando ma con un approccio apparentemente meno intenso. Ci crediamo? (Immagine Instagram)

L’attesa di Van der Poel

Si aspetta Van Aert e si aspetta Van der Poel, che quanto a corsa a piedi non scherza, essendosi concesso una mezza maratona. Qualcuno dice che Mathieu non correrà nel cross durante l’inverno, anche se i tecnici dicono che gli farebbe un gran bene per sentire il freddo prima delle corse del Nord: allenarsi in Spagna va bene, ma occorre prendere le misure sulla vera scena.

Per cui se da un lato appare abbastanza vicino il ritorno di Van Aert, che potrebbe mettere nel mirino una decina di prove da prima di Natale, conoscendo la rivalità si scommette che Van der Poel arriverà un paio di settimane dopo. Entrambi lo faranno con la certezza di essere subito pronti per vincere e tenersi reciprocamente testa, avendo messo in conto che non potranno vincere la Coppa del mondo, il cui calendario taglia fuori coloro che non prendono parte alla maggior parte delle prove. Se torneranno, sarà per giocare fra loro e misurare la temperatura al giovane Nys. Loro dicono che non gli importa, ma avere un giovane che sgomita per conquistare il loro trono un po’ li inquieta.

Vanthourenhout, 4 anni alla guida della nazionale più difficile

10.11.2024
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Se in Italia Bennati è tenuto a bagnomaria in attesa delle elezioni presidenziali, in Belgio è già deciso che ci sarà un cambio alla guida della nazionale. Sven Vanthourenhout ha deciso di chiudere la sua quadriennale esperienza per tuffarsi nel mondo del WorldTour.

Molti media lo danno vicinissimo alla Red Bull Bora Hansgrohe, ma l’ex campione di ciclocross non ha ancora ufficialmente deciso dove andrà. Intanto però mette alle spalle un quadriennio che di soddisfazioni ne ha portate tante, ma si sa che nella patria del ciclismo i palati sono fini e non ci si sente mai appagati, anzi…

Remco a Glasgow 2023 con Vanthourenhot, dopo la vittoria nella crono: antipasto per il doppio oro olimpico
Remco a Glasgow 2023 con Vanthourenhot, dopo la vittoria nella crono: antipasto per il doppio oro olimpico

E’ proprio dall’analisi di questi quattro anni, così intensi e per molti versi difficili, che parte l’intervista al tecnico belga: «Posso dire che sono stati abbastanza eccitanti. Perché sono arrivato un po’ a sorpresa, avendo un passato da ciclocrossista e non da professionista di spicco su strada. Oltretutto a capo di una nazionale piena di grandi corridori e con una federazione importante alle spalle. È stato un grande passo nella mia carriera. Posso dire di aver avuto successo, favorito naturalmente dai nomi a mia disposizione per ogni grande evento. Le medaglie sono importanti, ma per me conta anche il modo in cui ho lavorato».

Quanto cambia tra il guidare una nazionale ed essere direttore sportivo in un team?

È un po’ diverso. Con la tua squadra puoi lavorare ogni settimana, ogni giorno con gli stessi corridori che hai, condividi gli obiettivi. Nella squadra nazionale devi sempre unire corridori di team differenti. Oltretutto in un Paese come il Belgio dove hai molti leader. Non è sempre facile farli diventare una squadra, quando ognuno è in grado di vincere o prendere medaglie. Ogni anno rendere la squadra vincente è un lavoraccio…

Vanthourenhout insieme a Van Aert. Un legame profondo che va al di là dei rispettivi ruoli
Vanthourenhout insieme a Van Aert. Un legame profondo che va al di là dei rispettivi ruoli
E’ stato difficile mettere insieme due campioni come Evenepoel e Van Aert?

Oh sì, all’inizio posso dire che non è stato così facile perché Van Aert era tutto. Aveva vinto classiche, tappe al Tour, ma intanto arrivava Remco, giovane e ambizioso. Per il quale tutto era nuovo. Quindi all’inizio non è stato così facile. Avevamo bisogno di molto tempo, di parlare apertamente e con calma. Alla fine posso dire che avevamo un ottimo rapporto, sapevamo che se volevamo vincere avevamo ognuno bisogno l’uno dell’altro e mi ci metto anch’io con le mie responsabilità. Non c’era posto per una persona singola, ma per un gruppo. Alla fine posso dire che ce l’abbiamo fatta alla grande con il nostro lavoro.

Van Aert lo conosci bene: soffre il fatto di vincere meno di Evenepoel, Van der Poel, Pogacar?

Lo conosco da quando aveva 16-17 anni come giovane crossista, ho visto molto presto di che cosa era capace. Pochi sottolineano che ha avuto molta sfortuna, vedendo affermarsi tanti giovani mentre lui era alle prese con brutti infortuni. D’altra parte, sapeva anche di essere un ottimo corridore, ha anche capacità non comuni, che magari gli altri non hanno. Io penso che alla fine si accorgerà di avere un palmarés invidiabile, una carriera da grande campione. Ma non è il momento di pensarci, perché può ancora vincere tanto.

L’abbraccio di Evenepoel e Van Aert, oro e bronzo nella crono olimpica, intervallati da Ganna
L’abbraccio di Evenepoel e Van Aert, oro e bronzo nella crono olimpica, intervallati da Ganna
Qual è stata la tua più grande gioia in questi 4 anni?

Sicuramente le Olimpiadi. Posso dire di aver chiuso alla grande. Quello è stato il più grande obiettivo nella mia carriera e posso dire che a Parigi abbiamo fatto il massimo, prima con la cronometro con l’oro di Remco e il bronzo di Wout. Era il massimo che potevamo fare e l’abbiamo fatto. Quella è stata una giornata davvero bella per noi. Abbiamo lavorato molto perché si realizzasse. Siamo entrati nella storia. Poi con Evenepoel abbiamo vinto anche la corsa su strada con una squadra eccezionale. Una squadra che lavorava insieme. Quindi sì, per me è stata una settimana incredibile.

E quale il momento più difficile?

Penso che siano stati i campionati del mondo in Belgio nel 2021. È stato anche il mio primo anno come allenatore della nazionale, il mio primo grande evento. C’era molta pressione su di noi, correvamo in casa, Abbiamo fatto un buon lavoro di squadra e e abbiamo provato a vincere, ma quel giorno trovammo un Alaphilippe davvero in stato di grazia. Mancando anche il podio e in un Paese come il nostro e con le responsabilità che avevamo è stato un duro colpo da mandar giù. Ma penso che alla fine, abbiamo imparato molto da quella giornata e che sia stata anche propedeutica per gli eventi successivi.

Lo sprint di Stuyven a Leuven nel 2021, con il bronzo che sfugge a Vanthourenhout come a tutto il Belgio
Lo sprint di Stuyven a Leuven nel 2021, con il bronzo che sfugge a Vanthourenhout come a tutto il Belgio
Tra i tanti nuovi talenti belgi chi vedi più capace di diventare protagonista fra i professionisti?

Abbiamo un sacco di buoni corridori che sono in grado di fare una bella carriera. In questo momento posso dire che con Jarno Widar abbiamo anche un elemento molto promettente per i Grandi Giri. Ma anche nella categoria junior abbiamo gente abituata a vincere. Io credo che il nostro vivaio sia ricchissimo e soprattutto produca corridori molto diversi, in grado di vincere nelle corse in linea come in quelle a tappe, in salita come allo sprint. In Belgio possono fidarsi del futuro. Ce l’abbiamo.

Il ciclocross senza i tre tenori. Un anno da interpretare

26.10.2024
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Con la stagione su strada ormai conclusa, l’attenzione è tutta riversata sul ciclocross, in attesa che inizi la Coppa del Mondo con un calendario assai compresso, 12 tappe a partire dal 24 novembre e fino al 26 gennaio. Nel frattempo vanno avanti le altre challenge internazionali, senza però i “tre tenori” chiamati a recuperare dalle fatiche della lunga annata su strada e che probabilmente vedremo all’opera solo a dicembre.

Questo è solo uno dei temi di una stagione che, a livello maschile, va decifrata e per farlo dà il suo contributo un collega di Wielerflits, Nick Doup che segue nel suo sviluppo tutta la stagione, alla maniera dei giornalisti di una volta, ossia andando nei vari posti per tastare con mano umori e tensioni fra i vari team.

Nick Doup, giovane giornalista olandese di Wielerflits segue tutta la stagione del cross
Nick Doup, giovane giornalista olandese di Wielerflits segue tutta la stagione del cross
Che attenzione stanno ricevendo le prime gare internazionali di ciclocross?

Notevole sin dall’avvio, grazie alla diretta televisiva, principalmente sulla TV belga, ma con molte gare diffuse anche in Olanda. E’ questa la grande forza del ciclocross da queste parti e infatti molte gare che non fanno neanche parte dei principali circuiti cercano comunque riscontri televisivi, per farsi notare e crescere.

Quanto si sente la mancanza dei campioni della strada dal punto di vista dell’attenzione dei media?

Si sente, è normale, ma sappiamo che per un po’ non ci saranno. Diciamo che senza di loro l’attenzione non è la stessa e lo vediamo con un calo, ma abbastanza leggero, delle presenze di pubblico. Non dimentichiamo che per assistere alle gare si paga un biglietto. Quando VDP e Van Aert sono presenti, possiamo dire che ci sono almeno 5.000 persone in più. E per gli organizzatori è una quantità significativa di denaro. Considerando anche che sono quei due ad attirare la gente, Pidcock non ha lo stesso appeal.

Van der Poel difenderà la sua maglia iridata? E che scelte faranno Van Aert e Pidcock?
Van der Poel difenderà la sua maglia iridata? E che scelte faranno Van Aert e Pidcock?
Togliendo i vari Van der Poel, Van Aert, Pidcock chi sono i corridori più amati dalla gente?

Ogni specialista ha una base di fan. A volte ad esempio vedi molti striscioni e bandiere di Alvarado. In questo momento il nome in grande ascesa a livello di richiamo è Thibau Nys, anche per via del prestigio e del carisma del padre. Ma anche per il suo talento, quest’anno emerso anche su strada. La cosa curiosa comunque è che ogni corridore ha la sua cerchia di sostenitori, c’è un tifo molto forte, superiore a quello della strada. Poi bisogna considerare che ci sono molti corridori più o meno allo stesso livello, quindi hai molta concorrenza e infatti i nomi dei vincitori cambiano spesso.

Stanno emergendo corridori nuovi, come Wyseure vincitore della prima tappa del Superprestige un po’ a sorpresa?

Sì, lo sono. Stanno arrivando nuove leve. Sono soprattutto corridori belgi U23 (come Verstrynge, foto di apertura, ndr) che si stanno mettendo in luce avendo un anno in più e tanta esperienza acquisita. Sfruttando anche gli spazi lasciati dai big. Con tanta concorrenza non è facile per loro guadagnarsi spazio, Wyseure fa parte di quella generazione di corridori U23 di 2-3 anni fa che ha impiegato tempo per emergere al più alto livello. All’inizio della stagione, quando forse non tutti hanno già raggiunto il loro picco, ci sono più possibilità. Ora sono in grado di vincere. Io credo che questo è l’anno della svolta per alcuni di questi corridori, il suo caso non sarà isolato.

A tuo parere il calendario di ciclocross va bene così com’è o andrebbe rivisto per farlo meglio coincidere con quello su strada?

Quest’anno hanno cambiato la Coppa del mondo. Prima iniziava a fine settembre con la campagna americana. E’ una formula da verificare, concentrando tutto in un periodo davvero intenso. In quello che è più il periodo delle vacanze. Vogliono attrarre i grandi a seguire tutto il suo sviluppo. Mettendo le gare più importanti alla domenica, il giorno più popolare, ovviamente. Hanno quindi concentrato l’attività di vertice in due mesi.

Pensi sia una formula giusta?

Potrebbe funzionare, ma gli stradisti sono anche chiamati a preparare la nuova stagione in quel periodo, ci sono i ritiri. VDP lo scorso anno ha fatto solo alcune gare tra dicembre e gennaio, lo stesso Van Aert. Così non hanno potuto competere per la classifica, troppe tappe erano state già fatte. Ora forse potrebbero e magari potrebbero trascinarne altri. E’ un esperimento da valutare con attenzione.

Due mesi di gare concentratissime per la Coppa del Mondo, che sarà a Oristano l’8 dicembre
Due mesi di gare concentratissime per la Coppa del Mondo, che sarà a Oristano l’8 dicembre
Com’è stato accolto dalla gente il gesto di Iserbyt al Be-Mine Cross, che ha calpestato la bici dell’avversario ed è stato per questo squalificato?

Brutta storia. Eli divide la gente in due gruppi in Belgio: chi lo ama e chi lo odia. Ma questa azione non è stata buona per la sua popolarità perché ha mancato di rispetto a un avversario non controllando la sua rabbia. Era in lotta con Ryan Kamp, l’olandese. Sono caduti, si sono urlati qualcosa a vicenda. Ma Iserbyt ha esagerato, lo ha ammesso lui stesso. Penso che la sospensione che ha ricevuto sia stata giusta. Accettata e apprezzata dalla maggior parte delle persone, anche se…

Anche se?

Perché si è atteso oltre una settimana? C’è stata un po’ di mancanza di chiarezza a fronte di immagini inequivocabili. Se ne è parlato molto e ancora se ne parla, io penso che Eli si porterà dietro quest’immagine per molto tempo.

L’incredibile gesto di Iserbyt che calpesta la bici di Kamp, reo di averlo urtato
L’incredibile gesto di Iserbyt che calpesta la bici di Kamp, reo di averlo urtato
Il possibile ingresso del ciclocross ai Giochi Olimpici invernali cambierà l’evoluzione di questo sport, vedremo altri specialisti della strada dedicarsi ad esso?

Non lo so ancora. C’è ancora molta strada da fare, considerando che in caso positivo la prima edizione sarà nel 2030. Molti ciclisti oggi in primo piano non ci saranno più. Avranno già smesso di andare in bici. Si può fare il paragone con la mountain bike, che è olimpica e ha davvero un’attrazione per alcuni ciclisti professionisti, come VDP che ci ha provato, proprio pensando ai Giochi. Diceva che la Mtb era la sua specialità preferita, forse il motivo era proprio il sogno di vincere l’oro. Lo stesso per Pieterse. Lei è una specialista del ciclocross, eppure ci ha provato, senza i Giochi non avrebbe fatto mtb. Se le cose andranno bene, io penso che più corridori inizieranno a dedicarsi al cross, magari per quel biennio introduttivo ai Giochi. Ma è tutto aleatorio per ora.

Un anno difficile per la Visma, Niermann non si nasconde

19.10.2024
6 min
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Stagione in chiusura, quindi è già tempo di bilanci e quello della Visma-Lease a Bike è un po’ difficile da fare. Si fosse trattato di qualsiasi altro team (certo, Uae a parte…) staremmo qui a parlare di stagione da incorniciare con oltre 30 vittorie, ma nel caso dello squadrone olandese è chiaro che le aspettative erano altre. Soprattutto facendo il confronto con lo scorso anno, quello del “triplete” nei Grandi Giri.

Il tedesco Grischa Niermann (a sinistra), uno dei direttori sportivi del team olandese
Il tedesco Grischa Niermann, uno dei direttori sportivi del team olandese

E’ stata un’annata difficile, costellata di infortuni e lunghe assenze come quelle di Vingegaard e Van Aert. E che si chiude con l’addio di Merijn Zeeman, il direttore tecnico che dal primo ottobre ha lasciato l’incarico e tutto l’ambiente ciclistico, attirato da un ricco contratto calcistico. Di tutto questo abbiamo parlato con uno dei suoi assistenti, il tedesco Grischa Niermann, pronto ad accettare anche qualche domanda forse poco piacevole.

Come giudichi il bilancio della squadra soprattutto rispetto ai trionfi dello scorso anno?

Penso che sia chiaro che l’anno scorso abbiamo avuto molto, molto successo. Sapevamo già che non sarebbe stato possibile ripetersi a quei livelli, vincere tutti e tre i Grandi Giri in un anno è un’impresa che resterà nella storia. E’ chiaro che quando ci confrontiamo con l’anno scorso, non è un bilancio buono, ma abbiamo avuto un sacco di sfortuna. Io preferisco guardare alle cose positive e penso che abbiamo avuto successo in primavera quando abbiamo ottenuto molte vittorie. Inoltre il Tour de France con il secondo posto di Vingegaard, per come è arrivato e quel che l’aveva preceduto, è motivo di orgoglio. Noi abbiamo fatto il massimo possibile.

Vingegaard stava andando come un treno in primavera, prima dell’incidente nei Paesi Baschi
Vingegaard stava andando come un treno in primavera, prima dell’incidente nei Paesi Baschi
Trentadue vittorie, è un bilancio che vi soddisfa?

No, siamo delusi, sono sincero, soprattutto perché abbiamo avuto così tanti corridori che sono caduti in maniera rovinosa e sono stati fuori per molto tempo e questo di sicuro ci ha ostacolato.

Nell’andamento e nella gestione del team ha pesato di più la lunga assenza di Van Aert o quella di Vingegaard?

Entrambe. Quando i tuoi due corridori stellari cadono e sai che saranno fuori per molto tempo, non hai molto a cui appigliarti. Perdi un po’ il morale perché sai che questi sono i ragazzi che vanno alle gare per vincere davvero, i finalizzatori di tutto il lavoro. Abbiamo più corridori che possono vincere, ma ovviamente ad esempio se cade Van Aert che era programmato per fare il Giro, per andarci insieme a Kooji, ti lascia un bel vuoto. Non è mai un bene se qualcuno cade. Ma se i tuoi due migliori corridori cadono e restano fuori per molto tempo, ovviamente ha un grande effetto su tutta la squadra.

La rovinosa caduta di Van Aert alla Vuelta, ennesima di una stagione sfortunata
La rovinosa caduta di Van Aert alla Vuelta, ennesima di una stagione sfortunata
Secondo la vostra opinione, Vingegaard senza il grave infortunio all’Itzulia Basque Country avrebbe potuto battere Pogacar?

E’ davvero difficile dirlo. Dobbiamo ammettere che Pogacar ha forse avuto la migliore stagione di sempre ed è stato quasi imbattibile quest’anno. La tappa 11 del Tour è stata l’unica volta quest’anno in cui lo sloveno ha realmente pagato dazio. Noi dobbiamo lavorare molto per cercare di colmare di nuovo il divario con lui. Jonas è arrivato al Tour non nella condizione migliore visto quel che era successo, aveva anche molta pressione addosso, eppure ha avuto un ottimo livello. E questo ci fa ben sperare.

Van Aert per il pieno recupero in vista della prossima stagione farà comunque gare di ciclocross?

Sì, vorremmo farlo. Ma ovviamente il recupero e il raggiungimento della piena forma fisica e il pieno movimento delle gambe con l’infortunio sono la priorità e dobbiamo vedere e osservare come andrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi prima di prendere quella decisione.

A destra Brennan, talentuosissimo britannico, terzo al GP di Vallonia
A destra Brennan, talentuosissimo britannico, terzo al GP di Vallonia
Molti hanno sottolineato come la squadra non abbia centrato neanche una top 10 nelle classiche monumento. Secondo te è solo un dato statistico o la Visma sta diventando sempre più una squadra più forte nelle corse a tappe?

Penso che quello su cui ci concentriamo siano soprattutto le corse a tappe vista la conformazione della squadra, ma volevamo davvero fare bene nelle classiche, specialmente in quelle del Nord. Quello era uno dei nostri obiettivi. Ma Wout non c’era. Anche Laporte si è infortunato e anche la sua assenza è pesata. E’ un brutto risultato statistico dover dire che non hai neanche un piazzamento. Non è quello che volevamo.

Come si sono inseriti i giovani nel vostro team, quanti del devo team saliranno nella squadra maggiore?

Ne passeranno 4: gli olandesi Graat e Huising, il britannico Brennan e il norvegese Nordhagen, che hanno già fatto esperienze quest’anno nel team maggiore dimostrando avere grande talento, soprattutto Brennan, solo 19 anni. Noi stiamo guardando con grande attenzione a quanto avviene nel devo team, per sviluppare i nostri talenti e penso che i ragazzi arrivino pronti alla massima serie.

Il norvegese Nordhagen sarà uno dei 4 giovani del devo team ad accedere alla squadra WT nel 2025

Il norvegese Nordhagen sarà uno dei 4 giovani del devo team ad accedere alla squadra WT nel 2025
Dal devo team che informazioni avete avuto a proposito della stagione dei due italiani, Belletta e Mattio?

Belletta ha avuto un brutto incidente che lo ha tenuto fuori per molto tempo in estate. Ma entrambi si stanno sviluppando bene, diciamo che sono esattamente nel punto dove ci aspettavamo che fossero, ottengono buoni risultati e sono buoni componenti la squadra. Siamo davvero contenti di loro e di come si comportano.

C’è qualcuno del team che vi ha sorpreso positivamente per il suo rendimento?

Beh, il primo nome che viene in mente è Matteo Jorgenson, crediamo davvero che sia un corridore molto talentuoso, ha anche vinto molto, con Parigi-Nizza e Attraverso le Fiandre come fiori all’occhiello. Ma penso anche a Edo Affini. E’ un grande valore per la nostra squadra già da anni, ma ora finalmente con il campionato europeo e la medaglia di bronzo al campionato del mondo, ottiene un po’ la ricompensa per se stesso.

Uno dei sorrisi in casa Visma, la vittoria di Jorgenson alla Dwars door Vlaanderen
Uno dei sorrisi in casa Visma, la vittoria di Jorgenson alla Dwars door Vlaanderen
Per il prossimo anno quali saranno i principali obiettivo del team e c’è un’alternativa a Vingegaard per la classifica dei Grandi Giri?

Abbiamo preso Simon Yates con questo scopo, perché è uno che ha già vinto un Grand Tour e sa come si fa. Presto faremo i nostri piani, ne discuteremo già la prossima settimana, ma è chiaro che i Grandi Giri saranno il nostro target, il Tour de France in particolare. Ma ora abbiamo un obiettivo in più: riscattarci nelle classiche Monumento. Questo è in testa alla nostra lista dei desideri.

Maini: «Gara nella gara. Non è stata una Vuelta monotona»

12.09.2024
7 min
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Sono iniziati ieri gli europei in Limburgo (in modo fantastico per l’Italia con l’oro di Affini e il bronzo di Cattaneo nella cronometro individuale) che la Vuelta sembra già lontana molto più dei quattro giorni che sono trascorsi dalla frazione conclusiva di Madrid. Questo non è altro che la conseguenza dell’effetto-lampo del ciclismo attuale, dove si va sempre più veloce in gruppo e pure nel passare con l’attenzione alla gara successiva.

Noi però abbiamo tirato i freni per un attimo andando a ripercorrere gli highlights della corsa spagnola vinta da Roglic in compagnia di Orlando Maini. Il tecnico bolognese è momentaneamente giù dall’ammiraglia, ma ovviamente resta un assetato di ciclismo. Non si è perso nemmeno una tappa della Vuelta, gara che gli è rimasta nel cuore da quando vinse la Saragozza-Soria nel 1984. Ecco la sua analisi.

Orlando Maini (qui con Canola al GiroE) non si è perso una tappa della Vuelta
Orlando Maini (qui con Canola al GiroE) non si è perso una tappa della Vuelta
Orlando da dove vuoi iniziare?

Partirei dall’ultima tappa solo per indicarvi un dato che mi ha impressionato. Hanno fatto la crono di Madrid a medie orarie folli, dopo una Vuelta molto dura. Kung l’ha vinta sopra i 55 chilometri orari. Solitamente l’ultima crono di un grande giro a tappe è l’indicatore della condizione. E molti stavano bene. Cattaneo e Baroncini sono andati molto forte, Affini appena dietro, ma lui era già andato bene in quella di apertura. Non mi stupisce che i primi tre della crono europea siano reduci dalla Spagna.

Qualcuno dice che è stata una Vuelta noiosa. Cosa rispondi?

Ci sta che il pubblico da casa voglia sempre che tutti i migliori dieci corridori al mondo si scontrino in ogni tappa. Per le volate, in salita o nelle frazioni ondulate. Ma non può essere così perché innanzitutto c’è un calendario molto fitto e le energie vanno dosate. Poi perché il livello medio è altissimo. Si va forte ogni giorno, basta guardare i dati dei computerini dei corridori. Anche nella penultima tappa, che aveva più di 5.000 metri di dislivello in 170 chilometri, sono andati molto forte (oltre 37 km/h di media, ndr). Le differenze sono minime in certi casi.

Alla 6ª tappa O’Connor trova la fuga, vince e guadagna minuti preziosi in classifica. Chiuderà secondo cedendo solo al terzultimo giorno
Alla 6ª tappa O’Connor trova la fuga, vince e guadagna minuti preziosi in classifica. Chiuderà secondo cedendo solo al terzultimo giorno
Alla fine secondo te ha vinto la Vuelta chi doveva vincerla?

Delle tre grandi corse a tappe, quella spagnola è quasi sempre quella col risultato più aperto, specialmente quest’anno. Senza fenomeni come Pogacar, Vingegaard e Evenepoel, il favorito principale era Roglic, anche perché i rivali diretti sulla carta non erano al top. Almeida si è ritirato all’inizio, Adam Yates è andato a corrente alternata, Landa era in buona condizione, ma non abbastanza e Mas è un regolarista cui manca sempre il guizzo decisivo. Tuttavia la vittoria di Roglic non era scontata, nonostante ne avesse già conquistate tre. Infatti abbiamo visto com’è andata. Ha dovuto rosicchiare il vantaggio di O’Connor fino alla fine. Per me è stata una Vuelta che è andata oltre le attese.

In che modo?

Sostanzialmente ogni giorno c’era una fuga numerosa e quindi si assisteva ad una gara nella gara. Una per la vittoria di tappa, l’altra per la generale. Abbiamo visto lampi che hanno reso interessante la corsa. Ad esempio in una di queste azioni da lontano, O’Connor è andato a prendersi un successo parziale, la maglia rossa e alla fine pure il secondo posto finale. Guardate che fare un podio nelle grandi corse a tappe non è facile, anche se non ci sono i soliti tre tenori che dicevo prima.

La fuga di O’Connor ha ricordato quella di Arroyo al Giro del 2010 che gli permise poi di chiudere secondo dietro Basso in classifica. Secondo te ha scombinato i piani di molti uomini?

Penso proprio di sì. Bisogna dire però che rispetto ad Arroyo, O’Connor alle spalle aveva un quarto posto al Tour del 2021 e al Giro di quest’anno, quindi era già abituato a certi piani alti. Però per me ha fatto un grande numero. Idealmente gli do un voto alto perché ha giocato molto bene le sue carte. E’ vero che gli hanno lasciato molto spazio e lui ha guadagnato molti minuti con quella fuga, però gli va dato atto che è stato bravo a crearsi quella occasione. E bravo successivamente a gestire gli sforzi. Tutti pensavano che saltasse prima, invece ha ceduto solo al terzultimo giorno.

La Kern Pharma ha ottenuto tre vittorie (qui con Castrillo a Estación de Montaña Manzaneda). Un ottimo bottino per un team professional
La Kern Pharma ha ottenuto tre vittorie (qui con Castrillo a Estación de Montaña Manzaneda). Un ottimo bottino per un team professional
Lato velocisti invece cosa ci dici?

Le tappe se le sono divise in due rispettando abbastanza i pronostici. Mi è dispiaciuto tantissimo per la caduta e il relativo abbandono di Van Aert. Peccato, stava andando fortissimo, mi ricordava quello del 2022 al Tour. Ha raccolto tre vittorie, era sempre in fuga, anche in montagna, aveva una condizione incredibile ed era al comando di due graduatorie. Non so se avrebbe vinto la classifica dei gpm, ma di sicuro quella a punti, che poi è andata a Groves, autore di tre successi nelle altrettante tappe per velocisti.

C’è qualcosa che ti ha colpito in particolare?

Sicuramente le vittorie delle formazioni professional. A parte quello di Woods della Israel, che è già stata nel WorldTour, i tre successi della Kern-Pharma con Castrillo e Berrade mi sono piaciuti. Penso che vadano a beneficio del nostro sport. Sono di certo vittorie figlie della Vuelta che si è creata come dicevo prima, ma sono importanti perché danno un segnale. Che anche le squadre più piccole possono riuscire a vincere nei grandi giri. Pensate al Giro d’Italia se una professional italiana vincesse tre tappe. Per gli sponsor sarebbe una manna e magari servirebbe per attirarne di nuovi.

Van Aert sembrava quello del Tour 2022. Tre vittorie, fughe, maglie di classifica, ma anche la solita sfortuna. Abbandona per una caduta
Van Aert sembrava quello del Tour 2022. Tre vittorie, fughe, maglie di classifica, ma anche la solita sfortuna. Abbandona per una caduta
Cosa ti ha deluso?

Devo dire con onestà che mi sarei aspettato di più da Landa. Non tanto in termini di generale, quanto più per una vittoria di tappa. Però per come stava andando ed è andata la Vuelta, la Soudal avrebbe dovuto cambiare tattica. Ovvero non lasciare andare via la fuga e poi inventarsi qualcosa nel finale. Oppure far uscire di classifica Landa subito e cercare la fuga come fanno spesso in tanti per avere più libertà d’azione. Certo, non è così semplice. Una conseguenza di tutto ciò però ha portato a fermare Cattaneo nella diciottesima tappa per aspettare ed aiutare Landa staccato. Mi è spiaciuto molto per Mattia che meritava di giocarsi la vittoria siccome aveva dimostrato di stare bene.

Nella 18ª tappa Cattaneo era in fuga, ma è stato fermato per aiutare Landa staccato. Avrebbe meritato di giocarsi le proprie carte
Nella 18ª tappa Cattaneo era in fuga, ma è stato fermato per aiutare Landa staccato. Avrebbe meritato di giocarsi le proprie carte
Orlando Maini come ha guardato la Vuelta?

Ho un debole per le gare spagnole e per questa in particolare. L’ho corsa da corridore e l’ho fatta tante volte da diesse. Ogni giorno appena mi collegavo alla televisione cercavo di capire com’era la situazione e mi immedesimavo nei direttori sportivi, sia degli atleti in fuga sia di quelli in lotta per la maglia rossa. Cercavo di interpretare le tattiche e magari vedere se i miei pensieri combaciavano con ciò che vedevo. D’altronde noi addetti ai lavori guardiamo le gare in questo modo, valutando aspetti che spesso la gente da casa non tiene in considerazione.

L’abbondanza del Belgio ci ricorda Zolder 2002. Parola a Petacchi

01.09.2024
6 min
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Con Alessandro Petacchi vogliamo fare un viaggio nell’abbondanza tecnica del Belgio. Quell’abbondanza di cui già vi avevamo parlato in vista del campionato europeo, quando nel mazzo erano finiti Tim Merlier e Jasper Philipsen, i due velocisti “di Bruxulles”… Il tutto senza contare un certo Wout Van Aert. Giusto qualche giorno fa, Sven Vanthourenhout, il commissario tecnico belga, ha diramato le convocazioni. Ebbene ci sono tutti e tre. Come farà a metterli d’accordo?

Questa vicenda, e forse anche il luogo dove si disputerà l’europeo, cioè nel Limburgo, ricordano un po’ il famoso mondiale di Zolder 2002, con Mario Cipollini capitano e una serie di uomini tutti attorno a lui, tra i quali Alessandro Petacchi.

Il tecnico del Belgio, Sven Vanthourenhout, durante la proclamazione dei convocati: «Una nazionale difficilissima da fare» (foto Photonews)
Il tecnico del Belgio, Sven Vanthourenhout, durante la proclamazione dei convocati: «Una nazionale difficilissima da fare» (foto Photonews)
Alessandro, dicevamo dei problemi di abbondanza per il Belgio. Lefevere diceva di schierarli entrambi, per esempio…

Con due velocisti più Van Aert non è una cosa semplice per Vanthourenhout. Ovvio che Lefevere vorrebbe il suo atleta in corsa ed è normale che abbia spinto per quello. Ma Philipsen viene dal Tour, dove ha vinto, mentre Merlier ha ripreso adesso a correre. Tim veniva dal Giro d’Italia, dove aveva vinto anche lui. Sono la squadra super favorita. Hanno anche Van Aert che sta andando molto forte alla Vuelta e magari alla fine sarà lui il capitano del Belgio.

Perché?

Perché il percorso è veloce, ma presenta anche qualche piccola difficoltà e poi c’è anche del pavè. Per me non è così facile. Loro dovranno tenere la corsa, e con due uomini veloci più Van Aert, dovranno farlo in cinque.

Uno dei quali è Jordi Meeus, che in pratica è un velocista aggiunto…

A questo punto, fossi stato il cittì del Belgio, avrei portato un velocista in meno e un uomo in più da far lavorare.

Dopo aver vinto al rientro in gara al Polonia, pochi giorni fa Merlier (a destra) è caduto al Renewi Tour
Dopo aver vinto al rientro in gara al Polonia, pochi giorni fa Merlier (a destra) è caduto al Renewi Tour
Merlier e Philipsen sono compatibili? Ed eventualmente come potrebbero convivere?

La vedo difficile. Se gli chiedi di fare l’europeo o il mondiale, entrambi ti dicono di sì. Ma sono rivali prima di tutto. Il discorso è un po’ diverso da quello che fu tra me e Cipollini all’epoca. Primo, lui era già Cipollini, in più quell’anno aveva vinto la Sanremo, la Gand… dava più garanzie per certe corse e certe distanze rispetto a me. Philipsen e Merlier sostanzialmente sono sullo stesso livello, stanno vincendo adesso in questa fase di carriera. Io credo che Vanthourenhout abbia già scelto il leader, tra i due.

Chi è?

Credo abbia scelto sulla base di quanto ha visto quest’anno e quindi Philipsen (che ha vinto anche ieri, ndr). In primis, per il secondo in una corsa lunga e dura come la Roubaix, poi per la Sanremo. Jasper ha dimostrato che dopo 250-300 chilometri il suo sprint non perde troppa potenza. Sono vittorie di un altro livello rispetto a quelle di Merlier, danno più garanzie. 

Merlier non potrebbe fare l’apripista?

Meglio uno Stuyven allora (che non è stato convocato, ndr) che è più forte e ha dimostrato di saperlo fare. Lo abbiamo visto al Giro con Milan. Merlier non so com’è in questo ruolo. Magari è bravissimo, ma ribadisco che sono rivali e che tutto sommato stanno vivendo una carriera parallela. 

Chiaro…

Sarebbe davvero brutto in un europeo, per di più in Belgio, vedere due atleti della stessa nazione disputare lo sprint. L’unica cosa che al massimo potrebbero fare è essere super onesti e ad un certo punto della corsa chi dei due non è super, decide di mettersi a disposizione dell’altro. Ma se fossi nei loro panni, direi di no.

Anche Philipsen è tornato in gara dopo il Tour. Qui è battuto da Milan, ma sta già ritrovando la sua brillantezza
Anche Philipsen è tornato in gara dopo il Tour. Qui è battuto da Milan, ma sta già ritrovando la sua brillantezza
Facciamo un passo indietro, Alessandro: Zolder 2002. Situazione vagamente simile. Anche quella volta c’erano tre velocisti: tu, Lombardi e Cipollini…

Lombardi era lì perché era l’ultimo uomo di Mario e non perché fosse un velocista. Io ero lì perché ero andato bene in primavera e al Giro. Nella prima parte di stagione Cipollini lo avevo anche battuto, ma come detto, lui aveva inanellato una serie importante di vittorie e sarei andato per aiutare. Ero adatto a quel percorso. Già se fosse stato l’anno dopo, il 2003, probabilmente non avrei accettato.

Comprensibile…

Quella era una squadra forte con un solo unico leader ed un obiettivo e non poteva non andare così. Abbiamo preso in mano la corsa sin da subito. Non ci sono mai stati rivali in campo, abbiamo fatto e gestito noi azzurri tutta la gara. Quella nazionale era fortissima per quel tipo di percorso.

Che lavoro fece Ballerini? Ricordiamo anche di qualche polemica che girava prima del mondiale: qualcuno metteva in dubbio che avresti rispettato i ruoli…

So bene a cosa vi riferite. Tutto nacque da Giancarlo Ferretti, mio diesse alla Fassa Bortolo, che un po’ spingeva per me e un po’ non amava molto Cipollini. Fece delle dichiarazioni e i giornalisti iniziarono a parlare di questa cosa. E io rischiai persino di fare la riserva! Al mondiale ero in camera con Bramati, corridore importante, esperto e uomo fidato di Ballerini. Ogni sera in hotel, mi parlava un’ora, un’ora e mezza della corsa. Voleva fare gruppo, sincerarsi che stessi ai patti e che accettassi il lavoro da fare… Ma non ce n’era bisogno. Io non dissi mai di non essere d’accordo.

Che storie!

Solo il venerdì sera ebbi un incontro da solo con Ballerini. Gli risposi che se fossi venuto per fare la mia corsa con Cipollini in squadra, me ne sarei stato a casa. Gli dissi che poteva contare su di me, che mi sarei messo a disposizione. Poi è chiaro che se Mario avesse avuto dei problemi, se fosse caduto, a quel punto si sarebbe corso per me.

Ballerini e Petacchi a colloquio. Ma nel mondiale di Zolder per il Peta non ci sarebbe neanche stato bisogno di parlare
Ballerini e Petacchi a colloquio. Ma nel mondiale di Zolder per il Peta non ci sarebbe neanche stato bisogno di parlare
Il che era anche scontato…

Fare quel mondiale sarebbe stata comunque un’occasione, anche se avessi lavorato per lui. Se fossi rimasto a casa perché volevo essere io il leader quell’occasione non l’avrei avuta a prescindere. Quindi diedi la mia parola a Ballerini e la mantenni.

E tirasti anche forte nel finale. Dai 750 metri…

Diciamo dal chilometro e cento – interrompe con fermezza e orgoglio Petacchi – ai 350 metri (qui il video dei 1.500 metri finali, ndr). Davanti a me infatti ci sarebbe dovuto essere Bettini. Ma Paolo rimase intruppato in un contatto con Freire e non riuscì a risalire. Per non rallentare il treno entrai subito in scena io e tirai il più possibile. Fu una situazione complicata. Se mi fossi spostato prima non sarebbe stato uno scandalo.

Già fare 400 metri al vento in quelle situazioni è qualcosa di mostruoso. Figuriamoci 700 metri…

Avrei poi lasciato lungo Lombardi e magari Cipollini non avrebbe vinto. A quel punto immaginate che discussioni che sarebbero emerse. “Petacchi non si è tirato indietro, non ha fatto lui la volata, ma ha cercato di fargliela perdere”. Per questo dico che tra Merlier e Philipsen non sarà facile.

Belgio al bivio: agli europei con Merlier o Philipsen?

26.08.2024
5 min
Salva

Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Alfredo Martini, eppure c’è chi in Belgio avrebbe bisogno della sua arte e della sua saggezza. Per fare la squadra da schierare ai prossimi campionati europei e mettere d’accordo Philipsen e Merlier (i due sono insieme a Matthews nell’apertura) sarebbe davvero preziosa la capacità di sintesi di chi ha schierato Moser con Saronni. Oppure Bugno, Fondriest e Argentin. Ma Alfredo non c’è più e per Sven Vantohurenhout la scelta si prospetta come una bella gatta da pelare. Al punto da avergli fatto dichiarare di trovarsi nel momento più difficile della carriera.

L’ultimo capolavoro di Vanthourenhout (il terzo da destra) è stato l’oro olimpico di Evenepoel (photonews.be)
L’ultimo capolavoro di Vanthourenhout (il terzo da destra) è stato l’oro olimpico di Evenepoel (photonews.be)

La provocazione di Lefevere

A rendergli il compito ancor più scomodo ci si è messo Patrick Lefevere, manager di Merlier alla Soudal-Quick Step. Dopo aver lodato le capacità del tecnico, il vecchio belga si è detto certo che agli europei Vantohurenhout porterà il suo corridore. Perché a suo dire lo merita più dell’altro. Perché è vero che Philipsen ha vinto tre tappe al Tour, cui Merlier (che ne ha vinte 3 al Giro) non ha partecipato dovendo lasciare spazio a Evenepoel, ma lo avrebbe fatto solo grazie a Van der Poel.

«Spero che alla base di questa scelta – ha detto – non ci siano giochi politici. So che i corridori stessi non ne sono entusiasti, ma se fossi il tecnico della nazionale, selezionerei sia Merlier che Philipsen, perché entrambi possono fare la propria corsa. In una gara a tappe, una squadra con due velocisti non è mai una buona idea, ma i campionati europei durano un giorno. A volte la scelta migliore è non fare una scelta».

Nel 2002 il capolavoro di Ballerini fu vincere il mondiale con Cipollini mettendo al suo servizio Petacchi
Nel 2002 il capolavoro di Ballerini fu vincere il mondiale con Cipollini mettendo al suo servizio Petacchi

Come a Zolder 2002

In realtà ci sarebbe bisogno anche di Franco Ballerini. Il cittì toscano, che in quei giorni aveva comunque Martini al fianco, si trovò a fare la squadra per i mondiali di Zolder. La zona è la stessa e anche il percorso è simile: 222 chilometri con appena 1.273 metri di dislivello. E quella volta, Ballero per tirare la volata a Cipollini portò Petacchi e Lombardi, con il giovane Bennati come riserva. Ci fu una sorta di patto d’onore fra gli azzurri e tutto funzionò alla perfezione. I belgi saranno in grado di fare lo stesso?

«Ogni giorno rispondo al telefono e sono in contatto con i corridori – dice Vanthourenhout – voglio dare presto la squadra. In realtà guardiamo tutti a quei due nomi, ma la rosa è parecchio più ampia. Abbiamo anche Meeus, Thijssen, Van Aert o De Lie. Ci sono tanti bravi velocisti in questo momento. Ma certo, se parliamo di velocisti puri di altissima qualità, torniamo a Philipsen e Merlier. Se ci sarà da lasciarne a casa uno, sarà molto importante comunicare chiaramente il motivo per cui ho preso la decisione. Ma con Jasper e Tim è una cosa molto difficile. Non ci sono argomenti a favore di uno sull’altro».

La variabile Van Aert

Il discorso porta nella stessa direzione indicata da Lefevere, a patto però che alla fine entrambi convergano su una sola volata e non su due sprint paralleli. La soluzione potrebbe gettare nello scompiglio gli avversari, ma potrebbe anche sgretolare la forza della squadra belga.

«Stiamo valutando se è possibile averli entrambi», spiega Vantohurenhout, che ha già gestito la convivenza di Evenepoel con Van Aert a Wollongong e Parigi. «Tuttavia il mio punto di vista è sempre stato che una squadra con due velocisti sia molto difficile da guidare. Tim e Jasper conoscono la mia posizione».

I due hanno corso insieme nel 2021 e 2022 e gli capitava spesso di partecipare alle stesse corse, però allora Merlier era il velocista già affermato e Philipsen il giovane che spingeva per uscire. Ora i due sono quantomeno alla pari, salvo che nel frattempo Philipsen ha vinto la Sanremo ed è arrivato secondo alla Roubaix.

L’attuale Van Aert della Vuelta potrebbe essereun autorevole candidato al ruolo di leader agli europei
L’attuale Van Aert della Vuelta potrebbe essereun autorevole candidato al ruolo di leader agli europei

«So che potrebbero farlo – annota Vantohurenhout – ma alla fine sarò sempre io che prendo la decisione: li ascolterò e poi seguirò il mio istinto. Se non dovesse finire bene, starà a me renderne conto. E se poi Van Aert dovesse dire di voler partecipare, le cose saranno ancora più complesse, perché a quel punto non è detto che servano entrambi i velocisti. Non è che perché uno fa sempre e solo le volate, in nazionale non possa fare qualcosa di diverso. Comunque a breve arriverà la squadra. Non penso sia colpa mia, al momento però abbiamo un’abbondanza enorme di corridori con le stesse caratteristiche. E’ un enigma difficile da risolvere, ma questa settimana vorrei sciogliere gli ultimi nodi».

Sul traguardo con le ali aperte, Van Aert riallaccia il filo

20.08.2024
5 min
Salva

«E’ questo il posto cui appartengo», ha detto Van Aert subito dopo aver vinto la terza tappa della Vuelta. «Corro per vincere. Sono arrivato qui con un’enorme motivazione. Ero ansioso di vincere una tappa e oggi è arrivato il giorno. Ho avuto dei dubbi nei mesi successivi alla caduta, ma durante il Tour de France ho sentito che prima o poi avrei potuto raggiungere il mio livello migliore. Questo risultato mi rende molto felice».

La tappa verso Castelo Blanco, la terza in Portogallo, misurava 191,2 chilometri
La tappa verso Castelo Blanco, la terza in Portogallo, misurava 191,2 chilometri

La volata e poi il volo

La tappa di ieri a Castelo Blanco non era una frazione banale, ma quando la maglia roja della Vuelta ha lanciato lo sprint, si è ricordato di essere semplicemente Wout Van Aert. Quello che in salita metteva in croce Pogacar, a crono se la giocava con Ganna e allo sprint teneva testa ai migliori velocisti. Ed è per questo che dopo l’arrivo il belga ha aperto le ali e mimato il gesto di volare, come il 5 luglio 2022 a Calais. Quel giorno anticipò il gruppo e vinse la quarta tappa del Tour. Van Aert è tornato e non è stato niente di facile, forse per questo dopo l’arrivo erano tutti contenti per lui.

«E’ bello quando le cose vanno così – ha detto dopo la vittoria – vale la pena avere pazienza. E’ passato molto tempo dall’ultima volta che avevo potuto agitare di nuovo le braccia e adesso mi sento bene».

Non vinceva dalla Kuurne-Bruxelles-Kuurne del 25 febbraio, la caduta di un mese dopo alla Dwars door Vlaanderen ha chiuso in modo drammatico la prima parte della sua stagione e la risalita è stata più ripida di qualsiasi colle alpino avesse affrontato in precedenza.

Una preparazione particolare

Vincere una tappa era il suo obiettivo personale per questa Vuelta, ma non deve essere stato facile arrivarci dopo la caduta, la rincorsa al Tour, il Tour, le Olimpiadi e la necessità di ripartire.

«E’ stato abbastanza impegnativo nelle ultime settimane – ha spiegato – non è stata una normale preparazione per un Grande Giro, specialmente con le Olimpiadi subito dopo. Mi sono preparato cercando di mantenere quello che avevo alla fine del Tour, mentre devo dire che mentalmente è stato abbastanza facile perché ho ancora fame per questa stagione. Sto bene. Mi sentivo bene anche alle Olimpiadi e negli ultimi dieci giorni a casa credo di aver lavorato bene, anche se senza correre, è sempre difficile capire la forma che hai. Diciamo che va bene per settembre e per fare una bella corsa. Non ho intenzione di risparmiare energie, voglio fare bene e aiutare i miei compagni. Penso che i mondiali quest’anno siano davvero difficili, spero di andarci e avere una piccola possibilità, ma di sicuro sarà una piccola possibilità. Quindi preferisco cogliere le opportunità che troverò qui in Spagna».

Un bel grazie ad Affini, che ha lavorato sodo tutto il giorno
Un bel grazie ad Affini, che ha lavorato sodo tutto il giorno

Sprint ai 200 metri

Perciò questa volta è stato Van Aert a lanciare lo sprint lungo, anticipando Groves e migliorandosi rispetto al Tour, quando rimaneva sistematicamente chiuso alle transenne. Proprio l’australiano della Alpecin-Deceuninck lo aveva battuto domenica e Van Aert deve essersela legata al dito o semplicemente ha messo a punto la strategia per rifarsi.

«Il mio piano era di fare il contrario di domenica – ha spiegato – cioè lanciare lo sprint lungo e poi usare la mia forza. Sono partito a più di 200 metri dal traguardo. La strada era leggermente in salita, lo sprint perfetto per me, e ho sorpreso Groves. Mi sono sentito bene domenica e stavo bene anche oggi. La squadra è stata forte e mi ha messo in una posizione perfetta. Questo mi ha dato la fiducia necessaria per concludere il lavoro».

Nelle interviste dopo la tappa, la gioia per il successo e la consapevolezza della salita odierna
Nelle interviste dopo la tappa, la gioia per il successo e la consapevolezza della salita odierna

Iniziano le salite

Oggi la pacchia finirà. La quarta tappa propone il primo arrivo in salita al Pico Valluercas, a quota 1.544, in una tappa con tre salite prima di quella d’arrivo. Per essere il Van Aert che sarebbe venuto al Giro per fare classifica, si potrebbe pensare che farà di tutto per tenere. Ma avendo davanti il Van Aert in ripresa dopo l’incidente, anche la sua ambizione fa fatica a puntare troppo in alto.

«Ormai il divertimento finisce – ha riso ieri dopo l’arrivo – sarò felice di cedere il ruolo di leader della squadra a Sepp Kuss e Cian Uijtdebroeks. Sarà il primo test tra i corridori di classifica e per me sarà molto difficile mantenere la maglia di leader. Mi mancava il sapore della vittoria e l’ho ritrovato, ma sono venuto alla Vuelta per aiutare i miei compagni e ora il momento è arrivato. E’ un anno diverso dal solito, non è detto che non possa essere ugualmente bello».