Modolo e le volate di Van Aert al Tour de France

13.08.2024
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Il Tour de France è stato il trampolino di lancio perfetto per l’appuntamento olimpico di Parigi 2024. Molti corridori che sono stati protagonisti nella corsa a cinque cerchi sono passati dalla Grande Boucle. Oltre al vincitore Remco Evenepoel, anche il suo compagno di nazionale Wout Van Aert ha corso sulle strade del Tour prima di andare a Parigi. Il belga della Visma-Lease a Bike ha sfruttato quelle tre settimane per gettare una base in vista della corsa olimpica. Ma, come ogni grande campione, non si è tirato indietro e si è dato spesso da fare cercando di cogliere il bersaglio grande: una vittoria. 

A Rimini, nella prima tappa è arrivato terzo, una grande occasione sfumata, il percorso era favorevole
A Rimini, nella prima tappa è arrivato terzo, una grande occasione sfumata, il percorso era favorevole

Qualche incertezza

Van Aert l’ha sfiorata in un paio di occasioni, nella 12ª e 13ª tappa, nelle quali ha colto due secondi posti dal gusto un po’ amaro. Il belga ha sfruttato la Grande Boucle per lanciarsi in qualche volata e testarsi in questo nuovo campo. Difficile però entrare nel novero dei velocisti quando al Tour ci sono tutti i migliori. Di questo si è accorto Sacha Modolo, ex corridore e sprinter, che con il suo occhio tecnico non ha mancato di sottolineare appunti e note emerse dal Van Aert velocista.

«Va detto – spiega subito Modolo – che parlo da estimatore di Van Aert, non da critico. Lui è un corridore fortissimo, il quale però al Tour non è arrivato al massimo della condizione e in alcuni momenti si è visto. Rispetto all’anno scorso era più insicuro, probabilmente a causa dell’infortunio patito in primavera. L’avvicinamento al Tour non è andato come previsto e questo ha un po’ minato la sua sicurezza, non era in condizione top. Poi va sottolineato che Van Aert anche al 90 per cento va più forte di metà dei corridori in gruppo. Però per vincere serve essere al massimo, specialmente in una gara così importante».

Dov’è Van Aert? Stretto alle transenne, mentre gli altri sprintano lui è costretto a rialzarsi
Dov’è Van Aert? Stretto alle transenne, mentre gli altri sprintano lui è costretto a rialzarsi
Da cosa lo hai notato?

Dalle volate. Ogni volta che si lanciava in uno sprint limava fino all’ultimo, cercando di guadagnare terreno attaccato alle transenne. Non è però una mossa vincente quando sei in una volata, il velocista è furbo e quando vede l’ombra chiude la porta. In maniera più o meno scorretta, ma poi questo è un problema dei giudici. 

Cercare le transenne è un segno di debolezza?

In generale sì, ma qualche tempo fa di più. Ora vedo tanti velocisti che fanno le volate vicini alle transenne. Se sei in testa è un modo per rimanere coperti un po’ di più. Gli spettatori e le transenne proteggono dal vento, se invece sei a centro strada rimani scoperto. Però un conto è quando si parte dal centro e poi si va verso le transenne, altro quando si scatta già attaccati al bordo. 

Essere chiusi diventa più semplice.

Rimani coperto e riparato dal vento, ma se non trovi lo spiraglio non passi mai. E il velocista forte, quello che è anche furbo, lo spazio sulle transenne lo chiude. Van Aert al Tour provava sempre a uscire all’ultimo e rimaneva sempre penalizzato. Ad onor del vero va detto che non avendo un treno non poteva prendere il centro della strada e primeggiare, ma doveva fare le volate di rimessa. Però al Tour non ho visto questi treni devastanti, forse la Alpecin era l’unica in grado di comandare. 

Cosa gli è mancato, solo la condizione?

In realtà anche l’occasione giusta. Non ci sono state tappe mosse dove i velocisti arrivavano cotti e lui poteva inserirsi e vincere perché più fresco. Van Aert le volate ristrette rischia di dominarle, talmente è forte. Ha tanti watt e uno scatto importante, ma non ha l’esplosività pura tipica degli sprinter. Magari gli mancano quei 20 watt, sono pochi ma fanno tanta differenza. 

Con il passare dei giorni il divario con i migliori si assottiglia, le chance aumentano
Con il passare dei giorni il divario con i migliori si assottiglia, le chance aumentano
Perché?

La volata da qualche anno a questa parte è diventata tenere dei watt altissimi per 30 secondi. Ti trovi alle spalle dell’ultimo uomo che sei già a 1.000 watt, di media in quei 30 secondi devi avere 1.150 o 1.200 watt. Il picco di potenza di 1.800 watt conta fino ad un certo punto se poi non riesci ad essere costante. Questi sono numeri di un velocista medio, con un peso intorno ai 72 chilogrammi. Questo l’ho imparato alla Alpecin, quando correvo con loro, per il velocista ciò che conta sono i watt puri sui 500 metri.

Van Aert non ha questi numeri…

Non perché sia scarso ma perché per averli dovrebbe snaturarsi un po’. Avete visto che accelerazione ha fatto per seguire Van Der Poel sulla salita di Montmartre? Spaventosa. Però scattare in salita è diverso rispetto a farlo in pianura. Sono due prestazioni totalmente diverse. 

Come potrebbe fare Van Aert per vincere una volata?

Nelle corse a tappe di tre settimane lui può emergere nell’ultima, quando i valori si pareggiano e i velocisti sono stanchi. In quei casi i numeri un po’ scendono e lui può dire la sua. Oppure nelle frazioni mosse, nelle quali rimane più fresco e riesce a infilare i favoriti. Per vincere le volate testa a testa dovrebbe snaturarsi e non gli conviene.

“Remco il maturo” si è preso il Belgio. Ora è popolare come Wout

01.08.2024
4 min
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Se si leggono i titoli di giornale e i siti belgi, c’è una standing ovation unilaterale nei confronti di Remco Evenepoel. L’enfant prodige fiammingo dopo gli ultimi successi ha travolto tutti. Con la sua ondata di entusiasmo e di gioia, per i grandi risultati ottenuti, ha appianato molte differenze a quanto pare.

E’ noto che il Belgio fosse tutto o quasi per Wout Van Aert, specie per quel concerne il tifo. Tutti amano Wout, non a tutti stava simpatico Remco. Ma adesso? 

Tra Tour e Olimpiadi si è visto un Remco commosso, più umano
Tra Tour e Olimpiadi si è visto un Remco commosso, più umano

Remco il maturo

Dopo il Podio al Tour de France e l’oro olimpico di Parigi le cose sembrano essere cambiate parecchio.

«Sì – spiega Guy Van Den Langenbergh, giornalista della Gazet van Antwerpen e dell’Het Nieuwsblad – ma sono cambiate non tanto per i risultati, che Evenepoel ha sempre riportato, quanto piuttosto per il suo atteggiamento. Per il suo modo di porsi. E’ lui che è cambiato».

Certamente da quando è andato al Tour de France e si è scontrato con i più grandi, per la prima volta se ci si pensa bene, la rotta si è invertita. Probabilmente il fatto di ritrovarsi in un palcoscenico tanto importante, lo ha indotto giocoforza a rivedersi. Remco non poteva essere “spaccone” o irriverente come in altre occasioni.

«Quando dico che Remco è cambiato, non è più come in passato quando diceva: “Ora vinco”. No, stavolta parlava di una top cinque come un buon risultato. Diceva che salire su un podio sarebbe stato un successo. Ha ammesso i suoi limiti in salita. Abbiamo dunque un Remco più maturo, più intelligente nel modo di porsi. Sì, maturo: questa è la parola giusta».

E questo è vero. Pensiamo per esempio a quelle battute a fine tappa con Pogacar, quel modo indiretto di riconoscere la superiorità dello sloveno ha significato molto per i belgi. E anche l’atteggiamento in corsa ha inciso secondo noi. Pensiamo al modo di correre: il salire di passo e non mollare quando Pogacar e Vingegaard scattavano. L’anno scorso alla Vuelta alla prima occasione in cui perse due metri, poi naufragò. All’improvviso Remco è parso più rispettoso. Appunto più maturo.

Le ultime settimane hanno ridotto se non azzerato la differenza di popolarità con Van Aert, vero beniamino dei belgi
Le ultime settimane hanno ridotto se non azzerato la differenza di popolarità con Van Aert, vero beniamino dei belgi

Sul trono con Wout

Come dicevamo, Van Aert era il più amato in assoluto, ora i due sembrano essere alla pari. In qualche modo anche Evenepoel si è preso tutto il Belgio. Non ha più solo i tifosi dei vari fans club.

«Ma Wout resta Wout – prosegue Van Den Langenbergh – anche lui ha continuato ad avere i suoi sostenitori. Dopo la caduta alla Dwars door Vlaanderen e tutto il percorso di recupero che ne è conseguito ha sentito il sostegno dei tifosi. Le fratture, il lavoro per tornare in bici, la fatica del Tour, le volate in Francia e poi la crono olimpica (gettando il cuore oltre l’ostacolo con l’azzardo della doppia lenticolare, ndr)… Van Aert è sempre amato. Ma certo adesso sono alla pari in quanto a livello di popolarità».

Colleghi corridori, giornalisti, campioni, anche chi non era perfettamente allineato con Evenepoel adesso si è ricreduto. Pensiamo a Greg Van Avermaet per esempio. Ma soprattutto Remco è stato in grado di far cambiare idea persino a sua maestà: Eddy Merckx. Tra le tante punzecchiate del Cannibale, ricorderete le critiche sul ritiro dal Giro d’Italia. O l’ingiusta, sempre secondo Merckx,  convocazione per i mondiali del 2021, tanto per dirne due. A sua volta Remco punzecchiò Eddy: «Deve sempre dire qualcosa». Insomma, i due non si amavano troppo, mettiamola così.

«Senza dubbio – va avanti il giornalista belga – Remco era atipico nel suo modo di porsi. E Merckx lo ha criticato in modo diretto. Diceva che parlava troppo, anche i suoi genitori a volte avevano replicato a Merckx con toni forti. Invece proprio Eddy era a Parigi e lì ha incontrato i genitori di Remco. Adesso anche lui ha riconosciuto un cambiamento del ragazzo e l’incontro con la famiglia Evenepoel è stato disteso, sereno. Ora tra i due c’è comprensione».

Durante il Tour de France si è visto un Evenepoel sempre disponibile con la stampa
Durante il Tour de France si è visto un Evenepoel sempre disponibile con la stampa

La stampa apprezza

Tutto questo discorso su Evenepoel e la sua popolarità si riversa poi anche nei confronti della stampa. A volte i rapporti erano di carta vetrata, anche se va detto che uno come Remco è stato e resta una manna per i giornalisti. Evenepoel ha sempre fatto scrivere. E spesso lo ha fatto proprio per le sue uscite colorite. Però non sapevi mai che Remco avresti trovato dopo avergli messo il microfono sotto al naso.

«Il rapporto è cambiato anche nei confronti di noi giornalisti – ha concluso Van Den Langenbergh – Remco è più aperto. In questi ultimi mesi lui sapeva quello che volevamo. Ogni giorno ci ha dato qualcosa. Ha trovato un buon equilibrio nel parlare, nella quantità di cose da dire, e lo ha fatto in modo franco. Anche questo si è percepito bene. Remco è molto comunicativo. Mi sento ancora di utilizzare il termine maturo».

Ganna contro Remco, la differenza l’ha fatta la pista?

28.07.2024
6 min
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«Ganna purtroppo – dice Malori cambiando tono – ha sempre, passatemi il termine, la spada di Damocle della pista. Lui è l’unico in gara che partiva per vincere, ma che ha preparato anche la pista. Gli altri del podio vengono dal Tour, un’altra gamba. Quindi per me sulla carta, Ganna oggi avrebbe anche potuto avvicinare Evenepoel, magari fare qualche secondo in meno. Però chiaramente, dovendo fare entrambe le preparazioni, non ha potuto curare tutto al meglio come esigerebbe un’Olimpiade. Non voglio fare il saputello, ma se ti alleni per essere Cristiano Ronaldo, non sarai pronto per fare il centrocampista e viceversa».

La crono e la pista, le due facce della stessa anima: non chiedete a Ganna di scegliere, non potrebbe. Però è innegabile che la specializzazione estrema pretende l’esclusività del lavoro e questo potrebbe risultare penalizzante. A noi piace tanto il Ganna che rincorre (e ottiene) medaglie nell’una e nell’altra, ma possiamo capire il ragionamento estremamente concreto di chi punta all’oro e non vede alternative.

La crono di Parigi ha emesso i suoi verdetti e i 15 secondi fra l’oro e l’argento, tre più di quelli dello scorso anno ai mondiali, per Malori si spiegano con la diversa preparazione. Adriano le Olimpiadi non le ha mai corse, sarebbero state il suo obiettivo di quel 2016 in cui la vita cambiò per la caduta in Argentina. Da allora però non si perde una crono e la sua analisi di quello che vede è spesso diretta e pertinente. Per questo gli abbiamo chiesto di rileggere insieme la prova olimpica di ieri, con la vittoria di Evenepoel su Ganna e Van Aert.

Grande crono per Ganna, ma la coabitazione con la pista porta a sacrificare qualcosa?
Grande crono per Ganna, ma la coabitazione con la pista porta a sacrificare qualcosa?
Si può dire che ti aspettassi un risultato simile?

Mi aspettavo vincesse Evenepoel. Se il percorso fosse stato asciutto, sarebbe stato perfetto per passisti pesanti, come Tarling e Ganna, ma Remco vola quando esce dai Grandi Giri. Mi ricorda quello che fece nel 2022, quando vinse la Vuelta e ai mondiali in Australia fece terzo nella crono e dominò la prova in linea. Perciò, quando ho visto che è uscito così bene dal Tour, ho detto che avrebbe vinto di sicuro. Poi mi aspettavo Tarling secondo e Ganna terzo e forse se l’inglese non avesse bucato, sarebbe andata così. Però comunque Filippo ha fatto una grande prestazione, secondo me, anche per il fatto che la sua preparazione è sempre divisa tra crono e pista.

Quindi secondo te la pioggia ha inciso?

Sì, assolutamente. Però sono convinto che questo rende ancora più notevole la performance di Evenepoel. Sappiamo che Remco non è un drago a guidare la bicicletta. Anche sullo sterrato al Tour abbiamo visto che era in difficoltà rispetto a Pogacar e Vingegaard, quindi sicuramente nelle curve, rispetto a Van Aert, ha pagato dazio. Per questo la sua prestazione prende ancora più risalto. Il fatto che abbia vinto con un margine di soli 15 secondi mi fa pensare che con l’asciutto ne avrebbe guadagnati tranquillamente altri 10.

Tarling ha pagato il cambio di bici per foratura e la necessità di rilanciare dopo le curve
Tarling ha pagato il cambio di bici per foratura e la necessità di rilanciare dopo le curve
Ha vinto il mondiale con 12 secondi, questa volta con 15: il gap cresce invece di scendere…

Purtroppo il problema con Evenepoel, tra virgolette, è che ha una potenza eccezionale, peso ridotto, ma soprattutto un coefficiente aerodinamico irrisorio. Remco ha un quarto del CX di Ganna e Tarling, perché è minuto e pesa 60 chili, quindi è duro da battere. In più ha finito il Tour increscendo. Il segnale è stato quando nell’ultima tappa di montagna ha messo la squadra a tirare per attaccare il secondo posto. Poi Vingegaard l’ha staccato, perché in salita va il doppio anche se è all’80 per cento. Per questo dico che mi aspettavo una prestazione di altissimo livello.

E’ parso anche pedalare a una frequenza maggiore.

Sì, anche secondo me e questo è sicuramente un altro segno di grande condizione. Però parlando di Ganna, ho visto dalla muscolatura notevole. Si vede che ha allenato tanto la forza, perché nel quartetto partirà da fermo con il 66×14, quindi dovranno avere una forza disumana. Per questo ci sta che fosse un po’ più duro. Invece secondo me, la grande sorpresa, visto come era andato ultimamente, è stato Van Aert. Finalmente ha rialzato la testa, dopo un anno in cui anche prima dell’incidente non era neanche parente del corridore che faceva staccare Pogacar in salita. E’ bello averlo visto così e attenzione per la gara di sabato: se dovesse arrivare con un gruppetto di 4-5 rischia di vincere l’oro su strada.

Il bronzo propone un Van Aert in netta ripresa. Le due ruote lenticolari hanno colpito
Il bronzo propone un Van Aert in netta ripresa. Le due ruote lenticolari hanno colpito
Ti ha stupito con la scelta della doppia ruota lenticolare?

Non si vede troppo spesso, però so per certo che è una scelta molto performante. Visto il percorso, ha fatto bene a usarla, anche se con la pioggia io avrei evitato, puntando su un altissimo profilo. Su asciutto invece, sarebbe stata perfetta. Ma di certo uno che viene come lui dal cross era l’unico in grado di guidarla sul bagnato. Secondo me comunque deve averla provata da tempo, perché è parso molto sicuro della sua scelta.

E’ stata una crono corta, anche rispetto ai 44 chilometri di Tokyo. Sarebbe cambiato qualcosa con 10 chilometri in più?

Se avessero fatto 45 chilometri, Remco avrebbe dato un minuto a entrambi. E’ stato fenomenale, ma su una cosa non mi è piaciuto, cioè quando ha criticato così duramente le strade di Parigi. Poteva usare altre parole, dire che l’asfalto non è ottimale. Detto da uno che viene dal Belgio dove le strade sono di cemento con le righe, è parso eccessivo. E poi ha fatto 53,7 di media con la pioggia e le curve, quindi non era un asfalto così orrendo.

Pensi che lui possa fare bene anche su strada?

Non gli metto limiti, ma credo anche che lo strappo di Montmartre non sia tanto adatto a lui, che non è un grande limatore. Credo che il grande favorito sarà Alaphilippe. Al Giro lo abbiamo visto rialzare la testa, come non si vedeva da tanto tempo. Si è preparato in Italia, al passo San Pellegrino, per starsene tranquillo. Deve trovarsi una squadra e si corre in Francia. Secondo me sarà un duello fra lui e Van der Poel, con Van Aert che si metterà di mezzo. Anche perché per la prima volta da inizio anno l’ho visto con un peso decente. Secondo me la prova su strada sarà una gara tanto bella.

Ganna è ora atteso a una settimana di lavoro a Montichiari prima delle gare su pista
Ganna è ora atteso a una settimana di lavoro a Montichiari prima delle gare su pista
Ma volendo dire un’ultima cosa sulla crono, come fa Ganna per battere Evenepoel?

L’unico modo è trovare una crono più lineare di questa. In un percorso dove le curve abbassano molto la velocità a causa della pioggia, uno come Remco rilancia meglio la bici dato che pesa 10-15 chili meno di Ganna o Tarling. Quindi l’unica cosa è che non piova e ci siano meno curve. Perché oggettivamente è brutto dirlo, però da quando Evenepoel ha iniziato a a fare l’Evenepoel, Ganna non ha più vinto una crono titolata.

Può essere che ormai lo soffra anche psicologicamente?

Su questo discorso bisognerà fare un pezzo a parte, perché io mi trovavo regolarmente davanti Cancellara, Tony Martin oppure Wiggins. Quindi o stai a casa oppure trovare la motivazione è semplice. Cercare di capire dove migliorare, come migliorare e dare sempre il meglio di sé. E credo che Ganna lo faccia. Comunque parliamo di esseri umani, non di computer. Può esserci la giornata storta o magari capita che l’avversario non sia super e perda quel mezzo secondo al chilometro. La grossa speranza quando l’avversario è superiore è sempre questa. Adesso però facciamo di nuovo il tifo per Pippo, in pista i fenomeni siamo noi.

Ganna, le luci e le ombre di una crono bellissima

27.07.2024
6 min
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PARIGI (Francia) – La prima medaglia italiana dei Giochi di Parigi viene dal ciclismo. La conquista Filippo Ganna nella cronometro ed è anche il primo podio italiano dal 1996, cioè da quando la corsa contro il tempo è entrata nel programma olimpico.

«Ma non pesa come un oro», dice subito Pippo senza nascondersi. E‘ stato autore di una grande prestazione, a 53.331 km/h. Ma ancora una volta il belga ha fatto di più e gli è arrivato davanti di 25 secondi, rallentando leggermente nel finale. E proprio nel finale Ganna ha costruito il suo argento, mettendosi dietro Van Aert e ricacciando indietro l’assalto di un Tarling sfortunato per via di una caduta (anche Ganna ha rischiato), ma che è già proiettato nel futuro. E il primo a saperlo è proprio Filippo. «Il domani è suo, io inizio ad andare verso i 30 anni, forse l’ultima occasione per vincere l’oro olimpico era questa».

Mezzo pieno e mezzo vuoto

E’ un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma pur sempre mezzo. Aveva dichiarato che sarebbe uscito senza rimpianti. E’ così?

«Più di questo non potevo fare. Il rimpianto è il colore della medaglia. Mi sono difeso, ho portato a casa una medaglia. Ma da italiano è un po’ come vedere la Ferrari quando arriva seconda: ti rode. Nel finale ho trovato la motivazione per spingere come all’inizio, la prestazione è in linea con i miei valori. Non sono un drago con la pioggia, ma ho fatto il massimo. Non è bastato, ho preso quasi mezzo secondo al chilometro e questo brucia».

L’ironia di Van Aert

Con Evenepoel è una sfida infinita, che però ha quasi sempre lo stesso vincitore. «Lui è un fenomeno, un grande campione. Lo sapevamo bene sul podio, con Van Aert. Mi ha detto: “So cosa vuol dire arrivare secondo. Poi l’abbiamo presa a ridere, provando a farci un selfie sul podio, ma non è riuscito. Troppo stanchi».

A proposito di stanchezza, si diceva che Evenepoel potesse essere stanco dopo il Tour. Di sicuro non era stanco di vincere. E’ stato il più continuo in questa cronometro dove Tarling ha pagato la foratura, Van Aert è calato nel finale, Ganna ha avuto un passaggio a vuoto con una sbandata. Cosa è successo?

«Ci ripenserò. La rivedrò. Sapevo che quel punto era pericoloso, bisognava prenderlo un po’ meglio. Sul finale mi sono detto: “Filippo, è troppo tempo che aspetti, non puoi sederti proprio adesso”. E ho trovato questa medaglia, che mi dispiace non sia d’oro. Ho faticato tanto, ho dovuto buttare via la visiera perché non vedevo più neanche il manubrio. Dovevo decidere se andare a terra o vedere la strada».

Le scuse a Mattarella

Ora non è più tempo di vedere la strada, ma la pista. E per un po’ non è più tempo di vedere Parigi. «Domani tornerò in pista a Montichiari con i miei compagni e cercherò di regalare all’Italia un’altra gioia. So che i ragazzi erano insieme a vedermi sul maxischermo, ora sono pronto a raggiungerli. Dopodomani sarò di nuovo con loro».

Sulla pista non ci saranno problemi di percorso o di pioggia. «Alla fine questa era una gara intermedia – prosegue Ganna – né troppo lunga né troppo corta. Non sapremo mai come sarebbe andata con il sole, è inutile chiederselo. Ho provato a spingere fino alla fine, non so come fossi in classifica dopo la sbandata. Ho rischiato di saltare psicologicamente, ma ho continuato e sono arrivato secondo».

In quel momento ha pensato al motivo per cui quando gli si chiede a chi dedica la medaglia risponde sicuro: «A me stesso». Perché «tutti vedono i 36 minuti di gara, ma non il lavoro che c’è prima. Quello lo so solo io. E non potevo mandarlo sprecato». 

Al traguardo ha trovato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è complimentato. «Gli ho detto che mi è dispiaciuto farlo aspettare sotto la pioggia, ma l’ordine di partenza era quello e io ero il penultimo». Prima di Evenepoel, che è arrivato ancora una volta prima di lui. 

L’analisi di Velo

In chiaroscuro anche l’analisi del commissario tecnico Marco Velo: «Filippo ha dimostrato di essere un campione, ribaltando una situazione che poteva vederci uscire dal podio. Ci ha regalato una splendida medaglia, la prima per l’Italia in questi Giochi. La sbandata? Non me ne sono accorto, ho sentito tutta la macchina che ha urlato, l’ho visto praticamente in terra. Poi ho visto quanto è stato bravo a rimanere in piedi. Se gli succede altre cento volte, cade centoventi. Gli ho detto di resettare e riprendere la concentrazione e lui ha fatto così. Il percorso? Più che altro la pioggia.

«Un atleta col fisico di Pippo fatica a rilanciare dopo le curve col bagnato. E’ come rilanciare un camion rispetto a una macchina. Comunque ha fatto numeri impressionanti, nulla da dire. E’ un signor podio, brucia, ma siamo consapevoli di aver fatto tutto al cento per cento».

Diciottesimo Alberto Bettiol, che non ha forzato, pensando alla prova in linea. Dove cercherà riscatto anche Elisa Longo Borghini, ottava nella gara vinta da Brown su Henderson e una sfortunata Dygert, condizionata da una brutta caduta.

Vingegaard getta la maschera: sui Pirenei sarà caccia a Pogacar

12.07.2024
6 min
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PAU (Francia) – Nell’immensa bolgia che ha accolto il gruppo a Pau, a un certo punto non s’è capito più niente. Eravamo al pullman del UAE Team Emirates a parlare con Ayuso, ritirato per il covid, quando s’è sparsa la voce che Pogacar fosse caduto prima della volata. Il tempo di capire che non fosse vero e ci siamo trovati davanti alla maglia gialla che invece lo sprint addirittura l’ha fatto. Certo alla larga dallo sgomitare dei velocisti, ma pur sempre una volata di gruppo. Già è abbastanza strano – ma emozionante – che corra in attacco infischiandosene delle astuzie e le cautele del leader, ma addirittura fare la volata di gruppo?

Domani Pla d’Adet, ma prima ancora il Tourmalet e Horquette d’Ancizan accenderanno il fuoco sotto il pentolone del Tour. Finora se le sono date, ma senza mai affondare il colpo. Domani potrebbe essere l’inizio di un nuovo viaggio. Oggi per qualche chilometro, Adam Yates li ha fatti tremare. La sua presenza nella fuga poteva significare ritrovarselo nuovamente in classifica. Per questo la Visma-Lease a Bike si è impegnata per chiudere.

Sprinter Pogacar

Eppure Pogacar se la ride. Sta facendo esattamente come negli ultimi due anni: fuochi d’artificio per tutti, ogni giorno, alla prima occasione. E domani che cominciano i Pirenei, Tadej si ritroverà senza Ayuso e con Vingegaard che vuole davvero capire a che punto si trovi.

«Il finale non era stressante – spiega la maglia gialla – ero nella mia zona sicura, la mia bolla ed ho evitato tutte le situazioni più frenetiche con la mente lucida. Alla fine però ho visto la possibilità di fare un piazzamento nei dieci e ho fatto la volata. Tranquilli ragazzi, non preoccupatevi. Semmai è più preoccupante l’abbandono di Ayuso, ma credo che abbiamo ugualmente una squadra fortissima. Soler e Politt stanno facendo un lavoro incredibile. Yates e Almeida in montagna sono due sicurezze. Sono tutti in forma per il lavoro che ci attende da domani. Sono le prime salite vere, finora non ce ne sono state, tranne forse nel giorno del Galibier. Considerata la situazione della classifica generale, ora possiamo correre un po’ sulla difensiva. Vorrei vincere la tappa, ma non spenderò troppe energie per quello».

Vingegaard parla di unità della squadra e di aver finito la tappa tutti insieme
Vingegaard parla di unità della squadra e di aver finito la tappa tutti insieme

Cecchino Vingegaard

Tanto è spavaldo Pogacar, per quanto è cauto e cinico Vingegaard. Il danese non ha l’appeal, il ciuffo e i modi telegenici dell’attuale maglia gialla, ma è un grande professionista. Cento giorni fa era messo davvero male, ora è qui con la sensazione che potrebbe nuovamente giocarsi il Tour. Pogacar l’ha capito e questa consapevolezza secondo noi ha reso meno rilassanti i suoi giorni. Forse il tanto sbandierare la serenità è la prima spia di qualche preoccupazione sorta nel frattempo?

«Entriamo in un terreno che mi si addice un po’ di più – dice Vingegaard – aspettiamo con ansia i prossimi giorni. Mi sento molto bene, oggi per noi è stata una bella giornata. Siamo arrivati tutti insieme, non abbiamo perso tempo con nessuno e adesso speriamo di poter recuperare bene fino a domani. Yates in fuga non era la situazione ottimale, non volevamo lasciarlo rientrare nella classifica generale, per questo abbiamo preferito riprenderlo. Da questo punto di vista è stata una giornata dura. Abbiamo provato anche a spaccare il gruppo con i ventagli, ma alla fine i principali avversari erano ancora lì e non avrebbe avuto molto senso continuare a spingere e suicidarsi.

«Da domani però non ci sarà spazio per nascondersi, ma vedremo come verrà gestita la tappa. Dovremo solo aspettare e vedere. Non ho intenzione di dire cosa faremo domani, ma abbiamo le nostre idee. E’ il fine settimana che mi si addice meglio, per cui spero in una corsa dura. Potrei anche attaccare. Finora abbiamo ragionato sul presente, anche perché non stavo benissimo: da domani inizieremo a lavorare per il futuro».

Nostalgia di Parigi

Philipsen della presenza di Pogacar in volata dice di non essersi accorto. Non che sarebbe cambiato qualcosa. Il belga, già primo a Saint Amand Montrond, ha fatto la sua traiettoria creativa, spostandosi dal centro sulla destra e resistendo poi alla rimonta di Van Aert. Al momento del cambio di linea, Wout non ha potuto fare altro che prendergli la ruota. Sarà perché convive male con il soprannome “Disaster”, quando gli chiedono che cosa pensi delle lamentele di qualche avversario, Jasper si indurisce e taglia corto. Hai qualche commento?

«No comment. Non mi piace questa domanda». Le domande dirette si possono fare, poi tutti pronti a ricevere risposte come questa. Il belga va avanti nel discorso dicendo che solo a fine Tour faranno un’analisi per capire che cosa non abbia funzionato nella prima settimana, ma che due vittorie non sono così male. Non vuole parlare di forma che non c’era e tantomeno di sfortuna, per paura che ne chiami altra. Poi con quel ghigno furbetto da velocista spiega che è impossibile prendere nuovamente la maglia verde. E che da velocista trova singolare che il Tour non finisca a Parigi.

«E’ davvero strano – sorride (penserà già al ritiro dopo la tappa di Nimes?) – manca lo zuccherino in fondo. Non è la sensazione più bella, ma è così e non possiamo cambiarlo. In pratica sappiamo che dopo la tappa 16 ne avremo altre cinque in cui soffriremo per arrivare in fondo. Dovremo restare forti, questo è il Tour del 2024».

Van Aert aiuterà Vingegaard, ma vuole soprattutto vincere una tappa
Wout Van Aert aiuterà Vingegaard, ma vuole soprattutto vincere una tappa

Van Aert diviso a metà

Chi si va mangiando le mani è Wout Van Aert, anche oggi secondo, come se gli mancasse la forza necessaria per volgere la volata a suo favore. Sempre alla ricasca degli altri, scegliendo traiettorie non sempre ideali.

«C’erano vibrazioni da vere classiche oggi – dice – un po’ di vento, terreno collinare e tappa a tutto gas dal colpo di pistola. Mi è davvero piaciuta, per questo è un peccato che non riesca ancora a vincere. Il gruppo era piccolo, tanti pensavano di potercela fare. Ho sbagliato ritrovandomi in testa troppo presto, per il vento che c’era. Quando è così, a volte sei troppo lontano e a volte troppo davanti. Ho dovuto aspettare un po’ ai 350 metri dall’arrivo, perché sarebbe stato troppo presto. Forse se fossi partito ai 200, avrei vinto, ma non dirò mai che non sono soddisfatto del lavoro di Laporte per me. Domani inizia di nuovo un’altra gara e daremo pieno supporto a Jonas. Spero di svolgere il mio compito, ma a questo punto spero anche di vincere una tappa. Nella seconda settimana mi sto sentendo bene, il grande risultato è nelle gambe, ma devo dimostrarlo anche sulla bici».

Qualche punto interrogativo, ma Visma pronta: parola di Affini

27.06.2024
6 min
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Sono pronti a partire con il numero uno e a difendere la maglia gialla. Sono uno dei quattro “dream team” del Tour de France: sono i ragazzi della Visma-Lease a Bike. Della corazzata olandese non farà parte un pezzo importante, Edoardo Affini. Ma il mantovano, “da fuori”, ci aiuta ad analizzare bene la sua squadra e come si pone in relazione alle altre.

Affini in autunno, quando si fanno i programmi in base anche ai percorsi, era stato inserito nella lista lunga del Tour, tanto più che Wout Van Aert e Olav Kooj avrebbero preso parte alla corsa rosa. Poi le cose sono cambiate strada facendo e si è ritrovato, giustamente come sostiene anche lui, al Giro. Ma ora è tempo di Tour de France…

Affini (al centro) al termine del Giro d’Italia. Ora il mantovano è in fase di recupero
Affini (al centro) al termine del Giro d’Italia. Ora il mantovano è in fase di recupero
Al netto del forfait all’ultimo minuto per Covid di Sepp Kuss, la Visma-Lease a Bike resta uno squadrone, Edoardo…

Penso che sulla carta, i corridori che vanno in Francia costituiscono una bella selezione. Ci sono tanti campioni, anche se non mancano dei punti interrogativi.

Ti riferisci a Jonas Vingegaard?

Onestamente non conosco le condizioni di tutti. C’è da vedere un po’ come sta ovviamente Jonas, ma anche come sta Wout Van Aert. Sappiamo che se Wout sta in una certa maniera può essere fondamentale in ogni senso, come uomo jolly e come gregario per Jonas. Non penso sarà quello
del Tour del 2022… mettiamola così. E ci starebbe tranquillamente visto l’infortunio che ha avuto e  il percorso di recupero che ha fatto. Potrebbe non essere nella condizione migliore di sempre. Però è sempre Van Aert.

E Vingegaard?

Spero che Jonas vada in crescendo durante la corsa, però le sue condizioni al momento sono difficili da capire. Presumo siano abbastanza buone, altrimenti non l’avrebbero portato.

Lui quando ha ripreso realmente a pedalare?

Onestamente non lo so, è non è perché non lo voglio dire. Non conosco precisamente le tempistiche. Ad aprile avrà fatto qualche pedalata sui rulli, giusto per muovere le gambe e vedere come rispondeva il corpo. Ma sicuro, prima di maggio non è montato in bici.

Due leader, ma stavolta, anche due incognite. Cosa faranno vedere Vingegaard e Van Aert? (foto Instagram)
Due leader, ma stavolta, anche due incognite. Cosa faranno vedere Vingegaard e Van Aert? (foto Instagram)
Manca Kuss e Van Aert e Vingegaard non danno le solite certezze, Matteo Jorgenson invece sì. Può essere il jolly come ha detto anche il vostro capo? O sarà il gregario di lusso?

Può essere una pedina fondamentale per Jonas, ma io lo vedo bene anche come mina vagante per qualche tappa se ne avrà la possibilità. Tra i selezionati Jorgenson è quello che ha dimostrato la forma migliore ed è stato anche il più costante. E’ stato protagonista in primavera e si è giocato il Delfinato fino all’ultima tappa, quindi credo che si possa considerare come il corridore che dà più certezze.

Tra i punti interrogativi c’è anche Laporte…

Anche Christophe, bisogna vedere dopo il Giro come si è ripreso. Lui era caduto. Il modo e il tempo per recuperare bene e di prepararsi per il Tour lo ha avuto.

Tu, Edoardo, corri in uno di questi squadroni e al tempo stesso ci corri contro. Dov’è siete più forti? E dove invece pagate qualcosa? La UAE Emirates ha molti capitani…

E secondo me avete già centrato il nocciolo della questione. Se prendete i suoi singoli corridori la UAE è superiore… per la classifica. Sono tutti corridori che in altre squadre potrebbero puntare al podio. Forse noi siamo più squadra. Che poi anche lì è tutto da vedere, perché bisognerebbe essere in quel team e vederne le dinamiche interne. Noi della Visma-Lease a Bike siamo un po’ più completi su tutti i terreni. E abbiamo un obiettivo “più unico”.

“Più unico” rende bene l’idea…

Siamo più centralizzati su uno o massimo due obiettivi. Non abbiamo quattro corridori che fanno classifica. Siamo più votati ad una causa, mettiamola così.

Non abbiamo nominato Tratnik: lo sloveno dà garanzie su molti terreni. Un’arma in più per la Visma
Non abbiamo nominato Tratnik: lo sloveno dà garanzie su molti terreni. Un’arma in più per la Visma
Anche Bora-Hansgrohe e Ineos Grenadiers hanno le spalle larghe. Dove si possono battere? E dove daranno fastidio?

La Bora al Giro si è dimostrata una bella squadra. Ha fatto vedere di saper correre per il proprio capitano, in quel caso Martinez. Con Primoz hanno ovviamente uno dei candidati maggiori per vincere il Tour o comunque per il podio. L’unico punto di domanda può essere il fatto che Roglic e altri sono nuovi in squadra e magari hanno bisogno ancora di un filo di rodaggio. Sono aspetti che sembrano semplici, ma un po’ di tempo lo richiedono.

Anche Roglic e Gasparotto lo avevano detto dopo la Parigi-Nizza…

Siamo tutti professionisti e sappiamo cosa fare, però quel tocco in più, quello 0,5 per cento che magari ti fa dare qualcosa in più, quella comunicazione in meno che serve per prendere una decisione veloce al momento giusto… magari non ce l’hanno ancora. Se Roglic se ne è reso conto è perché veniva da 10 anni consecutivi nel nostro team e lì conosceva ogni cosa come le tue tasche.

Della Ineos invece cosa ci dici?

Sono storicamente abili nel vincere grandi Giri. Nell’ultimo periodo gli è mancato il fuoriclasse, soprattutto dopo quello che è successo a Bernal, però ragazzi hanno Thomas che è un corridore fantastico. Ha vinto un Tour. A 38 anni è ancora lì la lottare, guardate che Giro d’Italia ha fatto. Per me ha fatto un Giro esagerato. Ecco, nel suo caso bisogna valutare il recupero post Giro.

Bernal cosa può dare secondo te a questa squadra in questo momento e con quei compagni?

Per quello che abbiamo visto nella prima parte di stagione, mi è sembrato in crescita ad ogni corsa. Al Delfinato è andato forte. Ma  un po’ come in UAE Emirates anche lì sono tanti: Bernal, Thomas, Pidcock, Carlos Rodriguez… Non so chi di loro vorrà fare classifica, ma di certo sono un bel blocco. E con corridori simili ti puoi giocare anche diverse carte in base a come si mette la corsa. Puoi portare in avanscoperta uno ed aspettare con quell’altro. Hanno più opzioni. E poi, ripeto, sono esperti. Loro possono inventarsi qualcosa… sicuramente.

Kuss è uno degli scalatori più forti e mancherà molto alla causa della Visma – Lease a Bike
Kuss è uno degli scalatori più forti e mancherà molto alla causa della Visma – Lease a Bike
Torniamo a voi, Edoardo. Hai parlato di blocco, qual è il vostro blocco per la salita? Tanto più ora che manca Kuss?

Senza Sepp, l’ultimo uomo dovrebbe essere Jorgenson. Poi ci sarà Wilco Kelderman che se sta bene va veramente forte, credetemi. E anche il sostituto di Sepp, Bart Lemmen, non è affatto male. Magari dovrà prenderci un po’ la mano, soprattutto perché è la sua prima partecipazione.

Kuss è una mancanza grossa…

Penso di poter dire, se parliamo solo scalatori, che se non è il migliore del mondo è tranquillamente nei primi cinque. Sepp sa come si va in salita, è il suo terreno, sa scandire il passo come pochi altri e a diverse velocità. Quindi è chiaro che è una perdita pesante. E non è un caso che in tutti i grandi Giri che abbiamo vinto lui era presente.

Chi sarà il regista in corsa?

Di solito è Tiesj Benoot. Ma penso che anche Van Aert possa ricoprire quel ruolo lì.

Van Aert è tornato in gara. Pensando all’oro olimpico

24.05.2024
6 min
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Sessantesimo posto a 2’52” dal vincitore Thibau Nys. Inizia così il Tour of Norway di Wout Van Aert, ma quel che è certo è che l’attenzione che il belga della Visma-Lease a Bike ha avuto da parte di addetti ai lavori e pubblico è stata ben superiore a quella del vincitore. Non poteva essere altrimenti dopo oltre due mesi di assenza dalle corse di uno dei “magnifici sei”, uscito con le ossa rotte (in senso letterale) dalla Dwars door Vlaanderen.

La terribile caduta di Van Aert, costatagli fratture a sterno, clavicola e diverse costole (foto team)
La terribile caduta di Van Aert, costatagli fratture a sterno, clavicola e diverse costole (foto team)

Al di là delle vittorie che in casa belga non sono mancate, l’assenza sua (unita a quella di Evenepoel) è pesata e non poco e intorno al suo ritorno alle gare si è creata una grande attesa, per questo un piazzamento di per sé insignificante ha avuto così grande risalto. Lo ammette anche Guy Van den Langenbergh, prestigiosa firma di Het Nieuwsblad.

Quanto si è sentita l’assenza di Wout Van Aert in questi due mesi per il ciclismo belga?

Molto, in realtà era l’unico che sarebbe stato in grado di competere con Van der Poel al Fiandre e alla Roubaix. Senza di lui la meccanica di queste corse è diventata un po’ prevedibile. Era il migliore in quel momento della stagione. Sono convinto, e molti come me, che avrebbe davvero potuto fare la differenza. Con la sua assenza, non c’era nessuno che potesse opporsi a VdP. Quindi sì, ci è mancato molto.

Per la Visma il ritorno del belga è fondamentale, in attesa di notizie più certe su Vingegaard
Per la Visma il ritorno del belga è fondamentale, in attesa di notizie più certe su Vingegaard
Che cosa avrebbe potuto fare Van Aert in questo Giro, che spazi avrebbe avuto?

Difficile da dire. Non ho visto tutte le tappe, ma ovviamente con il suo modo di correre, Wout è sempre in grado di vincere. A volte lo consideriamo un velocista, ma anche se rispetto a specialisti come Milan e Merlier ha qualcosa in meno, ha un treno a sua disposizione di prima qualità e penso che avrebbe avuto le sue occasioni. Sarebbe stato lui il protagonista. Quindi penso che forse avrebbe potuto vincere una o due tappe. È così forte, così versatile che può vincere tappe in ogni Grand Tour. Se è sulla linea di partenza puoi sempre aspettarti che possa alzare le braccia, questo è certo.

La sua bruttissima caduta di marzo che spazio aveva avuto sui media belgi?

Tanto. Nel bel mezzo di quella che chiamiamo Settimana Santa, c’erano tutte le grandi gare in arrivo e si stava preparando il terreno per il Giro delle Fiandre. Si sa quanto sia importante il ciclismo in Belgio: in Italia se guardi la Gazzetta dello Sport, il ciclismo lo trovi in fondo, in Belgio soprattutto in quei giorni era il primo argomento sportivo sui giornali. Lo schianto ovviamente è diventato una notizia molto importante da noi.

Van Aert ha ripreso a correre in Norvegia. Finora ha 12 giorni di gara con 2 vittorie
Van Aert ha ripreso a correre in Norvegia. Finora ha 12 giorni di gara con 2 vittorie
Gli appassionati in Belgio ora a chi sono più legati, a Van Aert o a Evenepoel, si è creata una rivalità fra le tifoserie come avveniva da noi ai tempi di Moser e Saronni?

Beh, non si può paragonare con quel periodo perché in quell’epoca tutti facevano le stesse gare. Wout predilige le classiche su pietre, Remco quelle delle Ardenne e anche nei grandi giri partono con obiettivi e compiti diversi. Quindi difficilmente si incontrano durante le gare. Ognuno ha i suoi fan, questo è certo, ma ci sono molte persone che sono tifose di entrambi i corridori proprio perché non si deve scegliere.

Wout riparte questa settimana dal Giro di Norvegia: a questo punto è la gara olimpica il suo grande obiettivo?

Lo è sempre stato. Anche senza l’incidente e il conseguente cambio di programma. La crono olimpica e la corsa su strada sono due dei suoi obiettivi principali perché è alla ricerca di nuovi traguardi. Ecco perché ha deciso di cambiare la sua pianificazione, fare meno gare in primavera e ancora prima di dedicarsi meno al ciclocross. Avrebbe fatto solo Fiandre e Roubaix, poi sarebbe andato in ritiro in quota per il Giro, ma sempre pensando a Parigi. Dedicando molto spazio per concentrarsi sull’allenamento specifico per la cronometro di Parigi e la corsa su strada. Naturalmente ora le cose sono cambiate.

Intorno al belga c’è sempre una grande pressione mediatica, anche in Norvegia
Intorno al belga c’è sempre una grande pressione mediatica, anche in Norvegia
In che maniera?

Il Norvegia è il primo passo per prepararsi verso Parigi. Non è ancora chiaro se parteciperà al Tour. Io sono abbastanza sicuro che ci sarà, ma nella comunicazione del team si procede per gradi. Ma sì, Parigi resta il suo obiettivo principale. Ora ha una gran fame di vittorie e una medaglia d’oro olimpica è in cima alla sua lista dei desideri. E’ già stato secondo a Tokyo, quindi se sei secondo una volta, vuoi essere il vincitore in quella successiva. Le due gare di Parigi ovviamente sono molto importanti per lui. Nella cronometro dovrà battere Ganna, sarà difficile ma io sono ottimista.

Il percorso di Parigi è adatto alle sue caratteristiche secondo te?

Ci ho parlato, lui dice di sì, gli ricorda un percorso da classiche. Lo conosce bene, ci ha già corso un paio di volte, sembra anche molto simile al tracciato di Glasgow dell’anno scorso. Su quel percorso, lui che ha vinto sprint ma anche corse collinari, può inventare qualcosa. Se è in ottima forma, se la può giocare su ogni tipo di tracciato. Quello di Tokyo è stato un percorso molto duro eppure lui era lì ed è riuscito a chiudere secondo. Se sta bene è tra i favoriti, questo è certo.

Per Van Aert l’avvicinamento ai Giochi potrebbe ora prevedere anche il Tour de France
Per Van Aert l’avvicinamento ai Giochi potrebbe ora prevedere anche il Tour de France
Tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, Van Aert ha 6 medaglie d’argento e 2 di bronzo. Non c’è il rischio che questo sia un peso psicologico, che corra pensando all’ennesima sconfitta?

E’ stato anche tre volte campione del mondo di ciclocross, quindi sa cosa vuol dire vincere. E’ un problema che forse riguarda più noi, la stampa o i tifosi che lui. Non si può negare che sia stato secondo troppe volte, non solo in campionati ma anche nelle classiche. Ma è così forte mentalmente che normalmente non gli importa. Voglio dire, se arriva 2° e ha fatto del suo meglio, allora può sopravvivere. Avrebbe potuto vincere se qualcosa fosse andato un po’ diversamente? Forse, ma non ho mai avuto l’impressione che sia frustrante per lui arrivare al secondo posto, anche se so che vorrà ancora di più vincere. Questo è un dato di fatto. Vuole diventare campione olimpico o campione del mondo o campione europeo. Wout pensa che i Mondiali di quest’anno sono troppo difficili per lui. Ma crede con fermezza che un giorno ci riuscirà, che diventerà campione del mondo o campione europeo. Ogni volta che è sulla linea di partenza, sa che può essere la volta buona. E’ un vero animale da competizione.

Casa Visma: non è ancora allarme, ma quasi…

08.04.2024
5 min
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In un modo o nell’altro, i grandi cicli si somigliano tutti. Per questo quando la settimana scorsa è stato annunciato che Merijn Zeeman, numero uno dei tecnici Visma-Lease a Bike, passerà dal prossimo anno al calcio nelle file dell’Alkmaar, la mente è andata a quando Rod Ellingworth lasciò, sia pure per il solo 2020, il Team Ineos Grenadiers. In un modo o nell’altro quel passaggio di mano segnò l’inizio del ridimensionamento della squadra britannica, che vinse il Giro con Bernal e poi si mise in cerca di una nuova identità. Ellingworth fece in tempo a tornare e poi ad andarsene di nuovo e nel vuoto lasciato libero dagli inglesi si è infilata con prepotenza la squadra olandese di Vingegaard e Van Aert. Il loro ciclo avrà qualche ripercussione per la partenza di Zeeman?

Zeeman, capo dei tecnici della Visma, dal prossimo anno passerà al calcio
Zeeman, capo dei tecnici della Visma, dal prossimo anno passerà al calcio

Due cadute all’unisono

Il primo a saltare giù dalla nave è stato Primoz Roglic. La sua scelta non è legata alla partenza del tecnico, quanto piuttosto alla necessità di avere un proprio spazio al Tour de France. Nonostante ciò, la partenza dello sloveno ha aperto una voragine nell’organico del team che lo scorso anno ha vinto i tre grandi Giri e al momento rischia di non vincerne neanche uno. Chiaramente nel discorso entrano due cadute: quella di Van Aert a Waregem e quella di Vingegaard ai Paesi Baschi.

Già è parsa una forzatura la presenza del belga come uomo di classifica al Giro, ma adesso le incertezze sul suo recupero e quello del danese rendono il quadro ben più confuso. Al punto che la possibilità di Pogacar di fare la doppietta Giro-Tour, che fino a un mese fa sembrava irrealistica, adesso sembra meno remota. Con questi immensi campioni funziona così: se non hanno intorno rivali della loro grandezza, è difficile batterli. Come conferma il dominio di Van der Poel al Fiandre e ancor più alla Roubaix.

Anche Roglic coinvolto nella caduta dei Paesi Baschi, ma per una volta se l’è cavata con poco (foto Instagram)
Anche Roglic coinvolto nella caduta dei Paesi Baschi, ma per una volta se l’è cavata con poco (foto Instagram)

Linea verde per Roubaix

Proprio ieri, complice anche il forfait in extremis di Van Baarle, la presenza della Visma-Lease a Bike nella corsa del pavé è rimasta legata all’entusiasmo dei gemelli Tim e Mick Van Dijke e al talento di Per Strand Hagenes. Solo che quando si è varcato il muro dei 220 chilometri l’entusiasmo è stato scalzato dalla fatica, come è giusto che sia per atleti così giovani.

«Nel contesto dello sviluppo dei talenti – ha spiegato proprio Merijn Zeeman al belga Het Nieuwsblad – volevamo vedere fino a che punto potevano spingersi i nostri tre corridori più giovani. E loro hanno dimostrato di avere una prospettiva per il futuro. Naturalmente ci aspettavamo di più, sicuramente alla Roubaix, che per noi è un po’ più adatta rispetto al Fiandre. L’opening-weekend (vittorie di Tratnik e Van Aert, ndr) e la Dwars door Vlaanderen (vittoria di Jorgenson, ma caduta di Van Aert, ndr) sono state un sollievo per i risultati. Se avessimo avuto tutti i nostri leader lì, avremmo potuto lottare anche per la Roubaix, ma si è imposta la Alpecin-Deceuninck. E Mathieu era addirittura in una classe a parte».

Van Aert è convalescente in Belgio, sul mare di Knokke. Per ora la Visma non rivede i suoi piani (foto Instagram)
Van Aert è convalescente in Belgio, sul mare di Knokke. Per ora la Visma non rivede i suoi piani (foto Instagram)

Van Aert e il Giro

E adesso il gioco si fa spinoso. Manca meno di un mese all’inizio del Giro (4 maggio) e Van Aert si è fatto fotografare ancora fasciato e immobile sul balcone di un centro residenziale sul mare di Knokke. 

«Nove giorni dopo l’intervento chirurgico – ha scritto su Instagram, prima di ringraziare tutti quelli che lo stanno sostenendo – e inizio a sentirmi di nuovo un po’ me stesso. Spero di tornare presto in sella alla mia bici, ma in questo momento il recupero completo delle ferite e delle ossa rotte ha la mia priorità assoluta».

In realtà non è ancora dato di sapere quando potrà riprendere gli allenamenti e questo, in un ciclismo che vive di calcoli millimetrici, è un bel problema. Quel che fa onore alla squadra olandese è voler per ora mantenere fede all’impegno del Giro, che potrebbe in ogni caso diventare un buon rodaggio sulla strada eventuale del Tour. Il recupero per ora procede.

«Si tratta di una combinazione di costole e clavicole rotte – spiega Zeeman – un polmone contuso e una vasta ustione sulla schiena. Le cose stanno migliorando, ma non possiamo ancora dire quando potrà riprendere ad allenarsi sui rulli. Non dico che non possa accadere presto, ma al momento resta da vedere. Non so dire neanche di quanto lavoro avrà bisogno Wout per arrivare bene al via del Giro. Tutto dipende dal punto di partenza, dalla condizione che gli sarà rimasta. Il principio di base è che in corsa dovrà essere al 100 per cento. E’ uno dei nostri leader e non andrà al Giro solo per pedalare: questo è chiaro come il sole. Il tempo è poco, ma speriamo di ottenere informazioni dettagliate sulla situazione di Wout nelle prossime settimane».

Vingegaard ha riportato fratture e un pneumotorace: è ancora in ospedale (immagine Eurosport)
Per Vingegaard fratture e un pneumotorace: è ancora in ospedale (immagine Eurosport)

Vingegaard e il Tour

Il Tour per fortuna è più lontano, anche se neppure le condizioni di Vingegaard sono così tranquillizzanti. Il danese è sparito dai radar, come è giusto che sia, ma il bollettino relativo alla sua caduta è nettamente peggiore rispetto a quello di Van Aert. Per lui si parla di costole e clavicole fratturate, di un polmone contuso e un polmone collassato.

«C’è un po’ più di tempo per Jonas – chiude Zeeman – perché ovviamente punta al Tour. Solo che abbiamo deciso di non mantenere il ritiro in quota di Sierra Nevada che dovrebbe iniziare il 6 maggio. Troveremo un altro avvicinamento. Ogni giorno migliora un po’, ma è ancora in ospedale e questo ovviamente dice abbastanza. Tutto quello che possiamo fare ora è pensare a quanti più scenari possibili. Wout potrebbe non arrivare pronto per il Giro, come Vingegaard potrebbe non essere pronto per il Tour. Speriamo di poter concretizzare tutto questo nelle prossime settimane».

La rivolta di Moser: «A chi piace il ciclismo senza scontri?»

31.03.2024
7 min
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Moreno Moser è ormai a un passo dalla laurea in Design della Comunicazione all’Istituto Europeo di Design. Nel frattempo segue l’area social delle corse RCS e commenta su Eurosport: la prossima volta sarà alla Roubaix. E siccome Moreno non le ha mai mandate a dire, già da un pezzetto insiste sul fatto che servirebbe una regola che obblighi i corridori più forti a scontrarsi nelle corse più belle. Altrimenti succede come alla Strade Bianche, al Catalunya e alla Tirreno, in cui uno solo stritola gli altri senza avere troppo contraddittorio. E allora che ciclismo è?

Oggi si corre il Fiandre, che per vari motivi dovrà fare a meno di Pidcock, Van Aert, Stuyven e Pogacar. Come vedremo alla fine dell’interessante confronto con il trentino, la regola di far correre i migliori sempre insieme c’era ben prima che si inventasse il WorldTour. Poi sono arrivati i soldi e un certo modo di fare ciclismo rischia di andare in malora. Ma non mettiamo il carro davanti ai buoi, auguriamo a tutti Buona Pasqua e procediamo con ordine.

Moreno Moser, classe 1990, è stato pro’ dal 2012 al 2019, si sta laureando allo IED di Milano (foto Instagram)
Moreno Moser, classe 1990, è stato pro’ dal 2012 al 2019, si sta laureando allo IED di Milano (foto Instagram)
Qualche giorno fa hai detto per l’ennesima volta che servirebbe una regola…

Sto dicendo queste cose da un pezzo e secondo me è la prima cosa cui dovrebbe pensare l’UCI in questo momento. Non esiste nessun altro sport dove i campioni si schivano, si evitano e vincono le corse per conto loro. Uno guarda la MotoGP e ogni domenica li vede che si scontrano. La Formula 1 e li vede che si scontrano. Nel ciclismo è diverso, perché ci sono caratteristiche tecniche diverse, per cui alcuni corridori fanno sport diversi fra loro. Vingegaard e Van Aert fanno due sport diversi, ma perlomeno quelli che hanno le stesse caratteristiche non è possibile che non si scontrino mai.

Hai usato il verbo “schivare”.

Non penso che lo facciano apposta, non sono così complottista. Però ovviamente, potendo scegliere, ognuno si fa il calendario che gli conviene e va a finire che alla fine si schivano. Mi fa un po’ strano vedere alla Strade Bianche Pogacar così solo. L’anno scorso non l’ha fatta per scelta e c’era solo Pidcock. Due anni fa l’ha dominata allo stesso modo di quest’anno. Ma io alla Strade Bianche vorrei vedere Van Aert, Van der Poel e anche Remco e Vingegaard. Come Van Aert avrei voluto vederlo alla Gand e ad Harelbeke. E alla Liegi, oltre Pogacar e Remco, mi piacerebbe che ci fosse Vingegaard.

Le programmazioni sono così sofisticate da risultare cervellotiche e se poi cadi…

Sono certo che Van Aert avrebbe fatto un grande Fiandre, ma certe programmazioni sono rischiose, il ciclismo è uno sport rischioso. Perché se poi cadi e ti fai male, perdi tutto. Magari hanno ragione loro, se il risultato è andare così forte, però la mia sensazione è un’altra e si è visto l’altro giorno dopo Waregem.

Gli attacchi di Kung poi quello vincente di Jorgenson a Waregem sono stati allunghi più che scatti
Gli attacchi di Kung poi quello vincente di Jorgenson a Waregem sono stati allunghi più che scatti
Che cosa si è visto?

Si parla tanto del ciclismo che sta cambiando, di questi che arrivano e vanno subito forte, ma è una cosa che riguarda veramente pochi corridori. Riguarda quei 5-6 che fanno una differenza abissale, mentre sotto il livellamento è lo stesso di 15 anni fa in cui nessuno riesce a fare la differenza. Dopo la caduta di Van Aert, Stuyven e Pedersen, mi è sembrato di rivedere le corse che vedevamo 15 anni fa. Nessuno riusciva veramente a fare uno scatto, nessuno ha fatto la differenza.

Secondo Pozzato è così perché vanno tutti fortissimo alla stessa maniera e nessuno, tranne quei pochi, può andare di più.

Infatti Van der Poel ci riesce e tira delle fucilate impossibili per tutti gli altri. Quelli di Kung e Jorgenson a Waregem non erano attacchi, dietro si staccavano perché erano finiti. Per cui secondo me, se non ci fossero davanti quei 4-5 così superiori, il ciclismo sarebbe identico a quello di qualche anno fa. E se questi qua non si scontrano, vedi corse con un dominatore e dietro un gruppo rassegnato. Intendiamoci, non è colpa dei corridori. Non li puoi accusare perché non possono fare tutte le corse, sono troppe. Forse si dovrebbero creare delle gare che siano più WorldTour delle altre, ma vi rendete conto di che casino sia ormai il ciclismo? Quando mi metto a spiegarlo a gente che non l’ha mai visto, mi rendo conto anche io che è troppo complesso. Ci sono corse che nessuno quasi conosce…

In realtà quello di cui parli esisteva già: si chiamava Coppa del mondo e funzionava molto bene…

Infatti quando ne abbiamo parlato in diretta, sia Bettini sia Bartoli mi hanno detto: «Guarda che quando c’era la Coppa del mondo, non potevi saltarne più di due». Quindi alla fine a tutte queste cose ci avevano già pensato. Non stiamo dicendo cose nuove, c’erano già vent’anni fa.

La Coppa del mondo si è svolta dal 1989 al 2004: era composta da 10 prove, con possibilità di 2 scarti. Bettini ha vinto le ultime 3 edizioni
La Coppa del mondo si è svolta dal 1989 al 2004: era composta da 10 prove, con possibilità di 2 scarti. Bettini ha vinto le ultime 3
Prima che capissero di poter guadagnare facendo pagare l’inserimento delle corse nel WorldTour, esatto!

Quello che rovina lo sport è che certe cose non sono fatte nell’interesse di avere un ciclismo più bello. Se davvero ci fosse la voglia di fare un ciclismo interessante, bisognerebbe strutturarlo in maniera totalmente diversa.

Facciamo una cosa che non si dovrebbe fare: se fossi oggi corridore, ti troveresti a tuo agio con certi programmi così diversi da quelli di quando correvi?

Non lo so, è difficile ragionare e immaginare le cose col senno di poi, ma c’è una riflessione che sto facendo in questi giorni con tutta l’umiltà possibile. Non voglio essere quello che dice che se corresse oggi, vincerebbe di più. Ho sentito già troppe volte certi discorsi in bocca a gente che ha smesso 40 anni fa. Li lascio parlare e penso che probabilmente gli è andata bene ad aver smesso 40 anni fa. Però penso anche, vedendo come è stata la mia carriera e quali erano le mie caratteristiche, cioè il fatto che andavo forte a inizio stagione, che avrei preferito un approccio come l’attuale, in cui si corre molto più sulla freschezza che sullo sfinimento. Ho vinto Laigueglia, che era la seconda corsa. Ho vinto Strade Bianche, che era la seconda corsa. Ero uno che saliva in bici e andava forte dopo due settimane di preparazione.

Oggi freschezza e prima sfinimento?

In tanti momenti, quando andavo piano, mi ritrovavo a correre a oltranza e andavo sempre più piano. Quindi sicuramente questo tipo di approccio probabilmente in qualche modo mi avrebbe giovato. Al contempo mi rendo conto anche che il ciclismo sia molto più intenso, più impegnativo e molto più stressante. Quindi non so come sarebbe andata. Circa i programmi, non so quanto conti la volontà del corridore. A Van Aert piace correre, fa il cross, non si tira indietro. Mi chiedo anche io se lui preferisca l’approccio di quest’anno o se l’abbiano deciso in squadra. O se ancora considerino anche il fatto che correre poco vuol dire rischiare meno anche di cadere.

La Visma-Lease a Bike sa che nelle corse a tappe si corrono meno rischi, controllando la corsa dalla testa
La Visma-Lease a Bike sa che nelle corse a tappe si corrono meno rischi, controllando il gruppo dalla testa
Pensi sia possibile?

Sicuramente su Vingegaard lo tengono in considerazione. Secondo me non lo mandano alla Strade Bianche proprio perché non vogliono metterlo in corse così stressanti. Sanno che nelle corse a tappe prendono in mano la corsa e rischiano molto meno, perché sono sempre davanti. Invece nella gara di un giorno c’è più caos e sono tutti più aggressivi. Vingegaard sa limare, perché lo vediamo sempre lì davanti. Però magari non gli viene facile come per esempio a Pogacar, penso che farlo gli costi molto stress. Mi dà l’idea di una persona che quando ha un obiettivo in testa, riesce anche a rimanere super concentrato. Ma sono anche convinto che quelle cinque ore a tutta gli costino più che ad altri. Proprio un fatto di consumo mentale.

Chi vince il Fiandre?

Anch’io dico che vince per forza Van der Poel, non vedo chi possa batterlo. Peccato che Pedersen abbia perso mezza squadra, perché anche lui potrebbe essere un bel nome. Le gare per fortuna sono sempre imprevedibili, stiamo a vedere. Semmai ci risentiamo lunedì e capiamo se ci abbiamo preso. E per ora, Buona Pasqua a tutti!