Tirreno show: brindano Wout e Tadej, cede Ganna

16.03.2021
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Eravamo tutti pronti a brindare con Filippo Ganna, invece la Tirreno-Adriatico ha mostrato ancora una volta il suo volto più duro. E dopo una settimana che più severa non poteva essere, anche il gigante di Verbania ha dovuto arrendersi alla condizione certamente notevole di Van Aert e alla qualità di Kung, che ha dovuto lavorare certo meno di lui nelle tappe dure. Dopo di loro, sul traguardo di San Benedetto è sfilato Tadej Pogacar, a dimostrare che quella a La Planche des Belles Filles, ancorché in salita, non fu una crono figlia del caso. Il giovane sloveno si porta così a casa la Corsa dei Due Mari, davanti a Van Aert e Landa (foto di apertura), avendo mostrato in almeno tre occasioni freddezza e padronanza da veterano. A Prati di Tivo, dove ha vinto staccando tutti. A Castelfidardo, dove ha ugualmente staccato tutti mancando solo Van der Poel. E nell’ultima crono, dove si è messo ancora alla prova arrivando quarto.

Terzo al traguardo, Ganna ha sicuramente pagato gli sforzi dei giorni scorsi
Terzo al traguardo, Ganna ha sicuramente pagato gli sforzi dei giorni scorsi

Ganna provato

Per amor di bandiera, iniziamo il nostro racconto da Ganna, che sui rulli dopo l’arrivo è parso davvero stremato, riparato con una coperta mentre girava le gambe in cerca di sollievo.

«In questa corsa – dice – ho preferito fare il mio lavoro di squadra, che è stato impegnativo. Sapevo che non sarebbe stato facile ricavare dello spazio per me, ma va bene così. Ci siamo impegnati al 100 per cento e siamo soddisfatti di quello che è venuto. Se uno dà il massimo, ha poco da recriminare».

Sceso dall’ammiraglia, Dario Cioni lo ha osservato e ha poi spiegato il perché di una giornata storta, ammesso che un terzo posto possa essere definito un risultato storto.

«La prestazione – dice – è stata comunque di alto livello. E poi la crono dopo una settimana di corsa così dura non è la prova secca. Pippo ha lavorato per la squadra, ha tirato in montagna ed è andato in fuga a Castefidardo. Sono rischi che poi si pagano, a fronte di avversari fortissimi. Kung è il campione europeo, Van Aert aveva già dimostrato la sua condizione. Era inevitabile che prima o poi la serie di vittorie finisse. Perciò ora ci riposiamo e poi andiamo alla Sanremo. Se Pippo starà bene, potrebbe fare qualcosa. Anche se, volendo anticipare, bisognerà fare i conti con questi qui che attaccano abitualmente a 50 chilometri dall’arrivo…».

Pogacar ha concluso con il 4° tempo nella crono, a 1″ dal podio. La Tirreno è sua
Per Pogacar il 4° tempo nella crono: la Tirreno è sua

Van Aert vola

La crono l’ha vinta Van Aert. Dopo Castelfidardo, il belga aveva detto di avere davanti altre due giornate in cui darsi da fare, ma quando ieri verso Lido di Fermo si è reso conto che per riprendere la fuga avrebbe dovuto dare fondo alle energie, si è messo in modalità risparmio energetico pensando alla crono.

«Questa vittoria – dice – mi dà grande fiducia per le crono dell’estate. Adesso nel mio orizzonte c’era soprattutto la Roubaix e visto che nell’inverno abbiamo cambiato materiali e bici, la mia testa era nella messa a punto della bici per il pavé. Adesso so che si può lavorare bene anche per le crono. Comunque sono molto soddisfatto. Ero venuto per mettermi alla prova e contro un Pogacar di questo livello c’era poco da fare. Mi è piaciuto molto avere la maglia di leader nei primi giorni, per cui stasera ci sarà da festeggiare. Ogni tanto è bello guardare indietro e abbiamo vissuto davvero una bella settimana. Perciò brinderemo, cercheremo di recuperare e già giovedì saremo sulla strada per la Milano-Sanremo».

Van Aert ha dimostrato la sua grande condizione vincendo la crono a 54,595 di media
Van Aert ha dimostrato la sua grande condizione vincendo la crono a 54,595 di media

Pogacar e la pressione

Pogacar con il suo aspetto da bimbo felice ha trovato il modo migliore per festeggiare il 57 esimo compleanno del suo capo Mauro Gianetti. Dice che dopo il debutto al Uae Tour, questa corsa era un altro grande obiettivo, ma che ora non gli dispiace saltare la Sanremo, perché il suo calendario è molto fitto e un po’ di tempo per recuperare ci sta bene.

«E’ così giovane. Diceva al mattino proprio Gianetti – che sarebbe troppo portarlo anche alla Sanremo. Per fare cosa, un attacco sul Poggio? I nostri obiettivi sono più avanti e lui stupisce per la lucidità con cui vede la corsa».

«Davanti a me – conferma Tadej – ci sono altre classiche, vale a dire la Freccia Vallone e poi la Liegi. Ho cominciato la stagione sperando di fare bene al Uae Tour, qui sono arrivato in buona forma e in effetti un po’ di pressione l’ho sentita. Quella dell’ambiente e quella che mi metto da solo. La vittoria di Prati di Tivo è stata bellissima, perché è stato un giorno perfetto, in un posto bellissimo e con una grande risposta delle mie gambe. E anche la crono di oggi mi rende super felice, perché era corta e veloce. Non mi stupisce che abbia vinto Van Aert e non mi stupisce che sia andato così forte per tutta la settimana. Penso che sia un grande corridore e possa essere un ottimo avversario per queste corse di una settimana».

Sesto all’arrivo, Bettiol ha disputato un’ottima cronometro
Sesto all’arrivo, Bettiol ha disputato un’ottima cronometro

Obiettivo Sanremo

Ora che la carovana della Tirreno si va disperdendo verso il Nord, le attenzioni di tutti si spostano verso la Sanremo. Il meteo annuncia il rischio di maltempo, si parla persino di neve. La Rai trasmetterà la corsa in diretta integrale, ma lo spettacolo inizierà già da giovedì, con i sopralluoghi dei team sul percorso. Sabato la stagione vivrà il primo Monumento, ma non si può certo dire che anche questa Tirreno non sia stata altrettanto monumentale.

Van Aert, resa a metà: vuole un’altra tappa

15.03.2021
3 min
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Si fa presto a dire: voglio vincere la Tirreno-Adriatico, se non si ha ben chiaro che fra un mare e l’altro l’Italia sia tutto fuorché semplice da scalare. Così in due giorni, Wout Van Aert ha sperimentato il peso degli Appennini e quello dei muri intorno Castelfidardo, cedendo 45 secondi a Pogacar sabato in Abruzzo e 39 ieri nelle Marche. Su certe pendenze gli scalatori sono avvantaggiati, ma resta il fatto che alle spalle del portentoso sloveno e prima di tanti scalatori titolati, ci sia ancora il belga della Jumbo Visma.

Sabato a Prati di Tivo ha perso la maglia per l’attacco di Pogacar
Sabato a Prati di Tivo ha perso la maglia per l’attacco di Pogacar

Tutto in pezzi

Come è andata. Quando si è cominciato a salire dopo l’avvio lungo la costa, sono iniziati anche gli attacchi. Vento, pioggia e freddo hanno reso tutto più difficile. Van Aert ha reagito quasi sempre pensando alla classifica, ma a 17 chilometri dall’arrivo non è stato in grado di rispondere all’accelerazione di Pogacar sul muro di Castelfidardo. Ha inseguito da solo, precedendo Bernal e Landa, ma non è riuscito a riprendere lo sloveno.

«Ormai non è più possibile colmare questo distacco con la cronometro – ha detto in serata dopo essersi ripreso dallo sforzo – ma voglio ancora lottare per vincere una tappa e quella di domani (oggi per chi legge, ndr) potrebbe essere l’occasione migliore. Ero partito con l’idea di restare con Pogacar e magari riguadagnare qualcosa, ma nell’ultimo giro è caduto tutto a pezzi e ha vinto il più in forma. Non è un peccato perdere contro questo Pogacar, devo accettarlo».

Van Aert in difficoltà a Castelfidardo, ma comunque terzo all’arrivo
In difficoltà a Castelfidardo, ma comunque terzo all’arrivo

Per sopravvivere

L’approccio è sereno e lucido. E’ venuto alla Tirreno-Adriatico per mettersi alla prova nella classifica e finora ce l’ha messa tutta. Ma allo stesso modo in cui Froome fu rispedito al mittente dal muro di Sant’Elpidio, ieri gli strappi ben noti dei dintorni hanno scavato un solco fra lui e Pogacar.

«Le condizioni meteorologiche – ha detto – hanno reso la gara più difficile. Ho avuto molto freddo, soprattutto nelle discese. E’ stata una lotta per la sopravvivenza e nell’ultimo giro ho tirato fuori tutto quello che avevo. I primi erano lontani. Van der Poel ha sicuramente beneficiato del fatto che avesse una classifica già compromessa, ma io ogni caso è andato molto forte. Io ho continuato a concentrarmi su Pogacar, ma al momento dell’attacco, il suo cambio di ritmo mi ha sorpreso, poi ho cercato di inseguire con tutto quello che mi era rimasto. Corriamo da cinque tappe, ne mancano ancora due. Stiamo a vedere cosa accadrà».

I due pesi massimi e lo scugnizzo: parla Ballan

13.03.2021
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Senti Ballan, due come Van Aert e Van der Poel li abbiamo mai visti? Possiamo rivedere in loro la rivalità che ci fu di recente fra Boonen e Cancellara? Oppure fra Cancellara e Sagan, se mettiamo sul piatto anche la diversità di carattere? E Alaphilippe che ruolo può svolgere?

Sono i pensieri che ti vengono guidando dopo le tappe della Tirreno-Adriatico, avendo assistito anche ieri a un altro show del belga e dell’olandese. E così l’idea è stata di condividere tutte queste domande con uno che si è trovato a correre in mezzo a Cancellara e Boonen e che magari, vivendola da dentro da corridore e ora con la Rai, può essersi fatto un’idea.

Per Ballan, le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Boonen e Cancellara?

Come rivalità somiglia, ma qui c’è più qualità. Boonen era nettamente più veloce, ma “Cance” era ovviamente superiore a crono. Qui la sensazione è che vadano forte allo stesso modo da tutte le parti. Anche la volata di ieri a Gualdo Tadino (foto di paertura). Ha vinto Van der Poel e Van Aert è arrivato “solo” quinto, ma prima ha dovuto chiudere il buco su Stybar. Se fossero partiti insieme, sarebbero arrivati al fotofinish.

Ti viene in mente un’altra rivalità del genere?

Non ho tutta questa storia sulle spalle. Ci sono stati fenomeni come Merckx o come Saronni, ma c’è sempre stata una differenza fra loro. Anche fra Moser e De Vlaemick.

Sono proprio uguali secondo te?

Non sovrapponibili. Van der Poel forse è più esplosivo e su un arrivo come quello di Siena ha un cambio di ritmo che l’altro non ha. Anche nel ciclocross, se ci fate caso. Van Aert prendeva la corsa in testa e magari la finiva vincendo. Ma al mondiale, mentre faceva così, l’altro da dietro gli ha mangiato terreno giro dopo giro, scattando sul ponte o in punti precisi.

Forse Van Aert va meglio in salita?

Su quelle lunghe, sì, almeno lo ha fatto vedere. Penso a quelle del Tour l’anno scorso, ma è anche vero che finora Van der Poel non lo abbiamo visto farle.

Secondo Ballan, Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Come carattere?

Qui la differenza si vede. Van Aert è molto più impulsivo, forse è quello che teme di più l’altro. Magari perché ha perso tante sfide dirette. Penso all’occhiataccia che ha dato a Pidcock quando lo ha passato alla Strade Bianche durante l’inseguimento. Era nervosissimo, non so nemmeno se gli abbia detto qualcosa. Non ho capito come abbia corso a Siena…

Cioè?

Si è staccato in un momento di non particolare selezione. Se avesse pagato il ritmo perché era alla prima corsa, avrebbe sofferto tutto il giorno. Invece ha perso 200 metri e poi è andato forte come quelli davanti. Quasi da pensare a una crisi di fame, qualcosa di passeggero. Quasi abbia voluto farli andare per dare una dimostrazione e poi non sia più riuscito a riprenderli. Forse per questo era così nervoso.

Addirittura?

Anche sullo strappo finale, se li è tolti tutti di ruota. Non lo so, un giorno sicuramente strano. Comunque a occhio, si potrebbe pensare che Van der Poel abbia più classe.

E Alaphilippe che cosa può fare lì in mezzo?

Inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere. Ma non nel corpo a corpo, quello con due come loro è vietato.

Allenarsi in ritiro o in corsa? Morelli spiega le differenze

09.03.2021
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Allenarsi per correre o correre per allenarsi? L’osservazione vede in gruppo entrambe le tendenze, anche se spesso, soprattutto nelle ultime settimane, il fatto di non gareggiare e prepararsi in ritiro è la conseguenza delle corse annullate a inizio stagione. Se però si parla di atleti di punta che scelgono di non correre prima di un obiettivo, potendo benissimo chiedere di gareggiare cambiando i programmi del team, allora ti viene il dubbio che da qualche parte si pensi davvero di trovare la forma vincente facendo a meno di correre. Come Van Aert alla Strade Bianche e anche Evenepoel, attualmente sul Teide, che inizierà la stagione al Giro d’Italia.

Andrea Morelli dirige la sezione ciclismo del Centro Mapei ed ha una posizione piuttosto netta.

«Chi corre prima – dice – è più rodato. Rispetto al passato, le cose sono cambiate. Non si possono più utilizzare le corse solo per allenarsi come magari faceva un tempo Bettini, perché ormai vanno tutti per vincere, ma puoi servirtene. E anzi, conviene servirsene. L’intensità in gara è molto superiore rispetto a pochi anni fa, allora devi scegliere il tipo di corsa in cui andare a far ritmo senza rischiare la figuraccia. Anche se gli atleti di alto livello, penso a Evans, Valverde e Contador, andavano alle corse comunque per vincere. E anche se non avevano la forma migliore, il più delle volte si piazzavano».

Strade Bianche: Van der Poel ha appena piazzato il primo scatto, Van Aert non riesce a rispondere
Van der Poel ha piazzato il primo scatto, Van Aert non risponde
Perché l’allenamento non può sostituire la gara?

Perché l’intensità che fai in allenamento non è quella della corsa e anche la parte emotiva fa la differenza. La gestione dell’intensità è diversa. In ritiro puoi pianificare il lavoro, inserire una salita, prevedi delle fasi dietro motore, fare simulazioni di gara per trovare stimoli e lavorare bene. Mi viene da pensare al lavoro di Aldo Sassi con Basso…

Giusto, il lavoro durante la squalifica?

Esatto, cercando di riprodurre delle vere corse a tappe. La crono. La salita. Il fuorisoglia. Ma un lavoro così paga se hai grandi motivazioni e comunque rende meno di quello che faresti in gara.

Insomma, meglio correre prima di una gara cui punti?

Il fatto di correre prima ti permette di arrivare con maggior freschezza al momento della selezione. La progressione dei carichi non sarà ottimale, ma è difficile da replicare in allenamento. La controindicazione è che in corsa non riesci a dosare i fuorigiri. Ma la gara ti dà il polso vero della condizione.

Il belga ha iniziato la sua stagione alla Strade Bianche
Il belga ha iniziato la sua stagione alla Strade Bianche
Allenarsi senza correre ti sottrae al confronto…

Penso a Nibali, che l’anno scorso fece la Tirreno prima del Giro. Veniva da ottimi allenamenti con ottimi dati, ma in corsa si ritrovò senza grossi picchi e al Giro si capì che non era al top come magari si poteva pensare in ritiro. Se vai ad una grande corsa senza gare nelle gambe non hai confronti con i rivali, le cose si complicano. Non sei performante.

Van der Poel ha vinto al debutto in Uae: un’eccezione?

Il fuoriclasse sfugge agli schemi, sono atleti che hanno doti fuori dal comune. Ma non dimentichiamo che il belga veniva dalla stagione del cross, in cui aveva certamente ottenuto valori massimali, quindi è anche facile che sia arrivato al debutto in anticipo di condizione rispetto agli altri. E comunque la prima corsa l’ha vinta in volata, puntando su una sua dote ben precisa. Per vincere la Strade Bianche si è allenato, ma veniva da due corse in Belgio.

Che cosa intendi con anticipo di condizione?

Penso ai corridori che debuttavano in Australia a gennaio. Non seguivano la stessa preparazione degli altri. Magari smettevano prima e iniziavano ad allenarsi in anticipo. Sono cose che si dimenticano, si pensa soltanto al risultato, ma quando poi tornavano in Europa erano parecchio più avanti degli altri. Se vieni da un inverno di lavoro, che tu abbia fatto cross o strada, hai un altro passo rispetto a chi magari ha fatto un solo ritiro a dicembre.

Evenepoel si sta allenando sul Teide con Masnada ed Honoré: correrà al Giro (foto Instagram)
Evenepoel si sta allenando sul Teide (foto Instagram)
Dopo la vittoria in Uae, Van der Poel è tornato a casa. Non ha corso l’Het Nieuwsblad, ma si è concentrato su Kuurne e Le Samyn, dove ha corso attaccando e facendo grandi fuorigiri…

E’ un atleta che evidentemente ben si conosce. A volte discuti con le squadre. Ci sono tre corse di fila e non riesci a far capire che magari è meglio saltarne una per essere più performante nelle altre due. Quello che ha fatto lui, che evidentemente sa bene che il recupero fa parte dell’allenamento.

Tutto torna. E Van Aert, che non aveva corso prima, ha pagato proprio il primo scatto di Van der Poel.

Perché certe intensità in allenamento non le fai e la prima volta in corsa le paghi. Anche perché poi era quasi rientrato. A Piazza del Campo, dopo i primi tre è arrivato lui. Una corsa di quasi 200 chilometri ha più variabili di una gara di cross. Van der Poel lo sa e ha corso prima, Van Aert ha scelto di non farlo.

Variabili?

Tattica. Alimentazione. Una serie di aspetti diversi. E nonostante questo, mi stupisce che Van der Poel sia arrivato dopo una giornata così tirata a fare quella sparata sul muro finale. Come se prima avesse fatto solo un’ora di cross.

E di Evenepoel che debutterà al Giro cosa si può dire?

Probabilmente non verrà per puntare al Giro, come aveva detto. Lo userà come blocco di lavoro. E’ giovane sono curioso di vedere in che modo lavorerà nelle tre settimane. Vedo delle insidie. La prima settimana ha tappe nervose, quelle in cui se vieni solo da allenamenti potresti pagare pegno. Io gli suggerirei di fare prima una corsa a tappe. Non il Romandia, che è troppo vicino al Giro. Semmai il Tour of the Alps, non credo che un corridore così in quella squadra abbia problemi a trovare una corsa da fare.

Userà il Giro per puntare alle Olimpiadi.

Facendo un bel blocco di lavoro, ma non è uno qualunque. Io gli suggerirei un programma alternativo prima del Giro, invece di passare i prossimi due mesi ad allenarsi.

Ha fatto bene Van Aert a non correre prima?

07.03.2021
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Dopo l’arrivo di ieri alla Strade Bianche, finito di correre e rincorrere, Van Aert è rimasto fermo per dieci minuti con il sedere sull’orizzontale e la schiena alla piazza, facendo imbufalire il tipo del servizio d’ordine che avrebbe voluto la corsia libera per far defluire i corridori. Quando poi ha ritenuto di aver messo ordine nei pensieri e ha trovato la voglia di togliersi di lì, il gigante belga si è voltato verso i giornalisti che lo aspettavano. Qualche istante prima di farlo, come in un salto indietro di qualche settimana, una battuta a denti stretti con Pidcock, che a sua volta aveva ripreso fiato e vita, li ha riportati entrambi a quando erano convinti di essere al top e Van der Poel li bastonava con i suoi attacchi devastanti anche nel cross.

Il lato A della foto di apertura. In basso a sinistra, l’autore di quella foto
Il lato A della foto di apertura. In basso a sinistra, l’autore di quella foto

Primo a cedere

Le sue parole, arrivando in Italia senza correre prima, hanno un po’ spiazzato l’ambiente: verrò per fare classifica alla Tirreno-Adriatico, per cui immaginando che possa aver lavorato su salite più lunghe del solito, magari potrebbe aver trascurato l’esplosività necessaria sugli strappi di corse come questa?

«Come ogni anno – ha detto il capitano della Jumbo Vismac’è chi comincia prima ed è più difficile fare la differenza. Io avevo la stessa condizione dello scorso anno, più o meno. In ritiro ho lavorato bene, ma mi sono accorto di non riuscire a fare la differenza. Sono stato il primo in difficoltà nel gruppo di testa e questo probabilmente perché ero alla prima corsa. Avrei avuto bisogno di correre prima? In ogni caso mi sono ripreso e ho fatto un bel finale. Alla fine andavo come quelli davanti, c’è stato un momento che sembrava di toccarli da quanto erano vicini, ma purtroppo non tutti ci hanno creduto allo stesso modo. E’ stato diverso dallo scorso anno e devo fare i complimenti a Mathieu Van der Poel e a chi è andato più forte di me».

Pidcock è rimasto a ruota per proteggere Bernal in fuga
Pidcock è rimasto a ruota per proteggere Bernal in fuga

Vento a favore

Una sua interpretazione della corsa va contro corrente rispetto a quanto hanno raccontato alcuni suoi colleghi.

«Il vento non è stato un problema – ha spiegato – tutt’altro. Ha reso la corsa più facile, almeno nella prima parte. Si stava benissimo a ruota ed è questo il solo motivo per cui ai piedi delle Sante Marie è arrivato un gruppo così numeroso. Poi la corsa è esplosa e si sono visti i valori in campo. Certo ero il vincitore uscente, per cui non avreste accettato alcun risultato al di sotto della vittoria. Però sono arrivato quarto, il primo degli inseguitori, a 30 secondi dal podio. La mia squadra ha lavorato benissimo, facendo un grande lavoro. Sono in netta crescita. C’ero nei momenti importanti e non sono sprofondato. Questo basta».

Sulla salita di Santa Caterina si è scrollato di dosso i compagni di viaggio, arrivando 4°
Sulla salita di Santa Caterina il suo ultimo scatto

Preparazione ok?

Poi Wout ha fatto il punto di cosa gli sia mancato in corsa per essere al livello dei primi tre e si è capito che con un paio di corse nelle gambe, probabilmente saremmo stati lì a raccontare un’altra storia.

«La vera accelerazione non c’è ancora – ha detto – mi è mancato il cambio di ritmo. Sono in buona forma, ovviamente volevo vincere la gara, ma oggi non è stato possibile. Ho pagato le pendenze più accentuate e gli scatti di Alaphilippe e Van der Poel proprio in quei tratti (sono gap che forse derivano dal non aver corso prima, ndr). Ma questa rimane una delle gare più belle dell’anno e l’ha vinta il migliore. Quanto a me, sono in tabella per quello che voglio fare quest’anno. Sono certo che al Nord vedremo un altro correre e parleremo in altro modo».

Per gli sterrati, Van Aert ha scelto la Cervélo R5. Forse…

06.03.2021
4 min
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Poteva correre con la Caledonia, avendola provata in allenamento, ma alla fine Wout Van Aert ha scelto di partire con la Cervélo R5, dopo aver vinto la Strade Bianche dello scorso anno su Bianchi. Singolare debutto di stagione per l’olandese, che è da poco sceso dal Teide.

Strano destino quello di Wout, ormai legato indissolubilmente a quello di Van der Poel. I due sono addirittura arrivati in Italia con lo stesso volo. Ma mentre il vincitore uscente non ha ancora messo le ruote in una corsa su strada, il rivale ha già vinto e dato spettacolo. E l’attesa, un po’ come è accaduto lo scorso anno con la stagione del cross, inizia ad animare i dibattiti. Van Aert iniziò a novembre, Van der Poel lo raggiunse dopo un paio di settimane. Ora le parti si sono invertite.

Parterre de roi

«La Strade Bianche – ha detto ieri mattina prima di partire per la ricognizione sul percorso – è una delle gare più belle dell’anno in un ambiente bellissimo. Durante il ritiro in altura a Tenerife ho fatto buoni progressi e questo mi dà una bella sensazione. Adesso si tratta di concentrarsi sulla gara, perché con questo campo di partenti, c’è parecchia gente da tenere d’occhio. Anzi, per dirla tutta, non credo che avremo altre corse con così tanti partenti di peso».

Pacco pignoni da muri del Nord per gli strappi sterrati, con 11-30
Pacco pignoni da muri del Nord per gli strappi sterrati, con 11-30

Un hotel per tre

L’hotel della Jumbo Visma si chiama Borgo San Luigi e sorge vicino Monteriggioni, con il bosco e i prati intorno. Nella stessa struttura alloggiano l’Astana, la Uae Team Emirates e anche la Eolo-Kometa. L’accordo sarebbe di non andare in giro per alberghi, ma previa autorizzazione dell’ufficio stampa, siamo qui per capire con cosa correrà Van Aert.

Sulla R5 l’inclinazione dell’attacco non è negativa
Sulla R5 l’inclinazione dell’attacco non è negativa

La Caledonia Van Aert l’ha usata ieri mattina nel collaudo del percorso e l’ha riassaggiata oggi, tanto che la bici se ne sta tutta impolverata fra quelle da lavare. Si tratta del modello per la Roubaix e gli sterrati, con il carro più lungo, il movimento abbassato e il passo superiore. Il telaio è leggermente più alto davanti, tanto che l’attacco ha inclinazione negativa. Nelle foto di allenamento vedete metà squadra usarla e metà no. Probabilmente sapremo stamattina se avrà effettivamente optato per la R5 come ci ha detto il meccanico o se all’ultimo abbia deciso per altro.

Il passaggio ruota con il tubolare da 28 è veramente esiguo
Il passaggio ruota con il tubolare da 28 è esiguo

Verso la R5

La Cervélo R5 color Jumbo Visma è una vecchia conoscenza, anche se viene aggiornata anno dopo anno. Rispetto alla precedente, questa è più rigida nei punti chiave del telaio pur restando leggerissima. L’attento equilibrio tra rigidità e peso si traduce in una bici che risponde rapidamente agli input, ma è stabile e prevedibile in velocità. Rigidità e geometria lavorano inoltre per ottenere efficienza di pedalata e maneggevolezza. A detta dei corridori, i freni a disco assicurano un’azione potente (160 anteriore, 140 posteriore), mentre la possibilità di montare gomme da 30 millimetri rende la guida molto agevole (anche se visto il poco spazio rimasto fra piantone e gomma con le 28 fa pensare che in caso di fango la 30 sia forse poco pratica). Questa volta l’attacco manubrio ha la giusta inclinazione, segno che anche l’altezza del tubo di sterzo è decisamente stradale.

La bici di Van Aert è in partenza la Cervélo R5
La bici di Van Aert è in partenza la Cervélo R5

Tubolari da 28

La bici di Van Aert è montata con componenti Shimano. Guarnitura 39-53 e pignoni dall’11 al 30. Nella guarnitura c’è integrato il misuratore di potenza. Quanto alla scelta delle ruote, Van Aert correrà con ruote in carbonio Shimano e tubolari Vittoria da 28: anche se il carro ha spazio per montare tubolari da 30, è evidente che in caso di tanto fango, sarebbe forse necessario ricorrere alla Caledonia, che ha effettivamente più spazio, essendo il carro più lungo.

E questa è la Caledonia che Van Aert ha certamente provato
E questa è la Caledonia che Van Aert ha certamente provato

L’accordo è di non toccare la bici, solo i meccanici possono maneggiarla e così vanno le cose. La musica dalla grande cassa vicina al camion fa passare meglio il lavoro. Riuscirà Wout a ripetersi, dato che la Strade Bianche sarà la sua prima corsa di stagione?

Van der Poel a 360°: dal cross al Tour e il sogno olimpico

05.02.2021
4 min
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Quasi una settimana dopo il quarto mondiale di ciclocross, il riposo di Mathieu Van der Poel è agli sgoccioli e la stagione su strada ormai all’inizio. Il debutto è fissato allo Uae Tour che inizierà il 21 febbraio, per cui d’ora in avanti l’olandese avrà dei giorni in cui allungare le distanze e trovare la condizione per tornare a testa alta anche sull’asfalto. Nel giorni scorsi il tempo nel Limburgo non è stato granché. E come ha più volte ripetuto, il fatto che i ristoranti siano chiusi per le restrizioni Covid e le uscite con gli amici vietate, il massimo che ha potuto concedersi sono state due girate sulla moto da cross e poco altro. Allo stesso modo in cui non ha potuto fare chissà quali feste dopo il mondiale. A casa, con una bottiglia di vino e la sua ragazza. L’occasione di un meeting online ci ha permesso di mettere insieme gli ultimi ricordi della sfida iridata e insieme di proiettarci sulla stagione della strada.

La vittoria del mondiale è stata per Van der Poel l’ultimo atto della sfida 2021 con Van Aert nel cross
Il mondiale di Ostenda ha chiuso il 2021 del cross
Ti sarebbe piaciuto vincere senza la foratura di Van Aert?

Certo. Avremmo visto una gara molto diversa. Ma forare è strettamente connesso al nostro sport, come le gambe e la motivazione. Quel giorno avevamo tutti le gomme a bassa pressione per non scivolare. Sono cose che succedono anche in Formula Uno e anche io negli anni passati ho avuto la mia parte di sfortuna.

Confessa, il giorno in cui non farai più ciclocross, Van Aert ti mancherà…

E’ importante avere qualcuno che ti spinge al tuo limite e credo che per lo stesso motivo io mancherei a lui (sorride, ndr). Ci rendiamo più forti l’un l’altro, con duelli che fanno più grande il nostro sport. Abbiamo dato vita a belle battaglie. Ma credo che siamo lontani dall’aver scoperto i nostri limiti e non credo che tutto questo si esaurisca nel cross. Non avrei mai immaginato di vederlo andare così forte sulle salite del Tour, credo che dovremo pedalare ancora a lungo per scoprire dove potremo arrivare.

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Fiandre 2020
Ma la sfida fra Van der Poel e Van Aert si ripeterà certamente nelle classiche: qui al Fiandre 2020, vinto da VdP
Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Fiandre 2020
La sfida con Van Aert si ripeterà alle classiche
E’ bello avere un rivale così forte?

So che per batterlo devo essere al 100 per cento e questo mi motiva molto. Quando siamo al nostro livello migliore, la corsa è fra noi due. Ma sappiamo entrambi che se non siamo al top, ci sono corridori che possono batterci e anche questa è una motivazione. Quest’anno ho avuto bisogno di fare parecchie gare per trovare le giuste sensazioni e arrivare al mondiale convinto di vincere.

Ci si chiede quanto andrai avanti a questi ritmi…

Penso che continuerò a fare cross il più a lungo possibile, perché per me è soprattutto divertimento. Rompe il lungo inverno mentre gli stradisti si allenano per ore e ore. E’ un ottimo modo per raggiungere la condizione, ma al contempo mi rendo conto che fare la stagione completa sta diventando sempre meno importante. Soprattutto da quando gli obiettivi su strada stanno diventando così importanti. In effetti nel cross non devo dimostrare più niente, se non che potevo vincere il mondiale.

Sei uscito dal cross con la condizione che volevi?

Sto bene. Anche in ritiro con la squadra mi sono sentito meglio giorno dopo giorno, segno che il recupero dopo il Fiandre è bastato. Non mi sento stanco. E poi, sempre per le restrizioni Covid, non si può fare altro che andare in bici. Per fortuna lo trovo divertente…

La stagione su strada che forma avrà?

Quella delle classiche. Prima le corse in Italia, poi il Fiandre e la Roubaix. Diciamo che a quel punto la testa si sposterà sulla mountain bike e anche la preparazione cambierà aspetto.

A giugno Van der Poel svolgerà un ritiro a Livigno solo con la Mtb: ha corso poco ultimamente e vuole ritrovare le sue abilità
A giugno Van der Poel svolgerà un ritiro a Livigno solo con la Mtb
Hai detto che preparerai il Tour in mountain bike ed è suonato strano…

Per me le Olimpiadi sono più importanti del Tour. E confermo di aver pianificato un lungo training camp con la mountain bike a Livigno che dovrebbe concludersi con l’inizio del Giro di Svizzera. La squadra in Francia ci sarà, perché abbiamo vinto il ranking europeo e ne abbiamo il diritto. E poco importa che Van der Poel non sarà al top, visto che voglio raggiungere il massimo a Tokyo. In ogni caso, nel 2018 vinsi il campionato nazionale su strada allenandomi solo in mountain bike. Quando sono in forma, non ho problemi. Ma ho bisogno di lavorare sulle mie capacità di guida. L’anno scorso ho fatto soltanto un paio di gare e le sensazioni non sono state affatto buone. Ho anche pensato che potrei lasciare il Tour, dove comunque andrò per rispetto dello sponsor che mi vuole in Francia e posso capirlo.

Quindi ora rotta sullo Uae Tour?

Esatto. E’ arrivato il momento di allungare le distanze. Mi trasferisco in Spagna per un po’, almeno troveremo caldo. Qui il meteo nei prossimi giorni non sarà bellissimo e sarà meglio non perdere troppi giorni di lavoro.

Van der Poel fa poker, Van Aert incassa

31.01.2021
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La faccia con la quale Wout Van Aert tagliava il traguardo di Ostenda diceva tutto. Perdere il mondiale in casa, in maniera così netta, va al di là del singolo risultato: significa sancire senza ulteriori dubbi la superiorità del rivale Mathieu Van der Poel. L’olandese si riprende quella maglia iridata messa da parte alla partenza della gara: il padrone del mondo non cambia, anche se all’inizio le cose non si erano messe bene.

Sui giornali belgi, l’attesa dello scontro era spasmodica. Titolo: “Chi ti renderebbe felice?”
Attesa su giornali belgi: “Chi ti renderebbe felice?”

Ferita al mento

Molti diranno che la sconfitta di Van Aert è figlia della foratura all’anteriore alla fine del secondo giro, ma non è così. Nella prima tornata Van der Poel ci aveva messo del suo per “agevolare” il rivale, con una brutta caduta alla fine della tornata, impuntandosi su un solco in curva. Un brutto scivolone, costatogli anche un’ammaccatura al mento, ma Van Aert era già andato via sulla sabbia, colpa di un’errata scelta delle coperture da parte della nazionale olandese, tanto che appena passato il traguardo, con 15” di distacco, Van Der Poel andava subito a cambiare bici.

Van Aert parte subito fortissimo, sapeva di non poter concedere vantaggi
Van Aert parte subito fortissimo, sapeva di non poter concedere vantaggi

La rimonta

Lì partiva la rimonta, che si concretizzava prima del traguardo anche grazie all’infortunio tecnico del belga. Sarebbe andata allo stesso modo senza? Molto probabilmente sì. Van der Poel stava volando, tanto è vero che il parziale nel secondo giro è stato il migliore dell’intera gara.

Nel primo tratto sul bagnasciuga, i due sono ancora attaccati
Nel primo tratto sul bagnasciuga, i due sono ancora attaccati


«Il percorso è andato cambiando ed è diventato un po’ più veloce nella parte della spiaggia e questo mi ha favorito – ha spiegato l’olandese, al quarto titolo professionistico – le gambe andavano sempre meglio e ho ritrovato fiducia. Certamente la foratura di Wout è stata per me un colpo di fortuna, ma anche quando era lontano non pensavo che fosse finita, tutt’altro».

La caduta costringe Van der Poel a inseguire, ne porta i segni sul mento
La caduta costringe Van der Poel a inseguire

Van Aert down

Van Aert non l’ha presa molto bene: «La foratura ha richiesto troppa fatica prima e il dopo cambio bici – ha detto – ma non ha inciso così tanto. Sono un po’ deluso da me stesso, non ho reagito come dovevo e potevo, mi sono lasciato andare soprattutto nel morale, ho perso molto prima di tagliare il traguardo».

L’amarezza di Van Aert, deluso dalla sua reazione
L’amarezza di Van Aert, deluso dalla sua reazione

Riecco Aerts

La corsa, dopo un quarto del suo sviluppo, era praticamente chiusa. Van der Poel andava sempre più guadagnando, perché sulla sabbia non aveva più freni e anzi le sue doti di equilibrio gli consentivano di pedalare anche per più metri rispetto al rivale.
La vera battaglia si sviluppava dietro e sembrava appannaggio del britannico Pidcock, come spesso successo in stagione davanti alla nuvola belga. Ma stavolta Toon Aerts, nel momento principale dell’anno, si ricordava del suo blasone e, anche complice un intoppo occorso al suddito di Sua Maestà, andava a sorpassarlo nel 7° giro, guadagnando una manciata di secondi che difendeva con i denti fino al traguardo.

Sul podio, Van der Poel fra due belgi: Van Aert e Aerts
Sul podio, Van der Poel fra due belgi: Van Aert e Aerts

Azzurri doppiati

Gli azzurri? La pattuglia tricolore è stata protagonista di una gara anonima, colpa anche dell’intoppo subìto all’inizio (la stessa salita dove nella gara femminile U23 le francesi avevano bloccato la Baroni, facendole perdere secondi preziosissimi) senza che poi abbiano trovato lo spunto per recuperare, tanto da finire doppiati, esattamente come domenica scorsa a Overijse. Il migliore è stato Bertolini, 23° davanti a Dorigoni. Ci si poteva attendere onestamente di più, mentre una discreta figura ha fatto il vecchio ex iridato Stybar, 18° a 5’42” dopo aver ripreso la bici da ciclocross abbandonata da anni…

Ma ora Wout vuole pareggiare il conto iridato

30.01.2021
4 min
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Domani a Ostenda l’ennesimo capitolo di un libro che Wout Van Aert sta scrivendo dal lontano 2012, insieme a un altro “autore”, Mathieu Van Der Poel. E’ il libro delle loro sfide, che ormai non è più concentrato solo sul ciclocross, ma si estende anche alla strada come il Giro delle Fiandre ha dimostrato lo scorso anno.

Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo ciclocross 2018. Koksjide
Il bilancio dei duelli iridati fra Van der Poel e Van Aert vede l’olandese in vantaggio per 5-4
Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo ciclocross 2018. Koksjide
Per Van der Poel un mondiale più di Van Aert: 5-4

Cinque a quattro

Domani sul difficile percorso belga i due si incroceranno per un altro campionato mondiale: finora il bilancio, iniziando dai confronti fra gli junior, è di 5 titoli a 4 per l’olandese, ma nel 2020 Van Aert era ancora claudicante per la terribile caduta del Tour 2019. Per questo la sfida sul terreno di casa è per il belga così importante e la vittoria di domenica a Overijse gli ha dato quella punta di ottimismo che mancava.

«Quest’inverno ho sentito di aver raggiunto un livello migliore rispetto ai due precedenti – ha dichiarato alla vigilia della gara sul sito www.redbull.comho potuto gareggiare di più e questo mi ha fatto molto piacere. Vincere il mondiale resta un obiettivo molto importante per me, ma ora guardo anche più avanti, ad altri target relativi alla strada e questo mi aiuta ad avvicinarmi all’evento con meno tensione».

La vittoria di Overijse ha dato a Wout grande fiducia
La vittoria di Overijse ha dato a Wout grande fiducia

Solo tecnica

Dopo Overijse il portacolori del Team Jumbo Visma ha un po’ staccato la spina, per avvicinarsi al mondiale con le pile cariche.

«Il mio allenatore chiama sempre l’ultima settimana prima della gara una “settimana di dirottamento”. Mi alleno molte meno ore in modo da poter essere completamente fresco all’inizio. Il focus è quindi sull’intensità e sulle tecniche incrociate».

Solo strada

Quest’anno la preparazione di Van Aert è stata diversa dal solito: niente stage specifico a dicembre, ma fisico e mente già proiettati verso la stagione su strada, partecipando al primo ritiro pre stagionale della squadra in Spagna dedicandosi anima e corpo all’asfalto, senza neanche portarsi le bici da cross.

«Una scelta del genere non solo è molto utile per la stagione su strada – dice – ma sicuramente aiuta anche nella preparazione per il mondiale di ciclocross. Grazie al bel tempo in Spagna e alle montagne che sono riuscito a scalare lì, ho ottenuto più profitto dal mio lavoro, soprattutto sul piano della resistenza».

In ritiro con la Jumbo Visma, Wout ha lavorato solo su strada, in salita, per la resistenza
In ritiro ha lavorato solo su strada: tanta salita

Re della sabbia

Il percorso di gara gli piace molto (ci ha vinto nel 2017 ai campionati belgi), soprattutto la parte su sabbia.

«Penso che questo sia davvero un percorso – dice – che mi si addice molto bene. Pedalare sulla sabbia richiede molta forza e soprattutto una buona tecnica. E anche il ponte alto che porta in testa alla spiaggia sarà decisivo. Fondamentale sarà la partenza, anche perché è un percorso all’inizio molto stretto e credo che già dopo poco la situazione di gara sarà chiara».

Start a tutta

Torniamo quindi alle discussioni nate sabato dopo la sconfitta subita ad Hamme: se il belga riuscirà a non perdere terreno al via dal rivale, sarà una sfida ad armi pari

«Mi aspetto una partenza molto veloce – ammette – la spiaggia arriverà immediatamente dopo, quindi è importante andare a tutta velocità dall’inizio. La mia parte migliore sarà proprio quella sulla sabbia, ho lavorato molto sull’esplosività e la tecnica proprio per questo. La difficoltà ai mondiali di Ostenda è che ci sono chiaramente due parti: una parte sulla spiaggia dove si possono usare pneumatici lisci – quasi senza battistrada – e una parte nell’ippodromo dove si corre sull’erba e il clima può avere una grande influenza».