Da Van Aert a Remco, il gioco delle coppie e dei nervi tesi

10.03.2022
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Van Aert guida e la bici lo segue. Dopo la vittoria all’Het Nieuwsblad, ecco la crono della Parigi-Nizza, vinta su Roglic e Dennis, i due grandi specialisti della sua squadra. Il belga della Jumbo Visma è solido e tirato. E probabilmente – si nota a vederlo correre e sentendolo parlare – gode dell’assenza di Van der Poel: quando c’è in strada il rivale di sempre, non ha la stessa lucidità. Nessuno al mondo riesce a fargli perdere le staffe come l’olandese.

Dopo. la crono vinta Van Aert riparte verso Saint Sauveur de Montagut con la maglia di leader
Aert riparte verso Saint Sauveur de Montagut con la maglia di leader

«I miei obiettivi vengono dopo – ha detto dopo la crono – ma non tirerò certo i freni. Queste decisioni sono contro la mia natura. Si è visto che negli ultimi giorni ho cercato di cogliere ogni opportunità. Proprio per questo non corro così tanto. Quando attacco il numero, voglio vincere. Voglio mantenere questo modo di correre perché mi ha portato lontano ed è anche ciò che i fan amano di più. Ma so anche per esperienza che è importante rimanere concentrati. Ovviamente è più facile se hai in squadra un leader come Primoz Roglic, che punta alla vittoria. Ora devo semplicemente cambiare programma per la seconda metà della Parigi-Nizza».

Sorpresa Pogacar

Calcoli da capitano. E se Roglic in Francia sa o spera che sul Col du Turini Van Aert lascerà andare il gruppo, Evenepoel non è così certo che Alaphilippe si arrenderà al Carpegna e alle rampe di questi giorni che gli si addicono come la maglia iridata che indossa. E ieri a 27 chilometri dal traguardo di Terni, su un tratto piuttosto ripido, se ne è avuta la conferma. Ci si aspettava uno sprint intermedio, nessuno pensava che il UAE Team Emirates mandasse avanti Tadej Pogacar e che lo sloveno tirasse dritto portando con sé il francese.

Nella 3ª tappa della Tirreno verso Terni, attacco a sorpresa di Pogacar e Alaphilippe
Nella 3ª tappa della Tirreno verso Terni, attacco a sorpresa di Pogacar e Alaphilippe

«L’ammiraglia mi ha ordinato di non muovermi – ha detto Evenepoel – stava a Julian (Alaphilippe, ndr) farsi avanti. Lui ha eseguito gli ordini, siamo entrambi leader ed è normale che giochi le sue carte. Sono rimasto sorpreso dal fatto che Tadej abbia continuato, ma non sono andato nel panico perché sapevo che tante squadre volevano arrivare allo sprint e gli ultimi quindici chilometri erano pianeggianti con il vento contro. Sinceramente non ho capito l’attacco di Tadej».

Van Aert impara

Van Aert impara dai suoi errori. L’anno scorso aveva speso tutto in ogni santo giorno alla Tirreno-Adriatico e poi aveva pagato il conto nelle classiche.

Evenepoel sorpreso dall’attacco di Pogacar verso Terni o davvero in controllo?
Evenepoel sorpreso dall’attacco di Pogacar verso Terni o davvero in controllo?

«Mentalmente – spiega – sarà completamente diverso portare sabato Roglic ai piedi del Col du Turini, invece di dover fare la corsa, che è estenuante. Voglio arrivare affamato al via della Parigi-Roubaix e non con la speranza che la gara finisca perché sono già stanco. Questa volta voglio correre le classiche nel pieno delle forze».

Anche Remco impara

Evenepoel scherza, ma in questa estenuante ricerca del colpo ad effetto, avere davanti uno che stravince senza essere stato annunciato sin dagli juniores e scombina i piani con tanta facilità un po’ lo destabilizza.

«Non mi dà fastidio – ha detto – che Pogacar sia più vicino di tre secondi. Questa Tirreno sarà dura, a cominciare dalla tappa di oggi a Bellante. Segretamente spero che si stanchi con tutti questi attacchi, ma temo sia una vana speranza. Tadej è il corridore più forte del mondo, non si stanca mai. Ma qualche energia l’ha consumata. Un giorno ripagherà, vero? Io non partecipo più agli sprint intermedi. L’ho fatto l’anno scorso al Giro andando a caccia di secondi e poi me ne sono pentito».

Tripletta Jumbo Visma anche nella 1ª tappa della Parigi-Nizza. Qui Van Aert tira, dietro Roglic e poi Laporte che vincerà
Tripletta Jumbo anche nella 1ª tappa della Parigi-Nizza. Qui Van Aert tira, dietro Roglic e poi Laporte che vincerà

Solidità Jumbo

Maassen, il tecnico degli olandesi, non è stato sorpreso dalla seconda tripla di Jumbo-Visma in tre giorni. Dopo la vittoria di Laporte nella prima tappa, con Roglic e Van Aert alle spalle, la crono ha premiato le scelte del team.

«Domenica – dice il diesse Maassen – c’era stata anche un po’ di fortuna, ma nella crono Roglic e Dennis sono due medagliati di Pechino 2020 e sapevamo che Van Aert può fare tutto. Negli ultimi anni abbiamo reclutato uomini con grandi motori, perché eravamo poco incisivi nelle cronometro a squadre. Ora abbiamo i corridori e con un allenatore come Mathieu Heijboer, abbiamo uno specialista in questo campo».

Per Roglic, 2° posto nella crono e ora con la salita la possibilità di alzare la voce
Per Roglic, 2° posto nella crono e ora con la salita la possibilità di alzare la voce

Giochi tattici

E se per Va Aert la Parigi-Nizza potrebbe essere finita ieri e da oggi si corre per Roglic, per Evenepoel e la Quick Step-Alpha Vinyl comincia oggi con la tappa di Bellante e una tattica da inventare, provando a sorprendere Pogacar, sempre che a sorprenderli tutti non sia nuovamente lui.

«Sarà una tappa pericolosa dice Remco – su strade strette che invitano sempre ad attaccare. Potrebbe rimanere tutto bloccato fino ai piedi dell’ultima salita, ma potrebbe esplodere subito. Per Alaphilippe e per me, forse un attacco da lontano sarebbe meglio. Queste salite non mi spaventano. Tre volte per quattro chilometri ogni volta. Si andrà forte e si può fare qualcosa per la classifica».

Le sfide di Van der Spiegel, capo fiammingo del Fiandre

06.03.2022
6 min
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Tomas Van der Spiegel è alto 2,14 e nella sua vita precedente giocava a basket. Quando vai alle corse del Belgio, non è infrequente incontrarlo, anche se raramente lo vedi in mezzo ai corridori. Pur essendo il capo di Flanders Classics , la società che organizza il grande ciclismo in Belgio – dalla Omloop Het Nieuwsblad al Fiandre, passando per la Gand e altre – Tomas preferisce un ruolo dietro le quinte. Se lo noti è perché, come i campanili nelle sconfinate pianure delle Fiandre, svetta sulle teste e detta la rotta.

«Sono sempre stato appassionato di ciclismo – dice Van der Spiegel, in apertura nella foto Facebook – sono fiammingo, fa parte di noi. La primavera per me è sempre stata la stagione delle classiche, ora più che mai. Già quando giocavo, ho sempre avuto la passione per il lato business dello sport. Perciò quando mi hanno avvicinato i proprietari di Flanders Classics e mi hanno offerto di diventarne l’Amministratore Delegato, non ci ho pensato neanche per un secondo. Mi dà tanto orgoglio essere qui».

Classe 1978, avendo giocato con la Fortitudo Bologna, la Virtus Roma e l’Olimpia Milano, il suo italiano è praticamente perfetto, scritto e parlato. Scherzando dice che in certi giorni va meglio e in certi peggio: dipende dallo stress. E queste sono settimane di fuoco, dopo che nello scorso autunno Flanders Classics organizzò assieme a Golazo anche i mondiali di Flanders 2021.

Quanto pesa il tuo ruolo nelle settimane di primavera?

In realtà per me non cambia tantissimo (ride, ndr), perché non sono troppo coinvolto a livello tecnico. Per il resto del mio team, mi rendo conto che siano giorni impegnativi.

Siamo abituati a pensare a RCS e ASO, ma anche Flanders Classics è ormai una grande struttura.

La differenza è che noi abbiamo soltanto corse di un giorno e questo cambia tanto. In ogni caso siamo riconosciuti come terzo attore sulla scena del ciclismo. Complessivamente siamo coinvolti in 70 eventi all’anno. Abbiamo tutta la stagione del ciclocross, tante Gran Fondo, le grandi classiche e le gare per le donne.

Podio di Leuven 2021, Alaphilippe iridato con Van Baarle e Valgren
Podio di Leuven 2021, Alaphilippe iridato con Van Baarle e Valgren
Lo scorso anno si è aggiunto il mondiale, come è andata?

E’ stato una sfida. Il giorno della corsa dei pro’ è stato paragonabile a un Fiandre, quindi nessun problema. Il guaio è che abbiamo dovuto mettere insieme otto giorni di eventi e la logistica di quattro città lontane non è stata semplice. Ma alla fine ha funzionato bene tutto.

Come si passa dal basket al ciclismo?

Sono qui da quattro anni e credo ormai di aver trovato la mia collocazione. Il ciclismo è un mondo tradizionale, il mio apporto potrebbe essere considerato innovativo. Non avendo grossi legami col passato e la tradizione, riesco a vedere le cose con meno condizionamenti

Fra le novità, lo scorso anno avete adottato le transenne Boplan: un bel passo avanti…

Se devo dire, dopo quello che ho vissuto per tutta la carriera da professionista, lo stress del mio ruolo sembra davvero poca cosa. C’è, ma si gestisce facilmente. Ma c’è una cosa che ancora mi dà ansia ed è la sicurezza dei corridori e del pubblico. Non è facile, non siamo in un palazzetto, in un velodromo o in uno stadio. Perciò tutto quello che possiamo fare, anche se costa, sarà un investimento che vale assolutamente la pena. Transenne o volontari, qualsiasi cosa. La sicurezza sulle nostre strade è una bella sfida, perché saprete bene che nelle Fiandre non c’è una strada che sia dritta, non una strada che sia larga. Per questo volontari e motociclisti sanno di avere un ruolo molto importante.

Le transenne di Boplan utilizzate da Flanders Classics a partire dal 2021: Van der Spiegel ha la sicurezza nel mirino
Le transenne di Boplan utilizzate da Flanders Classics a partire dal 2021
Tanto cross e tanta strada: qual è il rapporto di forza?

A livello internazionale, conta più la strada. A livello locale, il cross ha lo stesso peso. E anche questa sfida di renderlo sempre più internazionale è molto importante, approfittando della presenza di tre corridori come Van Aert, Van der Poel e Pidcock che lo rendono così spettacolare.

Il cross sulla neve: mai avuto dubbi?

Adesso che è riuscito tutto, posso dire che eravamo sicuri. Ma il nostro motto è che finché non provi, non saprai mai se può funzionare. Abbiamo provato. Val di Sole si è dimostrato un partner di grande valore e alla fine è andata bene e per questo torneremo. Il cross è un prodotto molto attrattivo. La gara dura sono un’ora, è esplosiva, si può rendere bene con riprese spettacolari, donne e uomini hanno già la parità. Può diventare un prodotto con un bel futuro. Non sta a noi portarlo alle Olimpiadi, noi possiamo dimostrare che le merita.

Come si fa?

Va reso sempre più internazionale. Ora è rientrata l’Italia, il prossimo anno ci sarà anche la Spagna. Chiaro che i tifosi di qui lo vorrebbero tutto fra Belgio e Olanda, ma lo scopo è creare uno sport diffuso e attrattivo.

La Coppa del mondo nella neve a Vermiglio: una prima assoluta, per Van der Spiegel riuscita molto bene
La Coppa del mondo nella neve a Vermiglio: una prima assoluta, riuscita molto bene
Hai parlato di abitudini che non hai e che vorresti eliminare…

I miei collaboratori sanno che sono allergico alla frase: «Si è sempre fatto così». Il ciclismo è un prodotto che ha potenziale, ma deve accettare nuove sfide. Per cui va bene la sicurezza, ma dobbiamo lavorare a uno sport che fra dieci anni sia attrattivo come lo era vent’anni fa. Serviranno dei cambiamenti, che non sempre vengono capiti.

Che rapporto hai con gli atleti?

Ho dei contatti con loro, con alcuni ho più rapporto, ma il mio obiettivo è essere un organizzatore rispettato. Ammiro molto gli atleti, lo sono stato anche io e so cosa vuol dire fare la loro vita. Ma non voglio essere amico di tutti, perché devo prendere liberamente le mie decisioni.

Secondo Tomas Van der Spiegel è possibile collaborare con gli altri organizzatori?

E’ possibile. E’ difficile perché sono mondi diversi. Sarebbe utile. I due grandi organizzatori sono legati alle loro necessità, ma io credo che le squadre andrebbero coinvolte nel modello di business, avere dei dividendi. L’abbiamo sempre detto, ci crediamo e ci proveremo. Bisogna fare piccoli passi e avvicinare tutti, sederci allo stesso tavolo.

Prima del Covid, il pubblico aveva accesso al capannone dei bus alla Het Nieuwsblad
Prima del Covid, il pubblico aveva accesso al capannone dei bus alla Het Nieuwsblad
Il weekend di apertura in Belgio ha rivisto il pubblico sulle strade, non ancora alla partenza…

Sentiamo che le squadre non sono pronte per la riapertura totale. Hanno sempre paura, vogliono proteggere il corridore e per ora vanno capite. La prossima discussione riguarderà proprio la riapertura della zona dei pullman al pubblico. Alla partenza dal velodromo di Gand, era spettacolare avere i tifosi fra i bus nel capannone al coperto. Era la vera festa del ciclismo. E anche se ai team fa comodo essere appartati rispetto alla stampa e ai tifosi, il ciclismo ha bisogno di questi momenti. Serve solo avere pazienza.

Da domani la Parigi-Nizza, non solo per gente da Tour

05.03.2022
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Da domenica a domenica, la Parigi-Nizza numero 80 parte da Mantes La Ville. La corsa francese anticipa di un giorno la Tirreno-Adriatico, che partirà invece lunedì 7. Propone otto tappe, per cui dal Nord della Francia e dopo aver digerito quattro trasferimenti piuttosto sostanziosi, arriverà il 13 in Costa Azzurra.

Il campo partenti è decisamente interessante e come al solito, anche se con meno incidenza dello scorso anno, correranno in Francia alcuni di quelli che per l’estate hanno scelto le strade del Tour de France. Serve a prendere le misure con le strade e con la gestione di corsa dell’Aso. Rispetto a quando la corsa era appannaggio dei velocisti, alcune novità di percorso strizzano l’occhio agli scalatori.

Lo scorso anno, Roglic si arrese a Schachmann solo nell’ultima tappa e cedette la maglia di leader
Lo scorso anno, Roglic si arrese a Schachmann solo nell’ultima tappa e cedette la maglia di leader

Roglic e Van Aert

Per questo al via troveremo nomi di rilievo per la classifica come Almeida, che poi sarà al Giro come Simon Yates e Guillaume Martin; Adam Yates, Vlasov, Roglic, Quintana, oltre a O’Connor e Jack Haig.

Sul fronte dei cacciatori di tappe, occhi aperti su Lutsenko, Van Aert, Kung e Colbrelli. Mentre fra le ruote veloci, spiccano i nomi di Philipsen, Jakobsen, Van Poppel, Pedersen, Bennett, Coquard e Groenewegen e Bonifazio (gli stessi Van Aert, Colbrelli e Trentin però siamo certi che in qualche volata finiranno con l’infilarsi).

E dato che non poteva mancare la crono, sul fronte degli specialisti ecco Kung, Bissegger, Roglic, il solito Van Aert, ancora Almeida e Dennis.

Ci sarà spazio per vederne delle belle e cominciare a prendere le misure ad alcuni dei protagonisti pià attesi della stagione. In primis a quel Roglic che dopo il debutto nella Faun-Ardéche Classic e la Drome Classic, calerà la maschera proprio nella corsa a tappe, dominata a lungo lo scorso anno e persa proprio nell’ultima tappa.

Le otto tappe

Come detto, la Parigi-Nizza 2022 somma otto tappe, da domenica a domenica. Nell’arco della settimana, i corridori dovranno affrontare 29 gran premi della montagna. Il totale è di 1.196,4 chilometri.

TAPPAGIORNOPARTENZA-ARRIVOCHILOMETRI
1ª tappa6 marzoMantes la Ville-Mantes la Ville159,8
2ª tappa7 marzoAuffargis-Orléans159,2
3ª tappa8 marzoVierzon-Dun le Palestel190,8
4ª tappa9 marzocronometro individuale: Domérat-Montlucon13,4
5ª tappa10 marzoSaint Just Saint Rambert-Saint Sauveur de Montagut188,8
6ª tappa11 marzoCourthézon-Aubagne213,6
7ª tappa12 marzoNizza-Col de Turini155,2
8ª tappa13 marzoNizza-Nizza115,6
Nel 2021 Bennett vinse la 1ª tappa a Saint Cyr L’Ecole: con la squadra era ancora tutto a posto
Nel 2021 Bennett vinse la 1ª tappa: con la squadra era ancora tutto a posto

Volate? Poche

Di occasioni per arrivare facilmente in volata non ce ne sono poi molte, probabilmente l’unica è la seconda tappa, dato che nella prima ci sarà comunque da fare i conti con sette cotes, le ultime quattro nei 30 chilometri conclusivi, con l’ultimo scollinamento ai 5,5 dall’arrivo di Mantes La Ville.

Sarà tappa veloce dunque la seconda a Orleans, mentre il terzo traguardo a Dun Le Palestel sarà assegnato su un rettilineo in leggera ascesa, con 100 metri di dislivello negli ultimi 2 chilometri.

Il quarto giorno tocca ai cronoman, ma toglietevi dalla testa che sia una crono velocissima, al punto che un Roglic in gran forma potrebbe lasciare il segno a causa dei continui su e giù e lo strappo conclusivo di Montlucon (cote de la rue Buffon): 700 metri all’8,6% di pendenza media.

Verso il mare

Lungo trasferimento e giovedì si comincia a discendere verso il mare, anche se si dovrà attendere l’indomani per respirarne il profumo.

Quinta tappa a Saint Sauveur de Montagut con cinque gran premi della montagna, che all’indomani della crono favoriranno il nascere di fughe e il confronto parallelo fra gli uomini in classifica.

Sesta tappa ad Aubagne con sei gipiemme e un ultimo strappo a 7 chilometri dall’arrivo. E la settima con l’arrivo in salita al Col du Turini, salita finale vera e propria di 14,9 chilometri (si sale anche da prima) al 7,3% di pendenza media. Se la classifica non era ancora definita, da qui non si schioderà più. Forse…

L’indomani infatti, l’ultima tappa da Nizza a Nizza, sarà breve ed esplosiva: 115,6 chilometri con cinque salite e la più classica delle picchiate dal Col d’Eze al traguardo.

Da lì mancheranno sei giorni alla Milano-Sanremo. E c’è da scommettere che qualcuno di loro lo ritroveremo anche sulle strade liguri in cerca di un posto nella storia.

Cervélo, le classiche e Wout Van Aert. E c’è anche una S5 nuova…

03.03.2022
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Cervélo R5, S5, Caledonia e la P5 per le prove contro il tempo, senza dimenticare il modello specifico per il ciclocross. Wout Van Aert è uno di quei corridori che salta da una bici all’altra senza alcun problema: un’attitudine che va ben oltre la scelta tecnica e dedicata all’evento. Con la S5 ha vinto al suo esordio su strada alla Omloop. Abbiamo chiesto a Marcel Kruithof, meccanico del Team Jumbo-Visma.

Alcune Cervélo Caledonia pronte per una ricognizione sul pavé (foto Team Jumbo-Visma)
Alcune Cervélo Caledonia pronte per una ricognizione sul pavé (foto Team Jumbo-Visma)
Quali sono i modelli di bici che ha disposizione il campione del Belgio?

I modelli Cervélo che utilizza Wout sono tre: la S5, la R5 e la Caledonia. Ognuna di queste è dedicata ad un impiego specifico, alle quali va aggiunta la bici da crono. Poi c’è il modello da ciclocross.

Sembra utilizzare indistintamente ogni bicicletta, ma ha delle preferenze?

Van Aert è un atleta e un ragazzo semplice, che però sa perfettamente quello che vuole ed è molto preparato e preciso. Lavorare con lui è davvero gratificante e per noi meccanici diventa tutto più facile. Si, il modello di bici che preferisce è la S5. Con tutta probabilità è anche il modello che maggiormente gli si addice, considerando la potenza che è in grado di esprimere e la classe cha ha quando sprinta in una volata.

Ci puoi dare qualche dettaglio sulle sue misure ed eventuali differenze tra una bici e l’altra?

Dal punto di vista biomeccanico, il suo corpo lavora nello stesso modo su tutte le Cervélo che ha a disposizione, tranne che sulla bici da crono. Quest’ultima però è una categoria a parte. Se ci concentriamo sulle biciclette, sui modelli S5 e R5, le differenze ci sono, ma sono minime.

Sotto quale punto di vista?

La R5 ha un attacco manubrio differente, perché la S5 prevede il cockpit integrato e specifico. Si tratta di 2 millimetri in lunghezza e nell’altezza del manubrio. La Caledonia ha gli stesssi valori della R5. Tutte le sue bici hanno le pedivelle da 172,5 e su questo Wout non fa apportare variazioni nel corso della stagione.

Quindi, anche per le corse a tappe la posizione in sella resta invariata?

Sì esatto, non ci sono differenze tra le corse di un giorno, le gare sul pavé e le corse a tappe. Le variabili sono legate alla bicicletta che decide di utilizzare.

Quale bicicletta utilizzerà per le corse di primavera?

Per la Parigi-Roubaix è prevista la Caledonia, per tutte le altre gare è prevista la S5. Sono comunque da considerare le valutazioni dell’ultimo minuto.

La stessa bicicletta che Wout utilizza il giorno della gara, verrà utilizzata anche per le giornate che precedono l’evento?

Dipende dalle situazioni. Per dare un riferimento, posso dire che il corridore inizia ad usare lo stesso modello che userà in gara almeno tre giorni prima.

Lo stem e la piega della Caledonia (foto Team Jumbo-Visma)
Lo stem e la piega della Caledonia (foto Team Jumbo-Visma)
E per quanto riguarda la scelta delle ruote?

Wout e tutto il team possono scegliere tra i modelli di ruote Shimano Dura-Ace C36, C50 e C60, tutte con predisposizione per i tubolari. Le prime vengono richieste per i percorsi con tanta salita. Le C50 sono quelle più utilizzate dai corridori anche per la campagna del Nord. Quelle da 60 millimetri per le gare piatte e quando c’è poco vento.

Qual’è la sezione delle gomme e quali le pressioni di gonfiaggio?

Normalmente il corridore usa una sezione da 26, con pressioni che sono comprese tra le 5,8 e 7,2 atmosfere. Per le gare del pavé Van Aert di solito chiede pneumatici da 28, talvolta 30 millimetri e viene adeguata la pressione, verso il basso.

Una delle Cervélo S5 di WVA, dopo il montaggio al Service Course del team (foto Team Jumbo-Visma)
Una delle Cervélo S5 di WVA, dopo il montaggio al Service Course del team (foto Team Jumbo-Visma)
Vengono utilizzati i tubeless?

Non in gara. Le ruote e le gomme tubeless sono una fornitura legata al team development e alla squadra delle donne.

Wout chiede qualcosa di particolare in ottica dl pavé?

La particolarità è il doppio nastro al manubrio, ma solo in occasione della Roubaix. Per il resto delle gare le sue biciclette hanno una configurazione standard, senza particolari segreti. Una differenza tra l’allestimento della S5 e quella della R5 è il manubrio. Sulla seconda Van Aert preferisce un manubrio flat.

La nuova Cervélo R5-CX, sviluppata anche grazie al Campione Belga
La nuova Cervélo R5-CX, sviluppata anche grazie al Campione Belga
Invece per quanto riguarda i rapporti?

Rispetto al 2021 abbiamo le trasmissioni Shimano Dura Ace 12v, con le corone 54-40 e i pignoni con scala 11-30. Questo è standard e alle corse di primavera vedremo questa configurazione. E’ possibile che in estate qualche corridore, non Wout, chieda di utilizzare la combinazione 52-36 e i pignoni 11-34. Ma solo per le tappe più dure, con delle salite durissime.

Ci sono dei momenti della stagione road in cui chiede di usare la bici da cx?

Van Aert ha una Cervélo da ciclocross a casa, sempre pronta e disponibile. Sì, è possibile che il corridore utilizzi questa bicicletta in questo momento della stagione, per piacere e non per un training specifico.

Le Caledonia al termine della Parigi-Roubaix 2021 (foto Team Jumbo-Visma)
Le Caledonia al termine della Parigi-Roubaix 2021 (foto Team Jumbo-Visma)
Nella tua carriera hai mai visto un corridore così forte e al tempo stesso versatile?

Sono nel team da sette anni e in precedenza non mi era capitato di poter lavorare con un atleta del genere. Van Aert è speciale e credo che sono rare le occasioni in cui si è visto un corridore così forte e capace di fornire ogni volta delle indicazioni utili sotto molti punti di vista, per quello che riguarda le biciclette e anche per la gestione in gara.

EDITORIALE / Benvenuti alla scuola del Nord

28.02.2022
4 min
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Una volta c’erano i velocisti, che si mettevano di traverso quando la strada iniziava a salire. E se un giovane coraggioso, ingenuo o semplicemente incauto si permetteva di attaccare troppo presto, iniziava il volo delle borracce. Poi questa abitudine è scomparsa, il ciclismo è cambiato, gli sceriffi hanno dismesso certe abitudini e poi si sono estinti, ma ci sono ancora momenti e corse in cui i padroni del gruppo fanno la voce grossa. Sulle stradelle sconnesse del Nord, ad esempio, se ne vedono di cotte e di crude.

Il gruppo vola con i manubri distanti pochi millimetri uno dall’altro. L’arte del limare si impara soprattutto lassù e può capitare di assistere a manovre verso le quali normalmente si punterebbe il dito.

Van Aert ha chiuso Trentin verso il marciapiede: una manovra non così rara da vedere
Van Aert ha chiuso Trentin verso il marciapiede: una manovra non così rara da vedere

Le prendi e le dai

Vi siete accorti della chiusura di Van Aert ai danni di Trentin sul Muur alla Het Nieuwsblad? Matteo ha ammesso che forse il belga lo ha stretto di proposito per impedirgli di prendere la discesa in testa, ma si è guardato bene dal lamentarsi. Certe cose al Nord sono normali.

«Se vai in Belgio a fare quelle corse – conferma Michele Bartoli, il più fiammingo degli italiani degli anni 90 – di certe cose non ti puoi scandalizzare. Quando si dice “mors tua, vita mea”, lassù è proprio così, semplicemente perché non ci sono altre possibilità. Le prendi e stai zitto. E poi magari impari anche a darle».

Perché correre sempre in testa? Perché dietro si rischia di restare a piedi…
Perché correre sempre in testa? Perché dietro si rischia di restare a piedi…

Non è tutto lecito

E’ tutto così normale che Michele non aveva neppure considerato irregolare la manovra di Van Aert. Ma con la stessa franchezza ha anche messo l’accento sul fatto che non tutto sia lecito.

«Io ero uno che si lamentava spesso in corsa – sorride – ma al Nord non l’ho mai fatto. Eppure sapete quante volte sono finito contro una transenna? Non si contano. Prima dei muri è normale che ci siano degli scarti bruschi. Sai che se perdi 3-4 posizioni all’inizio della salita, in cima magari ne hai perse venti e la corsa è andata. Perciò ai giovani che vanno lassù consiglio di prenderle e imparare a renderle, sempre nei limiti della sicurezza. Non è che tutto sia permesso, ma i percorsi sono così».

Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Il volo di Alaphilippe al Fiandre del 2020. Quella volta la manovra di Van Aert non fu limpidissima
Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Il volo di Alaphilippe al Fiandre del 2020. Quella volta la manovra di Van Aert non fu limpidissima

La scuola del Nord

Quel confine è così labile, che diventa difficile anche stigmatizzarne il superamento. Allo stesso modo in cui la stretta di sabato ai danni di Trentin non ha avuto grosse conseguenze, se non quella di rallentarne lo slancio, non si può dimenticare la manovra, uguamente di Van Aert, ai danni di Van del Poel e Alaphilippe nel Fiandre del 2020. Il belga puntò la moto e poi scartò di colpo. L’olandese riuscì a schivarla, il campione del mondo francese rovinò a terra e si ruppe un polso. Tutte le invettive si concentrarono sul motociclista, la manovra venne ritenuta funzionale alla corsa.

Il Nord è la scuola di ciclismo più dura che ci sia ed è un peccato che ai tanti ragazzi che militano nelle nostre professional essa sia preclusa, sia perché non ci sono gli inviti, sia perché spesso non vengono neanche richiesti. Per questo, al pari di Pozzato nei giorni scorsi, facciamo anche noi il tifo per Cassani. E intanto spingiamo idealmente le continental e le professional di casa nostra affinché investano sui ragazzi che indossano la loro maglia. Le salite sono tutte uguali, le stradine del Nord se non le impari da ragazzo, rischi di non impararle più.

Affini, gregario di lusso con la testa da capitano

28.02.2022
4 min
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Affini sa stare al suo posto e fare quel che gli chiedono. Forse per questo alla Jumbo Visma sono contenti di lui e lo mettono spesso nella squadra che deve supportare Van Aert, quando il capo vuole fare la corsa.

Affini ha 25 anni, il nome scritto sul casco e, se potesse, sfuggirebbe alle regole social di questo tempo. Però ne capisce l’importanza (per la squadra e gli sponsor) e cerca di essere disponibile con intelligenza. Anche per questo quando lo chiami per fare due parole, difficilmente se ne esce con frasi banali. Edoardo ha la testa sulle spalle e magari passerà il grosso del tempo a tirare per un capitano, ma nella sua testa è a sua volta un leader. Non si vincono due campionati europei (in linea da junior nel 2014, a crono da U23 nel 2018) e non si lotta contro un gigante come Ganna se non si ha la mentalità vincente.

La ricognizione sul percorso della Het Nieuwsblad per scoprire il nuovo finale (foto Jumbo Visma)
La ricognizione sul percorso della Het Nieuwsblad per scoprire il nuovo finale (foto Jumbo Visma)

Il pane quotidiano

Nella Omloop Het Nieuwsblad vinta sabato da Van Aert, anche Edoardo ha avuto la sua parte. Quando li abbiamo visti alla partenza, tutti alti e potenti, abbiamo capito che la squadra olandese volesse tenere la corsa chiusa. E mentre Wout in prima fila posava per le foto di rito, i suoi gregari dietro se ne stavano raggruppati ad aspettare il via.

«E’ stato bello – ricorda Affini – vedere un po’ di persone finalmente. Poi si può parlare se sia giusto avere la mascherina oppure no, ogni Paese ha le sue leggi e ogni organizzazione fa quello che vuole in base alle regole. Lassù si respira la passione che hanno per la bicicletta, è il loro pane quotidiano. Fa sempre piacere vedere quell’atmosfera».

Alla Omloop Het Nieuwsblad, Affini ha tenuto sotto controllo il gruppo per oltre metà gara
Alla Omloop Het Nieuwsblad, Affini ha tenuto sotto controllo il gruppo per oltre metà gara
Per i compagni di squadra di Van Aert certe corse sono anche una bella responsabilità?

Sicuramente con un capitano così abbiamo dei ruoli ben definiti. C’è una certa responsabilità, è vero. Pressione però fino a un certo punto, nel senso che quando si parte si vuole sempre fare bene il proprio lavoro. Quindi penso che un po’ di pressione sia giusta, ma certo non deve essere schiacciante, altrimenti ti porta a sbagliare e a non essere performante.

Come fai a passare dalla solitudine della crono al mucchio selvaggio di certe stradine?

Più che mentalità della crono e quella sui sassi, il discorso è piuttosto quello dello stare in gruppo a 2 millimetri uno dall’altro. Tutti che limano al massimo e si battaglia per ogni centimetro. Forse la parola in questi giorni non andrebbe usata, ma parlando di quelle corse si è sempre detto che siano una sorta di guerra. Lassù è tutto al limite.

A te tocca spesso lavorare da lontano…

L’obiettivo quando c’è Wout è lavorare per lui. L’altro giorno a me è toccato cercare di tenere tutto sotto controllo dall’inizio. C’è stato parecchio vento da mangiare, sostanzialmente, ma con un capitano come Wout si lavora sempre volentieri.

Perché vince sempre lui?

Perché alla fine è riuscito a finalizzare il lavoro di squadra perfetto. Anche tutti gli altri componenti della squadra hanno lavorato alla perfezione e abbiamo creato la situazione perfetta perché Wout attaccasse sul Bosberg. E’ andato sino alla fine come un treno, meglio di così non poteva partire.

Difficile trovare uno che scende dall’altura e vince alla prima corsa.

Lui e Roglic sono molto metodici su questo, sempre pronti anche dopo un ritiro in altura. Eravamo confidenti che si potesse far bene, ma nelle corse in Belgio può succedere di tutto, dall’incidente meccanico alla caduta. Invece sabato è filato tutto liscio. Bene così.

Il lavoro della Jumbo Visma ha portato Van Aert all’attacco sul Bosberg. Qui con Benoot
Il lavoro della Jumbo Visma ha portato Van Aert all’attacco sul Bosberg. Qui con Benoot
Come si festeggia in un team olandese?

Abbiamo festeggiato come nelle altre squadre (ride, ndr). Abbiamo preso un bicchiere di vino, ma il giorno dopo c’era da correre ancora a Kuurne, quindi non si è potuto esagerare. E in ogni caso non lo avremmo fatto ugualmente.

La Tirreno comincia con una cronometro.

Quando si è saputo che la prima tappa sarebbe stata una crono, l’ho cerchiata di rosso. Vediamo come saranno le gambe dopo il Covid. L’ho preso anche io a Valencia, lo hanno preso tutti. E’ già una settimana che sono ripartito. Ho perso un po’ di tempo, ma cercherò di farmi trovare pronto come sempre. In ogni crono do sempre il meglio che posso, in base al momento.

Prove di forza nelle Fiandre: Van Aert vince due volte

26.02.2022
6 min
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Van Aert ha fatto quello che tutti noi speravamo facesse. Ha preso la vittoria nella Omloop Het Nieuwsblad, l’ha messa per un attimo da parte con i sorrisi e i brindisi e ha detto la sua sulla guerra in Ucraina.

«Voglio dire una cosa – ha esclamato dietro il podio – le corse in bicicletta adesso sono una questione secondaria a fronte di cose più importanti che stanno succedendo a questo mondo. E’ una follia anche solo pensare che una guerra sia ancora possibile e per giunta così vicina. Per quel che vale, vorrei esprimere il mio sostegno a tutti coloro che sono coinvolti dalla guerra in Ucraina».

Bacio con moglie e figlio per Van Aert, rientrato da poco a casa dopo 2 settimane in altura
Bacio con moglie e figlio per Van Aert, rientrato da poco a casa dopo 2 settimane in altura

Maledetto vento

Che corsa ragazzi! Davanti tutti i pezzi grossi del gruppo, mentre Gaviria correva in ospedale con la clavicola rotta. Il racconto di Van Aert intanto spiega tutto, mentre il pubblico in visibilio se lo mangiava con gli occhi. Grato per quell’azione a 13 chilometri dall’arrivo.

«C’era molto vento contro – ha proseguito il vincitore – e di conseguenza la corsa è rimasta chiusa per molto tempo. In realtà volevo forzare la situazione un po’ prima, ma c’era poco. Però sul Berendries ci siamo mossi. Tiesj Benoot e il resto della squadra hanno fatto un lavoro fantastico. Sono molto contento di questa vittoria».

Per Van Aert vittoria nella gara del debutto, con 22″ su Colbrelli
Per Van Aert vittoria nella gara del debutto, con 22″ su Colbrelli

Obiettivo Roubaix

«Non pensavo di andare tanto bene così presto – ha aggiunto – ma ero ben preparato. Ho una buona condizione ed è difficile adesso dire se potrò mantenerla fino a Roubaix. In termini di intensità, c’è ancora qualcosa da aggiungere. Sono stato bravo, ma il Fiandre e la Roubaix sono ancora più importanti, quindi spero di migliorare un po’. Conto di fare quest’ultimo passo alla Parigi-Nizza aiutando Roglic, che va là per vincerla».

Per Colbrelli grande accoglienza nel velodromo di Gand alla presentazione
Per Colbrelli grande accoglienza nel velodromo di Gand alla presentazione

Testa e gambe

Che Colbrelli non nuotasse nell’oro si era visto. Però stava lì, con quelli davanti. Muoveva le spalle sui muri, ma non mollava e per questo per un po’ abbiamo sperato di raccontarne un’altra. E ci sarebbe anche riuscito Sonny, se ai piedi del Bosberg Van Aert non avesse deciso di averne abbastanza. Il gigante belga ha avuto nello stesso giorno più testa e più gambe. La prima nel dare via libera a Tiesj Benoot, costringendo gli altri (fra loro proprio Colbrelli, Trentin e Pasqualon) a spendere quel po’ che gli era rimasto. Le seconde nell’attacco sull’ultimo muro.

La corsa finalmente riaperta al pubblico, ma poche mascherine e tanta birra
La corsa finalmente riaperta al pubblico, ma poche mascherine e tanta birra

Trentin e il Muur

Quando c’è pubblico, le Fiandre sono un posto fantastico. Terra di giganti che pigiano sui pedali e tifosi nelle cui vene scorre lo stesso sangue schiumoso ricavato dal luppolo. Dopo gli ultimi due anni con poca gente sulle strade (perché ai belgi puoi vietarlo, ma non sarai mai sicuro che casualmente non si trovino al passare sulle strade della corsa), rivedere il Grammont con le giostre, la gente e la birra è stato persino un’immagine commovente. E proprio in quel budello di pietre brune come il cuoio, che in passato ha visto le azioni di Bartoli e Ballan, Boonen e Cancellara, Trentin ha sfidato Van Aert e per un po’ l’ha preoccupato.

Spalla a spalla sul Grammont, Trentin e Van Aert hanno infiammato la corsa
Spalla a spalla sul Grammont, Trentin e Van Aert hanno infiammato la corsa

Vittoria studiata

Wout l’aveva preparata. Ieri è andato a dare un’occhiata a Haaghoek e Leberg e ha incontrato e superato Alexander Kristoff sul Berendries. E’ arrivato fino al Muur di Geraardsbergen.

«E’ stato utile fare questa ricognizione – diceva stamattina alla partenza il diesse Maarten Wynants – per testare di nuovo il materiale e verificare le sensazioni sulle pietre. La maggior parte dei ragazzi è stata sul Teide per tre settimane e ha pedalato su strade perfette…».

Su una moto di Eurosport, Bradley Wiggins ha raccontato il suo punto sulla corsa
Su una moto di Eurosport, Bradley Wiggins ha raccontato il suo punto sulla corsa

Fatica Colbrelli

E di prima corsa si trattava anche per Colbrelli, sceso anche lui domenica scorsa dal Teide, come ci aveva raccontato proprio da lassù. Quelli forti non hanno bisogno di tanto rodaggio, ma è singolare che ai primi due posti della Omloop Het Nieuwsblad si siano piazzati due corridori già brillanti appena scesi dall’altura.

«Brillante, insomma… – sorride il bresciano – ho sofferto, vi dico la verità. Stavo abbastanza però… è andata! Un bel secondo posto in una classica di inizio stagione. Speriamo di far meglio nelle prossime gare. Ci ho sperato fino alla fine, ma non posso dir nulla. Ho visto che Van Aert partiva, ma mi sono detto: “Resto qui, perché già sono un po’ al limite”. Avevo ancora due compagni e mi sono detto: proviamo a chiudere il gap. Sapevo che era molto difficile. Oggi Van Aert aveva un’altra marcia e si è visto».

Per Colbrelli un secondo posto che fa sperare, arrivato nella gara del debutto
Per Colbrelli un secondo posto che fa sperare, arrivato nella gara del debutto

Rimpianto Pasqualon

Chi invece davanti all’attacco di Van Aert non si è voltato dall’altra parte è stato Andrea Pasqualon. Un cerotto sullo stinco destro, la barba impolverata e la tosse che impedisce al respiro di andarsene.

«Quando mi sono accorto che partiva sul Bosberg – dice – ho provato io a seguirlo. Ma quando a quello lì gli dai 10 metri, non lo pigli più. Si sapeva che ha una marcia in più, lo ha dimostrato ed è andato fortissimo. Del resto è un campione! Io… Ho provato sul Bosberg. Ho provato a rientrargli sotto, ma la gamba era quella che era. Purtroppo una settimana fa sono caduto e ho sofferto tanto. Anche nel finale non ero brillante, ero pieno di crampi e si è visto bene anche in volata che non ero proprio io.

Pasqualon è stato il solo a rispondere a Van Aert sul Bosberg
Pasqualon è stato il solo a rispondere a Van Aert sul Bosberg

«Sotto questo cerotto, ho due buchi profondi, che fanno male e non mi fanno recuperare di notte. In queste corse serve ogni minima energia, però sono contento del risultato. In fin dei conti non sono andato male. E domani recupero perché voglio puntare a fare bene a Le Samyn, che mi si addice. Domani niente Kuurne, cercherò di ritrovare le forze».

Il ciclismo in Val di Sole cresce nella scia di Van Aert

25.02.2022
4 min
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Ci eravamo ripromessi di tornare sull’argomento all’indomani della Coppa del mondo di ciclocross di Vermiglio. L’idea di Visit Val di Sole era quella di unire idealmente con la bici la stagione estiva a quella invernale, utilizzando il cross come veicolo promozionale per il proprio territorio, aprendo la porta ai turisti dal Belgio e del Nord Europa.

Dopo il Consiglio di amministrazione di ieri, che lo ha impegnato per tutto il mattino, Fabio Sacco si presta per fare il punto della situazione a tre mesi dall’evento e pochi giorni dopo la conferma che anche il 17 dicembre 2022 la gara sulla neve tornerà nella valle di Vermiglio.

Fabio Sacco è il Direttore Generale di Visit Val di Sole
Fabio Sacco è il Direttore Generale di Visit Val di Sole

«E’ stato un Cda di programmazione per le attività outdoor della Val di Sole – spiega il Direttore generale di Visit Val di Sole – e la bicicletta è il prodotto su cui si sta investendo di più. E l’esperienza invernale di Vermiglio è stata davvero soddisfacente. Abbiamo stimato un flusso nel weekend di 10 mila persone, fra pubblico e atleti. E nel solo giorno della gara, c’erano 4.000 persone sul percorso. Con il fatto che è stata la sola data di Coppa del mondo sulla neve, abbiamo avuto un’immensa visibilità mediatica. Al punto che nel sondaggio fatto su Facebook dagli organizzatori di Flanders Classics, la vittoria di Van Aert e lo scenario di Vermiglio sono stati votati come i momenti più emozionanti della stagione del cross».

La bici d’inverno ha portato i frutti che speravate?

Per noi si è rivelata estremamente strategica, l’anello di congiunzione fra estate e inverno. In più ci ha permesso di fare un passo verso il mondo gravel, su cui stiamo lavorando molto.

L’estate ciclistica in Val di Sole è anche per famiglie (foto Matteo Cappè)
L’estate ciclistica in Val di Sole è anche per famiglie (foto Matteo Cappè)
In che modo?

Stiamo lavorando a un programma per la prossima estate, basato su sette itinerari che chiameremo “Alpina Gravel”, con dislivelli importanti e tutti su strade sterrate e forestali. Li lanceremo con una serie di test a invito, chiamando personaggi di spicco e addetti ai lavori, in modo che se ne parli prima dell’estate.

Gravel e mountain bike potranno convivere?

Direi di sì. Magari alcuni di quei percorsi saranno comuni rispetto a tracciati già esistenti per i biker, alcuni tratti di strade forestali saranno comuni, ma i percorsi per la mountain bike hanno discese più estreme e caratteristiche tecniche specifiche.

Quindi il calendario degli eventi bike resta al centro della vostra stagione?

Lo sarà e anche in modo importante. Dal primo al 4 giugno ospiteremo l’IMBA Europe Summit, la decima edizione in cui si parlerà degli orientamenti futuri della mountain bike. Ai primi di settembre avremo le finali di Coppa del mondo di mountain bike. Poi a dicembre ci sarà la Coppa del mondo di ciclocross a Vermiglio.

Siete riusciti a fare un bilancio… turistico della prima edizione?

Probabilmente è ancora presto, anche perché siamo in piena stagione invernale, che a dicembre è andata bene, è un po’ calata a gennaio e si è ripresa a febbraio. L’area del Tonale, che è quella su cui insiste Vermiglio, sta andando bene. Diciamo che per ora il più grosso risultato della Coppa del mondo è stato la notorietà grazie all’attenzione dei media.

La vittoria di Fem Van Empel a Vermiglio, nel cuore della Val di Sole
La vittoria di Fem Van Empel a Vermiglio, nel cuore della Val di Sole
Come si potrebbe definire la collaborazione con Flanders Classics?

Siamo soddisfatti, perché i belgi sono i più esperti di questa disciplina. Per questo abbiamo chiesto a loro di seguire in prima persona il disegno del percorso. La nostra squadra però li ha osservati, sommando il bagaglio del cross a quello che già avevano per la mountain bike.

E’ stato difficile arrivare alla conferma?

Quasi non è servito parlarne. Già a dicembre, vista la grandezza dell’evento, avevamo parlato con Thomas Van der Spiegel, il direttore di Flanders Classics, dandogli una conferma verbale. Poi è bastato davvero poco per arrivare a un altro accordo. Vermiglio è nostra, il cross sulla neve è uno dei nostri fiori all’occhiello.

Van Aert nazionali 2022

Van Aert vince e se ne va. Ma sogna un altro iride…

11.01.2022
5 min
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Nel complesso il weekend dedicato ai campionati nazionali non ha stravolto più di tanto i pronostici, certamente meno che in Italia. Tutti guardavano alla rassegna belga, perché doveva essere l’ultima recita stagionale di Wout Van Aert, quella dopo la quale avrebbe sciolto le riserve sulla partecipazione ai mondiali e sorprese non ce ne sono state: vittoria e messa in soffitta della bici da cross, ora si pensa solo alla strada.

Il suo successo a Middelkerke non è mai stato in discussione. Van Aert partiva come netto favorito e quella gara poteva solo perderla. Il campione della Jumbo Visma lo sapeva e ha scelto un approccio soft: «Sapevo che era decisiva la partenza, l’approccio alla prima curva – ha dichiarato dopo l’arrivo – una brutta scelta poteva compromettere la gara, l’esperienza di Hulst dimostra che i problemi nel ciclocross sono sempre dietro l’angolo. Poi ho pensato a controllare».

Van Aert MIddelkerke 2021
A MIddelkerke Van Aert ha dominato, con 1’16” su Sweeck e 1’27” su Hermans
Van Aert MIddelkerke 2021
A MIddelkerke Van Aert ha dominato, con 1’16” su Sweeck e 1’27” su Hermans

Dopo la “manita”, focus sulla strada

Tutti i cronisti, al di là del suo successo (nella foto d’apertura ©belga), volevano sapere la sua decisione, ma si era capito che quell’eventualità – partecipare alla rassegna iridata – non è realmente mai stata una vera opzione: «E’ stata una stagione breve ma molto intensa e ringrazio il mio team per il supporto che mi ha dato, ma ora il mio focus è sulla strada. A questa gara tenevo, volevo “completare la mano” – facendo segno del cinque, i titoli conquistati, ndr – do molta importanza a questa maglia perché potrò portarla un anno intero».

Niente mondiali quindi, ma l’iride resta sempre qualcosa di importante ai suoi occhi e nelle sue interviste anticipa un po’ quello che sarà uno dei leit motiv della sua stagione: «L’inverno è andato bene, ma abbiamo scelto di preparare la strada più velocemente e massicciamente per essere pronto per i primi grandi appuntamenti. Ma ho avuto buone stagioni anche quando ho tirato dritto fino alla fine dell’annata sui prati e magari lo rifarò. Intanto quest’anno un mondiale che mi tenta è a Wollongong: è un percorso più difficile di quanto si pensava, ammetto che ci sto puntando».

Iserbyt Middelkerke 2022
Ritiro anticipato per Iserbyt ai nazionali belgi: la mente è già verso i mondiali
Iserbyt Middelkerke 2022
Ritiro anticipato per Iserbyt ai nazionali belgi: la mente è già verso i mondiali

I belgi a caccia… dell’amalgama

E’ chiaro che la sua scelta avrà grandi ripercussioni sulla prova iridata: la sua assenza, unita a quella di Mathieu Van Der Poel, se da un lato sminuisce un po’ il valore della gara di Fayetteville, dall’altro cambia profondamente il suo schema tattico. Lo ammette Quinten Hermans, non a caso indicato in tempi non sospetti da Pontoni come uno dei più adatti al percorso americano, anche se a Middelkerke non ha convinto: «Ho sbagliato a cambiare sulla sabbia e così il secondo posto è andato. Volevo surfare con Wout almeno all’inizio, ma andava già in modo impressionante. Ai mondiali dovremo lavorare di squadra, noi del Belgio, se vorremo contrastare Pidcock».

Senza Van Aert però chi sarà la punta della squadra? Il rischio che si corra tutti contro tutti c’è, anche perché la nuova connotazione della gara iridata ha cambiato i piani di molti. Basti guardare Iserbyt, reduce dalla conquista anticipata della Coppa del Mondo ma che a Midderkerke è stato poco più che una semplice comparsa: «La giornata non era neanche male, considerando le mie condizioni di forma, ma avevo perso troppo all’inizio: il deragliatore ha ceduto e ho dovuto subito cambiare bici perdendo molto terreno. A quel punto o tiravo avanti per onor di firma o mi ritiravo e ho scelto la seconda opzione pensando ai mondiali. Ora vedremo come lavorare in queste tre settimane per arrivarci al meglio».

Van Der Haar Rucphen 2022
Senza avversari il campione europeo Van Der Haar a Rucphen. 2° Van Kessel a 51″, 3° Hendrikx a 58″
Van Der Haar Rucphen 2022
Senza avversari il campione europeo Van Der Haar a Rucphen. 2° Van Kessel a 51″, 3° Hendrikx a 58″

Senza VDP, Van Der Haar sogna la tripletta

Tutti guardano a Pidcock, l’unico dei “3 tenori” che sarà presente e che tra l’altro ha rinunciato alla conquista del titolo britannico partendo per il primo ritiro prestagionale della Ineos a dimostrazione che anche lui è già proiettato verso la stagione su strada. Se il Belgio deve costruire un’alchimia di squadra, cosa molto complicata, in Olanda la situazione è ben diversa. La federazione, anche guardando all’esito della gara nazionale dove dietro il vincitore annunciato Van Der Haar sono arrivati quasi tutti Under 23, ha scelto di iscrivere nella gara elite solo il campione europeo e Corne Van Kessel, suo vassallo nella rassegna arancione di Rucphen.

Van der Haar sapeva bene che in assenza di VDP difficilmente quella maglia poteva sfuggirgli: «Ho diviso la gara in due sezioni: nella prima, i primi due giri, ho pensato più a controllare la guida degli altri per capire dove potevo guadagnare, nella seconda ho scatenato i cavalli… Devo ammettere però che quando ho vinto gli Europei ero in una forma migliore: ora bisogna lavorare duro per Fayetteville, l’opportunità di completare la collezione di maglie è ghiotta e voglio sfruttarla».

Vos Rucphen 2022
La Vos ha confermato di amare il tracciato di Rucphen. Brand a 19″, Alvarado a 32″ (foto Cor Vos)
Vos Rucphen 2022
La Vos ha confermato di amare il tracciato di Rucphen. Brand a 19″, Alvarado a 32″ (foto Cor Vos)

Ora la Brand ha paura…

Già, la collezione di maglie, il Grande Slam. Concetti che nel ciclocross sono quasi sempre un miraggio. Lucinda Brand lo scorso anno era riuscita nell’impresa di abbinare le tre challenge all’iride, la possibilità è concreta anche in questa stagione, ma la collezione di maglie no, quella è sfumata perché Marianne Vos ci ha messo lo zampino: «Non mi sorprende – ha affermato l’iridata in carica – avevo già visto nelle prove della vigilia che su questo percorso aveva qualcosa in più, d’altronde nella tappa di Coppa del mondo sapete com’è andata». La gara infatti non ha avuto storia, l’esperta Vos ha sempre comandato la corsa e ora la guerra intestina nell’Olanda si fa sempre più intrigante. Per fortuna che il ciclocross non è come la strada e i giochi di squadra pesano meno…